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13 maggio 2011 5 13 /05 /maggio /2011 12:23

Ci si può rimettere in gioco a cinquantanni?
Oh, sì. Tutte le riviste dicono di sì. E lo dicono pure gli amici, che come son bravi a sputar sentenze e a diree ribadire sisistemeràtutto.
Vedrai.
Sì.

Intanto non ci sono loro seduti ad un bar del centro aspettando l'appuntamento delle nove. Sì, ebbene sì. Per la gioia di grandi e piccini, nonché per l'ilarità del proprio fratello minore (latin lover da due soldi che non capisce nulla delle donne, ma invece crede di sì) Andrea se ne sta seduto al bar attendendo il suo appuntamento.

S'è fatto fregare da Marta, una sua amica del liceo da cui è andato a cena di recente.
Lei ed il marito hanno parlato tutta la cena di Eleonora, una loro carissima e bellissima amica, che come se non bastasse è dolcissima anche coi bambini. Se non fossero bastati tutti questi -issimi ad irritarlo, il tirare in ballo i suoi figli ha fatto il resto.
“E perché una così superlativa è ancora single?” ha chiesto sbilenco.
Le vaghe e melliflue risposte della coppia lo hanno reso più sospettoso ancora, ma è stato tentato dal sardonico: “Che hai da perdere?” di Marta.

La dignità? Del tempo prezioso per piangersi addosso? La stima di sé?
Molto divertente.
Vabbè, ha accettato.

Tra le risa di suo fratello, ha accettato: “Dopo un appuntamento al buio, ci manca che ti iscriva ad un sito di incontri on line!” l'ha sbeffeggiato.
Che bellezza, i parenti.
Ed ora la aspetta, sto fenomeno di donna.

Entra una ragazza, l'età potrebbe corrispondere. Ha la gonna troppo corta, le labbra troppo rosse e (orrore!) le tette rifatte. Devono essere rifatte, perché sfidano la forza di gravità in modo illogico. Viene verso di lui. Oddio è lei.
“Ciao, sei Andrea? Piacere Eleonora”. E si siede.
Ordinano due drink, rum invecchiato per lui e uno di quei cocktail alla moda con la frutta per lei.
La conversazione ristagna. Dopo quindici minuti non hanno più niente da dirsi, e non è nemmeno scattata quella scintilla che li obbligherebbe a strapparsi i vestiti di dosso.
Lei guarda in giro, sperando che nel bar ci sia di melgio. Lui rimira il fondo del bicchiere.
Bella serata, Andrea, davvero.
Non si può dire che sia brutta, anzi. Avrà di poco superato la quarantina e ha tutto quello che dovrebbe avere: bei capelli, belle curve, tutto quello che le riviste di moda dicono dovrebbe avere.
Eppure non ci siamo.
Non si conoscono.
Non si capiscono, si scambiano il cellulare più per dovere verso Marta che per interesse, si baciano sulla guancia con la promessa reciproca “Ci sentiamo presto” ma entrambi sanno che no, non si sentiranno.
Nè presto, né mai.
Magari si incontreranno da Marta e si saluteranno con un sorriso.
Ma è stato un buco nell'acqua.
Andrea esce dal bar e si stringe nel cappotto.
Magari l'idea del sito incontri on line non è malvagia e ridicola come crede suo fratello.
Almeno potrebbe farsi un'idea.

 Magari...

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12 maggio 2011 4 12 /05 /maggio /2011 13:35

La moda, il marketing e la pubblicità sono, senza alcuna ombra di dubbio l’oppio dei nostri giorni. Prima c’era la religione, la necessità di garantirsi un appartamentino terrazzato in paradiso, la voglia di essere pii almeno all’apparenza. Insomma, il cattolicesimo era uno status symbol: se non eri all’altezza, era un problema tuo.
Oggi lo stesso ruolo lo riveste l’apparire: la moda, lo stile, il fashion. Se non siete all’altezza, niente, è un problema vostro. Siete out, non passerete mai un colloquio per un lavoro, vi fidanzerete co,l ragionier Fantozzi e potrete al massimo candidarvi nel PD.
Se siete donne, chiaro.
Altrimenti se siete uomini state tranquilli: potete sempre diventare Mark Zuckerberg.
 
