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7 aprile 2013 7 07 /04 /aprile /2013 10:02

481940 602903009724928 3190947 nSì, è primavera.
Oddio, almeno secondo il calendario, in realtà la natura ancora sonnecchia, le gemme non spuntano e le mie piante grasse dormono ancora nella serra presa coi punti della Coop.
E anche io mi sento un po' sospesa, avvolta in una bolla di lavoro frenetico per non vedere la realtà che ci circonda in questo momento.
Che non è una bella cosa, eh.
Ma proprio per niente.

Non parlo più di politica: vi manco? Non è per partito preso o perché la Sinistra italiana ha perso le elezioni (sì, siori e siore, dica quel che vuole lo Smacchiatore di Giaguari, ma quasi vincere vuol dire perdere a casa mia), è che mi sento impotente, schiacciata, raggelata.

E' che ho smesso di vedere anche il TG, non ce la faccio più.
La faccia da Big Jim buttato nella stufa a legna di Berlusconi.
Beppe Grillo e i suoi, che a parte il Wi-fi libero non sanno quello che vogliono.
Vendola che sonnecchia.
Franceschini che vuole l'inciucio.
Bersani che è Bersani, e tanto basta.

E poi, Ruby che canta a squarciagola la sua onestà (“Sono una donna, non sono una santa”), la Corea del Nord che ci riporta col teletrasporto agli anni '80 e all'incubo nucleare, i saggi, l'India che ci bacchetta e i mercati che piangono in cinese.

Ora, per quanto io sia contraria alla decrescita felice (ma non ad un minor consumismo, è diverso), quello che vorrei è vivere in un eremo in campagna pieno di gatti, raccogliendo tarassaco e preparando marmellate biologiche.

Devo dire che subito dopo le elezioni ero arrabbiatissima. Ma in che c***o di paese viviamo? (L'avevo detto che ero alterata, no?). Ero avvelenata, cercavo rissa con chiunque la pensasse diversamente da me e ho cercato su Google “Vivere e lavorare in Australia”, tanta era la voglia di fuggire da questo paese tiranno e sterile; poi ho letto questo libro e mi son detta che era meglio di no, via. Semmai facciamo la Turchia che è pure più vicina.

In realtà la spinta dell'indignazione momentanea si è assopita quasi subito, lasciando il posto allo sconforto ed alla voglia di negazione.
Non voglio sentire nulla, ci pensasse Napolitano. Non è così che ha fatto l'altra volta? Non che sia andata benissimo, a dire il vero, ma forse poteva andare peggio.

Quel che manca a questo paese più di tutto, a parte giustizia sociale, soldi e coerenza in un ordine a vostro piacere, è la fiducia. Che fine ha fatto la fiducia? Nei mercati, come dicono i giornali, ma soprattutto nel futuro.
Avete voi fiducia nel futuro?
Io dovrei ricomprare la macchina, ma fare le rate mi mette troppo pensiero e non abbandono la Peugeot manco morta. Fiducia sotto la suola delle scarpe, insomma.

Cosa spero allora? Spero in un supereroe che ci salvi tutti, magari con una tutina un filino meno scema di quella di Superman, magari figo come Wolverine. Uno che metta le cose a posto, che non assomigli a Mario Monti ma che abbia nel cuore una sete di giustizia sociale e non di accumulo delle proprie ricchezze alle Isole Antille.
Certo, lo so: non esiste. E anche se esistesse, non sarebbe la soluzione giusta.

 

Ma sarebbe comoda, eh...

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5 aprile 2013 5 05 /04 /aprile /2013 19:13

Arriva la primavera (Arriva? Sì, dicono di sì. Speriamo, và) e con essa sale la voglia di divertirsi e di passare una bella serata, magari in compagnia di buona musica e di amici scelti.

E se amate la musica dance non potete assolutamente perdere la prima venuta in Italia di Sensation, con il "Sensation Source of Light", nella sua unica data in terra tricolore il 14 aprile all'Arena di  Bologna. Un evento da non perdere anche se la dance non è il vostro genere preferito, perchè gli eventi di Sensation lasciano sempre il segno.

