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10 giugno 2011 5 10 /06 /giugno /2011 10:56

L'altro giorno, sotto il temporale più grande del mondo, ovviamente mi trovavo senza riparo nel centro storico della mia città. E per evitare di finire zuppi come due pulcini, io e l'Amoremio ci siamo riparati sotto la grondaia del negozio Foot Locker.
Ci siamo così messi a guardare le vetrine (ma chi è che le fa, Paperoga??) e a rimirare le sneakers esposte.
Già. Perchè io a trent'anni ho scoperto che, essendo pronatrice con tendenze allo scivolamento e all'alluce valgo (lo so, suona un po' come la supercazzola prematurata con scappellamento a destra, ma è la verità) ho scoperto di non poter portare i tacchi. Da qui, a parte l'iniziale sbattimento e le fisime sulla perdita di sensualità è andata a finire che mi sono affezionata alle sneakers e le porto n qualunque occasione: ufficio, lavoro, tempo libero. 
Se fosse per me, le metterei anche alle riunioni e alle cena di gala!

E girellando in internet ho poi scoperto che la mia passione non è isolata, ma che dei folli hanno fondato uno Sneaker Movement. Cos'è? In pratica, folli che esprimono il loro amore per le sneakers nei modi più assurdi e fantasiosi. Dalla ragazza che corre seminuda per Milano, alle ringhiere del centro di Parigi agghindate coi lacci delle scarpe per far della sneakers art. Ma il mio preferito è il ragazzo, ormai celeberrimo sul tubo, che sbrocca perché il capo è contrario alle sneakers in ufficio. Velenoso, un mito per tutti quelli obbligati dall'azienda ad andare in cravatta e vestito buono pure se sono stagisti da 400 euro al mese. Lui si chiama Adam Smith, ed è già un mito. 
Se volete vederveli tutti, Foot Locker ha creato un sito che raccoglie tutte queste opere di genio: video, racconti, foto e anche una pagina Facebook apposita per farli pascolare felici. 
Di tutto, insomma.

Vi volete unire?

A dire il vero, piacerebbe anche a me partecipare allo Sneaker Movement, magari con un video. Ma che faccio? Correre nuda intorno al Trasimeno non mi sembra il caso, sia per motivi di decoro sia perché non sarebbe decoroso. Una nuotata nelle acque del lago? No, le sneakers non si vedrebbero o si rovinerebbero. 
E allora?

Quasi quasi le infilo al gatto, e vediamo che succede...


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7 giugno 2011 2 07 /06 /giugno /2011 13:49

Ora, non è che la mia città brulichi di mostre.
Manco per niente.
Quindi, quando ho visto comparire i cartelloni pubblicitari inneggianti l’apertura il 21 maggio di una mostra sufficientemente strutturata e completa su Keith Haring mi son detta che dovevo andarci.
Insomma, la presentazione su internet prometteva l’esposizione di una sessantina di lavori originali, serigrafie, offset, installazioni e pezzi unici provenienti da gallerie e collezioni italiane e americane.

 

Mi sono documentata. Ho cercato l’indirizzo della mostra, che non era nelle (poche) sedi abituali deputate all’arte nella mia città.
Ero tutta bella contenta.
Sì.

Così ho precettato l’Amoremio e sotto un acquazzone che tendeva all’uragano siamo andati.

E non c’era nulla. Cioè, il palazzo dove si doveva tenere la mostra c’era. L’ingresso, le vetrate, gli scalini. Ma non la mostra. Entriamo dentro il blasonato caffè che si trova lì davanti e chiediamo. Il barista non sa nulla. Ci sorge un dubbio. Entriamo nel palazzo e una imbarazzata bigliettaia ci informa che sì, la mostra ci doveva essere. Anzi, era pronta. Ma non ha mai aperto.

In che senso? Perugia è tappezzata di manifesti!

La mia domanda è caduta nel vuoto, la ragazza fa spallucce e non risponde.
Dopo attenta ricerca su internet scoprirò mio malgrado che la mostra non è mai stata inaugurata perché 12 ore prima è arrivato il veto degli avvocati della fondazione.
Tutto bloccato.
O sospeso.
Che culo.
Lo sapevo che era colpa di qualche avvocato.
Li odio.
Tutti.

