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16 maggio 2005 1 16 /05 /maggio /2005 22:37

Non serve vincere alla lotteria, trovare 100 euro per terra, sbattere il naso contro Brad Pitt o rimanere a bere il caffè coi colleghi per tre ore perché è saltata l’elettricità per essere felici.

Per essere felici e soddisfatti basta molto, molto meno.

E se è vero che è facile dirlo, difficile è rendersene davvero conto.

Ma DAVVERO, eliminando dalla mente tutte le negatività, tutte le cose materiali e (soprattutto) non che sono irraggiungibili, impossibili e/o non ci è dato avere.

Almeno per il momento.


Per meglio rendermene conto e dare un senso a quel leggero ed impercettibile stato di euforia che banalmente si chiama serenità, ho deciso di fare una lista sommaria di piccole soddisfazioni quotidiane e non.

Politically correct o meno.

Et voilà:


- Il tuo gatto che ti sveglia facendo le fusa non perchè ha fame, ma perchè vuole le coccole anche se ha 15 anni ed oramai non è più un cucciolo da quel dì e tu non sei Adriana Lima in preda a deliri matematico-esistenziali.


- Prenotare una vacanza per agosto con le tue amiche del cuore, una quadrupla a Mykonos a soli 700 euro o poco più che aspetta solo noi. Inizia il countdown e mi sembrerà una eternità per arrivare cariche e felici ad una settimana di svago e relax. Anche se prima ce ne andiamo tre giorni al mare a Pineto, per ritrovare vecchi amici e dare una spolverata violenta all'abbronzatura.

- Scoprire all'improvviso e per uno strano caso che la vita del tuo Mr. Big non è tutta rose e fiori e sentirti attraversare da un lampo di perversa felicità che fa tanto Matrigna di Biancaneve. Che, diciamocelo, in fondo è più glamour mille volte della tipa con le gote rosse e di certo fa più tendenza.

- Andare da Intimissimi e scoprire che ti serve una terza e non una seconda. Andare in un negozietto outlet e comprare un paio di pinocchietti jeans a 15 euro. Ed è una 27...

- Riuscire a scrivere due racconti di più di 3000 lettere in una sola sera sul taccuino verde che mi ha regalato la Vale, quando solo un mese fa, in preda a blocco creativo, mi sarebbe sembrato praticamente impossibile.

- Mettere le ciabatte infradito ai piedi, osservare quanto sono brutti i miei piedi esposti in quel modo, con le dita lunghe che sembrano quelle di una mano e le unghie piccolissime. Guardarle ancora meglio. Poi prendere la borsa e uscire, che chissenefrega.


- Vedere mia sorella che mette a posto quello stronzo del suo ragazzo ricordando ad alta voce davanti alla TV che figo che è Gabriel Garko. Mica scema... Io che lo incontrai al Toqueville una sera con la Babi posso testimoniare la sua figaggine anche sotto giuramento.


- Venire a sapere che in settimana usciranno a Perugia i risultati dell'esame famoso e pensare che, oh, pazienza, sarà quel che sarà, io ho dato tutto, fatto il massimo, alle brutte ci riprovo a dicembre. La consapevolezza del capitone il giorno dell'antivigilia di Natale...


- Sentirsi dire da una persona speciale che "sei un passo avanti agli altri", non crederci nemmeno per un nanosecondo, continuare a sentirsi inadeguati, ma capire che certe cose scaldano il cuore lo stesso, anche se son dette col cuore più che col cervello e va bene così.

- Andare in libreria e trovare, così, a colpo sicuro, il libro che cercavi sperando che sia degno del precedente e che ti piaccia senza deludermi come spesso fanno le nuove opere di sfolgoranti promesse letterarie.

- Andare a Zocco, la spiaggia più in del Trasimeno (vabbè, sai la scelta...) a  prendere il sole per la prima volta, peggiorare la tosse che mi affligge, ridere con le mie amiche all'ombra di quella maledetta parete da climbing che proprio non vogliono buttar giù e pensare che il tempo passa veloce e lascia solo le briciole dietro di sè. E le persone importanti, quelle che non ti abbandonano mai.

 

 Non male per essere lunedì, no?

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13 maggio 2005 5 13 /05 /maggio /2005 16:12

ODIO quelli che camminano sulla corsia di sorpasso della superstrada a 50 km/h, magari con un macchinone che si potrebbe mangiare la mia Polo a colazione e invece annaspa in terza. E no, non sono solo donne a farlo, ci sono anche i famigerati uomini col cappello. Nonchè quelli che odio di più: quelli che telefonano mentre guidano. O peggio, fumano col braccino fuori dal finestrino.