Sponsor ufficiali della manifestazione saranno Cubomusica e TIM, che vi offrono anche la possibilità di suonare come Dj nella "Cubomusica Live Room", uno spazio allestito appositamente all'interno dell'Arena.
Il vostro sogno è fare il DJ? Allora dovete assolutamente partecipare alla Cubomusica Remix Competition, visto che i 10 partecipanti più votati dal pubblico verranno esaminati da una giuria di esperti composta tra l'altro da Stylophonic, Riva Starr, Albertino e dal Dj simbolo di Sensation, Mr. White.

Per partecipare gli aspiranti Dj, fino al 2 aprile, potevano collegarsi sulla fan page ufficiale di Cubomusica, scaricare la traccia da remixare realizzata appositamente per la competizione ("In Da House" di Riva Starr e Dj Sneak) ed inviare la propria opera. Non l'avete fatto? Tranquilli, potrete riprovare la prossima volta!
Intanto non vi resta che registrarvi al sito e votare. Cubomusica e TIM, infatti, hanno pensato a premiare anche coloro che prenderanno parte al concorso in veste di votanti che si registreranno al sito.

Tra tutti coloro che avranno votato almeno una volta il loro "White Remix" preferito all'interno della Cubomusica Remix Competition verranno estratte coppie di biglietti per la data italiana del "Sensation Source of Light", dandovi così la possibilità di partecipare ad uno degli eventi più sensazionali dell'anno.

Avete domande?
Curiosità?

Tipo: non sapete cos'è sensation? Evolvetevi, siate trendy. Acculturatevi immediatamente qui, ed unitevi alla festa insieme a Cubomusica e TIM.

Siete pronti a ballare e a suonare il vostro remix?

 

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2 aprile 2013 2 02 /04 /aprile /2013 08:26

458692 Ferrys-Seeds-copia-1I miei nonni da bambini vivevano in grandi case coloniche immerse nella campagna umbra.

Erano case gigantesche, che ospitavano tutta una famiglia fino agli ascendenti di terzo grado. Case enormi, senza altra acqua corrente che quella che correva nell'abbeveratoio degli animali. Mangiavano quasi esclusivamente ciò che producevano ed il chilometro zero era un concetto molto molto applicato. I bambini giravano scalzi e se erano fortunati andavano alla scuola del paese fino alla terza elementare vestiti da Balilla.

La vita non era facile, i miei nonni vivevano a mezzadria. La casa, la terra, niente era di loro proprietà, ma era tutto del padrone. Il padrone andava rispettato, aveva il diritto di farti assaggiare il frustino e ad una quota considerevole di ciò che proveniva dalla sua terra.
Se l'anno era buono mangiavano anche i contadini, altrimenti pazienza.
I miei nonni vivevano immersi nella natura, ignari del consumismo e della tecnologia, ma tutti i giorni lottavano per mangiare e faticavano cercando di vivere un altro giorno. Erano più felici della mia generazione? Non lo so con certezza, non posso più chiederglielo purtroppo.
Ma so che i miei nonni diventati adulti non hanno mai smesso di lottare, di contare il centesimo per far studiare i figli e per emanciparli. Per renderli diversi, migliori forse, di sicuro più liberi.

Oggi si parla molto di decrescita felice, di vivere con meno, di ritorno alla terra. Mi chiedo se qualcuno di quei grandi filosofi che predicano dal pulpito del M5S abbia mai arato un campo senza l'uso della tecnologia, preso l'acqua da un pozzo o messo insieme il pranzo con la cena solo con l'ausilio della farina di granoturco. O più semplicemente se abbia mai vissuto davvero la campagna, la terra o vivano solo un sogno bucolico, fatt di germogli e vestiti di juta.
Lo dico da nipote di contadini, da talebana della raccolta differenziata, da viziata dell'orto e del frutteto sotto casa, ma anche da bambina che ascoltava storie accanto ad un camino.

