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27 gennaio 2011 4 27 /01 /gennaio /2011 12:48

Una sera d’autunno di diversi anni fa, quando ancora ero gggiovane,  tornai tardi dalla palestra e mentre mi preparavo qualcosa da mangiare feci zapping tra il piattume che la televisione generalista ci regala da molti anni. E su Raidue beccai lui, Marco Paolini. Ed il racconto del suo Vajont. Rimasi così coinvolta ed affascinata dal suo raccontare una vicenda di cui non sapevo praticamente nulla da non rendermi conto dello scorrere del tempo, ritrovandomi a mezzanotte seduta in pigiama su una seggiola in cucina.
Marco Paolini ha questo grande dono. Stabilisce un’empatia fortissima con chi lo ascolta parlare, grida senza alzare il tono, racconta con semplicità e chiarezza ma senza banalità.
 

E così ieri sera ho trascinato l’Amoremio nella visione di Ausmerzen, il suo nuovo spettacolo, gentilmente trasmesso in tv da La7 (unica televisione in chiaro degna di essere vista insieme a sprazzi di Raitre) in diretta dalll'ex O.P. "Paolo Pini" di Milano.
 

E le mie aspettative non sono state deluse.

Così come accadde per la vicenda del Vajont, non sconosciuta ma sepolta nei meandri di una memoria collettiva troppo frettolosa e troppo presa dal sensazionalismo del presente, anche Ausmerzen punta a riportare l'attenzione del largo pubblico su una storia tanto dolorosa quanto rapidamente consegnata all'oblio: quella degli esperimenti di eugenetica che i nazisti condussero ai danni di malati psichici e portatori di handicap fra il 1934 e il ‘45, inquadrandoli in quell'allucinante fiera dell'orrore e della perversione che oggi chiamiamo Olocausto.
La scelta della data, vigilia di quel 27 gennaio che da qualche anno celebra anche nel nostro Paese la Giornata della Memoria, non è naturalmente casuale, attribuendo all'appuntamento televisivo quasi compito di ridare voce a tragedie dimenticate ed a orrori inimmaginabili.

Ausmerzen è il verbo tedesco che indica lo "sradicare" e se lo pensiamo riferito a degli esseri umani già possiamo percepirne l'intrinseca violenza.  Violenza non compiuta da uomini in divisa, ma da gente normale. Dottori, infermieri, medici di base, ostetriche. Gente che credeva davvero di fare del bene, che voleva crederci, gente che è stata cavallo di troia nei confronti di un popolo che gli affidava figli imperfetti e la speranza di guarirli.
E li affidava invece alle camere a gas.
O alla dieta E, una dieta senza grassi che uccide in non più di due settimane.

O alle iniezioni di barbiturici.
 
Morti, svaniti, eliminati.
Ma prima studiati, sezionati, catalogati.
Per ripulire il sangue.
Creare una razza pura, senza malformazioni.
Omologa.
Scienza senza coscienza.
 
Malati di mente, disabili, schizofrenici. Ma anche solo zingari.
Bocche improduttive da sfamare.
Che gravano sulla società.
Uomini, donne e bambini inutili. Indesiderabili.
 
Niente si inventa, nemmeno il nazismo.
Anche prima era così, magari con meno ostentazione.
Ma era già così.
Ed anche oggi.


Chiudiamo i clandestini in centri d’accoglienza stipati come sardine, maltrattati da pochi sfortunati poliziotti messi a guardia come cani in un pollaio.
 

Gente snaturata, gente che cercava un riscatto e trova niente.
Ma sono tanti, dove li mettiamo?
Chi ci pensa?
E i soldi?
 
Non cambia niente.
Mai.
 
Solo nella memoria possiamo sperare…
 

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23 gennaio 2011 7 23 /01 /gennaio /2011 18:09
Visto che sono in vena di nuove rubriche, dopo Preda degli ormoni, ho deciso di creare un appuntamento divulgativo sul blog dedicato ai libri. Un po’ perché la lettura è la mia grande passione, un po’ perché quest’Italia ha bisogno di divulgazione. E visto che le televisioni sono troppo prese da tette&culi, ci penso io, paladina della cultura!!!
Cominciamo con un libro di cui si è parlato tanto, anzi troppo: “Un giorno” di David Nicholls.
 
