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23 novembre 2012 5 23 /11 /novembre /2012 10:17

0-2-toto.jpgDomenica, come noto a tutta la penisola, ci sono la Primarie del PD.

Grande opportunità di democrazia, avanti per il bene comune, molto moderni e blablabla.

Io che non ho perso una occasione di voto dal momento che ho raggiunto la maggiore età,  fossero elezioni nazionali, comunali, referendum o gara di ballo acrobatico, potevo forse mancare?

Certo che no, anzi mi sono fatta promotrice della necessità di andare a votare per scegliere un degno rappresentante del Centrosinistra italiano, sebbene la definizione Centrosinistra faccia rabbrividire ogni singola cellula del mio corpo e non dal godimento.

Brrr.

In piena aspettativa con il modus operandi della Sinistra italiana, che ascolta tutti, fa parlare tutti e poi non fare una beneamata cippa ma la ingarbuglia così tanto che sembra abbiano lavorato tantissimo, l’iscrizione alle Primarie è un processo così complicato da poter essere paragonato senza indugi ad un logaritmo, di quelli che alle superiori mi facevano venire il mal di testa.

Come si fa?

Allora, dal 4 al 25 novembre è possibile iscriversi al sito dall’inquietante e prolisso nome Italia Bene Comune. Compilando un form vi viene rilasciato un pdf da stampare. Attenzione, serve il numero del vostro seggio elettorale, quindi dovete andare  a cercare in fondo all’ultimo dei vostri cassetti la tessera per votare. Trovata? Bene, andiamo avanti.

Ora con questo foglio che avrete stampato, la tessera elettorale, un documento d’identità e due euro (perché niente è gratis, nemmeno la democrazia), potete andare a ritirare il vostro certificato di elettore di Centrosinistra. Come se fosse l’estratto del casellario giudiziale, come una bandiera o una copertina di Linus.

Un vanto o una colpa.

Un deterrente, anche.

Tu, vergognati, sei un elettore di Centrosinistra!!!

Non voglio commentare.

L’unica cosa positiva è che si può fare anche contestualmente al voto, il ché non è poco.

Con questo certificato, infine, si può votare.

Alleluja.

Are Krishna.

Hip hip, urrà!

 

Io capisco le esigenze di certezza di voto univoco, ma vi immaginate l’italiano medio? Lo stesso soggetto che litiga alle poste se perde un minuto di tempo? Che non cambia canale in tv per la fatica di premere un pulsante del telecomando? Senza considerare il digital divide, eh, che poi mi infervoro.

Che è, una gara al ribasso?

Meno italiani vanno alle Primarie e più possono fare come gli pare?

Stai a vedere che alla fine Tabacci, zitto zitto, fa il colpaccio!

 

Insomma. Mi son fatta portatrice di luce e ho provveduto all’iscrizione di parenti, amici, amici di amici, parenti di amici e amici di parenti.

Peccato che da ieri il sito del PD sia impraticabile.

Complimentoni.

 

Ah, mi informano dalla regia che si può fare anche tutti lì domenica, dalle 8:00 alle 20:00. Facendo la fila, ovvio. Portatevi una rivista.

Detto ciò, ho espletato il mio dovere divulgativo e posso andare oltre.

Come dite? Volete sapere chi voterò alle Primarie?

 

Indovinate…

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13 novembre 2012 2 13 /11 /novembre /2012 13:56

 

Da bambina ho fatto la cosiddetta "primina" e mi sono trovata direttamente in seconda elementare, in una classe di bambini già tutti amici e affiatati. Non stupisce quindi che il primo giorno di scuola io sia rimasta in piedi impalata con la borsa sulle spalle, senza nessuno che mi rivolgesse la parola. La maestra mi si avvicinò e mi indicò l'unico banco libero, in fondo all'aula e accanto ad una bambina di colore con le treccine.

