Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
18 gennaio 2013 5 18 /01 /gennaio /2013 12:28

vintage-gal-writing.jpgScrivere è sempre stato per me un luogo dell’anima, un posto della mia mente dove rintanarmi e non far entrare la paura, il dolore, le cose che non volevo né capire né vedere.

Il luogo della fantasia, certo, dei paesaggi fatati, delle principesse incantate, delle storie d’amore perfette.

Ma anche un modo per raccontarmi, raccontare e sfogarmi.

Scrivere per me è sempre stato vitale, ma anche naturale, un po’ come iniziare a camminare o a parlare. E se si considera che secondo mia madre ho iniziato a parlare per non smettere più, capirete la portata della questione.

E’ solo che ultimamente non riesco.

Non riesco a buttare giù tutte le idee e gli spunti che mi frullano per la testa. Sono troppi, oppure troppo pochi.

Non riesco a capire se la mia testa è troppo piena oppure è vuota del tutto.

E’ difficile spiegare la sensazione, ma mi capota di sedermi al computer, guardare la tastiera… e ecco, niente.

 

Perché non scrivi un libro?                                      

Non hai l’idea?

L’idea ce l’ho sì, ma…

Ma che cosa? Allora scrivi!

 

Ho sempre pensato che scrivere non fosse come cucinare, ché ti metti ai fornelli e qualcosa tiri fuori.  

Ci vuole la giusta predisposizione d’animo, è un attimo per sé proprio come farsi la maschera d’argilla contro la pelle grassa.

E’ impegno, è mettere in ordine una ridda di pensieri e vocine che fanno a botte nel cervello.

Ci vuole calma, e io forse in questo periodo sono troppo ansiosa, troppo presa in un vortice e troppo incasinata mentalmente per avere lucidità.

O forse ho solo perso le parole, per citare un cantautore famoso.

Fattostà, mi sento bloccata.

Imprigionata.

Chiusa in un tunnel da cui non vedo che un piccolo spiraglio di luce.

So già che per uscirne dovrà seguire quella luce, ritagliarmi angoli solo miei, seguire geometrie che non so disegnare, percorrere strade dimenticate. Non è un percorso facile, vuol dire trovare un equilibrio diverso tra le diverse me, tra tutti i personaggi che abitano il mio cervello e ci si azzuffano dentro. Mediare i miei vorrei, saper accettare le cose che non posso cambiare, ritrovare un centro che mi sembra smarrito.

Seguire la luce, sì, lo so.

Ma ora no.
Domani, magari.

 

Per ora vorrei solo sedermi nel tunnel e  dormire un po’, grazie.

Condividi post

Repost 0
17 gennaio 2013 4 17 /01 /gennaio /2013 14:48

la-corsa-delle-onde.jpgEra da molto che non leggevo un libro "di carta", ma ilr egalo di Natale di una amica, un buono da spendere in libreria, mi ha fatto approfittare dell'occasione per leggere questo libro, introvabile per ora in ebook. Chi l’avrebbe mai detto qualche tempo fa che sarei diventata una fanatica del digitale?

Ero ansiosa di leggerlo, perché la Trilogia dei lupi di Mercy Falls, della stessa autrice, Maggie Stiefvater, resta tra i miei libri preferiti. La copertina, come potete vedere, è molto bella, la storia invece la trovate comodamente riassunta qui.

C’erano tutti i presupposti per una piacevole lettura, eppure.

Eppure, eppure nonostante la mia stima per la scrittrice, diversi appunti non posso evitare di farli:


1) La storia è particolare ed interessante, un misto tra realtà, fiaba e mito. Molto bella l'idea dei capall uisce, i cavalli d'acqua, creature così belle e letali da essere mitologiche. Notevole anche, come al solito, la connotazione dei personaggi. Eppure aleggia in tutto il libro un senso di incompiutezza della storia, una sorta di mancanza di credibilità. Paradossalmente, l'idea dei lupi mannari risultava più "vera", questa voltal'idea di destrutturare e cambiare le carte in tavola davanti ad un mito non dà gli stessi risultati. Del resto, non tutte le ciambelle possono riuscire col buco.