Troppo, perché alla fine quando si ciancica tanto di un libro va a finire che (tranne rari casi) è tutta fuffa.
E’ una regola non scritta, ma valida in un buon 89% dei casi.
E io lo sapevo. Lo sapevo, eccome.
Ma nonostante ne fossi pienamente consapevole, l'ho fatto lo stesso: ho comprato questo libro. 
Eppure avrei dovuto esser ben conscia del fatto che più un libro è osannato, più il marcio rischia di annidiarsi in ogni pagina. 
Ora, sono melodrammatica lo so. Ma questo libro è lungo 487 pagine, non 100 e non molte sono state piacevoli.
Soprattutto perché per mesi in palestra, a cena con gli amici e pure dal dentista ho sentito parlare e parlare di quanto Dex&Em fossero meravigliosi e di come fosse bello questo libro. Capirete che avevo delle aspettative.  Alte. Che sono finite pienamente disattese.
Tuttavia il fatto che fosse caldamente consigliato nella quarta di copertina da due loschi figuri come Nick Hornby e Jonathan Coe (che tranne rari sprazzi non mi son mai piaciuti granché) avrebbe dovuto illuminarmi. 
Ma niente.
 
Em & Dex e Dex & Em 
Per circa 350 pagine i due protagonisti, amici che hanno fatto sesso occasionale da trombamici annotatevelo a margine, si inseguono incapaci di rivelarsi reciprocamente i propri sentimenti.
Lei è la secchiona insicura e leggermente odiosa che sogna di fare la scrittrice ed incappa sempre in relazioni sbagliate (vi ricorda qualcuno? Me per esempio, per dire, ma anche una Carrie poco glamour  o una Bridget Jones più intelligente, per dire.).
Lui è il classico cazzone di buona famiglia, pigro e svogliato, incapace di combinare qualcosa di buono ma con un cuore grande così. 
Si inseguiranno fastidiosamente per tutte le pagine finché lei, come in un libro di Hornby, prenderà la questione in mano e la risolverà come ci si aspettava da pagina 12.
Emozionante.
 
Happy end? 
Questo romanzo insegue ostinatamente la morte del lieto fine per tutte le 487 pagine, come se fosse da sfigati far finire tutto a cuoricini e angioletti.
La banalità della storia renderebbe ovvio l'happy end, ma lui no. No. Decide che no, non ci può essere, come se fosse una svolta originale. E invece no, l'happy end (Guillame Musso insegna) potrebbe essere bellissimo ed originale se si avessero idee sufficienti per imbastirlo. Ovviamente Nicholls non ce l'ha e l'irritazione per una fine autocommiserativa non ha aiutato la lettrice cinica ma speranzosa che abita in me a innamorarsi del romanzo, né ha diminuito la mia voglia di utilizzarlo per uccidere i (troppi) ragni che abitano in casa mia. Sono aracnofobica, capitemi.
 
I maschi? Pfui!
Se questo libro fosse stato scritto da una donna sarebbe stato tacciato di maschilismo sfrenato. Invece l'autore è un uomo e quindi niente.
Resta il fatto che TUTTI i personaggi maschili di questo romanzo sono dei perfetti idioti, bamboccioni quando va bene, arroganti e villani se va male. Possibile che le donne siano sempre vittime (in)consapevoli e mai orride virago? 
Possibile che in tutto il Regno Unito non ci sia un uomo savio e intelligente? E’ vero, pure in Italia ce ne sono pochi e vanno cercati col lanternino, ma qui si esagera!
Non è che Nicholls strizza l’occhio al pubblico femminile con troppa veemenza?
 
Conclusione e voti
Dopo tutta questa prosopopea concludo dicendo che io ad Em & Dex un po' mi ci sono affezionata, altrimenti non ne avrei nemmeno scritto.
Sì, gli ho voluto bene a questi due sciocchi ragazzi., nonostante David Nicholls abbia fatto di tutto per farmeli odiare.
 
Ma non lo dite a nessuno.
 
PS. Per non essere troppo intellettualoide e far scappare il (poco) pubblico maschile del blog, in allegato una foto che merita.

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20 gennaio 2011 4 20 /01 /gennaio /2011 20:33
Interno, sera.
 
Cena di famiglia (quasi) settimanale a casa dei genitori di Phoebe.
Attori: Mamma, papà, sorella di Phoebe (da qui in poi SDP), fidanzato della sorella di Phoebe (da qui in poi FSDP), Phoebe (cioè io), l’Amoremio.
Televisore acceso sul telegiornale.
Errore gravissimo.
 
Ciomp ciomp, gram gnam.
Compare la faccia di Berlusconi alla tv.
 
Phoebe: “Epperò, mentre si mangia…. Non si può! Mi va di traverso!”
FDSP: “Ma tanto non eri a dieta?”
Phoebe: “E tu i fatti tuoi?”
Papà: “Ma davvero non se ne può più! Almeno una volta i servizi segreti l’avrebbero ammazzato!”
SDP: “Il problema non è il nano, ma chi lo vota!”
Phoebe: “Già! E sono ancora troppi! Mi passi i piselli?”
 
Gnam gnam, ciomp ciomp.
 
