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16 aprile 2012 1 16 /04 /aprile /2012 12:21

giocoliereE povero Morosini.

Sì povero.

Epperò il campionato, il campionato non lo dovevano interrompere.

Non ci pensano alla gente?

Ma infatti!

E poi in una giornata piovosa come ieri!

Mia moglie voleva addirittura andare al cinema!

Oddio!

E per fortuna il calcio spagnolo e inglese, eh!

Eh!

 

Sia che penso? Che è tutta una manovra di Berlusconi per far perdere forma alla Juve, io lo so.

Tu dici?

Riflettici

Mmmm.

 

Povero Morosini, però.

Sì.

Un bravo ragazzo.

Eh.

Sfortunato.

Davvero.

Molto.

Eh.

Ma un bravo bravo bravo ragazzo.

Eh, sì.

Con chi è che giocava?

 

No, comunque ci vuole rispetto. Le immagini di quando s’è accasciato l’han fatte vedere mille volte.

Ma infatti, che gente…

Che poi, magari ci sono i bambini alla tv.

Si spaventano.

Eh, poi on vogliono più andare a giocare a pallone.

Si traumatizzano.

Infatti.

Comunque, povero Morosini eh.

Eh!

 

 

 

Ne ho sentite troppe da sabato pomeriggio ad oggi.

Ipocrisia, finto buonismo, cattiveria vera al 100%, cinismo a fiocchi, finte lacrime, telecronisti impazziti  e avvoltoi a volontà.

Mi chiedo se tutto ciò sia connaturato al genere umano o solo a quella fetta nata sul suolo italico.

 

 

Basta.

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13 aprile 2012 5 13 /04 /aprile /2012 07:15

http://pleasurehunt2.mymagnum.com/?lc=it_itArriva l'estate.
Forse.
Beh, almeno la primavera, via!
In previsione dell'estate, chi è che non è a dieta???

Ah, non guardate me: io ci sto (nominamelmente!!) dodici mesi all'anno!
Poi, infingarda, vedi passare la pubblicità del Magnum.
Ecco volare via i buoni propositi come farfalle in un assolato pomeriggio d'estate.
Peccato veniale, direte voi.
No, affatto.

Perchè la mia vecchiezza, oltre a certi chiletti in più che proprio non se ne vogliono andare, mi ha regalato anche una sgradevole novità: l'allergia al latte vaccino ed ai suoi derivati.
Quindi per me, una roba goduriosa come il Magnum è assolutamente off limits.

E così mi scopro ad invidiare i bagnanti che trangugiano Magnum sul bagnasciuga, ricordando quanto mi piaceva pranzare al mare col mitico Magnum alle mandorle.

Mmmmm.....
(Ecco, immaginatemi come Homer davanti alle ciambelle).
Mmmmmm.....

Ma sto divagando. Il punto è che Magnum, oltre a proporre porcose novità tutti gli anni e rendere con questo il mondo un posto migliore, per tutti quelli che non possono apprezzare i suoi prodotti (ma anche per gli altri) ha creato anche quest'anno un nuovo divertente gioco: La caccia al piacere 2.
Una bellissima ragazza che si nutre di soli Magnum gira il mondo in bellissime location (c'è anche Parigi!) e che porta il giocatore a destreggiarsi tra le strade di New York City e a surfare a Rio. Il gioco è delizioso: da piccola geek ho adorato l'idea di entrare all'interno di Google Maps.

Le animazioni sono molto relaistiche e fluide, la giocabilità è ottima.

E poi, sono arrivata al n. 24. Non male, no? Considerate poi che siamo solo all'inizio, il gioco è online solo dal 3 aprile... ho tutto il tempo per arrivare in cima!!!
Comunque, non sono andata male, no?
Sapreste voi far di meglio??
Vi sfido!

Se posso essere sincera, però, il gioco ha due piccole pecche:
1) non esiste un'app per giocare dal telefono, magari per l'anno prossimo sarebbe una idea carina far contenti anche i malati di cellulare come me!
2) i bon bon e i gelati Magnum vengono mangiati solo dalla protagonista del gioco (molto secca, tra l'altro... sgrunt!) e non anche nelle realtà.

Consiglio pertanto di accompagnare il gioco con un Magnum vero e proprio, voi che potete. E attenti ai pezzi di cioccolata che, scrocchiando, potrebbero scivolar via e cadere.
E leccatevi anche le dita.
E anche il bastoncino.

Voi che potete...


