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5 novembre 2013 2 05 /11 /novembre /2013 10:05

you have been warned funny pregnancy shirtL'essere incinta dà il via ad una sorta di razzismo all'incontrario. La gente ti guarda con un misto di occhio languido e compassione francamente immotivata e, se la gestante c'ha una giornata no, potrebbe generare zuffe mica da poco.

 

E questo vale per tutte le donne incinta, non solo  per me che ho un così amabile carattere.

Perciò, o comune volgo che mi stai leggendo, voglio renderti edotto su cosa non fare assolutamente se lungo il vostro cammino vi trovate ad affrontare una donna in stato interessante.

 

1) Non toccatele la pancia a meno che non abbiate una estrema confidenza con lei. E' un gesto intimo, molto intimo. Ed è piacevole solo se fatto da una persona con cui c'è un legame. Voi vi fareste toccare le parti intime dal primo che passa? E allora? No, non va bene nemmeno chiedere il permesso prima, ché molte donne non hanno lo spirito per rispondere "Provaci e ti tronco la mano all'altezza del polso". Suvvia, tenete le mani a posto che non vi dovrebbe costare poi così tanto.

 

2) Non chiedetele in continuazione "Come stai?", "Tutto bene?", "Ma stai bene?" E' molto fastidioso dover sempre dire che va tutto bene ed inoltre se una fosse un tantino supestiziosa non sarebbe nemmeno bello. Per non fare torti a nessuno, io mi sa che inizio a portarmi nella borsa un ferro di cavallo.

 

3) Non fate battute sul peso, specie se siete uomini. Specie se siete idioti. Non è bello e non fa ridere. E poi guardatevi prima quell'appendice mollicce che avete dopo l'ombelico. No. non lì: più su, caspita!!!!!

 

4) Non iniziate con la paternale. Una donna incinta, specie se al primo figlio, può essere già molto in ansia per la miriade di cose nuove che immagina scombussoleranno la sua vita. Frasi del tipo "Finita la pacchia, eh?" oppure "Vedrai che casino dopo che l'hai sfornato!!". Non aiuta nemmeno raccontare eventi poco edificanti del tipo "Mia cuggina c'ha avuto 28 ore di travaglio" oppure "Mio cugggino mi ha raccontato che suo figlio fino ai tre anni non ha dormito mai". Non-è-carino.

 

Allora, mi chiederete, come comportarsi se si incontra una donna incinta?  Secondo la mia modesta opinione, sempre che sia una semplice conoscente e non un'amica, la parola d'ordine è EDUCAZIONE. Come dovrebbe essere sempre, del resto, anche con chi non ha una pancia abitata. O dopo che il pupo è nato.

Costa così tanto essere educati e, magari, anche cordiali senza trascendere nel triviale?

 

Evidentemente sì.

 

 

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4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 11:00

Z12012(se avete perso la altre puntate le trovate qui e qui)

 

Lunedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono XXX. Io mi sposo e volevo sapere del congedo matrimoniale”

“Prima di tutto auguri! Il congedo matrimoniale per il nostro CCNL sono 15 giorni di calendario, compresi sabati e domenica, da prendere in un’unica soluzione. Serve sapere altro?”

“No, grazie a posto. Ciao”

 

Martedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono sempre XXX, quella che si sposa. Ti ricordi?”

“Sì, certo, come no. Auguri. Che posso fare per te?”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Cioè, lo posso fare dopo un po’ dal matrimonio o lo devo fare subito?”

“Non c’è scadenza, come vuoi. Ovviamente devi metterti d’accordo col tuo capoufficio. Serve altro?”

”Ah, ok. No, no, a posto. Grazie, eh!”

 

Mercoledì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono sempre XXX, la futura sposa!”

“…”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Ma è pagato? Cioè, è come le ferie o mi togliete dei soldi?”

“No, è come le ferie, retribuito. Quindici giorni di calendario, senza interruzioni”

“Ah.”

“Serve altro?”

“No, no, grazie e ciao”

 

Giovedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono  XXX, ti ricordi di me? La sposa!”

“…”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Ma allora sono quindici giorni? Compresi sabato e domenica? Sicura?”

