Overblog Segui questo blog
Administration Create my blog
16 marzo 2016 3 16 /03 /marzo /2016 08:00

Da ieri impazzano sui social commenti e sfottò in merito alla gravidanza di Giorgia Meloni e di come questo secondo molti uomini del suo stesso schieramento la renderebbe non idonea al lavoro di sindaco in generale, tanto meno di Roma.
Certo, fra tutte le donne portabandiera del femminismo forse l'ultima che mi sarebbe potuta venire in mente è proprio lei. La Meloni, simpatica come un calcio nei denti, affetta dalla patologia degli occhi alla porca puttana e portabandiera del fascismo, del conservatorismo a tutti costi e dell'odio sociale for dummies non è che sia proprio la più adatta a generare empatia neanche nella più pia delle creature.
Figuratevi in me.
Che infatti ho commentato giustamente a modo mio l'accaduto, chiosando su come la gravidenza non possa far dimenticare la stronzaggine di certa gente.

Però tutta la questione mi ha fatto riflettere. Non tanto sulla retorica questione della atavica prevaricazione maschile, sulle mancate opportunità di carriera di una donna, sugli stipendi non equivalenti, blabla blabla. Nemmeno sulla discriminazione da maternità che in genere si subisce in questo paese e che sembra essere solo routine.
Riflettevo sulla difficoltà generiche che una donna, nel momento in cui decide di essere madre, affronta. Non da sola sia chiaro, ma anche con il più amorevole dei compagni al proprio fianco una donna/mamma/lavoratrice/compagna deve gestire una mole di lavoro ed informazioni che nemmeno la Dea Kalì.

Trovare tempo per i propri interessi, poi, è quasi utopia.
Basti dire che scrivere per me è diventato un lusso da notte inoltrata o, peggio, da tazza del bagno. E che dire della lettura? Da settanta libri all'anno a poco più di dieci in un attimo, rientrata nella banale mediocrità del lettore medio italiano in un sol gemito di neonato. 

E' bellissima la maternità, una continua scoperta ed emozione; ma chi dice che è naturale e senza conflitti interiori spesso non sa di cosa parla. I conflitti nell'animo di una madre non mancano mai e sono talmente molteplici da sfuggire anche alle manie di controllo più serrate ed ostiche (tipo la mia, ad esempio).
E poi c'è la solitudine. Sì, la sensazione di scalare montagne che non finiscono mai a mani nude, senza mai vedere la cima della montagna. Quelle cosa vischiosa che ti si appiccica al cuore quando torni a casa dal lavoro e tua figlia di due anni ti dice: "No tu, zia!" facendoti gli occhiacci, e ti senti una brutta madre perché stai fuori casa dodici ore e devi essere anche quella che detta le regole. 
La solitudine della stanchezza dopo tre notti senza sonno, delle canzoncine dei cartoni animate che mi rimbombano in testa, la malinconia del non avere più il tempo di guardarsi allo specchio, chè l'orologio corre veloce la mattina.  La paura di guardarcisi dentro u giorno e trovarsi vecchia.

Insomma sì, sono allegra oggi.

Per tirarmi su vado a fare il troll sulla pagina di Adinolfi, così all'improvviso mi ricordo di quanto sono figa.

Venite anche voi?

 

 

Condividi post

Repost 0
14 marzo 2016 1 14 /03 /marzo /2016 08:00

Ieri sera al supermercato non ho potuto fare a meno di non notare una bambina particolarmente vivace e simpatica che, senza essere fastidiosa, se ne andava in giro tirando il carrellino della spesa. Rideva garrula, col suo cappellino di lana colorato, saltellando tra le corsie. Avrà avuto l'età di Emma, non di più.
Alzando lo sguardo ho incrociato  quello del padre, chiaramente di origine maghrebina, tutto intento ad inseguirla. Dietro di lui, nascosta tra gli scaffali della pasta, la moglie vestita all'occidentale, ma con il suo fazzoletto colorato ordinatamente sistemato sul capo. La bimba era vestita né più né meno di come vanno vestite tante bambine all'asilo con Emma. La mia no che, come dice mia madre, va vestita come un maschiaccio solo con tutte colorate e pantaloni comodi.

