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14 marzo 2012 3 14 /03 /marzo /2012 10:06

imagesCADI1ASU.jpgDa piccola ero proprio una bella bambina, una di quelle che la gente si mangia di baci e di pizzicotti apostrofando la madre  con un “ma le dovrebbe far fare pubblicitàààà!
Bella paffuta, coi capelli lisci in un ordinato paio di trecce e due occhi nocciola da svenire.

Avevo anche la pancia che seduta mi faceva tre piegoline, manco fossi stata la protagonista di una foto di Anne Geddes. (Ndr. Oddio, le piegoline ci sono ancora, porca di quella zozza troia ladra).
Nonostante il mio aspetto bucolico ed i vestitini floreali che mia madre mi propinava, avevo già da allora un pessimo carattere.
Tignosa, testarda e pienamente convinta di avere sempre ragione, non accettavo risposte negative. E se ciò accadeva non piangevo e non facevo capricci, no.
Me la segnavo.

Proprio come ora.

 

Mia madre racconta sempre un simpatico aneddoto sulla mia infanzia.

Avevo due anni e mezzo ed ero al mare con i miei genitori. Per cercare di contrastare la mia vocazione a giocare da sola, mia madre aveva fatto conoscenza coi vicini di ombrellone, milanesi e dotati di un pargolo di circa quattro anni  di nome Simone.
Come non fare amicizia? Perché non fate una bella buca insieme? Eccerto. Se non fosse che il simpatico meneghino non avesse proprio doti da ingegnere edile e continuasse a buttare sabbia nella buca e a farne crollare le pareti.

Io ero più brava, per dire.
E poi l’avevo iniziata a fare con mio padre e quindi era MIA.
Ve l’ho detto che sono competitiva dalla nascita?
Così, all’ennesimo sconfinamento del piccolo Simone, con stizza gli ho gettato un po’ di sabbia negli occhi. Non molta, poca. Ma tutta in faccia. Sulla prime lui tace, ma quando crolla ancora un po’ la buca e io colta dalla disperazione ripeto il gesto di stizza, lui inizia a piangere e corre dalla madre.
Mamma, mamma! Phoebe mi getta la sabbia negli occhi!!
Io mi esibisco nello sgranamento occhioni nocciola (il Gatto con gli stivali mi ha copiato, voglio il copyright) e la madre ci casca: “Ma amore, sarà stato un incidente! E’ così buona lei!” e mi sorride.
Sì sì, certo.
Gli asciuga le lacrime e lo rimette a sedere sull’argine della buca.
Lui mi guarda col labbro tremulo, io con lo sguardo della morte e la paletta in mano.
Mia madre scuote la testa, mio padre invece tutto tronfio della determinazione della propria prole ricomincia a leggere il giornale.
Il bimbo, titubante, rimane immobile per l’ora successiva.
Ecco, i maschi bisogna educarli da piccoli, dico io.

Col passare degli anni non sono certo migliorata, anzi. Secondo mia madre quando la gente non fa come dico io e me la piglio mi esibisco nello stesso identico sguardo in sottecchi, che in realtà e un misto di determinazione e follia omicida inespressa.

Da allora Simone non l’ho visto più.
Sicuramente da grande sarà diventato un tronista sciupafemmine e rincitrullito, se lo avete incontrato nell’arco della vita me ne scuso.
Oppure s’è fatto prete, che ne so.

 

In ogni caso Simone, se mi leggi… perdonami!

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12 marzo 2012 1 12 /03 /marzo /2012 18:38

37x50golconda.jpgUno non si può distrarre un attimo, no.

Non ci si può lasciar confondere dalla primavera, dagli alberi in fiore, dalla voglia di andare a cercar asparagi per il bosco.

Nonononono.

 

Perché appena ti distrai, salta fuori l’uomo più orrevole, Angelino Alfano,  del mondo  a pontificare sulla sessualità altrui.

 

Permettetemi una digressione.

Ora, voi ce lo fareste un pensierino su Alfano? Sì, lo so che non è bello giudicare gli altri dalla scatola esterna, ma siccome l’esteriorità è importante e ce lo insegna il nostro caro ex premier, mi domando se c’è una donna al mondo che lo ritiene appetitoso. Io, no.

