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2 settembre 2013 1 02 /09 /settembre /2013 08:32

ius689Ero all'ospedale per fare un esame, all'ambulatorio di ostetricia e ginecologia. Il mio ginecologo, essendo una persona corretta e intelligente, invece di mandarmi da un amico a fare certi esami mi ha sempre invitato ad andare nelle strutture pubbliche, magari prenotando con largo anticipo, perché le migliori esistenti e le più sicure. E questo nonostante la mentalità tutta italiana di considerare la cosa pubblica come uno schifo, sempre e comunque.
Io, finora, all'Ospedale ho incontrato persone eccezionali e gentilissimi, strutture pulite ed efficienti; ma magari sono stata fortunata, eh.

Insomma, stavo lì ad aspettare mi chiamassero approfittando del mio ebook reader, quando una infermiera è passata a distribuire un questionario su salute, abitudini e familiari per statistiche sulle nascite premature. Lì ho poggiato il lettore, tirato fuori una penna e compilato il questionario in tre minuti.
“Scusa, mi puoi aiutare?” a chiedermelo è una ragazza dall'accento ispanico, che mi indica la parte riguardante le malattie genetiche. In effetti, un tantino complicata per chi non parla italiano al 100%.
Anche per certi italiani, a dire il vero.

Ad ogni modo, ovviamente le sorrido e la aiuto, generando immediatamente in me la sindrome di Lucy Van Pelt. Mi succede sempre così, e ne sono contenta, fa parte di me, mi piace rendermi utile.
Finiti e riconsegnati i questionari, mi sono resa conto di quante donne di nazionalità non italiana c'erano accanto a me.
Ragazze, donne di tutte le età.
Alcune sorridenti, altre spaventate, donne come me.

E non ho potuto far a meno di pensare che tutte portavano nella pancia una creatura uguale alla mia, che avevano gli stessi sogni, desideri, speranze.
Tutti quei bambini che ancora devono nascere, affacciarsi alla vita, che sono il futuro di questo paese e che dovrebbero essere uguali, invece già non lo sono.
Il mio nascerà italiano, molti di loro no.
Vivranno in una zona grigia, imprigionati dalla burocrazia nonostante le buone intenzioni dei genitori. 

Questo paese vecchio, governato da vecchi bacucchi che non hanno la percezione dei cambiamenti sociali avvenuti in questi ultimi cinquantanni, che lo stanno facendo morire asfissiato, privo di nuove energie, di vita.

Potrei dire tante cose, citare tanti numeri, parlare del numero di immigrati regolari che raggiungerà presto percentuali assurde, e di come sia assurdo che una fetta così ampia della popolazione non voti.
Ricordare la grandezza degli USA, che pur essendo un paese con mille contraddizioni non ha mai negato un sogno a nessuno che lavorasse abbastanza duro per realizzarlo.
Potrei raccontare storie di ragazzi nati in Italia e diventati maggiorenni prima che i genitori ottenessero la cittadinanza, e per questo tagliati fuori da doveri e diritti e rimpatriati in una terra che non conoscono e di cui non parlano la lingua.
Potrei raccontarvi del bambino che sogna di diventare poliziotto, ma non potrà nemmeno provarci e magari finirà emarginato.

Non vi racconterò però niente di tutto ciò, tanto non servirebbe a far cambiare idea a chi la pensa diversamente, ma solo a scatenare una serie di polemiche sterili.

Vorrei solo poter esprimere un desiderio: che mio figlio possa vivere in un mondo di mille colori, un mondo in cui possa imparare il rispetto per la diversità rimanendo sé stesso. In cui il suo compagno di banco abbia una religione diversa dalla sua, e di cui lui sia curioso.
Assaggiare cucine nuove, ma amare anche gli spaghetti.

 

Chiedo troppo?

