Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
21 novembre 2008 5 21 /11 /novembre /2008 00:28
All'Università li vedevi con il libro sotto il braccio, il maglioncino Ralph Lauren immancabile come una divisa ed il capello gonfio da ravviare ogni tanto con un gesto fluido della mano.
Sempre lindi e pinti, li trovavi a chiacchierare tra di loro vicino alle panchine, attenti a dare i voti al mondo circostante.
Raramente rivolgevano la parola a chi no era come loro, e quando lo facevano era solo per distribuire volantini.
Erano loro, quelli di Forza Nuova.

Per lo più ricchi figli di papà o wannabe frustrati, organizzavano riunioni e comitati sentendosi esseri superiori.
Capirete come io, che facevo ripetizioni tutti i giorni ai bambini per mantenermi e mi atteggiavo chiaramente da comunista mangiabambini poco avevo a che spartire con loro.

Ma, con mio grande stupore uno iniziò a corteggiarmi. Io, che ne ero l'antitesi e che ho sempre pensato che solo dei deficienti potessero comprare un maglione identico a mille altri e pagarlo una cifra esorbitante solo per un simbolino.
Diciamocelo, Ralph Lauren mi è sempre stato in culo. Per curiosità ci uscii, in fondo era un bel ragazzo.
Con disappunto scoprii che non era solo noioso ed irritante: aveva anche il micropisello.
Non è sempre oro ciò che luccica, spesso è solo ben lucidato.

Ma questa è un'altra storia, che mi porta però a  l'altra sera quando senza sorpresa ho scoperto che i geni che hanno inviato bambole insanguinate ad alcuni giornali altro non sono che fratelli siciliani di quei geni che bazzicavano l'Università.

Perché questo scherzo macabro? Per protestare sulla legge 194, la legge che nel 1978 mise fine agli orrori degli aborti clandestini regolamentando l'interruzione di gravidanza.
Bambole insanguinate con un biglietto "Avete provato orrore e sconcerto nell'aprire questo pacco? Vi ha turbato la vista di un bambolotto fatto a pezzi, deformato e imbrattato di sangue e frattaglie di animale (regolarmente acquistati in macelleria)? Ve lo abbiamo spedito proprio per risvegliare in voi simili indignate sensazioni. Vogliamo ricordarvi che - nel caso lo aveste dimenticato - ormai da trent'anni, in Italia l'aborto 'legale' riserva la stessa sorte del bambolotto a 5 milioni di vittime innocenti fatte a pezzi nel ventre della madre. Siamo di fronte a un genocidio legalizzato! Abrogare la 194! Fermare la strage di innocenti!"

A parte il gesto orribile, giustificato da una serie delirante di cazzate, gratuito e francamente idiota io mi domando: perché a protestare ed indignarsi sono sempre (o quasi) uomini?
Da Ferrara ai due geni che hanno confezionato questi eleganti pacchi dono, nessuno di quelli che si sono erti a difensori della moralità era dotato di utero ed ovaie. ma io tengo mai trattati sulla prostata? E allora perché volete comandare sulle mie ovaie??

Oppure si tratta di gente che si guarderebbe bene dal riconoscere un eventuale figlio naturale, pena scomunica immediata. Non che non lo facciano ovviamente, il mio prete quan'ero bambina aveva una figlia della mia età e tutti sapevano.
Ma i religiosi, bèh, loro dall'altare a sparare sentenze senza conoscere l'argomento di cui si parla sono abituati, gli viene spontaneo.

Perché?
Senza tirare fuori slogan femministi degli anni'70 che oramai suonano obsoleti, mi domando perché siano sempre uomini ad affermare il equivalenza tra aborto ed omicidio, immaginando le donne come sciocche scrofe che non hanno discernimento alcuno o come fredde incubatrici.
Secondo loro è facile abortire?
E' facile prendere questo genere di decisioni?
Maturare la netta consapevolezza di non poter far altrimenti pensano che non lasci segni?
Chi dà a questa gente la spocchia per mettersi in cattedra e giudicare sui sentimenti ed i dolori della gente?

Con questo non voglio farmi portabandiera dell'aborto, né dire io lo farei. Nelle cose, diceva mia nonna, bisogna trovarcisi.
Ma la legge 194 per quanto possa essere imperfetta è una conquista per tutte le donne, una libertà imprescindibile, una tutela necessaria.
E a chi chiacchiera a vanvera di crimini contro l'umanità, ricorderei prima di tutto quelli commessi in nome delle idee politiche che vanno sbandierando con tanta supponenza.

Scusate, ma mi girano le ovaie...

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
13 novembre 2008 4 13 /11 /novembre /2008 10:45

C’è la crisi.
C’è la crisi, è esplosa all’improvviso e ci ha stretto lo stomaco in una morsa d’acciaio.

C’è la crisi e nessuno fino a ieri se lo aspettava, anche se gli stipendi dalla conversione in euro ad oggi non sono mai aumentati e se lo facevi notare eri un ingordo comunista mangiabambini.

C’è la crisi ed i negozi sono pieni di gente che gira e rigira, ma non compra nulla. O comunque compra meno, non butta più. E chi se lo può permettere? Guarda, prende un oggetto in mano  e pensa “Ma questo mi serve davvero?”. E poi lo riappoggia sullo scaffale, un po’ come faceva mia nonna al mercato, quando il consumismo era un neologismo senza significato, i soldi erano davvero pochi e ancora ci si ricordava bene della fame e dei crampi allo stomaco.