ODIO
quelli che ti devono raccontare per forza tante balle per far credere che "Sì, io son figo, c'ho kultura" per poi scoprire che è tutta fuffa e le frasi di Nietzche, Keats o Platone che citano a memoria son le uniche quattro che sanno o, peggio, se le sono imparate dai biglietti che stanno nei Baci Perugina.

ODIO la gente che non vuole impegnarsi in quello che fa, che tira a campare così, per vivere un altro giorno senza mettere nel lavoro non dico il cuore, ma almeno un neurone su due, incasinando la vita dei poveracci che lavorano con lui e facendo flippare i loro di neuroni.

ODIO me stessa, quando mi scopro all’improvviso invidiosa della felicità degli altri, alla notizia di un matrimonio, di un fidanzamento, di una bella storia d’amore che sta nascendo. Dovrei essere felice per le persone che ho accanto, e invece sono cinica. Peggio, faccio finta di essere cinica.
E mi sento tremendamente cattiva, perfida. Mi sento come la Strega Cattiva di Biancaneve.
E questo mica mi piace.

ODIO quei grandissimi stronzi che mi hanno rubato il cellulare 10 giorni fa durante la visita di Reo, (che mica mica porterà un po’ sfiga?) che si son portati via insieme al cellulare 10 anni di numeri telefonici. Che siano maledetti e che possano bruciare tra le fiamme dell’infermo con Freddie Kruger che li insegue cercando di strappargli la pelle di dosso con le sue manine di fata. Per l’eternità.

ODIO quelli per cui leggere un libro vuol dire comprarsi l’ultimo best seller pubblicizzato da Vespa e metterlo in bella vista in libreria dopo le prime 13 pagine, che sia "Il Codice da Vinci" o l’ultimo di Faletti poco conta. E che ti dicono "Che cazzate leggi?" quando gli dici che il tuo scrittore preferito attuale è Jonathan Carroll. No, non è quello che ha scritto "Alice nel paese delle meraviglie", quello è Lewis!!!

ODIO il ragazzo di mia sorella, che davanti alla TV stravaccato senza scarpe, mangiando M&M straveria sulla bellezza delle tipe mezze svestite dei film, Arcuri in primis, denigrando la mia splendida sorellina che, nonostante il caratteraccio derivato dai cromosomi in comune con me, non ribatte e se la prende. Lo odio così tanto che gli ho fatto notare allegramente il fatto che, a furia di mangiare M&M davanti alla TV, presto non si vedrà più le scarpe.

E la lista potrebbe essere ancora molto lunga.
Molto.
Moltissimo.
Ma potrei farmi venire un'attacco di gastrite dal nervoso ed è venerdì: voglio star calma.

Lascio che siate voi a continuare.

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10 maggio 2005 2 10 /05 /maggio /2005 17:07

Aspettando la lezione di conversazione d’inglese delle 20, e siccome non si vedevano canadesi all’orizzonte, ho fatto il gioco dei promotori pubblicitari e mi sono messa a sfogliare il catalogo 2005 della Valtur.
Sapete com'è, era la prima lezione del nuovo livello ed ero un po' tesa.

Eccolo lì.
Ammiccante, con immagini ispirate al cinema e con una bionda che scimmiotta Anita Ekberg dentro la Fontana di Trevi, con la sua bella carta satinata e spessa, stava lì che mi guardava.

E io ho abboccato.
E mi sono lasciata sedurre.
Eccomi qui immersa tra le pagine colorate.

Affascinare dalle bellissime foto di posti esotici, dalle gabbie dorate cinte da muri bianchi, avvolgenti e opprimenti allo stesso tempo come solo un villaggio vacanze Valtur può essere.
O un villaggio in generale.
Che poi ci sono stata in un villaggio del genere, lo so com’è.
Ero a S. Domingo in un bellissimo posto, ma bello davvero.
E soffocante.
In mezzo al nulla.
ARGH.

Ma lasciarsi incantare da cavalli che corrono sulla spiaggia al tramonti, da paesaggi mozzafiato, da pesci colorati, da buffet imbanditi.
Il tutto molto romantico, iconografico.
Romantico.
Romanticissimo.
Issimissimo.
Troppo romantico.
Datemi una motosega.

