Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
11 novembre 2011 5 11 /11 /novembre /2011 09:09

Sono una purista del libro, l’avevo giurato: mai avrei ceduto all’ebook.
Mai, mai, mai.
MAI.

E come tutti i mai pronunciati senza riflettere, la mia decisione si è infranta davanti all’economicità ed alla praticità dell’era digitale.
Soprattutto davanti all’economicità ed alla possibilità di poter scegliere di comprare (con quello che costano i libri) solo quelli che vale la pena avere.
Non l’ultimo di Fabio Volo, per dire.
Senza offesa, ovvio.
Ma anche sì.
 
Insomma, la lettura “in digitale” piano piano sta vincendo le mie resistenze, con ampia soddisfazione dell’Amoremio, da tempo convinto che se non smetto rpesto di comprare libri cartacei la nostra casa finirà con l’implodere.
E anche se resto dell’idea che il libro sia e resti tutta un’altra cosa, non posso non apprezzare la comodità e la facilità d’uso di un ebook. E anche la facilità di reperirlo in rete, diciamocelo. Lo so, non è legale. Perché, vendere libri a € 22,00 invece lo è?
L’argomento è mio, è evidente, non posso non occuparmene o farci i conti, e per quanto io ami il cartaceo e il contatto con i libri “veri” il digitale mi attira.
Logico che mi abbia interessato leggere in anteprima l’articolo di Io Donna, inviatomi gentilmente da Alessandra di Ambito5, che  parla di biblioteche mediatiche e della necessità della loro costituzione. L’articolo, inin edicola col numero che esce domani 12 novembre, fa alcune interessanti considerazioni sul tema che in Italia, vista la cronica scarsità di lettori, è sentito come quello dell’estinzione delle zanzare.
E vede il digitale un po’ come utile, un po’ come male necessario.
Non solo per svecchiare le biblioteche e renderle più agili, ma anche per conservare in maniera indelebile opere uniche che andrebbero perse con l’usura del tempo. Ma se è facile pensare di passare in digitale libri antichi e non soggetti al copyright, più difficile sembra (in Italia, siamo in Italia!!!) la gestione del quotidiano. In fondo, si parla di non meno di 23 milioni di libri, mica bazzecole.

Certo, se penso alla biblioteca del mio paese mi sembra più facile che piovano rane.
Nello stesso antico stabile, risiedono: la biblioteca, il centro anziani, l’associazione di scambio culturale con la Mongolia (questa ve la spiego un’altra volta), la palestra di yoga e il corso di chitarra catalana. Il tutto condito dall’assenza cronica di riscaldamento e dall’intonaco che si stacca. Per dire. Immaginarlo un posto multimediale (considerando che non c’è un computer nemmeno per gestire l’archiviazione) mi fare fantascientifico come il teletrasporto.
Eppure avverrà.
Coi tempi italiani.
Coi modi italiani.
Ma avverrà.
Per quanto possa esser osteggiato da chi vuole e vede solo carta, per quanto possa essere complicato il passaggio e la presa di coscienza del popolo che legge (e che è pur sempre una minoranza), avverrà.
Avverrà.
 
Perciò puristi del libro fate come me: fatevene una ragione…
 

Condividi post

Repost0
5 novembre 2011 6 05 /11 /novembre /2011 15:10

Io sono disordinata, va bene?
Lo so che chi lavora con me stenta a crederlo perché in ufficio galleggio verso il maniacale, ma è così. A casa, nella vita, in vacanza (chiedete a chi ha fatto una vacanza con me come “costruisco” la valigia, per dire...) lo sono sempre: disordinata.
Forse è pigrizia, stanchezza o indole, fattostà che chi vive con me rischia la follia.

Amore, vieni a vedere. Ti ho scaricato un programma utilissimo.” mi dice l'Amoremio un paio di settimane fa.

Io, quando fa così, tremo. Perché già so che tenterà di spiegarmi qualcosa che riguarda il computer e che io non capirò. O non avrò voglia di capire. O di sentire.
Insomma, per me il pc è la versione moderna della macchina da scrivere: ci puoi scrivere ed in più non sprechi carta, non devi fare cancellature e puoi inviare il tuo lavoro a chi vuoi via mail. Bello, no?

