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16 luglio 2004 5 16 /07 /luglio /2004 09:43
E' arrivata anche quest'anno.
Per tutta la settimana Perugia è stata invasa dai colori, dai suoni, dalla gente un po' particolare e dalla magia allegra di Umbria Jazz.

Grandi personaggi e cantanti di strada, jazz ma non solo: porte aperte quest'anno al blues e al soul, con grandi mostri sacri e nuovi talenti.
Da B.B. King ad Alicia Keys, passando per Herbie Hancock e Michal Bublè. Tanto per non farsi mancare nulla.

Il tutto condito con la bellezza delicata e toccante della mia città. Una bellezza che mi passa sempre di mente e poi mi colpisce come uno schiaffo quando dal Turreno scendo accanto al Duomo verso la Fontana Maggiore.

Tutte le volte.
Ma specie d'estate.

Se potete, fateci un salto questo fine settimana. Ci sono ancora tre giorni per godervi questa atmosfera particolare, questa bolgia di gente che all'improvviso si scopre amante della musica e un po' bohémien. Magari potete beccare Renzo Arbore (Direttore Artistico) a passeggio e scambiarci due parole esattamente come se fosse il vostro vicino di casa che fa il fruttivendolo.
Con calma.
Relax.

Venite, ascoltate, girate per le vie con un bicchiere di birra chiara in mano (le bottiglie no, non possono darvele, che se poi fate una rissa...).

E rilassatevi.
Venite.

E se non potete farlo questo fine settimana, fatelo il prossimo. Non ci sarà più UJ, ma Perugia è sempre bellissima.

Ne vale la pena. Sempre...

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14 luglio 2004 3 14 /07 /luglio /2004 20:41

Convinta non so da che cosa, stamattina sono andata a fare l'ennesimo concorso. L'ennesimo, anche se io un lavoro, bene o male, ce l'ho.


Quale, dove e come non importa tanto sono tutti uguali, l'importante è che spesso e volentieri invece di essere elettrizzata dall'eventualità di vincere questo o quel posto, mi annoio mortalmente pensando che la cosa sia troppo remota.

Più facile fare un terno al lotto.

 

Arrivata troppo presto rispetto l'orario del concorso a causa di una coppia di genitori apprensivi e un po' gufi che immaginando ingorghi e tamponamenti a catena (nonchè errori da parte mia...), vado a prendere un caffè.

 

E visto che è davvero troppo presto mi siedo fuori, al sole, con il mio caffè e col Corriere dell'Umbria.

 

"Mi scusi, ma che è tutto sto casino qui stamattina?"

"E' il concorso per *********"

"Oh, anch'io c'ho provato, sa! Ai miei tempi! Ma ero troppo magro e mi scartarono"

 

A parlare è stato un vecchietto con una cartella di plastica in mano, quella coi manici. E' piccolo e tarchiato, cotto dal sole. Parla senza accento, anzi a pensarci bene un po' ne ha. Ha l'accento del sole della Sicilia, ma come se non lo sentisse sulla pelle da tanto.

 

Si siede accanto a me, al sole, senza chiedere nè permesso nè nulla, e chissà perché si sente in dovere di raccontarmi la sua storia.

 

Mi racconta della sua nascita catanese, del suo imbarco come chef sulla Leonardo Da Vinci, di come fuggì nel porto di New York dopo un anno ("cucinare per i ricchi non è divertente!") non presentandosi all'imbarco per lavorare a Brooklyn come cuoco, della sua prima moglie portoricana fatta tanto per avere la Green Card, del ristorante italo-americano, delle figlie che vivono a Manhattan, dei fratelli, della fuga in Brasile, della seconda moglie bellissima e mulatta, di figli riconosciuti e non, del passaporto rigorosamente USA che sbandiera con orgoglio.

E ancora, ancora, ancora.

 

Una vita da romanzo, ma la sofferenza negli occhi. Occhi tristi, di chi ha amato troppo oppure non abbastanza.

