Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
24 giugno 2005 5 24 /06 /giugno /2005 09:35
Il mondo è come un pincher nano.
Un attimo è lì che scodinzola allegro e festoso, pronto a farsi grattare sulla pancia. Un attimo dopo, tenta di moderti e ti abbaia contro con una rabbia ed un livore che non credevi possibile fino a 10 secondi prima.
Perchè succede?
Perchè?
Era tutto così tranquillo, pensavi di essere The king of the world, e invece no, non solo non sei niente, ma ti va anche tutto storto.
Tutto.

Non riesci a stare vicino alle persone che ami di più, non sai come aiutarle ed, oggettivamente, non puoi fare niente di diverso che tenergli la mano e raccontare la tua giornata colorandola di falsa allegria per strappare una risata o anche, magari, solo un sorriso.
E sentire il dolore che ti ribolle dentro, sale su fino alla gola, e non puoi fare niente.
Niente.
Niente.
Ma proprio niente.

Assistere impotente al tuo mondo visto da un'ottica diversa, dove le cose per cui prima ti arrabbiavi, sbattevi, magari urlavi o piangevi ora sono piccole piccole, irrilevanti.
Nulle.
Storie che non vanno come dovrebbero e stentano a partire.
Persone complicate come scatole cinesi.
Amici che credevi fidati e veri e invece no, ognuno tira solo acqua al suo mulino.
Soldi che dovrebbero arrivare ma che forse non vedrai mai, perchè altri se li sono già fregati. 
I trentanni che bussano alla porta e te che non vuoi aprire.

Anche scrivere diventa difficile. Specie se senti di non aver nulla da dire.

In mezzo al buio di questi giorni, gli amici veri brillano come diamanti del Sudafrica. Sempre lì, con una parola o un abbraccio.
Sempre pronti.
Un patrimonio prezioso quanto un tesoro si pirati.

E scoprire un Mr. Big reinventarsi amico e giullare solo per te. O quasi.
Finalmente, cominciare a pensare e convincersi che forse non tutto è perduto, che non è il mondo che vuole azzannarti, ma che magari è solo un problema di fasi, di attimi: non è il mondo che si rivolta contro di te.
E' solo la vita la che è fatta così, come un giro troppo veloce sulle montagne russe. Banale, ma vero, un attimo su è poi subito giù. Ma non si può scendere.

Sperando non si slacci la cintura...
 

Condividi post

Repost0
16 giugno 2005 4 16 /06 /giugno /2005 17:53
Il giallo è calato in casa mia.
Un mistero così fitto che nemmeno Jessica Fletcher potrebbe risolverlo.
Tutta la mia biancheria intima di Intimissimi è sparita.
Liquefatta.
Scomparsa.
Me ne sono accorta subito, appena tornata dalla vacanzina in Abruzzo.

Non c'avevo più perizomi.

Un dramma.
Dopo lunghe ed estenuanti ricerche, interrogatori degni di Montalbano e dopo aver consultato il RIS e Gil Grissom quattro sono rimaste le ipotesi plausibili:
1) il mio cane se ne è fatto una scorpacciata ed è per questo che mi guarda con gli occhi nocciola adoranti   
2) un ladro feticista segretamente innamorato di me è entrato in casa mia e s'è rubato tutta la mia biancheria. In questo caso se la tenesse pure, ma non voglio nemmeno immaginare cosa ci sta facendo.
3) mia sorella ha creato un traffico clandestino su Internet e sta diventando ricca   
4) è stata LEI prima della partenza

Calcolando le probabilità e memore dei libri di Sir Arthur Conan Doyle sono giunta alla spiacevole conclusione che la teoria più accreditata non possa non essere la numero 4.

Dopo urla, invettive contro Lenin, Tolstoj, Putin e la Russia tutta, dopo essermi incazzata come un giaguaro da combattimento e aver provato un rito voodoo che portasse all'incendiamento per autocombustione spontanea durante l'uso della refurtiva, ho deciso di non prendermela, di seguire i consigli della mia mamma zen, di deporre gli strumenti della santeria e di cogliere l'occasione per rinnovare il mio intimo.
Che, detto tra noi, è sempre stato considerato un po' spartano.
Così mi sono recata in uno di quei grandi magazzini che hanno un po' di tutto, dalle spille da balia ai motorini e mi sono diretta al reparto intimo.