Ma veniamo a noi.

Il caro Angelino (che già il nome, vabbè…), non pago di vivere alla luce riflessa del nostro caro ex premier che fa?

Esterna. Peggio di Bossi.

E lo fa a lla scuola di formazione del PdL.

 

'''L'alleanza Di Pietro, Vendola e Bersani va nella direzione dello zapaterismo e non di una moderna sinistra europea. Lo zapaterismo e' un germe che rischia di attaccare i valori che noi difendiamo, come abbiamo fatto con il dl su Eluana Englaro, la difesa della vita sin dal concepimento oppure i tanti no che abbiamo detto sullo scardinare la famiglia. Se la sinistra andrà al governo farà quello che ha fatto la sinistra in Spagna: il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto buttando fumo sulla società spagnola distraendo le forze migliori dalla crescita e lo sviluppo. E oggi il partito socialista e' ai minimi termini. Questo sarà l'inevitabile destino della coalizione Bersani- Di Pietro e Vendola''.

 

Ora, mi sorgono alcune importanti digressioni.

Ci si può riempire la bocca della parola famiglia solo per dir cazzate? Si può essere più razzisti e fascisti di così? Più generalizzanti ed ignoranti?

No, mi sa di noi.

Esiste la coalizione Bersani-Vendola- Di Pietro? Ohibò! Davvero? Ma sul serio? E io che pensavo che la foto di Vasto fosse il classico scatto post picnic!

Ma soprattutto, Angelino, dimmi la verità: ti piacciono  i maschietti e non vuoi dirlo al tuo premier? No, perché in genere gli omofobi sono quelli che son repressi, caro mio. A me se si baciano due donne o due uomini davanti al sindaco e si sposano,  l’unica cosa che mi mette pensiero è sapere se devo fargli il regalo e se hanno fatto la lista (le quote del viaggio di nozze son sempre meglio e la busta coi soldi terrona ma gradita).

E poi, caro Angelino, io e l’Amoremio siamo una coppia di fatto: PROBLEMI? Guarda che ti scaglio il gatto addosso in un attimo, ed è risaputo che Nevruz è addestrato per colpire nelle parti basse. Sono stata esplicita abbastanza?

Quel che sconcerta davvero in tutta questa storia è che ci sia una scuola di formazione del PdL presso cui blatera Alfano. E dire che ho sempre pensato che i pidiellini li facessero con lo stampino, a mano, come i soldatini di stagno. E invece no, se li creano ad hoc con corsi di formazione, manco fossero gli Umpa Lumpa.

 

Anyway, il mio livore non è stato generato dal prode Angelino, non sono (più) così sensibile.

No. Quel che mi ha fatto arrabbiare è stata la Rosy Bindi, che con il suo accento toscanaccio che la rende (o vorrebbe rendere) più simpatica, di rimando ad Alfano ha esclamato:

 

“La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la costituzione. Ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo”   

 

E poco conta se frange del PD si oppongono, la linea guida resta questa. Cioè quella non di fare una politica di sinistra, moderna ed attuale,  ma di accontentare preti e pretini cercando di pescar voti dove non si posson prendere e perdendoli da chi il voto te l’ha dato fino ad oggi.

Fino ad oggi, sì.

Perché io mi sono ufficialmente rotta.

Il partito che io voglio votare deve avere il coraggio di difendere i diritti di chi non ce l’ha, che siano omosessuali, eterosessuali, immigrati, disoccupati o solo sfigati.

Voglio un partito che difende la giustizia, l’equità e il buon governo.

 

Da oggi non mi dite che sono di sinistra, basta.

Ho ingoiato troppi bocconi amari, ho persino votato Ulivo.

Ho fatto anche troppo.

 

Ora, basta.  Ora ci vorrebbe la rivoluzione.

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7 marzo 2012 3 07 /03 /marzo /2012 22:50

 

121112702.jpgTolgo le scarpe, mi infilo le ciabatte e mi butto sul divano. Ci sono giorni che sembrano avere la prolunga, non finiscono mai. Anzi, sembrano doppi.
Il gatto mi sale sulle ginocchia, inizia a ronfare in cerca di coccole. Vita dura, eh? Mi viene spontaneo pensare.


