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11 dicembre 2013 3 11 /12 /dicembre /2013 09:15

link6a00d83451ccbc69e200e551ab6b158833-800wi-copia-1Tra le varie amenità che la gente si sente in dovere di dispensarti quando sei alla fine di una gravidanza,  ti può anche capitare di sentirti dire di non dover né leggere né vedere in tv o al cinema qualcosa di disturbante, sennò povera pupa!

Ora, su che cosa potrebbe essere disturbante ci sono varie interpretazioni, certo è che durante l'ultima puntata di TWD prima dell'interruzione di metà stagione (la serie torna il 10 febbraio su Fox, non perdetela)  la pupa s'è agitata parecchio e mi sembrava di avere Alien nella pancia. Sarà un caso?

Certo è che ho deciso di dedicarmi a letture che non affannano l'anima, letture belle e divertenti. Che non vuol dire per forza sciocche.
 

Ho cominciato con "Il richiamo del cuculo" di  Robert Galbraith,  pseudonimo sotto il quale si cela  J.K. Rowling, autrice mai dimenticata della serie di Harry Potter. Non ci sono maghi in questa che spero diventerà una nuova serie, né mondi fantastici e creature leggendarie. Si tratta di un giallo, ambientato a Londra tra l'alta società, il cui protagonista è un acciaffatissimo investigatore privato dal buffo nome.

Come sempre la Rowling non delude e, seppur in un modo lontanissimo dalle avventure del maghetto più famoso del mondo, sa essere sempre riconoscibile nello stile e nella scrittura pulita e tagliente.

Insomma, mi è piaciuto.

 

Finito quello, guidata da una recensione di Massimo Gramellini, mi sono buttata in un terreno inusuale per me: il romanzo d'amore. O, almeno, vistosamente rosa. Sarà la gravidanza, sarà che gli ormoni mi rendono volubile ed incline alla commozione, ma "Una sera a Parigi" di Nicolas Barreau mi ha coinvolta e conquistata, fino a sciogliermi in un pianto a dirotto giunta all'ultima pagina. le cose sono due: o sono ufficialmente rincoglionita dagli ormoni e quindi suggestionabile oppure si tratta davvero di un bel libro. Oppure la colpa è tutta di Parigi.

In fondo, la fascetta (che io odio sui libri, voglio precisarlo. SEMPRE. Anatema perenne per le fascette e per chi le ha inventate) recitava "Questo libro vi renderà felice" e con me è stato così. che l'abbia letto in epub e quindi assolutamente privo di suddetta fascetta è del tutto irrilevante.

Ad ogni modo, si può volere d più? Cosa si può chiedere di più ad un libro?

Io, ad esempio, voglio un cappottino rosso. Subito. Ora. Anche se, pensandoci bene, sembrerei una gigantesca coccinella in questo momento.

 

Dimenticavo.

Il tutto dopo aver affrontato "Stoner" di John E. Williams, che nonostante sia considerato da tutti (o quasi) un libro meraviglioso e da non perdere, ha avuto su di me un effetto tremebondo e narcolettico. Mi è sembrato di mangiare una montagna di sassolini, uno a uno: belli, carini, rotondi e ben fatti, ma duri e senza nessun sapore. Tutto il tempo ho atteso un colpo di scena, un cliffhanger che nobilitasse la piatta e desolante, oltre che irritante, vita del professore e che potesse rendere il libro all'improvviso nobile e indimenticabile. Poi il libro è finito, e non è rimasto nulla. Buio. Stop.

 

Ora, io sono incinta e le mie recensioni potrebbero essere falsate dagli ormoni quindi vedete voi se fidarvi o meno.

 

 

Comunque tranquilli: a Fabio Volo non c'arrivo lo stesso...

 

 

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9 dicembre 2013 1 09 /12 /dicembre /2013 09:40

5391171-168688-silhouette-of-pregnant-woman-retro-illustratHo deciso di fare la visita per una eventuale epidurale al momento del parto. E questo nonostante le ostetriche del corso che sto seguendo lancino anatemi e peana lamentosi alla sola nomia della terribile puntura.

Io, da donna pratica (vabbè, almeno in queste cose) mi son detta che non avendo mai partorito in vita non c'è ragione per precludersi vie alternative.

E poi, insomma, parliamoci chiaro: è gratis e basta fare un colloquio prima con l'anestesista. Che ci vuole?

