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15 dicembre 2011 4 15 /12 /dicembre /2011 07:22

127.jpgC’è una donna che non voglia dimagrire o che non stia (anche solo psicologicamente) a dieta?
Se c’è vorrei conoscerla, davvero, visto che colleghe e amiche molto (ma moltomoltomolto) più magre di me sono ossessionate dalla dieta e che non mi viene in mente nemmeno una conoscente che riesca a piacersi consecutivamente per più di venti giorni, arco di tempo in cui tutte le certezze e sicurezze possono venire minate dalle pressioni psicologiche pubblicitario-marchettaro-mammesco che attanagliano tutte le donne di qualsiasi età.

 

Ho assistito alla seguente scena in un negozio di abbigliamento.
Bimba di 6/7 anni con la madre a fare shopping. la madre prende una gonna dall’espositore e si dirige verso il camerino. La bimba le prende la gonna, esamina il cartellino ed esclama: “Mamma, ma è una 46! E’ una taglia da grassa!
Io mi sono nascosta dietro un espositore, la commessa (anoressica) sghignazzava dietro la manina ossuta e la madre credo sia svenuta. O morta.
Volevate un deterrente alla procreazione? Eccolo.

 

Ma torniamo a noi, anzi a me.
Dopo aver scartato la Dieta Dukan per evidenti motivi etici (mangiare badilate di carne non mi sembra salutare), la Dieta a Zona per mancanza materiale di tempo e del pallottoliere e la Dieta Tisanoreica perché vorrei vivere almeno fino alla fine del mondo preventivata dai Maya di Giacobbo, ho seguito il consiglio di Daniela ed ho scaricato una semplice app per l’Iphone davvero innovativa (e gratuita): Shape Up!

Inserito il proprio peso e quello desiderato,  il programma calcolerà un budget giornaliero (nel mio caso 1335 calorie) che dovrà essere rispettato durante l’arco delle 24 ore. Se poi si fa attività fisica, il budget viene incrementato in base al lavoro svolto. No, la Xbox non vale come attività fisica. No, nemmeno il movimento ondulatorio con lòa forchetta. Ma il sesso sì, per dire.
Ovviamente vanno inseriti settimanalmente il peso (odio pesarmi) e quotidianamente quanto mangiato ogni giorno, pesando e valutando tutto, pure il caffè.
Si tratta della scoperta dell’acqua calda, ne converrete con me, ma comunque utile per evitare di mangiare porcherie ed uscire fuori dal budget di calorie senza che ne valga la pena.
Se sforo, voglio sforare per la Nutella, non per i crackers di mais.
Ecco.
Funziona? Mi sarà d’aiuto?
Vedremo.

 

Intanto, male non fa…

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14 dicembre 2011 3 14 /12 /dicembre /2011 11:00

20071019PHT11947 originalSto in ufficio con alcuni soggetti deprecabili, oramai lo sapete.

Non tutti, alcuni.

Non è colpa mia, è successo.

La mia unica (grave) colpa è che a fase alterne esco dall’isolamento causato dal superlavoro e mi lascio trascinare dalle loro discussioni.

E non dovrei.

NON DOVREI.

 

Eppure, in alcuni giorni resistere diventa difficile.

Impossibile, direi.

Come oggi.

 

Sento un collega in lontananza ciarlare dell’Australia, luogo da cui un altro collega, residente presso altro ufficio, è appena tornato dopo una vacanza di tre settimane. E ciarla, ciarla ciarla. Ciarla della politica immigratoria australiana, che mica è come la nostra che fa entrare cani e porci.

Ma come sarebbe bello, andare in Australia, ad averci il coraggio. Ad esser giovani, sì... sì come sarebbe bello andaresene in Australia!

Ciarla della correttezza cattolica australiana, ciarla della loro identità culturale preservata dall’immigrazione violenta. Mica come qui che cinesi, marocchini e chi-più-ne-ha-più-ne-metta approda sulle nostre coste pronto a soppiantare la croce con la mezzaluna e il kebab con gli spaghetti.