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27 agosto 2013 2 27 /08 /agosto /2013 11:27

foto--1-.JPGPassare per scelta parte delle vacanze a casa, quando si vive dove vivo io vuol dire anche riscoprire angoli dimenticati, buttati in un cassetto che non si apriva da un po'.
Magari da troppo.
È così prendere un traghetto, attraversare il lago ed andare in un posto della propria infanzia, ad Isola Maggiore, che nonostante il nome è la seconda in ordine di grandezza tra le isole del lago Trasimeno.
Meno celebrata d'estate della serolla più grande, Isola Polvese, o forse semplicemente più scomoda da raggiungere dal mio paesello natio.

Un'isoletta che conta poco più di venti abitanti e che assomiglia ad un luogo incantato. Antica, con il suo insediamento storico che risale a ben prima dell'anno mille, l'isola si offre al turista non solo con la sua bellezza architettonica e coi suoi pizzi, ma con l'incanto della sua natura.
Un posto perfetto per rilassarsi, camminare, guardarsi dentro e leggerci lo struggimento della propria vita.

Il lago, pulito come non mai tanto da essersi guadagnato per l'ennesima volta le 5 vele di Goletta Verde, incanta coi suoi colori e regala onde e spruzzi, ospitando una enorme varietà d'uccelli e vedute che scaldano il cuore.

Nonostante tanta bellezza, c'è sempre chi ha qualcosa da dire, come se per  perugino medio il lago fosse sempre qualcosa da denigrare e non da vivere con gioia.foto-copia-3
Sì, ci sono i moscerini ed anche una pletora di insetti infinita: è la natura ed anche uno dei motivi per cui il lago è luogo di transito di innumerevoli specie di volatili.
Il lago è una troscia, dice il perugino medio che mai e poi mai metterebbe il suo nobile deretano a bagno nelle acque lacustri.
Ma a Fano o Cattolica, ecco sì.

Il fondo del lago fa schifo, dicono. È che non c'è la sabbia, ma terra e da che mondo è mondo terra + acqua = fango.

Insomma, se migliaia di turisti tutti gli anni vengono tra queste sponde, non sarà solo per mangiare la squisita cucina umbra, no? Se olandesi e belgi si sobbarcano un faticoso viaggio in macchina fin qui, ci sarà un perché oppure no?

Allora, non fate i perugini medi: venite al lago.
Venite al Trasimeno.

Non ve ne pentirete...

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26 agosto 2013 1 26 /08 /agosto /2013 18:05

ilustration-cut-mermaid-vintage-Favim.com-689654.jpgSono anziana. Ve l'ho mai detto?
Ma anziana dentro.
Odio le persone moleste, caciarone, ingiustificatamente rumorose e che abbiano più di 12 anni.
Quale posto più molesto della piscina d'estate?
Facile: il parco acquatico d'estate.
Affollati, gremiti, pieni di ogni genere di umanità che i invade col duplice scopo di rinfrescarsi dalla calura e di divertirsi tornando bambini.

Sì, mi piace farmi del male, che ci volete fare?

Il problema non sono gli sciami di bambini urlanti che si buttano dal trampolino in ogni modo e maniera (se mi ci butto io sto a letto una settimana) né i ragazzini che corrono per accaparrarsi il miglior posto allo scivolo.
Che poi gli scivoli sono divertentissimi anche se sei adulto, i bambini c'hanno perfettamente ragione. Io ci andrei volentieri se non avessi una pancia abitata.
No, il vero problema sono gli adulti.

Immaginate la scena.
Decine di bambini in fila per una ciambella, indispensabile per scendere da un tortuoso e temibilissimo tubo. Passa una coppia sulla quarantina, lui e lei entrambi sovrappeso, dall'inequivocabile accento napoletano. No, non sono razzista, ma io ero lì in attesa di scattare una foto e li ho sentiti parlare ed erano napoletani. Insomma, la simpatica coppia si guarda intorno, scavalca un paio di corde divisorie e approfittando dell'assenza del bagnino soffia un paio di ciambelle da sotto il naso di due bambini di dieci anni in fila da mezz'ora. A nulla è valso né il coro dei minorenni, né quello degli adulti che facevano notare loro la poca correttezza con cui avevano perculato dei bambini, tra l'altro educatamente in fila.
Han fatto spallucce e lei stringendo la ciambella a sé, s'è voltata verso di me affermando tronfia: “Così capiscono come gira il mondo!
E si sono incamminati verso la cima dello scivolo.