Vedi, basta che inserisci una password sola e qui puoi archiviare tutte le altre, che non dovrai mai più ricordare a mente!” sorride fiero.
E io accetto, anche se non mi va.
In fondo, lo fa per me.
Ma il mio cervello è già oltre l'ostacolo e sta pensando a cento altre cose diverse mentre lui amorevole me ne spiega uso e funzionalità.
E poi me ne sono dimenticata.
PUFF!

Finché ieri non mi sorge una necessità: controllare il conto online.
E mi trovo davanti questo programmino che mi chiede: Inserire password principale.

Ah.
Ecco.
Com'era?
Provo la solita, quella che uso per tutto.
No.
Provo. Provo. Provo ancora.
Nulla.
Smanetto inferocita.

Amore, che fai?”
Ehm... non mi ricordo la password di quel progr...
Non ho parole
“...”
Una te ne dovevi ricordare, una! UNA!
Umpf, lo sai che non fa per me!

Scrolla le spalle e mi lascia al mio smanettio frenetico. E infruttuoso.
E anche un po' isterico.
La prossima volta faccio meglio, giuro.

Forse...

 

PS. Alla fine la password se l'è ricordata l'Amoremio. Mi viene il dubbio che l'abbia sempre saputa... forse!

Condividi post

Repost0
4 novembre 2011 5 04 /11 /novembre /2011 22:39

Grazie al mio gatto che ha smania di uscire e tutte le mattine si sveglia alla stessa ora, ho scoperto l'innato piacere di svegliarmi alle sette anche nel fine settimana accompagnata dal suo dolce miagolio. Così, essendo incapace di riaddormentarmi e con la paura di svegliare l'Amoremio dal suo beato riposo, ho scoperto la televisione del mattino. 
Certa di trovare programmi da desperate housewife o telenovelas riciclate degli anni novanta. 
Invece alle 9 e 30 o giù di lì su Rai2 è comparso inaspettatamente un programma che promette di giocare e parlare di social network, Social King 2.0.
Il sottotitolo del programma recita pomposo: il primo talent show sul web che porta alla luce della ribalta televisiva i WIP (Web Important Person).
Per me è stata una gran sorpresa, perché francamente credevo che i vertici della Rai non fossero nemmeno a conoscenza non dico di Twitter, ma dell'esistenza delle chat; figuratevi dell'accezione più ampia di social network.

A presentare il programma c'è Ruggero, ex stellina di X Factor nonchè cocco di Mara Maionchi (ricordate?) che con i suoi diciotto anni appena compiuti riesce a farmi sentire vecchia.
Molto vecchia.

Il gioco/reality è particolare, ma non voglio svelarvi modalità e temi del gioco. Quello che mi è molto piaciuto, e di cui vi voglio parlare, è invece l'interattività del gioco stesso. In un'epoca in cui le trasmissioni fanno budget sul televoto nei modi più abietti, Social King 2.0 è tutto gratis.
Basta scaricare GRATIS l'applicazione per smartphone (e io non vivo staccata dal mio Iphone, quindi è perfetto) e si può votare comodamente stravaccati sul divano. Grazie alla tecnologia dei codici QR, evoluzione dei vecchi codici a barre per capirsi, basterà inquadrare con lo smartphone il codice in sovraimpressione durante il video o l'esibizione che si vuol votare ed il gioco è fatto. Si chiama CheKing ed è una specie mobile check-in totalmente gratis.
Geniale, ed in barba alle trasmissioni che fanno dissanguare ragazzini suggestionabili. Non faccio nomi, sono buona oggi.
Poi si può partecipare anche con metodi più canonici, come la pagina di facebook del programma. 
Il programma, in replica su Rai Gulp per chi è già passato al digitale (io e tutta l'Umbria, ahimè, ancora no) lo trovate tutti i sabati mattina su Rai2 e mi è sembrato originale e divertente.

Solo un dubbio mi atterrisce: per guardarlo sono drammaticamente VECCHIA. No, non ridete, è vero. Quanto manca a che la tv si evolva completamnete fondendosi con social network, smartphone e diavolerie associate?
Saremo in grado noi thirty something di rimanere al passo coi tempi? 
O finiremo come mio padre, che rimpiange il videoregistratore?
Io ci provo a fare la gggiovane, ma ci riuscirò??

Ruggero... aiutami tu!!!!!!!


