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20 febbraio 2012 1 20 /02 /febbraio /2012 06:58

eluana_engralo.jpgSono passati già tre anni da quella mattina di febbraio, eppure non è cambiato nulla.

Sono passati tre anni dal giorno in cui Beppino Englaro prese la decisione più difficile e dolorosa della sua vita e pose fine all’esistenza biologica di sua figlia Eluana.

Ve lo ricordate?

 

All’epoca sembrava non esistesse materia più scottante, dibattito che esacerbasse più gli animi. Poi, in pieno italian style, tutto è stato accantonato e dimenticato in un angolo, tanto non importa. C’è la crisi, c’è la crisi e tutte le altre questioni sociali passano in secondo piano.

E la Chiesa fa la riverenza e ringrazia.

Ma non basta.

 

Il nostro caro ex Governo, nella persona ecomiabile dell’allora ministro Ferruccio Fazio, artefice di altre interessanti e proficue iniziative, tanto per ribadire il concetto creò nel 2010 la Giornata Nazionale degli Stati vegetativi permanenti (SVP).

Non lo trovate macabro?

Io, sì.

 

E proprio il giorno della morte definitiva di Eluana, il 9 febbraio, chiaramente. Ma non per tentare di vanificare un atto coraggioso e sofferto di suo padre, il più grande atto d’amore che un genitore possa compiere verso sua figlia, no no.

Semplicemente perché “Con questa giornata il ricordo di Eluana non sarà più una memoria che divide ma un momento di condivisione per un obiettivo che ci unisce tutti. Da oggi sarà un’occasione preziosa in più per ricordare a tutti noi quanto è degna l’esistenza di tutti coloro che vivono in stato vegetativo e non hanno voce per raccontare il loro attaccamento alla vita”.

 

Ecco, io in questa frase ci trovo tutta l’arroganza e l’ignoranza di personaggi equivoci che non sanno di che cosa si sta parlando. Altrimenti, se solo potessero immaginare cosa si prova ed il dolore di questa prova terribile, non ragionerebbero così in nome di cattolicissime pseudo-convinzioni.

Sono parole di gente che crede che vedere vegetare (e non vivere, vegetare) una persona cara sia vederla dormire, come il questa foto. La vedete? La vedete questa immagine che fa da corollario ad articoli e campagne pro-vita? Guardatela bene.

I capelli? Curati.

Le sopracciglia? Fatte e alla moda.

Truccata!

E con una bella espressione serena, sognante.

Certo. Sarebbe quasi consolante, vero? Ma la verità invece è questa.

Guardatela bene.

Vi pare ci sia qualcosa da festeggiare?

E infatti le associazioni dei parenti dei pazienti in SVP hanno disertato la manifestazione, anche per protestare contro l’abbandono in cui versano da parte del Sistema Sanitario Nazionale, che vede nella domiciliazione lo sbologna mento di un problema a lungo termine e senza soluzione che non nessuno vuole sobbarcarsi.

Ma festeggiarlo, sì, via.

 

Non sarebbe stata più opportuna una Giornata nazionale per la libertà di scelta?

Una giornata laica, aperta a tutti, di confronto e dibattito?

Una giornata che aiutasse ad affrontare questo grande dolore?

No, non si può.

Giammai.

 

Cari miei simpatici cattolici bravi a parole, sono fiera di non essere come voi. Fiera di provare ancora compassione, empatia verso chi sta soffrendo e col coraggio di aver lasciato scritto quel che vorrei per me se mai mi succedesse una cosa del genere. Per quel che vale legalmente, ovvio, visto che il testamento biologico è un’altra ENORME e vergognosa carenza italiana. Voluta, sia chiaro. Siamo il paese del Vaticano, dei cattolici che non vanno mai in Chiesa, ma son cattolici per cultura.

 

Cari cattolici, cosa penserebbe di voi Gesù?

Di voi che vedete nell’accanimento terapeutico la vita?

Di voi che vi permettete il lusso di ingerirvi nel dolore degli altri?

Di voi che volete regole morali, quando la vostra morale è la più discutibile?

 

Io andrò all’inferno, è certo, non smettete mai di ricordarmelo.

 

Ma prenderemo diversi caffè bollenti insieme, di certo…

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19 febbraio 2012 7 19 /02 /febbraio /2012 13:14

1268495514_80409495_1-Videocorso-La-Terapia-Verbale-Gabriel.jpgIn un mondo in cui il mago Otelma va all’Isola dei famosi e Vanna Marchi è un’icona, ai ciarlatani  e ai venditori di fumo siamo tutti abbastanza abituati.