SDP: “Che poi io davvero vorrei capire, ma come si fa a non vederne l’amoralità?”
Amoremio: “Ah, proprio non lo so!”
Phoebe: “Zitto tu,che i tuoi lo votano e lo voterebbero ancora!”
Amoremio: “Embèh? E che è colpa mia???”
FSDP: “Le colpe dei padri ricadranno sui figli!”
Amoremio: “Ma anche no!”
Mamma: “Vuoi dell’altro roastbeef?”
SDP: “Mamma, non è per dire… ma basta col roastbeef…”
Mamma: “Cucina tu, allora. NO?”
SDP: “Mpf…”
 
Ciomp ciomp, gnam gnam.
 
Papà: “Che poi, pure a sinistra… se ancora la possiamo chiamare sinistra… che amarezza!”
Phoebe: “Ah, ma se si va alle elezioni non mi convincerete ancora a votare una coalizione dove dentro ci sono anche i preti solo per battere Berlusconi. Co’sta scusa ho votato l’Ulivo!”
SDP: “Bleah!”
Phoebe: “Già. tu sei scampata solo perché ancora non potevi votare, che credi? Ma stavolta voto Vendola!”
FSDP: “Macché, macchè. La soluzione è una sola: EMANUELE FILIBERTO! Vota Savoia!”
Amoremio: “Sì, come no!! Mi passi il vino? Grazie.”
FSDP: “Se ci pensate bene, almeno è gggiovane, bello e padre di famiglia! E poi è principe, lui!”
Phoebe: “Sul bello avrei da dire. E poi mi dà l’idea di uno a cui piacciono i trans!”
FSDP: “Non ti permettere, sai. Italia amora mioooooo!!!!”
 
Gnam gnam, ciomp ciomp.
 
Mamma: “Che poi, ma non ce ne possiamo liberare? Pure in Tunisia si sono liberati di un dittatore! E noi? Che è, peggio di Pinochet?”
Phoebe: “Mamma, tu sei troppo ottimista, non ti puoi basare solo sul tuo mondo. Guarda che il 52% degli italiani ancora lo voterebbe!”
Mamma: “…”
SDP: “…”
Papà: “Maria Pia: portami il fucile, ché bisogna tornare sulle montagne!”
Phoebe: “Papà, ma tu sei nato nel 1946, la guerra era già finita! E poi non ce l’hai un fucile…”
Papà: “La trovero un’armeria, cazzo!”
SDP: ”Ma tu non sai sparare nemmeno ai passeri…”
Mamma: “Chi vuole il dolce? Ho fatto la torta di carote!”
Amoremio: “Bèh, in fondo sono vecchi, grassi e tonti. Tuo padre potrebbe centrarli al primo colpo meglio dei passeri…”
FSDP: “Viva Savoia!!!”
 
Venite a cena a casa mia?

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17 gennaio 2011 1 17 /01 /gennaio /2011 09:39

Se c'è una cosa al mondo che mi infastidisce è quando, credendo di essere divertenti e smaliziati, gli uomini davanti ad una reazione femminile leggermente aggressiva si sentono in diritto di chiedere “Ma che hai il ciclo?”.
Grrr... grrr.... posso parlare? parlo? Allora vado, eh!?

Ecco, a parte che non sanno assolutamente di cosa si parla, io vorrei tanto chiedergli “Vi siete mai chiesti perché è toccato a noi donne avere il ciclo e fare figli? Perché un uomo con 37 di febbre è già in punto di morte!”
Ecco.
Come stavo dicendo.
Appunto.
Sono preda degli ormoni.
Sarà che sono in lotta con me stessa per smettere la pillola, sarà che c'ho 35 anni e la menopausa si avvicina. E visto che va così, ho deciso di rendere il mio sclero una rubrica fissa sul blog (ne siete felici, eh?).

Quindi, veniamo al sodo.
O all'argomento del contendere, che poi sennò vi illudete.
 

Tu, pidiellino orgoglioso, tu che sei una specie rara perché in Italia tutti dicono chenon l'hanno votato, sì proprio tu. Tu che mi hai detto che non c'è niente di male nelle feste di Arcore, perché ognuno a casa sua fa quello che vuole. Tu che ridacchi e dai di gomito con i tuoi amichetti, ridendo sotto i baffi all’annuncio che il Silvio s’è fidanzato,  proprio a te vorrei dire una serie di cosette:
 

Tu che vedi i festini di Arcore come il non plus ultra del figo e li rimiri con invidia e una punta di lussuria, non ti fai nemmeno un po' schifo? Ma se tua figlia minorenne andasse ad una festa ad Arcore, tu saresti contento? Ce l'accompagneresti bella bella, in mezzo ai vecchietti allupati? Magari le faresti anche le codine Lolita style o le accorceresti la minigonna? Dimmi, dimmi. Ti ascolto. Come dici? Quelle lì non dimostravano la loro età? E che ne sai come sarà tua figlia a 17 anni?

Amico pidiellino mio, non ti senti male a vedere un Big Jim con il lucido da scarpe in testa e con la fronte intronata dal botox e lucida come il culo di un neonato che blatera di fuffa in televisione mentre i problemi dell’Italia sono ben altri e diversi dall’utilizzo intelligente del Viagra?

