Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
12 luglio 2013 5 12 /07 /luglio /2013 12:17

17160762-foto-moda-sexy-di-bella-ragazza-indossa-bigodini-s.jpgHo un problema: devo sbarazzarmi del divano vecchio.

Lo so, in questi tempi di larghe intese, stagnazione, crisi, casini in tutto il mondo, questo è un problema relativo.

Ma me ne devo liberare: o lui o la scarpiera e io con le scarpe non scherzo, sappia telo.

 

Il mio povero vecchio (ma non troppo) divano giace lì, abbandonato nella cameretta ed in balia di Nevruz, che lo ha eletto suo domicilio benemerito.  Un divano da tre posti tutto per lui, e scusate se è poco. Ma lì da fastidio, occupa tutta la stanza e ce la blocca. Se ne deve andare.

Ma nessuno lo vuole, poverino.

E dire che non è mal messo, è anche un onesto e sufficientemente comodo divano letto a due piazze. Comodo per quanto può esserlo un divano letto, ovviamente.  La sua copertura è praticamente integra, tranne ai lati dove il mio gatto ha pensato bene di farsi le unghie, mannaggiallui. Ma con un semplice copri divano… puff! Sarebbe come nuovo!

Cerca casa, anche delle vacanze, è buono coi bambini e praticamente muto.

Non fa rumori, non emette cigolii e può essere ancora molto utile.

Ma l’Amoremio entro fine luglio lo vuole fuori di casa.

Anzi, lo esige.

 

Abbiamo messo un annuncio su Subito.it, ma non ha funzionato. Tanti contatti, visite, ecc. ma alla fine dei giochi nessuno era davvero interessato.

Mercatini e affini non lo vogliono.

La società che gestisce i rifiuti me lo viene a prendere volentieri per buttarlo, anche a fronte dei 75 euro che vuole per farlo.

Ma  a me di buttarlo non va proprio giù.

E’ ancora troppo nuovo, sarebbe un peccato. Potrebbe essere ancora utile a qualcuno, continuare la sua vita, essere utilizzato e rendere felici.

Non è sfondato, non è logoro e non ci sono le tarme.

Ve lo giuro.

 

Per questo cerco casa al mio povero ex divano. Possibile che non ci sia una casa famiglia, una ONLUS, ma anche una casa di studenti che non ne abbia bisogno almeno un po’?

Se vi interessa contattatemi per mail e vi invierò foto e dettagli.  Non voglio soldi, solo che ve lo veniate a prendere e che siate felici insieme.

(Il gatto no, non è compreso, anche se l’Amoremio dovesse dirvi in contrario…)

 

Adottatelo!!!!

Condividi post

Repost0
4 luglio 2013 4 04 /07 /luglio /2013 17:38

Paola-Mastrocola-non-so-niente-di-te.jpgDi recente ho letto un libro molto interessante, “Non so niente di te” di Paola Mastrocola.

Un libro delicato, che tratta il rapporto genitori/figli non dal lato della conflittualità generazionale, ma dall’opposto. Il libro parla di Filippo detto Fil, ragazzo della buona borghesia, sempre bravo, buono, gentile e geniale a scuola. Un figlio modello, quello che tutti vorrebbero, che segue la strada spianata per lui dai genitori. Ma è quello che vuole? E soprattutto, i genitori, la zia, la sorella, conoscono davvero Fil?

Il libro è delicatamente surreale, ma porta a riflettere sulle aspettative, spesso asfissianti, che i genitori riversano, involontariamente perlopiù, sui figli. Figli spesso troppo  buoni ed educati per urlare forte il loro no ed entrare in conflitto, che spesso finiscono in gabbie che non avrebbero mai desiderato. Oppure, come Fil, trovano un’altra strada, nonostante tutto e tutti. Non una strada sbagliata, solo diversa, più adatta ai propri bisogni, più vera.

L’interessante sottotitolo di questo libro è “Qualcuno ha la vita che vorrebbe?”. A quest’inquietante domanda mi ha accompagnato nella lettura del libro della Mastrocola, che si dipana con leggerezza e col sorriso, ma toccando temi tutt’altro che semplici.

Conosciamo davvero le persone che amiamo?

O conosciamo ciò che ci lasciano vedere di loro?