Mi sembra di star sempre a parlare di prevaricazione e pregiudizi noi confronti delle donne, to diventando monotona. E’ che spesso queste distorsioni nascono proprio da noi donne. sì, proprio da noi che dovremmo fare muro compatto, difenderci, cercare di eliminare i pregiudizi. Una può essere simpatica anche se non si depila le ascelle, per dire.
Perché mi faccio queste domande, vi chiederte.
Presto detto. Mentre riflettevo sia su come attuare praticamente la fusione a freddo dell’atomo per preservare il pianeta sia sul grande svantaggio in termini di resistenza all’urto con i bordi delle confezioni del latte di soya dei sacchetti di simil-plastica fatti col mais, mi sono imbattuta nella classifica ufficiale di Glamour UK sulle 100 donne meglio vestite del 2011.

E sapete chi troneggia al ventunesimo posto, prima di due gnocche rifinite come Keira Knightley e Eva Mendes?
Indovinate??
Suri Cruise.
Anni 5.
Cinque.
C-I-N-Q-U.E.
CINQUE.

Figlia (naturale? Mah, solo Scientology può saperlo. Io la mano sul fuoco non ce la metto…) di Tom Cruise e Katie Holmes, la piccola Suri è già saltata agli onori della cronaca per il suo amore per la moda e per i tacchi (!!). Ora, la bambina è indubbiamente molto molto carina e capisco il gusto tutto anglosassone per le allucinanti Little Miss, ma questo non giustifica l’inserimento di una creatura in età prescolare in una classifica del genere.
Ah, per la cronaca le vincitrici sono Emma Watson e Cheryl Cole.
De gustibus.

Non vale  giustificate la scelta con la ricchezza del guardaroba della pupa e col suo gusto: la trovo una cosa insensata, esattamente come il fatto che la piccolina possieda una borsa che costa come lo stipendio di un adulto.
E così come trovo insensate quelle madri che vestono i propri bambini con marche prestigiose per farsi belle coi vicini e coi parenti.
 
Guarda che bel giubbino Ralph Lauren.
Vedi che bel vestitino? E’ Liu Jio!
E la tuta? Solo Deha, ovvio!
 
Non sono madre, non posso giudicare.
Ma mi sembrano tutte cazzate.
Posso capire che per i figli niente è mai abbastanza, ma renderli schiavi della moda a 5 anni è aberrante. Gli unici tacchi che una bimba dovrebbe indossare sono quelli della mamma, mentre gioca  a travestirsi da grande con le amichette. Non trovate anche voi?
I bambini devono sporcarsi, giocare, correre, andare in bicicletta. E sono molto più contenti di farlo con una maglia dell’Uomo Ragno comprata al mercato piuttosto che con una magliettina La Martina.
Ma, come mi è stato detto da una genitrice assai fashion, non sono madre e non posso capire.
Stando così le cose non lo voglio nemmeno.
 
Preferisco…

 

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11 maggio 2011 3 11 /05 /maggio /2011 14:21

Sono a dieta.
Sì.
L’ho già detto che mi sento grassa?
No?
Bèh, lo dico ora.
Sono grassa.
Issima, per la precisione.

C’ho un salvagente attorno alla vita, mascherato solo dall’ampiezza delle chiappe che c'ho sempre avuto e che non m'abbandoneranno mai. sempre che non vinca la forza di gravità, ovviamente.
Così grassa che ho chiesto all’Amoremio di convertirsi all’Islam, così un bel burqua da spiaggia quest’estate mi azzera tutti i problemi, le ansie da prestazione e le chiacchiere di quelle vipere delle vicine d’ombrellone. Puttane. E grasse, anche. Tiè!
 
E comunuqe mi ci sento, grassa.
Soprattutto in virtù di tutte quelle cose che non posso mangiare e che da brava NON mangio, cioè: pizza, pane, dolci, cioccolata, burro e varie ed eventuali.
Ecco, per mangiare come mangio io, cioè da vera donna triste che trova la massima goduria in un quadretto di cioccolata fondente al 90%, voglio essere magra.
Ma proprio magra.
MAGRA MAGRA.
Sennò che giustizia c’è?

