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17 settembre 2015 4 17 /09 /settembre /2015 18:00

Uscire a cena con Emma non è facile, ha venti mesi e la capacità di attenzione di un passerotto a primavera. Ed è normale, non potrebbe essere altrimenti; anzi, lei è anche molto brava, forse perché attratta dal (buon) cibo in maniera ma dopo un po' si stufa. 
Così, in genere, ci ritroviamo sempre nei soli posti family friendly, per dirla in modo figo, che ci permettono di mangiare in modo abbastanza rilassato. Per farla semplice, poi, sono quelli che c'hanno a disposizione degli avventori i giochi per bambini

Così Emma chiacchiera con noi nel suo linguaggio da duenne, mangia tranquilla e poi va a giocare con i suoi coetanei. E noi riusciamo a mangiare senza strozzarci, che non è poco.

L'occhio a volte mi cade sui quei bambini di tutte le età che al ristorante mentre gli altri seduti al tavolo mangiano e chiacchierano giocano col telefono del padre (o, peggio, proprio), con un tablet o con un altro aggeggio simile. E non alzano mai la testa, non si accorgerebbero nemmeno di un elefante rosa vivo che fa roteare in aria dodici palline piazzato vicino alla porta del bagno. 
E lo trovo triste. Io capisco, sia chiaro. Capisco, da mamma e da genitore a volte stanco. Però per me la tecnologia è proprio l'ultima spiaggia, l'ultima frontiera prima dello sclero, dedicata a quelle giornate così, in cui il pargolo è amichevole come un drago di Komodo.

Non che non sia importante, ma i bambini (e gli adulti anche, eh) hanno bisogno di altro: di correre, giocare, litigare, innamorarsi e poi litigare di nuovo, sporcarsi di fango e sbucciarsi le ginocchia.
Questo non vuol dire che sia tutto sbagliato, che la tecnologia sia un errore, ma va usata con intelligenza e con semplicità.

Volete un esempio? Leggere con la sua lentezza e la sua poca immediatezza è una attività anacronistica che verrà seppellita da forme di comunicazione? Mi auguro di no e per me non sarà certamente così. 
Ma questo non mi impedisce di leggere su un ebook reader invece che su carta stampata.

Un altro esempio? Guardate questo video qui sotto della Wind (possibilmente senza piangere) e capirete che tutti i giorni possono essere #unagrandegiornata.

Basta capire il modo giusto, così come ha fatto Wind.

Buzzoole

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10 settembre 2015 4 10 /09 /settembre /2015 08:00

Ho sempre detto di non essere una mammoletta, di non essere una di quelle madri che elogiano i figli in maniera sperticata anche solo semplicemente quando fanno la cacca. 

Ho sempre affermato con una certa alterigia di non sciogliermi per ogni quisquilia che riguardi mia figlia.

Ho sempre dichiarato di non essere zuccherosa, di sapere benissimo quali sono i limiti e difetti della bimba che cresce davanti a me. 

Ho sempre dichiarato l'importanza dell'asilo nido, di mantenere il full time con un orario che mi permetta di gestire il mio lavoro al meglio, dell'importanza dei nonni nella routine quotidiana nella vita dei più piccoli.

Mi sono fatta sempre un vanto dell'aridità del mio modo di fare, quando Emma fa i capricci ed io la lascio sbattersi finché le passa, a volte persino prendendo il caffè.

Eppure, quando quella filibustiera dai facili costumi di mia figlia mi guarda negli occhi, mi butta la braccia al collo e miagola "Mia mamma" mi sciolgo come un budino.

 

Mammoletta.

 

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4 settembre 2015 5 04 /09 /settembre /2015 11:00

La foto di questo bambino morto in spiaggia ha fatto il giro di Facebook tra l'indignazione di chi pensa che certe cose debbano rimanere nascoste come la polvere sotto il tappeto, la frustrazione di chi immaginava i propri figli sdraiati sulla sabbia e la noncuranza di chi apostrofa sempre tutto quello che riguarda i migranti con un placido "aiutiamoli a casa loro".

