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28 agosto 2008 4 28 /08 /agosto /2008 22:39
Stamattina mettevo in ordine l’archivio, una occupazione tipica del periodo, ed ho sovrapposto un foglio ad un fascicolo per fermarli insieme con la puntatrice. Ho infilato i fogli nella sua bocca spalancata e ho premuto forte. Niente. Ho riprovato. Ancora niente.

Mi sono resa conto allora, forse con dieci secondi di ritardo sui miei tempi di resa ottimali, che le puntine erano finite.
Ho messo la mano nel cassetto e ho trovato la confezione delle puntine. L’ho aperta e dentro non c’era nulla.
Ho girato la scatola e sopra c’era scritto “2000 puntine” e mi sono detta che non era possibile, proprio no, che io le avessi utilizzate tutte.
Duemila puntine sono un gran mucchietto di metallo, duemila pezzettini di ferro forgiati da chissà quale strano macchinario. Duemila di qualsiasi cosa sono tanti: duemila mele, duemila sedie, duemila scrivanie. Eppure duemila puntine stavano in quella scatolina così piccina, minuscola, che sta agevolmente nel palmo di una mano.
Duemila puntine, non posso averne usate così tante, sono tantissime anzi troppe.
Posso io aver piantato nella carta duemila puntine?
Ed è questa la cosa che mi ha sconcertato, l’aver compiuto per ben 2000 volte quel movimento senza accorgermene. Di aver infilzato con la bocca della cucitrice 2000 fogli (vabbé, 1800 se consideriamo le volte che mi si sarà inceppata) senza nemmeno pensarci.

Fare le cose senza pensare, darle per scontato.
Ecco cosa mi sconcerta.

Compiere questi piccoli gesti automatici mille milioni di volte senza pensare.
Senza pensare al metallo delle puntine, ed esempio. O all’uomo che controlla la macchina che le produce: sarebbe felice di sapere che il suo lavoro è dato per scontato?
E l’uomo che fabbrica gli stuzzicadenti? O quello che presiede alla macchina che fa i bastoncini per le orecchie, ad esempio. Sarebbero felici di sapere che non consideriamo il loro lavoro.
Gesti automatici, fatti senza riflettere.
Telefonando, magari, o guardando la tv.
Gesti a cui non diamo nessun peso, ma che se ammassati ci danno la somma del tempo che passa.
Inesorabile.
Ecco.

Starò forse impazzendo?

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27 agosto 2008 3 27 /08 /agosto /2008 12:34

Mi ero ripromessa di non seguire questa edizione delle Olimpiadi.
Lo volevo evitare sia per motivi etici (possibile affidare il simbolo della fratellanza tra i popoli ad un paese in cui c’è la pena di morte per reati d’opinione??? E poi, con il Tibet?), sia perché tutto mi sapeva di finto, al gusto dolciastro di Coca Cola e sponsor affini.
Come possono perdersi un miliardo di utenti che non hanno nulla e che invece vorrebbero tutto?
Che schifo. Che schifo il CIO, che schifo Rogge e le sue promesse di rendere la Cina “più umana”.
Bleah!
 
Poi però.
 
Ho guardato l’inaugurazione pronta allo stroncamento senza possibilità di appello, con la puzza sotto il naso che mi arricciava fastidiosa le narici.
Io? Io no.
E invece in meno di un’ora il Made in China mi aveva già stregata, conquistata e lasciata con la bavetta alla bocca e una voglia di sfidare il fuso allucinante, restando in piedi fino a notte fonda per vedere sport di cui ignoravo l’esistenza cinque minuti prima.
Ecco fatto.
Addio a tutti i buoni propositi.
 
