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10 gennaio 2012 2 10 /01 /gennaio /2012 07:33

imagesCATWNATS.jpgChe l’amore sia una questione complicata è abbastanza risaputo. Se fosse semplice come un fiume di montagna, certo parolieri e cantastorie, poeti e scrivani assortiti non c’avrebbero sprecato valanghe di parole ed inchiostro.

E’ complicato, sì.

Un po’ perché si parla di sentimenti, ed i sentimenti si sa che non hanno colori e confini definiti. Si intersecano, si confondono e si fumano in mille confuse geometrie. Non esiste bianco e non esiste nero, solo un rataplan di sconvolgimenti fisici e psichici. Ah, i sentimenti! Le emozioni. Siete contrari alle emozioni? Davvero? Peccato.

E poi uomini e donne. il problema più grande dell’amore è che sono diversi. Ma non un po’, sono proprio agli antipodi come modo di ragionare. E non che un modo sia giusto e l’altro sbagliato, no. E’ solo diverso.

Oddio, quello delle donne magari è un filino più giusto, ma in ogni modo.

Dicevo. Sì.

Nel rapporto di coppia le diversità uomo/donna emergono in tutto il loro fulgore, specie se servite col piatto della convivenza nella stessa casa. Uomo e donna hanno talmente punti di vista diversi (in genere) da non capirsi tra di loro. Tralasciando le amenità vignettisti che tipiche, dal calzino spaiato maschile lasciato in ogni dove alla tavoletta del water lasciata su (ma perché?) le differenze ed i motivi di attrito nel piccolo e nel piccolissimo sono ormai state sviscerate in tutte le sitcom americane dal 1970 in poi.

 

Ma non è questo che intendevo.

Sono le differenze nella comunicazione.

Noi donne siamo le regine del sotteso.

Con mezze parole, allusioni, sottintesi per noi evidentissimi pretendiamo che il nostro lui ci capisca al volo e stia sempre con le orecchie a mo’ di radar interstellare che nemmeno i Borg per capire, investigare o anche solo sospettare.

E lui, immancabilmente, non lo fa.

Anzi, dotato di comode pantofole non si accorge nemmeno che la sua compagna, quella che gli stira le mutande per dire, scalpita in preda ad un attacco di isteria e funesta rabbia. Perchè noi donne, anche se gli uomini che abbiamo accanto ci amano, vogliamo di più.

Vogliamo la magia, come disse Vivian Ward.

Quindi, se ci regalate un ferro da stiro più potente perché così facciamo meno fatica NON LA PRENDIAMO BENE. Anche se voi l’avete fatto con le migliori intenzioni, se ci avete riflettuto su e fino all’ultimo siete stati in ballottaggio tra quello e il finesettimana romantico in SPA.

Sì, noi donne vogliamo la magia. Vogliamo sentire l’amore anche in quei modi sdolcinati e un po’ scemi, che nel tempo sono diventati iconografia spiccia dei film coi cuoricini.

Ma che vi costa, maschi?

 

Un fiore, anche rubato al giardino della vicina, in un giorno che non è nulla.

Che vi costa? Quante guerre, liti e sofferenze sarebbero state risparmiate con un fiore?

Un bigliettino attaccato sul frigo con la calamita della Coop, che vi costa?

Un pensiero, non un miliardo.

Noi donne moderne ci contentiamo con poco, mica è necessario l’anello e la proposta fatta in carrozza sotto la neve a Central Park.

Basta meno, ve lo giuro.

Siamo molto molto sceme, noi donne, quando si parla di romanticismo.

 

Eppure, la stragrande maggioranza degli uomini non ci pensa.

E regala ferri da stiro.

Magari pure senza pacchetto.

NON VA BENE.

Fidatevi, prima o poi ne pagherete il conto.

 

Evolvetevi maschi, evolvetevi…

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9 gennaio 2012 1 09 /01 /gennaio /2012 07:18

lateral.gifCi giocavo sempre all’Università, nelle lunghe attese tra una lezione e l’altra o aspettando l’arrivo del professore in aula.  E poi con gli amici, magari un po’ da brilli, che c’è di meglio?

Era divertente e mi dava soddisfazione, ma poi nel tempo l’ho accantonato.

Poi qualche giorno fa alla macchinetta del caffè una mia collega lo ritira fuori: “Come te la cavi col pensiero laterale?”

