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18 novembre 2015 3 18 /11 /novembre /2015 13:30

- Amore di mamma, andiamo a letto che è ora
- Sì, Miemi nanno. Ma Ossssso...
E mi indica il suo peluche preferito, quello che si porterebbe ovunque, anche in capo al mondo.
Un orso.
Bianco.
Di 120 centimetri.

Di tutte le creature che vivono a casa mia,  solo lui. Non la povera Pimpa, abbandonata tristemente con la lingua di fuori, non il lupacchiotto con gli occhioni azzurrri da squilibrio della tiroide e nemmeno la deliziosa bambolina rosa o la regina dei pirati.
Lei vuole lui: OSSSSSSO.

Complice la totale dipendenza da Masha e Orso, il cartone animato più cocainomane di sempre che ripropone in loop i soliti trenta episodi da cinque minuti l'uno forever and ever, esiste solo lui: Ossso.
E dire che appena entrato in casa nostra, dono della zia Elisa dopo una sfebbrata di Emma che toccò il picco dei 40, lei non lo aveva degnato nemmeno di uno sguardo, relegandolo al ruolo di appoggia bambole. 

Oggi, alla soglia dei due anni, Orso è uno di noi. Si siede a tavola, occupa la sua degna porzione di letto, prende il biberon, la pappa, il ciuccio e la gnocca gli lava con cura maniacale i denti. una cosa degna di nota, specie considerando il fatto che non ha la bocca.
Soprattutto Orso deve essere scarrozzato su e giu dalle scale sempre e solo in braccio alla sua padrona, e considerando le dimensioni di quest'ultima l'operazione non è delle più semplici.

Ma Orso ha anche i suoi vantaggi.
Non ti vuoi mettere le scarpe? Le metto a Orso. NO, io!!!!!!
Non vuoi il biberon? Lo beve Orso! NO, io!!!!!
Non vuoi metterti il pigiama? Lo metto a Orso. No, io!!!!!! Io!!!
Mettiamo lo spray al naso? NOOOOOOOOOOOOOOO! Allora lo metto a Orso. Sì, Ossso!

Non è che può valere per tutto, eh...

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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 11:00

Emma è sempre stata una bambina decisa e, diciamo tutta, tignosa al limite dell'esasperazione. Buona, buonissima, per carità. Sempre finché non viene contrariata.
Ricordo al gentile pubblico che la mia progenie a dieci mesi ha detto NO al latte materno e non ne ha avuto mai nostalgia, nemmeno per un minuto e nemmeno con la febbre alta.

Per questo quando quest'estate ho tentato, forse troppo precocemente, l'esperimento vasino, sapevo che le strade sarebbero potute essere solo due: indifferenza o ossessione totale.

Ed infatti così è stato, nel senso che la gnocca ha guardato il vasino, ha guardato me, ha guardato nuovamente il vasino e se ne è andata sdegnata. Io, lì? Mai.
Dopo due giorni di tentativi ci siamo arresi ed abbiamo accantonat il simpatico oggettino. 
Fino a due settimane fa.

Emma ritorna da una delle sue scorribande solitarie per le stanze di casa con il vasino in mano.
- Pitto?
- Quello è il vasino, amore mio.
- Pitto? Miemi?
- Si, certo che puoi sedertici, ma...
Lei, in un atto di autorità, comincia a spogliarsi. Ok, vuoi giocare? E giochiamo. Le tolgo il pannolino e si siede sopra al mitologico oggetto.
- Ibo?
- Un libro?
- Ci.
Passo alla gnocca uno dei suoi libri e lei si accomoda a leggere. Senza fretta. In tranquillità. Come l'Amoremio, insomma. 
Ah, il DNA.
Passano dieci minuti buoni, in cui lei enumera tutti gli animali della fattoria presenti nel libro. TRE VOLTE. Quando penso di essermi addormentata nell'attesa che si stufi, si alza in piedi gridando: "FATTOOOO!!!" e mettendo in mostra tutti i denti che ha.
Non è possibile.
E invece sì.

