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4 luglio 2008 5 04 /07 /luglio /2008 12:34

All’inizio non volevo crederci.

Appena tornata dalla lezione di heat program (la mia ultima follia, di cui presto parlerò diffusamente), mi apprestavo a sistemare un po’ la casa ascoltando con un orecchio sì e uno no la televisione che ciarlava indisturbata.

Quand’ecco l’annuncio: Ingrid Betancourt libera!

Salgo le scale a due a due e trovo mia madre. “Mamma, mamma! Hanno liberato la Betancourt!”.
Mia madre mi guarda perplessa.
La vedo, è indecisa tra il fare finta di sapere per darsi un tono e chiedermi se si tratta di un personaggio di qualche soap o telefilm di quelli che guardo solo io.
Alla fine sta zitta e decido di comunicare la notizia a qualcuno più informato.

Sulla strada per mio padre incontro mia sorella in pigiama con in mano una coppetta riempita fino all’orlo di gelato alla stracciatella. Mi guarda e mi chiede: “Che è tutto sto casino?
E io: “Hanno liberato Ingrid Betancourt!! Non ci speravo più!!!
Sorella di Phoebe col cucchiaino del gelato in bocca: “Pfchi?"
Phoebe: “Ma come… Ingrid Betancourt! Il politico colombiano, rapito dalle FARC in Colombia, ma dai!!! L’hanno rapita proprio mentre era candidata alle elezioni del 2002! ”
Mia sorella cade in un silenzio attonito.
Cerco una luce in fondo al tunnel: “Ma dai, dal 2002! Ne parlano tutti i giornali!
Buio.
Poi realizzo che per mia sorella il massimo dell’informazione è Dipiù Tv ed allora tento il colpaccio col gossip e la lacrima facile alla De Filippi: “Ma si, dai! Quella donna tenuta prigioniera nella giungla dai guerriglieri! I figli per il suo compleanno buttarono nella giungla centinaia di volantini con la loro foto per darle coraggio, per farle capire che non avevano abbandonata!
Leccando il cucchiaino, mia sorella riflette.
Spero che abbia capito, ma i miei sogni vengono infranti dalla sua ottusità coltivata in anni e anni di televisione pubblica quando leccando la coppetta mi dice: “Mmmm… sì, mi ricordo… l’ho visti dalla De Filippi quest’inverno!
Il mio cervello va in tilt e i miei due neuroni cominciano a sbattere tra di loro con violenza causando scariche elettriche e fitte di emicrania. La vorrei strozzare infilandole in gola il cucchiaino del gelato, ma poi penso che la colpa non è sua.
E’ mia, tutta mia.
Non l’ho saputa educare, sta ragazza.
La scavalco con un movimento fluido e arrivo a mio padre, che legge placido il giornale in poltrona.
Babbo, babbo, hai sentito? Hanno liberato la Betancourt!”
Si abbassa gli occhiali sul naso e mi guarda. Poi scuote la testa e mi fa: “Ecco, ora Berlusconi dirà che l’ha liberata lui!
E si rimette placido a leggere delle meraviglie della presidenza Covarelli.

Questa è la mia famiglia...

PS. Se volete notizie serie sulla liberazione di Ingrid Betancourt andate qui. Un sito interessante, alternativo e senza peli sulla lingua. Da non perdere, insomma.

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2 luglio 2008 3 02 /07 /luglio /2008 11:39

In genere non rispondo a catene ed affini, non per snobismo esasperato, ma per mera mancanza di tempo.

Ma si sa, "Diamonds are a girl’s best friend" e quindi non potevo sfuggire.

Dunque, seppure in colpevole ritardo dettato principalmente della mia inerzia estiva, eccomi qui a ringraziare sentitamente con un inchino di 180 gradi alla giapponese.

Premio assegnatomi dalla brillantissima Zoe.

Cos’è Brillante WeBlog? E’ un premio che viene assegnato a siti e blog che risaltano per la loro brillantezza, sia nel contenuto che nel design. Lo scopo è di promuoverli nella blogosfera mondiale. Ecco le regole:

1. al ricevimento del premio bisogna scrivere un post mostrando il premio, il nome di chi ti ha premiato e il suo link corrispondente;

2. scegliere 7 blog o siti che ritieni siano brillanti per i temi trattati e il design, indica il loro nome e il loro link e avvisali che hanno ottenuto il Premio Brillante WeBlog.

Le mie nomination specialissime sono:

 

Italian Psycho

Dramaqueen4dummies

Sara Taricani

Il nuovo mondo di Galatea

Tittyna

Ladra di Caramelle

Così è (se vi pare)

 

Fatevi un viaggio tra questi bei blog, sperando che le mie segnalazioni vi facciano scoprire piccoli mondi paralleli ironici e divertenti (ma mai scemi) che vi piacerà tornare a visitare.

 

Ma senza abbandonare me, sia chiaro….

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25 giugno 2008 3 25 /06 /giugno /2008 15:16

La mia frase preferita, a corollario del fatto che ho sempre ragione e che il peccato capitale che mi contraddistingue di più è la superbia, è proprio questa: te l’avevo detto.

Se da un lato pronunciarla mi dà un sottile dolore se vedo la persona che ho davanti soffrire, dall’altro mi regala un piacere infinito e la consapevolezza che, se avesse agito come avevo (giustamente) consigliato io, tutto ciò non si sarebbe verificato.
Il mondo sarebbe un posto migliore se solo si facesse sempre come dico io.
Ecco.

E invece no.
Da qui il sottile piacere del "Te l'avevo detto" di cui, chi mi sta intorno lo sa, difficilmente posso fare a meno.

Tutta questa introduzione è per sottolineare la bellissima legge approvata proprio ieri al Senato con maggioranza forte e compatta: la  cd. legge “blocca-processi”.

