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16 maggio 2016 1 16 /05 /maggio /2016 08:00

Pausa caffè con i colleghi.

Si parla di figli e dell'orrido vizio tutto Made in USA di edulcorare le favole eliminandone anche l'aspetto pedagogico.

Collega 1: "Prendete la Sirenetta, ad esempio. E' una storia tremenda, fatta di dolore, delusione e morte. Mica tutta canzoni ed happy end!"
Phoebe: "Già, finisce con la Sirenetta che si butta da una scogliera! Da piccola la leggevo sempre!"
Collega 2: "Ora capisco..."
Phoebe: "Come?"
Collega 2: "No, dicevo che hai ragione."
Collega 1: "Ma tipo... la strega del mare non le taglia le gambe?"
Phoebe: "Ma no! Le taglia la lingua!!"
Collega 1: "Mah, io mi ricordavo un coltelllo. Gambe, lingua, uguale... e volete mettere Cappuccetto Rosso?
Phoebe: "Già, coi genitori che invece di raccontare ai figli che il lupo mangia la nonnina la fanno chiudere nell'armadio da un animale che non ha nemmeno il pollice opponibile? Vi rendete conto?"
Collega 2: "Sì, che poi lo sanno tutti che Cappuccetto Rosso nell'interpretazione freudiana è una metafora del ciclo metruale. "
Phoebe: "..."
Collega 1: "..."
Collega 2: "Che c'è, non mi credete? Cercate su Google, no!"
Collega 1: "Tu stai male."
Phoebe: "E sei pure ingegnere... "
Collega 1: "Ma poi, come mai? Per il cappuccio?"
Collega 2: "La foresta, il lupo... insomma, non è chiaro?"
Collega 1: "NO:"
Phoebe: "E io che credevo fosse una metafora per insegnare ai bambini a non dare ascolto agli sconosciuti."
Collega 2: "E invece."
Phoebe: "E invece."
Collega 1: "E invece."
Phoebe: "Che schifo."

 

Ora attendo di capire il significato recondito della favola dei Sette Caprettini.

Con ansia.

 

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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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5 maggio 2016 4 05 /05 /maggio /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in uno dei nostri momenti privati di chiacchiere, a dimopstrazione che io non imparo mai a star zitta
- Emma, amore, lo vogliamo prendere un gattino per casa nostra?
- Sì! Pitto, pitto! (trad. Piccolo, piccolo!)
- E come lo vuoi chiamare?
- ROCCO!
- No, amore, Rocco è il gatto della nonna, ci vuole un nome diverso. Tu pensaci, ok?
- Ah, ah.
- E gli darai da mangiare?
- Sì!!! La pappa!!!
- E gli farai le coccole?
- Sìììì, cocca cocca.
- E lo farai dormire nel tuo letto?
- NO! LETTO MIO!!!!!
- E chi ci dorme nel tuo letto?
- Emma!
- E la mamma?
- Sì, ma poto poto. 

Ecco, no. Per dire, la generosità di una bimba. Della serie addormentami e poi sciacquati dalle balle.

- E di che colore lo vuoi? Grigio come Rocco?
- Nooooooo.
- Allora come, rosso?
- Sì. No, rosso no. VERDE.

A posto.

 

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2 maggio 2016 1 02 /05 /maggio /2016 09:00

- Emma, vieni a metterti il pigiama.
- No, grazie.  
- Come sarebbe a dire "no, grazie"? - - No, grazie.

E se ne rimane lì, affaccendata ed impegnatissima nelle sue faccende da duenne o poco più, non filando minimamente di  pezza quella povera donna della propria madre che deve inseguirla e usare la forza bruta per effettuare il passaggio vestiti/pigiama e viceversa.

- Emma, vieni subito qui.
- No, grazie.  
- Emma, devi cambiare pannolino.
- No grazie.
- Ma come sarebbe a dire?
- NO, GRAZIE!!!!!!
E scappa via. 

