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23 dicembre 2005 5 23 /12 /dicembre /2005 10:05

...Buon Natale!!!!

Passatelo mangiando il pandoro (o il panettone, se l'uvetta e i canditi vi piacciono, a me no!) e ubriacandovi di spumante.
Passatelo con le persone che amate, ringraziando Dio di averle ancora vicine.
Passatelo coi bambini che avete intorno, dimenticandovi solo per un giorno di essere bimbofobici.
Passatelo sereni e tranquilli, giocando a tombola e a Taboo.

Passatelo bene e state tranquilli...

Per fortuna, passa in fretta...

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21 dicembre 2005 3 21 /12 /dicembre /2005 17:39

E’ Natale, tempo di regali, di buoni propositi, di strenne ed omaggi. E anche la nostra rivista umoristica preferita quest’anno ci fa un regalo degno di nota. No, non la solita borsa buliccia, lo specchietto o il mascara urticante.
Ci regala qualcosa di molto più utile: uno spaccato del mondo maschile indescrivibile, quello che noi donne non osiamo nemmeno immaginare. In poche parole Men’s Health.

Le sue gesta spettacolari sono arrivate al mio orecchio, ma mai avrei osato avventurarmi tra le sue pagine se questa perla non mi fosse capitata gratis tra le mani.

Sorvolerò sull’assoluto maschilismo di questa rivista, che tratta le donne alla stregua di bambine deficienti malate di shopping, derubricando la passione per le scarpe ad insana mania quando tutti sanno che su un tacco 12 non si scherza. MAI.

Devo dire che con Adrien Brody in copertina, la rivista si presenta discretamente bene. Affascinante ed intellettuale. In assoluto uno dei miei attori preferiti. Bene, bene.

Diamo un’occhiata agli strilli in copertina… 

  • Sopravvivi alle feste! 126 consigli di stile, look, alimentazione, shopping… 126?????? Ma accidenti, non saranno un po’ tanti?? 126?????? Ma accidenti, non saranno un po’ tanti??

  • Dimagrire mangiando: 35 cibi che ti faranno perdere peso. Sì, sono acqua, aria, poi di nuovo acqua. E quindi tre porzioni di aria. Il resto fa ingrassare, o comunque fa ingerire calorie. Non esiste proprio! Queste cazzate le scrivono pure i mensili femminili, tutto ciò mi consola. Anzi, mi atterrisce, pensandoci meglio… possibile che gli uomini abbiano le stesse paranoie delle donne??? Però.. c’è anche la ricetta del tiramisù light, fatto con la ricotta…

  • Alcool. Basta Postumi!! Eccerto, basta non bere troppo!!!

Entrando nel giornale, patinato e colorato come una rivista femminile, identico persino nel formato pocket al mitico, la cosa che lascia più basiti è la totale vacuità dei contenuti e la mancanza dell’ironia che pervade (secondo me) il mitico Cosmopolitan.

Subito incappo in perle da antologia degne dell’enciclopedia del trash (e sono ferma a pagina 15 ancora!!): "Il palo di Natale – regalale un corso di lap dance" con Kate Moss che si dimena nel video di "I Just Don't Know What To Do With Myself" degli White Stripes.
Giuro, se un mio ipotetico fidanzato mi regalasse una cosa simile, del palo farei un uso completamente diverso. Indi, ecco a voi la moda, così tamarra che Costantino è un signore in confronto. Giuro, se uno mi si presenta ad un appuntamento vestito così, muoio lì per lì strozzata dalle risate.

Si prosegue con un interessante articolo su come smacchiare tracce di rossetto dalla camicia o il sugo dalla cravatta. Ma all’improvviso, nel nulla, eccolo.

MERRY SEXMAS: RENDI BOLLENTE IL TUO NATALE CON I NOSTRI CONSIGLI

Cioè, a parte che il giochino di parole è squallido e pure blasfemo, gli uomini leggono questi articoli per un motivo diverso dal farsi quattro risate?
Non voglio pensare che nel momento dell’approccio tengano conto dei consigli di uno psicopatico a cui hanno tolto la camicia di forza giusto il tempo di buttargliela in lavatrice.
Ma andiamo ad analizzare.

Il sedicente giornalista afferma che è scientificamente provato, il seno delle donne si arrossa durante i preliminari, indicando all’uomo che quella è la strada giusta su cui proseguire. Così giusta che il seno può aumentare in quei momenti del 25%. Ora, vabbè che c’ho la seconda, ma delle due l’una: o ho incontrato sempre sdatti velenosi, o è una cavolata allucinante.
Veniamo alle ciglia.
E’ matematico, afferma il giornalista: se una donna sbatte la palpebre più di 15 volete in un minuto prende la pillola e proprio per questo certa un uomo macho, in quanto squilibrata ormonalmente. E se, più semplicemente, come me portasse le lenti a contatto? E comunque, chi è che sta a contare quante volte il partner sbatte le ciglia in un minuto?
Per non parlare della sezione "proprio là", già abbastanza squallida nel titolo, in cui lo pseudo-giornalista ricorda che una donna è mediamente più infoiata due settimane dopo il ciclo, per cui penna e calendario ala mano, segnate le date!!!!! Ah, occhio che sennò vi ritrovate in tre…

Non siete ancora paghi?
Non siete sazi di news?
Andando sul sito della rivista, poi, come farsi mancare i consigli del giorno?
SESSO: L’ultima parola lasciala pure a lei (Oh, grazie eh!)
FITNESS: Cavallo di ferro, cuore d’acciaio (Cioè??)
SALUTE: Basso è protetto (Nel senso che sei non sei alto sei più in salute?)

Ora, non che Cosmopolitan sia la Bibbia, né tantomeno un giornale intelligente.
Ci mancherebbe.
Anzi. Figuriamoci.

Però preferivo la borsa...

