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10 giugno 2013 1 10 /06 /giugno /2013 08:38

soldimonopoli.jpgBuondì, siamo qui riuniti oggi per inaugurare una nuova favolosa sezione de La stanza di Phoebe. Una sezione imperdibile e che potrà dirvi molto del carattere della vostra eroina (!) intitolata “Figure colorate”. Una sezione dedicata all’arte di cui la nostra è maestra titolata: le figuracce.

Ok, ora la pianto di parlare di me in terza persona, manco fossi una star su Twitter.

 

Bar della palestra.

Io, l’Amoremio e l’Istruttore a prendere il caffè prima di dedicarsi all’attività di girare come caprioli impazziti sopra lo step.

L’Amoremio, da vero gentleman, paga il caffè a  tutti con una banconota da 5 euro.

Io strabuzzo gli occhi e devo fare una faccia davvero stramba, perché si girano tutti a guardarmi.

Il ragazzo del bar prende i soldi e si gira verso la cassa per dare il resto.

Nel mentre tiro per il gomito l’Amoremio: “Psss!!! Ehi!! Ma che…”

“Eh?”

“Ma che hai pagato con una banconota finta?”

“Ma che dici?”

“Ma… ma… sembravano soldi del Monopoli!”

Interviene l’Istruttore: “ma dai, sono i nuovi 5 euro! Non li avevi mai visti? Eppure sono in giro da un po’!”

Io?

No.

Mai.

Giuro.

“Amore, ti pare che pagavo coi soldi finti?”

“…”

“E poi semmai c’avevo una banconota da un milione di euro, mica da cinque!”

E tutti giù a ridere.

Sei così naif!

Sei la solita mattacchiona!

Avete presente l’emoticon giapponese con la gocciolina sulla testa? Io.

Oh, io non lo sapevo e non le avevo manco mai viste. Non sapevo delle polemiche perchè son più piccole e distributori e macchinette le schifano. Se me le avessero date al supermercato avrei reagito come quella volta che la cassiera mi rifilò una moneta albanese al posto dei due euro. Abbèlla, che robba è questa?

Io vivo nel mio mondo, chiaro?  

Ehm.

 

E ci vivo pure bene. Quasi sempre…

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6 giugno 2013 4 06 /06 /giugno /2013 09:53

La-vignetta-congiuntivo1.jpgCon colpevole ritardo, l’altra sera io e l’Amoremio abbiamo visto Cloud Atlas.

E’ che al cinema lo abbiamo mancato per un soffio (e poi ci spaventava la durata) ed abbiamo aspettato una versione decente da scar..ehm.. cof cof… da noleggiare per vedercelo in santa pace dal divano di casa.  E devo dire che i fratelli Wachowski non si smentiscono nemmeno in questo film, che vanta un cast stellare ed un impianto scenico e visuale che lascia di stucco. E come in tutti i loro film bisogna avere pazienza: nei primi 90 minuti infatti non si capisce mai una mazza né di quello che vogliono dire, né della storia del film in sé.

Poi però migliora, e parecchio.

 

Ma non voglio fare una recensione del film, quella la lascio fare a chi è più bravo di me.

 

Vi volevo invece mettere a conoscenza della discussione che questo film ha generato tra me e l’Amoremio. Nell’episodio ambientato in un futuro post-apocalittico, Tom Hanks e Halle Berry parlano un linguaggio nuovo, diverso dal nostro eppure molto simile, fatto di elisioni, semplificazioni, un uso tutto al presente dei verbi e la totale mancanza di articoli o pronomi.

E sui titoli di coda, l’Amoremio mi fa: “Allora, hai visto?”

Io: “Sì, bello.”

Amoremio: “No, voglio dire… hai notato il sottile messaggio?”

Io: “Vuoi dire sulla reincarnazione e il karma?”

Amoremio: “No, sull’evoluzione della lingua!”

