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8 luglio 2009 3 08 /07 /luglio /2009 14:34

Partiamo, partiamo, partiamo!!!!
La nostra prima vacanzina insieme, dopo un periodo intenso e sempre di corsa. Un periodo bellissimo, ma anche duro e difficile, di assestamento e di milioni di cose a cui pensare.
Insomma, una vacanza ce la meritiamo proprio, anzi ne abbiamo proprio bisogno.

Volo Ryanair da Perugia, partenza venerdì pomeriggio. Comodo e molto economico.
Il volo va benissimo, unica cosa l’equipaggio di folli. Primo, parlano un inglese incomprensibile e un italiano maccheronico. Poi cercano di venderti qualunque cosa a prezzi assurdi, dall’acqua all’hotdog, passando per il meraviglioso “Scratch & Win” annunciato dal suono della trombetta in mono. Davvero trash, ma il biglietto costa così poco che non fa nulla.
E poi noi siamo felici.

Arriviamo a Girona, bagaglio velocissimo ed intatto, autobus per Barcellona a € 21,00 a/r ready to go.
Approfitto dell’ora necessaria per tirare fuori la mia Lonely Planet e tutti i fogli che mi sono stampata da Internet. Blatero di ristoranti quando nella conversazione si inserisce la coppia seduta al nostro fianco.
Facciamo la loro conoscenza e scopriamo che si tratta di una coppia di diplomatici che ora lavora ad Ankara, ma hanno vissuto per 4 anni a Barcellona e stanno andando a trovare degli amici.
Parte una conversazione fatta di posti da visitare, ristoranti e paella, ma anche di Turchia (una mia passione, mia prossima meta di sicuro), politica ed economia. Insomma, il viaggio scorre velocissimo e in batter d’occhio siamo a Barcellona.
Scendiamo alla Estaciò del Nord e prendiamo la metro, facendo il comodissimo biglietto multiplo T-10 a € 7,70 come consigliato in tutti i forum di viaggi.

Arriviamo al nostro albergo, prenotato su lastminute.com per un prezzo così basso da non farmi dormire la notte al pensiero di scarafaggi grandi come gatti che salutano con la zampetta, e con nostra immensa sorpresa scopriamo che l’AC Diplomatic è bellissimo. La nostra camera ha un bagno ricoperto di marmi grande come un salotto ed è tutto squisitamente minimal chic e ultramoderno. Non solo, è anche nella parallela di Passeig de Gracia e possiamo arrivare a piedi alle Ramblas in un minuto.
Usciamo e andiamo a cena in uno dei ristoranti consigliati dal diplomatico, La Barca Del Salamanca alla Barceloneta. Dopo cinque minuti di fila ci fanno sedere all’aperto proprio sul porto e ci portano pane, aglio e pomodoro (tipico catalano, dice la mia Lonely Planet) e salame sott’olio per intrattenere la fame. Ovviamente ordiniamo paella per due e basta, vista la dimensione enorme delle porzioni.
Servizio velocissimo e simpatico, paella buonissima e crema catalana spettacolare. Assolutamente da 10! Mentre ci godiamo il fresco, un nostro vicino di tavola ci spiega in un italiano stentato ma discreto il procedimento per fare la crosticina alla crema catalana e iniziamo a chiacchierare. Costo della cena in totale € 38,50 per due persone, manco una pizza o poco più.
Passeggiamo per il lungomare, allietati da uno spettacolo pirotecnico e dai mille soggetti strani che incontriamo.
Siamo felici ed innamorati e Barcellona canta con noi.

Primo giorno di marcia, usciamo presto e facciamo colazione in un bar ristorante vicino all’albergo, il Tapa Tapa: posto carino, cappuccino accettabile e prezzi popolari. Ci stupiamo del fatto che molti spagnoli facciano colazione con panino e birretta. Burp.
Partiamo alla volta della Sagrada Familia, opera simbolo di Gaudì, non prima di aver ammirato casa Batlò (la mia preferita tra le case del folle architetto). Con la metro in un attimo siamo arrivati alla nostra meta. Io l’avevo già visitata e l’ho trovata molto cresciuta, l’Amoremio ne è rimasto folgorato. Sempre con l’aiuto della mitica Lonely Planet ci addentriamo nel simbolismo e nella meraviglia della cattedrale incompiuta. Ci avviciniamo all’ascensore dell’ingresso per salire su una delle torri, ma c’è un’ora di fila e  più. Riluttanti rinunciamo e continuiamo il nostro giro.
Dopo aver ispezionato la navata della passione ci accorgiamo che esiste un altro ascensore proprio lì accanto e che non c’è nessuno. Ci avviciniamo alla ragazza che lo fa funzionare e per € 2,50 a testa saliamo. Chiedo lumi alla ragazza e lei ridendo risponde: “La gente si ferma tutta all’ingresso, è sciocca”. Meglio per noi, penso, ma voi segnalarno no, eh?
Il panorama è bellissimo ed è affascinante vedere gli operai che brulicano sui tetti come formiche. Non date retta a chi dice che non ne vale la pena, salite e vi renderete conto dell’imponenza e della meraviglia, dell’emozione che può causare vedere costruire un’opera di questa portata.

Alle undici, sfidando un caldo che inizia a diventare asfissiante, riprendiamo la metro e andiamo a Park Guell. Nell’idea del ricco Don Guell, questo parco sarebbe dovuto diventare la zona residenziale della borghesia alta della Barcellona dell’inizio del 1900.
In realtà le idee troppo innovative di Gaudì finirono per trasformarlo in un fiasco commerciale e l’unico abitante del parco (divenuto tale negli anni’20) fu proprio il celebre architetto che vi abitò per il costo di una peseta. Il suo drago, le sue panchine e le sue forme stranissime incantano tutti gli animi, stremati per la salita affrontata. Un consiglio: se andate con la metro non scendete a Lesseps dove vi aspetta una salita degna di Pantani, ma alla successiva Vallcarca dove l’ascesa è aiutata da comode scale mobili.

