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27 luglio 2006 4 27 /07 /luglio /2006 08:43

Complice un temporale estivo ed una umidità vicina a quella del Messico, in pausa pranzo ho disertato la palestra per dedicarmi ai piccoli acquisti tipici di una partenza: dentifricio, salviette, bagnoschiuma e tisana alla liquirizia.

Vabbè.

Tipici.

Tipici per me.

Girando per il centro commerciale, godendo dell’aria condizionata e meditando la fuga ogni volta che un profilo mi ricordava vagamente quello dell’ingegnere, mi sono buttata tra gli avanzi malaticci e XL dei saldi estivi.

Anzi, magari mi piacerebbe pure incontrarlo, l’ingegnere.

Così potrei dirgli in faccia che il bonsai che mi ha regalato per il mio compleanno è ufficialmente deceduto e che la causa non ha saputo identificarla nemmeno Grissom.

S’è semplicemente intristito, rimpicciolito, rinsecchito ed indi è spirato.

Non so se abbia sofferto o meno.

Spero di no.

Forse.

E che la colpa è sua, perché regalare a me, Phoebe, qualcosa di vivo che non sia un gatto è qualcosa di mostruosamente assurdo e denota la totale mancanza di conoscenza della mia persona, nonché di rispetto per la creatura affidata alle mie cure e destinata a morte certa.

Ah, poi vorrei anche dirgli che ora esce con un cesso con le gambe vestita come un brutto manichino di Motivi e con i capelli setolosi. Non setosi. Volevo dire proprio setolosi.

Forse è meglio se non lo incontro, ripensandoci.

 

Delusa dallo shopping e con all’attivo solo l’acquisto di un semplice libercolo estivo a 5,00 euro, ho deciso di approfittare dei bagni del centro commerciale.

Eh, bèh.

Ebbene sì.

Succede anche a me.

E siccome difettavo di materiale cartaceo da leggere, mentre espletavo le mie normali funzioni corporali mi sono messa ad esplorare con lo sguardo le centinaia di scritte che dipingono come murales le porte dei bagni.

Molti sono di ragazzini, liceali con l’Uni Posca facile che approfittano della breve immortalità regalata loro da un tratto di pennarello. Ma gli altri?

Ora, sorvolando sul fatto che non ho mai scritto nulla sulle porte dei bagni nemmeno alle scuole medie, né credo di conoscere o frequentare qualcuno che lo faccia abitualmente (ma forse non si può mai sapere…), ce n’è veramente per tutti i gusti e possono essere divise in diverse categorie ben delimitate.

 

Le profferte sessuali

A leggere quel che c’è scritto nel bagno delle donne, Perugia è il regno dei superdotati. E io non ne ero a conoscenza! Ma che sfiga!!! Oh, sotto i 30 cm non se ne trova ma nemmeno a sforzarsi. Un miracolo. Che sia stata io la più sfortunata sinora?

Forse dovrei appuntarmi un paio di questi numeri…

Che poi, ora che mi viene in mente, in che frangenti gli uomini si intrufolano nel bagno delle donne per lasciare il loro cellulare tatuato sulla porta? Di notte? Travestiti da donna? Ci mandano la sorella? Posso capire la presenza dei messaggi lesbo, ma gli altri? Hanno forse dei procuratori donna? Delle specie di papponi al femminile?

Ma il punto è: sono veri questi numeri? C’è qualcuno che chiama davvero?

Qualcuno che usa davvero i cessi come la propria agendina privata?

Chi scrive sulle porte dei bagni è alla ricerca di qualcuno o sono solo scherzi di cattivo gusto?

Cioè, dietro c’è un business che non capisco?

Una perversione che non conosco? O sono solo burle?

O magari, piccole vendette di amiche/amanti deluse…

Quasi quasi c’ho un paio di numeri da scrivere anch’io… Dov’è il pennarello?

 

L’insulto gratuito

Marta della II C è una puttana”. 

Brava. L’ho sempre sostenuto pure io. Sì sì.

Risposta:”Puttana sarà tua sorella che fa i xxxxxxxxx. Firmato Marta

Risposta alla risposta “Ma tu sei più brava

Risposta della risposta alla risposta: “Poco ma sicuro!!!”

Complimentoni! Scriverlo nel curriculum? No?

Risposta della risposta alla risposta della risposta:”Allora vedi che sei puttana??!”

Standing ovation ed applausi.

 

L’annuncio

Probabilmente, dal punto di vista sociologico è la parte più interessante.

Francesca & Marco per sempre” (Si vabbè…)

Luca sei bono” (Dovreste vedere come si è ridotto il bello e dannato della mia scuola media per capire che la bellezza è un attimo fuggevole…)

V B the best in the wordl” (Vai, vai... vai all’università o entra nel mondo dei Co.co.co che poi vedi... E studia l’inglese!!! Capra!)