“Sì-ì-ì-ì-ì…”

“Ah, ok.”

 

Venerdì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono  XXX, ti ricordi di me? La sposa!”

“Ma dai?””

“Volevo sapere una cosetta sul congedo matrimoniale.”

“Dimmi, sto qui apposta!”

“Ma lo posso prendere proprio quando voglio? Anche dopo mesi dal matrimonio?”

“Te lo ripeto: sì. Basta che ti accordi prima col tuo capoufficio, ovviamente.”

“Ah, ok. Grazie eh!”

“No, aspetta. Scusami, una domanda: ma quando ti sposi?”

“A fine novembre.”

“Ah, bene! Allora sei arrivata!! Congrat…”

“Macché, mica questo fine novembre: intendevo nel 2015!!!”

Click

“Pronto? Phoebe? Pronto?”

 

 

 

…continua, eccome se continua…

 

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30 ottobre 2013 3 30 /10 /ottobre /2013 09:56

foto-copia-1.JPGSe ve lo state chiedendo, la risposta è NO.

No, una sola parte non bastava, ho saltato troppe cose e devo fare un capitolo 2.

Devo, capite?

 

I berlinesi non bevono acqua. Strano, vero? Eppure è così, nessuno ha la classica bottiglietta d'acqua in borsa, a meno che non sia aromatizzata a qualcosa di strano, tipo lime, passion fruit o un frutto che esiste solo nella parte est dell'Australia. Qui vanno per la maggiore bibite gassate, soprattutto la Sprite da quello che ho visto, e l'immancabile birretta, che tanto piccina difficilmente è.

 

I berlinesi vanno tutti in bici, la pista ciclabile è ovunque, in ogni parte della città e treni, tram e metro sono attrezzati per il caricamento delle due ruote. Bello, eh? Sì sì, ma se siete pedoni attenzione: i ciclisti non si fermano manco morti, piuttosto vi prendono sotto e sti cazzi. Quindi state alla larga dalle piste ciclabili, piuttosto fatevi mettere sotto dai tram.

 

I berlinesi sono educati per DNA. In metro (non particolarmente affollata) ho assistito alla seguente scena: ragazzo che legge il giornale, sale una donna con una carrozzina. Lui si alza senza nemmeno un attimo di esitazione, continuando a leggere. Lei si siede senza ringraziare. Diretto. Lineare. Tedesco.
Io al gate dell'aeroporto per Roma, dopo non so quanta fila e quanto camminare non ho trovato chi m'ha fatto sedere.

Per dire.

 

I berlinesi non hanno ambulanti nelle loro città. Non ci sono souvenir di nessun genere a parte quelli "istituzionali" dei musei o gli shop "I love Berlin", dove un orsetto simbolo di Berlino ed alto tre centimetri costa € 15. A Parigi con la stessa cifra il senegalese di Montmartre di rifila 1,5 kg di statuette della Tour Eiffel in colori fluo, per non parlare di quel che accade a Roma o Lisbona. Se da un lato è giusto e sacrosanto, dall'altro mi sono resa conto dell'importanza degli ambulanti quando ha iniziato a diluviare all'improvviso e NESSUNO vendeva ombrelli. 

Sono problemi gravi, disagi.

 

I berlinesi hanno le notizie di gossip passate a rotazione in schermi all'interno dei treni della metro. Così se vogliono sapere qualcosa di Miley Cirus o Lady Gaga sono sempre aggiornati.

 

I berlinesi amano alla follia Michelle Hunziker, dove è la regina dell'equivalente tedesco di "Scommettiamo che?".

 

E questi, francamente, son problemi loro...

 

 

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28 ottobre 2013 1 28 /10 /ottobre /2013 10:00

jolinne-my-sweet-escape.jpgDa piccola per me il giorno più bello dell'anno non era il mio compleanno, e nemmeno il giorno di Natale.
Per me il giorno più bello dell'anno era verso la fine di maggio, quando un sabato venivo salvata da un noioso sabtao scolatico per accompagnare mio madre a timbrare in Tribunale i registri della società per cui lavorava.
O una cosa così, insomma. Facevo le elementari, non pretendete troppo da me.

