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25 settembre 2009 5 25 /09 /settembre /2009 10:54

L’altro ieri l’ho mancato, vuoi per la mancanza di un’edicola sul tragitto casa-lavoro, vuoi perché francamente credevo che qui nella profonda provincia verde ed incontaminata le novità non arrivassero con tutta questa velocità.

Ieri ero di corsa, ho dribblato il traffico e sono arrivata in ufficio in ritardo.
Merda.
Posso essere sempre così scombinata? Vado alle sette di sera, come timido tentativo , all’edicola del mio paese. Niente. Esaurito. Non come mi aspettavo “Non ce l’ho” (considerando che tiene una sola copia de “L’internazionale” e che tutti i mesi devo fare a botte con un paio almeno di compaesani per accaparrarmelo). Mi ha risposto: “E’ finito”.
Mmmmm…
Bene, ora sono curiosa sul serio.
Torno a casa, metto un promemoria per la mattina successiva e vado a dormire tranquilla.

Se vi state scandalizzando del fatto che io non sia abituata a comprare quotidiani, bèh mi spiace. I generici li trovo un po’ anacronistici, spesso sorpassati dagli eventi. Mi piace comprarli la domenica e leggerli in piazza mentre prendo l’aperitivo d’estate. E poi un euro e più al giorno, tutti i giorni, mi diventa un’abitudine un po’ cara, senza considerare che possono essere letti gratis online.

La mattina alle 8 e 15 sono davanti ad un’edicola abbastanza grande con l’Amoremio.
Andiamo.
Phoebe: “Buongiorno, lo tiene Il fatto quotidiano?”
OminoDell’Edicola (scocciato): “Più che tenerlo, me lo portano. Mica lo scelgo!!
Phoebe (piccata): “Vabbè, me ne dà una copia?
Mi passa il giornale, io pago e all’Amoremio viene la curiosità:”Scusi, ne vende molti?
ODE (sbuffando e facendo spallucce): “E’ solo una moda. Lo compra chi in genere non prende quotidiani
E stai contento, brutto cretino, che ti aumentano le vendite, no???
Sto per ribattere e mettergli anche le mani addosso (ma tu guarda se dovevo trovare l’unico edicolante berlusconiano dell’Umbria), ma l’Amoremio mi tira via.
Uomo saggio.

Per chi non lo sapesse, Il Fatto Quotidiano nasce da un’idea di Antonio Padellaro e su promozione di un famoso e celeberrimo blog.
Edito dal 23 settembre, conta già su più di 30000 abbonati. il giornale non si avvale di finanziamenti pubblici e la proprietà è in mano ai redattori per garantirne l’indipendenza.
La sua redazione è giovane e di spicco; tra le firme Peter Gomez, Furio Colombo Luca Telese, Beatrice Borromeo e Marco Travaglio. Un target chiaramente giovane, solitamente abbandonato e snobbato nel panorama editoriale italiano.
In prima pagina, di spalla, l'editoriale di presentazione del direttore, dal titolo "Linea politica la Costituzione". Poco? Scontato? Di questi tempi affatto.
Padellaro chiarisce che Il Fatto sarà ''un giornale d'opposizione. A Berlusconi certo'' ma ''non faremo sconti ai dirigenti del Pd e della multiforme sinistra che in tutti questi anni non è riuscita a costruire uno straccio di alternativa. Troppi litigi, troppe ambiguità''.
Quasi quasi mi abbono. Anche in pdf, perché noi siamo giovani.

Buona lettura, e abbonatevi!

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22 settembre 2009 2 22 /09 /settembre /2009 11:36

Centro commerciale affollato.
Ore 14 di un giorno feriale.
Infilo il libro in borsa e vado verso l’ascensore.

In genere vado a leggere lì quando fa troppo freddo per andare al parco o magari piove, quindi spesso sono svagata dalle riflessioni che la lettura comporta.
Pardon, più svagata del solito, intendo.
Pigio il tasto della chiamata. Attendo. L’ascensore arriva. Anzi, arrivano, visto che se ne aprono due, uno vuoto e uno con due uomini dentro che chiacchierano allegramente in dialetto stretto.
Prendo il più vicino a me, quello vuoto e faccio per premere il bottone quando irrompe una ragazza tutta trafelata.
Avrà la mia età, tutta acchittata e fresca di parrucchiere che è una bellezza.
Mi dovrei alzare alle cinque del mattino per andare in ufficio così. Ed è piena di buste, grandi, piccole, colorate.
Ragazza: “Scusa, posso salire???” mi ansima in faccia.
Io sgrano gli occhi. Mi verrebbe da dirle che è un ascensore non la mia macchina!!!!
Phoebe: “Ma… certo…

Le porte si chiudono, lei si ravvia i capelli e emette un sospiro di sollievo. Immagino già diverse ipotesi:
1) un ex fidanzato molesto e smanaccione che l’ha riconosciuta tra la folla della pausa pranzo
2) un furto in un negozio, appena si è resa conto che la carta di credito era morta, per tenersi lo stesso i suoi acquisti
3) faceva jogging sui tacchi, perché è trendy

Invece lei mi fa: “No, perché sai, io ho paura a prender l’ascensore sola...
Phoebe: “Eh, un po’ pure io… con la claustrofobia…”
Ragazza: “Ma no!!! Macché claustrofobia!” risponde sdegnata come se le avessi detto di avere le piattole “Ma non hai visto quei due tipacci nell’altro ascensore?
Phoebe: “
Ragazza: “E poi io l’ascensore con un uomo non lo prendo mai. Chissà che può succedere.
Phoebe: “????