Io penso che la vita in genere, ma i social per possa essere vissuta in due modi: il primo è quello di decidere di staccare il cervello dal mondo circostante e vivere semplicemente la propria quotidianità come se esistesse solo il proprio piccolo cerchio di conoscenze ed il proprio piccolo orto coltivato ad ortensie e lillà. È questo il caso di tutte quelle ragazze, o meglio donne, che imbastiscono la propria bacheca di Facebook con gattini, cuoricini, aforismi di Osho, frasi d'amore, allegri buondì e caffè e quant'altro senza mai cedere il passo al pessimismo o semplicemente la realtà circostante. Io queste persone le invidio veramente: la loro unica preoccupazione rigurda il selfie giornaliero: sarò venuta bene? Il piatto di aperitivo che ho postato sarà abbastanza figo? Caspita, non mi sono taggata nella discoteca del momento, accidenti! Questa foto sarà sufficientemente puccipucciosa?

Al contrario si può decidere di vivere con gli occhi aperti, senza necessariamente ammorbare il prossimo con tutte le disgrazie del mondo o con esternazioni politiche 24 ore al giorno sette giorni la settimana (quelli sono i Grillini, una specie animale a parte), ma diluendo la propria esistenza in una sana disincantata ironia che a volte brilla nel cinismo. Oppure no, quando il pelo sullo stomaco non basta più o quando tutto è troppo brutto per riderci su.
Si può decidere semplicemente di essere oltre a donna, madre e figa (buahahahahhah!) anche con una coscienza sociale, seppur minima. Non che si pretende di cambiare il mondo, per carità, ma almeno cercare di renderlo un posto un po' meno schifoso.
Il minimo sindacale, insomma.

Le foto di questo bambino morto sono molto disturbanti, concordo, e credo che debbano non far dormire per ben più di una notte non solo chi è già genitore ma tutti quelli che sognano o hanno sognato di diventarlo almeno una volta.
È giusto che siano disturbanti, è giusto che diano fastidio e che sollevino l'animo popolare. Sono foto che fanno indignare, troppo crude per un popolo abituato a discettare solo del calciomercato nella calura di fine estate. Meglio biascicare su Balotelli e sulle liti via social ad alto QI di Belen e Nina Moric.
Sono foto che fanno male, sono un pugno nello stomaco proprio come lo sono le parole di un genitore distrutto che cercava solo una vita meno pericolosa per i propri figli.

Come ha scritto di recente una mia amica molto cara, che tra l'altro ha un'idea politica opposta alla mia, "Nessuno metterebbe i propri  figlio su una barca, a meno che l'acqua non sia più sicura della Terra". Quel bambino morto sulla spiaggia pesa sulle coscienze di tutti noi, grandi e piccoli, poveri e ricchi, potenti o semplici cittadini. Ci ricorda che in un passato non troppo lontano erano i nostri bisnonni a tentare viaggi della speranza, ci ricorda che domani potremmo essere noi a tentare la stessa via.

Disturba, è vero; fa andare di traverso l'aperitivo.
E deve essere così, è giusto che sia così.

Si fa presto a guardare il telegiornale con un occhio solo mentre si cena  e dimenticare tutto quello che accade nel mondo con una bella scrollata di spalle.
Io non ci riesco. 

Se voi ci riuscite continuate a postare foto di gattini.

 

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3 settembre 2015 4 03 /09 /settembre /2015 14:00

Mia nonna paterna non era una donna particolarmente buona, né particolarmente volta istruita. Era il riflesso della società rurale in cui era cresciuta, ha accresciuto i suoi figli in modo anche duro a volte, senza le coccole e la comprensione che i genitori di oggi si sentono in dovere di largire alla loro prole. Anche con nipoti non è mai stata la cara nonnina, ma anzi veniva apostrofata con i peggiori epiteti dai suoi quattro nipoti.
Non era colpa sua, oggi lo capisco. Era figlia di un mondo spicciolo, dove la sopravvivenza era legata alla quotidiana lotta con il mondo circostante, specie per le donne. Un mondo più crudo, dove la verità spicciola e contadina potevi trovarla nella tasca del grembiule.