Tuttavia, leggendo il giornale, mi è balzata all’occhio la singolare storia della dott. Gabriella Mereu, laureata in medicina e chirurgia, odontoiatra ed omeopata, che gira l’Italia illustrando la sua rivoluzionaria terapia verbale ed altri metodi per arrivare all’autoguarigione.

Quello della Mereu è un bizzarro attacco contro la medicina tradizionale che non funziona, è comandata dalle multinazionali,  sfregia con la chirurgia ed intossica con i farmaci.

Stai male? Vuoi guarire? Sei disperato?

Non girovagare più tra incompetenti dottori, ma fai da solo!

 

La dottoressa Mereu è assurta all’onore delle cronache per aver indicato all’interno di un evento in provincia di Vicenza, la cura definitiva per la cistite femminile: inserire una medaglietta della Madonna nella vagina e poi andare a messa.

Olè, tutto passa!

E voi maschietti che ridete, mica sarete impotenti o (peggio!!!!) invertiti?????? No, perché la soluzione c’è: basta che vi fate strizzare forte i testicoli

Per guarire da qualsiasi patologia i farmaci non servono. Basta parlare, sentire, sorridere, esternare!!!!

Ogni risposta ai malanni è già dentro di noi, secondo la dottoressa, basta riuscire a tirarla fuori.

GENIALE!!!

A che servono terapie, medicine, analisi e sofferenze inutili?

Possiamo fare da soli, basta essere sereni!

E pregare!

E andare a messa!

 

 La malattia è un’espressione che non fa altro che rivelare in maniera metaforica un vissuto emozionale che ha portato alla malattia stessa” afferma la pazz…ehm, dottoressa sul suo sito. Un sito meraviglioso, dove consiglia tante cure e atti psicomagici che sono così straordinariamente favolosi da eguagliare il mio grande maestro e guru di riferimento.

Vi invito a provare il rituale del trono, se vi necessita.

Rimarrete attoniti, ne sono certa.

 

Questa donna, mi sembra inutile dirlo, è pericolosa.

Non si tratta di una Rosemary Altea qualunque che vede i morti e le ombre dei fantasmi, e che magari vi illude di potervi mettere in comunicazione col mondo dei morti.

Questa donna istiga la gente credulona (o disperata) ad abbandonare le cure che gli sono necessarie o anche indispensabili per inseguire rituali barbari, inutili e anche un filino ridicoli. Medioevali come minimo.

Il fatto che sia un dottore con tanto di laurea e specializzazione rende il tutto mortalmente grave. Ed è grave anche che la dottoressa Mereu stia per cominciare un ricco tour per l’Italia, un giro di conferenze che sarà sicuramente affollato di curiosi e fanatici adepti, in cui vi ricorderà che vi ammalate per colpa vostra e se non riuscite a guarire da soli è perché non siete abbastanza forti. e, se siete donne, vi dirà che è colpa degli uomini. E viceversa.

 

Possibile che nel 2012 esistano ancora questi esempi di ciarlataneria aggravata?

Che la gente sia così facile da imbambolare?

 

Non ho parole…

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17 febbraio 2012 5 17 /02 /febbraio /2012 07:21

Calma-300x253.jpgE’ naturale.

Succede a tutti e a tutte. Prima o poi.

Ce n’è di gente a cui è successo da un pezzo, anche in periodi insospettabili.
Molto prima, sì.

Ma a me no.
NO.

Non mi ci vedo, va bene?

Sono stata una bambina, poi una ragazza, poi una giovane donna.


NON CREDEVO MI SAREBBE SUCCESSO.


Prendevo in giro anche tutte quelle belle pubblicità in cui prodotti fantasmagorici promettono risoluzioni definitive e anche di più. Ci ridevo su come si fa col caffè istantaneo  per il caffelatte, una di quelle cose così inutili che ti meravigli davvero le vendano nei negozi e non siano invenzioni di Ned Flanders.

Eppure, eccomi qui.

Averci pensato prima, magari, ma invece no

Sono sciocca? Sì, lo sono.

Mi credevo eterna.

 

E invece stamattina specchiandomi, eccole lì’: le rughe.

Minacciose, piccole, grinzose.

Maledette.

Dopo una accurata analisi allo specchio, sono andata anche a vedere le foto recenti con me in primo piano.