Fino ad arrivare all’immortale e da me ovviamente sottoscritto per motivi calcistici ma anche no “Chi non salta è un ternano

 

Terminato questo edificante ed interessante escursus ho preso sollevata la via dell’ufficio, parecchio più consapevole di come il mondo sia pieno di pazzi mitomani alla ricerca di un secondo di notorietà, importante anche se può venir spazzato via da una mano di venice a basso costo.

 

Ma anche del fatto che la prossima volta mi porto un libro…

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24 luglio 2006 1 24 /07 /luglio /2006 23:24
In pausa pranzo lunga, poltrendo languidamente in piscina guardando grasse signore con strane cuffie fare acquagym e sorseggiando allegramente una molto dietetica bottiglietta di acqua gassata, mi chiedo come sia possibile innamorarsi.

Ancora.
Come avviene, come capita.
Ma capita davvero, poi?

O è solo parto sporadico e pigro del nostro cervello annoiato dal solito tran tran imposto dalla solitaria vita quotidiana?
Magari è atavico bisogno di affiliazione col prossimo, come disse una mia sciroccata conoscente neo-laureanda in psicologia.

Non lo so più.
Certo, la gente ci spera nella sua esistenza.
Specie le donne.
Sono attratte dall’idea come i moscerini dalla luce.

Centinaia di scrittori di Harmony plurimilionari non possono sbagliarsi, dietro c’è di certo una attenta indagine di marketing ed ispirati analisti finanziari che non possono errare.
Per lo meno, non tutti insieme.

Amore oppio del popolo?
Rincoglionimento delle masse?
Panacea da telenovela di tutti i mali della Terra?
Free pass per rincitrullire il cervello?
Non lo so.

Forse solo chi è innamorato riconosce l’amore, un po’ come gli iniziati di una setta spiritistica segreta.
Per il resto del mondo è solo follia. Infantilismo.
Pazzia vera.

Quindi io, Phoebe, ora come ora ne sono tagliata fuori in maniera cinica e drammatica al tempo stesso, come si trattasse di un fantasma impalpabile o di una presenza intangibile.
Forse ora io non riesco a vederlo se non con gli occhi del disincanto.
Uh, che bella coppia!!!
Sicuramente uno dei due c’ha le corna…

Probabilmente faccio più caso all’orrido ammucchiato sotto il tappeto che a quanta luce possano fare gli occhi di una donna innamorata.
Più di una centrale nucleare.
A quanto l’amore possa rendere bello uno sguardo, luminosa la pelle, armoniosi i gesti, dolce la vita. Inconsapevole dei guai una esistenza.

E faccio finta di dimenticarmi quant’è bella la sensazione del cuore che batte forte dopo un bacio, l’ansia della telefonata che quando arriva ti fa scordare tutte le paranoie, il giramento di testa all’idea dell’incontro, la dolcezza, le mani che si toccano sussurrando.

Sarà che sono un po’ schifata, delusa, intristita.
Sfiduciata.
Sarà che nonostante le persone che ho attorno continuino a ricordarmi il mio valore, non riesco a non credere che il fallimento di tutte le mie relazioni amorose non possa non dipendere da me.

Sarà che certe ferite vanno curate con l’autostima.
Cosa che mi manca. Completamente.

Sarà che c'ho bisogno di una vacanza...

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18 luglio 2006 2 18 /07 /luglio /2006 23:33
Passano i giorni, i mesi, gli anni.
Ma certe cose non cambiano.

Non possono cambiare, sono dogmi scolpiti nella pietra dal tempo, abile scalpellino artigiano.
 

Prima fra tutte le mia teoria che, una volta finita una storia in cui si è investito abbastanza in termini emotivi, la controparte fedigrafa e ormaia inutile ed inutilizzabile dovrebbe avere il buon gusto di evaporare o polverizzarsi come un vampiro alla luce del sole.

Lo so, è un concetto che è stato già da me ampiamente sviscerato, ma l’umana condizione è così varia da offrire sempre nuovi spunti e nuovi inquietanti interrogativi al mio cervellino scalpitante. 

Sarà l’estate, sarà il caldo, saranno i trentanni compulsivi e rognosi, ma sia io che i miei amici (la cosa bella, stavolta, è che si parla di ambosessi…) nell’ultimo periodo ci troviamo a dover affrontare rapporti irrisolti, ritorni di fiamma o semplici riavvicinamenti con ex più o meno antichi e variamente sepolti nella memoria. O no. 