Insomma, mio padre mi portava con sé in quei sabati mattina che ricordo sempre assolati e tiepidi come solo il sole di maggio sa essere, ed erano speciali per tanti motivi: andavo in un luogo da grandi, ero sola con mio padre che mi regalava il cento per cento della sua attenzione e poi, il dopo.

Il dopo era: "Dai, andiamo in libreria, ché lo so che non aspetti altro" detto dalla faccia sorridente e sorniona di mio padre, che allora mi sembrava immenso ed invincibile.

 

Ora, so che fa molto piccola fiammifera, ma non è che avessi all'epoca molte occasioni per andare in centro a Perugia. erano gli anni'80, non c'era il villaggio globale ed  il mio mondo era il mio piccolo paesello con una sola cartoleria che aveva anche libri. Nello specifico un piccolo assortimento di libri adatti alla mia età, rimpinguato mensilmente dalle uscite de I classici per ragazzi della Mondadori. Uscite che, immaginatelo, attendevo con fremente attesa. A proposito, esistono ancora? Non ne ho trovato traccia.

 

E così, in quei sabati così speciali, con mio padre tutto per me, mi avventuravo nella libreria storica del centro perugino, la Libreria Simonelli. Un posto speciale, dove l'amore per la lettura mi sembrava avere un odore ed una consistenza, con tanti libri impilati in scaffali molto più alti di me. Tanti, tantissimi libri che mi guardavano e chiamavano.

Scegli me, scegli me!

E io, che già ero potenzialmente l'accumulatrice seriale di libri che sono diventata poi crescendo, avrei davvero voluto portarmeli tutti a casa, tenerli con me, leggerli, coccolarli. E la scelta era difficile, difficilissima. 

Uno, uno solo sarebbe venuto via con me

Almeno fino all'anno successivo, e sbagliare, prendere un libro senza magia sarebbe stato uno spreco enorme, un peccato capitale. Così, sotto gli occhi pazienti di mio padre, senza fretta passeggiavo tra un libro e un altro fino alla scelta definitiva.

Un momento emozionante, magico.

Così, ad esempio, La storia infinita di Michael Ende venne a casa con me un sabato mattina splendente di maggio modificando per sempre la mia fantasia.

Ed io, bambina silenziosa e che si sentiva incompresa nel suo amore per i libri, in quel momento stringendo il mio prezioso regalo e guardando mio padre mi sentivo amata e capita. Ed ero certa, lì ferma nella libreria, che sarebbe andato tutto bene. Che sarei cresciuta ed avrei preso la mia strada, sempre con la mano di mio padre nella mia.

 

Oggi l'antica Libreria Simonelli, aperta i primi del Novecento in una Perugia che non c'è più, ha ceduto il passo ad una grande catena che vende libri per tutti, ma senza magia. Oggi poi i libri si comprano su Internet se si è tradizionalisti e si vuol la carta, o si infilano nel lettore ebook se si è più tecnologici.

La mia casa e quella dei miei genitori è invasa da libri di tutti i formati, il mio computer trabocca di libri digitali e mio padre è sempre lì che mi guarda, grazie al cielo.

 

Oggi tutto è cambiato, è vero. Ma vorrei tanto che un po' di quella magia ricadesse sulla mia piccola, che un giorno possa provare quella spasmodica attesa per qualcosa di desiderato, quella voglia di buttare la testa in un altro mondo, quella certezza che trovavo nello sguardo di mio padre..

 

 

E che un giorno possa avere ricordi così luminosi.

 

 

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25 ottobre 2013 5 25 /10 /ottobre /2013 09:46

3567-3.jpgL'ho conosciuto per caso qualche anno fa, perchè su Anobi tutti ne parlavano.  All'inizio ero scettica, perché Sellerio ha quel formato di libri che mi manda in panico la disposizione della libreria, mi infastidisce e mi fa pensare di aver investito male i miei soldi a prescindere, anche se non è vero.

Poi giunse l'ebook, che tutte le divinità delle principali religioni riunite a convegno l'abbiano in gloria.