E invece no, ho il mio bell’aspetto florido come se mangiassi Nutella mattina e sera, quando non ne ricordo più nemmeno il sapore.
Maledette intolleranze.
E siccome questa situazione non mi sta bene, stasera incontrerò una (ennesima) nutrizionista. Che mi dicono brava, pignola e competente. E cara, che discorsi.
Perché, mi son detta, magari sbaglio qualcosa. magari mangio tropppo poco, devo integrare o mangiare diverso.
Magari togliendo grano e latte ho fatto casino.
Magari con poco riequilibrio il tutto.
Magari ho sottovalutato una cavolata.
 
Magari esco da lì e sono già magra...

 

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10 maggio 2011 2 10 /05 /maggio /2011 08:03

Io, Ignazio, non l’ho mai sopportato.
Un po’ perché c’ha il ghigno di chi rimpiange l’olio di ricino come strumento correttivo, un po’ perché uno che di secondo nome fa Benito e chiama i figli Cochis, Geronimo e Apache dei problemi non può non averli.
E poi la sua ultima intervista da Fabio Fazio mi aveva lasciato così irritata da farmi venir voglia di sterminare gli indiani. Ancora, sì. Lo so, poveracci. Ma la colpa è di La Russa.
Poi, una pigra domenica mi cade l’occhio su un articolo che parla proprio del nostro.
Lui, che bello non solo non è, ma non è mai stato, sentenzia: “Non è vero che candidiamo solo belle donne: ne candidiamo anche di brutte, ma non brutte come quelle della sinistra".


Allora, d’istinto avrei voluto rispondere col turpiloquio, anche perché un bel vaffanculo quest’uomo se lo è guadagnato col duro lavoro e chi sono io per negarglielo?
Poi mi è arrivata addosso l’indignazione.
Ma come si permette?
Ma allo specchio non si guarda mai?
Ma come si permette di giudicare una donna solo dall’aspetto fisico?
Ma come si permette di giudicare una donna anche dall’aspetto fisico, quando in un uomo non accade?
 
Ovviamente per il PDL il Parlamento, ma le istituzioni politiche in generale hanno la stessa valenza dei cataloghi di biancheria femminile e le candidate possono essere scelte su Postalmarket.
E io che pensavo che Nicole Minetti fosse l’igienista dentale di Silvio.
Illusa.
 
Tuttavia l’esternazione di quest’imbecille (sì, perché questo è), mi ha portato a riflessioni più ampie, che sicuramente i suoi analisti o i suoi leccapiedi (o un Ghedini qualunque) possono spiegargli emglio di me. 
 
Riflessione n. 1
Tu donna che voti PDL, che la mattina ti guardi allo specchio e c’hai le borse sotto gli occhi, qualche accenno di ruga e il capello disperato, come ti senti? Come ti senti pensando che per le persone che hai scelto TU per governare si fanno beffe di te perché non sei liscia come a vent’anni e non sei degna della copertina di Dipiù?
Tu, donna che hai votato e rivoterai ancora PDL, me vai fiera perché la lacca ed il surrogato del botox che ti hanno iniettato sottocutaneo hanno azzerato le tue sinapsi? Oppure te ne vergogni un po’, ma come col mascara non sai farne a meno?
Questo mondo di maschi azzimati e ninfette scosciate così poco aderente alla tua realtà non ti fa sentire ancora più inadeguata della pubblicità della crema contro la cellulite?
 
Riflessione n.2
Sfogliando il mio giornale di riferimento con una seienne, l’unica persona da lei riconosciuta non è stata il principe William e nemmeno la neosposa Kate. No. Nemmeno Lady Gaga. Assolutamente. E’ stata una velina. E nemmeno col suo nome di battesimo, no. “Quella è la velina” ha detto la bimba innocente.
Ed io mi chiedo cosa resta dell’Italia, della sua cultura, delle sue donne.
E cosa ne rimarrà tra dieci anni se non ci decidiamo a rimboccarci le maniche e ad invertire questa tendenza orribile e asfissiante.
 
Forse solo scheletri.
Ma con le tette siliconate.
 
Che tra l’altro, inquinano pure…

 

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9 maggio 2011 1 09 /05 /maggio /2011 14:07

Erano due anni e più che l’Amoremio me lo prometteva, ma il fato e il portafoglio complottavano contro di noi.
Ogni volta che fissavamo un giorno, poi succedeva qualcosa che rimandava la scampagnata di shopping. magari solo per un accesso di noia.

