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25 maggio 2011 3 25 /05 /maggio /2011 20:04

Sono figlia di Umbria Jazz e delle strade della mia città piene di gente, musica e caos. Ah, anche birra. 
Il jazz è così, unisce la gente, anche gli sconosciuti, e nel nome della musica dell'improvvisazione (ma non poi così tanto) si incrociano strade e destini.
Già, sono figlia di Umbria Jazz, che si svolge nella mia città ogni seconda settimana di luglio di ogni anno. 
Sì. Ma quest'anno, presa dalla voglia di prenotare e di uscire da un inverno denso di lavoro e problemi come se fosse fatto di caramello, ho prenotato le vacanze con largo anticipo.
Santorini, una settimana, io e l'Amoremio.
Bello, direte voi.
Sì, bello, lo dico anch'io.

Peccato che senza accorgermi ho prenotato proprio quella settimana lì.
Insomma, quest'estate niente musica.
Mi stavo quasi rassegnando quando ho ricevuto una mail dalla mia amica Chiara. Perugina trapiantata a Torino per lavoro che mal concilia la mancanza del lago con una città grande e caotica e proprio per questo cerca di mantenere le amicizie storiche
Perchè non mi vieni a trovare? recitava la mail Se vieni, al  Gru Village c'è una bellissima rassegna jazz!

Il suo invito mi ha lasciato basita. Perché, diciamocela tutta, un centro commerciale che mai potrà organizzare? Sì, perchè 
 Gru jazz sfrutta gli spazi del centro commerciale Shopville Le Gru, in un contesto molto vasto che per tutta l'estate prevede una serie di eventi organizzati, appunto da Le Gru. Sì, ok un bellissimo centro commerciale con dentro una palestra di quelle fighe, 180 negozi di tutte le specie, un parco divertimenti, addirittura una radio tutta sua, ma resta comunque una struttura insolita per un festival. 
Ma cosa potrei mai aspettarmi? 
Al massimo Marco Carta che distribuisce foto e cioccolatini a dodicenni ormonose. 

E Torino non è nemmeno dietro l'angolo, insomma.

E così sono andata sul sito, ed appena aperto i miei sospetti sembravano confermati: Marco Carta e i reality in pole position. Ma poi ho sfogliato il programma scoprendo che si tratta di una cosa seria, con prevendite e tutto il resto. E mentre mi perdevo tra i nomi in cartellone, Chiara (che difficilmente accetta un vedremo come risposta) mi ha mandato un sms: Se vieni per il sei luglio, un mio amico ci ha trovato due biglietti per Seal
Seal.
Gli anni novanta.
Com'ero gggiovane.
E pure Seal con le treccine.

Oltre a Seal ci saranno Mario Biondi, Randy Crawford, la Torino Jazz Orchestra e molti altri. Non vi piace il Jazz? Mah... anyway ce n'è per tutti i gusti, dalla musica pop, ai figli dei reality, passando per il cabaret e per veri e propri spettacoli stile Broadway. Per esempio uno spettacolo sugli Abba il 6 agosto che sto considerando.

Ok, ci sto.
Ho risposto di getto, e andiamo a vedere sto Le Gru jazz visto che quest'anno mancherò UJ.

Ho detto sì di pancia, senza nemmeno pensare a richiedere le ferie. 
Ora che ci penso, senza nemmeno dire nulla all'Amore mio.
Aehm...
E ora???

No we're never gonna to survive unless, we are a little crazy.. 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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23 maggio 2011 1 23 /05 /maggio /2011 14:30

Guardo poco la televisione, non per spocchia ma per mancanza di tempo.
Da quando poi la vita ed il mio fidanzato mi hanno fornito di MySky, massima invenzione dell’uomo dopo la ruota, ancora meno.
Registro, salto la pubblicità, guardo, e via.

Tuttavia a volte tra un salto e l’altro della mia vita mi è capitato di vedere questa pubblicità orribile in cui due adulti, presumibilmente una coppia (di fatto o legalmente accasata non è dato sapere) discutono del loro animale virtuale, un cane o un gatto,  che vive nel Nintendo 3D.



