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14 ottobre 2010 4 14 /10 /ottobre /2010 17:40

...rullo di tamburi, musichetta di suspence alla Soliti Ignoti… tensione a mille... Phoebe!!!!!!!

Eh, sì.
Chi s'intigna per le proprie ragioni e non si arrende, vince!
Dopo lotte, ricorsi al Co.re.com (che consiglio a tutti in caso di controversie legate al mondo delle telecomunicazioni, veramente efficenti, almeno in Umbria), telefonate rimpallate, raccomandate e fax avvelenati, il favoloso provider Ariadsl non solo mi ha riattivato il servizio ma scalato gentilmente due canoni dalla bolletta.
Da muro di gomma ad agnellino in due pezzi di carta.

Se Dio vuole, da domani questo blog riprende condizioni (ed aggiornamenti) umani.

Ah, dimenticavo… nel frattempo sono stata anche ad Istanbul…

… stay tuned!

 

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4 ottobre 2010 1 04 /10 /ottobre /2010 09:44
Ci sono giorni che pensi che no, non ce la puoi fare.

Ti svegli al dolce suono della sveglia ed il tuo unico pensiero è “NO”.
Semplice, limpido, pulito.
NO.

Il gatto ti guarda con gli occhi di chi sa che presto verrà abbandonato: pure il felino rancoroso mi ci voleva.

Ti alzi, ti prepari la colazione e guardi per tre minuti netti il cappuccino che perde la schiuma. E dire che è fatto col latte di soya e già sfida da sé tutte le leggi della termodinamica per star su.

La sveglia corre, è ore.
E’ ora di nuovo, e ancora e ancora.

Lavoro, telefono, mail.
Vuoi un caffè?  grazie, anche due.

Raffreddore, raffreddore tremendo.
L’Amoretuo che scappa in farmacia senza dirti nulla per procurarti il Vicks Sinex ti sembra il profilo della nave cargo che salvò i superstiti del Titanic.

Non ci si può fare niente.
Capita.

E’ lunedì.

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28 settembre 2010 2 28 /09 /settembre /2010 19:56

Sono viva, sono viva.
E’ che il mondo (e la tecnologia) cospira contro di me.

Cosa vi siete persi?
- Ho fatto causa ad Ariadsl tramite il Garante per le Telecomunicazioni ed il Co.Re.Com. Qualora abbiate mai controversie con vari operatori rivolgetevi ai loro uffici regionali: comodi, gratuiti ed efficaci. Nello specifico a me hanno staccato arbitrariamente l’adsl (anzi, no, il surrogato che mi danno perché io sto in pieno digital divide) per 20 giorni. Perché? Ipotetici, vaghi e fumosi guasti. Naturalmente nessun rimborso. Perché non disdico? Perché non ho alternative.

- Ho finito la saga di Twilight della mormonissima Stephanie Meyer. Perché? Perché sono masochista ed oltre le lezioni di Be Pump alla Sue Sylvester mi piace farmi male anche con la (pseudo) letteratura. E allora cosa è meglio del polpettone harmony-horror che fa impazzire le ragazzine di tutte le età? Certo, col senno di poi le mie recensioni dimostrano che avrei fatto meglio a dedicarmi al punto croce, però è anche vero che in fondo al tunnel l’atea luce di Philip Pullman ha rischiarato tutto. Provare per credere. 

- In casa siamo diventati tre. No, calmi: non sono incinta. Però non paga di dover badare ai miei genitori, ad una sorella che vabbè, ad un cognato puntista ed a altri casi umani assortiti, grazie alla mia super animalista amica R. un piccolo e dolcissimo gattino randagio è entrato nella nostra vita. Ecco a voi Nevruz!

E da domani torno la Phoebe di sempre.
Ariadsl permettendo, ovvio.

Vi sono mancata?
 
 

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13 settembre 2010 1 13 /09 /settembre /2010 11:01

Vivere sul Trasimeno è bellissimo.

Ti svegli la mattina in mezzo ad un bosco, nel silenzio.

