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10 novembre 2014 1 10 /11 /novembre /2014 08:30

Sono sempre stata una persona apprensiva, faccio outing.

Ma il mio non è mai stato un essere rompiballe sul Dove sei? Cosa fai? Mettiti la canottiera di lana. Non correre, non sudare. Non mi sono mai interessate queste cose e, anzi, sono abbastanza teutonica da questo punto di vista.

Il mio è essere apprensiva dal punto di vista affettivo, sono una ansiosa maniacale della felicità.
Avevo poco più di tre anni quando, arrampicandomi sulle ginocchia di mia madre, la lasciai senza parole chiedendole: “Mamma, ma tu sei felice?”

Dicono che i bambini siano egoisti per partito preso e che la condivisione gli vada insegnata col crescere. Io mi preoccupavo già della felicità altrui, magari anche solo come specchio della mia; ma per me era (ed è) un problema.

Sei felice?

Ovviamente mia madre rispose di sì, non so se perché fosse vero o per farmi felice a mia volta. So solo che son passati moltissimi anni, ma in me nulla è cambiato. La felicità delle persone che a cui voglio bene mi preoccupa sempre, molto più della mia. E non perchè io sia particolarmente buona o caritatevole, ma sempre per quel vecchio discorso dello specchiarsi negli altri e nel voler essere certi che sia tutto a posto: maniaca del controllo, in due parole.

Sei felice?

E’ la domanda che faccio più spesso alle persone che amo, e il non poter far nulla per far sì che questa felicità sia assoluta mi snerva e non mi fa dormire, oltre ad essere la causa primaria della mia ansia e della mia gastrite. Se mi capita anche solo di intuire l'infelicità di un amico vero, mi prende male e vorrei muovere le montagne per cambiare le cose. Ma spesso non posso fare nulla, mi ritrovo a tormentarmi in silenzio senza nemmeno essere in grado di mettere quella mano sulla spalla che, a volte, può aiutare.
Non vi dico che poi entro in fissa con i miei genitori, mia sorella o con l'Amoremio. Divento non solo nociva, ma una tigre del Bengala pronta ad attaccare tutti quei grandissimi ammassi di cacca che attentanto alla felicità perfetta dei miei cari. Anche se a volte un colpevole vero non c'è, anche se è solo colpa del destino o del caso, chiamatelo come vi pare.

Forse dovrei imparare a preoccuparmi di meno ed agire di più. 
Oppure mi dovrei solo rilassare.
Certo.
Immaginate la mia ansia ora che c'è Emma?


Alle stelle.

 

 

 

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6 novembre 2014 4 06 /11 /novembre /2014 14:00

C'ho dovuto riflettere un po', perché a caldo i miei pensieri si accavallavano troppo, correndo da un capo all'altro del mondo senza una tregua una.
Stavo bevendo il caffè quando il telegiornale lo ha annunciato: Brittany ha deciso di morire
E non me l'aspettavo, perché solo poche ore prima aveva detto di voler aspettare, di sentirsi ancora tutto sommato bene e di volersi godere qualche altro giorno la sua famiglia. 
E invece no, è andata fino in fondo. 
E sono rimasta lì, con la tazza della colazione in amno a chiedermi cosa avrei fatto io, mentre un buco mi si allargava nello stomaco.
Per chi non lo sapesse o fo
sse
stato su Marte questa settimana, Brittany Maynard, una ragazza ventinovenne amercicana colpita da un cancro aggressivo in fase terminale, aveva annunciato di voler mettere fine alla sua vita prima che la malattia la devastasse e obbligasse i suoi cari ad assistere allo spettacolo impotenti. Nello specifico aveva dichiarato di voler morire il giorno dopo del compleanno del marito, il primo novembre.
Vi immaginate le polemiche? Negli Stati Uniti la legislazione sull'argomento è così varia che a Brittany è bastato trasferirsi in Oregon per poter godere dei benefici del suicidio assistito. In Italia, paese laico sulla carta, ma nella realtà dominato da un falso cattolicesimo occorre invece pagare per ottenere lo stesso risultato. Sì, basta prendere, sborsare un bel pacchetto di danari ed andare in Svizzera.
Siamo e restiamo un paese del terzo mondo, dove la libertà di scelta non esiste.