 

Un altro spunto su cui riflettere me lo ha dato l’incontro nel libro della madre di Fil, alla ricerca di chi sia davvero suo figlio, e la maestra delle elementari del figlio. Da quest’incontro lei scopre attonita che suo figlio è sempre stato un bambino timido, mentre lei lo faceva estroverso e compagnone. Davanti al suo shock la maestra, che non capisce, le dice: “Ma stia tranquilla, signora, che non c’è nulla di male ad essere timidi a quell’età. Vuol dire che il bambino non ha ancora trovato la strada per spiegare il suo mondo interiore, ma prima o poi ci riescono tutti.”

Ecco, io mi son fermata.

Da bambina ero timida, specie coi coetanei, di una timidezza sciocca e feroce. Non li capivo, loro non mi capivano. E finivamo a tirarci i Lego in testa, il più delle volte. Ed ho pensato che è vero, è proprio così. Non era paura di un giudizio, ritrosia o un istintivo sospetto. No, non ci capivamo proprio. Non riuscivo ad esprimermi, a raccontare il mondo fatato della mia immaginazione che viveva in un angolo lì, abbandonata e preponderante. E poi? Poi ho imparato a leggere e, soprattutto, a scrivere. E tutto è cambiato.

 

Leggetelo questo libro, anche se non è un libro perfetto. Anzi, di difetti ne ha tanti, primo fra tutti una storia forse un po’ zoppicante e surreale, ma è facile dimenticarsene lungo il cammino.

E’ un libro pieno di spunti personali, che porta a riflettere e guardarsi dentro.

 

E mica è poco…

Condividi post

Repost0
28 giugno 2013 5 28 /06 /giugno /2013 09:26

Follow my blog with Bloglovin

imm2Sveglia.

Coma.

Gatto appollaiato sulla faccia.

Colazione.

Preparazione pranzo.

Trucco&Parrucco.

Lottaconl'armadio (vince lui, sempre).

Corricorricorricheseiinritardo.

Lavorolavorolavoro.

Palestra.

Pranzo in vaschetta.

Lavorolavorolavoro.

Spesa e/o commissioni assortite.

Casa.

Corricorricorri.

Nutri il gatto che ti sta rosicchiando le caviglie.

Lavatrice/lavastoviglie/stendi panni/stira/rassettalacasa.

Impegni mondani.

Cena (cucina lui).

 Chiamatuamadrehcenonlachiamimai.

 

 

 

Ma oggi è venerdì, vero?

 

Condividi post

Repost0
27 giugno 2013 4 27 /06 /giugno /2013 09:57

black-black-and-white-broken-friendship-glass-Favi-copia-1.jpgLe parole sono importanti!” tuonava Nanni Moretti in una mitica scena di Palombella Rossa.

Ed è vero, cazzo: le parole sono importanti, persino quelle che oggi si vanno svalutando più del real brasiliano. Prendete la parola amicizia per esempio. Oggi se ne fa un abuso indiscriminato anche grazie ai social network, tanto da farci pensare che quasi non abbia più senso. Dare l’amicizia su Facebook, ad esempio. No, dico, facciamo l’analisi logica di questa frase, facciamola dai. Non ci riuscite? Nemmeno io, perché non ha senso.

Eppure è entrata nello slang collettivo, svalutando la parola amicizia e svuotandola di significato. Un po’ come  succede per quei grandi marchi che crescono crescono fino a diventare sinonimi del prodotto stesso e perdono così la loro valenza distintiva. Amicizia for dummies, amicizia for free.

Mica funziona così.

 

L’amicizia è un dono raro, che si ha la fortuna di avere solo se si è molto fortunati. Io lo sono, devo dire la verità, perché non  mi bastano le dita di due mani per contarli. Sì, mi servono anche le dita dei piedi, anche se non proprio tutte.  Tutto il resto è fuffa, è contorno, fa Carnevale di Rio.

Non è detto che una persona che vediamo tutti i giorni sia nostra amica, proprio no. La maggioranza delle persone che intersecano la nostra strada rientrano nella più ampia accezione di conoscenti. Questa parolina, che fa molto Galateo di fine Ottocento, è ancora più importante della parola amicizia, con cui troppo spesso viene confusa. Conoscente è colui che “ci conosce”: lo vediamo, ci incontriamo per un certo numero di motivi, magari lo frequentiamo anche, ma non siamo amici.

 

L’amicizia è una condizione particolare, un’alchimia che assomiglia all’amore. Tu, dentro di te, lo sai. E quando sbagli, quando l’amicizia viene tradita fa male.