Dopo foto di rito, esplorazioni e varie, decidiamo di andare sulle Ramblas a mangiare. Di nuovo metro e discesa a Liceu, davanti al famoso mercato della Boqueria.
Entriamo e siamo subito affascinati dai colori e dalla confusione. Compriamo pane, serrano e due frullati e andiamo a mangiare sulle panchine davanti alla Cattedrale.
Qui, all’improvviso, mi accorgo che sono stata rapinata del portafoglio.
Che conteneva TUTTO.
TUTTI i soldi che avevo e TUTTI i miei documenti.
TUTTI.
TUTTO. TUTTO. TUTTO.

Rimango in preda ad una crisi di nervi che nemmeno l’Amoremio riesce a calmare del tutto.
In lacrime ci dirigiamo alla stazione della Guardia Urbana.

…continua…

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2 luglio 2009 4 02 /07 /luglio /2009 12:46

Finalmente si parte.

Complice il volo dalla mia città, torno a Barcellona, mio antico amore di gioventù.

Non è una città nuova, causa amici vari all’Università che c’hanno fatto l’Erasmus, la conosco abbastanza bene ma questa volta ci vado con l’Amoremio quindi sono tutta contenta ed emozionata.

Abbiamo bisogno di una bella vacanzina, di staccare, di smettere di correre.
Prenoto tutto io tramite internet, smadonnando in 14 lingue diverse tra cui l’aramaico antico a causa di una connessione che definire schizzoide è poco.
Ma alla fine riesco: volo della Ryanair fino a Girona e alberghetto in Passeig De Gracia.
Tutto perfetto.
Per risparmiare portiamo una sola valigia, ma io sono donna pratica e non mi spavento se non posso portare tutte le mie scarpe.
Felice come un uccellino a primavera, canticchio e studio itinerari e ristoranti da frequentare.
E siccome sono una brava organizzatrice, decido anche di fare il check-in online come proposto dalla compagnia aerea, così si risparmiano soldi e tempo.
Che donna, IO.
AH!
Mi collego col portatile sulle ginocchia, sul divano, accoccolata come una gatta. Carta d’identità di entrambi a portata di mano, stampa della prenotazione sul tavolino.
Che donna perfetta ed organizzata.
Che mito.
Inserisco i dati e con supponenza.
Il sito della Ryanair mi tampina con inutili avvertimenti quali “controllate bene i vostri dati prima di confermare”, ma io li scanso con poca gentilezza. Si facessero gli affari loro, 'sti menagrami.
Invio, invio, ok, invio.
Stampa carta d’imbarco? Sì, grazie. Visualizza prima? Sìsì, fai come vuoi.
Invio, invio.
Passo rapidamente un occhio sullo schermo e… PANICO, TERRORE E RACCAPRICCIO!!!! Per errore ho scritto il numero della mia carta d’identità anche sotto le generalità dell’Amoremio!
Uguali!
NOOOO!!!
Ma come ho fatto?
NOOO!

Torno indietro, ma niente.
Una scritta odiosa mi lampeggia: “Dati non modificabili. In caso di errore contattare il nostro call center”. Dove? A che numero? Dimmi chi devo chiamare! Puttana!!!!
In preda ad un moderato panico mi servo di Google per recuperare il numero (scriverlo lì, no eh?) e chiamo. Quand’ecco che “Vodafone, il suo numero non è abilitato alle chiamate con il prefisso 800. Contattare il 190
Oh merda. No, no,no, no!!!! Mi ci vorrà una vita!!!!!!
Squilla il telefono.
Lui: “Amore, sto tornando. Serve nulla?
Phoebe (nella sua testa “Un cervello nuovo per me? Altri due biglietti per Barcellona? Un fucile per minacciare la signorina del 190?”): “N-n-nno, amore.”
Lui: “Tutto a posto? Mi sembri strana…
Phoebe: “Sì sì, è che concentrata... ero in internet…
Lui (dubbioso): “Vabbè. Tra dieci minuti sono a casa. A dopo!
Merda, merda, merda. Fa sempre tardi in ufficio, perché stasera no?

Chiamo il 190.
Cinque minuti di attesa (top client, eh? Ma vaff…) con la musichina più snervante dell’emisfero nord e la signorina mi sblocca i numeri 800, dopo avermi fatto mille domande e inviato due mail.
Esasperata chiamo il call center della Ryanair.
Call center Ryanair. Il numero è attivo dalle ore 8 alle 20. Si prega di richiamare negli orari indicati
Guardo l’orologio. Ore 20 e 03.
PUTTANISSIMA EVA.
Sto per mettermi ad urlare fortissimo, quando sento infilare la chiave nella toppa.
Vorrei nascondermi sotto il tavolo dalla vergogna e invece mi piazzo con le spalle al pc e sfodero il mio miglior sorriso. Forse se gli salto addosso e lo distolgo col sesso, ho tempo fino a domani per rimediare a tutto sto casino…

Phoebe: “C-c-c-ciao amore mio!”
Lui: “Ohi, andata bene la giornata? Che fai?” E si sporge verso il portatile
Phoebe (buttandomi addosso): “Niente, roba di blog…
Lui (scavalcandomi): “Mmmm, volevo giusto vedere le previsioni per domani
Phoebe (tirandolo verso di me, melliflua): “Ma che fai, vieni!”
Lui: “Dai, fai la brava!!! Uhhhhhhh! Ma hai fatto il check-in online! Ma che brava!!!”
Merda, merda, merda!
Penso di scappare dal terrazzo.
Lui. “Ma… non hai stampato la carta d’imbarco! Ecco qui, fammi vedere…
Stampa, ed è tutto a posto.
Io: “???”
Lui: “Ecco, così la puoi mettere nella cartellina ed è tutto pronto per partire!”
Io:"????"
Mi porge la cartellina, mi bacia ed inizia a spadellare per la cena.
Avevo letto male dalla fretta, perhè viene stampato andata e ritorno di ognio passeggero prima di passare all'altro.
Svengo sul divano.