Articolo sponsorizzato

Viral video by ebuzzing

Condividi post

Repost0
2 novembre 2011 3 02 /11 /novembre /2011 14:22

C'è la crisi.
C'è la crisi, lo sappiamo bene.
Ce lo dice la TV, i giornali, il fruttivendolo. Pure il mio panettiere pakistano. Per non parlare del mio consulente finanziario.
C'è la crisi, ormai è conclamato.
Non solo, il nostro Governo fa schifo anche a quello del Burkina Faso, non abbiamo una cippalippa di prospettiva e galleggiamo nell'immobilismo stagnante.
LO.
SAPPIAMO.
DI.
GIA'.

BASTA.

Quel che possiamo fare è tirare i remi in barca, cercare di ricordarci come facevano a campare i nostri nonni con una lira o poco più e aiutarci tra di noi.
Proprio in ragione di questi pochi ma saldi principi che albergano nel mio cervellino, forse troppo ingenuo, si è svolta questa conversazione con un amico d'infanzia. Anzi, non voglio esagerare, diciamo con un conoscente.

Ah, lavori all'Ufficio del Personale della XXXXX?
Eh, sì.
Eh, allora magari mi puoi aiutare, io sono in Cassa Integrazione da una vita! Da quando la XXXXX ha chiuso!
Mmm... tanto!!! E che cos'è che fai?
Per il momento seguo dei corsi della provincia. Per riqualificarmi, dicono loro. Almeno mi tengo occupato...
Ma sei iscritto al Centro per l'Impiego? Guarda che a Perugia sono in gamba.
No. Non ci credo.
?????
Ma tu non mi puoi far assumere?
Guarda, io conto come il due di picche e poi anche se fosse non posso proprio. Abbiamo le assunzioni bloccate.


Però, magari... se vuoi, ho un amico che magari cerca uno come te. Però sarebbe un lavoro di magazzino.
Che importa? Magari!!
Però coi turni.
Ah.
Magari a volte anche la notte...
Ecco.
...o la domenica. Magari anche i festivi. Ma tutto in regola!
Ah, ecco. Io... ehm... coff! Coff! Sai che c'è? Ti mando una mail, eh!

Mai più sentito.
Ci credete?
Mai più sentito.

Attendo commenti, perché io non so che altro dire, né pensare. Solo che a volte la gente mi delude. No, non a volte. Mi rendo conto di non aver offerto un posto da CEO, ma da facchino, ma la questione non cambia.

Mi aiutate a capire??

Condividi post

Repost0
1 novembre 2011 2 01 /11 /novembre /2011 17:07

In questo ponte di Ognissanti, che assomiglia terribilmente ad uno dei ponti di primavera per il clima assolato, passeggiare e godersi i dintorni della mia casetta con la dovuta calma.
Ogni volta mi stupisco, sì.

Ogni giorno (o quasi) parto la mattina di corsa e torno la sera spesso col buio. E mi dimentico, sì. Mi dimentico di vivere in un posto così, un posto dove escono fiori selvatici più belli di quelli dei vivai. Un luogo fatto di colori, luoghi, meravigliosi scorci.
Il lago, le colline, le foglie gialle appiccicate sugli alberi.

Sì, è autunno.

Ma con questo sole caldo ce la godiamo lo stesso.
Nascono persino piccolissimi ciclamini da sotto le foglie accartocciate.

Passeggiando appena fuori dalle scarse abitazioni, arriviamo ad una strada sterrata che costeggia un uliveto abbandonato, e non posso far a meno di farlo notare all'Amoremio.

Guarda... è tutto abbandonato...
Eh, sì. Ma che peccato però...
Già. Sono di proprietari terrieri che hanno in pratica tutte le colline e nessuna voglia di gestirlo.

Continuiamo a camminare, di alberi abbandonati ce ne sono sempre di più.
Mi torna in mente la puntata di Presa Diretta sull'agricoltura e mi sale la bile in bocca.

Ma se il Comune li obbligasse a raccoglierle? Tipo, se non lo fate mando la gente io e me le prendo io queste olive?
Amoremio, io ti amo. Ma tutto ciò non è molto liberale.
Ma è giustizia sociale!!!!
Sono d'accordo, ma i possessori del terreno non sarebbero molto concordi con te. La terra è loro e possono farci quel che gli pare.
Ma c'è la crisi, la gente muore di fame. Magari per le mense il Comune paga 7 o 8 euro al chilo per l'olio. Basta, andrebbero obbligati!
Amore, da quando sei diventato più comunista di me?
La politica non c'entra nulla, è solo ingiustizia!