Si tratta delle solite domande pre-intervento: la famiglia? Tutto bene? Allergie? Blabla blabla.

Prenoto la visita e vado all'ospedale, informandomi prima sull'orario. Che è, come nelle migliori e più organizzate democrazie terzomondiste il seguente: tutti alle 14:00, poi chi prima arriva meglio alloggia.

Esco dal lavoro alle 13 e mi fiondo, trovando sedute nell'atrio già quattro persone avanti a me. E niente numeri. Vabbè, mi dico, siamo un paese civile in fondo, no? Lo sappiamo chi c'è prima e chi è arrivato dopo, un po' come dal fruttivendolo. Abbiamo noi mica bisogno di una certificazione? Sioamo forse galline?

Sì, ne abbiamo bisogno.

La gente sbuffa, si affastella nel corridoio, arrivano almeno altre venti donne palesemente portatrici di pancia. La contabilità per le priorità acquisite diventa difficile, l'attesa è resa aspra dalla mancanza di sedie e dalla lontananza della toilette.

Alle 14 in punto arriva una infermiera che tira fuori da uno stanzino il dispenser dei numeri come dal macellaio della Coop. 

Ed è subito guerra.

Immaginate 25 plantigradi (me compresa) che corrono verso il numerino. La vincitrice, più fresca delle altre perché appena arrivata, strappa il numero 1 tutta tronfia. 

"Scusa, guarda che c'è gente in fila da più di un ora"

"E quindi?"

"E quindi non credo che sia tu il numero uno, ma è lei" sentenzio indicando una ragazza con gli occhiali modello Arisa rimasta seduta stringendo la cartellina delle analisi in grembo.

"Certo, come no"

"E poi lei è la seconda, e la terza, la quarta ed infine io. Poi ho perso il conto e fai come vuoi tu."

"Ma io ho preso il numero uno" protesta indispettita.

"Guarda cocchina che qui c'abbiamo tutti gli ormoni impazziti ed io non è che c'avessi un buon carattere manco prima. Vogliamo litigare? Che dici?"

Avverto dietro di me la presenza confortante delle altre future puerpere, i cui occhi iniettati di sangue mi fanno intendere che sono pronte a sgozzare la povera scema al mio via.

Mi sento molto il Governatore in questo momento.

La mentecatta, nel frattempo, stringe il numero tra pollice ed indice, rifiutandosi di cedere e serrando le labbra.

Sto per liberare le belve alle mie spalle, quando la dottoressa esce dalla stanza chiamando il numero 1. Con un movimento fluido, Arisa si alza, strappa il bigliettino dalle mani della prepotente ed entra per la visita, lasciando il mondo in fermo immagine.

Come si chiude la porta, prendo in mano la situazione distribuendo i bigliettini fino al numero 5 (cioè il mio) e lasciando le altre ad accapigliarsi.

 

Non posso salvare tutto il mondo, me ne basta una fetta.

 

 

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5 dicembre 2013 4 05 /12 /dicembre /2013 10:30

chinese01.gifE' successo domenica, ma già non se ne parla più.

Eppure, in un paese civile degno di questo nome, la notizia avrebbe dovuto avere un eco e generare una scandalo ben più ampio. Eppure dalla prima pagina è già ampiamente scivolata in fondo alla cronaca locale e gli sono stati dedicati ben sessanta lunghi secondi di silenzio per esprimere lutto e cordoglio.

Beninteso, non che il lutto nazionale sia utile a qualcuno, serva a sanare le coscienze o a riflettere: IMO è solo una gigantesca presa in giro, ma ancora c'è qualcuno che ci crede e per cui ha un valore.

Non in questo caso, ahimé.

Un po' perché le vittime non sono italiane, un po' perché tra tutti gli stranieri sono tra quelli classificati più odiosi, appena un gradino sopra gli zingari: i cinesi. 
 Non sono allegri come gli africani, non sono socievoli come i sudamericani né le donne gnocche come le slave e, continuando coi luoghi comuni che tanto piacciono agli italiani, sono più mafiosi degli italiani stessi, si fanno i fatti loro senza parlare con nessuno e si somigliano tutti così tanto da essere considerati intercambiabili come i Lego. Anzi, lo sai che con un solo passaporto ne entrano in Italia a centinaia? Tanto chi se ne accorge?

