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18 novembre 2013 1 18 /11 /novembre /2013 13:02

Z12012Una mattina qualunque, un lunedì qualunque di una settimana qualunque.

 

“Pronto? Centro per l’Impiego della città di X?” (ndr. dove X è una qualunque cittadina italiana, non necessariamente al sud)

“Sì, dica pure”

“Sono la Dott.ssa Phoebe della società Pincopallo. Vorrei fare una selezione del personale per un’assunzione. Il candidato dovrà avere le seguenti caratteristiche: blablablabla.”

“Ok, ci sentiamo venerdì con un primo gruppo di nominativi.”

“Sì, guardi, è abbastanza urgente.”

“Sì sì, stia tranquilla.”

“Io ho parlato con?”

“Sono la Dott.ssa Azzeccagarbugli, può far riferimento a me e solo a me.”

“Arrivederci, a presto.”

 

Venerdì: silenzio.

Lunedì: silenzio tombale.

Martedì: invio una mail di sollecito.

Mercoledì: nulla.

 

Poi giustamente me ne vado qualche giorno in ferie. Torno ed il lavoro e sono subissata.

Insomma, al decimo giorno di silenzio chiamo

 

“Pronto? Centro per l’Impiego della città di X?”

“Sì, dica pure”

“Sono la Dott.ssa Phoebe della società Pincopallo. Cerco la Dott.ssa Azzeccagarbugli.”

“Non c’è”

“Ok, quando la trovo.”

“Un attimo”

Musichina d’attesa.

Per 10 minuti.

Ora urlo.

“Buongiorno, sono il Dott. Poverodiavolo, mi scusi l’attesa.”

“No, ecco. Cercavo la Dott.ssa Azzeccagarbugli per una selezione di pers…”

“Guardi, mi spiace la dottoressa è stata spostata dieci giorni fa a nuovo incarico e le sue pratiche sono rimaste inevase.”

“Come INEVASE”

“Eh.”

“…”

“…”

“Mi faccia capire, non avete ancora contattato nessuno?”

“Ehm, no. Ma se vuole per venerdì, io…”

“E se spostano pure a lei?”

“…”

“…”

“…”

“Vabbè, via: proviamo. Altro giro altra corsa!”

   

 

No, dico io: ma si può lavorare così?

 

 

 

 

PS. Per altre avventure passate qui, qui e qui.

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15 novembre 2013 5 15 /11 /novembre /2013 12:10

Fear.jpgNegli anni ’50 l’adulterio era un vero e proprio reato e una relazione extraconiugale poteva rovinare una carriera. Per non parlare del divorzio.
Nel secolo scorso una donna che sfacciatamente mostrava le caviglie generava scandalo ed indignazione. 
Ancora prima, nell’ottocento, una donna non poteva nemmeno scrivere un libro e doveva usare pseudonimi maschili, pena scandalo e raccapriccio generale.
E oggi che rimane dello scandalo che accendeva le piazze?
Della ferocia che faceva bruciare presunte streghe davanti a sbavanti benpensanti?
Per fortuna poco, o almeno si è trasformato in uno scandalo virtuale. La gogna non esiste più nelle piazze, ma direttamente in televisione grazie  a programmi come Pomeriggio 5 e affini.

Grazie Barbara D’Urso, grazie.


Ma che cosa ci scandalizza, se ancora qualcosa rimane? Cosa vietiamo ai bambini mettendogli le mani davanti agli occhi? Cosa ci fa paura?

C'è ancora qualcosa in grado di scuotere la coscienza?
Guardiamo la cronaca degli ultimi giorni, così per renderci conto.

 

E subito ci troviamo davanti con la paura delle paure, quella che paralizza e che inculcavano le nonne: zingara tenta di rapire un neonato a Roma. Lì, ad un passo dalla mamma, prendendolo per un piedino mentre lei lo aveva appoggiato su una panchina. Terrore, panico, paura. 
Questi zingari, c'aveva ragione Hitler, son tutti da bruciare. O forse, magari, anche no. Ma a chi importa? Importa davvero? Perchè quello che conta è quello che dice il popolo, no? E allora tirate su i forconi! assaltiamo i campi nomadi e autorizziamo i ragazzini a cospargere i rom di kerosene e dargli fuoco.