Tralasciando l’ormai classico ed annoso caso di ex fresco di nomina beccato a passeggio con racchia da competizione canina e sguardo intelligente da provola affumicata che tanto ha il potere di far venire travasi di bile (alquanto, ahimè, ingiustificati quanto violenti) altre sono le patologie che colpiscono violentemente le capacità intellettive e cognitive dei soggetti con cui ci siamo precedentemente accoppiati e di cui vorremmo mantenere un bel ricordo rasserenante.

Una volta passati gli istinti omicidi, ovviamente. 

Prima fra tutti, la minestra riscaldata.
E’ passato tanto tempo.
La storia è chiusa da anni.
Non ci pensate nemmeno più, se non quando passano una canzone pleistocenica o quando, facendo il cambio dell’armadio, vi tornano su un paio di pantaloni lucertolati viola che ora vi arriverebbero a mezza coscia. Ma magari. O forse meglio così.
Ma dopo anni, suona il cellulare o arriva un sms amarcord. E voi siete contente, ché in fondo gli avete sempre voluto bene ed è un bel ricordo, e bla bla bla.
Ma poi l’sms sporadico diventa una pioggia, le telefonate si fanno lunghe, mielose, allusive e tentacolari. Il tiricordicomestavamobeneinsieme ossessivo. Che poi, detto tra noi, non era nemmeno vero. Sì, vabbè, ci sono bellissimi ricordi comuni… ma se una storia si interrompe, c’è un perché! O no? Si tratta forse di Montecchi e Capuleti? Di amori contrastati? No. E allora? E quindi???
 

Poi abbiamo la staffa.
In che cosa consiste? Semplicemente in questo. Un tuo ex torna improvvisamente e/o traumaticamente single spesso non per sua volontà. Ma, chiaramente, meritandoselo.
Passati i cinque minuti canonici sufficienti al maschio per elaborare il dolore, si ributta a caccia. Iniziando da vecchi contatti e sfogliando la celeberrima e mitica agendina nera che (forse) ogni uomo ha e proseguendo a ritroso, se necessario fino alla prima fidanzatina dell’asilo.
Il tutto, alla flebile e forse vana ricerca della bottarella commemorativa del tempo che fu. Così. Per rinverdire fasti antichi e sepolte glorie.
O anche alla ricerca di una decina di vaffanculo rotanti.

Molto probabile.

Ah, lo stesso concetto vale per il cane rognoso; soggetto che, nonostante sia fidanzato, millantando una insoddisfazione sessuale e una carenza di feeling col patner. E che vorrebbe un rinforzino in nome dei vecchi tempi. Con te, logicamente. 

Oh, poi mi dicono che esista anche il martire pentito, cioè quello che è davvero davvero davvero mortificato. Che una mattina s’è svegliato e si è reso conto del casino immondo che ha fatto con la sua vita. E torna strisciando da voi con il Trilogy o col mazzo di fiori giganti.
Io, a dire il vero, non ne ho mai visto uno. Uno sincero, perlomeno (altrimenti rientra nella categoria di cui sopra).

Peccato che voi nel 99,99% dei casi nel frattempo vi siate evolute, cresciute, modificate o più realisticamente semplicemente cambiate. E vale anche per il sesso opposto.

E allora?

Allora, con tutta l’educazione ed il tatto  possibile vi tocca rimandare a casa il ciliceo martire ricordandogli la verità. 

E la verità sta solo nella semplice e cristallina necessità di appigliarsi al bello del passato. Al ricordo splendido splendente, ma che poi così luccicoso non era quasi mai.
Perchè il passato è già ammantato di un'aura magica, che rende tutto bello e positivo, tinto di lilla.

Perché è più facile cullarsi nel ricordo che andare avanti e vivere la propria vita conoscendo nuove persone, amando e rischiando, accettando il proprio passato e chiudendo bene le porte. 

Col lucchetto, magari.

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11 luglio 2006 2 11 /07 /luglio /2006 12:23

Attenzione, attenzione!

Cari lettori eventuali od affezionati, di passaggio o stanziali siete avvertiti: questo è un post a grande, enorme, immenso contenuto femminista e ferocemente contro il popolo maschile.

Quindi, a meno che non abbiate pazienza a mille, una dose di autoironia sufficiente a rendervi uomini senzienti, illuminanti soluzioni tecnico-tattiche o gigantesche conoscenze psicologiche vi avverto: potreste irritarvi.


Prese le dovute precauzioni (Ah! Io ve l’avevo detto, lasciate ogni speranza o voi che continuate!!), veniamo a noi.

 

Ma agli uomini fanno dei corsi serali?

Oppure nella pre-adolescenza regalano un generatore di cazzate insieme al manuale per la masturbazione?