Ogni volta che vedo questa pubblicità non posso far a meno di pensare che la gente è sola e anche abbastanza spaventata dalle relazioni che la vita comporta. Altrimenti non si prenderebbe un gatto virtuale, ma si andrebbe al canile. Al massimo nei negozi specializzati, se si è davvero trendy. Ma nello schermo, no.
Mi rifiuto.
Guarda, ti vede via webcam! Dice una deficiente all’altro. Oppure ancora più bello: “Facciamo uno scherzo a papà?
Papà? Facciamo?
Ok, io parlo col gatto, ci vivo in simbiosi e quel che vuoi, ma tu stai male a parlare col Nintendo! Ad avvicinare addirittura la faccia quando lui lecca lo schermo!!
Ma se sta male? Lo porti dal veterinario o dal tecnico?
E l’hai fatto castrare? O quando va in calore fa la pipì per tutto lo schermo?
Come fa a d acciambellartisi addosso e coccolarti la sera?
E quando si lecca gli attributi lo fa in 3D?
 
E io mi chiedo quale soddisfazione ci sia.
Ora, lo so che un animale domestico può avere molte controindicazioni (tra cui avere un gatto scemo come il mio) ma questo no.
Assolutamente no.
E non ditemi che è per i bambini, che magari non tutti possono avere un animale in casa, che è una esperienza formativa. Sono tutte cavolate, secondo la mia modesta opinione.
Volete formare vostro figlio e fargli capire che prendersi cura di un animale non è un gioco? Comprategli un pesce rosso che debba curare lui solo, un criceto di cui si debba occupare e a cui debba pulire la cassettina anche se puzza. Non un demone che esce dal Nintendo.
 
Applicato agli adulti, come la pubblicità intende, è molto triste. Sconfortante addirittura. Grottesco anche. L’uomo moderno è diventato così asettico da avere bisogno di questi aggeggi mostruosi?  Siamo così schiavi del tempo da avere bisogno della realtà aumentato al posto di quella vera?
Certo, l’animale da compagnia nel Nintendo non sporca, non mangia, non rovina i divani e non perde nemmeno i peli.  Se muore si ricomincia a giocare e se ci si stufa non si deve nemmeno perder tempo ad abbandonarli in una piazzola dell’autostrada: si spegne e via.
Solo per me è agghiacciante?
Sarà che io ho sempre avuto animali domestici in casa e l’idea di sostituirli con un mostro che vive in una console mi atterrisce.  
 
A quando l’infante in tre dimensioni da mettere sul fasciatoio ed allattare in HD?
Comodo e pratico, non piange nemmeno la notte e si possono scegliere il colore degli occhi e l’indole.
 
Non ho parole…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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20 maggio 2011 5 20 /05 /maggio /2011 08:02

Visto che Dio ci ha creati a sua immagine e somiglianza, cercando (invano?) di sfiorare la perfezione, mi chiedo come possa essergli sfuggito un dettaglio di progettazione molto importante come la capacità assolutamente necessaria di staccare mente e corpo.
necessaria almeno all'uomo (e alla donna) modero che deve incastrare un milione di diverse attività al giorno.
Ok, facciamo che serve più alle donne che agli uomini.
Non siete d'accordo?

Me lo chiedevo oggi mentre annaspavo sopra la bicicletta durante la lezione di spinning ed i due neuroni che ancora abitano il mio cervello giocando a scopa si annoiavano così tanto da tentare di strozzarsi mangiando l’asse di bastoni. La bicicletta mi annoia da sempre, da quando avevo sette anni e la mia amichetta del cuore voleva solo e soltanto avventurarsi per i campi in cerca di avventure.

Ma andiamoci a piedi, no?
No, meglio la bici.
Che due palle!!!
Mamma, mamma! Phoebe dice le parolacce!!!


Pedalare mi fa fatica, una fatica mentale tutta espressa nel movimento circolare  delle gambe. Proprio quel movimento che, parecchio in teoria, dovrebbe farmi dimagrire. Ma, attenendosi all’evidenza dei fatti, anche no. Ma uno ci spera. E infatti continuo.
Ma, pensavo, quanto sarebbe bello se il nostro cervello potesse dissociarsi dal corpo durante queste attività puramente fisiche? Quanto sarebbe bello lasciar acceso solo il pilota automatico: mentre il corpo pedala come un forsennato e brucia calorie, il cervello dorme. O è in contemplazione di un paesaggio bucolico. O di Luca Argentero. Decidete voi, insomma.
Pensateci: il vostro corpo pulisce il bagno, e il cervello legge Jane Austen.
Risolverebbe anche molti problemi relativi allo stress della vita moderna ed alla mancanza di tempo libero, non trovate?
Possibile che nessuno scienziato capoccione  ci abbia mai pensato?
Eppure è un’idea geniale.
 