Siccome il nostro sistema giudiziario è lento, sinistroide ed allo sbando e milioni di cartacce si ammucchiano inermi nelle cancellerie dei Tribunali che oramai hanno tempi biblici, il grande e magnifico Silvio che fa?

Riforma i Tribunali?
NOOO!
Semplifica le procedure?
NOOOO!
Aumenta le strutture?
NOOOOO!
Sfoltisce le cartacce?
NOOOOOOOO!!!!

Semplicemente sospende tutti i processi relativi ai reati punibili con pene inferiori ai dieci anni, tanto chi se ne frega?
SIIIII!!!!!!!

Peccato che tra questi reati ci siano:
- aborto clandestino
- abuso d’ufficio
- adulterazione di sostanze alimentari
- associazione per delinquere
- bancarotta fraudolenta
- calunnia
- circonvenzione di incapace
- corruzione
- corruzione giudiziaria
- detenzione di documenti falsi per l’espatrio
- detenzione di materiale pedo-pornografico
- estorsione
- falsificazione di documenti pubblici
- frodi fiscali
- furto con strappo
- furto in appartamento
- immigrazione clandestina
- incendio e incendio boschivo
- intercettazioni illecite
- maltrattamenti in famiglia
- molestie
- omicidio colposo per colpa medica
- omicidio colposo per norme sulla circolazione stradale vietata
- peculato
- porto e detenzione di armi anche clandestine
- rapina
- reati informatici
- ricettazione
- rivelazioni di segreti d’ufficio
- sequestro di persona
- sfruttamento della prostituzione
- somministrazione di reati pericolosi
- stupro e violenza sessuale
- traffico di rifiuti
- truffa alla Comunità Europea
- usura
- vendita di prodotti con marchi contraffatti
- violenza privata

Siccome io sono comunista e pure di parte, e quindi non ho senso critico, mi viene automatico pensare che tutto questo putiferio sia stato messo su da Silvio solo con la precisa intenzione di pararsi il culetto d’oro dalle accuse di corruzione che giudici cattivi e sinistroidi cercano di affibbiargli ingiustamente.

Ma tralasciando i risvolti politici e la satira, mi chiedo come si sentano la maggioranza degli italiani che questo scempio l’hanno voluto e votato.
Mi chiedo come si senta chi ha votato
Si può ciancicare sul governo Prodi, sull’indulto e su Mastella, ma questa legge mi sembra microscopicamente più grave e vergognosa, senza appello.

I reati coinvolti dalla legge e che i giudici devono “ignorare” sono pesanti e colpiscono diretti al cuore della gente.
Se vostra figlia venisse stuprata? O se voi, lettrici del blog, subiste una violenza del genere? Non vorreste veder puniti i vostri aggressori?
No, ora non si può.
Se foste vittima dell’usura, denuncereste i vostri strozzini?
Ora non vi converrebbe.
Se vostro figlio fosse falciato in mezzo alla strada da un ubriaco, non lo vorreste vedere processato?
Manco per niente!!
Traffichi in rifiuti tossici?
Tranquillo, non ti accadrà nulla!

Alla faccia del decreto sicurezza!!!
Complimenti!
Che sicurezza ci attende???

Per fortuna che la gente inizia ad accorgersi di ciò che sta accadendo e anche oggi il Berlusca è stato fischiato dalla Confesercenti. Un piccolo segnale, ma voglio sentirmi incoraggiata. Voglio pensare che l’amore per il proprio paese e per la democrazia non sia ancora morto, ma che dorma soltanto.

Per questo invito tutti a sottoscrive l’iniziativa di Di Pietro: dissociatevi, pentitevi!!!!

In mezzo a questo disastro, è divertente notare che, dopo avercela menata per due mesi buoni con l’introduzione o meno del reato di immigrazione clandestina, ora sospendano anche quello di immigrazione clandestina.
Bellissimo.

Per fortuna che c’è Silvio…

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24 giugno 2008 2 24 /06 /giugno /2008 10:33

Nonostante il caldo asfissiante del passato fine settimana, in cui comunque ho dato una bella botta alla mia tintarella, mi sono ritrovata col mal di gola.
In questo momento ho una specie di gatto selvatico urlante che gioca ad acchiapparella con le mie corde vocali e non pensa proprio di smettere per adesso.

No, niente avventure erotiche in camporella o all’aperto.
Sono anziana, dovreste saperlo.
Mi piacciono le comodità.
 
La “colpa” di tutto ciò è di Giovanni Allevi.
Già, perché dopo un inverno intero passato ad ascoltare “Joy” a palla nel lettore mp3 (mi dovreste vedere che meraviglia che sono al supermercato mentre compro il tonno e piroetto) non mi sono lasciata la prima del suo nuovo tour “Evolution” e la conseguente uscita dell’album omonimo.
Ora, io lo so che Allevi è molto di moda in questo periodo e che se vuoi fare quella che ci capisce di musica un po’ snob e sofisticata è perfetto decantare il suo ascolto nell’I-pod. Tuttavia a mia discolpa posso dire che:
- Io-lo-conoscevo-già-da-prima grazie alla straniera di San Feliciano ed alla sua passione ultradecennale per il piano. Lo so che tutti dicono così, ma è vero lo giuro. C’ho le prove ed anche un paio di testimoni. Giuro.
- Non c’ho l’I-pod, ma uno scassatissimo lettore mp3 della Samsung comprato a San Marino che a volte mi si ribella mischiandomi l’ordine alfabetico a casaccio e spegnendosi sempre sul più bello. Insomma, l’antitesi della fighetteria tecnologica.
- Io non posso fare la snob musicalmente parlando, visto che nonostante i ripetuti sforzi di maestri e professori prima, dell’insegnante del coro poi, nella mia testa non sono MAI riuscita ad associare le note ed i segni stampati sul pentagramma ad un qualunque tipo di suono. Dev’essere una specie di tara, perché nonostante i miei sforzi non ci sono mai riuscita. E ora che ci penso nessuno dei miei familiari o parenti ha la passione o anche solo lo sfizio del suonare un qualsivoglia strumento. Lo sapevo, è genetico.

