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9 settembre 2011 5 09 /09 /settembre /2011 14:02

Ricordate?

<<E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?>>
<<Che lei salva lui>>

Già. Esattamente.
Lo psicodramma dei nostri giorni risiede esattamente in questa verità assoluta, uscita dalla bocca di Julia Roberts alla fine di uno dei film più visti e citati degli anni novanta (ndr. Se non sapete di che film si tratta, siete dei mentecatti assoluti oppure venite da Marte. No, mi correggo, anche i marziani lo conoscono, quindi fate un esame di coscienza).
E’ una verità così lapalissiana da risultare ovvia nell’applicazione pratica, ma impossibile da capire per l’immaginario femminile.
Almeno fino ad una certa età.

Perché l’infanzia prima e l’adolescenza poi l’immaginario femminile è bombardato dalla perentoria immagine di lui sul cavallo bianco, magari in calzamaglia azzurra e mantello pendant svolazzante nell’aere.
Sì, lui.
Il Principe Azzurro.
Ce lo propinano fin da bambine in tutte le salse, dalla versione cacciatore/taglialegna  delle favole per i più piccoli (vedi Cappuccetto Rosso, Hansel & Gretel et simila) fino alla versione figaccione de La Bella Addormentata.
Passando per la modalità vampiro frigido di Twilight, ma non voglio allargare troppo il giro e resterò sul classico.

Non c’è favola per addormentar bambine che non insegua il classico schema:

  • LEI: povera, indifesa, buona buonissima, anche un po’ fessa. Vessata dal cattivo di turno e incapace di assestargli un calcio dove non batte il sole, si rassegna al suo destino cinico e baro in genere cantando canzoni sdolcinate o addomesticando animali portatori di malattie.
  • IL CATTIVO: che sia la matrigna, un despota, un capo-despota o una strega cattiva poco conta, il villain è essenziale.
  • LUI: bello, forte, ricco. Arriva, si innamora della protagonista, uccide il cattivo e la porta via sul suo cavallo bianco.

E vissero felici e contenti forever&ever.
 
Da questo schema classico esce La Sirenetta, storia tristissima e crudele che mia madre i raccontava sempre e che io sconsiglio sempre visti i risultati che ha avuto su di me.  Uscendo dal classico Lui&Lei per sfociare nella tragedia greca, questa favola la consiglio solo agli emuli della Famiglia Addams. E mia madre.
Ma a parte eccezioni, lo schema classico delle favole (ma anche della maggior parte delle commedie romantiche odierne) ricalca il modello di cui sopra.
E se funziona da centinaia di anni, continuando ad incidere nell’immaginario collettivo anche oggi che le bambine vengono bombardate da  ogni sorta di stimoli un perché di certo c’è.
Hanno provato a sdrammatizzarne la figura e tutti abbiamo riso davanti all'imbecillità e vacuità di Azzurro di Shrek. Ma un mito è un mito.
Certo, il Principe Azzurro non vestirà eclettici leggins turchesi (a meno che non sia uno dei Village People o uno con un ottimo rapporto con l’elasticizzato), ma comodi blue jeans e invece del cavallo c’avrà il SUV, ma poco cambia: noi donzelle stiam qui ad aspettare che lui giunga e ci salvi dai cattivi di turno o semplicemente dalla singletudine appestante e dall’avanzare impietoso della zitellaggine.
E alla fine lui arriva.
Se arriva.
Magari arriva tardi.
Ma in genere arriva.
Magari un po’ ciancicato, magari proprio non di primo pelo e anche leggermente frollato, però arriva.

E lei già ipotizza romantiche serate, coccole & affini. Ma anche la possibilità di mettersi seduta almeno cinque minuti, rilassarsi e lasciar guidare lui visto che non solo sarebbe il suo compito canonico, ma è pure arrivato in ritardo quindi paga pegno. Rilassarsi, sì. On dovere sempre dimostrare qualcosa, poter uscire anche senza il maledetto eye-liner, chiocciare in libertà, liberarci delle paranoie, poter dismettere il pilota automatico delle nostre giornate quotidiane perché a noi ci pensa lui.
Non è il principe azzurro, che avvererà tutti nostri desideri?
Ce lo hanno insegnato, sarà così.
No.
NO.
NONONO.

