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7 aprile 2006 5 07 /04 /aprile /2006 17:57

Eccoci.
Siamo finalmente arrivati.
Ed è drammatico, terribile, terrificante.

Non è che sia così drammatico in verità.
E’ che per prendere una decisione così importante, uno ci deve riflettere.
Non può andare così a cuor leggero.
Proprio no.

E’ aprile.
Lo sapevamo tutti che avremmo dovuto prendere una decisione e che essa stessa poi influirà sulle nostre vite nei mesi seguenti.
Liti, discussioni, prese di posizione.
Confronti anche forti.

Ma ora dobbiamo decidere.

E’ il momento. Il NOSTRO momento.


Dove andiamo in vacanza???

All’inizio si era propense per la Croazia, ma siamo state sconsigliate.
Posto troppo pudico e noioso per giovani (o simil-giovani donzelle), specie considerando le vacanze passate.

Grecia? Ancora?
O
Spagna? Che pare essere molto cara?
Croazia?
Altre idee?

Io, personalmente, mi sono innamorata di Creta, tanto per mantenere il trend delle isole. Mi pare bella, piena di fascino e cultura.
Ma vorrei consigli.
Voi che ne dite?
Gradirei, gentile pubblico, che teniate in considerazione i seguenti elementi.
- siamo in un numero variabile da 3 a 5 donzelle
- le nostre ferie sono previste in agosto
- non abbiamo un budget ristrettissimo, ma gradirei non prendere una sassata come a Mykonos
- io personalmente gradirei un posto che possa essere un gradevole compromesso tra cultura ed intrattenimento mondano
- mare, mare, mare!

Fuori l’immaginazione e le vostre esperienze passate!
Conto su di voi!!!

Ah, ora che ci penso… non è che vi aspettavate altro?
Tipo una tirata pre-voto?
Perché quello oramai dovrebbe essere chiaro!
Per quello, incrocio le dita e spero nell’intelligenza e coscienza del popolo italiano.

Andate a votare!! E fatelo bene!!!!

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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5 aprile 2006 3 05 /04 /aprile /2006 17:36

L’altra sera, orfana di Lost per motivi che sfuggono all’umana comprensione ed alla giustizia degli uomini, come se in TV ci fosse qualcos’altro in grado di scombussolare i palinsesti, mi sono ritrovata mio malgrado a riflettere sulle parole e sul mondo che mi circonda anche contro la mia volontà. 

E ci sono arrivata alla morale della favola.

Quello che fa girare il mondo, cari miei, non sono i soldi.
E’ la paura, cari miei.
La PAURA in tutte le sue minime sfaccettature, nell’accezione più ampia possibile del termine.

Paura
di restare soli, davanti alla televisione con un pacchetto di patatine bisunte da sgranocchiare ed il pastore alsaziano accanto che, ne sei certa, prima o poi divorerà le estremità prossime del tuo cadavere quando verrà il momento.
Come gesto d’affetto
, chiaro.

Paura di invecchiare in solitudine con il ragazzo del supermercato che viene a portarti la spesa e la vita che scorre fuori dalle tue finestre. Una vita che non puoi più raggiungere e di cui non fai più parte. E allora guardi la De Filippi, cercando ancora di emozionare il tuo cuore traballante.

Paura del diverso, di chi non si omologa, di chi ha radici differenti, istinti e necessità non massificate.

Paura, soprattutto, di cambiare sé stessi ed il proprio tran tran con terremoti più o meno grandi che potrebbero farci star male, è vero. Oppure molto molto, meglio. Chissà. Ma molti di noi non lo sapranno mai.

Nell’ultimo libro di Houellebecq, “La possibilità di un’isola”, uno dei personaggi afferma con forza che l’essere umano medio ha paura di cambiare la propria condizione, per quanto miserrima possa essere. Paura di essere felice, di migliorare e di spiccare il volo, trascinando in questa fobia i propri discendenti in un circolo di infelicità che non può essere interrotto.
A parte la visione del nostro sempre molto ottimistica sulle qualità dell’essere umano, in parte è un discorso condivisibile.
Ci aggrappiamo con violenza agli obblighi, alle necessità familiari, alle urgenze pur di non tentare di essere felici. Sarà la morale cattolica che, volente o no, si è radicata tra l’adenina e la guanina del nostro DNA e fa parte di noi troppo strettamente per rendersene conto davvero. Oppure. Solo la sfottuta paura del fallimento, di cadere senza rete, di soffrire.

Conosco persone che non sono in grado di innamorarsi, che non si danno una chance mai.
Perché nel loro guscio, in fondo, ci stanno bene anche se non è né perfetto né poi così accogliente e morbidoso. E guai a provare  attirarli fuori, non si può. Tutti i tentativi saranno vani e accolti come invasioni ad una privacy sacrosanta.

Conosco gente che, davanti ad una storia nascente, ad una persona favolosa, alla possibilità di un grande amore, cercano le scuse più assurde pur di scappare a gambe levate.
Proprio come Fabio Volo in “Esco a fare due passi” (questa citazione dotta non ve l’aspettavate, eh?) che cercava tutte le scuse del mondo per scaricare la povera ragazza di turno, senza darle nemmeno una possibilità, senza nemmeno conoscerla e farsi conoscere.
No, no, una con le sopracciglia così vicine? Ma dai… mica posso passar la vita con una con delle sopracciglia così!
Noooo! E’ scesa dal letto col sinistro!!! NOOOOO!!
Ma che orecchie c’hai? Mica van bene, eh!