Hai un uccellino che vive nella grondaia del tetto e viene a mangiare dal tuo piatto le briciole.

Puoi godere di bellissimi tramonti e di scenari da strapparsi i capelli.

I tuoi vicini più vicini sono a 50 metri e non hai problemi condominiali.

MA NON HAI L’ADSL.

Ce l’hanno sull’isola croata di Jerolim, un fazzoletto di terra davanti a Hvar.

Ce l’hanno in pieno deserto egiziano, dove manca l’acqua da bere.

MA NOI NO.

E quando, Ariadsl, che gentilmente a cifre esorbitanti ci fornisce una parvenza di servizio, come in questi giorni  ha l’umore girato di traverso… black out.

Senza nessun avvertimento.

Senza preavviso.

Sono cinque giorni e ancora niente.

Sistemeremo, sìsìsì” dice la signorina slava del call center.

Ma si, come no.

 

Ma vaffanculo, và…

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2 settembre 2010 4 02 /09 /settembre /2010 23:07

Me ne stavo al mio bar all’aperto preferito davanti al lago a prendere l’aperitivo con l’Amore mio, domenica mattina. 
Belli rilassati, occhiale da sole, spritz e brezza lacustre.
Cosa può mancare?
 
Ecco che nel clima semi-desertico del post vacanza arriva una comitiva rumorosa.
Sono tanti, chiacchierano ad alta voce e  l’età media sarà… sarà… oddio, sarà almeno 75 anni!
La garrula comitiva si siede e si accomoda.
Saranno almeno 15 persone, gli uomini col cappello e le signore con la maglina di cotone a maniche lunghe che è rinfrescato un po’, cocca mia.  Si accomodano, sempre rumorosamente, ed impegnano la cameriera coi dread in un match di lotta grecoromana per le ordinazioni.
Un’orzata? Due? Tre? O due?
Tu che prendi?
No, l’aperol no che mi pizzica. Meglio un crodino, via.
Facciamo due. Ma sennò bianco ce l’ha? E arancione?
Uno spumantino per me.
Giovanni, si dice prosecco!
Agata, io lo chiamo come mi pare. Vero signorina che va bene anche spumantino?
Anche per me.
Pure io via.
Oddio, non so che prendere.
Il succo di mirtillo ce l’ha? Dicono che fa bene alla vista!
Maria, è un po’ tardi, no?
Mentre torturano la capelluta cameriera ben oltre i limiti della Convenzione di Ginevra io e l’Amore mio li osserviamo stupiti.
“Chissà, magari tra trent’anni saremo come loro!” la butto là io divertita ingurgitando capperi freschi e patatine. “Vedi? Io sarà come la signora con la camicetta viola e i capelli tutti bianchi. Odio chi si tinge i capelli a quell’età. E poi guarda come mette a posto il marito!”
“Eh, allora non mi resta che essere il povero signor Giovanni. “ mi fa eco l’Amoremio “Però, fa pure il provolone con la cameriera!”
“Sì, sei proprio tu!” rispondo stizzita.”E quella signora con la magliettina leopardata e i braccialetti? Non ti ricorda C.?”
Terminate più o meno le ordinazioni, la cameriera se ne va distrutta a svenire in un angolo e la combriccola inizia a discettare di cellulari. Surreale.
“Guarda quello con le bretelle e l’aria da scout!” mi incalza l’Amoremio “Tale e quale a M.!!! chissà se c’avrà pure la bici da qualche parte!”
“E quella accanto a lui? Con gli orecchini viola e il capello riccio? Non è precisa a V.? EPer non parlare di quello con gli occhiali da vista ipertecnologici… ”
“Ah, quello è R. di sicuro!! E quella con il cagnolino al guinzaglio e il golfino sulle spalle? Ma è certamente R.!!!”
“E quella con la camicina azzurra ben stirata e i capelli rossi a caschetto? E’ J., non ci sono dubbi!”
“E quello con la pancia? Chi è?”
“Mah, secondo me è R., che nel corso degli anni abbandonerà lo spinning e diventerà un sedentario! Quello secco secco e pallido invece è F.! Preciso!”
E via così, a rintracciare somiglianze con i nostri amici, che non son certo meno casinari della comitiva che ho di fronte.
Ridendo dei loro e dei nostri difetti, immaginando il futuro.
Chissà dove saremo tra trent’anni. Sarà più o meno il 2040, le macchine (forse) voleranno e per telefonare basterà toccarsi un orecchio.
Chissà se saremo ancora così, capaci di crescere insieme nonostante fidanzamenti, spostamenti, bimbi e case da pulire, lavori impossibili e capriole assortite.
Sarebbe bello essere ancora vitali, con la voglia di vivere e l’energia di questi allegri nonnetti, che nel frattempo hanno iniziato a parlare di politica litigando tra loro a male parole.
Chissà se avremo la forza ed il coraggio di non perderci per strada. Di capirci e sopportarci sempre.
Chissà se capiremo ancora il mondo intorno o restermo ancorati alle tecnologie della nostra gioventù incapace di adattarci ad un’interfacci neuronale.
Magari.
 