Per consolarmi l’Amoremio mi ha portato prima alla Feltrinelli (era lì accanto e poi è stato prima del mio nuovo fioretto, calmi!) dove mi sono appropriata dell’ultimo libro di Mario Vargas Llosa, Il sogno del Centa.
Lo bramavo, ora è mio.
E con lo sconto del 20%. Un affarone. Sì.


Poi, dopo una benedetta piadineria che sforna anche prelibatezze di farro e kamut (esistono posti così anche in Italia, basta cercare parecchio, ma ci sono) ho trascinato il mio compagno e due sventurati amici a vedere l’ultima fatica (per sé e per gli altri) di Terrence Malick, il fischiato ed osannato vincitore di Cannes The tree of life, con Sean Penn e Brad Pitt.
che detto così sembra quasi un blockbuster, e invece manco per niente.
Sì. Dicevo.
Dicevamo.




Un momento di raccoglimento per il mio cervello, che dopo alcuni giorni si arrovella per cercare un senso che congiunga le varie parti del film con il documentario sulla creazione che contiene al centro. E anche diverse altre cosette. Tipo lo storpio sotto il tetto, per dire. Cercasi cinefili per esplicazione accurata, che ci devono essere dei tecnicismi che mi sono sfuggiti.
Eppure non era Kubrick, per dire.
E poi ho creduto fosse un film ateo, almeno fino a tre minuti dalla fine. E invece è un film molto cattolico. Cercasi anche teologo che mi illumini su mille cose che, evidentemente, non ho capito.
Oppure un’aspirina per il mal di testa, in assenza.

E voi dov’eravate quando le stelle del mattino gioivano in coro?

 

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6 giugno 2011 1 06 /06 /giugno /2011 13:17

Approfittando dei giorni di festa, ma soprattutto di un tempo novembrino che poca voglia di uscire di casa ispira, ho deciso di mettere in ordine la mia libreria.
Detto così, sembra niente. Soprattutto se non siete mai venuti a casa mia e/o mi conoscete poco.
La mia libreria è un’entità compiuta, dotata di vita e giurisdizione propria, una sorta di blob che abita lo studio in ogni sua parte.
In. Ogni. Sua. Parte.

Ora, al solo udire la frase “Oggi devo proprio riordinare la libreria”, l’Amoremio prima ha riso certo che la mia fosse una sottile metafora. Poi s’è preoccupato, offrendo il suo aiuto. Non per neinte mi prega di passare agli ebook da almeno un anno, ma io nulla. O quasi, insomma. Arrotondo, ma non sono ancora pronta a lasciare la carta.
 
Tranquillo, faccio io!
 
Con una alzata di sopracciglia se ne è andato, scettico.
E dopo due ore è rientrato nello studio e ha trovato tutti i libri a terra, con me e il gatto accerchiati dai classici dell’ottocento.
Bellini.
 
Amore, in che ordine li rimetti sugli scaffali?
Mpf… ehm…
Di casa editrice?
No.
Alfabetico?
No.
E allora?
Affettivo?


 
Insomma, grazie alla mente analitica del mio fidanzato in mezz’ora ho riordinato la libreria in ordine alfabetico, lasciando il primo scaffale per i libri non letti.
Ed ho scoperto molte cose interessanti, davvero davvero notevoli.
 
Sparizioni & apparizioni.
La mia copia di American Psycho non è volata via, né è finita tra le mani di qualche ex fidanzato o ex amico senza che ne mantenessi la memoria. Era lì. Peccato che fossi ansiosa di farlo leggere all’Amoremio e l’avessi già ricomprato. Coi punti della libreria Giunti, però.
Per fortuna invece Il signore degli anelli ancora non l’avevo acquistato.
Di nuovo.
E poi ho scoperto di avere dei doppioni insospettabili. Tipo due copie de Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire.
Disgustorama.
Insomma, ora che  è tutto in ordine non mi succederà mai più.
O per un po’.
 
Statistiche.
Ho tantissimi libri di autori con la M, ma pochissimi con la B o la O.
Sapevatelo.
 
Polvere.
Sono ancora maledettamente allergica alla polvere, soprattutto da contatto.
I libri ne attirano molta, si sa, e io avevo le mani rosse, il naso che pizzicava e l’asma incipiente.
Che cadavere.
 