Articolo sponsorizzato

Viral video by ebuzzing

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10 aprile 2012 2 10 /04 /aprile /2012 11:54

310237_231934643535051_231020413626474_630652_1288647987_n.jpgIo ho diversi amici gay.

Che poi, lo ammetto, chi dice “Ho molti amici gay” mi sta un po’ sulle palle. Sembra sia uno status, sdoganato da TS&TC e mai ammodernato. Averci l’amico gay e magari andarci a fare shopping fa trendy, fa molto progressista e avanti, ti rende una persona migliore.

Un po’ come avere un cane, insomma.

 

Io c’ho amici gay, dicevo, ma perché nella vita mi è capitato. Cioè, ho fatto amicizia con delle persone che casualmente non sono eterosessuali, ma non è che ho fatto selezioni approfondite.

Succede.

C’ho anche degli amici di destra, pensate come sono progressista.

Ah, sì.

 

Forse proprio perché non mi importa nulla dell’orientamento sessuale dei miei amici, né tantomeno dei conoscenti o del postino, leggere che per la ASL l’essere lesbiche è una patologia m’ha lasciato basita.

Tant’è che sono andata a vedere la data, ma non era il primo aprile.

E’ vero, e mi sconvolge.

Non è uno scherzo.

Giuro.

 

Lo dichiara il modulo "Icd9-cm", vale a dire l'elenco ufficiale delle patologie e dei traumi emesso dal Ministero della Salute. A pagina 514, capitolo 302, paragrafo "0", è inserito il "lesbismo egodistonico", classificato dunque a tutti gli effetti come malattia per gli enti pubblici, per l'Inps che sulla base di quegli elenchi certifica disabilità e invalidità, per Comuni e Regioni, ospedali e istituti di previdenza. In pratica, se sei lesbica, puoi quasi quasi chiedere la pensione di invalidità o l’iscrizione alle liste ex L. 68/99.

Se sei gay, no.  

 Cazzi tuoi.

Arrangiati.

 

Per la cronaca si dice egodistonico qualunque comportamento o idea che non sia in armonia con i bisogni dell’io, o specificatamente coerente con l'immagine e la percezione di sé che ha il soggetto.

 

Quindi, secondo la ASL, in pratica, se sei lesbica stai male con te stessa perché nella tua mente pensi di essere un uomo.

Oppure perché vorresti avere il pisello e non ce l’hai.

Eccerto.

Come guarire da questa brutta malattia?

  

E le ASL, poveracce, nicchiano. E anche il Ministero, che afferma di star modificando il modulo, che si sono sbagliatie  si scusano tanto (ma tanto tato tanto), ma ci vuol tempo ché siamo in Italia e la burocrazia, e il Vaticano e blablablabla.

 

Un attimo.

Fermi tutti.

Non è che io che mi vedo grassa e (secondo l’Amoremio) non lo sono, potrei essere definita egodistonica?

 

Vuoi vedere che mi spetta la pensione e non lo so?????

 

Mi pare logico.

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6 aprile 2012 5 06 /04 /aprile /2012 07:07

agnello-pasqua.jpgIo sono profondamente ambientalista.

Una talebana ambientalista.

Riciclo tutto, non compro acqua in bottiglia, compro persino una sabbia per il gatto ecocompatibile (esiste, sapevatelo).

E sogno un impianto fotovoltaico che renda casa mia autonoma da quei maledetti porci dell’ENI.

Per dire.

 

Vorrei anche essere vegetariana, specie tutte le volte che vedo gli allevamenti intensivi, la loro totale disumanità e la mancanza di rispetto verso la natura. Polli che non hanno mai toccato terra, vitelli mandati al macello senza aver mai pascolato né visto l’erba, mangimi modificati, spregio totale dell’ambiente e delle altre creature messe (con più merito di noi) a viver sulla terra.

Ecco, io vorreie ssere una carnivora di una volta, a chilometri zero.

possibilmente tutto homemade.

O quasi.

Sono utopica, lo so.

Ma faccio del mio meglio.

 

Ma l’agnello lo mangio, eh.

E mica solo a Pasqua.

Lo mangio e non è che me ne vanto, lo mangio e basta.

E non è che mi sento un mostro, ma nemmeno per niente.

 

L’agnello è carino.

L’agnello è morbido.

L’agnello è dolce ed indifeso.

 

Ma il vitello, invece? No?

E il porcellino da latte?

E il coniglio? Col coniglio come la mettiamo?

 

Io ai signori ambientalisti ed alla loro (discutibile) portavoce vorrei solo dire che c’è una mia amica che non mangia il daino perché “Poverino, è Bambi!!!” e mi sta bene, è una scelta sua.