Non è la solita tirata sui maschi che non vogliono prendersi responsabilità, vale per tutti, uomini o donne, maschi o femmine.
Vale per tutti.

Tentare, fare un salto, buttarsi, non viene così facile.
Però tocca farlo.
O un giorno, se hai proprio culo, arriverà un lui/lei che non è nemmeno quello giusto (o giusta), ma che magari ha la voglia, il coraggio o la stupidità di aspettare, pazientare e beccare il momento giusto.

Stessa cosa coi sogni.
Ce li hai ancora i sogni, tu lettore?
I tuoi sogni di bambino, proprio quelli lì.
Chi ha più il coraggio di crederci?
Di inseguirli?
Di non piegarsi alla monotonia e alla comodità e di lottare per quello che si vuole?
Di abbandonare le certezze per un salto nel buio?

Che sia emozionale o filosofico, il dubbio logora.

Siamo tutti preda delle paure, ma c’è chi riesce a farsene una ragione e buttarsi a testa in giù. Per carattere, per educazione, per necessità.
Piangendo poi, se ha sfiga, di un fallimento, di un amore finito, di qualcosa andato storto. Ma conscio di aver vissuto.
Nascondersi per sempre non si può, chè le cose poi escon fuori e ti vengono a prendere nel letto. Almeno, così diceva mia nonna.


Perché, siori e siore che vi fottete di paura, il giro sulla giostra della vita è uno solo. Sì, uno. Pure se siete così fortunati da aver staccato la coda all’asino. E’ uno solo.


E allora godiamocelo.

 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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3 aprile 2006 1 03 /04 /aprile /2006 13:03

Continua la saga dei freak che popolano il mondo del fitness perugino, sempre a grande richiesta, si intende, visto il successo del capitolo uno.

Fiera e tronfia dell’arrivo della primavera, continuo con il mio imperversare in palestra incurante delle temperature che, speriamo a breve, stanno per innalzarsi fino a livelli luciferini. In fondo, quale migliore ambiente per ammirare la varia umanità?

Sembra che tutti si diano appuntamento lì per regalare al mondo il peggio di sé.
Anche se la mia palestra è fortemente atipica, piena di pazzi furiosi e allucinanti istruttori.
Andiamo?
3, 2, 1… partiamo!

Il sudato perenne
Visto che la bella stagione incalza, una volta a settimana per prepararmi al giro del lago Trasimeno corro un’ora sul tappetino. E sudo, cavolo, come tutte le persone normali farebbero. Normali, appunto. Cioè produco una quantità di sudore normale per un essere umano. Non faccio un lago. Lui, invece, sì. Suda, suda, suda, anche se corre ad una velocità da bradipo zoppo.
Suda toccando i tasti del tappetino, suda, suda gocciolando ovunque e ogni tanto scuote i capelli modello cane bagnato contaminando tutto il contaminabile. Bello. Sano. Pulito.

Il quanto-me-piacio
Conosciuto anche col nome di “quanto-so-figo-solo-io” si aggira allegro come un becchino con la dissenteria per la sala pesi ignorando chiunque la popoli indipendentemente dal suo aspetto fisico. Non ride mai, non alza mai lo sguardo dai suoi pettorali, non parla mai nemmeno per comprare l’acqua al bar. Fa a gesti, che mica si può mischiare con i comuni mortali. Fa i suoi esercizi senza emettere un suono, senza un gemito, senza uno sbuffo. Fisicato, fisicatissimo. Si rimira nello specchio, ma senza farsi notare. Così, con la code dell’occhio. Anche per notare gli altri che guardano lui.  Impossibile da rimorchiare ed impossibilitato al rimorchio e/o alla semplice conoscenza amichevole scopo chiacchierata. Canotta da muratore trendy e capello curato, credo sia la persona più antipatica della palestra.

Il culturista folle
Pompato, pompatissimo. Vestito con tutine improponibili che lasciano poco all’immaginazione o con canotte allucinanti, si sente John Cena e digrigna i denti allo stesso modo. Ammira sé stesso allo specchio con sfrontatezza ostentata e spesso fa a gara con i propri simili a chi muove più a lungo e ritmicamente i pettorali.
Non si fila chi, come me, non aspira ad un fisico da wrestler e non si ciba di bianchi d’uovo e proteine in polvere. Cafone  e mononeurotico, si ostina a non voler scaricare le macchine dopo averle usate e riempite con un equivalente del mio peso corporeo. Dietro di lui, poi, arrivo io. E come faccio?

Il sollevatore di grissini
Sguardo da chi è capitato lì per caso ed anzi non sa bene dove si trovi, mogliettina bianca del concerto Jovanotti / Carboni / Daniele di cui avevo rimosso l’esistenza da molto tempo ed estremità così sottili da far invidia alla fidanzata di Braccio di Ferro. Tenta in tutti i modi di sollevare pesi pari alle buste della spesa trasportate dalla casalinga media parlando al cellulare con l’amica che è dal parrucchiere, fallendo miseramente ogni volta tra sbuffi e grida simili alla sala parto.