Ora, fossi stata uno di quei bambini in fila, avrei organizzato una sommossa popolare che avrebbe portato tutti i bambini ad ammassarsi in fondo allo scivolo aspettando i due plantigradi per picchiarli con le le cuffie di plastica a mo' di frusta. Ma loro, ipnotizzati dall'arrivo di nuove ciambelle, han soprasseduto ed io da adulta non ho potuto che restarci male.

Che esempio diamo agli adulti di domani?
Il mondo è davvero dei prevaricatori?
Ma soprattutto, visto che i prevaricati son sempre in numero molto superiore rispetto ai prevaricatori, perché non corcare di botte questi ultimi? Perché non lottare pr i propri diritti, seppur legati ad una ciambella gonfiabile?

Ah, già.
Lo so perché.

Siamo in Italia e noi le rivoluzioni non le facciamo.

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13 agosto 2013 2 13 /08 /agosto /2013 19:10

http://i44.tinypic.com/6xrwap.jpgEstate, caldo, ferie.

Tutti alla ricerca di un refolo di aria almeno un po' meno caldo del solito, non dico certo fresco.

Ed allora tutti in piazza a sentire un concerto gratis, che tanto anche se l'hai già sentito che importa? In centro tira un bellissimo vento fresco e dopo l'afa dei giorni passati sentire la pelle piena di piccoli brividi sembra un piccolo miracolo.

Il centro è gremito, come non lo sarà più almeno fino ad Eurochocolate, e viene spontaneo pensare che se invece di una volta all'anno il Comune organizzasse più spesso eventi del genere i negozi del Corso non sarebbero abbandonati a loro stessi ed agli spacciatori per 300 giorni all'anno.

Ci facciamo largo tra la folla per guadagnare un posto migliore e alla fine arriviamo a sederci sulle scalette della Sala dei Notari.

Accanto a me non posso far a meno di notare che accanto a me c'è una madre con una bimba che avrà sì e no un paio di mesi nel marsupio. Balla e si diverte, mentre accarezza la bimba dal marsupio, che di succhia il dito felice. La ragazza avrà vent'anni, è bella e struccata, con un'aria così innocente da sembrare una bambola.

Il suo compagno accanto a lei avrà la stessa età, bermuda e ciabatte di gomma ai piedi, passa il tempo a fotografare in alternanza il cantante e la bambina con una gigantesca macchina fotografica.

Sì, li ho guardati bene, proprio come si guarda un quadro.

Io alla loro età non avrei nemmeno immaginato di avere un figlio, l'idea mi avrebbe terrorizzato e fatto scappare, tant'è che ci sono arrivata da primipara attempata.

Eppure loro erano sereni, circondati da amici e si godevano il vento proprio come me. Chissà i problemi che avranno affrontato, le paure e le incertezze. E chissà quelle che dovranno affrontare.

Ma intanto erano lì a godersi il vento.

 

 

Come me, la mia pancia e l'Amoremio.

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9 agosto 2013 5 09 /08 /agosto /2013 15:52

keep-calm-and-don-t-be-afraid-46.pngLa cosa più fastidiosa della gravidanza non è il tuo corpo che cambia, e nemmeno i piedi gonfi la sera.

No, la cosa più fastidiosa, specie se come me si sta bene e non si hanno complicazioni né fisiche né di ansia (almeno per ora), è una sola: LA GENTE.

La gente che sa che sei incinta ti incontra, ti viene incontro come se tu fossi miracolata e poi ti fa la fatidica domanda: “MA COOOME STAI?

Ecco, io la capisco la buona fede, eh, e anche la sincera preoccupazione, ma al trentetreesimo conoscente che mi fa la stessa domanda avrei voglia di rispondere: “Bene, la dengue mi è passata, mi sono rimaste solo queste bollicine qui, le vedi? Belline, vero?”

Che poi molti (anzi, molte, spesso vecchie zie di cui non ti ricordi nemmeno il grado di parentela) mica si fermano qui.