Mia nonna però nonostante non fosse la nonna perfetta, una cosa me la comunque insegnata: la compassione.  Tutte le volte che sulla porta della sua casa di campagna compariva un venditore ambulante mia nonna sbuffava e sbatteva, inneggiando alla voglia di fregare soldi che i venditori ambulanti portano con sé. Poi il più delle volte, specie se il venditore ambulante allargava il proprio viso in un sorriso o si faceva scappare una battuta o un complimento vago, mia nonna abbassava le braccia lungo il corpo e con un sospiro lo invitava a pranzo o gli offriva un pezzo di pane e formaggio, e se era estate la possibilità di rinfrescarsi al pozzo dell'orto.

Non era perfetta mia nonna, non era nemmeno buona, ma aveva visto la fame, l'aveva sofferta insieme alla guerra che stringe lo stomaco e se la ricordava bene. Forse la vedeva riflessa negli occhi di chi le si parava davanti vendendole una carabattola, e il ricordo le smuoveva qualcosa dentro, non lo so. Non solo la fame e la guerra, credo, ma anche il duro lavoro nei campi, la fatica fisica ripagata poi dal ghigno del padrone che non è mai sazio. 
Un mondo diverso, che non esiste più ma che tornava a vivere nei suoi ricordi.
Fattostà che lo  faceva non come un vanto, ma come lo scorrere naturale delle cose. Non credo la facesse sentire più buona o più cattolica, ma che le placasse un moto interiore questo sì.

Mi è tornata in mente la mia nonna paterna l'altro giorno, quando ad una sagra paesana con mia sorella siamo andate a comprare porcherie dolci in quei baracchini che vendono caramelle gommose e arachidi. Accanto a noi due bimbi di crca sei/sette anni di colore, con quella magrezza tipica di chi ha una conformazione fisica da corridore e con la faccia spalmata contro il vetro, abbacinati dai colori vividi delle caramelle gommose. 
Il venditore, novello Mangiafuoco, soppesava attentissimo e con grande impegno col bilancino la giusta contropartita in caramelle dei 70 centesimi che i bambini gli avvevano allungato speranzosi.
Ci siamo così disgustate che ce ne siamo andate. 

No, ma il problema non è solo "Aiutiamoli a casa loro" o altre manfrine propagandistiche simili. Io mi preoccupo di che diavolo di paese siamo diventati, seduto ed accomodato in un finto benessere che pensiamo solo a tenerci stretti. 
Che fa dire che le 71 persone morte soffocate in un TIR sono frutto solo della propaganda buonista e sinistroide. 


Con tanti saluti all'empatia tra esseri umani.

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1 settembre 2015 2 01 /09 /settembre /2015 09:00

Rientro dalle ferie.
Shock globale.
Ufficio (composto di sole donne) in silenzio.
Solo tic tac svogliati sulla tastiera.
Amarezza.
Molta amarezza.

 

- Se rinasco, giuro che rinasco prostituta.
- Ma che dici!?!?
- Sì, sì. Ma mica una battona sfruttata, che pensi? Una di quelle d’élite, che si fanno mantenere nel lusso e non muovono un bicchiere in casa. Servite e riverite.
- Ho capito, ma ti devi incontrare bene, eh.
- Mi trovo un omino. Anziano. E mi faccio intestare tutto, ecco.
- Io invece se rinasco, voglio rinascere lesbica. Mi sono rotta dei maschi.
- Sbagli, non cambierebbe nulla. 
- Tanto alla fine una relazione è una relazione.
- Dici?
- Eh.
- Allora meglio rinascere maschio. Vuoi mettere?
- Sìììì!
- Guadagnerei sicuramente di più.
- Non come a fare la prostituta, però.
- Effettivamente.
- Eh.
- Già.
- ...
- ...
-  Io invece voglio rinascere ibrida.
- …         
- …
- …
- Caffè?
- Sì, dai.
- Andiamo.
- Meglio.
- Sì, sì.

 

E bentornati (a chi è stato in ferie).