2) Perchè il finale deve essere così sfacciatamente buonista? Se è vero che già da metà libro era facile per il lettore di media intelligenza intuire l'happy end, perché non regalare alla Corsa dello Scorpione più pathos e dramma? Perché i buoni devono vincere (con banalità) su tutta la linea?


3) Ho trovato diverse pagine rotte, sembravano tagliate col seghetto. Lo so che non è colpa del libro singolo, ma della Rizzoli anche sì. Ora, se si paga un libro quel che sta bene, e pure di più a volte, mi pare sia lecito almeno pretendere che sia integro e correttamente leggibile. E siccome non è la prima volta che mi capita, non posso fare a meno di pensare che la mancanza di cura sia uno dei motivi per cui l’editoria non naviga in acque floride. Devo sottolineare quanto siano fastidiose per una feticista del libro come me queste cose? No? No.

 

A parte questi piccoli appunti, si tratta sempre di un libro molto godibile e ben scritto, piacevole sia per gli amanti del fantasy, sia per coloro i quali amano le storie d’amore col lieto fine.

Da leggere, certamente.

 

Magari aspettando l’edizione economica.

 

Condividi post

Repost 0
14 gennaio 2013 1 14 /01 /gennaio /2013 13:58

Avete mai la sensazione opprimente di vivere in una società vecchia, obsoleta, che non prende in considerazione i vostri bisogni, né tantomeno le opinioni di chi poi in realtà la società la compone veramente?
E questo perché l'Italia è fatta in gran parte di vecchietti al bar, che ricordano ancora le storie di guerra e sono inchiodati ad un mondo che non c'è più.
Internet?
Social?
E che è?

Eppure, per la maggior parte di "noi", è una parte della nostra vita. Volente o nolente certi meccanismi sono oramai entrati nella nostra vita. C'è il Festival di Sanremo? Sopportabile solo grazie a Twitter ed alle malignità assortite degli utenti.
Scatti una bella foto? Subito su Instagram!
Hai un sassolino nella scarpa? Esterna il tuo disagio su Facebook!

Ed è quindi naturale che anche i grandi marchi e le aziende più importanti comincino a tener conto di questi nuovi aspetti della vita quotidiana.

Nasce così l'idea di TIM, una azienda che non solo ha prodotto i più bei spot del 2012 (scagli la prima pietra chi non ha adorato Dante/Neri Marcorè e Marco Mazzocca/Virgilio a spasso nell'inferno), ma che da sempre è attenta alle nuove tendenze e tecnologie e mira ad esplorare questa terra sconosciuta: come utilizzano i social network gli italiani?
TIM ha creato così Pick1, un velocissimo sondaggio di solo tre domande al quale è facile e rapido rispondere. Lo trovate qui, in un tab di Facebook denominato ParlaciDiTe
Compilandolo riceverete un piccolo omaggio, una suoneria gratis, da scaricare, per il cellulare fatta da Marco Mazzocca.

Io ho partecipato, e voi che aspettate?

 
Articolo sponsorizzato

 

Condividi post

Repost 0
7 gennaio 2013 1 07 /01 /gennaio /2013 09:05

 

HappyBirthdayVintage.jpgOggi è il io compleanno.

Sì, sono nata il giorno dei saldi, quello in cui si torna a scuola dopo le vacanze, quello in cui di disfa l'albero di Natale ed il presepe. O, se preferite, il giorno dopo la Befana.

Che s'era scordata e ha rifatto il giro? Ma dai? Non me l'ha fatta mai nessuno la battuta.