E’ che io vivo la musica così come vivo la pittura e l’arte in genere: in maniera empatica, da bambina appassionata che nulla sa e che è attirata dal bello e da ciò che le suscita emozioni.
Oddio, scritto così suona malissimo sembra un discorso da Maria De Filippi, ma è vero.
Mi pongo con la massima reverenza verso le cose che non capisco, verso una espressione della creatività di cui non sarei mai capace.

Con la letteratura invece sono molto snob.
Li chiamo per nome i libri, io.
Ma questa è un’altra storia.

Ad attirarmi al concerto non è stato solo Giovanni Allevi, ma anche la bellissima cornice in cui si è svolto il concerto: il sagrato della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi.
Assisi è un posto magico, fuori dal tempo.
Un posto dove anche chi non crede sente salire dentro di sé un afflato di spiritualità, dove Dio o chi per lui ti sembra essere vicino a portata di mano.
Lì per la prima volta nella storia era stato allestito un palco sul quale avrebbero suonato Allevi con l’orchestra dei Virtuosi Italiani.

E così, dopo un panino da Mc Donald’s (giusto per non perdere il contatto con il mondo reale) ci siamo buttati sul prato del sagrato, proprio leggermente sopra la celeberrima scritta “PAX” ed abbiamo atteso la magia di Giovanni.
Prima si è esibito da solo con brani tratti dai suoi album precedenti, poi come direttore d’orchestra. Infine ha suonato con l’orchestra i pezzi del suo nuovo album.
Lui, con la sua arietta da nerd scaltro, intrattiene il pubblico con piccoli monologhi buffi e teneri. Studiati, dicono i maligni detrattori, ma io non ci credo.
Anche in una serata come questa, la mia preferita resta sempre “Back to life”, ma la nuova “Come sei veramente” mi ha fatto scendere una lacrima.

Dopo quasi due ore di concerto e due bis siamo tornati a casa in silenzio.
Leggeri.
Emozionati.
E consapevoli che la vita può ritagliarti attimi meravigliosi di luce.

Dopo tutto questo splendore, vi starete chiedendo: ma come hai fatto ad ammalarti?
Stateci voi su un pratino (seppur santo e mistico) due ore, con l’umidità di una notte estiva!!!!

Non c’è nulla da fare, sono anziana…

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17 giugno 2008 2 17 /06 /giugno /2008 16:35

L’angolo di “Dillo a Phoebe” è sempre stato affollato di donne più o meno giovani dilaniate a causa di uomini stronzi e bastardi, bisognose di consigli sull’universo maschile e quant’altro.
Tutto nella norma, insomma.
Ma cosa succede quando all’improvviso chiede consiglio un uomo?

"Cosa vogliono le donne?"
Queste è una domanda tipica, ma sono interessato realmente. La mia ragazza mi ha lasciato per un altro, che non la tratta benissimo... ma lei vuole stare con lui, ergo ci sto male.
Come fare a stare bene?

Max”

Caro Max,
che vuoi che ti dica, la tua in assoluto è davvero una bella domanda: “Cosa vogliono le donne?

Gli uomini se lo chiedono da millenni, da quando tornando a casa con mezzo mammut sulle spalle e la clava stretta nella mano destra l’uomo di Neanderthal si sentì apostrofare come “insensibile maschilista del cazzo”.

In tempi più recenti c’hanno fatto persino un film, in cui un Mel Gibson in splendida forma viene colpito da un fulmine ed inizia a sentire i pensieri più reconditi delle donne che lo circondano. All’inizio sfrutta il suo potere per un suo tornaconto, ingannando e sfruttando, ma finirà gabbato ed innamorato come nella migliore tradizione del cinema hollywoodiano. Insomma, alla fine non ci capisce nulla pure lui.
Ma cosa vogliono davvero le donne?
Per capirlo davvero bisogna partire da lontano, da quelle bambine con le trecce che per addormentarsi esigevano dal proprio genitore la sessantatreesima ripetizione della favola di Cenerentola, con tanto di mimo sulla scena della scarpetta.
Schiave del clichè del principe azzurro, attendiamo imperterrite il fustacchione in calzamaglia azzurra e sorrisone smagliante che ci solleverà dal grigiore della quotidianità, che ci innalzerà fino a castelli fatti col marzapane e che col suo amore tutto potrà, anche uccidere un paio di draghi con l’apertura alare di un Boeing.
Tutto questo a livello inconscio perché, a parte che i principi al giorno d’oggi sono quasi estinti, abbastanza spelacchiati e tutt’altro che invitanti, l’idea che la mia vita debba dipendere da un’idiota qualunque vestito da Puffo Gay non mi entusiasma nemmeno un po’.

Ma il subconscio delle donne è tarato: siamo tutte principesse in attesa del bacio che ci riporta a nuova vita.
Tutte in attesa dal batticuore, della passione, della magia che può legare due persone, della favola.
Pure la bella Vivian avrebbe scaricato il riccastro Edward Lewis se lui non si fosse salvato in zona Cesarini scalando imperterrito (e nonostante le vertigini) tutti gli ostacoli che lo separavano dalla sua bella con un mazzo di fiorellini di campo in mano e La Traviata messa a palla dall’autista della limousine come perfetta colonna sonora.
E niente calzamaglia.
Imparate, uomini, imparate.