 

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7 agosto 2015 5 07 /08 /agosto /2015 14:00

Avrei voluto scrivere un post parlando di quella gente che si fa schermo dei social per scrivere cose orrende e sostenere tesi ed idee che non avrebbe mai il coraggio di sostenere apertamente in pubblico senza vergognarsi come un ladro.

Avrei voluto scrivere di amene signore di mezza età dedite a nipoti che grazie ai social si trasformano in arrabbiate megeret rita-immigrati.

Avrei voluto scrivere del mio stato d'animo, che mi porta a sentirmi sola sopra uno scoglio con tutto il mare intorno e con la sensazione di aver passato la vita ad inseguire gente che in realtà non è interessata a te più di quanto tu non lo sia alla fisica quantistica.

Avrei voluto scrivere del mio disturbo alla tiroide che mi porta insonnia, sbalzi d'umore e sbalzi di temperatura incontrollati, rendendomi una brutta persona più di quanto la natura abbia già fatto.

Avrei voluto scrivere una recensione de "Il deserto dei tartari", libro bellissimo appena finito e colpevolmente mancante tra le mie letture. avrei voluto raccontravi del modo di scrivere di Dino Buzzati, del suo leggere l'animo umano in maniera universale, della paura del tempo che fugge, di Giovanni Drogo e della Fortezza che ci costruiamo intorno tutti quanti.

Avrei voluto scrivere un post intelligente, ironico, divertente, di quelli che rimangono nella storia e dopo anni, se li ritiri fuori, ti piacciono ancora.

Avrei voluto, sì.
Ma ogni volta che ho provato a buttar giù un'idea lei, la gnocca, arrivava come un treno in corsa davanti alla mia scrivania con la sua fila di denti in bella mostra, le fossette cicciotte e quell'espressione che la rende così somigliante a mia sorella dipinta in viso. Mi guarda ed allunga la mano e cerca la mia, in un invito più che esplicito ad andare a giocare e ballare con lei.


Come rifiutare?

 

 

 

 

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5 agosto 2015 3 05 /08 /agosto /2015 09:00

Noi donne nella stragrande maggioranza dei casi non abbiamo un bel rapporto col nostro corpo. Sarà una banalità, ma è una di quelle vere: non ci piacciamo.

Pure se sei una figa da paura che causa giramenti di testa e svenimenti nella popolazione maschile eterosessuale, ci sarà sempre qualcosa che non ti piace di te stessa.

In genere il problema di questo secolo è: non sono abbastanza magra e/o sono ingrassata. Maschi che condividete lo spazio vitale con la donna che amate, rassegnatevi: per quanto possa sembrarvi bella, sexy ed affascinante la vostra compagna, lei si troverà SEMPRE non abbastanza magra.

Che poi la prenda con ironia, che non ne faccia un dramma e che viva la sua vita con tranquillità e che mangi al ristorante con appetito è un altro discorso. se glielo chiedete vi dirà sempre che non si trova abbastanza magra.

Colpa della moda? Follia della donna? Non solo. 
Quest'anno sui social impazza una nuova mania: il Belly Slot. Non è il nome di una caramella e nemmeno una nuova macchinetta da videopoker. E' quel solco abbastanza inquietante che parte sotto il seno e arriva all'ombelico, formatosi grazie ad addominali super tonici insieme a una magrezza di un certo livello. Subito le simil-Vip si sono buttate a pesce sulla questione, postando le loro foto sui social: Elisabetta Gregoraci, Maddalena Corvaglia, Ilary Blasi, Belén Rodriguez, Anna Tatangelo, Emily Ratajkowski. Tutte belle in fila a mostrare la riga sulla pancia che fa tanto tonico e raffinato. 
Non vi basta?
Orbene, signori, abbiamo anche il Bikini Bridge , ovvero il ponte sospeso tra il bordo dello slip e l’anca, e il Tigh Gap, ovvero il solco tra le gambe. 
L'Amoremio direbbe "Sexy come un aspirapolvere", io direi: "Eh, quando ero ggiovane...". Ma non è vero, sono solo allucinazioni di una donna sfatta dal passaggio di un mostriciattolo (amoroso) di quasi quattro chili tra gli addominali.