Però poi mangia il cinghiale, perché è un animale che non ispira nessuna tenerezza, è bruttoe  puzzolente e si può mangiare a cuor leggero, un po’ come suo cugino il maiale d’allevamento.

Ecco, cara sig.ra Brambilla, io vorrei davvero che domani comparisse sui giornali una sua campagna a favore del cinghiale: STOP ALLA CACCIA DEL CINGHIALE.

No? Non va bene? Non è empatico? Non è un poverino? Solo perché è brutto?

E basta con l’associazione buono/bello, dovrebbe terminare intorno ai sei anni o sbaglio?

Invece no, perchè siamo vittime di quest’atteggiamento post-berlusconiano, siccome è bellino, dolce e con gli occhioni può anche fare il ministro!

 

 

E allora basta con queste cavolate, ché anche a fare l’ambientalista a tempo pieno ci son cause più meritevoli, eccome!

Volete esempi pratici di come occupare proficuamente il vostro tempo e quello della Michela?

Ecco le prime cinque cause che mi vengono in mente:

1)   La raccolta differenziata e i rifiuti che avvelenano gli habitat degli animali selvatici.

2)   Gli esperimenti delle case farmaceutiche e cosmetiche sugli animali

3) L’inquinamento delle falde acquifere (aspetto che venga pescato il primo pesce a tre occhi, poi lo vedete se non avevano ragione i Maya)

4)   L’uso degli OMG a nostra insaputa e le possibili modifiche genetiche degli eventuali incroci. Indesiderati. Almeno credo.

5)   L’abbandono di cani e gatti in estate

Tanto per dire le prime cinque cose che mi sono passate per la mente.

Così, senza rifletterci.

Magari la lista me la potete infittire voi, poi la mandiamo alla Brambilla così sa per che cosa scioperare nei prossimi tre mesi.

O forse anche quattro.

 

No, dicevo che io l’agnello lo mangio, l’ha comprato mia mamma da un contadino amico suo.

Ma se proprio vi volete preoccupare del quadrupede più tenero del mondo, pensate che sulla nostra tavola ne finiscono 4 su 5 che non sono italiani, ma provengono da allevamenti dell’Est Europa dalle dubbie modalità di cui sopra.

Ecco, questo è un problema.

 

Anyway, che siate vegetariani, carnivori o erbivori in senso stretto, godetevi questa festa.

 

In Umbria la tradizione vuole che si festeggi con una colazione particolare: torta di Pasqua, capocollo, uovo sodo e un bicchiere di vino.

 

…e tanti auguri!

 

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2 aprile 2012 1 02 /04 /aprile /2012 13:44

vintage-girls-swimsuits1.jpegSono in lotta col mio corpo.

 

Il problema è che un alieno grasso e deforme se ne è impossessato e tutti i miei sforzi per strapparmelo fuori sono inutili.

Lievito.

 

E, non ci provate nemmeno: non sono incinta.

Sono solo grassa.

Anche se l’Amoremio continua a ripetermi che il mio BMI è perfettamente nella norma, mi sento grassa.

Grassa, grassa, grassa.

(Anche se lui non vuole che lo dica, e nemmeno che lo pensi. Ma è complicato.)

 

Mi sento un quadro di Botero, e come uno dei suoi personaggi mi sento addosso ciambelle di ciccia che mi rotolano attorno come hula hoop non molto immaginari. La verità è che mi sto tramutando in una matrona anni ’50, una sorta di Ave Ninchi ma con i capelli più fashion.

E sono anche incazzosa come un ippopotamo femmina che sguazza nel fiume.

Attenzione, quindi.

 

E c’è che mangio come un criceto, ma niente.

Non posso nemmeno mangiare dolci per colpa delle allergie, cacchio.

Io, se devo essere grasse, voglio esserlo mangiando schifezze. Mangiando più cioccolata di Augustus Gloop, annegando nella cioccolata, perfino.

Non così, non mangiando biscottini di farro senza un cazzo dentro.

 

E scusate il francesismo.

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28 marzo 2012 3 28 /03 /marzo /2012 07:24

In un sito specializzato in Diritto che mi manda i suoi aggiornamenti periodici (sono secchiona, eh?)  stamattina leggevo una storia particolare.

Unica forse, ma anche no.

