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3 febbraio 2014 1 03 /02 /febbraio /2014 12:40

Eccomi qui, sono tornata!!!!
Come, non ve ne siete accorti? Davvero?
Ma sì, lo so che vi sono mancata e che vi siete strappati tutti i capelli nella frenetica attesa di sapere cosa fosse successo o meno. Del resto, come potete vivere senza di me e il mio blog?

Delirio a parte, il mio blog è stato offline dal 20 gennaio fino ad oggi, in pratica esattamente come me. 
Io il 20 mi sono ricoverata in ospedale perché la mia pupa non aveva nessuna intenzione di uscire dalla pancia nonostante i termini ampiamente scaduti (sempre in ritardo, come la mamma) e non mi sono resa conto di nulla fino al mio rientro a casa. Rientro che, diciamolo, non è stato facile tra dolori del cesareo e baby blues. Per fortuna che la mia famiglia e le mie amiche non mi hanno mollato un attimo. 
Quando mi ripiglio che scopro?
Che il blog è sparito. PUFF! Così, come cambia il vento. 

Senza lasciare traccia.
PANICO.
Anche perché non avevo idea di come risolvere la cosa e non avendo un interlocutore diretto mi sono trovata ad affrontare tutto al buio. Senza backup di niente, ovvio, nemmeno del template. Perché io, che ho fatto le scuole informatiche, nella realtà sono una pippa atomica in queste cose e continuo a rimpiangere Splinder e la sua facilità di utilizzo.
Insomma, alla fine stamattina sembrerebbe tutto risolto, Overblog s'è scusato e io non voglio indagare oltre: basta che da oggi sia tutto a posto.
Spero.

Non è che nel frattempo vi siete dimenticati di me, eh?

 

 

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17 gennaio 2014 5 17 /01 /gennaio /2014 15:17

mom-to-be-dinner-napkin-m.jpgEd eccoci qui, ad una settimana dall'inizio della trafila dei tracciati.
Che poi, il monitoraggio in sé non è questa gran cosa, anche perché la pupa già si sta dimostrando una primadonna e appena mi siedo in poltrona, forse conscia di essere finalmente protagonista, si esibisce in capriole ed evluzioni che manco i trapezisti del circo. Vanitosa nel DNA, la gnoccolona. Così mentre le altre stanno almeno un'ora ad aspettare, io in venti minuti ho evaso la pratica. Tutto ok quindi, ma prendere e partire da casa, affrontare la nebbia mattutina e infilarsi nel dedalo dei corridoi dell'ospedale è divertente come fare la ceretta. 
Da lunedì, poi, tutti i giorni, a meno che la lady che vive sopra il mio sterno decida che il mondo è finalmente pronto al grande evento.
E non è che posso andarci da sola, perché non mi fanno guidare manco per sbaglio ("E se poi succede qualcosa???") anche se mi sento esattamente come un mese fa. Perciò devo precettare i miei genitori per farmi dare uno strappo, o farmi portare dall'Amoremio. Io odio non essere indipendente, tantissimo. Mi mette un'ansia che non vi dico. E non perché le persone che ho accanto non siano disponibili, assolutamente non è così: è che sono abituata a fare le cose da sola. 
L'ho già detto che ho un brutto carattere?

Stamattina poi, fatto il tracciato ho dovuto aspettare almeno quaranta minuti che qualcuno lo controllasse e si sa, io ad aspettare mi annoio. Vi immaginate l'irritazione? E dire che la prolattina nel sangue mi fa l'effetto di una canna ultimamente. Metaforicamente parlando, ovvio.
Non mi ero portata nemmeno il lettore ebook e il telefono prendeva male. così mi sono dedicata ad una delle mie attività ludiche preferite: osservare gli altri e impicciarmi degli affaracci altrui. E costruirci sopra delle storie, ovviamente, altrimenti che gusto c'è?