Una famiglia come tante, insomma.
L'età di quella bimba di sicuro non sarà stata più di quella di Emma  e anche gli occhi per un attimo mi sono sembrati gli stessi.

Le ho sorriso, così come sorriso alla madre che, quasi sorpresa, ha ricambiato con timidezza.

Ora, adesso, qui vorrei soltanto che mi fosse spiegata una cosa: qual è la differenza sostanziale fra quella bimba e mia figlia. Vorrei capire perché due creature innocenti sbattute in questo angolo di mondo possano sembrare agli occhi di un estraneo così diverse invece di identiche.

Vorrei capire perché due bambine così simili tra di loro per lo Stato italiano siano così diverse nei diritti e dei doveri.

Ora io resterò seduta qui, almeno metaforicamente, finché qualcuno sicuramente più intelligente ed erudito di me mi spiegherà il perché.

Credete che l'attesa sarà lunga?

 

Condividi post

Repost 0
11 marzo 2016 5 11 /03 /marzo /2016 15:00

Si è fatto nell'ultimo periodo un gran parlare in merito alla legislazione sulle unioni civili, il famigerato ddl Cirinnà. Se ne è fatto un così gran parlare che all'improvviso tutti sembravano essere esperti in materia di diritto di famiglia, manco ci avessero fatto sopra un dottorato. 
Ovviamente senza aver letto cosa fosse in realtà previsto dal decreto legislativo da approvare e senza avere né studi specifici nè competenze: è l'Italia, bellezza.
Perché leggere il testo di legge da approvare quando si può leggere tutto riassunto su siti di alto livello internazionale come il Giomale o Informare per resistere?

Così hanno cominciato a correre le voci più indiscriminate, illazioni talmente spinte a suonare anche al più creduloni degli italiani. In fondo siamo e restiamo un paese cattolico fatto di persone che non vanno in Chiesa se non la sera di Natale per far vedere il cappotto di cachemire appena acquistato, non è che ci si possa aspettare più di tanto.

Proprio come quando si cerca di far capire (inutilmente) la doverosa laicità dello Stato, quando di parla di sesso pubblicamente l'italiano medio sclera. Poco importa se nei momenti di relax s'ammazza di youporn sul telefonino e se vanno in cerca di ragazze straniere sui social: a chiacchiere ti diranno sempre che la famiglia tradizionale è l'unica che esiste, che il giender purtroppo impera e che, signora mia, non se ne può più. 

Sul gender, teoria assurda senza nessun fondamento psicologico se non quello della fobia, ho già parlato sin troppo diffusamente (ve lo siete perso? Lo trovate qui e qui, ad esempio), quindi non vi tedierò oltre.

In merito a tutto il deliro sulla Cirinnà, sul femminismo ad intermittenza. sull'utero in affitto, l'utero è mio e lo gestisco io ma anche no, adozioni, stepchild, Nichi Vendola e compagnia cantata, una mia opinione ce l'ho e anche chiara.
Ma a voi che vi siete strenuamente opposti che ve ne fregava? Perché prendersi tanto puntino per non far riconoscere i diritti degli altri senza che i vostri vengano minimamente intaccati? Perché tanto odio? Io, visto che son tre notti che non dormo e c'ho tempo, mi sono fatta un paio di ipotesi:

1) La guerra tra poveri. Adottare in Italia è facile come fischiare "Con te partirò"  fino alla fine mantenendo la tonalità e la sofferenza, mi rendo conto, è davvero tanta. "E questi mi vogliono passare avanti, così?" E' facile pensarlo, ma non è giusto. L'adozione da parte di una famiglia etro, da una omosessuale o anche da parte di un single dovrebbe essere agevolata dallo Stato e non resa una corsa ad ostacoli, spesso insormontabili per di più.