Emarginata come me, ora lo so, ma allora non vidi nulla di diverso in lei. Se avesse avuto i capelli rossi, per dire, per me sarebbe stato lo stesso.
Ma una volta a casa, mentre raccontavo la mia giornata a tavola, la mia nonna paterna ebbe un sussulto e con voce scandalizzata mi disse: "Ma come, vicino 
a quella???? Ma non vedi che ha la pelle nera! E puzza! Fatti togliere!"
Io, ingenuamente, il giorno dopo andai a scuola e l'annusai, riportando poi il fatidico verdetto a mia nonna: "Nonna, odora di saponetta!"
Nulla valse a convincerla e a impedirle di farsi un cruccio del fatto che proprio sua nipote, così perfettamente bianca, fosse capitata accanto 
alla negra.

Erano gli anni Ottanta, è vero.
Non c'era l'integrazione di oggi, non avevamo assistito ad una immigrazione così massiccia, specie nel mio paesino sulle rive del Trasimeno.
Sono passati trent'anni precisi da allora, sì: ma cosa è cambiato?
E' cambiato davvero qualcosa?

Oggi scuole ed asili sono diventati multicolore, ed è impossibile non tenere in considerazione più di 500.000 ragazzini in età scolare che, seppur nati in Italia, non hanno la cittadinanza italiana e conseguentemente non hanno gli stessi diritti dei loro coetanei con la cittadinanza. 
Ma lo sapete che un bambino senza cittadinanza non può nemmeno fare sport agonistico o tesserarsi? 
O andare in gita fuori dall'Italia?
Vi sembra giusto?

Proprio per promuovere l'uguaglianza e la conseguente eliminazione delle norme discriminatorie che ne impediscono l'esistenza, il Comitato Italiano 
Unicef promuove la campagna Io come Tu in occasione del 20 novembre, Giornata dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza.

I bambini e gli adolescenti di origine straniera in Italia sono tanti, li vediamo correre via insieme a quelli più tipicamente italiani e spesso vengono accusati di costar troppo e produrre poco. Ma cosa produce un bambino? Perché dovrebbe essere colpa sua?
Inoltre questi bambini si trovano spesso a dover affrontare sfide quotidiane che possono rivelarsi anche insormontabili o anche solo scoraggianti se non si ha l'aiuto adeguato: lingue, tradizioni diverse, situazioni economiche degradate, una generalizzata attitudine ad ad additare il diverso come nemico sin dall'infanzia.
Il loro benessere e la possibilità di integrazione nel tessuto sociale, quindi, diventa sempre più complicato da attuare, quasi impossibile se non in quei casi limite che finiscono in televisione come fossero favole Disney.
Per questo nasce 
Io come Tu, una campagna a favore dell'uguaglianza di tutti i bambini e gli adolescenti che nascono, vivono, studiano, fanno birichinate (come tutti i bambini!) sul territorio italiano e per questo conoscono solo l'Italia come patria. La Campagna si rivolge alla società civile italiana perchè riconosca loro il diritto alla piena inclusione giuridica e sociale, andando così a modificare l'anacronistica e fastidiosamente razzista L. 91/1992.

Se volete avere un'idea più chiara dell'attuale normativa e di come funziona la cittadinanza e la L. 91/1992 che la regola, questo schema la riassume con estrema chiarezza. Se invece volete partecipare divulgando i contenuti della campagna o solo saperne di più, consultate il sito internet di 
Io come Tu.
In ogni caso, non lasciatevi trascinare dalla paura del diverso.

E ricordatevi che rispettare i bambini è rispettare il futuro...


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12 novembre 2012 1 12 /11 /novembre /2012 15:50

1T6LG00Z.jpgCome sarebbe bella la vita se ogni giorno fosse una puntata di Gilmore Girls?

Cioè, ci sarebbero problemi, avversità, orribili eventi, ma poi alla fine della giornata tutto tornerebbe a posto e io sarei figa come Lauren Graham.  Volete mettere? Cioè, una che mangia schifezze tutto il giorno, si nutre di hamburger e patatine ed è figa così, manco un brufolo.