Caro Max, la spiegazione è alquanto semplice.
La tua ex, nonostante l’amore che tu hai provato a darle, nonostante le attenzioni e le cure, semplicemente non pensava che tu fossi il suo principe azzurro.
Nonostante l'affetto, la sicurezza, la tranquillità ed i vostri interessi in comune.
Cercava altro, un qualcosa che magari il bastardo attuale le trasmette, perchè è risaputo che l'amopre debba essere tormentato.
E ora magari si rende conto che ha fatto una cazzata, ma indietro non può tornare.
E, forse, per te a lungo andare sarà una fortuna anche se adesso ti sembra impossibile.
Credimi, ringrazierai tutti i santi del calendario.

Oddio, non tutte si sentono la principessa della favola (NB. Ho detto della favola, non sul pisello. Quella è una storia diversa). Alcune sono più portate per il ruolo di matrigna cattiva e le capisco.
Non solo è assai più divertente e fascinosa, ma il vestitino nero coi risvolti rossi ed il diadema dark in testa è parecchio più fashion di qualsiasi look da contadinella zuccherosa.
Vuoi mettere?
Ecco, io ho sempre creduto di essere più adatta al ruolo della strega cattiva che a quello di Cenerentola. Sono, mi dicevo, troppo cinica ed intelligente, troppo disincantata per credere a ‘ste fesserie indotte nel cervello delle donne da secoli e secoli di fregnacce.
L’amore delle favole non esiste.
Il principe azzurro non esiste.
Il batticuore è solo attrazione sessuale.
Certo.

Oppure no…

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9 giugno 2008 1 09 /06 /giugno /2008 16:29

In genere, quando ho solo un’ora di pausa pranzo me ne vado a leggere al parco. Mi stendo su una panchina all’ombra e riposo il cervello, respirando forte l’odore dei tigli.
Bello, eh? 

In genere, appunto.
Perché visto il clima molto novembrino che ricopre la penisola del mare e del sole, mi sono dovuta imboscare dentro un centro commerciale ed approfittare delle panchine di una semideserta gelateria.
E s
iccome pure io sono umana e non sono un cylone, mi sono trovata ad avere necessità fisiologiche ed ho approfittato dei bagni situati giusto là vicino.

Sarò strana, ma rimango sempre impressionata dalla varia umanità che prende in mano un pennarello, una penna o un taglierino e decide di lasciare un suo pensiero, una sua dedica o un insulto sulle porte dei bagni.
Mi stupisce davvero, vorrei capire il fenomeno sociologico e le motivazioni psicologiche che possono portare persone normali, per lo più adolescenti, ma non solo, a compire tali gesti.
Analizzando le scritte, posso affermare che c’è di tutto e non solo frasi d’amore.

Prima di tutto, un buon 50% della superficie è dedicata in esclusiva a tal Bill Kaulitz, ragazzino frontman dei famigerati Tokio Hotel.
A dire il vero, finora non mi ero per niente resa conto del fenomeno di massa che essi incarnano tra le adolescenti e questo mi inquieta un po’: ci sono ragazzine che trovano questo bel tomo così sexy?
Davvero?
Io lo trovo molto preoccupante, e non solo musicalmente. Per dire, io ero innamorata di Bono Vox, non so se mi spiego…

Mia nonna avrebbe molto da obiettare sul caro Bill, mentre sono convinta che il mio concetto di figo lo appoggerebbe in pieno.

A parte i deliri d’amore per il giovane finto punk emo rovinato dall’abuso continuo di lacca per capelli c’è veramente di che ridere:
- bande di ragazzine con soprannomi rubati alla sconcertante letteratura mocciana (Niki, Mizzi, Mimi, Nana, Babi, ecc) proclamano la loro amicizia “4ever”, e cioè fino a quando lo gnocco della classe pomicerà a turno con ognuna di loro causando la terza guerra mondiale.
- commemorazione di saline (ndr. In perugino dicesi salina l’assenza ingiustificata da scuola) che farebbero la felicità di tutti i genitori del pianeta.
- dichiarazioni d’intenti vere e proprie, come “Amo il punk, non giudicatemi”. Sid Vicious ne sarebbe stato orgoglioso. Bravo. Bravo.
- classiche ricerche dell’anima gemella con tanto di numero di telefono. Mi chiedo da sempre, qualcuno chiamerà? Come fanno gli uomini a leggere gli annunci nel bagno delle donne e viceversa? Si mascherano per eludere il divieto? Ci vanno di notte? E soprattutto, “brava a fare i bocchini” è una descrizione che traghetta verso il vero amore?
- vere e proprie storie, con botta e risposta esilaranti collegate tra loro da simil diagrammi di flusso assai improbabili che possono arrivare a coinvolgere anche tutta la porta. La più bella in assoluto è la seguente:
Tommaso Polipodi sei un figo
Sarà, ma è uno stronzo
Come ti permetti, io lo conosco è un mio amico. Puttana invidiosa.
Sarò puttana, ma sempre stronzo resta
Non hai le prove
Te parrà a te. Io so che va con tutte e valuta le ragazze solo dall’aspetto fisico. Insomma è uno stronzo
E ce l’ha piccolo, io l’ho visto!”
Ora, siccome non sono poi così prevenuta verso gli uomini (ahahahhahahahahah!!), invito formalmente Tommaso Polipodi a farsi avanti su questo blog per vendicare il proprio nome e la propria virilità ormai entrambi irrimediabilmente compromessi dalle malelingue invidiose che popolano la mia città.
Tommaso Polipodi, fatti avanti!