Insomma, ero tutta immersa nel nulla, mezza convinta a prendere il telefono e prenotare oppure a chiamare una triste agenzia di cuori solitari, quando mi si è seduto accanto il canadese e guardandomi coi suoi occhioni nocciola mi ha riportata alla realtà chiedendomi nel suo italiano stentato come stavo.
E per fortuna.
Potenza del marketing e delle belle scatole.
Che io, quest’estate, vado a far casino selvaggio con le mie donne come l’anno passato.
Non sappiamo ancora dove, ma intanto stasera passo in agenzia, che mi sapranno consigliare un postom altrettanto bello.

E saranno danni.

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6 maggio 2005 5 06 /05 /maggio /2005 11:14
Ci sono giorni che il lago sembra una palude.
La nebbia si siede sulle acque stagnanti e appoggia comodamente i gomiti sulle colline imbrunite. Tutto sommato, aspettarsi di vedere volteggiare pipistrelli invece che germani non è poi un volo di fantasia così alto, in quei giorni lì.

Ma oggi no.
Oggi è arrivata finalmente la primavera e dalla cima del paese, dove sta arroccato il piccolo prefabbricato da due soldi che è la scuola, il paesaggio mozza il fiato coi suoi colori.
Ma dove stavano nascosti tutti questi colori d’inverno?

Il paese è piccolo ed i bambini sono appena 14 nella sua classe. Appena per una grande scuola, un boom demografico per questo paesello che d’inverno si spopola per rianimarsi l’estate di grassi turisti crucchi che spendono vantandosi del marco forte.

Ma in primavera è tutto ancora tranquillo.
L’aria nuova lucida la valle, le rive del lago, gli alberi. Ripassa con una vernice nuova anche le case, gli angoli rimasti al buio dell’inverno, le strade. Tutto è nuovo è limpido nel primo, sorprendente giorno di primavera, mentre i bambini sciamano pigramente dentro il piccolo edificio.
Suona la campanella, oggi lezione di matematica.
Piccoli tratti di gesso scorrono sulla lavagna, mentre in fondo all’aula un bambino è intento a vedere se è vero che il vinavil attaccato sul dorso delle mani dopo un po’ si toglie e diventa una specie di pelle di Visitors, solo bianca.
"Il triangolo equilatero è quello con tutti i lati uguali, mentre quello isoscele…"

La sua voce si disperde nella piccola aula, tra la disattenzione del bambino in seconda fila che sta provando l’equilibrismo della matita sul labbro superiore, forse nella speranza di entrare a far parte del Circo Orfei e il rumore incessante della matita della bambina bionda col cerchietto a sinistra che sta disegnando chissà solo che cosa. Magari da grande farà la pittrice.

"…ne ha uguali solo due. Il triangolo scaleno, attenzione a questa parola che è difficile, i lati invece li ha tutti…"

Quando anche la bambina più sveglia della classe, quella col nastro azzurro nei capelli castani, si mette a guardare la danza degli uccelli fuori dalla finestra, la cosa le appare chiara. Oggi la geometria non illuminerà le mente di nessuno di quei bambini di dieci anni o poco meno. L’unica cosa che avranno ben stampata in mente sarà che la maestra cattiva li avrà tenuti tra quattro rognose mura mentre fuori esplode la vita. Maestra cattiva, matematica infida, magari da grande mi drogo. Ovvio.
Fuori il lago ammicca celeste.

"Ragazzi, i cappotti"

Nessuna reazione, come se la sua voce ripetesse ancora nenie geometriche. Batte le mani e i piccoli mostri sgranano gli occhi.

"Ho detto, i cappotti" sorpresa e sospetto attraversa le loro menti "Esco un attimo poi andiamo. In fila per due. E non litigate!"

Esce e chiude la porta. Ma per un attimo si ferma ad origliare la confusione ingenerata nelle piccole menti pestifere. "Cosa? Come? Dove?La maestra è impazzita! Forse ha scoperto che…"

Al suo ritorno tutti in fila per due.
Qualche bambina è arrabbiata, non ha per mano la sua amichetta del cuore. Hanno litigato ed un paio tirano su col naso.
La bambina con il nastro azzurro sta per mano con quella di colore. Due ghettizzate, pensa, per motivi diversi ma pur sempre ai margini della piccola società. Una per il colore della pelle, l’altra per essere arrivata da un’altra scuola ed essere troppo dotata e cocciuta.
Si parte. E mentre il piccolo corteo scende giù per la collina tra i viottoli che portano al lago, chi nascondeva qualche marachella si rilassa pensando di averla passata liscia. In realtà il topo morto nel cassetto lei l’ha trovato di già. E’nata in campagna, non sono mica queste le cose che la fanno urlare. Certo, lo spettacolo della povera bestia adagiata sopra i compiti di storia, con le zampette rattrappite non è stato il massimo, ma non ha urlato, non ha mosso un muscolo della faccia.