2) L'insoddisfatto cronico. Non ti piace la tua vita? Ti senti costretto in un ruolo che non ti piace? Ti annoi, ma non sai come uscirne? Odi tutti quelli che si sentono liberi di essere felici? Ah, ecco. Serve aggiungere altro?

3) L'ignorantone. Tutto è sempre stato così e ci deve rimanere. L'ha detto il prete qundi mi fido.

Ora, delle tre categorie il terzo è sicuramente il peggiore, anche perché non è afatto facile spiegare ad una testa di legno che legiferare in merito ad un argomento non vuole dire dargli un giudizio morale, né sottoporlo alla approvazione della massa. 

Mi verrebbe da arrendermi e tacere.

Ma anche no.

 

 

Condividi post

Repost 0
8 marzo 2016 2 08 /03 /marzo /2016 18:00

Oggi è l'otto marzo, Giornata Internazionale della Donna aka festa della donna, una ricorrenza che è stata velocemente derubricata da commemorazione di un evento luttuoso a sagra della mimosa e dello strip maschile indesiderato.

Oggi,  in questa ricorrenza amena, vorrei porre l'accento sulle spigolature del mio carattere che, ahimè, sono molteplici e multiformi. Un esempio? L'intolleranza. Io non odio, non tollero. Odiare è un sentimento sordo, che cova dentro e fa star male chi lo prova. Io, invece, non tollero, non posso tenermelo dentro e questo comporta l'espulsione a 190 km/h del mio pensiero. Anche non richiesto, chiaro. 
Cosa non tollero?
Non moltissime cose, all'onor del vero.
1) La rabbia. Non l'incazzatura normale, proprio la rabbia: avete presente quel sentimento nero incanalato contro un gruppo, un'etnia, una classe o un orientamento politico, sessuale, religioso che sia. Avete presente quel sentimento immotivato, di rivalsa estrema, di insoddisfazione e malcelato disagio che si canalizza contro un qualcosa di distante? Ecco. Siano gli zingari o le unioni civili poco cambia, l'unico denominatore comune è la voglia di focalizzare la propria rabbia contro qualcuno. Specie se pensano che possa essere più felice (o ricco) di loro.

2) Il razzismo. Non mi venite a dire che ognuno ha la sua opinione, il razzismo NON è una opinione, vuol dire solo essere delle emerite teste di cazzo. E non mi venite a tirar fuori mille storie di disagi, furti, lavori rubati, streghe che volano su una scopa, terrorismo, delinquenza, morti di sonno, invasione delle cavallette.
Se sei razzista sei una testa di cazzo e non vai tutelato. MAI.

3) I leoni da tastiera. Casalinghe di Voghera, anonimi impiegati cravattati, grigi addetti delle Poste che in presenza di un social qualunque si trasformano in predatori agguerriti e lottatori senza requie, salvo poi ritornare al loro stato naturale appena gli si paventa un incontro faccia a faccia. O la polizia postale. NB. 5 volte su 10 si tratta di adepti del M5S, 2 su 10 sono vegani tendenti al fruttariano e i restanti 3 sono solo stronzi (o Adinolfi).

4) Il lattosio. Voglio un gelato artigianale fatto come si deve e non posso mangiarlo.
Mannaggiaallaputtanissimalega.

Attenzione: in tutti questi casi il mio collegamento cervello/bocca rischia di essere troppo corto, regolatevi voi.