Certo, ha una figlia secchiona e so-tutto-io come Rory, ma è esattamente come vorrei mia figlia, quindi sarebeb un idillio.

Ma poi, le capite le implicazioni di vivere ogni giorno dentro Gilmore Girls?

Non ci sarebbero mai problemi inaffrontabili, segreti celati e mai rivelati, sensi di colpa irrisolvibili, scheletri nell’armadio e buchi neri che scavano l’anima come giganteschi macchinari manovrati da invisibili folletti vestiti da nani da giardino.

O almeno, tutto si risolve in un paio di puntate e con un paio di battute divertenti, equivoci e una coppia di lacrime di commozione piccole piccole che spuntano ai lati degli occhi.

E poi tutti avrebbero un dialogare brillante e divertente, mica come certa gente che conosco e che popola mia malgrado la mia vita.

Che poi, in fondo, il mio paesino e la sua gente bizzarra ci assomiglia pure un po’ a Stars Hollow e quindi sarebbe un attimo.

Ci manca solo il ristorante di Luke. E il caffè. Tonnellate di caffè.

E la neve.

Qui non nevica mai, nel Connecticut invece sì.

Ma quanto sarebbe bello?

Ve l’ho detto che voglio andare ad abitare nel Connecticut?

Fa  troppo freddo, dite?

Vabbè, non va niente. E poi le protagoniste si mettono sempre cappottini, sciarpe e cappellini adorabili.

Vi ho inquietato con le mie riflessioni?

Se sì sappiate che la colpa è solo di FoxLife, che mi rifornisce delle repliche manco fosse il mio spacciatore di fiducia (due al giorno, ben due al giorno gente!) la sera alle 19.00 e che ha rinnovato la mia dipendenza dopo anni di disintossicazione ed oblio, nonché la mia ossessione.

 

E voi, siete dipendenti da qualche telefilm?

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9 novembre 2012 5 09 /11 /novembre /2012 17:52

Lo conoscete Wonderbook per PlayStation? No? Io sì, grazie a Dicelamamma, il primo blog delle mamme moderne che devono affrontare i bambini del XXI secolo e non sanno da che parte cominciare, e in cui scrive una delle mie blogger preferite, Bismama.
E non è facile, soprattutto quando si parla di tecnologia. I bambini di oggi fin da piccoli hanno la tecnologia nel sangue, non per niente vengono definiti con una caratteristica metafora come nativi digitali. E spesso i genitori si sentono inadeguati, non stanno al passo, sono nati in un'era in cui non esisteva non dico Internet, ma nemmeno i videogame.
Io non ho ancora figli, ma volente o nolente ho molte esperienze con i figli degli altri, specie nella fascia d'età da zero a dieci anni e mi sono occupata a lungo di educazione infantile.
All'inizio ero estremamente contraria alla tecnologia: vedevo, nel dare i videogiochi, console o computer in mano ai bambini un male assoluto. Perché “sbattergli” addosso la tecnologia già da piccoli? Dovranno averci a che fare per tutta la vita! Evitare la tecnologia ai bambini è impossibile e ingiusto, ce l'hanno sotto pelle, dentro il sangue, insieme ai globuli rossi. 
Avete mai visto un bambino impugnare un cellulare? 
Ecco, lo sa usare meglio di me.
Per dire, eh.

E allora, siccome non si può evitare, ben vengano prodotti videogiochi come Wonderbook per PlayStation, un nuovo modo di giocare, un vero e proprio libro degli incantesimi da giocare in famiglia e che stimola la creatività dei ragazzi dai 5 ai 10 anni ed è completamente privo di violenza.
Inoltre PlayStation si fa vicina alle necessità della famiglia, grazie al Parental Control innanzitutto. Inoltre tutti i giochi sono strettamente marcati con indicatori di età e contenuto PEGI, per un maggior controllo da parte dei genitori, ma anche dei nonni meno esperti.
Per presentare il progetto in maniera innovativa e diretta, i manager di  PlayStation il 25 ottobre hanno presenziato ad un evento in cui le mamme, tramite l'hashtag #chiedelammamma hanno potuto esporre le proprie perplessità e domande direttamente alla casa madre ed agli sviluppatori.