Ha ragione, e non riesco a ribattere.
Qui intorno a me sempre più campi smettono di essere coltivati, sempre più antichissimi uliveti vengono abbandonati.
Il nostro governo, il nostro caro premier, ma la classe dirigente italiana tutta non hanno una politica agricola, non son o interessati al territorio ed al suo sviluppo.
E tutto muore, viene lasciato ai cinghiali e ai cacciatori.
Ma non potrebbe essere diverso?
Non dovrebbero i nostri governanti ricordarsi da dove viene tutto ciò che si trovano nel piatto ogni giorno.

E' davvero una vergogna...

Condividi post

Repost0
27 ottobre 2011 4 27 /10 /ottobre /2011 19:19

Corri, vieni a  vedere!”
Me ne stavo sul letto a leggere Anna Karenina (posso dirlo che è una titanica impresa?) quando l’Amoremio mi  ha riscosso dalle paturnie alla corte dello Zar per scaraventarmi di nuovo sul Trasimeno.
“Corri, vieni a vedere!!”
E così l’ho trovato in salotto intento a guardare il risultato del suo lavoro, il famoso trasbordo analogico/digitale che avevamo messo in conto di fare.
Ed eccola lì mia mamma, sorridente il giorno del suo matrimonio. Da un bianco e nero sbiadito della metà degli anni Settanta, mi sorride e guarda suo padre, emozionato fino alle lacrime.
Siete uguali, lo sai?
Vuoi dire che a sessant’anni finalmente sarò magra?”
Scema
 
E poi mi sono messa lì a guardare.
Il matrimonio dei miei genitori, targato 1974, in quel bianco e nero troppo esposto che solo il superotto sapeva fare.
Sorride mia madre e forse mi assomiglia davvero, non lo so.
Vorrei avere il disincanto che ha lei in queste immagini.
 
Cambia la scena, passa il tempo.
Io che strozzo mia sorella nel vano tentativo di imboccarla con un cucchiaino.
L’ho sempre adorata, è sempre stata il mio grande amore sin da piccola.
Io con le trecce, sdentata.
Sorridente.
Io.
 
Io come ero, come non sono più.
I miei genitori. Giovani, sorridenti.
Tutta la vita davanti.
 
E i miei nonni, impacciati davanti alla telecamera, tesi come se dovessero passare un esame. Eccola mia nonna, che si ravvia i capelli sulla fronte con la mano destra. Lo faceva sempre, era un gesto a metà tra il vezzo ed il tic.
L’avevo scordato. Quasi.
E’ triste scordarsi i dettagli delle persone che abbiamo amato tanto. Il colore preciso degli occhi, i gesti, il suono della voce. Ce se ne dimentica quasi subito. Non è giusto.
Ed ecco mio nonno, eretto e fiero come un corazziere, coi capelli scompigliati dal vento. Insegue me che inseguo il cane, nel tramonto dei primi anni Ottanta, in una baraonda di Torna qui!.
Era il mio eroe, mio nonno.
 
Ma ecco mia sorella che gattona e poi comincia a camminare.
E io che faccio castelli di sabbia.
Il mare, virato nei colori di una ripresa tutt’altro che HD.
 
Come passa il tempo; è banale lo so, non dovrei nemmeno scriverlo. Suona così sciocco dire Ah, come passa il tempo!, così banale da suonare falso. Eppure è vero, passa. Passa veloce ed è così infingardo da far credere il contrario, come se la somma dei giorni non volesse dir nulla. Ma non è così.
Sono lontani quegli anni, lontanissimi.
Eppure sono nel mio cuore e ci rimarranno sempre.
Un ricordo felice di quelli che fanno salire le lacrime agli occhi anche se non vorresti, ma poi non puoi fermarle più. Scendono sulle guance a compiangere un attimo passato, un momento volato via, un caro che non  c’è più e che ci manca.
Che mi manca.
Ma è anche bello pensare di condividere quell’attimo con chi non l’ha vissuto, è un regalo del destino, un prezioso momento che non potrà esser cancellato.
 