Mi sa che questa vacanza mi serve proprio…

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30 giugno 2009 2 30 /06 /giugno /2009 17:21

Quando muore qualcuno in modo violento o inatteso, specie se giovane inspiegabilmente si innesca un automatico processo di rapida beatificazione.
Se poi questo qualcuno è una popstar a livello galattico, re dei tabloid suo malgrado, l’effetto è quello di santo subito.
Venerdì è venuto a mancare Michael Jackson, superstar e icona della musica, ma anche di tutto quello che è pop in senso ampio. E anche trash, diciamocelo.
Su di lui si è scritto tutto ed il contrario di tutto. E, purtroppo per lui, anche parecchio di più.

Chi non conosce i Jackson 5 e la sua infanzia infelice con un padre violento?
Chi non è al corrente dei processi, delle chiacchiere sulla sua sessualità e sulle accuse di pedofilia?
E il matrimonio con la figlia di Elvis? E quello con la (orribile) tata? Ma non erano vergini entrambi?
E i figli, dai nomi strani ed impronunciabili? Che fine faranno?
Chi non ha scosso il capo davanti alle sue trasformazioni, le mille operazioni di chirurgia e gli sbiancamenti violenti della pelle? No, non è schiarimento della pelle, è vitiligine! Dici? Boh! Mah!
Una vita vivisezionata quotidianamente da stampa e tv. Per l’amor del cielo, meglio che lavorare in miniera eh, ma non credo sia molto piacevole specie se non si ha il carattere adeguato. Pure Madonna, donna con le palle per antonomasia c'ha i suoi problemini, figuratevi chi non è corazzato a dovere.
Se è vero che MJ è stato sempre un personaggio controverso per quello che poteva riguardare la sua vita privata, artisticamente è impossibile non riconoscerne i meriti.
La musica pop, la danza e anche la moda sono state profondamente influenzate dal suo talento, così tanto da poter essere considerato il vero re del pop.
Ho sentito tanti in questi giorni, al bar o in palestra, piuttosto che in ufficio o alle poste, definirlo uno svitato, uno strambo, un pervertito.
MJ aveva tanti difetti, ma il più grosso era certamente quello di essere una persona infelice.
Infelice nel suo crescere e diventare uomo, nel voler essere Peter Pan a tutti i costi nel suo ranch protetto e favolistico. 
Infelice
nel voler essere quello che non era, infelice nella sua solitudine e nell'abbandono dei suoi cari.
Infelice, tra sciacalli assetati di soldi e del suo talento e media assetati del suo sangue e della sua vita.
In fondo, che c’è di diverso tra schiarirsi la pelle e rifarsi le tette? Niente, eppure le voci più impensate e fantasiose si sono inseguite per anni, alla ricerca del pruriginoso.

MJ dorme in una camera iperbarica.
MJ molesta i bambini.
MJ schiarisce la pelle con la varichina. No, con la colla vinilica.
MJ è gay.
MJ è bisessuale.
MJ è vergine.
MJ è un alieno.
MJ non è morto ma è che Bob Marley e Elvis Presley a fumarsi una canna su Marte.

Ed ora gli stessi giornali che già avevano pronto il coccodrillo banchettano sul suo cadavere, e lo faranno per molti anni ancora. L’affetto della gente, improvviso e violento come un fiume in piena, i suoi dischi che vendono più che mai. Molto divertente. O meglio, sarebbe molto divertente se MJ fosse davvero su Marte a ridere di questa beatificazione. In realtà è solo triste, e l’unica persona che mi sembra lo abbia pianto con composto dolore è la sorella Janet, compita e addolorata ai BET Award.
Per questo a me, in mezzo al rataplan di questi giorni,  piace ricordarlo così.

Ciao Michael.

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23 giugno 2009 2 23 /06 /giugno /2009 11:43

Sono passate le elezioni, i ballottaggi, i referendum.
Ora, a mente fredda, posso rifletterci su, ora che le telecamere si stanno spegnendo e altre notizie prendono il sopravvento.

E’ ancora utile parlare di politica?
Serve davvero litigare, lambiccarsi il cervello con l'ideologia e discutere con parenti e amici?

Guardiamoci intorno.

Il centrodestra? Bella roba! A parte il mio odio atavico per Berlusconi (il cui unico pregio è di averci dato Bim Bum Bam negli anni ’80) che si manifesta nell’eliminazione del volume ad ogni sua apparizione televisiva specialmente durante la cena, il resto dei suoi amichetti non è da meno.
Leggi fatte ad personam, la Costituzione allegramente usata al cesso al posto della carta igienica, il monopolio dell’informazione usata come il giornalino della scuola e riesumazione dell’antico ma mai morto metodo di governo neroniano “panem et circenses”. 
Del resto, un paese in cui più del 10% degli abitanti vota Lega Nord e simpaticoni come Borghezio, un governo così se lo merita proprio.
Possibile che il paese non veda? POSSIBILE? Me lo chiedo ad ogni TG, ma ora basta, è inutile. I miei concittadini mi fanno ribrezzo? No, ribrezzo no. Un po’ di pena però sì.

