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14 dicembre 2012 5 14 /12 /dicembre /2012 14:33

sadness.jpgParlare non è difficile.

Io riesco a farlo anche in fila alle poste, col vecchietto che deve pagare il gas. O con la cassiera del supermercato, mentre implacabile srotola il nastro dei bollini per prendere i bicchieri e te ne dà solo tre.

Parlare mi è sempre riuscito facile. Da bambina non riuscivo a star zitta mai e mia madre riconosceva il momento della nanna obbligatoria esattamente nel momento in cui iniziavo a parlare a velocità doppia, come un mangianastri sbiellato insomma.

Ma se parlare mi è sempre riuscito facile, esprimere quello che mi porto dentro non lo è affatto.

Posso tenere simposi su materie affascinanti come il maglione a trecce dell’impiegato alle poste che fa raccomandate alla velocità della luce. Oppure addirittura una conferenza sulla penna più idonea per  firmare una ricevuta (a punta fine, sennò viene un casino) e tenere una dotta conversazione sui gerani che ornano le balaustre della piazzetta e sulla loro possibilità di sopravvivenza con l’onorevole temperatura di -1°C. E sul meteo, uh sul meteo posso tenere un intervento da primo premio!!!

Ma quando devo dar vita ai miei pensieri più intimi, quando non si tratta di dar fiato ai denti e di sparare cavolate, ecco lì allora mi blocco.

Non ci sono mai riuscita, non raccontavo nemmeno a mia madre dei “fidanzatini” delle scuole elementari e l’unico uomo che ho fatto conoscere ai miei è stato l’Amoremio. Mi blocco, mi rimane tutto sulla punta della lingua e rimango zitta.

E quello che mi rimane è il silenzio, quello che crea sottesi grandi come macini, che non fa dormire e pesa sul cuore.

Le cose che ho dentro e rimangono appiccicate al palato, specie se fanno soffrire.

Mi urlano dentro e mi soffocano il petto, mi imbruttiscono più di quanto sia stato già concesso a Madre Natura. E mi scatta nel cervello la matrice de “Non è evidente?” come se tutte le persone a me care avessero libero accesso alle mie sinapsi e quindi già sapessero o comunque fossero in grado di vedere.

Il buio oltre il baratro.
Il mostro che mi balla nel petto.

E quando finalmente esce fa male.

Fa male perché s’è sedimentato, depositato nell’anima, cresciuto e nutrito di rimuginanti pensieri e sgradevoli sensi di colpo.

Lo urli fuori ed è come vomitare.

E poi passa.

 

 

 

Passa?

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13 dicembre 2012 4 13 /12 /dicembre /2012 16:52

C'è la crisi.
L'IMU.
Forse l'aumento dell'IVA.
La cassa integrazione.
Lo spread che ci urla nelle orecchie.

E ora pure il ritorno di Berlusconi che con la parte retro del suo corpo ben esposta in faccia pretende di farci credere che lui lo fa per il bene dell'Italia.

E tra un po' è Natale .
Come si fa a non diventare come il Grinch?
Io c'ero vicino, ero proprio ad un passo dall'odiare il Natale, la corsa sfrenata ai regali, il tintinnio senza senso delle campane e lo stridore dei Jingle Bells buttati fuori dagli amplificatori gracchianti dei negozi.
Poi una mia amica mi fa: "Ma se quest'anno invece di farci il regalo, noi amiche seguiamo un progetto per beneficenza?"
A parte il primo momento di riflessione, tra tutte noi è scattato l'entusiasmo: cosa fare? C'è tanta gente da aiutare, bambini che hanno bisogno d'aiuto, anziani in difficoltà, malati, adozioni a distanza e chi più ne ha più ne metta.
Ognuna di noi ha lanciato la sua idea.
La mia proposta è stata quella di aderire alla campagna Regali per la Vita promossa da Unicef che permette di donare un intervento salvavita ad un bambino che ne ha bisogno, ricevendo in cambio un biglietto da donare ai propri cari per spiegare il significato di un gesto così speciale. Ci sono interventi per tutte le tasche, da € 6,00 euro per vaccinare un bambino contro il tetano a progetti che mirano alla distribuzione di alimenti terapeutici con cui l'Unicef salva bambini malnutriti. Con € 55,00, ad esempio, si possono regalare 30 confezioni di latte terapeutico per bambini malnutriti. 
Costa molto meno di una borsa griffata, e fa stare anche meglio.
Per dire.
Ed è anche facile da attuare. Si può andare su sito regali.unicef.it oppure telefonare al numero verde 800.767655 oppure recandosi di persona presso il punto Unicef più vicino (per info numero verde 800.745000 o conslutare il sito). 