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19 dicembre 2005 1 19 /12 /dicembre /2005 11:34
Non so quale santo o quale neurone impazzito mi abbia spinto a tentare per la seconda volta l’esame per l’iscrizione all’albo degli avvocati.
Tanto più che io l’avvocato non lo farò mai, faccio e voglio fare tutt’altro. Ma come dice Barbara, mia compagnia d’avventure, non solo accademiche, dall’università in avanti "non si sa mai cosa può accadere e tutto serve nella vita".
E va bene, ok, tentiamo.
Stressiamoci la vita e tentiamo, che tanto il 50% abbondante di chi tenta l’esame lo fa per sfizio perché ovviamente nel frattempo, per non morire di fame, si è riciclata in una qualche altra attività che col diritto c’entra come i cavoli a merenda

Dopo due mesi di studio approssimativo nei ritagli di tempo, sbattimenti perché il mio spirito da secchiona mi impedisce di essere approssimativa senza sognare la maestra della terza elementare che mi insegue col righello spianato, la tanto temuta terna è arrivata.

So per esperienza diretta dell’anno passato che sarà alienante ed orribile, ma oramai è deciso: si va’ in scena e ci vorrà tutta la grinta che ho e pure qualcosa in prestito.
Ho anche deciso che, nella probabile eventualità di una bocciatura, mi concedo solo un altro tentativo.
Mi devo dare un termine, cacchio.
Poi basta.
Anzi, poi vado a farlo in Spagna che almeno è caldo.

Primo giorno.
Già la location scelta è indicativa: la caserma per allievi ufficiali "Gonzaga del Vodice" di Foligno. Sempre meglio dell’anno passato, in cui la mattanza si è svolta in un posto oltremodo equivoco per un esame, ma adeguato allo spirito ed alla reale portata dello stesso. Tanto per essere chiari, Foligno dista ben 55 km da casa mia, e vista la probabile assenza di parcheggio non a pagamento, io e la biondissima Barbara abbiamo optato per la soluzione più geniale del mondo: il treno.
Geniale ed economica, non trovate?
Partenza alle 7.
Per intenderci, è ancora buio e fa freddo. Arrivo alle 8 e spiccioli, con la terrificante scoperta che Foligno è probabilmente la città più fredda e ventosa dell’emisfero boreale. Dopo due ore in fila come ad Auschwitz sotto una tramontana battente, controllo documenti, perquisizione borse, metal detector e rotture di balle assortite tutte compiute sotto zero, entriamo nella sala in cui si svolgerà l’esame.
E scopriamo che è GELIDA.
No, non inospitale, proprio GELIDA.
Perché, mi informa il maggiore capo, sopra i 15 gradi poi procreano i batteri.
Bene.
Meraviglioso.
Voglio far parte del comitato per i diritti civili dei batteri.

Come al solito c’è gente di tutti i tipi.
Attempati. Madri che allattano. Donne incinta. Sordidi figuri che trovi a fare l’esame, sebbene in giro si spaccino come avvocati.
Ritrovo tutti i miei vicini dell’anno scorso, compreso quello carino seduto dietro di me. Studiamo sinergie, diciamo cazzate nell’attesa. L’area è gestita da militari dell’esercito che regolano con rigore e disciplina le file al bagno, con uno zelo e una voce tagliente pari solo ad "Ufficiale e gentiluomo".
Aspetto di vedere comparire Richard Gere da un momento all’altro.
Allucinazioni varie e pinguini che mi ballano intorno la macarena.
Insomma, tutto regolare.

Passano le sette ore nel gelo totale ed il parere di diritto civile è andato.
E mi sembra anche di averlo fatto bene.

E tanto perché eravamo belle tranquille e soddisfatte, il viaggio di ritorno si rivelerà un incubo. Il treno ritarda, si ferma, riparte, si spengono le luci, si riaccendono. Un incubo in cui sogno di uccidere Neri Marcorè, Ricky Tognazzi, Stefania Rocca e tutti quelli della pubblicità di Trenitalia. Due ore e trenta per cinquanta chilometri.
Vaffanculo Trenitalia.

Secondo giorno
Fa sempre più freddo e oggi c’è il parere di penale, materia in cui zoppico perché non l’ho mai praticata. Però, per antonomasia, il parere di penale è più facile del civile.
Infatti.
Sti gran cazzi.
Il presidente della commissione detta i due pareri che verranno poi definiti dal solerte Giacomo come "sulla fusione a freddo". Impossibili, didascalici, orribili. Credo che l’80% dei presenti si sia sputtanato l’esame, anche perché i commissari cercando di aiutare i poveri candidati hanno ancora di più incasinato l’incasinabile.

Ma almeno il treno per tornare a casa è stato puntuale.
Crollo a letto, desiderando solo che sia tutto finito di già.

Terzo giorno.
Semi congelati, tramortiti, con le tasche ed i codici gonfi di bigliettini, stufi e con una voglia inspiegabile di tornare alla propria vita quotidiana, ci apprestiamo all’ultima prova: l’atto giudiziario.
Io e Barbara iniziamo a dare segni evidenti di squilibrio, immaginando scenari fatti interamente di scarpe, tutti i tipi di scarpe; ma di preferenza con il tacco 12.
Prima dell’inizio, riesco a strappare al tizio carino dietro di me sia il numero di telefono che la promessa di una cena. Non male. Quest’esame forse non sarà poi tutto da buttare…

In caserma fa sempre un freddo porco ed all’amenità del luogo alle 14 e 30 si aggiunge un terremoto abbastanza forte da farci sobbalzare tra le urla del maggiore che invocava la massima tranquillità. Urlando. Notoriamente, il modo migliore per tranquillizzare la gente.
Finisco in un tempo decente che mi permette di scappare col treno delle 17 a casa, lasciandomi alle spalle tutto ciò fino a giugno, quando usciranno i risultati.



