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4 marzo 2011 5 04 /03 /marzo /2011 14:23

Ci sono giorni difficili, giorni che non sembrano diversi dagli altri, ma son giorni complicati.
Giorni in cui una parola, quella parola detta di troppo, buttata lì non volendo all’interno di una conversazione banale.
Come una stretta che prende lì, tra il cuore e la gola, a metà tra i sentimenti e la razionalità.
Sì proprio quella parola detta da un estraneo, un conoscente, un amico, poco conta chi la dica.
Ma è lì.
Ed eccola che scava, riporta alla memoria un dolore che credevi morto o almeno affievolito dalla dolce droga dell’oblio. Ma sta lì, invece, in piedi.
Come un tarlo che rosicchia una seggiola rendendola sghemba e vuota dall’interno. E rimane solo la polvere, come lacrime essiccate.

E lo sai, sì che non l’ha fatto apposta.
Che lui parlava di fatti suoi, che nemmeno ti conosce o forse sì, ma non sa cosa dentro di te si agita come un tizzone ardente nascosto sotto la cenere del camino.
Non l’ha fatto apposta, no. Ha solo sollevato un velo, sottile e impalpabile come le ali della falena.
E tu lo sai, sì lo sai che puoi dominarlo questo dolore, questa spina nel fianco che ti brucia. L’hai fatto altre volte, anche quando faceva più male e le lacrime non potevano smettere di scendere neanche sotto comando. L’hai fatto quand’eri più fragile, solo una ragazzina,e  puoi farlo anche ora se solo lo vuoi.
Ma ci sono giorni che è più complicato, giorni in cui tutto è più difficile e senti cedere le tue difese, non così solide come credevi di averle costruite.
E il tuo viso sembra deformarsi in un abbozzo di normalità, non lo domini. Vorresti restare impassibile ma lui si muove e tu sei lì, impotente davanti ad altri essere umani che ti chiedono: “Che cos’hai? Stai bene?”.
E tu abbozzi, dici che saranno gli ormoni o la luna piena, poco conta.
L’importante è essere creduti, anche per finta non importa, l’importante è richiudere la porta e non far entrare nessuno.
Sì sì, sto bene. Non è niente.
  
Passerà.

 

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2 marzo 2011 3 02 /03 /marzo /2011 13:33

Un mio caro amico giorni fa mi gira, incattivito come il mio gatto a caccia della balorda cimice che contnua (geniale e subdola) a sfuggirgli giorno dopo giorno, un link per una petizione on line.
Ora, oggigiorno c’è una petizione on line per tutto, da “Berlusconi dimettiti” a “Salviamo la tipicità dei cetriolini sott’olio”.

Per dire.
Quindi il mio scetticismo è stato subito palpabile.
Tuttavia questa segnalazione mi ha permesso di venire a conoscenza di una diatriba sul web molto accesa e che francamente ignoravo.
Pare che la pietra dello scandalo sia, come un po’ tutto ultimamente, la celebrazione di questo anniversario dell’Unità d’Italia che tanto rompe alla parte leghista del nostro governo.
Pare infatti che la RAI abbia scelto Giovanni Allevi per eseguire e rimodernare l'Inno di Mameli per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.
Il tutto dirigendo l’Orchestra Sinfonica della RAI stessa. Pare anche che questo abbia scatenato le ire funeste di esperti di musica classica e amanti in genere, nonché degli addetti ai lavoro.

Senza contare che per tutto il 2011 la versione Allevi del già troppo discusso nostro Inno nazionale sarà sigla di apertura dei programmi di Radio Rai con conseguente corresponsione di diritti Siae per aver revisionato il pezzo. E con la crisi dei teatri a molti è sembrato uno spttanamento di denaro pubblico mica da poco.
Allevi sarebbe, a detta degli esperti del settore, il Federico Moccia della musica italiana (Oh m-i-o D-i-o!!), espressione della svendita del patrimonio classico, plagiatore fin nel midollo, ruffiano e piacione nella sua totalemancanza di cultura.
In più gli addetti ai lavori lo tacciano di essere un falso
modello per i giovani che studiano musica dentro e fuori dai Conservatori privo di serietà, preparazione e cultura.
Ad infastidire è anche l’aura finto innocente di  Giovanni Allevi, un’aria da folletto dei boschi che emerge dalla brughiera solo per suonare, che ha dichiarato di non avere un pianoforte in casa perché va in concerto e suona, senza studiare le sue performance. Diffondendo così si diffonde l’idea che studio e applicazione non servano a niente, che il successo arriva con facilità e per botta di culo.