Di sicuro, se mia nonna fosse viva, sentendo parlare di decrescita felice scuoterebbe la testa, si metterebbe a ridere e chioserebbe con un "A zappare la terra ce li vorrei vedere, 'sti signorini coi capelli lunghi!" Di certo la nostra economia va cambiata ed il territorio rispettato di più in mille modi, sia in termini di consumi che di sostenibilità.

Ma il cervello e la misura andrebbero sempre adoperati, non trovate?


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29 marzo 2013 5 29 /03 /marzo /2013 11:37

C'è la crisi, lo sappiamo, lo sappiamo da talmente tanto tempo che iniziamo a faticare a ricordare quando tutto ciò sia iniziato. Una cosa è certa, non si può smettere di vivere, non si può decidere di rinchiudersi nel proprio guscio e rimanere lì, in attesa che passi.

Certi bisogni sono comunque necessari, come fare rifornimento alla propria macchina. E a queste necessità risponde you&eni che, con le proprie carta fedeltà, offre la possibilità di accedere a sconti e promozioni, con la sottoscrizione di una carta prepagata che nel tempo, e facendo rifornimento nelle stezioni aderenti, regala anche carburante omaggio. 

Ma you&eni non si è accontentata di offrire ai propri clienti solo un vantaggioeconomico, ma ha deciso di pensare anche all'umore.
In fondo, non è arrivata la primavera? Ok, fuori il tempo fa schifo, ma non sarà per sempre. Vero?
Per questo con l'arrivo della bella stagione 
you&eni regala ai suoi clienti, in possesso di una delle carta fedeltà, la possibilità di partecipare al concorso che pemette di vincere 2 biglietti per il tour 2013 di Jovanotti, il Backup Tour, che tra giugno e luglio toccherà dodici città italiane proponendo successi nuovi e hit del passato. 

I fortunati vincitori, oltre ad assistere al concerto nella loro città preferita, potranno accedere al backstage e conoscere dal vivo Jovanotti
Niente male, vero?

Cosa aspettate a richiedere la vostra carta prepagata 
you&eni? Ce ne sono di diversi tipi, a seconda delle necessità e delle tipologie di cliente, e le potete scegliere in base alle vostre esigenze.

Cosa aspettate ancora?
Non siete pronti a partire?

E allora... via!


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Messaggio pubblicitario con finalità promozionale. Info e condizioni della carta su youandeni.com e cartasi.it . La funzione di pagamento è gestita da CartaSi. La moneta elettronica memorizzata sulla carta è emessa da ICBPI Concorso valido dal 25 marzo al 30 aprile 2013. Regolamento del concorso su youandeni.com. Montepremi euro 18.528,00 + Iva

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25 marzo 2013 1 25 /03 /marzo /2013 09:37

 

P1060382SH-vintage-Coronet-magazine-cover-June-1954-housewi.jpgLe donne della mia età, per quanto femministe e emancipata, sconta l'educazione impartita da un gineceo di generazioni passate e per quanto possano definirsi progressiste sono convinte di una cosa: le faccende di casa vanno fatte.
Impossibile essere serene quando i gatti di polvere che navigano per casa iniziano a fare a botte col tuo gatto vero (vincendo, tra l'altro), impossibile lasciar correre il moltiplicarsi dei panni sporchi nel cesto.
Occorre agire, e farlo a costo della propria integrità fisica e mentale.
Così, come tutte le settimane, mi dedico alla stesa dei panni appena tirati fuori dalla lavatrice, mie fedele e solerte amica, quand'ecco che arriva l'Amoremio.

“Mmmm”
“Mmmmm che?”
“Ma come li stendi questi panni?”
“Come vuoi che li stenda, mica non è una scienza! Cerco di farcene entrare il più possibile!”
"Ah.”

Poggio i panni, incrocio le braccia e mi giro verso di lui: “Dai, illuminami: come andrebbero stesi secondo te?”