Tornata al mio lavoro, al mio tran-tran e alla mia comoda scrivania, mi sento liberata.
Sarà quel che sarà, più di così non potevo fare.
L’inutilità e l’aleatorietà di quest’esame è così snervante da renderlo odioso a tutti, commissari compresi. Siamo l’unico paese con l’iscrizione agli albi, elitario retaggio dell’era dei comuni.
Serve ancora?
Non basta il mercato per adoperare una selezione?
Siamo ancora il paese dei privilegi e dei privilegiati?
Per me il titolo rappresenterebbe solo una riga in più sul curriculum, ma chi invece vuol esercitare davvero è giusto che venga allegramente preso in giro con regole e regolamenti assurdi?
Perché non basta far bene, non serve solo quello. Ci vuole anche una discreta botta di culo. Oppure un calcione sempre lì. Ma bello forte, eh!
Non sarebbe meglio concedere la possibilità di esercitare solo con il conseguimento della laurea? Oppure, che ne sò, dopo due anni in maniera automatica?
Non si eliminerebbero tutti i piccoli privilegi e la riduzione in schiavitù di centinaia di poveri praticanti che a 30 anni suonati penzolano ancora in fondo alla catena alimentare del diritto?
Come dite, sono troppo anarchica e devo farmi gli affari miei?

Bèh, aspettiamo giugno…

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9 dicembre 2005 5 09 /12 /dicembre /2005 17:03
Eccoci.
Ci siamo.

Passato il punto focale dell'Immacolata Concezione, anche coloro i quali avevano dominato la propria impazienza con dosi massiccie di valeriana ora possono cedere ad un'orgia di lucine, candeline, decorazioni in pasta di sale, Babbi Natale e neve finta.

Sta arrivando Natale.

Impossibile non accorgersene.

E se le tasche degli italiani sono più vuote, pazienza. Arriva il Natale.
E se Apophis colpirà tra 31 anni la Terra aiutando la nostra ineluttabile e lenta estinzione a favore di creature più meritevoli ed intelligenti dell'uomo, chissenefrega. Arriva il Natale.
E se la Val di Susa insorge tutta contro la TAV, grande opera paragonabile solo al Ponte sullo Stretto ed al Colosso di Rodi, che rischia di danneggiare l'ambiente (ma è vero che sotto la Val di Susa c'è l'amianto?), poco importa. Arriva il Natale e siamo tutti più buoni.

Arriva?
Ma come? Non lo senti?
Jingle Bells, Jingle Bells!!!!
Let it snow, let it snow, let it snow!
Non lo senti davvero???
No, cavoli, non lo sento.
Tu sceeendi daaalle steelleee!!!
... Santa Claus is coming to town!!
Sì, vabbè, decorazioni, lucine, odore di pino... ma che sarà mai a parte il miracolo del consumismo?
Non è vero che la gente è più buona sotto Natale, basta entrare in qualsiasi negozio per accorgersene. La gente è inferocita, le file assurde, la lotta all'ultimo pandoro in offerta alla Coop è spietata. Sembra quasi di essere sotto saldi, se non fosse che i prezzi sono quelli pieni, purtroppo.
Ma dai, smettila!
Non lo senti?
Christmas, Christmas time is near,
time for toys and time for cheer!

E basta con sto cazzo di campanelle!

Sarà che devo studiare per l'esame, sarà che quest'anno il 25 dicembre verrà lo stesso anche se la mia nonnina non c'è più, è come se mi si fosse squarciato un velo davanti agli occhi.

Andando in macchina su per Via XX settembre, invece di notare quanto le luci siano belle appese lì come candele fluttuanti nel nulla, ho pensato subito che ce ne era qualcuna, anzi di più, fulminata e che invece di alberelli e stelline il tutto aveva l'effetto comico di creare figure degne di un Picasso ubriaco.
Il Babbo natale che balla e canta dal bancone d'ingresso della palestra mi irrita e mi fa pensare alle decine di bambini cinesi che magari l'hanno assemblato e cucito. Che poi, si sa, Babbo Natale come lo conosciamo noi l'ha inventato la Coca Cola, signora mia. E' risaputo.

Per farla breve, mi sembra tutto un po' troppo finto, commerciale, dovuto. magari, c'è un perchè se il mio film di Natale preferito non è uno di quei zuccherosi polpettoni dove gli angeli rimettono tuto a posto ed alla fine tutti si amano e magari vincono alla lotteria dell'Illinois, ma un serio film di animazione. Serio, come solo un film così può essere.
Insomma, vorrei tanto chiude gli occhi e riaprirli l'otto gennaio, a giochi chiusi.
Perchè proprio l'otto?
Perchè l'otto e non il sette, classico giorno post-invasione natalizia, giorno in cui riaprono le scuole e si smantella l'albero??
Perchè il sette è l'infausto giorno. Il tremebondo. Il temuto. Quello del mio trentesimo compleanno...

ARGH!
 
PS. Il blog va in pausa esame fino a venerdì. Fate i bravi, non sporcate e non buttate le cicche per terra. Io non vi posso controllare, che sono senza connessione a casa per colpa di una stramaledetta ADSL satellitare Telecom che non riesco a disdire, ma lui sì. Occhio! E continuate a scrivere a Dillo a Phoebe!

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5 dicembre 2005 1 05 /12 /dicembre /2005 16:54
Ho sbagliato tante volte ormai che lo so già
che oggi quasi certamente
sto sbagliando su di te ma una volta in più
che cosa può cambiare nella vita mia...

Quando ti eri proprio abituato al tuo tran-tran, quando ti sentivi proprio bene a casa tua nel tuo giardino di figure mitologiche assortite e di sicurezze più o meno certe, proprio in quel momento lì, in cui il tuo cuore poltriva in un sano e rassicurante cinismo, proprio allora ecco che si materializza l’arcano.