 

E ancora. Tu, donna, non puoi partorire nel dolore? Allora non sei in grado di essere madre, non te lo meriti sennò Dio ti avrebbe dato il dono della maternità classica e consolidata. Questo sembra dire la morale e integerrima legge italiana che toglie l'affido della figlia ad una coppia solo perchè la bimba è nata da un utero in affitto, pratica non possibile in Italia. E quindi ora con sta bambina che ci facciamo? La giochiamo ai dadi? Puniamo lei per punire i genitori? Punire di che? Ma all'opinione pubblica poco importa, troppo presa dalla sconvolgente notiizia che un Tribunale folle ha affidato una bimba ad una coppia gay. OMMMIODDIO!!!!!! Cosa succederà ora? Come minimo crolleranno tutte le certezze sociali e millenni di storia verranno spazzati via come da un tifone. Il prossimo passo quale sarà?

 

E poi, per citare un altro campo, c'è la politica. Una oscura deputata del M5S, Emanuela Corda, assurge improvvisamente all'onore (o al disonore) delle cronache per aver affermato alla commemorazione dei dieci anni dall'attentato di Nassirya che anche il kamikaze è solo una vittima di qualcosa di più grande. Scandalo, sputi, insulti. Puttana filoaraba che non sei altro, vergognati e sparisci. Dimettiti. Crepa.

 

Impossibile non essere a conoscenza della questione baby squillo che imperversa in televisione. Sì, in televisione e nei talk show, dove ragazzine alla meglio incappucciate raccontano davanti ad occhi sgramnati e avidi da pseudo esperti particolari e tariffe, scadendo in descrizioni dettagliate in fascia protetta. Perché no? In fondo, se il nostro ex PdC andava a minorenni e faceva vestire da suore le sue amiche, noi chi siamo per avere di meno? E per due spicci, in fondo.

 

E così ciò che doveva essere davvero scandaloso, cioè uomini adulti che si approfittano di, chiamiamo le cose col prorpio nome, BAMBINE, diventa improvvisamente argomento di conversazione

 

A volte mi sembra di essere un alieno in mezzo alla gente, e questo senza che mi spuntino un bel paio di antenne verdi. Almeno, se fosse, vorrei le gambe lunghe lunghe e non la carnagione verdastra che mi sbatte col colore dei capelli, diamine. Sì, perché siamo diventati un popolo così esasperato, spaventato e folle da credere a tutto, da non voler vedere oltre il proprio naso e ad esser pronti a saltare sul carro del populismo.

E godere dello sporco e del pruriginoso degli altri, anche.

E tutto ciò perdendo la morale, l'empatia col prossimo, il rispetto, la carità cristiana persino.

 

 

Ora scusate, l'astronave mi aspetta...

 

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12 novembre 2013 2 12 /11 /novembre /2013 10:06

p425632745.jpgL’ho già detto che vivo nel posto più noioso del mondo? Quello che si accende due volte all’anno, per Eurochocolate  e per Umbria Jazz, per poi piombare nell’oblio della verde provincia italiota? Bene, sappiate che io vivo alla periferia, addirittura. In campagna. E che da noi solo ultimamente è avvenuta la grande ed iconoclasta innovazione: sono sbarcati i cinesi.

Che novità, eh?  

Insomma, arrivano i cinesi  e stanno iniziando ad aprire i loro megamagazzini dove vendono di tutto, dalle spille da balia alla batteria per la macchina, passando per il macinasale.

Che dico, in un paese di manco 15 mila anime, non ne basterebbe uno? No, sono già a quota tre e nemmeno un ristorante cinese. Ragazzi, non è per dire, ma un take away cinese farebbe furore. Vuoi mettere passare per andare a casa alle otto di sera, dopo millemila ore di lavoro e comprare involtini plimavela e tofu flitto in quelle bellissime scatoline di cartone da film?

No, qui aprono soltanto negozi di oggettistica varia.

Inutili, via.

Ma sto divagando.

Dicevo, insomma, dell’invasione che coinvolge anche un immobile gigantesco, ex negozio di arredamento molto figo comprato in contanti sull’unghia dalla mafia cinese. Dicono, ovviamente.

Ed i commenti si sprecano, specie nel mio punto d'ascolto d'elezione delle opinioni del popolo italiano: lo spogliatoio della palestra.

 

"Eh, però... mica è giusto, questi cinesi si prendono tutto! Diventeranno i nostri padroni!"