Ma la donna vera che ne pensa?
In ufficio ho assistito alla seguente conversazione sul Belly Slot tra due colleghe carine e inspiegabilmente single. 
Collega 1: "Dai, tu sei magra come un chiodo e allenata, facci vedere sta riga!"
Collega 2: "Ma non ce l'ho!"
Collega 1: "Ma dai, nemmeno tu!!! Ma sei super secca!"
Collega 2: "Lo dici come fosse un complimento, ma non lo è affatto!"
Collega 1: "Certo che lo è!"
Collega 2: "No, affatto. Io mi piacevo più quando pesavo 10 kg di più"
Collega 1: "Cavolate. Farei la firma per essere come te.""

Collega 2:"Sei matta? Non vedi che fianchi larghi? IO farei la firma per essere come te!"
Phoebe: "Ora vengo lì e vi picchio a tutte e due dall'alto della mia panza deformata, altro che riga!"

Passerà mai questa fissazione per il secco?
La donna curvy tornerà (davvero) di moda come nei bei tempi andati?

Attendo commenti di uomini e donne.

 

 

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3 agosto 2015 1 03 /08 /agosto /2015 09:00

Festa del paese, grande attività mondana, possibilità di scampare alla canicola estiva grazie alla brezza del lungolago.
E poi, via, si mangia anche bene. 

Grande mondanità, dicevo, escono fuori da sotto i sassi anche persone che non vedevi da mesi (tipo noi, insomma, blindati in casa dal sonno della gnocca irremovibilmente fisso alle ore 21:15).

Ed immancabilmente si incontrano i bambini che sono compagni di asilo nido della gnocca. 

Bambino 1
Bimbo dolcissimo, quest'anno andrà alla materna quindi più grande e affascinante, occhioni grandi, la guarda e sorride.
"Emma!!"
Lei, ritrosa come Baby George, si gira dall'altra parte simulando anonimato.
Lui coglie dal prato dove si svolge la festa una margherita e col sorriso gliela porge.
Lei lo guarda come se avesse pestato una cacca, dà una manata al fiore facendolo cadere per terra e va per la sua strada lasciandolo lì, solo.

Bambino 2
Altro bel bambino, mangia a tavola coi genitori tutto allegro. Nello specifico mangia delle poche salubri papatine fritte, tipo cibo da sagra.
"Emma!!!"
Lei fa la ritrosa, si giuarda la punta delle scarpe come se fossero la cosa più interessante. 
Lui, con sorriso charmant le si avvicina e le porge il piatto delle patatine. Lei guarda il piatto e si scioglie in un sorriso tutto denti e fossette. 
Lui ride, lei ride... dopodichè lei afferra con la mano l'ottanta per cento delle patatine nel piatto, lo guarda dritto in faccia, gira sui tacchi e se ne va per conto suo.

 

Giuro, io non la conosco...

 

 

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30 luglio 2015 4 30 /07 /luglio /2015 09:00

Sin da bambina sono sempre stata considerata complicata. Non mi piaceva giocare con gli altri bambini (a meno che non potessi dirigere tutto io), inventavo storie per me e le mie bambole giocando da sola per pomeriggi interi, mi piaceva costruire il mondo come volevo che fosse, eliminando tutto quello che non andava.

Facevo finta che fosse sempre tutto perfetto, senza urla, litigate o problemi da risolvere. Senza malattie a portarsi via la mente di mio nonno. No, non era vero. Il mondo era bello, io lo sapevo, e me lo sarei costruita come volevo.

Gli anni sono passati, la bambina timida e solitaria si è trasformata in una donna che troppo spesso cerca di affermare la sua personalità, anche con mezzi poco canonici.

Ma certi giorni, no.
Certi giorni è troppo faticoso.
E' troppo e basta.
Certi giorni mi sembra di esser caduta in un buco nero fatto di terra argillosa. E mi arrampico, mi graffio, ma non riesco ad uscirne nemmeno applicandomi al massimo e mi sale l'ansia, mentre le pareti mi si sbriciolano intorno.

Certi giorni mi sento all'angolo, inchiodata con i piedi al pavimento. 