Io vi ho avvertito


 

 

Condividi post

Repost 0
4 marzo 2016 5 04 /03 /marzo /2016 08:00

- Mamma, 'ntiamo?
- Va bene, amore. Che vuoi cantare?
- ISCHI!!!! (trad. "Whiskey il ragnetto")
- OK. Pronti? 
- Tzì!
- Whiskey il ragnetto, sale la montagna. La pioggia lo bagna e Whiskey cade giù
- GIU'! GIU'!
- Ma poi esce il sole...
- ooole...
- ...e Whiskey s'è asciugato...
- ..aaaato!
- Risale la motagna e va sempre più su.
- SU! SU!
- Sulla montagna c'è una casetta...
- Mamma!!!
- ...con una streghetta...
- Mamma, mamma!!
- ...che se lo vuol mangiar! 
- MAMMA, MAMMA!!!! ISCHI!!!!!!!!!!!!!
- Emma, ma che dici... OMMIODDIOOOOOO!!!!
Un ragno grande come... come... come non lo so, ma decisamente TROPPO grande mi fissa dalla parete. 
- ISCHI, ISCHI!!!! 
Emma gli corre in contro e ride. Le scelte sono due: inculcarle l'aracnofobia o morire per un attacco di panico. Scelgo di giocare il jolly.
- Amoremio!!!!!! Puoi venire???
Arriva dall'altra stanza già munito di scopa e paletta.
- C'è un...
- Sì, lo so.
- E come lo sai?
- Avevi la voce da ragno.
- ISCHI!!!! Papa, ISCHI!!!! 
- Sì, adesso papà porta Whiskey a fare un giro.
- Sua mamma?
- Sì, amore. Via mare però.- le dice azionando lo sciacquone del wc.
- Viva!!!!!! Mamma, 'ntiamo?

Sì, ma la bella lavanderina però...

 

 

 

 

 

Condividi post

Repost 0
22 febbraio 2016 1 22 /02 /febbraio /2016 18:15

Mia figlia ha due anni e questo la autorizzerebbe ad essere un piccolo demonio.
Ora, mia figlia è silenziosa ed educata, più per proprio carattere che per meriti genitoriali.
E' una che fa gioire le sue maestre d'asilo perché "Quest'anno si è molto aperta, sorride persino!!!" ed in esterna va girando con l'espressione di Mercoledì Addams stampata in faccia.
Immaginate la sua socialità.
In giro Emma non fa capricci, non piange, non fa cadere tutto dagli scaffali, eccezion fatta per le librerie in cui diventa una folle isterica.
Da chi avrà ripreso, mi chiedo.
Mah.

Mia figlia, però, ha la straordinaria saccenza dei due anni. Saccenza che le permette di guardare tutti in faccia senza distinzioni di classe, ruolo sociale, età e sesso. Lei, impunita, guarda tutte le persone che per i più svariati motivi le si parano davanti in faccia. Si blocca, immobile, spesso col ciuccio in bocca a volte con la faccia  apunto interrogativo, ad osservare.
Ed aspetta.
Aspetta una reazione.
Se arriva un sorriso, pure lei sorride mostrando con orgoglio due fossette da birichina.
Se, invece, l'adulto la schiva lei resta lì a guardarlo in faccia, come dicesse: "Ma come ti permetti??" 

E se ne sta lì, ad insistere.

Da genitore, ma anche solo da adulto, mi chiedo perchè.
Perchè non sorridere ad una bambina buffa di due anni che cerca di scoprire il mondo e le sue relazioni sociali? Perché sbuffare se ti si para davanti, con la mole imponente dei suoi 92 cm? Costa caro un sorriso? Ma quanto siete teste bitorzolute?

Ma soprattutto, ricordate che la mamma di questa creatura all'asilo tirava i lego in testa a chi non le aggradava. Ed era la fine degli anni 70. 

Che potrebbe combinarvi Emma?
 

 

Condividi post

Repost 0
9 febbraio 2016 2 09 /02 /febbraio /2016 18:15

Odio gli adempimenti burocratici.
Li odio tutti, indistintamente.
Ma odio ancora di più quelli che potrebbero essere svolti da casa con un click e che invece vengono strutturati come stanze della tortura e che ti obbligano prima di tutto a chiedere un permesso dal lavoro e poi a romperti le palle per un tempo sufficientemente lungo da causare la morte di almeno un paio di cellule del tuo cervello.