Con Regali per la Vita dell'Unicef puoi cambiare il tuo  Natale, renderlo speciale per te e per gli altri ed aiutare bambini che si trovano in difficoltà.  Senza considerare che, in un mondo affrettato ad acquistare e impacchettare regali il più delle volte inutili e senza alcun criterio, voi potreste stare belle tranquilli in panciolle, con il regalo fatto e la certezza che di un buon sapore in bocca. Quel retrogusto che dà la certezza di aver fatto una cosa non dico buona, ma giusta.

E se qualcuno dei vostri amici storce il naso, perché magari avrebbe preferito il solito prodotto da profumeria da quattro soldi o una sciarpa, oltre al biglietto fategli vedere anche il video che trovate qui sotto. Non lo trovate esplicativo? Farebbe capitolare anche il Grinch in persona.

Che ne pensate dell'iniziativa?

Non vi sembra un modo meraviglioso per festeggiare la vera essenza del Natale?

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5 dicembre 2012 3 05 /12 /dicembre /2012 11:22

 

"Bella questa pubblicità"
"Umpf"
"Non ti piace? Guarda, c'è anche il Louvre, Parigi..."
"Ma co'sta chiave che ci deve fare?"
"Aspetta e poi vedi"
"Ma poi... lei è inguardabile, sembra uscita da Auschwitz..."
"Ma dai, è bellissima!"
"Ma se sembra un manico di scopa!"
"E' magra!"
"Amore, sembra il mocio Vileda. Solo il manico, però. Ti immagini a farci sesso? Brrrrr!!"
"..."
"Che c'è?"
"E' magra!" "E' brutta!"
"Amore, ma non la vedi? E' MAGRA!"
"Tu devi farti curare... ma da uno bravo!"
"Ma è bellissima! E' magra!"
"Ecco, appunto!"
"..."
"Guarda... usa la chiave!!!!"
"Ma... non ho capito"
"E' una lettera, non vedi?"
"Ma poi, la mongolfiera che sta a significare?"
"Uffa, amore... ma tu di pubblicità di profumi non capisci niente!"
"In effetti mi sembra una cavolata. Oppure un film polacco coi sottotitoli in coreano."
"Fffff! E' la poesia, l'emozione, la storia di Francia, i Tre moschettieri, Dumas padre, l'eleganza, il salto di qualità!"
"Non lo sai nemmeno tu quel che c'entra la mongolfiera, vero?" 
"No."
"..."
"..."
"Spegniamo la tv?"
"E' meglio."

I maschi... 

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3 dicembre 2012 1 03 /12 /dicembre /2012 12:08

charlie-chaplin-silent-movie-inspired-engagement1-copia-2.jpgIo sono una persona anziana.
Cioè dentro, perché anagraficamente... quasi.
Insomma, non è che mi diletti tra locali dalla musica assordante e discoteche, perché forse l'ho fatto per troppo tempo (anche per pagarmi l'Università), preferisco intrattenimenti più ameni ed in cui è possibile chiacchierare ed interagire col prossimo. O bere buon vino ascoltando buona musica, per dire.
Ciò non toglie che a volte mi faccia trascinare, ecco.

Per esempio sabato sera io e l'Amoremio ci siamo fatti trascinare amichevolmente in un capannone rimodernato a discoteca per un cena+ballo a € 15,00 con tutta la palestra. Una bella festa di Natale a cui ci siamo divertiti, abbiamo ballato, riso, scherzato e ammirato diversi tipi da manicomio vestiti come tronisti. Naturalmente all'uscita ci fischiavano le orecchie come fossimo i vecchietti dei Muppets, ma pazienza.