Perché proprio in quel preciso istante, esattamente quello in cui state per appoggiare le chiappe al divano, entra in scena la frase di cui sopra.
 
<<E che succede dopo che lui ha scalato la torre e salvato lei?>>
<<Che lei salva lui>>
 
E non si scappa.
Sì, i primi tempi lui aprirà porte, regalerà fiori, intonerà canzoni d’amore.
Ma da quello ai calzini lasciati in giro per casa in posti in cui credevate potesse arrivare solo il vostro gatto il passo è breve, Cenerentole mie!!! 
Siete sorprese? Ingenue.
Un dubbio doveva pur venirvi. E non solo in seguito alla prolungata e deleteria visione a loop di S&TC, ma anche solo semplicemente digitando “principe azzurro” su Google. Se compaiono prima del principe di Cenerentola le sue  inquietanti versioni gay friendly  e drag queen assortite ci sarà un motivo. Oppure escono donne nude, e questo è ancora più preoccupante.

La realtà è diversa dalle favole, siamo tutti d'accordo, i problemi sono tanti (e per tutti) e li dovrete comunque affrontare. E’ vero, non da sole.
Però ci sono anche i suoi sommati ai vostri, e questo per una felice equazione matematica riporta la situazione allo stadio antecedente all’incontro col vostro principe azzurro. Se poi avete un carattere del cavolo (come la sottoscritta) e siete abituate ad affrontare la vita come se guidaste un trattore e senza chiedere mai aiuto, la bilancia inizia a pendere pericolosamente dal lato sbagliato.
Ergo.
 
Ergo niente. Siete innamorate, no?
E allora ve lo tenete, coi suoi pregi e difetti.  
Con le giornate storte e quelle con i brillantini negli occhi, coi calzini lasciati spaiati e i cazziatoni che vi fa perché nel frulla-frulla domestico avete riposto i biscotti impilati pronti per giocare a Shangai. Ve lo terrete nelle sue giornate di paranoia, con le paturnie e anche con tutte le sue belle fissazioni, anche se in quei giorni lì manco si accorge delle vostre.
Ve lo terrete, sì, perché lo amate.
Se lo amate.
Perché il Principe Azzurro non esiste, nemmeno nella versione post-moderna, nemmeno con la calzamaglia smagliata.
 
E se c’è si tromba le sorellastre…

 

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8 settembre 2011 4 08 /09 /settembre /2011 13:40

Ci sono sempre mille cose da fare.
 

Al lavoro, a casa.
Gli amici.
Fare e disfare, è tutto un lavorare.
Corri, corri.
E trovi anche  il tempo di fare le melanzane grigliate sott’olio.
E la marmellata di mele alla cannella.
Per dire, eh.

Ma fermarsi a pensare è deleterio.
Ho trentacinque anni.
35.
T-R-E-N-T-A.
C-I-N-Q-U-E.


In tutta sincerità, a venti credevo ci sarei arrivata diversamente.
Con altre sicurezze. Soprattutto economiche.
O di carriera.
Ma anche genitoriale.
Mi vedevo come un avvocato rampante in carriera. O una scrittrice di successo contesa da tutti gli editori, anche.
E con una schiera di pargoli.
Vabbè, facciamo un paio, sennò poi si esagera.

Ma il mondo gira diversamente e la vita è sempre una lotta.
Blabla blabla.
Bla bla bla bla.

E’ che poi ti ritrovi a dover lottare davvero.
Per te, per i tuoi cari. A dover fare delle scelte, cercare di imboccare le strade giuste ai vari bivi che la vita ti impone. Proprio a me, che mi perdo anche col navigatore. Che poi io tendo sempre ad imboccare la strada sbagliata, non sono affidabile e come minimo inciampo.
No. Eppure sì, tocca a me.
E mi viene la malinconia del tempo che fu, quando non ero altro che una ragazzina  preoccupata dal non saper mettere l’eye-liner e dal fatto che il più figo della classe nemmeno sapeva la mia esistenza.
Drammi grossi, concordo.
Almeno, allora mi sembravano così.
Ma forse no.
 
Non si può tornare indietro, vero?