Sì, perché in realtà Brittany non ha fatto nulla di male, ma nemmeno nulla di eroico.
Ha solo scelto. Una scelta difficile, la più complessa.
Ha scelto per sé e per i suoi cari. Ha scelto di non soffrire per una malattia devastante ed inclemente, ha scelto di non far attraversare ai suoi cari il calvario della malattia. Si è arresa. Sì, si è arresa. E' un peccato questo? C'è chi nasce lottatore, è vero, ma c'è anche chi messo di fronte a questa sconvolgente realtà non ce la fa.
Non è ugualmente una scelta coraggiosa ed apprezzabile?

 

C'è Brittany con la sua scelta, e poi ci sono persone come Leonardo Cenci, un ragazzo  umbro colpito da un tumore non operabile che ha fatto la scelta inversa. Ha deciso di lottare contro tutto e tutti: contro la malattia, contro i referti dei dottori che non davano speranza, contro il suo corpo che si ribellava e si ribella tutt'ora alla sua voglia di vivere. Ma non solo: non si è nascosto, ma è diventato portabandiera di una ONLUS che si propone di aiutare i malati oncologici ad affrontare la malattia in un modo diverso. 
Un uomo coraggioso, un eroe dei nostri giorni forse, di certo una persona eccezionale. Oppure soltanto un uomo, che però ha deciso di lottare per sè e per gli altri.

La vita è fatta di scelte, e giuste o sbagliate che siano ne paghiamo sempre il prezzo. In questo caso, quel che manca nel nostro paese è proprio la libertà di scegliere il proprio percorso. sarebbe bello un mondo fatto di tanti Leonardo, ma non è così. Non siamo tutti uguali, abbiamo a volte anche la necessità di dire basta. 
E non solo per le malattie oncologiche, quelle in cui il "miracolo" può ancora avvenire, ma in tutte quelle che degenerano corpo e mente fino alla completa distruzione. 
Sembrerebbe logico, ma non lo è. Soprattutto nel nostro paese in cui l'eutanasia è un tabù molto più invincibile delle adozioni da parte di coppie omosessuali, così intoccabile che non esiste nemmeno un piccolo progetto di legge abbandonato sotto una delle scrivanie del potere.

E voi, come la pensate??

 

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4 novembre 2014 2 04 /11 /novembre /2014 13:18

Ha cominciato la gnocca, con un po' di raffreddore.
E poi la tosse, canina e catarrosa.
E la febbre.

E' l'asilo, dicono, il primo anno pare che sia uno scotto impossibile da non pagare.
E giù aerosol, gocce, sciroppino omeopatico che ne potresti bere una mezza confezione tanto non fa una cippa, palliativi vari ed assortiti.
Poi è arrivata la febbre. Non tanta, ma abbastanza per non andare all'asilo e far saltare per aria tutte le bella abitudini appena consolidate.
E per trasformarla in un'arma batteriologica di distruzione di massa.

Già, perchè ora che finalmente lei sembra (e dico sembra incrociando tutte le dita delle mani e dei piedi) uscita dal tunnel e sgombra dall'assistenza indesiderata di antibiotici e succedanei tutto il parentado intorno a lei ha iniziato a crollare.
La prima, ovviamente, è stata la mamma,  ma a ruota sono seguiti i nonni e poi gli zii preferiti. Perché far fare a tua sorella e al suo compagno la madrina ed il padrino al battesimo se poi non possono godersi in ogni senso tua figlia? Bacilli compresi, ovvio.
Non è difficile prenderla con un mostriciattolo di dieci chili che ti abbaia in faccia tutto il suo disappunto. E che vuole le coccole. E sbava.