Ah. Ecco.
 
No, perché io ad un concerto di Allevi ad Assisi ci sono stata e mi è anche piaciuto molto. Ed ho anche scar... ehm… ehmm… cof, cof… comprato diversi suoi cd che ascolto immancabilmente mentre faccio le pulizie. Dovreste vedere come vado spedita con straccio e ramazza dietro le sue note, meglio di un ippopotamo rosa di Fantasia, altrochè!
Non pensavo che potesse essere il male personificato, nonché il nipote acquisito di Apicella.
A mia parziale discolpa posso dire che io di musica strictu sensu non ci capisco una cippa. Maestri e professori alle elementari prima e alle medie poi, hanno tentato inutilmente di insegnarmi non dico a leggere la musica, ma anche solo a disegnare palline sul pentagramma.
Con esiti disastrosi: non ho mai compreso il legame tra le note disegnate storte sul pentagramma e la musica.
Il trauma si è ingigantito a dismisura con l’introduzione del famigerato flauto dolce di plastica con cui non sono mai riuscita a suonare nemmeno Fra Martino Campanaro, ma tutt’al più a sputacchiare per casa e rendere parzialmente sorda da un orecchio mia sorella minore.


Detto questo, ribadisco che io con Allevi ci faccio benissimo le pulizie.
Volteggio. Piroetto. Faccio la polvere.
Mi piace, ok?
Perché me lo volete togliere?
E’ musica da ascensore? Sì, forse.
E’ farlocco? E’ un plagiatore? Boh, che ne so.
E’ un finto autistico che cerca di ingraziarsi le folle? Secondo me una rotella o due gli mancano per davvero.
Checco Zalone suona meglio di lui?
Chi sono io per giudicare?

 
Tuttavia, nella mia immensa spocchia voglio capire. Se lui è davvero un cialtrone pompato dai media e dalle case discografiche fatemi capire e rendetemi edotta.
Senza polemiche, dico davvero: voglio migliorare.
Consigliatemi, educatemi all’ascolto, fatemi nomi e datemi idee.
 
Non lasciatemi nell’ignoranza…

 

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1 marzo 2011 2 01 /03 /marzo /2011 14:22

Alle medie ero una ragazzina dagli occhi grandi e solitari.
Niente a che spartire con la maggioranza di coetanee sculettanti ed aspiranti RagazzediNonèlaRai di allora, né Veline di oggi, e all’epoca me ne crucciavo assai. Ero timida, con gli altri non mi trovavo, mi sentivo brutta e leggere Cioè mi divertiva molto poco anche perché non avevo esperienze dirette con i ragazzi e non mi andava di provare a limonare con il Cicciobello di mia sorella piccola.
In questo quadretto u po’ squallido e solitario, in prima media feci la conoscenza con il professore di italiano, tale Augusto De Meis. Piccolo, tozzo ed anziano, nonché pedante conservatore della grammatica italiana, aveva tutto meno l’appeal che ha Robin Williams ne L’attimo fuggente.
Anzi, credo gli puzzasse pure l’alito, per dire.

Eppure il professor De Meis aveva un grande pregio: non ci parlava come a bambini rincitrulliti ma come fossimo adulti.
E così, nell’ora di educazione civica, che seguiva due massacranti ore di grammatica ad alti livelli che uccideva i neuroni di molti dei miei compagni di classe, iniziò la sua personale campagna politica.
Il professore era infatti tesserato ed assai combattente membro del Partito Radicale che fu e si sentiva in dovere di formare le giovani menti che aveva davanti parlando delle sue lotte per ottenere leggi sull’aborto ed il divorzio, parlando di stato laico e libertà che noi davamo per scontate, ma non lo erano affatto. Parlava di libertà, di stessi diritti per tutti, di omosessualità e liberalizzazione delle droghe leggere.  Un uomo ateo che non aveva paura di raccontare le sue lotte e la sua ideologia a un mazzetto sparuto di ragazzini cresciuti in un piccolo paese dell’Umbria.
Immaginatevi io che vado da mia madre e le chiedo: “Mamma, è giusto essere atei? Ma a Dio non dispiace un po’?” ed i suoi occhi sgranati per la sorpresa.
Tutto questo rimestare di politica alle scuole medie non andò sprecato. Per la prima volta nella mia vita inizia a parlare a tavola dei fatti quotidiani con più coscienza di causa, dicendo anche immani cavolate, ma stimolando il dialogo coi miei genitori.
In particolare con mio padre, con cui passavo le sere a parlare e che non aveva paura che la presenza nella mia istruzione di professori particolari inculcasse chissà che di orribile nella mia mente.