E per ora che direi che basta, no?

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27 marzo 2006 1 27 /03 /marzo /2006 12:01

Arriva la primavera.
Tempo di pulizie:
Tempo di innovazione e di cambio dell’armadio.
Il grigio lascia spazio ai colori, prima timidamente  pastello, poi fragorosamente elettrici e fluo.

E quale migliore stagione di questa per lanciare nuove e stimolanti iniziative e riproporre le vecchie, mai sopite e sempre interessanti.

Ordunque, uno, due, tre, pronti via. Si parte!

A grande richiesta ed a furor di popolo, siori e siore, torna Dillo a Phoebe!
La vostra eroina si era lasciata per un periodo coinvolgere in zuccherose questioni con ingegneri di poco conto, permettendosi poi deprimere in turbinose paranoie mentali e pippe mentali assortite, ma ora… DADANNN! Rigenerata dalle sue stesse sfighe, ora è di nuovo tra voi, pronta a dispensare consigli ed opinioni.
Problemi di cuori? Sentimenti in subbuglio? Ormoni che ballano la macarena? Dillo a Phoebe! Lui ti ama, poi, ti odi e poi ti ama? Dillo a Phoebe!
Vorresti, ma non puoi? Oppure potresti ma non vuoi? Dillo a Phoebe!
Il tuo lui soffre di eiaculazione precoce? Oppure è “poco attivo” ed ha sempre mal di testa? Scopri che l’uomo della tua vita è sottodimensionato? Dillo a Phoebe!
Ti senti sottodimensionato? Dillo a Phoebe!
Scrivete, scrivete, scrivete!!!
Dillo a Phoebe, e lei risolverà tutti i tuoi problemi! O, in ogni caso, scoprirai che non sei solo.
Scrivete numerosi, astenersi ricercatori di numero di cellulare, che tanto non ve lo do.

 

E poi, eccoa  voi la novità. 
Parte una nuova, grande, poderosa iniziativa, con scadenza improrogabile 9 aprile: Adotta un sinistroide anche tu!
Tu, forzaitaliota vestito Ralph Lauren, proprio tu. Sei stufo delle continue prese per il culo all’esimio leader? Trovi che non sia basso e che abbia fatto solo il bene dell’Italia in questi 5 anni, barcamenandosi tra i disastri combinati dagli sporchi comunisti? Fammi capire, scrivimi una mail con le tue motivazioni.
Tu, tesserato FI, sei fermamente convinto che il conflitto di interessi non esista? Che Berlusconi non si sia rifatto il lifting? Che Fede non sia lecchino? Che il ponte sullo stretto di Messina sia un’opera utilissima e di primaria importanza?
Allora, caro il mio azzurrino, convertimi!!!! Mandami una mail con le tue motivazioni, non solo personali ma anche, e convertimi al partito dalla canzoncina facile. Aiutami a capire, caro forzaitaliota dalla cravatta larga, fammi diventare come te! Non essere timido, scrivimi! Adotta un sinistroide anche tu!
Le migliori mail verranno pubblicate e se riuscirai nella conversione prometto di partecipare con te alla gita ad Arcore organizzata in occasione del compleanno del Berlusca e di portare per l'occasione anche la mia famosa quiche di carciofi.
Bando alla timidezza, scrivimi! Ed Adotta un sinistroide anche tu!
Astenersi An, Msi e affini. Ho detto solo forzitalioti!



E ora scusate, vado a fare il cambio dell'armadio, che sono ottimista, io.

E buona primavera!!

 

 

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Published by phoebe1976 - in sick sad world
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22 marzo 2006 3 22 /03 /marzo /2006 12:35

Interno notte.
Musica trendy.

Bunz unz, firulì firulà, bunz bunz bunz.

Cocktail con ombrellino in mano.
Sguardo annoiato.
Troppa gente che ti tocca per passare e necessità di ricordare alla marmaglia la sacra regola di Dirty Dancing: "Questo è il mio spazio, questo è il tuo spazio. Io non entro nel tuo, tu non entri nel mio" 

Amicadiphoebe: “Vieni, vieni Phoebe che ti presento un mio amico carino”
Phoebe: “Uffa, no, dai, perché. Il solito decerebrato con la pashmina no, dai!!!!
Adp:”E piantala di fare la figa di legno, dai!!!!”
Phoebe:”No, noooo! E non mi tirare, che tanto non serve e mi sgualcisci! E poi che sarà mai sto tipo, sarà modello falso-tronist… Ehm, salve!”
Mentre Phoebe sta esprimendo il suo disgusto verso l’idea di fare nuove conoscenze in un locale trendy, probabilmente uscito dal nulla, perché a Perugia ci si conosce tutti ecco comparire un vero gnoccolone.
Tipocarino: “Ciao, io sono L. l’amico di X”
Phoebe: “Ma dai… piacere Phoebe”
Tipocarino: ”Bello qui, no?”
Adp: “Sisisisi”
Phoebe: “Insomma, c’è un po’ troppa gente e un po’ troppo casino per i miei gusti..”
Tipocarino: “Non ci vieni spesso, vero? Se ti avessi vista me ne ricorderei”
Phoebe: “Ehm, no, infatti no…”
Tipocarino: “…”
Adp: “…”
Phoebe (succhiando long island dalla cannuccia): “…”