Dicelamamma parla dell’evento qui, e potrete non solo vederne in anteprima la presentazione, ma anche capire meglio le necessità dei più piccoli.

Le tre mamme blogger che stanno curando il progetto Dicelamamma.it e che hanno dato voce, durante l’evento, alle numerose domande dei genitori sono: Linda (Mamma in 3D), Sara (Mammachetesta) e Serena (Bismamma).

Detto questo, anche se sono fuori età... il Wonderbook posso averlo pure io?

In fondo Natale è vicino...


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8 novembre 2012 4 08 /11 /novembre /2012 09:39

538491-3_flags.jpgAmoremio: “Visto che hanno eletto Obama per altri quattro anni?”

Io: “Per fortuna! Almeno, credo eh, poi si vedrà”

Amoremio: “Tanto, peggio che in Italia… ma li ha ben presente i nostri politici? No, dico… li hai presenti bene?”

Io: “Sì, per mia sfortuna.”

Amoremio: “Certo che non è un buon periodo per fare il Presidente degli Stati Uniti.”

Io: “Eh, no.”

Amoremio: “…”

Io: “…”

Amoremio: “E comunque, gli americani sono diversi. Hai visto quello che ha perso, Romney? Ha augurato buon lavoro a Obama e God bless America, rimbocchiamoci le maniche senza scannamenti, recriminazioni e supercazzola all’italiana. Un altro passo proprio. C’abbiamo molto da imparare.”

Io: “Ma io mi chiedo però, ma i repubblicani uno migliore e più presentabile di Mitt Romney non ce l’avevano?”

Amoremio: “Forse non volevano vincere davvero.  Magari essere ricordato come il presidente USA nel periodo della grande crisi non piace a nessuno. Chissà che diranno i libri di storia tra 30 anni!”

Io: “Nel 2008 hanno candidato uno che aveva 72 anni e oggi un mormone. Non è che mica tutti i repubblicani sono fanatici religiosi, eh. Ma se tu fossi tra gli indecisi lo voteresti un mormone? Uno che magari mette per legge che la domenica devi andare in chiesa? O che ti devi mettere quelle cuffiette alle orecchie e il vestito nero? Mah!”

Amore mio: “Quelli sono gli Amish.”

Io: “Fa niente, è il principio. Tu lo voteresti se fossi tra gli indecisi?”

Amoremio: “Beh, no!”

Io: “Vedi?”

Amoremio: “Che poi, uno pensa agli USA e pensa alle grandi città. Ma ci sono anche stati che nessuno nomina mai. Che ne so, il Wyoming , il Nebraska, il Montana…”

Io: “Il Montana è famoso.”

Amoremio: “?”

Io: “Ci abitavano Brenda e Brandon Walsh, caspita!”

Amoremio: “…”

Io: “E’ vero!”

Amoremio: “A parte che trovo imbarazzante che tu possa ricordare certi dettagli, com’è che da cose serie io e te finiamo sempre a parlare di cazzate?”

Io: “E’ una dote, la mia!”

 

Per essere chiari, non capisco nulla di elezioni americane, riflessi sui mercati finanziari e prospettive per lo sviluppo europeo, di Obama che è amico di Marchionne e per cui è il male assoluto.

Capisco poco di politica italiana, figuratevi voi.

Ma  The best is yet to come mi sembra un bellissimo slogan

 

 

Non c’è dubbio che la (semi)Sinistra italiana avrebbe parecchio da imparare…

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6 novembre 2012 2 06 /11 /novembre /2012 08:47

crime_scenes.jpgSette e mezza di sera.