La sinistra? Dov’è? Chi è? Perché? Dopo la sparizione magica dell’Obama de noialtri, il già traballante PD è diventato un baraccone pruriginoso, il cui unico punto importante del programma per le elezioni europee è stato: “Chi si tromba Berlusconi?”. Che scemi i giornali di sinistra.
Non uno che non abbia capito che tutte queste chiacchiere su ragazzine, bella vita, escort, yacht e corna non fanno altro che alimentare il “mito” berlusconiano.
Siamo o non siamo un paese che ha reso famoso un personaggio inutile e amorale come Fabrizio Corona? Inutile sperare che un po’ della ferrea morale made in USA che condanna un Presidente per un pompino arrivi all’improvviso anche da noi e ci colpisca come il dito del Moralizzatore. In Italia uno che fa la bella vita, tra champagne e mignotte moldave è per la stragrande maggioranza del popolino assai bulo (ndr. parecchio parecchio figo in perugino) e non un essere riprovevole.
Che poi chi si tromba Berlusconi non è affar mio. Mi può far schifo il pensiero, ma me ne frego se si fa il giro delle subrettine di Mediaset o gioca ad acchiapparella nudo con La Russa.
Ma Uòlter? Dov’è? L’ho rivisto l’altra sera in tv a parlare di nulla, come al solito. Che delusione! E Franceschini? Ah, lui ha vinto, ha fermato Berlusconi, sìsìsì. Bravo, applausi, sìsìsì.
E i sinistroidi intellettualoidi come me? Soliti caprini che votano i soliti vecchi. Perché non dare un segnale forte e votare un uomo come Vendola, maltrattato dal suo stesso partito? Forse improponibile perché gay?

Le elezioni sono finite e come al solito hanno vinto tutti e l’unico ad aver perso è il paese.
Il referendum?
Pubblicizzato meno che la festa di S. Antonio al quartiere di mia nonna (200 anime), ha riscontrato l’affluenza più bassa di sempre.
Soldi buttati. Buttati per nulla.

L’unica persona che mi sembra abbia un minimo di cervello in tutto questo rataplan è Gianfranco Fini.
Non credevo saremmo mai arrivati a tanto, ma ultimamente mi sembra l’ultimo baluardo dell’intelligenza in Parlamento.
Come siamo ridotti…

Cambiare, fare, novità.
Ci vorrebbe una persona nuova, diversa, che sappia di pulito. Ma chi? Chi?
Ci sarebbe Beppe Grillo, portabandiera dei consumatori e della necessità di un parlamento pulito. Ma per me è troppo populista e demagogico, non mi sta simpatico nonostante tutto, non mi piace il suo populismo che non sfocia in nulla di diverso se non l’adunata di piazza. Utile, dà coscienza al popolino. Ma poi? Ma quindi? Evolversi, no? Esporsi in maniera diversa?
Troppo difficile? Impegnativo?

Ma allora chi?
CHI?
Fuori la crisi impera e i nostri politici sono troppo impegnati a guardarsi le unghie o a misurarsi gli attributi.
Chi ci tirerà fuori da questo momento di recessione che sembra non voler finire?
Io un’idea ce l’ho.

Eleggete  me come dittatore.
Una bella dittatura come all’epoca romana. 
Una bella dittatura intellettualoide di sinistra.
Mia sorella, commercialista provetta all'Economia.
Mio padre alle Politiche Agricole perchè come vengono le zucchine a lui a nessuno mai.
Mia madre ovviamente alle Pari Opportunità e mio cognato, possessore fiero di Punto truccata da Ferrari, ai Trasporti.
E l'Amore Mio? Mah, lo metto agli Esteri così viaggiamo un po'.

Che ne dite dell’idea?
Lo volete voi un Ministero?

Se lo fa Silvio, perchè io no?

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12 giugno 2009 5 12 /06 /giugno /2009 16:51

In macchina, ore 8 e 30. Strada a quattro corsie.
Un furgoncino da elettricista abbastanza malmesso cammina nella corsia di transito a 70 km/h ed un Cayenne tenta di sorpassarlo. A 71 km/h. causando, come potete immaginare, strombazzi e insulti mai uditi. Io, da dietro, mi immagino la signora bionda cotonata che per sbaglio stamattina ha rubato la macchina al marito, industrialotto che s’è fatto da sé nel mondo fiorente delle solette.
E invece no.
Quando finalmente conclude la faticosa operazione ed io a mia volta lo sorpasso, scopro alla guida un ragazzotto trentenne con occhiali fascianti e capello da tronista che evidentemente preso dai suoi capelli s’era dimenticato dove sta posizionato esattamente l’accelleratore
E non posso fare a meno di notare la signora ottantenne cotonata con la Smart rosso fiamme che lo supera a sua volta dopo di me e che gli mostra orgogliosa il dito medio.
Un mito.