"Vabbè, dai non esagerare."
"Eh, no! Io non ci compro nulla, non è giusto! Dovrebebro rispettare le nostre stesse regole!"

E qui mi sento il dovere di intervenire: "Sì, giusto, sono d'accordo. Dobbiamo rispettare tutti le stesse regole. Sei certa che loro non le rispettino? Se fosse così sarebbe anche colpa dello stato italiano che non controlla a dovere."

"E poi" mi fa eco un'altra ragazza "la maggioranza dei beni, anche di lusso, li producono in Cina. E lì stai certa che le nostre regole del lavoro non ce l'hanno! Che fai, non compri più nulla?"

"Ma che vuol dire? Se ci guadagna un italiano è diverso!"

"..."

"..."

Io mi arrendo, consapevole che parlare coi pazzi serve a poco, ma l'altra ragazza non si arrende davanti alla bovina espressione dell'italiota di turno e cerca spiegazioni. Invano. L'altra si stringe in spallucce, certa della sua verità provata.

 

A me, nel frattempo, è rimasta la voglia di involtini primavera...

 

 

 

 

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5 novembre 2013 2 05 /11 /novembre /2013 10:05

you have been warned funny pregnancy shirtL'essere incinta dà il via ad una sorta di razzismo all'incontrario. La gente ti guarda con un misto di occhio languido e compassione francamente immotivata e, se la gestante c'ha una giornata no, potrebbe generare zuffe mica da poco.

 

E questo vale per tutte le donne incinta, non solo  per me che ho un così amabile carattere.

Perciò, o comune volgo che mi stai leggendo, voglio renderti edotto su cosa non fare assolutamente se lungo il vostro cammino vi trovate ad affrontare una donna in stato interessante.

 

1) Non toccatele la pancia a meno che non abbiate una estrema confidenza con lei. E' un gesto intimo, molto intimo. Ed è piacevole solo se fatto da una persona con cui c'è un legame. Voi vi fareste toccare le parti intime dal primo che passa? E allora? No, non va bene nemmeno chiedere il permesso prima, ché molte donne non hanno lo spirito per rispondere "Provaci e ti tronco la mano all'altezza del polso". Suvvia, tenete le mani a posto che non vi dovrebbe costare poi così tanto.

 

2) Non chiedetele in continuazione "Come stai?", "Tutto bene?", "Ma stai bene?" E' molto fastidioso dover sempre dire che va tutto bene ed inoltre se una fosse un tantino supestiziosa non sarebbe nemmeno bello. Per non fare torti a nessuno, io mi sa che inizio a portarmi nella borsa un ferro di cavallo.

 

3) Non fate battute sul peso, specie se siete uomini. Specie se siete idioti. Non è bello e non fa ridere. E poi guardatevi prima quell'appendice mollicce che avete dopo l'ombelico. No. non lì: più su, caspita!!!!!

 

4) Non iniziate con la paternale. Una donna incinta, specie se al primo figlio, può essere già molto in ansia per la miriade di cose nuove che immagina scombussoleranno la sua vita. Frasi del tipo "Finita la pacchia, eh?" oppure "Vedrai che casino dopo che l'hai sfornato!!". Non aiuta nemmeno raccontare eventi poco edificanti del tipo "Mia cuggina c'ha avuto 28 ore di travaglio" oppure "Mio cugggino mi ha raccontato che suo figlio fino ai tre anni non ha dormito mai". Non-è-carino.

 

Allora, mi chiederete, come comportarsi se si incontra una donna incinta?  Secondo la mia modesta opinione, sempre che sia una semplice conoscente e non un'amica, la parola d'ordine è EDUCAZIONE. Come dovrebbe essere sempre, del resto, anche con chi non ha una pancia abitata. O dopo che il pupo è nato.

Costa così tanto essere educati e, magari, anche cordiali senza trascendere nel triviale?

 

Evidentemente sì.

 

 

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4 novembre 2013 1 04 /11 /novembre /2013 11:00

Z12012(se avete perso la altre puntate le trovate qui e qui)

 

Lunedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono XXX. Io mi sposo e volevo sapere del congedo matrimoniale”

“Prima di tutto auguri! Il congedo matrimoniale per il nostro CCNL sono 15 giorni di calendario, compresi sabati e domenica, da prendere in un’unica soluzione. Serve sapere altro?”