Da allora, ogni volta che può Emma usa il vasino. Si piazza comoda a leggere e va, liscio come l'olio e tronfia dei risultati che riesce a produrre, diciamo così.  
Io, da vera brutta madre, non le ho ancora tolto il pannolino in via definitiva. Prendo tempo, traccheggio, non ho fretta. Lei, invece, da vera decisionista, ne vorrebbe far a meno e passare oltre incamminandosi verso la materna e strepitando come un gatto arrabbiato ogni volta che le devo rimettere l'odioso plasticoso pannolino.

Ok, la prossima settimana tentiamo.
Anche se il pannolino era comodo.

Non ci vuoi ripensare, amore di mamma?

 

 


 


 


 


 

 

 

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9 novembre 2015 1 09 /11 /novembre /2015 13:00

Sono intollerante al latte da oramai sei anni, e come tutte quelle persone che non nascono con una allergia definita ma la subiscono da adulti non posso far a meno di rimpiangere amaramente tutte quelle cose che prima potevo mangiare ed ora non più.
Due sono i miei grandi rimpianti: il gelato e le Galatine. 
Mentre per il gelato c'è rimedio (oddio, non proprio uguale, però...) per le Galatine non c'è soluzione. Sono fatte di latte per l'80%, e con ingredienti buoni e semplici, senza additivi e coloranti artificiali, che quand'ero piccola la rendevano l'unico dolcetto che mia madre mi concedeva. Permissible candy, direbbero oggi le persone molto di tendenza; contentino, diceva mia madre fanatica della vita sana e scevra dalle insalubri merendine.
E aveva ragione, perché solo da grande ho scoperto quando le Galatine fossero un connubio di salute e gusto. 
Oggi il solo vedere il classico incarto delle Galatine mi riporta ai giorni delle elementari, quando mia mamma non faceva mai mancare la sorpresa di una tavoletta al latte nella tasca del mio grembiule e che mi gustavo sempre durante l'intervallo. 
Certo, oggi non posso più mangiarne, ed è un vero peccato, specie adesso che la gamma delle tavolette al latte si arricchisce del gusto latte e fragola, una coccola deliziosa e naturale per grandi e piccini.
Ma se io non posso mangiarne, posso però continuare la tradizione e darle come premio quando fa la brava ad Emma. 
La farò sicuramente contenta con un prodotto naturale e buono come le Galatine, e la tradizione di casa mia continuerà.

Di madre in figlia.

Buzzoole

Buzzoole

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5 novembre 2015 4 05 /11 /novembre /2015 08:00

Da ragazzina mi capitò per caso di imbattermi in un libercolo allora abbastanza di moda o comunque conosciuto, che per me tredicenne trattava comunque temi scottanti: "Lettera ad un bambino mai nato" di Oriana Fallaci.
Il libro, che trattava senza leggerezza il delicato tema di una maternità non cercata, non mi sconvolse né cambio nulla in me, ma mi diede la possibilità di conoscere una grande scrittrice.
Complice la biblioteca della scuola mi diedi alla lettura di tutto quello che aveva scritto nel corso degli anni e la sua presenza caratterizzò (in bene? In male?) la mia disgraziata adolescenza da secchiona.
Il mio sogno era diventare una giornalista come Oriana a vivere una grande storia d'amore come quella raccontata in "Un uomo".
Quale donna non lo vorrebbe?
Magari con un finale meno drammatico, ma alla fine si può sempre affermare di aver vissuto ed amato, no?