Alle poste. Ore 13 e 20.
Devo pagare una bolletta e sono abbastanza sicura di trovare l’ufficio postale deserto a quest’ora. Ed infatti brulica di esseri umani inferociti.
Ho sempre pensato che scegliere il bottone da premere per avere il giusto posto in coda alle poste (con tanto di bigliettino certificativo) sia una delle cinque cose più difficili da comprendere per un essere umano, insieme . Dopo cinque minuti di interessante studio, premo il tasto giusto che mi restituisce un incoraggiante numero 169. Ah, bene. Il led segna 140. Umpf.
Passano cinque minuti di immobilità totale, poi all’improvviso tutti i contatori sulla testa degli impiegati impazziscono e cominciano ad andare avanti di propria volontà, come posseduti da una mano aliena. Nel giro di mezzo minuto compare il 169.
Mi avvicino allo sportello per informare l’impiegato che c'è gente prima di me.
Lui mi guarda con la faccia da Mr. Bean.
Impiegato: "Che numero ha?"
Phoebe: "169"
Impiegato: "Che numero c'è lì?"
Phoebe: "169"
Impiegato: "Allora tocca a lei, sennò passo al 170"
Mi sbrigo con la bolletta e scappo, lasciando l'impiegato caprino al linciaggio della folla inferocita.


Dal medico, sala d’attesa. Ore 20.15.
Devo farmi prescrivere delle analisi un po’ fastidiose e quindi decido di parlare di persona con il mio medico di base, il cui studio è già stato teatro di avventure memorabili.
Di norma, visto l’affollamento del suo ambulatorio, comunichiamo per telefono, ma stavolta mi butto nella mischia di novantenni che evidentemente son habituè consolidati e che arrivano alle sei e mezza dopo aver cenato come se andassero al bar a prendersi un grappino.
La mia dottoressa, conscia del tedio della sala d’attesa c’ha messo una piccola tv. Ed io, conscia ancor di più di tutto questo mi son portata un libro da leggere.
Finché sento una voce che blatera con la tv. Argomento Berlusconi e la sua vita privata (Basta, basta, basta!!!)
“Eh!! Poveraccio!!!”
A parlare una signora sulla sessantina ma decisamente poco giovanile, con cofana di capelli gialli, magliettina color polvere ed al collo crocefisso a grandezza naturale.
Non alzo gli occhi dal libro, e nessuno risponde ai suoi lamenti. Ma lei insiste.
Signora:”Eh… povero. Poi, con la moglie sgualdrina che c’ha!!!
Ora, non mi importa NULLA di Veronia Lario, delle veline o se Berlusconi si fa inchiappettare da La Russa, ma quando basta basta!
Poggio il libro: “Scusi signora, eh. Ma se suo marito mi guardasse le gambe e poi le dicesse che lei invece c’ha le vene varicose sarebbe contenta?”
La sala ridacchia dietro le riviste del 2002.
Signora piccata che mi guarda come se avessi la lebbra: “Vabbè, che vuol dire?
Phoebe: “Che a me Berlusconi sta sulle palle a prescindere e della sua vita privata me ne frego, però dare della sgualdrina alla moglie perché non tollera le corna mi sembra un po’ troppo!!
Signora iperpiccata: “Sei una maleducata! La solita comunista!!!
E te una pretina!!” insorge il novantenne col cappello alla mia destra. Per un attimo temo che inizi a roteare il bastone.
Segue violenta discussione sulle amministrative appena concluse, con turpiloqui, insulti e insinuazioni sulla virilità del marito della signora. 
Per fortuna riesco a sottrarmi perché alla fine è arrivato il mio turno.
Menomale.

E per fortuna domani è sabato…

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29 maggio 2009 5 29 /05 /maggio /2009 15:31

Il bello degli acquazzoni estivi è l’odore della terra quando è tutto finito.
L’aria in campagna profuma all’improvviso e così forte da stordirti. Le ginestre fiorite in mezzo al bosco, l’erba appena tagliata, le rose del tuo giardino.
Tutto sembra più bello, più fresco e pulito, l’aria sembra nuova.

Ero tutta immersa in questi pensieri bucolici arrivando a casa l'altra sera, chiudendo il cancello e tirandomi dietro le buste della spesa e la sacca della palestra.
Quando, all’improvviso, tra me ed il portone vedo lui.
Sì, LUI.
Un rospo enorme.
Viscido.
Oddio, non come quello de “Il labirinto del fauno”, ma un signor rospo.
Stava lì, tra me e il portone.
Immobile, mi guardava con i suoi occhietti neri, grossi come spilli. Mi guardava indagatore, ma deciso. Fermo nella sua posizione, deciso a non muoversi.
E io lì, con le buste della spese ed il borsone della palestra a tracolla.
Che fare?
Provo ad avvicinarmi, sicura che il piccolo mostro scapperà tornando da dove è venuto.
Niente, macché. Mi guarda e sembra che abbia una espressione cattiva. I suoi occhietti piccoli mi inquietano.
Batto i piedi, convinta che il rumore lo scaccerà.
Manco per niente, inclina la testa e mi guarda come se fossi scema. Gonfia la gola, credo stia ridendo. E di me per giunta.
E tutti i torti non ce l’ha, dovreste vedermi mentre sbatto i piedi a terra e dimeno buste e sacchetti. Senza dimenticare la borsa della palestra a tracolla. Ci credo che mi trova buffa.

Valuto le varie alternative
Scavalcarlo. E se mi salta addosso? No, no, che schifo! Meglio evitare.
Tornare dai miei? E scappare davanti ad un rospo testardo? No, no. Fosse stato un ragno allora certamente sì, ma un rospo qualunque proprio no.
Spaventarlo? E come??? E se facessi suonare il clacson?
Salgo in macchina e mi metto a strombazzare.
Niente. Testone e muto rimane fermo lì, tra me ed il portone.
 
Esasperata poggio tutto a terra anche se è bagnato, incrocio le braccia e chiedo: “Allora, si può sapere che vuoi?? Potrei per favore rientrare in casa mia?
Lo so, sto parlando ad un rospo.
Devo essere impazzita.

Lui piega la testolina e mi guarda: “CRAAAAAA!
Sgrano gli occhi mentre con due balzi lui prende e se ne va in mezzo al prato, probabilmente a caccia della cena.