  

Oggi, dopo che domenica son morte sette persone in un incendio che sembrava essere inevitabile, sette persone di cui almeno quattro rimarranno senza nemmeno un nome sulla lapide, le frasi che si rincorrono più spesso sono quelle banali di chi non può star zitto e dà la colpa ai cinesi ed al loro background culturale (tutti delinquenti) o di chi, con un sense of humor straordinario, scherza sul fatto che tanto son tutti uguali.

Molto bellini, sì.

La verità è che, a parte i responsabili diretti che vanno puniti e perseguiti, la colpa morale di queste sette morti e di chissà quante altre di cui non sappiamo nulla ricade direttemente sulle istituzioni.

No, non sul Governo che è una entità astratta e lontana, dispersa in una galassia federale fatta di cavilli. Parlo dell'Ispettorato al Lavoro, della Guardia di Finanza, delle ASL, dell'Agenzia delle Entrate e della loro dirigenza sul territorio tutta.

Dov'erano? A prendere il caffè? O a prendere mazzette? Perché magari i cinesi la delinquenza ce l'avranno nel DNA, ma pure noi mica scherziamo. E non mi si dica che i controlli sono stati fatti, che c'è l'omertà, che nessuno sapeva nulla. Ma per favore, su. Se mi chiedono dove sono le fabbrichette dei cinesi quia  Perugia, bene o male posso saperlo io che non faccio certo controlli di questo genere per lavoro.

 

Scagli la prima pietra chi può affermare con certezza di non aver mai saputo che Prato pullula di azienda cinesi, di capannoni dove poveraggi stipati come sardine lavorano 20 ore al dì per due spicci e zitti lì.    

Lavoro in un azienda medio/grande e gli adempimenti amministrativi ed i controlli che si subiscono sono talmente tanti da rasentare il ridicolo. Non passa mese senza che non bussi alla porta qualcuno, mancano solo i Testimoni di Geova a chiedere l'obolo: vengono solo qui perché gli piace fare le pulci a chi con sacrificio cerca di tenere la baracca in regola?

E loro no? Eh, ma i cinesi son tanti, signora mia, spuntano come funghi e sono ben più di un miliardo!! Come si fa? Non ci si riesce, lo Stato è assente e le mezze stagioni non esistono più.

Intanto il Testo Unico sulla Sicurezza in Italia impone la compilazione di almeno un milione di moduli.

Molto utile.

 

Poi spiegatemi come riusciamo a salvarlo, 'sto paese...

  

 

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4 dicembre 2013 3 04 /12 /dicembre /2013 11:15

Z12012Sottotitolo: La verità è che nessuno fa più bene il suo mestiere in questo paese, signora mia!!!

Occhiello: ma vedete di andare tutti a quel paese, invece di rompere le scatole a me, grazie!

 

Viene assunto un nuovo dipendente in una remota filiale del NordEst (sì, a volte accade ancora: miracolo!) ed io lo devo dotare di badge per la rilevazione delle presenze e accesso ai locali aziendali.

Procedura facile, standard, tranquillissima.

Un baleno.

Ad avere la foto del neo assunto, ovviamente. 

 

Apro il file che mi hanno inviato con la foto e mi appare lui, il neo assunto.

A occhi chiusi.

Girato di tre quarti.

Potrebbe essere Max pezzali che canta.

Quasi quasi ci faccio uno scarabocchio sotto e la vendo sui Ebay. Chiamo il responsabile e con calma ed ironia (l'ho già detto che la maternità mi addolcisce?) gli faccio notare che nel badge il dipendente non deve essere bello, sarebbe chiedere troppo, ma almeno riconoscibile.

Chiedo cose impossibil?

 

Passano 5 minuti e mi arriva un'altra mail che recita come soggetto un sarcastico "Foto con gli occhi aperti". L'ho già detto che non ho un buon carattere?

Ecco, immaginate la mia faccia. 

Sì, più o meno quella.

Decido di passarci sopra per evitare inutili spargimenti di sangue.

Apro il file e la foto è ad occhi aperti, ma completamente sfocata.

SFOCATA.

Conto fino a 452.

Inutile, decido di rispondergli in maniera educata, ma anche abbastanza risentita: "Veramente la foto è sfocata. Per questa volta la accetto perchè mi serve urgente, ma la prossima volta ti chiedo di usare più perizia".

Carina, no?