E sono anche lì, le maledette.

Quindi sono comparse da un po’ magari in maniera subdola e strisciante, facendo un po’ le vaghe e approfittando del troppo lavoro, della stanchezza del mal di testa. Se ne stavano lì, belel pronte ad emergere mentre corrugavo la fronte e strizzavo gli occhi, mentre mi concentravo, mi incazzavo, esprimevo la mia opinione su tutto il creato.

Puttane.

Da oggi starò col viso rilassato e non me la piglierò più per nessuna bega al mondo.

Giuro.

Ma quello che non capisco è: sono qui per restare? Non c’è modo di buttarle nel riciclo?

E soprattutto, perché nessuno mi ha avvertita???

 

E ora, che faccio??

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15 febbraio 2012 3 15 /02 /febbraio /2012 19:45

6a00d8341c652b53ef01156fbf40f9970c-800wi.jpgL’hai visto SanRemo?

No che a me Celentano non piace, è troppo comunista.

Ha parlato male della Chiesa e pure dei preti. E della RAI.

Sputa nel piatto in cui mangia.

Comunisti.

Ma le canzoni? I cantanti? Chi c’è?

Boh.Cantano?

E le vallette? Bone?

Non so, non hanno fatto il televoto, però.

Ve l’ho detto, comunisti!

?????

 

Visto? Monti non ci fa fare le Olimpiadi.

Semmai non ci fa candidare per il 2020, che ce le diano poi è tutta un’altra faccend…

Che importa? Non ci fa andare. Reazionario.

Come si fa ad andare avanti se non si va avanti?

Le Olimpiadi sarebebro state la festa della Camorra.

Terroni del cazzo.

Già.

Come Italia ‘90. Bella robba, tzè.

E’ stata la Merkel, vuole che le fanno in Spagna le Olimpiadi. O alla Turchia. Ma non a noi. E Monti s’è messo a pecora.

C’aveva ragione Silvio a  chiamarla culona.

Sì, infatti, bravo lui, almeno s’è levato la soddifazione!!!

????????

 

Avete sentito di quello che s’è fatto 30 anni di carcere ed era innocente?

Erano 22, comunque e poi...

Chissà che risarcimento.

E noi paghiamo!

Giudici comunisti!

Accusatoe  condannato senza prove!!

Il giudice deve pagare!! Non si condanna senza prove.

Scusa, eh. Ma quando è successo ad Alberto Stasi, assolto per mancanza di prove hai urlato allo scandalo.

Ma quello era colpevole anche senza prove, non hai visto che brutta faccia?

Giudici comuinisti!

?????

 

 

Ecco, in giorni come questi una bella bomba a mano nella borsa sarebbe utile, anzi sarebbe un accessorio indispensabile per ogni donna che si rispetti. Non che io mi lasci traviare da queste conversazioni degne del miglior Trota, ma cercare di concentrarmi con tutti i neuroni accesi sul contratto che sto scrivendo è un esercizio yoga che nememno Sathya Sai Baba riuscirebbe a compiere.

Ci sono giorni che ci ridi su, che inizi a canticchiare le canzoni dello Zecchino D’Oro di quando eri piccola nel cervello per non ascoltare, che è più facile fingersi Gandhi (senza considerare il fatto che è morto anoressico probabilmente a causa di una gastrite nervosa). E poi ci sono giorni come oggi, che vorresti solo mandare ‘sta gente a remare nel lago ghiacciato, a visitare scalzi paradisi fiscali inesplorati e a smacchiare giaguari nelle savane, ma guarda tu.

E’ che non se ne può più del qualunquismo e dell’indifferenza. E già che ci sono, pure della superficialità.

Ma la tonsillite non gli viene mai? Ma zitti cinque minuti?

Oppure, meglio ancora… LAVORARE, NO???

Ma è questa la gente italiana, il suo popolo?

 

Perché se è così, Monti o non Monti cari miei noi non abbiamo speranze…

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14 febbraio 2012 2 14 /02 /febbraio /2012 21:10

Photo.jpgE insomma, alla fine ha nevicato pure qui. Non tanto, trenta centimetri abbondanti, ma sufficienti a tenermi a casa dal lavoro venerdì e murarmi in casa nel fine settimana. Poco male, l’ebook reader (mio) e la Xbox (dell’Amoremio) ringraziano per il prolungato utilizzo e le attenzioni ricevute.