A parte lo scoprire perizomi da uomo di cui avrei volentieri evitato di venire a conoscenza, ho scoperto che un po' tutte le simil-gnocche della TV sono testimonialdi questa o quella marca di abbigliameno intimo. Che poi, mi chiedo... perchè?

Se io donna devo comprare un paio di mutande, che valore in più mi può dare sapere che Manuela Arcuri usa le stesse che voglio io?
Venire a conoscenza che le letterine adorano queste culotte mi potrebbe cambiare la vita? 
Scoprire involontariamente che Aida Yespica si trova comodissima con quel reggiseno che la fa due tette tante, secondo loro mi invoglia a fare qualcosa di diverso che dare fuoco al suo cartonato al centro del grande magazzino, magari ballandoci intorno?
Sarebbe molto più producente, cari pubblicitari, se ci metteste qualche bel maschio svestito a fare certe pubblicità. Scommetto su un incremento verticale delle vendite.Sempre meglio di tre o quattro sgallettate rifatte.

Ma la scoperta più inquietante è stata quella di venire a conoscenza del fatto che  una campionessa di stile di tale risma  possa produrre e disegnare prodotti destinati ad un pubblico femminile.
A chi può essere venuta cotal malsana idea?
A chi?       
Voglio il nome.

E' finita così che mi sono recata da Intimissimi a ricomprare esattamente ciò che indebitamnete mi è stato sottratto con l'inganno, senza lasciarmi sedurre o tentare da pizzi e lazzi.
Microfibra tutta la vita, insomma.

Ma un interrogativo mi è rimasto: i maschi fanno caso alla biancheria intima di una donna?
Notano davvero un bel completo intimo nel momento topico, oppure è tutta una macchinazione delle indutrie di lingerie e del cinema americano?
E' o no tutta fuffa?
No, perchè a me a parte uno che aveva la fissa di voler strappare il perizoma coi denti, non è mai capitato un uomo che apprezzasse tal mercanzia. Peraltro, c'è da dirlo, alquanto costosa.

Rimango con la microfibra per stavolta, và...
 

Condividi post

Repost0
14 giugno 2005 2 14 /06 /giugno /2005 11:39

Adoro la moda.
Sono totalmente schiava della moda, dei cataloghi, del fashion , più in generale, diquellochepiaceame.

In particolare io adoro le BORSE.

I miei amici lo sanno, non resisto.
Per quanto possa essere minimalista in fatto di vestiti, poco eccentrica in fatto di abbigliamento, se c'è una borsa minimamente kitch nel raggio di due chilometri deve essere mia.
Ne ho collezionate nel corso degli anni davvero dei bei esemplari, sempre sfoggiati con la giusta convinzione.
Alcune bellissime perla a cui sono particolarmente affezionato sono:
- la borsa con la foto di Marilyn
- la borsa rosa piena di piccolissime pietre comprata in un outlet romano insieme alla mia Guru
- la piccolissima pochette tutta-tempestata-di-pietre-preziose acquistata a Riccione.

Tuttavia, questa insana passione è ostacolata da un grosso e vistoso problema.
No, non è quello (seppur rilevante vista l'impossibilità manifesta da parte mia di appropriarmi di una delle bellissime borse di Gucci) della vil pecunia. Il problema è ben più grave. La moda ed il senso estetico dominante, nonchè il mio, vogliono borse sempre più piccole e strette.

Mentre li uomini, lo avrete notato, conducono esistenze spartane fatte del magico trittico portafogli - cellulare - chiavi e l'anacronistico ed eventuale classico pacchetto di sigarette, noi donne non ci sentiamo libere ed autonome se non ci portiamo dietro una parte (importante) della nostra casa.
Questo spartano dovere alla leggerezza, sancito dalla moda che impone borsette più piccole del chihuahua di Paris Hilton, se mi piace in astratto, proprio non mi si confà nella cruda realtà.

Queste borsette dai nomi da panetteria parigina e dalle dimensioni ridotte, concupite dalla maggioranza delle donne e adorate sulle riviste patinate, dimostrano tutta la loro inutile geometria davanti alla ridondanza della mia Pinko Bag, scelta per le dimensioni decisamente "importanti" e per la sua smisurata capacità contenitiva.