Io: “Ma che dici? E’ un futuro post-apocalittico, con la perdita di civiltà e cultura che ne deriva, non lo puoi prendere ad esempio!”

Amoremio: “E invece sì, pensaci: la lingua cambia ed evolve. Se Dante ti sentisse parlare oggi sgranerebbe gli occhi e non ti capirebbe molto.”

Io: “E quindi?”

Amoremio: “E quindi la tua lotta per la salvaguardia del congiuntivo è una battaglia persa”

Io: “Non è vero!”

Amoremio: “E anche quella contro le K e il linguaggio da sms. Vedrai, sparirà anche la punteggiatura e non ci potrai fare nulla. Chi usa la virgola nelle nuove forme di comunicazione?”

Io: “Io!!!! Io uso la punteggiatura negli sms!!!”

Amoremio: “Amore, io ti amo lo sai. Ma non sei attendibile. A quelli che ti scrivono i messaggi con la K rispondi: se non scrivete in italiano non capisco!”

Io: “E’ perché sono dei villani pigri, ecco.”

Amoremio: “

Io: “Possiamo opporci!!!”

Amoremio: “Sì, vabbè. Retrograda. Lo sai che ho ragione”

Ho sbuffato e troncato lì.

E’ vero, la lingua si evolve, ma le carenze di linguaggio di gran parte della popolazione italiana sono dovute solo ed esclusivamente a ignoranza e pigrizia.
E poi questa teoria dell'evoluzionismo non convince affatto.

 

E voi, cosa ne pensate?

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29 maggio 2013 3 29 /05 /maggio /2013 17:09

vintage-city-newspaper-rain-woman.jpgCi sono giorni che proprio non ce la puoi fare, che ti pesano le gambe come macigni, le lancette dell’orologio sembrano immutabili e fisse e fuori piove. Piove come se non ci fosse un domani, con un grigio da novembre che spaventa e fa rintanare il mio gatto sotto la coperta di pile.

Accendiamo i termosifoni? Perché no.

Ed è quasi giugno, per dire.

Si può essere allegri, pimpanti e pieni di energie con questo tempo?

Io no.

Io sono schiava del sole.

Metereopatica folle.

C’è il sole? Ok, posso affrontare anche Godzilla tenuto a dieta con tofu e broccoli per tre settimane.

Piove? Noncelapossofare.

Piove da talmente tanto che non mi ricordo più il conforto della luce solare? Aiutatemi.

Pure le mie piante so entrate in coma, non ce la fanno più. I peperoncini guardano il cielo intirizziti, mentre le piante grasse si stringono gli aculei uno all’altro a cercare un po’ di caldo. Tutti i fiori che promettevano di sbocciare se ne stan lì, incerti nel comprendere se sono loro hanno sbagliato  il tempo in cui fiorire o se è la natura ad essere impazzita.
Ok, non ci sono più le mezze stagioni: però è giugno.

 

Poi c’è la mia piantina preferita, quella che amo. Ce ne avete una voi? Io sì, anche se sono banderuola e cambio spesso amore.

Il mio attuale amore si chiama Kangaroo Paw, dalla somiglianza dei suoi fiori alle zampette dei canguri.  Non è semplicemente adorabile?

Trattasi di pianta australiana il cui unico bisogno risiede in un ambiente luminoso, meglio se in pieno sole. Sole, do you understand? Eccola lì, mi guarda e deperisce a vista d’occhio. E ci credo, non c’è più sole da 20 giorni, lei sogna il sole australiano!!

Piantina, ti sono vicina, pure io vorrei il sole.  Resisti, non ti arrendere!
Non morire, lotta!

Ti prometto che arriverà l’estate.