Che poi io odio l'aerosol e non lo farò MAI, chiaro? 
Sì certo, Emma lo fa eccome anche se strepita.  

E quindi?

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3 novembre 2014 1 03 /11 /novembre /2014 08:30

Sveglia.

Oddio la sveglia. E’ la sveglia, vero? Non è il terremoto o la fine del mondo, ma solo la sveglia, vero?

No, è che sembrava.
L’Amoremio si alza, Emma si stiracchia e rigira nel lettino facendo la gnorri (tale e quale a sua mamma) e pure io c’avrei voglia di nascondermi sotto il piumone. Eppure tocca alzarsi, e via andare. Al lavoro, all’asilo, alla vita quotidiana.

Latte di soia per tutti, visto che io e Emma siamo intolleranti e l’Amoremio si adegua. Noi col caffè, Emma con due biscottini però. Che poi mi sono sempre chiesta: ma che ci mettono in questi biscottini per lattanti? Assumono una consistenza simile alla colla, si appiccicano ovunque e te li ritrovi a distanza di settimane spalmati OVUNQUE.

Insomma, colazione tutti insieme. Io, personalmente, col cervello spento almeno fino alle nove e mezza ed al secondo caffè. Dallo sguardo presente temo che Emma abbia ereditato il mio odio per il mattino, ma no amore mio, il caffè non te lo do. Non ancora, almeno.

E poi via, io ed Emma a vestirci e l'Amoremio al bagno, come tutti gli uomini.

Sembrerebbe tutto liscio e programmato, se non fosse per l'imprevisto che è sempre in agguato.
Esempi?
Emma, non è bello da parte tua fare le bolle con l'acqua del bicchiere e infradiciarti tutta dalla testa ai piedi prima di uscire!
Nevruz, no, non puoi dormire sui miei vestiti che ho appena appoggiato sul letto!!!!
Come sarebbe che stamattina non si vede Rai Yoyo??? PANICO!
Avevo messo proprio qui il ciuccio preferito, ma dov'è...
Emma che è quella faccia? Mica avrai fatto la cacca!?!?! Alle sette e cinquanta, no!!!!!!

Preso tutto?
Tutto tutto???
Ok, si và. Metto l'allarme, eh!!!!
E il gatto? E' rimasto dentro?
Ma porc...

E buon lunedì...

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31 ottobre 2014 5 31 /10 /ottobre /2014 09:00

La signora moldava, che veniva a fare le pulizie a casa mia una volta ogni 15 giorni dalla nascita di Emma, oggi ha comunicato che se ne torna a casa.
La crisi tocca tutti i settori ma non solo: dopo diei anni stare lontano da casa non le riesce più, nememno con due figli oramai non più bambini, ma comunque bisognosi della mamma, e la sua vita familiare ad uno stallo.
Tornare in Moldavia le deve sembrare bellissimo e terribile allo stesso tempo: potrà stare di nuovo con la sua famiglia, ma il suo sostentamento è a rischio.

E dire che sia lei che il marito sono entrambi ingegneri ed avrebebro potuto avere una vita agiata da ceto medio. Ma invece non è stato così.
La svalutazione della moneta, la corruzione del governo, le bollette alle stelle, gli stipendi che non si adeguano mai al costo della vita, una malattia improvvisa della figlia piccola. 
Vi ricorda vagamente qualcosa?
Questa è la Moldavia ma forse è anche un poco l'Italia.
E come sempre sono le donne a dover fare la parte più faticosa, a prendee la valigia e fare ciao con la manina tra le lacrime proprie e degli altri. Lavorava in banca, ma non bastava a mettere il pane in tavola tutti i giorni. 
E quindi partire come unica soluzione.
E sono le donne a caricarsi il fardello più grande, ad affrontare culture e paesi diversi, con una linguia strana ed incomprensibile, con gli sguardi della gente addosso, che sentirsi dire puttana russa è un attimo.