“Ma come ti senti?”

“bene.”

“Nausee?”

“No.”

“Stanchezza? Eh? Sarai stanca”

“Non particolarmente”

“Eh… ma lavori?”

“??”

“Ti dovresti mettere in maternità anticipata, sai?”

“Veramente se riesco vorrei lavorare l’ottavo mese…”

DAVVERO???

“Eh.”

"MA DAVVERO??"

 

Sembra assurdo, ma un numero indefinito di persone è convinto che debba andare in maternità anticipata solo per il fatto di essere incinta e quindi malata. Ora, mi stanno bene pure gli amorevoli ed inutili consigli delle persone che ho intorno e che mi ledono il sistema nervoso con i vari “Non piegarti”, “Non correre”, “Non alzare pesi”, però a tutto c’è un limite.

E davvero, STO BENE.

Sto molto bene, lo giuro.

Non voglio tirar fuori il discorso che negli anni ’50 mia nonna lavorava i campi col pancione che le toccava terra, oppure delle mondine con le gambe a mollo nelle risaie  e via dicendo.

I tempi sono cambiati, e per fortuna, esiste una tutela che le donne si sono conquistate e che tutt'ora genera pregiudizi tutt'altro che carini.

Ma la maternità resta un evento naturale, non una malattia. Un periodo bellissimo, diverso e  che va goduto, ma tutto ciò non mi rende invalida.

 

Volete essere carini con me?

Non chiedetemi come sto, compratemi un libro.

Facciamo due, se proprio ci tenete a vedermi serena.

 

E se vi chiedevate per caso se la maternità mi avesse reso meno acida, la risposta è NO.

 

Stavate in pensiero, eh?

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7 agosto 2013 3 07 /08 /agosto /2013 15:16

chocolate-cant-get-you-pregnant-vintage-tray-50s-new_180431.jpg

Siete pronti per una notizia bomba?

La notizia dell'estate?
Non siete deboli di cuore, vero?
Facciamo così, provate ad indovinare.

No, Grillo ed il PD non prenderanno Letta a calci sul didietro instaurando un governo di cambiamento.
No, la notizia sconvolgente non è che è il 7 agosto e fa caldo.
E no, non è nemmeno morto Berlusconi, come all'epoca non era affatto morto JR.

Vi arrendete?
Ok.

Sono incinta.
Di sedici settimane, per la precisione.

Eh, sì. Ho aspettato a dirlo per scaramanzia, o forse per incredulità. Anche se i miei amici non è che siano stati poi così discreti nel non diffondere la notizia e, insomma, se non lo sapevate ora sapevatelo: sono in dolce attesa.

Incinta, chi: io? Sì, io.

Anche se per il momento non si direbbe, ho preso mezzo chilo scarso e continuo a fare la mia vita fatta di lavoro, corse per riuscire a fare tutto, amici, casini, libri. Eppure lui o lei è dentro la mia pancia che nuota, dorme, fa le capriole o magari sogna.
Di certo non si immagina che casino è la sua futura mamma. Una che lascia le chiavi nel frigo e poi non le ritrova nemmeno impegnandosi. Una che non ha mai capito la fisica quantistica, ma quando alla rado passano le vecchie canzoni della Pausini scopre che nel suo cervello c'è un file che ne contiene tutte le parole e allora le canta a squarciagola. Una che legge il fantasy e che è convinta che dentro gli elettrodomestici ci siano dei folletti che fanno a mano tutto il lavoro.

Come mai potrò affrontare tutto ciò?

Per fortuna che c'è l'Amoremio... 

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30 luglio 2013 2 30 /07 /luglio /2013 08:48

1016065_10151635377792707_681113127_n.pngA pranzo in genere io e l’Amoremio andiamo in palestra.

No, non perché siamo particolarmente fighi (o meglio, dai su, lo siamo anche), ma perché abitiamo lontani dal lavoro, mentre la nostra palestra è vicinissima e frequentata da fulminati di ogni specie tra i quali ci troviamo a meraviglia.