Secondo una teoria ignota ai più, se una conversazione langue più di cinque minuti, il tipo carino che non si sa nemmeno perché si è avvicinato scapperà. Ergo, urge trovare al più presto un argomento di conversazione…

Phoebe: “E che fai di bello?”
Tipocarino: “L’avvocato”
Phoebe: “(pensando: NOOOOOOOOOOOOOOO!) Ma dai? Io sono laureata in legge, ma non esercito”
Tipocarino: “Bèh, ci vogliono le palle”
Phoebe, pensando che sia simpatico come un herpes genitale: “Ma non ti andrà di parlare di leggi, vero? Parliamo d’altrr…”
Tipocarino: “No, no, io ne parlo volentierissimo, blabla blabla, blabla…”

Phoebe e amica sono sull’orlo del collasso ed al secondo drink, ma hanno appreso i rudimenti della riforma del Codice di Procedura Civile. Per evitare di passare all’Amministrativo, materia che invero era indigeribile per Phoebe già all’Università, tenta un cambio di rotta, dimenticandosi che gli avvocati strictu sensu non hanno altri interessi.

Phoebe: “E… altri interessi? A parte il lavoro, dico”
Tipocarino: “Gioco a calcetto”
Phoebe sgrana gli occhi: ma gli avvocati li fanno con lo stampino???? Poi, domanda fatidica.
Tipocarino: “E tu?”
Phoebe:”Ehm… Io, vado in palestra, frequento un corso d’inglese avanzato e… e poi mi piace scrivere”
Tipocarino:”Ma dai? Davvero? Scrivere? Cioè, qualcosa diverso da un atto? E cosa?”
Phoebe: “Bèh, racconti. E poi…”
Tipocarino:”Poi?”
Phoebe: “E poi ho un blog.”
Tipocarino: “…”
Phoebe:”Pure grande, eh! Oddio, non enorme…”
Tipocarino facendo un passo indietro:”…”
Phoebe:”Medio, diciamo, sì!”
Tipocarino:”Mi dispiace un sacco. Davvero, eh! Non è che è contagioso, no?”
Phoebe:”…”
Tipocarino:”…”
Adp, scuotendo la testa, a Phoebe:”Vieni via che tanto te sei bruciato anche questo, ancora con sta storia del blog… Ma zitta?”

 

Ma chi... io?

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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20 marzo 2006 1 20 /03 /marzo /2006 10:25

Come si fa a dormire dopo aver visto “V for vendetta”?
Questo mi sono detta alle due di venerdì sera. Perché di carne al fuoco, nella mia testa, ce n’è troppa. TROPPA.
E dire che in genere tra i miei neuroni c’è un gran casino già a prescindere, consideratelo.

I fratelli Wachowski ne scrivono la sceneggiatura, tratta  dall'omonimo fumetto di Alan Moore, illustrato da David Lloyd e pubblicato per la prima volta sulla rivista a fumetti inglese Warrior tra il 1982 ed il 1985. Moore, senza entrare nel fastidioso spoiler, illustra una società inglese dispotica molto simile a 1984 di Orwell, in cui, in seguito ad una grave crisi interna ed estera, un partito unico di estrema destra ha preso il potere trasformando la Gran Bretagna in uno stato totalitario.
Questo comprende l'eliminazione del dissenso, delle minoranze, la costruzione di campi di concentramento ed un controllo totale delle attività dei cittadini.
A dominare su tutto, strumento del partito, il monopolio mediatico del governo (Ehm ehm... ricorda nulla?) e l’onnipresente televisione che troneggia in ogni dove, martellando la mente con idiozie fasulle e manipolando le notizie ad arte per creare nella gente il terrore ed instillare la PAURA.
Paura del diverso, dell’ignoto delle malattie (divertente il riferimento all’aviaria), della morte. Dimenticandosi della giustizia, della libertà, dell’autodeterminazione, del valore della vita.
Tutte belle parole di cui anche la nostra società si riempie la bocca, ma il cui significato reale sta venendo rapidamente dimenticato.

Tutto viaggia sui binari del piatto e perfetto terrore, finchè non arriva V.
A metà tra Zorro e una inespressiva bambola bukkaki. Insomma, un tizio tutto vestito di nero, con in faccia la una maschera di Guy Fawkes, il protagonista della fallita "cospirazione della polvere da sparo" del 1605, un complotto della nobiltà inglese cattolica per assassinare Re James I d'Inghilterra e altri nobili protestanti facendo saltare in aria la House of Commons. Un giorno che in Inghilterra è festeggiato, ma come uno scampato pericolo.

Chi è? Nessuno lo sa. E’ la gente, il popolo, la massa, è Edmond Dantes. E’ una bambina che corre per strada, siamo noi. Sei tu.
Ed all’improvviso il popolo, la sua frustrazione inespressa, la sua paura, sono tutti negli occhi tremanti di una splendida Natalie Portman, che perdendo tutto alla fine del tunnel trova la sua coscienza.