La mia attenzione è stata attratta da una bella bimba di poco più di un anno che trotterellando tra i corridoi cercava disperatamente di attirare l'attenzione di un bimbo più o meno della stessa età, pervicacemente attaccato alle gambe della madre. L'arrivo della madre della bimba ed il suo abbigliamento mi fanno scoprire che è di origine mediorientale, mentre il bimbo e la madre conversano in russo.
Finalmente il bimbo vince la sua ritrosia ed iniziano a giocare, mentre le madri iniziano una conversazione in un italiano che definire stentato è poco. 
Ma la barriera linguistica non sembrava riguardare affatto i due bimbi, che hanno iniziato ad esplorarsi reciprocamente come solo a quell'età sanno fare.
Ignari di differenze culturali, sociali o altre amenità simili.
Solo uguali.

Ecco, io lì mi sono sentita felice, quasi commossa. Aspettare non mi importava più. Mi sono detta che forse, ma dico forse, una piccola speranza c'è per questo mondo malato.
Piccola, ma c'è.

E sono i grandi di domani... 

 

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14 gennaio 2014 2 14 /01 /gennaio /2014 18:22

 

In Internet vedo girare da un po' di giorni questo (divertente?) video che pubblicizza giocattoli ingegnosi in cui tre bambine, stanche degli stereotipi imposti dalla società ed annoiate dai giochi proposti loro, decidono di divertirsi a modo loro. Il video è molto carino, le tre bambine estremamente pestifere ed il messaggio che lanciano apprezzabile, anche se scontato. 
Non a tutte le bambine piacciono le bambole, il rosa, le fate e far finta di cucinare. Ad alcune piacciono le macchinine, i lego, costruire qualcosa con le proprie mani. A otto anni. Poi a dodici anni amerà tutt'altro. A sedici ancora altro, che magari nemmeno immagina a otto.
Non posso far a meno di pensare a mio nipote che a cinque anni sconvolse i nonni chiedendo a Babbo Natale una cucina. UNA CUCINA. Un regalo da femmina. Apriti cielo. I nonni entrarono in confusione come api intontite dal freddo, predicando contro la possibile gaiezza del nipote primigenio, mentre mia cugina semplicemente gliela comprò. Lui ci giocò molto e l'anno dopo chiese un banco da fabbro, con buona pace dei nonni.

Detto questo, odio fermamente chi regala l'asse da stiro ad una bambina, ma anche chi regala un finto fucile ad un bambino. Anzi, tra i due detesto cordialmente di più il secondo.

Contemporaneamente mi è capitato sottomano un altro articolo, ben più preoccupante, che afferma l'arretratezza dei libri scolastici delle elementari usati nelle scuole italiane ed inchiodati agli stereotipi degli anni'50. Secondo una analisi statistica, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, il genere maschile soverchia quello femminile. Non solo i protagonisti sono in genere maschi, ma alle femmine in genere vengono associati aggettivi poco carini quali: smorfiosa, pettegola, vanitosa, apprensiva.
Certo, tutto il contrario dei maschi, descritti come coraggiosi, temerari, sicuri, liberi mentre sono occupati in attività lavorative interessanti come il dottore, l'ingegnere, il re, attività che si svolgono fuori casa mentre le femmine stanno a casa a stirare.
O, al massimo, fanno le fate o le principesse, attività che hanno un grande mercato nel mondo reale e che sono in testa alle richieste di recruiting del 2013.

Questo emerge dai libri delle elementari più usati, ed è anche quello che in genere emerge (fate a parte) da "Cuore" il libro di De Amicis che però è stato pubblicato nel 1886.

Si sa, in Italia siamo moderni ed aggiornati. 
Abbiamo riferimenti culturali all'avanguardia.
Politiche sociali terribilmente attuali ed aderenti alla realtà della vita quotidiana.
Quindi, come possono essere i testi scolatici dei nostri figli?

Non che certi genitori siano migliori... 

 

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9 gennaio 2014 4 09 /01 /gennaio /2014 08:58

716244-vintage-empty-chair-waiting-for-someone.jpgE sono ancora qui in attesa. Ebbene sì, e questo nonostante tutte le voci di comare che si sono affaccendate intorno a me negli ultimi mesi.
"Lavori fino all'ottavo mese?"
"Ti strapazzi troppo!!!"
"Non guidare!"
"Se continui così, la fai nascere prima!!!!"
E invece domattina comincia la trafila dei tracciati all'ospedale.
Come a dire che la pupa si dimostra già abbastanza testarda da fare un po' come le pare. 