Accendo la televisione su Sky News per vedere che è successo nel mondo e se il globo terracqueo gira ancora nella stessa direzione.

Dall’altro lato della stanza l’Amoremio spadella la cena (sì, sono fortunata, ok? Ora odiatemi pure!) e io  mi rilasso.
Quando ecco che, pronunciata da non ricordo chi, emerge questa frase:

Potremmo rispondere in maniera assertiva ma probabilmente non sarebbe la giusta risposta per lo meno, non del tutto soddisfacente…

Madonna, ma quanto mi sta antipatica ‘sta parola… assertivo… va di moda proprio come stage!” sbotto allungando le gambe.
“Assertivo. E che vuol dire, poi?” mi fa eco l’Amoremio dalla cucina.
“Ma non lo sanno nemmeno loro… fa solo figo!”
“Eh, ho capito. Ma che vuol dire?”
“Uff…ehm… come te lo spiego? Non mi vengono le parole…”
“Cioè, non lo sai?”
“...”
“Tu, che conosci mille milioni di parole, se non tutte quelle della lingua italiana, non lo sai?”
“Non ho detto questo”
“Oddio, mi crolla un mito”
“Ma tu dimmi...”
“Pensavo sapessi tutto il vocabolario”
“Sì, me lo sono ingoiata da piccola. Ah, per la cronaca questo tuo non è un comportamento assertivo! Affatto!”

C
omportarsi in maniera assertiva vuol dire esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni, opinioni o idee senza tuttavia offendere né aggredire l'interlocutore.

Secondo molti psicologi è «un comportamento che permette a una persona di agire nel suo pieno interesse, di difendere il suo punto di vista senza generare in sé ansia esagerata, di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti di difendere i suoi dirittisenza ignorare quelli altrui».

Essa si può anche delineare come il giusto equilibrio tra due polarità: da una parte il comportamento passivo, dall'altra il comportamento aggressivo (proprio come me, sì. Ahahhahahah!).


In una parola, paraculo.

 

Certo, non è una parola così figa, ma rende l'idea, non trovate?



 

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5 marzo 2012 1 05 /03 /marzo /2012 13:12

Blog_Richter_GwiliAndre1932-thumb-350x442-copia-1.jpgE poi ci sono quei giorni in cui non  è.

Anche se ti sforzi, se ci metti tutta l'anima e il sorriso più di plastica che hai, non è.

 

Giorni in cui non sai dove sta il tuo posto nel mondo, e ne vorresti uno bello comodo e tranquillo.

E proprio tu che hai sempre odiato le persone inquadrate nelle caselle come pedine della dama, proprio tu vorresti una bella casellina tutta tua dove accomodarti. Ci metteresti anche una porta, magari, con un lucchetto, anche, e una poltrona per renderla più comoda, ‘sta casella.

L’hai sempre schifata, questa concezione sociale dell’incasellamento, vissuta come una forzatura, un voler essere tutti uguali.

 

Ma anche una semplificazione, perché la gente se ti capisce, se in quella casellina messa in un luogo imprecisato, ma chiaro, riesca a mettertici, sta più tranquilla.

Vive meglio, CREDE di capirti meglio.

Altrimenti sei quella strana, particolare, buffa. La cugina scema, in pratica.

In giorni come questi io la casellina la vorrei proprio. Vorrei sentirmi inquadrata, trovare empatia con gente come me.

E invece no, non ce l’hai.

 

Ed è sempre stato così, lo sai.

 

Possibile che tutti abbiano la propria casella tranne te?

 

C’hai già provato a stare in una casella, e dopo un po’ (nemmeno tanto, giusto un po’) la smania di scappare, di uscire, una sorta di claustrofobia sociale t’ha preso alla gola e sei scappata.

Non ti ci vedeve a fare sempre sì con la testa e a non essere te.

 

Ma ora è diverso.

Ora sono matura.

Ora sono pronta.