Avete indovinato, siori e siore, sono proprio io!
La discendente in linea diretta della saccente tata Mary Poppins, la cugina di secondo grado di Doraemon, l'adepta devota di Eta Beta (ma parlo meglio).
Come una diligente lumachina, sono condannata a trascinarmi dietro buona parte della mia casa, nella remota eventualità che possa accadere qualcosa di imprevisto. Che, puntualmente, accade, ma per cui ovviamente non ho cura nella borsa.

Una delle operazioni nelle quali devo applicarmi più spesso nell'arco della giornata è quella di ravanare con la frenesia di un criceto davanti alla ciotola dei semi nella mia borsa, alla disperata ricerca di qualcosa che, secondo l'ineluttabile legge di Murphy, si trova esattamente sotto tutte le altre causandomi scene di imbarazzo da antologia.
Cerco la penna? Ecco che salta fuori la bustina viola dell'assorbente. Mi chiedono un fazzolettino? Ecco che esce fuori la boccetta del Pep. Dove ho messo l'agenda? Spuntano allegri i calzini da palestra che all'ultimo secondo mi sono ricordata di prendere per precauzione.

Gli psicologi ammmericani, che loro sì che ci capiscono nella psiche umana, sono giunti alla conclusione che nella nostra borsa noi donne portiamo a  spasso tutte le nostre nevrosi, anche le più nascoste. E la riempiamo di cose, la ingozziamo a dismisura di inutilità (o quasi) come a placare le nostre vulnerabili insicurezze, le nostre debolezze, le vanità frustrate.
Ok, fin qui mi può anche andare bene.

Ma se avesse ragione Freud, sostenendo che la borsa rappresenta simbolicamente l'utero?

Fosse vero, nel mio c'è un po' di casino...


Condividi post

Repost0
10 giugno 2005 5 10 /06 /giugno /2005 13:06
Non pensavo che già fosse stagione.
E poi, col freddo degli ultimi giorni, proprio non me l'aspettavo questa apparizione improvvisa.
Così.
Dal nulla.

E invece mentre tornavo a casa attraversando le colline  all'imbrunire, stregata dal tramonto rosa che colorava il cielo e le nuvole mentre il sole si tuffava nel lago, ne ho vista una.
No, non era un UFO, non c'aveva nemmeno le antenne.
E nemmeno una fata dei boschi scappata alla ricerca dell'amore lontano dalla tranquillità dei pini.  
Era proprio lei.

Una lucciola.

Sola, isolata, galleggiava sopra un campo di papaveri addormentati proprio davanti a casa mia.
Evanescente ed ignara del mondo, inconsapevole del fatto che presto i bambini usciranno dalle case per cacciare lei ed i suoi simili e sacrificarle alla Dea del Soldino.
Come ho fatto io per tanti anni, da piccola.
Dopo la caccia. stavo lì al buio della cucina a guardare le piccole lucine sbattere contro il vetro del bicchiere rovesciato, chiedendomi quale fosse la magia misteriosa ed unica che la mattina faceva comparire il foglietto da 500 lire proprio lì. Accanto alle lucciole.
Soldi importanti, soldi per le figurine.
La mattina poi, saltavo giù dal letto in canottiera e mutande, ansiosa. E sempre rimanevo stupita.  
 
Finchè ho capito.

Finchè trovare quegli insettini marroncini raggrinziti nel rigor mortis non mi è piaciuto più.
Ma le lucciole sono ancora speciali per me, sanciscono l'inizio dell'estate, sanno di promesse da mantenere, sono la cosa più simile alle fate che il mio occhio abbia mai visto.
E' un peccato che molti bambini di oggi non ne abbiano mai vista una, accecati dai bagliori della televisioni.

Magari sono fate davvero...
 

Condividi post

Repost0
8 giugno 2005 3 08 /06 /giugno /2005 11:12
Nonostante l'apparente cinismo da me sviluppato nell'ultimo anno di vita, devo ammettere a malincuore di avere ancora una idea troppo romantica, lineare e aulica dell'amore.
Magari anche una idea sopravvalutata.