Ciarla, perché gli australiani sono un popolo retto ed intelligente, cattolico sottolinea.

Che tiene alla propria identità culturale, ribadisce.

Mica come noi.

 

E io allora non ce l’ho fatta più.

Ho alzato la testa dalla programmazione della formazione degli apprendisti (argoemnto che merita un post a sé) e ho sbroccato.

 

No, non ho nulla, contro l’Australia e gli australiani, a parte che non li capisco quando parlano perché arrotano tutte le parole, ma è un problema mio (e dell’insegnante australiano che se è stato cacciato dalla scuola perché noi del corso avanzato lo guardavamo come un alieno mentre parlava).

Tuttavia ho fatto notare alcune cosette al mio ciarliero collega:

1)       A parte che, come tutti quelli che hanno visto Georgie sanno, l’Australia nasce come colonia penale e quindi i suoi abitanti non possono avere nonni tanto perbene, i cattolicissimi australiani hanno compiuto atti così abietti nei confronti degli aborigeni da meritarsi l’inferno per cinque generazioni. Hanno sterminato, ghettizzato, rubato e strappato bambini dalle braccia delle madri sempre in nome della croce e del progresso. E quindi?

2)       Quindi la vera identità culturale dell’Australia sarebbe la comunità aborigena e tutti quegli altri (bianchi, gialli, neri, a pallini) sono immigrati. E usurpatori, anche, visto tutto quello che hanno combinato. Da generazioni e generazioni, magari, ma immigrati. Chiaro? E di immigrati in Australia ce ne sono davvero tanti, così tanti che la cucina cinese è la più degustata e famosa del lo stato. No, non la bistecca di canguro, gli involtini primavera.

 

Ma poi, che è questa identità culturale?

Per definizione l’identità culturale si basa sulla cultura del popolo stesso.

In Italia, che sarebbe? Gli spaghetti? Il mandolino? Il crocefisso? Il Grande Fratello?

E io che sono intollerante alla farina di grano, stonata e contro il crocifisso nelle scuole e non guardo il GF non sono italiana?

 

Ahimè, non credo che sia così facile liberarsi da questo fardello…

 

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13 dicembre 2011 2 13 /12 /dicembre /2011 13:45

Credevo fosse un luogo comune.

O meglio, credevo che fosse solo mio padre ad essere così, pover’uomo.

Invece no.

E’ un problema di TUTTI gli uomini, o almeno di quelli etero. O forse proprio di tutti, non so, devo indagare.

Fattostà che è scientificamente provato, ma anche statisticamente: gli uomini quando stanno poco bene sono insopportabili.

Basta un raffreddore e trentasette e due per trasformare il migliore dei compagni in una ciabattante creatura che vive e si nutre di Benagol e Vicks spray. 

Vi guarda con gli occhi da cucciolo e sospira: “Sto bale”

Non ha febbre, non ha malattie gravi, solo una leggere bronchitella e il raffreddore.

E l’effetto degli antibiotici, simile alla kriptonite per lui.

“Amore, hai chiamato la dottoressa?”

Do, do… be la chiabi tu che è beglio?”

“Ma sei tu che stai male! Glielo saprai spiegare meglio, no?”

“Ti brego! Cof! Cof!

Aehm.

 

“Sto bale” vi dice, e voi donne lo coccolate.

Vi fa pure un po’ pena, poverino.

Anche se una settimana prima in quelle condizioni eravate voi e avete continuato ad andare al lavoro, a fare le faccende, la spesa e anche le splendide con lui. E ora invece voi uscite epr andare al lavoro e vi si stringe un po’ il cuore a lasciarlo lì, con le caramelle per la gola e la pila di fazzoletti di carta su chi s’è incartato il gatto (maschio anche lui), tra il Signore degli Anelli e la Xbox, con la tv che spara "Moooost Shocking" a tutta manetta.

 

Ecco, la tendenza dei maschi a  venire disintegrati da due linee di febbre è risaputa e anche molto vera.