- Emma, lo sciroppo per la tosse.
- No, grazie.
- E invece sì.
- No, grazie.
- Emma, apri la bocca.
- No, grazie!

Ora, va bene la fase del no, tanto decantata da pediatri ed educatori e tappa fondamentale per la crescita di ogni bambino.

Ma alla fase del NO, GRAZIE non ero preparata...

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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 08:30

Sto scrivendo poco, lo so.
Potrei dire che è il lavoro, Emma, la stanchezza, il buco nell'azoto, l'Amoremio sempre fuori per lavoro, la cogente pressione delle mille cose da fare, il recap di tutti i millemila documenti per ISEE e 730 ed il fatto che mi si è rotta la lavatrice.

Ma non sarebbe vero.
O meglio, sarebbe vero solo in parte.
Mi sento stanca, è vero, ma non è solo questo.
Di sicuro potrei affermare che e anche un po' in colpa tempo, di questa primavera che non vuole arrivare e di questo clima pazzo che mi impone il raffreddore continuo.

Ma anche in questo caso sarebbe soltanto una mezza verità, le avversità e la mancanza di tempo non mi hanno mai fermato dallo scrivere né mai tenuta lontano dalla possibilità gratuita di esprimere i miei pensieri. Forse è l'unica verità è che più si cresce più nella testa si affastellano mille pensieri che sono difficili da mettere nel giusto ordine..

Va tutto bene, per carità, i miei problemi sono sempre relativi e legati ad una stretta quotidianità. Niente di grave, va tutto bene. 
Ma tante piccole cose una sopra all'altra possono diventare una scala che porta direttamente su, in cima alla iperbole delle negatività e del groppo in gola che non permette òla serenità.

Potrei dire quindi che non ho voglia di scrivere, ma questa sarebbe una bugia.
In realtà non riesco a riannodare i fili dei miei pensieri, troppe cose frullano in una testa spesso vuota. Almeno così sembra.

Vorrei poter essere più serena, vorrei non avere sempre il raffreddore o la raucedine, vorrei non sembrare una scappata di casa ma una di quelle mamme super glamourche si vedono nella pubblicità dei pannolini.

Vorrei avere il tempo di fare marmellate e muffin, avere il tempo di organizzare giochi creativi ed intellettualmente rilevanti per Emma, ma anche spogliarelli per l'Amoremio.
Vorrei tante cose e vorrei anche cominciare a scrivere senza dover ricercare il tempo.

Vorrei ricominciare a prendere la vita con più ironia, cosa che mi manca più di tutte.

Vorrei solo tornare ad essere un po' più me.

 

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15 aprile 2016 5 15 /04 /aprile /2016 14:00

Io e mia figlia in macchina, una sera come un'altra, tornando da fare la spesa al supermercato.

"Emma, ma hai visto la mamma di Ashley? Ha un bimbo nella pancia!"
"Mpf"
"Anche la zia Mara ha bimbo nella pancia, hai visto quanto è grossa?"
"Mpf"
"Lì dentro c'è il fratellino di Francy, lo sai? Piccolo, piccolo!!"
"Mpf"

"Ma lo sai che anche tu stavi nella pancia della mamma?"
"..."
"Eri piccola piccola, ma proprio piccola  e..."

"Mamma?"
"Sì, amore mio. Dimmi tutto."
"Basta"
"..."
"..."
"Come?"

"Basta, mamma, basta."

Vabbè, era solo per fare conversazione..

 

 

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4 aprile 2016 1 04 /04 /aprile /2016 08:00

Da quando Emma non è stata bene causa Coxsackie virus, ha preso la simpatica abitudine di farsi dare il biberon la mattina per colazione e la sera prima di andare a letto da "pitta" e cioè come quando era piccola.
In braccio.
Con la mamma che le dà il biberon. 
A dire il vero è una cosa che ho inventato io per farla bere il più possibile quando la bocca le faceva molto male. In pratica mi siedo sul divano e la prendo come quando la allattavo e le do il biberon.

