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16 febbraio 2015 1 16 /02 /febbraio /2015 08:12

Come sapete bene, a me al supermercato capitano di tutti i colori. un po' anche perché mi piace osservare la gente, immaginare, dialogare col prossimo. Anche se a volte non se lo merita affatto.

Ieri sera ero alla Coop, non c'era (stranamente) molta fila alla cassa e mi è capitata pure la mia cassiera preferita. Voi ce  l'avete una cassiera preferita? Io sì, anche se non ne conosco nemmeno il nome. E' una signora di colore, corpulenta quel tanto che basta per immaginarla a cucinare cajun e con un accento francese deliziosamente cantilenante. Non ne ricordo nemmeno il nome, come non credi lei ricordi il mio, ma è simpatica e ci scambio volentieri quattro chiacchiere ogni volta che mi fa il conto.

Davanti a me in fila un uomo sopra la sessantina, alto e grande come una montagna e dotato di una vistosa sciarpa a scacchi. Fa freddo, si sa, però.  Fa il piacione, raccontando ad alta voce alla cassiera paziente (ed a tutto il mondo circostante) le sue avventure di sciupafemmine ai tropici.
"Perché sa, io sono un playboy! Mi sono sempre piaciute le donne! Specie quelle del sud come lei."
La cassiera ride e passa la spesa.
Io mi infastidisco.
"Che poi sa, io sono un latin lover, le donne mi cascano ai piedi. Come mi vedono, eh: BUM! E a quale uomo non piacciono le donne?"
"Eh no, "risponde lei sorridendo "dipende dai gusti, signore. Ci sono uomini a cui piacciono le donne o gli uomini, ma anche alle donne possono piacere le donne. Ognuno fa quel che vuole!"
Lui ride, la cassiera ride, io scrollo la testa sarcastica. 
Tocca a me e le dico che certa gente che parla tanto dei suoi successi con le donne, poi alla fine non è così dotato come vorrebbe far credere al resto del mondo, né nel senso di fascino né di altro.
"Ma tu non sai quante gente è sola al mondo, soffre la solitudine e non vede l'ora di arrivare qui a fare due chiacchiere e dare un senso alla giornata." Mi ha risposto serafica la cassiera, con quel suo bell'accento francese così musicale, passando la mia spesa in scioltezza sul nastro..

Ecco, se mi avessero accoltellata sarei stata meglio., non ci sarei rimasta così male. Io arrivo lì, bella sarcastica, e con nonchalance  un sorriso lei m'ha riportato alla realtà oggettiva. Che spesso non è bella, non è cool e non si riassume in uno stato di facebook. 
Sono una brutta persona.
La solitudine è una tunnel senza fine, un sentimento che prende alla gola ma che è facile da dimenticare quando non se ne soffre più per qualche tempo. Ricordate quando avevo paura di morire sola coi miei resti divorati dal gatto? Ecco.

E se è vero che uno la vita se la costruisce un po' come vuole, non mancano occasioni in cui il fato ti fa uno sgambetto ed è sempre bene ricordarsene. Ricordarsi com'è guardare dentro quel buco e vedere solo buio.

Ed essere allegri, come la cassiera della Coop che non si spanzientisce mai e sorride, mostrando i suoi bei denti bianchi e ridendo con la musicalità del suo accento in fondo alla gola. Provare a vedere cosa vedono gli altri, senza farci incattivire dalla vita.

 

Mica facile, vero?


 

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13 febbraio 2015 5 13 /02 /febbraio /2015 08:36


Mia figlia ha una nuova, eccitante passione: il birdwatching.

Tutto è nato durante le feste natalizie, quando la prima neve ha imbiancato quasi per scusa le colline del Trasimeno ed un pettirosso s'è affacciato alla nostra terrazza in cerca di briciole. Prima timido e discreto, poi sempre più baldanzoso sulle zampette secche, pronto a gonfiare le piume del petto ed a volare via. 
Emma se ne è innamorata e tutte le volte che compare strilla come un'aquila sbattendo le manine contro il vetro. All'inizio il pettirosso scappava davanti a cotatnta sarabanda, ora si limita a inclinare un po' la testa per guardare meglio quest'esemplare di uomo a suo dire, forse, poco evoluto.