Tu, che magari sei operaio o sottopagato, non ti sconvolge che iltuo premier invece di attuare politiche in incentivino il lavoro e tutelino le parti più deboli stia con Marchionne (“Ma almeno lui è maggiorenne!” Luciana Litizzetto op.cit.) e inciti alla delocalizzazione delle imprese come se fosse un imprenditore qualunque e non il Presidente del Consiglio?? Ma lo sai che tuo figlio non troverà un lavoro precario e malpagato nemmeno sventolando la tessera del PDL?

Caro amico che voti fiero la faccia da culo di Berlusconi, pensi davvero quel che dici o è solo che undici anni di Grande Fratello t’hanno cotto quei pochi neuroni che la natura ti aveva fornito gratis? Oppure trovi solo comodo e facile sederti ed ammirare la cultura dominante imbottita di populismo e chiappe all’aria che ti viene scodellata tutte le sere da Striscia la Notizia?

L’ho già detto che mi vergogno di essere italiana?
Ah, già più di una volta?
Eh, ma non è cambiato niente!!!!
E che voglio emigrare a Cuba, tanto dittatura per dittatura lì almeno fa sempre caldo e c'è il mojito? Anche?
E che la sinistra rappresentata dal PD fa schifo ed è degenerata nell’onanismo?
L’ho già detto?
Sì?
Lo ridico semmai qualcuno non l’avesse chiaro: Bersani, sei un bravo economista, ma per il resto sei un uomo inutile, capo di un partito di vecchi che non ha più idee e che falcia i giovani che vogliono emergere!
Come dite? Ho detto troppe volte culo in questo post? Davvero?
Scusatemi, non volevo.
 
E’ che non posso dire sempre Silvio, mi servono dei sinonimi…
 



 
PS. Vi state chiedendo il perché della foto? Sì? Allora rileggete il titolo del post e poi accendete i neuroni.

 

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12 gennaio 2011 3 12 /01 /gennaio /2011 22:09

“Ma l'hai vista quel volantino sul bancone della reception?” gli chiede Paolo buttando la testa sotto il getto caldo della doccia.
“Di che parli?”
Marco si butta sotto la doccia accanto, sfatto dallo spinning.
Ma servirà a qualcosa tutto questo sbattimento?

“Di quello sito di incontri on line, l'hai visto? Da non credere...”
“Mmmm”
Dubbioso Marco si passa lo shampoo.
Donne? Relazioni? Nono, grazie.
Ma proprio no.

Da quando è finita con Milena è solo, le altre ragazze non lo interessano e lei ora sta col suo collega banchiere. Ci mancherebbe proprio l'agenzia matrimoniale on line. Sì, proprio.
Ah! Ma tu pensa.
E poi lui non sta male, no? Gli uomini non stanno male, chiusa una porta si apre un portone. Che cosa c'è da frignare? Il mare non è forse pieno di pesci?

Ha pure cambiato banca da quando hanno rotto lui e Milena, capitasse d'incontrarli per sbaglio. Che poi, chis...

“Ma tu ti iscriveresti?” Paolo si sta già vestendo e lo riporta alla realtà “Secondo me è da sfigati”
Marco scrolla le spalle. Non gli va di parlare e cerca di sbrigarsi.

Già perché stasera Paolo lo ha convinto ad una uscita in quattro con la sua ragazze ed un'amica simpatica. Simpatica, ecco. 
Proprio stasera.
Lui che blatera contro le siti di incontri  on line ambisce al ruolo di ruffiano nella sua vita.
Ah ah.

Non è che non voglia uscire, sia chiaro. Quando aveva detto di sì gli era parsa una cosa carina, in fondo da otto mesi che è finita con Milena. Ma stasera si darebbe fuoco con un cerino piuttosto che uscire e dover sorridere a forza.
Che poi magari lei sarà carina, ma ignorante come una capra di cinema. Magari odia i fumetti.
Ma anche Milena li odiava.
E difatti non è finita bene.

Paolo lo anticipa nella reception e lo accoglie sventolando un paio di flyer dell'agenzia incriminata.
“Ma ti rendi conto?” gli dice allungandogliene uno “Ci vorrebbero far credere che è glamour e figo approfittare dei loro servizi. Che saranno magari anche cari! Tzè!”
Dietro il flyer ci sono tuti le indicazioni necessarie e Marco inizia a giocherellarci.“Vabbè, a me sembrano seri. Guarda, dice che fanno un test e che a seconda degli interessi che uno...”
“...sì, ti rifilano la zia racchia di Cesare Agostini , il tuo compagno di banco delle elementari!” conclude sarcastico.
“Senti qui: come vivono i single a Milano? Drink, ballare, mare... E un bel chissenefrega no? Sembra il manifesto elettorale del berlusconesimo! Come se i trentenni fossero tutti perfetti idioti!” oramai Paolo s'è scatenato.
Ma Marco non molla, vuole vederci del buono.
Sarà che lo aspetta una serata simpatica ed è di cattivo umore, si sente bastian contrario per vocazione. “E vabbè, ma faranno per vendere, no? Per attirare gente! Che ci scrivi su un flyer, che se non ti piace Dostoevskij non ti puoi iscrivere? E quanti lo farebbero, due in tutta l'Italia? Sai che bella manica di intellettuali!”