Sì, lo so: sono solo alla trentanovesima settimana, manca poco, ci siamo. Ma l'impazienza che mi sta cogliendo è pari solo al terrore di non essere capace. No, non di partorire: conto molto sull'aiuto dei dottori per qesto, e anche nella santa epidurale che volendo posso invocare e che è molto più di quello che due terzi delle donne attualmente incnta nel mondo si trovano davanti in prospettiva.
Capace di gestire tutto, di essere in grado di occuparmi di mia figlia, paura di fare casino. Se mi scivola? Se non mi viene fuori l'istinto materno? Se divento pazza? Può succedere, eh, e io già parto bella avvantaggiata in questo. Ma di tutto ciò ho già parlato diffusamente, vi ho già rotto abbastanza alle scatole.
E se state facendo "" con la testa, immaginate in che stato possa essere l'Amoremio.

Ad ogni modo, la mia vita in questo momento è proprio questa: attendere. 
Senza sintomi che non siano un pancione voluminoso oramai oltre ogni misura e improvvise vampate di calore che mi fanno dormire in mutande e girare per casa come se fuori non ci fosse un nebbione da panico, ma un bel sole di giugno. Io, proprio io: la ex regina dei pigiami di flanella.

Ma forse proprio l'attesa rende tutto più bello. Aspettare la mia cucciola con trepidazione, coccolandola e godendomi i suoi ultimi calcioni nella pancia mentre l'Amoremio l'accarezza e gli chiede "Ma quando esci?" con tutta la tenerezza del mondo. Cercare di immaginarmela, anche se proprio non ci riesco.
Come sarai, piccola mia? 
Sarai riccia come papà o liscia a spaghetto come me?
Avrai gli occhioni nocciola enormi e spalancati sul mondo oppure erediterai gli occhi chiari di qualche avo?
Ad ogni modo, noi siamo qui.


Ti aspettiamo, quando vuoi. 

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9 gennaio 2014 4 09 /01 /gennaio /2014 08:48

comari.jpgNon guardo molto i notiziari ultimamente, non per mancanza di interesse specifico, ma perché a forza di sentire cattive notizie una povera donna incinta si sfastidia, specie sulle questioni politiche. Mi sembra giusto, no? Povera figlia mia, manco è uscita e già si deve sorbire tutta una serie di rogne e litigate, magari da Vespa o dalla Annunziata. E se poi esce e mi dice:"Ah Mà, ma dove mi hai fatto nascere?"

Non che avrebbe tutti i torti, sia chiaro. Per quanto possiamo far finta che vada tutto non dico bene, ma in maniera passabile, siamo e restiamo un paese allo sbando che cammina sul ciglio del dirupo.
Così mi ha sorpreso non poco sentire per caso mentre facevo colazione le dichiarazioni di Papa Francesco sui matrimoni gay; che, a sentir lui, sarebbero una opportunità educativa. Anzi, una nuova sfida.
Ecco, la mia prima reazione è stata quella di andare a controllare: non potevo aver capito bene. Eppure lo strillo che ho visto passare in sovraimpressione diceva più o meno così: "
Papa Francesco: Figli di separati o di coppie gay sono una nuova sfida educativa per la Chiesa".

La questione mi sembrava così assurda, specialmente per questo nostro paese: possibile che la Chiesa, l'istituzione conservatrice per eccellenza, possa essere più avanti del nostro brillantissimo governo? Possibile? Non volevo crederci, per quanto Papa Francesco possa starmi simpatico, mi è sembrato tutto un filino eccessivo.

Così mi sono un po' documentata e pare che a novembre (ma esce in sintesi solo ora) il Papa si si espresso a favore di una integrazione nella Chiesa dei figli dei gay e di quelli, oltremodo più numerosi, figli di separati che rappresentano appunto una sfida educativa. Quindi è corretto? La Chiesa, nella persona del suo capo nonché mentore nonché Dio incarnato in Terra la pensa così?

Nello specifico:

"La percentuale di ragazzi che studia nelle scuole e che hanno i genitori separati è elevatissima. Le situazioni che viviamo oggi dunque pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Come annunciare Cristo a questi ragazzi e e ragazze? Come annunciare Cristo a una generazione che cambia?"