Tornerà a casa con il pullman domenica, quaranta ore di viaggio e sarà finalmente con la sua famiglia. Quaranta ore di viaggio tra montagne altissime, vallate sconfinate e tanta neve attraverso tutta l'Europa.
Un'Europa unita solo sulla carta. 
Era venuta in Italia 10 anni fa pensando di trovare un paradiso placcato d'oro. Invece ha trovato un paese dalle mille facce e contraddizioni, spietato ed accogleinte allo stesso tempo. Aveva lasciato una bambina di sei anni che per tanto tempo, mi raccontava, non ha voluto i suoi soldi e i suoi regali comprati con il suo lavoro di domestica in Italia. Un lavoro fatto di lacrime, perché ogni bambino a cui faceva da babysitter le ricordava i suoi lontani.

Oggi quella bambina è una giovane donna che ha dovuto affrontare tante avversità e crescere in fretta, crescere ricordandosi appena che viso ha la mamma. Una ragazza forte, col sorriso vivido e con un fratello che studia informatica all'università e che si stupisce della connessione internet italiana.  Sono venuti a trovare la mamma quest'estate, in vacanza dalla scuola, e li ho trovati bellissimi.
E mi sono chiesta cosa farei io e quanto forte debba essere il dolore e la disperazione di un viaggio come il suo. Cosa si prova a dover affronatare una lontananza così tutti i giorni della propria vita per dieci anni. Senza sosta, senza cura e rimedio. 
E quante chiacchiere nella bocca della gente, in quei state a casa vostra o, peggio, aiutiamoli a casa loro. E' così difficile capire la disperazione? O forse è meglio negarla, per paura di guardarla troppo a lungo negli occhi? Meglio ignorare, fare finta di non vedere ed immaginare solo la mala fede.


Ora lei tornerà a casa, proverà a cercarsi un lavoro più idoneo alla sua istruzione. Oppure, semplicemente un lavoro ma vicino a casa e vicino al cuore.

 

Anche se sono sicura che un pezzetto di cuore resterà anche qui..

 

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27 ottobre 2014 1 27 /10 /ottobre /2014 09:18

Io e l'Amoremio in genere siamo un cervello solo diviso in due corpi. Abbiamo gli stessi gusti, le stesse convinzioni, le stesse idee. Certo, io sono il caos e lui l'ordine, ma per il resto dal giorno del nostro incontro parlando è stato un susseguirsi di Anch'io, anch'io!.
Tranne per un'unica, piccola questione: l'idea di fare una crociera.
A lui l'idea sollazza e intriga, a me decisamente NO.

Sarà per la mia claustrofobia, sarà per il viaggio in Sardegna fatto ormai più di quindici anni fa in unma cabina angusta e soffocante, ma io anche no.
Ma lui non demorde e periodicamente mi propone volantini, brochure e siti di crociere per provare a farmi venire voglia. Ed eccolo quindi arrivare con due nuove proposte della MSC Crociere, una "calda" (Marocco e Canarie) e una "fredda" (verso il Nord Europa). Nel tempo ho imparato che resistere non serve a nulla, solo a farlo tornare alla carica prima, e quindi come al solito mi son messa a guardare la sua proposta, printa a dire il mio sonoro NO.

Ma avevo fatto i conti senza MSC, stavolta. Lasciando perdere la seppur bella ma classica crociera Marocco e Canarie, la mia attenzione è stata catalizzata dalla bellissima MSC Orchestra e dall'idea di navigare verso il Nord Europa. Non ho mai amato il freddo, ma le fotografie del sito parlano una lingua meravigliosa. Norvegia, Danimarca, Estonia e Russia sono destinazioni che non avevo mai preso in considerazione. Sbagliando. Che dire di una crociera in mezzo ai fiordi? O di visitare l'Islanda? E che dire della bellissima San Pietroburgo? così piena di fascino, di storia... 
Una crociera (molto estiva, chiaramente) arriva fino alle isole Svalbard. Chi avrebbe mai detto che fosse possibile visitarle? 
Ecco, mi sono quasi innamorata.
In fondo, queste navi sono bellissime, dotate di tutti i comfort e lontane anni luce dal traghetto claustrofobico per la Sardegna che tanto mi ha traumatizzato.
E poi, prenotando prima, il costo non è nemmeno elevatissimo... 