“Mah, così…”

“Allora ti pongo un problema molto carino”

E mi ha sciorinato una storiella.

Che ho risolto.

No, non la sapevo.

Giuro.

Ma l’ho risolta.

Sono una grande.

Sono un mito.

Perché io sono la dea del pensiero laterale.

Cos’è? Bèh, molti (e l’Amoremio in primo luogo) lo definirebbero una pippa mentale mutuata dai giochi estivi di Focus. In realtà il pensiero laterale è una modalità di soluzione dei problemi logici che ricerca il punto di vista alternativo al problema stesso, approcciandolo da altre angolazioni rispetto al solito. Sono stata chiara? No? Un esempio classico: un uomo sposa sua sorella ed è perfettamente legale. Come mai?

Risposta: E’ un prete (o il sindaco, scegliete voi).

 

Ora che vi è chiaro, vi sottopongo il problema che ho risolto, vediamo come ve la cavate!

 

Un signore abita al decimo piano di un palazzo.
Tutti i giorni, quando esce di casa, prende l'ascensore al decimo piano e scende fino al pianterreno.
Quando invece rientra in casa, sale con l'ascensore dal pianterreno fino al settimo piano e sale il resto delle scale a piedi per raggiungere il suo appartamento.
Quel signore non è superstizioso, non è uno sportivo e odia salire le scale a piedi. Come mai allora si comporta cosi?
A onor del vero bisogna precisare che quando in ascensore ci sono altre persone e talvolta quando piove egli arriva con l'ascensore fino al decimo piano

 

 

Potete farmi delle domande nei commenti, a cui io posso rispondere solo Sì, No, o E’ indifferente.

Allora, chi vuole tentare?

 

 

Vi aspetto!

 

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4 gennaio 2012 3 04 /01 /gennaio /2012 19:05

Il mio paese natale non ha molto da offrire, siamo sinceri. E’ un paesotto in provincia, anzi alla provincia della provincia estrema, schiaffato in mezzo ad una campagna collinare che declivia nel Trasimeno. Tre sono i miti con cui sin da bambina insegnati, istituzioni e ogni tipo di attività anche solo lontanamente culturale mi hanno triturato le meningi in ogni occasione:

-       La Congiura degli Orsini contro i Borgia (tonata molto di attualità con la serie tv trasmessa da Sky. Vi pare poco?? Grosso momento di gloria per un comune di 30000 anime!)

-       Le poesie della mitica Vittoria Aganoor Pompilj che tutti gli anni a scuola cercavano (vanamente) di insegnarci in occasione dell’anniversario della sua nascita.

-       Fra Giovanni Pian di Carpine.

 

Chi?

Come? Non lo conoscete!

Lo conoscete voi?

No?

NO????????

AH, ANATEMA!!!!!!!!!

E magari credete pure che il più importante viaggiatore italiano sia Marco Polo, vero?

E invece no. Prima di Marco Polo e della sua famiglia, un altro viaggiatore italiano partì alla volta di paesi sconosciuti e barbari, per portare la parola di Dio, ma soprattutto l’economia del Vecchio Mondo là dove nessun europeo era mai arrivato.

Frate minore e compagno di San Francesco d’Assisi, dopo aver viaggiato sue  giù per l’Europa in missione, nel 1243 fu spedito da Papa Innocenzo IV come legato presso l’Impero Mongolo con due bolle papali per il Gran Khan che in teoria avrebbero dovuto sancire un’alleanza contro i turchi.

Ma nella migliore tradizione cattolica, Innocenzo IV non era stato proprio accomodante coi mongoli. Nelle due missive non solo trattava Gengis Khan come una pezza da piedi, ma invitava i  mongoli a pentirsi dei loro peccati, a battezzarsi ed ad accogliere la vera religione. Insomma, per un pelo fra Giovanni non ci rimise le penne, ma di sicuro rimediò un bel paio di calcioni del clericale didietro.

Anche se dal punto di vista politico questo viaggio non fu un gran successo, si rivelò comunque prezioso in termini di conoscenza.

Il viaggio fu terribile e lunghissimo, pieno di avventure, incontri incredibili e magnificenze raccapriccianti per l’epoca, tutte riportate nel fedele (o quasi) resoconto del frate, la sua Historia Mongalorum, che racconta la sua esperienza di primo inviato in Oriente.

