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30 agosto 2007 4 30 /08 /agosto /2007 19:25
Il 31 agosto 1997 era domenica.

Me lo ricordo benissimo, perchè i miei e mia sorella erano ad un matrimonio ed io avevo tutta la casa e gli spazi conseguenti (soprattutto mentali) tutti per me.
Avevo 21 anni e la sera prima mi sa che avevo esagerato con qualcosa (che cosa di preciso non ricordo), perchè al risveglio mi sentivo come un bradipo assonnato e mezzo artritico.
Decisi che l'una era un'ottima ora per alzarmi a fare colazione per poi buttarmi a rosolare all'ultimo sole d'agosto, così scivolai fuori dal letto alla ricerca di latte e biscotti.
Accesi meccanicamente
la TV e mi ritrovai davanti una Mercedes accartocciata contro un pilone di un sottopassaggio: Lady Diana e Dodi Al Fayed morti in un incidente d'auto sotto il ponte dell'Alma a Parigi mentre venivano inseguiti dai paparazzi.
Lady Diana morta.
Sentii la notizia in piedi, in pigiama.
E continuai a fissare lo schermo mentre mi facevo il caffé, scaldavo il latte e prendevo i biscotti dallo scaffale.
Scalza.
Mi misi a sedere comoda in poltrona sgranocchiando le Macine del Mulino Bianco, avida di notizie. Strano cosa scatti nella mente dello spettatore moderno in questi casi.
Curiosità, voyeurismo, semplice desiderio di conoscere, gusto per il particolare macabro.
Ma tant'è, il cielo si rannuvolò e io me ne restai in salotto a guardare la tragedia vista dalle angolazioni più diverse e nei particolari più insignificanti.
Teoria, congetture, cospirazioni e affini già prendevano forma nell'aria e nelle mezze frasi dei commentatori più smaliziati.
Passai un'ora al telefono con mia nonna, che ancora non viveva con me, commentando avidamente l'accaduto ("Poveraccia, per me è stata quella con la faccia da cavalla, le ha fatto il malocchio! Sìsìsì!" sentenziò mia nonna, grande fan di Camilla).
Dalla Tv mi tornavano indietro le facce di decine e decine di persone in lacrime. A me da piangere non veniva, e dire che ho pianto pure quando è morta Lady Oscar (no, non a sei anni quando l'ho visto la prima volta. Da grande...), non mi sentivo una col cuore duro. Ero curiosa, questo sì. E, a dire il vero, avrei voluto capire l'intrigo, vedere i corpi dilaniati, vedere e sapere di più.
Nel tardo pomeriggio mi raggiunsero alcuni amici con cui spazzolammo via il pacco di Macine.
Finì che passammo la giornata inseguendo speciali sul fattaccio e riassunti biografici assortiti sugli Windsor da un canale all'altro, finché ordinammo la pizza per cena.

Un altro ricordo vivido che ho è quello del funerale di Lady Diana.
Ero dalla parrucchiera dove era stata allestita una televisione
25 pollici allo scopo, una sottospecie di maxischermo, insomma.
Mentre mi tagliava i capelli, si sentivano le signore coi bigodini in testa piangere sotto il casco e commentare il corteo funebre.

Signora 1:"Eh, guarda là. Sniff, sniff... Guarda la gente! Piangono tutti!! "
Signora 2 (soffiandosi il naso): "Eh, la gente le voleva bene. Per questo il marito l'ha lasciata: era invidioso!"
Signora 3 (sfogliando Eva 2000): "Ma veramente l'ha lasciata per 'sta vecchia di Camilla (mostrando la foto). Poraccia, quant’è brutta! Ma si può lasciare una frega (ndr. ragazza) bella e buona così per una così! Gli uomini!"

Segue sconsolato scuotimento di teste bigodinate dentro il casco.

Signora 2: "Che poi anche sto Didi..."
Signora 3 scandalizzata (informatissima dal mucchio di riviste che ha accanto): "Dodi!!"
Signora 2 (colta sul vivo): "En'colpo! Dodi, Dodi, ho sbagliato! Dicevo, pure lui era un bell'uomo, eh!"
Signora 1 (rubando Eva 2000 alla Signora 3): "Mah, insomma. Meglio di Carlo, ma niente di eccezionale. Vè, guardate là! (Indica lo schermo mentre passano i reali di Spagna e fanno un primo piano al Principe Felipe, allora ancora single) Quello sì che è un bel frego (ndr. ragazzo), proprio bello! Se la mi'nipote mi portasse uno così come fidanzato, me farebbe un regalo!"

Segue arrapato e accorato assenso con la testa e brusio di consenso da parte di tutte le donne presenti, me compresa.

Signora 1: "E comunque, che brutta morte..."
Signora 2: "Lei che era tanto buona."
Signora 1: "Una santa! Pure Madre Teresa lo dice!"
Signora 3: "Dicono pure che ha sofferto, qui c'è scritto che le si è staccato il cuore e mica è morta subito. Poveraccia, poveraccia..."
Signora 2: "Come se non avesse sofferto abbastanza da viva…Principessa triste, proprio..."