Arriva la cameriera ed ovviamente le ordinazioni non tornano.
Non importa, signorina , facciamo che ci porta anche una  bottiglia di spumantino così siamo tutti contenti!
Giovanni, prosecco!
Agata!!
E lascialo stà!
Porti, porti.
E si sieda con noi, così ci racconta come si fanno ‘ste treccine.
Ma si lavano?
Le posso toccare?
Artemio, che dici!!!
Me le porta le noccioline? Ma non tanto salate, eh!
 
Ce ne andiamo, lasciandoli alle loro ciarle. A parlare di nipoti, cellulari e dreadlock.
Ce ne andiamo sorridendo, perché a volte la vita ti sorprende.
 
E forse il mondo non è così brutto…

Ps. Se non si fosse capito, questa è una dichiarazione d’amore ai miei amici. Tutti quelli importanti, che ci sono sempre, anche se non citati qui espressamente. Così, perché mi andava.

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31 agosto 2010 2 31 /08 /agosto /2010 21:25
Ricominciare la palestra dopo le ferie è terribile.
In un mese i tuoi muscoli hanno disimparato tutto quello che avevano recepito nei mesi precedenti ed il tuo corpo ha assunto i profili del lettino della piscina in cui sei svenuta il primo agosto. Non è facile guardare in faccia l’istruttore che ti obbliga a fare 3426 squat e non dirgli: “Ma se invece ci facessimo un mojito? Spritz? Aperitivino?” Il rischio è di ricevere un’occhiataccia dal tonico istruttore e 1528 squat supplementari di punizione. E l’Amoremio, mio compagno di sventure, ride.
Non contento il destino cinico e baro si accanisce su di me. 
Esco alle tre meno cinque nel parcheggio semideserto della palestra e una macchina mi ha posteggiato davanti. Di traverso.
Mi ha bloccata.
Non ci credo. No.
Ma il parcheggio è vuoto.
No. No. No.
E invece sì.
Una BMW di vattelappesca quale modello mi ostruisce la via, probabilmente per usufruire dell’ombra di uno spennacchiato alberello, l’unico del parcheggio. 
Mi attacco al clacson sbraitando in esperanto, mentre l’Amoremio cerca di calmarmi. 
Esca il cassiere dell’ipermercato fai-da-te del primo piano e si offre di fare l’annuncio alla cassa per cercare di trovare il parcheggiatore folle.
Niente.
Nulla.
 
Passano tre minuti.
Medito di prendere il crick e spaccargli il lunotto.
 
Passano cinque minuti.
Forse potrei staccargli l’antenna della macchina e mettergliela tra le spazzole del parabrezza.
 
Passano dieci minuti.
Forse se chiamo i culturisti della palestra la riescono a rovesc… ECCOLI!
 
Belli belli, con in mano la spesa, arrivano tranquilli.
 Sono chiaramente padre e figlio, uno sui sessanta e l’altro mio coetaneo. Vestiti da piccoli lord. Il ragazzo ha il colletto della polo alzato, per dire, in quel modo che fa così Corona da farmi vomitare.
Io e  l’Amoremio li accogliamo con scrosci di applausi che nemmeno al concerto di Goran Bregovic, mentre il padre alza il sopracciglio seccato: “Ci spostiamo subito” mi dice tranquillo.
 