L'altro giorno, girando su Fb in cerca di ispirazione mattutina, mi imbatto nel commento di una poco più che ragazzina che afferma senza meno che "Belen è il mio mito, la donna perfetta!".
...
...
Ora, a me va bene tutto. Sono un apersona tollerante e aperta a (quasi) tutte le opinioni. Ma questo no. Ci sono dei limiti. Ci devono essere dei limiti a quello che la televisione commerciale può fare al cevello umano.
Belen Rodriguez.
Sicuramente molto gnocca, niente da dire. Ma è un merito o solo culo? E quando dico culo, lo intendo in molti sensi, credetemi. 
Non che tutti debbano avere miti letterari, ci mancherebbe. Mia sorella da piccola voleva essere la Carrà e la adorava in tutte le sue esternazioni. Come non considerare la Raffaella nazionale una vera icona? 
Ma Belen...
Belen!!!
Non sa ballare, non sa cantare, non sa parlare, non sa recitare.
La gnocchitudine è un punto a suo favore, ma tra venti anni ci facciamo il sapone? Che resterà di lei? Il broncio così secsi?

E' vero che nel tempo la Fallaci mi tradì nel profondo e che rileggere "Un uomo" a trentacinque anni mi ha fatto capire come gli ormoni in processione di una diciottenne possano smuovere le montagne, ma resta sempre una grande figura di riferimento.

A queste ragazzine cosa resterà?
La plastica?
La consapevolezza di non essere mai abbastanza fighe?
Un De Martino con cui fare foto hot?

Se Emma da grande avrà questi riferimenti, mi sentirò una madre fallita, che non è stata in grado di insegnare niente alla propria discendenza.

Esagero? Sono anziana?

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28 ottobre 2015 3 28 /10 /ottobre /2015 19:00

Sabato pomeriggio ero al parco con Emma e la figlia del mio compagno. Le bimbe giocavano tranquille da un gioco all'altro e io mi sono messa ad ammirare la varia umanità che navigava avanti ed indietro, ingannando un pomeriggio autunnale.

Nella quiete del parco hanno fatto irruzione una brigata di ragazzini, orientativamente non più di quattordicenni che, appollaiatisi in ordine sparso su di una panchina, hanno dato il via a diversi teatrini antropologicamente interessanti.

La femme fatale.
Le ragazzine del gruppo, alcune in evidente sovrappeso da sovradosaggio di merendine, vestite come un catalogo di moda per non-vedenti erano tutte truccate e dotate di meches. roba che se io a quell'età osavo il mascara finiva malissimo e queste si sparano il rossetto opaco arancione modello Barbie battona.
Stanno lì, una fa finta di giocare con una sigaretta ed all'avvicinarsi di un coetano l'apostrofa con un "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Alzo lo sguardo verso di lei perché credo (spero?) di aver capito male e lei lo ripete: "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Vorrei tanto farle la filippica sia sul suo vituperio dei modi verbali sia sul più grave uso improprio di certi termini, ma qualcosa mi ferma.
Sono diventata forse vecchia?

Arrendevole?
Ho bisogno di ferie?

La coppia che non (si) molla.
Non troppo discosti dal gruppo, una coppietta ha deciso di controllarsi vcendevolmente le tonsille e di farlo con una dovizia impressionante.
Meno.
Basta meno.
E soprattutto, tenete a posto le mani a meno che non siate così fortuna da usufruire di ore di educazione sessuale a scuola. E non ridete se vi spiegano cose utili: ascoltate, cazzo.

Sono gggiovani, che ci volete fare?
Gestisco il trasbordo di Emma dall'altalena al girello e mi cade l'occhio sulla parte maschile della combriccola, tutti alquanto bisognosi che Masha canti loro la canzone dell'igiene personale. Sono in tre, tutti vestiti come Justin Bieber dopo un uragano: uno è il sedicente stupratore e si guarda intorno annoiato, il secondo sputa reiteratamente a terra con metodicità degna di nota mentre il terzo sta bruciando la panchina con un accendino.
Aspè, che sta facendo?
Brucia la panchina?