Grazie al recente cambio dell’ora è buio pesto, ma io devo fermarmi a  fare gasolio. Sì, io sono una di quelle donne con la pessima abitudine di mettere venti euro di gasolio dal 1999, incurante dei cambi di prezzo e delle oscillazioni del petrolio.

Capitemi.

Ah, non solo: sono anche senza contanti, quindi Bancomat.

Mi fermo alla pompa di benzina, che è leggermente fuori dal paesello, che comunque è il posto più noioso del mondo. Scendo, mi avvicino alla macchinetta per inserire il bancomat e cerco nel portafogli, quando alzando gli occhi vedo arrivare un furgone. Non un furgone grande, tipo camion, no. Uno tipo uno di quelli usati nei film americani per fare gli appostamenti e le intercettazioni sotto casa, pieni di apparecchiature audio e simili. O per rapire la gente, tipo.

In un attimo mi son vista in un romanzo stile Intensity di Dean Koontz. Avete presente? No? Peccato. O per fortuna, dipende dai punti di vista.

Che sciocchezza, penso dentro di me mentre infilo il bancomat, ma la mano mi trema leggermente.

Scende dal furgone un uomo smilzo, coi capelli lunghi e grigi, barba e baffi.

Sembra un ex hippy.

O un maniaco.

Mi guarda e mi sento gelare.

Mi tremano le gambe.

Oh cazzo.

 

In quel momento il bancomat sputa la mia tessera accusandomi di averla messa al contrario ed è un attimo: capisco che devo scappare. O adesso o mai più.

Guardando per terra (e tremando leggermente, credo) faccio il giro della macchina, chiudo il serbatoio, prendo la chiave e mi infilo in macchina, immaginando i suoi occhi che mi fissano come spilli che trapassano la mia giugulare. Salgo in macchina e metto la sicura alle portiere, mentre respiro forte. Sono al sicuro, penso, ma ancora le mie mani tremano nel girare la chiave per accendere la macchina.

Toc toc.

Faccio un salto di un metro dallo spavento.

Toc toc.

Mi giro e lui, a mezzo centimetro dal mio naso, separati solo dal vetro del finestrino.

Credo di aver urlato, oppure di aver fatto una faccia così scema da avergli fatto paura, perché ha iniziato a sventolare una tessera sotto il suo naso per mostrarmela. Cazzo, il mio bancomat, me lo sono dimenticato.

Apro di 56 mm il finestrino e lui gentilmente mi dice: “Signorina, s’è scordata il bancomat!” e me lo allunga dalla fessura.

Io lo afferro, soppeso la sua voce gentile (come quella di tutti i maniaci, è risaputo) e tiro su il finestrino.

E scappo.

 

Avrà pensato che sono scema. O pazza.

O furba.

Magari era l’idraulico.

O forse un serial killer.

 

Di certo devo smettere di guardare Criminal Minds e affini…

 

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31 ottobre 2012 3 31 /10 /ottobre /2012 09:21

halloween1.jpgDa bambina questo periodo dell’anno per me era un incubo. Non solo cominciava il freddo, ma i miei mi costringevano al famoso giro dei cimiteri per andare a trovare tutti i parenti morti fino al nono grado. Il tutto era reso ancor più grave ai miei occhi dalla tradizione, tutta perugina, dell’arrivo oltre che del Luna Park anche della Fiera dei Morti.

Tutti i miei amici (mi sembrava) andavano alla Fiera dei Morti.

Io, no.

No, perché dovevo ubbidire, e non importava quanto mi annoiassi né quanto forte puntassi i piedi.

Non c’era un bel nulla da questionare.

Se ero fortunata potevo andare nei giorni successivi, ma solo se non si lavorava e i miei mi ci potevano portare. Sennò, ciccia.

E col senno di poi ringrazio i miei genitori per questo, perché mi hanno insegnato il valore del ricordo e del rispetto delle tradizioni.