“No, perché? Mica dobbiamo andare a lavorare noi! Faccia con comodo! Tanto siete i campioni del parcheggio!?”
“Qui c’era l’ombra” risponde serafico aprendo lo sportello. Ora, fosse stato il proprietario di un vecchio pandino senza aria condizionata ci sarei passata sopra, ma così no. NO. NO. 
“Ma lo sa che lei è un grandissimo maleducato? E se avessi avuto un’emergenza? Dei bambini piccoli? Eh? Eh? Non risponde?”.
No, non risponde.
Sale in macchina, mette la sicura (!) e si allontanano di gran carriera.

 
Finalmente in macchina l’Amoremio mi guarda perplesso: “TI sei calmata?”
“E’ che queste persone mi danno i nervi, pensano che il mondo sia tutto loro.”
“E vabbè…”
“E son fortunati che ho incontrato te, amore mio cucciolo, e mi son calmata. Sei anni fa ad uno che mi ha fatto la stessa cosa ho divelto lo specchietto con una pala messa in esposizione fuori dall’ipermercato del fai-da-te”
“Ah.”
“Ecco, vedi di ricordartene semmai mi volessi mettere le corna un giorno.”
“…”
 
Poi dicono che l’estate la gente diventa violenta…

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25 agosto 2010 3 25 /08 /agosto /2010 23:30
In questi giorni di ferie appena trascorse ho fatto una scelta: niente quotidiani, nemmeno on-line e niente TG.
Nemmeno quello di Sky.
Nemmeno il sito de “Il Fatto quotidiano”.
Nemmeno il giornale al bar all’ora dell’aperitivo.
Nulla.
Black out mediatico.


 
Quindi mi perdonerete se conosco poco o nulla del divorzio Fini/Berlusconi. Non ve ne avrete troppo a male con me se non sono a conoscenza della debacle sul clan Tulliani e sono venuta a sapere della morte dell’ex Presidente della Repubblica solo da mia madre.
Lo so che non è giusto, lo so che non serve a niente.
E’ stata una scelta.
Disintossicante.
Distensiva.
Antirughe.
Ma ha funzionato fino a domenica.
Oggi già i benefici effetti del silenzio mediatico si sono esauriti. 
E sono ricomparse le prime rughe.
 
Sia ben chiaro, non ce l’ho col Caimano.
 
Ce l’ho con chi lo vota e lo rivoterà, perché vuol essere come lui un uomo che si è fatto da sé. 
Ce l’ho con chi vota Lega, così occupato a guardarsi l’uccello da non capire che il diverso è lui.
Ce l’ho con noi italiani, che diamo siffatta immagine di noi all’estero, e ritrovarmi con un turista belga seduto accanto alla sagra dell’agnello scottadito che mi prende in giro non è bello.
Mi fa rabbia l’opposizione o ciò che ne resta, brandelli di qualcosa che era o poteva essere.
E mi fa rabbia pesare che gli unici barlumi di verità e razionalità provengano da Famiglia Cristiana.
 
E mi fa eco mio padre,che mi ricorda che “L’Italia non è un paese di sinistra, arrenditi. Se non ce l’ha fatta Berlinguer che era un grande uomo, come puoi sperare in queste marionette?” 
E in che cosa sperare? Nell’emigrazione? Nella Nuova Zelanda? O in una nuova coscienza morale e civile che questo paese non ha o ha dimenticato friggendo i neuroni al ritmo ossessivo con cui dimenano le chiappe le veline?
Siamo davvero condannati?
 