Non intendo rovinarvi la visione del film, voglio che lo vediate, ma la scena più bella ve la devo raccontare. Il dittatore (un tesserino a metà tra Hitler, Topolino e Gandalf) parla alla nazione mettendola in guardia e cercando di arginare la pericolosa anarchia che presto si scatenerà. Parla in Tv, certo. Tra i salotti, le cucine ed i bar dove prima si accalcava la gente sono vuoti.
Parla al nulla.
Al vuoto.
L’incanto è rotto.
Gli occhi sono aperti.

A parte le critiche sottese all’amministrazione Bush e, specchio riflesso qui in Italia, al nano liftato (ah, questo blog è schierato a sinistra se lo volete sapere, ma accetta volentieri il contraddittorio ed il dialogo. Se voi non lo accettate, ecco la porta), ciò che colpisce è il parallelismo tra la gente del film e NOI, gente vera. Seduti in poltrona a ciucciare le notizie sull’aviaria, su Cogne, sulle veline  e sull’ultimo importante tronista della De Filippi, abbiamo perso di vista l’orizzonte.

Negli anni’70, i temuti anni di piombo, ovunque si parlava di politica: nei bar, dal parrucchiere, dal meccanico, in TV. E tutti ne erano interessati, ognuno aveva la propria idea, non solo l’intellettuale. Oggi no, parlare di politica non è mica trendy. Avere un’idea non è importante. E se uno ce l’ha è subito tacciato al volo di estremismo e di essere allegro come un aspirante suicida.

FASCISTA DEL CAZZO.
COMUNISTA MANGIABAMBINI.

Poi accendi la TV e guardi un reality.
O magari, se sei proprio troppo avanti, leggi Dan Brown.
Il massimo.

Il riflusso nel privato è oramai arrivato ai suoi massimi livelli e sta uccidendo il nostro paese. Questo lo sta uccidendo, non l’influenza dei polli. Siamo diventati un paese frivolo, preda di un materialismo consumistico che non riusciamo a permetterci. La Milano da bere degli anni ’80 non esiste più o magari non è mai esistita. Oppure se l’è bevuta qualcuno, ma non sono stata io, giuro!

Di politica, di sociale, di valori si deve parlare. Meglio se con gente che non la pensa come te, che viene da realtà e culture diverse perché il contraddittorio politico (finché dura…) è l’anima di tutto. Sennò come si cresce? Certo, teorie ed idee vanno argomentate e ci si può accalorare, prendere fuoco.
Ed è questo il bello, sentirsi dentro le cose.

Tutta questa tirata, per arrivare… dove?
Dove Phoebe?

Tu, proprio tu?

Tu che hai sempre sostenuto che la politica è come la religione, un’idea personale e privata. Proprio tu?

Tu che parli di scarpe e amori impossibili, di frequentanti e tendenze, TU OSI PUNTARE IL DITO?

Sì, io. Ho cambiato idea. Che non si può??
Come direbbe mia nonna: "E' ora che basta."

Qualcosa da dire?

Ora, scusatemi. Mi vado a rasare i capelli.

Riflettete, gente…

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16 marzo 2006 4 16 /03 /marzo /2006 10:53

I mie problemi con i denti sono leggenda oramai da anni.

Tra denti da Fratel Coniglietto prima (e susseguenti macchinette per i denti e derivati assortiti), l’inaspettata nascita dei denti del giudizio, prima allocati in posizione orizzontale e indi desiderosi d’aria fresca, poi.

Come se ciò non bastasse, pare che un dente devitalizzato in epoca pleistocenica mi si sia rotto.
Così.
All’improvviso.
CRACK.

Per fortuna che il mio dentista, che mi conosce da quando avevo sei anni, è bravissimo.
Professore universitario.
Dottore all’ospedale.
Pure belloccio, con il capello nero brizzolato, l'occhio verde e la carnagione scura.
Grande innovatore.
Esimio.
Maniaco compulsivo dell’igiene, anche. Da piccola mi terrorizzava ad ogni visita, spalmandomi una speciale polverina sui denti che serviva ad evidenziare le zone della bocca che non pulivo bene, con seguente denigrazione pubblica della mia capacità d’uso dello spazzolino.
Bravissimo, eh.
E più difficile da reperire di Mick Jagger.

Ma, siccome la fortuna aiuta gli audaci, con una visita a sorpresa la settimana passata riesco a beccarlo a studio. Analizza la situazione, annuisce, scuote la testa, annuisce ancora, si aggiusta gli occhiali. La questione è complessa, ma non c’è infezione quindi posso essere salvata.
Ma prima mi affibbia una confezione equina di Keforal, rimandandomi alla settimana successiva.
Mi drogo quindi di antibiotici, lenendo il dolore alle gengive con sciacqui di malva. Che non è che abbia proprio un sapore buonissimo, diciamocelo.

Ma finalmente il gran giorno arriva: stasera mi guarirà.
Il mio salvatore, la mia speranza, il mio bravissimo dentista!!!

Arrivo pure con cinque minuti di anticipo e mi fanno accomodare in sala d’aspetto, tra pile di Rakam e Donna Moderna d’annata.

Dopo mezz'ora di anticamera entro e... il dottore non c'è. OHHHHH!
L’assistente, una ragazza piccola e minuta, piena di riccioli, mi fa: “Eh, mi spiace… ma il dottore è dovuto scappare in ospedale. Un’emergenza, sai…”
Mi verrebbe da chiedere se fa il dentista o il chirurgo spinale, che tutta ‘sta emergenza non la riesco ad immaginare, ma tengo a freno la mia linguaccia e mi siedo sull’iper-tecnologica poltrona.