Un primo appuntamento.
Ma non un primo appuntamento qualsiasi.
Un primo appuntamento con un ragazzo che ti piace.
Esiste l’appuntamento perfetto?
Se sì, speri che sia la volta buona, mannaggia alla Sampdoria!!

Venti minuti davanti allo specchio a farti le boccacce, trovandoti esattamente disgustosa.
Mascara e ombretto qb, una riga leggera di matita, una passata impercettibile di fondotinta (non troppo, ché all’uomo piace la donna naturalmente perfetta, non un puttanone), una ravviata ai capelli, filo interdentale, sbiancante per denti a prova di occhiali da sole Gucci, una goccia di profumo e via.

Ora, il compito più arduo. La lotta intestina, la guerra vera e propria: LA LOTTA CON L’ARMADIO.

Che mi metto, cazzo?
Che mi metto?

No, la gonna no, che sembro sfacciata.
E nemmeno il lupetto, che sembro mia nonna.
E questi orecchini?
NOOOOO!!!
UFFA!!!

Dopo aver mediato per circa 40 minuti tra la voglia di scappare emigrando in Australia con l’intento non nascosto di adottare la tecnica dello struzzo e quella di vestirti da strafica cubista, siamo finalmente pronte.
Eccoci lì.
Poteva venire meglio, ma oramai è tardi.

Regole basilari al primo appuntamento appresa da colloqui fiume con gli amici maschi pronti ad un consiglio affettuoso e desiderosi di sbolognare l’amica del cuore al primo passante:

1) Non essere invadente
2) Non chiedergli di uscire ancora. Semai lo farà lui. Non essere impaziente.
3) Non sbatterti per pagare il conto: se lui si offre, fare solo un modesto accenno a pagare. Se insiste, piantala!
4) Vietato vietatissimo immaginare scenari di Natali non la neve, bambini, vacanze sulla sabbia a rotolarsi o qualsivoglia iconografia derivante dai libri Harmony.
5) Non pretendere di decidere tutto, ma far valere comunque i propri gusti senza essere troppo accomodante
6) Non baciarlo tu, aspetta che sia lui. Ho capito che ti piace, e che c'hai trent'anni e bla bla, bla bla... ma non devi avere fretta!!!
7) Non dargliela al primo appuntamento
8) Non dargliela al primo appuntamento
9) Non dargliela al primo appuntamento
10) Ma soprattutto, non dargliela al primo appuntamento. Chiaro???

Forte di questo insostituibile decalogo, si va in scena.
Perché di teatro si tratta alla fine, no? Non si può essere subito tutto sé stessi, bisogna un po’ mediarsi, specialmente una come me che ha la tendenza a chiacchierare, chiacchierare e chiacchierare come un fiume in piena ammorbando il povero malcapitato che potrebbe avere voglia di scappare veloce come Beep-Beep.

E lo stomaco è annodato, attorcigliato, ti maledici, imprecando contro te stessa.
Ma chi me l’ha fatto fare?
Ma non potevo stare a casa a guardare "La talpa"?

Che poi, tanto sarà come tutti gli altri, magari più noioso.
O più scemo.
Magari gli piace Dan Brown, stai a vedere eh!
No, no, mi dò malata. Ora lo chiamo e mi dò malata...
 
Ma eccolo.
Dopo preparativi e innumerevoli scongiuri, mal di stomaco e chili di lacca, suonano al citofono. Non si può più scappare. 

Un sorriso e all’improvviso passa tutto.
Lo stomaco si scioglie.
Il peggio è passato.
Sarà una bella serata.

E poi?

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29 novembre 2005 2 29 /11 /novembre /2005 10:46
Guardando la televisione è subito chiaro.
Il sesso fa girare il mondo.
Comanda il marketing, la pubblicità, la nostra vita. Il sesso vende e fa vendere.
Manifesti, pagine di giornali, pure la pubblicità del tonno è ammiccante e patinata manco vendesse lingerie francese.
Siamo tutti diventati erotomani?
Oppure?

Oppure la verità è che siamo tutti soli.

Soli in mezzo alla moda che ci costringe ad essere glamour anche per andare a fare la spesa.
Soli con due cellulari e tre palmari.
Soli con la paura fottuta di intrattenere relazioni interpersonali un po’ più intime di quelle conoscenze che ci permettono di avere una esistenza più o meno normale che non sfoci nell’eremitaggio spinto o nella tradizionale misoginia maschile.

Trentenni single abituati ad essere single.

Abituati a pensare alla propria vita senza contemplarci nessun altro dentro.
Può durare?

Andando contro ai miei più primari istinti di consersazione, ho speso molto dell’ultimo fine settimana in attività mondane, frequentando posti che solo fino a tre anni fa erano per me di casa, e che ora sento alieni.
Novella fighetta modaiola, mi sono trovata accalcata per ragioni diverse ad una massa di gente festante per Dio solo sa che cosa, come se ogni venerdì sera andasse adeguatamente festeggiato,  ritrovandomi presto ad anelare il mio libro e la mia gatta ronfante sulle ginocchia per tutto il tempo.

Ora, lungi da me essere diventata una simpatica pensionata che lavora a maglia, mi sono sentita male al sol pensiero di centinaia di corpi che, all’unisono, cercavano di schiacciare il mio.
E vedete di non trovare ignobili doppi sensi sessuali o facili battute.
Non ce ne sono.
Purtroppo.

Abbarbicata nel vippissimo tavolo riservato, ho visto la massa di gente sotto di me ballare e dimenarsi, bazzicare il bar e occhieggiare le prede. Sorridere, sorridere, sorridere.
Con lo sguardo spaesato e speranzoso.
Perché è a questo che tutto si riduce.