Ce la posso fare.

 

O forse no.

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2 marzo 2012 5 02 /03 /marzo /2012 13:13

strangeHo un brutto carattere.

Ma bruttobruttobrutto.

Me lo dicono tutti, anche i miei genitori. Quindi, ergo, sarà vero.

E poi in questi giorni ho la testa vuota.

O troppo piena, non saprei.

Non riesco ad articolare una socialità, scusatemi.

A volte non riesco nemmeno a  rispondere alle mail delle mie amiche, poracce.

Prima o poi chiamano i vigili del fuoco.

 

I pensieri si affastellano uno sopra all’altro, inciampano e cadono, litigano per trovare posto tra le sinapsi e iniziano a litigare tra di loro mostrandosi (a volte) il dito medio.

Ecco, in tutto questo, l’omino buffo che dovrebbe essere vigile e controllore delle priorità, che dovrebbe regolare il traffico nel mio cervello e rendermi la donna organizzata, fashion e perfetta… sì, lui, ma dove cazzo è??

Che lo pago a fare se s’imbosca a fumarsi una sigaretta?

Tra l’altro io odio le sigarette e la loro puzza!?

Mica se ne starà con i piedi sulla scrivania a limarsi le unghie con dovizia, mentre impazza il delirio intorno a  lui?

Eh? Eh????

 

Ecco,  se in questi giorni sono assente, disturbata, confusa come una suora in uno strip bar (cit. mooolto colta, il primo che la indovina vince un tour guidato nel mio cervello.), la colpa non è la mia.

No, assolutamente, non prendetevela  con me.

Non ho problemi, gravi intendo.

Non ho pensieri oppressivi.

No.

 

La colpa è dell’omino buffo che vive nel mio cervello.

Forse è il leader del movimento No-Tav, ha lasciato la postazione di controllo e se ne è andato.

Mi ha abbandonato e non me l’ha detto.

Forse.

Urge rimpiazzo.

 

Mandate pure i curriculum fiduciosi.

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29 febbraio 2012 3 29 /02 /febbraio /2012 19:21

vacanza.jpgSquilla un’appunto sull’agenda del cellulare: “Ricordarsi di chiamare dottoressa per certificato palestra, altrimenti mi spellano”. Consapevole che la minaccia che mi è stata fatta alla recaption della palestra ha un minimo di fondamento, faccio due rapidi conti e decido di chiamare il mio medico di base che stasera, chiaramente, dovrebbe fare ambulatorio.

Chiamo il fisso. Suona, suona, suona.

E poi entra il fax.

 

Maledicendo la mia sfiga o la mia disinformazione, chiamo mia madre per sincerarmi che il medico faccia ambulatorio.

“Mamma, scusa, ma la dottoressa non fa ambulatorio il martedì pomeriggio?”

“Sì, certo.”

“No, perché non mi risponde al fisso… mi sembrava strano!”

“Guarda, mi hanno detto che questa settimana ha trasferito l’ambulatorio, magari ancora non gli funziona il fisso. Prova al cellulare!”

 

Rinfrancata, provo al cellulare.

Al secondo squillo la mia dottoressa, famosa per solerzia ed efficienza, risponde: “Pronto?”

“Buonasera dottoressa, sono Phoebe. Mi servirebbe il certificato per la palestra…”

“Sì, certo. Domattina però che oggi non faccio ambulatorio”

“Ah, ha cambiato orari col trasferimento?”

“…”

“Non fa ambulatorio il martedì pomeriggio, mi scusi?”

“Sì, certo”

“Ah.”

“Ma oggi è mercoledì.

“…”

“Pronto?”

“Ehm… sì. Già…”

“Lo vieni a prendere domani?”

“Sì, grazie”

“Domani è giovedì, eh!”

“Ehm, sìsì”

“Non vuoi che ti segni anche le analisi del sangue? O un ricostituente? O delle vitamine?”