“Analizzando le varie caratteristiche dei capi che devi stendere direi che puoi migliorare. Ad esempio i capi lunghi devi metterlo nei bracci laterali, sennò rischi che toccano terra. E le cose piccole le potresti mettere nello stendibiancheria piccolo, quello che on usi mai e che ci decora e basta il terrazzo.”
“Ah. Altro?”
“Béh, sì. C'abbiamo 1256 mollette nel cestino, come mai ne metti una per panno steso? Potresti metterne almeno due, almeno non si vedono i segni.”
“...”
“E' che tu non utilizzi logica nel fare questa cosa, non razionalizzi. Non hai metodo. C'hai una teoria quantistica dello stendibiancheria”.
“Ah, cioè?”
“Cioè domina il caos.”
“...”
“Non usi la logica.”
“Ah, ora ho capito.”

Sì sì, ora ho capito.
Certamente.
Ora la mia vita è migliore.
Ho capito.

Ho capito che a prossima volta i panni li stende lui.

 

 

 

 

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21 marzo 2013 4 21 /03 /marzo /2013 07:39

 tau-marinIo e il dentista nel corso della mia vita abbiamo avuto sempre un rapporto controverso, forse perchè da piccola ho dovuto lottare contro apparecchi ai denti e carie, finendo quasi sempre sconfitta.

Che poi il mio dentista era un sadico. Tutte le volte che andavo da lui mi spargeva sui denti un liquido trasparente, che macchiava i denti di rosso in corrispondenza delle zone non adeguatamente pulite.
E, nonostante pulissi i denti con l'energia di uno tsunami fino a farmi sanguinare a morte le gengive, nulla: le macchie di rosso comparivano imperterrite terrorizzandomi.

E' un caso che io sia diventata una fanatica dell'igiene orale? Nel frattempo sono passati gli anni, ho cambiato dentista (a favore di uno più onesto e più giovane), ma la fissazione è rimasta.

E tra tutti gli spazzolini del mondo (perchè sono tradizionalista, non chiedetemi di usare spazzolini elettrici per favore!!!) ho scelto magnum della tau-marin, prima di tutto per i colori pop allegri e divertenti e per la possibilità di cambiare la testina senza buttare il resto. Poi anche perchè la sua testina elissoidale è più grande del 35% ed arriva anche in quei punti della bocca difficili a raggiungere con gli spazzolini tradizionali. 

Con magnum, inoltre, si può partecipare al concorso fotografico scatta la sorpresa e vincere non solo spazzolini da denti (che sono utili e indispensabili e se ne possono vincere 10 al giorno, ma vabbè), ma anche un favoloso viaggio alle pendici del Kilimangiaro, con la possibilità di vivere una avventura da sogno tra safari e  natura incontaminata.
Come fare? Facile. Basta cliccare sulla pagina di facebook dedicata al concorso e caricare una foto della tua miglior espressione di sorpresa modificata in chiave pop. Basta che immaginiate di aver appena vinto un viaggio per due persone in Africa e vedrete come vi verrà bene!!! Inoltre potrete vedere le foto di tutti gli altri concorrenti e sentirvi molto più belli ed espressivi di loro.

Io ci sto lavorando su, ma intanto mi godo la favolosa sensazione di pulizia che mi lascia tutte le mattine il mio magnum psichedelico.

Alla faccia del dentista sadico.
 

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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 17:55

dont_get_smart_with_me_retro_housewife_print-r6c98555c05124.jpgAnche nella provincia in cui non succede mai nulla, a volta succede un casino allucinante. E quando accade, come è ovvio immaginare, tutti gli astanti addormentati di svegliano, risorgono ed hanno nuovi ed interessantissimi spunti di conversazione.

Come oggi  ad esempio, giornata della Festa del papà, dell'insediamento di Papa Francesco e dell'abuso edilizio lacustre.

La faccenda è chiara e risaputa, un vero cliché: nel bosco non si poteva costruire, ma l'occasione era ghiotta e la tangente fa il funzionario pubblico ladro. E così, dopo un anno e più di sequestri, ieri sono partiti gli avvisi di garanzia al sindaco (ancora in carica) e all'ex giunta, con i nomi ed i cognomi tutti sbattuti sui giornali senza appello, tutti colpevoli, tutti in pasto alle chiacchiere da bar.