Lo so, vi chiederete… perché?
Perché mettersi a leggere ‘ste cose ed interessarsi così tanto alle scritte sulle porte dei bagni?
Noia? Forse.
Vita vuota? Tutt’altro, gradirei anzi un po’ più di spazio tra i miei neuroni per pensare e lasciarli naufragare.
E allora?
Allora forse ha ragione Rob Brezsny affermando che per essere felici basta “diventare i maggiori esperti della vita di una persona scelta a casa nell’elenco del telefono”  oppure passare una giornata “a controllare se veramente la tavoletta del cesso disinfetta perfettamente per 100 sciacquoni”.
L’importante è partire alla scoperta di qualsiasi universo che si possa celare dietro le piccole cose, solo così si può diventare più leggeri e creativi, ma anche lucidi e consapevoli di fronte alle difficoltà ed alle brutture che il mondo, ahimé, ci imbastisce davanti.
Sarà vero?
Io non lo so.

Ma intanto leggo l’oroscopo

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3 giugno 2008 2 03 /06 /giugno /2008 12:13

Raffreddore epocale.
Tosse che sembro Lady Oscar con la tisi.
Occhi che piangono.
Questo tempo che non sa quel che vuole fare mi ha fatto venire la febbre e tutto il corollario di cui sopra.
Che bello.
Evviva.
Visto che non mi passa, munita di kleenex, un libro e santa pazienza vado nello studio del mio medico di famiglia sperando in un antibiotico miracoloso.

Arrivo nell’ambulatorio gremito come al solito, in cui la mia preveggente dottoressa si è premurata di non far mancare una televisione che aiuti ad ingannare l’attesa e a sedare gli animi più agitati.

Nell’angusto ambulatorio c’è la più varia umanità.
Vecchiette che probabilmente vivono lì e sempre in quello stanzino organizzano thé con le amiche e partite a burraco complicatissime.
Extracomunitari con le tute sporche da operai che timidamente fanno la fila ad occhi bassi.
Signore con la messa in piega appena fatta.
L’umanità di un paese che cambia.
Ho sette persone davanti.
La televisione rimanda “L’Italia sul due”.
Tiro fuori il libro, che è meglio.
Inizio a leggere, tenendo l’occhio al via vai della gente ed all’approssimarsi del mio turno.
La gente si avvicenda, continua ad arrivare manco regalassero panini.
Mancano solo due persone al mio turno e, facendo i calcoli, faccio giusto in tempo a finire il capitolo.
Bene, bene, penso tirando su col naso.

Quand’ecco che dal fondo dell’ambulatorio una signora permanentata e imbrilloccata come la Madonna di Pompei, di quelle col soprappeso tipico della cucina della domenica stretto nella panciera rinforzata, si alza e chiede: “Scusate, devo solo farmi fare una ricettina. Posso passare?
Gli astanti si guardano negli occhi mentre io nella mia mente immagino di rifilargli un sonoro “NO”, finché un ometto che avrà più o meno cento anni rigirandosi il cappello tra le mani le risponde: “Signora, vada pure. Ma faccia presto, che noi si è in fila da un pezzo!”
La signora si infila garrula nell’ambulatorio.

Passano dieci minuti.
Venti.
Venticinque.
Mezz’ora.
La gente mormora.
Quaranta minuti.
Cinquanta.
La gente ora ciarla improperi vari mirati alle qualità varie delle corna del marito della signora.
Quand’ecco che si apre la porta ed esce.
Sorridente e smagliante come nella pubblicità del Durban’s.

Le vecchiette col cappellino a destra serrano la dentiera e si aggrappano alla borsetta.
Agli extracomunitari viene da ridere e si scambiano battute nella loro lingua, seguite da gomitate di complicità.
Scoccando una occhiata incendiaria alla povera demente, il signore prima di me entra.
Sarei anche potuta star zitta se ravviandosi i capelli non avesse esclamato: “Scusate se c’ho messo un attimino”.
Ecco, ci sono parole che mi fanno perdere la tramontana. Una è attimino.
Phoebe:”Signora, attimino un par di palle. Mi scusi, sa, ma non doveva fare solo una ricetta?
Signora:”Sì, ma tanto che c’ero…
Phoebe: “E vabbè, signora mia. Ma lo sa da quanto aspettiamo noi?"
Signora: “Uhhh, esagerata!!
Phoebe (con le mani che prudono):”Guardi che doveva far la fila come tutti, chi è lei? La più furba?
Signora (molto risentita): “Ma lo sa che lei è proprio maleducata??? Lo dico a mio marito! Lei non sa…”
Phoebe: “Guardi, me ne fotto!!!
Segue insurrezione popolare in cui le vecchiette a destra tirano fuori tutti gli eventi storici dalla prima guerra mondiale ad oggi includendo anche alcune puntate di Beautiful, gli extracomunitari insultano la signora fino alla terza generazione nella loro lingua ed il vecchietto centenario agita in aria il bastone a mo’ di arma affermando di esser stato granatiere.
La signora non si sa più come difendere, vorrebbe guadagnare l’uscita, ma dovrebbe scavalcare un senegalese di dimensioni impressionanti e arrabbiato come un bufalo d’acqua.
Siccome è più facile attaccare che chiedere scusa, sbuffa un irritante: “Ma quanto la fate lunga! Se avevate fretta potevate dirmi di no!
Vedo saettare l’odio negli occhi di vecchini e non, e una parte di me è davvero orgogliosa: potrei fare la trascinatrice di masse per professione.
Sto per dire qualcosa di illuminante che mi permetterà di iniziare la mia ascesa politica e di candidarmi alle prossime elezioni politiche (se hanno eletto Mara Carfagna, posso andarci pure io, no?), quando esce dall’ambulatorio la dottoressa: TOCCA A ME.
La mia carriera politica è stata stroncata sul nascere.
Entro e dico addio ai sogni di gloria.

Faccio la visita, mi becco l’antibiotico e una ramanzina (sempre la solita) ed esco curiosa di vedere gli sviluppi.
A sorpresa trovo il silenzio.