E’ tutta colpa del DNA?

 

No, perché se è vero che anche le donne nel dire le cavolate sono maestre, gli uomini danno il meglio di loro con voli pindarici degni di una medaglia al merito. Più o meno come quella di Muttley.

La cosa veramente interessante è che tutte le scuse mentecatte convergono tristemente verso stereotipi abusati, capaci di far arrabbiare la donna in oggetto più per il modo con cui viene scaricata che per lo scaricamento stesso.

L’uomo sofferente

In questa esaltante categoria, rientra il trentenne medio bistrattato e contemporaneamente bramato dalle più.

Infelice, insofferente, con tanto bisogno di stare solo e riflettere. Preferisce il cinema, possibilmente solo, estraniarsi da questa sciocca società e ti butta fuori dalla sua vita con una frase da incorniciare:”Non sono la persona giusta per te. Ti lascio per il tuo bene.”.

A parte il fatto che probabilmente è vero, l’irritazione sale a causa del presunto buonismo del soggetto e della sua presunzione di conoscerti meglio di te stessa. E di sacrificarsi per te. Oh, ma grazie. E che ne sapresti cosa è meglio per me?

Finché poi non lo ritrovi a passeggio sottobraccio con una ventenne greca di un metro e ottanta che non spiccica l’italiano, con addosso un sorriso ebete ed una magliettina trendy tutta rosa, completamente dimentico della sua depressione. E anche di quello che restava del suo cervello ucciso dalle paranoie, dall’ascolto di musica deprimente e dall’uso smodato di autocommiserazione .

L’uomo Peter Pan

Convinto e straconvinto che l’amore vero sia quello dei 14 anni tutto palpiti, fremiti e messaggini rosa e esplosioni di stelle nel cielo blu. E ti lascia perché “Ti adoro,sto benissimo con te. E poi abbiamo così tante cose in comune! Ma non ti amo perciò addio.” come se tu gli avessi giurato amore eterno srotolando la tua treccia din su dai veroni del tuo palazzo incantato.

Presuntuoso. Pretestuoso. E infantile, perché l’amore non può essere sempre il palpito della scoperta. Il giramento di testa violento dle primo incontro. Si consolida, nasce, cresce e cambia.
No?

L’uomo libero

Ci sono uomini che si devono sentire liberi come il cavallo della pubblicità del Vidal. E per questo, non puoi mettergli un freno tu, donna. Non mi sento pronto ad avere legami”, frase oramai entrata nella leggenda, è stata coniata da lui. Ed il novello Lorenzo Lamas de noarti continua, incalza. “Non è per te, è che io sono fatto così. Non mi puoi mettere le catene”.

A parte il fatto che io sono per la funzione rieducativa della pena e al limite con le catene ci possiamo giocare un pochino e poi basta, chi t’ha detto niente?

Salvo poi vederlo, sei mesi dopo, zerbino di una stronza bionda ossigenata costretto allo shopping selvaggio il primo giorno dei saldi tra orde di casalinghe impazzite e ragazzine obese col piercing all’ombelico urlanti e litiganti per un perizoma di Dolce e Gabbana con gli strass scontato dell’1,5%.


Il santo

Dolce. Coccoloso. Chiama 862 volte al giorno, più una pioggia di SMS tutti pucci pucci. Vi manda mail con un contenuto calorico così alto da farvi aumentare la cellulite ogni volta che controllare la posta elettronica.

Peccato che le mandi in serie. Già. E che voi non siate l’unico amore della sua vita. In realtà siete in buona compagnia, ma non lo sapete. Finora.

 

 

Cosa si deduce da tutto questo discorso?

Cioè, a parte il risentimento verso le cazzate sparate dai maschi.

Se c’è una cosa sul pianeta che mi fa veramente irritare, è l’essere presa in giro senza che me ne possa rendere conto. Mi sento umiliata e il mio amor proprio fa le capriole fino a raggiungere il triplo salto carpiato all’indietro.

Se un ragazzo ti lascia perché: “Non sono pronto per un rapporto serio” vuole in automatico dire :”Mi sto scopando un’altra”?

Se il moroso ti saluta con un “Non voglio farti del male col mio pessimo carattere” vuol dire in realtà “Mi sto scopando un’altra”?

Se il fidanzato ti molla perché “E’ un periodo un po’ così…” la traduzione letterale è “Mi sto scopando un’altra”?

Perché allora, figlioli miei, ci conviene attrezzarsi.

O iniziamo a parlare chiaro, a non nascondere la propria codardia e la mancanza di rispetto verso il prossimo dietro ad un finto e pseudo-misericordioso “Non volevo farti soffrire” che ottiene un effetto boomerang spaventoso, specie nelle piccole città di provincia come la mia dove ci si conosce tutti ed il rischio di incontro malaugurato è altissimo.