Però d’estate rallentiamo, e succede di frequente che convinca l’Amoremio ad andare a mangiare in un posto carino e bio che amo molto. Ecco: ordiniamo, mangiamo, chiacchieriamo. E poi ad un certo punto mi viene in mente che devo fare il bancomat e proprio a  pochi passi ce ne è uno comodissimo.

Che botta di fortuna, penso.

Insomma, andiamo a fare il prelievo ed il bancomat è dotato di quelle (fastidiose) porte di sicurezza che per essere aperte richiedono l’inserimento della tessera magnetica.

E lì fuori c’è un ragazzo sulla trentina, che si guarda attorno giochicchiando al cellulare.

“Scusate!” ci ferma “Ma voi lavorate nella banca?”

“No, guardi, stiamo andando a fare il prelievo. Qui c’è scritto che la banca riapre alle tre, comunque.”

“Ah.”

 

Entriamo, metto la tessera nel bancomat e mi compare l’enigmatica scritta “ATTENDERE PREGO”.

Per un minuto.

Due.

Tre.

Cinque.

Comincio ad agitarmi, mentre l’Amoremio afferma risoluto che dove passo io si spengono anche i lampioni.

Alla fine riparte quasi normalmente, per poi sputarmi la tessera con brutalità.

Ecco, ora mi rimane il dubbio: mi avrà prelevato indebitamente qualcosa?

Ma v*#§*%&£$!!!

Usciamo e ci imbattiamo in una ragazza col bancomat in mano. Alle sue spalle il tizio di prima.

“Guarda, se devi prelevare non te lo consiglio, non funziona.”

“Ah, grazie!”

Interviene il tizio: “Sì lo so, manco a me funzionava. Mi ha fregato 60 euro e aspetto quelli della banca per farmeli riaccreditare.”

“Ah, sì?”

 

1, 2, 3, 4, 5, 6… no, no, lo picchio! Dio, dammi la forza di non ammazzarlo di botte. O di non insultare lui ed i suoi avi fino all’ottava generazione.

Ma brutto deficiente, mi vedi entrare, ti dico che vado a  fare il bancomat… e tu nulla?

Ma che ti passa per la testa?

Ora, non dico che avrebbe dovuto mettere un cartello lui fuori dalla banca, ma mi vedi entrare, ti dico che vado al bancomat e la tua risposta è “Ah.”?????

Mentre comincio ad analizzare il carnet di insulti a mia disposizione contro quest’incivile, l’Amoremio mi trascina via, conscio di avere tra le mani una bomba ad orologeria.

E mi porta via, nonostante le mie rimostranze e la mia voglia di far conoscere le mie unghie gellate rosa shocking a quell’idiota troglodita.

 

Ma poi, ci lamentiamo che l’Italia è un paese in cui vivere è difficile?

Ci lamentiamo della gente?

Ma chi è questa gente?

Siamo noi, io, l’Amoremio, la ragazza fuori dal bancomat, il funzionario della banca che poi per telefono si è scusato ed ha controllato. Ma anche gente come quel ratto che s’è fatto gli affari suoi continuando a spippolare bellamente al cellulare.

 

Lo odio.

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26 luglio 2013 5 26 /07 /luglio /2013 08:51

4527328_0.jpgQuando ti scrivono che un libro è "Il giallo dell'estate", i lettori attenti e razionali dovrebebro fare solo una cosa: starne attentamente alla larga.
Ecco, io per mia stessa definizione sono tutto meno che razionale, e quindi mi sono fatta comprare da una copertina accattivante e dal ciangottio generale che definiva questo libro innovativo, entusiasmante e da non perdere.
Mai fidarsi.
 

Il libro adotta la formula (innovativa?) del libro nel libro. Il protagonista, definito con toni macchiettistici sin dall'inizio con l'epiteto adolescenziale de "Il Formidabile" è uno scrittore in cerca dell'ispirazione perduta che si ritrova a dover cercare di scagionare il suo mentore, a sua volta scrittore celeberrimo, da un'infamante accusa di omicidio.