 

"Io ho una microscopica società di consulenza, l'ufficio sopra casa, abito in campagna. A causa della crisi il mio impegno in termini di tempo nel lavoro "ufficiale" si è ridotto, così come il reddito e la possibilità di pagare qualcun altro per tenere a posto orto, giardino e uliveto. Così per necessità ho incominciato a vivere in un modo diverso, non senza andare fortemente in crisi, almeno all'inizio. Ora, con il passare del tempo, sto apprezzando sempre più gli aspetti positivi di questo mio nuovo modo di vivere: si rinuncia a tutto ciò che è possibile, in modo radicale e senza mezzi termini, ma si recupera tanta ma tanta salute, prima di tutto mentale. Sembrano cose scontate e banali, ma il ritorno alla natura che detta i suoi ritmi e impone i suoi tempi in questa era densa di tecnologia fa sì che si possa anche strappare le erbacce con l'ipod in tasca o cercare su internet il modo migliore di potare il ciliegio. Non si tratta di rinunciare al progresso, ma di farci aiutare a recuperare il tempo che sembrava perduto. A che serve vivere una vita d'inferno per accumulare ricchezza che non si è in grado di spendere? Quanta soddisfazione può dare nutrirsi del cibo che si è coltivato nell'orto o mangiare il pane impastato da sè con il lievito madre? E' davvero inferiore a quella dell'acquisizione di un nuovo importante cliente? Fermarsi la sera sotto un ulivo a guardare scendere il sole è una gioia difficile da sostituire. Lo dico io, che so quante lacrime ho pianto quando ho capito che la mia vita sarebbe cambiata per sempre, e che adesso non tornerei indietro per nulla al mondo".

 

downshiftingLa parola che riassume questa  storia è downshifting. Una parola molto di moda, forse abusata e coniata dal solito counseling fighetto e con la ventiquattrore di The bridge a tracolla  e l’aria spocchiosa di chi ha fatto troppi master e pochi incontri umani.

 

In poche spicce parole, sarebbe il diritto a vivere meglio,  a sostituire al PIL il FIL: Felicità Interna Lorda.

Rivedere le basi della propria vita modificando l’impostazione assolutista del lavoro e ridimensionandone i ritmi.

Sembra facile, ma non lo è.

Non è per niente facile smettere di “gonfiare” di lavoro le giornate, dare più spazio alla sfera affettiva e recuperare una dimensione più ‘ecocompatibile’. Difficile, sì, perché tutto il mondo (capitalista?) di oggi gira proprio per impedircelo: più lavoro –  più soldi – più consumi.

Ma tentare si può, cominciare a ragionare in maniera più sana si deve: lavorare meno, spendere meno, consumare meno, per avere più tempo per se stessi.

Per oziare, allungare le gambe sul divano e fare i grattini al gatto.

E magari per essere più creativi.

Ci si dovrebbe trasformare in artigiani che operano in modo lento, ma con cura e passione.

Senza lasciarsi trasportare nella scia dello shopping sfrenato, dal paio di scarpe in più nelle mille mila che abitano casa nostra. Per fare che? Il nuovo modello di cellulare supermegafigo che non hai tempo di imparare a usare e sfruttare. Perché? Non andava bene quello di prima?

E ritrovare il piacere di farsi le cose da soli a casa, a mano: il pane, i biscotti, le marmellate. Per il piacere di farlo, di riscoprire un mondo nuovo e vecchio insieme.

Bello, eh?

 

Ecco, mi chiedo se sia possibile fino in fondo.

Mi sembra una buona idea, ottima , che sposerei subito. Un po’ come la vita ad impatto zero, ma altrettanto irrealizzabile sul piano pratico.

Forse la verità sta nel mezzo, come dettano da sempre i principi contadini dei miei avi.

Se non si può essere ad impatto zero, almeno cercare di fare qualcosa.

Prendersela meno, trovare il tempo per sé, amarsi di più.

Trovare il tempo per pensare, amare, fare una passeggiata, chiacchierare con un amico.

 

Ecco, il mio progetto per la primavera è questo: trovare una dimensione più comoda.

Meno stressante.

Più vera. Più mia.

Respirare, non farmi travolgere, sorridere di più.

 

 

Starò diventando troppo new age???

 

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27 marzo 2012 2 27 /03 /marzo /2012 13:50

Guercino_-_Personification_of_Astrology_-_circa_1650-1655.jpgE’ che c’ho la Luna in Cancro.

O magari Saturno contro, non ho capito bene.

La mia collega quasi-astologa lei sì, lei lo sa.

Lei ne è convinta.

Devo aver fiducia, che il 2012 sarà il mio anno.