Occhi col rimpianto dentro.

 

Alla fine della storia sono rapita. Ma una domanda mi nasce naturale.

 

"Mi scusi, ma come c'è finito qui a *********? In questo posto in cui non succede mai nulla?"

"Bella mia, non lo sai qui che c'è? Qui c'è il carcere!"

 

E scopro che è in libertà vigilata, che per effetto di un trattato USA-Italia tra poco rientrerà in quella che per lui è casa che è dentro per riciclaggio a causa di un suo fratello finito morto ammazzato in una sparatoria ( "Colpa degli ebrei!!! Mai fare affari con loro!!!")

E che probabilmente nel suo bel racconto ha omesso la parolina mafia e che magari è cugino di primo grado dei Soprano.


Ma non m'importa. Questo vecchietto mi è simpatico.

Gli sorrido.

Chissà perché ha voluto raccontare tutto a me.

Magari per fare due chiacchiere, per alleggerire il peso di giornate tutte uguali e che a lui, proprio a lui avventuriero, sembrano eterne.

Non importa, ma mi ha messo di buon umore.

Gli lascio un caffè pagato senza che se ne accorga, gli stringo la mano, raccolgo le mie cose e vado verso il concorso.

Scioccamente allegra.

 

Ma di come andrà non m'importa poi più tanto.

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12 luglio 2004 1 12 /07 /luglio /2004 13:00
Ad attendere l'ascensore che porta al parcheggio siamo una piccola folla: un ragazzo sui trentacinque (se ve lo state chiedendo, la risposta è no. E' orribile nonostante completo e cravatta ed è pure brufoloso), un signore anziano sulla settantina, io e un'altra donna, sulla trentina abbondante.
Come al solito l'ascensore ci mette il suo, guardiamo gli orologi, abbiamo tutti fretta.

PLIN PLON!

Le porte si aprono e il giovanottone schizza dentro come un razzo. Anzi, come se il razzo ce l'avesse dove dico io.
Il signore sulla settantina si scansa e rivolto a noi due fanciulle dice sorridendo: "Prego." e lo stesso fa all'arrivo al piano, mentre il trentacinquenne ha già vinto i 100 metri piani e sta infilando le monetine nella cassa automatica.
Un semplice prego e io e l'altra donna eravamo incantate da questo gentiluomo coi capelli bianchi, mentre guardavamo l'altro annaspare in cerca delle monetine con il labbro superiore arricciato dal disgusto.

Ora, io lo so che è una cavolata, ma mi ha fatto riflettere.

Primo: siamo sempre così presi dalla fretta, dallo stress e dalla fame di fare che spesso ci dimentichiamo del mondo intorno e di usare un po' di garbo. Uomini e donne, of course.

Secondo: spesso sono proprio gli uomini, in barba alla galanteria a strattonare, urlare e spintonare millantando urgenze lavorative e non che noi donne mica possiamo capire. Senza toccare l'argomento guida su strada...

CAFONI.

Però se la cavalleria è morta è anche un po' colpa delle donne. Conosco ragazze che si offendono a morte se un uomo apre loro la porta o cede il passo.
Sono capaci di vederlo come un'offesa alla loro indipendenza, alla loro capacità di fare da sole, alla loro uguaglianza col maschio.

Ma ditemi voi...

Per informazione vostra, io non sono tra queste sciagurate. Cedetemi pure il passo con un sorriso...

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9 luglio 2004 5 09 /07 /luglio /2004 10:59
No, non è vero. All'inizio fu "Cime tempestose", il romanzo gotico della Emily Bronte ad infiammare la mia fantasia e la mia voglia di leggere. Per me che un libro non lo rileggo mai due volte, questa è stata un'eccezione. L'ho letto tre volte!!!
Già mi immaginavo nel ruolo di Catherine, in piedi nella brughiera che aspetta il suo Heathcliff.
Certe cose segnano.