In fondo la Cina non è poi tanto male.
Certo, non rispetta i diritti umani della popolazione interna ed è un comportamento assolutamente deprecabile.
Ma a voler andare proprio sul sottile, non rispettare i diritti umani fuori dal territorio nazionale o dentro non è concettualmente la stessa cosa? No, perché allora i tanto democratici Stati Uniti d’America sarebbero davvero carenti di spirito olimpico
 
Kayak, lotta grecoromana, alti marziali, tiro al volo di tutte le specialità: niente è poco interessante quando si parla di Olimpiadi.
E così mattine, pomeriggi inoltrati e occasionali notti insonni sono stati dedicati a riassunti, telecronache, commenti e tutto quanto potesse essere. Volete sapere quante volte ho visto le gare di Usain Bolt? E quante volte ho visto il sinistro d’incontro con cui Cammarelle ha steso il cinesone domenica mattina? Meglio di no, rimanete nella vostra beata ignoranza che è molto meglio.
 
E poi documentari, servizi, reportage di tutti i tipi.
 
Lo sapevate che in Cina ci sono 56 etnie diverse? Incredibile!
E che non esiste un ordine alfabetico come il nostro, ma che si devono contare le linee dei primo ideogramma di una parola per dare una parvenza di elenco? Strano, eh?
Che hanno inventato la carta moneta? Ah!
E che il sogno delle ragazze cinesi è fare  la soubrettina in Tv?


 
Un momento.
Come?
Il sogno delle nuove generazioni femminili cinesi è fare la Velina? La VELINA?????
Ebbene, sembrerebbe proprio di sì.
Il massimo del trend tra le ragazze cinesi è la chirurgia estetica: seno nuovo, occhi alla occidentale, bocca più carnosa. Ah, ovviamente anche un culo più “importante”, visto che le cinesi notoriamente ce l’hanno piatto.
Tutto, pur di assomigliare ad un canone che è geneticamente inarrivabile.
E poi la tv, vista come unica possibilità di riscatto.
Fioccano concorsi pruriginosi, sfilate e selezioni assortite in cui un mare di ragazzine vestite (poco) con colori sgargianti imitano Britney Spears con mosse quantomeno discinte.
Come in Italia.
Come nel resto d’Europa.
E in Usa.
E in Papua Nuova Guinea, inizio a credere.
Forse anche tra gli Inuit, chissà. Perché no, a questo punto?

Non che mi aspettassi chissà che cosa dalle nipotine di Mao, per carità. Ma pensavo che comunque fossero il parto di una educazione differente (magari peggiore, eh!) e che questo le facesse tendere a qualcosa di diverso che a sculettare mezze nude su un cubo.
E invece no.
Che direbbe Mao? Che ne penserebbe Mulan?

Le cose sono due: o la colpa è della globalizzazione oppure le donne sono geneticamente sceme.
E siccome dire che è colpa della globalizzazione è un po’ come dire “piove, governo ladro”, inizio a tendere alla seconda ipotesi.

Il sesso femminile è tarato, geneticamente idiota. Altrimenti non si spiega come mai in un’epoca tendenzialmente libera in cui le donne possono decidere quello che vogliono essere (almeno nei paesi industrializzati), le nuove generazioni scelgono di esibire il proprio corpo torturato quotidianamente per aderire a canoni estetici inventati dalle riviste di moda, di farsi strada simulando sesso free e ammiccare ad una telecamera. Il tutto al posto di usare il cervello.
Sono disgustata. Perché?
Perché non siamo in grado di evolverci?
Di smettere anche solo per un momento di pensare che questa sia la strada più facile da percorrere?
Perché per ogni donna che si fa strada nel proprio campo, che studia, che si impegna, ce ne sono almeno 120 che vanno a fare il provino per “Veline”?
Le suffragette, il femminismo,  le lotte in piazza, i reggiseno bruciati, la parità dei diritti.

Per che cosa?
Per niente.

Tutto buttato, basta una minigonna per entrare in Paradiso e cioè in Tv.
Eccolo il sogno delle nuove ragazze, delle generazioni che stannoa rrivando.

Mi sento vecchia...

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25 agosto 2008 1 25 /08 /agosto /2008 12:19

Finite le ferie, si torna ahimé al lavoro.

Bisogna pur guadagnarsi da mangiare e poi l’estate sta finendo (e un anno se ne và - sto diventando grande – lo sai che non mi va).