 

Mah. Lavandomi i denti ho avuto occasione di chiedermi diverse cosette, la prima di tutte è: ma la Chiesa dove ha vissuto finora? Esistono tantissimi bambini figli di genitori separati, di genitori non sposati o che vivono in famiglie allargate, ma che nel frattempo sono diventati la normalità persino in un ambito sociale come quello italiano che vive inchiodato agli anni '50 ed alla famiglia del Mulino Bianco, dove la mamma si sveglia prima per fare una torta e sorride a 120 denti nel farla. Non che non possa esistere, eh. Una volta una mia amica mi disse che nella classe di sua figlia ci sono cinque bambini figli di separati e di come sia diventato una specie di status symbol.

Ma non posso far a meno di pensare al nipote di una mia collega, figlio di separati, che si è sentito dire dalla catechista che lui non aveva una famiglia. Bellina, eh? Io le avrei cavato gli occhi con le palline del rosario, la madre del bambino ha solo protestato e accontentato il figlio ritirandolo dal catechismo. Un cristiano in meno, olè. Forse Bergoglio ha ragione, in fondo.

La seconda è che, alla fine, i giornalisti scrivono sempre quello che gli pare per fare notizia e che basta che venga rilanciata una notizia per diventare virale. Un po' come le comari in piazza, ché vedono passare due persone che chiacchierano e sopra ci costruiscono una telenovela di 146 puntate che Beautiful gli spiccia casa. Papa Francesco a favore dell'integrazione dei figli di coppie omosessuali? Non mi pare l'abbia detto, però fa scena e fa vendere.

E di sicuro, in un paese come il nostro dove tutto è furiosamente immobile, serve a rendere brillante un personaggio che ha del buono, ma non è Che Guevara.

 

Es el marketing?

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4 gennaio 2014 6 04 /01 /gennaio /2014 22:01

waitInsomma, eccoci qui.
Il 2013 maledetto se ne è andato, il 2014 è arrivato e secondo moltissimi stati di FB sarà il migliore di sempre. Come tutti gli anni nuovi, del resto. Per me, però, questo sarà certamente un anno diverso, un anno di cambiamento e di cambiamenti.
Sopravviverò? Cambierò? Resterò me stessa o evolverò in una nuova specie di me?
Ancora non lo so. So solo che aspetto. Sì, sono in attesa e non sono mai stata brava ad avere pazienza, anzi tutt'altro.
Ma questa è una attesa molto diversa, che non dipende da nessuno, men che meno da me. Non si può far nulla, tranne aspettare che la piccola deliziosa buzzicona che abita la mia pancia si decida a venire a vedere com'è questo mondo.

Intanto passo il tempo vegetando. H o sempre immaginato che avrei scritto, o letto tutto il giorno. O comunque fatto qualcosa di interessante ed intelligente, insomma qualcosa che fosse cstruttivo.
Invece non faccio che vivacchiare sul divano giocando a Candy Crush Saga (programmatore di CCS, che tu sia maledetto!) e dormicchiando. Una ameba, avete presente? Al massimo mi metto a guardare programmi trash come "Il mio grosso grasso matrimonio gipsy" o "16 anni incinta".
Costruttivo, eh.
Soprattuttutto per la piccola.
Non le ho nemmeno fatto ascoltare musica classica durante la gravidanza.
MAI. Al massimo Max Gazzè. 
Madre degenere sin dall'inizio.

Comunque sono qui che aspetto.
Potrebbe essere domani o tra dieci giorni, ma in ogni caso ormai ci siamo.

Lo posso dire? Sono in ansia. Come sarà? Sarà doloroso?
Ma soprattutto, poi? Che cosa succederà dopo? Sarò in grado?
Dicono tutti che saprò cosa fare per istinto, che ogni donna se lo porta dentro nel DNA. E se invece io ne fossi sprovvista? Se non sapessi nemmeno prendere in braccio mia figlia?
Oddio, mia figlia.
Al momento non la riesco nemmeno ad immaginare e forse per questo proprio adesso sta trasmettendomi tutte le due rimostranze spingendo i suoi piedini contro il mio sterno. Come darle torto, in fondo?
Io le dovrei dare certezza e sicurezza, e invece non ce l'ho nemmeno per me.
Tutte le mia amiche mi dicono che è normale, che appena la vedrò cambierà tutto.