Risposta quasi immediata e un filino paracula: "La foto è sfocata perché se usavo il flash  il dipendente non riusciva a tenere gli occhi aperti".

...

...

...

 

Ora, una povera donna incinta di quasi otto mesi che si intende di fotografia come di fisica quantistica, ma che per necessità deve combattere evidentemente con degli idioti, come deve fare?

Cosa deve rispondere?

Ma soprattutto, mia figlia nascerà già stressata??

 

Aiutatemi...

 

Ps. Altre avventure qui, qui, qui e anche qui.

 

 

   

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28 novembre 2013 4 28 /11 /novembre /2013 11:30

250px-Pope_Alexander_Vi.jpgDevo essere sincera: non ho seguito con trepidazione e gioia la decadenza di Berlusconi.

No, non sono impazzita, è che eliminare siffatto personaggio dopo vent’anni e più di malapolitica e malcostume italico non mi sembra un gran risultato, ma piuttosto una vittoria di Pirro.

Non solo, ma la gente in piazza, i vecchini che aspettano appoggiati alle bandiere di Forza Italia mangiando un panino con la porchetta, i giornali prezzolati che annunciano il golpe e il povero Brunetta che sbava genera in me un moto d’odio nei confronti del genere umano.

Più conosco le persone, più amo i gatti.

 

Ma stamattina, facendo colazione, non ho potuto davvero evitare di sentire il discorso alla piazza del povero Silvio, martire in nome della democrazia, vituperato e perseguitato come nemmeno Wile Coyote. 
Del discorso non ho sentito nulla se non il solito blablabla politico irritante e supponente, ma una cosa mi ha colpito: Berlusconi parla di sé in prima persona plurale.

Noi siamo stati accusati.   

Noi siamo innocenti.
Noi siamo stati ingiustamente accusati.
Noi non ci arrenderemo.

 

"Amò, hai sentito? Parla come Papa Alessandro VI de I Borgia." mi ha fatto notare l'Amoremio.

"Già. E ti stupisce?"

 

No, in effetti no.

Se non avete visto la serie tv e non siete appassionati di storia, il nome di Alessandro VI vi dirà poco, ma vi faccio un breve riassunto. Alessandro VI, alias Rodrigo Borgia, era un uomo dissoluto e un libertino impenitente e come tale si comportò per tutta la vita, sia da laico che da papa.  Dopo un iniziale ravvedimento, peggiorò ancora di più, senza minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua scandalosa condotta di vita.

Simoniaco e incline al nepotismo, uomo venale e mondano, era lo specchio del papato corrotto e deviato del suo tempo.

Vi ricorda qualcuno?

 

Le differenze tra i due personaggi, seppur sottili, ci sono eccome e non sono certo a favore di Silvio.

E non solo perché Alessandro VI almeno è morto a 69 anni in maniera misteriosa (che pure all'epoca non erano affatto pochi).  

 

Volete degli esempi?

 

La sua amante ufficiale era la giovanissima Giulia Farnese, sicuramente minorenne (ma all'epoca erano meno fiscali, si sa che noi moderni siamo troppo sottili) verso la quale era animato da una passione incontenibile ed ossessiva, tanto da non mascherarla nemmeno nei confronti dell'opinione pubblica. E non era nemmeno la nipote di Mubarak.  Giulia la bella, come veniva appellata al tempo,  era considerata la più affascinante donna del suo tempo ed ha ispirato artisti e pittori. Parliamo di Francesca Pascale?

 

Alessandro VI è stato corresponsabile della morte sul rogo di frate Girolamo Savonarola, un uomo che pure riteneva santo e che stimava moralmente. Si pentì del suo gesto, ma ormai, letteralmente, il rogo era fatto. Berlusconi al massimo cerca di mettere al rogo Matteo Renzi.  

 

E ancora, uno dei figli illegittimi di Alessandro VI è nientemeno che il famoso Cesare Borgia, detto Il Valentino. figura mitica dell'epoca che ha ispirato Niccolò Macchiavelli per il suo Il Principe. Un uomo che non ha bisogno di grosse presentazioni e che secondo alcuni rappresenta in pieno l'uomo rinascimentale. Scaltro, privo di scrupoli e di morale, dotato di una mente brillante ed acuta, rimane una vera icona del suo tempo. E Silvio? Silvio al massimo c'ha Marina, ma i troppi interventi estetici ne hanno compromesso sia la mobilità facciale che la credibilità. Fossi in lui ripiegherei sul cane Dudù.