C’è la crisi ed i negozi che vendono una maglietta a mezze maniche al prezzo di un cappotto di cachemire si sono svuotati all’improvviso, mentre tutti gli altri mettono fuori cartelli di vendite promozionali motivate nelle maniere più fantasiose, dal rinnovo locali, al compleanno del proprietario, ma in realtà è solo un modo come un altro di anticipare i saldi.

C’è la crisi, la bolla finanziaria è scoppiata e nessuno ha vigilato su qualcosa di diverso che sui propri guadagni. Enti pubblici, società di rating, Ministeri assortiti di varie nazionalità. La colpa è di tutti, ma alla fine non è di nessuno.

C’è la crisi e tutti la vediamo all’improvviso. Tiriamo la cinghia come se tutto fosse cambiato nell’arco di una notte, ci sentiamo in guerra, non ci fidiamo più di nessuno. Il nemico è alle porte ed è sempre più spesso identificato con il diverso da noi. Che vogliono ‘sti cinesi? Ma quanti so?  Ed i rumeni? Tutti ladri! Sono tutti lì a portarci via lavori che non vogliamo (o non volevamo?) fare più. Il manovale, la badante, l’operaio, il facchino. Vivono vicino a noi e all’improvviso ci fanno paura: sono loro che vogliono portarci via il benessere?

C’è la crisi, il pasticcio di Alitalia, i tagli all’istruzione. Nessuna novità, se non ci fosse la crisi.

C’è la crisi, dicono i giornali. Lo battono e lo ribattono, numeri su numeri, allarme dietro allarme. L’economia è al collasso, l’ambiente si ribella, la fine del mondo incombe. Ma sarà proprio vero? Il nostro amato premier sorride, quindi così nera non potrà essere.

A parte l’ironia, la crisi c’è e si vede. Le aziende chiudono o producono di meno, la sfiducia della gente è palpabile.
Forse è perché quel consumismo esasperato che gli anni ‘80 e ’90 ci hanno insegnato con tanto amore è finito. Non possiamo comprare più un paio di scarpe alla settimana, se il televisore si guasta invece di buttarlo e prenderne un altro dobbiamo per lo meno provare ad aggiustarlo.
E forse, dico forse, il disprezzo con cui abbiamo ammucchiato cose inutili per anni, stipandole in armadi sempre più stracolmi dovrebbe insegnarci qualcosa di più. 

O magari ha ragione John Titor.
Ci preoccupiamo troppo, tanto nel 2012 inizierà comunque una nuova era fondata sulla riscoperta dei valori veri e sull’amore. Sempre che sopravviviate ad una guerra nucleare.

O che non arrivi la fine del mondo come dicevano i sacerdoti Maya…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
3 novembre 2008 1 03 /11 /novembre /2008 15:12

Siori e Siore, non pederete l'occasione!
Gentile pubblico affezionato e navigantio finiti qui per caso mentre vi affannavate a cercare in rete delle tette enormi (e qui non ce ne sono davvero, mi dispiace di cuore), non mancate!

La vostra beniamina si sottopone ad un fuoco di fila di domande irriverenti e peccaminose (bèh, un po' sto esagerando ma la pubblicità non è l'anima del commercio??) ad opera di uno dei blogger più divertenti ed istrionici d'Italia nell'ambito della sua prestigiosa rubrica "Una blogger alla settimana" che ospita solo selezionatissimi esponenti femmina della blogosfera italiana

Non perdete l'occasione di conoscere la vostra eroina più da vicino!
Accorrete numerosi!!!
(Come vado da imbonitore? Mi assume qualcuno come strillone?)

E, come al solito, già c'è qualcuno a cui non sta bene quello che dico...

Ah, com'è faticosa la gloria...

Condividi post

Repost 0
31 ottobre 2008 5 31 /10 /ottobre /2008 11:56

In un periodo in cui tutti danno addosso al Ministro per la Pubblica Istruzione (che grazie al D.Lgs. 133/08 di pubblica oramai ha ben poco), voglio evitare di infierire sulla povera Mariastella Gelmini (già resa santa subito da una imitazione della Cortellesi che resterà nella storia) per concentrarmi sul mio ideale perfetto di figa di legno: Mara Carfagna.

La simpatica ex-valletta rinnegata non gradisce parlare del proprio passato, come fosse un’onta e un peccato da espiare.
Si vede che lei ne deve aver combinate una gran quantità per finire in TV, perché io nel fare la valletta non ci vedo nulla di male se non quello di voler aderire per forza allo stereotipo velina-scema.
Che poi spesso è vero, ma nemmeno tanto.
Ad esempio, tra le veline intelligenti ricordiamo… ehm… ricordiamo…
Vabbè, ora mi verrà in mente.
Ma non è questo il punto.

Maria Rosaria Carfagna, in arte Mara, comincia la sua carriera televisiva con Miss Italia, proseguendo con esperienza da conduttrice accanto a Magalli e Mengacci, nonché a vallettame vario.
Era una ragazza carina e un po’ sciapa, ma sicuramente sorridente e dai capelli vaporosi. E abbastanza gnocca e prosperosa da finire svestita sulle pagine di giornali prettamente maschili.