L’amicizia è bellissima, ma è un po’ come la mia piantina preferita: la Kangaroo Paw è speciale, particolare, unica, ma ha bisogno di una infinità di cure e tempo, ci devo pure parlare immaginate un po’.

Ci vuole che tempo, sì, passione, coraggio e anche la voglia di metter da parte l’orgoglio se la persona che abbiamo davanti è speciale. C’è da allungare una mano anche quando la paura di esser presi a male parole è tanta.

C’è da rischiare.

 

Ma vale la pena.

Condividi post

Repost0
25 giugno 2013 2 25 /06 /giugno /2013 12:53

keep-calm-un-par-de-cojoni.jpgInsomma, hanno condannato B. a sette anni per prostituzione minorile e concussione. A parte che si tratta solo del primo grado, non riesco proprio a ricordare in quanti processi sia pendente o condannato il martire di Arcore: dieci? Venti? Importa?

Quel che importa è che, nonostante tutto, c’è ancora gente che gli crede, che lo trova un perseguitato e che wannabe olgettina.

Ora, senza stare a farla lunga, vi regalo alcune mie considerazioni sparse.

 

Stupid people

Lei non sembrava minorenne.

Ma non la vedi che zoccola?

Certo che, pure io…

Ecco, queste non solo sono considerazioni idiote e fatte col pisello (nel migliore dei casi), ma tengono conto solo ed esclusivamente di quello che i giornali compiacenti vogliono far passare e del pruriginoso che da sempre scatena l’italiano medio.

Ma dico, anni di televisione commerciale vi ha fatto fuori il cervello? Credete che la vita vera sia quella di Uomini & Donne? Credete o avete creduto davvero anche solo per un minuto che fosse la nipote di Mubarak? E che B. abbia usato il suo potere per evitare un incidente diplomatico? VOI STATE MALE, date retta a me. Oppure credete che Dallas non sia mai finito, che Larry Hagman si sia trasformato in B. e che la povera Veronica faccia la parte di Sue Ellen.

 

Cose che si leggono su FB

In genere non rispondo alle provocazioni, ma  ho sentito talmente tante cazzate (ops, m’è caduta la corona) che non ce l’ho fatta più. Da gente che lo compatisce ad altri che lo trovano un martire in mano a giudici avvelenati e  gelosi del suo potere, fino ad arrivare a chi, pur ammettendo di non votare esprime giudizi. Che tra l’altro se non voti e te ne fai pure vanto, secondo me devi stare solo zitto ed accettare pedissequamente quel che decidono gli altri.

Ad ogni modo, non voglio credere che il popolo di destra sia solo questo. Vorrebbe dire che sette milioni di italiani c’hanno le scimmie urlatrici in testa e questo, a ragion veduta, in effetti potrebbe anche essere. Ma insomma, io ho sempre votato a sinistra (il primo che dice centrosinistra gli ficco le dita negli occhi, giuro!), ma non è che sia esente dal criticare chi mi rappresenta. Oddio, nel dirlo m’è venuto un vuoto di stomaco… comunque, lungi da me non criticare, protestare, cercare un cambiamento. Che essere di destra vuol dire leccare per forza?

 

Un governo del Fare

Ah!!!!! Ma che bel Governuccio questo di Letta! Tutto in mano ad ex democristiani, ci fosse ancora in vita mia nonna smonterebbe il crocifisso dalla camera. Han fatto una bella cosina politically correct con pure un ministro di colore che fa molto Sinistra, si son sistemati bene e poi… poi niente. Che possono fare? Lo sa pure un bambino di sei anni che se metti a cuocere nella stessa pentola formati di pasta diversi tutti insieme quel che ti esce è uno schifo ed infatti così è. Ma come si fa, come si fa. Ma via, ma su.

 

Odio la gente.

Mi sembra che ultimamente la gente sia peggiorata.

Sbaglio? Sento certi discorsi razzisti, omofobi e sessisti da far accapponare la pelle.

Ah, però l’Italia è un bel paesetto cattolico che c’ha pure il Papa. Tutti in fila a vedere Papa Bergoglio (chebravo, chesimpatico, sembraWojtyla), poi però il diverso deve stare al posto suo, possibilmente lontano mille miglia dal portone di casa.

Sìsìsì.

 

Ok, mi sono (parzialmente sfogata).