“Mpf, io non mi iscriverei di sicuro. Odio la scrittura russa”
Cala il silenzio.
“Vabbè, si va?”
"Mi sa che è il caso."

Prendono gli zaini e di cappotti e si gettano incontro alla loro seratina simpatica.

Marco sente la carta spessa del volantino in tasca.

Chissà, magari se va male stasera.
Anche stasera, perché mica è il primo appuntamento al buio che i suoi cari amici gli proprinano da quando è tornato single.

Chissà...

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7 gennaio 2011 5 07 /01 /gennaio /2011 15:45

L’altra sera, complice la voglia di tornare al cinema, mi sono fatta convincere ad andare a vedere Tron Legacy dall’Amoremio che, ricordatevelo bene, è stato ragazzino negli anni ’80 ed indi per cui affezionato al film del 1982 e a videogioco da cui tutto nacque.

Anche se io Tron del 1982 non l’ho visto.
Tutti ripetono che fu innovativo, uno spartiacque nel modo degli effetti speciali e della fantascienza, un mito, un cult, un’icona, ma io non l’ho visto.
E forse un perché c’era anche allora.
A dire il vero io non c’ho nemmeno mai giocato, a Tron il videogioco.
Ad essere sinceri, l’ho sempre confuso con Thor, ma non ditelo a nessuno.
Resti tra noi, insomma.
 
Anche per colmare questa lacuna, mi sono lasciata convincere e andiamo al cinema e va bene.
Inforchiamo gli occhialini 3D e ci trasformiamo subito negli Wham! a bordopiscina che fa molto Club Tropicana.
Club Tropicana, drinks are free,  Fun and sunshine - there's enough for ever…
SHHHHHH!!!
Il film inizia.
Silenzio.
Silenzio.
Dopo poco meno di 120 minuti ed un mal di testa che ancora non mi ha ancora  lasciata sola, posso affermare che il film ha pro e contro.
Più contro che pro, a dire il vero, ma ci sono entrambi.
 
Contro.

Jeff Bridges in versione Kevin Flynn anziano sembra Obi Wan Kenobi. C’ha pure il saio del maestro jedi ed anche il codino.
Originale, eh?
Fa yoga ed ascolta il rumore del cielo.

Al contrario, Jeff Bridges in versione Clu supercattivo sembra fatto col pongo. Anzi, col botulino. Possibile che anni ed anni di effetti speciali e badilate di dollari buttati al vento  non possano produrre una roba migliore di questa? Sophia Loren in confronto ha una espressione naturale dipinta sul viso, e non so se mi spiego. Che poi, questo Clu supercattivone è feroce e spaventevole come mio nipote di sette anni quando perde a Memory. 
 Noioso. In alcune scene mi aspettavo di vederlo sbattere i piedi e infilarsi il pollice in bocca come Re Giovanni.
Vogliamo infierire? E infieriamo, allora: la sceneggiatura.
 

Che dire della sceneggiatura? Mi ha fatto pensare a Transformers.
Devo aggiungere altro? Davvero?
Magari sullo spessore dei personaggi?

Ma la cosa grave è che in questo film manca lo smaccatamente figo. Chessò, non dico Hugh Jackman,  ma uno gnocco qualunque con l’addominale ricamato che tenga viva l’attenzione un minimo. Si sa che i peggiori film si salvano e meritano almeno un par di stelline se  c’è il Daniel Craig di turno che risolleva l’ambaradan.Per i maschi ci sono  Olivia Wilde e Beau Garrett avvolte in tutine supersexy e noi donne nulla. E non mi dite che c’è Garrett Hedlund e che mi devo accontentare. Come lo vedo penso a Patroclo che di suo non è che sia esempio di virilità, mapperfavorevà.I aggiunta un appunto: odio il 3D.
 

Mi fa vomitare in senso letterale.
Regolatevi.
Appena finito il film abbiamo trovato in sei persone almeno sei  film a cui questo capolavoro si ispira o deve qualcosa. In ordine sparso Matrix, 2001 Odissea nello spazio, Occhi bianchi sul pianeta Terra, Star Wars, Blade Runner (anatema!!!), Transformers, varie ed eventuali. Collage?
Ah, sono a dieta e non ho potuto mangiare nemmeno i popcorn.
Per dire, eh.
 
Pro.