Ho pure provato a fare i muffin con il cuore di marmellata mela e cannella, ma gli esiti sono stati così schifosi da scoraggiarmi all’idea della foto rituale.

Vabbè, insomma. Oggi va meglio.

La neve non cade più, c’è il sole e fa freddo di quell’aria ghiacciata che c’è solo da Sapore di mare. Avete presente? Sì, dove vendono i surgelati.
Ecco, uguale.

 

Il lago è sempre ghiacciato, di uno strato sottilissimo e splendente che sembra fatto apposta per far pattinare le papere.

Le onde increspate e rimaste ferme lì sono uno spettacolo per residenti e  turisti, anche se niente a che vedere con il 1985: è solo uno strato sottilissimo, come uno specchio. Tuttavia ciò non ha scoraggiato gli intelligentoni dal provare a camminarci su ed i sindaci del Trasimeno hanno dovuto emettere una bella ordinanza congiunta chiedendo di starci lontano.

 

Il lago ghiacciato richiama turisti, lo spettacolo merita, il freddo bestia un po’ di meno.

 

Da domani, dicono, le temperature torneranno umane, il mio gatto potrà uscire di nuovo senza farsi venire la cistite e tutto tornerà normale.

Mi chiedo però perché ogni volta che la natura ci ricorda il suo predominio è subito emergenza sui giornali.

Gente che corre a comprare farina e latte svuotando i supermercati come se non ci fosse un domani, The day after tomorrow alla televisione e minacce maya alla porta. La frenesia, la paura, il terrore di rimanere bloccati. E quindi? Non possiamo viverla con tranquillità? Non ci possiamo accontentare della meraviglia? E viverla, soprattutto?

Come mia madre, che quando ero piccola approfittava della neve per fare la pasta e riempire il congelatore di tortellini e cappelletti.

Un po’ come Nevruz che invece di uscire al freddo ha passato gli ultimi giorni a guardare la neve dalla finestra, consapevole che passerà.

E infatti passa.

 

Fino alla prossima bolla africana…

 

 

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12 febbraio 2012 7 12 /02 /febbraio /2012 10:51

http://i44.tinypic.com/10htz0h.jpgIl Time questa settimana, dall'alto del suo prestigio anglofono e non poco spocchioso, in occasione della visita del nostro esimio Presidente del Consiglio Mario Monti ad Obama, dedica al professore la copertina.

Dell'edizione europea, quella che leggono in 3, siamo d'accordo. Ma in ogni caso meglio del pregresso, concordate?

E va bene, il nostro nuovo premier a differenza dell'amatissimo riscuote il consenso internazionale, la fiducia dei mercati, è un uomo competente, lo spread smette di far le bizze e siamo d'accordo.
 

Siamo piegati a novanta di fronte alle sue riforme, eh, però vedremo.
Ad ogni modo il Time lo vede come il salvatore dell'Europa in crisi, e le sue manovre illuminanti. Voi ci credete? Non so, il tempo ce lo dirà. Sono scettica, a voi chiedervi perché.

Intanto gli osservatori internazionali, entità astratte più dell'uomo falena, credono molto in lui e affermano che questo Governo è e sarà il migliore possibile.
Ora, a parte il fatto che pure i membri della Pro Loco del mio paese sarebbero un governo migliore di quello del nano ballerino (fatto appunto di nani e ballerine, con tutto il rispetto possibile per i diversamente alti), non so se questo sia il miglior Governo possibile, ma di certo non potrà mai essere il mio Governo ideale.
Quali sono le riforme che dovrebbe fare il mio Governo ideale?
Non sono una politica (per fortuna) ma qualche ideuzza ce l'ho.

Un seria politica del lavoro
Però seria, non la solita legge a cianfo che fa contento il popolino o il polito il cui cognato c'ha una società di formazione e si sfrega le mani all'idea dei corsi farlocchi che realizzerà.
Una legge che incentivi il lavoro basandosi su un semplice principio già attivo in molti altri paesi: se scegli di avere un lavoro flessibile, allora devono pagarti di più. Non sottopagarti e schiavizzarti come ora, no: se vogliono farti (o tu vuoi, in questo caso) un contrattoa progetto allora costa. Stessa cosa per il lavoro a termine.
Chiedo troppo, signora Fornero? Lei che c'ha un curriculum da spavento, ci rifletta su che una soluzione la trova.