Bèh, ve lo farò sapere...

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29 dicembre 2013 7 29 /12 /dicembre /2013 11:45

images-copia-1.jpgUltimamente sto notando in me una strana trasformazione. No, non intendo la trasformazione progressiva in balenottera e nemmeno quella in vecchia signora che è ben più lenta ma irrevocabile.
No, da un po' di tempo, settimane direi, ho perso la fantasia, la capacità di inventare mondi e storie, buttarle su carta o anche solo raccontarle. Avete presente un foglio bianco? Un paesaggio con la neve, fu quelli immacolati che nemmeno le orme dei passerotti incrinano? Ecco, sono io.
Me ne sono resa conto l'altra sera, quando davanti ad una piccola platea di bambini di età variabile radunati per le feste, la figlia dell'Amoremio mi ha chiesto:"Ci racconti una storia?"
Bianco.
Niente.
Vuoto. E dire che non era una richiesta inusuale, anzi. Dopo l'iniziale momento ti sbattimento, ho ripiegato su un classico sempreverde. Roald Dahl sempre sud lodato. Sperando che lui o i suoi eredi non mi facciano causa per plagio, voglio dire.

Sul momento me la sono cavata, certo, ed i bambini hanno apprezzato la vena scorretta della storia, applaudendo e ridendo.
Io un po' di meno, ad esser sincera, che una cosa simile da quando ho memoria non mi era mai successa. Per me inventare storie è sempre stato come respirare. Alle elementari i miei temi giravano le classi, i bambini ho volevano tutti venire a giocare a casa mia perché orchestravo piccole imprese teatrali ed in genere la fantasia non mi è mai mancata.
E che succede ora?
Proprio ora che sta per nascere mia figlia, che tutto il frulla frulla di folletti, maghi, fate e gnomi che per anni hanno abitato il mio cervello potrebbe aver senso, proprio ora svanisce tutto??  
Forse è solo un problema di prospettiva. In questi giorni, i primi a casa dal lavoro, non riesco a vedere oltre. Oltre il parto, oltre l'arrivo di mia figlia, oltre a tutto questo monte di eventi che mi fa paura e mette gioia contemporaneamente.

Forse è questo che mi blocca, non riuscire nemmeno ad immaginare come sarà.
Essere atterrita e non sapere nulla di domani, del quando succederà e del come sarà.

Passerà? Sì, certo, come no. Passerà, speriamo, tornerà la mia fantasia, quella che mi ha sempre permesso di creare un mio mondo dove rifugiarmi e portare chiunque avesse voglia di ascoltare.

Passerà, sì.

 

Sicuri?? 

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24 dicembre 2013 2 24 /12 /dicembre /2013 17:15

img-thing.jpgVenerdì è stato il mio ultimo giorno di lavoro prima del congedo obbligatorio di maternità. 

Sembra ieri che facevo il test, incredula e nevrotica con l'Amoremio che zompettava al bagno incapace di star fermo, e siamo già alla fine dell'ottavo mese.

Credevo che entrare in maternità sarebbe stato facile, naturale e doveroso e invece per quanto questo mese possa essere stato duro e faticoso, con una pancia abitata in continuo tsunami e le mie colleghe che l'hanno nutrita a cioccolato fondente senza soluzione di continuità, lasciare la mia scrivania non è stato facile.

Sarà che, come mi dice scherzando la mia collega, sono una maniaca del controllo e voglio sempre infilare il naso ovunque. Non per niente ho lasciato mail di promemoria  alla mia sostituta per progetti almeno fino a metà febbraio e con una dovizia di particolari che se quancuno l'avesse mandata a me si sarebbe visto recapitare un sonoro vaffanculo. 
No, davvero.
Me ne rendo conto.
Stanotte ho sognato di non averle ricordato cose vitali per l'azienda e che la chiamavo nel cuore della notte.
Poveraccia, non si immagina nemmeno quello che l'aspetta.
Alcuni miei colleghi che mi conoscono da molto tempo ipotizzano già telefonate dalla sala parto. 
Serpi.

Ad ogni modo, poi, da quando sono im maternità obbligatoria mi stanno accadendo un sacco di piccole spiacevolezze. Tanto per cominciare, mi è venuto il raffreddore e considerando che non posso drogarmi con qualcosa che sia davvero efficace (no, la tachipirina non lo è cari miei) questa è una piccola tragedia. Voglio un Vicks su per il naso, grazie. 