Uno di questi è la pre-iscrizione alla scuola dell'infanzia, Vorrei capire come e perché per la scuola primaria e la media basti un modello on line e per andare alla vecchia scuola materna no. Quale criterio è stato scelto? Non si sa. Non è dato sapere.

Dobbiamo andare al Centro Didattico competente e fare la fila. Evviva, evviva. 
E allora meglio andarci in compagnia, coinvolgendo un'altra mamma/amica, Erica,  nella mia stessa situazione. L'unione fa la forza, dicono, e di sicuro sconfigge la noia.

Ora, il Centro Didattico di cui sopra altro non è che un ufficio presso la scuola primaria princpale del mio paese alias il lager che costituiva le mie ex scuole medie rimesso a posto. 
Un effettaccio a tornarci.
Mannaggia brutte le scuole medie.
Sono abbastanza certa di aver visto passare il vicepreside Torchia mentre stavo lì in attesa fuori dalla porta.
Le scuole medie, mah.

Alla fine l'addetto si accorge della nostra presenza e ci fa entrare. 

- Buongiorno, iscrizioni alla scuola dell'infanzia?
- Eh, sì.
- Per lei? 
- No, guardi, io ho dato.
- Ah, ah. Si vede. Nome  e cognome?
(SGRUNT!) E declino le generalità di Emma al simpatico impiegato. Sorvolo sul fatto che ha chiesto sia a me che alla mia amica prima le generalità del padre e poi le mie come se ci fosse una scala gerarchica e che ha fatto battutine sulla mia età ("Ci ha pensato, eh?")
- Dunque, dove la vuole pre-iscrivere?
- Alla scuola del paesello.
- Ah, bene. E' la prima, sa? Non credo avrà problemi anche se è anticipataria.
- Benissimo.
- E' vaccinata?
- Sì sì. Oddio, le manca ancora il trivalente, ma ogni volta che prendiamo app...
- Sì, sì, come crede. Tanto è una autocertifcazione, firmi qui.
- Aehm.
- E la religione cattolica?
- Cosa?
- La vuole?
- Cosa?
- L'insegnamento della religione cattolica. Accetta?
Nella mia testa si sono aperti diversi scenari, tra i quali spiccava mia madre intenta a picchiarmi in testa con una padella antiaderente di 28 centimetri di diametro. Che fare? Aderire e piegarmi oppure... Oppure? Per mia fortuna Erica, prontamente al mio fianco, mi ha riportata alla realtà con una gomitata.
- Allora, qui c'è fila! Cosa scrivo?
- Eh, scusi, sì. Ma scriva sì, poi alle elementari deciderà lei.
- Come crede, tanto...
- Tanto che?
- No, dicevo, tanto voi moderni...

Ho preso il foglio e mi son messa di lato, per far spazio alla mia amica.
ma con una strana sensazione in fondo al palato, mista di buono e cattivo. In fondo quel che volevo l'ho ottenuto, mia figlia a settembre si iscriverà alla scuola dell'infanzia del paesello come desideravamo io e l'Amoremio e di questo ne sono stata felice, ma ho anche la consapevolezza che la strada sarà lunga e costellata moment critici in cui finirò a litigare con maestre e genitori poco moderni.

L'ho già detto che mi proporrò sempre come rappresentante di classe?