E Lucrezia? No, dico, Lucrezia Borgia non ce la vogliamo mettere? Al massimo Silvio può rispondere con Piersilvio, la cui apparizione al Drive In in età puberale ha segnato l'apice della popolarità e dello charme, e dotato di una compagna carismatica quanto lui.

 

Come evidenziato, noi italiani non cambiamo MAI.

Ci evolviamo, certo, ma più spesso involviamo.

Oppure è il tempo che dà lustro e gloria ai personaggi passati e che nelle loro epoche non erano poi questo granché.
Chissà il povero Silvio come sarà ricordato dallo Wikipedia del futuro.

 

Ai posteri l'ardua sentenza.

 

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26 novembre 2013 2 26 /11 /novembre /2013 10:00

barLume 01 638-365 resizeIeri sera io e l’Amoremio ci siamo finiti di vedere il secondo (ed ultimo) episodio de “I delitti del Barlume” tratti dai libri del mio adorato Marco Malvaldi ed in onda su Sky in questi giorni.

Che poi sono in crisi d'astinenza, io i libri li ho finiti da un pezzo tutti e quattro e comincio a patire la lontananza da Pineta.

Caro Marchino, quando ne fai un altro??

Io capisco eh, ma anche no.

 

Come sempre è stato e sempre sarà, il libroèsempremegliodelfilm e così sempre sarà finché il cielo e la terra saranno divisi, ma la trasposizione non mi è dispiaciuta affatto. Specialmente la rinascita dalla carta alla ciccia dei personaggi mi è sembrata davvero calzante, tranne forse per Tiziana che io ho sempre immaginato più donna e meno ragazza. E anche un po' più coatta, via. Più verace, comunque.

Filippo Timi è un perfetto barrista Massimo, anche se ogni tanto una parolina in perugino gli scappa, ed i quattro vecchietti capeggiati da Ampelio/Carlo Monni sono impareggiabili.

 

Sarà che come disse Malvaldi stesso ad una presentazione, lui da scrittore di sceneggiatura non ne capisce un bel nulla, sarà che certe cose si fanno “per vendere meglio un prodotto” e chi le fa sa il fatto suo e noi che non siamo del mestiere non possiam capire, ma ci sono delle cose che mi son rimaste sul groppone e non vanno né su né giù.

 

Ad esempio:

- Ma come mai nonno Ampelio è diventato lo zio? Cioè, che cambia? Non che sia strettamente rilevante per la storia, ma non capisco il nesso. Posso capire il far diventare il commissario Fusco una donna per ragioni di equilibrio narrativo, ma perché questa degradazione della parentela? Che poi una delle cose più buffe di Ampelio è quando evoca il Massimo bambino e le litigate con la moglie/nonna del barrista.

- Gli episodi sono solo due su quattro della serie e, cosa molto particolare, sono gli ultimi due. Come mai? Cioè, voglio dire... perchè non partire dall'inizio? Che senso ha? Che fanno, poi tornano indietro?
- Ma stava brutto dire che Massimo si può permettere la sua vita perché ha fatto 13 al Totocalcio l'unica volta che c'ha giocato? E' troppo vintage?

- Massimo è ossessionato letteralmente dalle tette di Tiziana, cosa che lo rende un po’ macchiettistico e meno simpatico di quel che si merita. Perché? Fa più goliardia, più Amici miei? Inoltre nella serie di libri del Barlume è appena accennata la sua attrazione per Tiziana, non è certo un’ossessione.

- Un po' del sano cinismo toscano della serie s'è perso per strada, a scapito di una livella buonista che starebbe bene su Raiuno. E no, non è un complimento. La feroce ironia dei vecchietti è relegata a pochi piacevoli sprazzi mentre nei libri la fa da padrone.

 

Ma, ripeto, di sceneggiatura non ne capisco e siccome anche Malvaldi si fa da parte davanti ai professionisti, chi sono io per oppormi? Specialmente perché, nonostante qualche piccola critica, si tratta di un buon prodotto, piacevole e divertente, che sarebbe in grado di rendere bene anche se programmato da una rete generalista.
La Rai, per dire, così lo vede anche mia madre e esce dal tunnel del fiction sui santi e sui martiri.

 

Un po' troppo pure per i vecchietti del Barlume...