Appena si aprono le porte schizzo via, contenta che il centro commerciale sia solo a tre piani.
Ora, posso capire tutto, ma i due uomini nell’altro ascensore erano due operai della ditta che sta attaccata al centro commerciale (ancora in tuta dall’evidente colore) dell’età di mio padre, che paciosamente chiacchieravano del tempo e dei figli snaturati.

In un centro commerciale.
Videosorvegliato.
Alle due del pomeriggio.

Ci dovranno mettere le ronde pure lì…

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17 settembre 2009 4 17 /09 /settembre /2009 17:04

Avete mai visto “L’onda”?
No?
Peccato. Dovreste.
E’ un bel film, del 2008, non d’essai ma quasi. Insomma, lo Warner Village non lo ha proiettato, ma figurarsi.
Dicevamo.
L'onda. Die Welle, appunto.

Parla di Reiner, un professore tedesco punk-rock adorato dai ragazzi per la sua estrosità che, durante un corso tematico sull’autocrazia, decide di dimostrare ai suoi studenti che l’instaurarsi di un regime totalitario è sempre possibile anche nella nostra società così democratica.
Loro lo scherniscono: in Germania, oggi, ma no, non scherziamo, impossibile.
La nascita di una nuova dittatura è impossibile, perché ne conosciamo le conseguenze", recita uno dei protagonisti del film con fare sicuro e, diciamocelo, con una spocchia da schiaffi.
E invece sì, aveva ragione lui.

In una settimana la classe pigra ed annoiata si livella, disciplina e veste come in un vero regime. Tutti bellini in camicia bianca, a fare il gesto dell'onda ed a considerarsi una èlite in tutto e per tutto. 
Iniziano a sentirsi parte di qualcosa, legandosi a gesti e simboli concordati e riconoscendo come leader e despota il professore, prima divertito poi terrorizzato dalla potenza dell’esperimento.
Ed infatti l’esperimento gli scappa di mano, trasformandosi in tragedia vera e propria.

Ma è davvero così facile ricreare un totalitarismo?
Potrebbe succedere davvero e di nuovo?
Oggi?
Siamo così fragili?

Gli ingredienti non sono molti e sono a buon mercato, facilmente reperibili in una società come la nostra fatta di idolatrie al Corona di turno ed ignoranza massificata da Moccia dipendenti.

1. concentrazione del potere in capo ad un'oligarchia inamovibile e politicamente irresponsabile [9]
2. imposizione di una ideologia ufficiale con conseguente discriminazione del diverso e/o non omologato alle idee sviluppate dalla massa stessa.
3. presenza di un partito unico di massa
4. controllo delle forze operanti nello Stato (polizia) ed uso del terrore
5. completo controllo della comunicazione e dell'informazione.

Vi ricorda niente?

A me sì.

Preferivo Reiner…

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11 settembre 2009 5 11 /09 /settembre /2009 12:21

Da piccola l’estate la passavamo sempre con mia nonna. Non che l’inverno fosse diverso, ma senza la routine scolastica eravamo “sue” dalla mattina alla sera, orario d’ufficio completo.

Ho tanti bei ricordi di quelle estati passate libere a giocare, io e mia sorella.

Me la portavo dietro, fardello urlante di sei anni più piccola di me, a rubar ciliegie con le amichette in bicicletta.
La posizionavo con le gambe a penzoloni sul cestino della Graziella rosa mentre rideva come una matta, contenta di venire con noi grandi, e via: si va all’avventura.
Un’avventura fatta di campi da attraversare, nemici da sconfiggere, fossi da saltare, prugne acerbe da rubare sui rami degli alberi arrampicati come le scimmie.
E poi i giovedì mattina al mercato, a guardare gli accessori di Barbie taroccati sulle bancarelle e a metter insieme gli spicci per comprarli. Una bustina di scarpe cinesi costava 3000 lire e se eri fortunata ci trovavi anche i sandali coi lacci che alla Barbie stavano solo se le spingevi un po’ il piede verso il basso a forza, però erano fighissime.

Senza adulti sul groppone a dirti cos’è giusto o sbagliato ci sentivamo già adulti e liberi.
Fino all’ora di pranzo, però, ora in cui mamme e nonne, in primis la mia, cacciavano la testa dalla finestra richiamando i pargoli al dovere. “E’ oraaaaaaaaaaaaaa!” E di corsa tutti a casa, ché tanto ormai è troppo caldo per giocare. Ci si rivede alle quattro e mezza sotto il melo in fondo alla via.
Mia nonna era una gran cuoca, le piaceva cucinare di tutto ma specialmente la carne.
Il ché è strano, se considerate che mia nonna non mangiava carne. No, non per convinzione, ma per il sapore: lei i conigli li sgozzava per farli mangiare agli altri ed il tirare il collo ai polli non era un problema. E’ che proprio non le piaceva il gusto. E questo suo rifiuto la rendeva originale  eun po' folle, cresciuta com'era nel povero mondo dell'agricoltura a mezzadria in cui mangiare era un obiettivo primario.
Però la cucinava, la carne, e lo spezzatino con le patate che faceva lei faceva impazzire sia me che mia sorella.