“…”

 

E’ una  fortuna che la dottoressa non abbia visto la mia faccia in quel momento, perché più o meno era questa qui -->    0_o

 

 

Ditemi voi se non mi serve una vacanza

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27 febbraio 2012 1 27 /02 /febbraio /2012 07:00

valley-of-the-blind--copia-1.jpgIn Umbria, ma in Italia in genere credo, persiste l’abitudine  (medioevale? Non so, mi dovrei documentare sul suo inizio effettivo) della benedizione delle case in tempo di Pasqua.

Questo rito sacramentale si fonda, credo, sulla rievocazione della lettura del brano riguardante la Pasqua ebraica nel libro dell’Esodo (la storia di Mosè, dei Dieci Comandamenti, la fuga dall’Egitto e tutta la compagnia cantante)che narra come  gli ebrei spalmarono gli stipiti e l’architrave della porta d’ingresso delle loro case con il sangue dell’agnello immolato per la Pasqua.

In questo modo, l’Angelo Sterminatore passò oltre le abitazioni ebraiche  risparmiandone i figli maschi primogeniti, a differenza dei bambini primogeniti del popolo egiziano che furono uccisi (le figlie femmine non se le filava nessuno). Così, accogliendo il sacerdote che reca la benedizione di Dio, nella Pasqua cristiana ci si prepara alla liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte grazie al sacrificio di Gesù Cristo.

Credo.

Ho riassunto bene?

Sì, credo di sì.

In fondi alle elementari ho vinto le Olimpiadi del Catechismo, quindi.

 

Quello che mi chiedo in merito a quest’usanza antichissima, e che personalmente trovo molto bella perché permette di “conoscersi” col proprio parroco, è solo una.

Caro prete che vieni a benedire casa mia, possibile che tu mi chieda la bustina ancora prima di entrare?

Che mi inondi in fretta e furia casa di acqua benedetta, biascicando la benedizione alla velocità della luce e manco guardandomi in faccia fino al momento in cui infilo la mano nella tasca della giacca per estrarre l’oggetto del desiderio?

Che mi appiccichi tre caramelle e una candela e poi butti l’occhio questuante sulla tavola alla ricerca della magica busta bianca?

Ma non era un momento di condivisione?

 

Quand’ero piccola Don Bruno si piazzava in casa, si sedeva nel salotto e s’accendeva una sigaretta. Mia mamma gli faceva il caffè, mentre lui inizia a tirarmi le orecchie perché non ero andata a catechismo per ben due volte in un anno (il fatto che avessi avuto l’ebola non mi giustificava lo stesso). Chiedeva come andavano le cose, si interessava, accarezzava il cane e cercava di dare una mano nelle piccole cose.

Poi preghierina, benedizione, caramelle, candela, busta, ecc.

Ma si interessava a noi.

E ci conosceva uno per uno.

 

Ai giorni d’oggi, l’attuale prete del mio paese:

1)  Non ti dice quando passa, ma solo il periodo ipotetico perché bisogna essere sempre vigili per Gesù. Infatti non mi ci trova mai, perché devo lavorare e non posso star ad aspettare una settimana a casa il suo arrivo. Confido nella comprensione di Gesù, in fondo anche i suoi genitori lavoravano.

2)  Anche se mi trovasse in casa NON ENTREREBBE perché mi ha chiaramente detto che vivo nel peccato e o mi pento o andrò all’inferno. Credo fortemente che una busta adeguata lo farebbe cambiare idea, ma con quei soldi preferisco comprarmi un paio di scarpe, grazie.

 

Non vorrei passare per eretica, ma non penso sia un bell'atteggiamneto.

E non mi tirate fuori la storia che i preti son persone come el altre e che non mi devono scoraggiare.

Mi scoraggio eccome.

Possibile che ogni mio afflato religioso venga stroncato sul nascere?

Ma non bastavano le buone intenzioni?

Ah, no.

Ora ricordo.

 

E’ la strada per l’inferno che è lastricata di buone intenzioni…

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24 febbraio 2012 5 24 /02 /febbraio /2012 13:50

reading-is-cool.jpgCara Mondadori,

 

mi permetto di scriverti nonostante la tua attuale proprietà non sia esattevolmente di mio gradimento perché ho un gran rispetto per la tua storia e di quello che hai fatto per l’Italia. Ti scrivo perché con l’introduzione degli Oscar Mondadori nel 1965 hai cambiato per sempre la possibilità di accesso alla cultura, e l’hai introdotti con Addio alle armi, mica con un Moccia qualunque.

