Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
14 dicembre 2015 1 14 /12 /dicembre /2015 19:00

Il mio professore di italiano alle scuole medie era quello che sottovoce definivano un uomo particolare. Burbero e dall'aspetto un poco grigio, sembrava uscito direttamente dal libro Cuore senza passare per il via.
Era considerato un uomo particolare dagli altri insegnanti perché non solo non si era mai sposato e viveva solo, ma era stato un attivista del partito radicale negli anni in cui aveva avuto una importanza cruciale per quel quattro diritti civili che l'Italia tuttora si ritrova. 
Credeva nell'informatica e mosse mari e monti pur di far avere alla nostra scuola di provincia  un laboratorio con dei computer che i ragazzi potessero imparare ad usare. Lì imparai ad usare Lotus 123 e Wordstar, i nonni di Office in pratica, ma non solo.
Aveva lottato per le leggi sul divorzio e sull'aborto e credeva nella laicità dello stato, concetto iconoclasta oggi, figurarsi alla fine degli anni '80. Parlava di politica e di attualità in classe, senza preconcetti. A volte risultava noioso a noi studenti impantanati negli ormoni, a volte invece no, ma riusciva sempre a scatenare una discussione in classe ed a casa.
Per la gioia di mio padre, che si ritrovava a spiegarmi le dinamiche del pentapartito che fu, o a guardare con me la caduta del muro di Berlino ed a rispondere alle mille milioni di domande che mi saltavano in testa, sbuffando a volte, certo. Ma più spesso orgoglioso di questa figlia che cercava di vedere con lui il telegiornale e di capire cose che spesso sembrano incomprensibili. Perché così? Perchè questo? E questo? Ma non è giusto!

Penso spesso a lui, ultimamente,
A lui che si spendeva per i suoi alunni cercando di prepararli al mondo, che nel suo strano modo burbero e un po' severo ci voleva bene e ci capiva. Che cercava di aprire orizzonti troppo ciusi dall'età e dalla collocazione geografica in una omologazione imposta che mi sarebbe stata ben presto troppo stretta.

Seminava germogli, spargeva idee. Alcune, molte, cadevano nel vuoto. Altre, abbastanza direi, crescevano e prendevano vita nuova, strade diverse.  

Parlava tranquillamente di sé e del suo ateismo, rivangava le vecchie battaglie politiche e ce ne spiegava l'importanza. Ci fece imparare a memoria la costituzione, ce ne spiegò la storia e l'importanza di ogni singolo articolo. Non faceva proseliti, non cercava approvazione. Oggi, nel paese delle paure e del finto politicaly correct, lo brucerebbero al fuoco del gender e del "ai ragazzi dobbiamo dire che è tutto a posto".

Alla figlia del mio compagno che ha 11 anni dopo i fatti di Parigi gli insegnanti hanno dettto... vediamo... ah, nulla. Si è fatta scuola come se nulla fosse, con la pace del paese del nonno di Heidi. Nulla, non una parola. Anzi, tutti attenti a non parlare, perché poi chissà che dicono i genitori.

Ma è questo il ruolo della scuola? Oppure aveva ragione il mio professore?
La scuola non dovrebbe creare i cittadini di domani?

Forse, e dico forse, si stava meglio quando si stava peggio.

 

Condividi post

Repost 0
10 dicembre 2015 4 10 /12 /dicembre /2015 14:00

La maternità ti cambia, l’ho già detto.
Cambia tutto, non solo la quotidianità o il rapporto con gli altri.
Cambia te, le tue abitudini, il tuo corpo.
Il tuo corpo che era tuo, e che all'improvviso ti ritrovi deformato dal passaggio dell'essere umano più importante della tua vita e che non sai più riconoscere allo specchio.

Magari per Michelle Hunziker non sarà così e anche per tante altre donne fortunate, ma io allo specchio non mi guardo più e quando capita mi dico "No, non posso essere io".
Distolgo lo sguardo, è più forte di me. Quella allo specchio non sono io, non sono quella che vedo riflessa. Non posso essere io.
Mi guardo, o almeno ci provo, e mi viene automatico distogliere lo sguardo. 
Il mio corpo, la mia faccia, il mio vestito esteriore: non sono più io. 

Mi dico che tornerà tutto come prima,o quasi, che il tempo e la ripresa della solita frenetica vita aggiusterà tutto; ma non è solo questione di pancia indistruttible o di tette cadenti, e nemmeno di cellulite o chiappe che si arrendono alla forza di gravità.