Ma siccome non si possono leggere i classici per ragazzi tutta la vita, dopo "Jane Eyre", i libri di Jane Austen e di Verne, Kipling ed affini, dopo aver letto anche "L'isola del tesoro" mi son detta che era ora di cambiare.
Mica facile!

Non è che Perugia sia mai stata rinomata per le sue librerie, non lo è nemmeno ora figuratevi più di 15 anni fa. Insomma, ho passato un periodo burrascoso annaspando tra i romanzetti per signorine e i libri di mia madre, tra cui spicca per potenza letteraria questa perla letteraria degli anni'60 che all'epoca mi impressionò non poco.

Ma passano gli anni, passano i libri.

Dopo un periodo adolescenziale dedicato ad Herman Hesse e Oriana Fallaci (chi di voi non c'ha avuto il periodo "Sono intellettuale, sono intelligggente, leggo Herman Hesse" alzi la manina, please), abilmente scovati in fondo ad una polverosa biblioteca della mia scuola superiore, l'entrata in mio possesso della patente e quindi di un mezzo dotato di quattro ruote cambiò il mio modo di leggere.

Ora ero libera di scorrazzare per le librerie, nonostante un budget che definire modesto era da ottimisti. Soprattutto in relazione alla mia velocità di lettura...

Insomma, ci voleva uno scrittore che avesse diverse qualità:
- avvincente
- voluminoso
- prezzo decente.

Fu così che mi imbattei, complice le edizioni economiche della Tea, in Wilbur. Esotismo, amore, sesso, avventura e bellissimi paesaggi. Il tutto in non meno di 600 pagine a botta. Potevo non innamorarmene? Me li son letta tutti: il ciclo dei Courtney, i Courtney d'Africa, i Ballantine. Il mio preferito, anche ora che mi sono riavuta abbondantemente dalla sbornia, è senza dubbio "La spiaggia infuocata". Un titolo, un programma.
E poi Clive Cussler, Patricia Cornwell e, naturalmente da brava studente in legge, John Grisham.

Letteratura d'evasione, certo.
Molto da ombrellone, che non mi appartiene più. Insomma, non mi rileggerei l'opera omnia di Wilbur Smith, ma all'epoca mi piaceva da matti. L'inverno passato ho provato a leggere "Orizzonte" e quasi mi sento male; l'ho finito solo perché, braccine corte come sono, l'idea di aver pagato ‚Ǩ 16 (sedici) quel mattone mi faceva star male.

Insomma, anche nella lettura si cambia, ci si evolve.
Si cresce anche nel modo di leggere, nei bisogni. Nei gusti.
Ora, da brava onnivora feticista del libro, leggo di tutto e sono vorace.
Mi piace girare il libreria per ore, comprare quello che mi colpisce, tesaurizzare l'acquisto lasciandolo per un po' sopra il comodino (perché la fila per arrivare ad avere la mia attenzione è lunga) e leggere a seconda del momento quel che mi va. E poi sono curiosa, devo provare, assaggiare, testare.

I miei preferiti attuali?
Ovviamente LUI, tanto per cominciare.
Poi di recente (e molto per caso) ho scoperto Michel Houellebecq, eccezionale scrittore francese di cui ho appena finito "Estensione del domino della lotta". Ma non mi va di parlarne Devo ancora rifletterci. Poco più di 100 pagine, e ancora lo devo assimilare.
E' così che dovrebbe essere.
Anche se non sempre, leggere è anche evasione.

Per questa ragione, e per coerenza verso la mia totale incoerenza, stasera inizierò questo...

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8 luglio 2004 4 08 /07 /luglio /2004 17:25
Discoteca famosa del perugino. Tavolo centrale.
Primi di settembre 2003.