Quindi si ritorna al solito tran-tran, che se il ricordo aiuta magari supportato da tre caffé neri.

Doppi.

 

Relax, mare, divertimento.

Il mio lago in emergenza idrica, ma sempre bellissimo e struggente.

Le zanzare tigre da combattere a suon di Vape in quantità industriale.

Il piacere di leggere sulla battigia (anche grazie a due piccoli doni ricevuti da persone che amo e che hanno aggirato bellamente l'ormai celeberrimo e  famoso divieto).

Gli amici che fanno mille miglia per stare con te.

Riscoprire luoghi vicini eppur lontani.

Tornare bambina e scoprire di essere cresciuta almeno un palmo.

Abbronzarmi, bere birra e godere del vento di scirocco che la notte agita le foglie arrossate dei tigli.

Sognare, amare, vivere.

Riscoprire piaceri che pensavi perduti.

 

 

Ma tre settimane volano e oggi si ricomincia.

Perdonate l’assenza e la mancanza di saluti “ufficiali”.

Sono pigra, lo sapete. E magari pure discretamente cafona.

Ma spero mi amiate lo stesso.

 

E le vostre vacanze?

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1 agosto 2008 5 01 /08 /agosto /2008 12:44

Forse ultima persona sul pianeta, da qualche giorno ho scoperto Facebook.

L’ho scoperto per caso, perché una mia amica di blog mi ha inviato un invito e io, curiosa come una scimmia indiana, non ho saputo resistere.

Sono sempre stata scettica in queste cose, non ho mai pensato che la vita “virtuale” potesse prendere il sopravvento sulla mia vista reale.
Anche il blog per me è solo un modo di scrivere, una sorta di quaderno degli appunti.
L’obiettivo è scrivere e solo in seconda (o magari terza) battuta è quello di socializzare.

Ma Facebook è bellissimo.
Davvero bellissimo.
Primo, ti importa direttamente i contatti dall’account di posta confrontandolo col suo database e scovando tutti quelli che hanno già un profilo aperto, facendoti scovare anche persone che magari non senti o vedi da anni.
Puoi pure scovare ex compagni di scuola, gente conosciuta in vacanze e poi persa di vista, ombre del tuo passato che può far piacere rincontrare anche solo virtualmente.
Bellissimo, no?
Però attenzione, usate la testa e non siate frettolosi. Altrimenti potrebbe accadere anche a te di inviare una richiesta di amicizia a qualche ex ad alto tasso di stronzaggine che non si lascia scappare la possibilità di dimostrare appieno le sue potenzialità in materia.
E poi ci sono milioni di gadget, giochino, immagini, la possibilità di caricare foto, video, ecc.
Insomma, sono estasiata.
Impazzita.
Innamorata di Facebook alla follia.
E ancora non ho finito di esplorarlo bene, ma chissà cosa mi potrà riservare.

Gia sono tossica, e non so cosa potrà accadere al ritorno dalle vacanze.
Probabilmente mi ci accamperò tutte le notti.
Bèh, proprio tutte no, sennò sono guai...

Comunque dà dipendenza, è certo.
Lo sapevo che non era solo una mia impressione.

E’ proprio una droga…

PS. Se non siete ancora miei contatti, ma volete diventarlo mandatemi una mail e c’aggiustiamo!

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29 luglio 2008 2 29 /07 /luglio /2008 11:23

Caro Silvio,

mi duole disturbarti mentre hai già una scarpa in pelle umana (ma con la suola di gomma) sul tuo barchino diretto in Sardegna.
Mi spiace disturbarti, anche perchè è un momento felice per te e la tua famiglia e magari non vorresti impicci.
Finalmente (forse), la cara Veronica è tornata nei ranghi e farà anche la first lady. Certo, prima dovrebbe far causa al chirurgo plastico che la sta facendo sempre più assomigliare a Michael Jackson prima del distacco della pelle dalle ossa, ma la Vero è in gamba e saprà metterci una pezza sopra. Come l’ha messa alle tue corna, con il garbo che le è consono.