Per attirarlo ora butto anche le briciole della colazione davanti alla finestra e puntualmente eccolo lì, cip cip, pronto a fare colazione a sua volta mentre Emma ride e strilla felice.

Visto tutto il movimento generato dalla piccola creatura, anche un altro abitante della casa ha iniziato ad interessarsene: Nevruz.
Mentre Emma si diverte ad osservarlo e vorrebbe magari metterci le mani su per sentire quanto sono morbide e calde le sue piume e coccolarlo, credo che Nevruz abbia ben altri e meno poetici interessi sulla bestiola.

Ad ogni modo se ne stanno lì, anche un pomeriggio intero a volte, finchè il sole non va giù. Aspettano l'arrivo del pettirosso fianco a fianco e quando finalmente lui regala la sua presenza il gatto sgrana gli occhi e aguzza le orecchie mentre Emma dimena le braccia come a simulare un battito d'ali e lo richiama eccitatissima.

Piccolo pettirosso che vieni a rubare le briciole sul terrazzo, lo sai il potere che hai?
La bramosia e l'interesse con il quale tutte le mattine (oltre ai pomeriggi di festa) ti aspettano questi due?
Lo sai il pathos che generi? Basta si muova un afoglia tra gli alberi ed è tutta una agitazione qui.
Ma tu, pettirosso bellissimo e puro, lo sai quante briciole ti lascio io la mattina?
Lo sai, sì?
E allora mi spieghi perché ci metti così tanto tempo a palesarti? Perché ci fai la grazia sempre dopo un sacco di tempo? Qui ci tocca andare a lavorare ed all'asilo, e quella lì non si schioda dalla finestra nemmeno con la trielina finché non t'ha visto.
Vuoi che ti compri il becchime?
Mi stai ricattando?
Te ne approfitti, eh?
Guarda, pettirosso, che io libero il gatto!
Nevruz, attacca! Non dormire, attacca! 

 

Ok, pettirosso... quant'è che vuoi ad apparizione?

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11 febbraio 2015 3 11 /02 /febbraio /2015 08:30

Essere mamma c'entra poco con il fatto fisico in sé, col mettere al mondo una creatura tra le urla ed il sangue.
E non lo dico solo perché ho fatto il cesareo e questo, secondo alcuni, mi renderebbe una madre di serie B. Partorire è un atto bellissimo sempre, comunque accada. Doni la vita ad una altra persona, ti rende in un certo qual senso più vicino ad una divinità. 

Ma essere madre ha poco a che vedere con quel momento lì, che al massimo ne è il preludio

Per quello che mi riguarda diventare madre non è stata una specie di esplosione.
Non ho sentito i fuochi d'artificio nella testa, non sono stata sconvolta dall'amore a prima vista da mia figlia, non mi sono sentita rivoluzionata al solo pensiero.
Tutt'al più mi sono sentita terrorizzata, questo sì, inadeguata ed assolutamente incapace di essere madre.
Ma per fortuna sono sensazioni che passano e la realtà pratica prende il sopravvento sulla teoria astratta.

La realtà è che si diventa madre ogni giorno un po' di più, con la vita quotidiana, l'esperienza e persino con gli errori.
Ormai è passato un anno e posso dire che se per certi aspetti è volato via in un battibaleno, per altri sembra essere durato almeno quanto 10 anni normali.

Mamme si diventa con la vita quotidiana, dicevo. Con la paura che spezza le gambe la prima volta che tua figlia ha la febbre alta, con il panico quando per la prima volta sbatte la testa contro il tavolino, con l'incredulità e l'incapacità di capire, quando piange disperata e non sai cosa fare.
Ma si diventa mamme anche quando per la prima volta lei allunga la mano e arriva a toccarti il neo che hai in faccia con una  consapevolezza di cui scioccamente non la ritenevi capace.
Si diventa mamme quando all'improvviso lei si alza in piedi e ti sorride tutta tronfia ed orgogliosa. La verità è che si diventa mamme tutti i giorni, coltivando quel gigantesco sentimento che si sente nascere dentro. Dominandolo anche a volte, perché si vorrebbe tenere la propria figlia al riparo da tutto e da tutti. Ed invece non è possibile, perché lei cadrà, si sboccerà un ginocchio avrà un bernoccolo e non potremo fare nulla.
Possiamo solo essere lì, come leonesse guardinghe, appostate a vigilare sul futuro dei figli.