Affido Emma ad Alice che mi guarda come a dire Non mi far fare figuracce che magari un giorno ne sposo uno,  e mi fiondo.
"Scusa ragazzino, che fai?"
"Ehm..."
"Ehm una cippa, smettila subito! Questa panchina non è tua, ma di tutti!"
"Mi scusi SIGNORA"
SIGNORA.
Che suona come vecchia babbiona, vero? 
Sto studiando come incenerirlo adeguatamente, quando sento Emma che mi chiama ridendo come una matta perhcé la sorella le ha fatto scoprire l'emozione dello scivolo da grandi.
Mi distraggo, perdo l'attimo e niente, l'aridità e il veleno sono volati via.

Niente, sono vecchia.
Ho peso mordente.

"Tu" dico rivolta ad Alice mentre rincasiamo "se diventi così tra qualche anno ti spedisco in Svizzera in un collegio di suore di clausura. E pure se non sei mia figlia, chiaro?"
Lei ride e si schernisce.

Forse non tutto è perduto.

 

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21 ottobre 2015 3 21 /10 /ottobre /2015 17:30

Ore 21:00, casa Phoebe.

- Emma, amore? Andiamo a dormire?
- No.
- Dai, Emma, si va a letto. Hai preso il biberon che ti ha fatto papà ed ormai è ora.
- No, mamma. Emmi Maccia (trad. "Emma guarda Masha & Orso e non scocciare")
- Emma, via. Si va.

Io spengo la televisione, la prendo in braccio e lei strepita per otto secondi. Poi prende il ciuccio e si appoggia alla mia spalla. Sto per scendere le scale e portarla a letto quando...

- Mamma, tciutcio. 
- Emma, già ce l'hai il ciuccio.
Allunga la manina e si acciglia. 
- Atro. (trad. "Lo so, mamma cara, che pensi? Ne voglio un altro da tenere in mano!")
Da qualche tempo Emma ha questa fissazione: un ciuccio solo non basta.
L'accontento e scendiamo le scale per andare a dormire. 
Proprio mentre scendo l'ultimo scalino, lancia il ciuccio all'urlo di Bleah! La metto a terra per raccoglierlo e lei schizza via veloce come un gremlin.
E ci siamo stasera, penso scegliendo accuratamente uno spigolo su cui sbattere la testa.

Dopo tentativi più o meno ispirati ad SOS Tata e al KGB riesco a metterla a letto. Mi guarda e ride, dopodiché inizia l'appello serale.
- Nonno?
- Dorme.
- Nonna? 
- Dorme insieme al nonno.
- Toto?
- Anche Toto dorme.
- Gato?
- Emma, dormi.
- Lalla?
- Sull'altalena non ci puoi andare ora, è buio. Domani.
- Tciutcio?
Ed in un momento di grande generosità mi infila il ciuccio in bocca, iniziando a ridere a crepapelle. Perché ho la sensazione che mi stia prendendo in giro?
Ma soprattutto, come è possibile che a nemmeno due anni rida già di sua madre?
Ma soprattutto: come la sedo questa stasera?

Ma anni di lavoro coi bambini per pagarmi l'università non sono stati sprecati e una lampadina si è accesa nel mio cervello. Bling!
- Amore, vuoi che la mamma ti racconti una favola?
- Sììììììììì

E sono partita con la favola che prefrivo da bambina, quella dei Sette Caprettini. 
La pupa, ipnotizzata, è collassata in due minuti, giusto prima che il lupo (suo eroe ed animale preferito) si introduca con l'inganno in casa dei caprettini facendo una strage di innocenti creature e con buona pace dei vegani.

Sono molto fiera di me, sappiatelo.


 

 

 

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15 ottobre 2015 4 15 /10 /ottobre /2015 11:00

- Mamma?
- Sì, amore, dimmi.
- Balla?
- Vuoi ballare? Accendo la radio, eh?
- No. Balla!
- Balliamo insieme? Eh?
- No, mamma... balla!!!!
- Amore bello, vita mia... che vuoi?
- Balla!!! (Segue espressione accigliata)
- Ah! Ho capito!!! PALLA!!!!! Vuoi giocare a palla, cuore de'mamma? Tiè.