 

 

 

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25 novembre 2013 1 25 /11 /novembre /2013 14:30

oh-no-monday-morningTi alzi la mattina ed è lunedì.

Ommioddio.

Quando mi chiedono se in gravidanza dormo e se c’è qualcosa che non mi fa riposare bene, la mia risposta è “Sì, la sveglia” e la gente mi guarda male.

Lunedì, lunedì, lunedì.

Ma chi l’ha inventato 'sto giorno velenoso? Pure il nome è odioso, malmostoso, fastidioso.

L-U-N-E-D-I’.

Sentite come suona male?

 

Certo, poi scoprire una volta sveglia che i termosifoni che si dovevano accendere nel primo giorno freddo dell'autunno (che è venuto di lunedì, strano no?) non hanno funzionato e la tua casa sembra un igloo non aiuta. Anche perché il tecnico, diligentemente da te chiamato quindici giorni fa, giura e spergiura che va tutto bene, nonostante tu gli abbia espresso le tue pacate rimostranze alle otto meno un quarto di mattina.

Di lunedì, appunto.

 

E poi incontri gente in ascensore. No, non gente. Donne che credono di sapere tutto. Tanto già è lunedì, che vuoi che sia!

"Bella pancia che t'è venuta"

"Grazie"

"Ehhhh! come mai prendi l'ascensore tu che non lo prendi mai?"

"Sai, la panzona comincia a pesare! scherzo. 

Scute la testa, io guardo la pulsantiera.

"Ma il bello guarda che viene ora, eh!" sentenzia acida.

Ed esce dall'ascensore trotterellando.

Puttana.

 

E' lunedì.

 

Respira, respira.

 

 

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21 novembre 2013 4 21 /11 /novembre /2013 10:30

10103761-vintage-people-symbol.jpgIn fila alla Asl per mail prelievo mensile, mi piace mettermi in un angolo ad ascoltare la sin troppo varia umanità che mi circonda. Non è spiare, ma voglia di capire e anche, perché no, di inventarci una storia sopra.

In fondo sono qui che aspetto senza far nulla, il mio cervello si annoia e mancano ancora 25 numeri.
Il mio numero, il 66, sembra lontanissimo, di un'altra galassia.

 

Proprio accanto a me due pettinatissime signore intorno alla settantina parlano dei loro guai familiari imprescindibili.

Che, in due parole, consistono in questi ragazzi d'oggi che spendono e si indebitano per sposarsi e poi si separano per un nonnulla, mica come loro che han retto al marito finché, voglia Gesucristo, sono stati chiamati in cielo.

"Mica come la figlia di X eh, quella è andata a convivere!"

"E non è meglio? S'imparano a conoscere e se si stufa arvà a casa sua senza tutta sta confusione!"

"Che poi quando uno si separa ti rimangono parenti uguali"

"Guarda, non mi ci far pensare... La mi'nuora..."

Segue segno di disapprovazione sincronizzato della testa, tipico di suocere dotate solo di (venerati) figli maschi.

Vabbè, ora sono a conoscenza che nella bucolica campagna umbra i divorzi sono in aumento. Le corna no, quelle sono stabili.

 

Andiamo oltre.

Un paio di vecchietti disquisiscono di politica leggendo "Il corriere dell'Umbria" e minacciamo di bruciare le terrese del PD in piazza che tanto ormai alla società operaia ci si va solo per giocà a briscola e la rivoluzione è difficile arrivi prima della loro dipartita. Però son troppo carini, lì a chiacchierare in tre, coi cappelli ancora calati in testa e l'età di Matusalemme. Mi mettono allegria ed è bello immaginarseli litigare per aver calato l'asso al momento sbagliato, tra un Montenegro e un grappino.

 

Ma continuiamo ad esplorare la saletta.

Giusto più in là c'è una ragazzina, avrà vent'anni ed indossa un buffo cappello di lana color acquamarina. È accompagnata dalla madre ed è incinta (di quattro mesi, la madre l'ha sbandierato anche all'usciere), ma con l'aria dimessa di chi si trova lì sì, ma solo per caso, di passaggio verso un altro mondo.

Non posso far a meno di notare che tutti i conoscenti che si avvicinano alla ragazza, e in una Asl di paese sono tanti e variegati, vengono intrattenuti dalla madre qualsiasi età essi abbiano con i dettagli più intimi della gravidanza della figlia mentre lei vegeta in un angolino, manco la conversazione non riguardasse il suo utero.