Altri tempi, altra politica forse.
Mi chiedo cosa penserebbe il prof. De Meis del mondo d’oggi, di Pannella capellone, di Capezzone portavoce di Berlusconi. Mi chiedo se sia ancora vivo, dove sia finito.

Fattostà che mi ha lasciato molto. Non le sue idee, ma le domande che mi spingeva a farmi non avevano prezzo. Cos’è giusto? Cos’è sbagliato? Potrebbe essere diverso? Migliore? Peggiore? Io posso cambiare il mondo?
Non sono atea, ma sono profondamente convinta della laicità dello stato.
Sono convinta che la libertà di scelta sia essenziale, che nessuno possa entrare nella tua sfera personale  né tu nella sua senza il libero consenso. Sono a favore del testamento biologico, delle scuole e degli uffici pubblici senza crocefissi e di tante altre cose che fanno inorridire i (finti) benpensanti da due lire.
Lo devo a lui? Non lo so. Di certo non mi ha plagiata, tutt’al più ha piantato nel mio cervello semi che poi son cresciuti da soli.
Chissà se esiste ancora l’educazione civica, se i professori hanno smesso oppure no di cercare di aprire le teste ai ragazzi. Non è un male parlare di politica, non è un male cercare di ampliare gli orizzonti di ragazzini condannati a leggere solo 3MSC e a scrivere messaggini con le k.
Spero non si siano arresi, nonostante tutto.
 
Spero per l’Italia tutta che non lo facciano mai…

 

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28 febbraio 2011 1 28 /02 /febbraio /2011 14:08

“Ciao”
“Ciao”
“…"
“…”
“Siediti, accomodati.”
“Grazie”.
 “Io sono Marco.”
“Marta”.
“Sì”
“Sì.”

Occhi bassi, tutti e due. Eccoci qui, pensa Marco. Tutti e due a occhi bassi. Che poi, chissà perché quando si è in imbarazzo o non si sa che dire si tengono gli occhi bassi. Forse per non esporsi, per non fra vedere che uno vorrebbe essere a mille mila miglia di distanza. Oddio, non è che lei vorrebbe essere a mille mila miglia da me, eh? Che magari è un conto chattare tramite un sito di incontri, poi vedersi dal vivo è div…

“Ordiniamo?”
“Sì, certo. Che prendi tu?”
“Un caffè d’orzo lungo in tazza grande” Ah.
Silenzio.
Visto, ho portato la rosa?” inizia lei “Anche se devo dire che a girare con una rosa in mano mi ci sono sentita un po’ sciocca all’inizio. Mi avresti riconosciuta senza?”
Silenzio.
Se non riesco a dire nulla penserà che sono un idiota.
O un maniaco.
“Ehi, ma sei vivo?”

“Sì, scusa… ehm… no, è che… sai è la prima volta che utilizzo un sito di incontri e… oddio, magari penserai che dicono tutti così e che sono un maniaco… e che io…. io già non sono molto brillante con le ragazze e poi…”
Marta all’improvviso scoppia a ridere.
Una risata sonora, fragorosa.
Eccoci, pensa che sono un’idiota.
E c’ha pure ragione. Anche Milena infatti…
“Guarda, facciamo una cosa. Facciamo finta che non ci sia di mezzo un sito di incontri, ok? In fondo è stato solo un modo per conoscerci, per fare amicizia.”
“…”
“Facciamo che ci siamo incontrati davanti ad una edicola. Io che compro il Fatto Quotidiano e tu il Giornale con il mezzo le Ore. E poi…”
“Ehi, ma io non leggo ‘ste cose??!!”
 

Lei ride, e la sua risata è contagiosa.
Il ghiaccio è rotto, il sito di incontri on line archiviato nel cassetto degli aneddoti per i nipoti (eventuali).
Il cameriere porta da bere a due ragazzi allegri, che chiacchierano e stanno bene.
Magari al caffè d’orzo seguirà uno spritz.
Magari sarà amore o solo amicizia.
Magari se non avessero superato i loro pregiudizi stasera starebbero davanti alla televisione a mangiarsi le unghie rimembrando amori da telenovela.

 

 
Magari…chissà!!!
 