La signora non c’è più.
Le vecchiette a destra hanno uno strano sorrisetto soddisfatto.
Il vecchietto giocherella col pomo del bastone.
Gli extracomunitari sghignazzano.
Vedo che manca il senegalese, forse l’attesa era troppo lunga.
Forse.
O forse hanno fatto a pezzettini la signora, hanno tirato a sorte su cui ne dovesse seppellire i resti e lui ha perso.
Non lo saprò mai.

Ma tanto, l’importante è la salute…

PS. Altri scritti miei e di scrittori persino più bravi li trovate qui. E questa settimana si parla di peccati...

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23 maggio 2008 5 23 /05 /maggio /2008 14:26

Ciao Phoebe,

ho appena visitato il tuo blog e mi ha molto incuriosita il post in cui parli del primo passo nei confronti di un ragazzo.
Rispetto a quel post sono passati diversi giorni, ti posso chiedere com'e' andata a finire?, l'hai fatto o no questo primo passo?
Ti spiego...c'e' un ragazzo che lavora da me e che mi piace molto; al di lai un paio di battute, molto tempo fa, ci salutiamo appena. Mi sembra molto timido, oppure e' semplicemente fidanzato e non gliene frega nulla.
Comunque, non mi vorrei dare per vinta e vorrei invitarlo a prendere un caffé, a volte credo non ci sia nulla di male, l'ho fatto già altre volte e con uno di questi ragazzi sono stata quattro anni.
Ti ripeto che per me fare il primo passo significa cogliere l'attimo e creare un pretesto carino per scambiare due parole...tipo "ci vediamo per un aperitivo?" oppure "ti fumi una sigaretta con me?", niente di più. Spesso però mi capita di parlarne con delle amiche e loro sembrano schifate da questo atteggiamento, preferiscono essere corteggiate a costo di rimanere zitelle a vita e mi invitano a riflettere, come se un invito fosse inammissibile e va bene solo per quelle tipe assetate di uomini!
Ma perché?
Non credo di mancare di rispetto al mio essere donna, anche perché magari quel ragazzo è timido, o per diverse circostanze non mi ha mai presa in considerazione e invece, ora che mi nota...gli posso sembrare interessante, carina, simpatica... che ne so... poi se non succede niente chissenefrega!
Che dici? Mi muovo? gli lascio un biglietto o lo invito direttamente?
Scusami se mi sono permessa di inviarti una mail, ma avevo bisogno di un confronto sull'argomento, visto il bigottismo da cui siamo circondate (che poi sono tante che puntano il dito sono le prime a fare altro... eh!!!)
Ciao,
Giovanna
 
Cara Giovanna,

la tua mail mi ha fatto molto piacere per diversi motivi.
Il primo è che è sempre bello che qualcuno ti si rivolga per un consiglio e specialmente un "lettore" del proprio blog. Diciamo che sollazza l'ego, via. In secondo luogo mi dà modo di rilanciare una vecchia iniziativa che tanto mi era piaciuta, Dillo a Phoebe (non "Dallo", ho detto "Dillo"!!!!!) e che parecchie soddisfazioni mi aveva regalato.
Ma veniamo a noi.
Il famoso post al quale ti riferisci è leggermente datato (ottobre 2005) ed appartiene ad una Phoebe che nel frattempo è cresciuta, maturata ed ha combinato 1254 altri casini assortiti da cui alla fine è uscita con un paio di ossa rotte ma con autostima ed ironia rinvigorite.
Tra l’altro il quel preciso frangente il primo passo alla fine lo fece lui invitandomi a cena, ma al quarto appuntamento platonico gli infilai la lingua in bocca io.
E porca miseria, la sopportazione umana ha un limite ed io non sono mai stata famosa per la pazienza!
La storia poi è finita com’è finita (senza rancore, eh, ma mi sentii pure dire che avevo fatto tutto io… i maschi…), ma certamente il quesito resta attuale: può una donna fare il primo passo senza passare per sgualdrina?

Senza riflettere ti direi di sì, che non ci sono problemi di sorta.
Che male c’è ad invitare un tipo interessante a prendere un caffé o a fumare una sigaretta?
Nulla, almeno per me.
Magari parlandoci scopriamo pure che è noioso e che non ci interessa, eliminandolo all’istante dal nostro immaginario erotico. Pensate che perdita di tempo se fossimo rimaste lì a guardarlo immaginandolo brillante e colto oltre che bonazzo.
Però se c’è una cosa che ho imparato è che l’uomo è pur sempre un animale e come questi ha i suoi rituali che vanno mantenuti e rispettati perché il mondo giri del verso giusto.

I maschi dei granchi uca (detti granchi violinisti) hanno la chela destra mostruosamente sviluppata rispetto all’altra e la agitano in tutte la maniere possibili ed immaginabili per attirare la femmina, finché lei sceglie il più aggraziato e ci si accoppia tra le mangrovie. Facendo attenzione alla chela, eh.
Che dire dei perioftalmi? Sono pesciolini sfigati che pur vivendo in acqua, mangiano e si accoppiano in apnea (al rovescio). Il corteggiamento avviene con sbattimento nel fango di colorate pinne dorsali da parte del maschio che, una volta attratta la femmina, si accoppia felice e contento. E soffoca, probabilmente.
Il maschio del quasi estinto (chissà perché) galletto delle rocce o rupicola peruviana, invece, aspetta appollaiato su un albero con la sua sgargiantissima piumatura. Appena arriva nei paraggi una femmina dal piumaggio scialbo, tutti i maschi si scapicollano giù dall’albero ed iniziano a ballare furiosamente. Il più bravo vince una medaglia: si accoppia proprio lì, sul dancefloor. Poi lei si ricompone e se ne va ad allevar pulcini, mentre lui finirà preda di qualche rapace a causa del suo vestitino sfavillante.