Dicevo, non vorrei romperti le scatole proprio ora che grazie al Lodo Alfano sei riuscito a risolvere tutti i tuoi problemi, proprio ora che puoi respirare finalmente tranquillo dopo tanto penare e dopo aver lottato così tanto contro i magistrati brutti, comunisti, culattoni e cattivi.
Immagino il tuo sollievo sapere di non essere più perseguitato, ti sentirai più o meno come i liberati da Dachau, anche se il Gianfry un po’ ti ha dato contro (ma come ha osato??) e stavolta te la sei legata al dito.
Nemmeno il Walter s’è ribellato e proprio il Gianfry si mette a fare la serpe in seno.
Lo so, immagino non sia stato facile, ma vedrai che questo mese di vacanze e di relax ti aiuterà.

Mi raccomando però, portati dietro il tuo parrucchiere per non incorrere in spiacevoli inconvenienti con la stampa, non mi va di rivederti col bandana, non è decoroso per un premier come te. In fondo, non sei mica un Walter qualunque! Ti consiglio di usare il metodo di mio zio Peppe: il lucido da scarpe nero. Rapido ed efficace, sperando che non piova.

Ti scrivo solo per esprimerti il mio disappunto verso quella stampa che in questi giorni d’estate invece di occuparsi dei figli della Jolie o delle natiche al vento di Giletti continua a prendersela con te.
E per che cosa poi?
Stavolta per la norma sui precari, che certa stampa ha definito nei modi più pittoreschi.
Che poi, non capisco dove sta il dunque della questione.
Se uno è così barbone, sfigato ed incapace da finire a fare il precario, che cosa vuole? Un riconoscimento legislativo? Ma va a ciapà i rat!
In fondo, non mi pare che nessuno dei tuoi figli abbia mai accettato il compromesso di un contratto simile. L’hai cresciuti bene tu, col bastone e la carota!
Invece questi giovani d’oggi, che s’aspettano che il Governo risolva loro i problemi e intanto magari si drogano.
Vergogna! Mica siamo in Russia??

Riposati, rilassati e ripopola il vivaio del Partito delle Libertà di future veline e giovani Piersilvio.
Abbiamo sempre bisogno di giovani virgulti in Italia.
Ma stai attento col Viagra perché c’hai sempre una certa età anche se ancora sei bello come il sole e forte come Rambo.
Ricarica le batterie perché a settembre ne avrai bisogno.
Al tuo ritorno, l’ha detto anche il Giorgio, ti aspettano prove importanti come il licenziamento senza preavviso per esaurimento nervoso dell’assistente della Carfagna, la reclusione a Sant’Elena di Di Pietro, senza contare le bistecche con l’osso che non devi dimenticare mai di tirare all’Umberto sennò quello dà di matto. Una volta t’è passato di mente, e quello si mette ad insultar Mameli.
Roba-da-matti!!!
E’ una vita dura la tua, lo so.
Ma confidiamo
Ora ti saluto, rinnovandoti la mia stima di sempre.
Saluti ossequiosi.
Serene vacanze.
Tua,


Phoebe

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28 luglio 2008 1 28 /07 /luglio /2008 10:26

Giovedì al mio paese hanno tagliato gli alberi.
Non erano alberi qualunque, ma gli alberi della piazzetta, l’unica via centrale del paese da cui devi passare nolente o volente.

Li hanno tagliati, lasciando un piccolo moncherino a eterna memoria ed a piangerle due panchine nuovissime donate dal comune che ora piangono inconsolabile sotto il sole battente delle due.

Non so che piante fossero, forse faggi oppure platani.
Tigli no, l’avrei riconosciuti senza dubbio dall’odore.
E nemmeno pini o cipressi, questo è certo.
Querce nemmeno, riconosco le foglie.

Ad ogni modo, erano tre e se ne stavano lì placidi da quando ho memoria col loro carico di foglie ed uccellini a fare ombra agli anziani che si ritrovavano sotto la loro ombra a guardare d’estate i turisti in fila al semaforo. Scuotevano la testa e sbattevano il bastone se passava un crucco, si davano gomitate e ridevano sotto le rughe se passava una bella ragazza.
Niente, ora non si può più.
Lo schioppo di sole impietoso del mese di luglio li ha cacciati verso pascoli più ombrosi e freschi, verso il lungolago ventilato.