 

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25 febbraio 2011 5 25 /02 /febbraio /2011 21:20

Esco per una volta quasi in orario dall'ufficio.
Che bello, mi dico tra me e me, tra poco sarò a casa e potrò rilassarmi!
Ultimamente sono un po' stressata, non riesco a conciliare tutte le varie componenti della mia vita e mi sembra di correre come una trottola. Ma non stasera!
Le mie rosee prospettive si infrangono subito contro la triste realtà: il frigo è così vuoto che rimbomba e se non voglio mangiare le scatolette di Nevruz urge una deviazione per la spesa.
Che ci vorrà mai, mi rincuoro, al massimo cinque minuti! Accatto due cose e vado!
Salgo in macchina e suona il cellulare: mia suocera. Ma che vorrà? All'improvviso ricordo: io le ho detto di chiamarmi a quest'ora per una faccenda legale seria che la riguarda e su cui vuole un consiglio. 
Vabbè, tanto sono in macchina. E così parto verso il supermercato disquisendo di diritto del lavoro. 
Arrivo, parcheggio, saluto la suocera. E il mio arrivo al supermercato è accolto da grandi sbracciate di Alì, il panettiere pakistano. E' in lotta con il Penny Market per motivi che riguardano la sua locazione commerciale e vuole un consiglio. 

Se rinasco faccio l'estetista, penso mentre Alì mi mette due frappe in una busta per regalo. Io sono intollerante, ma l'Amoremio apprezzerà.

 

Faccio la fila alla cassa con stoica rassegnazione, osservando stancamente il tempo a mia disposizione che si assottiglia. Mentre sto pagando e penso di avercela fatta suona il cellulare. Non rispondere, mi ordino, non rispondere! Ma al telefono è la mia unica sorella, per di più minore.
"Ti ricordi che devi passare per aiutarmi a fare il curriculum?"
"Ehm, certo! Ora passo!" No, porca pupazza, no che non mi ricordo! Vorrei tanto dirle di no, ma sta attraversando un periodo difficile e ha finalmente deciso di abbandonare il suo capo porco e  sfruttatore. Come faccio? 

Vabbè, tanto è di strada, mi dico.
Nello stesso istante in cui faccio queste considerazioni, un beep mi annuncia l'arrivo di un sms: "Amore, scusami ma faccio tardi. Mi passi in farmacia a prendermi qualcosa per la schiena?"

Ok, respira. Respira lentaaamente e profondameeeente.

Inspira ed espira. Inspira ed espira.
Potrei scappare in un atollo lontano, ma decido di lottare. Ce la posso fare.
Arrivo dai miei, consolo e conforto mia sorella, buttiamo giù una bozza di curriculum e decidiamo un piano d'azione. Fatto.
In farmacia due addetti impigriti dalla vita di paese mi coinvolgono nella diatriba cerotto o crema per il mal di schiena. Cerotto o crema? Opto per il cerotto, più pratico. Fatto.

Arrivo a casa e mi accoglie il mio gatto in preda ai morsi della fame. Ha pure tentato di mangiare il pacco che il corriere ha portato per me. Ma che cos'è? Favoloso! E' un regalo per me da parte di Mr. Palmolive!!!
Oggi mi ci voleva davvero!!!!! Due nuove linee di docciaschiuma
bangnoschiuma studiate appositamente per coccolare e donare Benessere dopo una giornata stressante: Aromatheraphy con nuove fragranze che fanno girar la testa e Thermal a cui sono associati oligoelementi coccolosi ed indispensabili per la pelle.
Sono così orgogliosi di queste novità che hanno creato anche una fanpage su Facebook piena di consigli, suggerimenti e perle di saggezza per ritrovare il benessere e la serenità.
Me li guardo tutti per scegliere quello adatto: provo Absolute Relax con Ylang Ylang e estratto di iris?
Oppure Sensual, con rosa del Marocco e Ginseng? Ha un colore così bello...
Il Morning Tonic al mandarino e limoncella no, me lo conservo per i lunedì che proprio non vogliono iniziare e che sono faticosi come dieci chilometri di trekking in salita.
Il Therma Fresh e il Mineral Massage li metto nell'armadietto del bagno pronti per l'estate, quando il sole rende la pelle secca e affamata.
Quale scegliere? Hanno tutti un profumo così fantastico da desiderare di assaggiarli!
Guardo la spesa da sistemare e guardo i prodotti.
Piacere o dovere? 

Anche Nevruz sembra dubbioso.

Poi vedo lui.

E non ho dubbi più dubbi: benedico Mr. Palmolive, prendo il docciaschiuma Nutriente con olio essenziale di mandorle ed essenza di vaniglia (io ADORO la vaniglia, è una vera mania!) e mi chiudo sotto la doccia lasciando il telefono accuratamente nascosto dentro la mia borsa.
Butto all'aria i vestiti e apro l'acqua calda.
Il profumo della vaniglia e l'abbraccio del'olio essenziale di mandorle è tutto ciò che voglio ora.