 

Forse…

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27 maggio 2013 1 27 /05 /maggio /2013 12:05

trailer_la_grande_bellezza_14041-67662420.jpgIo Paolo Sorrentino lo amo, ma proprio a prescindere. La sua fantasia onirica ed il suo modo di scrivere le storie corrisponde esattamente alla mia visione del mondo e della realtà circostante. Sì lo so, per molti è ridondante, modaiolo, troppo manieristico anche a volte.Ma a me piace, lo trovo stimolante e molto vicino a me.
L’ho già detto che la Sorrentino mi piace? E mi piace dai tempi de L’amico di famiglia e anche nonostante blasonati critici gli vomitino addosso che lui non è più lo stesso, che si è perso, che è tutto un bluff. Ecco, magari io la computer grafica la odio a prescindere e gli aironi… ma vabbè.
Peccato veniale.
Insomma, sono andata al cinema a vedere La grande bellezza tutta contenta insieme all'Amoremio, ci aspettavamo una grande storia e non siamo rimasti delusi né dalla sceneggiatura, né dagli attori. Mi è piaciuta pure la Ferilli, per dire. Ma non voglio perdermi in recensioni cinematografiche che non ho la competenza di fare, posso dire solo quel che provo io a pelle e quindi il mio giudizio per gli altri vale zero.
E allora?
Allora niente, nel nostro essere abituati al salotto di casa, alla tv a pagamento allo scar... ehm, ad affittare dvd, uno si dimentica una cosa essenziale: al cinema non sei solo con i tuoi amici ed i tuoi cari. O meglio, al cinema ti può capitare accanto un villano orribile e rovinarti due ore di relax.

Entriamo in sala e già capiamo che aria tira: ai nostri posti ci sono sedute due ragazze poco più che ventenni con i piedi appoggiati sul sedile davanti.
"Ehm, scusa. Il posto è mio" Dico ad una sventolando il biglietto.
Lei mi guarda come fossi una blatta, inizia a masticare furiosamente la gomma e sposta lo sguardo in avanti. Interviene allora l’Amoremio, da vero cavaliere servente:”Ragazzina, facciamo che ti sposti o chiamo la sicurezza del cinema?” Lei ci guarda come se fossimo due masse di cacca equina, prende per mano la sua amica e sempre masticando come se non ci fosse un domani si allontanano.
“Se mi viene una figlia così la mando in un collegio di suore”
“Aehm, potresti fare peggio.”
Cominciamo bene.

Parte la pubblicità pre-film e mi rendo conto che la mia vicina è una ragazza che avrebbe urgente bisogno di scambiare quattro chiacchiere con Marco Bianchi. Ma anche con una estetista. Ma non è questo il punto. E’ che chiacchiera, chiacchiera con la sua vicina che non riesco a vedere come se fosse al bar.
Smetterà, mi dico. Appena inizia il film smetterà.
E invece no.
Nonostante gomitate, colpi di tosse, illazioni più o meno velate da parte mia. Niente.
Ha chiacchierato sempre.
Blablablabla.
Senza soluzione di continuità.
Sempre.
E sullo struggente finale, con una Roma assonnata che si sveglia piano piano, appena compaiono i titoli di coda ha esclamato: “Non ci ho capito un caxxo.”
Strano!” m’è venuto da ribattere a voce un po’ troppo alta.
S’è fatta rossa, m’ha guardato in faccia e per un attimo ho  pensato che mi saltasse addosso come un (grosso) gatto. Invece no, ha raccolto le sue cose e se n’è andata di corsa.

Non chiedetemi che cosa ci facesse questo circo ad un film considerato abbastanza impegnato, non lo so proprio. Magari la canzone della Carrà li avrà tratti in inganno, magari c’era Verdone e loro han creduto che fosse un film sui coatti, cosa alla fine anche parzialmente vera alla fin fine.
Io il film me lo sono goduto lo stesso alla fine, ma mi chiedo: vai al cinema solo per cambiare aria? Non ti puoi andare a bere una birra, invece?  devi dire iocisonostato?

 

Ma soprattutto, l’educazione è morta?