Fioretti.
Ho moltissimi libri da leggere. Non molti: proprio moltissimi. E’ uno spreco e anche un peccato. Quindi, seduta stante, ho deciso di instaurare un regime di ostentata sobrietà e di legarci un fioretto. Così, finché i libri da leggere a mia disposizione non sono finiti o non si compie ciò che desidero (top secret) non posso comprare libri.
Sì, di nuovo.
Se ha funzionato una volta, può farlo ancora.
Ciò non toglie che i libri possiate regalarmeli.
Prendendoli dalla mia wishlist, magari.
 
Trovate io sia maniaca????

 

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4 giugno 2011 6 04 /06 /giugno /2011 16:50

Il tempo scivola via e si attacca addosso in piccoli cristalli rosati.
Sulla pelle come acqua di mare lasciata ad asciugare, luccicano i ricordi.
Scivola addosso noncurante, il tempo, silenzioso.
Passa senza tenere in considerazione coloro che lo vogliono ingabbiare, studiare, incasellare.
Senza accorgersi, il tempo continua ad andare, le stagioni a mutare, la terra a girare.
Passa il tempo e sembra ieri che andavi a scuola, che la tua unica preoccupazione erano i compiti e la maestra che non intende che tu la scienza ci provi a studiarla, ma non la capisci  nemmeno a bastonate.
E ora sei grande.
Grande.
Così grande che s'avvicina il secondo rinnovo della patente, e sembra ieri che avevi la certezza che avrestri preso l'autobus tutta la vita.
Grande, sì.
Tanto grande che i problemi dei tuoi genitori sono i tuoi, che le persone che hai intorno s’appoggiano a  te perché tu sì che sai come si fa. Ma invece no, non è vero. Non lo sai,  non ce la fai. Ma non lo dici.
Perché il tempo passa, ma tu sei sempre tu, piccola orgogliosa bambina che non piange davanti agli altri, ingoia rospi e stringe i pugni; che non sa chiedere aiuto mai, che vuol fare tutto da sola, anche le sue lotte personali coi mulini a vento.
Sei grande, sei una donna.
E l’orologio biologico di ticchetta dentro, tutte le mattina quando ti guardi lo specchio e l’esplorazione di te regala nuove rughette d’espressione.
Quando di guardi le mani e ti sembrano quelle di tua madre.
Quando ti guardi e pensi che sei vuoi cambiare devi farlo ora.
O comunque tra non molto.

Perché silenzioso e strisciante, il tempo passa...


 

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3 giugno 2011 5 03 /06 /giugno /2011 08:27

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata versata da Paolo, che in un pigro aperitivo domenicale passato a sfogliare il giornale gli ha detto: “Guarda qui! Questo locale fa serate per single, perché non provi?”
Lo spritz che stava bevendo gli è tornato su fino al naso.
“Guarda, ti accompagno io!” s’è pure proposto il volenteroso
Nella mente di Andrea sono passati come trailer di film scenari apocalittici.
Localini squallidi in cui povere ragazze slave cercano riscatto sculettando in biancheria intima.
Signore di mezz’età coi capelli cotonati e la faccia piena di botox che sporgono le labbra verso di lui mulinando baci nell’aria.
Anna, la moglie di Paolo, con il crick in mano che sfonda il cofano della sua macchina incazzata come un’aquila tibetana a cui hanno strappato i cuccioli perché lui, derelitto, le ha traviato il marito.
“Grazie Paolo, no. Davvero.”
“Ma da, è pure vicino! Proviamo!”
“Proviamo? Non mi risulta tu sia single!”
“Vabbè, vengo in incognito!”
“Lascia stare Paolo, poi scusa devo andare che… devo andare.” Incapace di inventare scuse, o forse solo stanco di farlo, se ne è andato a casa gettando i soldi per lo spritz sul tavolino e lasciando Paolo con un palmo di naso.
 

Steso sul divano, col libro fermo a pagina 4 poggiato sul petto, Andrea si sente sconsolato.
All’improvviso, nel buio, si ricorda delle parole di suo fratello: “Perché non provi con un sito di incontri on line?”
Il fratello è sempre stato lo scavezzacollo della famiglia, lui il figlio bravo e corretto. E se invece avesse ragione per una volta?