Sia chiaro un concetto: non è che prima della gravidanza facessi a gara di gnoccaggine con Bianca Balti, né che avessi la tartaruga nella giusta posizione sulla pancia. Anzi, paradossalmente mi entrano cose che prima avevo accantonato.

E' una questione di sensazioni, di pelle.

E' il viso, ad esempio: sono io, quella? Guardo le foto del prima e no, non sno più quella. sono diversa, cambiata, deformata. 
Dove sono finita?
Forse nel buco che porta alla tana del Bianconiglio?
Ehi, c'è nessuno lì?
Vedo le foto di ggi è mi dico che 'sta cosa grigia non posso certo essere io.

Non che io rimpianga nulla, ci mancherebbe. La vedo dormire, ridere, crescere, saltare e comunicare in un vocabolario tutto suo e tutto il mio mondo all'improvviso ha un senso ed è perfetto.

Mi chiedo solo dove sono finita io.

 

 

 

Condividi post

Repost 0
4 dicembre 2015 5 04 /12 /dicembre /2015 17:00

Stamattina i quotidiani riportano la morte della madre di Eluana Englaro, consumata da una lunga malattia. La vicenda di Eluana è nota a tutti, così famosa da aver generato movimenti nell'opinione pubblica, spettacoli teatrali e persino una graphic novel ispirata alla sua agonia e per questo non ne parlerò oltre, ma questo lutto seppur nella sua tipicità (una donna di 78 anni, una lunga malattia) mi ha invaso la testa di domande. 
Vorrei un interlocutore sensato, un uomo di fede saggio che risponda alle mie domande e con cui poter sedare l'inquietudine che la bambina che andava al catechismo porta dentro di sé. Non dico che vorrei la voce di Dio in persona, ma mi basterebbe Biff.

- No, ma dimmi Biff, fammi capire perché questa povera donna s'è dovuta consumare nel dolore per 17 anni? 
- Eh, tu donna partorirai nel dolore!
- No, dai, sìì  serio. A 'sta famiglia i media hanno fatto di tutto. 
- Se la sono anche cercata, predicando l'omicidio.
- Ma che omicidio, dai Biff! Non mi fare il cattolico bigotto. Ce l'avessi tu una figlia ridotta ad oggetto di arredamento manco fosse un Thun come la prenderesti?
- E' egoismo.
- Se permetti Biff, l'egoismo è un'altra storia eh...
- Phoebe carissima, è la volontà divina. L'uomo non può arrogarsi il diritto di decidere sulla vita e la morte. Solo Dio.
- Ma la volontà divina de chè? Se l'uomo non avesse inventato le macchine che la tenevano in vita ed alimentavano Eluana col cavolo che si sarebbe generato questo stillicidio infame.
- La scienza chi vuoi che l'abbia creata? Dio, no?
- Ma come, non eravate contro la scienza?
- Chi, io? Noi? No, ti sbagli.
- Scusa tanto, eh, ma allora l'inseminazione artificiale? 
- Quello è diverso.
- Diverso? 
- Sì, riguarda il sesso e quindi è terreno del diavolo.
- Ma dai. 
- Già.
- E le staminali?
- Che?
- Le sperimentazioni sulle cellule staminali, una tecnologia che potenzialmente può salvare molte vite?
- No, no. E' peccato. Non si può manipolare la vita. Solo Dio crea e distrugge.
- Fammi capire: i macchinari che tengono in vita una persona malata per anni e che è già celebralmente morta , sì. La tecnologia che può guarire, no?
- Ehm. 
- ...
- Oddio, m'ero scordato! Ho lasciato la pentola con l'acqua della pasta sul fuoco! mannaggia! O, grazie della conversazione, eh. Ci vediamo. Stammi bene. 

 

Ecco, quando una si riduce ai dialoghi immaginari comincia a diventare preoccupante.
Anche se state sereni, non sento ancora le voci.

Ancora.

 

Condividi post

Repost 0
2 dicembre 2015 3 02 /12 /dicembre /2015 17:00

Tutte le donne in stato di gravidanza millantano ad amici e parenti, nonché al partner sempre la stessa cosa: L'essere mamma? Non mi cambierà mai! Io sarò sempre la stessa!!!
Falso, falsissimo. Falso come la foto di Salvini che legge un libro.

Falsissimo. 

L'ingresso nella propria vita di quell'esserino urlante modificherà (per sempre) tutto ciò che è stato prima, arrendetevi all'evidenza.