Seduto su uno sgabello di legno un vecchietto con la pelle indurita dal vento rammenda una rete. Gli occhietti mobili, due fessure o poco più, si girano al passaggio della scolaresca che, senza punto aspettare, entra in un piccolo prefabbricato bianco, brulicante di attività. Si fa avanti nell’aria salmastra.

"Eccoli qui, i pupi. Ma l’avete mai visti tutt’ questi pesci vivi?"

Ed ecco che i bambini si accalcano intorno alle vasche. Il più scalmanato della classe rischia di finirci dentro, scivolando oltre lo spesso bordo bianco.
Dentro, grossi pesci guizzano attaccati uno all’altro, lottando freneticamente.
Ad i bambini lì, ipnotizzati dai riflessi argentei. O magari dalla vita che lotta.
Lo scalmanato, già stufo, si affaccia ad un’altra vasca.
"Correte, questi sono enormi!!!" urla con le pupille dilatate.
Due grasse carpe regina, che faranno la gioia di qualche famiglia, nuotano pigre e sole ed ora tutti i bambini nuotano con lo sguardo insieme a loro.

Solo la bambina col nastro azzurro è rimasta a guardare i pesci piccoli, la pensosa testa castana appoggiata sul bordo.
"Che hai?" le chiede la maestra.
"Questi pesci li han presi dal lago, vero?"
"Certo"
"E non ci torneranno più, vero? Moriranno, qualcuno se li mangerà."
"Certo."
"E perché ci ha portato qui?"
"Perché è la vita"

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2 maggio 2005 1 02 /05 /maggio /2005 16:56
L’ha detto anche quel maledetto gufo di Giuliacci.
L’estate è esplosa tutta di un botto.

Ed allo stesso modo, all’improvviso, tutti gli abitanti della provincia hanno scoperto la bellezza di stare fuori, di vivere all’aria aperta. Di respirare un po’ fuori dalle abitudini incrostate dell’inverno che è appena (per fortuna) passato.

Ed è già ora del costume da bagno, ma porca miseria zozza e ladra.
E nessuno mi aveva avvertito.
Non sono pronta manco per niente! Ho bisogno di più tempo! Non molto, eh! Facciamo un paio d’anni???
Ed invece il resto del mondo lo è, perché le spiaggette intorno al lago brulicano già die stivi bagnanti con costume, pareo, solare e tutta l’attrezzatura necessaria, compresi addominali in bella vista.
E se emigro in Papua Nuova Guinea, che li magari le donne le vogliono in carne?

Il centro storico della città, semideserto d’inverno ora che la Warner ha monopolizzato il mondo di celluloide spostandolo tutto di peso in periferia, è preso d’assalto da mille milioni di persone che non bramano altro di vascheggiare e prendere un gelatino ammirando la Fontana Maggiore illuminata a festa.

Per i non autoctoni, vascheggiare è un termine metaforico, ma nemmeno poi tanto, che sta ad indicare il movimento migratorio e ondulatorio che porta gli abitanti di Perugia e zone limitrofe a fare avanti ed indietro per Corso Vannucci d’estate.

Ma non è un semplice passeggiare.
E’ molto, molto di più.
C’è della sociologia tutt’altro che spicciola dietro.

Non solo è il modo di incontrare tanta gente, che magari non si vedeva da un po’. E’ anche un’ottima scusa per spettegolare e dar adito a pettegolezzi che rimbalzeranno poi di giorno di spiaggia in spiaggia moltiplicandosi dallo spillo alla trave.

E’ una occasione esemplare per ridere dei Costantino de’noialtri acchittati in maniera vergognosa anche per uno Yorkshire che guardano le passanti col sopracciglio alzato da latin lover consumato e con la mente annebbiata dall’overdose di gel.

E’ un’occasione per flirtare, conoscere, coltivare amicizie più o meno fraterne che forse si evolveranno, ma magari anche no.

Certo, il tutto sempre che non si finisca al centro di una rissa al Blitz mentre si dava del deficiente al barista ubriaco che non sa fare nemmeno il mojito e che si è limitato ad inventarti un cuba libre lì per lì.