Che poi in fondo, magari è pure vero che l'amore è un sentimento sopravvalutato. Pensiamo che tutto giri intorno a lui, che solo per lui valga la pena vivere, ecc, ecc. e magari (o sicuramente) è solo un'idea inculcata a forza nei nostri cervellini da anni e anni di morale, di libri melensi e stucchevoli.
Ma questa è un'altra storia.
Io ho imparato l'amore da bambina, come tutti, guardando il mondo intorno.
Ed intorno c'erano i miei genitori. Una coppia affiatata.
Con un amore strano, litigarello specie quand'ero piccola. litigavano per qualsiasi cosa, dal telecomando a chi dovesse innaffiare il giardino e portar fuori la spazzatura.
Litigavano, litigavano, e io non capivo che quello era il loro modo di amarsi, che il fare pace ed l'azzuffarsi era il sale del loro rapporto. Ero piccola, sentivo urlare e avevo paura.

Ora che la vecchiaia ha smorzato toni e scenate e che son venuta su a dolori psicosomatici, ho imparato a capirli. Ed a capire anche che non tutto è canonizzato.

Retaggio dei miei genitori, capaci di litigare tre giorni su chi avesse lasciato morire di sete una povera begonia innocente sul terrazzo, è la totale incapacità di essere gelosa in senso siculo. Cioè, se c'è da nasare, non sono mica stupida. Ma nemmeno paranoica.
Mio padre e mia madre per gelosia non l'ho mai visti litigare.

Il mio genitore maschio, per quanto la sua masconilità lo renda vulnerabile nelle sinapsi, crede fermamente nell'essenzialità della fiducia.
Hanno interessi diversi, i miei genitori.
Lei fissata con lo yoga, tre volte alla settimana non c'è nemmeno per la regina Elisabetta, lui malato di calcio capace di andare allo stadio pure se fuori nevica (e io con lui...). Lei fissata con la letteratura sudamericana e ancora innamorata di Che Guevara, lui scettico disincantato che minaccia tutti gli anni di candidarsi alle comunali.
Se fossero gelosi, sarebbero impazziti nel giro di due anni, invece stanno insieme da quasi 40 anni, se si conta pure il novennale fidanzamento.
"E mettiti 'sta gonna che ti sta bene!"
"No, non è vero."
"Ma sìììì!!"
"No, c'ho le gambe secche"
"Vabbè, sembri un po' Pinocchio, ma nel complesso..."
"ANIMALE!!!!"

E alla fine mia madre la gonna non se la mette davvero, mio padre sbuffa ma s'accontenta della moglie taglia 38.

E così sono venuta su riottosa ai giochini di coppia: "Con i tuoi amici maschi non ci puoi uscire", "Con questo non ci devi parlare", "Sta maglia è troppo scollata" e amenità varie del genere, comprese ingerenze nella privacy assolutamente ingiustificate quali ragionamenti scervellanti per carpire la password della mail dell'amato o il PIN del cellulare (che magari poi è un numero a caso...) e poter così scoprire tutto il marcio che sedimenta nella persona che ci sta accanto.
Uffa, non ci riesco. Sono, forse, troppo pigra.
Se una persona tradisce la mia fiducia, se ho dei dubbi, se mi fa stare male reggo un po', magari litigo. Poi saluto e vado.
Sarò troppo lineare, avrò imparato l'amore da due pazzi scatenati e da troppi libri ottocenteschi, ma ho troppo rispetto di me stessa e troppo orgoglio latente per poter solo pensare di giocare a Jessica Fletcher e fare appostamenti sotto casa per vedere se, dove e come si consumeranno eventualmente le mie corna.
Magari non sarò mai stata davvero innamorata, ingarellata in una situazione complicata, con la bussola che non ritrova più il nord.
Magari è facile vivere come vivo ora, sola e allegra in attesa che qualcuno metta il guinzaglio al mio cuore.

Ci riuscirà???

Condividi post

Repost0
6 giugno 2005 1 06 /06 /giugno /2005 21:12

Ero in fila al supermercato e pensavo ai fatti miei. Come al solito, insomma. Poi mi sono accorta che davanti a me non parlavano la mia lingua. E nemmeno dietro.
Insomma, ero o no alla Coop??