Giusto stamattina eravamo in quella posizione e lei trincava allegramente mentre io, sentimentale, le raccontavo di quando era così piccola che prendeva solo il latte dalla mamma, e che era tanto cresciuta, così tanto che in braccio alla mamma non ci stava più e le avanzavano tutte le gambe.
Lei mi ascoltava, più per passatempo mentre beveva che per vero interesse, fino a quando le ho posto la classica domanda che non si deve mai fare: "Cucciolo mio, di chi sei l'amore? Vero che sei l'amore della mamma?". 
L'infame frutto del mio ventre senza smettere di ciucciare e mi fa NO con la testa.
Io insisto: "No? E allora di chi sei l'amore?"
Si toglie il biberon dalla bocca e mi guarda: "Del nonno!"
A posto!

Si rimette il biberon in bocca e continua placida fino alla fine, con buona pace della sua genitrice.

Sono grosse soddisfazioni…

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1 aprile 2016 5 01 /04 /aprile /2016 09:00

Per Pasqua, vista la sua ossessione per il Piccolo Regno, abbiamo regalato ad Emma i pupazzetti di Ben e Holly, anche per evitare che divorasse più cioccolata di quella umanamente possibile. 

Appena li ha visti è impazzita letteralmente, li ha tirati fuori dalla confezione ed è sparita in camera sua chiudendo la porta, come a volersi godere questo momento da sola. 

Dopo appena due ore abbiamo appreso con grande disappunto che Gastone la coccinella si era dato alla macchia. 

- OONE????
- Eh, amore, non lo so. Dove lo hai messo?
- Non c'è.
- Eh, lo vedo. 
- 'Ata Suiiina? 
Giustamente, nel suo immaginario, chi meglio di Tata Susina lo può ritrovare?
- Sì, vedrai che tra tutti lo ritroviamo.

Dopo incessanti ricerche, che hanno compreso il cesto della spazzatura, il water e altri posti ameni, Gastone era ancora drammaticamente disperso.

- OOONE?
- Amore, non lo so. Forse è andato in vacanza.
Poi, la lampadina nella testa della gnocca duenne: "AELA!!!!!!!"
- Daniela?
- Sìììì!
- Dici che Daniela te lo trova?
- Sì, tutto posto Aela!!!!! 
E se ne va battendo le mani.
Daniela è la signora che mi aiuta una volta a settimana da quando è nata Emma con le pulizie della casa, maga del mettere a posto nell'immaginario di Emma. Se le chiedete: "Chi pulisce a casa?", senza dubbio vi rispondera "AELA!". "E la mamma?" "No, mamma no."
Ecco, grazie. 

Ad oggi Gastone è ancora disperso, con grande scorno della gnocca.
Se lo vedete, per cortesia, contattateci.


Ma fate in fretta, che tra qualche giorno viene Daniela. 

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29 marzo 2016 2 29 /03 /marzo /2016 19:00

Ho avuto l'influenza.
Ho avuto l'influenza e non ero affatto preparata, sia dal punto di vista fisico sia da quello mentale, caratterizzato dall'impossibilità di gestire Emma da sola con 39 e oltre di febbre.

Non ero preparata a giorni di oblio, in cui vedere la televisione sembrava un passatempo difficilissimo e concentrarsi la più difficile delle attività.

Giorni in cui, per massima sfiga, ero pure sola perché l'Amoremio era lontano per lavoro. 

Giorni in cui un bronzo in plastica smaltata a grandezza naturale per i miei genitori è, checchè ne dica il sig. Volpe, comunque troppo poco se paragonato alla pazienza innaturale con cui mi hanno sopportato.  