Sì, ci sono.
Prima di tutto la bellissima colonna sonora dei Daft Punk, presenti nel film come DJ di un futuribile discopub. Bella e calzante.
Come un videogioco, appunto.
E poi, invecchiato e semiirriconoscibile eccolo lì: Bruce Boxleitner. Come non commuovermi davanti ad uno dei miei primi sogni erotici infantili (insiemema Capitan Harlock?).
Fenomenale e da segnalare Micheal Sheen nel ruolo di Zuse, ambiguo proprietario del suddetto discopub a metà tra una drag queen, il bianconiglio e il merovingio. Inutile dire che la sua apparizione ha mostrato a tutti la differenza tra recitare (lui) e vegetare (Hedlund).
Bella l’ambientazione, la città in rete tutta buia ed illuminata solo dai neon. Belle le moto, le cosiddette lightcycles. Ne voglio una. Subito. Ma ci vorrà la patente?
 
Insomma, un giocattolone.
Io in genere non ho la puzza sotto il naso, adoro la fantascienza ed i film fatti per stupire.
Però questo è troppo.
 
E ora vado a prendere un OKI per il mal di testa.
 
Quasi quasi lo addebito alla Disney.
 

 

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5 gennaio 2011 3 05 /01 /gennaio /2011 13:01

Il mio medico di base è lo stesso da una vita.
Mi ha curato la varicella e la nefrite, passando per la scarlattina.
Capirete quindi che mi conosce discretamente bene da quasi una trentina di anni.
Non solo, il medico è una lei ed è amica della mia sollecita madre. Fanno yoga insieme, capitemi. Capite la mia situazione e la mia frustrazione.
E ieri sera durante una banale visita di controllo mi fa spogliare, arriccia il sopracciglio e mi fa: “Ma sei ingrassata?”
Porte dell’inferno spalancatevi ed inghiottitemi.
“Pesati” aggiunge allungandomi la bilancia.
“Non posso, ho le scarpe” nicchio.
“Togliamo un chilo e mezzo” risponde convinta.
“Ma è contro la mia religione, non posso proprio…” biascico invocando un Dio a caso.
Mi scaraventa sulla bilancia con una mossa di judo e dopo lievi tentennamenti del maledetto aggeggio digitale la risposta è 62.
Meno un chilo e mezzo. Certo.
60,5.
“Facciamo sessanta” scrive lei nel pc .

Sessanta.

Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta. Sessanta.
Sessanta.
Dicevamo?
Appunto, sessanta.
 
Sono sotto choc.
Ero sempre stata una da 50 a 55 kg. Da giovane. Certo. Ora si avvicinano i 35 e non sono più giovane, evidentemente. Anche perché causa dieta anti-allergie non mangio dolci, pasta, pizza, ecc. E nemmeno formaggi o qualsiasi cosa contenga latte vaccino.
Quindi.
Quindi??
Come è potuto succedere?
COME????
 
Ripresami dallo stordimento sulla via di casa ho iniziato a elaborare diverse interessanti teorie.

1) Le calorie dell’alcool ingurgitato in anni di singletudine tra aperitivi e uscite serali mi è esploso tutto addosso all’improvviso.

2) I criceti che correvano sulle ruote del mio metabolismo sono morti.

3) Gli alieni stanno svolgendo abusivamente degli esperimenti sul mio corpo e lo stanno gonfiando per vedere l’effetto che fa.

4)
Ho una gravidanza isterica come la gatta della mia vicina.

In attesa che Raz Degan si applichi scopra il mistero che avvolge la mia trippa, mi sono messa  a dieta.
Coinvolgendo anche quel poveraccio dell’Amoremio, ignaro ed inconsapevole oltre che del tutto innocente. Oddio, visto che in casa nostra cucina lui, così innocente forse non è. Anzi, magari tra le cause del mio incicciamento progressivo e incontrollato c’è anche la sua cucina buongustaia.
 
Così sono state dimezzate le dosi di pranzo e cena non solo per noi, ma anche al gatto. Che tanto male non gli fa.
Mal comune mezzo gaudio?
 
Io ci vedo poca soddisfazione…

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1 gennaio 2011 6 01 /01 /gennaio /2011 17:37

Ed eccoci di nuovo ad un primo gennaio.
Un punto di svolta, una nuova vita, un inizio sbalorditivo? Una porta che si apre verso mille possibili alternative?
O una convenzione sociale imposta? Tutti a fare il trenino A-E-I-O-U-Y il 31 e poi il primo gennaio, in coma, tutti a comporre proponimenti per l'anno nuovo.

Ed allora eccomi qui, in un pigro primo gennaio, ancora satolla del Cenone e con il primo libro dell'anno appena terminato accanto a me, in attesa di concludere la serata con un altro giro di gioco d'azzardo natalizio con gli amici, ad illustrare i miei proponimenti.
Siete pronti? Allora via!