Poi, dal 2006, la lenta ed inesorabile metamorfosi. Da valletta a politicante, la lenta ed inesorabile crisi. Via i capelli vaporosi, via i push-up ed i vestiti alla moda, sostituiti da inguardabili tailleurini modello Santa Maria Goretti in giornata angosciata e da un fisico in odore di anoressia.

Io capisco che frequentare il PdL mette una certa tristezza, ma figlia cara questo non ti autorizza a vestirti, pettinarti e truccarti come la Monaca di Monza in uscita straordinaria dal convento delle Pie Addolorate Murate Vive!!
Pallida, col muso aguzzo ed il capello corto corto appiccicato in testa, forse pensa di poter così espiare il pompino (o più di uno?) fatto a Berlusconi per averla salvata da una vita di stenti come prezzemolina TV ed averla portata in salvo nelle accoglienti e calde stanze del PdL prima come deputata, poi da quell’infausto 8 maggio 2008 (io l’ho sempre detto che l’8 è un numero inquietante, e secondo me la pensa così anche Giacobbo), Ministro per le Pari Opportunità.
Cosa che ha sollevato non poche perplessità e viaggi a Casablanca per cambiare sesso da parte di molte donne, schifate dall’essere rappresentate da cotanta ignoranza sterile e conclamata.

Da brava bambina ubbidiente ai dettami dell’ipocrisia cristiana, la Mara ha pensato bene di eliminare qualsiasi proposta di avanzamento sociale in Italia, già arretrata rispetto a qualsiasi paese europeo compresa la Bulgaria e la Lettonia (con tutto il rispetto, eh!).
Pacs: ma per carità!!! Così si riconoscono le unioni gay! Poco importa se le coppie gay saranno (invento) meno del 10%. Sacrifichiamo tutti gli altri!!! E poi, se non ci sono più matrimoni, non ci saranno più divorzi ed il Vaticano come può guadagnare sulle Sentenza della Sacra Rota?
Parità uomo/donna: già fatto! Come già fatto! Sì, già è così, e se non ve ne siete accorti siete comunisti!

Potrei ravanare all’infinito tra le sue infinite perle (non solo quelle che porta al collo per fare la lady ripulita) tra tutti gli argomenti socialmente rilevanti, ma risulterei odiosa e pure invidiosa quindi mi astengo. E poi, a dire la verità, mi innervosisce.

Che poi, diciamolo, povero Silvio!
Era certo di aver fatto un buon affare: bella, gnocca, disponibile e burattinabile a piacere e ora si ritrova tra le mani ‘sta cosetta avvizzita e secca, allegra come la Dolce Euchessina. Molto meglio la Veronica, scusate. Sono delusioni che segnano queste, altro che la crisi finanziaria!
Poveraccio, mi dispiace davvero.

Che poi lui in cuor suo l’ha sempre saputo…
Doveva far candidare Aida Yespica!

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
30 ottobre 2008 4 30 /10 /ottobre /2008 22:17
Location: specchio comune dello spogliatoio della palestra.
Attori: Phoebe, amica di Phoebe, varie ed eventuali.

Episodio 1

Phoebe si asciuga i capelli dopo la lezione di heat program col phon così alto da simulare l’uragano Katrina, riflettendo sui massimi sistemi e su che cosa preparare per cena quando all’improvviso una sconosciuta richiama la sua attenzione.
Vocina: “Scusi!!
Phoebe spegne il tornado e osserva la sconosciuta. Avrà sì e no 15 anni, pantaloni bassi e felpetta con le stelle. Ed i capelli fradici.
Ragazzina: “Mi scusi, sa come funziona il phon?” mi chiede indicando il phon attaccato alla parete.
Phoebe. “Ecco qui, basta tirare
Nonostante la felpa con le stelline, la ragazzina capisce al volo ed inizia ad asciugarsi i capelli.
Passano due minuti d’orologio e la ragazzina mi chiede ancora: “Che ne dice, potrò uscire così?
I capelli non le gocciolano più, ma sono ancora fradici.
Da malata cronica di cervicale Phoebe inorridisce: “Ma sei matta? Così ti becchi un accidenti!!
La ragazzina fa spallucce e riprende ad asciugarsi i capelli.
Terminata l’operazione prende la sacca ed esce, non prima di aver inanellato un “Arrivederci e grazie” molto educato e gentile.
Poi dicono che i ragazzini d’oggi sono maleducati.
In realtà sono educatissimi, di danno pure del lei...
Solo che a 32 anni già ti considerano alla stregua della mamma.
O della nonna…
Ovviamente ho dovuto sfogare la depressione con due chili di gelato ingurgitati durante la visione di un film tratto da un libro scelto a caso di Federico Moccia.