E mentre lamentavo la poca gentilezza degli inquirenti nello sbattere in prima pagina un po’ tutti, dimenticandosi poi puntualmente di fare i relativi distinguo, specie se alla resa dei conti poco avevano a che fare con la questione. Nel parlavo alla macchinetta del caffè, quando è intervenuto un mio collega di recente acquisizione.

“Ah, in Calabria mio fratello ha costruito casa dove non poteva. Poi è andato dal sindaco, gli ha fatto dei lavori in casa, non s’è fatto pagare e il sindaco gli ha dato il condono!”

Avete presente quando un toro vede rosso? Io, uguale. Non mi sono trattenuta, nemmeno un po’. “Ah, sì? Bello. E’ anche per questo che l’Italia va così bene, complimenti! Hai proprio di che vantarti!”

Lui, piccato ma anche abbastanza sconvolto dalla mia visione idealistica, mi risponde con un “Ma che fa? Lo fanno tutti!!”

“Eh no, caro. Non è vero. Io non lo faccio, e nemmeno la mia famiglia l’ha mai fatto. Se ci sono le leggi, un piano regolatore, delle norme è perche devono essere rispettate, non aggirate!”

“Ehhhh! E chi ci crede!!! Manco un capanno della legna?”

“Anche fosse, non credo che un capanno per la legna valga come un condominio di sette piani!”

“Tzè.”

 

Inutile dire che l’allegro convivio s’è sciolto prima del tempo e che il nuovo collega mi taglierà le gomme della macchina a breve.

Ma davvero non si può far nulla contro l’illegalità diffusa e contro il malcostume italico?

Siamo un paese condannato?

 

O ci possiamo ancora salvare?

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19 marzo 2013 2 19 /03 /marzo /2013 08:10

618nhXUVlVL__SL500_AA300_.jpgIl mio gatto non è un cuor di leone. Non è nemmeno nella media gattara, a dire il vero: alla caccia preferisce indubbiamente la scatoletta (la sua nuova ossessione è questa) e all’avventura la cuccia. Ora che arriva la primavera, ad esempio, adora guardare gli uccellini e prepararsi ad attaccarli per fargli vedere di che pasta è fattto. Però solo nella sua testa e da dietro un vetro, eh.

Grande cacciatore, il mio Nevruz. Sì, come no.

L’altro giorno, approfittando non dico di un timido raggio di sole, ma almeno del legfgero innalzamento della temperatura, si divertiva a correre tra dentro casa e la terrazza esterna che dà accesso al giardino.

Correva come un folle, e il mio gatto lo deve essere davvero un po’ folle viste le sue fisime. Ad esempio, ha staccato con i denti un angolo del battiscopa della cucina e deve restare così, perché lui ci si infila dentro nei momenti di grave pericolo. Tipo quando arriva mio cognato, per dire. Oppure un altro gatto insidia il suo territorio e lui tira i remi in barca e scappa. Cuordileoneamoredimammà.

Dico deve perché ho provato a richiudere il battiscopa in tutti i modi: col silicone, coi chiodi, mettendo qualcosa davanti che gli impedisca l’ingresso.

Niente, lui stacca via tutto.

E’ pazzo.

Ma veniamo a noi. L’altro giorno, appunto, scorrazzava tutto bello tranquillo e io lavoravo al pc in salotto. All’improvviso lo sento emettere dei miagolii strani, come quando acchiappa un topolino e decide di seviziarlo fino alla morte, per intenderci. Mi avvicino e vedo che salta intorno al più grosso ragno che io abbia mai visto.

Giuro, lo so che non mi credete, ma lo giuro.

Niente a che vedere col passato, davvero: un ragno enorme.

Gigantesco.

Impressionante, quasi una tarantola.

 

Riesco a chiamare l’Amoremio che è al piano di sotto giusto con l’ultimo fiato prima di un attacco di panico che mi fa chiudere in bagno con l’inalatore per l’asma. Decido di contare le mattonelle del bagno per farmi passare l’ansia, ma la visione di quel mostro è impossibile da cancellare.

Dopo cinque minuti e diversi inquietanti rumori, bussa l’Amoremio.