Seduto davanti al pc, con la pagina del sito di incontri on line davanti, Andrea si sente come quando guardava giornalini porno in camera con sua madre che dava l’aspirapolvere in salotto.
Eppure non sta facendo nulla di male e di anni ne ha 45.
Il sito sembra serio, sponsorizzato da diversi giornali (anche se, coi tempi che corrono, non vuol dire mica nulla) e vanta 10 anni di esperienza.
Coraggio.
Inserisce mail e password.
Ed ecco che subito inizia la parte complicata: Crea il tuo profilo di personalità.
Ah.  Ecco.
E da dove si inizia?
Parte A: una serie di domande a raffica con risposta multipla che promettono di non durare più di qualche minuto.
Dove ti piacerebbe vivere con il tuo futuro partner? A Cuba? In Polinesia?
Quale affermazione dovrebbe descrivere meglio il tuo compagno? Ma boh!
Che cosa ti potrebbe interessare soprattutto in un compagno? Che sia fedele?
Per quale motivo ritieni di non aver finora trovato il compagno giusto? Sfiga? Brutto carattere? Lei è una puttana?
Come reagisci alle delusioni amorose? Una meraviglia, guarda!
Poniamo il caso che tu faccia un'inserzione. Quali caratteristiche sceglieresti per descriverti? Devo? Devo proprio?
E via così.
La parte B poi è meravigliosa: scegliere a istinto un’immagine al posto di un’altra. Ispirante, ispirante davvero.
La parte C invece crea situazioni e tu devi decidere come reagire. Ad esempio: Stai camminando sul marciapiede e cadi per via di una buccia di banana. Non ti sei ferito ma la gente si gira e si ferma. Ti vogliono aiutare.
Non è che alla fine mi fanno iscrivere a Scientology?
No, alla fine vogliono una tua foto.
Una foto. bellina, immagino.

Oddio, la foto no. Non ce l’ho nemmeno.
Clicca il tasto “Aggiungi in seguito” e si trova davanti il faccione della sua single coach (Ma che lavoro èèè??) che gli propone 111 nuovi profili per lui.
Urca.
111 donne che potrebbero essere della sua vita.
111 sono davvero tanti.
Vabbè, domani ci penserò.
Stacca tutto e va a dormire. Stanco, ma un po’ più rinfrancato.
Con un pensiero che lo fa rigirare nel letto…
 
…ma che foto ci metto????
 

 

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1 giugno 2011 3 01 /06 /giugno /2011 18:55

 Berlusconi is not  speaking in my name, come se questo facesse differenza. Inutile scriverlo come stato di Facebook, inutile urlarlo ai quattro venti, lanciare pubbliche scuse sulle fan page di Obama. Arrendetevi: parla anche a vostro nome, a nome di tutti.  Anche a mio nome, per esempio. Perché, sebbene mi costi molto dirlo, è stato eletto dal popolo a maggioranza.

Un popolo onubliato dal carrozzone mediatico e dalle chiacchiere vuote delle tv commerciali, nonché dalle tette in bella vista delle veline, per carità.
Con una legge elettorale di merda inventata ad hoc per mandare su i servi del padrone, son convinta.
Ma , signori miei, resta eletto democraticamente a maggioranza e quindi la risposta è: sì, ci rappresenta tutti quando anche quando fa cucù alla Merkel o fa scene da pensionato con l’alzheimer al G8 con Obama.
E quindi parla  anome di tutti noi.
Lui siamo noi.
Anche all’estero, sì.
Anche se ci sbracciamo a dire no, non è vero.
Anche se esponiamo cartelli su internet per dissociarci.
 
Sempre finché non lo buttiamo giù dalla torre e per far questo bisogna alzare la testa.
E, per esempio, andare  a votare quattro bei SI’ al referendum del 12 e 13 giugno.
Anche se c’è il sole.
Anche se vorreste andare al mare.
Anche se c’è la fila.
Anche se non c’avete voglia.
Sennò zitti.
 
E fatevene una ragione…

 

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30 maggio 2011 1 30 /05 /maggio /2011 19:11

Che tempo che fa è da sempre l’appuntamento del fine settimana d’inverno.  Specie la domenica, al ritorno dall’aperitivo o dopo una pigra giornata casalinga, io e l’Amoremio ci piazziamo in pole position davanti alla tv, attenti e pronti come un bambini di seconda elementare a cui spiegano per la prima volta le tabelline.
E’ bello, un appuntamento a cui non so rinunciare. Semmai registro.
E’ che mi piace avere sempre una cosa da scoprire, un mondo da esplorare, storie ed idee da ascoltare.