Alla fine, aveva ragione come sempre mia nonna.

Con le buone maniere si ottiene tutto…

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27 maggio 2009 3 27 /05 /maggio /2009 16:38

Il mio corso di pilates è frequentato da persone molto eterogenee tra di loro.
Ci sono le signore con la cofana in testa e la messa in piega appena fatta che trovano nel pilates l’ultima frontiera per restringere il girovita (l’ha detto Donna Moderna, sarà vero!!!).
Ci puoi trovare inesperte del fitness, convinte a prima vista che questa fosse l’alternativa più soft al massacro della palestra e che, una volta resesi conto dell’atrocità della lezione han deciso comunque di restare.
Poi ci sono quelle incriccate come me, con la schiena dolorante, una gamba più corta, un piede fasullo oppure con altri difetti invisibili ad occhio nudo ma assai fastidiosi.

Infine lei, la nuova.

E’ comparsa da una settimana, coi primi caldi.
Nella sua tuta extralarge è agile come Natasha la contorsionista ucraina. Secca, ma secca, ma così secca da spingerti ad avvicinarla e chiederle se vuole una mela.
Noi ridiamo e scherziamo, soprattutto dei nostri limiti fisici che ci fanno sembrare impacciate. Lei ci guarda assente, gli occhi infossati e le unghie mangiucchiate, si contorce nelle figure del pilates mettendo in bella mostra la pelle che le si stacca dalle ossa. Troppo simile a quelle foto pro-ana che invado il web come un cancro, difficile da non guardare come un incidente sulla quattro corsie.
Non ci vuole un genio o un dottore per vedere la sua anoressia, basta guardarla e sentire il suo sguardo addosso, mentre passa in disamina la mia taglia 40/42. Mi rendo conto che deve sembrargli una mostruosità, eppure è frutto di un sacco di sforzi, cocca!
Coi primi caldi, che son diventati scampoli d’estate infuocata nel giro di due giorni di calendario, s’è sentita male. L’ho trovata sdraiata su una panca nello spogliatoio, tra sguardi indifferenti ed altri accusatori. “Ti sta bene” devono aver pensato.
Stava lì, ad occhi chiusi, sdraiata. Per un attimo m’è sembrato l’obitorio di CSI, io pronta a sezionare quel che resta di quelle ossa
Mi sono avvicinata e le ho chiesto: “Vuoi un po’ di acqua e zucchero? Te lo vado a prendere!”
Ha spalancato gli occhi all’improvviso con l’espressione stupita di una falena che ha scoperto quanto bruci mettere le zampe sul vetro della lampadina. Poi si è ricomposta e mi ha detto: “No, grazie. E’ solo mal di schiena. Ho la scoliosi, io.
Vabbè, mi son detta. Se ti fa piacere raccontartelo, fallo pure.
"Ok, se hai bisogno..."

Per tutta risposta si è alzata, ha preso la sua sacca e se ne è andata.
Mi son fatta la doccia e me ne sono andata con una strana sensazione di disagio, come se fossi io a sbagliare e lei l’ancella di una divinità leggiadra e flessuosa. So benissimo chi è la malata, è ovvio.
Sono sciocca lo so, ma son tornata a casa e mi sono messa davanti allo specchio a guardarmi la pancia.
Che, ovviamente, c’è e c’è eccome.
Sta lì, come un bel budino morbido, a ricordarmi le volte che ho esagerato con la Nutella.
Nel bel mentre della disamina è rientrato lui che, capendo al volo la situazione mi ha gridato dall’altra stanza: “Servirebbe a nulla dirti che sei bellissima?
“NO!” gli ho risposto subito col broncio.
Ok, allora vado a preparare la cena! Faccio le patate al forno. Tu salti, vero?” mi occhieggia dalla porta
Ma che sei matto????? C’ho una fame da lupo!”
Io che salto la cena??

Ma figurati...

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13 maggio 2009 3 13 /05 /maggio /2009 10:23

Pensavo che dopo le mie esternazioni non avrei avuto altro da dire sull’Italia e su quello che sta diventando.

Ma al peggio non c’è mai fine e stamattina, ascoltando per radio una canzone di Caparezza mi sono resa conto che non è giusto smettere di indignarsi e di lottare se si crede in qualcosa, se si pensa che il mondo possa e debba essere un posto migliore per vivere. O almeno un luogo più giusto.

Quando basta, basta.

 

Enrico Mentana mette a nudo le sue verità. Personaggio scomodo a Mediaset, il cui gruppo di lavoro lui stesso definisce “un comitato elettorale”, e per questo epurato. Personaggio scomodo, sì, nonostante non lo si possa certo definire né estremista, né bolscevico, né un comunista mangiabambini. Tutt’al più moderato, intelligente e, di sicuro, mai venduto e sempre consapevole e misurato. Non è certo polemico come Santoro, altrimenti avrei capito pure. Non appoggiato, ma capito. In fondo, Mediaset è pur sempre del Cavaliere e a casa sua ognuno fa come gli pare (il fatto poi che un politico non possa avere tre televisioni ed un numero imprecisato di giornali e governare le nostre menti è un altro paio di maniche, ma nemmeno la sinistra quando poteva c’ha voluto mettere le mani).

Allora come mai era ritenuto così inopportuno? Perché non allineato? E la libertà di pensiero?