 

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7 settembre 2011 3 07 /09 /settembre /2011 07:19

Specie in certi momenti dell’anno, e il rientro dalle vacanze è uno di questi, sembra impossibile sottrarsi alla convenevole domanda di rito.
Come stai????
Anche se ci si è visti fino al dieci di agosto, chiaramente. E’ sempre passata una stagione, un’entità, un qualcosa che rende tutto particolare come il primo giorno di scuola.
E anche se si vorrebbe rispondere con una serie di improperi minacciosi, la buona educazione ti impone un sobrio BENE, accompagnato dal ben più inquietante e pericoloso E TU?
Ecco che si scatena il diluvio. Di parole.
Io??? Ah, ora che me lo chiedi…. Blabla blabla blabla!
I megalomani di questa risma, che mi addolora constatare sono al 90% di sesso femminile,  si dividono in due ben distinte categorie:

  1. Coloro i quali hanno su di loro tutti i mali del mondo. Molto peggio dei bambini somali, molto peggio dei senzatetto e degli immigrati clandestini sui barconi. Peggio anche dei malati terminali di cancro e delle vittime dell’11 settembre. Peggio di tutto, ma proprio di tutto quel esiste al mondo.
  2. Coloro i quali, anzi, più spesso LE quali, devono assolutamente raccontarti una cosa e del tuo star bene o meno se ne fregano altamente. Perché, loro fortunate hanno incontrato l’uomo della loro vita (l’ennesimo) e quindi devono raccontarti tutto. o lui, tapino, gli ha fatto la proposta. E blabla blabla blabla.
In entrambi i fastidiosi casi, tu povera creatura che stavi deambulando verso una incombenza qualsiasi, sei risucchiato nel vortice di un mare di chiacchiere inutili. Ti trovi nel mezzo di un vortice di inquinamento acustico generato solo a beneficio di chi emette i rivoltanti suoni e non riesci a sottrarti. In alcuni disperati casi i malcapitati arrivano anche ad invocare catastrofi naturali e guerre mondiali pur di porre fine al supplizio.
Supplizio che in genere termina ad opera dello stesso torturatore che si accorge del tempo che scorre o adocchia una preda più appetibile.
E con due bacetti schioccati sulle guance se ne va, lasciando la controparte esausta ed esanime.
 
Che evitarlo senza essere maleducati???
 

Io non lo so, anzi… ditemelo voi!!!!!

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5 settembre 2011 1 05 /09 /settembre /2011 13:24
Passeggiate mano nella mano.
Aperitivi col sole che si esibisce solo per noi.
Cene in terrazza col canto dei grilli.
La fiorentina sul barbecue e le verdure grigliate che ci ballano attorno.
La luce del sole.
Le piante da annaffiare.
Il gatto che non vuol rientrare nemmeno a bastonate.
Le finestre spalancate.
 
Il lago che luccica e riverbera.
Le sponde verdi.
I giochi.
Le risate.
 
Le uscite in pantaloni corti e capelli bagnati.
Le sagre con gli amici.
I concerti all’aperto.
Il mare.
Le foto ricordo.
 
Le lucciole.
E poi i moscerini.
E alla fine le cimici.
Perché così è la vita.
 
Sempre attesa, è già finita o quasi.
Saluta con la mano, chiamando nuvolotti grigiastri all’orizzonte.
E’ stata ballerina, è stata afosa.
E’ stata inclemente e generosa.
E' stata rovente.
 
E ora se ne va...

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2 settembre 2011 5 02 /09 /settembre /2011 07:32

Ci sono ricordi, esperienze, persone che rimangono nel cuore.
E questo è quel che resta della vacanza: odori, sapori, conoscenze.

E capita così di andare in una taverna a cenare la sera ed essere soli. Soli, come ad agosto non si potrebbe essere. E la corpulenta padrona apre la cucina per voi e porta calamari e moussaka, gamberi saganaki e feta alla piastra.
Poi arriva un ragazzo francese con la figlia di sette anni, bella come una bambola e con due occhi azzurri come laghi quieti.
E poi un omino greco con la faccia da pescatore spunta dal buio della campagna, i segni del vento e del sole sulla pelle, ottuagenario come minimo.
E scoprire che Kristo, ottantenne poliglotta, non è un povero pescatore, ma un filosofo come ce ne sono pochi.
E poliglotta, anche.
Nonostante le apparenze, i vestiti logori, i denti marci.
La sua ricchezza, precisa lui, è qui nella testa.