“No, grazie a posto. Ciao”

 

Martedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono sempre XXX, quella che si sposa. Ti ricordi?”

“Sì, certo, come no. Auguri. Che posso fare per te?”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Cioè, lo posso fare dopo un po’ dal matrimonio o lo devo fare subito?”

“Non c’è scadenza, come vuoi. Ovviamente devi metterti d’accordo col tuo capoufficio. Serve altro?”

”Ah, ok. No, no, a posto. Grazie, eh!”

 

Mercoledì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono sempre XXX, la futura sposa!”

“…”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Ma è pagato? Cioè, è come le ferie o mi togliete dei soldi?”

“No, è come le ferie, retribuito. Quindici giorni di calendario, senza interruzioni”

“Ah.”

“Serve altro?”

“No, no, grazie e ciao”

 

Giovedì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono  XXX, ti ricordi di me? La sposa!”

“…”

“Volevo sapere del congedo matrimoniale.”

“…”

“Ma allora sono quindici giorni? Compresi sabato e domenica? Sicura?”

“Sì-ì-ì-ì-ì…”

“Ah, ok.”

 

Venerdì

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono  XXX, ti ricordi di me? La sposa!”

“Ma dai?””

“Volevo sapere una cosetta sul congedo matrimoniale.”

“Dimmi, sto qui apposta!”

“Ma lo posso prendere proprio quando voglio? Anche dopo mesi dal matrimonio?”

“Te lo ripeto: sì. Basta che ti accordi prima col tuo capoufficio, ovviamente.”

“Ah, ok. Grazie eh!”

“No, aspetta. Scusami, una domanda: ma quando ti sposi?”

“A fine novembre.”

“Ah, bene! Allora sei arrivata!! Congrat…”

“Macché, mica questo fine novembre: intendevo nel 2015!!!”

Click

“Pronto? Phoebe? Pronto?”

 

 

 

…continua, eccome se continua…

 

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30 ottobre 2013 3 30 /10 /ottobre /2013 09:56

foto-copia-1.JPGSe ve lo state chiedendo, la risposta è NO.

No, una sola parte non bastava, ho saltato troppe cose e devo fare un capitolo 2.

Devo, capite?

 

I berlinesi non bevono acqua. Strano, vero? Eppure è così, nessuno ha la classica bottiglietta d'acqua in borsa, a meno che non sia aromatizzata a qualcosa di strano, tipo lime, passion fruit o un frutto che esiste solo nella parte est dell'Australia. Qui vanno per la maggiore bibite gassate, soprattutto la Sprite da quello che ho visto, e l'immancabile birretta, che tanto piccina difficilmente è.

 

I berlinesi vanno tutti in bici, la pista ciclabile è ovunque, in ogni parte della città e treni, tram e metro sono attrezzati per il caricamento delle due ruote. Bello, eh? Sì sì, ma se siete pedoni attenzione: i ciclisti non si fermano manco morti, piuttosto vi prendono sotto e sti cazzi. Quindi state alla larga dalle piste ciclabili, piuttosto fatevi mettere sotto dai tram.

 

I berlinesi sono educati per DNA. In metro (non particolarmente affollata) ho assistito alla seguente scena: ragazzo che legge il giornale, sale una donna con una carrozzina. Lui si alza senza nemmeno un attimo di esitazione, continuando a leggere. Lei si siede senza ringraziare. Diretto. Lineare. Tedesco.
Io al gate dell'aeroporto per Roma, dopo non so quanta fila e quanto camminare non ho trovato chi m'ha fatto sedere.

Per dire.

 

I berlinesi non hanno ambulanti nelle loro città. Non ci sono souvenir di nessun genere a parte quelli "istituzionali" dei musei o gli shop "I love Berlin", dove un orsetto simbolo di Berlino ed alto tre centimetri costa € 15. A Parigi con la stessa cifra il senegalese di Montmartre di rifila 1,5 kg di statuette della Tour Eiffel in colori fluo, per non parlare di quel che accade a Roma o Lisbona. Se da un lato è giusto e sacrosanto, dall'altro mi sono resa conto dell'importanza degli ambulanti quando ha iniziato a diluviare all'improvviso e NESSUNO vendeva ombrelli. 

Sono problemi gravi, disagi.