 

Decreto sicurezza. Ah!!! Che meraviglia!!!! Per mesi i giornali (vedi sopra) c’ha tampinato con la grave crisi della sicurezza in Italia e finalmente ci siamo! Verrà approvato coi soliti mezzucci e siamo tutti più contenti e più sicuri.
Erano su tutti i  giornali, su tutte le TV.
Stupri, furti, rapine. Un patatrac, il finimondo.
Tutto esploso all’improvviso, tutta colpa degli extracomunitari. Che, per definizione, sono tutti sporchi, brutti e cattivi esattamente come gli italo-americani sono pizza, mafia e mandolino. A nessun giornale è venuto in mente di far notare che il numero di crimini non è aumentato rispetto agli anni precedenti, che tutto è rimasto come prima. Certo, l’Italia non è Topolinia, ma nemmeno il Bronx. Eppure la gente ha paura, quella sì che è aumentata. La paura del diverso, dello “straniero” che porta via ciò che è nostro, di mettere in gioco sé stessi. Perché? Perché la Tv (Homer docet) ha sempre ragione. Ed allora ecco il reato di immigrazione clandestina, ché sparare sulla Croce Rossa dà sempre piacere.

E allora ecco le tanto desiderate ronde, vanto e idea brillante della Lega Nord. A parte il chiaro riferimento fascista che non promette nulla di buono, voi vostro figlio, marito o fratello ce lo mandereste a fare le ronde? Così, senza un minimo di addestramento, senza assistenza psicologica, senza sapere cosa si troverà davanti? Io, cari miei, no.

Ma non era meglio destinare questi fondi alla polizia che, mi si dice, è alla canna del gas?

Non è meglio destinare più fondi alle forze dell’ordine che in molti casi non hanno i soldi per pagare il gasolio delle pattuglie?

Non era più logico piuttosto che orchestrare ed autorizzare gruppuscoli vari che, presumibilmente, presto si armeranno di manganello ed olio di ricino?

  

Veronica vs Silvio. Francamente non me ne importa un fico secco delle vicende personali di Villa Arcore. Non seguo nemmeno Beautiful, del resto, perché dovrebbe interessarmi chi tromba con chi in casa Berlusconi? Non provo nemmeno una strabordante simpatica o affiliazione femminile particolare verso Veronica. Diciamocelo, non si può provare simpatia verso un personaggio dei fumetti con borse Louis Vuitton e imbottiture al botox. Non è una martire, non è una santa e nemmeno una di noi. Scordatevelo. E’ solo una donna della buonissima borghesia milanese che s’è stufata delle corna di un marito ricco, scostante e assente. Pure la mia vicina di casa si separa per questi motivi, ma non mi pare una donna da compatire.

E’ che in Italia siamo alla disperata ricerca di eroi che scalzino lo strapotere di Silvio. Li sogniamo perché l’opposizione, con la timida ed intelligente educazione di Franceschini non ci dà soddisfazione. Perché vorremmo un Obama, ma forse non ce lo meritiamo. E allora basta che Veronica lavi i suoi panni sporchi a Porta a Porta e noi siam contenti e scodinzoliamo allegri.

Patetico.
Che barba-che noia-che barba.

 

 

Perdonatemi se ho perso l’ironia, la ritroverò presto.

Oppure no.

 

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11 maggio 2009 1 11 /05 /maggio /2009 18:04

L’uomo (e la donna) sono mediamente pigri.
L’educazione, la vita e la necessità lo spingono fuori dal suo guscio, ma preferirebbe tirarsi le coperte sulla testa e far finta di nulla.

L’essere umano è bravo ad adagiarsi. Sta lì, appeso, senza ricordarsi la sua mortalità, penzolando in fondo alla catena evolutiva mangiandosi le unghie delle mani.

Ed è capace di starsene così molto tempo, inebetito dal rumore di sottofondo.

Seduto bello comodo.

Finché un giorno succede qualcosa.
Incrocia lo sguardo allegro di un bambino e scopre di aver dimenticato quell’allegria.
Vede cadere ad uno ad uno i petali di una rosa nel vaso e si sente senza consistenza come quel fiore reciso, e contando i petali caduti si sente svuotato.
Si guarda i piedi e non se li sente suoi.

Ed è come un click, la luce è stata accesa sulla meschinità della sua vita ed è troppo tardi per tornare indietro.

 

E così lo vedi che l’uomo che hai sposato non ti conosce, non lo ami nemmeno. L’hai sposato perché è stato il tuo fidanzato per dieci anni, ti veniva a prendere sotto casa con lo scooter, ti portava al mare e ti faceva sembrare i problemi più lontani. E on importa se non avevate nulla in comune, e lui era noioso già a diciott’anni. Era ed è un bravo ragazzo, tua madre te lo ripeteva e ripete sempre. Bravo, buono e lavoratore, anche se noioso e spiccio. Noioso o annoiato? Non lo sai più, ma all’improvviso sei sola con la sensazione di non aver capito, di aver sbagliato non ascoltando la tua amica del cuore che come un grillo parlante te lo ripeteva. Invidiosa, la etichettava tua madre. E invece no.

L’hai sposato perché dopo tanto tempo era logico, e non ti è importato di rinunciare all’idea del principe azzurro, al batticuore dei romanzi rosa che in realtà non esiste, sacrificandolo sull’altare della vita tranquilla della piccola borghesia.

Hai pugnalato l'idea del principe azzurro, dell'amore vero per la sicurezza dell'affetto.
In fondo, perché buttar via un bravo ragazzo così? In fondo di star sola non ti andava, di rischiare, di ricominciare. Lui era lì, bell’e pronto. Confezione regalo per famiglia felice in provincia, con tanto di cane, steccato bianco e station wagon.

Ed oggi ti accorgi che non avete nulla da dirvi, ma che è sempre stato così.

E all’improvviso il cuore inizia a battere. Di nuovo. O forse per la prima volta.