Che faccio, cedo?

Per amore, chiaramente...

 

 

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26 ottobre 2014 7 26 /10 /ottobre /2014 08:00

... E torni al lavoro vorresti mettere una scrivania piccina accanto alla tua in modo da vedere sempre la sua testina perfetta ondeggiare al ritmo dei suoi pensieri.
... Se squilla il telefono, il tuo primo pensiero non è "Chi sarà?", ma "Dio, ti prego: fa che non sia l'asilo! Fa che non stia male di nuovo!"
... Il tuo impegno quotidiano consiste nell'ammorbare ilr esto del mondo con le foto della prole in tutti i luoghi e le situazioni, che manco il nano di Amèlie.
... Anche se stai male, sei raffreddata e piena di dolori, basta che lei faccia una smorfia strana e il tuo malanno non conta più nulla: scatta la telefonata obbligatoria al (povero) pediatra.
... Impari a tossire e starnutire "dentro" pur di non svegliare la pupa che (finalmente) dorme beata. Per quaranta minuti.
... Lo shopping per bambini è sempre il miglior antidepressivo.

... Non esiste più il tempo per te, ma solo quello con lei o senza di lei. Tutto il resto è riempitivo e non conta più come prima. Cinema? Va bene anche senza. Leggere? Posso farlo al bagno. Il parrucchiere? Chi??
... A volta ti senti sopraffatta dalle cose da fare, dalle lavatrici che non finiscono mai, dai panni da piegare e dal casino che si accumula in ogni minuscolo angolo della casa. 
... ti puoi ritrovare una giraffa di gomma fra le lenzuola senza che sia un gioco erotico.
...Se lei ride il tuo mondo si illumina e il caos diventa creativo.

Che altro dire?

 

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24 ottobre 2014 5 24 /10 /ottobre /2014 18:21

Ultimamente si fa un gran parlare di unioni civili in questo nostro belpaese; e questo di per sé sarebbe anche un bene, se non fosse per il fatto che spesso e volentieri se ne parla a vanvera.
Quel che è certo è che, dopo Vladimir Luxuria a cena ad Arcore da Silvio e Francesca, l'essere gay è uno status ormai sdoganato anche dalla destra conservatrice (diteglielo ad Angelino, poraccio) e essere aperti a certe amicizie è pure diventato di moda.

A volte basta poco, sembrerebbe, a rendere trendy una cosa che dovrebbe essere semplicemente normale.
Oppure invece no, visto il caso eclatante accaduto non lontano da casa mia, in cui una mamma si è sentita in dovere di tutelare il proprio figlio dall'onta di un insegnante gay.

Non meraviglia quindi che l'idea dell'istituzione di un registro delle unioni civili (gay ed etero) generi scontenti, malumori e recalcitranti sorrisi a mezza bocca anche a sinistra. Il perchè, clero a parte, non è dato sapere. 
Paura dell'ignoto? Ignoranza? Resistenza ad ogni minimo cambiamento? Pigrizia italica?
Ma visto che, dopo la ribellione di Ignazio Marino e di altri sindaci alla cancellazione della registrazione di matrimoni gay avvenuti all'estero, ne parlano tutti, mi son detta che due parole ce le potevo spendere anche io. 
Andrò per punti, così non divago.