 

E così ho conosciuto Marco Malvaldi, ex ricercatore passato alla scrittura, e la sua quadrilogia del BarLume, imperdibili gialli trasportati da una scrittura leggera e mai banale e sostenuti da personaggi che non si possono non amare, dove l'omicidio o il crimine di turno è solo un pretesto per raccontare una storia ed un pezzetto d'Italia.

Chi non ama nonno Ampelio, per dire?

O il Del Tacca?


Ma Marco Malvaldi è molto di più di questo, che tuttavia già sarebbe abbastanza per qualunque scrittore del panorama italiano, di per sé sconsolato e sconsolante per i cosiddetti bestseller che ci vengono scodellati senza soluzione di continuità.

Bisogno di esempi?

Malvaldi, dicevo, è capace di uscire dal clichè della lunga serialità (sempre che quattro libri possano essere definiti come tale), esplorando nuovi sentieri: dalla storia su Pellegrino Artusi (ndr. Non Gualtiero Marchesi... gli ormoni mi arrovellano il cervello!), passando per l'immaginario paesino di Montesodi bloccato dalla neve di Milioni di Milioni, fino a giungere al suo ultimo libro, uscito da pochissimo e già in vetta alle classifiche di vendita, Argento vivo.

 

Ecco, anche per questo l'Italia è un paese strano: Malvaldi è in cima alle classifiche di vendita, eppure se lo si nomina fuori dall'ambito dei lettori onnivori o della libreria cade il silenzio. E chi è? Nessuno lo conosce o quasi, al massimo i più lo hanno sentito nominare da qualche amico, ma rimane nel limbo. Perchè?  
Forse perché il nostro Marco non va in televisione, non frequenta i salotti buoni, non bacia pile e soprattutto perché l'italiano medio legge e conosce di narrrativa quanto io di fisica quantistica.

 

Venendo a parlare della sua ultima fatica letteraria, Argento vivo non delude le aspettative dei fan e si rende fruibile anche da chi si avvicina allo scrittore pisano per la prima volta.

Malvaldi conferma di avere il dono della scrittura, creativa ma senza troppi fronzoli, allegra e disincantata come solo un toscano può essere.
Divertente nell'intreccio leggermente surreale, il libro gioca tra le pieghe della commedia italiana, mescolando personaggi e situazioni fino al finale scontato ma sempre divertente.

Un libro da leggere per divertirsi senza cadere nella banalità o nel triviale.

 

E voi, Malvaldi lo conoscete? 

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23 ottobre 2013 3 23 /10 /ottobre /2013 10:28

Z12012(se avete perso la prima puntata la trovate qui)

 

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono XXX. Io dovrei…”

“Sì?”

“Sì, ecco… dovrei… non so… ehm…”

(molto spazientita)”Quindi?”

“Cambiare l’IBAN per il bonifico dello stipendio. Ecco, l’ho detto.”

“…”

“…”

“Ok.  Basta una mail, non ci sono probl…”

“Ma poi? Se qualcuno legge???”

“Ma…”

“No, perché lo so che oggi rubano i dati! L’hanno detto al telegiornale!”

“Ma veram…”

“Te lo posso dettare al telefono?”

“Sì, così se ci intercettano…”

“E’ vero hai ragione!!!”

Mannaggiamme!

“Ma io scherz…”

“E allora??? Allora come faccio??”

“Senti, è una cosa di routine, va bene? Me lo mandi o per mail o per posta interna.”

“Ma sei sicura? Sono dati delicati!!”

“Vabbè, ma che ci devono fare col tuo…”

“Se poi finisce su internet?”

“Guarda, se vuoi il mio IBAN per farci sopra un paio di bonifici te lo mando subito.”

“…”

“…”

“Allora ciao”.

 

…continua…

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21 ottobre 2013 1 21 /10 /ottobre /2013 09:00

barefoot-and-pregant.jpgNiente come la maternità scatena gli animi ed autorizza la maggioranza delle donne (sì, delle donne) a salire in cattedra e dare consigli non richiesti. Oppure a sputare sentenze a destra e a manca, manco fossero serpenti velenosi.

E le donne spesso lo sono, eccome.