Ed ora?

 

E così ti accorgi di passare la vita ad inserire numeri in un computer, a muovere ingranaggi di cui non ti importa un fico secco. Tic tic tic, tutto il giorno come se fosse la cosa più importante del mondo, subissata di noiose pacchianerie. Pigiare bottoni non era quello che sognavi, da piccola. Volevi volare alto, tu, e i complimenti di chi leggeva le tue storie ti ci facevano credere.

Cos’è successo, poi?

La vita, il tempo, i soldi. La sicurezza di non farcela, di tenere i racconti chiusi a chiave nell’hard disk perché tanto chi li vuole, la paura di volare e di cadere.

Ed allora giorno dopo giorno picchi sui tasti, con la consapevolezza che questo non è il tuo mondo, sentendoti piccola e sottovalutata perché il cervello a volte ti piacerebbe anche usarlo. Tu, proprio tu che dovevi volare in alto, che eri una principessa.

Ma non lo siamo forse tutte? E non è vero che di editoria in Italia non si vive, ma tutt’al più si muore di fame? Che non ti paga nessuno ma nemmeno per sbaglio? E che gli italiani han tutti un romanzo nel cassetto?

E allora perché tentare? Non è meglio accoccolarsi lì in attesa della pensione?

 

Ma io, ad accontentarmi, non sono mai stata brava.

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5 maggio 2009 2 05 /05 /maggio /2009 15:26

Da poco mi sono abbonata a Sky ed oltre a tutta una serie di programmi assai trash di cui sono oramai altamente dipendente con massimo scorno di chi mi vive accanto, mi sono letteralmente innamorata della fiction Romanzo Criminale.
Ho incrociato per caso le repliche (in attesa della seconda stagione) e grazie ad un amico Fastweb-dotato sono entrata in possesso della serie completa in dvd.


La fiction è di indubbia qualità: scenografia e ambientazione, tutto in perfetto stile anni’70,  attori bravissimi e calati nel ruolo, specie per quello che riguarda i tre protagonisti che vengono pennellati alla perfezione.
Il seppur bravo Pierfrancesco Favino non era forse sufficientemente coatto per essere il Libanese (anzi, io lo considero un gran signore), o almeno non quanto Francesco Montanari che della caratterizzazione del suo personaggio e dei suoi tormenti ha fatto un cult.

Il telefilm, com’è noto, ripercorre le “gesta” della tristemente celeberrima Banda della Magliana, che negli anni ’70 nacque a Roma diventando una vera potenza, fino a gareggiare con ben più blasonate associazioni criminali e resa celebre dal libro di Giancarlo De Cataldo e poi dal film di Michele Placido del 2005.

Scritto con la collaborazione dello scrittore (e si sente) ed assolutamente fedele al libro, finalmente il telefilm esce dai classici schemi buonisti a cui è relegata la fiction in Italia, fatta di santi, preti, carabinieri e Cesaroni.

Finalmente un prodotto esportabile, serio e ben curato e  recitato, senza veline sgallettate e faciloneria gradassa, che intreccia politica, costume e storia recente.

 

Oggi, casualità, leggo che il buon Alemanno, illuminato sindaco della capitale, nella sua visione tutt’altro che ampia del mondo circostante, fa ricadere la “colpa” di eventi di violenza e microcriminalità tra i giovani a Roma proprio su questa serie tv che, a dir suo, enfatizzerebbe modalità e stili di vita sbagliati innalzandoli a miti.

Ora, ci sarebbe molto da dire su Alemanno e sul suo passato da giovane fascista e frequentatore di Rebibbia, ma sarò una signora e soprassiederò.

Quello che mi sembra francamente assurdo è che si possa accusare semplicisticamente un telefilm della crisi dei valori a cui assistiamo nella nostra epoca senza venire accompagnati in clinica e rivestiti con l’apposito vestitino bianco con le maniche allacciate dietro.

Non solo, ma nel caso specifico il caro sindaco di Roma non sa assolutamente di cosa sta parlando. La serie non enfatizza nulla, ma anzi dà la possibilità di esplorare le vite anche personali dei protagonisti, le loro assolute solitudini e la loro infelicità.
Il crimine non paga, insomma. Almeno non in questa serie TV.
E che gli eroi sono altri, semmai ne esistano davvero.

Sarebbe bello se la colpa potesse esser data solo alla TV, renderebbe tutto più facile: basterebbe spegnerla e vivremmo nel paese di Oz.

Se ci sono ragazzini che rapinano negozi o spacciano per potersi vestire come un tronista di Uomini e Donne la colpa è della De Filippi? Allora al rogo, e via!

E la Mafia? E’ colpa de “Il padrino”!!

Se le ragazzine diventano anoressiche ed aspirano solo alla chirurgia plastica per avere una settima di reggiseno, di chi è la colpa? Ma della Tv, signora mia!

E i genitori? Gli insegnanti? La cd. società?

Ma signora mia, silenzio: stanno guardando la tv!!!!

Lo diceva anche mia nonna paterna: “Silenzio, c’è la televisione accesa!” e tutti a guardare lì, il novello focolare che oggi instilla paura, ci fa raccogliere tutti vicini vicini, ma solo se siamo uguali uguali.

Omologati.
Mio nonno scuoteva la testa allora, rigirandosi tra le mani il pomo del bastone, e sicuramente lo farebbe anche oggi.

E se Berlusconi è al Governo, cianciando di qualsiasi cosa e ergendosi a santo sopra i comuni mortali, lui novello Alessandro Magno… di chi è la colpa???

 

Bèh, ripensandoci questo potrebbe essere…

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