Omicidio odioso, perchè trattasi di una adolescente scomparsa più di trent'anni prima.
 

La storia racconta appunto quest'indagine, la storia d'amore proibito tra Harry (il mentore) e Nora (la scomparsa quindicenne), ed il percorso del protagonista verso l'ispirazione e la scrittura.


Se alcune cose sono meritevoli, altre proprio sembrano pescate dal cesto delle assurdità. Seguendo la regola del prima il peggio, poi il meglio  passerò a stilare la lista di cosa non mi è piaciuto nel romanzo:
- i personaggi hanno lo spessore picologico dei pupazzetti, in particolare le figure di contorno, come la madre del protagonista, il bibliotecario, la signora Quinn, sono tagliati con l'accetta, macchiettistici e assolutamente poco credibili anche in un telefilm amaericano. Figuratevi in un libro.
- In alcuni punti il libro si perde. Non divaga: DERIVA.

- il finale è in assoluto il più grande pasticcio narrativo che mi sia mai capitato di incontrare. Ci credete se vi dico che c'ho capito poco??
- Ho indovinato l'assassino a pagine 120.

 

Ed ora le cose positive, perché se questo libro è stato ed è un piccolo fenomeno editoriale c'avrà anche i suoi motivi. Spero. Insomma, almeno credo:
- E' avvincente, ti "obbliga" a continuare la lettura ad oltranza anche se con un sopracciglio alzato con scetticismo e poca convinzione. Eppure si fa leggere, inutile negarlo.
- I consigli di scrittura di Harry ed il parallelo con la boxe mi è piaciuto.
- La copertina è bella.
- Molto bella.

- Già l'ho detto?

 

Insomma, come al solito il mio consiglio è: aspettate l'edizione economica. Anzi, meglio: cercate l'ebook che vi conviene, è pure gratis.
Ops, non dovevo scriverlo.


Vabbè, ormai è andata.

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24 luglio 2013 3 24 /07 /luglio /2013 09:30

AAAAC6HQjTIAAAAAAQ-zmw.jpgUna mia amica molto cara mi ha regalato un libro, anzi due, di una scrittrice che non conoscevo. Ne diceva meraviglie ed io, che ad un libro non dico mai di no, ho accettato il regalo con entusiasmo e immenso piacere. Che c’è di più bello che dei libri in regalo? Per me nulla, nemmeno un diamante di Tiffany. Se non ci credete, chiedete all’Amoremio che un Natale di diversi anni fa mi regalò un trolley pieno di libri presi direttamente dalla mia wishlist di Anobi. Ditemi voi se non è amore vero questo.

Ma sto divagando, veniamo a noi.

 

Il libro in questione, a prima vista, non mi sembrava male. Il titolo, “Sposati e sii sottomessa”, lo interpretavo come una iperbole dotata di tutta l’ironia del caso, ché io sottomessa non lo ero nemmeno a quattordici anni davanti a mio padre incazzato come un’aquila perché mi aveva beccato ad andare in motorino senza casco con uno.

Poi io Costanza Miriano non l'avevo mai sentita nominare, quindi boh.

Insomma, pensavo fosse un libro dissacrante ed ironico.

SBAGLIAVO.

Almeno fino a pagina 85, limite massimo cui sono giunta domenica scaraventando il libercolo contro l’ombrellone e generando il panico tra  i bagnanti che passavano nelle vicinanze.

Perché? Per la serie di assurdi luoghi comuni sputati con quella punta di prosopopea che in bocca ai cattolici non guasta mai, nonché per il condimento a base di morale cattolica con cui sono infarciti.

Tuttavia, per amore della mia amica a cui i libri di questa signora son piaciuti così tanto, avevo deciso di continuare a leggere il libro. Magari, mi son detta, migliora.

Poi, stamattina, uno dei miei contatti di Facebook fa rimbalzare questo link in cui la Miriano, da buona cattolica, esprime tutto il meglio di sé.

Ma andiamo per gradi.