 

I berlinesi hanno le notizie di gossip passate a rotazione in schermi all'interno dei treni della metro. Così se vogliono sapere qualcosa di Miley Cirus o Lady Gaga sono sempre aggiornati.

 

I berlinesi amano alla follia Michelle Hunziker, dove è la regina dell'equivalente tedesco di "Scommettiamo che?".

 

E questi, francamente, son problemi loro...

 

 

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28 ottobre 2013 1 28 /10 /ottobre /2013 10:00

jolinne-my-sweet-escape.jpgDa piccola per me il giorno più bello dell'anno non era il mio compleanno, e nemmeno il giorno di Natale.
Per me il giorno più bello dell'anno era verso la fine di maggio, quando un sabato venivo salvata da un noioso sabtao scolatico per accompagnare mio madre a timbrare in Tribunale i registri della società per cui lavorava.
O una cosa così, insomma. Facevo le elementari, non pretendete troppo da me.

Insomma, mio padre mi portava con sé in quei sabati mattina che ricordo sempre assolati e tiepidi come solo il sole di maggio sa essere, ed erano speciali per tanti motivi: andavo in un luogo da grandi, ero sola con mio padre che mi regalava il cento per cento della sua attenzione e poi, il dopo.

Il dopo era: "Dai, andiamo in libreria, ché lo so che non aspetti altro" detto dalla faccia sorridente e sorniona di mio padre, che allora mi sembrava immenso ed invincibile.

 

Ora, so che fa molto piccola fiammifera, ma non è che avessi all'epoca molte occasioni per andare in centro a Perugia. erano gli anni'80, non c'era il villaggio globale ed  il mio mondo era il mio piccolo paesello con una sola cartoleria che aveva anche libri. Nello specifico un piccolo assortimento di libri adatti alla mia età, rimpinguato mensilmente dalle uscite de I classici per ragazzi della Mondadori. Uscite che, immaginatelo, attendevo con fremente attesa. A proposito, esistono ancora? Non ne ho trovato traccia.

 

E così, in quei sabati così speciali, con mio padre tutto per me, mi avventuravo nella libreria storica del centro perugino, la Libreria Simonelli. Un posto speciale, dove l'amore per la lettura mi sembrava avere un odore ed una consistenza, con tanti libri impilati in scaffali molto più alti di me. Tanti, tantissimi libri che mi guardavano e chiamavano.

Scegli me, scegli me!

E io, che già ero potenzialmente l'accumulatrice seriale di libri che sono diventata poi crescendo, avrei davvero voluto portarmeli tutti a casa, tenerli con me, leggerli, coccolarli. E la scelta era difficile, difficilissima. 

Uno, uno solo sarebbe venuto via con me

Almeno fino all'anno successivo, e sbagliare, prendere un libro senza magia sarebbe stato uno spreco enorme, un peccato capitale. Così, sotto gli occhi pazienti di mio padre, senza fretta passeggiavo tra un libro e un altro fino alla scelta definitiva.

Un momento emozionante, magico.

Così, ad esempio, La storia infinita di Michael Ende venne a casa con me un sabato mattina splendente di maggio modificando per sempre la mia fantasia.

Ed io, bambina silenziosa e che si sentiva incompresa nel suo amore per i libri, in quel momento stringendo il mio prezioso regalo e guardando mio padre mi sentivo amata e capita. Ed ero certa, lì ferma nella libreria, che sarebbe andato tutto bene. Che sarei cresciuta ed avrei preso la mia strada, sempre con la mano di mio padre nella mia.

 

Oggi l'antica Libreria Simonelli, aperta i primi del Novecento in una Perugia che non c'è più, ha ceduto il passo ad una grande catena che vende libri per tutti, ma senza magia. Oggi poi i libri si comprano su Internet se si è tradizionalisti e si vuol la carta, o si infilano nel lettore ebook se si è più tecnologici.

La mia casa e quella dei miei genitori è invasa da libri di tutti i formati, il mio computer trabocca di libri digitali e mio padre è sempre lì che mi guarda, grazie al cielo.

 

Oggi tutto è cambiato, è vero. Ma vorrei tanto che un po' di quella magia ricadesse sulla mia piccola, che un giorno possa provare quella spasmodica attesa per qualcosa di desiderato, quella voglia di buttare la testa in un altro mondo, quella certezza che trovavo nello sguardo di mio padre..