Sì, ero alla Coop, ma il mondo è cambiato. Davanti a me una allegra famiglia peruviana o giù di lì comprava fusilli e Coca Cola, dietro due ragazzine slave sfogliavano Cioè.
Il mondo è cambiato davvero, se anche la mia piccola cittadina di provincia s’è colorata così di suoni e visi diversi dal mio.

Il mondo cambia e l’intolleranza cresce. Lo vedo, lo sento nei discorsi. Senti parlar straniero e ti stringi un po’ di più la borsa al fianco, come se un idioma diverso fosse sinonimo di delinquenza.
Il chè, a volte, è pure vero per carità.
Ma a me il telefono me l’ha rubato un italiano, perdincibacco.

In casa mia, per necessità, abbiamo una badante.
Mia nonna sta male e la frenesia della vita moderna ci impedisce di stare tutti a casa.
Non è bello mettersi in casa gente che non si conosce, ma di necessità virtù.
Ne ho avute tante in sei anni: bulgare, rumene, russe. Buone e stronze, belle e brutte. Ne ho viste di tutti i colori.
Una faceva pure la prostituta part-time, mica poco.

L’ultima in ordine di tempo, ma prima nel nostro cuore è Ludmilla, ucraina DOC dai capelli biondo rame e dagli occhi azzurri mobili e spiritosi. E’ stata con noi due anni e mezza, diventando una seconda figlia per mia nonna e una di casa per tutti noi.
Insegnante, Luda, non l’ultima venuta. Una che ha studiato, che non sapeva di Chernobyl e che ha vissuto il benessere apparente del comunismo.
Ma nel suo paese non basta per mangiare, per mandare i figli all’Università. E ce ne vuole del coraggio per prendere ed andare.
Andare in un altro paese, con una lingua che non capisci, usanze che non sai, ideali che non puoi. Clandestina, nemmeno un numero, un’ombra. Si può finire male, così, se non si ha la testa sulle spalle. Se non si ha la forza. In un apese che non ti vuole, che ti respinge. Ma al quale servi, anche se gli scoccia d'ammetterlo.

Due anni e mezza ha vissuto con noi, sotto lo stesso tetto. Ha imparato a fare i tortellini e a bere il vino rosso della vigna, a cucinare la ciaramicola, conosce a menadito i protagonisti di “Cento Vetrine” ed è drogata di “Grande Fratello”. E che c’ha regalato a Natale una vodka che credo sia una delle cause del buco dell’ozono…
Poi la sua di famiglia se l’è ripresa, è tornata in Ucraina ed è giusto così.
Almeno per sei mesi.
Poi, tutto dipenderà dalla mazzetta che saprà dare al funzionario giusto. Magari tornerà.
C’ha trovato una sostituta che non sembra male, Olga, 47 anni e già nonna da quando il figlio s’è inguaiato con la sua professoressa di storia. Non male, sembra abbastanza pazza pers tare a casa mia. ma non è Luda. 
La vita va avanti.

Accompagnandola al treno, davanti a me che le portavo le valigie, le si sono sciolte davanti a me tutte le lacrime che aveva cercato di non buttare fuori davanti a mia nonna e mi ha sussurrato nel suo italiano buffo, russo/perugino:”La mia famiglia oramai siete voi
E pure io ho pianto.

Tornando a casa in macchina pensavo che è per questo che la vita è bella: per le emozioni che ti sa dare. Forti, intense, lunghe o brevi non importa.
Ma sono queste le cose che ti fanno sentire vivo.

L’abbraccio d’affetto di una persona cara che non sai se rivedrai.
Gli occhi sinceri lucidi di commozione.

Sapere che l’affetto non ha nazionalità né frontiere.

Condividi post

Repost0
31 maggio 2005 2 31 /05 /maggio /2005 23:11

Erano giorni che stavo lì a pensarci.
Anzi, facciamo mesi.
Il solo pensiero mi angosciava, agitava, mi metteva ansia. Sudavo freddo.

Ed era un preoccupazione, un piccolissimo tormento in fondo all’anima, come se il becco di Woody Woodpecker mi martellasse il cervello.
E poi, c'era la consapevolezza che le prove che la vita ci impone vanno affrontate a viso aperto, combattute con coraggio ed alla fine, possibilmente, vinte.
Perché la vita è una sola e va vissuta davvero.
Senza remore.
Così l’ho fatto.