 

Il libro “Sposati e sii sottomessa” non parla di sottomissione in senso letterale, ma di quell’attitudine che dovrebbero avere le donne a donarsi al proprio uomo, ad essere concilianti, invita le donne a , citandola “riappropriarsi della loro vocazione all’accoglienza della vita, quella che viene dal loro essere morbide, capaci di ricucire i rapporti, di fare spazio, di intessere relazioni, di tirare fuori da tutti il meglio. Che mettano questo loro genio femminile in cima alle priorità. Non c’entra niente con il trovare un marito ricco da (fingere di ) sopportare in cambio di sicurezza economica. C’entra invece con la lealtà, la dedizione, la dolcezza.”

Bellino. Non lo condivido affatto, ma fin qui posso capire. Anche se io credo che il discorso valga in una coppia solo ed esclusivamente a condizione di reciprocità.

Poi Costanza si butta nella beatificazione del matrimonio come istituzione e qui mi è salito il sangue al cervello.

Ma esternando il fatto che “Le donne che non vogliono avere figli sono incomplete ed immature” e che “Il sesso non votato alla procreazione è meno appagante” non c’ho visto più.
Ma è stato l'affermare da parte della Miriano che le discriminazioni sulle donne in ambito lavorativo non esistono ("Non più che per gli uomini!") a farmi capire che vive in un mondo tutto suo fatto di MioMiniPony.
Problemi suoi; in fondo io vorrei vivere in una puntata di Gilmore Gilrs.

 

Ora, se leggete il mio blog mi conoscete, ma in caso contrario faccio un ripasso veloce.

Nel corso del tempo ho espresso il mio parere a favore dello ius soli, dei matrimoni gay ma anche delle adozioni, sentendomi tuttavia libera di non volermi sposare, contro la Chiesa intesa come apparato clericale con potere temporale, ed in genere a favore del libero pensiero.

Non condividete? Se siete persone civili e non offendete nessuno, ne possiamo (nei limiti) parlare, sennò la porta è in fondo a sinistra.

No, non a destra. Quello è il bagno. E stamattina non mi ricordo se ho passato la pezza, quindi non vi conviene.

 

L’unico mio dubbio, che proverò a chiarire il prima possibile, è perché una amica che mi conosce così bene mi abbia così caldamente raccomandato e sia arrivata a regalarmi una siffatta mercanzia. Forse cerca di stimolarmi al dialogo? Vuole aprire la mia mente all’analisi critica? O, più semplicemente, c’ha visto cose che io non riesco a vedere, magari troppo frenata dall’idea che mi sono fatta sulla scrittrice. Sono snob, a volte mi succede. Con Moccia, ad esempio.

 

La  verità è che la sig.ra Miriano, nonostante si faccia uno scudo con la sua facile ironia buonista,  mi ricorda sin troppo da vicino quelle beghine in nero del mio paese che sgranano il rosario a mente in chiesa tutti i giovedì (e tutti i giorni a maggio, che è il mese mariano, si sa) che vedono assurgere poi i propri figli all’onore delle cronache perché hanno dato fuoco ad un barbone. Spinti dalla catechesi materna, ovviamente, che gli insegna a predicare bene e a badare moltissimo alle apparenze, ma a fregarsene della sostanza dei fatti.  

No, non dite che non è così, per favore.

Moltissimi dei miei conoscenti o amici che si professano cristiani praticanti sono proprio quelli che ragionano come lei, che rispedirebbero tutti gli immigrati fino alla terza generazione a casa con la barca e che pensano che essere gay sia una malattia generata dal buco nell’azoto.

Anzi che i gay siano una lobby culturale che travia la nostra società e vuole crearsi privilegi a spese della collettività.

In fondo lo dice anche Elio, sarà vero.

E poi, se esiste l’omofobia e va tutelata, vogliamo dimenticare la grassofobia? E la quattrocchifobia?  Insomma, a scuola venivo presa in giro perché secchiona, non merito tutela?

 

Belle persone, sì.

Sono gli stessi che quando sono andata a convivere con un uomo divorziato e padre di una bambina mi hanno tolto il saluto, perché sono peccatrice e brucerò all’inferno.