Ma d’estate…

L’estate, specie dopo Ferragosto, il non plus ultra erano le patate fritte. Non quelle delle buste, ma quelle del campo, appena tirate su dalla terra. E poi zucchine, supplì, salvia e  fiori di zucca fritti in un tripudio di olio bollente che oggi mi farebbe star male al pensiero della cellulite che avanza. Ma a nove anni che ne sai?
Sali le scale di corsa e l’odore ti arriva forte già al quarto gradino, e tirando per la mano tua sorella corri ancora più forte.
Entri in casa ed in automatico la nonna ti spedisce a lavarti le mani in bagno: “E lavale bene anche a tua sorella!
Linde e pinte usciamo dal bagno e la nonna mi risistema le trecce, mettendoci in mano una patatina per uno.
C’è la tv accesa e subito inizia la lotta. Mi arrampico sullo schermo e pigio 5 sulla pulsantiera: voglio vedere BIS e poi IL PRANZO E’ SERVITO. Adoro specialmente il primo, con Mike che sottolinea il girare delle caselle sempre con una battuta.
4 la sedia
8 gli occhiali del Papa
33 gli anni di Cristo
77 le gambe delle donne.
Ma lei no.
La mocciosa petulante che tutta la mattina mi sono portata a spasso inizia a urlare inferocita: “CALLAAAAAAAAAA’!!”.
Sì. Vuole vedere PRONTO RAFFAELLA. A tre anni. Perché? “BOOONDA. Sempre roosa!
Contar fagioli contenuti in una teca non mi ha mai affascinata, e in più la Carrà mi stava antipatica con quella sua voce sguaiata. Manco morta!
Da qui scaturiva una rissa con promesse di sberle e minacce sedata da mia nonna con classica diplomazia contadina: “Che abbiamo visto ieri? La Carrà? Ecco, allora oggi si guarda Mike!
Mia sorella metteva il muso, si accigliava e poi se ne dimenticava, mentre io cercavo (inutilmente) di risolvere il rebus e di fare le coppie con i regali giusti.
E poi Five!!!! Lo voglio anch'io, lo voglio! Quest'anno lo chiedo a Babbo Natale, speriamo me lo porti!

Sono passati tanti anni, mia nonna non c’è più.
Siamo cresciute, non litighiamo più per le Barbie e la tv. Viviamo entrambe le nostre vite e ci vogliamo bene, unite dall’amore per la donna che così tanto ha fatto per noi.
I bambini non escon più da soli in bicicletta per le paure dei genitori. Pedofilia, delinquenza, paura di chi non si conosce, sono tutti concetti che noni non avevamo. 
Il quartiere dove viveva mia nonna non è più campagna ma quartiere residenziale, il parchetto dove giocavamo ora è un parcheggio pieno di graffiti sui muri.
Mike è morto, Corrado anche e con loro un modo di fare televisione cortese e garbato, privo delle urla e delle volgarità della televisione attuale.

Quel mondo, davvero, non c’è più…

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9 settembre 2009 3 09 /09 /settembre /2009 16:47

Giro al centro commerciale di sabato.
Le ragazzine urlanti hanno già fiutato l’odore dell’autunno perché hanno abbandonato le spiaggette del Trasimeno per tornare a pascolare tra i negozi. Ovviamente sempre vestite come delle Winx ubriache e con gli occhietti impiastricciati di eye-liner sbarrati alla drammatica ricerca (forse) di un fac-simile dei Tokio Hotel.

Eccezionalmente io e l’Amoremio siamo qui in un giorno non lavorativo.
In genere nei weekend non ci mettiamo piede, un po’ perché è un circo equestre  un po’ perché è davvero troppo vicino all’ufficio e a sentirne anche solo l’aria mi sembra già lunedì.
Ma mi sono fissata che DEVO preparare il mio famosissimo liquore alla liquirizia e l’ingrediente principale (cioè la liquirizia purissima in confetti, appunto) la vendono solo nell’erboristeria dentro il centro commerciale.

Perciò.
Si va.

Dobbiamo percorrere l’intero corridoio perché l’erboristeria (sic.!) sta proprio in fondo, nuotando tra ragazzini coi pantaloni calati fino alle ginocchia (e la vista delle mutande altrui non è mai bella) e ragazzine dodicenni ammiccanti verso qualunque cosa abbia un apparente sesso maschile.

Quand’ecco che passiamo davanti alla libreria.
Phoebe: “Ci fermiamo???” chiedo con espressione da drogata.
Amoremio: “Phoebe… possiamo fare prima quello per cui siamo venuti?
Phoebe con occhioni luccicosi: “Daaaai!
Amoremio: “Dai, su! Fa la brava! Poi ci fermiamo!
E così passiamo oltre, mentre una commessa si affaccia mi riconosce e mi saluta per nome.
Amoremio scuote la testa ridendo: “Ma ti rendi conto? Fra un po’ ti srotolano il tappeto rosso!

Arriviamo in erboristeria, compro 150 g di liquirizia purissima che si trasformerà in cinque bottigliette di liquore, pago, saluto la signora, prendo sottobraccio l’Amoremio e lo trascino in libreria.
Entro saltellando, felice come un bambino di due anni in una vasca di palline colorate.
Mi viene incontro la responsabile che garrula mi annuncia novità: “Vieni, cara” mi dice “guarda, abbiamo cambiato la disposizione dei libri. Mi dai un parere?
Mi illustra i cambiamenti e mi chiede opinioni, illustro possibili miglioramenti e dibattiamo davanti agli occhi dell’Amore mio palesemente sconvolto.
Eppure sa che da quando il fioretto è finito la mia insana passione per l’acquisto smodato di libri è ricominciata più forte di prima, paragonabile solo a quella di una donna normale davanti a scarpe firmate in super offerta.
Girello tutta contenta, la libreria è il mio luogo naturale e qui mi sento serena e felice.
Potrei starci delle ore, perdere la cognizione del tempo e delle persone che sono con me. Finché sento una voce vagamente familiare chiamarmi “Tossica” e riportarmi piano piano alla realtà.
Ok, andiamo.