Oppure qualche valente ingegnere cominciasse a studiare la progettazione di un traduttore simultaneo di cazzate uomo/donna, così magari co comprendiamo meglio ed evitiamo inutili righe sulle macchine.

Delle due soluzioni, visto che in genere non mi fido dell’ingegnere medio nemmeno per la progettazione del mio push-up, la prima sarebbe quella auspicabile.


Ma, ahimè, impraticabile.

E allora?

Allora niente.

Niente a parte il consiglio di mia nonna, saggezza contadina a fiumi e certificato di frequenza della terza elementare.

 

Pensar male è peccato. Ma spesso ci si indovina.

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10 luglio 2006 1 10 /07 /luglio /2006 11:34

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5 luglio 2006 3 05 /07 /luglio /2006 10:11

Guardare la partita con tutta la truppa, anche se il delizioso barbecue era nato per festeggiare l’Independence Day in onore della nostra meravigliosa bostoniana è sempre un’esperienza da raccontare.

Un po’ perché i miei amici sono folli, un po’ perché la posta in gioco era alta: l’accesso finale della Coppa del Mondo.


Una partita preceduta da polemiche e offese gratuite all’Italia, nonché dal boicottaggio della pizza. E allora mangiate i crauti, và, che vi fan bene all’alito.
I nostri favolosi ospiti avevano approntato un bel maxischermo all'aperto  con videoproiettore.
Mandato prima in tilt probabilmente dalla iattura acida e cattiva della vecchietta astiosa dirimpettaia del giardino in cui facevamo baldoria, e poi vessato da un audio ridicolmente basso.
Problema risolto sintonizzando la radio su frequenza non ben identificata e completamente folle ed acritica, autrice della telecronaca più accorata e sgangherata della storia.

La partita scorre liscia ed irritante nella sua inconcludenza asfissiante, tra cheeseburger, foto introspettive e bicchieri di vino.

L’Italia trascina i crucchi ai supplementari.
Colpisce pali, traverse.
Si rischiano infarti.
Lippi si agista.
Klismann impassibile, con l’espressione da Mac Giver.

Si mangia la torta al cocco.


E quando Grosso, su passaggio di Pirlo, al volo fa il miracolo esplode il mondo.

Non è possibile.

Quando tutti pensavano già alla triste lotteria dei rigori, Fabietto ci mette del suo proiettando l’Italia avanti fino a Berlino.

Proprio lui, ex giocatore del Perugia (come Materazzi e Gattuso, a dirla tutta…).

Son soddisfazioni.
Del Piero fa il bis, in onore di tutti i suoi fan.
E se io fossi stata in Prodi, avrei abbracciato la Merkel e forse buttata anche giù dalla tribuna per l'euforia. O magari baciata in bocca. Chi può dirlo.

 

E ora ci manca solo domenica.

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27 giugno 2006 2 27 /06 /giugno /2006 16:07

Quando ero piccola, alle elementari, i miei temi facevano il giro delle altre quattro classi della mia piccola scuola di paese, con l’orgoglio della maestra e la vergogna mia di sentirmi letta ad alta voce. Quasi violata.

Se non fossi olivastra di pelle, sono certa che tutti avrebbero potuto vedere il rossore avvampare sotto l’epidermide come un fuoco estivo.

Mi infastidiva e odiavo le occhiate dei compagni, convinti che copiassi le favole che inventavo da chissà quale magico e antico libro.

Alle medie ed alle superiori ho poi imparato in fretta che la capacità di scrivere quattro cavolate lasciando a bocca aperta i professori (ed intontiti da una marea di scempiaggini), in genere annoiati dalla banalità e degli errori di grammatica, poteva essere un facile lasciapassare per un otto facile facile, buttato lì come una assicurazione perenne sulla propria vita scolastica e sul proprio fancazzismo adolescente.

Ma, a dirla tutta, nel momento in cui vedevo scorrere gli occhi del professore di turno sulle pagine vergate con la mia grafia, un sottile e nascosto senso di nausea veniva a stringermi la gola.

Perché?

Non l’ho mai capita bene questa forma di pudicizia sciocca.

Magari di modestia. O di mancata consapevolezza delle proprie capacità. Ed anche a sentir lodare le mie capacità, un senso di angoscia mi ha sempre stretto la gola e portato a schernirmi, perché non c’ho mai visto niente di particolarmente eccezionale. Insomma, non so fare 1500 piroette consecutive, non sono Picasso e nemmeno Ungaretti.