A meno che io non faccia casino col computer, e questo è assai probabile…

 

Condividi post

Repost0
25 ottobre 2011 2 25 /10 /ottobre /2011 07:25

Si possono chiudere almeno un paio di finestre? Giusto un paio, eh…
Ma così si cambia l’aria!
Ok, ma un paio d’ore mi sembra sufficiente.
Eh, ma c’è cattivo odore.
E’ quasi novembre, abbiate pietà.
Ma è caldo.
Ho capito, ma stiamo in una galleria del vento!
(E poi m’incricco la schiena, anziana…)

 
Hai visto la fiction su RaiUno?
No.
Gabriel Garko?
No.
Io Canto?
No.
C’è posta per te?
No.
Ieri sera è ricominciato pure il Grande Fratello, eh.
Ah.
Ma tu non la guardi la televisione?
Non queste cose.
Non è che si può essere sempre intellettuali e seri, eh!
Non è che si può guardare sempre la meXXa, eh!
(Scusate la trivilità, ma me le cavano di bocca)
 
 
Posso spegnere la luce?
Ma è buio!
Eh, ma mi da fastidio il riverbero del neon sul compuiter!

E poi ti può far luce lo schermo, no?
(Sì, così già che son miope con l’occasione divento cieca!)

 
Che fai, mangi?
Un crack…
Stai sempre a mangiare, poi non lamentarti che sei grassa.
(Sono una signora, preferisco tacere)
 
 
Eh, povero Silvio ce l’hanno tutti con lui.
Come se gli altri fossero meglio.
Magari sono solo un po’ invidiosi di lui.
Ihihihihih!
Ma non diciamo cazzate.


(Un bel silenzio non fu mai scritto.)
 
 
Volete sapetre in quanto tempo ho raccolto queste perle?
Otto ore.
Otto ore lavorative.
E tralascio le ulteriori rotture di palle quotidiane che derivano direttamente dal mio lavoro e che senza soluzione di continuità investono la sottoscritta come un fiume in piena.
Non va bene. Non sono abbastanza zen.
Non ho abbastanza pazienza.
 
Se una mattina vengo in ufficio con un’arma qualsiasi e faccio una strage, io l’avevo detto…

 

Condividi post

Repost0
24 ottobre 2011 1 24 /10 /ottobre /2011 07:47

Il giorno dopo l'uccisione di Gheddafi.
Interno giorno.
Ufficio open space medio di una azienda media.
Tutto molto medio.

Avete visto lo speciale di Porta a Porta su Gheddafi? Agghiacciante!
Non guardo Vespa nemmeno se ci va mia sorella.
Eh, bèh. Ma era ora!
Almeno la piantiamo di spender soldi per mandare i soldati laggiù.
Venale!!
Ma vabbè, che venale...
Ma avete visto come l'hanno conciato?
In effetti.
Ma se l'è anche cercato!
Era un dittatore!
Va bene, ma poveraccio... la morte è sempre la morte! Io ho compassione.

Momento di silenzio 

Era un dittatore!
Non è che lui davanti alla morte e alla miseria degli altri c'abbia mai avuto compassione!
Ho capito, ma pensare che solo un anno fa se ne stava bello in Italia a fare festa... a me fa compassione, che posso farci?

Momento di silenzio 

Attento che l'amico suo magari è il prossimo.
Se siamo fortunati.
Già.

Momento di silenzio pesantissmo

Caffè? Chi vuole il caffè?


A voi indovinare quale di queste voci sia stata mia.

Non pretendo che tutti la pensino come me, né che tutti gli abitanti bipedi della Terra la pensino come me. Ma un minimo di decenza e buon senso è chiedere troppo?
Evidentemente sì.

La prossima volta gli tiro la pinzatrice in testa...

Condividi post

Repost0
22 ottobre 2011 6 22 /10 /ottobre /2011 17:17

Sono viva. No, volevo dirlo per tranquillizzare i pochi sparuti lettori del mio blog. Sono viva e vegeta, ma vegeto appunto in un limbo fatto di poche parole e molti pensieri.
Cosa dovrei dire, cosa potrei raccontare?
Quando mi prendono giorni così, la mia testa affollata di pensieri non riesce a trovare una direzione che la possa portare fuori dal labirinto.
Annaspo.
Affogo, forse.

O forse mi sento solo incompresa.

Dovrei essere più felice, nulla mi manca per esserlo. O almeno, ammetto di avere molto per cui essere felice, ma è come se me ne mancasse la volontà. Dovrei essere felice e spensierata, non mi posso proprio lamentare.
No.
Forse sarà l'autunno, non lo so.
Magari sarà la crisi o il buco nell'ozono.
Oppure la assoluta scansione del tempo che passa e che mi risuona in testa come una campana rotta. A gennaio saranno 36 e non ho fatto nulla di quello che avei voluto.