Tutti i martedì mia mamma andava in edicola e con 350 lire si portava a casa non solo un libro, ma un sogno, un grande classico, un universo nuovo e di questo ti sono grata.

Ti scrivo come se tu fossi una entità astratta, anche se forse dovrei  scrivere a qualche Manager d’alto bordo o Direttore Generale o CEO come si usa dire ora, perché stai da talmente tanto tempo in casa mia da sembrarmi una forma di vita indipendente.

Vengo al dunque, cara Mondadori. In libreria, cercando un regalino per il non-compleanno di mia sorella ho notato che hai creato una nuova collana, i cd. NUMERIPRIMI.

Queste edizioni, a detta della commessa, vengono dopo il cartonato per libri che hanno avuto un discreto successo di pubblico. Non solo, ma precludono nella maggioranza dei casa la nascita del tascabile, che così ha la sua morte civile.  

 

Cosa non mi piace? Prima di tutto, il prezzo. Mi sembra che € 13,00 sia un costo davveo eccessivo per un libro non cartonato, tenendo conto che € 13,00 corrisponde più o meno alle vecchie ventiseimilalire. Io capisco far pagare così un libro di Morelli, chi lo compra si meriterebbe di pagare pure di più, ma in generale mi sembra eccessivo.

E poi, cara Mondadori, van bene € 13,00 a libro, ma la rilegatura a caldo fatta in quel modo lì? E la carta? Lo vogliamo dire com’è questa carta? No, perché se fosse carta riciclata e eco-chic, io potrei anche starci, ma non lo è. E’ solo brutta, di pessima qualità, rigida e pesante. Lo so che per la maggioranza delle persone le pagine dei libri sono solo pagine dei libri, ma ci sono anche i malati come me, sai?

E poi questio libri c’è bisogno di scriverli in Arial 48? Solo per fare più pagine (e giustificare il prezzo)? Ora, capisco non far diventare ciechi i lettori, però una via di mezzo.

Non trovi?

 

Lo so che non sei solo tu, cara Mondadori, che fai questi prezzi, ma rivesti sempre una bella fetta del mercato dell'editoria senza contare collegate e affini, e allora qualcosina potresti farla.

Ecco.

Potresti fare la differenza.

Anche in nome della tua storia.

Ma, immagino, ci siano impossibili regole di marketing e supercazzola che te lo impediscono.

Vero?

Perchè fare tascabili dei libri più venduti se si possono guadagnare più quattrini?

 

E poi mi chiedono perché sono passata agli ebook…

 

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22 febbraio 2012 3 22 /02 /febbraio /2012 13:10

1028764732Quando lavoravo in una azienda diversa da quella di ora, diversi anni fa, passavo tutte le mattine per una strada molto trafficata  che  taglia a metà la zona industriale della mia città.

Sapete quelle vie tutte di capannoni, concessionari d’auto e aziende più o meno grandi, intervallate solo da distributori e officine? Ecco.

In mezzo a cotanta disperata brutalità visiva c’era lui, uno splendido negozio di abiti da sposa.

Non abiti da sposa qualunque, di quelli che farebbero sembrare una meringa cicciona e bulimica pure Kate Moss.

No, abiti da sposa belli, bellissimi, senza età. Spettacolari costruzioni di stoffe pregiate e lustrini, bustini avvolgenti e  gonne fruscianti.  

Quelli che li vedi in vetrina, mentre stai in coda nel traffico e sogni il principe azzurro.

O magari di vivere nel periodo della Reggenza con Jane Austen, che alla fine va bene uguale.

Che poi il principe azzurro sia quel che sia è un’altra storia, ma lì in mezzo al traffico, magari di lunedì, ti senti portata via verso luoghi ameni e meravigliosi.

Sorridi nel traffico come una beota, ecco.

E magari rischi pure di sorridere ad uno sbagliato.