A pensarci bene, io lo faccio già. Tipo quando incontri uno che ti racconta la storia della sua vita dalla scuola materna in avanti  e io annuisco mentre i miei due neuroni superstiti ballano il limbo nel mio cervello. O quando l’Amoremio parla parla e parla senza sosta di programmi per computer e io annuisco e penso alla lista della spesa. Vedete? Non penso solo a cazzate glitterate.
Stacco il cervello, tutto qui. Produco anche. I miei pezzi migliori sono nati così, col cervello dissociato dal corpo.
Come?
Come dici?
Ah, stretching?
 
La lezione è finita? Ah, sì…

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Published by phoebe1976 - in sick sad world
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18 maggio 2011 3 18 /05 /maggio /2011 14:17

E' successo così, per caso.
O forse per noia.
O perché non ne potevo più dei programmi di informazione e dei Tg che rimbalzano le terribili e vomitevoli parole del Premier o i soliloqui suoi e della sua gang.
E insomma, ci sono finita.
Una volta, due, tre.
E mi sono appassionata.
E’ una droga.
O peggio, una dipendenza.
A cosa?
Ma a loro, alla vita delle sorelle Kardashian.
Sono tre, almeno credo, e sono le protagoniste del reality di E! che si chiama, giustamente, Keeping up with the Kardashians: Khloe, Kourtney e Kim.
Tutte con la K, che finezza.
Hanno pure dei negozi di abbagliamento e una linea di vestiti e profumi, tutti targati DASH. Vorrei incontrarle solo per far notare loro l’assonanza col famoso fustino. Di detersivo.
Chi sono?
Sono le figlie del fu eminentissimo Avv. Kardashian, notissimo e ricchissimo legale dei vip e armeno DOP, noto per aver difeso e fatto scagionare O.J. Simpson. No, non Telespalla BOB, restate concentrati.
La madre invece è sposata in seconde nozze con Bruce Jenner decatleta medaglia olimpica negli anni ’80 ed attualmente sfigurato dalla chirurgia estetica, con cui ha fatto altre due figlie. Credo solo due, sì. Ma non si sa mai. Ah, tutte e due con la K, ovvio.
Da qualche parte c’è anche un figlio maschio, ma non ha nessuna importanza, né se lo fila nessuno.
Le figlie sono tutte moderatamente fighe ma non troppo, tranne Kim.
Che, vorrei dirlo, è presa in giro dalla stampa gossip americana e modiale per il suo culone. Insomma sarebbe grassa. Quasi obesa, secondo i tabloid. Culona.


Ok, mi astengo.
Ah, diementicavo: la stella di casa è lei, per evidenti meriti portati dall'ostensione di un film porno amatoriale che l'ha resa cliccatissima su internet. 

Sono cose rilevanti. 
Un pedigree insomma. 

Le avventure delle tre sorelle e della loro madre sono davvero… come dire…  non trovo le parole… no, non ne trovo... ah, sì: ipnotiche.
Da Los Angeles, a New York, passando epr Miami: perchè?
Cosa mai dovrebbe importarmi delle avventure amorose di Kim con quello strafigo della sua guardia del corpo? O se il marito di Khloe non sa nuotare e lei vuole insegnarglielo? Senza considerare i problemi con il fidanzato alcolista e le smagliature post-partum di Kourtney, di cui non voglio sapere nulla.
Non c’è nulla di intelligente, ma nemmeno di scandaloso o divertente, però una volta iniziato non si può assolutamente smettere. Persino l’Amoremio è stato conquistato (temo più dal suddetto baule di Kim che dalla storia in sé) e si parcheggia davanti al canale 124 di Sky insieme a me. Ipnotizzati. Finché, in genere, uno dei due si riscuote e si chiede: “Ma che diavolo stiamo facendo??” e riprendiamo le nostre normali occupazioni casalinghe.