E le gravidanza tira fuori in certi soggetti il peggio del peggio, non solo quando si parla di gatti.

 

Qualche settimana fa fu la volta della campionessa di sollevamento pesi Lea-Ann Ellison, che tra lo sdegno dei perbenisti sollevava pizze da trenta chili col pancione facendo aumentare vorticosamente il livello di veleno in circolo al club delle so-tutto-io.

Ché, signora mia, oggigiorno se ne vedono di tutti i colori.

Poco conta l'allenamento della signora in questione, il fatto che fosse al terzo figlio e che in ogni caso fossero anche fattacci suoi: su Internet si è levato un polverone pari solo alla polemica contro i gatti. Povere bestie.

 

Questa settimana è il turno di Michelle Hunziker, rea di aver scodellato la piccola Sole in tutta fretta e di essere tornata al lavoro tra giorni dopo innalzando al cielo lo stendardo “La maternità non è una malattia”, attirando intorno a sé le occhiatacce di chi così poco aveva da fare da permettersi di sentenziare “Tornando a lavorare 4 giorni dopo il parto si dà un brutto messaggio e si possono creare pessimi modelli”.

 

Ora, a me la Hunziker manco sta simpatica, ma due cosette vorrei dirle:

  • Se fosse stato un avvocato, un commercialista o un libero professionista in generale, l’avreste trovato così scandaloso? E se avesse avuto semplicemente un negozio? No, perché queste cose succedono di continuo a tantissime donne, ma nessuno grida allo scandalo. Trovo invece più scandaloso chi sputa sull’istituto della maternità, privilegio e conquista sociale imprescindibile, abusandone per il proprio tornaconto.
  • Non mi pare che lavorare a Striscia la Notizia sia esattamente spalare carbone in miniera, come lei stessa ha giustamente affermato considerandosi privilegiata e molto fortunata. Quindi? Fare la casalinga mi sembra un’occupazione molto più faticosa di questa eppure noi donne la esercitiamo prima e dopo il parto senza batter ciglio.
  •  Ma saranno fatti suoi?
  •  Invidiose, eh?
  • La frase "La maternità non è una malattia" sta diventando il mantra di una nuova generazione di donne e mi ha un filino rotto le scatole. Forse dovrei iniziare a stampare magliette con questa frase, farei un sacco di soldi.
  •  Se c'hai come modello di vita la Hunziker forse il problema sta a monte: forse, e dico forse, non dovresti proprio procreare.
  •  Tutt’al più dovrebbe essere insultata e presa a borsettate per aver chiamato la propria secondogenita come un detersivo per i piatti, probabilmente per scimmiottare la ben più charmant Penelope Cruz che ha chiamato sua figlia Luna.

Critiche più attente e maliziose posano l'accento non sul mancato svolgimento della (meritata) maternità ad opera dio Michelle, ma delle possibili ripercussioni sociali dell'accaduto. In un mondo in cui il precariato la fa da padrone, in cui lasciare a casa e senza tutela donne incinta, partorienti e neomamme è sempre più facile, far passare il messaggio che oplà, tutto invece si può fare nel tempo in cui si cura un raffreddore svaluti la figura della donna.

Secondo la mia modestissima opinione, invece, noi donne alimentiamo noi stesse il pregiudizio maschile, approfittandoci con aria da furbette degli istituti che ci sono stati concessi, non senza lotte, da chi ha voluto strenuamente riconoscere un diritto sacrosanto.

 

Ma soprattutto, se un datore di lavoro si fa venire strane idee in mente riflettendo sul comportamento di Michelle Hunziker, allora siamo davvero alla frutta.

 

Allora davvero la fine del mondo è vicina e gli zombie sono in arrivo...

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19 ottobre 2013 6 19 /10 /ottobre /2013 11:05

4527226_0.jpgCi sono libri che perfettamente disegnano un’idea con il loro titolo, creando aspettative, aspirazioni e legittimi desideri. Rendendosi perciò, perché no, anche appetibili al mercato.

Ed è questo il caso di questo libro: “Tentativi di botanica degli affetti”. Non è bellissimo?

Sottende una ricerca, un tormento, una lotta in sé che avevo voglia di leggere e divorare.