Arrivo.
Adesso.

Opto per SOLO due libri per di più in offerta (ma come sono brava). E il mio amore, che mi asseconda in questa mania, alla fine me li regala con un sospiro divertito.
Per fortuna mi ama.
Torniamo a casa e sono felice come una bimba.
E siccome sono di buonumore, vi lascio due suggerimenti letterari, di libri tutt’altro che recenti ma assolutamente imperdibili:
- il primo è IL QUINTO GIORNO di Franz Schatzing. Sono 1049 pagine, ma non fatevi spaventare. E’ u bel thriller scientifico,  avvincente e divertente. Solo non leggetelo al mare che sennò vi vengono tutte le paranoie dell’universo
- l’altro è IL CATINO DI ZINCO di Margaret Mazzantini. Non amo particolarmente la Sig.ra Castellitto, ma passeggiavo in libreria e ho visto questo libro in edizione economica. E siccome edizioni economiche di Marsilio non ne avevo mai viste mi son fatta tentare. Bèh, leggetelo. Mi ha incantata e fatto ricordare mia nonna e le sue storie.

Buona lettura.

E buona dipendenza…

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2 settembre 2009 3 02 /09 /settembre /2009 15:48

Si sa, è risaputo anche se ostinatamente negato dai più indomiti maschilisti: le donne sono più intelligenti.
Non solo, siamo più creative, volitive, precise, stakanoviste e brillanti.
Inoltre non siamo solo donne, ma anche mogli, madri, amanti, compagne, badanti, colf, pornostar, cabarettiste, chef, ragioniere, giardiniere e molto altro ancora.

Eppure, in migliaia di anni, nonostante centinaia di tentativi più o meno brillanti non siamo mai, ma proprio mai, MAI, MAI riuscite a stabilire un predominio sul mondo, ad istaurare una sorta di matriarcato che scalzi gli uomini dal trono su cui dominano e a cui stanno aggrappati con le unghie e con i denti.
E perché mai?
In fondo gli uomini sono creature molto più elementari di noi, viziati dalle attenzioni materne che si protraggono almeno fino ai 55 anni di età, primitivi, rozzi e facilmente raggirabili con lusinghe sessuali anche solo promesse e mai attuate.
Eppure anche la natura ci fornisce illuminanti esempi di predominio femminile.
Allora perché?
Perché nel 2009 il potere economico, politico e sociale è ancora strettamente nelle mani dei “sesso forte”?
Semplice! Perché nonostante tutte le qualità femminili ed un numero di neuroni molto più alto dei maschi siamo continuamente prese da mille cazzate che alienano la nostra attenzione verso fuggevoli e inutili amenità.
Alcuni esempi?

1) La competitività.
Noi donne tra di noi siamo ESTREMAMENTE competitive.
Una più magra? La odiamo a pelle. Una più bella? E’ di sicuro una stronza. Una alta, bella e magra? Di sicuro è frigida!
Inutile negarlo, perdiamo un sacco di tempo cercando di ribadire una supremazia in un regno che sta solo nella nostra testa.
E questo non accade solo con perfette sconosciute per strada, ma in ufficio, in palestra, tra amici. Invece di unire le nostre forze ci guardiamo in cagnesco temendo che l’altra venga a fare la pipì nel pratino all’inglese che abita la nostra ligia quotidianità.
E non è prerogativa delle più sceme o ignoranti, tutte noi donne siamo chi più chi meno vittime di questa tara genetica. Altrimenti non si capisce come mai tutte abbiamo almeno una collega stronza, io in primis, e che esse proliferino cullate nel brodo della loro competitiva ottusità.
Tu donna, che mi guardi male mentre chiacchiero con tuo marito con cui ho fatto la seconda elementare, placati. NON LO VOGLIO! Ed è inutile che vieni intorno mentre parliamo per ricordare la tua esistenza al mondo. Credimi, tuo marito ne è conscio. Parecchio.
Da dove nasce questa competizione? Probabilmente dalla caverne, quando assicurarsi un maschio voleva dire avere carne di mammut a volontà.
O forse è causata dai corsetti troppo stretti che le donne hanno dovuto indossare nei secoli fino all’invenzione del reggiseno e che hanno avvelenato l’anima di chi li portava.
Forse.

2) La maternità e i suoi derivati.
Tu, proprio tu che guidi una Punto bianca targata AS XXX XX e che facevi tanto la svelta in terza media (ti ho riconosciuta, sei tu!!!). Solo perché hai sul lunotto posteriore un adesivo con scritto “Bimbo a bordo” a grandezza naturale non vuol dire che tu non possa sorpassare l’omino col cappello di paglia che cavalca in mezzo alla strada una possente Graziella del 1971 con tanto di cestino anteriore, causando una fila di 50 metri in una strada percorsa normalmente da una macchina ogni venti minuti. Tu sarai pure diventata mamma, ok, ma mica vuol dire che sei ritardata. Lo vogliamo pigiare il pedalino del gas, eh?
Una donna media, dopo la gravidanza, perde la lucidità e si dota di una prudenza e di un livello di paranoia MOSTRUOSO spesso con effetto irreversibile.
Su di loro e sui pargoli.
Non correre, non saltare, non sporcarti.
Vieni qui, non sudare, non leccare i giocattoli che ti vengono le infezioni come su Malattie Misteriose.
Non toccare il gatto, lavati le mani, non girare scalzo.
Mangia, mangia, MANGIA!
Tutto questo va pure bene fino a una certa età, ma passati i 30 no.
 