Episodio 2

Phoebe si pettina i capelli e ripassa il trucco.
Accanto a lei arrivano due tipe che conosce di vista da anni senza aver voglia di approfondire ulteriormente. Sono colleghe, Phoebe lo sa, ma hanno anche la puzza sotto il naso. Nonostante questo si ritrova, senza scelta, ad ascoltare le loro chiacchiere.
Spocchiosa1: “AHHHH! Ma lo sai chi ho incontrato l’altra sera al ristorante?
Spocchiosa2:”Chi, chi?
S1:”Francesco Arca!!!”
S2:”Ma dai?"
S1:" Con quel sopracciglio tagliato mi fa un sesso!!"
S2: "Pure a meeeee! E com'era? Era bello??"
S1: “Sìsìsìsì, era al ristorante con quella insignificante della Chiatti
Phoebe si spazzola forte i capelli.
S2: “Ma ancora stanno insieme?
S1:”Già, pare. E ho visto pure un programma in Tv in cui diceva che lei è dolcissima e meravigliosa. Un amore di donna, insomma.”
S2: “Sèèèèèèè! Con quella faccia da mignotta!!
Phoebe si spazzola i capelli sempre più forte, rischiando violentemente di arrivare al punto di rottura.
S1: ”Ahahahahahh! Si vede proprio come c’è arrivata lì!” 
Phoebe sbatte la spazzola sul mobile dello specchio, dissimulandone lo scivolamento involontario.
S2: “Sì, con la bocca!!!!!
Conseguente sganasciamento delle due spocchiose.
Vista da lontano la scena, si avvicina l’amica di Phoebe per rifarsi il trucco: “Quando hai detto che viene a casa tua a cena la Chiatti?
Fine delle risate, sguardi annichiliti tra le due, recupero del beauty e fuga a gambe levate.
Sono fiera di me, una volta avrei infilato ad entrambe la spazzola dove dico io.
E con tutti quei dentini, credo che la spazzola faccia discretamente male…

Episodio 3

Phoebe si riveste dopo la doccia.
La giornata è stata dura, e per stemperare la tensione si è concessa anche un breve  giro nella vasca idromassaggio. Si trova quindi in fase molto relax e con l’immagine del letto già stampata sulle pupille.
Entra nello spogliatoio il classico esempio della sgallettata bionda. Entra ciarlando da sola ed utilizzando un numero di decibel sufficienti ad incriccare un bicchiere di cristallo.
Sgallettata (parlando al vento): “Ah, sìsì, mi devo sbrigare che stasera vado al cinema!”
Silenzio. La disgraziata sceglie di voltarsi verso Phoebe che si vede costretta a dire: “Ah, sì?” mentre sta pensando: ma 'sti cazzi?
Sgalletatta: “Sì, solo donne, sai.”
Phoebe: “Ah
Sgallettata: “Andiamo a vedere VOMEN
Phoebe:”
Sgalletatta: “Ma sì, quello dove sono tutte donne!!!
Phoebe: “Ahhh! Women!!” (ndr. pron. wimin)
Sgallettata: “E io che ho detto VOMEN! VOMEN!
Phoebe con tutti brividi sulla schiena: “Ma veramente…
Sgallettata: “Speriamo che non sia troppo complicato, che stasera proprio non c’ho cervello”.
Phoebe: "Eh, speriamo!!"
No comment.

L’umanità, in fondo,  è bella perché è varia.

O avariata, scegliete voi…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
29 ottobre 2008 3 29 /10 /ottobre /2008 12:09

Uscendo in pausa pranzo, la mia attenzione è stata subito attirata da una serie di vistosi volantini appesi a tutti i lampioni e segnali stradali intorno al centro commerciale.
Al centro del volantino, una sgargiante scritta rossa che rifulgeva nel grigio piovigginoso di una giornata d’autunno qualsiasi. Rallento vicino ad una campana della raccolta vetro rivestita di volantini.
La scritta rossa recita “TI AMO” e riempie i due terzi del foglio.

Nonostante la pioggia, la curiosità è troppo forte e scendo per leggere meglio.
Sotto la scritta “TI AMO” in rosso vermiglio c’è scritto: “Ho fatto 552 km per venirti a guardare negli occhi e per portarti la brezza nel cuore”.

Ah.
Moccia a questo gli fa un baffo.

Dopo un attimo di comprensibile smarrimento dovuto alla poetica del volantino non proprio in endecasillabi sciolti, la mia fantasia ha iniziato a galoppare.

Prima di tutto, come il buon Grissom insegna, bisogna analizzare i dati certi di cui si è in possesso:
- è certamente opera di un uomo, di cultura medio bassa o con una fantasia inesistente (vista la frase…)
- i volantini si trovano solo ed esclusivamente intorno al sopraccitato centro commerciale, quindi la persona a cui è rivolto certamente lavora lì. Tuttavia, trattandosi di un centro che ospita un grande albergo, diverse attività commerciali, studi medici, un ente di formazione, la redazione di un giornale e altre cosette assortite non mi pare restringa il campo d’azione in maniera rilevante.
- 552 km non sono uno scherzo, ad occhio e croce da Perugina direi che potrebbe trattarsi di Milano o affini, anche se un milanese a fare ‘ste cose mica ce lo vedo tanto.
- Nessuno sembra sapere nulla. Camerieri del bare  commessi vari sembrano cadere dalle nuvole. Reticenti? Oppure si tratta di un segreto ben custodito?