Mi sono accorta subito della loro assenza andando all’ufficio postale. Mi sentivo come davanti alle vignette “Cerca la differenza” della Settimana Enigmistica.
Una sensazione di vuoto, come se tutto fosse cambiato anche restando identico.

Tre alberi uccisi.
Cadaveri.
Legna da ardere.
Martiri in nome di una rivalutazione architettonica di una zona che non ha nulla se non sé stessa.
Vittime del progresso?
Forse.

In paese impazzano varie teorie.
Il postino dice che fossero malati di processionaria, che abbatterli è stato necessario per salvare quelli del lungolago. Alberi martiri, insomma.
La fruttivendola, che di cose ne sa, dice che sono stati tagliati perché le loro radici si erano intrecciate coi tubi del metano e la gente si lamentava dei continui guasti. Per cui sono stati giustiziati tramite ghigliottina.
Il tabaccaio della piazza dice invece che ora il Comune rifarà tutta la piazza e ci porteranno piante nuove importate da chissà dove. Magari ci metteranno un banano, che fa così esotico e i crucchi aumentano.
Ma la persona meglio informata di tutti, il giornalaio del paese afferma che si tratta di una cospirazione. Lo sanno tutti, dice, che il sindaco viene da un paese diverso che sta all’altro lato del lago e che ce l’ha sempre avuta su con noi, che siamo superiori e lo sanno tutti.
La panettiera, beata lei, dice che non sa nulla ma di certo non è stato un bene.

Io, visto i tempi che corrono, chiamerei Mulder e Scully.

Fosse mai che c’entrassero gli alieni…

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18 luglio 2008 5 18 /07 /luglio /2008 10:20
Non esistono più le mezze stagioni.
Gli uomini sono tutti dei porci.
Le donne hanno milioni di scarpe, ma gliene serve sempre un paio nuovo.
 
L’Italia è il paese dei luoghi comuni, delle generalizzazioni fatte a cascata, delle esemplificazione degli esempi.
Ma se è vero che alcuni luoghi comuni sono veri ed inconfutabili (come il secondo esempio di cui sopra) ed altri aleatori (come il primo), se ne trovano anche di facilmente negabili.
 
Le scarpe.
 
La follia della donna.
Nell’immaginario maschile le scarpe femminili sono un motivo di mistero e dolore (al portafoglio).
Quante scarpe ci vogliono per rendere felice una donna?
Quanti bancomat devono essere strisciati perché la sua crisi di nervi sbocci in un raggiante sorriso?
Le donne indossano solo scarpe tacco 12 a stiletto?
Gli uomini sono immuni dal fascino della ciabattina infradito alla Briatore?
 
Prima di tutto, si sa che la mia follia non sono le scarpe, bensì i libri.
Peccato che un avventato fioretto abbia trasformato le librerie in luoghi di perdizione, con gravi danni alla mia psiche nonché al mio equilibrio mentale.
Anzi, se volete aiutarmi, qui c’è la mia wishlist.
Non si sa mai.

Tornando a noi, tanto per iniziare gli uomini ignorano che a noi donne non basta un paio di scarpe l’estate e uno l’inverno come ai maschi.
Dobbiamo abbinare, noi.
Cambiare.
Con un vestitino nero mica ci si possono mettere le stesse scarpe che abbineremmo ad un paio di pantaloncini marroni. O bianchi. E’ questione di gusto.
Ed è anche per questo che le scarpe da donna tendenzialmente costano molto molto meno di quelle da uomo.
Ed è cosa buona e giusta.
Amen.
 