Ad ogni modo, io il mio compleanno l'ho sempre un po' odiato e non mi riesco a lasciare andare. Sin da bambina questo giorno mi metteva ansia, ma proprio parecchia. Sia per l'idea di festeggiare in sé, sia perchè davanti alla faccia cortese che mi dice "Auguri!" mi vien sempre da rispondere "Anche a te!" manco fosse Natale.
Sarà che le feste sono ancora vicine, mi confondo.

Festeggiare: perché?
Che cosa, poi?
Il passare degli anni?
L'incedere impietoso dei giorni sui giorni?
Il ticchettio sempre più violento del mio orologio biologico, così forte che tra un po' mi lede un timpano?
O la caduta verticale delle mie chiappe?
L'ho già detto che non mi piace festeggiare il mio compleanno?
Che vorrei svegliarmi il giorno dopo?

Ad ogni modo, visto che sono coerente, oggi sono in ferie e festeggio. In modo parco, per carità, nulla di particolare. Mi faccio coccolare dal l'Amoremio, e poi il resto vedremo.

E poi devo festeggiare con le mie amiche, che m'aspettano al varco.

E anche la mia famiglia, certo.

Mia madre, nella sua normalità di genitore, insisteva sempre perché festeggiassi e organizzassi quelle festicciole che alle medie sdoganavano il pomiciamento (altrui) con la scusa del lento e del ballo al buio.

Ripensandoci, forse è questo che m'ha traumatizzato, non l'idea del tempo che scorre.

In ogni caso, come dicevo, son trentasette.

 

ARGH!

 

Condividi post

Repost 0
3 gennaio 2013 4 03 /01 /gennaio /2013 14:36

donna-al-volanteInterno macchina.

Notte o giorno scegliete voi, è indifferente.

Guida l’Amoremio, io sto seduta al lato passeggero.

Amoremio: “Ma guarda… che cazz… ma come guida questo?”

Phoebe: “Una lumaca!”

Amoremio: “Ma… accc… se va un po’ più piano torniamo indietro nel tempo!”

Phoebe: “Porta pazienza, sarà un uomo col cappello!”

Amoremio: “Macché, E’ UNA DONNA”

Phoebe: “Ma come fai a dirlo??”

Amoremio: “E’ UNA DONNA, SONO SICURO!” Afferma sorpassando l’utilitaria che avanza con la velocità tipica delle lumache da corsa.

 

Ecco, io non ho risposto, ma avrei voluto dire all’Amoremio che lo stereotipo delle donne che non sanno guidare è davvero una delle cose più maschiliste del mondo.

 

Che mica non è così, tra l’altro.

 

Che tanti uomini guidano con le orecchie allo stesso modo di certe donne.

E che comunque se noi donne magari siamo sovrappensiero  qualche volta mentre guidiamo è solo perché siamo troppo impegnate. Guidiamo e pensiamo alla spesa da fare, alla lavatrice, ai panni da stendere, al gatto che (pora stella) ha finito i croccantini e tu non glieli hai rimessi. E poi alla dieta, alla cellulite che avanza, ai pantaloni che (vaffanculo) non ti entrano più.

E anche a quello carino del terzo piano, al lavoro da consegnare, alle pratiche da sbrigare, e poi anche alle amiche che nonchiamipiù e alle rughe che stamattina ti sei vista in faccia. E no, non era il segno del cuscino.

Perciò, se una donna vi taglia la strada, va piano, non è reattiva al semaforo o solo ti mostra il dito medo quando cerchi di scavalcarla in fila in mezzo al traffico, no è che non sappia guidare: c’ha solo un milione di cose da fare.

Riflettici, maschio medio ciabattato, nonché campione olimpico di sgassata atomica.

Riflettici.