 

 

E che un giorno possa avere ricordi così luminosi.

 

 

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25 ottobre 2013 5 25 /10 /ottobre /2013 09:46

3567-3.jpgL'ho conosciuto per caso qualche anno fa, perchè su Anobi tutti ne parlavano.  All'inizio ero scettica, perché Sellerio ha quel formato di libri che mi manda in panico la disposizione della libreria, mi infastidisce e mi fa pensare di aver investito male i miei soldi a prescindere, anche se non è vero.

Poi giunse l'ebook, che tutte le divinità delle principali religioni riunite a convegno l'abbiano in gloria.

 

E così ho conosciuto Marco Malvaldi, ex ricercatore passato alla scrittura, e la sua quadrilogia del BarLume, imperdibili gialli trasportati da una scrittura leggera e mai banale e sostenuti da personaggi che non si possono non amare, dove l'omicidio o il crimine di turno è solo un pretesto per raccontare una storia ed un pezzetto d'Italia.

Chi non ama nonno Ampelio, per dire?

O il Del Tacca?


Ma Marco Malvaldi è molto di più di questo, che tuttavia già sarebbe abbastanza per qualunque scrittore del panorama italiano, di per sé sconsolato e sconsolante per i cosiddetti bestseller che ci vengono scodellati senza soluzione di continuità.

Bisogno di esempi?

Malvaldi, dicevo, è capace di uscire dal clichè della lunga serialità (sempre che quattro libri possano essere definiti come tale), esplorando nuovi sentieri: dalla storia su Pellegrino Artusi (ndr. Non Gualtiero Marchesi... gli ormoni mi arrovellano il cervello!), passando per l'immaginario paesino di Montesodi bloccato dalla neve di Milioni di Milioni, fino a giungere al suo ultimo libro, uscito da pochissimo e già in vetta alle classifiche di vendita, Argento vivo.

 

Ecco, anche per questo l'Italia è un paese strano: Malvaldi è in cima alle classifiche di vendita, eppure se lo si nomina fuori dall'ambito dei lettori onnivori o della libreria cade il silenzio. E chi è? Nessuno lo conosce o quasi, al massimo i più lo hanno sentito nominare da qualche amico, ma rimane nel limbo. Perchè?  
Forse perché il nostro Marco non va in televisione, non frequenta i salotti buoni, non bacia pile e soprattutto perché l'italiano medio legge e conosce di narrrativa quanto io di fisica quantistica.

 

Venendo a parlare della sua ultima fatica letteraria, Argento vivo non delude le aspettative dei fan e si rende fruibile anche da chi si avvicina allo scrittore pisano per la prima volta.

Malvaldi conferma di avere il dono della scrittura, creativa ma senza troppi fronzoli, allegra e disincantata come solo un toscano può essere.
Divertente nell'intreccio leggermente surreale, il libro gioca tra le pieghe della commedia italiana, mescolando personaggi e situazioni fino al finale scontato ma sempre divertente.

Un libro da leggere per divertirsi senza cadere nella banalità o nel triviale.

 

E voi, Malvaldi lo conoscete? 

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23 ottobre 2013 3 23 /10 /ottobre /2013 10:28

Z12012(se avete perso la prima puntata la trovate qui)

 

Driin!!!! Driiin!!!

 

“Buongiorno, sono Phoebe!”

“Buongiorno, sono XXX. Io dovrei…”

“Sì?”

“Sì, ecco… dovrei… non so… ehm…”

(molto spazientita)”Quindi?”

“Cambiare l’IBAN per il bonifico dello stipendio. Ecco, l’ho detto.”

“…”

“…”

“Ok.  Basta una mail, non ci sono probl…”

“Ma poi? Se qualcuno legge???”

“Ma…”

“No, perché lo so che oggi rubano i dati! L’hanno detto al telegiornale!”

“Ma veram…”

“Te lo posso dettare al telefono?”

“Sì, così se ci intercettano…”

“E’ vero hai ragione!!!”

Mannaggiamme!

“Ma io scherz…”

“E allora??? Allora come faccio??”

“Senti, è una cosa di routine, va bene? Me lo mandi o per mail o per posta interna.”

“Ma sei sicura? Sono dati delicati!!”