Le allungo la palla di Frozen.
Lei mi guarda con lo stesso sguardo che io riservo agli abusatori della lingua italiana ed agli storpiatori del congiuntivo
- No, eh?
- Mamma, BALLA!!!!! 
Insiste allungando le manine verso di me.
Rilancio: - Balla? Ah, ecco... ho capito adesso. Facciamo un girotondo, sì?
- No!!!! 
Pesta i piedi e soffia, esasperata. Pensarà di avere una madre decerebrata, ne sono certa.
- Amore, spiegami! La palla?
- No, mamma... Ma mamma, BALLA!!!!!! Balla, sì? Emmi balla!!!

Va verso la cassettiera dei giocattoli, scava tra le pentoline e le costruzioni, trova il tesoro e ballonzolando arriva da me con in mano una banana di plastica. 
- Mamma, balla sì?
- BANANA!!!!!!
- Sì mamma, BALLA!
- eccerto.
- Sì????? 
E mi sorride a denti stretti, pigliandomi pure per il didietro.

Traduttori Amazon ne vende, vero?

 

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6 ottobre 2015 2 06 /10 /ottobre /2015 13:00

Oggi è il sei ottobre e nell'ordine la mia famiglia ha già subito i seguenti attacchi: raffreddore, tosse, mai di gola, mal d'orecchhie, vomito, diarrea, febbre.
Le medicine adoperate nel corso di questo lunghissimo mese di settembre sono state tante e tali da ledere qualsiasi organismo vivente, ma a quanto pare ne siamo quasi fuori.

L'untrice fu, chiaramente, Emma.
L'asilo nido e lo scambio di saliva a lui connesso è chiaramente micidiale, la tendenza di certe madri a gettare la propria prole nella fossa dei leoni prima della completa guarigione anche. Per carità, sarà necessità impellente, non lo voglio mettere in discussione, però l'indice di malattie vola alto.

Prima fu Emma, dicevamo, ad iniziare il valzer della tosse e del raffreddore. Poteva la mamma sottrarsi? E la zia? E la nonna?

E mentre il lato femminile della famiglia annaspava tra fazzoletti e spray pe ril naso, l'Amoremio e mio padre gongolavano discettando sulla debolezza delle donne e sul come il maschio abbia saputo evolversi e superare mille avversità.
Senonchè la mia sagace gnocca, assieme alla tosse ed al raffreddore, aveva in serbo un'altra sorpresa: il virus intestinale. Colpo di scena!

"Signora, questi virus vanno a braccetto" mi ha apostrofato il mio pazientissimo Dottor M, pediatra da me talmente a lungo stalkerato da essere entrata nella sua rubrica personale.
"Ma li mortacci loro" ha risposto una madre esasperata aka io.

Ma siccome una giustizia esiste, chi ha colpito il virus?
Sì, ecco.
Loro.
Non dico nulla.

Nulla, tranne un generico "PASSERA'".

Ma il secondo ano d'asilo non era tutta discesa?

 


 

 

 

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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 08:00

Stamattina piegavo i panni asciutti cercando di battere il record pregresso ed avvicinandomi alla velocità della luce, il tutto prima di andare in ufficio e soprattutto prima che la gnocca riuscisse ad emergere dal suo sonno comatoso detto anche a quattro di spadi che la contraddistingue da sempre.

E mentre piegavo calzette e mutande muovendomi come in Matrix, l'ho vista. Eccola lì, l'infida creatura: una cimice. Ora, io non ho niente contro le cimici, sono aracnofobica questo sì, ma il resto del mondo entomologico non mi suscita nessun problema. tranne forse gli scorpioni. E le scolopendre. Vabbè, non divaghiamo. Non le odio, dicevo, tuttavia le cimici hanno la brutta abitudine di volare con un rumore molto fastidioso e di rilasciare un pessimo odore se spaventate o se finiscono sopra una fonte di calore: è una puzzona, diciamocelo.