Vero è che poi guariscono e tornano gli stessi di prima, in bene e in male sia chiaro.

Ma quello che fa specie è che gli uomini abbiano dominato il mondo da sempre e lo facciano tuttora. La colpa è chiaramente di noi donne, incaricate dalla natura e della società ad assumerci le incombenze più gravose.

Tipo le mestruazioni. Vi immaginate un uomo col ciclo? Con gli ormoni che fanno le passeggiate su e giù per le connessioni neuronali?

E la gravidanza? Secondo me c’è un perché se la natura fa partorire solo le donne. Ve lo immaginate un uomo incinta? La razza umana si sarebbe di sicuro estinta.

A parte la facile ironia, la colpa di tutto ciò non è loro. È NOSTRA.

E’ delle donne, sì.  Ci crediamo indispensabili, vogliamo dimostrare di esser bioniche ed efficienti e scogli nella tempesta.

 

Ma a noi chi ci pensa?

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11 dicembre 2011 7 11 /12 /dicembre /2011 17:39

109.jpgFaccio la fila alla cassa del supermercato, la signora dietro di me mugugna che son troppo lenti, il bambino a fianco piange, un gruppetto di pensionati biascica contro le pensioni, un tizio in impermeabile (maniaco?) parla al cellulare con troppa veemenza.

Come al solito per ingannare la noia lascio andare il cervello ad elucubrazioni varie, volano i miei pensieri rimbalzando tra le spese degli altri (ma che robba se magna la gente?) e le faccende che devo ancora sbrigare (velocissima!) prima di potermi buttare sul letto con Anna Karenina da finire assolutamente. E mentre sono assorta nell’analisi della politica agricola della Russia degli zar, non mi accorgo della voce squillante della cassiera che chiama me.

“Ha la tessera punti, signora?”

Mi riscuoto e torno all’interno del supermercato col cervello: “Aehm, sì…”

Passa le mie cose e poi mi chiede ancora: “Vuole una busta, signora?”

“No, grazie, ho la mia di stoffa”

SIGNORA.

SIGNORA.

SIGNORA.

Guardo meglio la cassiera. Avrà vent’anni e due figure, orecchino e ad occhio e croce dovrebbe far causa al parrucchiere che le ha fatto la tinta.

SIGNORA.

Proprio non mi va giù. Ma cacchio, signora è mia mamma, mica io! Eppure oramai la frequenza con cui mi ci appellano nelle occasioni più diverse rasenta il 100%. Ma che brutto, davvero. Non solo mi fa sentire vecchia, ma pure demodè come un cappotto del 1986.

Lo so che l’alternativa poco fashion che propone la lingua italiana, il datato signorina, è pure peggiore e fa immediatamente vecchia zia zitella, però non riesco a farmelo piacere.

SIGNORA.

Mi sa di muffa, di anziano, di brodini fatti col dado. In inglese suona tutto più bello, volete mettere lady o miss con signora? Assolutamente imbattibile.

E voi?
Vi succede mai?

E soprattutto, avete alternative a questa sgradita parola?

Ho deciso che il prossimo che mi chiama signora lo prendo a randellate sui denti con l’ombrello, corbezzoli!

 

Oddio, sto già mutando in signora… aiutatemi!!

 

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10 dicembre 2011 6 10 /12 /dicembre /2011 18:00

http://s2.imagestime.com/out.php/i613666_trasloco.jpgDoveva succedere.

Sì, prima o poi doveva succedere.

Il tempo passa, bisogna evolversi e cambiare… ma io non sono capace, non lo sono stata mai. E così ho lasciato che il tempo passasse, che tutto si evolvesse accanto a me senza far nulla.

Poi, come sempre accade, un terremoto. Splinder, la mia casa, chiude il 31/01/12.

Prima della fine del mondo maya, se vi può consolare.