Scoprire che si può tenere una conversazione in tre lingue, che il tuo francese non è morto, che la piccola Anouk e il suo papà non sono poi così francesi e amano l’Italia e la lirica.
E Kristo parla in francese e quando non gli viene una parola passa all’inglese e poi all’italiano. Ma sa anche il russo ed il tedesco, anche se non sono lingue che ha studiato a scuola, queste.  A sentir lui l’importante è conoscere le lingue dei padri, latino certo ma soprattutto greco, e queste ti spalancheranno le porte dell’esperanto.  E parla dei suoi padri, del castello dismesso di Akrotiri, della Santorini prima della seconda guerra mondiale e di suo padre politico massacrato dal regime.
E chiede dell’Italia, italiani e greci una faccia una razza, di Berlusconi che sembra fatto apposta per il popolo italico.
E io mi inalbero, e l’Amoremio dice Nonono, ed il francese ride e che c’avrà da ridere non lo so proprio.
Ma arriva la proprietaria che parla solo greco, ma a quanto pare adora sentir parlare in altre lingue. Si siede con noi, ha portato un’altra bottiglia di Mezzo dolce come passito, appoggia i gomiti sul tavolo e incrocia le gambe.
Kristo fuma una sigaretta dopo l’altra e rievoca una Santorini diversa, senza turisti stranieri, antica.
Anouk l’ascolta accoccolata sopra le ginocchia del padre, come un uccellino nel nido.
Parliamo della crisi, che c’è e si sente, a Santorini, a Parigi e anche a Perugia.
Arriva l’ouzo, che a me non piace ma rifiutare mi sembra scortese. E’ forte e mi sale nel naso, come tante caramelle all’anice diluite in un cucchiaio.
Kristo ride della mia fragilità, ci invita a casa sua, sotto le mura del castello, per del vero liquore.
E’ passata l’una, Anouk s’è appisolata, è ora di tornare.
Tra vigorose strette di mano ed il conto da saldare s’è fatto tardi, siamo in vacanza ma la strada da fare col motorino è lunga e buia e si deve andare.
Kristo si avvia a piedi tra le stradine sterrate del suo paese, fumando l’ennesima sigaretta.
Testimone dei cambiamenti, testimone del passato.
 
Buonanotte Kristo, buonanotte Santorini…

 

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30 agosto 2011 2 30 /08 /agosto /2011 19:05

Passare le vacanze al paesello è bello, l’ho già detto.
Mi rilassa, mi rigenera, mi fa sentire ancora studentessa universitaria anche se il calendario implacabile mi ricorda che son passati ben dieci anni dalla laurea.

Tra i vantaggi delle vacanze agostane al paesello, c’è il rivedere gente che non vedi spesso.
E questo è un bene, anche se non sempre.
Ecco appunto.
Dicevo.
Sì.
Già.
Dicevo che spesso si fanno incontri inusuali, anche graditi.
Oppure no .

Tipo un ex.

Un ex che?
Un ex fidanzato, un ex amico, un ex collega persino.
Un ex.
Ma quando si smette di essere ex?
C’è una prescrizione, breve o lunga che sia, che azzera queste condizioni?
Perché se uno si lascia bene è un conto. Ci si rincontra, si verifica con cattiveria lo stato di decadimento fisico dell’altro (in maniera reciproca, ma anche no), si esercita la pigra arte del convenevole parlando del caldo e dei massimi sistemi. E se si tratta di un ex fidanzato o anche di un ex frequentante si presentano i rispettivi nuovi compagni che si spera siano più idonei e duraturi, si ipotizzano eventuali incontri o cene che mai avverranno, e blabla blabla.
E’ pure piacevole.
Ti ricordi di quant’eri imbecille allora, sorridi e ti senti sollevata: l'hai scampata, sei libera!
Ma se la relazione è finita con fulmini e tempeste che in confronto il celeberrimo uragano Irene è lo spruzzino per innaffiare il prato del giardino, la situazione si complica.
Io, per esempio, nonostante abbia una vita sentimentale molto serena e felice con l’Amoremio, se dovessi rincontrare un paio di ex che mi hanno mancato di rispetto e trattato come il tappetino del bagno sono certa che non reagirei bene. No. Non un paio. Uno. Vabbè.
Peggio ancora per un paio di ex amici che hanno abusato della mia buona fede, del mio affetto e anche della mia coglioneria.
Ecco, se io incontrassi questi soggetti per strada, ma anche ad una festa o in un luogo pubblico qualsiasi, reagirei malissimo.
Nella migliore delle ipotesi faccio finta di non vedere, ma non assicuro di potercela fare. Il mio istinto mediterraneo potrebbe farmi estrarre la pinzetta per le sopracciglia dalla borsetta e farmela utilizzare per cavare gli occhi ai maledetti.
Covo livore, ebbene sì. Voi no?
Ma solo in rari casi.
Abbiate paura, voi che sapete bene.
Lo sapete, eccome.
 