Certo anche le mantidi religiose non hanno un rituale di accoppiamento molto romantico, così come le api, ma è pur sempre un rituale.
E così nell’uomo.
Anche l’uomo ha bisogno di mettere in mostra le sue piume e le sue pinne dorsali, agitare un po’ la chela e far vedere che ha combattuto per la sua donna.
Anche se poi, alla fine della fiera, ha fatto tutto lei.
Avviene così pure nel mondo animale, che vi credete.

Ma nel 2008 c’è ancora bisogno di credere ai rituali dell’accoppiamento?
Non eravamo tutti emancipati?
Nell’era degli eccessi, ci riscopriamo forse timidi e bacchettoni?
Forse.
Fattostà che molti uomini ancora ricercano il piacere della caccia e della conquista, come quando clava alla mano andava a rapire la sua sposa dalla tribù vicina, trascinandola poi per i capelli alla grotta.
Se chiunque ci prova con me, foss’anche Brad Pitt, lo ammazzo. Giuro.
Ovviamente tutto ciò non è solo molto molto noioso, ma anche abbastanza riduttivo.
E se il nostro “lui” fosse un timidone? O l’ultimo dei puri di cuore?
E se non ci avesse finora prese in considerazione perché la collega stronza ed invidiosa in pausa caffé gli ha sussurrato all’orecchio che siamo lesbiche?
E se noi non fossimo in grado di captare i nemmeno tanto velati messaggi che lui ci invia? Sì, è possibile anche questo, non ridete. A me succede sempre e scopro che il tipo carino mi lanciava segnali da lontano solo dopo anni, quando il soggetto è già ammogliato e con tre pargoli. Pensa te…

La soluzione?
Molto semplice e un filino demagogica: fai quello che ti senti.

Se ti va di andare a prendere un caffé innocente con lui, chiedeteglielo. Al limite se non è interessato accamperà qualche scusa assurda, voi capirete e volterete pagina in 15 secondi netti come fanno i maschi.
Via, verso nuovi orizzonti.

Se invece tutto questo ti deve mettere in imbarazzo, far sudare le mani e uscire antiestetiche bolle sulla faccia lascia perdere, stai alla finestra ed al limite ammicca e prova col classico gioco della seduzione.
Insomma, fai un po’ l’oca tonta, che agli uomini di tutte le età e di tutte le estrazioni piace sempre.
Non troppo però, che sennò passi da scema o da puttana (ancora?? Ma allora è una fissa!).
Usa la malizia, la sensualità e quando lui inizia ad agitare la chela vedi se hai ancora voglia di dirgli di sì.
Perché immagino che nel frattempo ti sarai stufata, a me capiterebbe.

Ah, che difficili le relazioni maschi/femmine…
Complicate, capricciose, incontrollate.
Ma per fortuna voi avete una soluzione, un faro nella notte.
Quale?
Come quale?

Ma potrete sempre dirlo a Phoebe!!!

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21 maggio 2008 3 21 /05 /maggio /2008 15:34

Abbiamo un nuovo governo.
Non è proprio (per niente) come avrei voluto io, ma non ci si può far nulla: l'Italia ha scelto.
Si potrebbe obiettare che si tratta della stessa Italia che si rintrona di televisione davanti al twister di Buona Domenica e fa la caccia alle mutande della Gregoraci, ma cambia poco.
Questo c'abbiamo e questo ci dobbiamo tenere, anche se sto meditando l'emigrazione o comunque un cambio di cittadinanza.
Chissà se è complicato emigrare a San Marino...

Ma tant'è, dopo lo shock iniziale, il rifiuto celebrale e l'assunzione mezzo televisione esclusivamente di dvx e cartoni animati, ho ricominciato ad interessarmi di politica.
Nel mio piccolo, ovvio.
 
Sono subito stata attratta dal cd. pacchetto sicurezza (al Parlamento oggi) che tante perplessità e polemiche sta scatenando.
La mia attenzione non è stata catturata completamente dall'imbecillaggine legislativa dell''introduzione del reato di immigrazione clandestina, sebbene sia una cretinata (o una manovra di marketing, alias specchietto per le allodole, per tranquillizzare i criceti abitanti dell'Italia) sia per la sua inutilità manifesta, sia per la fideizzazione al crimine che comporterebbe anche in soggetti che non erano intenzionati a delinquere. Senza considerare che poi le carceri già scoppiano così e nonostante il tanto criticato, ma oggettivamente necessario, indulto.
Sarebbe più utile come misura di emergenza provvedere a rimpatri controllati che siano veri e nel medio periodo provvedere a stroncare il redditizio traffico che schiaffa ed ammassa povera gente su barconi approssimativi a prezzi esorbitanti traghettandoli verso un futuro di miseria e marginalità.
Oppure si potrebbe sparare alle barche, come vorrebbe Alemanno.
Ok, la smetto, veniamo a noi.
 
Siccome io credo che si debba parlare esclusivamente di quel che si conosce, mi concentrerò su quello che ho vissuto direttamente sulla mia pelle e di cui posso ben parlare a ragion veduta: l’assistenza agli anziani ovvero l’annoso problema delle badanti.
 
Siamo una nazione vecchia e longeva.
Fin qui tutto bene, anzi un vanto per il Belpaese. Foss'altro che lo stato non mette a disposizione i mezzi per accudire gli anziani che non sono più autosufficienti scaricandone il 100% del peso sulle famiglie. In fondo anche questo è un retaggio della pseudo morale cattolica che impazza da sempre in Italia.
Anyway, volente o nolente molte famiglie sono obbligate a ricorrere ad una badante.
A me è successo, e dopo svariate vicessitudini (mai drammatiche, tutt'al più tragicomiche) avevamo trovato una persona che tutt'ora ha un posto speciale nel cuore mio e della mia famiglia.
Ora, la Sig.ra Ministro Mara Carfagna, finita per meriti suoi ad occuparsi delle Pari Opportunità, si erge in loro difesa per il ruolo sociale che ricoprono e ne chiede una regolarizzazione agevolata ed affermando che: “Saper distinguere tra immigrato-risorsa e immigrato-problema è doveroso per chi vuol garantire la sicurezza dei cittadini senza mai perdere di vista il valore della solidarietà”.
Certo, invece l’immigrato-essere umano non esiste.
Complimenti.