Ed è per questo, per la sua storia e la sua particolarità (ma anche perché c’abbiamo questo, via) che al mio paese tutto è basato sulla rievocazione storia di quell’evento e della vita del frate. A lui sono intitolate strade e piazze, feste e biblioteche. Senza considerare gemellaggi con la Mongolia, le rievocazioni storiche estive, le rappresentazioni teatrali durante la scuola dell’obbligo e le attività della Associazione culturale Italia-Mongolia.

Insomma, c’è di che divertirsi.

Ma anche no.

Insomma, lo so che non è bello, però alla fine è troppo.

Due anni fa hanno fatto addirittura una mostra di moda mongola, per dire. Bello, eh, ma occuparsi anche dei paesi che fra Giovanni ha attraversato per arrivare in Mongolia non renderebbe tutto più interessante? Per esempio il Kazakistan, eh? Che ne dite? Potrebbe offrire spunti?

Ok, meglio di no.

 

E voi? Il vostro paese ce l’ha un eroe poco conosciuto con cui vi hanno ammorbato l’infanzia?

Avete anche voi il vostro fra Giovanni?

 

 

Raccontatemelo!

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29 dicembre 2011 4 29 /12 /dicembre /2011 12:13

4a4b124f25b72_big.jpgVe la ricordate la storia del pozzo dei desideri?

No? Eppure, da affezionati lettori dovreste proprio!

Vi perdono, ma solo perché siamo sotto le feste e perché non solo l’anno sta per finire, ma il prossimo contiene in sé la profezia maya preferita da Giacobbo.

(Vi concedo trenta secondi per scongiuri, toccatine al ferro e/o alle parti intime se siete maschietti).

 

Dicevamo.

 

Mio nonno materno, che da piccola era il mio eroe, aveva un pozzo nell’orto, uno di quelli antichi costruiti in muratura.
Era coperto da un piatto di metallo alto tre dita e sovrastato da un pergolato di viti (voltabotte, in dialetto perugino) che in tarda estate traboccava d’uva.

Un posto fresco ed ombreggiato d’estate, in cui trasferivo tutto il mio armamentario di bambole e affini durante la bella stagione.

Ve l’ho già detto che mio nonno era il mio eroe? Sì, credo di sì. Ma non era solo questo. Lui sapeva capirmi, guardarmi dentro e vedere cosa c’era nella mia testa di bambina.

Ricordo i suoi occhi buoni, luccicanti d’amore per me.

Non ricordo più la sua voce, invece, l’ho dimenticata.

 

Lui mi raccontava del pozzo dei desideri, mi spronava ad esprimerne sempre di nuovi. Nuove ambizioni, nuove richieste, nuovi sogni da vivere.

Mi metteva in mano una monetina da 5 lire e chiudendo gli occhi la buttavo nel pozzo.

Sognando.

Sperando.

Credendo nei folletti che c’abitavano dentro.

Quale fossero i miei desideri di allora non ricordo. Probabilmente chiedevo una sorellina ai folletti (poi è arrivata e gli dico grazie perché la adoro) o la casa di Barbie superaccessoriata o il galeone della Playmobil (questi non sono MAI arrivati. Se il pozzo esistesse ancora, magari sarebbe il caso di protestare, cacchio!)
Oggi, cosa gli chiederei?

No, non la pace nel mondo come una Miss Maglietta Bagnata qualsiasi. Gli chiederei però di fermare la folle corsa all’arraffo che domina il mondo, una spirale vorticosa del più forte che strappa tutto al più debole, di gente che non ne ha mai abbastanza, che ringhia e morde come il peggiore dei lupi. Una lotta impari, che porterà senza dubbio alla distruzione del genere umano, se ci va bene, o del mondo in generale, se ci va a schifo.

Lo so, è un desiderio irrealizzabile e anche un po’ banale, magari non è adatto per i folletti.

Facciamo così, va bene anche se mi fate arrivare la casa di Barbie entro il 2012.

In ritardo, ma m’accontento.

 

E voi?
Cosa chiedete al folletto del pozzo dei desideri?
Quante monetine vorreste buttare?
E quali, visto il valore calante dell’euro?

E ci sarà ancora l’euro nel 2012?
Esprimete i vostri desideri ad occhi chiusi, mi raccomando.
Concentratevi… e via!