“Vabbè, ma che ci devono fare col tuo…”

“Se poi finisce su internet?”

“Guarda, se vuoi il mio IBAN per farci sopra un paio di bonifici te lo mando subito.”

“…”

“…”

“Allora ciao”.

 

…continua…

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21 ottobre 2013 1 21 /10 /ottobre /2013 09:00

barefoot-and-pregant.jpgNiente come la maternità scatena gli animi ed autorizza la maggioranza delle donne (sì, delle donne) a salire in cattedra e dare consigli non richiesti. Oppure a sputare sentenze a destra e a manca, manco fossero serpenti velenosi.

E le donne spesso lo sono, eccome.

E le gravidanza tira fuori in certi soggetti il peggio del peggio, non solo quando si parla di gatti.

 

Qualche settimana fa fu la volta della campionessa di sollevamento pesi Lea-Ann Ellison, che tra lo sdegno dei perbenisti sollevava pizze da trenta chili col pancione facendo aumentare vorticosamente il livello di veleno in circolo al club delle so-tutto-io.

Ché, signora mia, oggigiorno se ne vedono di tutti i colori.

Poco conta l'allenamento della signora in questione, il fatto che fosse al terzo figlio e che in ogni caso fossero anche fattacci suoi: su Internet si è levato un polverone pari solo alla polemica contro i gatti. Povere bestie.

 

Questa settimana è il turno di Michelle Hunziker, rea di aver scodellato la piccola Sole in tutta fretta e di essere tornata al lavoro tra giorni dopo innalzando al cielo lo stendardo “La maternità non è una malattia”, attirando intorno a sé le occhiatacce di chi così poco aveva da fare da permettersi di sentenziare “Tornando a lavorare 4 giorni dopo il parto si dà un brutto messaggio e si possono creare pessimi modelli”.

 

Ora, a me la Hunziker manco sta simpatica, ma due cosette vorrei dirle:

  • Se fosse stato un avvocato, un commercialista o un libero professionista in generale, l’avreste trovato così scandaloso? E se avesse avuto semplicemente un negozio? No, perché queste cose succedono di continuo a tantissime donne, ma nessuno grida allo scandalo. Trovo invece più scandaloso chi sputa sull’istituto della maternità, privilegio e conquista sociale imprescindibile, abusandone per il proprio tornaconto.
  • Non mi pare che lavorare a Striscia la Notizia sia esattamente spalare carbone in miniera, come lei stessa ha giustamente affermato considerandosi privilegiata e molto fortunata. Quindi? Fare la casalinga mi sembra un’occupazione molto più faticosa di questa eppure noi donne la esercitiamo prima e dopo il parto senza batter ciglio.
  •  Ma saranno fatti suoi?
  •  Invidiose, eh?
  • La frase "La maternità non è una malattia" sta diventando il mantra di una nuova generazione di donne e mi ha un filino rotto le scatole. Forse dovrei iniziare a stampare magliette con questa frase, farei un sacco di soldi.
  •  Se c'hai come modello di vita la Hunziker forse il problema sta a monte: forse, e dico forse, non dovresti proprio procreare.
  •  Tutt’al più dovrebbe essere insultata e presa a borsettate per aver chiamato la propria secondogenita come un detersivo per i piatti, probabilmente per scimmiottare la ben più charmant Penelope Cruz che ha chiamato sua figlia Luna.

Critiche più attente e maliziose posano l'accento non sul mancato svolgimento della (meritata) maternità ad opera dio Michelle, ma delle possibili ripercussioni sociali dell'accaduto. In un mondo in cui il precariato la fa da padrone, in cui lasciare a casa e senza tutela donne incinta, partorienti e neomamme è sempre più facile, far passare il messaggio che oplà, tutto invece si può fare nel tempo in cui si cura un raffreddore svaluti la figura della donna.

Secondo la mia modestissima opinione, invece, noi donne alimentiamo noi stesse il pregiudizio maschile, approfittandoci con aria da furbette degli istituti che ci sono stati concessi, non senza lotte, da chi ha voluto strenuamente riconoscere un diritto sacrosanto.

 

Ma soprattutto, se un datore di lavoro si fa venire strane idee in mente riflettendo sul comportamento di Michelle Hunziker, allora siamo davvero alla frutta.

 

Allora davvero la fine del mondo è vicina e gli zombie sono in arrivo...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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