I did it.

Ho affrontato di petto (per quel poco che ho, ma vale il principio) la situazione, sebbene fosse davvero critica, come una vera donna.
Come una donna del 2005.

Era lì che mi guardava dal letto, ammiccante e minaccioso.
Sicuro di sè.
Steso lì.
Il mio primo istinto sarebbe stato quello ci prendere un lanciafiamme e dargli fuoco.

Ma non potevo. Ed ho capito di non avere altra scelta.
Ho affrontato le mie paure ed ho vinto alla grande.
Eh, già...


MI ENTRANO!!!!!

E pure senza sforzo, la cerniera lampo viene su che è un piacere!!
Sono riuscita a rientrare nel mio paio di pantaloni bianchi preferiti, quelli di due anni fa, quando ero magra (o meno grassa) e pre-intervento.
Ci sono scivolata dentro senza sforzo e, addirittura, potendoci respirare dentro!!

Dopo esserci entrata e pavoneggiata per almeno un quarto d’ora davanti allo specchio, però, sentivo che c’era qualcosa che non andava. Qualcosa che stonava, strideva.
No, non era la pancetta che usciva fuori dai pantaloni.
Quel rotolino lo vedo tollerabile.
Abbastanza, per lo meno.
E poi, posso sempre trattenere il respiro.
Oppure respirare con un solo polmone, che vuoi che sia.

No, era qualcos’altro.
E’ che i pantaloni bianchi a righine beige, quelli che mi piacevano tanto, alla fine l’ho scoperti un po’ vecchiotti. Sono belli, sì, ma posso fare di meglio.
Sono un po’ usurati e leggermente demodé.

A dirla tutta, non sono mica belli come ricordavo.
Tutt’altro.
Che strana la vita.
Si vuole sempre quello si aveva e non si ha più.

 

Comunque, sono sempre soddisfazioni…

Condividi post

Repost0
25 maggio 2005 3 25 /05 /maggio /2005 19:05

Oggi avevo già pronto un post totalmente diverso.
Me l’ero preparato con cura.
Allegro, sagace, divertente.
Parlava delle mie disavventure, della mia piccola sfiga quotidiana e del fatto che, insieme al 78% dei partecipanti, non ho passato l’esame.
Poi stamattina mi sono svegliata con l’sms di una cara amica che mi annunciava la morte di sua nonna, all’ospedale, dopo una lunga ed estenuante malattia.

Io, egoista, ho subito pensato a come mi sarei potuta sentire io al suo posto, se le mia cara nonnina morisse.
Come mi sentirei a passare tutte le mattine davanti al portoncino di casa sua e sapere che non c’è più.
Credo che il colpo sarebbe troppo forte.

E ho anche pensato che non sono pronta, che anche se malata la voglio con me. Anche se ultimamente ha perso molto del suo spirito guascone e guerrafondaio, della sua sagacia contadina e della sua cultura contadina venuta su grazie agli studi elementari e alla TV.

Mia nonna ha cresciuto me e mia sorella. Se sono come sono, bèh, la colpa è tutta sua.
Della nonna Spina.
Una dura, mia nonna. Che al marito l'aspettava sulla porta il giorno di paga e gli lasciava solo il necessario per comprarsi la ruota nuova per la bicicletta, che il resto serve in casa e ci pensava lei.
Una forte, mia nonna. Che ha preso per i capelli la cugina un po' puttana che le insidiava il marito.

Da giovane, ovvio.
Sta male, la mia nonnina.
L’osteoporosi rischia di finire di rosicchiarsi le sue ossa, e dopo 20 anni di cortisone la sua pelle è come carta.
Ma i suoi occhi sono sempre quelli.

Mi ha insegnato ad affrontare la vita, la mia nonna.
Mi ha anche attaccato tante sue piccole manie, come quella di mettere i piatti a scala nella scolapiatti, che se non lo faccio impazzisco.
Ogni giorno cerco di passarci più tempo che posso, ma tra lavoro e mille impegni non è facile.