A volte ci vuole, a volte si devono togliere i sassolini dalle scarpe, anche se hanno il tacco 12.  E magari utilizzare il tacco per piantarlo nella fronte di chi  se lo merita e ragiona col baricentro spostato verso il basso.

 

 

 

Ecco, forse non mi sono sfogata abbastanza…

Condividi post

Repost0
24 giugno 2013 1 24 /06 /giugno /2013 09:20

love_your_ice_cream_eating_style_01.jpgAmo il gelato, specialmente alla nocciola.

Mi piace in tutte le stagioni, ma in estate è davvero il massimo.

Peccato che, a 35 anni suonati, Dio abbia deciso di farmi diventare allergica al latte.

Non intollerante, proprio allergica.

Mi gonfio, mi escono le bolle e la bocca mi diventa quella della Santanché. Uno spettacolo della natura, insomma. E tutto per un gelato alla nocciola.

Sì, lo so, esistono anche i gelati alla soia e quelli vegetali. Mangiateli voi, eh. Che poi a me del gelato mi manca proprio la socialità, il dire una sera d’estate Andiamo a mangiare il gelato, via! E si va a fare un giro, sgranocchiando il cono con gli amici cercando un refolo di fresco. Avete presente il gelato artigianale, quello buono buono che si scioglie un po’ alla volta nel cono e devi esser lesto a leccarlo?

Ecco, io no.

Per non parlare di quelli che ti dicono: “Ma almeno il gelato alla frutta lo puoi mangiare, no?” Sì, vabbè, ma che gelato è? Non mi regala nessuna soddisfazione, per me i gelati veri sono quelli cremosi e libidinosi tipo la nutella o il duplo, il bacio o, al limite, il gusto puffo che fa tanto anni’80.

Insomma, voglio il gelato e non posso mangiarlo: intravedete una soluzione?

No?

Son problemi, capitemi.

 

Voglio lasciarvi con un inquietante interrogativo: ma perché alcune persone mangiano il cono artigianale con il cucchiaino? Invece che leccarlo fanno il giro intorno con il cucchiaino della coppetta e poi se lo infilano in bocca. Perché? E’ più gustoso? Più fine? Ve lo ha detto Enzo Miccio?

Oppure avete una brutta lingua e non la volete far vedere? Biforcuta come i Visitors? Siete dei Visitors?

 

Allora  meglio la tradizionale e noiosa coppetta, che nel fondo va a finire che rimane sempre un po’ molliccia.

 

O sarà che avete problemi con evocazioni sessuali on meglio specificabili? Per capire eh, perché leccare il gelato è uno dei piaceri della vita, liberatevi dalle vostre frustrazioni (anche se siete Visitors vi vogliamo bene uguale, dai).

Ah, dimenticavo.

 

Il fatto che io non mangio i wurstel non vuol dire nulla, chiaro?

Condividi post

Repost0
20 giugno 2013 4 20 /06 /giugno /2013 17:09

lago.JPGStanno lì, in riva al lago che dopo almeno 25 anni fa le onde e schizza.

Pallidi, biondicci e con ai piedi scarpe che in Italia non sono nemmeno in vendita, sono così carini da stringere il cuore.  Lei alta e magra come una appena uscita da American Next Top Model, lui riccio e segaligno, con l’aria svagata di chi ha appena finito di leggere Salinger ed è in pausa da una qualche facoltà umanistica della Ivy League.

Chiaramente in vacanza, chiaramente dall’accento americano. Se ne stanno lì a guardare il lago e le folaghe intente a tuffarsi nei riflessi del tramonto al chiosco che da sempre è il luogo dell’aperitivo nel mio paesello di 500 anime, poco glamour e molto bello, con un paesaggio che mozza il fiato.

E mentre tutti vanno avanti a spritz e prosecco, ecco che la cameriera serve loro, con un sopracciglio alzato a dimostrare raccapriccio, dopo due generose birre alla spina, l’immancabile piatto di tortellini precotti fatti al microonde che credo aspettassero la loro sorte nel congelatore da almeno un paio d’anni.

E loro, felici, li hanno accolti con gridolini di gioia e di stupore, manco fosse l’insalata liquida di riccia di Antonino Cannavacciuolo.

E se ne sono stati lì, mentre il sole tramontava e noi spizzicavamo patatine e salatini.

Loro e i loro tortellini dall’aspetto equivoco e niente affatto commestibile.