E voi ce l’avere degli ex da  crocifiggere?
Anche ex datori di lavoro, va bene lo stesso.
E il rancore si spegne prima o poi?
A me no, anzi.
 
Ma la stessa cosa potrebbe valere per me, lo so bene.
Nello specifico, almeno un mio ex frequentante non mi incrocia volentieri, non mi saluta e mi guarda torvo da lontano. Ho paura che se mi incontrasse per strada mi tirerebbe sotto con la macchina. O che sogni di accoltellarmi, per dire. E perché poi?
Ok, va bene. Ho detto in giro che non era esattamente normodotato però prendersela così.  Va bene, non è bello dire alle proprie amiche (che chiacchierano peggio delle abitanti di Wisteria Lane) che il proprio ex ha il micropisello, ma era la verità. Eppure lui se l’è presa, chissà perché. Si vede che gli mancava anche il senso dell’ironia, oltre a diverse altre cosette.
 
Ma insomma, non finisce mai questa cosa?
Non si dimentica?
Quand’è che subentra l’indifferenza?
 
E voi, dimenticate?

 

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28 agosto 2011 7 28 /08 /agosto /2011 19:02

L’estate, quando sono in ferie, mi piace molto vivere il mio paesello. Poco più di 600 anime, il lago, le panchine all’ombra fatet apposta per leggerci il giornale, il gelato.
Piaceri semplici, vero relax.
Leggevo appunto il giornale su una panchina, con la testa appoggiata alla spalla dell’Amoremio che si cimenta in un giallo nordico molto estivo.
Quand’ecco che una voce resa stridula dall’età (ma non solo) mi riscuote dall’oasi di pace in cui ero sprofondata:“Ma ciao, Phoebe!”
La signora, avanti con l’età ma non certo vecchia, è una mia zia alla lontana.
Qui al paesello, si sa, siamo tutti parenti.
L’attempata signora spinge un passeggino contenente un neonato, figlio del figlio, ergo mio nipote.
Molto alla lontana. Molto.
E’ figlio del figlio, sì, umanoide non noto per la sua bellezza. E si vede.
Partono i convenevoli di rito.
“Ma che bel bambino” gorgheggio io, sapendo di mentire.
Ciondola la testa mentre il pupo sbava.
“Ehhhh! Sapessi che impegno!” mi fa lei.
“Via su, che a far la nonna ringiovanisci!!”
“Ehhh!” fa la signora acconciandosi la voluminosa messinpiega. Poi strizza gli occhi e cala lo sguardo sull’Amoremio, rimasto appositamente in un angolo.
Poi cala la scure.   
“Ma voi non lo fate un figlio?”
L’Amore mio sobbalza, sostituendo in mezzo secondo allo stupore per la domanda uno sguardo il cui significato (Ma tu i cazzi tuoi???????) non credo sia potuto sfuggire nemmeno all’osservatore meno attento del mondo.
Io, temprata da anni e anni di Ma il fidanzato non ce l’hai? sono meno sensibile e più reattiva verso il parentado in assetto da guerriglia e mi ergo a portavoce, mentre lui si rintana dietro il libro.
Abbandonata dal sesso forte, io non mi scompongo davanti all’inopportuna domanda uscita dalla bocca rassettata della invadente quasi-parente, sempre pronta ad un nuovo gossip da rivendere durante il burraco.
“Eh, vedremo, c’è tempo. Certo, mia mamma non vede l’ora di diventare nonna, da quando è in pensione!” chioso chiudendo (spero) l’argomento e cercandop di deviare la conversazione sulle amenità della pensione italica.
Ma lei incalza, incattivita dalla mia genericità: “Ehh! Ma ti devi sbrigare! Cominci ad essere in là con gli anni!
Rimango a bocca aperta davanti alla cafoneria (o alla verità?) e sto per picchiarla con la panchina quando il pupo, dimostrando un istinto di sopravvivenza superiore a quello del mio gatto, inizia a piangere.
Scusandosi la megera se ne va, lasciando dietro di sé una scia di urla lupesche.
Forse il pupo si prefigura già il suo destino di nipote e vorrebbe sottrarsi, chissà.
Mi siedo, riprendo il giornale.
Accanto a me l’Amoremio ridacchia.
“Hai niente da dire?” lo apostrofo
“Chi, io? Nono, sono parenti tuoi!!”
 