Io alla ex sminigonnata che ora fa finta di essere laureata in Tuttologia applicata alla Gnoccaggine vorrei dire che:
1) in un mondo perfetto, e non perfettibile come il nostro, sarebbe meraviglioso dare contributi, ferie, tredicesima, quattordicesima, superminimo, gratifiche e stretta di mano alla badante che fa "il lavoro sporco" al posto tuo.
Però questo non è possibile, almeno nel 90% delle famiglie italiane che non potrebbero affrontare quest'onere già sufficientemente gravoso (ah, ma se ci detassano gli straordinari cambia tutto).
Qui non si parla di assumere una colf, ma di necessità impellenti, di assistenza che non può essere svolta diversamente nemmeno con tutto l'amore del mondo. Tranne che la donna della famiglia non rinunci a lavoro e carriera per svolgere le incombenze della badante, determinando comunque terribili squilibri nel bilancio domestico.
Che in paese come l'Italia in cui l'occupazione femminile è al minimo europeo mi pare un'ottima soluzione, caro il mio Ministro ripulito e vestito solo con colori neutri.
2) la stragrande maggioranza delle donne che vengono in Italia a fare le badanti vengono dall'Est Europeo e non vogliono restare in Italia. Vengono, stanno al massimo 5 anni e poi tornano da quello che resta delle loro famiglie. Vengono in Italia per mandare le rimesse a mariti ubriaconi o, se va meglio, a genitori che le tesaurizzano. Devono costruire case, mandare i figli all’Università o accantonare qualcosa in previsione di.
Sinceramente se ne sbattono dei contributi italiani o di avere una posizione INPS e non vogliono un giorno diventare cittadini italiani, figurarsi essere “messi in regola”. Sempre secondo la mia esperienza, ovviamente.
E quindi?
Che si fa?
Si potrebbero studiare formule e sgravi per le famiglie e stabilire un regime fiscale agevolato.
Regolarizzarle con un regime transitorio, allungando i permessi a tempo.

E soprattutto bisognerebbe avere coscienza esatta delle cose di cui si parla, senza farle sempre a tirar via solo per accontentare l’opinione pubblica.

Ma forse è meglio se inizio a guardare Buona Domenica…

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14 maggio 2008 3 14 /05 /maggio /2008 15:31

Alla fine è successo.
Nemmeno Philip Dick era riuscito a spingersi così oltre con l’immaginazione. E dire che aveva previsto cellulari e videochiamate.

Eppure, ora, è realtà.

Un editore di San Pietroburgo ha pubblicato un romanzo che si ispira ad Anna Karenina, romanzo russo per eccellenza che da una vita mi ripropongo di leggere e che ancora staziona sul mio comodino in attesa, ed il suo orgoglioso e  soddisfatto autore si chiama Pc Writer 2008.
Sì, signori e signore: trattasi di un software di scrittura creativa.
Già, a gennaio la casa editrice Astrel di San Pietroburgo ha pubblicato il primo romanzo non scritto da un uomo.
Sembrava fantascienza, invece è realtà.
 
Anna Karenina non è morta buttandosi sotto un treno. In realtà non le è successo nulla, ha vissuto per altri cento anni come del resto tutti gli altri protagonisti del romanzo, oggi riuniti su un’isola deserta. E’ questa la versione proposta dal programma informatico che ha generato una specie di seguito della celebre opera di Lev Tolstoj.
Il tutto è iniziato perché il direttore della casa editrice si è detto che un libro intitolato  "Nastojashaja ljubov" (letteralmente “Vero amore”, titolo forse originale in Russia che tuttavia in Italia richiama infime trasmissioni defilippiane), avrebbe potuto avere un buon successo commerciale.
Solo che trovare un autore in grado di scrivere rapidamente intorno al titolo un libro commercialmente valido sembrava impossibile.
E allora perché non ricorrere alla tecnologia?
Basta prendere un gruppo di informatici, farli lavorare otto mesi alla creazione del nuovissimo Pc Writer 2008 ed è fatta.
Creato il programma, basta
inserire al suo interno alcuni brani di tredici grandi romanzieri (sconosciuta la lista, l’editore non l’ha voluta rivelare), scegliere un romanzo come base ed inserire i caratteri, i dati e le descrizioni dei protagonisti ed accendere il pc.
In tre giorni Vero Amore è servito.
Considerando che Tolstoj impiegò cinque anni a riflettere su Anna Karenina e tre a scriverla, capirete che il risparmio di tempo è notevole.
E’ vero, le prime versioni tirate fuori dal programma erano così assurde e senza senso da dover essere cestinate ed anche la versione finita in libreria è stata ritoccata in alcune parti dai redattori, ma per il 90% dell’aspetto “creativo” il programma ha fatto tutto da solo.
Il software tutto da solo.

Siamo davvero arrivati a questo?
La creatività, l’anima, i sogni, quello che distingue l’uomo dalla macchina è mutuabile in un software che imita i processi del cervello?
L’uomo è dunque destinato sempre più al ruolo di suppellettile?
E soprattutto, fottutissimo programma, perché mi vuoi rubare il lavoro?????

Il libro, non disponibile in Italia, sta spopolando in Russia.
Io, personalmente e polemiche a parte, sarei curiosa di leggerlo per scoprire se un computer fatto di silicio possa o meno scrivere almeno leggermente  meglio di Moccia e feccia affine che invade le nostre povere librerie da qualche anno a questa parte.

Anche se peggio non so se sarebbe possibile…

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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