Sto per dirgli qualcosa tipo Esci dal coma, bellina! quando una attempata signora vestita e bardata come per la maratona di New York mi si para davanti.

"Ciao!"

"Buongiorno!"

"..."

"..."

"No, ma ciao eh!"

"Buongiorno Signora, serve nulla?"

La signora indica la mia pancia e sorridendo fa ad alta voce: "E' un piccolo *cognomedelragazzodimiasorella* quello, vero?"

"No, guardi, no..."

"ODDIO, VI SIETE LASCIATI???????"

Tutti gli occhi sono su di me, i vecchini si tolgono il cappello, le signore cotonate sbarrano gli occhi e pure la ragazzina ha un barlume di vita in fondo agli occhi.

"No, è che io..."

"NO, SCUSAMISCUSAMISCUSAMI! CHE FIGURACCIA! E POI NELLE TUE CONDIZIONI!!!"

"No, è che..."

"PURE RAGAZZA MADRE!! POVERINA!!"

"Signora, si calmi. Le volevo dire che mi confonde con mia sorella!"

La signora diventa livida in volto, mentre i vecchietti si coprono dietro al giornale per non scoppiare a ridere.

"..."

"Signora?"

"Eh, ma la colpa è vostra, eh! Siete uguali! fate qualcosa!"

Gira sulle scarpe da ginnastica e se ne va.

Mi dispiace, gli ho fatto saltare il gossip pomeridiano e gliel'ho tramutato in una gigantesca figura di cacca.

 

La sindrome di Barbara 'Urso colpisce ancora...

 

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18 novembre 2013 1 18 /11 /novembre /2013 13:02

Z12012Una mattina qualunque, un lunedì qualunque di una settimana qualunque.

 

“Pronto? Centro per l’Impiego della città di X?” (ndr. dove X è una qualunque cittadina italiana, non necessariamente al sud)

“Sì, dica pure”

“Sono la Dott.ssa Phoebe della società Pincopallo. Vorrei fare una selezione del personale per un’assunzione. Il candidato dovrà avere le seguenti caratteristiche: blablablabla.”

“Ok, ci sentiamo venerdì con un primo gruppo di nominativi.”

“Sì, guardi, è abbastanza urgente.”

“Sì sì, stia tranquilla.”

“Io ho parlato con?”

“Sono la Dott.ssa Azzeccagarbugli, può far riferimento a me e solo a me.”

“Arrivederci, a presto.”

 

Venerdì: silenzio.

Lunedì: silenzio tombale.

Martedì: invio una mail di sollecito.

Mercoledì: nulla.

 

Poi giustamente me ne vado qualche giorno in ferie. Torno ed il lavoro e sono subissata.

Insomma, al decimo giorno di silenzio chiamo

 

“Pronto? Centro per l’Impiego della città di X?”

“Sì, dica pure”

“Sono la Dott.ssa Phoebe della società Pincopallo. Cerco la Dott.ssa Azzeccagarbugli.”

“Non c’è”

“Ok, quando la trovo.”

“Un attimo”

Musichina d’attesa.

Per 10 minuti.

Ora urlo.

“Buongiorno, sono il Dott. Poverodiavolo, mi scusi l’attesa.”

“No, ecco. Cercavo la Dott.ssa Azzeccagarbugli per una selezione di pers…”

“Guardi, mi spiace la dottoressa è stata spostata dieci giorni fa a nuovo incarico e le sue pratiche sono rimaste inevase.”

“Come INEVASE”

“Eh.”

“…”

“…”

“Mi faccia capire, non avete ancora contattato nessuno?”

“Ehm, no. Ma se vuole per venerdì, io…”

“E se spostano pure a lei?”

“…”

“…”

“…”

“Vabbè, via: proviamo. Altro giro altra corsa!”

   

 

No, dico io: ma si può lavorare così?

 

 

 

 

PS. Per altre avventure passate qui, qui e qui.