Un anno col botto.

Sì.

 

Ma io, poi, in fondo, mica ci credo tanto.

Cioè, non è che perchè sei nata il sette gennaio come me devi essere per forza testona come una capra tibetana, orgogliosa e rigorosa con se stessa al limite del cilicio

No.

Non è che perché sono Capricorno mi capita di esprimere il mio parere sempre e comunque e vado in giro a dar fiato alla bocca senza riflettere.

No.

Non è che perché sono Capricorno che quando mi si dà contro rivelo un carattere difficile ed uno spirito spesso eccessivamente criticoe d ironico.

No.

Nonononono.

Se fosse vero l’oroscopo sarei anche incline alla riflessione, alla prudenza ed alla diplomazia (ahahahhahahahah!).

 

Che poi il Capricorno è il segno del peccato, che ve lo dico a fare?

 

Sono lunatica, sì.

In questo periodo, come spesso mi capita sin da che ho memoria, mi sento in una bolla e non riesco ad esprimere le mie emozioni o le mie volontà.

Sembro spenta come il pupazzetto delle Duracell, ma senza Duracell.

Vorrei dormire 24 ore. Vorrei vegetare.

Vorrei svegliarmi e trovare svaniti tutti i problemi, dissolti durante la notte o risolti dalle mani sapienti di piccoli nani operosi. Oppure dal gatto.

Dovrei addestrare il gatto, sì.

Oppure imparare ad affrontarli, i problemi.

Vederci oltre, scavalcare i sensi di colpa, le paranoie e mandare affanc**o tutte le vocine che c’ho nel cervello e pensare solo a me.

 

In fondo, sono un Capricorno. No?

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21 marzo 2012 3 21 /03 /marzo /2012 18:45

gp-vintage-paris.jpgAntefatto

Alle scuole medie avevo una professoressa di francese madrelingua di quelle che oggi chiamerebbero i servizi sociali. Dal primo giorno, anzi giorno, ci disse che se volevamo parlare durante le sue ore, dovevamo farlo in francese,  sennò per ogni parola italiana mettere  100 lire nel salvadanaio collettivo. Orca troia, aggiungemmo noi. E subito giù 200 lire. All’epoca la odiammo subito, perché era severa, aveva la erre più francese che abbia mai sentito e una fissazione per i verbi irregolari che sfiorava la mani.

Poi all'inizio della terza se ne usci con: “Questa’anno studiamo Parigi che vi ci porto in gita

Urla, fischi e giubilo dell’intera classe.

Ma non avevo fatto i conti con l’oste, cioè con i miei.

Che non mi mandarono.

E Parigi restò un sogno.

Eh.

Fino ad oggi.

 

Cose che non ho visto

Ci sono mille milioni di cose che non ho visto a Parigi, ma mi sembra il minimo. Non si può far tutto in quattro giorni, e io non vacanza non corro: è contro la mia religione.

Ad ogni modo non ho visto Versailles. Peccato.

Non ho fatto un giro sulla Senna , ma questo non so se sia un gran peccato o no.

No, non sono stata al Mouline Rouge (l’ho visto da fuori), non ho mangiato al ristorante della Tour Eiffel (ma ci sono salita, a piedi e senza fare la fila).

Non ho bevuto la Coca Cola alla ciliegia, ma il vino francese sì.

Non ho viso l’Arco di Trionfo, perché l'Avenue des Champs-Élysées e i suoi negozi ci aveva tediato e abbiamo preferito prendere la metro e andare a bere un bicchierino alla nostra Cave des Absesses.

Non ho visto le catacombe di Montparnasse e i giardini delle Tuileries (pioveva quando siamo passati, non mi pareva il caso).

No, non ho visto nemmeno la casa di Toulose-Lautrec.

Vaccaboialadra.

 

Cose che ho visto (ma che non mi sarei aspettata di vedere)

Un mago tra i passeggeri del mio volo. Un mago, lo giuro, vestito da mago. Col cilindro, la palandrana e tutto il resto. Un mago americano, per di più, che mi ha raccontato di andare a Parigi con i soldi raccolti per le strade di Roma.

Una ragazzina asiatica con lo chador.

Scolaresche delle elementari francesi di tutti i colori in gita a Notre Dame solo con la maestra e senza il codazzo genitoriale tipico italiano.

Bambini di nove anni che tornano da soli a casa in metropolitana.

Tate di colore bellissime che portano a spasso bambini biondissimi e boccolosi.

La Gioconda, la Nike di Samotracia e La Libertà che guida il popolo.