E poi non mi è facile. Non mi è facile vederla stare male, giorno dopo giorno.
Senza poter fare proprio niente, senza avere modo di consolarla, perché una bacchetta magica non c’è.
Sapere che una cura non c’è, che ogni anno passato vale dieci, che ogni Natale insieme è un dono del cielo mi fa stare male. Non riesco ad essere serena e naturale come vorrei. Mi areno.
Scappo.
Non è giusto, lo so.
Lo rimpiangerò.
Ma è più forte di me, non riesco a fare molto di più che comprarle le caramelle che le piaccono tanto e stare ad ascoltare le sue storie sulla guerra, i tedeschi, gli americani, e di quando mangiare il pollo voleva dire festa grossa,

Solo per voi intanto, di mia nonna protofemminista posso citare la sua battuta più famosa. Ad una mia amica che si lamentava della mancanza di volontà da parte dei maschi di oggi ad impegnarsi in un rapporto, la sua risposta fu:

"La mi’cocca, pure una volta gli omi erano così. Solo che si sposavano perché dovevano fare il podere!!!"

Condividi post

Repost0
23 maggio 2005 1 23 /05 /maggio /2005 22:14

Come saremo tra dieci anni?”

Eravamo belle stese in spiaggia, al sole, a guardare qualche bel bicipite ed un paio di addominali a tartaruga fare bella mostra di sé parcheggiati sul fisico di uno niente male, quando la Vale se ne esce fuori con questa frase ad effetto.

 “Come saremo tra dieci anni?”

Ecco, questo è uno dei pensieri che sa terrorizzarmi, atterrirmi e lasciarmi senza parole. E chi mi conosce, sa che non è una cosa facile.

Zittirmi, intendo.

Sono rimasta un po’ spiazzata lì per lì, fissa a spalmarmi la mia cremina protezione 4 al cocco sulle gambe.

E mi sono ricordata che, a dire il vero, una domanda simile me l’ero già fatta dieci lunghi anni fa. Come sarebbe stata la mia vita di ventinovenne?
Come me la immaginavo da teenager?

Ero al primo anno di Università.
Il futuro non era un mio problema.
Cacchio, c’era ancora un mucchio di tempo! Ero piena di speranze, di ideali. Tutto era bianco o nero, niente sfumature, tutti contorni netti.
Andavo a  ballare, mi mettevo i pantaloni stampati lucertola, non vedevo oltre l’esame di procedura civile e pensavo che il mondo fosse mio.
Ah, dimenticavo.
Disprezzavo enormemente le “tardone” quasi trentenni che giravano intorno ai miei amici, non consce della propria età e che volevano fare le ragazzine come se il tempo non contasse.

A 29 anni, pensavo, sarei stata diversa, io.

Magari fidanzata col principe azzurro, oppure sposata.

Magari con un figlio.

La vita perfetta.

Realizzata un po' in tutto, anche nei sogni.

Magari, fuori da questo buco asfissiante, polveroso, provinciale,noioso e senza stimoli che è Perugia. Via, in una grande città.

Perché no? In fondo, dieci anni sono così tanti, si possono fare un sacco di cose in dieci lunghi anni.

E invece, eccomi qui.

Niente di tutto quello che immaginavo s’è realizzato.

Sono diventata una donna (er… ehm.. . facciamo una ragazza, và!) con un lavoro, una famiglia, tanti amici e qualche sogno nel cassetto, difficile da aprire in verità.

Sono ancora qui, in questo buco di città che offre parecchio ai turisti ma poco agli abitanti assonnati e riottosi.

Non ho spaccato il mondo, non l’ho cambiato e nemmeno rivoltato come un calzino.

Vivo ancora coi miei, perché non voglio lasciare mia nonna che sta male. So che le darei un dolore andandomene, non capirebbe il mio desiderio di indipendenza che, nella sua mente ricca di saggezza contadina, s’acquista solo col matrimonio, dica quel che vuole la Maria De Filippi.

Insomma, tutto diverso.


E tra dieci anni?

Ho un po’ paura a chiedermelo, a mettere su carta le mie aspettative.

Cosa voglio? Cosa mi aspetto?

Niente è lasciato al caso, siamo noi che decidiamo, bla bla, bla bla. Ma è proprio vero?

Oppure noi non abbiamo possibilità di scegliere ed è già tutto scritto?

Il tempo vola, non è lento come la sabbia in una clessidra. Va molto più veloce di quello che ci si immagina.