E poi eravamo cullati dalla promessa ormai quinquennale: “Apre anche a Perugia, prestissimo!”.
Sì, come no.

Inoltre l’Amoremio si sentiva molto Paolo Migone mode on e quindi la lotta è stata dura.

Ma l’Ikea, meraviglia svedese e icona dello shopping per la casa consapevole, restava nei miei sogni.
Finalmente sabato, dopo mille tribolazioni, decidiamo di andare all’Ikea più vicina e cioè ad Ancona.
Dopo un’ora e mezza di macchina, la familiare, agognata e gigantesca insegna gialla e blu ci compare davanti come la terra promessa.
Parcheggiare, entrare e agguantare il catalogo è stato tutt’uno.
E sono stata travolta, perché è proprio il genere di negozio che piace a me.
Prima di tutto è un luogo pulito e senza polvere nonostante la mole di mobili ed oggetti in generale che ci sono stipati, e questo per me che sono allergica è indispensabile per non dovermi drogare di cortisone.
Poi è estremamente rispettoso di tutto. Dell’ambiente, per cominciare, con contenitori della raccolta differenziata sparsi ovunque: carta, plastica, indifferenziato. E poi delle famiglie e dei bambini, con giochi disseminati in ogni reparto, personale cortese ed anche bagni studiati appositamente. Hanno anche un menu per celiaci, per dire. I clienti si sentono coccolati ed amati, compresi addirittura. Io, personalmente, non volevo più uscire dalla palazzina.
Dite che si può abitare all’Ikea?
No?
Peccato.
 
Ecco, noi italiani abbiamo parecchio da imparare.
Ma come è andata alla fine la mia visita?
Possiamo riassumerla così, indicando le cose che ho fatto all’Ikea:

  • Girato come una folle con matitina e foglietto, mentre l’Amoremio rischiava di strozzarsi col metro di carta
  • Mangiato le polpettine svedesi (buonissime) con la salsa di mirtilli (buonissima), ma niente panna (veleno!!!!)
  • Mi sono persa letteralmente nel piano inferiore dove si può trovare di tutto e anche di più.
  • Rischiato di comprare mille mila bicchieri di tutte le fogge e dimensioni perché possono sempre servite
  • Cercato di buttarmi nelle palline colorate. Inutilmente.
  • Fatto una colossale figura di cacca con un genitore che richiamava abbastanza incazzato la figlia Michelle. Io, tra  una prodotto svedese e l’altro non mi sono accorta di avergli fatto eco come Fabio De Luigi in Love Bugs: “Miiichellll!”. E il genitore mi ha sentito. Eccome.
  • Comprato n.1 Benno, n. 1 Lack, n.2 Basiks e svariate carabattole.
  • Progettato l’acquisto imminente di un Kivik beige (ma che a me sembra ecru, checché ne dicano gli svedesi)
  • Snervato l’Amoremio con la scelta del tappetino del bagno da € 3,90.
Dopo 4 ore e un carrello pieno zeppo, siamo ripartiti alla volta delle ridenti sponde del Trasimeno con una imprecisata quantità di roba da montare e la totale convinzione di non essere in grado di farlo.
Ed infatti è intervenuto mio cognato, che sebbene odi l’Ikea per i materiali di alcuni mobili cavilloso che è, uffa!) ha fatto il lavoro in venti minuti.
Casa mia sembra già diversa, bellissima.
 
Ed è solo l’inizio…

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6 maggio 2011 5 06 /05 /maggio /2011 14:06

Ci sono autori che segnano una generazione dando il via a miti, stereotipi e catene indissolubili, nonché (se proprio si è sfortunati) a veri e propri fenomeni sociale. Come dimenticare, anche volendo, Stephanie Meyer ed il ciclo di Twilight ad esempio. Ma non ci sono solo esempi negativi. Ci sono autori che divengono miti, certo, spesso a ragione veduta e che cambiano le regole per sempre.