Con attenzione, non mentre si fa altro, per poi discuterne quando c’è la pubblicità.

E così ho conosciuto personaggi importanti ed interessantissimi di cui ignoravo l’esistenza, come Zygmunt Bauman o Stéphane Hessel, ascoltato suonare Ramin Bahrami e Daniel Baremboim , apprezzato l’analisi intelligente di un quadro con il prof. Flavio Caroli. Ma ho anche visto la politica e l’economia con Marchionne, con Tony Blair, la Marcegaglia (grande, grande donna!) e molti altri.
 

E ancora ho sentito parlare politici, promuovere film,  chiacchierato di libri, visto passare premi Nobel e mille altre emozioni.
Oltre alla Luciana, mitica, che non ha bisogno di parole aggiuntive.
Che tempo che fa finisce. Finisce la stagione e va in vacanza, dopo più di 165 ospiti e 65 puntate.
Finisce e non si sa se torna, o se tornerà in ambiti diversi.
Perché nonostante il successo clamoroso di share e di pubblico è una trasmissione che non piace.
Nonostante gli ospiti facciano a gare per andare a farsi intervistare da Fabio Fazio, la trasmissione non piace.
Nonostante (o forse proprio per questo) non sia una trasmissione urlata, sguaiata e vuota, non piace.
No.
Non piace alla dirigenza RAI, schiava del potere quanto un Minzolini qualunque.
Non piace alla politica che comanda per le domande non sempre omologhe (ma nemmeno iconoclaste, eh) di Fazio.
Non piace nemmeno ad una certa sinistra, che definisce la trasmissione borghesuccia, populista (come la sorella minore tanto vituperata Vieni via con me che però ha raggiunto ascolti da capogiro) e finto intellettualoide; una trasmissione che si compiace di sé e con la puzza sotto il naso.
Non piace perché costa ed allora è meglio dar miliardi ad un uomo vero di spettacolo come Vittorio Sgarbi. Uno che fa i numeri, sì.
 
Ieri sera Fabio Fazio in chiusura ha annunciato quest’incertezza. La promessa fatta dalla RAI di un rinnovo di tre anni con annesso raddoppio il lunedì  e come back di Vieni via con me alla grande. Ecco, sei mesi fa. Poi nulla. E quindi? Quindi niente, forse aspettavano il risultato di oggi pomeriggio.
Oppure no.
E La7 spera di accaparrarsi la trasmissione,e  farebbe bene.
E vabbè, alla più puttana ci rivedremo su La7, caro Fazio. Sarà il male di cambiare qualche piccola abitudine.
Solo che mi viene spontanea una domanda, che tra l’altro mi fa salire l’acido.
 
Ma il canone, noi, che lo paghiamo a fare?

 

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27 maggio 2011 5 27 /05 /maggio /2011 14:04

Caro Barack,

come stai? Tutto bene a casa? Le figlie? Promosse, sì? E la Michelle? Progettate le vacanze?
No, non voglio farmi gli affari tuoi, ci mancherebbe, cercavo… ehm… non so… di prender tempo… di creare empatia… No, perché sai, certi discorsi non sono facili da fare quando ci si ritrova davanti all’uomo più potente della Terra o quasi.
Pure se c’ha la faccia simpatica come la tua, mica è facile, per niente. Insomma Barack,  posso chiamarti Barack? Grazie, grazie. Ma lo sai che c’ho un tuo libro sul comodino, “I sogni di mio padre”, e ora lo inizio?
Ehm… Dicevo, Barack, che mi dispiace molto per quel vecchietto lì, che s’è messo ad importunarti coi suoi problemini.
E lo so che ci sono stati tornado ed alluvioni in tutto il sud degli Stati Uniti e che sei preoccupato.
Lo so che la crisi non ti fa dormire.
E poi la stampa USA ti massacra perché ti sei inchinato a 45 gradi davanti all’emiro saudita e queste son cose gravi, ché Mr. President non s’inchina a nessuno manco per educazione pensa te.
Abbi pietà per un anziano, via.
So pure che lo stesso vecchietto al momento della tua elezione t’ha chiamato Osama e non è che è stato bello e manco divertente. Lo so che ha detto che eri bello abbronzato come lui quando va in Sardegna con lo yacht e la bandana d’estate insieme a Lele Mora. Chi è Lele Mora? No, tranquillo Barack, non ci pensare che non vale la pena.
Sì, lo so che poi lui c’ha sto brutto difetto di toccare che darebbe fastidio anche a me. Vai lì e invece della mano sudaticcia ti rifila pacche sulle spalle. E’ fastidioso lo so, lo odio pure io, mi rendo conto.