 

Bye bye mondo!!!!

 

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24 febbraio 2011 4 24 /02 /febbraio /2011 10:17

Io mia madre la adoro.
Se potessi scegliere alla sua età vorrei essere come lei. Sempre attiva, divisa tra club del cucito, yoga, volontariato e mille altre attività. La pensione, rarità di cui gode da circa un anno, l’ha ringiovanita regalandogli il tempo per i suoi hobby e l’inestinguibile voglia di un nipote. Sì.
Ehm… vabbè… Dicevamo? Ah, sì.
Mia madre è anche abile in tutto ciò che si fa con le mani, dal bricolage al costruire bambole (che mio padre guarda oramai con rassegnazione mentre si moltiplicano in salotto e assumono sembianze di civiltà organizzata), dal giardino alla produzione di marmellate e sott’oli.

Senza considerare che a sessant’anni porta senza sforzo una taglia 38.
Ma anche la mia preziosa madre ha un difetto.
Enorme.
No, non sperpera in segreto la pensione al lotto. Peggio.
No, non frequenta gigolò. Peggio.
No, non ruba nei supermercati. Peggio.
No, non passa le notti a farsi fare le carte in televisione. Peggio.
Molto peggio.

Lei guarda Uomini & Donne.
Oltre a una serie di programmi trash da far impallidire. Barbara D’urso compresa.
Mia madre.
E lo fa in segreto.
Come una tossica.
Se glielo chiedi, lei nega.
 
Tutto è venuto alla luce per caso, quando mia sorella ed il suo ragazzo hanno iniziato a convivere nell’appartamento sopra ai miei. Lui fa i turni, perciò a volte rientra alle tre del pomeriggio. E che cosa pizzica? Mia madre che fa l’uncinetto davanti alla versione geriatrica della De Filippi.
Io e mia sorella l’abbiamo affrontata, esattamente come si fa coi tossici.
“Non è vero, non  la stavo guardando”
“Mamma, ti ha visto Mauro”
“Mamma, hai millemila canali di Sky, perché? Perché lo fai?”
“Ma no, è che c’erano i vecchietti. Mi fanno ridere. Eheheheh..”
“Te ne rendi conto che ti rincitrullisce il cervello, vero?”
"Che sono programmi che tentano di omologarti ad una massa idiota"
"Che ci sono uomini con le sopracciglia più depilate delle mie!!"
"Devi smettere!"
“Ma se era la prima volta!!”
“..."
"..."
“E poi,  è che aspettavo che cominciasse la D’Urs….”
MAMMA!!!!”
“Vabbè, ma dice cose interessanti!”
MAMMA!!!!!!!!”
“Oh, sentite, posso vedere quel che mi pare? E poi stavo cucendo, nemmeno ascoltavo.”
“Mamma, non dire assurdità!”
“Mamma, ma lo capisci che ti fumano il cervello con tutte ‘ste puttanate?”
“Ti svegli una mattina, mamma, e voti Berlusconi!”
“Oh, ve lo ripeto. Era la prima volta! Giuro!”
 
Tossica.
Nega tutto, anche l’evidenza.
 
Passano due giorni, le telefono.
“Ciao mammina, che fai?”
“No, niente… così…”
“E che è tutto il rumore che sento sotto, sei ad una festa?”
“No, è che guardavo il Grande Fr…”
“MAMMA NO!!!”
“Oh, ma che vuoi?”
Voce di mio padre da sotto che si agita: “Oggi guardava Uomini&Donne, l’ho filmata col telefonino!!!”
“Mamma, è vero??”
“Elio, impicciati del pallone, via! Che ne sai tu!”
“Mamma, la devi smettere! Guarda un documentario, guarda un film, un telefilm!”
“Ma era la prima volta!”
 
Sì, come no.
 
Aiutatemi…

 

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22 febbraio 2011 2 22 /02 /febbraio /2011 16:09

Io sono maniaca dei libri.
L’ho ribadito in mille e più occasioni e oramai lo sapete bene, senza bisogno di ulteriori specificazioni: i libri sono in assoluto la mia passione e la mia dipendenza.
Vi pare quindi che possa esistere qui a Perugia una libreria, inaugurata verso Natale, non ancora da me saggiata ed esplorata?