E non ci fate incazzare, eh...

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9 febbraio 2015 1 09 /02 /febbraio /2015 09:31

In Italia c'è molto da fare per le Politiche Agricole.
Anzi, diciamola meglio: l'Italia non ha mai avuto una politica agricola degna di questo nome (soprattutto secondo mio padre, ragioniere in pensione riconvertito all'agricoltura), tant'è che la campagna è pressoché abbandonata in molte zone d'Italia e lasciata alla buona volontà dei pensionati, mentre in Stati più evoluti del nostro riesce addirittura a fare reddito.

Dicevo che, appunto, in Italia c'è molto da fare. Ed infatti c'è un Ministero della Politiche Agricole, con a capo c'è l'onorevole Maurizio Martina, un giovane classe 1978 (sbarbatello, per gli standard italiani, eh) che per una volta avrebbe tutti i requisiti per gestire tale ministero. In un paese in cui gente che non sapeva la differenza tra conto economico e stato patrimoniale gestiva il Ministero dell'Economia, lui almeno è laureato in Agraria. Non che sia sufficiente, per carità, ma almeno capisce di cosa sta parlando. Più o meno.

Il Ministro, il cui mandato riguarda anche le politiche alimentari e forestali, lancia per il 2016 una nuova campagna nelle scuole: dopo Frutta nelle scuole, che dal 2010 porta frutta fresca nelle primarie pubbliche di tutta Italia divulgandone il consumo e le proprietà, il Ministero pare che darà il via a Latte nelle scuole.

Latte.
Latte di mucca.

Sembra infatti che il consumo di latte e latticini sia in calo verticale e questo non è bene, quindi i bimbi vanno incentivati a berne di più. Ora, io sono intollerante alle proteine del latte e pure mia figlia, ma non è questo il punto. 

Il latte è un alimento che non è ben tollerato, a vari livelli, almeno da un terzo della popolazione italiana e non per caso: chi non lo digerisce infatti, non è difettoso, ma semplicemente non ha in sé la mutazione genetica che, in tempi abbastanza recenti per l'evoluzione umana ne ha permesso l'introduzione come alimento nella dieta dell'uomo. 
Io, per esempio, per niente.
E nella mia famiglia è mal tollerato anche da mia sorella  eda mio padre. E ora da Emma. Non vi sto a raccontare le avventure per trovare prodotti da bambini senza latte, è troppo tedioso e non voglio parlare di questo.

Quel che mi sconvolge della campagna "Latte nelle scuole" è la sua illogicità. Come faranno coi bambini che non ne possono bere nè consumarne  derivati? Li mettono nell'angolino? Gli danno una mela? E soprattutto, è davvero giusto bere più latte? Analizziamo la questione:

1) Ma il latte fa bene!!!! Che il latte faccia bene alla salute è una falsa credenza, lo dicono persino i pediatri. Il mio, ad esempio, non mi ha dato nulla con cui integrarne la mancanza nella dieta di Emma, quindi non sembra così indispensabile. Il latte che fa bene è quello materno, che il bambino prende fino allo svezzamento (o fino al nono imperativo da parte sua) e non quello di specie animali diverse. 

2) Il latte è sano! Che il latte prodotto da uno stabilimento industriale sia sano come quello prodotto dalla Lola (sic!) potremmo discutere a lungo. Certo sarà "pulito", ma l'allevamento industriale non può prescindere da mangimi equivoci e dalla somministrazione di medicinali.

3) Il latte fa bene alle ossa e alla salute! Il latte contiene calcio utile alle ossa, è vero, e per questo viene consigliato per l'osteoporosi. Ma contiene anche proteine animali, acide, che, per essere smaltite, consumano calcio. Se poi parliamo di grassi, a parte quello scremato, il latte ed i suoi derivati ne contengono davvero tanti e non mi sembra il caso di fare una campagna divulgativa poer il loro consumo, specie nell'ottica della lotta all'obesità infantile.

4) Ma le mucche, così carine!!!! Le mucche così carine vengono tenute negli allevamenti industriali in condizioni così orribili da rendere il vostro peggior incubo una fiaba da bambini. Senza considerare i danni ambientali che producono in mille modi diversi. Tutte le persone sane di mente dovrebbero di corsa diventare vegetariane, senza dubbio. No, non lo sono, ma per mancanza di volontà mia. Supplisco a questa mancanza cercando di limitare l'uso della carne e comprando solo ciccia di allevamenti che conosco. Sì, esistono. Tipo quelli del nonno di Heidi. Piccoli, nascosti, ma ci sono.