Ed erano davvero belli, struggenti nel loro essere naif, con gli occhi sgranati davanti allo spettacolo della natura e le mani intrecciate l’uno con l’altra.

E mentre li guardavo, così avulsi dal contesto da essere innegabilmente etichettati come turisti, ma così deliziosi da meritarsi una pagine nell’iconografia del lago, mi sono chiesta: ma chissà come siamo io e l’Amoremio in vacanza?

Sembriamo anche noi così. Sradicati, persi, completamente ignari del mondo che ci gira intorno?

Così presi da noi stessi, dalle guide, dal viaggio da non guardare il contorno?

Io seduta su una panchina di Lisbona a sbranare Pastéis de Nata avrò fatto lo stesso effetto?

Non lo so.

So solo che li ho lasciati lì, con gli ultimi balugini di sole a fargli compagnia, mentre concludevano la cena con un ottimo cappuccino con tanta schiuma.

 

Ecco, magari questo no.

Condividi post

Repost0
19 giugno 2013 3 19 /06 /giugno /2013 09:30

imm1.JPGIo ho un brutto carattere.

No, anzi sì: ho un brutto carattere.

Ma non sempre, solo a volte. In genere sono una persona amabile e gentile, di quelle che portano la spesa elle vecchiette e fanno saltare la fila alla cassa del supermercato a quelli che hanno un oggetto solo e te lo chiedono sorridendo.

E’ che ho un problema: se sento sparar cazzate mi sale il sangue al cervello, perdo il controllo, si spegne la luce e BOOM! Non rispondo più di me. Specie poi se la cazzata che arriva al mio orecchio insulta, dileggia o prende per il culo persona a cui voglio bene o che non si possono difendere in quel particolare contesto.

Oppure basta anche la cavolata sparata dall’ignaro idiota sia davvero gratuita o molto molto grande e perdo il controllo, non posso resistere.

C’ho provato, lo giuro. Ho fatto anche un corso di training autogeno.

Niente.  

Mi si chiude la vena e devo dire quel che penso, possibilmente con sarcasmo, altrimenti scoppio come Hulk.

Avete presente?

Però ieri sono stata brava, segno che anni di cazziate da parte di mia madre non sono stati buttati.

Forse.

 

Palestra. Spogliatoio donne.

Donna sui quaranta wannabe ventenne, iperaccessoriata, magra come una alice ma con le tette (finte?), vestita e truccata come per una sfilata, predica ad alta voce con un’altra ragazza.

“Mia figlia? Mia figlia no, non lo fa l’esame di terza media. Non l’hanno ammessa.”

“Ah. Mi spiace”

“Ma no, ma no. Lei c’ha pianto tanto povera stella, ma sai come vanno queste cose.”

“?”

“Ma sì, i professori. Brutta gente. Invidiosa. Senza una vita, poi. Ma io gliel’ho detto a mia figlia, sai? Non se la deve prendere, anche se c’erano altri peggio di lei che invece son stati ammessi. E’ il nostro destino, essere belli vuol dire essere discriminati.”

 

Ora, le avrei voluto dire in faccia che, forse, i servizi sociali la figlia gliela dovrebbero togliere, che è una povera scema, che mia figlia la mandavo a lavorare tutta l’estate al dopolavoro dei pescatori del mio paesello (dove il più giovane campione di tressette ha 85 anni) e che per passare la terza media almeno leggere e scrivere dovrebbero essere capacità acquisite.

Ma sarebbe servito?

No. Questa manco s’è resa conto delle difficoltà della figlia, o nella migliore delle ipotesi se ne è fregata. Chi sono io per sbatterle in faccia la cruda realtà?

E allora sono stata zitta.

Però mi veniva da ridere, e mi sa che se ne è accorta.

 

Avrà pensato che sono la solita invidiosa… 

 

Condividi post

Repost0
17 giugno 2013 1 17 /06 /giugno /2013 16:44

vintage-ancien-wtf-14.jpgCi sono persone che hanno la fortuna di lavorare in un ufficio ordinato ed accogliente. Io no. Io sto in un openspace in cui risiedono le più disparate figure aziendali, il cui fondamentale tratto distintivo è l’uso del pettegolezzo. Che ci faccio lì? Devo ringraziare il caso. Ma anche il fatto che la sede aziendale è discretamente piccola.

Ad ogni modo, la situazione era abbastanza sotto controllo finché sei mesi fa non è arrivato LUI.