Poi ci sono scrittori che, per fato o grandi capacità, diventano molto di più ed a distanza di secoli riescono ancora a imperversare nella vita dei lettori, più o meno accaniti che siano.
Jane Austen è così. Ci ha lasciato giovane da quasi due secoli, eppure i suoi sei romanzi fanno parte della formazione adolescenziale e non di qualsiasi donna degna di questo nome. Ed è buffo, perché all’epoca non è che fosse una celebrità, anzi.
Figlia di un pastore anglicano, scrisse sempre sotto pseudonimo ed alla sua morte nipoti e parenti vari bruciarono tutto il non pubblicato, lettere comprese, consci di quanto fosse inappropriato per una donna scrivere e pensare di essee un’intellettuale.
Prima i calzini del marito e la ramazza, sia mai. Ah, e anche la preghiera, che sia chiaro.
Eppure il corso degli eventi l’ha trasformata postuma in un mito che affascina ancora le donne di tutte le età, e prova ne sono i romanzi moderni a lei direttamente o indirettamente ispirati. “Il Caso Jane Eyre”, “Shopping con Jane Austen”, “Sognando Jane Austen a Baghdad” solo per citarne alcuni a memoria. Ed anche il cinema non scherza, rinnovando di anno in anno il suo mito con nuove pellicole e citazioni.

Ma è solo l’effetto crinolina al tempo della Reggenza? Nostalgia delle emancipate nonché smutandate donne di oggi verso un tempo in cui tutto era diverso e la donna viveva comoda e si occupava solo di fidanzamenti e feste? Frivolezza? Voglia di sognare di indossare vestiti vaporosi stile impero e cuffiette legate coi nastri?  Voglia d’amore?
 
No, l’effetto Jane Austen è molto diverso.
In un mondo fatto solo di ipocrisia, di formalismi e preconcetti sociali stretti in un bustino coi lacci, come può una donna dotata di intelligenza sopravvivere senza diventare un’emarginata sociale? Possono arguzia e fiducia in sé, condite con una abbondante spruzzata di ironia e sincerità agevolarne la vita e condurla verso la strada del matrimonio d’amore?  Secondo la Austen, sì. Le sue eroine, di cui sbeffeggia modi e atteggiamenti da operetta, sono pazienti, maturano, attendono. Ed alla fine coronano il loro sogno d’amore.
Ed è per questo che è bello leggerla.
Non a caso la nostra scrittrice viene definita da Virginia Woolf “l’artista più perfetta tra tutte le donne”.
 
Certo, c’è da dire che Jane Austen è morta di una malattia misteriosa per l’epoca ed è morta zitella, perché il suo amore fu osteggiato per motivi economici. Quindi, pare predicare bene e razzolare male. Non è molto incoraggiante, specie per le lettrici che sognano un Darcy nel proprio letto ed invece hanno la borsa dell’acqua calda.
Ma Jane Austen fa compagnia, rende le giornate meno buie ed i problemi meno presenti. Inoltre, i suoi sei libri (solo sei, che peccato!) possono essere riletti a distanza di anni ed offrono sempre diversi spunti e modalità consolatorie differenti. E tutto ciò non mi pare poco.
 
E’ vero, molta della chick-lit che ha invaso il mercato editoriale dagli anni novanta in poi si ispira a lei, e che molti di questi libri sono così infimi da non poter essere letti  nemmeno sotto l’ombrellone.
Ma a sua discolpa occorrerebbe notare che ora l’invasione della letteratura rosa è stata surclassata prima e spazzata via poi dalla mania dei vampiri, quindi accontentatevi.
 
E poi, forse, senza di lei la storia della letteratura femminile sarebbe stata diversa…

 

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5 maggio 2011 4 05 /05 /maggio /2011 16:43

Ho il blocco dello scrittore.
Sì. Ho. Il. Blocco. Dello. Scrittore.
Ammesso che mi si possa definire scrittore, ovviamente.
Anzi, a pensarci meglio, visto che non sono ufficialmente uno scrittore, diciamo che ho il blocco del blogger, che detto così sembra un a di quelle malattie misteriose che colpiscono (quasi) solo americani che poi ci fan su i reality.
Dicevo. Sì.  
Non riesco a scrivere e per me è drammatico. Perché nella mia testa ondeggiano decine di post, articoli, chiacchiere e menate varie che non trovano sfogo e mi otturano le sinapsi. Non escludo che mi facciano anche ingrassare, perdinci.  Mi si sta saturando il cervello, oppure è la menopausa.
Parlo da sola. E mi rispondo, anche.
Nella mia testa ovvio.
Sarà un brutto segno?
 