Non si va in posti come questo perché la musica è bella, il bar fornito o l’arredamento frutto di una accurata ricerca di design.
Cazzate.
Ci si va per rimorchiare.
Cercare di conoscere qualcuno di interessante, che ci assomigli almeno un po’ e che abbia quel non so ché di romantico ed eccitante proprio come un Harmony promette.
Ah, e che abbia anche un bel paio di spalle, non dimentichiamolo. O di tette, dipende dai gusti.

Non che ci sia niente di male, sia chiaro.

E’ che poi, guardando la fauna locale attentamente, c’è da aver paura. Escludendo portatori sani di maglioncini rosa (orrore) e di pashmina (doppio orrore), lampadati col ciuffo ingellato e occhiali da sole (di notte??) e possessori scellerati di maglie e/o felpe griffate "Baci & Abbracci" o comunque Made in Vieri (ma non giocava a pallone? Cosa lo ha reso stilista? Magari la stessa cosa potrebbe rendere me premio Nobel, chi può dirlo?) della presunta fauna maschile resta ben poco, se non i soliti noti che in una città come Perugia si inseguono spasmodicamente e che oramai non hanno più nulla da dirsi.

Che poi, che gente speri di incontrare in posti così?

Ma, per assurdo, mettiamo che si riesca ad incontrare la persona interessante. Già, perché questa mitologica figura ectoplasmatica ESISTE.
Mettiamo che, non importa dove e come, questa persona voi la incontriate.

Bene, è scientificamente provato: farete di tutto per farvi prendere a pedate e scappare. Lontano, lontano, lontano.
Siete fregati: avete quel che volevate.
Una ragazza o un ragazzo che vi piace e che - oh gioia, oh meraviglia, oh gaudio – sembra stranamente ricambiare questo interesse.
L’avete trovato o ora siete in preda al panico.
Siete fottuti.
Cominciate a tremare.
Volete rientrare nel nido.
Perché rinunciare ai piccoli privilegi della vita da single non è facile.
Perché mettersi in gioco è difficile come fare bungee- jumping con una corda di seconda scelta usata da King Kong.
Perché, come diceva mia nonna, "Se sei arrivata a quest’età da sola un perché ci sarà". Che sia sfiga, pessimo carattere o deformità poco importa.

Certi piccoli meccanismi non si dimenticano.
C’è che diventa difficile saper condividere lo spazio.
Non solo fisico.

Non si parla certo di sesso.
Il sesso è forse il primo step. Il più facile.
Tutti vogliono fare sesso, sembra che sia impossibile parlare d’altro.
Nessuno ha paura di fare sesso, tanto più oggi, con tutte le possibili precauzioni che esistono nel ventunesimo secolo.
E’ il cuore che nessuno vuol toccare.
Che fa paura.
E allora?
Non c’è speranza per chi supera una certa età libero come l’aria?
Abbiamo un bollino si scadenza appiccicato addosso manco fossimo enormi confezioni tetrapack?
Non si può fare proprio nulla?
Siamo spacciati?
Non si cresce mai?
No, non credo.
Penso che alla fine, ma solo alla fine, sia impossibile non riemergere dal piccolo egoismo in cui la vita solinga ci imprigiona coccolandoci. Ci vuole la persona giusta, ovvio. Una con le palle, che sappia tirarci fuori dalla morsa della paura, dall’essere Gollum alla ricerca di un tesoro che non esiste.

Arriverà?
Non arriverà?
Poco si può fare, giusto aspettare. E’ inutile anche andare tutte in tiro al rimorchio cercando chi vuol essere trovato.

Bisogna avere il coraggio di uscire allo scoperto, dalla nicchia di amici così confortable e rassicurante che non ci fa mai mancare il sostegno e le coccole alla fine dell’ennesima liason disastrosa e senza via d’uscita in cui ci infiliamo con la massima consapevolezza.

Nella vita ci vuol coraggio per essere felici.
Bisogna sapere anche rischiare.
Nella vita ci vuol coraggio.
E anche culo.

 

Magari più culo, però. 

 

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24 novembre 2005 4 24 /11 /novembre /2005 10:48

Lo so, io sto blog lo sto trascurando.
E mi dispiace.
Spero non me ne vogliate, ma c'ho il cervello ko.
Il mononeurone mi si sta surriscaldando e lo devo usare con parsimonia.
Troppe cose, troppe.

Alcune non si possono raccontare, son troppo private.
Solo il gruppo di auto aiuto mi può aiutare e salvare in certi casi.

E poi annoierebbero anche la mia vicina di scrivania, che pur continua imperterrita ad ascoltare i miei guai sovvenzionando la mia cellulite con ottimi e sempre gratificanti Kinder Maxi annaffiati con cappuccino fumante..
E ditemi se non sono fortunata.
Cacchio.

Altri casini, invece, si possono raccontare: 

  • Quello che si scrive nei curriculum è tutto clamorosamente falso. Sapevo di scrivere cazzate mentre buttavo giù il mio, ma non credevo fino a questo punto. Poi, l’altra sera, litigando alacremente con una stronza frigida professoressa di latino in merito al giornalino della scuola d’inglese in cui lei voleva inserire 7 articoli di arte e archeologia tutti insieme (in 4 pagine!!) ho capito che "attitudine spiccata a lavorare in team" non è che una colossale mezza verità. Posso lavorare in team, è vero. Ma solo se comando io. E scusate se è poco.

  • Mi sono innamorata follemente di questo sito. Cattivo, acido e pettegolo, direttamente dagli USA sputa vetriolo su tutte le celebrità più fashion. Mi dispiace, ma è in inglese. Se non lo conoscete, sappiatelo. E’ un consiglio da amica.