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22 maggio 2013 3 22 /05 /maggio /2013 10:49

funny-marriage.jpgQuesta è la stagione dei matrimoni e, alla faccia di quelli che dicono che tanto non si sposa più nessuno, io sono invasa dalla febbre dell’altare.

Non che ne sia contagiata, state sereni. Io sono immune dal virus, vaccinata sin da piccola al suono di svariata orride collezioni di bomboniere parentali in porcellana da quattro soldi che conservavo gelosamente in una orrida casina fatta apposta per loro. E ci parlavo, anche. Deliziosamente kitsch, non trovate?

Insomma, nel tempo mi sono elevata oltre questa smania irrisolta che attanaglia il sesso femminile, fatta di tulle, macramè e bomboniere.

 

Ma mai come quest’anno intorno a me spuntano matrimoni come funghi in novembre.

E ce ne sono di tutti i tipi, per tutti i gusti e tutte le perversioni.

 

Ci sono quelli che vogliono tutto nella tradizione. E allora due vergini certificate dalla CEI che preparano il talamo nuziale, serenata sotto la finestra della sposa la sera prima, padre d’ordinanza che accompagna la sposa adorna del vestito bianco fino all’altare, velo canonico, lancio del bouquet e lista dei regali che comprenda almeno sei zuppiere e un servizio di piatti quadrati da 36 che non entrano nella lavastoviglie manco rotti a metà.

 

Poi ci sono quelli (soprattutto quelle) che si sono drogate di Enzo Miccio e credono che la cosa più importante sia lo stile. E così, anche se prima erano un calippo e ‘na bira all’improvviso si sentono Grace Kelly in Caccia al ladro e dissertano di galateo ed etichetta con la bocca a culo di gallina, vagando con la mente tra i vari assemblaggi possibili per la partecipazione. Eleganti ed eteree, sì. E fissate col tema centrale del matrimonio, che può essere Alice in Wonderland piuttosto che Batman. E poi, du’fuochi d’artificio non li vuoi fare? Ma allora non sei nessuno!

 

E come dimenticare la categoria nozze coi funghi? Quelli che vorrebbero mettere su un evento tipo il matrimonio di William e Kate con gli spicci del salvadanaio senza rendersi conto che è praticamente impossibile. E così risparmiano su tutto tranne che sulla location, che deve essere figa, ma ordinando poi tovaglie di carta e tagliatella al ragù. E chiedendo solo ed esclusivamente soldi ai partecipanti. Solo soldi.  Personalmente questi sono i peggiori, se Dio fosse giusto come regalo dovrebbero ricevere solo la punizione suprema.

 

Ah, ovviamente poi ci son anche quelli che credono davvero nel matrimonio e per i quali non importa se la cravatta dello sposo non è abbinata ai portatovaglioli del tavolo.
Ma è gente rara e preziosa.

 

Da par mio, io ho la mia teoria avvalorata anche dall’assenso dell’Amoremio. Diciamo che ci sposiamo, ci facciamo regalare dai parenti rompiballe un mega viaggio in Nuova Zelanda, poi partiamo due giorni prima della data fissata ed espatriamo lasciando a tutti un bel biglietto di ringraziamento.

 

Che dite, vi piace l’idea?

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17 maggio 2013 5 17 /05 /maggio /2013 07:44

beautiful-beauty-cute-fat-girls-insecurities-Favim_com-5214.jpgUomini e donne hanno idee completamente opposte su tantissime cose, ma più di tutto sull’estetica. Questo perché, siamo onesti, l’uomo è più facilmente condizionabile dal ricordo materno o dalla mancanza dello stesso, ricerca canoni che non sono realistici e vedono il mondo a modo loro, spesso ragionando con un organo che non è posto sopra al collo. Sì, con l’altro, con quello centrale.

Insomma, capita spesso che non vedano davvero le cose per come stanno.  E non siamo mica noi donne plagiate dai media che ci vogliono magre con le tette, alte e con la 38.
Nonono.