Lasciando stare il significato strettamente cattolico della festa, eh, che non sono io quella più adatta ad illustrarlo.

 

Sono passati diversi anni (ahimè) e tutto cambia. Dall’esperienza di amici e parenti con prole, nessuno obbliga più al giro dei cimiteri e anzi il girono del primo novembre è diventato per molti bambini solo il giorno dopo Halloween. Una festa che, come ho ribadito molte volte, non ci appartiene e  che non rispecchia le nostre radici, ma che essendo molto divertente e riproposta da innumerevoli film anglofili ormai è moda. 

 Una moda incentivata anche dalla scuola pubblica, che coglie l’occasione per lavoretti e feste a tema. Come giustamente mi diceva una mia amica, mamma di due bimbi piccoli: “Io non glielo vorrei far festeggiare, ma a scuola son due settimane che ci lavorano… come faccio?”

Ecco, io lei la capisco. Non si può sempre combattere contro i mulini a vento, alla fine uno si stanca e porta i figli a fare “Dolcetto o scherzetto?” dai vicini che ti guardano come se fossi scema.

Non voglio giudicare, non me en frega nulla.

Solo trovo molto insulso il ripescaggio delle tradizioni altrui a discapito delle proprie, sicuramente meno divertenti ma almeno proprie. Non solo, in un paese come il nostro dove sì o no il 10% della popolazione spiccica l’inglese, Halloween viene storpiato in mille affascinante modi: fatevi un giro su Internet.

Detto questo, siamo (anoca) un paese libero e se proprio decidete di festeggiare Halloween, almeno fatelo nel modo giusto. 

E attenti agli zombie!!!

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25 ottobre 2012 4 25 /10 /ottobre /2012 10:45

handley-david-little-ballerina.jpgFino a pochi anni fa, quand’ero particolarmente incazzata col mondo o scoraggiata, ma anche solo semplicemente frustrata dalle avversità io correvo.

Correvo modello criceto, senza pensare a nulla, astraendomi dalla realtà circostante, senza pensare a nulla che alla fatica nelle mie gambe.

Correvo, correvo e sbollivo nella stanchezza tutti i problemi.

Oppure prendevo a cazzotti e calci un sacco da boxe, altro ottimo espediente. Magari visualizzando bene l’artefice (maschile o femminile) di tutti i mali.

Oppure c’era sempre il voo-doo. Al limite.

 

Adesso no.

Non ce la faccio.

Ho la sensazione di lottare coi mulini a vento, di non farcela più.

Sono inchiodata, immobile come quei bambini che puntano i piedi per un capriccio impossibile e restano inamovibili a ingoiarsi le lacrime in silenzio.

Dovrei pure scrivere, ho delle scadenze impellenti che bussano alla porta.  Ma che scrivo? Ho il nulla nel cervello, il vuoto.

Vorrei solo accoccolarmi sul letto a leggere  col gatto in grembo, nell’attesa che mi passi il raffreddore.

E mi passi anche tutto il resto, ma è complicato.

Complicato come tutte le cose che stentano a venir fuori, complicato come i problemi di matematica delle medie, quelli sulle vasche da bagno e i rubinetti che perdono.

Complicato come le cose che non hanno soluzione e tu devi solo accettarlo, ma non è facile.

 

Forse dovrei ricominciare a correre, a lottare.

Forse mi farebbe bene.

 

Forse domani lo faccio.

 

 

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22 ottobre 2012 1 22 /10 /ottobre /2012 10:34

LFKUD00Z.jpgE’ arrivato l’autunno, e ieri sera per la prima volta dopo tanti mesi ho sofferto un po’ di freddo.

Non un freddo da battere i denti o tirar fuori la lana, di quei freddi che ti fanno accendere il camino e guardarlo scoppiettare con soddisfazione.

Un freddo piccolo, un cambiamento dell’aria.

L’aria, lei, la senti che è diversa.