  • Non ho voglia di studiare per l’esame. La data si avvicina frenetica e io avrò letto sì o no 5 pareri. Non ce la faccio, non mi va. Sarà che sono impegnata al lavoro, sarà che ancora mi brucia la bocciatura dell’anno passato… fattostà che non ho voglia di studiare. E questa è la prima volta per me, perché in genere sono un panzer che studia fino alle tre di notte dopo una giornata di lavoro, non riesco a non tenere fede ad un impegno, sia un esame importantissimo come questo sia una qualsivoglia cavolata abissale. E invece stavolta no. Non ci riesco. Mi sa che mi stan finendo le pile… Qualcuno conosce il modo per ricaricarle?

  • I miei denti del giudizio a destra, sia quello superiore che quello inferiore, hanno deciso di iniziare a ballarmi il merengue in bocca tutti e due insieme. Ora, stordita tra sinflex e antibiotici, vegeto mentre il mio dentista, novello Dr. Carter con gli occhi verdi e l’espressione immalignita dai 1000 euro che gli devo, sta decidendo cosa sarà della mia povera cavità orale. Se c’è un santo protettore dei denti, speriamo mi aiuti al più presto…
     
  • L’ingegnere nicchia. Dopo un primo invito in cui credo di averlo avvelenato al ristorante indiano nonostante la sua buona volontà nel voler conoscere una cucina diversa da pizza&spaghetti&mandolino, nicchia. Tutto ciò avvalora la mia sensazionale teoria, ovvero che io gli uomini non li capirò mai e che, nonostante coraggiosi che si interessano a me ce ne sono, dopo la prima uscita (massimo la seconda, se sono proprio dei duri e puri) si rendono conto di come sono e scappano. Via. Lontanissimo. A meno che non ci nasca una storia di sesso. Ma non è questo il caso. Purtroppo.

  • Mi è arrivato il libro di Houellebecq dopo due mesi dall’ordine su Bol (mortacci loro). Appena finisco il libro da leggere per il Bookclub mi ci tuffo con un carpiato all'indietro da 8,00. Non è malaccio, è una sorta di Codice da Vinci (che tra l’altro è pure uscito 2 anni dopo, copione di un Dan Brown!!!) meno commerciale e deficiente, più sarcastico e meno ammericano. Di sicuro, meno politically correct. Ma non è Houellebecq, ovviamente. E un po’ di sano nichilismo non può farmi che bene in questo momento.

  • Venerdì ci sarà l'addio al nubilato di una mia amica. Io 'ste cose le trovo tristi in sè, proprio. Trenta donne che festeggiano una che si sposa. Che poi, mica muore che le devi dare l'addio, si sposa! Non capisco proprio... Io (non accadrà MAI, ma comunque...) preferirei prendere le mie 3 o 4 migliori amiche e scappare per un fine settimana. Così, insieme. Bah... E comunque, venerdì tutte a festeggiare facendo il trenino.
    Peppè peppè peppè, peppè pè...

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15 novembre 2005 2 15 /11 /novembre /2005 09:52
Siori e siore,
gentile pubblico pagante e portoghesi assortiti, lo so che l’attendevate con trepidazione e batticuore. Lo so che portiamo un certo ritardo, ma i casi della vita a volte prendono il predominio sugli appuntamenti programmati. In ogni modo, squillino le trombe e rullino i tamburi, eccoci ad una nuova puntata di Dillo a Phoebe!

Io lo so, lo so, lo immagino. Non stavate aspettando altro. Bramavate nell'ombra contando i giorni, chiedendovi ansiosamente e disperatamente... QUANDO???

E finalmente... eccoci!
La vostra lunga attesa è finita!!!!

Carissima Phoebe,
scusa se mi permetto questa libertà, ma ti leggo già da un annetto e un po mi sembra di conoscerti. Mi presento.. mi chiamo
Daniela, ho 30anni […]Avrei voluto scriverti tempo fa, in particolare quando hai scritto degli uomini che leggono Coelho. Ho conosciuto in aprile un soggetto rientrante nella categoria coeliana. Avrei dovuto seguire i tuoi consigli. Invece me ne sono innamorata. Storia struggente durata sei mesi, dove io ho tentato in tutti i modi di strapparlo dalla terra e metterlo nel vasetto sul mio comodino.
Zero.
Lui é come Coelho, non ha sentimenti, non si vuole impegnare, un uomo tutto d'un pezzo insomma. E io, povera rinco che non sono altro, mi stimavo con le amichette perché avevo questa storia che non mi faceva soffrire, non c'era gelosia, non c'era niente. Così ieri gli ho mandato un messaggio dove gli dico che mi trasferisco per lavoro a Milano e lui che mi risponde?! Algido e forte mi augura ogni bene e che preferisce non vedermi per l'ultima volta perché lui odia gli addii. Dice che gli dispiace non vedermi più, ma che lui non sarebbe stato capace di rendermi felice e che mi merito di più.
Ora io mi ritrovo con gli occhi a forma di bigné alla crema e non ci salto fuori. Dove ho sbagliato?
Perché faccio vedere a tutti che sono una forte, una dritta, che non voglio impegnarmi, che mi sento single nell'anima e nel pensiero e poi alla fine avrei voluto un finale alla Pretty woman, dove lui mi chiede di non partire con un bel mazzo di rose in mano?

Cara Daniela,
a noi donne del 2005 piace pensare di essere diventate menefreghiste, dure e un po' stronze. A dire il vero, proprio come i maschi che deploriamo tanto.
Clonate, precise, sciupamaschi menefreghiste.
Forti, dure più di Clint Eastwood.
Con il mito dell’indipendenza, del "Io-mi-basto".
Ma non è così.
E' solo fuffa.
Grande, bellissima ed infiocchettata fuffa.

O meglio, in certe situazioni forti e decise possiamo esserlo.
Se una storia è solo di sesso, o non ci coinvolge, pure noi donne possiamo essere maschili nell’accezione orribile del termine.
Ma se il cuore ci fa tump tump non ragioniamo più secondo una linearità che dovrebbe appartenere alla gente normale. Ma nemmeno per scherzo.
Un po’ come, credo e spero, succeda anche agli uomini.
Almeno a quelli normali.
Ammesso ce ne siano ancora in giro.