1) Essere meno sciatta nel vestire e nel propormi. A volte mi sento come una di quelle poveracce che finiscono tra le mani di Carla & Enzo a “Ma come ti vesti?”. Un po' per paura di osare, un po' per pigrizia congenita finisco sempre per mettere le stesse cose e sentirmi sciatta. Ecco, dal 2011 non succederà MAI PIU'. Il fatto che in questo momento sia in pigiama felpato e maglia di pile è irrilevante. Ecco. Oh.

2) Andare assolutamente a pilates almeno una volta a settimana. Anche se è noioso, anche se fa freddo, anche se è una noia mortale. Anche se la sera vorrei tornare a casa dal gatto invece che andarmi a stirare credendomi (inutilmente) un felino. Ci devo andare a tutti i costi, altrimenti a 40 anni cammino col deambulatore. Ma che noia

3) Dimagrire almeno 5 chili. Ma almeno. E sulla pancia, soprattutto. Ma anche un po' ovunque. Ecco, questa è una vera UTOPIA. Però i proponimenti sono fatti per questo, alla fine, vero? No? No? Sperare è importante e io spero sempre.

4) Piantarla di avere paura di dire come la penso su certe cose, di avere il terrore di esprimere i miei desideri ad alta voce per una ingiustificata fobia di passare per ridicola o anche solo di far arrabbiare chi ho intorno. A volte mi sento il classico chihuahua che abbaia e poi scappa senza risolvere nulla.

Ecco qui, questi sono i miei proponimenti per l'anno nuovo.
Pochi? Troppi? Mah, a me sembrano giusti.
Ed i vostri?
Ah, dimenticavo. Che ho un libro da finire l'ho scritto?

Anche questo è un discreto proponimento in fondo...

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22 dicembre 2010 3 22 /12 /dicembre /2010 08:57

Arriva il Natale, come tutti gli anni.
Argh.


Jingle bells, jingle bells…

Non è che io ami questo periodo dell’anno in modo particolare. Cioè, sono certa che lo amerei di più se avessi il tempo materiale e fisico di montare le decorazioni, fare a mano i centrotavola per il cenone, fare i biscotti a forma di stella e alberello, predisporre un presepe che nemmeno Edoardo, comprare regali con calma e godermela di più.
Invece sono presa in un inutile tourbillon di cose da fare, travolta da un uragano di incombenze e stretta in una morsa feroce dal mostro a tre teste e cento zampacce che è il mio lavoro.
Lo so, sono leggermente metaforica ed esagerata. Ma sono sovreccitata.
Ansiosa.


… Jingle all the way, Oh what fun it is to…

E il tempo passa senza che riesca a realizzare nulla. Nulla di quello che volevo fare.
Non è che Babbo Natale me porta due scatole di ansiolitici, eh?
Io già lo so, il tempo passa e i giorni scorrono come in un calendario dell’Avvento psichedelico.
Così mi ritroverò il giorno della vigilia senza aver fatto nulla di quello che speravo e con mille mila pacchettini ancora da fare. Che poi, a dirla tutta, non è che io, i pacchetti ed i nastri andiamo molto d’accordo.
I pacchetti, i pacchetti. Quanto sono belli quelli curati in ogni dettaglio, coi fiori secchi, le palline, i fili tono su tono.
Io invece sono una cialtrona rifinita: carta, nastrino oro e manco il biglietto che non ho avuto tempo.
Che personaccia che sono…

…ride In a one-horse open sleigh!!! Oh! Jingle bells…

Quindi anche quest’anno niente biscotti, niente presepe da competizione, niente fatto a mano, ma un solo triste albero di Natale da cui pendono decorazioni comprate al Penny Market l’anno passato e non fatte da me. Decorazioni che il mio gatto feticista tenta in tutti i modi di staccare dall’albero e portarsi nel suo stanzino, da cui riemergeranno presumibilmente a primavera.
Tra l’altro, il mio gatto vomita di continuo perché non ha capito ancora che l’albero non è commestibile. Quasi quasi per punirlo di tenta dabbenaggine gli metto un cappellino da Babbo Natale in testa, lo fotografo e lo schiaffo su Facebook.
Insomma, non sono una donna moderna, di quelle che riescono a far tutto e sono pure una bomba del sesso. A dirla tutta, sono una frana.
Mi arrendo.
Solo vorrei davvero sapere come fanno quelle che riescono a far tutto, magari utilizzando una pistola sparacolla.
Io, che al massimo a Babbo Natale chiedo una pistola sparachiodi modello Bret Easton Ellis, vi invidio proprio care reginette del bricolage e del fai-da-te.
Sono capitata in blog  e siti bellissimi, dove con estrema facilità tutorial ti spiegano come costruire cento diversi oggetti bellissimi, dalle ghirlande per la porta ai giocattoli per i bambini. E io li guardo e ripenso alle lezioni di Educazione Tecnica alle medie quando mi attaccavo pollice ed indice col Super Attak. Che bei ricordi.
In ogni caso, a parte la mia inettitudine, non avrei nemmeno tempo.
Devo fare ancora mille pacchetti e mi manca un regalo, per dire.
 