L'assistente mi chiede sorridente: "Che dovevi fare?"
Io, evitando un ma che cazzo ti ridi che ci sarebbe stato pure bene: “Perché… non lo sai??”
Lei, candida: “NO”

Io (incazzata come una biscia): "Aprire un dente devitalizzato che s'è rotto, fare uscire l'Alien che c'è dentro e poi chiudere tutto"
E Lei: "AH, AH! Scherzi sempre!!!"

Bastava tanto così in più e l'ammazzavo...

Mi propone, tanto che ci siamo e per calmare il mio stato d’animo già visibilmente alterato, di fare una bella pulizia ai denti con gli ultrasuoni (Oh, ma grazie!!!) e inizia guardarmi la bocca.
Ma ecco che la porta scorrevole si apre e dal nulla, di verde vestito, appare… no, non il mio dentista, ma un dottorino secco secco, che c’avrà si e no 26 anni e due figure, dall’aria impacciata ed intimidita.

L’assistente, garrula, mi dice: “Oh, che bello. Il dottore s’è liberato!!! Così ci pensa lui!!”
E mentre io vorrei urlare un Dove te ne vai, puttana nana!! NOOOO! Ma non posso perché, lo ricordo semmai vi foste distratti un secondo, sono sempre a bocca spalancata e con un milione di aggeggi infernali in bocca, il dottorino si posiziona seduto e inizia la sua opera.

Potrei dire tante cose, ma non servirebbe a nulla.
Dirò solo che se domani il dottorino farà un’altra pulizia dentale, secondo me sarà la seconda della sua vita.
Mi ha spruzzato acqua per tutta la faccia, strappato un paio di gengive e ridisegnato la mappa dentale, ma per fortuna la tortura non è durata più di 15 minuti.
Poi, felice e soddisfatto, il dottorino mi ha fatto sciacquare la bocca, ha pigiato la pedaliera raddrizzando la poltrona luogo-di-tortura e sorridendo mi ha detto: “Fatto! Sentito nulla?”
No, ma figurati, nulla.

Ho sorriso, a stento, perché questo sarà si e no laureato da un paio di settimane.
E la colpa non è mica sua, in fondo.
Ma di quel borioso, tronfio maledetto del mio dentista. Troppo rockstar per il mio povero dentino.
L’appuntamento prossimo è per martedì.
Ore 19 e 30.
Se non viene faccio una strage.
Impicco l’assistente alla poltrona, strozzandola con il filo dell’aspiratore.
Appicco il fuoco allo studio ipertecnologico, buttando un cerino nel contenitore delle sovrascarpe di plastica che ti costringono ad indossare.
Anzi no, meglio. Se non viene gli telefono, ricordandogli che gli devo oltre 500 euro.


Sono certa che funziona…

 

 

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13 marzo 2006 1 13 /03 /marzo /2006 12:59

Oh, ci siamo!

Ho trent’anni e per questo devo certamente avere un forte desiderio di maternità.
In fondo, l’orologio biologico ticchetta, ricordando la fine oramai prossima del periodo fertile, provocatore anzichenò della morte sociale e dell’indispensabilità ai fini della specie della donna stessa.

Ma anche no.

Beninteso, io adoro i bambini.
Specialmente quelli degli altri.
Inoltre, ora che una mia carissima amica è in dolce attesa, sono in pieno sclero da lieto evento, con tanto di visione di filmino di ecografie (oddio… per poco mi metto a piangere… i piedini! Si vedono i piedini!!!) e scelta di abiti premaman discretamente fashion.

Tuttavia, non sento l’impellente desiderio di progenie mia sulla Terra ed una gravidanza in questo momento sarebbe, oltre che da sottoporre al visto di Benedetto XVI per la omologazione del miracolo, una disgrazia di proporzioni atomiche.

Ma forse è solo perché non ho accanto una persona che questo cose me le fa desiderare.
In ogni modo, anche se non mi sento internamente mamma, sono ancora abbastanza giovane per ricordarmi bambina.

E ricordarmi anche, quando me ne capita l’occasione, delle violenze gratuite perpetrate dalla stragrande maggioranza dei genitori sui propri figli e a tutto vantaggio degli psicologi che, per il resto della loro vita, tenteranno di inculcargli l’autostima persa dietro lauto compenso.
Tutte fatto per il bene dei figli, eh! Sia chiaro!

Anche il genitore più aperto, nel corso degli anni, ha sottoposto il proprio pargolo a torture degne di Guantanamo. Negando, ora che il pupo è cresciuto eed ha superato indenne (o quasi) l'età dell'innocenza, con una veemenza ai limiti dell’isteria.

Sabato pomeriggio, entrando nel mio negozio/spacciatore di fiducia de Denny Rose, ci trovo una ragazzina in età pre-puberale accompagnata dalla madre vestita da diciottenne ma accessoriata con rughe da ultraquarantenne. La tapina è stata costretta ad indossare (e comperare) un inadeguato tailleur gessato blu composto da giacca e bermuda a mezza coscia, invero orribili in ogni età, ma a maggior ragione tremendi se ti stanno troppo lunghi.