E quindi ho dovuto combattere la mia indolenza e la mia assoluta incapacità informatica, farmi forza e guardarmi incontro. Per fortuna è venuto in mio soccorso Paolo, mio mentore presso Over Blog che mi ospita. E ha pensato a tutto lui, persino a combattere contro Splinder e i suoi file xml (si dice così?) balordi ed iniqui.

Ed insomma, eccomi qui.

Queste settimane senza blog sono state difficili, mi hanno fatto capire quanto sia importante per me avere un luogo dove buttar giù le idee, le mie cose, anche solo le paturnie.

Eccomi qui, sì.

Con la voglia di scrivere di più, di farlo meglio, di crescere.

Sperando che questa sia una nuova via e, perché no, una nuova me.

Eccomi qui.

Eccoci qui.

 

Se vorrete…

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21 novembre 2011 1 21 /11 /novembre /2011 10:28

Io ho sempre adorato il Natale: le luci, la musica, l'odore dell'albero che invade la casa, il presepe. 
Sì, l'ho sempre adorato; ma da qualche anno a questa parte il mondo sembra complottare contro il mio amore per questa festa. Nello specifico, ODIO i negozi che iniziano adecorare tutto il decorabile dalla metà di ottobre, quando fuori a ancora caldo. Sentire le cornamuse e fuori ci sono trenta gradi (e non vivere in California) è leggermente strano, ammettetelo con voi stessi.
La verità è che io li capisco: il Natale fa vendere, anche in tempo di crisi.
Ma campanellini e lucine colorate da ottobre a gennaio mi sembrano eccessive per qualunque sistema nervoso affidabile.

No, non sono Scrooge. 
Amo il Natale e proprio per questo le storture commerciali mi seccano alquanto. Anche voi la pensate come me?

Allora, vi sottopongo una idea regalo per i vostri cari e per voi. Quest'anno invece di regalare saponette o inutili vanità fate (o fatevi) un regalo che vale: aiutate il wwf.
Sì, quest'anno è possibile con un piccolo contributo regalere ai vostri cari qualcosa di più di un oggetto: un progetto. Un progetto che porta la firma di ricercatori e volontari impegnati da anni nella lotta alla salvaguardia delle specie a richio in tutto il pianeta. Una lotta dura, contro l'abbattimento delle oreste, la desertificazione, il bracconaggio.
Potete scegliere tra le varie modalità di adozioni che il wwf vi propone: l'Adozione Semplice, quella con il peluche in regalo, e la nuova Adozione Trio. 
Quest'ultima in particolare permette di salvaguardare, con una donazione minima di € 125,00, un intero habitat (come avviene per tutte le adozioni, in verità) focalizzando la propria attenzione su quattro gruppi distinti: il trio italiano, africano, asiatico e polare.
Io ho scelto il Trio Polare, non perchè gli altri non siano validi, ma perché ritengo che in questo momento storico il Polo Nord sia un importante campanello d'allarme ecologico e la cartina di tornasole dei cambiamneti climatici che avvengono intorno a noi nostro malgrado. Foche, orsi polari e tutto l'ecosistema è in pericolo: se non ci pensa il wwf chi lo farà?
Col nostro aiuto, ovviamente!
Dimenticavo, se siete come me fanatici della dematerializzazione e del paperless, è possibile fare le vostre adozioni anche ad impatto zero, con le nuove Adozioni Digitali.

A Natale, pensate ai vostri cari e regalategli qualcosa di più di un dono materiale che verrà accantonato insieme agli oggetti inutili e dimenticati. Fate di più.

Regalategli un futuro migliore...

 

 

adozioni

Articolo sponsorizzato

Viral video by ebuzzing

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15 novembre 2011 2 15 /11 /novembre /2011 07:24

lo ammetto, sono andata la cinema senza sapere minimamente a cosa andavo incontro,  attratta semplicemente dal poster del film, in cui uno Sean Penn truccato da Robert Smith occhieggiava pigro.
E così mi son seduta al cinema e mentre rischiavo di esser sopraffatta dall’onda lunga di spot e trailer che precedono as usual la visione, mi son girata verso l’Amoremio e gli ho chiesto: “Ma di che parla ‘sto film?”