E’ drammatica questa mia inconcludenza nello scrivere ed ha risultati devastanti. Non solo questo blog va alla deriva ed è solo ed abbandonato come non mai, ma non riesco nemmeno a sintetizzare una mail di senso compiuto per una amica bisognosa. Ad esempio. Ho scritto orride frasette di circostanza senza senso, ciclostilate.
Che schifo.
E se ho perso il tocco? E se la mia capacità di raccontare se ne fosse andata a puttane insieme al gotha della nostra politica?
Però, ancora una battuta (pessima) riesco a farla.
Magari guarisco.
O forse no.
E non ne esco, giro come un criceto russo sulla ruota, mi arrotolo come uno spaghetto sulla forchetta di un tedesco, mi disperdo.
Sono stata chiara?
No?
Peccato.
 
Meglio di così non mi viene di spiegarlo…

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27 aprile 2011 3 27 /04 /aprile /2011 16:28

Abitare in una località di vacanza o simile ha i suoi innegabili vantaggi. Non solo l'estate non si devono affrontare file immani per sdraiarsi al sole, ma d'inverno si gode il vantaggio dell'abbandono da parte delle masse. Tutto è così immoto e silenzioso che ci si dimentica del chiasso e del traffico dell'estate, tutto scorre lento e le domeniche hanno il sapore del borgo antico.
Poi, all'improvviso, esplode la primavera. E tutto è ancora più bello, i fiori spuntano come pietre preziose dagli alberi, la natura rivive, il lago brilla.
E piano piano, insieme col sole, tornano i primi sparuti turisti.
Fino a Pasquetta che segna con ineluttabile precisione il ritorno dell'orda scatenata.
E quale giorno migliore per mettersi ad osservare il prossimo?
Seduta al solito bar con l'aperitivo e i passeri che vengono a rubare le patatine, vedo passare questi estimatori del fuori-porta.

Li riconosci da lontano.
Prima di tutto se hanno la decappottabile o il tettino apribile spalancano tutto anche se ci sono 15 gradi, ché oramai ce l'abbiamo e dobbiamo mostrare.
Poi sfoggiano mise improbabili, ripescate dal fondo dell'armadio: improbabili cardigan di cotone con la zip, cappellini da baseball che non possono e non devono andare oltre lo stadio, scarpe lucide di qualche strano animale per lui. Per lei camicette con le rouches, ballerine al limite della decenza, occhialoni over size e, ovviamente, calze color carne.
In genere girano in coppia, con o senza marmocchi vestiti Ralph Lauren (il meglio per i pupi, no?), e spintonano il prossimo per un gelato artigianale come se non ci fosse domani, caracollando in massa verso le sponde del lago. Si accendono una sigaretta e rimirano, col sopracciglio alzato da VIP a mezzo servizio.

Questo lago non è un granché.
Troppo verde.
Sempre lo stesso, più che altro.
Certo, non è come quando era pieno di stranieri.
Che noia.
Sì.
Già.

Chiedono, toccano tutto, soppesano, sbranano menu del ristorante tipico e poi si involano nuovamente verso la città.
Lasciando a terra le cartacce.
E i mozziconi delle loro preziose sigarette.
Bellini, sì.

Il turismo verde, il motore dell'Umbria...

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26 aprile 2011 2 26 /04 /aprile /2011 22:42

Ci sono certi giorni che proprio non hanno fine. Non basta il lavoro, la routine, la cellulite che avanza, l'orologio biologico che tintinna insistente in testa fino a rintronarti.
No. non basta.

Perché ci sono anche le bollette da pagare, il conto del meccanico, le zanzariere da cambiare ed il gatto che decide di farsi venire l'otite. Favoloso. Poi non è che la tua banca sia proprio accomodante, eh. Non solo si premura di telefonarti appena il tuo conto supera il massimo scoperto di un centesimo facendoti sentire come una barbona, ma le tue richieste mica le ascolta.