LUI, il nuovo assunto.

 

No, smettete di leggere gli Harmony immediatamente. LUI non è Gabriel Garko con il plus di un cervello, non è aitante e atletico, non è un principe arabo single, non è divertente e non è nemmeno discreto. Non è nemmeno presentabile, a dirla tutta.

LUI si veste come se facesse l’imbianchino, con in più le scarpe da ginnastica col bavero tirato su in bellavista come i rapper.

LUI fuma come una ciminiera e anche se le noiose procedure aziendali nonché la legge gli vietano di fumare all’interno, quando rientra dalla sessione fumosa puzza come un appestato.

LUI è l’essere più sessista, maschilista e razzista che abbia mai incontrato in vita mia.

LUI non parla l’italiano, ma un misto di calabrese, pugliese e perugino che lo rende incomprensibile.

LUI non sapeva cosa fosse una mail prima di sei mesi fa.

LUI ha chiamato un figlio Silvio in onore di. Anche se la notizia sconvolgente è che tale scimmione sia riuscito con successo a procreare.

LUI guarda in televisione solo Striscia la notizia e AXN, e ci tiene molto a far sapere a tutti quello che ha visto la sera prima.

LUI è l’ultimo degli uomini di Neanderthal. Credevate si  fossero estinti a favore dei cugini col cervello più grande, vero? Eppure la forma del cranio e la fronte sfuggente lo tradiscono: LUI è uno di loro!

Sarebbe un personaggio perfetto per un libro grottesco. Ci dovrei pensare, sì, ma temo che nessuno al mondo crederebbe che possa esistere un simile esemplare, talmente gretto da risultare finto.

E vive accanto a me.

Mi spalanca la finestra quando fuori ci sono 10° e l’uragano Katrina.

Origlia le mie telefonate.

Guarda i video dei peggiori incidenti automobilistici di sempre su Youtube.

Ma soprattutto PARLA. Parla sempre, dalla mattina alla sera con quel suo incomprensibile accento e con la grammatica di un bambino di 5 anni.

Parla, parla, parla. E figuratevi se nell’openspace non trovava tutto il terreno fertile di cui aveva bisogno.

 

E io? Sopporto, abbozzo, metto le cuffie, ostento indifferenza, piango miseria coi miei capi per essere trasferita. Senza esiti.

E lui continua ad interim.

Ma ci sono giorni in cui una donna dice NO.

Dopo averlo sentito dire cose che rendono Hitler un moderato senza ribattere, dopo averlo sentito prendere in giro tutte le razze e le attitudini sessuali del mondo, oggi ho sbroccato.

E’ lunedì.

Ho il ciclo.

Ho dormito di cacca.

Fuori piove.

Ok?

 

LUI e l’openspace tutto stanno discutendo sulla possibilità di emigrare in Australia (magari!!!!), sogno da sempre accarezzato da una mia collega ormai attempata. Mentre i decibel della conversazione salgono, LUI sbraita informandola con un ghigno che a chi entra in Australia non serve solo il visto, ma deve subire indicibili torture tra cui una perquisizione rettale.

“Ma dai, non ci credo”

“E’ vero! Non è mica come qui in Italia che tutti fanno come vogliono e entrano tutti questi immigrati!”*

“Questo è vero. Ma non credo…”

“Sì sì, guarda i programmi di AXN dopo mezzanotte! Prendono una mano e la infilano su per…”

 

“ORA BASTA! SILENZIO!” Mi sono ritrovata in piedi, come una maestrina che sgrida i bambini della terza elementare. Ho l’attenzione di tutti nell’openspace, e alcuni mi guardano come cagnolini abbandonati in una piazzola.  “VOGLIO SILENZIO PER LAVORARE, CHIARO? NON E’ UN BAR!” Mi giro verso LUI e rincaro la dose:”E TU, INVECE DI STARE LA NOTTE A VEDERE CAZZATE, UTILIZZA IL TEMPO PER DORMIRE, CHE IL TUO CERVELLO NE AVREBBE UN DISPERATO BISOGNO! PURE IO VEDO SEMPRE PRIGIONIERI DI VIAGGIO, MA NON VUOL DIRE CHE SUCCEDA SEMPRE! E’ TELEVISIONE, CAZZO!”

Mi siedo, stampo una mail, telefono.

Come se non fosse successo nulla.

 

Sono passate tre ore e nessuno ha più fiatato.