Come?

1 - Dopo aver lavorato 8 ore ed essere stata fuori casa più di dieci, l'idea dell'aperitivo con le amiche non è poi così allettante come lo era prima e vi smuove la coscienza in maniera insopportabile, visto che la vostra prole certamente vi aspetta a casa con gli occhi umidi di pianto che manco Remì ai bei tempi (non è vero, e lo sapete).

2 - La crema idratante dopo la doccia. Cosa? Cosa? Ne riparliamo quando va alle medie, se siete fortunate. Pensate che non si possa vivere senza? Sbagliate! Io mi sento molto contenta quando riesco a lavarmi i denti due volte al giorno. Prima non uscivi mai struccata nemmeno sotto la minaccia di uno tsunami, dopo ti senti sempre come se avessi l'aspetto di una scappata di casa.

3 - I saldi di fine stagione prima volevano dire essenzialmente SCARPE, SCARPE EVERYWHERE; dopo GIUBBINI DI UNA TAGLIA PIU' GRANDE per il prossimo inverno, ché così risparmiamo. 

4 - Passando davanti all'ingresso del multisala e leggendo i titoli in programmazione ne conoscete 1 su 10. Se va bene, ma molto bene, conoscete sì e no la metà degli attori rappresentati sulle locandine. In ogni caso avete quella simpatica sensazione di estraniamento dal mondo circostante .

5 - Le bustine di Mofy piacciono più a voi che al pargolo: non negatelo! Stesso discorso per le casette di Masha e l'Orso e il galeone della Playmobil. 

6 - La volta che vostra figlia dorme tutta la notte senza svegliarsi mai, la mattina siete rintronate come se vi foste sniffate due actifed, tre antistaminici per l'allergia e una tachipirina in una botta sola.  Se le notte diventano due consecutive, la seconda mattina riuscite persino ad arrivare presentabili in ufficio. La terza non riuscite a dormire, avete gli occhi sbarrati come un lemure e girate per casa molestando il vostro compagno e la vostra prole.

7 - Non siete più in grado di non infilare ovunque in una discussione la vostra creatura. Pure se state parlando di fusione a freddo, del tempo per il fine settimana o di una gara di rutti: non ne riuscite a fare a meno. La piccola bestiolina è infatti in grado di infilarsi nel vostro cervello e di manometterlo completamente. Stete attente! Per esempio, ieri sera Emma...

8 - A corollario del punto 8, l'impossibilità matematica di non ammorbare parenti, colleghi, conoscenti o semplici vecchietti in fila alla posta con le foto ed i filmati della vostra meravigliosa cucciola intenta nelle più svariate attività: mangiare, cantare, ballare certamente, ma anche bere, ruttare e persino fare la cacca. Lo farete, sì proprio voi che spergiurate che no, non accadrà mai.  Non è bellissima?

9 - La colonna sonora della vostra giornata non è composta dalle ultime hit del momento proposte dalla radio e nemmeno dall'ultimo album di Max Gazzè. No, la vera hit dell'autunno è La canzone dell'igiene personale di Masha e l'Orso, altroché. 

10 - State sempre male. Sempre. Durante la gravidanza mai un pensiero, un doloretto, un fastidio e così avete creduto di essere fatte apposta per la maternità. Poi è nata lei, una bomba batteriologica in miniatura, così potente che se solo il califfato ne venisse a conoscenza smetterebbe di costruire armi di distruzione di massa. Basta lei: etciù.

Detto ciò, essere madri è meraviglioso, veder cresciere i propri figli la cosa più bella che c'è. Ma non è una passeggiata di salute.

Altro da aggiungere?

 

 

 

 

Condividi post

Repost 0
25 novembre 2015 3 25 /11 /novembre /2015 08:00

Sono sempre stata ansiosa, fin da piccola. 

Avevo cinque anni la prima volta che mi venne diagnosticato un simpatico dolore psicosomatico che non era spiegabile in nessun altro modo che questo: ansia. 
Andavo da mia madre e le chiedevo con aria indagatrice: "Ma tu sei felice? Sicura? Sicura, sicura, sicura?" 