Oppure, semplicemente, una violazione della propria privacy, dei pensieri che frullano nella mia testolina incasinata e che solo per un puro caso sono finiti lì, impressi tra le righe di un quaderno, accolti dalla carta e cullati dalla penna.

Capite bene, tuttavia, che se tra i propri desideri il più grande è quello di scrivere, questo può essere un problemino da niente.

Per questo, tanto tempo fa, ho aperto un blog.

Per esorcizzare questa paura.

Ed ha funzionato, perché esporsi al pubblico ludibrio tutti i giorni rende la pelle un po’ più dura.

 

Ma ora mi si pone davanti un problema diverso, più grave.

Il vuoto pneumatico concettuale.

Non riesco a scrivere qualcosa che duri più di quattro o cinque pagine.

Perdo le fila.

Mi annoio.

Regredisco.

O magari è solo pigrizia eccessiva, i neuroni attorcinati dalla vecchiaia o dal troppo pensare.

E allora, dopo aver bruciato i romanzi giovanili scritti fino ai 20 anni sentendosi una delle sorelle Bronte, dopo la formattazione involontaria e dolorosa a causa di un virus dell’hard disk del mio pc di casa e dopo aver mandato a riciclare per più utili e decorosi fini pagine e pagine di soliloqui, mi ritrovo a zero.

Senza un romanzo nel cassetto.

Con la paura di rinunciare ai propri sogni ed il terrore di affrontarli davvero.

La testa prosciugata, come se i Borg mi avessero assorbito tutti i neuroni.

Mille scuse. Mi manca un quaderni adeguato.

La stanza dove tengo il pc è fredda.

O calda.

O troppo isolata.

O rumorosa.

 

Voglia di rinunciare.

Poi apri la mail, così per sfizio.

 

“Cara phoebe o come ti chiami davvero, ho letto il tuo blog, o meglio parte del tuo blog..me lo hanno consigliato due giorni fa e nei momenti liberi me lo sto leggendo pian piano mordicchiando qua tra un articolo e l'altro.. sei una grande..davvero..mi sono fatta delle assurde risate davanti al mio portatilino comprato causa tesi bisognosa di supporto tecnologico..ma ho anche riflettuto..alcune frasi messe li tra un piatto di porcellana e una diavoleria thun sono state come uno schiaffo in faccia..brava, brava davvero, mi piace un sacco come scrivi, quello che scrivi, e cosa pensi…” Fra

 

“Nel tuo blog ci sono capitato non so neanche io come durante uno stanco vagabondare virtuale e ci ho passato un falso batter d'occhio: l'ho letto praticamente tutto fino a giungere in dietro nel tempo agli archivi di dicembre 2004...

Che dire, sei una meravigliosa padrona di casa ed una pungente osservatrice delle dinamiche sociali e delle relazioni umane.

A volte forse un pò troppo pungente (direi perforante) nei confronti di noi masculi, ma a leggere le tue esperienze (l'avvocato che credeva che il blog fosse una malattia mi ha fatto ribaltare dalla sedia) tanto cinismo sembra addirittura giustificato. Certo sarebbe interessante sentire "le altre campane", anche se mi sembra assurdo che una come te fatichi così tanto a trovare qualcuno. Forse è vero che preferiamo le oche. Sigh.
Ad ogni modo hai guadagnato un lettore ed un fan. Non abbandonare mai il tuo blog
,
in una selva di cyber-monotonia le tue parole sono petali e spine. Necessarie ma anche no.” Giuseppe

 

 

Il tuo blog è stu-pen-do e mi rispecchio in tantissime cose che scrivi, che vivi... e che racconti di te: anche io ho trent'anni, anche io sono un Capricorno, anche io sono per la maggior parte del tempo single e, soprattutto, anche la mia incrollabile fede nell'amore comincia decisamente a vacillare”. Ldc

 

E allora un po’ mi rincuoro, e non solo per autocelebrazione.

Anzi. Sempre la mia forma di imbarazzo atavico me lo vieta.

Sto meglio e sorrido, pensando che posso rendere anche solo più allegra la giornata di qualcuno, anche lontanissimo da me. Che non mi conosce e mai lo farà. Forse. Che riesco a far ridere, riflettere, discutere.

Pensando che qualcuno, anche solo una persona, aspetta che io pubblichi la mia prossima accozzaglia di cavolata.

 

E, con un po’ più di fiducia, aspetto paziente che torni la mia voglia di scrivere.

Tornerà, perché è una necessità come quella di respirare.

Tornerà, magari insieme alla felicità.

 

Intanto, abbiate pazienza. Anche per me, magari...

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23 giugno 2006 5 23 /06 /giugno /2006 11:05

Eccoci, ci risiamo.