Alla faccia della misericordia cattolica.

Tanto basta confessarsi e tutto viene cancellato, no? Lo insegnano anche al catechismo ai bambini di otto anni, volete che non sia vero?

Basta crederci, non occorre nemmeno pentirsi.

Un po’ come quei corsi all’Università con l’obbligo di frequenza perché il professore si ritiene l’unico depositario dello scibile umano ed all’esame va a finire che ti fa domande solo sulle sue idee.

 

Ora, resta un problemino: che ci faccio con questi libri?

Bruciarli non potrei, regalarli e dargli diffusione nemmeno.

Lasciarli nella libreria non saprei, ho paura che Jane Austen si risenta e che metta su insieme a Houellebecq e Tolstoj una rivolta, aiutati da Sophie Kinsella e Elif Shafak.

 

 

Che mi consigliate?

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15 luglio 2013 1 15 /07 /luglio /2013 07:50

3002334804_f90d36da06_o.jpgSuona il cellulare, un numero che non conosco.

Avrò vinto qualcosa?

Mi sarò dimenticata un appuntamento?

Sarà qualche zia rompiballe di cui non ho segnato il numero?

 

“Pronto?”

“Buongiorno, qui è il Monte dei Paschi di Siena. La chiamo per un saldo scoperto di € 34,20” mi annuncia la voce garrula di una ragazza dall’intonazione molto giovanile.

“Ah, ci deve essere un errore, non sono più vostra correntista da quasi 10 anni! Deve aver sbagl…”

“Eh, ma c’è la gestione titoli aperta”

 

Ecco, a me qui si è aperto un bellissimo mondo colorato:ho pensato che magari la ruota era girata.

Che ne so, un parente in Argentina morto ricchissimo, uno zio d’America, una eredità improvvisa, una vincita o solo una botta di culo.

E mi son vista emula di Paris Hilton vestita di rosa e lustrini, ma col gatto sottobraccio che i cani di piccola taglia m’inquietano e povero Nevruz anche lui c’ha diritto a godere di un po’ di tutto questo benessere. O no?.

 

“Signorina, è ancora lì? Le dicevo che anche se è vuota, la sua gestione titoli non è mai stata chiusa e quindi per il Decreto Monti ci deve pagare i bolli”

“Ah.”

“Sì”

“Un momento: ma io non ho mai avuto una gestione titoli con voi.”

“Sì, in effetti il suo conto è sempre stato a zero, ma noi come procedura aprivamo a tutti i clienti una gestione titoli, tanto era gratis! Però ora c’è da pagare i bolli. Entro il 30 giugno. Sennò, glielo dico, raddoppiano. E’ la legge. E’ Monti.”

“Mi faccia capire bene. Considerando che quando ho chiuso il conto mi avete fatto pagare quasi duecento euro, io dovrei pagare € 34,20 per una gestione fondi che non ho chiesto di aprire, che non ho mai usato e che voi vi siete scordati di chiudere 10 anni fa???”

“Sì. Non si arrabbi, è la legge. Entro il 30 giugno.”

“Certo, come no? Serve altro? Magari vengo a dare una pulitina agli uffici. Può servire?”

“Signora, si calmi che non è mica colpa mia. Io nemmeno ci lavoravo qui dieci anni fa!””

“Scusi, eh, ma lei pagherebbe?”

“E’ la legge.”

“Ma pignoratemi il gatto.”

Ed ho messo giù.

 

Non hanno più richiamato, ma su consiglio di una mia amica che lavora in (un’altra) banca gli ho scritto una lettera avvelenata in cui li minaccio manco fossi uno stregone Maya da una ziggurat.

Nessuna risposta, nessun riscontro.

Al di là dei 34 euro e spicci, non mi va di pagare per una cosa che non ho chiesto, non ho usato e che loro si sono dimenticati di chiudere, trattenendo tra l’altro i miei dati personali nei loro archivi.

Ma una volta le banche non erano posti sicuri? Posti di cui ti potevi fidare?

 

Io mi sa che torno al vecchio materasso…

 

 

…continua…

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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