Lo so che tu te ne stavi bello bello a parlare con Sarkò e Angela di politica economica e di primavera araba, quando lui è spuntato con il cingalese che vende le rose al ristorante ed ha iniziato a blaterare dei suoi problemi immaginari come i vecchietti al bar davanti alle partite. Ce li avete anche negli USA? Immagino di sì.
Alla fine ti è andata bene. Ad Angela fece cucù da dietro un muro, senza ricordare poi la faccenda delle
corna.
E’ colpa delle medicine, sai, ne prende troppe. No, non per l’alzheimer, no. Sembrerebbe, ma no.
Per il pisello. Sono blu, no so se conosci… fluidificano il sangue, irrigidiscono, robe così. Ma sorvoliamo, via.

Caro Barack, ci vuol pazienza. Se fosse possibile ti chiederei di levarcelo dalle palle, magari con un paio di bombe su Arcore o tre o quattro agenti dei Navy Seals. Guarda, basterebbe pure uno Schwarzy pensionato di seconda mano, basta e avanza. Però lo so che non si può, che se lo vogliamo davvero dobbiamo rimboccarci le maniche e cacciarlo a pedate da soli, questo maledetto vecchiaccio.

Ci proveremo, lo giuro. Te lo prometto.
Tu, intanto, porta pazienza.
Saluti da quel che resta del mio Bel Paese.
 
Yours, Phoebe

 

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25 maggio 2011 3 25 /05 /maggio /2011 20:04

Sono figlia di Umbria Jazz e delle strade della mia città piene di gente, musica e caos. Ah, anche birra. 
Il jazz è così, unisce la gente, anche gli sconosciuti, e nel nome della musica dell'improvvisazione (ma non poi così tanto) si incrociano strade e destini.
Già, sono figlia di Umbria Jazz, che si svolge nella mia città ogni seconda settimana di luglio di ogni anno. 
Sì. Ma quest'anno, presa dalla voglia di prenotare e di uscire da un inverno denso di lavoro e problemi come se fosse fatto di caramello, ho prenotato le vacanze con largo anticipo.
Santorini, una settimana, io e l'Amoremio.
Bello, direte voi.
Sì, bello, lo dico anch'io.

Peccato che senza accorgermi ho prenotato proprio quella settimana lì.
Insomma, quest'estate niente musica.
Mi stavo quasi rassegnando quando ho ricevuto una mail dalla mia amica Chiara. Perugina trapiantata a Torino per lavoro che mal concilia la mancanza del lago con una città grande e caotica e proprio per questo cerca di mantenere le amicizie storiche
Perchè non mi vieni a trovare? recitava la mail Se vieni, al  Gru Village c'è una bellissima rassegna jazz!

Il suo invito mi ha lasciato basita. Perché, diciamocela tutta, un centro commerciale che mai potrà organizzare? Sì, perchè 
 Gru jazz sfrutta gli spazi del centro commerciale Shopville Le Gru, in un contesto molto vasto che per tutta l'estate prevede una serie di eventi organizzati, appunto da Le Gru. Sì, ok un bellissimo centro commerciale con dentro una palestra di quelle fighe, 180 negozi di tutte le specie, un parco divertimenti, addirittura una radio tutta sua, ma resta comunque una struttura insolita per un festival. 
Ma cosa potrei mai aspettarmi? 
Al massimo Marco Carta che distribuisce foto e cioccolatini a dodicenni ormonose. 

E Torino non è nemmeno dietro l'angolo, insomma.

E così sono andata sul sito, ed appena aperto i miei sospetti sembravano confermati: Marco Carta e i reality in pole position. Ma poi ho sfogliato il programma scoprendo che si tratta di una cosa seria, con prevendite e tutto il resto. E mentre mi perdevo tra i nomi in cartellone, Chiara (che difficilmente accetta un vedremo come risposta) mi ha mandato un sms: Se vieni per il sei luglio, un mio amico ci ha trovato due biglietti per Seal
Seal.
Gli anni novanta.
Com'ero gggiovane.
E pure Seal con le treccine.