E, ovviamente, ci vuol pazienza.
Molta pazienza.
Perché quando io e le mie donne passeggiamo, per fare una sola semplice vasca che sarà, chessò, al massimo 700 metri, può volerci anche un’ora abbondante. Insomma, teniamo la sconvolgente media di 0,7 km/h.
Ed è verità, mica un'esagerazione. Chiedetelo a Reo e signora. L'han testato sulla pelle.

Ma il centro ha comunque il suo perché.
Al di là di tutto, è meraviglioso. Sa di estate, di attesa per quello che sarà, di voglia di vivere, di ciabattine e di pantaloni bianchi.
Di pelle scottata dal sole, di capelli intrecciati dal vento e anche un po' scoloriti ma va bene così.
Insomma, una vera promessa di gioia e relax.

Sempre che si riesca a trovare un parcheggio…

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27 aprile 2005 3 27 /04 /aprile /2005 18:05

Ci dovrebbe essere una legge apporta, qualcosa di studiato e calcolato, previsto dalle convenzioni sociali. Gli ex dovrebbero sparire dalla vita e dalla vista.

E non sto parlando dell’ex che ancora fa rodere il fegato e battere il cuore quando salta fuori una foto che doveva essere altrove. Non sto parlando dell’ex al quale scrivereste volentieri "S-T-R-O-N-Z-O" con un chiodo arrugginito sulla fiancata della Micra.

Parlo proprio dell’ex medio, quello che ha fatto parte di un periodo più o meno importante della vita passata ma col quale poi, per motivi più o meno fondati si è chiusa la porta.

Magari la porta l’ho sbattuta, a dire il vero.
In faccia.
Forte.

E comunque il rancore e/o il senso di colpa alla fine è passato ed i ricordi brutti sono decantati lasciando all’aria solo quelli belli e divertenti.
Tutto passato, anche l'attrazione.
Li incontri e non sneti più le farfalle nello stomaco.

Ecco, dovrebbe esserci una legge che impedisca di rivederli, questo genere di ex.
Che ce li faccia ricordare com’erano.
Belli, virili, sfrontati.
Col capello fluente.
Forti.
O almeno così sembravano.
Non rovinare un ricordo.

Dovrebbe essere vietato incontrarli di nuovo e trovarli acciaccati dalla vita, impigriti, invecchiati nell’anima. In lotta con un mondo che non ha preso in considerazione nemmeno per un minuto tutti i suoi sogni e le sue aspettative.
Anzi, peggio, stufi di lottare.
Diventati l’ombra della persona che ci faceva battere il cuore.
Ma che tristezza.
Queste sono le disavventure di vivere in una piccola cittadina di provincia che conta poche anime e ancor meno posti di ritrovo.
Succede.
Pazienza.

Gli ex dovrebbero smettere di avere vita propria e finire archiviati in una parte remota del cervello; e tirarli fuori dallo schedario al momento giusto.
Eccoli. Oplà.

Era l’aura dell’infatuazione che ce li rendeva irresistibili, o la maledizione dell’ex esiste veramente? E' vero che a tutti quelli che mi hanno lasciata poi cadono i capelli, cresce la panza e cala la vista, oppure è un caso?
Può essere che una volta c'avevamo la mente ottenebrata dai feromoni e poi tutto è svanito?
Oppure crescendo si cambia così tanto da non riconoscersi?
Si cambia davvero così tanto?
E di me, cosa diavolo diranno i miei ex?

Son problemi, eh!
 

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23 aprile 2005 6 23 /04 /aprile /2005 13:52

E’ circa un anno e qualcosa che non ho una storia sentimentale degna di questo nome.

Posso orgogliosamente affermare che, per motivi di forza maggiore, oramai sono guarita dall’azione mefitica di cuoricini, campane, sentimentalismi assortite e dai coniglietti con in mano mazzolini di fiori, e sono quindi in grado di offrire uno sguardo disincantato sul mondo

In una parola, sono diventata cinica.


Magari ero predisposta, eh. Però ho fatto grandi passi avanti.


Magicamente, forse proprio in virtù di ciò, ho assunto agli occhi delle persone che mi stanno intorno il ruolo di consigliere di coppie in crisi e/o afflizioni varie di pene d’amore assortite.

Ora, ben venga tutto ciò, sono contenta se posso dare una mano ad un amico in difficoltà.
Solo che proprio non riesco a capire l’utilità marginale può avere il mio parere dal basso della mia encomiabile esperienza relazionale.

Anche alla luce della sconvolgente verità: cara la mia vasta platea di lettori affezionati e non, la mia relazione più lunga ha avuto una durata totale inferiore all’anno solare ed è stato pure un mucchio di tempo fa.