Le coppie di fatto.
Pacs, Dico, convivenza more uxorio, Lalillallero o come vi pare a voi, ma vi pare possibile che l'Italia, culla del diritto, non abbia una regolamentazione nell'ambito delle coppie di fatto? E perché? Perché sul territorio italiano alberga anche lo Stato Vaticano?
E non cominciate a dire che è una legge per gli omosessuali, per favore.
E' una legge per tutti, visto che la convivenza è una realtà ben consolidata tra tutti gli orientamenti sessuali.

Lo ius soli
Ecco, un Governo così intelligente da far capire al popolino che anche in Italia ci vuole lo ius soli (cioè che tutti coloro che nascono sul suolo italiano sono cittadini italiani) invece dello ius sanguinis io lo voterei a vita. Come può un ragazzino figlio di immigrati avere voglia di fare qualcosa per il paese in cui vive se non lo sente suo? Se non potrà mai diventare parte della società? Farà sempre il delinquente, no? Che senso ha? Non sarebbe meglio avere tutti gli stessi diritti e doveri? E non venitemi a dire che poi tutti gli zulu invasori verrebbero a far nascere i figli in Italia, per piacere. Mica viviamo nel Paese dei Balocchi, aprite gli occhi.

La lotta all'evasione fiscale
Ma per davvero però, non solo a Natale a Cortina (che detto così sembra un filmaccio di Vanzina). La voglio vera, 'sta lotta. Tanto lo sapete chi è che non paga le tasse e invia corrieri alle isole Cayman non per prendere il sole.
E sapete pure dove stanno i patrimoni delle organizzazioni criminali. E allora, che vogliamo fare? Non è che multare il povero barista che non v'ha fatto lo socntrino per il caffé risolve i problemi dell'Italia. 

La riforma del lavoro pubblico.
Mi spiegate perché nel lavoro pubblico c'è chi gira con stipendi da favola e altri che non riescono a far il loro lavoro per carenza di mezzi? La Polizia, ad esempio. Non sarà il caso di dare una bella riorganizzatina?

Ambiente.
Ma com'è che il mio Comune, piccolo per carità ma anche con pochi mezzi, fa la raccolta differenziata da anni con ottimi risultati sia di occupazione che ambientali e gran parte dell'Italia non ci riesce? Vi sembra logico? Pensiamoci, cribbio!

Diciamo che un Governo che prendesse parte a tutti questi problemi potrebbe essere secondo me ideale, almeno nelle intenzioni.
Poi, lo sapete: l'unico Governo perfetto sarebbe una dittatura illuminata di sinistra che prevede al vertice come dominatore insindacabile una persona giusta ed equa.
Chi?
Come hi?

Ma IO, ovvio.

 

Non vi piacerebbe?

 

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9 febbraio 2012 4 09 /02 /febbraio /2012 09:27

foto.JPGNel gennaio 1985 ero una bimba con le trecce e la cappuccia di lana fatta a mano da nonna Spina.

Avevo nove anni e mia sorella era una pupa sdentata e con pochi capelli di due e spicci.

Il mio mondo era fatto da poche semplici cose: i miei genitori, i miei nonni, la scuola, gli amichetti e la certezza che non sarei mai diventata come Mimi Ayuara visto che non sapevo prendere una palla nemmeno se me la sbattevano in faccia.

Iniziò da Natale a fare così freddo che la brina divenne una compagna delle mie mattinate a scuola. Mi piaceva vederla per i campi ricamare pizzi che si scioglievano al sole invernale. La campagna era piena di candele di ghiaccio appese ovunque, e noi bambini le staccavamo per usarle come caleidoscopi prima, e ghiaccioli poi.

Poi, poco prima del mio compleanno, la neve.

Non tanta da stare in casa, una spolverata.

Che si può volere di più della neve per il proprio nono compleanno? Mi sentivo come il protagonista delle storie sulle fate, libera di esprimere desideri che altri avrebbero esaudito. Mi sentivo di poter fare tutto, ero felice con l’innocenza dei nove anni (ndr. Non sapevo che il 1985 sarebbe stato l’annus horribilis della mia famiglia, ma questo magari ve lo racconto un’altra volta, magari quando siamo più in confidenza).

 

Poi il miracolo: il lago ghiacciò.

All’improvviso, tutto d’un botto. Puff!

Ghiacciò come un cubetto di ghiaccio nel frigo, come fosse una magia.

Il lago divenne solido, ci si poteva camminare sopra, correre, giocare. Dei pazzi raggiunsero Isola Polvese con una 500 e divennero eroi del telegiornale nazionale.