3) L’acidità verso i propri simili.
Se avete bisogno di chiamare un call center, pregate Iddio che non vi risponda una donna. MAI. MAI E POI MAI.
Centralinista donna: “Pronto 190, in che cosa posso aiutarla?”
Phoebe: “Guardi, ho una connect card blabla bla bla. Mi ha smesso di funzionare, si è accesa una luce rossa. Che faccio?”
Centralinista donna: “Ma lei ha pagato?”
Phoebe: “Oddio, ho l’addebito sulla carta di credito. Sì, credo di sì, anche se ho variato la carta perché me l’anno rubata ma…
Centralinista donna: “Lo sapevo, non ha pagato”
Phoebe: “…sono stata in un centro Vodafone a fare la variazione e…”
Centralinista donna: “Senta, paghi poi vediamo”
Phoebe: “Ma…”
Tututututututuututu.
Puttana.
Richiamo, incazzata come una biscia.
Centralinista uomo: “Pronto 190, in che cosa posso aiutarla?”
Phoebe: “Guardi, ero con una sua collega ma mi deve essere caduta la linea. Ho una connect rad blabla blabla che non funziona più. Si è accesa una spia rossa e…
Tututututuuttu!
Oh, merda. E’ caduta di nuovo la linea, che palle!!!!!
Suona il cellulare all’improvviso. Numero sconosciuto.
Centralinista uomo:”Mi scusi è caduta la linea. Guardi se si è accesa la spia rossa o è la connect card rotta o la SIM”
Phoebe: “…”
Centralinista uomo: “Faccia così. Ci metta la SIM del suo cellulare, se la luce si spegne è rotta la SIM, altrimenti la Connect Card. In ogni caso, può andare in un centro Vodafone e far sostituire il pezzo rotto”
Phoebe basita: “…”
Centralinista uomo:”Scusi l’inconveniente, ma capita!”
Phoebe oramai ipnotizzata: “Certo, certo. Senta, può controllare se il RID è pagato?”
Centralinista uomo ticchettando sulla tastiera: “Certo, tutto in regola”
PUTTANA!!!!
Ora dico, ma perché finisce sempre che i problemi me li risolvono gli uomini?
Io capisco lo stress, lo sbattimento, le domande sempre uguali, lo stipendio da fame. Ma che ti costava controllare? Un controllino, prima di spararmi nel tuo personale bollettino dei protesti!
E la tiritera è la stessa. Alle poste, agli sportelli degli uffici pubblici, in banca. La preposta donna sarà sempre mediamente più acida di un uomo, più annoiata e con una bocca a culo di gallina.
E non dite che sono le mestruazioni, che il ciclo ce l’ho pure io e mica 365 giorni l’anno.
Sarà perché sono donna e tutto ciò è corollario del punto 1?

4) Ansia e le sue sorelle.
Dove vai? Quando torni? Torni?
E quella chi è?
Che ci metto con questa gonna? Ma il viola mi sbatte? E il verde?
E questo vestito mi ingrassa? Sarà il colore o il modello?
Sono grassa? Sono ingrassata? Che dici, eh? EH? EH?
Mi si vede la pancia?
Non è che questa ciambella intorno alla vita è diventata un canotto, vero?
Oddio, ma questo è un brufolo?
Sarà caldo? Sarà freddo?
E se piove?
Le tendine? Come le facciamo?
E che cosa diranno i vicini?
La dieta? La dieta!!! La dieta!!!!!!!!!!


Detto tutto questo, il perché dell’immutato predominio maschile nella quasi totalità dei campi appare ovvio e non stupisce poi così tanto. Prese da mille scemenze, noi donne non sappiamo coalizzarci per dare il meglio di noi nelle cose davvero importanti. 
Così come appare ovvio e sensato che io abbia avuto quasi sempre amici maschi e che le donne che nel tempo sono diventate mie amiche e lo sono rimaste sono persone uniche, meravigliose e ironiche che, pur essendo “donne nella media” sui difetti e sugli istinti sanno ancora riderci su.
Ed è per questo che le donne forse il mondo non lo domineranno ancora per tanto tempo, ma lo rendo sicuramente un posto più bello e colorato da vivere.

Forse…

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26 agosto 2009 3 26 /08 /agosto /2009 16:15

Ultimo fine settimana di ferie, caldo ammorbante e voglia di tornare al lavoro pari a quella di martellarsi di ditone del piede con l’incudine della ACME di Willy Coyote.