 

 

Ah, per la cronaca: era una donna…

Condividi post

Repost 0
Published by Phoebe - in sick sad world
scrivi un commento
30 dicembre 2012 7 30 /12 /dicembre /2012 22:44

images--1-.jpgMi sono sempre piaciute le cose semplici della vita.
Il calore di una tazza di tè tra le mani.
Un fiore che sboccia nel tragitto tra casa e la fermata dell'autobus.
Uno sconosciuto che dice “buonasera” incrociando lo guardo al supermercato, anche se non sa chi è e lui nemmeno ti conosce.
Una foto scattata in una giornata d'inverno tutta azzurra: 
Fare la marmellata e metterci il dito dentro per sentirne il sapore in anteprima.
Il sorriso di un bambino al parco, mentre scende dallo scivolo.
Piccole cose, che hanno sempre avuto il potere di tirarmi su il morale.
Ma in quest'anno difficile, bisesto e funesto, non è bastato, no.

Anzi, mi ha lasciata svuotata, incapace di ritrovare in questi piccoli piaceri un motivo per tirar fuori un sorriso e ricaricare la riserva di energia.

Per curiosità sono arrivata anche a fare il test sulla depressione Zung online. Depressione media. Tzè, a me che a scuola ero una secchiona media non l'ha mai detto nessuno. Ci sputo sopra, io. Inutile, insomma, se non per far affondare ancor di più.

Ma oggi finisce questo 2012, un anno che a parte due piccole grandi gioie è stato avaro. Un anno duro, complicato, di crescita e lotta interiore.

E per quest'anno nuovo vi auguro quel che auguro a me stessa: essere in grado di ritrovare la bellezza nelle piccole cose. Negli sguardi, in un tramonto, in una fila indiana di formiche o nella forma nelle nuvole. Dove volete voi, insomma, purchè vi consoli il cuore.

Benvenuto 2013, fai il bravo eh...

Condividi post

Repost 0
Published by Phoebe - in sick sad world
scrivi un commento
21 dicembre 2012 5 21 /12 /dicembre /2012 11:11

Fine-del-mondo1.jpgEhi, ci siete?

Uh uh!! Mi sentite?

Se state leggendo questo post è perché i Maya hanno toppato coi calcoli ed il mondo non è finito.

 

A meno che non siate a Cisternino rinchiusi in un trullo e siate uno degli ultimi rappresentanti della razza umana.

 

Se non lo state leggendo, ma siete in fila per essere indirizzati negli alloggi di competenza da San Pietro, bèh allora in bocca al lupo.

Io da par mio ho già prenotato una bella suite superlusso vista Stige, già confermata per meriti pregressi, quindi sto abbastanza tranquilla.

Che poi non ho capito una cosa: ma come si conciliano le profezie Maya, l’Apocalisse della Bibbia e la venuta degli alieni? Forse i cavalieri dell’Apocalisse hanno le antennine e sono verdi? E pensare che io li immaginavo a cavallo dei Nazgul.

Ma non divaghiamo.

Non troppo, almeno.

Aehm.

Quindi, ipotizziamo che il mondo non sia finito.

Che questa sia l’inizio di una nuova era.

Un’era nuova, appunto, dove tutti i vizi e le storture di questa ca**o di quinta era o come la chiamano i Maya verranno arsi e dimenticati, e nascerà una civiltà più evoluta, sana e buona. Come quella dei Playmobil per capirsi.

O di Star Trek.

Un mondo nuovo, più equo, dove non esiste la cattiveria e la cupidigia, dove non esiste né lo spread né Berlusconi, dove gli uomini si rispettano e se sei gay puoi pure sposarti senza rotture di palle. Vabbè, forse ho esagerato con l’utopia.

Ma non sarebbe bello?

Non sarebbe bello se tutto questo rumoreggiare sulle profezie Maya producesse qualcosa di utile oltre a dare un lavoro a Daniele Bossari? Se il mondo cambiasse davvero? Oppure come dice mio padre l’Italia non la cambiano manco i Maya?

 

E come lo vorreste un mondo nuovo?