Mi hanno chiuso anche la finestra.

Un paradiso.

 

Averlo saputo sbroccavo prima.

 

 

 

 

 

 

 

 

*Mi è impossibile rendere il suo accento. Tappatevi il naso e provate a pensare di aver fatto una lobotomia, vi ci dovreste avvicinare.

Condividi post

Repost0
14 giugno 2013 5 14 /06 /giugno /2013 10:04

hikmet.JPGIo adoro Istanbul e la Turchia.

Mai come nel mio viaggio nella terra delle spezie, mi sono trovata a casa. E dire che, sbagliando, lo credevo un paese lontano.

La gente, il cibo, l’accoglienza, i luoghi: tutti ha fatto innamorare sia me che il mio compagno, tanto che meditiamo un’altra sortita appena possibile. Guardate, amo perfino Ataturk, il megapresidente così amato e  rimpianto dai turchi e più presente nell’iconografia e nella toponomastica di Maradona a Napoli.

Non so come mai, ma dei tanti paesi che ho visto la Turchia m’è rimasta dentro, la sento un po’ mia, tant’è che il giorno dopo le elezioni politiche italiane non ho potuto fare a meno di cercare su Google: “Andare a lavorare in Turchia”.

E mi addolora la lotta del popolo turco, mi addolora e mi rende fiera, perché un popolo che lotta per la propria libertà, per uno stato moderno e laico è un popolo vero.

Tutto nasce il 28 maggio, quando un gruppo di ambientalisti turchi inizia la protesta pacifica contro il progetto di sostituzione del parco di piazza Taksim con un’area urbanistica fatta di centri commerciali e caseggiati. Come se ad Istanbul non ce en fossero a sufficienza.

La repressione della polizia, subito avvelenata, ha scatenato una vera e propria protesta di massa, con l’occupazione dei ponti del primo giugno (i ponti sono essenziali ad Istanbul) che rimbalzata da Twitter ha colpito il mondo.

E la protesta dura ancora oggi.

Tutto questo per un parco?

No. La sua rapida espansione è stata alimentata dall'opposizione a quello che molti reputano essere un tentativo di disciplinare gli stili di vita, ma anche dalla frustrazione per le ingiustizie a livello economico. Alle dimostrazioni si sono uniti, oltre a gruppi dell'estrema sinistra, musulmani osservanti, quelli che credono che lo sviluppo urbano abbia portato a troppi cacciatori di rendite, tutti gli strati della società, tutte le classi sociali.

Recep Tayyip Erdoğan, il presidente moderato che aspira a fare da leader ai paesi musulmani, non piace più. L’inventore della rivoluzione economica turca, del PIL a due cifre, del benessere (quasi) per tutti ora è accusato di qualsiasi cosa. E’ stato tollerato finora sì, ma i turchi non sono arabi, non riesocno a prendere la vita allo stesso modo: sono e si sentono eredi di un grande impero, di una maestosa genia che dominava l’Oriente e l’Occidente. Arrivando a Istanbul non si può non rendersi conto del passato e della cultura che sprigiona questo popolo, un popolo laico per definizione e che si sente europeo e cosmopolita, non certo pronto per le politiche paternalistiche di un Erdoğan che ha sempre un piede nelle frange estremiste del suo partito, mentre con gli occhi guarda gli USA. Ma che il velo, quasi quasi…

 

Ma al di là delle sperequazioni particolaristiche legate al paese, la rivolta pacifica in Turchia la vedo oggi come il simbolo del poter cambiare le cose. A New York, Parigi, Madrid, Roma, Istanbul o Nuova Delhi, in tutti i paesi più o meno industrializzati stanno emergendo disagio e desiderio di cambiamento. La disoccupazione giovanile in aumento, i tagli alle pensioni, alla spesa sociale e la mancanza di un futuro che sembra non intravedersi mai sopraggiungono mentre molte multinazionali evadono legalmente le tasse spostando gli utili in giurisdizioni benevole o aprendo fabbriche dove il lavoro costa meno di una vita umana.  I prezzi salgono e la disoccupazione ha raggiunto percentuali a due cifre.

E’ tempo di rivolta? E’ tempo di cambiare?

Gli avvenimenti di Piazza Taksim riguardano la Turchia, ma riflettono aspirazioni universali.

 

Ed in Italia, che si fa?

Condividi post

Repost0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Archivi

Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code