Noi, piccoli e sperduti, eravamo al telegiornale.

Io ero fresca della lettura di Pattini d’argento e l’evento mi elettrizzò. Non so se lo sapete, ma vi rinfresco la memoria: la storia si svolge in Olanda nell’ottocento e questi due fratellini (poverissimi) devono superare una serie di avversità, superabili solo se vinceranno i famosi Pattini d’argento ad una competizione che si tiene su un canale ghiacciato.

Col senno di poi mi chiedo: ma come si fa a far leggere ai bambini queste storie lacrimose? Poi ci chiediamo da dove deriva il nostro background di donnine paranoiche e sentimentalmente disturbate?

Tornando a noi, mi venne la fissa dei pattini da ghiaccio. Li volevo. Non ci dormivo. Volevo i pattini. E poi quella odiosa della mia compagna di classe bionda che aveva sempre tutto ce li aveva e ci faceva la simpaticissima tentando pochi stentorei passi sulla superficie del lago. E svolazzando i capelli biondi, accidenti.  

 C’aveva pure i paraorecchi di pelo fucsia, la maledetta.

Così li chiesi a mia madre, tentando l’approccio dell’occhio da pesce lesso.

“Non credo proprio. Anzi, dimenticatelo.” Fu la risposta.

“Ma mamma, io…”

“No. Male che vada il lago ghiaccerà tra altri 30 anni, e tu coi pattini da ghiaccio che ci farai nel frattempo?”

Davanti al suo pragmatismo mi rinchiusi in un triste mutismo.

Aveva ragione, ma era difficile da accettare.

Il freddo passò e arrivò la primavera e poi l’estate.

 

E per la promozione i miei genitori mi regalarono i pattini.

A rotelle.

Ah.

Ora, è bene che sappiate che l’unica mia insufficienza delle scuole elementari fu in educazione fisica perché “la bambina è davvero scoordinata”.

Mi ci vedete sui pattini? Ecco, infatti, NO. Non voglio stare a raccontarvi la tragedia dei pattini a rotelle anni ottanta, i capitomboli, le ginocchia sbucciate e la fine ingloriosa dei pattini stessi, preferisco voi la immaginiate. Di certo non avevo nulla a che vedere con la poesia di Pattini d’Argento.

 

Stamattina dalla terrazza ho visto il lago ghiacciato. Solo un leggero strato superficiale, per carità, niente a che vedere con la gelata del 1985. Però ho pensato subito ai pattini volevo tanto e che non ho mai avuto.

 

E grazie a Dio…

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8 febbraio 2012 3 08 /02 /febbraio /2012 16:17

Turtle-Wants-Strawberry.jpgE insomma sono viva, eh, e non mi sono dimenticata del blog.

No.

 

E’ che c’è la neve, lo dicono i telegiornali, ed allora è tutto più complicato.

Pure scrivere, sì, perché fa un freddo bestia, fuori sembra “The day after tomorrow e i russi ci vogliono straccare il gas.

Cattivoni, c’aveva ragione James Bond, ecco, siete cattivoni.

Fa freddo, sì, un freddo boia.

Bomba di neve, tempesta di ghiaccio, nuova era glaciale.

Fa freddo anche per scrivere, che vi credete? 

Mi si congelano le mani, la punta delle dita e anche quella del naso.

 

Pure il mio nano da giardino sente freddo, poverino, tutto abbandonato in mezzo alla neve con l'unica compagnia dell'acacia nuda e triste, e minaccia scioperi.

Scioperano tutti, ché lui no?

Sciopero di che cosa non so, ma qualcosa si inventerà.

 

E poi c’è Nevruz, il mio gatto.

E’ freddo, nevica e lui che fa? Si fa venire la cistite.

I maschi.

Debolucci.

Del mio abbandono al George Clooney dei veterinari a favore dell’Hippy-vet buono e gentile parlerò più avanti, ora vi basti di sapere che il mio gatto ha i cristalli di struvite. No, non sono pietre preziose ma sassolini microscopici che vivono nella sua vescica e che gli fanno venire la cistite. Grazie, eh, grazie mille.

E poi il mio gatto, sotto antibiotici, vuole uscire. E esci, vai gli dico io, Divertiti! Dopo un secondo è di nuovo davanti alla porta, infreddolito, che vuol rientrare. Al suo rientro mi miagola in faccia e mi guarda risentito e in cagnesco come se la neve fosse colpa mia.

E miagola, miagola, miagola.