Voglio tornare in vacanza. Subito…

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23 agosto 2010 1 23 /08 /agosto /2010 23:19
Sono in ferie beata.
Parecchio beata.
Ma la famiglia incombe e per far contenti i miei io e l’Amoremio  andiamo coi miei ad una sagra.
Niente di ché, se non fosse che il paesino in cui si svolge è talmente perso nella campagna umbra che il nostro navigatore inizia a sbarellare. 
Dopo tre stradine bianche sbagliate imbocchiamo quella giusta ed eccoci giunti alla Sagra dell’Agnello scottadito.
Ci sediamo subito nella parte finale di una tavolata, che dividiamo con una famiglia  così bionda da essere evidentemente straniera. Padre mastodontico, madre e due bellissime bambine in età prescolare, così biondi e arrossati dal sole da essere subito etichettati: turisti.
Mia madre, in evidente ansia a causa della carenza di nipoti, si lascia scappare un: ”Ma come sono belle queste bimbe, sembrano due bambole!!”
Il padre si gira e sorride. Parla italiano. Con un forte accento ed un grande sorriso, e questo basta. 
Tra corata di agnello, costolette e vino di Montefalco a volontà diventiamo subito tutti amici e scopriamo come questa sia la sua settima volta in Umbria. Sono belgi, amano le colline perché la loro terra è tutta piatta, mi dice, e il mangiar bene. Carl mi racconta di aver imparato l’italiano per passione verso il nostro paese, mentre la moglie lo capisce un po’ ma non lo parla.
E’ così contento di averci conosciuto che ordina subito due bottiglie di vino. Non gli capita spesso di parlare con gente del posto, ci racconta, perché troppo schivi.
Non aveva ancora conosciuto me e la mia famiglia, evidente.
Dopo i preamboli su agriturismi, bellezze locali e specialità culinarie, mentre le bimbe approfittano del parco giochi il discorso vira sulla politica: “Ma kome fate foi italiani a fotare Berluskoni? In Belgio kon kose di kui lo akkusano non potrebbe fare nemmeno il sindaco di pikkolo paese kome questo!”
L’Amoremio tenta di spiegargli il conflitto di interessi, le leggi ad personam, la testa vuota di parecchi italiani. Il tutto mentre io all’altro lato del tavolo con veemenza cerco di ribadire che IO NO. Non solo, che disconosco anche quei fessi di italiani che lo hanno fatto.
“La kosa più bufffa,” continua lui “è fenire qui in Italia e sentire fostri notiziari che danno notizie tutte diferse da nostri, sempre a favore di lui!“
Mio padre quasi si strozza col Montefalco: “E ci credo, le televisioni e i giornali sono suoi! Come possono parlar male?”
E scoppiamo a ridere. 
 
Ma è una risata amara, che non ha niente di divertente o di allegro.
 
Per fortuna attacca l'orchestrina e tutti veniamo trascinati in una polka dal sapore italo-belga.
Dopo aver mangiato, bevuto e ballato, ci salutiamo mentre loro quattro trotterellano verso l’agriturismo, felici e un po’ ubriachi come si può essere solo in vacanza.
 
E un po' sconsolati, come solo chi smaltisce la sbronza riesce ad essere...

 

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23 agosto 2010 1 23 /08 /agosto /2010 10:16

Passeggio per le vie del paese.
Commissioni brevi: posta, pane, pausa caffè.
Mi ferma una conoscente in fila  per pagare la bolletta dell’acqua, proprio come me.
“Ah, sei in ferie?”
E' una conoscente classica, di quelle impiccione e che sanno tutto di tutti e lo archiviano nel loro database per usi (??) futuri.
Scommetto che sapeva già delle mie ferie.
“Sì, tre settimane”
“E dove vai, in Sardegna?”
Dovete sapere che in Umbria fa ancora molto molto chic andare in Sardegna ad agosto, nonostante sia chiaramente un carnaio infernale.
“No, stiamo a casa” dico distratta.
Mi guarda dispiaciuta e certa di aver fatto una gaffe: “Ah. E’ per la crisi, vero?”
Ecco, io le avrei voluto rispondere che no, non è per la crisi.
E’ che andremo in vacanza ad ottobre e ci son stata già ad aprile.
E’ che la vacanza d’agosto mi stressa, perché tutti sono in giro e tutti devono fare qualcosa e io invece mi voglio rilassare.
Che siccome sono fortunata e abito in un posto bellissimo, voglio passare giornate fatte di amici, partite a carte, piscina, aperitivi, vino, sesso, cene all’aperto, tramonti, lago, arrosticini, erba da calpestare scalza, polka da ballare alle feste paesane, passeggiate, niente impegni, puntate arretrate di BSG serie 4, libri, coccole, mojito, musica dal vivo, more da raccogliere, zucchine sott’olio da preparare, birra da bere dal collo della bottiglia e fiorentina da fare al barbecue.
E scusate se è poco.