Io e l’Amoremio decidiamo di passare sabato e domenica a rilassarci e goderci casa nostra, il lago e il giardino.
Ottima preparazione all’imminente rientro, direte voi.
Giusto! Ma ci sono ancora “piccole incombenze” da sbrigare e quindi sabato mattina mi armo di buona volontà e parto. Io da sola, visto che l’Amoremio decide di mettermi le corna con la Xbox.
Vado in paese, ritiro il quadro comprato in Croazia e che abbiamo fatto incorniciare, faccio la spesa, vado in panetteria, alle poste e poi torno.
L’Amoremio ha preparato ha cucinato nel frattempo manicaretti degni di Alessandro Borghese, apparecchiando in terrazza e romanticamente ci godiamo un pranzetto al fresco.
Ma ecco che suona il mio cellulare.
Sarà mia madre, immagino.
E invece è un numero sconosciuto: “Pronto, buongiorno. Siamo i Carabinieri di XXXXXXX. Lei è la signorina Phoebe?”
La mia mente è attraversata da un lampo. Ecco, hanno riutilizzato i documenti che mi hanno rubato in Spagna per fare attentati terroristici nei paesi baschi.
Oddiodiodiodiodio.
Io non sono stata, giuro!!!!!!!!
Phoebe: “Sììì???”
Carabinieri: “Per caso lei guida una Peugeout 206 e oggi era nel paese di S.XXXXXXXXX?”
Phoebe: “???”
Carabinieri: “Lei non si è fermata all’alt dei Carabinieri, ha sorpassato una macchina in nostra presenza indi si è data alla fuga?”
Phoebe (attonita): “Ma chi?”
Carabinieri: “Lei in persona personalmente guidava o terzi?”
Phoebe (sempre più attonita): “???????????”
Carabinieri: “In ogni modo si dovrebbe recare qui in caserma per ritirare i verbali, visto che si è data alla fuga”
Phoebe: “Guardi, io ci vengo subito in caserma, ma mica non mi sono data alla fuga, io non vi ho visto! Ma dove sarebbe avvenuto tutto ciò?”
Carabinieri: “Venga che le spieghiamo”

In preda al nervoso e blaterando contro i Carabinieri come corpo da sciogliere SUBITO e da integrare negli ausiliari del traffico per competenza celebrale, l’Amoremio mi porta in caserma.

Qui mi informano che io avrei:
1) sorpassato sotto casa davanti ad un campeggio, indi in zona pericolossissima visto l’afflusso turistico
2) premuto l’accelleratore ed a folle velocità scappata fino a sparire
3) non risposto all’alt con conseguente spregio della pattuglia dei carabinieri
4) sono scappata mostrando (forse, non confermato) il dito medio

In realtà:
1) avevo davanti una ottuagenaria su una Fiesta del 1990 che andava a 15 km/h
2) l’ho sorpassata alla folle velocità di 50 km/h
3) non ho visto i Carabinieri appostati dietro una siepe all’ombra per ripararsi dal sole a picco
4) nel mentre che le faine (per loro stessa ammissione) risalivano in macchina, si toglievano i giubbotti antiproiettile, riponevano le armi in sicurezza, pigliavano un caffè e facevano inversione, io sono svoltata nel vialetto di casa e ho scaricato la spesa.

Le solerti forze dell’ordine mi hanno consegnato due multe dandomi del pirata della strada, una per sorpasso pericoloso e l’altra per velocità “non adeguata” (che non vuol dire una emerita cippa) per un totale di € 140 e otto punti manco avessi messo sotto l’ottuagenaria e tutti i suoi nipoti bevendo tre lattine di birra e fumando una canna.
E io, educatamente, invece di dare fuoco alla caserma e ballare sulle loro ceneri come avrei voluto,  li ho salutati e invitati a vederci dal giudice di pace a prenderci un caffè.
Corretto, però.

E voi, passate bene le ferie?

PS. A parte questo episodio tutto bene, eh! Ferie meravigliosamente belle e riposanti.
Poi vi racconto se volete…

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21 luglio 2009 2 21 /07 /luglio /2009 17:49

Ogni estate ha i suoi tormentoni e questa non fa eccezione.
Chi di voi non è mai incappato nella pubblicità più odiosa dell’estate ovvero quella della Tim Tribù?
Impossibile evitarla, frequente come i giorni lavorativi e invasiva come la febbre suina.
Così oppressiva da farti pensare: ma invece di rompere tanto e spendere fantastiliardi la Tim non potrebbe abbassare le tariffe?
Riassumiamo per i pochi i famosi spot.
Tre ragazzetti sfigati e finto alternativi vengono solati dal tastierista prima di un concerto. Chiamano per disdire e al pub risponde una gnocca bionda di nome Fiammetta che sì, le tastiere le sa suonare. E che dopo aver suonato insieme alla band una cover fighissima e rock di “Con te partirò” (!!!!) decide di lasciare baracca e burattini per partire all’avventura con i tre disadattati. Ah, c’è anche Valentina, un’altra gnocca (mora stavolta, per par condicio) che è la ex del cantante col cappello. un tizio più improponibile di Mirko dei Bee Hive, c'è da dirlo.

Ora, prima di tutto se in un pub pieno di gente con una birra in mano tu band ti metti a cantare una cover di Bocelli, la succitata birra ti finirà in testa con bottiglia e tutto ed il gestore del locale farà in modo che tu non abbia più uno straccio d’ingaggio nemmeno al Bar Pippo sul raccordo, attorniato da camionisti in canottiera.

Secondo: cara Fiammetta che nello spot flirti con tutti e tre i ragazzotti pseudo musicisti, nella realtà avresti già subito molestie, smanacciamenti e approcci che nemmeno per l’ultimo spiedino di persico gratis alla sagra del pesce sfilettato.
Ché non si può partire all’avventura con tre ragazzotti promettendola a tutti e tre e non dandola mai a nessuno. E’ maleducazione, suvvia! Tua mamma non te l’ha insegnato?
Specie se si finisce a sculettare in costume da bagno davanti ai suddetti tre, arrapati come il gatto del mio vicino, sulle note di “Con te partirò” in versione samba (!!!).
Aggiungo poi per terminare il bellissimo quadretto che il magnifico spot è girato e sceneggiato da un Gabriele Muccino ubriaco di dollari e in piena crisi senile che senza ritegno alcuno intasca i soldi della Tim al prezzo della propria dignità. Tristezza.