Mi  chiedo in che cosa risieda questa capacità di fagocitare il cervello, di spegnerlo o deviarlo verso inutili banalità. Marketing? Voglia di staccare?
Forse è una specie di arma a distanza che gli USA stanno testando e che poi utilizzeranno anche per fini militari. Sennò non si spiega questo assurdo appeal e questa popolarità derivante dal nulla cosmico assoluto.
Ragazzi, funziona, ve lo assicuro.
Almeno, con me.
 
Secondo me funziona anche coi talebani…
 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 22:52

A me viaggiare è sempre piaciuto, e compatibilmente con i miei (pochi) soldi cerco di farlo più spesso possibile. E ho trovato nell'Amoremio non solo un favoloso compagno di viaggio, ma anche una persona che vede la vacanza come la vedo io.
Mi dispiace dirlo, perché sono conscia che non sia un bel comportamento, senza considerare il vecchio monito vaiall'altrocapodelmondoenonconoscil'Italia: a me piace andare all'estero. 
Vedere un altro mondo, altre usanza, conoscere. Possibilmente dove non ci sono italiani.
No, non è spocchia. solo esperienza.
Diretta.

Anyway, ogni volta che ci muoviamo succede invariabilmente qualcosa. Mai nulla di grave, per fortuna, ma sempre ed invariabilmente qualcosa. 
Andiamo a riposarci a Marsa Alam? Il vulcano 
Eyjafjallajökul decide di risvegliarsi dal suo sonno millenario e ci blocca all'aeroporto di una sperduta località egiziana per 14 ore. 
Andiamo in Croazia col traghetto? Tutto tranquillo? No, non, non vi agitate! I nostri bagagli verranno invertiti e verranno
portati in visita per tutta l'ex Jugoslavia.
E che ne dite di Istanbul, la bella? Quale poso migliore per dar sfogo alle mie allergie e trasformarmi in un panda mostruoso??

Che fare, arrendersi? Ma proprio no! Io a viaggiare non ci rinuncio di certo e nemmeno ad acquistare su internet sorvolando su cavillose agenzie e pacchetti poco adatti a me.
E chi se ne frega della sfiga.
Così quest'anno si vola in vacanza a Santorini, in un piccolo b&b prenotato tutto su Internet. 
Poca spesa e molta resa, come diceva mia nonna.

Ma l'Amoremio, da vero uomo terrone e scaramantico, ha posto il veto: "Quest'anno dobbiamo stipulare almeno uno straccio di assicurazione, almeno se ci succede qualcosa in viaggio..."

Infastidita, ma in fondo sicura delle sue ragioni, mi sono messa a cercare in internet ed ho fatto la conoscenza di Mondial Assistance. Sul loro sito ho scoperto un mondo molto più ampio della paranoia del mio fidanzato e che alla fine assicurarsi ha i suoi bei vantaggi. Il sito offre tra le tante proposte due nuovi pacchetti:
- Mondial Care per viaggi in tutto il mondo, ma caldamente consigliata per chi va negli Usa o In Canada (per il massimale illimitato delle spese mediche) . Oltre alla copertura delle spese mediche, si ha la possibilità di un interprete in caso di necessità e la velocità di liquidazione del sinistro è rapida ed indolore. Certo, non è a buon mercato, ma vale la pena. E a dire il vero, quel viaggetto a Boston preventivato da tanto, magari...
- Eurocity Weekend per viaggi brevi in Europa con copertura a 360 gradi e a solo € 9,90! Se per esempio l'aereo ritarda per qualsiasi motivo per più di 12 ore (non succede mai, vero????) si è rimborsati del 70%. Davvero, davvero interessante!!! 

Insomma, va a finire che proprio io, la regina dell'improvvisata e del "va tutto bene" partirò assicurata quest'anno, con massima soddisfazione del mio ansioso fidanzato.
Che poi, come diceva mia nonna "non succede nulla, finché non è successo nulla" e partire pronti a tutto è il miglior modo per passare una vacanza degna di questo nome.

Meglio premunirsi, via...