1) L'oggetto del contendere è la possibilità di due persone dello stesso sesso di contrarre matrimonio, inteso come legame giuridico tra due persone conviventi da cui scaturiscono effetti civili. Questi effetti sono i più vari, e vanno dal diritto di assistenza, alla comunione dei beni, fino ad eventuali eredità e successioni ed alla pensione di reversibilità. 
Eh, ma chi le paga le pensioni di reversibilità dei gay???? Gli stessi che pagano € 5.000 netti al mese di pensione agli ex politici che hanno fatto due legislature, cacchio. 
Un diritto è un diritto e non dovrebbe essere succedaneo alla copertura finanziaria. In che mondo viviamo?

2) Tutti quelli che obiettano alle unioni civili con un No, perché poi vorranno adottare! vorrei solo dire: ma lo sapete quant'è difficile adottare in Italia? Anche per una coppia etero legalmente coniugata, ricca e ammanicata anche col prete, adottare è semplice come un triplo salto mortale con avvitamento all'indietro. Partendo con le spalle alla piscina, è chiaro. 
Quindi, come diceva mia nonna, mettere il carro davanti ai buoi è assolutamente prematuro.

3) Ammettendo di voler mettere il carro davanti ai buoi, sì, io sono favorevole alle adozioni da parte di coppie omosessuali, senza nessuna riserva. Tuttavia sono contraria non all'utero in affitto. E' una pratica che non mi piace concettualmente, la trovo prevaricatrice e violenta, troppo invasiva. Qualsiasi regolamentazione non credo tuteli abbastanza la parte debole e poi l'idea che una donna povera si offra come incubatrice non mi piace, pur nella libertà degli accordi e pur adorando la sitcom The new normal
4) Mi stanno sulle balle immensamente quelli che "Meglio con una coppia gay che in un istituto". Ma che pensate ci siano diversi stadi di maltrattamenti infantili, che ci sia una top ten della felicità? Un bambino non è un giocattolo, e questo vale per tutti gli orientamenti sessuali e per tutte le età, sia che si procrei autonomemente o che si adotti. 

Ecco, io la penso così.
Più in generale, ritengo che le unioni civili dovrebbero essere un fatto naturale, senza bisogno di tante altisonanti campane.
Non capisco quale sia, di base, lo scandalo nel vedere due uomini che si baciano. O due donne. Il primo maschio che dice che non è la stessa cosa lo meno, giuro. Maiali.
Chi ama chi non mi riguarda, a meno che non rientri nel gossip spicciolo e finisca su Eva 3000 e in ogni caso l'importante è che siano tutti felici.

Peace&love.

 

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23 ottobre 2014 4 23 /10 /ottobre /2014 09:00

Non riesco a dormire bene.
No, non si tratta di mia figlia mi spiace dirlo. Mi spiace dirlo per tutti quei genitori che non riescono a dormire a causa dei propri pargoli che sono recalcitranti al sonno e passano notti in bianco a guardarsi nelle palle degli occhi.
Nel mio caso la colpa è solo ed esclusivamente mia, visto che malattia a parte la pupa dorme beata, si sveglia al massimo due volte per notte ed in genere più veloce a riaddormentarsi che a svegliarsi.
Sono io che non riesco a dormire.
Non riesco ad entrare in una fase di sonno pesante, mi fermo al dormiveglia e non riesco a riposare bene. Non mi rilasso, non ce la faccio nemmeno con il training autogeno o evocando immagini di gattini puccipucciosi e di verdi colline in fiore.
Appena chiudo gli occhi quello che mi si prepara davanti è uno scenario apocalittico.

Riesco a pensare solo a film catastrofici tipo 2012 e affini, a catastrofi naturali o causate dall’uomo.  L'altra notte ho addirittura sognato di essere Nicolas Cage nella orrido film “Segnali dal futuro” e che gli alieni volessero salvare proprio mia figlia. Ho toccato il fondo, giuro.
Capite bene che la situazione è preoccupante.
Forse il punto è proprio questo, il problema è che ho paura per mia figlia.
La vedo così piccola ed indifesa, con la sua testina perfetta e priva di capelli, lo sguardo curioso e gli occhi luccicanti.
So che il mondo non è un bel posto so che ci sono tante cose terribili: il crack finanziario, la crisi, i colletti bianchi, gli zombie, l'Ebola, l'olio di palma, l’ISIS e la guerra, Salvini, 

Tanto per cominciare, eh.