La notte stellata, la colazione sull’erba  e le pointillisme di Seurat.

Ho visto donne di tutti i colori camminare elegantissime e senza tacchi, che la metro va presa camminando di buona lena sull’acciottolato e senza inciampare possibilmente.

Ho visto in metropolitana tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, ma proprio tutti con le cuffie anni ’80 collegate al lettore mp3 o al telefono. Una ballava anche. Io, ho pensato, farei la stessa figura da scema.

Ho visto le gonne a pois delle giovani parigine, con i loro chignon spettinati e curati insieme.

Ho visto uomini francesi col completo beige e i calzini blu elettrico.

Mettere il burro su tutto, anche sul formaggio. Per me che sono allergica, una festa.

Ho visto un ballerino di strada con una vasca di pesci rossi in testa.

Ho visto i Francafric protestare in piazza.

Ho visto le chimere di Notre Dame e due fidanzati italiani che litigavano furiosamente perché lui non aveva voglia di fare la fila, il tutto davanti ad una comitiva di giapponesi allibiti. Non eravamo noi, lo giuro.

Ho visto francesi gentili.

Ho visto francesi stronzi.

Ho visto troppi clochard. Troppi. Giovani, vecchi, uomini e donne. Troppi. Stretti nel sacco a pelo  blu fornito dal comune, ubriachi o sobri, malati di mente o solo esausti. Ma troppi.

Ho visto le sedie color salvia dei giardini du Luxembourg, mitiche e comodissime. Ed ho pensato che in un giardino italiano sarebbero durate una settimana, poi tutti ne avrebbero fregata almeno una per metterla in veranda o in giardino.

Ho visto l’aeroporto di Orly, con le sue poltrone super comodissime su cui mi sono addormentata aspettando il volo di rientro. 

Conclusione

Parigi è bella, ma non ci vivrei. Anche perché ci vorrebbero molti soldi per viverla, e io non ho ancora vinto al Superenalotto.

Certo, giocarci aiuterebbe.

Di sicuro torneremo, perché sono troppe le cose che non ho visto e ancora da vedere. E poi perché è bello credersi un po’ bohémienne ogni tanto e girare per Montmartre come Clive Owen in Midnight in Paris e sperare di incontrare un grande scrittore o un pittore maledetto.

 

Oppure, semplicemente, un mago.


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16 marzo 2012 5 16 /03 /marzo /2012 18:04

Favim_com-26759.jpg

 

Mi prendo una meritata vacanzina insieme all'Amoremio, che poi sarebbe il suo regalo di Natale che furbescamente include anche me.

Ne abbiamo bisogno, prima che lo stess ci porti ad uccidere i vicini di casa e nasconderli del frigorifero a pozzetto.

Fate i bravi, e non sentite troppo la mia mancanza, ché torno presto.

 

À bientôt!

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15 marzo 2012 4 15 /03 /marzo /2012 17:53

young-magician-george-hales.jpgCi sono giorni che le cose da fare sembrano un milione.
Le responsabilità ti schiacciano, gli impegni si accavallano.
Tu, maniaca della perfezione, vorresti che tutte le cose funzionassero  a modino come un gigantesco ingranaggio. Allora sì, te ne staresti lì con le punta delle dita delle mani unite modello Mr. Burns ad ammirare lo spettacolo deliziata.
Lavoro-amore-gatto-famiglia-amici.
Tutto perfetto, tutto sincronizzato, tutti felici.
Tutti sorridenti e sani.
Un due tre: stella!

 

Ecco, evidentemente questo non può essere, e la mia mania di controllo deve accontentarsi di dominare lavatrice e lavastoviglie.
Piccole soddisfazioni, mi rendo conto.


Ma stranamente la gente intorno a me fa un po’ come cazzo gli pare, e soprattutto non è felice, non mi ascolta e non posso farci nulla, non posso impedirlo.

Evvorei avere la soluzione per tutti, la polverina magica che aiuta a risolvere tutti i problemi e che fa girare l’ingranaggio senza intoppi proprio come dico io.

Eppure nessuno mi ascolta, nessuno ubbidisce.
Anche il mio gatto fa un po' come gli pare e rientra agli orari più impensati, manco avesse 17 anni e una passione insana per il Red Zone.
Manco il gatto.
Maschi, tzè.

Come dite?

Non si può? Ah no?
Esiste il libero arbitrio anche con Dio?

Uff… e ora come faccio?
Vabbè, ci penserò.

 

Io, intanto volo a Parigi…

 

 

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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