E' arrivata l'influenza e mi ha atterrata, consentendomi di apprezzare l'alta qualità della televisione in Italia, di drogarmi di Real Time e di scoprire che esistono davvero tantissimi programmi televisivi di cui ignoravo completamente l'esistenza. Tipo che c'è una famiglia negli USA con 19 figli, tutti bellissimi. DICIANNOVE. Hanno pure tempo per un blog.  
E poi c'è Il nostro piccolo grande amore che parla di una famiglia speciale, diciamo bassa e delle loro difficoltà ad adottare dei figli e nel quotidiano. Ma lo sapete che ci sono un sacco di programmi che raccontano la storia di nani nella vita quotidiana? Ma come mai?
E poi ho scoperto Alta Infedeltà, che meriterebbe una categoria propria per la meraviglia della recitazione e della sceneggiatura.
Per fortuna ho avuto l'idea di recuperare da Sky On demand le puntate di Boris che non avevo visto e così le giornate sono passate in fretta. Un po' a cazzo di cane (cit.), ma sono passate.

Poi il quarto giorno la febbre è passata o almeno è diminuita nella misura sufficiente a far lavorare un minimo i miei neuroni e sono tornata nel mondo reale. 

Almeno, abbastanza.

La più felice è Emma che alla domanda "Ma la mamma è stata male?" risponde con un laconico: "No, no. Beeeeeene. Sta beeeene!" rassicurante più per lei che per il mondo circostante.

Insomma, sono viva. 
Acciaccata, ma sopravvissuta.

Però la prossima tra altri quindici anni, eh.

 
 

 

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18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 08:00

- Emma, usciamo?
- No.
- Andiamo al parco? Ai giochi?
- No.
- Dalla nonna?
- NO.
- Dalla zia?
- NO.
- Allora stiamo a casa.
- NO.
- Allora usciamo?
- No. No. No.
- Aehm.

- Mami, io nanna.
- Ah, vuoi andare a nanna?
- No, nanna no.
- Ecco.

- Emma, ecco la cena. 
- NO. (accompagnato da uno sguardo torvo che Mercoledì Addams sembrerebbe in confronto una reginetta di bellezza anni'50)
- Ma come no, è la frittata! Il tuo piatto preferito!
- NO. (allontanando il piatto). NO, NO, NO!
- Fai come vuoi.
Seguono cinque minuti di silenzio musone, in cui nella mente di mia figlia si combatte l'inferno e che fanno seguito ad un ritmico tintinnio di forchetta nel piatto. Tra tigna e pancia, ha vinto l'appetito. 
Strano.

Tutto questo succede anche a casa vostra con cadenza oraria?
Benissimo, sono lieta di informarvi, qualora non lo sappiate ancora, che siete atterrati nei famigerati terrible two. I terrible two altro non sono che quel periodo temporale (in genere di qualche mese, se vi va male un anno o più) in cui la vostra piccola e paffuta creaturina decide che è arrivato il fatidico momento dell'affermazione della propria volontà sopra tutte le altre. Soprattutto sopra la VOSTRA.

Così, eventi in teoria semplici come lavarsi, vestirsi o fare la pipì si trasformano in veri e propri conflitti mondiali, che culminano con pianti e scene madri, non sempre del pargolo. E' che alla lunga questa tiritera diventa snervante, lo capisco benissimo.

Dicono che il segreto sia l'ironia.
Dicono anche che uno dovrebbe esserne felice, visto che è un momento di formazione psicologica molto importante per il bambino.
Dicono che l'importante sia cedere sulle cose futili ed essere fermi su quelle che non possono essere derogate in nessun caso. Ad esempio mai senza seggiolino in auto, nemmeno se le urla della vostra progenie rischia di incrinare il parabrezza, ma se in casa vuol girare con le galosce son problemi suoi. In fondo il figlio di una mia amica girava con una maschera da sub del padre calata sul viso. Per dire.

Dicono anche che poi passa. 
Dicono che poi ci si possa ragionare.
Dicono.

Che faccio, ci credo?


 

 


 

 

 

 

 


 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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