Che posso io saperne dei meccanismi interni che regolano la vita ed il tran-tran quotidiano ed intrapersonale delle coppie storiche? 
Cosa????


Posso certo fare come gli psicologi in TV, che nulla sanno per esperienza loro e vanno a naso.

Oppure come i maghi che leggono la vita nei fondi del caffè.

Oppure posso attingere a richiesta dalla lettura di interessanti libercoli pre e post femministi che offrono nove volte su dieci una prospettiva non realizzabile.


Ora, lo ribadisco, io sono molto contenta di dare una mano specie alle persone a cui voglio davevro bene e per cui mi preoccupo. Ma non so come mai ma la gente ha sempre avuto la tendenza a chiedermi consiglio anche se mi conosceva poco.

Sarà, come dice il solerte Giacomo, che ho anche una certa attitudine caratteriale a non farmi mai i cazzi miei nemmeno a pagamento che mi dà una certa mano.

 

Ma ilfatto, grave, è un altro.

E' numerico.


Sarà la primavera, sarà l’avvicinarsi ed il limitare verso i trent’anni, classica età di passaggio tra l'età della post adolescenza e non ho ancora capito bene cosa, ma ultimamente davanti ai miei occhi marroni da Bambi si sono proposti casi e casi, tutti enormemente diversi oppur troppo simili.

Ma tanti!

Troppi!

Tanto da fari vacillare alla prospettiva eventuale e remota di fare la stessa poco invitante fine.


Senza entrare nel dettaglio e rischiare una sicura denuncia per violazione della privacy, posso comunque affermare con certezza che alla base di molti problemi di coppia c'è l'assoluta paura di rimanere di nuovo soli.

Perchè, giustamente, "c'ho un'età e mi mette pensiero ricominciare da capo" oppure perchè "non posso mica buttare tutti questi anni!!".

Embèh. Allora buttane altri 6. Anzi, buttali tutti, và.

Non che alla prima necessita si debba buttare tutto nel gabinetto.

Lottare, lottare, lottare.

Ma quando l'elettroencefalogramma diventa piatto, l'accanimento terapeutico non mi sembra una decisione sana. Mi sembra una decisione facile.

O per lo meno, la più facile.

Da fuori, eh!!!!
Ribadisco la mia totale ed estraniante inesperienza a riguardo.


Soprattutto se poi si finisce per acciaccare l'anima dei propri "poveri"amici single (per scelta o per caso) con frasi ad alto rischio di strangolamento quali "AH! Andate via in vacanza tutte donne? Che invidia!!! Ohhh! Che bello essere liberi!!" che possono ingenerare nel "povero" amico single l'istinto di tirare fuori la motosega da sotto il letto, spargendo brandelli dell'amica accoppiata un po' ovunque sul parquet.

 

Non dico che sia facile star soli.

Non dico nemmeno che sia bello svegliarsi la mattina con l'unica compagnia della propria gatta.

Ma scioccamente o romanticamente, io sono ancora convinta che stare con una persona dovrebbe migliorare la vita, renderla più bella, più completa.

Non ammorbarla.

Credo si tratti di dignità, di affezione per la propria persona. Di voler essere felici, consci della banalità più grande, ma anche della verità più lampante.


La vita è una sola. E non nel senso di seccatura...

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19 aprile 2005 2 19 /04 /aprile /2005 22:33

Il tempo passa in fretta e non lascia molte tracce dietro di sé, a parte una manciata sparuta di ricordi e qualche foto che novanta volte su cento vorresti rinchiudere in un cassetto molto profondo o bruciare con la fiamma ossidrica.

Eppure quello che siamo stati ci insegue, specchiandosi negli occhi e nei modi delle nuove generazioni che, aggressive come funghi parassiti, vengono alla ribalta.


Sono dappertutto.


Ovunque ti giri, con quei vestiti troppo colorati e alla moda, quel trucco troppo accentuato e quella fame di vivere e di vedere/fare/toccare che ti fa quasi impressione.

Che ti eri dimenticata.

Le ragazzine, è innegabile, sono tra di noi.
C’è sempre qualche giovane donna nata dopo il 1980 davanti a noi.

Sono ovunque.

Le trovi a passeggio in centro, con certi capelli gonfiati di lacca o di solo Dio sa cosa da far impallidire le strutture tricologico-architettoniche dei ruggenti anni’80 e inguainate in vestitini che almeno la maggioranza assoluta di loro non si può permettere e conseguente sovraesposizione di adipe.