Non ci credete? Un esempio pratico?

Eccolo qui.

Luogo di svolgimento: palestra.

Oggetto del contendere: una ragazza, carina ma pienotta (diciamo così), grazie ad una dieta lampo dimagrisce a vista d’occhio.

 

Spogliatoio femminile.

Wow!

Ma che favola!

Ma stai benissimo!

Che invidia! (Che invidiainvidiainvidiainvidia…)

Ma è sorprendente!

Mi dai il numero del tuo dietologo? O anche solo il nome, poi mi informo.

Non è che ti ha dato qualcosa di strano da prendere, vero?

Ma come stai bene! (Che invidiainvidiainvidiainvidia…)

 

Spogliatoio maschile

Che le è successo a XXXXXX?

Bahhhh!

E’ diventata un cesso.

(Uomini che annuiscono tristi)

 

Capite? Non potremo mai capirci davvero, specie se si decide di avventurarsi in questo territorio tortuoso.

Tu ti vedi grassa e sull’orlo del caso umano, lui ti vede bella.

E non passa con l’età, eh. Mia madre, splendida e in forma, viene chiamata Pinocchio da quell’esagitato di mio padre. Per dire.

Io no.

 

Al limite io faccio la balena…

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15 maggio 2013 3 15 /05 /maggio /2013 00:14

1e79189e-ce1a-45e5-861f-5cb88ad46d18A Milano sabato è successo un fatto orribile, un incubo senza alcun senso. Una tragedia che non ha una spiegazione, deplorevole, sbagliata, insanguinata.
Voglio che sia chiaro: io non la giustifico, non c'ho mai nemmeno pensato.
Un pazzo che prende un piccone ed uccide tre ignari passanti; un pazzo, appunto, pure se fosse nato a Vercelli invece che nel Ghana.

Ma invece di biasimare l'evento in sé, certa solita stampa e certi soliti partiti si sono buttati a capofitto sulla faccenda. Non sul padre di famiglia che stermina i suoi cari, fatto altrettanto aberrante.
No, meglio far leva sull'uomo nero che potrebbe uscire dall'armadio e sterminarci tutti.
Attenti!
Passi ciò che scrive Libero o il Giornale, ma su Facebook è diventata la sagra dell'imbecillità e del razzismo. Che poi, a ben vedere, sono due sinonimi.

Tutto ha radici non troppo lontane e trova la sua miccia nella nomina di Cécile Kyenge a Ministro per l'Integrazione. Che, come prima dichiarazione, urla la necessità dello Ius soli.
Fumo negli occhi per la Lega (o quel che ne resta), che prima non capisce, poi cerca nel Bignami di Diritto del Trota e s'incazza. Dare la cittadinanza italiana a tutti coloro che nascono sul suolo italiano? Anatema! Noi italiani siamo solo quelli presenti sul territorio da generazioni, con un pedigree da mammoni e mangiatori di pasta arruffoni certificato in triplice copia, sennò nulla! Ma scherziamo!
E paradossalmente l'evento orribile di Milano sembra aver legittimato l'ignobile partito de l'Italia agli italiani. Bel lavoro abbiamo fatto finora, sìsì, complimentoni.

Io la penso in modo ben diverso e mi sono espressa già molto tempo fa.
Siamo un paese vecchio, sterile, in cui gli over settanta detengono il potere tra mani incartapecorite, che non è più aderente alla realtà e vive scollato in una realtà da Carosello che non può più permettersi.
Volente o nolente l'Italia è diventata un paese meticcio e multietnico, che si regge anche sul lavoro di chi non vanta nonni italici. Il piastrellista albanese, la badante filippina, il corriere del Bangladesh e il facchino peruviano vivono la nostra quotidianità, mandano i loro figli alle nostre scuole e pagano le tasse come noi.
Cosa li rende diversi?