Sì, lo so. Saranno 36 3 non 63 ed anche nella seconda ipotesi tutto si può ancora fare.
Finché c'è vita, c'è speranza.
Certo, come no.
E se non ne avessi la capacità?
Se non fosse così che deve essere?

Magari domani sarò ottimista e prolissa.
Magari domani sarà un giorno pieno di luce e buone prospettive.
Ma oggi mi sento una macchina parcheggiata nella piazzola di sosta dell'autostrada in attesa del meccanico, che all'orizzonte proprio non appare.

Arriverà?

Condividi post

Repost0
17 ottobre 2011 1 17 /10 /ottobre /2011 19:17

Sabato pomeriggio l’ho dedicato al cambio dell’armadio. Impresa viepiù titanica se si considera il fatto che sono allergica alla polvere più di Superman alla kriptonite.

E insomma così, un po’ gonfia e un po’ sollevata, alla fine dell’operazione mi son fatta una tazza di tè alla mela e mentre si preparava mi sono messa a cazzeggiare su Facebook. E da lì ho capito che qualcosa stava succedendo, qualcosa di grave.
Ho acceso SkyNews  e le immagini di Roma mi son balzate agli occhi nella loro violenza.
Mai giusta.
Mai condivisibile.
Però.
 
Viviamo tempi complicati, in cui qualcosa si è rotto nel meccanismo delicato della società. Annaspiamo, non crediamo più, abbiamo solo nemici: il più povero, il diverso, l’altro. Poco rimane dopo la dose quotidiana di televisione ed è facile sentirsi sconfitti e schiavi della casta.
Ma non siamo burattini.
Nonostante quello che possano farci credere la politica non è una cosa sporca, inutile, una cloaca di gente senza morale.
La politica siamo noi. Noi decidiamo. Noi mandiamo la gente a governare l’Italia. E se facciamo una pessima scelta, possiamo cambiare la prossima volta.
Noi siamo le istituzioni, e se vanno male e non ci piacciono la colpa è solo nostra.
La politica siamo noi, ma non solo il giorno delle elezioni.
SEMPRE.
Possiamo parlarne, possiamo litigarci su, non dobbiamo abbandonarla in nome di è tutto uno schifo.
Magari sarà pure così, ma la colpa di chi è? Nostra. Nostra che abbiamo abbandonato il paese agli squali, senza verificarne l’operato. Senza stare con le orecchie dritte, senza scandalizzarci davanti alle mezze leggi, alle finte promesse, alle laute mazzette.
Dove eravamo?
Forse davanti alla televisione, o a metter lo smalto, non lo so.
La casta? La casta siamo noi, che scambiamo il nostro voto per un favore, che ci facciamo infinocchiare dalle false promesse.
Le istituzioni? Latitano? Colpa nostra!
Cambiare! Vigilare!
Informarsi anche in modi diversi dal TG1, non accontentarsi, scavare anche se all’inizio non è divertente come vedere Paperissima Sprint.
E’ il nostro futuro, dipende da NOI.

Nel momento in cui facciamo spallucce, ce ne freghiamo, scuotiamo la testa e affoghiamo in Uomini&Donne, LORO hanno già vinto.
 
La politica siamo noi e forse (anzi certamente) quello sparuto gruppo di idioti che ha dato fuoco  ai blindati dei Carabinieri e messo a ferro e fuoco un quartiere esautorando il valore di una manifestazione globale se lo sono scordato. O forse non l’hanno mai saputo. O sono stati pagati per dimenticarlo.
Oggi ci svegliamo e scopriamo che il mondo non è come ce lo dipinge la televisione. Ed ecco gli indignados, mutuati dalla Spagna e sparsi in tutto il mondo grazie a Facebook come semi della rivolta del millennio. Chiedono lavoro, un futuro, la fine del predominio della finanza sull’economia.
Ma in Italia si parla solo di quella manciata di idioti che sarebbero avanguardia di un fallito golpe della sinistra.
Magari, ma no.
 
Ma il futuro va riconquistato. Va costruito mattone su mattone, ogni giorno, senza abbassare la guardia.
Nessuno ce lo regala, nessuno.
Non voglio credere che nel 2012 finirà il mondo, ma inizio a credere che possa essere un punto di svolta, di rinnovamento. Il mondo come lo conoscevamo sta morendo, è ora di cambiare. Il mondo può cambiare, con la giusta presa di coscienza, con la giusta forza.
 
E voi, siete pronti?

 

Condividi post

Repost0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Archivi

Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code