Perché se poi comincio a pensare al futuro ed all’incertezza attuale, mi tremano le gambe.

Sono diventata un tantino ansiosa, sì, ma è solo l’istinto di protezione che mi fa parlare. E non dormire.

Ok, ansiosa sono sempre stata, ma con la vecchiaia non si migliora di certo, no?

Forse dovrei smettere col caffè.

Sì, forse sì.

Vabbè, ci penso dopo.

 

Intanto vado a bermi un caffè.

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21 ottobre 2014 2 21 /10 /ottobre /2014 14:00

Non ho molto tempo per guardare la televisione, questo lo dicono tutti parlando della propria vita e facendosene quasi un vezzo.
Vero, verissimo. Ma vero anche che MySky m'ha risolto la vita, dando a me e all'Amoremio la possibilità di seguire i nostri telefilm preferiti con continuità e comodità: The Americans, House of Cards, Perception, True Detective, Homeland e via così.
Ma se c'è un telefilm che possa essere considerato come rappresentativo dei nostri anni, questo è certamente “The Walking Dead”  (TWD per i fan), uno show che ha cambiato il modo di fare televisione oltreoceano.
Noi no, per carità: noi siamo fermi a “Che Dio c’aiuti 251”.  Fosse mai che nelle fiction nostrane possano avere temi diversi da preti, suore e poliziotti.

Lo script è abbastanza facile da spiegare: in un mondo attuale (e non futuro) decimato da una malattia che rende zombie gli esseri umani, un gruppo di sopravvissuti lotta tutti i giorni per vivere.
In realtà, questa è solo l’apparenza, TWD è questo, certo, ma anche molto di più.
Ed è per questo che mi terrorizza.

I profani potrebbero definirlo un telefilm horror,  ma in realtà gli zombie mangia-cervello sono solo un espediente narrativo pulp. Quello che stagione dopo stagione il telefilm si prefigge di esplorare è l’animo umano in tutte le sue sfumature, che siano valorose o meschine. soprattutto le seconde, a dire il vero.
Nonostente il disfacimento del modo circostante, dell'ordine precostituito, di una vita così come la conoscevano fino all'inizio di tutto, gli ultimi sopravvissuti non riescono ad essere davvero coesi e buoni come la migliore tradizione del cinema americano vorrebbe. Anzi, il pericolo sono proprio i vivi, non gli walkers; vivi che dismettono la propria condizione di umani per diventare sopravvissuti e per questo pronti a tutto pur di proteggere se stessi ed i propri cari.
O quel che ne resta.

Non posso dire di amare questo telefilm, ma non posso nemmeno smettere di guardarlo.
Ho posto come veto all'Amoremio solo una cosa: vediamo di giorno. Di sera, no, non ce la posso fare specialmente ora che tra i protagonisti c'è Judith, la figlia di meno di due anni del protagonista. 
Fare il transfert con Emma è immediato.

Ansia, moltissima ansia.
Ancor di più con l'Ebola presente in tutti i telegiornali, a dire il vero.

E' un telefilm feroce, angosciante, ma vivido e vero, più di quanto in astratto un telefilm con gli zombie possa esserlo. Nessuno è buono, nessuno è puro, ma alcuni scelgono di fare la cosa giusta anche se è più difficile, anche se è doloroso e costa caro. Il virus non è solo quello che trasforma i morti in zombie, ma è anche quello della disperazione che uccide la lce della speranza. 
La speranza di una cura, di un mondo migliore, di tornare a vivere ed a essere se stessi.

Una perfetta metafora, non trovate?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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