Perché ne scrivo?
Perché all’improvviso salta fuori che in una estate povera di scandali e paparazzate, con Belen che tiene a freno Corona e una volta messe a tacere le porcherie private del nostro onorevolissimo e pregiatissimo Premier, il personaggio dell’estate sembra essere proprio lei: Fiammetta Cicogna. Lei e la sua verginità. Mediatica, si intende.
Mica come Noemi Letizia, che non la vogliono nemmeno all’Isola dei Famosi col suo papi! Quello biologico, sia chiaro.

E mentre cresce la curiosità intorno a Fiammetta, icona della nostra meglio gioventù, scopriamo che sa suonare davvero (!!) e che presto la band al completo si lancerà nel mercato musicale grazie a Caterina Caselli, abbandonando forse gli spot.
Siamo proprio alla frutta.
Ma alle vacanze quanto manca???

Con teeeeeeee, partiròòòòòòòòòòòòòòòòò…

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14 luglio 2009 2 14 /07 /luglio /2009 11:04

..continua dalla puntata precedente.

Andiamo alla Guardia Urbana sulla Rambla e già immagino di dover fare due ore di fila.
Invece un funzionario pettinato da punkabbestia che credo parli tutte le lingue del mondo incluso ladino ed l’esperanto  ci accoglie con moduli prestampati da compilare con le generalità e da riempire mettendo crocette accanto a quanto è stato rubato.
Wow…
Mi spiega tutto il da farsi, e mentre l’Amoremio blocca carta di credito e bancomat.
Mi sento una perfetta idiota e sto per scoppiare in lacrime.
In cinque minuti il punkabbestia ci butta fuori, redarguendoci però sulla porta: “Attenti, la Ryanair potrebbe non farti ripartire senza documenti!”
Ah, bene.
Benissimo.
Ora pure questa ci mancava!

Bastardi! Rimambro all'improvviso che una amica di mia sorella si è fatta un viaggio in autobus di 14 ore proprio a causa della Ryanair che non l’ha fatta salire con la denuncia dopo uno scippo.
Panico.

Andiamo al Consolato Italiano (per fortuna vicinissimo al nostro albergo), ma ovviamente di sabato è chiuso!!!!
Per fortuna ci sono indicazioni chiarissime:
1) attenti agli scippi
2) se vi scippano i documenti, fare la denuncia alle autorità spagnole. E’ possibile riprendere l’aereo con la denuncia.
3) Attenzione!!! Se volate Ryanair ci vuole copia della carta d’identità.

Ma vaffanculo Ryanair!

Chiamo i miei (che non volevo informare dell’accaduto per vari e chiari motivi) e me ne faccio inviare via fax una copia all’hotel via fax.
I miei genitori e mia sorella, in evidente stato isterico, mi richiamano per informarmi che no, nemmeno questo basta, ci vuole un documento sostitutivo che solo il Consolato può produrre.
Cerco di respirare senza farmi venire un attacco di panico.
Chiamiamo il numero di emergenza del Consolato (appuntatevelo se andate a Barcellona, è il 659790266), mi risponde un signore gentilissimo e disponibile con cui  prendiamo appuntamento per lunedì mattina.
Almeno questo è risolto, almeno credoe  spero, ma complice i miei genitori che dall’Italia non la smettono di chiamare manco stessi all’ospedale mi viene una crisi isterica e scoppio a piangere dalla frustrazione.

Rientriamo in albergo, mi faccio una doccia calda ed una dose doppia di coccole dell’Amoremio, che si dimostra ancora una volta (semmai ce ne fosse stato bisogno e non ce n’era) non solo l’uomo della mia vita ma anche una persona eccezionale che sa sanare le mie frustrazioni con un abbraccio.

Decidiamo di uscire (siamo o no in vacanza??) e approfittare del Montjuïc de Nit, la notte bianca di Barcellona. Ci sono i mezzi gratis e decidiamo di andare a vedere un concerto gratis davanti allo Stadio Olimpico. Lo Stadio si rivela essere una bella una costruzione attorniata da un parco a dir poco singolare e su cui troneggia la fiaccola olimpica, reliquia delle Olimpiadi del 1992.
Vediamo quindi il Palazzo del MNAC e il castello del Montjuïc (inquietante), scendendo poi dalla collina per andare a vedere un classico per turisti: la Fontana Magica.
Situata vicino a  Placa de Espanya, lo consideravo un trappolone per turisti anche grazie all’adorazione che me ne aveva fatto mia madre. Invece devo dire che si tratta di un bello spettacolo di luci e musica, molto suggestivo. Ecco, venti minuti bastano però.
Ascoltiamo un concertino jazz e inizio finalmente a rilassarmi un po’. Riprendiamo la metro e torniamo in albergo.
Questa giornata mi è sembrata senza fine, mi devo riposare.

La mattina andiamo a fare colazione in un bellissimo e piccolo caffè, “Il caffè di Francesco” affollato nonostante alle nove di mattina di domenica Barcellona sia meno trafficata di San Feliciano. Il posto è tipicamente italiano, con cappuccino buonissimo e paste strepitose. Ecco, pure il conto è strepitoso, nove euro per due cornetti e  due cappuccini: evviva Francesco, eh!