Condividi post

Repost 0
Published by Phoebe - in sick sad world
scrivi un commento
20 dicembre 2012 4 20 /12 /dicembre /2012 12:05

foto-copia-2.JPGRoma è sempre bellissima, affascinante e avvolgente, specie se c’è il sole e il cielo azzurro e se cammini per le vie del centro. Le luci di Natale, invece, per quanto belle son sempre le stesse e su di em hanno perso molto del loro fascino. Sarà che sto per trasformarmi nel Grinch quest’anno, sarà che il Natale non lo sento nemmeno un po’ (a meno che non decida di piovermi tutto addosso il 24 sera, non so), ma ho amato molto di più i luoghi non infestati da fastidiose lucine.

Roma è la mostra di Vermeer alle Scuderie del Quirinale, bella anche se mancava lei.

Roma ha i servizi pubblici peggiori che io abbia mai riscontrato in una metropoli. Peggio di Istanbul, che pure molti a fatica definiscono europea. Eppure a Istanbul i mezzi pubblici erano chiari anche a chi, come me, non parla certo turco. A Roma invece è tutto un po’ così, a casaccio. Non parliamo poi della metropolitana, che sennò la confronto a Parigi ed è la fine.

Roma ha angoli ancora tutti da scoprire per chiunque, anche per chi come me la conosce abbastanza bene. 

Roma é il mercatino di Piazza Navona, che io me lo ricordavo come una chicca del Natale e invece ho trovato invaso di cineserie.

Roma è la chiesa di San Luigi dei Francesi, sempre bellissima coi suoi tre Caravaggio in bella mostra, ma che si possono ammirare solo se metti una monetina nel congegno di illuminazione a tempo.  Francesi très purciari.

Roma è anche Il Mondo di Laura, pasticceria kosher che è una chicca di gusto e  golosità  per chi come me può mangiare solo prodotti milk free. E questi biscotti sono buoni, credetemi. Non sanno né di terra né di segatura, e non costano nemmeno come un rene al mercato nero.

Roma è sempre magica, e conto di tornare presto. Perché in questa visita mordi e fuggi, veloce come una nuvola che corre nel cielo, troppo breve per fare tutto in una città paralizzata dal traffico.

 

Ma torno presto, eh.

Condividi post

Repost 0
Published by Phoebe - in vita vissuta
scrivi un commento
14 dicembre 2012 5 14 /12 /dicembre /2012 14:33

sadness.jpgParlare non è difficile.

Io riesco a farlo anche in fila alle poste, col vecchietto che deve pagare il gas. O con la cassiera del supermercato, mentre implacabile srotola il nastro dei bollini per prendere i bicchieri e te ne dà solo tre.

Parlare mi è sempre riuscito facile. Da bambina non riuscivo a star zitta mai e mia madre riconosceva il momento della nanna obbligatoria esattamente nel momento in cui iniziavo a parlare a velocità doppia, come un mangianastri sbiellato insomma.

Ma se parlare mi è sempre riuscito facile, esprimere quello che mi porto dentro non lo è affatto.

Posso tenere simposi su materie affascinanti come il maglione a trecce dell’impiegato alle poste che fa raccomandate alla velocità della luce. Oppure addirittura una conferenza sulla penna più idonea per  firmare una ricevuta (a punta fine, sennò viene un casino) e tenere una dotta conversazione sui gerani che ornano le balaustre della piazzetta e sulla loro possibilità di sopravvivenza con l’onorevole temperatura di -1°C. E sul meteo, uh sul meteo posso tenere un intervento da primo premio!!!

Ma quando devo dar vita ai miei pensieri più intimi, quando non si tratta di dar fiato ai denti e di sparare cavolate, ecco lì allora mi blocco.

Non ci sono mai riuscita, non raccontavo nemmeno a mia madre dei “fidanzatini” delle scuole elementari e l’unico uomo che ho fatto conoscere ai miei è stato l’Amoremio. Mi blocco, mi rimane tutto sulla punta della lingua e rimango zitta.

E quello che mi rimane è il silenzio, quello che crea sottesi grandi come macini, che non fa dormire e pesa sul cuore.

Le cose che ho dentro e rimangono appiccicate al palato, specie se fanno soffrire.

