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22 maggio 2014 4 22 /05 /maggio /2014 08:30

Sembra ieri che aspettavo all'ospedale un segno di buona volontà da parte di mia figlia sentendomi leggiadra come un ippopotamo fuori dal fiume, ed ecco che invece Emma compie quattro mesi.

Quattro mesi, cacchio.

Da neonata mangia/dormi si è evoluta in una neonata 2.0 che afferra oggetti e studia coscienziosa l'espressione di chi le parla, per poi decidere se piangere o ridere. Più spesso ridere, a dire il vero, per fortuna mia figlia è un cuor contento.

Sembra passata solo un'ora dal giorno in cui predicavo a pugni alzati contro il corso preparto, reo di non avermi imparato a cambiare un pannolino o a fare il bagnetto a mia figlia ed eccomi qui che lo consiglio tronfia ad una mia amica incinta.

Pensavo non sarei sopravvissuta a questi mesi, che sarebbero durati per sempre e che mi avrebbero inghiottito in una routine senza fine fatta di poppate e pannolini, ansie senza fine e paure immotivate. Pensavo non sarebbe passato il tempo, pensavo che i giorni sarebbero rimasti sospesi come panni stesi al vento, che non si sarebbero accumulati a formare settimane e mesi. Invece sbagliavo. La primavera, per quanto stramba quest'anno, è quasi finita, giugno è alle porte e presto (spero) appariranno le maniche corte e le gambe scoperte dei turisti a rallegrare il paese, mentre passeggiano fotografando anche il mio gatto.

Ed eccomi qui, a compilare il modulo per la graduatoria dell'asilo nido ed a pianificare il rientro al lavoro, mentre Emma litiga alacremente con la palla appesa alla sua palestrina, colpevole di avere una forma tale da risultare impossibile da afferrare.

Il tempo è passato e io e mia figlia siamo cresciute entrambe. E siamo cresciute tanto, più di quanto sia immaginabile in solo quattro mesi. Lei inizia a conoscere il mondo intorno a sé, a interagire, a vedere un mondo in 3D che solo fino a qualche mese fa il suo cervello non riusciva nemmeno ad immaginare. Io provo ad essere una mamma accettabile, brava almeno la metà di quanto è buona lei. Ho imparato a dormire a richiesta, a fare la pipì quando posso e a mangiare a velocità supersonica per tamponare un'emergenza improrogabile che fa tremare i vetri di casa.

Sono sopravvissuta felicemente, ed anche mia figlia.

 

Sulle paure ci sto lavorando, per l'ansia credo ci sia poco da fare.

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19 maggio 2014 1 19 /05 /maggio /2014 08:22

Io convivo.
Un po' per convinzione, un po' per via dell'usato seminuovo, un po' perché l'idea folle e dispendiosa di imbarcarmi nell'organizzazione di una cerimonia mi rende idrofoba.
Motivi futili? Forse, ma io devo dire che mi ci trovo bene.

Ad ogni modo ritengo siano fatti miei e del mio compagno, convinzioni e decisioni che riguardano solo la coppia in sé e non dovrebbero interferire con niente altro.

Ma non è che sia proprio così, specie in Italia, paese fortemente cattolico più nelle sue leggi che nelle attitudini del suo popolo. Le chiese sono vuote, ma gli scranni del potere non se ne sono ancora accorti, troppo presi dal comune senso del pudore.

Tutto ciò ha generato un vuoto normativo che comporta il binomio convivenza/nulla e questo in linea di principio potrebbe starmi anche bene, purché venisse mantenuta una linea normativa con una certa coerenza. E chiedere troppo?
Evidentemente sì.

Facciamo degli esempi.

Nell'anacronistico modulo di richiesta degli assegni familiari non compare lo status della convivenza, non essendo riconosciuto. Io potrei essere nell'ordine: nubile, separata, vedova, coniugata, divorziata o abbandonata. Ma non convivente. Questo comporta che nella compilazione del modulo stesso non vengano inseriti i redditi del mio compagno, con un aumento dell'importo mensile erogato dall'INPS visto che l'importo si basa sul reddito imponibile. Bello, vero? Questo perché non viene riconosciuta la convivenza o forse perché nessuno all'INPS si è preso la briga di modificare un modulo per non pestare i piedi a qualche moralista, e così facendo genera iniquità sociale.
Per due spicci poi, ma ormai è una guerra tra poveri e mi sono sentita dire che non mi sposo perché sono furba ed ho trovato un modo per fregare lo Stato.
Eh.