La nostra destinazione mattutina è la Fundaciò Joan Mirò. Prendiamo la metro fino a Placa de Espanya e poi l’autobus 50.
Il posto è bellissimo, le opere uniche, così decidiamo di fermarci tutta la mattina.
Siccome noi italiani siamo discreti, non posso fare a meno di notare una famigliola napoletana in libera uscita: padre, madre e figlia sui cinque anni. La vera peculiarità della famiglia è la madre, donna mora e longilinea, con trucco, parrucco e abbigliamento alla “Uomini e Donne” che va vociando per il museo manco fosse a casa sua.
Mi siedo su uno dei divanetti per ammirare meglio un’opera particolare quando lei decide di farmi l’onore della sua compagnia.
Lei: “Ehhhhh! Ma certo che sto Mirò… mica era tanto bravo  a disegnare, non si capisce niente!
Io: “?????
Lei: “Massssìììììììì! C’ha avuto proprio culo che gliel’hanno pagati così tanto questi scarabocchi!” 
Io: “Ma veramente…”
Lei: “Ehhh… sai che faccio” e allunga una pacca con la mano sulla mia gamba “quando torno in Italia comincio a far girare gli scarabocchi di mia figlia. Non si sa mai!
Io (inorridita): “Ma che dice??
Ma lei si alza e se ne va, lasciando dietro la scia di Chanel n.5 taroccato.
No comment.

Riprendiamo l’autobus n. 45 che ci scende a Placa de Catalunya. Devo dire che il biglietto multiplo integrato T-10 si è rivelato utilissimo e comodo.
Pranziamo con un gelato passeggiando per la bellissima piazza, mentre io da lontano occhieggio El Conte Inglés e sogno la mia carta di credito.
Mi viene da piangere… ci sono pure i saldi, uffa.
Mi dico che io, no, non sono consumista, ma l’Amoremio sembra leggermi nel pensiero perché sghignazza da dietro il cono.

Rientriamo in albergo perché la temperatura e l’umidità rischiano di stroncare un cavallo, ci riposiamo per un paio d’ore e alle sei siamo a spasso per le Ramblas.
Quali altre avventure ci aspettano?

…continua…

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10 luglio 2009 5 10 /07 /luglio /2009 10:10

E questo G8 alla fine è arrivato.

E’ arrivato ed è stato fatto a L’Aquila. Gesto di solidarietà?
Mah, non so. Gli abitanti de L’Aquila avevano davvero bisogno di tutto sto casino o di gesti concreti? Nel delirio della ricostruzione di una città ancora scossa (anche non metaforicamente) dal sisma, si può organizzare il carrozzone con il sistema di sicurezza più imponente del mondo?

Un segnale, certo.
E mentre il leader giapponese aggrotterà le sopracciglia chiudendo ancora di più gli occhi a fessura, domandandosi perché in una zona sismica si costruiscano case che in Giappone non esistono da decenni, Berlusconi si farà bello dei progetti di ricostruzione, che da Milano2 a L’Aquila2 è un baleno.

E poco importa se l’Italia viene cazziata come fanalino di coda negli aiuti internazionali, perché Berlusconi promette soldi a valanga entro l’anno. Non soldi così, ma proprio opere di bene. E mentre chiacchiera, nei giorni del G8 tra cantanti liriche e ragù senza maiale, quanti bambini moriranno di fame? Ma tanto son lontani, non li vede nessuno. Meglio aggiungere due hostess scosciate e passa tutto, no?

E la crisi, le crisi? Ma non era finita la crisi? Anzi, non era una invenzione comunista? Com’è che ora esiste e lotteremo per superarla?

Ci vorranno ancora nel G8?
Ma anche i giornali stranieri son comunisti?
Ma quanti siamo????
E allora perchè non contiamo mai un cazzo????


E mentre si parla di clima, di ecologia, di ambiente, l’Italia approva la reintroduzione del nucleare. Scelta dovuta? Forse. Ma anche se è vero che è inutile che l’Italia faccia a meno di una fonte di energia così (pare) indispensabile quando tutti ce l’hanno, io ragazzina degli anni’80 tremo. Tremo non solo per il pericolo che comporta, ma anche per i soliti interrogativi dell’italietta che siamo: le scorie dove le metteremo, sotto il tappeto? E la manutenzione? La farà Homer?

E mentre guardo Berlusconi vicino ad Obama, mi viene da pensare che forse gli USA potrebbero annetterci. Perché no?

E guardo Berlusconi tra i grandi della Terra, e mi stupisco a pensare che non aspirerei ad un Obama, ma nemmeno ad una Merkel. Mi basterebbe un Sarkozy. Ma quando mi sono ridotta così?

Ma poi, tristemente, mi rendo conto che il Nano e la sua gang  non è la causa del male dell’Italia, ma è solo l’effetto.
La causa è un popolo che ha perso la sua coscienza sociale, che ha sacrificato le sue idee davanti all’altare della tv e della piccoloborghesità dei Cesaroni.
La causa è una sinistra bigia e troppo presa dalle lotte di potere, da beghe di quartiere e da lotte così inutile e piccole a far ridere i polli. Litigano per spartirsi una torta che qualcun altro si sta mangiando nel frattempo.
Cosa succederà quando si renderanno conto che è finita?

 

Attendo risposte…

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