Mi urlano dentro e mi soffocano il petto, mi imbruttiscono più di quanto sia stato già concesso a Madre Natura. E mi scatta nel cervello la matrice de “Non è evidente?” come se tutte le persone a me care avessero libero accesso alle mie sinapsi e quindi già sapessero o comunque fossero in grado di vedere.

Il buio oltre il baratro.
Il mostro che mi balla nel petto.

E quando finalmente esce fa male.

Fa male perché s’è sedimentato, depositato nell’anima, cresciuto e nutrito di rimuginanti pensieri e sgradevoli sensi di colpo.

Lo urli fuori ed è come vomitare.

E poi passa.

 

 

 

Passa?

Condividi post

Repost 0
Published by Phoebe - in sick sad world
scrivi un commento
13 dicembre 2012 4 13 /12 /dicembre /2012 16:52

C'è la crisi.
L'IMU.
Forse l'aumento dell'IVA.
La cassa integrazione.
Lo spread che ci urla nelle orecchie.

E ora pure il ritorno di Berlusconi che con la parte retro del suo corpo ben esposta in faccia pretende di farci credere che lui lo fa per il bene dell'Italia.

E tra un po' è Natale .
Come si fa a non diventare come il Grinch?
Io c'ero vicino, ero proprio ad un passo dall'odiare il Natale, la corsa sfrenata ai regali, il tintinnio senza senso delle campane e lo stridore dei Jingle Bells buttati fuori dagli amplificatori gracchianti dei negozi.
Poi una mia amica mi fa: "Ma se quest'anno invece di farci il regalo, noi amiche seguiamo un progetto per beneficenza?"
A parte il primo momento di riflessione, tra tutte noi è scattato l'entusiasmo: cosa fare? C'è tanta gente da aiutare, bambini che hanno bisogno d'aiuto, anziani in difficoltà, malati, adozioni a distanza e chi più ne ha più ne metta.
Ognuna di noi ha lanciato la sua idea.
La mia proposta è stata quella di aderire alla campagna Regali per la Vita promossa da Unicef che permette di donare un intervento salvavita ad un bambino che ne ha bisogno, ricevendo in cambio un biglietto da donare ai propri cari per spiegare il significato di un gesto così speciale. Ci sono interventi per tutte le tasche, da € 6,00 euro per vaccinare un bambino contro il tetano a progetti che mirano alla distribuzione di alimenti terapeutici con cui l'Unicef salva bambini malnutriti. Con € 55,00, ad esempio, si possono regalare 30 confezioni di latte terapeutico per bambini malnutriti. 
Costa molto meno di una borsa griffata, e fa stare anche meglio.
Per dire.
Ed è anche facile da attuare. Si può andare su sito regali.unicef.it oppure telefonare al numero verde 800.767655 oppure recandosi di persona presso il punto Unicef più vicino (per info numero verde 800.745000 o conslutare il sito). 


Con Regali per la Vita dell'Unicef puoi cambiare il tuo  Natale, renderlo speciale per te e per gli altri ed aiutare bambini che si trovano in difficoltà.  Senza considerare che, in un mondo affrettato ad acquistare e impacchettare regali il più delle volte inutili e senza alcun criterio, voi potreste stare belle tranquilli in panciolle, con il regalo fatto e la certezza che di un buon sapore in bocca. Quel retrogusto che dà la certezza di aver fatto una cosa non dico buona, ma giusta.

E se qualcuno dei vostri amici storce il naso, perché magari avrebbe preferito il solito prodotto da profumeria da quattro soldi o una sciarpa, oltre al biglietto fategli vedere anche il video che trovate qui sotto. Non lo trovate esplicativo? Farebbe capitolare anche il Grinch in persona.

Che ne pensate dell'iniziativa?

Non vi sembra un modo meraviglioso per festeggiare la vera essenza del Natale?

Articolo sponsorizzato

Condividi post

Repost 0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code