Se mai un giorno avrò dei figli vorrei per loro una società che profumi di pasta all'amatriciana e couscous, di tandoori e di pizza. E di tanti altri odori che loro dovranno scoprire giorno per giorno, mano nella mano con chi ha origini lontana, ma anche vicine.

Sono idealista?
Forse, non lo so.
Certo è che stasera mi sento molto scoraggiata.
Sto diventando sempre più intollerante con gli intolleranti, gli stessi che poi si riempiono la bocca di parole la domenica in Chiesa e buttano la monetina nell'obolo per far comprare la Golf al prete.

Io, francamente, la mia monetina me la tengo per altre occasioni...

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10 maggio 2013 5 10 /05 /maggio /2013 08:58

 

1929-1.jpgIn primavera avvengo sempre piccoli grandi drammi.
In prevalenza a donne, ma anche a uomini, non credete ne siano immuni. Sono solo più bravi a dissimulare ed in genere non frantumano i timpani delle compagne lamentandosene.
Quando avvengono?
Semplice.
Quando l'espansione del tuo corpo inizia a prendere il sopravvento sulle tue reali intenzioni e sulle percezioni del tuo cervello, No?
La situazione diventa molto grave e ce un'unica cosa da fare: mettersi a dieta.
Stretta.
Molto stretta.
Avete presente la fame?
Ecco.
E la follia?
Eccoci di nuovo. 

Che poi è facile dirlo, specie da parte chi è stato dotato dalla natura di un metabolismo che brucia in un giorno con tranquillità le calorie necessarie ad un piccolo villaggio del terzo mondo per una settimana. Andrete all'inferno, sappiatelo. E ci andrete insieme a quelle modelle che vomitano anche l'acqua gassata (le bolle ingrassano?) e poi vanno dicendo nelle interviste che loro non assimilano.

Insomma, è facile a dirsi, no? Ora poi ci sono tante applicazioni per il telefono che più o meno gratuitamente promettono di controllare l'ingerimento di alimenti da parte vostra. Bellissime e funzionali. Per una settimana a dire tanto, poi mi stufo d star sempre lì a segnare.
E me ne dimentico.

Per poi ricordarmene con assurda drammaticità quando mi capita di specchiarmi.

Cioè, quelle ciambelle mostruose che risiedono intorno ai miei fianchi quando sono spuntate? Ieri? E perché non hanno telefonato prima? Ora che ci penso, pure sulle scapole mi sento un fastidio... oddio, una tasca di grasso pure lì!!!
Ecco, lo sapevo, ho perso il controllo.

Eppure, non mangio molto lo dicono tutti. Non posso nemmeno mangiare dolci con la mia allergia, né gelati o nulla di simile. Forse è la voglia di mangiarli che mi fa ingrassare.
Somatizzo, ecco.
Lo sapevo.

Lo sapevo che la colpa è sempre nella mia testa...

 

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9 maggio 2013 4 09 /05 /maggio /2013 11:16

Come tutti gli anni, eccoci qui, ci siamo: è arrivato il momento del 730. 
MERAVIGLIOSO.
Sì…Aehm!