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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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16 maggio 2011 1 16 /05 /maggio /2011 14:14

Ho sempre pensato di esserne immune, di non provarne mai.
Tutti i vizi capitali ce li ho, tranne questo! La lussuria, la pigrizia, certamente, e un po' anche degli altri. Ma questo proprio no!
Ecco di cosa mi vantavo in pubblico.
Che brava.
Sì.

E ci credevo, non era tanto per dire.
Sì, ci credevo. Credevo di esserne immune.
Credevo che fosse una vecchiaccia gobba e brutta, che passa le giornate a strapparsi serpenti dai capelli per gettarli contro gli altri.
Che occupazione utile e divertente, sì.
Costruttiva.
Certo.
Non fa per me, dicevo.

Ed invece a trentacinque anni, in una domenica pomeriggio come tante, mi sono scoperta invidiosa.

Invidiosa.

E non mi piace.
Non regala nessuna soddisfazione.
E’ come una spina infilata tra le costole.
In più non mi fa sentire orgogliosa di me stessa, mi sento sbagliata.
Invidiosa e sbagliata, che coppia.
Perché essere invidiosa come lo sono io è la via peggiore.
Vorrei essere invidiosa di una donna particolarmente magra che campa di Nutella, o del possessore di uno yacht di 100 metri.
Ma non così.
Così è troppo sbagliato.
 
Così sbagliato da essere peggio di un vizio capitale…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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14 maggio 2011 6 14 /05 /maggio /2011 13:09

Il mio gatto è bello.
No, meglio. E’ bellissimo.
E’ una star di Facebook, il piccolo Nevruz, per quant’è bello. Così bello e dolce che innamora, fa coccole e fusa a tutti quelli che vengono in casa mia. Ovviamente, dopo i primi cinque minuti d’ordinanza in cui soffia come una vaporella.
E’ dolcissimo con i bambini, coccolone con tutti e incapace di mangiare una lucertola dopo avergli staccato la coda. Solo tortura, niente colpo di grazia, che la lucertola si sa, è ciancicosa.
Un piccolo Lord il mio gatto, sì.
Lord Nevruz.
Così Lord da non voler fare i propri bisognini in giardino. Laddove gli altri gatti devastano fioriere, balconi, strappano bulbi e trovano tesori sepolti, lui nulla. E non solo vuole solo la sua cassettina, ma la vuole solo nel posto dentro casa che dice lui. Ergo, in queste giornate di inizio primavera in cui è stato tutto il giorno fuori, il mio bellissimo gatto si è fatto venire la cistite.
Non ha nemmeno un anno, è solo un gattino imberbe, e si è fatto venire la cistite come un gatto anziano.
Non ho parole.
Come ce ne siamo accorti? Facile!
 
“Senti, ma secondo te è normale che il nostro gatto passa 20 minuti di fila nella cassettina a occhi chiusi?”
“Sarà un feticista”
“Ma, non so… starà male?”
“E’ che da quando gli hai fatto tagliare le palle è impazzito”
“Ma non è vero!”
Ti devo ricordare della pila?”
“…”
 
Colpita nel mio amore di mamma, ho chiamato il George Clooney dei veterinari che dopo avermi fatto prelevare in maniera rocambolesca le urine del piccolo Lord (se volete ve lo racconto, ma anche no), dopo una visita accurata, una lavata di capo per me hc enon ho educato giustamente il piccolino (!!!!) e 70 euro in contanti ha diagnosticato il fattaccio.
E così via di antibiotici e crocchette dietetiche puzzolenti.

Ma io mi chiedo, esiste un gatto più scemo?
Va bene, ci vuol pazienza.
Ci vuole molta pazienza.
 
Ma con me, chi ce l’ha????
 

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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13 maggio 2011 5 13 /05 /maggio /2011 12:23

Ci si può rimettere in gioco a cinquantanni?
Oh, sì. Tutte le riviste dicono di sì. E lo dicono pure gli amici, che come son bravi a sputar sentenze e a diree ribadire sisistemeràtutto.
Vedrai.
Sì.

Intanto non ci sono loro seduti ad un bar del centro aspettando l'appuntamento delle nove. Sì, ebbene sì. Per la gioia di grandi e piccini, nonché per l'ilarità del proprio fratello minore (latin lover da due soldi che non capisce nulla delle donne, ma invece crede di sì) Andrea se ne sta seduto al bar attendendo il suo appuntamento.