Domenica si torna ancora a votare. Direbbe mia nonna:”Più spesso che a ballare!!!”

Ed in effetti ultimamente, tra politiche, amministrative, ballottaggi e compagnia danzante, quest’anno abbiamo dato molto.

E io sono fortunata, perché abito in un piccolo paese e vado a votare alla vecchia scuola elementare in disuso, coi vecchietti affacciati alla finestra a fumarsi una sigaretta e a guardare pigri chi va ad espletare il proprio diritto/dovere, senza fila, senza problemi di parcheggio.
Senza stress, senza dover nemmeno mostrare un documento d’identità, che magari con lo scrutatore ci hai fatto le medie ed il presidente è il tuo ex.

Capisco che in città sia diverso, che ci siano strategie accurate per evitare la noia di dover fissare i manifesti elettorali per trequarti d’ora cercando un modo onesto per ammazzare la noia senza farsi arrestare dal poliziotto all’ingresso.

Ma andarci, domenica e lunedì più che mai, è importante.

E’ una responsabilità.

Ed andarci votando NO è un obbligo civico.

 

Ma andiamo per gradi, perché di informazione su questo referendum se ne è avuta ben poca e  spesso scorretta.

Per che cosa i cittadini sono chiamati ad esprimere il proprio volere?

Il referendum del 25 e 26 giugno riguarda una modifica profonda e radicale della Costituzione, approvata con legge costituzionale dalla maggioranza del centro-destra nel novembre 2005. Questa legge non modifica solo la seconda parte della nostra carta costituzionale, ma la stravolge completamente modificando la forma di governo e mettendo in discussione anche i diritti fondamentali dei cittadini.

 

Andiamo per punti:

La devolution

Vengono ridefiniti i poteri delle regioni, dandogli competenza esclusiva in materia di istruzione e sanità, nonché di polizia amministrativa regionale e locale. Questo non solo comporterà una disgregazione del sistema sanitario nazionale e una mancanza di uguaglianza tra i cittadini, ma un aumento vertiginoso dei costi quando invece la priorità, secondo me, è tagliare.

Secondo Berlusconi è l’unica strada percorribile e degna e che ridurrà i costi di gestione come avviene negli USA. Ma, cosa che forse è sfuggita al cavaliere, un singolo stato degli USA  è grande in media almeno 20 volte l’Italia ad occhio e croce, anche se io in geografia sono sempre stata una pippa terrificante. Forse per loro il federalismo ha ragione di essere (anzi sicuramente), sia per motivi geografici e storici che prettamente logistici. Ma per noi? Non rischiamo un’altra Jugoslavia? Un paese che, diciamocelo, ora potrebbe vantare un’edizione di Risiko tutta sua e non è una cosa bella né divertente.

Modifiche alla forma di governo.

I maligni ed i faziosi comunistoidi potrebbero dire che, siccome per l’articolo 139 della Costituzione la forma repubblicana non può essere oggetto di riforma costituzionale e siccome un golpe non è mai una mossa divertente e che capace di donare lustro al paese in campo internazionale (Pinochet docet), quale altra strada poteva trovare chi dico io per le sue losche manovre? Peccato aver fatto i conti senza l’oste.

La legge costituzionale oggetto del referendum prevede l’eliminazione della centralità del Parlamento, dando la prevalenza ai poteri del Premier e delle Assemblee Parlamentari. In particolare il Premier avrebbe il potere di:

- nomina e revoca dei ministri

- sciogliere la Camera dei deputati

- togliere la competenza legislativa al Senato Federale e trasferirla alla Camera dei Deputati qualora il Senato dovesse bocciare leggi che gli stanno particolarmente a cuore

Il Presidente della Repubblica perde la possibilità di indicare il Primo Ministro, di risolvere crisi istituzionali nonché il suo ruolo fondamentale di garante della Costituzione.

Il Parlamento perde il suo ruolo legislativo e viene trasformato in un mero organo esecutivo agli  ordini del Premier.

La Corte Costituzionale, ultimo  baluardo della difesa della Costituzione contro gli abusi della maggioranza  ed a difesa dei diritti dei cittadini, viene politicizzata  e sottoposta all’influenza del primo ministro.

Una forma di governo spuria, che non ci appartiene e che presta il fianco ad abusi e squilibri. Non trovate anche voi?

 

Quali sono i motivi per votare no?

- Perché se è vero che una riforma va fatta assolutamente, non è questa quella perfetta e nemmeno adeguata, per stessa ammissione dello schieramento politico che l’ha prodotta. 

- Perché la devolution attuata in questo modo rischia di creare squilibri sociali all’interno di uno stato che comincia a scricchiolare, proprio in un momento in cui abbiamo bisogno di unità e di stringerci intorno a qualcosa.