Grrrrrrrr…

 

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22 agosto 2011 1 22 /08 /agosto /2011 14:17

Agosto, il caldo bussa forte agli stipiti delle finestre aperte.

Andare al mare con le nipotine per qualche giorno è stata certamente un'ottima idea, Andrea si è divertito come non gli accadeva da anni.
Nuotare, ridere, giocare e mangiare il gelato.
Leggerezza, proprio ciò di cui aveva bisogno.

Ma dopo quattro giorni con due ragazzine poco meno che preadolescenti urlanti, lasciarle sotto casa di sua sorella e rientrare nella sua casa vuota è stato complicato.
E dire che il silenzio gli è sempre piaciuto, lo trovava sinonimo di ordine e precisione.
Ora solo di vuoto.
Sarà l'età?

Per fortuna ha un nuovo passatempo: il sito di incontri on line.
Sì, all'inizio era titubante e forse ancora un pochino lo è.
Perché le donne, così restie a farsi avanti nella vita vera, qui gli scrivono, si raccontano, manifestano interesse? Mandano addirittura foto, in cui sono sorridenti e fresce di parrucchiere.
Perché evitano di fare (apertamente) le stronze?
Come Raffaella, la sua ex, per dire...

Forse, come dice la sua amica Marta, è perché il video è un filtro. E, paradossalmente, aiuta una donna ad essere sé stessa, a sfuggire ai preconcetti. E' più facile, dice lei, essere sé stesse con il paravento di un sito di incontri on line.
Sarà vero?
O dietro la sua più assidua ammiratrice c'è una pazza mitomane? O, peggio, quell'idiota di Paolo in vena di scherzi?

Mah, in fondo è solo un gioco...

E così, per gioco, approfittando degli sconti estivi, ha fatto l'abbonamento premium al sito di incontri on line.

Ma solo perché è scontato e d'estate mi annoio...

Così, utenti con acronimi misteriosi come Vfg5YY8 e RuiP997b, quelle più simpatiche e divertenti, sono diventate agilmente nel tempo Erica e Luna, due nomi un po' troppo particolari per essere veri, ma che poteva pretendere presentandosi come Navajo?
Ecco, se ci pensa così in astratto gli viene pure da ridere, alla sua età... ma insomma, pure lui avrà il diritto di giocare, no?
Giocare, sì.

In fondo non è questo che si fa in un sito di incontri on line?

"Sì, certo” lo ha apostrofato Marta “Ma non ci si incontra alla fine?”

Bèh, certo. Ovvio...
Per definizione, un sito di incontri on line fa incontrare.
Ma il problema è un altro: è pronto?

E soprattutto, quale delle due????
Erica o Luna?
E loro, vorranno?
Si stringe nelle spalle al pensiero e apre le finestre allo scirocco.

L'autunno deciderà...

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18 agosto 2011 4 18 /08 /agosto /2011 11:34

Ci sono cose che mi terrorizzano molto di più di un film dell’orrore.
E sono, in genere, tutti quegli eventi che incidono nella mia vita senza che io possa far niente né per impedirli né per modificarli.
Insomma, ho paura dell’imprevisto, così come confermato (secondo eminenti psicologi e diversi siti web) dalla mia completa aracnofobia.
E vedendo i notiziari in questi giorni, c’è ben poco da star tranquilli.