C'è stato un giorno, lo ricordo bene, un giorno in cui mi son detta: "La mia vita è perfetta, non posso desiderare di più". E poi niente, l'attimo è passato e io sono rimasta qui a guardare il mondo che corre velocissimo. 

Domani magari sarà un giorno migliore. Sì, certo, lo cantava Cremonini, ma non so se nemmeno lui c'ha mai creduto veramente. Magari sì.

Magari è vero.

Magari domani smetto di vedere tutto nero.

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29 luglio 2015 3 29 /07 /luglio /2015 09:00

Molti mi chiedono perché me la prenda così tanto contro chi non veda la naturalezza delle unioni tra persone dello stesso sesso. In fondo la loro legalizzazione in Italia non riguarda qualche mio parente stretto o un amico caro.

A parte il fatto che per perseguire una ingiustizia non dovrebbe essere necessario averne titolo, quello che più mi lede il sistema nervoso è il pregiudizio ed il cinguettio sociale che lo precede e contraddistingue.

In seconda battuta, la mia incazzatura deriva dall'ignoranza che dilaga in questo paese ed alla sua ipocrisia. Oggi anche il peggior cristiano della penisola si erge a paladino della morale, rivendicando l'univocità della parola famiglia come se ne fosse l'unico fiero detentore. 

E non posso fra a meno di pensare che, in questo paese che dimentica e che copre le storture con un colpo di spugna e servendo in tavola una bella ciotola di spaghetti, i nonni o i bisnonni di quelli che ora predicano contro le famiglie diverse erano quelli che negli anni '40 e '50 ce l'avrevano con il tipo di famiglia che oggi è il mio. Sono quelli che mi avrebbero chiamato donnaccia per strada, puttana sottovoce e rovinafamiglie al bar prendendo il caffè con gli amici prima della partita di briscola.

Prima l'unica famiglia accettata era quela generata dal matrimonio cattolico, unico ed indissolubile, ed i figli nati fuori da questo inscindibile vincolo erano reietti, figli di NN  o comunque di serie B. Se poi lui o lei avevano alle spalle un matrimonio... anatema!!!!! Divorziare? Roba da andare all'inferno per direttissima, macchia incancellabile, diffida sociale! Dove mai andremo a finire?? E' la morte della famiglia!!! 
Vi suona familiare?

Poi, dopo lotte e lunghi periodi in cui i più facoltosi sganciavano denaro alla Sacra Rota per eliminare il vincolo o facevano legittimare da giudici progressisti sentenze di divorzio ottenute in altri paese, nel 1970 anche l'Italia ha avuto la sua legge sul divorzio.

Prima piano piano, poi sempre più velocemente, è diventato un fatto normale. Grazie alla legge, ad un referendum, ma anche alle telenovelas brasiliane. Tutto normale, quasi banale.

Ed eccomi qui, nel 2015. Compagna di un uomo divorziato, madre e matrigna tutt'altro che odiata. Eppure non mi hanno ancora lapidata, anzi. Anche se solo cinquant'anni fa sarei stata additata per la strada come un male della società, come Rita Pavone o la Dama Bianca. Esempi glamour, c'è poco da dire.

Eppure quello della matrigna cattiva era un mito difficile da scardinare, proveniente dalle favole, dall'inconscio nascosto di ogni babino che vive dentro di noi. Matrigne cattive, che vogliono il cuore delle figliastre per metterlo in una scatola o che abbandonano i poveri pargoli nel bosco per farli mangiare dai lupi. 
Brutte persone, insomma, ma sempre vestite bene. E' un must.
Esiste una donna più fashion di Grimilde?

Eppure niente, il loro mito è finito, destinato a rimanere confinato nelle favole di una volta. 

E allora mi chiedo, cosa risponderò ad Emma quando tra trent'anni mi chiederà: "Ma davvero neggli anni '10 c'era tutto sto casino contro le unioni civili? Mamma mia, che ridicolezza!!" Perchè non solo nel frattempo sarà diventata l'ennesima consuetudine italica che nessuno mai si era sognato di avversare.

Pensateci.

Ma soprattutto si accettano scommesse su chi sarà additato a nuovo mostro.
 


 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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