- Perché io a Calderoli non gli affiderei nemmeno di andarmi a comprare il pane, figuriamoci la mia gatta. Pensate un po’ la costruzione di una riforma di questa portata...

- Perché, senza scendere in melodrammi filo-comunisti e garantisti allo spasimo e senza richiamare in vita i partigiani morti sugli Appennini per difendere la libertà, la Costituzione siamo noi e va difesa a tutti i costi.

 

E voi, al voto siete pronti?

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22 giugno 2006 4 22 /06 /giugno /2006 14:15

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19 giugno 2006 1 19 /06 /giugno /2006 21:56
Passati i trenta è un must irrinunciabile, una costante indelebile dell’esistenza del single.
Succede così, e non te ne accorgi nemmeno.

Se sei single, tutti i tuoi amici accoppiati o  non, etero o gay, uomini o donne, di destra o di sinistra, TUTTI senza eccezione alcuna al mondo cercano disperatamente di rendere un servigio all’umanità. Accoppiandoti.

Sai, ho un collega single e simpaticissimo. F-A-V-O-L-O-S-O!!! Te lo devo far conoscere!!!!!”

O un cugino. O un amico. O un amico di un amico. Di un amico.
Ah.
No, cioè, voglio dire, grazie!
Fantastico. Anzi no, favoloso. F-A-V-O-L-O-S-O. Ma mi devo essere un secondo distratta, avevo forse chiesto nulla? Cioè, sia chiaro, apprezzo il gesto. Davvero.
Ma magari ci rifletto su un attimo.
O un anno, adesso vedo.
No, non sono spocchiosa, presuntuosa o quello che vi pare. E’ che a voler andare rigorosamente secondo una logica statistica, non c’è trippa per gatti.

Già, perché 90 volte su 100 il F-A-V-O-L-O-S-O in questione è un essere orribile, squallido, interessante come le Pagine Utili, tamarro o cinquantenne. Il ché, a meno che non si tratti del sosia bello di George Clooney, viene automaticamente associato nella mia mente alla figura paterna. E non è un complimento.
Affatto.

Dunque, dei 100 gloriosi e forti ce ne sono rimasti, diciamo, dieci.
Sono una ottimista, è risaputo.

Di questi, cinque sono fidanzati e/o in procinto di (ché si sa, l’uomo è cacciatore), in vena di “fare nuove conoscenze” o vessati dal capo a venire a cena con me.

Due dei restanti sono, in media, gay latenti e questo, per l’amor del cielo, me li rende simpatici e adatti a  sabato pomeriggio di saldi megalomani, ma non sessualmente appetibili.

Uno dei superstiti è certamente, per la legge dei grandi numeri, un palestrato pompato come un palloncino, gonfio di anabolizzanti ed il cui passatempo preferito è far muovere i pettorali al ritmo di “Pump it up”. Questo soggetto è in assoluto il peggiore che può capitarti in un appuntamento al buio, perché non sa nemmeno conversare di qualcosa al di fuori della palestra, ha mal di testa se legge i cartelloni pubblicitari e spesso ha un fagiolino al posto del pisello.

Alla fine della nostra analisi ce ne sono rimasti due.

Di questi, per le note leggi dell’attrazione, uno non è interessato e/o non mi trova sessualmente attraente o affascinante. Stolto.

Quindi, matematicamente parlando, su 100 incontri combinati, uno solo potrebbe essere quello giusto. Egli. L’inafferrabile Mr. Right.

In parole povere, un misero 1%. Un po’ poco, specie perché 99 incontri barbosissimi non sono pochi, ma è sempre una percentuale importante e degna di nota nel selvaggio, violento ed inospitale mondo dei single e nella lotta brutale per l’accoppiamento.

Allora che si fa? Ci si butta?

Un po’ perché chi cerca di accoppiarvi non è solo la dirimpettaia di scrivania pettegola, ma un amico che vi vuole bene, un po’ perché a dire il vero avete poco da perdere si va in scena. CIAK! Pregando di non capitare alla festa paesana del freak d’annata ed incrociando le dita. Tutte.
Anche quelle dei piedi.
Perché è molto più facile che davanti vi si pari innanzi un ingegnere pelato in bretelle, privo del senso dell’umorismo di base ed il cui unico argomento di conversazione siano le forze assiali che reggono un palazzo.
O qualcosa del genere.
Più o meno.

O magari vi divertirete.
Chi può dirlo?
Bisogna provare, provare, provare, provare... che alla fine magari si riesce.
A meno che, come può orrendamente accadere, l’1% sia uno stronzo. Ovvero, donne, avete trovato il vostro Mr. Big.

In bocca al lupo...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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