Così, in una giornata piovosa, trascino in pausa pranzo l’Amoremio mezzo influenzato (scusa ufficiale per saltare entrambi lo spinning) a vedere questa novità che tra l’altro si trova poco lontano dal mio ufficio. E poi cerco con insistenza i libri per bambini di David Grossman, mia ultima ossessione letteraria.
Entro e già non mi piace.
Troppo minimal chic, troppo… troppo… non so, credo artificiosa nell’ambietazione.
Come tutti i bravi maniaci, lo avrete capito, anche io ho le mie fissazioni. Oltre a sapere con assoluta certezza che io farei meglio.
Ecco qui i punti a sfavore della nuova libreria.
 
Tu, libraio non legato ad una grande catena di distribuzione, sì proprio tu. Io lo capisco che sul libro si guadagna poco e tu devi arrotondare, ti giuro lo capisco. Perciò posso tollerare i giochi intelligenti per bambini e qualche peluche. Capisco i ricettari, i calendari e le agende. Capisco persino i libri della Clerici, pensa tu. Però un’intera parete di candele profumate di tutte le fogge e dimensioni, no. NO. Non posso accettarlo. Che fai, il mese prossimo vendi le padelle? O i bigattini per andare a pesca?
 
Posso dirlo? Posso? IO ODIO LE LIBRERIA NON ORDINATE PER CASA EDITRICE. Possibile che le librerie italiane non riescano a capire che ogni altro modo è totalmente aleatorio nonché scomodo? Ordinare per genere è sciocco (dove lo metti ad esempio Houellebecq? Narrativa straniera? Saggi? Un po’ e un po’?), per ordine alfabetico inutile, visto la velocità con cui i clienti possono incasinare tutto. senza considerare che non tutti i commessi conoscono l’alfabeto a 26 lettere. Non voglio offendere, eh. E’ esperienza diretta.
Io vorrei sapere perché è così complicato ordinare per casa editrice. Qui a  Perugia lo fa solo una libreria, troppo costosa e scomoda logisticamente per me, ma degna della mia stima. Volete mettere la comodità? Ad esempio in caso di offerte e sconti. Oppure se, come me, amate la filigrana della carta solo di certe case editrici.
 
Siccome le libreria si ostinano alla divisione in genere, vorrei spiegare ai signori commessi di libreria che:

  1. Philip Pullman ha scritto “Queste oscure materie”, una trilogia che rifilate spesso (come tutto il fantasy in genere) tra i libri per bambini. Se solo voi conosceste vagamente Pullman potreste intuire che non è assultamente adatto ad un ragazzino sotto i 12 anni, nonché vietato dal Vaticano e da diversi genitori pretini. Stesso dicasi per Neil Gaiman.
  2. Se un autore ha scritto sia libri per adulti che libri per bambini non vanno messi tutti insieme. Altrimenti i libri sulla Shoah di David Grossman possono capitare tra le mani di un bambino di dieci anni che proverà a leggerlo, lo troverà troppo difficile e magari abbandonerà per semrpe i libri. Succede. Più spesso di quanto voi possiate immaginare.
  3. Negli scaffali dei libri per bambini ho visto Twilight. Ora, io capisco che è un fenomeno adolescenziale globale, e capisco anche che al giorno d’oggi si matura presto e a diciotto anni sei pronta per fare la escort. Ma porca pupazza, non è eccessivo? Io leggevo Piccole Donne e Anna di Green Gables, Il piccolo Lord e Senza Famiglia. Mica 'ste storie frigide di fighe e vampiri!!!!  Ma non si può!!! Poi ci lamentiamo dei ragazzini di oggi. Ma che modelli di riferimento avranno? Io volevo essere Jo March e loro Bella Swan?

Sono uscita bofonchiando dopo aver esternato le mie piccole perplessità all’Amoremio, molto divertito dal mio prenderla sul personale. Io sinceramente non ci trovo nulla da ridere, affatto.
Lui m'ha guardato e mi ha detto solo: "Ti amo quando ti accalori così per faccende che capisci solo tu e la tua testa!"
E vabbè.

 

Ad ogni modo, ho preso una decisione: quando sarò ricca e famosa mi aprirò una libreria mia per diletto. Venderò solo libri che dico io, consiglierò tutti i clienti ed avrò i libri finalmente ordinati per casa editrice secondo le mie fisse.
 

 
Sarete miei clienti?

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21 febbraio 2011 1 21 /02 /febbraio /2011 19:28

 

Quando quasi due anni fa iniziò la nostra convivenza e quasi contemporaneamente partì su Sky la pubblicità dell’HD col faccione di Vialli. 
L’Amoremio cadde in deliquio. Bello, bello, bellissimo!!!! 
Io, invece, ero scettica.