Nel mezzo del marasma, vedo arrivare un gruppetto di gente che si guarda intorno come se avesse una valigetta di droga nascosta e fossero inseguiti da James Bond.
Al centro noto lui, Filippo Nigro.
Bravo attore, eh, ma voi vi chiederete: come hai fatto a riconoscerlo così al volo, con certezza, in mezzo al casino?
No, non sono una stalker di professione e non sono nemmeno una maniaca, semplicemente mia sorella ne è invaghita (per usare un eufemismo) dai tempi venerandi in cui faceva RIS e quindi mi ci ha fracassato il fracassabile.

L'allegra comitiva parcheggia a pochi metri dal nostro tavolo e ordina. C'è poco da ordinare, comunque, essendo l'ameno posto a menù fisso e con una varietà da far sentire orgogliosa la mensa scolastica delle medie.

Certa di me e abbastanza allegra per il vino da due soldi che ci hanno propinato, agguanto due mie amiche e andiamo a chiedere una foto. Così, mi dico, faccio rosicare mia sorella.
Essendo molto vicini faccio attenzione al momento, scegliendone di proporci in una pausa tra una portata e l'altra. Faccio presente anche che non c'era ressa, nessuno aveva riconosciuto in lui una celebrità e se ne stavano lì a guardare la pista piena di gente che ballava.
Mi avvicino, ci presento e chiedo una foto.
Lui, tranquillo, fa per alzarsi sorridendo, quando interviene una ragazza riccia seduta accanto a lui che con aria indispettita si mette in mezzo e inizia a vociare:”Ma non si può! Ma è una cosa impossibile! Non si può mai star tranquilli! Andate via!!”

Starnazzava così forte da coprire l'unz unz della musica.
La gente ci guarda.
Guardo lui che mi guarda come si osserva un incidente in autostrada.
E mi sono girate.
M'è scesa la tendina davanti agli occhi e sono entrata in modalità sticaxxi.
Le sorrido e le dico:“Guarda, lasciamo perdere, io non prego nemmeno in Chiesa. Al massimo, per Luca Argentero e Bono Vox. E qui mi sa che non c'è nessuno dei due.”

E dopo un bell'inchino trascino via le mie amiche. E sì che lo sapevo, con le finte celebrità e simili non ho mai fortuna e di solito non ho questa smania di andare a conoscere questo o quello.

Di sicuro io sono stata rispettosa ed educata, della riccia no so che dire a parte che spero sia la sua manager e non la fidanzata.

 

Per il resto, che non si fa per una sorella...

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2 dicembre 2012 7 02 /12 /dicembre /2012 20:20

 

image 1Come può una banca essere più vicina a suoi clienti ed al passo con i tempi?

In teoria sembra molto difficile, specie con i tempi che corrono e con la brutta reputazione che alcune banche si sono fatte nel tempo. In pratica, se si prende esempio da Unicredit, è facile: basta un po' di creatività e un utilizzo corretto dei social network.

Come? Facile. Unicredit ha inaugurato da quest'estate la sua pagina Facebook, piena non solo di notizie dal mondo finanziario, ma anche di interessanti informazioni sulle attività sponsorizzate dalla banca stessa, e che riguardano sia il mondo dell'arte che dello sport.
Pensate che i fan di questa pagina hanno raggiunto i 70.000 in pochi mesi, un bel risultato non trovate?

Un bel modo per rendere più informale le relazioni con i propri clienti, anche perché in genere si immagina il bancario come un essere barboso in un completo scuro abbastanza dozzinale pronto a succhiarti via il sangue e non certo una amicale figura che surfa su FB.

InoltreUnicredit offre ai suoi fan la possibilità di vincere numerosi premi per immergersi nell’universo culturale italiano grazie al concorso SmART Quizche offre la possibilità a tutti gli utenti che partecipano di vincere uno dei tanti ingressi a mostre e concerti messi a disposizione da Unicredit.
SmART Quiz offre diversi appuntamenti online in cui, rispondendo a domande sull’arte, i partecipanti potranno vincere in modalità i premi messi in palio per la sessione a cui si partecipa. Il concorso attualmente in essere scadràil 20 dicembre e partecipando si può vincere un ingresso per due persone allo spettacolo «Sound, Music» a Milano, un ingresso per due alla mostra «Raffaello verso Picasso» oppure uno dei tanti cataloghi su questa mostra. 
Per
gli amanti del calcio ci pensa invece la nuova Genius Card, la carta di credito ricaricabile di Unicredit che nasce come strumento perfetto per gli acquisti in Internet. Richiedendo la card in versione UEFA Champions League e ricaricandola con un minimo di 100€, avrete la possibilità di partecipare all'estrazione dei biglietti per la Finale di Londra 2013.