Detto ciò, non sono una talebana, una che crede alle scie chimiche, nè tantomeno una vegana infoiata che cerca di imporre le proprie idee.
Mi piace però ragionare con la mia testa e questa iniziativa, caro ministro Martina, sembra fatta  esattamente con la parte opposta del corpo umano.
Tanto è bella e giusta la campagna Frutta nelle scuole, tanto mi sembra mirata solo a risollevare le sorti di un settore produttivo in crisi questa. E non ci sarebbe nulla di male, caro MInistro, se ciò non fosse fatto sulla pelle dei nostri figli.

 

Attendo opinioni, di qualunque genere.

 

 

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6 febbraio 2015 5 06 /02 /febbraio /2015 07:50

Ho sempre odiato quelle madri che, ad ogni piccolo minuscolo progresso dei propri figli, si lanciano in gridolini estatici ed euforici, trattando il proprio pargolo alla stregua di Einstein.

Mio figlio? Un genio.
Avete presente?
Che odio.
Che fastidio.
Gente proprio patetica.
Ecco, io uguale. Identica, proprio.

Ieri sera giocavo con Emma sul tappeto. Anche se è in una fase abbastanza motoria (sta scoprendo quanto è favoloso poter andare dove si vuole da soli), rimane una bambina molto statica e dolce ed è un piacere giocare con lei. Insomma, eravamo lì a giocare con una piramide dell'Ape Maia che una amica ci ha regalato quando all'improvviso lei, invece di tirar solo fuori gli anelli per gettarli ai quattro angoli della casa, li ha rimessi in ordine. 
Li ha rinfilati al loro posto, uno ad uno. Prima con un po' di incertezza, poi sempre più convinta e fiera di sé, mentre quell'ebete di sua madre applaudiva e emetteva gridolini sincopati manco fosse al circo. 
Ho chiamato l'Amoremio che preparava la cena con lo stesso tono con cui si chiama un'ambulanza: "Amoremio, corri!!!! Corri a vedere!!!!!"
Lui è arrivato, certo che Emma avesse battuto la testa contro uno spigolo. E invece lei stava lì, ancora non stufa del nuovo gioco, ad infilare e sfilare cerchi con sempre maggiore naturalezza e battendo le manine ogni volta che il gioco la premiava con una canzoncina.
"Brava tesoro!!" le ha detto lui dolcemente.
"Bèh, però non li sa ancora mettere in ordine decrescente" ho chiosato io.
"Perché non le chiedi le tabelline?" 
"..."
Ecco, ho capito. 
Sono già sulla pessima strada che porta i genitori a vantarsi spassionatamente dei propri figli e a prendersela con le maestre se non gli danno 10 in tutte le materie. Quei genitori odiosi a cui le maestre fanno la macumba sottobanco e che finiscono sempre a fare i rappresentanti di classe.
lo so benissimo che i progressi di Emma rientrano nel comune sviluppo psicomotorio di un bambino di un anno, che non ha impilato carte da gioco costruendoci un castello e che è tutto come dovrebbe essere.
Però, insomma, è mia figlia. 

Un momento.
Ora che ci penso, IO sono già un rappresentante di classe.

Aehm...

 


 


 

 

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4 febbraio 2015 3 04 /02 /febbraio /2015 07:53

Mia figlia essendo intollerante al lattosio la mattina, da vera lady, prende il tè con i biscotti. La gnocca è una vera signora in miniatura, che ha imparato a tracannare da sola il biberon con il mignolino alzato.
Principino George, scappa che arriviamo
Ma il reperimento del tè per infanti, solubile e deteinato, nonché scofanato in comodi barattoli, non è stato semplice e ha generato diversi pellegrinaggi in quei negozi fighi per bambini che in genere evito come la peste.

In uno di questi ho fatto una scabrosa scoperta: l’acqua Amorosa della Humana.