“Amore, è sempre televisione! Secondo me è una cavolata…”
"Amoremio, ma che dici? Con il nostro nuovo televisore HD... sarebbe un peccato!!" mi comunicò come fosse la cosa più normale del mondo.
"Mah... a me sembra la solita cavolata fatta per spillar soldi..."
“Zitta, donna! Tu non capisci! Lo vedi? Guarda! Lo vedi il pallone come si vede durante la partita? Com'è pulita la traiettoria?"
L’alzata isterica del mio sopracciglio deve averlo convinto di non aver usato con me l’argomento giusto, perché si ritrasse in un religioso silenzio.  E procedette con l'acquisto del pacchetto Sky HD nonostante le mie (legittime) rimostranze. 

Oggi, a quasi due anni dall'arrivo del Decoder in casa nostra, Sky HD regna ancora sovrana. Ma non solo.

"Amore... questa televisione ha qualche problema... non si vede bene... sarà l'antenna!" mi lamento a casa dei miei durante la cena. L'Amoremio, trangugiando l'ennesima fetta di roast-beef mi guarda col sopracciglio alzato e mi fa: "Amoremio, è che qui i tuoi non hanno l'alta definizione di Sky, nonostante il televisore nuovo."
"Ah."
"Sì, Amore. Quella che tu avevi detto non serviva proprio a nulla." 
Mi guarda con la faccia del gatto che ha acchiappato il topo e io non posso che constatare che ha ragione: mi sono abituata così in fretta all'HD da darlo per scontato.

Succede.
E succede anche che ci si abitui ad avere a disposizione le cose che piacciono di più, con la massima definizione ovviamente.
Così l'Amoremio è tutto contento perché il 15 è ricominciata la Champions League e non si perderà nemmeno un passaggio o il rimbalzare di una sciocca palla. 
Dal canto mio, non posso lamentarmi: febbraio, e precisamente il 27, mi porterà in dono la Notte degli Oscar e tutto il gossip ed ilo glamour che ne consegue. In alta definizione, of course

Certo, mi è toccato dar ragione all'Amoremio una volta tanto.

Ma è solo una volta, almeno per ora...

 



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19 febbraio 2011 6 19 /02 /febbraio /2011 15:38

Da quando ci siamo conosciuti, l’Amoremio tesseva le lodi di un libro degli anni settanta, colpevole secondo lui di averlo fatto innamorare nella prima adolescenza della fantascienza.
“L’hai letto?”
“No, mai sentito”
“Ricompriamolo che il mio s’è perso nei miei mille traslochi, lo rileggo anche io volentieri!”
Come posso io evitare di comprare un libro???
In libreria, nulla. Nemmeno alla Feltrinelli, nemmeno on line.
Abbiamo battuto mercatini dell’usato e svendite: nulla di nulla.
Fino alla svolta: ecco l’ebook.
Sì, lo so. Ho detto che gli ebook non mi avranno mai viva, ma questo è un caso diverso.
Il libro in questione è “Questo giorno perfetto” di Ira Levin. 
Pubblicato da Garzanti nel 1970 e mai più ripubblicato,  è tornato alla luce grazie al passaparola dei lettori su Internet e nello specifico di una lettrice di Anobii così gentile da agevolarmelo.
Si viola il copyright se si diffonde in rete un libro non più pubblicato da decenni? Secondo me ci sarebbe molto da dibattere. In fondo questo libro non è disponibile in alcun modo se non nel formato pdf.
E così ho potuto leggere questo bel libro che niente ha da invidiare al più blasonato “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury, se non la fortuna commerciale.
 
La storia è ambientata in una società apparentemente perfetta globale la cui genesi è vago: " Cristo, Marx, Wood e Wei ci ha portato a questo giorno perfetto"è ciò che i bambini imparano a scuola di canto.
L'uniformità è la caratteristica che definisce, c'è solo una lingua e di tutti i gruppi etnici sono stati eugeneticamente fuse in una gara denominata "La Famiglia".
Ci sono solo quattro nomi di persona per gli uomini (Bob, Gesù, Karl e Li) e quattro per le donne (Anna, Maria, Pace e Yin). Instead of Gli individui sono caratterizzati da una a nove carattere del codice alfanumerico, il loro "nameber" (un neologismo da "nome" e "numero"), ad esempio WL35S7497. Ognuno mangia "torta”, beve "coche", indossa la stessa cosa ed è soddisfatto.