“Boh!” ha risposto facendo spallucce.
“Andiamo bene!”
“Speriamo non sia un film russo coi sottotitoli in cecoslovacco!”
"Speriamo che non sia come  The tree of life" ho chiosato io mentre si spegnevano le luci.
 
E invece sì, siamo andati bene.
Molto più che bene.
 
La storia di Cheyenne ex rockstar cinquantenne a metà tra Ozzy ed i Cure, intrappolata nell’adolescenza ma senza più quell’innocenza che è l'unica cosa bella di una fase, diciamocelo, schifosa, mi ha conquistata.


 

Tutto di questo film merita una seconda visione: la regia di Paolo Sorrentino, l’interpretazione da Oscar di Sean Penn, i favolosi personaggi di contorno (sempre se Frances McDormand si possa definire di contorno), la musica, David Byrne, gli Stati Uniti on the road che sono proprio come ti immagini che siano.
E le battute, che alcune sono così fulminanti che vorresti averle scritte tu.
E poi la crescita di Cheyenne.

Che vorresti fosse la tua.
Che è una poesia.
Che non è tanto facile da spiegare, ma sta tutta negli occhi di Sean Penn alla fine del film.
 
Insomma, vedetevelo.

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14 novembre 2011 1 14 /11 /novembre /2011 13:53

Qualche giorno fa è comparsa nella l’immagine che vedete qui. A dire il vero me ne ero accorta da un po’, ovvero da quando tentai di aprire un blog a mia madre per consentire a lei e alle sue amiche del club di cucito di vendere le loro creazioni  e non ci sono riuscita (poi ho deviato su etsy.com  ed il progetto non si è ancora compiutamente realizzato). Lì per lì non mi preoccupai perché nel tempo Splinder ci ha abituato a mille disservizi, quindi credevo fosse temporaneo.

E invece ecco qui
Ovviamente su Splinder si è generato il panico e l’allarmismo più nero.
Chiude?
Non chiude?
Oddio, perderemo tutto!!!!!
Chiude il 24 novembre?
Splinder commissariato da Mario Monti?
 
In mezzo a tutto questo panico ho provato a  fare diversi.

  1. Ho inveito in tutte le lingue contro Splinder e contro l’animaccia dei suoi programmatori. Non è servito a molto.
  2. Ho provato ad importare il blog direttamente su Wordpress così come indicato da più parti, ma con risultati ai limiti del disastro. Inoltre non sono in grado di gestire un blog su Wordpress, non ho nessuno che mi aiuti coi CSS e in ogni caso non farei mai in tempo ad imparare entro il 24 novembre. Panico elevato alla terza.
  3. Ho aperto una versione del mio blog su blogger, http://lastanzadiphoebe.blogspot.com/. Da perfezionare, ovvio, ma che per emergenza può andar bene. Per il momento aggiornerò entrambe e che Dio (o chi per lui) m'aiuti.

Sì, lo so: anche se non fosse vero e tutto quest’allarmismo fosse esagerato, Splinder è una piattaforma vecchia e muffa, avrei dovuto preventivarlo da un sacco di tempo, sono una pigra, me lo merito, sono sdatta come pochi al mondo, ecc ecc.
 

Avete tutti ragione.
Ma che ci posso fare se detesto cambiare? Se l’idea di aggiustare il blog e risistemarlo mi mette pensiero?
 
Cercasi volenteroso aiuto, please…
 

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13 novembre 2011 7 13 /11 /novembre /2011 14:21

Non doveva andare così, no.
Non ci dovevano pensare i mercati, Obama, Sarkò o chi per loro.
No.
Ci dovevamo pensare NOI.
Noi cittadini, ma non oggi: almeno un paio d'anni fa.
Doveva cadere, dovevamo dimostrare di essere migliori, di VOLERE una Italia migliore.
Lottare, credere, modificare un paese dalle radici deboli in uno moderno.
Ma noi italiani siamo così. Piccoli, forse, pavidi, magari. Ma soprattutto pigri.
E miopi.
E no, non è la stessa cosa.
No, non conta il risultato.
Conta anche il modo.