Avete già preparato tutti i documenti, fotocopiati e correttamente divisi, e inviato tutto al commercialista di fiducia? Oppure preferite un patronato o l'ufficio preposto di un sindacato? Poco varia, c'è sempre un poveraccio che, da bravo burocrate e come da richiesta dello stato italiano, dovrà far due conti tra dare e avere inerpicandosi tra le mille e più sfaccettature della fiscalità italiana.
Bel lavoro, sì.
Ma ci tocca ed allora tanto vale farlo bene, no? Quindi, tra tutti i documenti, non vi dimenticate di indicare anche a chi volete destinare il celeberrimo 5x1000 che per legge ognuno di noi può scegliere di assegnare ad una organizzazione senza scopo di lucro che ritiene meritevole, purché accreditata.
E' una di quelle cose a cui si presta sempre poca attenzione perché, diciamocelo, pagare le tasse è una rogna infinita e le leggi che regolano la dichiarazione dei redditi assomigliano ai calcoli necessari per costruire uno shuttle. Logico che, una volta arrivati in fondo, si chiuda tutto con slancio e buonanotte.
Ma destinare il 5x1000, destinarlo bene, è importante. E' una occasione unica per aiutare davvero a cambiare le cose. Specialmente se si decide di destinarlo ad associazioni come l’UNICEF che da anni aiuta i bambini di tutto il mondo, specie quelli che vivono nelle aree più povere, in condizioni al limite della sopravvivenza e che rischiano la vita per malattie come tetano e morbillo per cui da anni sono disponibili banalissimi vaccini. Paesi in cui la mortalità è elevatissima e ogni giorno muoiono 19.000 per malattie prevenibili con tempestivi vaccini.

L’UNICEF è il più grande fornitore mondiale di vaccini, sufficienti per oltre il 36% dei bambini nel mondo, ma ancora non basta, perché il 20% dei bambini non ha ancora accesso a questo genere di prevenzione.

Quando presenti la dichiarazione dei redditi quest'anno non dimenticarti dell’UNICEF e destina il tuo 5x1000 alla salvaguardia del destino di centinaia di migliaia di bambini nel mondo. E non dimenticare nemmeno di dirlo ai tuoi amici, diffondendo anche la voce sui social network tramite l'hashtag #aMeNonCostaNulla.

Rendi un obbligo noioso e difficile da mandar, giù come le tasse, un privilegio: aiuta l’UNICEF.

Aiuta il futuro.  

 


UNICEF, dona il tuo 5x1000

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8 maggio 2013 3 08 /05 /maggio /2013 10:00

 

im1.jpgDa bambina, quando non riuscivo a dormire o per qualche strana ragione avevo voglia di alienarmi, mi mettevo a letto su di un fianco, le mani sotto la guancia come una protagonista di un cartone animato e mi mettevo a sognare.

Sì, decidevo io cosa sognare. Cioè, molto più semplicemente iniziavo a raccontarmi una storia, una qualsiasi. A volte di fantasia, a volte rivivendo un film o un telefilm che mi davano sicurezza, immedesimandomi nella protagonista o in un personaggio che amavo e riadattando la storia al mio gusto personale.
Sapete le volte in cui sono stata Laura Ingalls nella mia testa? E le volte in cui strappavo i capelli alla sorella maggiore? Prima che diventasse cieca of course, occorre sempre mantenere un certo distacco.
Oppure Candy Candy. Chi non ha sognato di essere lei che flirta con Terence?

E mentre sognavo, o immaginavo come preferite, le cose che non mi piacevano della mia vita scomparivano pr un attimo, portate via dalle mie nuove mille avventure, dall'immedesimazione in un altro personaggio e in un altro mondo.

Non capite male, non ho avuto una infanzia infelice, tutt'altro.
Sono sempre stata solo molto sensibile, specie agli attacchi esterni, alla cattiveria dei bambini a cui mostravo spallucce, alle cose che non potevo cambiare nonostante il mio massimo impegno.
La fantasia era ed è il mio rifugio solitario, il mio piccolo mondo antico.
Avrei voluto avere una bacchetta magica sempre a disposizione, che interrompesse il tempo e che mi catapultasse via, in un altro mondo. In un'altra vita.
Non è lo stesso che leggere un libro, no.
E' entrare in un mondo mio.
Nuovo.
Tabula rasa, si ricomincia da oggi.

Lo vorrei ancora?
Non lo so, a volte sì.
Forse vorrei solo avere più tempo per rifugiarmi lì, in quell'angolino fatto di storie perfette che finiscono sempre bene, ma non funziona più bene come quando ero piccola.
E questo mi spiace molto, mi lascia addosso una certa malinconia.

Ritroverò il mio giardino segreto?

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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