L’estate è finita e come al solito l’avvicendarsi delle stagioni mi lascia dentro un turbamento che mi rode dall’interno, come una goccia che scava la roccia.

E’ stupendo affacciarsi e vedere la nebbia sul lago che galleggia, immaginarsi uno scenario di fate e folletti che saltano tra le foglie arrossate che si arricciano a terra mentre il tuo gatto insegue gli ultimi sparuti insetti residuati dall’estate. Godersi il fin troppo tiepido sole autunnale bevendo il caffè in terrazza, sdraiarsi su un prato in riva al lago a leggere, vivere l’autunno coi suoi colori.

E poi le castagne, gli stormi nel cielo, i colori.

Tutto bello, sì.

Ma non riuscire a godersi appieno tutto per via di questo buco che mi mangia l’anima.

E la mia incapacità di affrontare a brutto muso la vita non aiuta.

Passerà? Me lo chiedevo anch’io.

Poi stamattina, in ascensore da sola, all’improvviso mi sono scoperta dallo specchio a ballare al ritmo della musica che vive nel mio cervello. Di un ritmo sincopato, e canticchiavo anche come se vivessi dentro “Scrubs”.

Come un’idiota, detto tra di noi, e la mia fortuna è che non ci siano telecamere all’interno.

Sennò due euro di biglietto a testa, eh.

 

Insomma, un lato folle alberga ancora in me.

Non sono sprofondata del tutto.

Abbiate pazienza, che c’è speranza.

Abbiate fiducia.

 

Celapossofare…

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17 ottobre 2012 3 17 /10 /ottobre /2012 18:31

Birra---cioccolato.JPGSono in genere una donna da vino, anzi da vino rosso.

Volete mettere d’inverno una bella bistecca alla brace con un bicchiere di vino e il camino che scoppietta?

Come avrete capito, no non sono vegetariana. 

E nemmeno astemia.

Mi piace godermi la vita, con la giusta misura ovviamente.

 

Ultimamente ho scoperto il piacere della birra, specie d’estate. Ma non una birretta qualsiasi, a me da vera buongustaia piacciono le birre scure, di preferenza rosse con quel gustino strano a metà tra il caramellato e l’aspro. Sono meglio di Gusto, vero? Ecco, la mia ultima perversione in fatto di bevande è la Sixtus della Forst, una birra doppio malto che, specie se abbinata al cioccolato fondente, è diventata il mio comfort food  autunnale.

Cos’è un comfort food? Non lo sapete? Ah!

Studiate!

 

 

Per giustificarmi della scelta, anche se non ce n’è bisogno, vorrei dire innanzitutto «Bevi Responsabile» e solo se hai diciotto anni, che anche se questo è solo un blog non sia mai che poi succede qualcosa. in secondo luogo, volevo segnalarvi la tipicità di questa birra.

Da vera amante dell’handmade e del biologico, ho scelto infatti Forst, che dal 2000 di è membro Slow Food ed unica rappresentante a livello industriale nel campo birraio italiano presente nell’associazione. Da quest’anno partecipa anche al Salone del Gusto di Torino, uno dei più importante palcoscenici per produttori e artigiani dell'agroalimentare provenienti da tutto il mondo.

Inoltre la Forst produce le sue birre solo ed esclusivamente in Italia, con il massimo rispetto della natura ed il minimo impatto ambientale, pur mantenendo sempre standard elevati di prodotto ed una tecnologia sempre all’avanguardia.  
Ecologica, con brio, insomma.

Alta qualità dei prodotti e armonia con la natura.  E ad un prezzo accessibile.
Se non è importante questo!

Se passate dal Salone del Gusto di Torino dal 25 al 29 ottobre, fate un salto allo stand della Forst e partecipate al concorso “St[r]appa e vinci”, se siete fortunati vincerete un bel premio. Alla più brutta, vi faranno una foto da condividere su Facebook.

 

Ora scusatemi, vado ad accendere il camino…



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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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