Quindi, sia che siate amanti dell'arte che dello sport, Unicredit vi può offrire la possibilità di vincere bellissimi premi col minimo sforzo.

 

Perché non approfittarne e tentare la fortuna?

 

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30 novembre 2012 5 30 /11 /novembre /2012 14:18

youngerbrothersister.jpgOgni volta che vado a cena con le mie amiche del cuore succede che, dopo i primi dieci minuti di convenevoli sull’attualità, il tempo e il lavoro, ci gettiamo a capofitto prima nel pettegolezzo e poi nell’esegesi del maschio, declinato prima in quello che abbiamo accanto e poi nella generalità.

Oddio, non necessariamente in quest’ordine, magari intervalliamo anche, eh. Un pettegolezzo ogni tanto solleva l’animo, ad esempio, ed è un peccato bruciarli tutti insieme.

Io già lo so, vi state immaginando un teatrino simile ai brunch di Sex & The City in cui le protagoniste discettavano di sesso davanti ad omelette e insalate dietetiche con ai piedi un paio di Manolo da 400 dollari. Ecco, l’idea di base potrebbe anche essere giusta, se non fosse che noi trangugiamo fritti, non frequentiamo miliardari e le scarpe le compriamo al Globo. E siamo più sguaiate, su questo non c’è dubbio.

Ah, viviamo anche nella città più noiosa del centroitalia, quella in cui Eurochocolate è il massimo avvenimento dell’anno. Mica Manhattan, per dire.

 

Che poi, parlar di uomini.

Parliamone, appunto.

Non è che sia tutto rotolamenti e misurazioni di organi riproduttivi come le allampanate tipe di S&TC vogliono farci credere, eh.

Anzi.

 

Dalle esperienze di otto donne emerge soprattutto una poca voglia di crescere dell’homo quarantino, il suo sogno di restare ragazzino scapestrato per sempre pronto alla gazzarra. In teoria, però, perché in pratica all’uomo che si accasa crescono le pantofole intorno ai piedi e non si riescono a togliere nemmeno con la ceretta.

C’è quello geloso e quello troppo menefreghista.

Quello che rigetta l’idea della procreazione e quello che finge svenimenti al solo accenno.

E quello che lascia i calzini dove capita, gioca in mutande a Guitar Hero e ha seppellito il romanticismo sotto un metro cubo di terra.

E quello che non si accasa o si rifiuta?

O peggio, palleggia tra più donne inconsapevoli (o quasi) delle reciproche esistenze?

E’ complicato.

Ha dei problemi.

E’ molto complicato.

Ha avuto tanti traumi.

E’ single di ritorno.

E’ usato seminuovo.

Ma garantito.

Col tagliando a posto, giuro.

A parte la cinghia di distribuzione.

Quella no.

 

Molte sono le sfumature dell’homo quarantino, ma quasi nessuna ha a che fare con Mr. Christian Grey.  E non so se questo sia davvero un male. E da tutto il ciarlare rumoroso di otto donne sedute intorno al tavolo, ciarlare così molesto che spesso il cameriere di turno ci lancia occhiate poco edificanti, cosa esce fuori alla fine?

Gli uomini sono terribili, sì.

Noi vivremmo bene anche senza, ma è ovvio.

A chiacchiere.

Ma alla fine ricadiamo tutte (o quasi) o nella sindrome della crocerossina o  in quella della piccola fiammiferaia.

La prima raccatta casi umani con le problematiche di Gabriel Garko ne L’onore e il rispetto e si cruccia di quanto sia difficile e complicato, mentre le amiche annuiscono bevendo alcolici e pensando che sì, è successo anche a loro e poveretta lei.