Se si va a guardare bene, però, non è proprio così.
Tralasciando tutti i diritti dei coniugati che non vengono riconosciuti (a torto o ragione a seconda del vostro pensiero) e sorvolando sul fatto che coi punti del cesareo son dovuta andare a iscrivere mia figlia all'anagrafe insieme all'Amoremio (che sennò non ci credevano che l'avevo fatta io, li mortacci vostri), la convivenza, per farla semplice, non genera una famiglia nel senso fiscale perciò se uno dei due perde il lavoro non può essere considerato a carico dell'altro nel modello delle detrazioni IRPEF e non si può fare il modello 730 congiunto.
Per dire.

Chiaro? Giusto, anche.

Ma allora mi spiegate allora perché il modello ISEE per l'assegnazione delle graduatorie degli asili nido (e di molto altro) invece tiene conto anche della convivenza come nucleo familiare?

No, spiegatemi il perché in maniera logica, astenersi perditempo e ciarlieri d'occasione che si sentono in dovere di pontificare. O lo Stato riconosce la convivenza, e allora vale per tutto, oppure non la riconosce ed allora anche nell'ISEE sono una povera ragazza madre, con buona pace dell'Amoremio.

Non è che io voglia far pesare le mie scelte sugli altri, è solo che voglio capire.

E' troppo chiedere coerenza e chiarezza? Evidentemente per lo stato italiano sì, visto che gioca da anni su questo status.

 

Attendo numi. Ma anche strali...

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16 maggio 2014 5 16 /05 /maggio /2014 09:23

Interno giorno
Casa dei genitori di Phoebe.
Protagonisti: Phoebe, sorelladiPhoebe, padrediPhoebe (a voi indovinare chi dice cosa)

Emma, seduta sulla sdraietta mulina i piedini come nemmeno Armstrong ai tempi d'oro, ciucciando allegra una paperella. 

 

- Certo Emma che t'ho messo questi calzini stamatina alle undici e li hai già distrutti prima di pranzo! Una strage!
- Dai che domani pomeriggio non lavoro e andiamo insieme al centro commerciale.
- Sì, sì dai. magari andiamo pure da Secondamanina.magari hanno venduto qualcosa di nostro.
- Figuriamoci, per andare in giro a spendere siete fatte a misura.
- Ma se ho comprato quasi tuto usato per mia figlia! Pure il trio! Ho fatto un affarone!
- E l'hai messi da parte i soldi risparmiati? Non credo.
- Ma che vuol dire? C'ho comprato altre cose.
- Utilissime.
- Certo. Lei cresce e le sfugge tutto.
- Certo.
- E non siete maniache, vero?
- (All'unisono) NONO. 
- Mmmm.
- Ad ogni modo, l'usato è fighissimo.
- Vero. C'ho preso un sacco di cose. La sdraietta, per dire.
- E quel vestitino delizioso.
- E il giubbino senza maniche.
- Bellissimo.
- Aveva il cartellino attaccato ancora!
- Comprerei tutto usato, guarda.
- Il tuo fidanzato anche è usato. Usato seminuovo.
- Garantito, però.
- Usato poco, almeno.
- Funzionante al 100%?
- Abbastanza.
- La figlia almeno è nuova.
- Decisamente.
- Almeno lei.
- Vabbè, ho messo al mondo due folli.

 

Sarà un caso?

 

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7 maggio 2014 3 07 /05 /maggio /2014 08:12

Essere madre è come essere una funambola dei sentimenti. Un giorno sei stanca, abbattuta, ansiosa. Guardi tua figlia e ti chiedi: farò bene? Avrò già fatto qualche misterioso casino che le incasinerà la vita per i prossimi quarantanni trasformandola in un serial killer o in una grande elettrice di Forza Italia? Sarò capace di proteggerla da questo mondo? Ma soprattutto: riprenderà mia figlia a dormire in modo sensato come accadeva fino ad una settimana fa?