Abbiate il coraggio di esprimere i vostri desideri e di lottare per realizzarli… anche con l’aiuto del folletto, certo.

 

 

 

E buon 2012 (senza Maya, please)…

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27 dicembre 2011 2 27 /12 /dicembre /2011 12:36

v-for-vendetta-guy-fawkes-masks.jpgTutte le mattine dei giorni feriali che Dio ha messo in terra, parto di casa alle sette e tre quarti per andare al lavoro. Gelo, pioggia scrosciante, brina o sole nulla cambia: vado al lavoro.

Per fortuna, eh.

Una routine consolidata, una strada uguale giorno dopo giorno, gesti che si ripetono uguali a sé stessi.

Ma da settembre, una novità.

Tutte le mattine, alla stessa ora, all’incrocio del mio paese incontro lui: l’uomo misterioso in Maserati.

 

Prima di continuare vorrei puntualizzare che di norma non solo delle automobili non mi importa nulla, ma non le so nemmeno riconoscere. Ma questa è una macchina che decisamente è impossibile non notare.

Concordate, vero?

Pure io che non distinguo una Punto da una KA l'ho notata.

Pure mia nonna la notyerebbe, cacchio.

 

Voi no?

 

 

Ma il paradosso poi non è la macchina in sé, ma il fatto che la incontri sempre nell’unico incrocio del mio paese tutte le mattine da settembre.

E che non sappia assolutamente chi possa essere.

Ma proprio nemmeno per idea.

Il mio paese è proprio un paese, 580 abitanti e due figure secondo l’ultimo censimento (e non è che con questo ultimo le cose cambieranno granché) in cui si è tutti imparentati o giù di lì, e comunque s’è fatto le elementari col 98,5% della popolazione con una età vicina alla propria. Quindi l’uomo del mistero in Maserati è subito apparso come un enigma. Chi è? Da dove è mai comparso? E’ uno straniero magari in fuga? Dove va? Ma soprattutto: come sarà? Sarà sposato? Sarà belloccio? O anche solo simpatico?

E se fosse una donna?

Già, perché dai vetri scuri del macchinone nulla è dato vedere, nulla è dato sapere.

 

Mia zia la fioraia, centro pettegolo-culturale del paese, nulla sa.

L’edicolante, che pure s’è dimostrato molto interessato dall’arcano, non ha risposte. “Non legge, evidentemente” ha sentenziato un po’ piccato che un automobilista di tal guisa non compri nemmeno il Corriere dell’Umbria.

Pure il farmacista non ha saputo dare luce alla questione.

Nemmeno il barista del caffè in piazza sa nulla, ma lo vede solo sfrecciare tutte le mattine.

Non prende il caffè, non compra il giornale e nemmeno le aspirine.

E nemmeno la più pettegola delle matrone lacustri

 

Chi sarà mai?

Un nuovo acquisto timido e refrattario alle nuove conoscenze?

Un VIP in fuga?

Elvis?

 

Il mistero si infittisce…

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22 dicembre 2011 4 22 /12 /dicembre /2011 09:16

Drunk_Santa.jpgVieni all’aperitivo di Natale?

Così ci scambiamo gli auguri!

E la cena?

La cena aziendale!

E la cena con la zia di Roma?

E con i parenti che vengono apposta per te da Torino? Apposta per me? Mah… vabbè…

E la cena della palestra? Che fai, non vieni?

Ci incontriamo per farci gli auguri? Sì, anche se non ci vediamo da dicembre.

Auguri? E auguri, via…

E la cena della scuola d’inglese (anche se son tre anni che hai smesso)?

Che non vogliamo cogliere quest’occasione per rivederci?

E la cena del quartiere?

E quella del vicinato?

Mica vorrai fare l’asociale, è Natale!

 

E lo scambio dei regali?

Ma li hai comprati tutti i regali?

E i pacchetti sono almeno decenti quest’anno o fanno schifo come al solito?

E che cuciniamo la vigilia? E il giorno di Natale?

E questi quando li consegni?

Ma sei sicura che hai pensato a tutti?

Non è che poi fai le tue solite figuracce?

E le tieni sotto controllo le calorie che mandi giù?

Sì, come no?????

 

E poi mi chiedono perché bramo ardentemente l’otto gennaio…

 

 

PS. Dimenticavo… Buon Natale a tutti!!!