Oh, cocchino, datti una calmatina eh!!!!

 

Dimenticavo, sono stanca. Stanca stanca. Io col freddo non riesco a fare nulla, nemmeno la marmellata di arance e rum.

Mi impigrisco e

 

E poi ci sono Le cronache del ghiaccio e del fuoco (ndr. L’inverno sta arrivando, sappiatelo) che mi impegnano, e devo sapere che fine farà Arya Stark e se la barriera verrà giù ed arriveranno gli zombie o se tutti saranno divorati dai draghi di Daenerys Targaryen, incavolata nera dopo la morte del suo gnocchissimo consorte.

Divago?

Ehm, sì.

 

E insomma, poi questo fine setimana pare nevicherà ancora e per fortuna nel congelatore a pozzetto c’ho provviste per un Armageddon. Tranquilli che io e l’Amoremio possiamo campare tre settimane abbondanti in isolamento mangiando spinaci e pomodorini pachino. Ce ne saranno 10 kg stivati lì, insieme ai cappelletti di kamut e alla torta al testo di farro.

 

Ne volete?

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31 gennaio 2012 2 31 /01 /gennaio /2012 16:29

Dada-rifiuta-l-offerta-di-Banzai-Splinder-chiudera-al-100-6.jpgOggi 31 gennaio 2012 muore ufficialmente Splinder, antesignana tra le piattaforme di blogging ed oggi ormai demodé quanto la brillantina.

E con lui muoiono mille e mille blog, magari abbandonati dai loro creatori e silenti testimoni del passaggio del tempo, o magari solo ibridi tentativi di scrittura creativa o solo di sfogo.

Chiude oggi, ma l’agonia è cominciata ben più di un anno fa, quando lo staff tecnico è sparito nel nulla e la piattaforma ha smesso di essere aggiornata.

Puff!  All’improvviso spariti tutti.

Autogestione.

Il perché ed il per come non è lecito sapere, ma nel tempo iniziano a circolare le voci più orribili.

E parte anche la prima migrazione di utenti, di quelli che se la sapevano cavare con l’html o che avevano conoscenze informatiche principalmente, che volano verso siti più accoglienti.

Poi, verso settembre, il cataclisma.

 

Splinder chiude il 24 novembre, non vogliono dirvelo ma è così!!!

Scappate!

Splinder chiude.

Perderete tutti i vostri post!

Non c’è futuro!

Lasciate ogni speranza, o voi che entrate nel mondo del blogging!!!!

 

Peggio dei Maya, caspita.

Ovviamente una bufala, ma nemmeno tanto.

Diciamo una anticipazione.

Infatti,  dopo una serie di voci dissonanti e gossip frenetici, l’amministratore delegato di Dada Claudio Corbetta dichiara la chiusura di Splinder il 31/01/2012.

Splinder secondo lui è diventato antieconomico per loro, gli utenti sono poche migliaia e gli procurano un sacco di grane. Aiuteranno i pochi sparuti, lo promettono (buahahhahahahah! Gli avrò scritti mille volte senza esito, per fortuna che c’era Paolo ad aiutarmi!) a migrare gli utenti, ci metteranno un bel redirect ai nuovi eventuali siti sopra e poi butteranno via tutto nel cesso. Per aprire, dice lui, attività diverse inerenti Domini&Hosting e Performance Advertising. In pratica, un casinò on line. O un sito di donnine nude, magari.

Certamente rende di più, non ci sono dubbi.

Bah.

 

E dire che quando nel 2004 mi ci trasferii era all’avanguardia, anzi nella blogosfera era il top: se non eri su Splinder non eri nessuno.

Ah, come cambiano i tempi.

Chissà cosa mai accadrà quando rottameremo Facebook (anche se oggi ci sembra impossibile) e chissà quale altra diavoleria tecnologica sarà stata inventata!

 

O magari torneremo a lavorare tutti a maglia….

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30 gennaio 2012 1 30 /01 /gennaio /2012 07:00

June-13-2011-Digital-Postcards-To-say-Good-Morning-is-not-a.jpgMia nonna era una persona eccezionale, entrambi i miei nonni materni lo erano. 

Spesso ne ho parlato e ho scritto di loro, fanno parte integrante di me e se sono la persona che sono molto in parte lo devo a loro.

Per la parte buona, ovviamente. Per quella cattiva, credo ci siano altri responsabili.