Veniamo all’annosa questione del tacco.
L’immaginario maschile, ma anche quello femminile, è drogato da riviste patinate e dalla visione massiccia di “Sex & The City”.
In realtà, per quanto io adori quel telefilm non penso esista sul pianeta Terra una donna in grado di passare tutta la giornata su quei trampoli, arrivare a casa e infilare ciabattine piumose e fashion dotate di una alabarda spaziale al posto del tacco, il tutto senza fare un abbonamento annuale al riflessologo plantare.
Eppure ci sono donne che lo fanno.
Tranquillamente.
E non solo nei film porno polacchi.
 
Tuttavia per me, con tutti i problemi che c’ho ai piedi è diventato impossibile nonché molto doloroso e traballare sui tacchi.
Anche perché non è che io c’abbia avuto mai tutto sto equilibrio…
Così, dopo dottori e dolori vari, mi sono decisa ad uscire dall’immaginario erotico maschile buttando tutte le scarpe strette, a punta e altissime che non potrò più indossare. Ne ho conservate solo un paio in loving memory del tempo che fu. Un paio nere fascianti col tacco di metallo a stiletto, comprate l’anno passato in un momento di follia ed indossate tre volte.
Mi sono così buttata alla ricerca di scarpe comode dotate al massimo dell’ortopedico tacco 3. L’ho fatto con tristezza, pensando di imbattermi in Kevin Costner che passeggia nella sua Valleverde. O roba simile, ecco. Con tutto il rispetto eh, ma un po’ squallida, diciamo da zia zitella. Di certo poco chic.
E invece ho scoperto un mondo fatto di scarpe basse, ciabattine e comodità.
 
Che poi, guardando bene, sono tante le donne senza tacchi.
Di tutte le età.
Ed alcune anche parecchio fashion.
E mentre notavo che si può camminare in maniera decente anche se non si gioca al piccolo equilibrista zoppo, mi sono accorta che l’altezza delle scarpe è inversamente proporzionale all’età.
E non solo per una questione geriatrica.
Almeno, spero di no.
 
A sedici anni si portano tacchi altissimi, litigando con la propria madre sulla loro opportunità. Se ne è fiere, sono una bandiera, un mai-più-senza. Dove vai se la zeppa non ce l’hai? E così gli occhi dell’adulto assistono ad un circo senza fine.
Poi passano gli anni, i bollori adolescenziali si placano.
Aumenta la sicurezza. Forse.
Oppure gli acciacchi. Probabile.
O magari si intuisce che traballare sui tacchi non è che sia poi così sexy.
E anche fosse, ma in fondo chissenefrega.

Si tratterà di una regola non scritta?
L'altezza del tacco è inversamente proporzionale all'età di chi le indossa.
Le scarpe basse sono sintomo di vecchiaia?
Oppure di maturità?
Ed è collegata alla maturità sessuale?

Che poi, diciamolo.
Secondo me i tacchi sono stati inventati da un uomo come forma di tortura e sottomissione della donna. Un po’ come li piedini legati delle geishe, insomma. E noi, tonte, finché non raggiungiamo la consapevolezza li scambiamo come arma di seduzione di massa.
Deve essere assolutamente così, perché nessuna donna avrebbe mai potuto inventare un tale abominio.
E spiega come mai gli uoni (tranne rari casi su cui preferirei sorvolare) i tacchi li disconoscano con ribrezzo.

E allora addio tacco 12, benvenute tra noi ciabattine!!!
 

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10 luglio 2008 4 10 /07 /luglio /2008 12:53

Fare il genitore non è facile.
I figli non fanno mai quello che dovrebbero, crescono, si ribellano, cambiano, si evolvono, entrano in conflitto coi genitori.

E, forse, il bello è questo.

Ma essere genitore non è facile, specie quando la vita ti pone davanti scelte difficili, pesanti come colonne di travertino.

Questa è la storia di Beppino Englaro, la cui figlia appena ventunenne Eluana  rimane vittima di un incidente gravissimo e finisce in coma neurovegetativo.
Tutto ciò accade 16 anni fa, un pomeriggio di gennaio del 1992, un pomeriggio come tanti.
L’ultimo per Eluana.
Sedici anni fatti di speranze disattese, di illusioni, di dolore. Sedici anni passati con una spina conficcata nel cuore, guardando il cuore di sua figlia battere artificialmente, l’involucro che il suo corpo è diventato deteriorarsi invece che maturare nel corpo di una donna.
Chissà quanti sogni aveva Eluana, chissà quanti progetti.
Chissà per chi batteva il suo cuore, se era mai stata innamorata.