Vedi le borse ed i titoli azionari crollare e poi rimbalzare, quindi crollare di nuovo.
Senti di stati grandi ed importanti come gli USA, che credevi rocce indistruttibili e castelli sicuri, essere declassati da agenzie di cui ignori la natura.
Senti parlare di default (termine che credevo appartenesse sono all'ambito sessuale, vabbè) e, francamente, proprio non capisci.
Tu non capisci, non sai, non  puoi rapportarti a tutto questo. Che succede, come andrà a finire questo mondo? E noi? E le bollette,le tasse, l’azienda per cui lavoriamo, i quattro spicci che giacciono in banca o in piccoli fondi di investimento non certo esiliati alle Isole Cayman o ad Antigua e che riaschiano di venir mangiati?
Io di economia e finanza non so una emerita cippa, non mi vergogno a dirlo. All’esame di Economia Politica all’Università avevo imparato tutto a memoria modello Cocorita e non ho assimilato un bel nulla.
Peccato.
Le uniche cose che capisco di economia sono quelle che ho imparato dovendo fare i conti con il mio stipendio e il mio povero portafogli (che non è certo di Gucci). Proprio come tanti altri italiani che non si intendono di finanza e di mercati, che non fanno brokeraggio in giro per il mondo e non hanno conti alle Isole Cayman (o, a caso, ad Antigua)
Ma vivono così, come me: con uno stipendio a fine mese, sicuro ma non troppo, e le spese da gestire. Che sono sempre tante.
 
Ogni giorno il notiziario spara notizie allarmanti e il cui significato non è sempre chiaro.
Come il futuro.
Non siamo poveri, no. Non poveri nell’accezione di mia nonna, quando la povertà non era non potersi comprare ciò che si vuole, ma non mettere insieme il pranzo con la cena.
Ma già adesso, anche se sono messa meglio di molti coetanei che lottano con la precarietà o con la disoccupazione, si naviga a vista, giorno per giorno.
 
Siamo in mano ad una classe politica che non dà fiducia a nessuno, a prescindere da colore politico. Siamo tutti sulla stessa barca, che beccheggia da morire tra l’altro.
La sicurezza, quello tanto agognata e infine raggiunta negli anni Ottanta dai miei genitori, non esiste più
E questo sconvolge sia loro che noi.
E così mio padre mi chiama, chiede consigli che né io né il mio letterato e latinista marito riusciamo a dargli e la mia frustrazione aumenta.
Insieme alla mia paura. E vorrei che ci fosse qualcuno in grado di mettermi una mano sulla testa e dirmi “Vedrai che andrà tutto benecome quando ero bambina, ma non è così che funziona.

L’Amoremio è nelle mie stesse condizioni e non riesce a dirmi cose non vere, anche se magari vorrebbe. E in certi frangenti lo vorrei anch'io.

Cosa fare?
Spegnere la televisione e affidarsi a Dio?
Sperare negli alieni?
O in un attentato islamico che faccia saltare per aria tutti nostri politici in sessione plenaria?
Ritirare tutti i soldi dalla banca e foderarci il materasso?
Cosa fare?
In che sperare?

Perché in qualcosa, fosse solo una piccola lanterna, occorrerà pur sperare…

 

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16 agosto 2011 2 16 /08 /agosto /2011 11:40

Guarda quella lì… certo, non si dovrebbe comprare quel costume se non si ha il fisico.
ARGH!
Ti dovresti proprio chiudere in casa!

Sìsì, e buttare via la chiave, anche!
Oh, io c’avrò la cellulite, ma quella è un budino!
Considerando che avrà vent’anni, a trenta è Jabba The Hut!
Ihihihihiihih!
E perché… quella??? Secondo te è incinta?
No, no.
Ma dici?
Scommetti?
NOOOOO!
Buahahhahahah!
E quella lì?
Ah, per me è un uomo!
Vallo a dire al tuo ragazzo, che la sta mangiano con gli occhi!
PORCO!
Ma dai, che dici!
Attento che c’è la sorpresa!
Maldicenti!
Guarda, guarda, passa quella con la carpa tatuata dall’ombelico al ginocchio!
Terrrribbbile!
Io facevo causa al tatuatore.
Porca miseria ladra!
Siete due iene…
Il sangue non mente.
BUON sangue non mente, scusa tanto eh!


Io vado a prendermi una granita, vi va?
Io limone.
Io fragola.
Facciamo due.
 
Niente unisce più due sorelle di una giornata passata a guardare le altre donne e sparlarne.
 
Garantito...

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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