 

 

 




 

 

 

 

 

Condividi post

Repost 1
4 febbraio 2016 4 04 /02 /febbraio /2016 14:30

Scena 1 - L'ottuagenario pervertito

In pausa pranzo mi ritrovo a fare la spesa in un piccolo centro commerciale vicino all'ufficio e prima di andare alla Coop mi fermo a prendere un caffè al bar accanto. Siccome la compagnia non è molta e la televisione rimanda "La vita in diretta" che anche no, decido di dilettarmi nel mio hobby preferito. farmi i fattacci degli altri. 
Il mio sguardo vaga, il luogo e la compagnia non favoriscono il mio hobby, ma alla fine la mia attenzione cade su un attempato astante seduto ad un tavolino che smanetta sullo smartphone. 
Incuriosita dall'ottuagenario internauta mi avvicino con nonchalance e riconosco i colori inconfondibili di Facebook. 
Apperò, mio padre non sa neanche scrivere un sms... 
Mi avvicino ancora e scopro che il simpatico vecchietto sta surfando tra le foto di discinte signorine dai nomi inequivocabili di Tatiana Love o Katarina Birikina. Con maestria anche, eh. 
Di primo acchitto sono inorridita e la signorna Rottermeier che è in me è insorta con la bacchetta di giunco in mano. 
Poi mi sono chiesta: chi gli avrà insegnato? Un nipote? Un compagno di tressette? Una accompagnatrice compiacente? In gamba, ad ogni modo.
E ancora: poraccio, magari è solo. Senza nessuno, senza una compagnia, si trascina in attesa di... ok, ho riposto la signorina Rottermeier in fondo al mio ego e sono andata a far spesa.

L'ho ritrovato dopo, dietro di me alla cassa con una spesa (lo sapete, vero, che ho la fissa di guardare la spesa degli altri?) decisamente non da pensionato single: sogliole fresche, melanzane, pancetta, pomodori. 
Mi vedo la sua anziana moglie che gli fa l'amatriciana. 
Per dire.

 

Scena 2 - Il nonno allegro

Sono di nuovo al supermercato.
Sì, la mia vita è davvero emozionante.
In spregio alla mia avversione per le bottiglie di plastica, ho comprato una confezione da sei di Ferrarelle che no ho messo sul nastro. Alle mie spalle sento una presenza. Vicina, troppo vicina. Mi volto e mi ritrovo a tre millimetri dal naso un vecchietto molto stagionato, dotato di un importante paio di bretelle rosse, che cerca vistosamente di passare: "Mi scusi, mi scusi" mi dice allegro.

"Enzo!!" gli intima stizzita una signora altrettanto stagionata in coda dietro di me e che presumo sia la moglie "Ma dove vai! E chiedi permesso, poi! Lo scusi, sa..."
"E' che mi metto alla fine del nastro, che sto più comodo!" gongola fiero della posizione raggiunta.
Vabbè, abbozzo. "Ma si figuri, non fa niente E' che c'ho l'acqua che è pesante e blocca anche il traffico! Ci dovrebbero venire gli uomini a comprarla!!"
La signora annuisce, la cassiera ridacchia.
"Vede," mi dice il vecchietto "deve fare come me: io l'acqua non la bevo: fa la ruggine!!! Bevo solo il vino che faccio da me".
Ecco, a posto.

 

Solo a me sembra che il futuro sia l'anziano??


 

Condividi post

Repost 0
1 febbraio 2016 1 01 /02 /febbraio /2016 10:00

Sono nata il 7 gennaio di ormai diversi anni fa, in quel favoloso momento dell'anno in cui terminano le feste, cominciavano i saldi e gli scolari rientravano a scuola.
Ero una bambina buona, tranquilla e molto ostinata. 
Un no era un no, e io alla materna non c'era modo di farmi cambiare idea. Così, dopo due anni di incresciosie mattinate in cui non volevo andare alla materna (allora non aveva ancora il pomposo nome di scuola dell'infanzia) neanche sotto tortura o minaccia, due anni in cui finsi diverse malattie, emicranie e anche un piede rotto,  mia madre decise di rimischiare le carte in tavola e di tentare una strada nuova per non finire a psicofarmaci: mi feci fare la primina, anche conosciuta all'epoca come prima privata.