Bottiglie di acqua,buonissima c’è da giurarlo, ma di cui all'inizio non mi è subito balenato in mente l'utilizzo. Sono una donna semplice, lo ammetto. Una che beve l'acqua del rubinetto e considera l'acqua in bottiglia un bisogno indotto della nostra società, per dire.
Ma, chiaramente, l'acqua Amorosa, già dal nome  riflette il bisogno genetico di noi mamme di dare il meglio ai nostri figli, senza star a riflettere su cosa sia davvero meglio. E su cosa vogliamo insegnargli davvero, cosa trasmettiamo senza nemmeno rendercene conto.

L'acqua Amorosa, evidentemente, serve alla preparazione del latte artificiale. E già qui si apre un mondo, specie in un paese come l'Italia in cui sembra che allattare sia quasi impossibile, o comunque molto hippy, specie passati i primi mesi. Lo dice l'Istat, non lo dico io

E se c'è chi invoca a gran voce l'OMS ed i dieci disapplicati passi concordati con l'Unicef, dall'altro lato le paure e le ansie di una neomamma sempre più vengono pesate al chilo, sul bancone del mercato del profitto facile.
In epoca di recessione, di taglio dei consumi, di crisi strutturale, quale altro settore tira di più?

E così, a pelle, quest'acqua Amorosa mi è rimasta indigesta. Ma, riflettendoci, non posso far a meno di notare quanto sia motivata questa mia insofferenza:

1) Il nome. IL NOME, Sant'Iddio. Già nel nome c'è tutto: Amorosa. Una coccola, insomma, una carezza, una cura maggiore delle altre. Amorosa. Chi non vorrebbe amorevolmente accudire tutto il giorno Parliamo di acqua, vorrei ricordare. Di acqua. H2O. Purissima, per carità. Delle Alpi Apuane, ci mancherebbe. Ma è acqua, e non si può pensare di far leva sul senso di colpa per indurne l'acquisto.

2) Facciamo due conti: sei bottiglie di acqua Amorosa da un litro costano circa € 7,40. Questo vuol dire che al litro costa circa € 1,23. Ciò sta a significare che un metro cubo di acqua Amorosa costa più di € 1.200. Non so se vi rendete conto dell'enormità della cifra. Costa come la benzina, e sfido a farci andare la macchina.

3) L'ipocrisia generata dal nome del prodotto e dall'idea che questa sia la cura parentale più appropriata ancorché più costosa mi sembra veramente degna del peggior Scrooge. Peggio dell'idiozia della pubblicità Mellin, pensate un po' (tra l'altro, non vi sembra diversa in questi giorni?).  Qui ci vedo molto di più la leva del senso di colpa, anche se non ci sono pubblicità martellanti in giro.

L'induzione di un bisogno è il motore su cui viaggia l'economia, non lo metto in dubbio. La stragrande maggioranza delle cose che siamo portati ad acquistare tutti i giorni non sono una vera necessità primaria, ma ciò che la grande distribuzione e la pubblicità ci fa credere indispensabile, dei maipiùsenza che alla fine rendono più piacevole la vita. Come l'acqua in bottiglia, ad esempio, o il parmigiano già grattugiato in comode vaschette.

La mia indignazione nasce dal nome e dall'atteggiamento del prodotto, Amorosa appunto, come se un bene così effimero ed inutile rappresentasse all'improvviso tutto l'amore di cui è capace una madre.  
Ma soprattutto mi chiedo: ma chi la compra? 
Chi è così facilmente influenzabile?
Lo siamo tutti?
Come cambia il nostro metro di giudizio?

Ma soprattutto, ho davvero bisogno di tutte queste scarpe?

 

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2 febbraio 2015 1 02 /02 /febbraio /2015 07:47

Sta lì, appoggiata al mobile della televisione a guardare la Pimpa e ballare sculettando tanto quanto il pannolino glielo permette.
In mano tiene un maialino di legno, tirato fuori chissà perché dalla puzzle della fattoria. C'è arrivata gattonando lì, con l'incertezza tipica di chi si muove solo per la tigna di arrivar lì, ma non prova nessun piacere nel farlo.
Se ne sta lì e sembra tutta presa dalla televisione, ma all'improvviso nota la mia presenza sul divano e decide che è arrivato quel momento. Glielo leggo negli occhi, è lui
.  