Ora, capirete come la mia fantasia si possa essere scatenata. La mia mente perfettamente squilibrata ha elaborato le seguenti teorie:

1) Trattasi, ovviamente, di amore a distanza che ha subito l’onta delle corna.
Pertanto lei, una volta certa del tradimento, l’ha mandato a remare. Lui, resosi conto della immane cazzata fatta, pensa di poter recuperare con una dimostrazione plateale del suo amore. Ed essendo Stranamore ed il suo pulmino riparatore oramai troppo anni ’90 e quindi palesemente fuori moda, s’è adattato.
Caro mio, mi spiace dirtelo… queste sono cose che non funzionano mai!
Era meglio se tii presentavi sotto casa di lei con addosso il cilicio e scalzo, ma con in mano un mazzo di rose rosse.

2) Vacanza classica a Formentera d’agosto.
Lei, in vacanza con le amiche, conosce lui. Sole, mare, trullallà. Insomma, nasce l’ammmòre, che come spesso in questi casi termina nel momento stesso in cui l’aereo atterra in Italia. Lei inizia a negarsi al telefono, si mostra sempre super impegnata, scappa. Ma lui non s’arrende.
E lei si nasconde dentro enormi felpe con cappuccio.

3) Moglie di mezz’età, lavoro statale, vita piatta. Chatta una volta per curiosità e scopre un mondo. Per un periodo ci passa le notti con lo pseudonimo signorile di “Gattina arrapata” e si diverte un mondo, non pensando che questo possa intaccare in alcun modo la sua vita vera.
Rimorchia uno pseudo principe azzurro che a prima vista sembra un lord ma poi, innamorato di lei o semplicemente infoiato perso, inizia a darle la caccia arrivando a gesti estremi. Come questo.

E voi?
Che ne pensate?
Come staranno davvero le cose?

Accettasi alternative alle mie indagini…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
24 ottobre 2008 5 24 /10 /ottobre /2008 11:20

Strascicando i piedi dopo la lezione di pilates, mi appresto ad attraversare il parcheggio per raggiungere la mia scattante 206 grigio Islanda.
C’ho il passo più stravolto del mondo, un po’ perché sono carica come Babbo Natale al momento della partenza dal Polo Nord la notte della vigilia, un po’ perché un’ora di pilates mi stanca come scalare l’Everest senza sherpa e con il raffreddore da fieno in fase acuta.
Non vedo l’ora di arrivare a casa e buttarmi diretta a letto guardando le puntate di "Cold Case" che mi sono registrata sabato, quando, alla luce dei lampioni del parcheggio, la vedo.

La mia macchinina.
Lì, raminga.
Con una ammaccatura sopra la ruota sinistra.
Non una ammaccatura qualunque, una stratosfericamente grande.

Mi avvicino di corsa buttando la sacca della palestra a terra e toccando l’ammaccatura per controllare che non sia solo uno scherzo farlocco della luce riflessa dal lampione.
Niente, è proprio una bozza.

Ma che sfiga!!!!
Cado in ginocchio in preda alla frustrazione totale.

Ma porco cazzo, no.
Maremma scatenata!
Ma no!
Mondo diavolo!
Governo ladro!!!
Ma vaffanculo!
NOOOOO!
NOOOOOOOOOOOO!!!!

Poi, nella disperazione, un lampo di genio: forse mi hanno lasciato un bigliettino sotto il tergicristallo! In fondo, mi è già capitato, proprio in quel parcheggio!
Sì, sì, sicuramente è così! Ancora c’è chi è di animo giusto e generoso, che pensa agli altri ed ha il senso della correttezza.
L’umanità non può essere tutta marcia!!!
Mi alzo speranzosa ed esploro prima il lunotto posteriore.
Niente.
Passo poi davanti, certa di trovare prova tangibili della bontà umana.
Nulla.

Bestia ladra.
Porcaccia la miseria zozza.
Maremma ammaccata!

E ora chi glielo dice a mio padre che sostiene da sempre la mia allegria nel parcheggio?

Sconfortata alzo gli occhi al cielo, ma nel fare questo mi cadono gli occhi sul serpentello verde fosforescente molto molto trash arrotolato allo specchietto retrovisore della macchina.
Che, decisamente, non è mio.

La mia macchina giace immota e tranquilla tre metri più giù, affiancata alla sorellina ferita.
Entrambe grigio Islanda.
Un ragazzo in fondo al parcheggio mi guarda con tre punti interrogativi sulla testa.

La prossima macchina la voglio gialla a pallini rossi, così non mi sbaglio…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
20 ottobre 2008 1 20 /10 /ottobre /2008 12:56

Lunedì mattina.

Occhi ricoperti per un 75% da palpebre che sembrano di piombo, sbadiglio incipiente, desiderio di una influenza moderata ma accettabile che spinga a restare a letto in malattia fino a giovedì.
Greatest hits degli Abba a manetta nell’autoradio, sperando di risvegliare con il ritmo anni ’80 almeno un paio di neuroni a caso.
Insomma, un lunedì mattina come tanti.
Quando svoltando alla rotonda più incasinata del mondo e buttando l’occhio alle macchine allineate nell’altro senso di marcia disposte in una fila disperata, lo vedo.
E’ proprio lui, ne sono certa.

Il mio professore di tecnica delle medie.

Il terribile Torchia, un nome una garanzia.
Di terrore, chiaramente.
Identico a quasi 20 anni fa, dentro un’Audi chiara, il terrore di ogni ragazzino delle scuole medie del mio paese.