 

 

 

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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 07:20

anna-karenina-movie-poster-1935-1020212016-copia-2.jpgL’ho cominciata il 28 agosto e finita ieri. Per me che leggo a ritmi vertiginosi, un record negativo assoluto.

Non per questo mi è piaciuta poco, anzi.

Solo che certi libri vanno letti coi loro tempi, che son diversi da quelli moderni. Vanno fatti decantare, occorre aspettare d’esser pronti, di aver capito tutto, di essere entrati in punta di piedi nell’alta aristocrazia russa della fine del 1800 e di vederli i personaggi della storia.

Vederli lisciare una gonna, acconciarsi i capelli o tormentarsi un favorito con sguardo noncurante.

Tolstoj ha il grande pregio di disegnare i suoi personaggi senza descriverne l’aspetto fisico, rendendoli magicamente vivi della loro luce interiore.

Senza pietà analizza l’aristocrazia borghese e liberale del suo tempo, viziata e nullafacente, indebitata e pigra, troppo impegnata a rimirarsi, a fare visite di cortesia e riceverle ed a andare a teatro (per sparlare degli altri) per lavorare o produrre qualsiasi cosa possa somigliare ad un lavoro.

 

La storia (e il finale) lo sanno tutti, così come l’incipit che credo sia, anche giustamente, il più noto della storia della letteratura mondiale.  Pertanto non vi tedierò con queste risapute e nozionistiche amenità, e  vi regalo alcune brevi riflessioni:

-          se è innegabilmente vero che questo libro contiene pagine vivide e bellissime e che Tolstoj rende omaggio a Calliope in ogni sua parola scritta, la terza parte, in cui Levin sproloquia per pagine e pagine e pagine sulle prospettive della politica agricola russa e se sia meglio l’antico feudalesimo oppure la moderna mezzadria (per non parlare del pollaio) sono state per me come un incudine poggiato sugli attributi che non ho. Ho seriamente pensato di mollare e non l’ho fatto solo per tigna. No, l’ho fatto anche perché m’ero convinta che Tolstoj l’avesse messo lì apposta ‘sto muro, per scoraggiare i meno convinti. Tiè, Lev, t’ho fregato!

 

-          Anna Karenina viene dipinta nelle varie trasposizioni cinematografiche come una gnocca supersonica, e anche io non posso far a meno di immaginarla con il viso ed il corpo di Greta Garbo, incastonata in un quadro di Tamara De Lempicka.  Eppure Anna era sì la perla dell’aristocrazia di Pietroburgo, ma secondo i canoni dell’epoca, non i nostri. Insomma, era un po’ tarchiatella, per dirlo con estrema gentilezza. Lo ribadisce anche Tolstoj, accostando in più di un’occasione l’aggettivo, oggi socialmente sconveniente, grasse alle braccia di Anna. Il resto era tabù, quindi non sapremo mai.  Però il sospetto ce l’ho.

 

-          Vronskij oggi in Umbria lo chiameremmo un pancottone. Privo di qualità morali, vive dell’apparenza che le cose danno. I suoi rapporti con Anna, con la figlia, ma anche con la madre o con chiunque lo circondi sono improntati all’apparenza, allo scorrere delle cose, a quel che ci si aspetta lui faccia. Anche quando Anna sta per morire per le complicazioni del parto, l’unica cosa che riesce a fare è piangere, prima, e tentare il suicidio, poi. Utile, eh.  Se fossi stata Anna u po’ me la sarei presa. Meglio Aleksei Aleksandrovič, che nonostante sia marito cornuto fuor d’ogni dubbio non perde la propria dignità (In quel momento, eh. Poi la perderà abbondantemente in seguito…).

 

-          Il mio personaggio preferito è Levin, col suo amore inconsolabile e puro verso Kitty. Potrebbe quasi diventare il mio uomo ideale se non decidesse, inopportunamente, di darsi alla religione proprio alla fine del libro. Come farà lo stesso Tolstoj verso gli ultimi anni della sua vita. Ma nessuno è perfetto, nemmeno lui.

 

Finisco qui, con la considerazione che le declinazioni di nomi e cognomi russi farebbero impazzire chiunque sia sano di mente.

E invitandovi a riscoprire i classici che non avete letto in giovane età. Sono faticosi, alti come montagne e a volte leggermente fuori moda, ma regalano grandissime soddisfazioni.