La seconda, la piccola fiammiferaia, in genere ha conquistato il simil Gabriel Garko di cui sopra e ora, sinceramente, non sa  che fare. Così tira avanti tra peana e commiserazioni, con le amiche che annuiscono bevendo alcolici e istigano al macello del povero maschio, reo di essere sé stesso.

Le serata con le mie amiche sono fantastiche, si torna a casa con un peso in meno, come se la catarsi collettiva ci avesse ripulito u po’ e tutti i problemi si fossero sciolti tra le risate.

Certo, a patto di avere amiche favolose come le mie.

 

Ma i maschi, invece?

L’uomo che racconta di sé agli amici?

E’ davvero una creatura così semplice come si dice, così primitiva da non aver bisogno del l’assenso del gruppo e della catarsi collettiva?

 

Fatevi avanti, maschi, e raccontate…

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25 novembre 2012 7 25 /11 /novembre /2012 10:04

http://i48.tinypic.com/zmhxlc.jpgQuando un venerdì al lavoro ti viene in monte che potresti mettere alcuni file sulla chiavetta per lavorarci nel fine settimana, capisci che il tuo delirio workaholic è ormai quasi irrecuperabile ed è ora di provvedere a ribaltare gli equilibri.

Una volta la soluzione sarebbe stata una terapeutica seduta di shopping e l'acquisto di almeno un paio di scarpe, possibilmente stivali vista la stagione, ma la situazione economica e la ristrutturazione impellente di casa mia (maremma operai) mi hanno fatto ripiegare su un più economico thermarium .
Compreso nell'abbonamento della palestra, eh.

 

Insomma, mentre me ne stavo seduta dentro la vasca idromassaggio con la testa appoggiata sul bordo e gli occhi chiusi, quando mi sono resa conto che il tenere le braccia rilassate, che salivano a galla, abbandonate, mi procurava un leggero fastidio.

Il mio subconscio ha iniziato a pensare che forse avrei potuto fare qualcosa. Scrivere magari, o controllare la posta. O stendere i panni. Anche.

Insomma, di questi tempi mi è difficile rilassarmi, fare un bagno con le bollicine in santa pace, pure, a quanto pare.

Ci sono tanti pensieri che mi frullano per la testa, tanti problemi, cose da fare, milioni di piccole e grandi cose che si affastellano in grandi mucchi proprio lì, accanto al comodino.

 

Pensieri, pensieri, fastidiose vocine che ti ricordano le cose che devi fare, il dovere che ti fa esplodere la gastrite e le bollette da pagare che ti guardano poco amichevoli dalla bacheca della cucina.

 

Ed i giorni scorrono veloci, tra un mese sarà Natale e a me sembra ancora poco più che estate. Giorni, settimane, mesi passano in un battito di ciglia. E mi scopro a non avere voglia di parlare, di organizzare. Trascuro gli amici, e non è da me. Trascuro anche la mia famiglia, non riesco ad essere presente come vorrei.

Trascuro persino il mio gatto, povera bestia.

E mentre le cose da fare crescono e si moltiplicano, io sogno un giorno di 34 ore.

 

 

E invece avrei bisogno di un'isola deserta. Tutta per me...

 

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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 10:17

0-2-toto.jpgDomenica, come noto a tutta la penisola, ci sono la Primarie del PD.

Grande opportunità di democrazia, avanti per il bene comune, molto moderni e blablabla.

Io che non ho perso una occasione di voto dal momento che ho raggiunto la maggiore età,  fossero elezioni nazionali, comunali, referendum o gara di ballo acrobatico, potevo forse mancare?

Certo che no, anzi mi sono fatta promotrice della necessità di andare a votare per scegliere un degno rappresentante del Centrosinistra italiano, sebbene la definizione Centrosinistra faccia rabbrividire ogni singola cellula del mio corpo e non dal godimento.

Brrr.

In piena aspettativa con il modus operandi della Sinistra italiana, che ascolta tutti, fa parlare tutti e poi non fare una beneamata cippa ma la ingarbuglia così tanto che sembra abbiano lavorato tantissimo, l’iscrizione alle Primarie è un processo così complicato da poter essere paragonato senza indugi ad un logaritmo, di quelli che alle superiori mi facevano venire il mal di testa.

Come si fa?