All'epoca non c'erano regole serie come oggi per gli anticipatari nati fino al 30 aprile dell'anno successivo a quello dell'iscrizione in corso; se si voleva prendere questa strada la via era tutt'altro che agevole. Occorreva andare a ripetizioni, ovviamente a pagamento, e poi sostenere un esame che portava il bambino direttamente in seconda elementare. Ripeto, una strada per niente agevole anche perché inserire un bambino direttamente in seconda non era facile.
Ma mia madre, nonostante i gufi del paese e le voci bisbiglianti che prospettavano per me un sì tristo avvenire, era determinata e decise che questa sarebbe stata la mia strada.

Così, insieme ad un'altra bambina dai lunghi capelli e degli occhi nocciola, cominciai ad andare a ripetizioni il pomeriggio dalla maestra Tonina, una signora piccola piccola dagli occhi vispi e dalla propensione innata a tirarmi le guance. Io che all'asilo mi annoiavo tantissimo e mi sentivo diversa dagli altri bambini, in quei pomeriggi mi divertivo tantissimo e molto soddisfatta di me. Sembra strano ma questa sensazione me la ricordo ancora, come la gioia della volta in cui riuscii a leggere per la prima volta una frase intera.

Mi ricordo anche l'esame, con i fogli con le cornicette disegnate preparati per giorni e giorni, le raccomandazioni della maestra Tonina che fossero perfette ed il patma: "Ce la farò?".
Mi ricordo anche il primo giorno della seconda elementare, il grembiule blu e la paura di non conoscere nessuno.

Inutile dire che tutti i miei problemi svanirono con l'ingresso alle elementari: io a scuola stavo bene e mia madre finalmente trovo il brivido delle mattine senza pianti, senza false malattie e senza sbattimenti.

Il caso ha voluto che anche la gnocca sia di gennaio, proprio come la sua mamma. E quindi? Quindi niente, le regole sono cambiate, il mondo è cambiato e forse (in questo caso specifico) non in peggio. Non ci sono esami, ripetizioni e cornicette da fare, ma solo una domanda al circolo didattico.  

E così a settembre, col grembiulino rosa e lo zainetto sulle spalle, Emma entrerà alla scuola dell'infanzia.
Cosa pensate, che io mi commuova?

No, no.

Chi, io?

Sniff, sniff...

 

Condividi post

Repost 0
29 gennaio 2016 5 29 /01 /gennaio /2016 08:00

Interno giorno.
Io, mia madre, mio padre e la gnocca.

Emma gioca con mio padre, stravaccato sul tappeto a fare le costruzioni e con l'espressione ebete di tutti nonni

Emma: "Mio nonno!!!!" esclama abbracciandolo sorniona mentre mio padre si scioglie come un budino.
Io: "Emma, lo sai che il tuo nonno è anche il mio papà?"
Aggrotta le sopracciglia. Continuo: "E la nonna e anche la mia mamma! Hai capito?"
Emma: "No."
Io: "Come no?"
Emma: "No. No. No. Mio nonno, mia nonna!"
I miei genitori sghignazzano, compiaciuto del senso di possesso della creaturina nei loro confronti.
Io: "Emma, certo. Sono il tuo nonno e la tua nonna, ma anche il mio papà me la mia mamma. Capito?"
Emma mi guiarda malissimo e sbattendo i piedi esclama: "NO, NO, NO!!!! Mio nonno, mia nonna, mia mamma!"
Io: "Emma, invece sì"
Emma: "NO!"
E attacca a piangere disperata, come se le avessi tolto i parenti dallo stato di famiglia.
Mio padre: "Ecco, l'hai fatta piangere. Vieni qua tesoro, il nonno è solo tuo" e se la prende in braccio coccolandosela, mentre la ruffiana tira su col nasoe  se lo compra con due spicci sussurandogli : "Mio nonno."
Mia madre? Mia madre sghignazza.

I nonni...

 

Condividi post

Repost 0

Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

Piccolo spazio pubblicità



Varie ed Eventuali

Il tarlo della lettura





buzzoole code