E ancora: come farò al mio rientro al lavoro? Come potrò controllare tutto, sin anche il numero di pannolini gentilmente devastati dalla mia prole in mia assenza?

E il latte? ODDIO! Il latte!

Poi, dopo venti minuti esatti o giù di lì, quando pensi che lo sconforto non possa far altro aumentare e farti sprofondare in un pozzo più profondo della tana del Bianconiglio, ti giri e guardi tua figlia sorridere mentre dorme, col ciuccio a penzoloni.

E la vedi già cresciuta nei suoi 66 centimetri di lunghezza (Pochi? Troppi? E se non cresce più?), beata e innocente.

Non ci sono santi, devi far pace con l'ansia, per forza.

Perché lei ti guarda con quella faccia serena e sorniona, come a dirti che stai facendo troppo casino, che devi prendere la vita come viene e che ce la farai senza dubbio alcuno.

Beata lei che ci crede così tanto.

Tu, invece.

Certo è che il tuo umore migliora, all'improvviso ti senti una mamma sprint e moderna, più forte e rincuorata. Caspita, ce la fanno le donne nei paesi poveri, senza medicine e cibo e tu no? Cacchio, sei fortunata, hai tutto, pure la crema all'ossido di zinco per gli arrossamenti, sei super previdente, una pedagoga in erba, Wonder Woman ti spiccia casa.

Giri per casa tronfia a petto in fuori (e con una quinta attuale non è facile) quando lei attacca a piangere. Ah, no problem. Non sei una super mamma?

E invece no, lei testarda come un mulo non smette e chissà perché. Perché? Hai fame/sete/sonno/male da qualche parte?

Ma perché non parli, non mi spieghi, come posso aiutarti, cosa posso fare? Cazzo, inventano inutili aggeggi che vanno su Marte, c'è la fisica quantistica che non capisco mai ma che dicono spieghi tutto e non hanno ancora inventato un traduttore neonato/italiano?

Lo sapevo, non sono capace, ma chi me lo ha fatto fare?

Scagli il primo pannolino chi tra le neomamme non lo ha mai pensato per un momento, anche solo in quell'attimo lì. Quello in cui sembra non esserci punto di ritorno, dopo trenta minuti passati a ninnare un neonato che ostinatamente non vuole cedere. 

 

E poi, in un secondo, russa.

 

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2 maggio 2014 5 02 /05 /maggio /2014 18:14

Non sono mai stata ossessionata dallo shopping, non sono mai stata una compulsiva che rientra a casa con sacchi e sacchetti di negozi ogni sabato. Non sono mai stata Becky, tanto per capirci. L'unica concessione è sempre stata quella per i libri, ossessivamente acquistati ed accatastati sul comodino, ma sono riuscita a guarire prima che la mia casa fosse completamente devastata.
No, a dire il vero no: non sono guarita. E' solo che la dematerializzazione dei libri in ebook gioca a mio vantaggio. Ora accumulo compulsivamente ebook, ma nessuno può saperlo. Sono invisibili, accuratamente catalogati nel mio disco esterno e sono ormai migliaia.

Buahahahahha!
Sono diabolica, ammettetelo.

Ma non è questo il punto. Da quando è nata Emma sono diventata una maniaca dei vestiti per bambino. Lo so, lo so, non dovrei. Ma come si fa a resistere? E' un po' come essere tornata indietro nel tempo ed avere la possibilità di giocare ancora con le bambole. Solo che Emma non sta ferma come la Barbie quando la cambio.

Ed in più, anche mia sorella è stata colta dal mio stesso morbo e quindi le nostre spedizioni punitive sono terrificanti. Come si fa ad andare in posti ovviamente demoniaci come Zara o H&M senza comprare decine di piccole deliziose miniature per la mia pupattolona? Per non parlare dell'Oviesse, o di posti come Secondamanina, in cui con pochi spiccioli puoi comprare cose deliziose.
O, peggio, dell'acquisto online. Che detto tra noi è il peggio di tutti, perché con un click puoi portare a casa quasi tutto, ti arriva bello comodo ed impacchettato e se poi non ti piace puoi fare il reso in poche semplici mosse.

Una droga.