Speriamo che sia un buon Natale lo stesso, và…
 

 

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16 dicembre 2010 4 16 /12 /dicembre /2010 09:12

Tu pensi che a trent’anni o giù di lì l’essere single sia una scelta.
Un lavoro, una carriera, una macchina, una casa, un giro di amici, aperitivi, inaugurazioni, viaggi e così tanti impegni che l’agenda non basta.
Corri, corri, corri.

Magari c’è anche il tempo per un eclettico trombamico, nulla di più.
E la sera torni alla tua casetta vuota, animata solo da un gatto ciccione ed un po’ egoista, che adori ma che ti guarda male per la tua prolungata assenza.
E qualche volta, mentre ti togli il cappotto e lui miagola assatanato, pensi che forse dovresti comprargli scatolette più gustose per sopperire l’assenza ed evitare che ti tagli la giugulare mentre stai dormendo.

 

Ma ti basta, donna trentenne sulla cresta dell’onda?
La mattina passando il fondotinta davanti allo specchio ti dici di sì, specie se pensi alle tue amiche accasate che si lamentano tutte della loro vita da casalinghe disperate e del decadimento della loro vita sessuale.
La sera, togliendoti il fondotinta invece no, perché la casa è un po’ troppo silenziosa. Chiusa la porta sei tu e basta, e anche se non sei casalinga a volte un po’ disperata ti ci senti.
 

Ed è così che la vede Marta dall’alto dei suoi trentacinque anni.
 
Marta, sì.
 
Lei che a tutte le feste comandate, battesimi, compleanni e matrimoni di familiari che non riesce a dribblare con un triplo carpiato in avanti si sente chiedere dalla vecchia zia megera di turno: “Ma tu? Ti sei fidanzata?”.
E lei vorrebbe rispondere all’attempata strega che no, non l’ha trovato il fidanzato, ché mica crescono sui rami degli alberi. E poi, cara zia, ma tu lo sai com’è il mondo là fuori? Lo sai com’è diventata la società oggi? No, non negli anni ’50, quando andavi a messa e il garzone del bar ti occhieggiava mentre passavi col fazzoletto di pizzo in testa, no.
Oggi, cara zia. L’uomo medio ultratrentenne se è single o si sente Dio o si sente Corona (che è pure peggio) o è sotto un treno per lasuaexchel’halasciato’stastronza, e quindi troppo traumatizzato per interagire con te ad un livello superiore a quello della scopata a scopo ludico. 
Se non è single e allunga le mani, poi, meglio sorvolare, cara zia mia, che te lo dico affà?
Oppure vorrebbe risponderle con un “Cara zia, sono lesbica. La mia fidanzata si chiama Claudia, mò te la presento” e assistere all’angina della parente con il sorriso sulle labbra.
Ma è troppo buona Marta, o solo troppo stufa. E oramai se ne accorgono tutti.
Ha perso un po’ del suo smalto, è stanca. Annaspa tra frequentanti orridi cerebralmente che parlano a ruota libera di lavoro o, a scelta, per tre ore consecutive delle App del loro Iphone4.
“Senti, Marta, perché non fai come a fatto il mio capo? Lui si è iscritto ad un sito di incontri e ha trovato una nuova compagna dopo un paio di tentativi andati storti.”
Marta si riscuote dal Menu degli aperitivi e mi fissa come se fossi un alieno. O anche una cacca.
“Ma sì!” la incalzo io “te lo giuro! Pensa, è così di buonumore che mi ha anche dato l’aumento! Il primo in cinque anni!!!”
“Senti, scusa. Ma il tuo capo non è ultrasettantenne, vedovo e straricco? E ti chiedi come ha fatto a rimediare una nuova fidanzata? Come minimo sarà una spogliarellista moldava…” sghignazza bevendo il suo spritz.
“Ma proprio no!” insisto io facendo altrettanto “Anzi, è una bella signora vedova pure lei, hanno in comune la passione per il giardinaggio e stanno tutto il weekend a piantar gerani. Guarda, ti giuro. Lui dice meraviglie di ‘sto sito. Ti fanno dei test per trovare la persona giusta e anche gli incontri sono seri e selezionati. Provalo, no?” Non mollo l’osso, stavolta.
“Senti, ti ringrazio. Lo so che mi vuoi bene e mi vorresti felice, però no. Mi sembra una cosa squallida e mi sentirei davvero all’ultima spiaggia. No, proprio no.” E così dicendo tira fuori il portafogli e  paga anche per me.
Ci alziamo, ci salutiamo.

Io la mail gliela mando lo stesso, poi si vedrà…

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