La sua vita si è interrotta 16 anni fa e suo padre ha fatto ricorso al Tribunale di Milano che, dopo una lunga e penosa battaglia legale, ha concesso l’autorizzazione ad interrompere, in accordo con i medici, il trattamento che tiene in vita quella che era la sua bambina, permettendo così di staccare quel sondino naso-gastrico che la alimenta e la idrata in modo artificiale.
Passati i termini di legge per il ricorso, Eluana verrà trasportata nella clinica in cui è nata e accompagnata verso la fine corporale con attorno tutti i suoi cari.
In un paese civile tutto ciò sarebbe visto con sollievo e, magari, con una lacrima. Ma l’Italia, visti anche ad ennesima riprova i risultati elettori e le recenti leggi promulgate dal civilissimo governo che ci ritroviamo (non per mia volontà, io mi dissocio), invece grida allo scandalo.

Non si può interrompere una vita!
E’ peccato!
E’ eutanasia!!!
Vergogna, è un omicidio!
E’ un atto innaturale!!!

Tra tutte la perla della Diocesi di Milano: “L'amore per i più piccoli e poveri ci porta a guardare con particolare attenzione a coloro che, come Eluana, dipendono in tutto, perfino nel cibo e nell'acqua, dalla cura altrui, sicuri, in tal modo, di attuare concretamente il comando evangelico di dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati"
Si può mandare affanculo una diocesi?
No, perché io ce li manderei subito anche se ciò comportasse finire direttamente all’inferno senza nemmeno prendere l’ascensore (tanto io l’inferno me lo sono già guadagnato per meriti personali).
Posso?
Andate a quel paese, sputasentenze sgranarosari (nonna Spina dixit), ma non provate vergogna?
Perché invece che starvene chiusi al fresco nelle vostre ampie stanze barocche non andate nel Darfur o in un altro paese africano a vostra scelta a "dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati"?
Chiusi nelle vostre toghe nere, distanti dalla gente che vive e soffre, intelagliati in una esegesi della Bibbia che trascende la parola di Cristo, mutandola a vostro piacere e secondo i vostri usi politici.
Vergognatevi.
Bruci il tempio con tutti i farisei.

Cara diocesi, e la misericordia di Dio?
Non esiste più?
Che senso tenere attaccata Eluana ad un sondino dopo 16 anni?
Lei, lì in quel corpo non c’è più da tanto.
Quel corpo accarezzato, lavato, vestito, pettinato tutti i giorni dall’amore di parenti e amici.
E’ solo una scatola, ma sembra che lei sia ancora qui. Che si sia solo addormentata un attimo.
Cari preti, cari amici cattolici praticanti, pensate sia facile staccare una spina?
Pensate sia facile staccare l’ultimo ricordo, l’ultima speranza, l’ultimo inutile e fragile appiglio?

Nella vostra piccola mente pensate che sia solo egoismo, ma è proprio il contrario. Ho imparato a mie spese che l’egoismo è il non voler lasciare andare le persone, smettere di vivere ed aggrapparsi a qualcosa che non c’è più, è già volato via libero.
Così come ha fatto l’anima di Eluana, che magari da lassù vede i titoli dei giornali e ride.
Che vorrebbe dare una carezza a suo padre e rassicurarlo sulle sue scelte.


Ma non può più.

 

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8 luglio 2008 2 08 /07 /luglio /2008 22:30
Nel mio appartamento non prende il cellulare.
Mi ritrovo così ad andare in giro col telefono in mano alla ricerca di almeno mezza tacca, sentendomi come Ceccherini nel “Ciclone” che, con in mano uno scolapasta, cerca di sintonizzare RaiUno.