Non mi piacciono i vestiti leziosi o complicati da portare, voglio che mia figlia stia comoda e non infagottata. Mi piacciono tute, magliette e pantaloncini comodi, ma lo stesso fashion. Come questi, per capirci. Lo so, inizio a sembrare malata. Ma voi sapreste resistere a calzini con su scritto “BORN 2014”? Io no, mi arrendo.

Che poi, cresce davvero molto in fretta e quindi ne ha bisogno davvero. A tre mesi è lunga quasi 68 cm e non si ferma. Sono giustificata, insomma. Non trovate?

Certo, mi devo dare un regolata. Per fortuna molte amiche mi hanno rifornito con scatoloni di roba di ogni genere. Vedete?

 

Non solo la sola dedita all'acquisto compulsivo, in fondo.

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24 aprile 2014 4 24 /04 /aprile /2014 10:16

L'amore di una mamma è un sentimento totalitario, violento, dittatoriale. Non lascia spazio al dubbio, è fatto d'istinto. Agisce contro la tua volontà, contro la razionalità che tanto andavi sbandierando fino a pochi mesi prima.
L'amore di una mamma è una forza che può spostare le montagne, trasformare una gattina in leonessa, arrivare fino alle nuvole.
L'amore di una mamma è primordiale, ti fa dimenticare teorie e logica.

L'amore di una mamma è esagerato, troppo per essere calcolato, sproporzionato. Un sentimento che riempie il cuore, che fa vivere più veloci e con la forza di cento braccia.
L'amore di una mamma provano a spiegartelo, ma non ti sembra possibile che sia davvero così. Pensi che le tue amiche che provano a raccontarlo siamo esagerate, forse un po' esaurite e di certo dominate dagli ormoni, ma poi scopri che non è così.

 

E lo realizzi guardando tua figlia dormire, con il ciuccio che le penzola  dalla bocca e la manina stretta al tuo indice.
E all'improvviso niente conta più di lei, niente è più importante della sua felicità. Vorresti stringerla forte e dirle che andrà tutto bene, che sarà sempre felice perché tu ucciderai tutti quelli che la faranno soffrire.
Ma non si può.

Puoi darle solo quel piccolo conforto che è il tuo dito da stringere.
 

Oltre che tutto il tuo amore.

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14 aprile 2014 1 14 /04 /aprile /2014 09:10

Diciamoci la verità: lo shopping per bambini mi sta prendendo la mano. Lo so, mi avevano avvertito in tanti, ma non ci avevo dato peso. Sbagliavo. H&M o Zara diventano posti del demonio appena tu, mamma di una bimba appena nata, scopri che per poco più di nove euro puoi comprare cosette piccolissime e deliziose. Proprio come la mia Emma, insomma.

Ecco, io e mia sorella NON dobbiamo andarci mai più.
O almeno non più di una volta al mese, ecco. Uscivamo giusto da H&M ridendo e chiedendoci come alcune donne con più di venti anni e con una taglia di reggiseno superiore alla prima possano vestirsi lì senza cadere nella terribile rete di Enzo & Carla, quando mi sono sentita osservata.

Ecco, all'improvviso il mio sguardo si è incrociato con uno sconosciuto, un incontro di una frazione di secondo, come mille. Poi, dopo circa trenta secondi, il mio cervello ha registrato. No, non è possibile: LUI. L'unico uomo sulla faccia della Terra che non sono in grado di perdonare. E per me è parecchio, eh, considerando che son riuscita ad essere più magnanima di Gandhi. Ma forse dipende solo dal fatto che ho saputo perdonare relazioni finite male, non amici traditori.

Sono convinta che nel lungo periodo un amico che ti ferisce nel profondo faccia molto più male di un amore finito, forse perché da una amicizia vera ti aspetti comprensione, complicità e rispetto senza i legacci dell'amore. Ti aspetti una condivisione, un porto sicuro fatto di chiacchiere e caffè, una fratellanza che va al di là del vedersi tutti i giorni.

E quando un amico che pensavi un fratello ti pugnala fa male, parecchio.

E dopo tanto tempo resta solo la rabbia di aver riposto male le proprie mani ed il proprio tempo.

 

Ad ogni modo eccolo lì, talmente ridotto male ed invecchiato da essere irriconoscibile. Dire che il tempo sia stato impietoso è riduttivo: è stato proprio stronzo.