Oltre a Seal ci saranno Mario Biondi, Randy Crawford, la Torino Jazz Orchestra e molti altri. Non vi piace il Jazz? Mah... anyway ce n'è per tutti i gusti, dalla musica pop, ai figli dei reality, passando per il cabaret e per veri e propri spettacoli stile Broadway. Per esempio uno spettacolo sugli Abba il 6 agosto che sto considerando.

Ok, ci sto.
Ho risposto di getto, e andiamo a vedere sto Le Gru jazz visto che quest'anno mancherò UJ.

Ho detto sì di pancia, senza nemmeno pensare a richiedere le ferie. 
Ora che ci penso, senza nemmeno dire nulla all'Amore mio.
Aehm...
E ora???

No we're never gonna to survive unless, we are a little crazy.. 

 

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23 maggio 2011 1 23 /05 /maggio /2011 14:30

Guardo poco la televisione, non per spocchia ma per mancanza di tempo.
Da quando poi la vita ed il mio fidanzato mi hanno fornito di MySky, massima invenzione dell’uomo dopo la ruota, ancora meno.
Registro, salto la pubblicità, guardo, e via.

Tuttavia a volte tra un salto e l’altro della mia vita mi è capitato di vedere questa pubblicità orribile in cui due adulti, presumibilmente una coppia (di fatto o legalmente accasata non è dato sapere) discutono del loro animale virtuale, un cane o un gatto,  che vive nel Nintendo 3D.



Ogni volta che vedo questa pubblicità non posso far a meno di pensare che la gente è sola e anche abbastanza spaventata dalle relazioni che la vita comporta. Altrimenti non si prenderebbe un gatto virtuale, ma si andrebbe al canile. Al massimo nei negozi specializzati, se si è davvero trendy. Ma nello schermo, no.
Mi rifiuto.
Guarda, ti vede via webcam! Dice una deficiente all’altro. Oppure ancora più bello: “Facciamo uno scherzo a papà?
Papà? Facciamo?
Ok, io parlo col gatto, ci vivo in simbiosi e quel che vuoi, ma tu stai male a parlare col Nintendo! Ad avvicinare addirittura la faccia quando lui lecca lo schermo!!
Ma se sta male? Lo porti dal veterinario o dal tecnico?
E l’hai fatto castrare? O quando va in calore fa la pipì per tutto lo schermo?
Come fa a d acciambellartisi addosso e coccolarti la sera?
E quando si lecca gli attributi lo fa in 3D?
 
E io mi chiedo quale soddisfazione ci sia.
Ora, lo so che un animale domestico può avere molte controindicazioni (tra cui avere un gatto scemo come il mio) ma questo no.
Assolutamente no.
E non ditemi che è per i bambini, che magari non tutti possono avere un animale in casa, che è una esperienza formativa. Sono tutte cavolate, secondo la mia modesta opinione.
Volete formare vostro figlio e fargli capire che prendersi cura di un animale non è un gioco? Comprategli un pesce rosso che debba curare lui solo, un criceto di cui si debba occupare e a cui debba pulire la cassettina anche se puzza. Non un demone che esce dal Nintendo.
 
Applicato agli adulti, come la pubblicità intende, è molto triste. Sconfortante addirittura. Grottesco anche. L’uomo moderno è diventato così asettico da avere bisogno di questi aggeggi mostruosi?  Siamo così schiavi del tempo da avere bisogno della realtà aumentato al posto di quella vera?
Certo, l’animale da compagnia nel Nintendo non sporca, non mangia, non rovina i divani e non perde nemmeno i peli.  Se muore si ricomincia a giocare e se ci si stufa non si deve nemmeno perder tempo ad abbandonarli in una piazzola dell’autostrada: si spegne e via.
Solo per me è agghiacciante?
Sarà che io ho sempre avuto animali domestici in casa e l’idea di sostituirli con un mostro che vive in una console mi atterrisce.  
 
A quando l’infante in tre dimensioni da mettere sul fasciatoio ed allattare in HD?
Comodo e pratico, non piange nemmeno la notte e si possono scegliere il colore degli occhi e l’indole.
 
Non ho parole…

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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