Ecco cosa avrei voluto dirle. E invece ho detto solo “” sorridendo mesta.
E sono andata a pagare la bolletta, ché era arrivato il mio turno.

Che quella, ahimè, tocca anche in vacanza…

 

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21 luglio 2010 3 21 /07 /luglio /2010 23:33
Il mio panettiere di fiducia di chiama Alì ed il suo forno sta all’ingresso del Penny Market gestito dalla mia amica Mara.
Andare a far spesa è diventato per me un rituale, un momento di relax nel trambusto della vita quotidiana e un modo per ridere e far quattro chiacchiere.
Senza dimenticare poi che Alì fa un pane spettacolare, una pizza da urlo e anche come pasticcere se la cava bene.
Senza parlare del kebab. Già, perché Alì (ammesso che questo sia il suo vero nome e non una semplificazione) è pakistano di nascita e fiorentino d’adozione, impiantato sul Trasimeno un po’ per caso. 
Disquisivamo su come abbia raddoppiato le vendite togliendo l’indicazione pane arabo e sostituendola con “rosetta”, quando siamo distratti dall’arrivo di un’altra cliente.
Non è una qualunque, ma una specie di Kate Moss dei poveri. Alta, slanciata e con due occhi azzurri da levare il respiro. Se non fossero i suoi vestiti a tradirla, la canottierina, la gonna quasi zingaresca e le ciabatte di gomma,  sembrerebbe appena scesa dalla passerella. Ammutoliamo entrambi. 
Tiene per mano tre bambini biondissimi e con i suoi stessi occhi che avranno a scala 5, 6 e 7 anni. Il più piccolo decide di spalmare la maggior possibile di superficie del suo corpo sul vetro della panetteria, iniziando a fare cerchi per lui altamente coreografici con il fiato. Lei, svelta come una gatta, prima che nessuno possa dire niente, lo riprende per l’orecchio alzandolo da terra e provocando una grandinata di strilli. 
Signora, non fa nulla!” la richiama Alì.
No, no. Cattivo!!!” urla lei senza lasciare l’orecchio ma anzi aumentando la forza. E le lacrime del piccolo.
No, davvero… basta signora!” mi intrometto io.
Lei mi  guarda come fosse davvero una gatta e io un mostro crudele che vuole affogarle i cuccioli: “No! Lui punito!” 
Mentre io sono lì attonita arriva il resto della brigata, composta dal marito e altri due biondissimi pargoli. Cinque non sono pochi. 
Il più piccolo, a cavallo del carrello, assapora un gustoso pacchetto di fazzoletti di carta tra l’indifferenza dei genitori. 
Mentre il bambino urla, non posso che ammirare il marito, perfetto simulacro di un personaggio di Kusturica. In canottiera, capello bisunto, espressione truce e barba di diversi giorni spinge il carrello con una espressione caprina che lo esilia dal resto del mondo.
Mi faccio da parte e lei compra il pane tirando fuori le monetine da un portafoglio disastrato. Alì esegue e raccoglie gli spicci. 
Questa Famiglia Cuore dei giorni nostri se ne va così, con il piccolo anarchico che trascinato per mano che tira ancora su col naso incespicando sui suoi stessi piedi.
Quanti figli…” commenta Alì appoggiato al bancone.
Perché? Tu e i tuoi compaesani non ne fate così tanti?” rido alzando un sopracciglio.
Sì. No. Cioè, sì. Ma è diverso. Tu capisci?”
 
Sì, forse capisco anch’io...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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