Io, appena mi riprendo (e mi riprenderò divorando Le cronache del ghiaccio e del fuoco), mi tufferò su Moby Dick.

 

Ditemi in bocca al lupo. Anzi, alla balena…

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19 dicembre 2011 1 19 /12 /dicembre /2011 00:00

drunk_santa-1.jpgE’ Natale?

Davvero? No, dai.

Davvero? Ma come , io non ho nemmeno fatto l’albero ancora… non ho comprato regali, non ho fatto biscotti, non ho proparato a mano vagonate di decorazioni, non ho appeso fuori le lucine e nemmeno la ghirlanda fuori dalla porta.

Ma è arrivato davvero? Pure quest’anno?

No possiamo rimandare, che ne so, di una settimana o due?

Tanto fa caldo, non sembra nemmeno inverno, ma tutt’al più primavera! Ve l’ho detto che l’orto degli odori è in fiore? E’ primavera!

No? Dite che non attacca la divagazione’

 

Ok, ok, k, lo faccio il post di Natale.

Ehm.. ehmmm! Dunque.

E’ che a me il Natale mette ansia.

Da ottobre che i negozi sparano musica natalizia, neve finta, addobbi, lucine e pupazzetti.

E poi ci sono da preparare un sacco di cose: albero, presepe, regali.

Regali.  Che ansa. Tipo, che gli regalo all’Amoremio?

E poi, li avrò conteggiati tutti? Siamo sicuri? Ma sicuri sicuri? Non è che poi faccio le mie solite figure di cacca?

Avrò scordato qualcuno? (Promemoria: sempre comprare un regalino in più, possibilmente unisex da rifilare in caso imprevisti).

Ogni settembre poi mi dico: “Quest’anno voglio fare tante belle cosine per Natale!”

Poi ovviamente non faccio nulla.

Non attacco nemmeno i bigliettini con dedica sui pacchetti.

Che mostro.

 

Sì, lo so. Il significato del Natale è diverso, non è consumistico.

Non sono le luci, non sono le decorazioni, né i regali. Non è nemmeno Babbo Natale, che tra l’altro è il patron della Coca Cola, per dire  (e poi sono convinta che faccia lavorare i folletti in nero).

Dovrebbe essere altro, sono d’accordo. Dovrebbe essere un giorno per riflettere, di amore e pace, un giorno in cui fare proponimenti per diventare migliori (e che andrebbero rispettati nei successivi 365 almeno). Un giorno santo, per chi ci crede o fa finta di crederci.

Dovrebbe, dovrebbe.

Ma quest’anno più che mai mi sembra il festival dell’ipocrisia e dei commercianti.

 

E voi? Lo sentite il Natale?

Sfornate biscotti allo zenzero?

Create ghirlande colorate da agosto?

 

Aiutatemi a ritrovare lo spirito del Natale, o mi trasformerò in Scrooge alla mezzanotte!!!

 

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 19:51

MidnightinParisvipiaciuto.jpgCome al solito, come solo io e l'Amoremio riusciamo a fare, sono andata al cinema a vedere un film senza sapere assolutamente né di cosa parlasse, né i protagonisti. Solo sul regista mi ero informata: un Woody Allen, si leggeva in giro, in stato di grazia.

 

Dopo Londra, Venezia e Barcellona, Woody Allen si ferma ancora una volta in Europa per un film che romantico e sognatore fin dalla locandina in cui la Notte Stellata di Van Gogh viene adoperata ad uso e consumo dei pensieri del suo protagonista, Gil (impersonato da un bravissimo e sorprendente Owen Wilson) mentre, mani in tasca, guarda la Senna e una città che si sveglia.

 Gil è uno sceneggiatore hollywoodiano con aspirazioni da scrittore, che si trova a Parigi con la sua futura sposa Inez (Rachel McAdams) e i genitori di lei.

Gil è affascinato da questa città, tanto che è stata la fonte di ispirazione per il suo romanzo ambientato ai tempi d'oro dei brillanti anni Venti. Vorrebbe addirittura trasferirvisi, ma la sua fidanzata ha un'idea molto diversa del mondo e dell'arte. Una sera a mezzanotte, perso per le strade parigine dopo una degustazione di vini e dopo aver abbandonato la compagnia, si troverà catapultato nella Parigi degli Anni Venti.