In più è stato anche candidato al Premio Campiello, mi sono incuriosita.

 

Così eccoci qui, nel mondo ottocentesco di Bianca Pietra, ragazza di origini borghesi con madre inglese e padre italiano, cresciuta all’estero e che, una volta rimasta orfana, decide di usare il suo talento per la pittura e lavorare invece di maritarsi e trovar pace, cosa estremamente scandalosa per l’epoca. Così, grazie ai buoni uffici del suo mecenate, trova accoglienza e lavoro di illustratrice botanica a Brusuglio, nella residenza estiva di colui che chiamano Il Poeta, uomo ombroso con una colorita e scapestrata tribù fatta di madre, moglie, figli, istitutori, nutrici, giovanotti senza arte né parte, servette misteriose e vicini strambi.

Immediato il parallelismo tra Il Poeta e Alessandro Manzoni, che proprio a Brusuglio aveva la sua residenza estiva ed era noto all’epoca per le sue stravaganze.

Buone premesse, mi pare.

Peccato che il libro, molto accurato nella ricostruzione storica ed attento fino al parossismo ai dettagli, navighi nel mare della noia, le pagine come macigni, lasciando al lettore la sensazione che non si riesca ad avanzare mai. Perché se è vero che la Masini tratteggia bene i suoi personaggi e ne descrive i caratteri in un guizzo, tutto intorno a loro è immoto, fino al finale troppo veloce ed incomprensibile, almeno per me.

Bianca, la protagonista, mi ha dato l’idea sin da subito di una sorta di eroina di Jane Austen venuta male; per questo non ho potuto far a meno di ridere al suo stesso definirsi una sorta di Emma Woodhouse mal riuscita. Che sia voluta dalla scrittrice questa mia sensazione? Ad ogni modo, è tutt’altro che piacevole. Non si riesce ad amare Bianca, ad avere empatia con lei. Al massimo si ha a cuore Pia, con il suo candore infantile, ma anche lei è distante.

Ed è un peccato perché le premesse per intrigare erano molte, tutte interessanti e piene di fascino. Ma la scrittrice ha scelto di velare il tutto con l’ombra del non detto, molto opportuna per l’epoca ma difficile da gestire in un romanzo rendendo tutto confuso e lento.

 

Insomma, poteva andar meglio, decisamente.

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17 ottobre 2013 4 17 /10 /ottobre /2013 14:00

scherl-elca-sisters-in-berlin-1925.jpgTutte le cose belle finiscono presto e così anche le vacanze. Capita così che mi tocchi di tornare a casa dopo cinque giorni berlinesi e all’aeroporto di Schonefeld trovare al teminal di Easyjet talmente tanta gente da farsi venire la claustrofobia. Ma siamo in anticipo, siamo innamorati e non abbiamo bagaglio da imbarcare, quindi io e l’Amoremio siamo belli tranquilli e rilassati. Non si va in vacanza per questo?
facciamo la fila, chiacchieriamo, lui si preoccupa se sto bene. Sto bene, lo giuro, anche se c'ho la panza da bevitore di birra tedesco.

Arriviamo ad una svolta della fila accanto al check-in per l'imbarco in stiva, quando un'orda di persone si inserisce di violenza sbraitando e spingendo.
Indovinate di che nazionalità?

Sì, bravi. Avete vinto una bandierina dell'Italia da ficcargli in un occhio.

Non posso esimermi, non ce la faccio.

"Ehi, guardate che la fila comincia trenta metri più giù!"

Capofila della combriccola dal chiaro accento romano e una bionda che non sfigurerebbe in un Jersey Shore all'amatriciana, dall'età apparente intorno alla cinquantina e con problemi al biondo dei capelli: "Ma noi una fila l'abbiamo già fatta: quella per l'imbarco bagagli! Siamo corretti!"

"Ma davvero? Invece noi abbiamo portato meno roba e piegato i vestiti ad origami perché siamo sadici e pure un po' tirchi dentro."

"..."

"La fila comincia da laggiù, signora mia."

"Nun credo proprio!"

Sto per partire alla carica quando l'Amoremio mi trattiene con uno sguardo chiaro: vale la pena?