“E’… è morto??” chiedo tremante e con la tachicardia.

“Sì, ma ho lottato duramente”

“Ah. Era grande, vero?”

“Ti dico solo che prima che lo schiacciassi con la paletta ci siamo guardati negli occhi.”

“Ah.”

“Eh.”

“E il cadavere? Dov’è? Sei sicuro che è morto?”

“L’ho buttato dalla terrazza. Fidati, è morto. Piuttosto…”

“Cosa?”

“Era pieno di polvere, credo che il gatto l’abbia tirato fuori da sotto la cucina.”

“Vuoi dire… vuoi dire che abitava sotto la nostra cucina? Quel mostro??

“Sì”

“AHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!”

 

Dopo circa un paio d’ore mi sono calmata e ho realizzato che:

1)    Sono stata fortunata, perché il mostro è morto e non ha pizzicato il coraggiosissimo Nevruz.

2)    Non ho molti ragni degni di nota in casa e non riesco a capacitarmi come questa bestia subtropicale potesse vivere abbarbicata lì. Limortaccisua.

3)    Oddio, viveva nella mia cucina.

4)    Oddio, viveva nella mia cucina.

5)    Oddio, viveva nella mia cucina.

6)    Oddio, viveva nella mia cucina!!!!!!!

 

L’ho già detto che soffro di aracnofobia?!?!

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13 marzo 2013 3 13 /03 /marzo /2013 18:12

crop.jpgNon sono una persona particolarmente rissosa, anzi forse lo sono ma solo nei casi in cui mi scende la tendina  davanti agli occhi e vedo nero. Ecco, quei casi non sono molti, ma chi è stato investito dal ciclone che ne scaturisce in genere se ne ricorda abbastanza bene.

Non sono molte le cose che mi fanno arrabbiare, giusto due o tre ma belle cicciotte.

 

L’ignoranza

La parola ignoranza ha molte sfaccettature di significato, nessuna delle quali particolarmente bella. L’ignorante è colui che ignora, che non sa, che non ha istruzione. Più nello specifico, tuttavia, secondo la mia personale idea semantica, questa parola assume nel mio vocabolario una sfumatura diversa. Per me l’ignorantone è il classico ripulito tronfio della sua ignoranza, che usa come scudo a tutti i suoi guai e come giustificazione ai suoi innumerevoli comportamenti. Ecco, io l’ignorantone lo schifo proprio. Tira fuori il peggio di me con la sua aria tronfia. La sua mancanza di umiltà, ma anche solo di ironia, costringe i miei neuroni a prenderlo a male parole.

Per forza.

Non è colpa mia.

Giuro.

 

La maleducazione.

Volete vedermi sclerare? Facile. Basta che compiate qualche piccolo atto di maleducazione ogni giorno.

C’è un parcheggio semivuoto, ma a voi fa più comodo parcheggiare in un posto che rende inamovibili almeno tre macchine?

Vi presentate allo studio del medico di base senza appuntamento, non avete l’ebola e volete passare avanti solo perché dimostrate di avere un sorriso a 72 denti? 

Rubate parcheggi e/o tagliate la strada al prossimo bevendo pina colada?

Adorate prendere tutte le pozzanghere vicine ai marciapiede nel giorno in cui il cielo apre le sue cataratte, ridendo dei poveracci che aspettano l’autobus?

Alle poste prendete 5 bigliettini ingolfando ed incasinando tutti gli impiegati?

Allora, benvenuti nella mia personale lista di brutte persone.

Se dipendesse da me taglierei una falange a tutti i maleducati, così, come monito. Perché poi io alla maleducazione mi so ribellare, ma altre persone no. Stanno zitte, fanno spallucce pensando non è grave, e invece lo è perché il rispetto verso il prossimo passa anche dalle piccole cose.

 

Il complottismo.

Ci sono persone che adorano urlare al complotto e vedono la mala fede anche in mezzo ai gigli.

COMPLOTTO, COMPLOTTO!

Piove? Governo ladro!