S'è fatto fregare da Marta, una sua amica del liceo da cui è andato a cena di recente.
Lei ed il marito hanno parlato tutta la cena di Eleonora, una loro carissima e bellissima amica, che come se non bastasse è dolcissima anche coi bambini. Se non fossero bastati tutti questi -issimi ad irritarlo, il tirare in ballo i suoi figli ha fatto il resto.
“E perché una così superlativa è ancora single?” ha chiesto sbilenco.
Le vaghe e melliflue risposte della coppia lo hanno reso più sospettoso ancora, ma è stato tentato dal sardonico: “Che hai da perdere?” di Marta.

La dignità? Del tempo prezioso per piangersi addosso? La stima di sé?
Molto divertente.
Vabbè, ha accettato.

Tra le risa di suo fratello, ha accettato: “Dopo un appuntamento al buio, ci manca che ti iscriva ad un sito di incontri on line!” l'ha sbeffeggiato.
Che bellezza, i parenti.
Ed ora la aspetta, sto fenomeno di donna.

Entra una ragazza, l'età potrebbe corrispondere. Ha la gonna troppo corta, le labbra troppo rosse e (orrore!) le tette rifatte. Devono essere rifatte, perché sfidano la forza di gravità in modo illogico. Viene verso di lui. Oddio è lei.
“Ciao, sei Andrea? Piacere Eleonora”. E si siede.
Ordinano due drink, rum invecchiato per lui e uno di quei cocktail alla moda con la frutta per lei.
La conversazione ristagna. Dopo quindici minuti non hanno più niente da dirsi, e non è nemmeno scattata quella scintilla che li obbligherebbe a strapparsi i vestiti di dosso.
Lei guarda in giro, sperando che nel bar ci sia di melgio. Lui rimira il fondo del bicchiere.
Bella serata, Andrea, davvero.
Non si può dire che sia brutta, anzi. Avrà di poco superato la quarantina e ha tutto quello che dovrebbe avere: bei capelli, belle curve, tutto quello che le riviste di moda dicono dovrebbe avere.
Eppure non ci siamo.
Non si conoscono.
Non si capiscono, si scambiano il cellulare più per dovere verso Marta che per interesse, si baciano sulla guancia con la promessa reciproca “Ci sentiamo presto” ma entrambi sanno che no, non si sentiranno.
Nè presto, né mai.
Magari si incontreranno da Marta e si saluteranno con un sorriso.
Ma è stato un buco nell'acqua.
Andrea esce dal bar e si stringe nel cappotto.
Magari l'idea del sito incontri on line non è malvagia e ridicola come crede suo fratello.
Almeno potrebbe farsi un'idea.

 Magari...

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Published by phoebe1976 - in femmine vs maschi
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12 maggio 2011 4 12 /05 /maggio /2011 13:35

La moda, il marketing e la pubblicità sono, senza alcuna ombra di dubbio l’oppio dei nostri giorni. Prima c’era la religione, la necessità di garantirsi un appartamentino terrazzato in paradiso, la voglia di essere pii almeno all’apparenza. Insomma, il cattolicesimo era uno status symbol: se non eri all’altezza, era un problema tuo.
Oggi lo stesso ruolo lo riveste l’apparire: la moda, lo stile, il fashion. Se non siete all’altezza, niente, è un problema vostro. Siete out, non passerete mai un colloquio per un lavoro, vi fidanzerete co,l ragionier Fantozzi e potrete al massimo candidarvi nel PD.
Se siete donne, chiaro.
Altrimenti se siete uomini state tranquilli: potete sempre diventare Mark Zuckerberg.
 
Mi sembra di star sempre a parlare di prevaricazione e pregiudizi noi confronti delle donne, to diventando monotona. E’ che spesso queste distorsioni nascono proprio da noi donne. sì, proprio da noi che dovremmo fare muro compatto, difenderci, cercare di eliminare i pregiudizi. Una può essere simpatica anche se non si depila le ascelle, per dire.
Perché mi faccio queste domande, vi chiederte.
Presto detto. Mentre riflettevo sia su come attuare praticamente la fusione a freddo dell’atomo per preservare il pianeta sia sul grande svantaggio in termini di resistenza all’urto con i bordi delle confezioni del latte di soya dei sacchetti di simil-plastica fatti col mais, mi sono imbattuta nella classifica ufficiale di Glamour UK sulle 100 donne meglio vestite del 2011.