All’epoca c’erano ancora due professori per Educazione Tecnica, un uomo e una donna. Lei, di cui poco mi ricordo, era una signora sulla cinquantina (e per questo da noi considerata irrimediabilmente vecchia) sciantosa come una diva degli anni ’50. Sempre con rossetto rosso e messa in piega da paura, l’inverno si acciambellava in cattedra con una voluminosa pelliccia da cui non usciva nemmeno se giravamo il calorifero al massimo.
Lui, il professor Torchia, terribile vicepreside dai poteri illimitati, incarnava per noi studenti l’icona dell’agente delle SS inflessibile e dagli occhi di ghiaccio.
Completo grigio, capelli castano chiaro col riporto immancabile, alto come una montagna e espressione perennemente indagatoria, parlava poco ma la sua voce faceva tremare anche gli altri professori che commettevano l’errore di contraddirlo.

Quando interrogava anche le mosche smettevano di ronzare ed il vento di soffiare. Noi studenti non respiravamo nemmeno per la paura di far rumore (non vi dico che dramma se si era raffreddati…).
Il professore si aggirava tra i banchi in posizione eretta, mani allacciate dietro la schiena, e selezionava l’infausta vittima.
Quest’ultima si alzava in piedi e doveva rispondere ad un fuoco di fila di domande sulle materie prime o sulle strutture delle case, oppure su come si tesse un ordito o sulla differenza tra congelazione e surgelazione. Se sbagliava ed era maschio si beccava un ceffone da antologia, altrimenti poteva ricominciare a respirare.
Se sbagliava ed era femmina il ceffone lo prendeva il compagno di banco maschio, ché le donne non si toccano nemmeno con un fiore e questo è risaputo.
Ovviamente, se eri femmina e somara non trovavi uno straccio di compagno di banco maschio manco se eri Miss Italia.

Severo ed tirato, se attraversava i corridoi tutti rimanevano immobili a guardarsi le scarpe. Anche il più saccente e teppista della scuola si rannicchiava in un angolo nel terrore del suo sguardo gelido.

Esemplare resta negli annali della mia scuola media la sua reazione ad una mancanza di rispetto della ragazza più popolare e carina della scuola (che culo, era in classe mia!). Osò rispondergli in malo modo e lui la invitò ad accompagnarlo dal Preside. Ad un suo sferzante NO, la prese per un braccio. Lei oppose resistenza, iniziando a piangere. E lui, implacabile, la trascinò letteralmente dal suo superiore nonostante lacrime, sceneggiata e tentativo di attaccarsi ai termosifoni. Nonostante gli schiamazzi di lei, non un solo studente si mosse e si affacciò a vedere l’accaduto.

Sono passati ben venti anni, ma per me ancora Torchia è sinonimo di disciplina e ordine, di rispetto dell’autorità. Cosa in cui, dalle superiori in poi, non sono mai stata brava, ma di cui la stragrande maggioranza dei ragazzini spocchiosi e ignoranti di oggi avrebbe un gran bisogno.
E così due mesi fa, al bancone del PAM quando l’ho visto a fianco a me nel suo stesso completo grigio, praticamente identico, intento a scrutare il capocollo con quegli identici occhi celeste ho fatto quello che dovevo.
E cioè sono rimasta immobile  guardarmi le scarpe, pregando Dio di non essere riconosciuta.
E così è stato, anche perché se mi avesse riconosciuta come la ragazzina sfigata con le trecce e i capelli lisci come spaghetti scotti mi sarei data fuoco dentro al PAM, giuro.

Ah, buon lunedì eh!

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
16 ottobre 2008 4 16 /10 /ottobre /2008 14:48

Chi lo ha detto?
Non lo so. Un poeta, un cantante, un filosofo. Non lo so, non lo ricordo. Non sono molto brava a memorizzare aforismi anche se sul momento mi colpiscono.
Però è vero.
La paura si annida ovunque, e il nuovo millennio non ne è affatto immune. Paura del diverso, paura dell’extracomunitario sul gommone, dell’aviaria, del musulmano, del vicino di casa che magari è un pedofilo.

L’uomo moderno si nutre di paure a tutte le ore del giorno e della notte, e non solo in politica o nella vita pratica.
La paura la fa da padrona anche nei sentimenti, nell’intimo di ognuno di noi, per non parlare della vita di coppia. Ed è sfaccettata, multiforme ed implacabile. Implacabile specialmente con “l’altro” che si trova a dover affrontare le pene dell’inferno.
Ci sono vari tipi di paura che attaccano l’uomo moderno (e anche la donna, eh… non vorrei essere tacciata di discriminazione dalla Ministra Carfagna…), che potremmo riassumere in diverse categorie:

Il Peter Pan
Tanto per cominciare l’illustrazione, trattiamo un classico. L’uomo (ma ultimamente anche la donna) con la sindrome di Peter Pan è molto diffuso ed è palesemente impossibile smontarne i pezzi per cercare di trarne qualcosa di buono. Ancorato alle sue abitudini come una cozza allo scoglio, continua a giocare con la Playstation o a fare gare in BMX anche se la quarantina si avvicina a grandi passi (o, in alcuni casi, è stata già superata).
Ha talmente paura di cambiare, invecchiare e crescere da sottoporre il suo corpo a prove fisiche massacranti pur di poter dire “Ce la faccio ancora”, salvo poi farsi ricoverare all’ospedale di nascosto. Sfuggente e distaccato, non permette alle persone che lo circondano di capire i suoi sentimenti, tanto è spaventato dalla possibilità di non essere figo come a vent’anni.
Assolutamente allergico alle parole “impegno”, “responsabilità” e “famiglia”, il Peter Pan causa nella sua compagna alte crisi di orticaria nervosa, voglia di strangolamento e esasperazione.
Tant’è che, in genere, dopo innumerevoli sedute liberatorie con le amiche decide di lasciare Peter Pan sull’Isola Che Non C’è  e di scappare con Capitan Uncino, che c’ha sempre
Diretto derivato di questo soggetto è il single di ritorno fobico. Peggiore dei peggiori, egli maschera la sua ritrosia ed il suo egoismo dietro sconvolgimenti psichici ed emotivi causati dalla precedente relazione che, a dir suo, gli ha sconvolto per sempre la mente ed il cuore intaccando le funzioni primarie del cervello. Lei non mi ha mai amato e io ora ho paura che tu faccia lo stesso. Lei mi ha ingannato e ora tu farai uguale. Ho paura, non posso impegnarmi.
Fino a che punto è vero? Fino a che punto non si tratta solo di una maschera? E soprattutto, fino a che punto è giusto che l’altra parte soffra e si sbatta cercando di colmare un gap che sembra un baratro? Diciamo che, come sempre, il limite è dato dallo sbattimento e dalla rottura di balle, che riescono ad annacquare anche il più sincero e puro degli amori.
 
La brava ragazza.
Se finora abbiamo parlato di categorie prettamente maschili, è il turno della categoria più femminile di tutte e diffusa in tutti i paesi, quartieri o rioni d’Italia, da Bolzano a Cefalù.
La brava ragazza, amore di mamma e papà, si fidanza presto, diciamo intorno ai 13/14 anni, con un bravo ragazzo del vicinato che comincia subito a frequentare casa fino a diventare un membro effettivo della famiglia. La relazione va avanti negli anni, supera la prima decade e alla brava ragazza iniziano ad essere fatte pressioni da genitori e parenti. “Quando vi sposate?” è la domanda ricorrente.
Così la brava ragazza, nonostante la giovane età, si trova costretta a prendere decisioni per la vita che magari non sente.
Già, perché il fidanzatino di un tempo magari non è più il suo vero amore, ma negli anni è diventato un caro amico. Lasciarlo? Sembrerebbe la soluzione giusta, ideale. Ma se per 10 lunghi anni o più è rimasta con lui anche se l’amore è finito, un perché evidentemente c’è… Perché la brava ragazza ha paura: della solitudine, del mondo esterno, di affrontare la vita da sola. Anche del giudizio degli altri, perché no. Non è mai stata single, non ha mai affrontato il batticuore di un amore nuovo, la delusione di un amore finito, il corteggiamento con tutti i suoi rituali e nemmeno la soddisfazione dell’indipendenza.
Senza considerare che ha conosciuto sessualmente solo un uomo.
No, dico: UNO.
La sua vita è ferma ai 13 anni.
E allora 9 volte su 10 il fidanzatino lo sposa.

Il solo ed infelice
Categoria che non conosce sesso è invece quello del solo (o sola) e infelice.
Che sia uomo o che sia donna, il solo ed infelice di dibatte e dispera con amici, parenti e familiari della sua condizione di single permanente. Piange e si dispera, spesso con persone che non c’entrano nulla, trasformando la propria frustrazione emotiva in veri e propri psicodrammi.
Tutta colpa della paura di rimanere soli, di invecchiare davanti alla Tv e morire davanti all’ultimo reality, con il proprio pastore alsaziano che ti mangiucchia i piedi. Se è femmina, alla sua paura fa da corollario il fatto che improvvisamente tutti i membri della sua comitiva sembrano essersi misteriosamente accoppiati, come se fosse scoppiato un virus che miracolosamente (o no?) l’ha risparmiata. Acuendo ovviamente il suo desiderio negato e generando in lei/lui terribili crisi esistenziali.
Di solito, dopo un periodo, poi passa.
Spero.

L’ego smisurato
L’essere in questione, diffuso tra amici e parenti, vegeta tra party e feste vestendo alla moda. Cura i suoi interessi ed hobby in maniera corretta e misurata, è colto e divertente. Vive attorniato da amici, è l’anima della comitiva Tuttavia non riesce mai ad avere una relazione più lunga di tre settimane.
Madri, zie e parentado in genere assillano il soggetto apostrofandolo con frasi: “Ma un bel ragazzo (o una bella ragazza) come te!! Possibile non trovi nessuno? Ah, sicuramente non lo vuoi!!” . Frasi che, manco a dirlo, farebbero venir voglia di prendere la megera che l’ha pronunciata per il collo e strozzarla a mani nude come Chuck Norris.
Perché l’ego smisurato una relazione la vuole.
Forse.
Cioè, la vuole come dice lui.
Alle sue condizioni.
Con la persona che dice lui.
No, se ha il piede egizio non va bene. Nemmeno se ha un occhio leggermente più grande dell’altro. O il naso a patata. O le unghie troppo piccole. Per non parlare delle mani troppo grandi.
Che orrore, santo cielo.
Come si può pensare di passare la vita con una con delle mani così?
Insomma, l’ego smisurato ha paura di rinunciare a sé, alle sue abitudini, alla sua indipendenza. Chiacchiera, ma alla fine sta bene così, solo e sfarfallante. Guarda i suoi amici accoppiati, li invidia un po’, ma poi torna a casa ed è felice così, coi suoi mille casini amorosi da gestire.
Ma niente di serio, eh!