La primavera ritarda? Ah, i Maya c’avevano raggione

Il passaggio a livello è chiuso? Chissà…

Tutti fanno carriera tranne lui? Sono i poteri forti!

A me vien voglia di sbatterle queste persone, come  fossero il tappetino della cucina. Vorrei dirgli che la colpa non è sempre degli altri e se la loro vita gli fa schifo solo loro la possono cambiare. Mi rendo però conto che in un mondo in cui ci son deputati stellati che affermano che gli USA, brutti e cattivi, impiantano ai cittadini chip sottocutanei, magari l’alieno sono io.

Chiamate i Men in Black.

 

E voi? Cosa vi manda in bestia?

Cosa vi fa sclerare?

 

Fondiamo un club di persone orribili?

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8 marzo 2013 5 08 /03 /marzo /2013 16:04

vintage-women-ads-8.jpgA volte in palestra, oltre a socializzare e spettegolare, mi tocca anche lavorare. Solo a  volte, eh, però mi tocca.

E ieri era uno di quei giorni lì, uno di quei giorni in cui l’istruttore ti mette la scheda in mano e  ti guarda con la faccia truce di chi ha assunto troppe proteine in polvere.

Essendo il mio corpo obbligato a  seguire una routine prettamente fisica, il mio cervello se ne è come al solito dissociato, iniziando per noia a seguire  percorsi tutti suoi.  Ed ecco che davanti a me, mentre sto allenando muscoli della schiena che non sapevo di avere, si materializza un manifesto che sponsorizza una serata in un noto ristorante della zona per la festa della donna. La serata, recita il manifesto, sarà animata da sexy camerieri in mutande.

Ora, al di là del fatto che la festa della donna dovrebbe essere tutto l’anno e non ne capisco l’utilità (esiste forse la festa dell’uomo?), ma cosa dovrebbe esserci di figo nel farsi servire da manzi in mutande? A parte che non mi sembra molto morale, mi fa soprattutto impressione dal punto di vista igienico. Senza considerare l’opzione misirovesciaqualcosadibollenteaddosso.

Ma poi, perché? Quel che resta delle lotte delle suffragette e dell’emancipazione femminile è questo? L’emulazione di un comportamento maschile disgustoso?

 

E ancora.

Mi giro e c’è una donna che si allena in sala pesi, naviga verso la cinquantina abbondante e indossa un paio di short anni ’70 che non lasciano nulla all’immaginazione, nemmeno il colore delle mutande. E’ pure scomoda nel fare gli esercizi, o almeno io lo sarei. Non nego che ognuno possa vestirsi come gli pare, ci mancherebbe, ma mi chiedo il perché. Qui non si discetta di morale o gusto personale, ognuno fa quel che vuole, ma è necessario mettere in mostra proprio tutta la mercanzia per far crescere l’autostima? L’autostima cresce così? E soprattutto, quattro ipertrofici maschioni impegnati a controllarsi i pettorali allo specchi si saranno accorti di nulla?

 

Ma anche.

Noi donne non riusciamo a fare comunella, a volerci davvero bene e sentirci unite. Tranne rari casi, e io ho la fortuna di farne parte grazie ad un gruppo di amiche stellari, non riusciamo a essere davvero solidali le une con le altre. Anzi, spesso ci mettiamo in competizione, ci buttiamo in assurde gelosie che non fanno altro che alimentare un brusio di sottofondo che accompagna il rumore vero del mondo che gira. E che ancora è fatto girare dai maschi, parliamone.  Mentre noi stiamo a dieta, spettegoliamo sulla cellulite di quella del terzo piano e siamo tutte tese a fare lo sgambetto alla collega che evidentemente la regala con nonchalance non ci accorgiamo che non sappiamo vedere oltre il nostro orto e che la tanto sospirata emancipazione è lontana mille miglia.

 

E intanto ho finito l’allenamento, spento il lettore mp3 che mi fa compagnia e ricollegato cervello e corpo.

Avrò perso 0,5 grammi netti? Mmm… no, credo di no.

 

Insomma, a noi che non ci vogliamo bene, ma che dovremmo volercene tanto…

 

 

… Tanti auguri!

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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