Ride, e mi guarda in sottecchi come se stesse per dimostrarmi qualcosa. Si gira verso di me, stacca le manine e si avvia a fare due passi.
Passi prima incerti, quasi robotici e che sfidano la forza di gravità. Appoggia il tallone e poi il resto del piede, barcolla e mi guarda felice. 
Forse anche un po' incredula.
Chi, io?
Come una paperella, butta in avanti il peso del corpo, dondola e ride a crepapelle di questa sua nuova mobilità. Ad un passo da me si butta, schernendosi, tra le mie braccia, come se non potesse fare un solo passo in più. Io la aspetto, madre felice, con le stelline negli occhi che nemmeno Sailor Moon.
Si butta tra le braccia della sua mamma, agitando il maialino di legno che ha sempre tenuto stretto tra le mani come fosse il punto focale del suo equilibrio.
La aspetto a braccia aperte, ridendo.
Felice.
E lei si butta.
Felice.
E centra il labbro superiore della mamma col maialino di legno.

KO TECNICO.

 

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29 gennaio 2015 4 29 /01 /gennaio /2015 07:55

Io non sono molti incline al gossip, se si esclude quelle tre volte all'anno in cui vado dal parrucchiere e mi diletto di riviste patinate. Non perchè io sia brava, acculturata o modesta, ma perchè il più delle volte queste notizie riguardano tronisti, gieffini,  o più in generale gente così morta di fama da poter aggiungere tranquillamente le loro vite alle cose di cui non me ne frega una cippa. Per essere signorili, che sono mamma. Cazzo.
Dicevo, non amo molto il gossip.
Però la notizia, rimbalzata da Novella 2000 in tutti i social network, di Elisa Isoardi e Matteo Salvini che si frequentano mi ha scioccata. 
Così scioccata che sono andata a controllare, visto mai fosse una bufala di Lercio.it. E invece no, pare sia vero. 

Mi ha colpito un po' perché dentro di me ho sempre immaginato che a casa Salvini avesse una moglie tale e quale a quella di Vito Catozzo, un po' perché lei c'ha quell'aria da fidanzatina d'Italia ingenua, ma che però ti fa vedere l'elastico delle mutande con nochalance.
Forse non dovrei supirmi, visto che al tempo che fu la Isoardi provò a fare le scarpe ad una Antonella Clerici incinta allungando le mani su La prova del cuoco con mille mossettine da gattamorta, attirandosi l'antipatia generalizzata di tutte le donne costrette a barcamenarsi tra famiglia e lavoro e guadagnandosi la reputazione di donnaccia. O di regina del mattino, visto che ora spadroneggia su Raiuno in orari antelucani. Dicono. 

Su Salvini non dico nulla, sennò mi comprometto. Mi limito ad una breve riflessione: c'è gente in Italia che clicca "Mi piace" sulla pagina di questo essere, un uomo che rende Bossi una figura quasi tenera. Vedete che c'ho ragione io quando dico che il suffragio universale è sopravvalutato?

Ma torniamo alla Isoardi. Una bella ragazza, impossibile da negare. Una di quelle che fa figura, che fanno girare un maschio per strada pure se porta uno stracio addosso. A sentirla parlare poi, non mi era sembrata nemmeno la Flavia Vento di turno (che aspetta ancora speranzosa che Leonardo Di Caprio riconosca il loro essere anime gemelle).  Arriva lì e con aria molto moderna dice "Io e Salvini ci frequentiamo". Non "Ci amiamo alla follia", "E' l'uomo della mia vita" o "Siamo solo amici". 
Ci frequentiamo.
Vediamo come va.
Se aggiungeva "Per ora siamo trombamici" era il massimo, diventava un cult.

Detto da una che lavora alla tv di stato, che fa la santarellina e si professa come fidanzatina ideale d'Italia, mi suona falso come una moneta da tre euto. Mi sarei aspettata ben altro principe azzurro da lei, non dico calzamagliato ma almeno con ben altra presenza e con ben altro cipiglio, non uno che mi immagino si diverta a tirar sotto i lavavetri al semaforo la mattina appena sveglio.
Anche se ho sempre sostenuto la totale insipienza del Principe Azzurro, così mi sembra troppo, quasi irispettoso verso una figura mitologica che ci sciroppiamo fin da bambine. Così mi sembra davvero di esagerare. Sarà il fascino del cattivo ragazzo? Sarà la naturalezza del rutto in poltrona? Cosa avrà affascinato la Isoardi? Lei ama gli uomini per il loro cervello, dice.
Ah.
In questo caso, mi suona un po' come quelle che guardano le mani in un uomo per prima cosa.