Vale la pena di incazzarsi per una questione di principio, perdere  i benefici di una vacanza appena giunta al termine, picchiarsi con una cafona per nulla?

No, effettivamente no.

Lascio perdere sopportando stoicamente anche il ciarameglio ingiustificato della combriccola, che ha invaso il piccolo terminal trasformando un luogo tranquillo in una molesta borgata.

Per lo scorrere della fila la bionda raffinata si ritrova al mio fianco per puro caso, poggia gli occhi matitatissimi sulla mia pancia e sgrana le sue tonnellate di ombretto.

"Oh, ma sei incinta!"

"?!?!"

"E me lo potevì anche dì, che ti lasciavo passare no?" Mi dice col suo più materno dei sorrisi.

Sorrido anch'io, dolce e materna: "Signora, io pretendo rispetto come essere umano, non come incubatrice."

E procedo.

 

L'ho già detto che la maternità mi ha migliorato il carattere?

 

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16 ottobre 2013 3 16 /10 /ottobre /2013 10:45

berlin-mauer.jpgI berlinesi non sono tutti biondi, ma anzi sono fatti di mille etnie diverse. Solo che non te ne accorgi ad uno sguardo superficiale, perché sembrano tutti uguali.
I berlinesi credono nella partecipazione alle istituzioni, tanto che nei cantieri pubblici ci sono punti di osservazione da cui vedere l'avanzamento dei lavori. no, nessuno tira sassi o monetine agli operai.

I berlinesi parlano una lingua francamente incomprensibile.

I berlinesi hanno rimosso quasi tutte le tracce scomode del Terzo Reich, come se affossando un periodo storico nell'oblio lo si potesse cancellare.

I berlinesi hanno cambiato la faccia della città dal 1989 ad oggi in una maniera talmente profonda da risultare fantascientifica. In Italia staremmo ancora discutendo sugli appalti per buttare giù il muro.

I berlinesi vanno sempre in bicicletta, anche se piove. Se la portano ovunque: sulla metro, sul treno, dappertutto. Ci vanno vestiti da crucchi, vestiti bene e con le gonne corte ed i capelli appena fatti dal parrucchiere.

I berlinesi sono gentili, molto gentili. Ed è stata una sorpresa, perché i tedeschi che vengono in vacanza sul Trasimeno in genere sono simpatici come l’herpes genitale (parola di una che ci ha lavorato) ed invece guarda tu che tesorini di persone. Esempi? Una cameriera di un ristorante, a cui avevo spiegato i miei problemi col latte, mi ha scritto su un foglietto “intollerante al lattosio” in tedesco per le prossime volte. Poi ho trovato anche una commessa molto molto puttana in panetteria, ché siccome avevo preso la fila dal verso sbagliato, me l'ha fatta rifare daccapo. Puttana.

I berlinesi vivono in un cantiere a cielo aperto. Avremo contato 50 gru a spasso per la città, poi abbiamo smesso.

I berlinesi hanno problemi col riscaldamento: fuori fa freddo, ma nei locali, nelle camere d’albergo, nei negozi il riscaldamento ti schiatta tant’è che gli autoctoni stanno in maniche corte. Montone fuori, cotone sulla pelle.

I berlinesi hanno la fortuna di avere la rete di servizi di mobilità urbana più fighi che abbia mai visto. Veloce, sicura, pulita. Dentro ci puoi trovare di tutto, una svariata umanità che va dalla famigliola, all’uomo d’affari, all’imbianchino  fino ad arrivare alla comitiva dark. Non abbiamo mai atteso più di cinque minuti una coincidenza. Come in Italia, insomma.

I berlinesi mangiano sempre, in continuazione. Non sono riuscita bene a capire a che ora pranzi usualmente una famiglia tedesca, visto che il cibo da strada viene consumato da tutti a tutte le ore da tutti ed in porzioni che farebbero impallidire Obelix. Il tutto sempre a base di carne, ovviamente.

Tra i berlinesi ci sono molti vegetariani, chissà perché.

 

I berlinesi, a dire il vero, mi son piaciuti più di quello che m'aspettavo.

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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