Negli anni non sono migliorata, in fondo quando una ci nasce con la smania di fare, aiutare, gestire e soprattutto controllare tutto non si può far molto.
Ho imparato da me stessa che la mia ansia è come un volano e si alimenta della propria forza e frequenza. Se sono stanca, se mi sento sola o semplicemente triste, mi si accende il motore e parto, iniziando a curarmi di faccende che prima consideravo irrisorie o comunque secondarie. 
Tipo la mole impressionante di panni da lavare o stendere o piegare. Oppure le piante che non mi danno adeguata soddisfazione. E le tette? Le mie tette che cedono alla forza di gravità? Mia sorella che caspita combinerà? Ed i miei? I miei genitori avranno qualche pensiero che non mi dicono? E l'Amoremio? Perché fa quello sguardo strano? Mi nasconde qualcosa? 
Ma soprattutto, 'sta povera creatura della gnocca che si ritrova una madre come me... Sarò in grado?  

E allora corri, cerca di far tutto, con una mano stendi i panni, con l'altra giri le pagine di "La favola di mamma pipistrello" mentre rispondi con il controllo vocale ad un messaggio di una amica. Se poi c'è una crisi all'asilo della gnocca di cui sono rappresentante di classe nasce il caos, più o meno come quando riordino i giochi sparsi per casa e mi manca il pezzo giallo della torre dell'Ikea.
E l'Amoremio mi dice che faccio troppo, che voglio metter mano a tutto ed ha ragione.
Forse.
Ma posso farne a meno? O meglio, ci riesco?

Poi leggo un articolo sull'Internazionale che parla proprio di questo: fare meno. 
Fare meno.
Concedere a chi sta vicino di fare un passo verso di noi.
Fare meno: perdonarsi e accettare che il mondo vada a rotoli senza il nostro controllo. Ma anche no, forse. Che se non andasse a rotoli, sarebbe un bello smacco.

O una consolazione?

Condividi post

Repost 0
23 novembre 2015 1 23 /11 /novembre /2015 08:00

Mia figlia ama il caffè.
Sì, gliel'ho fatto assaggiare, sono una brutta madre. O meglio, nei tempi in cui sedeva beata sgranocchiando croste di pane mentre noi pranzavamo, un giorno non sospetto la gnocca allungò la sua tenera zampetta verso una tazzina lasciata avventatamente incustodita sulla tavola dopo l'uso. 

Ora, è bene sapere che io prendo il caffè rigorosamente senza zucchero, quindi amaro. Amarissimo.

Per lei, nonostante questo, è stato amore. Un grande amore.

In qualunque posto si trovi, casa propria o di altri, bar o locale che voi vogliate, se vede passare una tazzina è subito storione: E' mio, mio mio, mio, mioooooooooooo! 
MIOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!

Avete presente un passerotto arruffato? Un cagnolino abbandonato? Remi nel momento in cui gli muoiono i cani, la scimmietta e pure il Maestro Vitali? Ecco, la sua faccia è quella lì.
Infame.

Così, in preda alla libido, agguanta la tazzina ormai vuota con la delicatezza del velociraptor e cerca di dirarne fuori le poche, ultime e preziosissime gocce.
Tossica.

Per fortuna che l'Amoremio si è dato al decaffeinato ed io indirizzo la mania della gnocca verso di lui, povera vittima inconsapevole che viene assalita da una duenne in preda alla voracità.

Le scene mifgliori avvengono al bar, dove orde di mamme perfette ed inferocite osservano con estremo disprezzo mia figlia intenta a ripulire con certosina attenzione la tazzina del caffè del padre, arrivando a ripulirla con una tale dovizia e precisione da farla brillare manco fosse appena uscita dalla lavastoviglie.
Son cose.

Un giorno o l'altro chiamano i servizi sociali, me lo sento...

Condividi post

Repost 0
20 novembre 2015 5 20 /11 /novembre /2015 18:30

Quando sabato mattina mi son svegliata con Emma addosso che rideva e l'Amoremio che sulla soglia mi diceva serio "Ci sono stati degli attentati a Parigi" non avevo ben capito cos'era accaduto davvero. In fondo ero andata a dormire presto, sfatta dalla combinazione micidiale raffreddore + ciclo, e non sapevo proprio nulla. L'ultimo mio ricordo televisivo della serata riguardava un orso, una tigre ed una partita a scacchi vinta dalla piccoletta bionda.

Sembra impossibile che sia passata meno di una settimana, eppure è così. La rilevanza della tragedia e la sovraesposizione mediatica hanno dilatato il tempo peggio del martelletto di Pakkun, lasciandoci attoniti.

Prima feroci ed incomprensibili all'animo umano attentati che scuotono la nostra civiltà.