E io che avevo sempre affermato che se l'avessi rincontrato l'avrei preso a schiaffi in faccia pubblicamente, possibilmente strappandogli anche gli occhi, ho guardato mia figlia che cincischiava ignara con il suo ciuccio preferito e mi son detta: ma 'sti cazzi.

E ce ne siamo andate. Perché, a pensarci bene, la mia vita va bene così e non mi importa del male passato.

 

Certo, perdonare è una cosa diversa, sia chiaro...

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11 aprile 2014 5 11 /04 /aprile /2014 09:17

Stare a casa in maternità ti trascina in una realtà diversa da quella a cui sei abituata. Le tue attività quotidiane, il tuo lavoro, le cose che prima costituivano la tua realtà quotidiana svaniscono all'improvviso, sostituiti da nuove e diverse incombenze. Anche i problemi e le ansie sono completamente diverse, anche se non meno opprimenti. Solo diverse, come è diverso il modo di vivere.

Prima ero combattuta tra leggi da applicare, conteggi da fare, gente da accontentare, progetti da seguire, poi all'improvviso la tua vita si riduce alle 4 P: “Pannolino – Poppata – Passeggiata – Pisolino” in loop continuato.

Stop.

La tua vita all'improvviso si riduce a questo, e io me ne sono resa conto giusto quando mi sono trovata a raccontare con enfasi all'Amoremio l'evento più eccitante della mia giornata: Emma che fa la cacca. Tanto per confermare una tesi, insomma. La vita di una neo-mamma è limitata anche negli argomenti da trattare, si sfiora la pazzia.

E lui invece mi raccontava i preparativi per una riunione, per un progetto da presentare, gente da incontrare, eventi da organizzare.

All'improvviso mi sono sentita ferma al palo, mentre la vita continuava a scorrermi accanto ed il mondo si fosse dimenticato di me. Come se fossi ferma ad aspettare un autobus che non passa mai. Eccomi qui, inchiodata a fare la mamma a tempo pieno, con una creaturina tra le braccia che dipende da me in tutto, che non sa come esprimersi e che non so capire davvero.

Avrà fame?
Avrà sonno?
Oddio, non l'ho ancora messa nel lettin
o!

Piange, oddio piange.
Le faranno male le orecchie?
O è la pancia?

Datemi un traduttore, per la miseria. E dire che nel mio lavoro ero brava, ma chi me l'ha fatto fare di impelagarmi in una cosa così che, diciamolo, non fa per me? Non sono capace, dai, via.

Ed ecco che una strana sensazione si è impossessata di me, come se la vita continuasse a scorrere senza di me, come se non fossi così importante e basilare come credevo. Come se questo non fosse solo un periodo transitorio della vita, ma il mio destino.
Mi sono sentita soffocare, quasi vittima di un'ingiustizia.
Sola.
Sopratutto sola.

 

Ma poi mia figlia inizia a piangere e corro a vedere che c'è, se è scoppiata l'Apocalisse zombie o cos'altro. Niente, la prendo in braccio, le rimetto il ciuccio (Santo subito l'inventore del ciuccio!) e lei si riaddormenta abbracciata a me. Le scivola il ciuccio dalla bocca, rimanendo in bilico tra le sue labbra ed il mio petto.
Ride, la porcellina.

 

E io sono felice.

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9 aprile 2014 3 09 /04 /aprile /2014 08:08

Stando in maternità ho molto tempo libero, specie col bel tempo è impossibile stare in casa senza impazzire e non sarebbe nemmeno giusto.
E' primavera, c'è il sole e tutto risplende di promesse da mantenere più avanti.
E allora via, al parchetto, su e giù con l'ovetto finché la pupa non si addormenta, stravaccata al sole su una panchina a leggere Andrea Vitali giusto il tempo del pisolino pomeridiano. Certo, se uno poi s'annoia a leggere, c'è tutto un mondo da osservare, un mondo che chi lavora tutto il giorno ignora:

- Coppiette abusive ammiccano al tavolino del bar
- Coppiette abusive nascoste non troppo bene al limitare del parco
- Ragazzine vestite troppo leggere che fanno la posta ai ragazzini
- Ragazzini che giocano a pallone come se non ci fosse un domani, totalmente ignari delle coetanee acchittate a festa come alberi di Natale
- Pensionate arzille che ti rifilano la ricetta del brodo che ti fa venire più latte, ma anche molto colesterolo
- Uomini adulti in pantaloncini ed infradito (argh!) che portano a spasso i cani delle mogli.
- Due ragazzini tredicenni o giù di lì che cercano di dar fuoco ad un grillo, mentre io gli strillo dietro promettendogli di fare la stessa fine.
- La neve dei pioppi, una delle poche cose a cui non sono allergica, grazieaddio. Ma bastava anche meno.
- Il mio lago a fare da sfondo, bellissimo quest'anno grazie alla pioggia esagerata.
- Il lungolago, immutato da vent'anni, in attesa disperata di restyling.

Ma soprattutto tanta, troppa gente che non lavora. Gente che ciondola al bar col bicchierino in mano, sfogliando pigramente il quotidiano appoggiato al tavolino, l'occhio un po' perso, forse aspettando una novità che non arriva mai. Gente che vedi lì la mattina, ma anche il pomeriggio, quasi fosse una occupazione come un'altra. Una sorta di pit stop della vita, in attesa di ripartire. O forse un parcheggio, in attesa che qualcuno gli ridia la speranza, cosa non facile.

Non riesco a non distogliere lo sguardo, potrebbe capitare a tutti e anche a me e non fa piacere ricordarselo. Eppure solo stando a casa, uscendo dalla vita attiva, mi sono resa conto del mondo intorno a me. Un mondo che inizia a fermarsi e a cui occorre trovare rimedio il prima possibile.

Ma sarà possibile?

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3 aprile 2014 4 03 /04 /aprile /2014 16:38

Vado a fare spesa in un supermercato vicino casa, nuovo e dotato di ampio parcheggio, comodo per andarci anche con Emma. Ed infatti siamo io, la pupa e mia sorella, calata al 100% nel ruolo di zia a tempo pieno. Parcheggiamo, sono le cinque ed il supermercato è quasi vuoto, la giornata primaverile. Accanto all'ingresso, tra i carrelli e la porta, vedo una macchina parcheggiata. Nel posto deputato ai disabili.
Passando io e mia sorella non possiamo fare a meno di notare i passeggeri, una famiglia il cui membro più piccolo peserà 90 kg. A dieci anni. Il padre è un energumeno con una circonferenza di panza importante. Mi cade l'occhio sulla targa, che recita CE, ma non è rilevante ché i cafoni non hanno ahimè provenienza specifica.
E niente tesserino.
"A me sembrano tutti liberi e spediti, che ne dici?" commenta mia sorella a bassa voce spingendo l'ovetto.
"Certo, pure troppo" e aggiungo poi a voce volutamente troppo alta "Bell'esempio che si dà ai figli, eh!!!". E per essere più chiara, guardo in faccia l'energumeno che mi guarda truce, come se la villana fossi io.
Se si avvicina giuro che lo centro in mezzo agli occhi con la mucca della Fisher Price che canta "Nella vecchia fattoria" in modalità ossessiva.
Ma lui desiste, lasciando la mucca nelle mani di mia figlia. Peccato. In fondo la odio quella maledettissima bovina.
Io mi chiedo, perché? Perché con uno spiazzo gigante a disposizione ed in una giornata di sole parcheggiare proprio lì, nel posto più comodo e per questo deputato ai disabili. È solo pigrizia? O ignoranza? Oppure è spregio per le regole, voglia di rivalsa? Ma verso chi o cosa?
E soprattutto, mai che compaia un vigile urbano quando serve. Mai. Eppure quando andavo all'università ed ero costretta a parcheggiare in ZTL per carenza assoluta di parcheggi, vigili ed ausiliari del traffico (che siano maledetti per sempre) sbucavano dai tombini, cazzo. Non che sia giusto nemmeno parcheggiare in ZTL, per carità, ma ero costretta dal l'impossibilità di infilare in tasca la mia auto.
Se ve lo state chiedendo, la risposta è no. No. Ho rigato la fiancata dei villani, mi sono trattenuta.

Ve l'ho detto, no, che la maternità mi ha ammorbidito...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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