In tempi non sospetti, dopo una cocente delusione d’amore, la mia guru mi pose davanti al suo perfetto piano d’azione per uscire dalla disperazione a testa alta.
Chi se ne frega dei maschi?
Chi?
Chi lo cercava l’amore?
Ah, no. Non io.
Io sono diventata una puttana intellettuale.
Vedo gente, faccio cose, vado a mostre, leggo libri.
Un sacco di cose.
"Io-mi-basto".

Ovviamente la teoria in sé si rivelò un disastro e lei finì dritta dritta tra le fauci del suo attuale e meraviglioso convivente. Fortunata donna.

In realtà tutte aneliamo all'amore quello da film, con le rose, i cuoricini e gli uccellini che cinguettano. Ma molto spesso non è così.
Non a tutte accade.
Non è così perché la vita in sé non è tutta rose e fiori, non è tutta un cuoricino sbrilucciscoso.

Non è così perché spesso non lasciamo che accada.

Per paura, educazione o fregature prese, spesso va a finire tutto in vacca, e noi dietro sta corazzata di muro. Un muro fatto di negatività, direbbe la mia mamma yoga.
Ma paura di che? Ma paura un po’ di tutto.
Di mettersi in gioco, di soffrire, di rendersi ridicole.
E anche di restare sole.

Ah, dimenticavo. Questo non è che elimina l’ovvio. Il tuo uomo coehliano è proprio stronzo.
Spesso una donna disperata è disposta a credere a tutto.
Anche agli alieni.
Pure al fatto che esistano uomini "coehliani", che non sanno amare, che non sono maturi, bisognosi dei loro spazi, che vorrebbero dare di più, ma porca la pupazza proprio non ci riescono manco a volerlo. A volerlo, infatti. Sono tutte balle. Tutte clamorose balle.
Che poi, povero Coehlo. A me non piace, per carità, ma non è che abbia tutte le colpe del genere maschile su di sè.

Cara Daniela, mi scoccia dirtelo, ma lui è TE che non vuole.
E non perché tu abbia qualcosa che non va. E’ solo così.
E non passerà molto che alla tua dimora milanese giungerà lieta ma non troppo, sussurrata da qualche conoscente, notizia di un fidanzamento lampo dell’uomo coehliano, magari con una tipa insignificante, un po’ cicciona e completamente diversa da te.
Perché?? Perché???
Il perché non c’è, non esiste, è solo così.
E te ne dovrai fare una ragione, Daniela cara, perché sarà così. Da uomo coehliano lui diventerà un cagnolino, magari riottoso, ma pur sempre al guinzaglio.
E con un guinzaglio molto corto.

Sei sicura di amarlo davvero? Anche così? Anche senza la sua meravigliosa aura di bello e impossibile che tutto rendeva simile ad un romanzo delle sorelle Bronte?

Credo di no.
Porta pazienza, cara amica. Tutto passa e lascia solo piccole cicatrici. Niente che un buon fondotinta mat non possa coprire. Per il resto, mamma yoga insegna: la felicità arriverà se sapremo aprirle il cuore.
Forse.

O più semplicemente è tutta questione di culo.

 

PS. Ricordatevi, tatuatevelo sulla mano destra: Dillo a Phoebe!!!!

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10 novembre 2005 4 10 /11 /novembre /2005 14:37

I giornalisti italiani sono in sciopero. Ieri ed oggi niente notizie, niente TG, solo l’indispensabile. Sono in sciopero in seguito alla rottura delle trattative con gli editori sul rinnovo del contratto nazionale di lavoro.
Insomma, soldi o qualcosa del genere, mi pare di capire.
Non perché in Italia non c’è più la libertà di parola (e figuriamoci di satira).
Smentitemi se non è così, resto in attesa.

Nel giorno in cui Silvio annuncia spavaldo che il nucleare è cosa buona e giusta e che al massimo Chernobyl ha reso un po’ meno saporita la nostra insalata (niente che un po’ di aceto balsamico di Modena non possa rimediare, beninteso) e che il ritorno all’energia dell’atomo farà girare certamente la nostra economia come e più del ponte sullo Stretto, i giornalisti scioperano.

Il giorno in cui alle 7 e 40, facendo colazione e mentre il mio cervello elucubrava su quale abbinamento di colore sfoggiare al lavoro e se la maglia rossa fosse o no troppo scollata, i miei occhi hanno incontrato questo, i giornalisti scioperavano.

Fallujah. La Strage Nascosta

La strage ignorata.
L'inchiesta mostra testimonianze e documentazioni evidenti di un figlio naturale del napalm, l’MK77. In pratica, se la mia testolina vuota ha ben capito, una versione ancora più violenta del veleno usato in Vietnam, perché arricchito dal fosforo bianco, ottimo per fissare la morte su cose e persone. Brucia la pelle in modo irreversibile e penetra nel corpo,
carbonizzandolo. La sostanza maledetta esplode a forma di nuvola e chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato: il fosforo bianco brucia le molecole di ossigeno e, una volta sulla pelle, corrode fino all'osso.
Le immagini sono inequivocabilmente forti e orribili.

Poco importa se l’uso di questa merda su civili è vietato dalle convenzioni dell'Onu del 1980 e da una convenzione che gli Stati Uniti hanno firmato nel 1997.
Chissenefrega.
Non è importato a nessuno.
A chi ne ha ordinato l’uso, a chi ha trasportato e stoccata questo schifo, a chi l’ha lanciato a spron battuto come bigliettini promozionali in una giornata di primavera.
Cavolo, si cercava Al Zarkawi, mica si poteva andare tanto per il sottile.