Abbiamo capito, và...

 

 

 

 

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28 gennaio 2015 3 28 /01 /gennaio /2015 08:28

In genere nel mio blog racconto la mia vita, le mie vicessitudini e pure i miei piccoli drammi. Parlo di me, in buona sostanza, e difficilmente faccio divulgazione.

Ma in questo caso, trovo sia importante dare spazio e visibiltà ad una iniziativa dell'INPS a favore delle madri che rientrano presto al lavoro e che non usufruiscono del congedo parentale, meglio conosciuto con l'obsoleto nome di maternità facoltativa
In pratica con il Bonus infanzia l'INPS permette alle lavoratrici dipendenti e a quelle iscritte alla gestione separata di "barattare" i mesi di congedi parentale non effettuato con altrettanti mesi di contributo, fino a € 600,00 al mese, valevole per:
1) pagamento della retta dell'asilo nido (purché la struttura sia accreditata presso l'INPS)
2) voucher per l'acquisto di baby sitting

Ovviamente questo contributo brucia la possibilità di usufruire della maternità facoltativa, ma tanto con il 30% dello stipendio non sarebbe riuscita a campare nemmeno Cenerentola. Figuratevi io. 
Non serve presentare l'ISEE in questo contesto, gli unici requisiti richiesti sono:
- il non aver usufruito (del tutto o in parte) del congedo parentale
- essere negli 11 mesi successivi al termine del congedo obbligatorio di maternità.

La circolare con tutte le indicazioni la trovate allegata, chè qualche dettaglio posso essermelo perso qua e là.

Ne parlo perché i nostri potenti mezzi di informazione sono troppo presi dal morboso interesse per l'ultima novità (ora le due ragazze liberate, prima il povero bambino forse ucciso dalla madre) per parlare di cose che davvero possono interessare il mondo reale. Persino il mio Comune, che ha dovuto accreditare l'asilo, si è trovato in pratica senza informazioni e solo grazie ad un assessore (donna, chevelodicoafà) così intelligente ed umile da accettare i consigli di un cittadino, sono riuscita a presentare la pratica.
Perciò, mamme: preparatevi a lottare per questo beneficio. 

E poi perché, come sempre, la disinformazione genera stupidità, odio sociale e malcontento. Nello specifico, in merito al bonus infanzia le opinioni predominanti nei forum sono state:

1) Invece di dare un contributo alle mamme disoccupate, lo danno a chi lavora. Che, guarda un po', è anche chi contribuisce col pagamento delle tasse. No, dico, così.

2) Dovrebbero darti i soldi per stare a casa, invece che per l'asilo. Con mio figlio voglio starci io! E grazie, davvero. Pure io vorrei stare con Emma, ma la vita di oggi è diversa e pure le esigenze del datore di lavoro (che non è sempre un mostro) contano. 

3) Danno sempre i soldi a chi già ce l'ha. Piacere, Paris Hilton.

4) Tanto in Italia i contributi li danno solo agli extracomunitari. No, pure ai terroristi. E ai drogati. Ed agli zingari. E agli UFO, ma solo se vengono dal lato sinistro della galassia, sennò ciao. 

5) Ma spetta solo ai nati nel 2015? Certa gente mi fa dubitare della correttezza del suffragio universale. 


Io invece voglio dare massima diffusione a queste iniziative, perché noi mamma lavoratrici siamo, specie nei primi anni di vita della prole, delle vere e proprie giocoliere, con in mano diversi tipi di palline: il tempo, l'amore, i soldi, il lavoro, le necessità di tutti, l'imprevisto.
Corriamo tutti i giorni su di un filo sottilissimo, portando da un lato la spesa e dall'altro il pupo e con la testa alla prossima riunione di lavoro.

Non ce lo meritiamo un piccolo aiuto?
Che poi, non è niente di regalato, bensì solo la trasformazione di un diritto inutile in un beneficio fruibile.  

Che in un paese civile dovrebbe essere pure logico. Già.