Sì, ok, tutti ce l'hanno intorno a me: mia madre, l'Amoremio, metà dei miei contatt su FB. Insomma, era solo questione di tempo, forse non c'entra la sfiga

Però non è mica finita. Mi si è rotto un dente devitalizzato, così all'improvviso. Ho iniziato a sentire dolore venerdì sera, sempre di più, finché ieri pomeriggio non sono stata dal dentista. Santo subito, eh, lui che m'ha visto il 23 dicembre senza appuntamento, ma questo non fa di lui un essere meno sadico di quello che è in realtà.
Sadico, sì, sennò uno non farebbe il dentista. Insomma, la diagnosi è stata che un dente devitalizzato venti anni fa (venti, vorrei sottolinearlo) si è spezzato, batte sulla gengiva e mi può causare infezioni. 
Senza avere avuto il tempo di dire nulla, mi ha messo un braccio sul petto, una pinza in bocca e... Buahhhhhhh!!!! L'ha tolto! Alla faccia del pezzetto piccolo!
Un dolore inenarrabile. La mia prima volta in lacrima dal dentista. Credo di aver urlato cazzo così forte che due clienti in sala d'attesa sono stati colti da impegni improrogabili.
"Così ti abitui all'idea del dolore del parto"
"Faccio l'epidurale, sadico malefico!"
Siamo amici, via.

Ora sto meglio.

Il raffreddore è passato e acqua e sale mi hanno aiutato con le gengive traumatizzate.  
Non so se sia sfiga da abbandono del lavoro, karma o solo paura di pedere il controllo.
E' che la mia vita sta per cambiare e nulla sarà più come prima.
Paura, eh?
Sì, in effetti un po'.
Ma con me c'è l'Amoremio, posso farcela.

Solo che nel frattempo è arrivato Natale e io, come tutti gli anni, son arrivata corta.
Corta coi regali, con i preparativi, con le decorazioni.
Che poi c'è casa da mettere a posto, creare lo spazio per la nuova vita che arriverà. riordinare, fare la valigia per l'ospedale.

Insomma, in extremis, buon Natale.


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23 dicembre 2013 1 23 /12 /dicembre /2013 09:21

La mia Peugeot mi sta per abbandonare, oramai è un evento certo ancorché imprevedibile. Quando avverrà il fattaccio non si sa, ma la morte della lucina del portabagagli non fa presagire nulla di buono. Ma comprare una nuova macchina mi mette ansia. Un po' per i prezzi, un po' (molto) soprattutto per la manutenzione. Che per noi donne è una cosa praticamente incomprensibile. Almeno per me.
C'è da cambiare il filtro dell'olio?
Ah, sì? Aehm.

L'altro giorno, sfogliando il giornale in sala d'attesa dal medico, mi sono imbattuta in un bell'articolo sul car sharing che potrebbe essere una valida alternativa. Ma ovviamente vale (per ora) solo per Milano. Figuriamoci se in Umbria.

Il car sharing in questione è stato creato da ENI con lo scopo di ridurre il traffico all'interno delle nostre città sempre più congestionate e dare un nuovo volto alla mobilità. Il progetto Enjoy di  ENI prevede una flotta di oltre 300 auto (Fiat 500 e 500L, a seconda dei posti auto necessari) griffate, prenotabili tramite il sito internet oppure l'app scaricabile per iOS e Android. Con le stesse modalità si può trovare l'auto libera più vicina e noleggiarla al volo in pochi semplici passaggi.

Il costo di questo nuovo car sharing è di 25 centesimi al minuto per i primi 50 km, per poi passare ad una tariffazione al chilometro, sempre di 25 centesimi/km. La tariffa è all inclusive e comprende matutenzione, carburante, assicurazione. Pure filtro dell'olio, dicono.
Ma i vantaggi di Enjoy non finiscono qui.
Quanto trovate uggioso in una scala da uno a  dieci dover parcheggiare nelle nostre città? Lottare con gli ausiliari del traffico, con le strisce blu che piovono dal nulla nella notte, con le macchine in doppia fila? Ecco, con Enjoy potrete entrare nell'Area C di Milano e più in genere parcheggiare nelle strisce gialle per i residenti ed in quelle blu completamente gratis. Comodo, no?
Solo per quanto costa il parcheggio a Perugia, sarebbe una rivoluzione copernicana.