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15 novembre 2013 5 15 /11 /novembre /2013 12:10

Fear.jpgNegli anni ’50 l’adulterio era un vero e proprio reato e una relazione extraconiugale poteva rovinare una carriera. Per non parlare del divorzio.
Nel secolo scorso una donna che sfacciatamente mostrava le caviglie generava scandalo ed indignazione. 
Ancora prima, nell’ottocento, una donna non poteva nemmeno scrivere un libro e doveva usare pseudonimi maschili, pena scandalo e raccapriccio generale.
E oggi che rimane dello scandalo che accendeva le piazze?
Della ferocia che faceva bruciare presunte streghe davanti a sbavanti benpensanti?
Per fortuna poco, o almeno si è trasformato in uno scandalo virtuale. La gogna non esiste più nelle piazze, ma direttamente in televisione grazie  a programmi come Pomeriggio 5 e affini.

Grazie Barbara D’Urso, grazie.


Ma che cosa ci scandalizza, se ancora qualcosa rimane? Cosa vietiamo ai bambini mettendogli le mani davanti agli occhi? Cosa ci fa paura?

C'è ancora qualcosa in grado di scuotere la coscienza?
Guardiamo la cronaca degli ultimi giorni, così per renderci conto.

 

E subito ci troviamo davanti con la paura delle paure, quella che paralizza e che inculcavano le nonne: zingara tenta di rapire un neonato a Roma. Lì, ad un passo dalla mamma, prendendolo per un piedino mentre lei lo aveva appoggiato su una panchina. Terrore, panico, paura. 
Questi zingari, c'aveva ragione Hitler, son tutti da bruciare. O forse, magari, anche no. Ma a chi importa? Importa davvero? Perchè quello che conta è quello che dice il popolo, no? E allora tirate su i forconi! assaltiamo i campi nomadi e autorizziamo i ragazzini a cospargere i rom di kerosene e dargli fuoco.

 

E ancora. Tu, donna, non puoi partorire nel dolore? Allora non sei in grado di essere madre, non te lo meriti sennò Dio ti avrebbe dato il dono della maternità classica e consolidata. Questo sembra dire la morale e integerrima legge italiana che toglie l'affido della figlia ad una coppia solo perchè la bimba è nata da un utero in affitto, pratica non possibile in Italia. E quindi ora con sta bambina che ci facciamo? La giochiamo ai dadi? Puniamo lei per punire i genitori? Punire di che? Ma all'opinione pubblica poco importa, troppo presa dalla sconvolgente notiizia che un Tribunale folle ha affidato una bimba ad una coppia gay. OMMMIODDIO!!!!!! Cosa succederà ora? Come minimo crolleranno tutte le certezze sociali e millenni di storia verranno spazzati via come da un tifone. Il prossimo passo quale sarà?

 

E poi, per citare un altro campo, c'è la politica. Una oscura deputata del M5S, Emanuela Corda, assurge improvvisamente all'onore (o al disonore) delle cronache per aver affermato alla commemorazione dei dieci anni dall'attentato di Nassirya che anche il kamikaze è solo una vittima di qualcosa di più grande. Scandalo, sputi, insulti. Puttana filoaraba che non sei altro, vergognati e sparisci. Dimettiti. Crepa.

 

Impossibile non essere a conoscenza della questione baby squillo che imperversa in televisione. Sì, in televisione e nei talk show, dove ragazzine alla meglio incappucciate raccontano davanti ad occhi sgramnati e avidi da pseudo esperti particolari e tariffe, scadendo in descrizioni dettagliate in fascia protetta. Perché no? In fondo, se il nostro ex PdC andava a minorenni e faceva vestire da suore le sue amiche, noi chi siamo per avere di meno? E per due spicci, in fondo.

 

E così ciò che doveva essere davvero scandaloso, cioè uomini adulti che si approfittano di, chiamiamo le cose col prorpio nome, BAMBINE, diventa improvvisamente argomento di conversazione

 

A volte mi sembra di essere un alieno in mezzo alla gente, e questo senza che mi spuntino un bel paio di antenne verdi. Almeno, se fosse, vorrei le gambe lunghe lunghe e non la carnagione verdastra che mi sbatte col colore dei capelli, diamine. Sì, perché siamo diventati un popolo così esasperato, spaventato e folle da credere a tutto, da non voler vedere oltre il proprio naso e ad esser pronti a saltare sul carro del populismo.

E godere dello sporco e del pruriginoso degli altri, anche.

E tutto ciò perdendo la morale, l'empatia col prossimo, il rispetto, la carità cristiana persino.

 

 

Ora scusate, l'astronave mi aspetta...

 

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Published by Phoebe - in sick sad world
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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