La poverina sembrava un attaccapanni e guardava con occhi da daino la madre gongolante, desiderando alternativamente un machete ed un paio di jeans + felpa non solo più comodi, ma certamente più consoni alla sua età.
Mentre la madre faceva strisciare la carta di credito, mi sono chiesta di quali beffe verrà fatta oggetto la tapina, troppo alla moda e troppo da adulta vestita e mi sono ricordata che lo stesso atroce destino era già toccato a me, incapace di negare questa gioia a mia madre, intenta a vestire la sua poco incline figlia di trine e merletti prima, di abiti troppo da grandi poi, causando (specie durante le già orribili e nefaste scuole medie) prese per il culo ed infiniti traumi sull’inadeguatezza nonché sul mio scarso sex-appeal.
Cioè, già uno si sente uno schifo a quest’età. Vorrebbe giocare con le bambole, ma oramai è troppo grande. Vorrebbe sentirsi Paris Hilton, ma è troppo piccola. Un casino, insomma.

Che dire poi dei genitori iperattivi che coinvolgono i figli in mille attività?
Mi è tornata in mente l’esibizione di piccoli mostri ballerini a cui ho assistito all’interno della convention, in cui tredicenni maschi stretti in tutine modello Cugini di Campagna piene di strass e intagli (indirizzati oramai senza soluzione di continuità verso l’omosessualità anche loro malgrado) ballavano stretti a ragazzine imbellettate a caso col fard impostate sull’ineluttabile “wannabe figa di legno”, per la gioia del genere maschile e del pedofilo della porta accanto.

Negli occhi di questi sciagurati, la consapevolezza di esser ridicoli e la voglia di essere da qualche altra parte: a giocare a pallone, a correre, a chiacchierare con un amico o magari davanti al pc.
Ma non lì, cavolo. 
Mentre negli occhi dei genitori, il brillio sinistro dell’autocompiacimento giustificava il circo al quale stavo assistendo.
E m’è venuto alla mente che pure mia madre c’ha provato.
Mi voleva trasformare in una piccola regina della mazurca e mi iscrisse ad un costoso corso di ballo, certa che questo avrebbe incrementato la mia vita sociale e eliminato la mia timidezza pre-puberale. Alla fine però, dopo che il mio ballerino fu costretto ad un paio di protesi ai piedi e dopo infinite testate al muro dell’insegnante, conscio della propria inettitudine nell’insegnarmi i rudimenti del valzer viennese, tra lo scorno parentale fui assecondata ed iscritta al corso di tennis.
Felice e soddisfatta.
Averlo saputo, l’azzoppavo il ballerino.
C’aveva pure i brufoli.
E l’occhio bovino.
E provò pure ad infilarmi la lingua in bocca.
Ma pensa te.
SCANDALO!

Tralasciando la falsa retorica sulle tendenze dei genitori a rovesciare sulla prole le proprie ambizioni fallite ed i propri sogni violentemente sfumati e bla bla, bla bla, mi basta solo dire che molto spesso la buona fede con cui sono compiute queste piccole nefandezze (e mia madre era in buona fede) non le rende meno frustranti per i ragazzini che le subiscono.
Anzi.

Certo, io non sono madre, né probabilmente farò mai parte della cricca genitoriale.
Quindi non ne capisco niente, non posso giudicare e sono zotica.
Ma di me bambina/ragazzina mi ricordo.
E voi?
Ve lo ricordate?

Ah, lascio il capitolo "Piccola Phoebe majorette per costrizione" ad un'altra puntata.




Non ve la prendete, eh...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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8 marzo 2006 3 08 /03 /marzo /2006 13:09

Oggi è la Festa della Donna.
A parte la stupidità della festa, il suo evidente intento discriminatorio nei confronti del gentil sesso e l’inutilità dei maschi che ti fanno gli auguri ma poi si dimenticano il tuo compleanno, credo comunque di meritare un regalo.


No, niente mimosa, please, che io con le piante non ci so fare. Prova vivente ne è il mio povero bonsai, che sta crescendo mango camera mia fosse “La piccola bottega degli orrori” e mi strangolerà nel sonno una notte di queste.

Nemmeno balocchi o merletti, nossignore.
Io voglio un libro.
Ma non un libro facile, un bestseller.
Niente Dan Brown o Alessandro Baricco.

Voglio un libro che mi faccia capire i maschi.
Già.

Poco, eh?

Preso per assunto che non è vero né questo, né tanto meno questo (e io ne sono una prova vivente, mania per le scarpe a parte), io non sono più in grado di comprendere nessuno. Non so più che pesci prendere.

Non riesco più a gestirli, io, i rapporti con l’altro sesso diversi dall’amicizia.
Forse la gente che c’ho intorno mi spiazza, mi confonde e mi porta al surriscaldamento del mio mononeurone. Se poi mi esplode in mille pezzettini, sono affari vostri.