Se ne sono fregati tutti.
La notizia non è nuova, è da maggio che in Inghilterra se ne è fatto un caso.
Ma qui in Italia no.
C’abbiamo troppo da fare noi. C’abbiamo "L’isola dei famosi", Albano e la Lecciso, i simpatici machi imbrillantinati di "Uomini e donne" ed il caso Bonolis a tener banco.

E una indagine come questa va in onda alle 7 e 30 di mattina. Su RaiTre.

Che schifo.
Se solo l’1% di tutto quello che ho studiato alla facoltà di Giurisprudenza fosse vero, oggi Bush, Blair e il caro Cavaliere sarebbero giudicati dalla Corte Penale Internazionale (a cui, ma forse mi sbaglio, i civilissimi USA non hanno ancora aderito) e verrebbero condannati per strage e crimini di guerra.
Che differenza c’è tra loro e Milosevic?
Quale?

Invece ti insegnano solo cazzate.
Cazzate, cazzate, cazzate.

Che schifo.
La mia gastrite peggiora.
Come può guarire?

Ma io sono solo una ragazzina provinciale ignorante e pseudocomunista.
Che ne posso sapere?
Che ne capisco io, di politica? Di disegni più grandi, di benessere, di globalizzazione? Niente, non ne capisco niente. Sono solo arrabbiata, mi viene da piangere e vorrei avere una bacchetta magica per cancellare le atrocità che vengono commesse dall’uomo, aggravate dal falso mito della libertà.

Che schifo.

Ora aprite la finestra e gridate in coro "Forza Italia", se ci riuscite.
Ma qualcuno ci riuscirà di sicuro.

Godetevi la Ventura stasera.

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9 novembre 2005 3 09 /11 /novembre /2005 17:04
La sfortuna non esiste.
La sfortuna è solo frutto di innumerevoli e casuali coincidenze che non vanno ad incidere alla lunga nella nostra vita.
Per la legge dei grandi numeri, eh!
Qui c’è la scienza dietro, mica ciccioli.

Macchè corno, cornetto, fiocco rosso o zampetta di coniglio. La sfiga non esiste, è solo frutto di preconcetti popolari, di false credenze. E dell’ignoranza, sì. Certamente, è frutto dell’ignoranza e della poca conoscenza delle leggi della fisica e della matematica.
Eccerto.
Logico.
Limpido e lapalissiano.

Poi quando succede in sequenza che:

  1. Lycos (l’animadeli) ti sega senza preavviso alcuno l’account free in cui il tuo fido ed impagabile visagista ha appoggiato le immagini del tuo blog. Dramma. E per di più il suddetto visagista si dà alla macchina con chissà quante donne su e giù per la bassa, lasciandoti nel panico. Chè tu le cose in disordine proprio non le puoi vedere, a meno che il casino non lo faccia tu stesso medesimo proprio. Ecco.

  2. Il sabato pomeriggio più piovoso del secolo vai a mettere gasolio nella tua macchinina nuova e siccome diluvia ti fermi al servito sotto casa. Non lo fai mai, di solito vai al distributore indipendente, ma per una volta fai il signore, và. L’australopiteco preposto al semplice compito di elergire il prezioso fluido oleoso si sbaglia e inserisce la pompa verde nel tuo serbatoio. NERO. E ti fa fare 30 km tranquillo e beato verso il tuo appuntamento, atteso ed agognato da tanto: il tatuaggio. Finchè la macchina, immancabilmente, sotto il diluvio, si ferma. Ti tocca quindi uccidere il benzinaio e buttarlo a tocchetti dentro il lago Trasimeno per essere risarcito dei danni. Tre giorni dopo. E ancora ti deve venti euro di gasolio, da escutere al più presto. Sennò, diavolo lupo, dai fuoco a tutta la baracca.

  3. Domenica sei ovviamente vittima di un attacco violento di gastrite per cui, anche se dovresti studiare come un folle e legarti alla sedia come un Vittorio Alfieri sotto psicofarmaci esci di casa rubando la macchina a tua sorella, chè la tua è immobilizzata in officina. Ma né un caffè con un amico, né un alcolico aperitivo in compagnia ti restituiscono il tuo stomaco intatto ed evitano che tu riesca a sognare la sodomizzazione dell’australopiteco tramite la sua stessa pompa. VERDE. Con tutti i meccanici della Peugeot che fanno il tifo.

  4. Siccome sei buono e per di più hai la tendenza a non farti mai gli affaracci tuoi, finisce che decidi di ordinare su Amazon il libro selezionato dall’insegnante per il Bookclub della scuola di inglese e che non è edito in Italia. Che cuore d’oro che sei!!! Certo, il fatto di far bella figura con l’ingegnere non c’entra nulla, eh! E’ solo un caso, un caso ho detto! Ma nel fare l’ordine dei libri usati, capita di non leggere la clausola in Times New Roman 2,5 e di non renderti affatto conto che, ohibò, ogni libro è un ordine a sé e che quindi le spese di spedizione sono 8 come i libri, per un totale di 107$ invece di 32… E ti capita che smani ancora per annullare tutto, attendendo lumi dagli USA, che magari c’aveva ragione pure Bin Laden, e vorresti bestemmiare, ma non ne sei proprio capace.

E’ logico che, in questi frangenti, non è che il mio sistema nervoso stia proprio benissimo. Anzi, c’avrei proprio bisogno di una settimana ai Caraibi, su una amaca, con una pina colada in mano e due sventolatori mulatti tutti muscoli che mi fanno aria con una foglia di palma di almeno due metri quadrati e mi spalmano la crema solare al cocco.

Nell’attesa che il mio desiderio si realizzi, l’appuntamento con il tatuaggio è spostato a sabato.
Ma una cosa mi domando: con quest’aria che tira, è il caso che io ci vada?
Non è che al tatuatore gli sfugge l’ago, no?

Io, intanto, mi metto un fiocco rosso in testa…

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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