Spesso mi capita di pensare a loro, anche perché mentre mio nonno mi ha lasciata troppo piccola e con pochi preziosi ricordi, mia nonna è stata parte integrante della mia vita finché non ci ha lasciato.

Stava male, mia nonna, stava male da tanto. Di uno di quei mali da donna, striscianti, di cui non si parla mai abbastanza: l’osteoporosi. Una malattia subdola, deformante, invalidante che succhia via la forza, l’autonomia, la capacità di muoversi. Ma non la voglia di vivere.

Mia nonna non si è arresa mai, fino alla fine. Ha lottato, sempre. Per noi.

Era una donna forte, mia nonna, volitiva.

Una donna che da giovane teneva i cordoni della borsa con austerità e fierezza, che valutava tutto con l’occhio della contadina che sa quanto l’occhio del padrone ingrassi le sue bestie. E con la fierezza della sua terza elementare completata (“Che mica tutti ai miei tempi, eh!”) e ancor più orgogliosa della licenza media di mio nonno, presa con le scuole serali quando era già un adulto.  

Ha vissuto grandi dolori, mia nonna. Il più grande quello di vedersi portar via dal Parkinson l’uomo della sua vita.

Se lo sognava spesso, mio nonno. E in sogno lui le diceva di star tranquilla, che l’aspettava e la guardava da lassù, ma che per quanto potesse soffrire non era ancora il momento. “Stai tranquilla Spina, che andrà tutto  bene. Il tuo posto è ancora vicino ai tuoi cari!”.

 

Una donna forte, sì.

Autonoma e femminista quando questa parola non andava ancora di moda.

E allegra.

Innamorata delle sue due nipoti.

 

E quando non ce l’ha fatta più a star da sola, l’ingresso di una badante nella sua vita non lo visse come un trauma, no: come possibilità di socializzare e di non intralciare la sua unica figlia. E così Ludmilla, maestra di scuola ucraina, imparò il perugino lacustre e trovò un amore quasi materno e mia nonna alcune parole di russo e una figlia adottiva.

 

Può una persona così malata reggere l’animo delle persone che ha intorno?

A guardare la processione di parenti e vicini che la venivano a trovare, direi di sì, ed eran sempre pronti a chiedere consiglio.  Era una donna gioviale e risoluta, e non c’era pomeriggio che non trovassi qualcuno a tavolino con lei a chiacchierare davanti a un vassoio di Ore Liete.

Se avevo un problema, correvo da lei. A raccontarle cose che magari nemmeno poteva capire, specie se riguardavano lo studio prima e il lavoro poi, o su cui si crogiolava da grande esperta di telenovelas argentine, se riguardavano l’amore.

 

 

Il giorno in cui morì, mia madre mi disse tra le lacrime: “Ora dobbiamo imparare a cavarcela da soli”.

E io capii che  era vero.

Non avevamo più appoggi.

La nostra fonte di forza e di equilibrio non c’era più.

Ma l’unica cosa che riuscivo a pensare io era che lei era morta senza vedere mai il mare. Aveva fatto di tutto per me, più di una madre,  e non aveva mai visto il mare.  

 

Ho pianto tanto, poi ho capito.

Col dolore dentro, che non passa mai, ho capito.

Ho capito che quella forza ce l’ho anch’io, che vive in me.

In me che mi sogno nonna Spina seduta ai piedi del mio letto che mi guarda, che ne sento il peso del corpo che smuove il materasso.

In me che cerco di fare del mio meglio sempre, per tutta la mia famiglia.

Vive in me, che piango ancora quando sono triste e che solo davanti alla sua lapide al cimitero trovo pace.

 

Ieri sera quando sono uscita dal lavoro era troppo buio, troppo per andare al cimitero. E allora ho comprato un lumino e l’ho acceso in salotto. L’ho acceso e ho pensato a lei, a lei che mi guarda da lassù e guarda anche mia madre, mia sorella, mio padre e pure l’Amoremio (anche se non si sono mai conosciuti).

E mentre accendevo il lumino mi è sembrato proprio di sentire la sua mano sulla spalle, e anche se ero sola in casa mi è venuto spontaneo dirle ad alta voce un mio semplice e spontaneo pensiero, una cosa di cui non mi ero resa conto fino a quel momento.

 

 “Stai tranquilla, nonna. Ci penso io adesso...”

 

 

 

 

 

 

Ps. Grazie a Polly, che mi ha fatto venir voglia, semmai ce ne fosse stato bisogno, di scrivere di mia nonna.

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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