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26 gennaio 2015 1 26 /01 /gennaio /2015 08:05

Non faccio molto caso alla pubblicità, la ascolto sempre distrattamente e preferisco quella ironica o con giochi di parole, le musichette come in Carosello per farvi capire.
Ma da quando c'è Emma alle pubblicità dove ci sono bambini sono sensibile, capitemi. E se trovo deliziosa la pubblicità della Vodafone con lo zio che riesce a cambiare il nipotino neonato grazie ad un tutorial su youtube, trovo riprovevoli certi messaggi che passano attraverso prodotti specificatamente legati ai nuovi nati.

Prendiamo i pannolini, Pampers per la precisione. Che sono ottimi, non lo nego, i migliori secondo la mia esperienza. Ma perchè devi far dire ad una ragazzetta (che non è che rispetti proprio proprio il target della mamma media, aehm...)  che la sua preoccupazione è sapere quanto rimanga bagnato il sederino della sua progenie nell'intervallo tra la minzione e l'assorbimento. E certo, sono problemi. No il riscaldamento globale, no la crisi endemica che attanaglia il mondo, no le scie chimiche, no l'ebola. L'assorbimento della pipì è il vero problema!!!!  
Però questo posso prenderlo con ironia, magari facendo finta che vogliano impicitamente e simpaticamente sfottere le neomamme con ancora in circolo gli ormoni della gravidanza. Che ci sono e sono tante, altrimenti perché le neo-mamme finirebbero sempre a parlare di cacca

Le pubblicità che davvero mi danno fastidio sono quelle dei cosiddetti latte di proseguimento o crescita, prodotti nati negli ultimi anni per aiutare mamme ansiose e multinazionali in crisi ma che, come ha gentilmente affermato il mio pediatra, possono andar bene nei casi di bambini denutriti o molto sottopeso, ma non nella maggioranza dei bambini italiani.
Mi infastidiscono  e mi lasciano in bocca un brutto sapore, come di ignoranza. E non solo perché io ho allattato finché Emma ha voluto o perché ho avuto la fortuna di poter essere seguita da un Consultorio degno di questo nome.
Che poi per legge devono affermare che il latte materno è sempre il migliore, finché c'è e se c'è, tengono a sottolineare come se fosse un'impresa titanica (per alcune lo è, ma in genere viene abbastanza bene a tutte le donne, magnate tranquilli pubblicitari!), ma lo dicono in modo talmente veloce che nemmeno Eta Beta riuscirebbe a cogliere il senso delle parole.
Tra tutte la più scandalosa è quella nuova del Latte di crescita 3 Mellin. Perchè? Mi chiedete perchè? Va bene, analizziamolo, magari sorvolando sull'accento e sull'espressione da strafatta dell'attrice che, con mille mossettine, impersona una mamma:

1) Diventi mamma appena sai di aspettare. Cazzata. Grossa cazzata. Almeno per me, poi non so. Non diventi mamma nemmeno dopo aver partorito, ma ti ci trasformi giorno per giorno, già l'ho detto. 
2) Il primo bagnetto con la temperatura sbagliata. Comprare un termometro costava molto? Ma poi scusa... non dici che tua figlia ha 15 mesi? E finora il bagno non glielo avevi fatto mai? Non è che per caso invece ti rivolgi alle neomamme, quelle impacciate, coi bambini che urlano e strepitano, che magari non hanno ancora preso il ritmo dell'allattamento al seno e sono terrorizzate?
3) Ho trovato la tranquillità in un barattolo. Ragazza, credimi: a meno che dentro non ci sia del Prozac la vedo molto molto dura! Oppure della droga, visto che dentro al barattolo ci sta comunque una polverina bianca.

E poi queste mamme delle pubblicità sembrano tutte oche ebeti. La tranquillità in un barattolo. lo trovo agghiacciante, oltre che molto scorretto, specie perché va a colpire una donna in un momento molto complicato della propria vita, anchorché bellissimo. Tutte vorremmo poter trovare la propria tranquillità di madri in un barattolo, sarebbe comodo e facile, sarebbe magnifico. Ma non è così, non sono gli altri ad avere le soluzioni, né tantomeno le cose che possiamo acquistare.

Voglio sottolineare che non ho niente contro Mellin: uso molti loro prodotti, ma mi rendo conto che il business del latte di proseguimento ha numeri ben più elevati di quello della pastina.
Però ci sono dei limiti, e sono il rispetto della legge e degli acquirenti. Dell'intelligenza degli acquirenti, come minimo.

Non trovate?

 

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