Poi il delirio.
Chiunque in televisione a gridare l'odio verso chiunque (e non solo verso i diretti interessati). Ragazzine aggredite perché indossano lo chador, finto cattolici che predicano l'interventismo e contestano Papa Francesco,e i musulmani che sono tutti terroristi bastardi, e la Fallaci che l'aveva detto (cazzo, meglio di Nostradamus... ah Oriana, ma quattro numeri al lotto non me li dai in sogno che t'ho amato tanto?), tutti i topi mediatici che escono dai buchi festeggiando l'avvenimento manco fosse Natale. 
E poi, buontemponi che procurano allarmi ingiustificati su e giù per lo stivale, pacchi bomba che invece son borse della palestra dimenticate in metro, prese di posizione assurde, la paura che viaggia nell'etere cavalcata dai leoni da tastiera che altro non aspettavano che 15 minuti di celebrità.

E i morti?
E il capire di chi sono le colpe?
E le soluzioni?

C'è rimasto qualcuno a cui interessa capire? Capire davvero, non con la retorica di Catena UmanaSolo Italiani o altre pagine di FB che campano sugli solti che rilanciano le loro bufale, Non con il finto buonismo di chi oggi vorrebbe alzare barriere fatte di crocifissi e chiudersi dentro casa manco fossero arrivati gli zombie.

Capire il dove e il come, il perché e il come cazzo è potuto succedere, per impedire che non accada mai più.

Quello che è accaduto a Parigi è una tragedia, ancor più forte perché occorsa sotto casa, nella mite e civile Europa. In Francia, più volte portata ad esempio di integrazione culturale, ma che con le sue banlieue esempio di integrazione culturale certo non è.

Ma quello che la rende ancor più tragica è il feudalesimo con cui i media italiani stanno trattando l'accaduto, il banchetto nunziale messo su dalle varie emittenti (gli speciali di Canale5 fatti dalla D'Urso, parliamone) con una prontezza ed una lucidità che fa invidia ai vari coccodrilli precompilati delle celebrità. 

Sopravvivere ed informarsi si può?

Io dico di sì e vi suggerisco di mia sponte due testate on line gratis (almeno in parte la prima, del tutto la seconda):
- L'internazionale
- The Post Internazionale

E un consiglio disinteressato e spassionato, non mi pagano e non lavoro per nessuno dei due.

Purtroppo...

Condividi post

Repost 0
18 novembre 2015 3 18 /11 /novembre /2015 13:30

- Amore di mamma, andiamo a letto che è ora
- Sì, Miemi nanno. Ma Ossssso...
E mi indica il suo peluche preferito, quello che si porterebbe ovunque, anche in capo al mondo.
Un orso.
Bianco.
Di 120 centimetri.

Di tutte le creature che vivono a casa mia,  solo lui. Non la povera Pimpa, abbandonata tristemente con la lingua di fuori, non il lupacchiotto con gli occhioni azzurrri da squilibrio della tiroide e nemmeno la deliziosa bambolina rosa o la regina dei pirati.
Lei vuole lui: OSSSSSSO.

Complice la totale dipendenza da Masha e Orso, il cartone animato più cocainomane di sempre che ripropone in loop i soliti trenta episodi da cinque minuti l'uno forever and ever, esiste solo lui: Ossso.
E dire che appena entrato in casa nostra, dono della zia Elisa dopo una sfebbrata di Emma che toccò il picco dei 40, lei non lo aveva degnato nemmeno di uno sguardo, relegandolo al ruolo di appoggia bambole. 

Oggi, alla soglia dei due anni, Orso è uno di noi. Si siede a tavola, occupa la sua degna porzione di letto, prende il biberon, la pappa, il ciuccio e la gnocca gli lava con cura maniacale i denti. una cosa degna di nota, specie considerando il fatto che non ha la bocca.
Soprattutto Orso deve essere scarrozzato su e giu dalle scale sempre e solo in braccio alla sua padrona, e considerando le dimensioni di quest'ultima l'operazione non è delle più semplici.

Ma Orso ha anche i suoi vantaggi.
Non ti vuoi mettere le scarpe? Le metto a Orso. NO, io!!!!!!
Non vuoi il biberon? Lo beve Orso! NO, io!!!!!
Non vuoi metterti il pigiama? Lo metto a Orso. No, io!!!!!! Io!!!
Mettiamo lo spray al naso? NOOOOOOOOOOOOOOO! Allora lo metto a Orso. Sì, Ossso!