Un battito di ciglia e PUF! Gli anni sono diventati trentanove e sei uscita fuori target anche per Cosmopolitan senza nemmeno accorgertene.


“Tra dieci anni come saremo?”

Spero che gli amici di oggi siano ancora tutti nella mia vita, che qualche piccolo desiderio si sia realizzato. Spero di non essere solo ed avere vicino il principe celestino che mi possa rendere felice. E che io possa fare altrettanto.

Vedremo.

Speriamo.

 
Que sera, sera
Whatever will be, will be
The future's not ours to see
Que sera, sera

Cantava Doris Day. Il futuro non lo possiamo vedere, non possiamo sapere chi, come e quando busserà alla nostra porta.
Posso solo star attenta al campanello e vedere che succede.

Intanto, a furia di riflettere sotto il sole, mi sono pure abbronzata..

Condividi post

Repost0
18 maggio 2005 3 18 /05 /maggio /2005 13:06

Quando pensavo di aver capito la psicologia maschile, quando mi sentivo certa di avere un quadro clinico sufficientemente chiaro, proprio quando ero convinta di aver incasellato tutti i più piccoli dettagli così come del fatto che la radice quadrata di 144 è 12, ALLORA e solo ALLORA tutte le mie convinzioni sono andate in piccoli pezzi.
Per cercare di ricomporre questo puzzle più complicato di un tramonto ad Hong Kong, sono obbligata a fare un passo indietro.

Noi donne siamo fondamentalmente e mortalmente delle insicure.
E non è retorica facile, e nemmeno l’allucinante scoperta dell’acqua calda.
Siamo così insicure da pensare che, a rigor di logica, chi ci lascia lo faccia per una oggettivamente meglio di noi: più bella, più alta, con più seno, più intelligente.
Insomma, una strafiga con un QI da paura, emula della miglior Sharon Stone.
E questo perché, in fondo in fondo, non ci sentiamo mai abbastanza patinate, splendenti, stellari come il glamour ed i giornali vorrebbero.

E poi, diciamocelo in confidenza sottovoce: è molto più facile credere di venire abbandonate da un porco materialista che guarda solo le tette e che s’è fatto abbindolare come un deficiente, piuttosto che ammettere la realtà e che cioè c’erano dei problemi, il nostro cervellino faceva cilecca o, più ovviamente, non andava.
Da questo circolo mentale vizioso, nasce il mito dell’ex e il conflitto con le nuove fiamme che poca colpa hanno dei dolori delle abbandonate, ma che è fin troppo facile inquadrare come puttane.
All’onor del vero, poi, come dice mia nonna, spesso a pensar male non si fa peccato.

Ma le nuove esistono, mica si può negarlo. Che poi, il luogo comune "La donna lascia perché non ama più, l’uomo perché c’ha un’altra" non è un modo di dire, è verità sacrosanta.
Che, Dio non voglia, magari frequentano la nostra stessa palestra e ci danno modo di ammirare la loro ridondante ed aberrante cellulite sotto la doccia.
Già, perché può avvenire l’imprevisto: la nuova, tanto stigmatizzata, immaginata, sognata, odiata, alla quale magari si son fatti anche un paio di riti voodoo per farle venire l’acne più aggressiva che la post-adolescenza ricordi, ragazza del vostro compianto ex amore è un catafalco.

Brutta.
Sciatta.
Senza verve, senza carattere.
Non bruttina, ma interessante.
E’ proprio un cesso.
E pure con l’aria da matta, per non dire da stronza.

Così, mentre sulla fit-ball faccio gli addominali pensando che, in fondo, potevo pure restare a casa a guardare "Chi vuol essere milionario" e rispondere alla domanda "Perché il punto interrogativo ha questa forma?" mangiando patatine invece di sbattermi in equilibrio su una palla, mi sento io stessa un punto interrogativo.

Ma alla fine, durante lo streching isometrico una lampadina mi si è accesa nella testolina vuota: ognuno, nella vita, fa quel che vuole e, prima o poi, ottiene quel che merita.
Ecco, si vede che lui non mi meritava.
Magra consolazione?
Sì, può darsi.

 

Oppure no.

Condividi post

Repost0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Archivi

Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code