Come se non bastasse, la mia connessione UMTS funziona random (ndr. cioè quando cazzo gli pare a lui) rendendo le sorti del mio blog alquanto aleatorie ed il mio sistema neurologico assai instabile.

Capirete bene come ogni volta che vedo Ilary Blasi cantare zubizubibu zubzubibù baby I love you o quei tre rintronati di Aldo, Giovanni e Giacomo giocare a beach volley mi metta a sognare ad occhi aperti che il dinosauro della nuova pubblicità della Wind se li sbrani tutti, sputando solo le ossa di lunghezza superiore ai 50 cm.
Gnam.

Tuttavia finora la situazione mi era parsa ampiamente accettabile.
Fino a ieri sera.
Torno dalla lezione di heat program (di cui parlerò presto diffusamente, non temete) per scoprire che anche la televisione mi ha abbandonato.
Non solo la mia televisione, ma tutte quelle di casa vittime innocenti di un cortocircuito della centralina dell’antenna.
Tutto merito degli impianti fatti in economia da mio padre con orgoglio tronfio.
Mio padre che è in pensione.
Ma che faceva il ragioniere.
Mica l’elettricista.
O l’antennista.
Chiaro, no?

Voi direte:

“Meglio tanto la tv è tutta spazzatura!!”
“Che ci fai con la tv d’estate? Esci, no!”
“Leggiti un bel libro, molto più interessante!”


E via discorrendo.
Ora, a parte che ieri sera c’era “Numb3rs” e che fuori da casa mia c’era l’invasione armata dei moscerini, determinati come cyloni a disintegrare la razza umana, a me la tv serve per fare le cose.
Come rientro a casa io accendo la televisione. Nella quasi totalità dei casi, nemmeno butto l’occhio sullo schermo, ma mi serve solo come rumore di sottofondo.
Mentre riordino, pulisco, mangio, leggo, piego i panni, canticchio, mi vesto, mi asciugo i capelli, mi trucco.
A volte pure per dormire.
Il rumore di sottofondo mi serve da catalizzatore, come una specie di ritmo interno che mi dà la carica a fare.
Già, io per mettermi in moto devo avere intorno a me il rumore.

E questo non perché io non sopporti il silenzio o non sappia stare da sola coi miei pensieri.
Anzi. In silenzio il mio cervello inizia ad andare a mille all’ora.
Rifletto.
Creo storie.
Immagino mondi.
Mi racconto favole.
Scrivo post immaginari. Magari anche questo è un post immaginario e voi siete vivi e lo state leggendo solo nella mia testa.
Lascio andare i pensieri a briglia sciolta.
La mia mente vola via, divaga.

Bello, vero?
Però non molto compatibile con uno stile di vita moderno che possa accompagnare le tue giornate, a meno che tu non stia indossando il comodissimo ed ultra-traspirante vestitino bianco a maniche lunghe con l’allacciatura posteriore.

Quindi spero francamente che il mio abilissimo padre abbia vinto la sua personalissima battaglia con l’orgoglio e che abbia quindi chiamato l’antennista.
Ma, se è vero che il DNA non è acqua e che io ho lo stesso naso di mio padre (rendendo improbabile qualsiasi insinuazione), anche stasera e domani e ancora il giorno successivo sarò senza tv e probabilmente orfana del mio genitore maschio, rimasto fulminato nel tentativo di aggiustare la maledetta cassettina.

Lo so, lo so.
Lo so cosa state pensando.

Ho proprio bisogno di una vacanza…

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8 luglio 2008 2 08 /07 /luglio /2008 17:01

Dopo lunga gestazione, grande attesa ed enorme sbattimento da parte della sua creatrice, la bellissima ed intraprendente Tittyna, finalmente è nata la prima rivista scritta interamente da blogger e scaricabile direttamente in pdf cliccando sul banner qui a fianco.
Una lettura ironica, intelligente ed interessante, che assolutamente non potete perdere.
Anche perchè c'è la mia meravigliosa "Posta del cuore" in cui dispenso utili e imprescindibili consigli.
Come vivere senza? 

E poi è gratis...

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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