Allora, dal 4 al 25 novembre è possibile iscriversi al sito dall’inquietante e prolisso nome Italia Bene Comune. Compilando un form vi viene rilasciato un pdf da stampare. Attenzione, serve il numero del vostro seggio elettorale, quindi dovete andare  a cercare in fondo all’ultimo dei vostri cassetti la tessera per votare. Trovata? Bene, andiamo avanti.

Ora con questo foglio che avrete stampato, la tessera elettorale, un documento d’identità e due euro (perché niente è gratis, nemmeno la democrazia), potete andare a ritirare il vostro certificato di elettore di Centrosinistra. Come se fosse l’estratto del casellario giudiziale, come una bandiera o una copertina di Linus.

Un vanto o una colpa.

Un deterrente, anche.

Tu, vergognati, sei un elettore di Centrosinistra!!!

Non voglio commentare.

L’unica cosa positiva è che si può fare anche contestualmente al voto, il ché non è poco.

Con questo certificato, infine, si può votare.

Alleluja.

Are Krishna.

Hip hip, urrà!

 

Io capisco le esigenze di certezza di voto univoco, ma vi immaginate l’italiano medio? Lo stesso soggetto che litiga alle poste se perde un minuto di tempo? Che non cambia canale in tv per la fatica di premere un pulsante del telecomando? Senza considerare il digital divide, eh, che poi mi infervoro.

Che è, una gara al ribasso?

Meno italiani vanno alle Primarie e più possono fare come gli pare?

Stai a vedere che alla fine Tabacci, zitto zitto, fa il colpaccio!

 

Insomma. Mi son fatta portatrice di luce e ho provveduto all’iscrizione di parenti, amici, amici di amici, parenti di amici e amici di parenti.

Peccato che da ieri il sito del PD sia impraticabile.

Complimentoni.

 

Ah, mi informano dalla regia che si può fare anche tutti lì domenica, dalle 8:00 alle 20:00. Facendo la fila, ovvio. Portatevi una rivista.

Detto ciò, ho espletato il mio dovere divulgativo e posso andare oltre.

Come dite? Volete sapere chi voterò alle Primarie?

 

Indovinate…

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13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 13:56

 

Da bambina ho fatto la cosiddetta "primina" e mi sono trovata direttamente in seconda elementare, in una classe di bambini già tutti amici e affiatati. Non stupisce quindi che il primo giorno di scuola io sia rimasta in piedi impalata con la borsa sulle spalle, senza nessuno che mi rivolgesse la parola. La maestra mi si avvicinò e mi indicò l'unico banco libero, in fondo all'aula e accanto ad una bambina di colore con le treccine.

Emarginata come me, ora lo so, ma allora non vidi nulla di diverso in lei. Se avesse avuto i capelli rossi, per dire, per me sarebbe stato lo stesso.
Ma una volta a casa, mentre raccontavo la mia giornata a tavola, la mia nonna paterna ebbe un sussulto e con voce scandalizzata mi disse: "Ma come, vicino 
a quella???? Ma non vedi che ha la pelle nera! E puzza! Fatti togliere!"
Io, ingenuamente, il giorno dopo andai a scuola e l'annusai, riportando poi il fatidico verdetto a mia nonna: "Nonna, odora di saponetta!"
Nulla valse a convincerla e a impedirle di farsi un cruccio del fatto che proprio sua nipote, così perfettamente bianca, fosse capitata accanto 
alla negra.

Erano gli anni Ottanta, è vero.
Non c'era l'integrazione di oggi, non avevamo assistito ad una immigrazione così massiccia, specie nel mio paesino sulle rive del Trasimeno.
Sono passati trent'anni precisi da allora, sì: ma cosa è cambiato?
E' cambiato davvero qualcosa?

Oggi scuole ed asili sono diventati multicolore, ed è impossibile non tenere in considerazione più di 500.000 ragazzini in età scolare che, seppur nati in Italia, non hanno la cittadinanza italiana e conseguentemente non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei con la cittadinanza. 
Ma lo sapete che un bambino senza cittadinanza non può nemmeno fare sport agonistico o tesserarsi? 
O andare in gita fuori dall'Italia?
Vi sembra giusto?