Io poi all’epoca ero pure single e sfiduciata, immaginate l’anelito di speranza e di sogno che emanavano quelle vetrine per me.

Non c’era giorno che non desiderassi entrare anche solo per simulare l’acquisto di un ipotetico abito per un molto ipotetico matrimonio.

Ehm, anzi, credo anche di averlo fatto (dando un nome falso, ovviamente, state sereni).

 

Oggi, passando per quella strada dopo alcuni mesi e sopportando lo stesso medesimo traffico mi sono accorta subito che qualcosa era cambiato.

Il negozio di abiti da sposa non c’era più.

Svanito, evaporato.

Al suo posto, impenitente e dotato di una gigantesca insegna, un discount di abbigliamento che promette di vendere tutto, ma proprio tutto, a 5,10 o 15 euro.

Le stesse meravigliose vetrine riempite di paccottiglia qualunque. Il sogno svenduto sull’altare del Made in China.

 

Ma vi pare possibile? E soprattutto, vi pare giusto?

Una povera ragazza che vaga da sola nel traffico, non si merita almeno di sognare un po’?

Che mondo materialista e schifoso è mai questo?

 

Ditemi voi se questi non sono segnali dell’avvento dei Maya...

  

 

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21 febbraio 2012 2 21 /02 /febbraio /2012 10:37

Ci sono giorni in cui guardi la tv per noia, per abitudine e per mancanza di idee. O solo per stanchezza. E il sonno sta arrivando, inesorabile. Poi, all'improvviso, la tua attenzione è colpita dalla pubblicità.
Sì, quella cosa fastidiosa, che fa rumore e interrompe il flusso dei pensieri e che spesso, ahimè, è più carina ed interessante dei programmi della televisione pubblica.

Questo fino ad oggi.
Che cosa succederebbe, infatti, se le pubblicità potessero essere scelte dalla gente? Oppure create? Certo obbrori obbrobriosi come le pubblicità di De Sica non esisterebbero di certo più. O come quelli della cameriera sexy che passa il silicone, per dire.

Sì, sarebbe bello scegliersi la pubblicità, e siccome non sono una esperta di marketing questa idea non ce l'ho avuta mica io. No, è stata Telecom Italia a pensarci per prima, realizzando uno spot dalla Rete per la Rete.
Come?

Riprendendo il concetto della pubblicità della scorsa estate, "Le emozioni non cambiano, il modo di comunicarle sì", ha chiesto ai naviganti di immaginare il mondo della bimba appena nata protagonista finale dello spot . Ve la ricordate? Io stanamente sì, perché quella pubblicità mi aveva molto colpito: basta sederi da fuori per vendere piani telefonici, andiamo sulla fantasia, cribbio!
E come me devono averlo pensato in tanti, perché almeno 700 autori hanno partecipato alla competizione, immaginando mondi alternativi e innovativi, sognando ed immaginando. Alla fine 7 autori sono stati scelti per la composizione di uno spot dedicato ad internet.

E' nato così il primo esperimento di "social advertising contest" e con lui il cortometraggio intitolato "Futura Francesca" in cui si immagina un futuro non troppo lontano, fatto di ologrammi, specchi che aiutano nei cambi d'abito (Lo voglio!!!! Se snellisce pure ne voglio due!), finestrini che diventano macchine fotografiche e una connessione alla rete praticamente continuata.
Io  trovo "Futura Francesca" molto carino e diverso dal solito, mi piacerebbe fosse collocato anche nei canali tradizionali visto che per il momento mia madre non potrebbe certo vederlo!
Mi piace l'idea positiva del mondo, specia in questo periodo in cui l'ottimismo non è ai massimi livelli e a ragione. Nel cortometraggio la  piccola Francesca cresce e riesce a concretizzare i suoi sogni, diventa astronauta in un mondo fatto di innovazioni e viaggi fantastici.

Chi non vorrebbe un futuro così per i propri figli?
Sarà davvero così il futuro?
Voi come ve lo immaginate?
Vi piace questo esperimento?
Una cosa è certa, il viaggio è appena cominciato!

 

Io, intanto, aspetto ancora la banda larga a casa...  


Video sponsorizzato    

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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