Ubriaca, sono davvero ubriaca. A mia discolpa posso dire che sono stata appena mollata da uno che millantava amore e devozione, sennò in genere non è che mi alcolizzo così. Insomma, stavo un cencio, con una espressione beota stampata in faccia, il bicchiere in mano e un paio di amici a farmi la guardia, che quando bevicchio divento rissosa.
Mi si avvicina uno.
Alto. Parecchio più alto di me. Non che ci voglia molto, sia chiaro.
Ammicca verso di me. Si avvicina e mi dice qualcosa all'orecchio.

Lui:"Vuoi un autografo?"
Io:"Eh????"
Lui (stizzito):
"Ma che sei sorda? Ti ho chiesto se vuoi un autografo!!"
Io (ebete):"Ma perchè, tu chi c***o sei?"
Lui (ora incazzato come una biscia):"Come chi sono!!! Sono COSTANTINO!!"
Io (sempre più ebete):"Piacere, Phoebe!!"
Lui:"..."

A questo punto lui era diventato paonazzo, voleva picchiarmi e il tavolo tutto stava piegato in due dalle risate.
Mi hanno tirato via e portato a fare una passeggiata, mentre tre o quattro ragazzine urlanti lo rendevano felice di far vedere come si scrive il suo nome.

All'epoca era misconosciuto, mi dicono che fosse un "tronista" di Uomini e Donne ma già con un ego grande come un ippopotamo. E pure burino.

Costantino Vitagliano.

Sì, proprio quello che ci ha allegramente rotto i maroni tutto l'inverno con la sua love story con Alessandra.

Certo che a saperlo che diventava così famoso un autografo me lo facevo fare.

Sai a rivenderlo alle ragazzine allupate i soldi che ci facevo?

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8 luglio 2004 4 08 /07 /luglio /2004 09:40
Ohhhh!! Poverina, poverina me!!!
Chi è più poverina di me?
Sul mio blog arrivano pazze di ogni genere alla ricerca di quello sfigato col pedigree di Ascanio Pacelli.
Volevo mangiare le rane e non ci sono riuscita. Anzi, quando è toccato il nostro turno hanno chiuso le casse della sagra.
Ohhhh!!! Poverina, poverina me!!!
Il mio ex m'ha lasciato via mail perchè non c'erano più i presupposti per stare insieme e invece il fedifrago si sbatteva una gnoccolona locale.
Fuori c'è il sole e io sto in ufficio incatenata alla scrivania.
C'ho anche un principio di cellulite!!!

Come deve fare una povera povera donnina del 1976???

Oh, poverina, poverina me...
Jorma, c'hai ragione te, poverina, poverina me...

Ohi, ohi, ohi... Votatemi...

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7 luglio 2004 3 07 /07 /luglio /2004 09:51
Credevo di non avere tabù alimentari.
Credevo, in linea teorica, di essere così curiosa ed aperta mentalmente da riuscire ad assaggiare tutto, senza problemi.
Per rispetto a culture diverse dalla nostra, mi dicevo.
Credevo.

In linea teorica, appunto.

Stasera mi portano a mangiare le cosce di rana fritte ad una rinomata sagra paesana dalle mie parti.
E, in tutta sincerità, non penso di potercela fare.
L'idea mi disgusta troppo.
E poi mi immagino le rane che gracidano nel Trasimeno l'estate e fanno da sottofondo al mio starmene placidamente sul dondolo in giardino.
E ai rospi giganti, viscidi e disgustosi che l'inverno mi capitano in giardino e mi terrorizzano la cagnolina.

Ho capito: stasera dieta...

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6 luglio 2004 2 06 /07 /luglio /2004 12:36
Ci sono giorni un po' così, in cui il clima fuori contrasta con il tuo interiore.
Giorni in cui vorresti che arrivasse un'acquazzone con tuoni, fulmini e saette a pulire le strade dall'arsura e dalla polvere e la tua mente dai cattivi pensieri.
Cattivi pensieri che, mamma fanatica di yoga lo dice sempre, fanno più male a te che agli altri.
Ma gli altri stavolta non c'entrano nulla, che non è vero che le colpe sono sempre all'esterno.