Il passato che ritorna, anche se nessuno glielo ha chiesto né apertamente né in segreto, e da uomo insensibile e, diciamolo, stronzo, si professa pentito ed accessoriato di capo cosparso di cenere, desideroso di coccolarmi e trattarmi come la principessa sul pisello,  perché io valgo.
Pronto addirittura a ricordarsi non solo del mio compleanno (della cui data era ignaro durante la nostra relazione, nonostante segnali velati e missili terra/aria lanciati dalla sottoscritta) ma anche tutte le festività del calendario, compreso onomastico di cui io stessa ignoravo l’esistenza e la vetusta data dell’otto marzo. Sono basita.
Avrà battuto la testa?
O forse sarà lo shock causato dal mio rifiuto di dargliela?
Non lo saprò mai.
E tanto non gliela do. 
Ma questo non si arrende.

Il mio Mr. Big, sgamato allegramente dalla fidanzatina, è tornato nei ranghi di bravo ed ubbidiente bambino, dimentico del nostro strano rapporto. O, forse, ancora più divertito dalla pericolosità che qualche innocente sms ha raggiunto nella sua vita.
C’è chi si droga, dico io, forse dovrebbe cominciare anche lui.
Il nostro strano rapporto, già. Strano, ahimè, quanto inutile. Ed anche se saremo sempre legati per una ragione difficile da identificare… bèh, non lo so. Non ci voglio nemmeno pensare.
Ma la vita va avanti.

La persona che invece veramente vorrei, mi fa dannare l’anima.
Pare non ci siano altre, non sia gay, non nutra manie da serial killer e non dorma con una accetta sotto il letto (ah, no… quella sono io…), che mi voglia bene. Ma il soggetto in questione, appunto, non vuole rotture, non vuole me, va a letto alle nove e saluti al secchio.
Stressato dal lavoro, dice.
Non vorrei mai che fossi io a stressarlo, ed allora baci e abbracci.

Ora, io questa cosa non la so gestire, ché sono abituata a sceneggiate, tradimenti, rotture, pianti, cocci rotti, righe sulle macchine e apoteosi degne di romanzi dell’ottocento.
Ma alla depressione dell’uomo del 2006, francamente no.
Come la gestisco? Io, schiava dell'assioma "mi lasci ergo c'hai un'altra", preferivo avere una concorrente racchia da stendere con la Pegeout 206 grigio Islanda e da lasciare sanguinolenta a terra.
Prima di ripassarla in retromarcia, ovvio.

Ma allora... Ho sempre ragionato troppo per luoghi comuni?
Sono diventata troppo “uomo”, magari anche non volendolo?
Non sono più in grado di cogliere le sfumature di una persona?
Sono diventata così diretta da ammettere solo il mi vuoi/non mi vuoi e se non mi vuoi pazienza?
Se è vero che gli uomini hanno un numero infinitamente più basso di sinapsi rispetto alle donne, come si spiega tutto sto casino?
Non dovrebbero essere le donne afflitte da problematiche sentimentali e pippe mentali assortite mentre gli uomini restano schiavi del vizioso circolo cibo-calcio-pisello?

Non sarà mica che gli uomini hanno lo stesso numero di neuroni, ma si rifiutano di usarne più di un tot per ragioni culturali, politiche, sociologiche?
Certo, sarebbe una grande scoperta.
Da Nobel.

Stai a vedere che divento famosa...

Ah, dimenticavo.
Auguri, donne.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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3 marzo 2006 5 03 /03 /marzo /2006 16:56

Per salvare il blog dalla paranoia nichilista e dalla depressione e me stessa dalla visione ripetuta nella mia mente degli ultimi episodi salienti della mia vita (e senza considerare questo fastidioso mal di denti, che mi fa desiderare ardentemente di avere la dentiera) ho cercato di impegnare i prossimi giorni in una sfilza di impegni senza sosta.

Così, giusto per non aver tempo di piangermi addosso guardando il Festival dib sanremo, autocommiserando me stessa e la mia cellulite.

Ergo, il mio fine settimana sarà sfavillante, mondano e casinaro. O almeno, questo è sicuro, pieno.
Ma proprio PIENO.

Stasera
Concerto del grande vecchio, che approda a Perugia alle 21 e 15. A me e al solerte Giacomo i biglietti sono stati gentilmente forniti dagli inferi, a cui stiamo approntando un busto in marmo ricoperto di foglie d’oro a grandezza naturale.

Sabato mattina
Shopping!!!  Sta per arrivare la primavera e quindi l’estate, insomma il caldo. E per me non c’è momento migliore per sputtanare qualche euro in colori accesi e canottiere che poi guarderò languida finché il clima esterno non sarà per lo meno sufficientemente adeguato. Quindi, puntatine rapida al mercato e poi di corsa verso i miei negozi favoriti, !

Sabato pomeriggio e domenica
Siccome sono folle, e chi è folle ha sempre un discreto seguito, io e le mie amiche ci siamo iscritte alla Convention dell’Anno. Non dieci, non dodici, ma ben 15 ore di lezione con presenter provenienti da tutta Italia nonché da tutto il mondo.

Domenica sera
Svengo a letto, o tutt’al più mi metto a guardare uno dei miei telefilm preferiti che, come al solito, conosco solo io e altre 4 o 5 persone.

Dopo un fine settimana così, il lunedì tornare al lavoro sarà rilassante.
E di sicuro, vedrò tutto sotto una luce migliore, rilassata.

E magari sarà arrivata la primavera….

Update di lunedì 6 marzo: Non piove. NEVICA.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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