Proprio per promuovere l'uguaglianza e la conseguente eliminazione delle norme discriminatorie che ne impediscono l'esistenza, il Comitato Italiano 
Unicef promuove la campagna Io come Tu in occasione del 20 novembre, Giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

I bambini e gli adolescenti di origine straniera in Italia sono tanti, li vediamo correre via insieme a quelli più tipicamente italiani e spesso vengono accusati di costar troppo e produrre poco. Ma cosa produce un bambino? Perché dovrebbe essere colpa sua?
Inoltre questi bambini si trovano spesso a dover affrontare sfide quotidiane che possono rivelarsi anche insormontabili o anche solo scoraggianti se non si ha l'aiuto adeguato: lingue, tradizioni diverse, situazioni economiche degradate, una generalizzata attitudine ad ad additare il diverso come nemico sin dall'infanzia.
Il loro benessere e la possibilità di integrazione nel tessuto sociale, quindi, diventa sempre più complicato da attuare, quasi impossibile se non in quei casi limite che finiscono in televisione come fossero favole Disney.
Per questo nasce 
Io come Tu, una campagna a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti che nascono, vivono, studiano, fanno birichinate (come tutti i bambini!) sul territorio italiano e per questo conoscono solo l'Italia come patria. La Campagna si rivolge alla società civile italiana perchè riconosca loro il diritto alla piena inclusione giuridica e sociale, andando così a modificare l'anacronistica e fastidiosamente razzista L. 91/1992.

Se volete avere un'idea più chiara dell'attuale normativa e di come funziona la cittadinanza e la L. 91/1992 che la regola, questo schema la riassume con estrema chiarezza. Se invece volete partecipare divulgando i contenuti della campagna o solo saperne di più, consultate il sito internet di 
Io come Tu.
In ogni caso, non lasciatevi trascinare dalla paura del diverso.

E ricordatevi che rispettare i bambini è rispettare il futuro...


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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 15:50

1T6LG00Z.jpgCome sarebbe bella la vita se ogni giorno fosse una puntata di Gilmore Girls?

Cioè, ci sarebbero problemi, avversità, orribili eventi, ma poi alla fine della giornata tutto tornerebbe a posto e io sarei figa come Lauren Graham.  Volete mettere? Cioè, una che mangia schifezze tutto il giorno, si nutre di hamburger e patatine ed è figa così, manco un brufolo.

Certo, ha una figlia secchiona e so-tutto-io come Rory, ma è esattamente come vorrei mia figlia, quindi sarebeb un idillio.

Ma poi, le capite le implicazioni di vivere ogni giorno dentro Gilmore Girls?

Non ci sarebbero mai problemi inaffrontabili, segreti celati e mai rivelati, sensi di colpa irrisolvibili, scheletri nell’armadio e buchi neri che scavano l’anima come giganteschi macchinari manovrati da invisibili folletti vestiti da nani da giardino.

O almeno, tutto si risolve in un paio di puntate e con un paio di battute divertenti, equivoci e una coppia di lacrime di commozione piccole piccole che spuntano ai lati degli occhi.

E poi tutti avrebbero un dialogare brillante e divertente, mica come certa gente che conosco e che popola mia malgrado la mia vita.

Che poi, in fondo, il mio paesino e la sua gente bizzarra ci assomiglia pure un po’ a Stars Hollow e quindi sarebbe un attimo.

Ci manca solo il ristorante di Luke. E il caffè. Tonnellate di caffè.

E la neve.

Qui non nevica mai, nel Connecticut invece sì.

Ma quanto sarebbe bello?

Ve l’ho detto che voglio andare ad abitare nel Connecticut?

Fa  troppo freddo, dite?

Vabbè, non va niente. E poi le protagoniste si mettono sempre cappottini, sciarpe e cappellini adorabili.

Vi ho inquietato con le mie riflessioni?

Se sì sappiate che la colpa è solo di FoxLife, che mi rifornisce delle repliche manco fosse il mio spacciatore di fiducia (due al giorno, ben due al giorno gente!) la sera alle 19.00 e che ha rinnovato la mia dipendenza dopo anni di disintossicazione ed oblio, nonché la mia ossessione.

 

E voi, siete dipendenti da qualche telefilm?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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