Ed è proprio questo che mi sconvolge, l’assoluta sicurezza in sé stesse, almeno apparente e nelle loro capacità.

La voglia, la irrequietezza, la vitalità.
La forza.

Le trovo e le osservo soprattutto in palestra, tutte agghindate nell’atto di sudare (o occhieggiare), perizoma in bellavista e panza  col piercing di fuori, ostentando una sicurezza che io quasi-trentenne mi sogno alla grande.
Te le ritrovi nello spogliatoio a monopolizzare lo specchio per ore, a rifare un trucco che la Cappella Sistina in confronto è nulla, con l’inseparabile aiuto di piastra e spazzola, mentre tu ti dai una passata di rimmel  ed una riavviata ai capelli, poi  via di corsa che c’è un cartellino da timbrare.


Ascolto i loro discorsi sotto la doccia, le loro speranze.
Gli occhi luccicanti in attesa di vedere realizzati i propri sogni con l'agilità di un battito d'ali.

Ci credevo. Ci credevo anch'io.
Com'ero io? Com'eravamo noi? 
Pensavo tutto possibile, tutto lì a portata di mano.

Ma la vita non è così facile.

Solo che a quell'età non lo sai ancora, o almeno la maggioranza delle appena ventenni o poco meno non lo sa. Ed è giusto che non lo sappia ancora per un po'.

Pensi che a te non succederà, a te no.
A te no, perchè hai talento, volontà, capacità.

E poi, ovvio, l'amore vero arriverà, che te lo meriti.

Ci vuole un po' di tempo passato a sbattere la testa contro lo stipite della porta per capire che non è così easy la vita.

 

E' per questo, credo, che gli uomini sono atavicamente attratti da questa forma di disimpegnato candore e maliziosa sicurezza. Per afferrare quel che non si è più, quel che non si può essere per tutta la vita.

Ed anche perchè sono dei porci, ovviamente.

Ci sarà sempre una ragazzetta del 1984 davanti a me, volente o nolente.

 

A loro parziale e blanda discolpa, posso affermare che intorno a me e al gruppo di auto-aiuto sono all'improvviso comparsi appena poco più che ventenni che non ti aspetti, allucinantemente belli, colti, divertenti (tra cui spicca il mitico insegnante canadese). Ma sempre decisamente imberbi...
Ma perchè quando eravamo appena ventenni noi non c'erano questi soggetti in giro????

I ragazzetti di oggi sono forse più cool di quelli di ieri?

O sono i quasi trentenni ad essere mosci?

Oppure quello che attira noi matrone è proprio la stessa cosa che attira i maschi (porci) verso le lolite?

 

Ah, la guerra delle generazioni...

 

 

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15 aprile 2005 5 15 /04 /aprile /2005 16:18
Penso spesso che esista una legge che regoli il caos.
Ciò, non è che le cose accadono sempre e solo per pura coincidenza e/o sciagura. Dietro, temo e spero, ho spesso l’idea si nasconda un abile burattinaio.
Che magari mi prende pure un po’ per il sedere.

L’altra notte non riuscivo a dormire. Pensavo che il tempo scorre veloce, che un giorno passato non torna, che pure l’attimo che stiamo vivendo è già passato, morto, cenere, kaput… Insomma, mi cullavo in questi pensieri ameni che mi impedivano il sonno.
Oddio, ripensandoci potevano anche essere le melanzane al forno con la mozzarella a tenermi sveglia.

Comunque ieri in pausa pranzo sono andata al centro commerciale con l’unico intento di prendermi un bel gelatino poco dietetico e mettermi al sole a leggere. Invece ho incontrato una mia amica che a settembre convola a giuste nozze dopo 11 anni di fidanzamento.
Risultato: non ho letto niente, il gelato mi è andato di traverso, ma ho imparato tante cose nuove su come si organizza un matrimonio faraonico e sui costi esorbitanti che ha mettersi una catena da due quintali al collo.
Per esempio, il costo medio di un fotografo che pensi alle foto ed al filmino con cui torturare parenti ed amici per almeno 12 mesi dalla data costa circa € 3.000.
E’ una consolazione. Non solo non ho un possibile marito, in ogni caso non avrei i soldi per sposarmi.

Ma non basta.