Come si superano queste fobie?
Non sono certo una psicoterapeuta, né una maga, né tanto meno un oracolo.
Però posso dirvi che pure io appartenevo ad una di queste categorie e ne sono uscita (abbastanza) brillantemente.
Come? Con la pazzia di voler tentare qualcosa di nuovo, di seguire quello che mi diceva il cuore anche se in testa le scimmie urlatrici mi dicevano che stavo sbagliando tutto e che mi sarei fatta solo male.
E invece, finora, direi che è andata bene.
Per superare le paure che ci chiudono la gola ci vuole un po’ di follia. Quella follia che ci fa buttare giù le porte che chiudono gli occhi e la mente, quei muri che le cattiverie della vita ci hanno fatto costruire.
Togliersi la corazza e tornare bambini. Mostrare i nostri sentimenti a chi se lo merita.
Fregarsene del giudizio degli altri e dei preconcetti che ci hanno infilato nel Dna insieme agli omogeneizzati.
Vivere con allegria.
Senza dimenticare un po’ di sano cinismo, che non guasta mai.

E se vi state chiedendo “In che categoria stai tu?” sono spiacente di informarvi che lo dovrete scoprire da soli.

Magari leggendo le prossime puntate...

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento
7 ottobre 2008 2 07 /10 /ottobre /2008 19:19
Quando avevo 12 anni io, le dodicenni erano ancora bambine che si dibattevano l’occhieggiare i maschi e la casa a due piani con l’ascensore di Barbie.

Mica come ora, tutte vestite da strappone e con la panza bucata dall’ombelico a spasso di sabato al centro commerciale, signora mia.
Alle scuole medie esisteva ancora la possibilità di scelta tra tempo pieno o uscita alle 13 ed ovviamente i miei mi costrinsero all’inutile uscita pomeridiana che prevedeva, sulla carta, grandi possibilità di materie integrative.
La realtà era molto più misera e dopo il laboratorio di tessitura, quello di ceramica ed il fallimentare approccio con l’atletica, approdai al laboratorio di informatica in cui, all’epoca, era molto figo studiare Lotus 123, Wordstar e affini.

Le ore del laboratorio erano quattro, due pomeriggi la settimana e le lezioni erano tenute da un vecchio professore di italiano, De Meis,  piccolo e curvo appassionato di informatica.

Un pomeriggio, mentre già aspettavamo in fila fuori dall’aula chiusa, ci si presenta la professoressa di matematica, aguzza e stretta nel suo golfino verde ramarro. “Oggi il professore non c’è, sta poco bene, lo sostituisco io”.
Panico.
Vocina timida dal centro del gruppo: “E che si fa?
Scegliete” fa la scopa di saggina verde “o due ore di espressioni o ci vediamo un film in sala audiovisivi”.
Non fa in tempo a finire la frase che siamo già tutti davanti alla porta della sala audiovisivi, rasentando un certo ordine e una certa grazia, ma temendo in cuor nostro (visto il soggetto) di dover vedere un film polacco sottotitolato in russo.
E invece no.
La segaligna insegnante tira fuori tra urla di gioia e applausi scroscianti un filmone dell’epoca, un blockbuster, forse il capostipite dei film catastrofici: “The day after”.

Il film parla dell’esplosione della Terza Guerra Mondiale, con lancio di bombe nucleari assortite e tutto l’armamentario e dei suoi effetti devastanti sui protagonisti.
I morti, la contaminazione, la distruzione della terra, gli effetti delle radiazioni. E soprattutto, la “neve radioattiva” che tutto ricopre.
Tornai a casa ammutolita, con lo zaino sulle spalle e poca voglia di parlare.
Mi sembrava che il freddo di quella neve finta mi fosse entrato nelle ossa.

La sera non riuscivo a dormire, mi rigiravo isterica tra le coperte.
Mia madre si sedette allora sul bordo del letto e mi disse: “Allora? Che c’è?
E io vuotai il sacco. Le parlai del nucleare, della Guerra Fredda, delle radiazioni, della neve.
Avevo paura e non potevo non dimostrarlo apertamente a mia madre.
Lei mi accarezzò la testa, mi diede un bacio in fronte e disse solo: “Andrà tutto bene
Quelle parole facili mi scaldarono il cuore.
Sì, andrà tutto bene.

Ed io oggi mi sento inquieta e spaventata proprio come quella notte, a rigirarmi sola nel letto.
E avrei bisogno che qualcuno accarezzandomi la testa mi dicesse con dolcezza: “Andrà tutto bene” sciogliendo in un mare caldo tutti i miei problemi.
Ma non si può. Non ho più dodici anni.
Non ci sono più i miei genitori a pensare per me, a nascondere i problemi della vita al mio occhio di figlia.
Sono una donna e sono gli altri ora a contare su di me.

Anche se non so se sarò all’altezza…

Condividi post

Repost 0
Published by phoebe1976 - in vita vissuta
scrivi un commento

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code