E sapete chi troneggia al ventunesimo posto, prima di due gnocche rifinite come Keira Knightley e Eva Mendes?
Indovinate??
Suri Cruise.
Anni 5.
Cinque.
C-I-N-Q-U.E.
CINQUE.

Figlia (naturale? Mah, solo Scientology può saperlo. Io la mano sul fuoco non ce la metto…) di Tom Cruise e Katie Holmes, la piccola Suri è già saltata agli onori della cronaca per il suo amore per la moda e per i tacchi (!!). Ora, la bambina è indubbiamente molto molto carina e capisco il gusto tutto anglosassone per le allucinanti Little Miss, ma questo non giustifica l’inserimento di una creatura in età prescolare in una classifica del genere.
Ah, per la cronaca le vincitrici sono Emma Watson e Cheryl Cole.
De gustibus.

Non vale  giustificate la scelta con la ricchezza del guardaroba della pupa e col suo gusto: la trovo una cosa insensata, esattamente come il fatto che la piccolina possieda una borsa che costa come lo stipendio di un adulto.
E così come trovo insensate quelle madri che vestono i propri bambini con marche prestigiose per farsi belle coi vicini e coi parenti.
 
Guarda che bel giubbino Ralph Lauren.
Vedi che bel vestitino? E’ Liu Jio!
E la tuta? Solo Deha, ovvio!
 
Non sono madre, non posso giudicare.
Ma mi sembrano tutte cazzate.
Posso capire che per i figli niente è mai abbastanza, ma renderli schiavi della moda a 5 anni è aberrante. Gli unici tacchi che una bimba dovrebbe indossare sono quelli della mamma, mentre gioca  a travestirsi da grande con le amichette. Non trovate anche voi?
I bambini devono sporcarsi, giocare, correre, andare in bicicletta. E sono molto più contenti di farlo con una maglia dell’Uomo Ragno comprata al mercato piuttosto che con una magliettina La Martina.
Ma, come mi è stato detto da una genitrice assai fashion, non sono madre e non posso capire.
Stando così le cose non lo voglio nemmeno.
 
Preferisco…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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11 maggio 2011 3 11 /05 /maggio /2011 14:21

Sono a dieta.
Sì.
L’ho già detto che mi sento grassa?
No?
Bèh, lo dico ora.
Sono grassa.
Issima, per la precisione.

C’ho un salvagente attorno alla vita, mascherato solo dall’ampiezza delle chiappe che c'ho sempre avuto e che non m'abbandoneranno mai. sempre che non vinca la forza di gravità, ovviamente.
Così grassa che ho chiesto all’Amoremio di convertirsi all’Islam, così un bel burqua da spiaggia quest’estate mi azzera tutti i problemi, le ansie da prestazione e le chiacchiere di quelle vipere delle vicine d’ombrellone. Puttane. E grasse, anche. Tiè!
 
E comunuqe mi ci sento, grassa.
Soprattutto in virtù di tutte quelle cose che non posso mangiare e che da brava NON mangio, cioè: pizza, pane, dolci, cioccolata, burro e varie ed eventuali.
Ecco, per mangiare come mangio io, cioè da vera donna triste che trova la massima goduria in un quadretto di cioccolata fondente al 90%, voglio essere magra.
Ma proprio magra.
MAGRA MAGRA.
Sennò che giustizia c’è?

E invece no, ho il mio bell’aspetto florido come se mangiassi Nutella mattina e sera, quando non ne ricordo più nemmeno il sapore.
Maledette intolleranze.
E siccome questa situazione non mi sta bene, stasera incontrerò una (ennesima) nutrizionista. Che mi dicono brava, pignola e competente. E cara, che discorsi.
Perché, mi son detta, magari sbaglio qualcosa. magari mangio tropppo poco, devo integrare o mangiare diverso.
Magari togliendo grano e latte ho fatto casino.
Magari con poco riequilibrio il tutto.
Magari ho sottovalutato una cavolata.
 
Magari esco da lì e sono già magra...

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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