Ora tutti siamo in allerta, il suolo d'Italia trema e abbiamo tutti paura.
Disoccupazione, recessione, miseria.
MISERIA.
Questa parola non la sentivamo dai racconti dei nostri nonni ed ora sembra tornata di moda. E fa paura, ed è giusto che lo faccia, anche se da piccoli liquidavamo la nonna che raccontava la sua povera dieta facendo spallucce. Non sembrava più vero della favola della Sirenetta.

Ed ora siamo tutti  commissariati, almeno così dicono.
C'è da festeggiare?
No, non credo.
C'è da aspettare, vedere, sperare.
Un governo tecnico, fatto di tecnici e di esperti.
Funzionerà?
Non lo so, ma se la volontà popolare è quella degli italiani che ci hanno portato fin qui, ben venga un governo tecnico, fatto di gente competente.

Oggi le voci si rincorrono.

Non rispetto della volontà popolare.
Ci faranno piangere sangue.
Faranno la patrimoniale.
E' uno scandalo!
Evviva evviva.

Insomma, oggi ce n'è per tutti, ma non mi sembra che ci sia molto da festeggiare.
Arriva Mario Monti (forse, ancora non si sa... ma sì, ma anche no) e avrà il suo bel da fare.

Voi che ne dite?

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12 novembre 2011 6 12 /11 /novembre /2011 09:32

Scendo dalla macchina davanti al supermercato e l’occhio mi cade su un cellulare che giace abbandonato sull’asfalto del parcheggio. Lo raccolgo e  vedo che, a parte piccole ammaccature, è funzionante.
Da buona cittadina (e soprattutto perché essendo distratta una cosa così mi può capitare sempre, anzi mi sa che mi è già capitata...) decido di fare una buona azione e chiamo quello che è indicato come “Casa”.
Niente.
Lascialo alla cassa del supermercato e basta, che ti importa?
Mi incalza l’Amoremio, sempre di fretta quando dobbiamo fare la spesa.
Ma il mio senso civico ha la meglio e chiamo l’ultimo numero tra le chiamate recenti.
Mi risponde un cortese vecchietto (dalla voce, eh, magari era giovane) che mi informa di essere lo zio della proprietaria, di cui inizia a raccontare vita, morte e miracoli senza che io possa interferire nella conversazione.
Studia architettura.
E’ tanto brava.
Ha ventidue anni(Beata lei!).
Vive qui ma è di Viareggio.
Ed è una ragazza tanto, ma tanto brava.
Non è fidanzata, e se io conoscessi qualcuno…
Riesco a forza ad interrompere il parente esasperante, informandolo che avrei lasciato il telefono alla cassa della Coop e saluti e baci.
Lo zio ringrazia e saluta.
 
Faccio per avvicinarmi alla cassa quando il cellulare suona.
Ma che fai, rispondi? Mi chiede l’Amoremio.
Magari è la prorpietaria.
Ed infatti
Pronto?
E tu chi c***o sei?????
Come?
CHI C***O SEI, STRONZA???
Ma veramente… ho trovato questo telefono per terra al parcheggio della Coop e quindi…
STRONZA, E’ MIO!!!!!!
…ho chiamato l’ultimo numero e mi ha risposto tuo zio, a cui ho chiesto di informarti che lo lasciavo alle casse.
Silenzio.
Pronto?
Sì.
Tuo zio dice che non sei fidanzata.
E a te che c***o te ne frega?
No, volevo dirti che forse c’è un perché. Ah, un’altra cosa: si dice GRAZIE.
E ho messo giù.
E vaffanculo.
 
Ho lasciato il cellulare alla cassa con l’Amoremio che moriva dal ridere e io che blateravo contro il genere umano.
La prossima volta mi faccio gli affari miei, che paga sempre.
 
Alla faccia della brava ragazza…

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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