La colpa, se di colpa si tratta, è solo mia.

E le manfrine degli amici che ti definiscono speciale e che vedrai che andrà tutto bene mi innervosiscono ancora di più.
Sì, sì, speciale, come no. Magari al contrario, questo sì.
Uno speciale fallimento in onda per voi, siori e siore.

La responsabilità è solo mia.

MIA.

Per essere cresciuta con una certa idea dell'amore.
Per essere ancora un po' bambina in certe cose.
Per essere schiava ancora del mito Cenerentola/Principe Azzurro.
Per essere sognatrice.
Per sgranare gli occhioni come Bambi quando mi innamoro e smettere di conseguenza di vedere, sentire o produrre una qualche sinapsi di senso compiuto.

Ma anche, di base, per essere innegabilmente una boccalona, di quelle che l'amo lo cercano proprio e, anche se è ancora lontanuccio, ci si buttano sopra a peso morto.
Della serie "I guai me li vado a cercare, io!!!"

Che genio.
Piccola.
Sciocca.
Deficiente.

E dire che da piccola sembravo una bimba così intelligente...

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5 luglio 2004 1 05 /07 /luglio /2004 12:14
Vi è mai capitato di avere un sassolino in una scarpa?

Si, proprio quello della canzoncina anni '40.

Sta lì, entrato chissà come.
Fastidioso.
Noioso.
Un impiccio che diventa un chiodo fisso.
Ma non così tanto insopportabile da togliersi le scarpe in pubblico saltellando su una gamba sola.

E allora si sopporta per un po', pensando ad altro o scrollando la gamba sperando che si sposti in un luogo meno fastidioso. O cercando di non camminare.

Ma è tutto inutile.
Sta piazzato lì, ‘sto maledetto pezzettino di ghiaia!

Ecco, io finalmente stamattina mi sono seduta e me lo sono tolta.

Metaforicamente parlando, ovvio.

Anche perché porto dei sandali molto fashion...

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2 luglio 2004 5 02 /07 /luglio /2004 09:14
Nell'eventualità remota che IO in un momento di follia, ubriaca o così di buonumore da credere nella bontà del genere umano ti abbia prestato un libro ricordati che:

- E' severamente vietato scarabocchiare e/o sottolineare con qualsiasi oggetto idoneo alla scrittura, foss'anche una matita. L'uso dell'evidenziatore, poi, potrebbe procurarmi un inizio di raptus omicida. E no, non vale la scusa "sottolineavo i passi più importanti". Sottolineati la faccia, le mani, qualcosa di tuo. A me dà molto fastidio.

- Non fare orecchie. Lo odio. Oramai i segnalibri te ne regalano a pacchi in libreria (anche di molto carini, a dire il vero) per cui non hai scuse. Mettici il biglietto del tram, una cartolina, la foto della tua fidanzata, quello che ti pare. Ma non osare fare orecchie alle pagine, altrimenti ti strappo le tue. Di orecchie, intendo. A morsi.

- Non aprire tutto il libro, piegando ben bene il dorso, a meno che non sia una edizione da un fantastilione di vecchie lire, rilegata e resistentissima. Puoi leggere anche se non stai stravaccato, che non lo sapevi? Un'edizione economica me la devi trattare bene, chiaro???

- No, non mi sono dimenticata di avertelo prestato il libro. Sì, cioè, no. Vabbè, può essere che mi sia passato di mente. Ma prima o poi me ne ricordo. Eccome. Ci puoi giurare. Anche a distanza di anni. E allora se magari l'hai perso o non sai dov'è, sei morto. Sei un uomo morto che cammina. O una donna, fa lo stesso. Sei sempre uno zombie. Ti conviene correre in libreria a comprarne uno uguale e sperare che io non me ne accorga. Davvero. Non sto scherzando.

Sono stata sufficientemente chiara? Ci sono domande in merito?
...
...
Detto ciò...
Vi devo prestare un libro?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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