Gil farà in modo di prolungare il piacere di questi viaggi nel tempo, durante i quali incontrerà Hemingway, Cocteau, Buñuel, Scott Fitzgerald, Matisse, Picasso (e anche la bellissima Adriana interpretata dalla sensuale e molto francese Marion Cotillard)e tutto il circolo culturale del tempo, cercando di far sì che il "miracolo" si ripeta ogni notte. Suscitando così i dubbi del futuro suocero.

Ma non si può sfuggire a se stessi e alla propria vita.

E la magia presto svanirà perché ogni esistenza ha senso solo nel contesto a cui è destinata.

 

Questo, brevemente, il film. Brevemente, appunto, perché c’è molto altro.

C’è Parigi, ad esempio. Una Parigi bellissima, vista con gli occhi del turista americano che si stupisce di ogni angolo e cerca ovunque tracce di una storia passata (che gli USA non hanno? Eh, si. E’ così, eh.): la Villette, Montmartre, Père Lachaise, la torre Eiffel, i suoni e i colori. Tutto è magico e lo è nel vero senso della parola. In un attimo sei pronto a credere a qualsiasi cosa, anche la più incredibile. Ma non è una cartolina, è Parigi.

Viva e pulsante. Bella anche sotto la pioggia, forse pure di più.

C’è l’amore, mai banale. Sia che tu sia innamorato  della persona che pensi sia quella giusta, sia che tu abbia dei dubbi o tu sia ancora in cerca, dopo il film acquisti la consapevolezza che ci sarà sempre tempo per te di cambiare e trovare comunque la felicità.

Ci sono i grandi del passato, presi a modello. E che a loro volta prendono a modello il passato in un rincorrersi ciclico e umano assolutamente vero.

 

Si può chiedere di più a un film?

 

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16 dicembre 2011 5 16 /12 /dicembre /2011 07:17

spacchettati

Io ed i miei amici, ogni anno per reagire al consumismo sfrenato in cui è piombato il Natale, organizziamo una serata di festa in cui, tramite una specie di lotteria, si arriva con un solo regalo e si torna  a casa con un regalo comprato da un amico: noi lo chiamiamo regalo collettivo.
Un regalo per un regalo.
Si sta insieme, si mangia il panettone, si fa festa.

E gli amici lontani?
Fino al Natale scorso erano un problema, poi girando in internet ho scoperto Oxfam, una associazione no profit formata da 15 organizzazioni che lavorano con oltre 3000 partner in 98 paesi per combattere la povertà in tutto il mondo e migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone tramite strumenti come il microcredito, dando una opportunità di riscatto a chi non ha nulla.

Sì, bello, direte voi. Ma che c'entra col Natale? C'è che Oxfam ha creato un modo nuovo di fare regali, un modo diverso, che vada oltre la piccola sciocchezza da mettere sotto l'albero, ma che possa avere davvero un significato rilevante.
E non solo per chi dona o per il fortunato che riceve.
Ed è così che Oxfam ha creato gli spacchettati, un'occasione unica per fare un regalo utile e che faccia sentir bene davvero. Basta andare sul sito di Oxfam e scegliere un regalo da inviare a chi vuoi tu: vuoi una capra di Natale? o preferisci un kit di sopravvivenza? Se sei davvero generoso, potresti regalare una mucca o un pozzo, non trovi? 
Io decisamente preferisco un asino, e credo ne regalerò un bel po'.

Scegli il tuo regalo, il destinatario riceverà una e-card con le specifiche dell'organizzazione e con le indicazioni di come verrà utilizzato l'importo della donazione (non è che regalano davvero capreo galline, sono solo simboli!). Tutte le donazioni verranno destinate ai progetti di Oxfam nel mondo, votati allo sviluppo delle piccole attività e dell'artigianato, al microcredito e all'inserimento delle donne nel mondo del lavoro.
Ma Oxfam interviene anche durante le crisi umanitarie e promuove politiche commerciali più eque e solidali nel mondo.
Per saperne di più visitate il loro sito o la pagina di Facebook dedicata.

Insomma, con Oxfam potete fare più di un semplice dono, potete provare a cambiare il mondo.  Potete provare a renderlo più umano, più buono, più vero.
Si può volere di più a Natale?
Senza considerare che non si pone nemmeno il problema del riciclo dei 
regali.

 

Mi sa che dall'anno prossimo abbandoneremo il regalo collettivo... 

 

 


 

Articolo sponsorizzato

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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