Non è che può valere per tutto, eh...

Condividi post

Repost 0
12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 11:00

Emma è sempre stata una bambina decisa e, diciamo tutta, tignosa al limite dell'esasperazione. Buona, buonissima, per carità. Sempre finché non viene contrariata.
Ricordo al gentile pubblico che la mia progenie a dieci mesi ha detto NO al latte materno e non ne ha avuto mai nostalgia, nemmeno per un minuto e nemmeno con la febbre alta.

Per questo quando quest'estate ho tentato, forse troppo precocemente, l'esperimento vasino, sapevo che le strade sarebbero potute essere solo due: indifferenza o ossessione totale.

Ed infatti così è stato, nel senso che la gnocca ha guardato il vasino, ha guardato me, ha guardato nuovamente il vasino e se ne è andata sdegnata. Io, lì? Mai.
Dopo due giorni di tentativi ci siamo arresi ed abbiamo accantonat il simpatico oggettino. 
Fino a due settimane fa.

Emma ritorna da una delle sue scorribande solitarie per le stanze di casa con il vasino in mano.
- Pitto?
- Quello è il vasino, amore mio.
- Pitto? Miemi?
- Si, certo che puoi sedertici, ma...
Lei, in un atto di autorità, comincia a spogliarsi. Ok, vuoi giocare? E giochiamo. Le tolgo il pannolino e si siede sopra al mitologico oggetto.
- Ibo?
- Un libro?
- Ci.
Passo alla gnocca uno dei suoi libri e lei si accomoda a leggere. Senza fretta. In tranquillità. Come l'Amoremio, insomma. 
Ah, il DNA.
Passano dieci minuti buoni, in cui lei enumera tutti gli animali della fattoria presenti nel libro. TRE VOLTE. Quando penso di essermi addormentata nell'attesa che si stufi, si alza in piedi gridando: "FATTOOOO!!!" e mettendo in mostra tutti i denti che ha.
Non è possibile.
E invece sì.

Da allora, ogni volta che può Emma usa il vasino. Si piazza comoda a leggere e va, liscio come l'olio e tronfia dei risultati che riesce a produrre, diciamo così.  
Io, da vera brutta madre, non le ho ancora tolto il pannolino in via definitiva. Prendo tempo, traccheggio, non ho fretta. Lei, invece, da vera decisionista, ne vorrebbe far a meno e passare oltre incamminandosi verso la materna e strepitando come un gatto arrabbiato ogni volta che le devo rimettere l'odioso plasticoso pannolino.

Ok, la prossima settimana tentiamo.
Anche se il pannolino era comodo.

Non ci vuoi ripensare, amore di mamma?

 

 


 


 


 


 

 

 

Condividi post

Repost 0
9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 13:00

Sono intollerante al latte da oramai sei anni, e come tutte quelle persone che non nascono con una allergia definita ma la subiscono da adulti non posso far a meno di rimpiangere amaramente tutte quelle cose che prima potevo mangiare ed ora non più.
Due sono i miei grandi rimpianti: il gelato e le Galatine. 
Mentre per il gelato c'è rimedio (oddio, non proprio uguale, però...) per le Galatine non c'è soluzione. Sono fatte di latte per l'80%, e con ingredienti buoni e semplici, senza additivi e coloranti artificiali, che quand'ero piccola la rendevano l'unico dolcetto che mia madre mi concedeva. Permissible candy, direbbero oggi le persone molto di tendenza; contentino, diceva mia madre fanatica della vita sana e scevra dalle insalubri merendine.
E aveva ragione, perché solo da grande ho scoperto quando le Galatine fossero un connubio di salute e gusto. 
Oggi il solo vedere il classico incarto delle Galatine mi riporta ai giorni delle elementari, quando mia mamma non faceva mai mancare la sorpresa di una tavoletta al latte nella tasca del mio grembiule e che mi gustavo sempre durante l'intervallo. 
Certo, oggi non posso più mangiarne, ed è un vero peccato, specie adesso che la gamma delle tavolette al latte si arricchisce del gusto latte e fragola, una coccola deliziosa e naturale per grandi e piccini.
Ma se io non posso mangiarne, posso però continuare la tradizione e darle come premio quando fa la brava ad Emma. 
La farò sicuramente contenta con un prodotto naturale e buono come le Galatine, e la tradizione di casa mia continuerà.

Di madre in figlia.

Buzzoole

Buzzoole

Condividi post

Repost 0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code