Ogni giorno uguale.
Il mondo è gestito da una memoria centrale chiamata UNICOMP che è stata programmata per mantenere ogni singolo essere umano sulla superficie della terra sotto controllo. Le persone sono costantemente drogate per mezzo di trattamenti settimanali (Ndr. che fa molto Dollhouse), in modo tale che rimangano soddisfatti e cooperativi. Gli viene detto dove vivere, quando mangiare, chi sposare, quando per la riproduzione e per la quale lavoro che saranno formati.
Ognuno è assegnato ad un Consulente che si comporta un po’ come un confessore e mentore, un po’ come uno psicologo, ma anche come un poliziotto.

Ma un mondo così, può durare?
 
Finito il libro mi sono detta: perché non condividerlo?
Perché tenermelo per me e non divulgarlo, come ha fatto la gentilissima utente di Anobii?
Ecco, allora se volete il libro scrivetemi.
Non ve ne pentirete.
 
Ma non ditelo a nessuno…

 

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18 febbraio 2011 5 18 /02 /febbraio /2011 10:04

Nonostante tutte le manifestazioni che si possano fare, è innegabile che in Italia il detto più vero e che rispecchia la mentalità maschilista ed italica sia il vecchio: “Tira più un pelo di **** che un carro di buoi in salita.” Lo diceva anche Vulvia, ed io non mi sento di contraddirla.
A corollario di ciò, mi pare evidente che a far vendere giornali e prodotti in genere non sia la bontà del contenuto insito nel prodotto stesso, ma un paio di tette a pubblicizzarlo.
E’ vero?
Mah, diciamo che se non hai mai comprato quella rivista, tu maschio medio ne sarai attratto. Magari la compri anche. Ma se il contenuto è rivoltante, sarà la prima ed ultima volta.
E proprio in virtù di ciò un fulmine a ciel sereno squarcia la cronaca italiana. Macché Ruby, macché Egitto, la vera notizia è che Belen Rodriguez è stata licenziata dalla Tim.
Già. La più italiana delle compagnie telefoniche ha commissionato un sondaggio (è la moda) e ha scoperto che le chiappe in bella mostra dell’argentina non piacciono alle famiglie, che decidono così di cambiare gestore.
 Ora, io alla TIM due paroline gliele vorrei dire.

Lungi da me difendere Belen, che trovo una delle più antipatiche creature mediatiche che il blob della televisione italiana abbia mai prodotto, siete sicuri Sigg. Tim che la colpa del calo sia solo sua?
Fatevi un bell'esamino di coscienza, via!

Non mi risulti che si scriva da sola le sceneggiature di quegli odiosissimi spot, anzi a dire il vero non sono nemmeno sicura che sappia scrivere. Quindi, se il suo essere ornamentale  e svestita non vende, fatevi una domanda: non è che è colpa dei vostri autori?
La musica di questi caroselli senza né capo né coda ma basati sull’inossidabile binomio tette/culo che, si sa, in telefonia vende un sacco, è così odiosa da trasformare in serial killer la più innocente casalinga di Voghera. Poi vi lamentate degli abbandoni delle famiglie?
Certo, anche la Belen non è che sia un mostro di simpatia. Ride come una foca monaca e porta in giro l’esemplare più lurido e farlocco di maschio italico: Fabrizio Corona. Fonti scientifiche ancora non accreditate l’hanno classificato come l’importante anello mancante nell’evoluzione tra scimmia e uomo. Ma possibile che sia colpa sua? Che non venda?
Non lo so, sono scettica.  
E comunque sostituirgli un’altra bonona, ancorché meno discinta, non mi pare la soluzione.
Per dirla con Silvio, il calo delle vendite sarà basato sicuramente su questa ondata di falso moralismo sinistroide che cavalca l’onda eversiva causata dai giudici di Milano. Insomma, è sempre colpa di quegli sfigati di comunisti. Cribbio.
O magari delle vostre tariffe, cari Sigg. Tim. O del fatto che io ho buttato una scheda prepagata vostra dopo una settimana, perché va bene la pubblicità, ma essere assalita a tutte le ore  da sms pubblicitari (in una fase della mia vita in cui aspettavo trepida importantissimi sms chiarificatori) anche no.
Cari Sigg. Tim, solo una prece: ora che avete fatto fuori l’odiosa argentina, non fermatevi così, sul più bello. Prendete anche a zampate pure De Sica, non fatevi scappare l’occasione per fare pulizia sul serio.

 
Però il cane di Totti mica potete scritturarlo, eh!
 

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