Mi avvio all’uscita ed incontro un mio carissimo amico e la di lui consorte.
Sono una coppia bellissima, io li adoro.
Dopo un brevissimo fidanzamento, si sono sposati con una cerimonia semplicissima e vissero per sempre felici e contenti. Chiacchierando scopro che lei è incinta di 6 mesi e, come una piccola scema, per poco attacco a piangere davanti a loro dalla commozione.
"SEI MESI????"
"Eh, sì, sai… l’abbiamo tenuto per noi all’inizio. Ci son stati un po’ di problemi, vita la mia età…"
"…"
"Eh, bèh. Ho pur sempre 35 anni!!"
"..."

Mumble, mumble… cinque meno sei col riporto di uno, quoto, quoziente… la radice quadrata…
ARGH!
Io a ventinove e rotti non sono nemmeno fidanzata!
Andiam bene!!!
Tic, tac… tic, tac…

Come se tutto ciò non bastasse, nello spogliatoio della palestra chi ti incontro?
Una cara amica, fidanzata da tempo immemore (cioè sopra i sette come minimo…) col mio primo fidanzatino delle medie. Il mio primo filarino, sapete, di quelli che non sai mai come mettere la lingua in bocca.
Insomma, in estate si sposano.
Pure loro. Olè.
E giù a parlare ancora di costi, bomboniere, partecipazioni, fiori, ecc.
Di nuovo.
Ancora.

Sono arrivata a casa ieri sera nervosa come un gatto a cui hanno appena pestato la coda, blaterando frasi senza senso alcuno sull’inulità e fatuità della mia vita, sull’immutabilità degli eventi, sul tempo che scorre come un fiume in pena dopo i monsoni, e bla bla, bla bla.

Poi mi sono affacciata in salotto e ho visto mia sorella e il suo settennale fidanzato.
Lei che si fa le unghie in pigiama struccata, lui che si gratta la pancia come Homer, mentre alla Tv gracchia la De Filippi e scorrono le immagini di Amici col cane che sonnacchia in mezzo a loro come un simil-figlio.

Credo che il mio orologio biologico si sia bloccato.
Forse m’è finita la pila.

Per fortuna?

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13 aprile 2005 3 13 /04 /aprile /2005 09:10
Arrivo a casa un umido martedì sera. E trovo il cestello della lavatrice a terra.
Lì.
Povero, solo.
Abbandonato.
La lavatrice vivisezionata come un cadavere di CSI, mostra il suo interno di metallo alla confusione che impera nel garage ed alla mia gatta che perplessa mi chiede spiegazione.
Semplice disavventura domestica.
Capita.
O magari invece no.

Passano due giorni in cui il salvavita non fa che scattare, interrompendomi in maniera troppo fastidiosa nella lettura del libro della settimana. Strano. In genere succede solo quando mia mamma accende in contemporanea forno e lavatrice.
Cosa un po’ complicata, visto che la lavatrice giace smembrata.
E anche fosse, alle undici di sera cosa mai potrebbe cuocere la mia genitrice femmina?

Sabato pomeriggio mi appresto a dare il via alla mia affabulante arte di creare cd per lo stereo della mia macchina. E accendendo il Pc.
Grigio.
Ehm...
Mi guardo intorno. Spengo e accendo.
Grigio.

Controllo i fili.
Grigio.
Control + Alt + Canc.
Grigissimo.
"Houston, abbiamo un problema."
Nemmeno l’intervento dei miei uomini, più esperti di Bill Gates, lo hanno riportato in vita. Domani volerà dal tecnico, che spero non voglia da me un rene per aggiustarlo. O quasi.

L’altra sera vado a fare la spesa per tutta la famiglia.
Frutta, verdura, latticini, surgelati.
E anche il gelato al tiramisù.
Arrivo a casa e il frigo ha esalato l’ultimo respiro, rivelandosi unico colpevole degli sbalzi di corrente e, temo, della morte cerebrale del mio povero Pentium III, che il 384 l’abbia in gloria.
Da qui a bussare alla porta del vicino coi sacchi della spesa e col contenuto del congelatore il passo è breve.
E, qualora, la vostra malata mente se lo stia chiedendo, NO, il mio vicino non è un aitante giovanotto che fa gli addominali attaccato alla sbarra davanti alla finestra.

E’ un ex fruttivendolo ambulante in pensione..

Ecco.

Ma come se non bastasse, ieri vado a mettere i miei jeans nuovi, appena lavati, così cari e così belli.
E scopro che tutte le cuciture si sono allentate. E no, non mi tiravano affatto, e poi si sono allentate tutte le cuciture, TUTTE, non solo sul sedere.

Allora, con chi me la devo prendere?

Folletti, sfiga o spiritelli??

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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