Tre, dico tre, volte ho implorato la mia banca di farmi avere il conto online. Già faccio casino di mio, figurarsi se non vedo nemmeno cosa combino col mio conto. Eppure per molte banche questa è una funzione innovativa. Sì, innovativa. C'è poco da ridere.
Almeno lo è per la mia, che ha una procedura così complicata che dovrei prendere le ferie per riuscire ad attuarla. Mi ci manca solo quello. 
Ma non si può proprio avere qualcosa di più facile? Una banca un po' più facile, che io possa gestire in qualunque parte del mondo mi trovi, che mi capisca e che non cerchi di fregarmi con le spese più assurde, compresa la supercazzola prematurata con scappellamento a destra? Impossibile. 
Poi mia sorella, che nella vita è incasinata come poche, ma sa fare i conti meglio di Ebenezer Scrooge mi fa: "Perché non Provi Webank? noi a studio lo consigliamo ai clienti perché è senza spese e comodissimo!" 
Ho storto un po' il naso. Sono provinciale, lo so, ma non ero convinta. Così sono andata sul sito e mi sono letta ogni più piccolo regolamento presente (e ce ne sono pure troppi!) e mi sono resa conto che forse mia sorella aveva ragione. Per una volta sola, eh.
Tanto più che se si sottoscrive un conto il 27 e 28 aprile ti regalano un Ipad2.
Cioè, calma. Non è così semplice. Si sottoscrive un conto, che già è un vantaggio. Poi ci si fa l'accredito dello stipendio, che è completamente senza spese. Se presenti un amico, poi a lui regalano anche un buono di € 120,00 da Mediaworld. Vi sembra troppo bello per essere vero? Anche a me, che quindi ho indagato meglio di uno de "Le Iene" per scoprire possibili fregature. 
Non le ho trovate. Giuro. Ho cercato anche nella loro pagina d Facebook e in tutti i loro regolamenti. 
Quindi ho deciso di approfittare dell'occasione, così quella supponente della mia banca impara.

E io mi diverto con l'Ipad2...


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22 aprile 2011 5 22 /04 /aprile /2011 18:51

La vedi, lì in fila alla cassa o a passeggio per il centro commerciale.
Ma anche in ufficio, o solo per strada.
Sicura di sé, molto donna manager o mamma in carriera.
E tu non puoi far a meno di guardarla. Almeno IO non posso far a meno di guardarla.

E’ più forte di me, non posso non alzare il sopracciglio e farle le radiografie.
Un po’ come quando arriva un ragazzino emo al banco del pane al supermercato e ti viene da chiederti se vuole davvero una rosetta o se invece è venuto solo a vedere la miseria umana che lo circonda.
Sì. Dicevamo.
Ah, già.
L’obbrobrio di primavera.
Perché tra le poche cose di moda che mia madre mi ha insegnato, c’è che mai mai mai mai mai mai una donna dovrebbe mettersi le calze velate color carne.
A meno che non si sia porno-infermiere in un film polacco degli anni ’80..
A meno che non siano contenitive o contro le vene varicose.
In questo caso, pregasi mettere cartello.
Eppure questa semplicissima regola base in primavera viene meno ed il perché rimane un mistero irrisolto insieme al colore ed alla consistenza dei capelli di Carlo Conti.
Tu, donna che hai fatto il cambio dell’armadio con un tantino troppo ottimismo e ora non vedi l’ora di esibire i tuoi vestitini a fiorellini e gonne svolazzino, tu che non puoi aspettare l’innalzamento della temperatura  e che sei ancora ferma alle calze nere o ai più primaverili jeans (che vanno su tutto) non puoi non guardare col sopracciglio alzato tale spregio al buon gusto.
No, le calze color carne no.
Sopra i 20 denari poi ASSOLUTAMENTE NO.
a meno che non sia una calza riposante. o contro le vene varicose. O comunque indossabile solo da un over 85 molto poco stilosa.

Ci dovrebbe essere una legge che le vieta, tipo un oltraggio al pubblico gusto.
A me fanno subito effetto coscia di Barbie. Sapete quelle che se manovri la Barbie con troppo vigore fanno STAP!  e ti rimangono in mano? Ecco, a me fan pensare a cose di quel genere.
Oltre ovviamente ai film porno polacchi.
Lo vogliamo dire che poi oltre tutto inquartano?
Su signore mie, non son belle da vedere nemmeno un po’.
Ma allora perché ogni primavera rifioriscono?
 
Questo sì è un mistero per Giacobbo…

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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