Sono andata in bagno a prendere un pezzetto di carta per farle provare il brivido imprevisto dello sciacquone, ma all'improvviso mi son detta che no, non la volevo uccidere. Ho aperto la finestra e l'ho buttata in terrazza.
Ora, notoriamente le cimici non sono famose per la brillante inteligenza o per il ruolo determinante che svolgono all'interno della catena alimentare, ed un perché c'è. 
L'ho lanciata dalla finestra e lei invece di volare è piombata di culo sul terrazzo, rimanendo ad annaspare a pancia in su dimenando le zampette. Ho chiuso il finestrone e stavo per andarmene, ma qualcosa nella frenesia con cui muoveva le zampette mi ha trattenuto e sono rimasta ad osservarla dibattersi. E dire che sarebbe bastato poco per rimettersi in piedi: concentrarsi su un unico movimento, ad esempio, cercare un appiglio ed in ogni caso non farsi prendere dal panico. Niente, non riusciva a rimettersi in piedi e io lì, a guardare la sua febbrile agonia.
Alla fine ho aperto la finestra e usando la stessa carta di prima l'ho rigirata e messa dritta sulle zampette.
"Vai, vola via prima che ci ripensi!" 
Ma lei è rimasta lì, a fregarsi le antenne che ha sulla testa.
Mi è sembrata stupita, incredula.
Se non sapessi che è impossibile, direi mi stesse guardando in faccia.

Poi Emma ha interrotto la magia chiamando mamma con la potenza della sirena di un sommergibile e me ne sono andata; chissà se quell'insettaccio se ne è volato via dopo un po' o è rimasto lì, alla mercè dei passeri.

Questa edificante storia mi ha portato a due chiare considerazioni.
La prima è che io a volte spesso sono proprio come quella cimice a pancia all'aria: mi dibatto frenetica tra mille accadimenti ed impicci e penso che mai riuscirò a venirne fuori con un minimo di sanità mentale. Quando poi qualcuno mi aiuta senza chiedere e senza domande rimango di stucco, incredula. Incapace di dire grazie o accettare con un briciolo di entusiasmo, ma stampandomi in faccia l'espressione della mucca al pascolo che vede passare un treno.

La seconda è che non dormire per la tosse della tua prole fa male.

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29 settembre 2015 2 29 /09 /settembre /2015 12:00

I giapponesi sul trenino di Montmartre.
Una coppia di turisti addormentata mano nella mano su una panca della basilica del Sacro Cuore.
I selfie dei turisti. Dappertutto. Tutti, proprio tutti: anche le donne col burqua.
La cucina marocchina.
Il sorriso sghembo di un vecchio parigino che ha impedito mi scippassero sulla metro.
Il freddo della cima della Tour Eiffel.
La pioggia, ancora.
I corvi alle Tuileries grandi come il mio Jack Russell.
La scomparsa progressiva delle boulangerie. L'invasione dei negozi di souvenir. 
Uomini in giacca e cravatta andare sullo skate per fare prima. E cadere.
Giapponesi vestite da sailor moon sedersi accanto a me ad aspettare la RER per Versailles e poi scappare appena s'è accorta del mio raffreddore.

Parigini col raffreddore. E cazzo.
I formaggi di capra francesi che puzzano di piedi.
Canticchiare "Grande festa alla corte di Francia..." davanti ai cancelli di Versailles.
I giardini di Versailles, dove vedere uscire una dama con l'ombrellino da dietro una siepe ti sembra normale.
La bellezza di star seduti su una seggiolina color salvia dentro i giardini del Lussemburgo guardando i ragazzini crescere.

 

Ma anche noi, che siamo cresciuti dall'ultima volta.
La mancanza fisica dell'odore della pelle di mia figlia .
L
a gioia del ritorno.

A bientôt...
 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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