Ad ogni modo, trovo che in periodi come questo (ma non solo) il car sharing sia una idea vincente e spero  vivamente che l'idea di ENI non rimanga confinata alla città di Milano. 

E a voi? Piacerebbe fare car sharing?
O avete paura di dividere la macchina con qualche bifolco che lascia le cicche in macchina e fuma come un turco?
Oppure siete fanatici delle quattro ruote e ne volete una in esclusiva da coccolare e lavare la domenica? Come l'italiano medio dei film di Verdone tenete più alla macchina che alla fidanzata?

Attendo considerazioni.


Articolo sponsorizzato

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18 dicembre 2013 3 18 /12 /dicembre /2013 09:00

peppa-pig-ultimated2.jpgC’è la crisi.

Sì, è vero.

Ma c’è il Natale e la frenesia dei regali.

Piccoli, per carità. Pochi, nonvolesseilcielo.

Almeno per i bambini, è questo il mantra.

E io mi associo volentieri, anche se di regali non ne ho mai fatti a iosa. Solo alle persone a cui voglio davvero bene, ai familiari e alle amichette. Pensieri per far sentire il Natale, tutt’al più.

E poi ci sono i bambini.

 

Oggi vado in un ipermercato, cercando giocattoli.

E trovo l’apocalisse.

Nonni con gli occhiali calati sul naso intenti a decodificare letterine a Babbo Natale scritte con la grafia incerta e spericolata delle elementari, tentando disperatamente di discernere tra le scatole di Peppa Pig e Violetta in base all’età dei nipoti. Sui maschi non mi esprimo: passata una certa età è un mistero ed in genere regalo dinosauri per andare sul sicuro.  

Una madre con il panico negli occhi che ferma una commessa  e la implora: “Cosa c’è rimasto di Peppa Pig? Mi dia qualcosa con Peppa Pig, qualsiasi cosa!!!”  Che volevo vedere cosa faceva se le tornava indietro con l’aspirapolvere di Peppa. O coi preservativi, per dire. Che poi c’ha il muso che ricorda vagamente un pisello, non trovate anche voi? Inquietante.

Ho visto anche due nonni prendersi a  male parole per l’ultima bicicletta di Violetta. Ha vinto quello che s’era fatto accompagnare dalla moglie, le donne si sa son più tignose e poi possono usare la borsetta come arma contundente.

Brutte scene, che non vorremmo mai vedere.

Sembrava stessero arrivando gli zombie.

E forse sarebbe stato meglio.

Io ho preso quattro cose e sono scappata. Me le sono nascoste sotto il cappotto complice il pancione fino alla cassa, che questi possono picchiare pure una donna incinta come se niente fosse, eh.

 

A proposito, vogliamo parlarne? Del merchandise di queste serie, intendo, e del genio che si cela dietro alla capacità di creare fenomeni maniacali al limite dell’isteria. Io questi signori li stimo, li amo proprio.  Ma come si generano? Lasciamo perdere la Disney e la sua potenza multimediale consolidata in anni di smielate canzoncine, ammiccamenti e disegni in 2D evolutosi nel telefilm per preadolescenti con riflessi così scemi nella trama da far impallidire gli sceneggiatori di Kiss Me Licia.

Ma Peppa Pig e la sua famiglia sono un mistero.

Ho capito che una famiglia di maiali che grugnisce e si rotola nelle pozzanghere possano avere un certo appeal nei bambini sotto i tre anni, ma da qui a sfiorare l’ossessione ce ne corre.

Eppure, anche bimbi piccolissimi sono colti dalla Peppa-mania.  Sarà che il fonema è facile da dire (Pep-paaa!), sarà che il maiale è un animale con un certo appeal e che grugnire mette allegria, ma non c'è infante che io conosca che ne sia immune, per quanto i genitori cerchino di evitarlo.

E' tutto inutile.

E' come la peste.

Come l'apocalisse zombie.

 

Peggio dei Teletubbies.

 

E oink oink a tutti voi...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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