Segue mezz'ora buona di piagnistei, con lacrimoni e soffiate di naso degne delle migliori prefiche siciliane e conseguente mia visualizzazione obbligata della faccia truce e arcigna del professore di Diritto Amministrativo per indurmi a restare seria e a non ridere in faccia davanti al "dolore" degli altri.
Seguì l'ingresso del feretro in Chiesa, cerimonia, "Candle in the wind" e compagnia cantante, con aumento conseguente del volume delle lacrime.
Ora, siccome mi stavo commuovendo proprio come nella puntata di Beautiful in cui Ridge sposa Taylor la prima volta, ringraziai la mia buona stella e la velocità della mia parrucchiera, pagai e levai le tende.

Non fraintendetemi, non sono un mostro.
Sono solo sempre stata sufficientemente cinica da non essere in grado di partecipare al dolore collettivo indotto dai mass media.
Diana non era per me un modello di donna, rappresentato per me a quel tempo da Oriana Fallaci, ma al massimo potevo equipararla al personaggio di una soap opera. Lady D non aveva sofferto tanto in vita, era stata semplicemente una donna sfortunata né più né meno di tante casalinghe il cui marito va a letto con la segretaria e comunque sempre più fortunata di tante altre donne picchiate, segregate e povere.
Con l'aggravante che se sposi Carlo d'Inghilterra lo sai che non si può avverare il sogno della famigliola felice con la casa col cancello bianco ed il labrador in giardino.
Se sposi un principe ereditario, porca pupazza, lo sai che nel 90% dei casi ti ha scelta in moglie per tutta una serie di motivi diversi dall'amore e che probabilmente ti ha fatto guardare i denti da qualche specialista (o le ovaie, più probabilmente) come si fa coi cavalli al mercato e ti fatto analizzare il pedigree.
E se non lo sai o credi alla favola della Principessa Sissi (che detto tra noi è un'altra di quelle che vabbè...) allora sei scema.
Non che tutta la questione non abbia vantaggi, chiaramente: soldi, lusso, agi a non finire, impegni mondani, copertine, gioielli, yacht, ecc.
Ma non è una vita normale, questo è certo.
E se è questo quello che vuoi, bèh sei fregata.
Anche te, figlia mia, ti dovevi accontentare della bella vita invece di farti venire la bulimia.

Già, perchè se è vero che Diana non era né una santa né una martire, è anche giusto ricordarla come una donna del nostro secolo, con le sue incertezze, la sua voglia di essere amata, le sue fragilità, la sua voglia di aiutare gli altri.
Ed in questo senso mi sta simpatica, avrei voluto sfornasse una serie di pargoli musulmani alla facciaccia della imbalsamata Regina Elisabetta II, avrei voluto vederla ballare nuda e felice su uno yacht in Costa Smeralda, combattere per i diritti civili dell’Africa mangiando caviale, saltare da un uomo all’altro ed alla fine sposare George Clooney.

Sono passati dieci anni, luce sulla sua morte non se ne farà mai.
Era incinta?
Sono stati i servizi segreti?
Volevano colpire Dodi e non lei?
L’amica sensitiva aveva previsto tutto?
E’ stata la famiglia reale?
Tutta colpa dei paparazzi e dei mass media che non  la lasciavano mai in pace?
E se invece fosse un banale incidente?
Non lo sapremo mai, ma in questi giorni siamo e verremo bombardati da 100 e più documentari, speciali, reportage, approfondimenti e via discorrendo.

Ed io starò lì a guardarli, come sempre succede con questo genere di programmi.
Sono tossica di documentari, è risaputo.

Aiutatemi...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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29 agosto 2007 3 29 /08 /agosto /2007 00:24
Il mio paese ha delle dimensioni ridicole.
Eppure, può capitare di non incontrare una persona per anni, per poi trovarsela davanti così, all’improvviso, al supermercato.
E magari hai in mano un pacco di assorbenti.

Ed è così che oggi ho incontrato un mio ex.
No, fermi.
Non immaginate scenari erotici tra gli scaffali delle merendine. E nemmeno liti furibonde con lancio di lattine di pelati.
Non è quel genere di ex.

Trattasi di un ex antidiluviano, i cui possibili reati sono abbondantemente caduti in prescrizione ordinaria.
E’ stato quel genere di fidanzatino che ti viene a prendere la domenica pomeriggio con la macchina sportiva tirata a lucido per andare a fare una passeggiata e che ti riporta a casa per cena. Quel genere di fidanzatino con cui passi un’ora a baciarti in macchina e stop. Finisce tutto lì.
Non c'ho nemmeno fatto mai sesso, immaginatevi voi.
E per di più era accompagnato da moglie e prole, un bambino tondo e castano che avrà avuto 3 anni circa. Ah, buono a sapersi.
Lei è la tipa per cui mi ha lasciato, su cui riversai tutto l’odio di cui è capace una adolescente, con tanto di creazione da parte della comitiva di epiteti ed improperi a carico della malcapitata.
Che, ovviamente, era più brutta, grassa e scema della sottoscritta ma, sicuramente, (qualcosa me lo suggeriva) parecchio più maiala.

Ed ora eccoli lì, alla cassa del supermercato giusto in fila davanti a te.
Evitare il contatto proprio non si può.
Scappare nemmeno.
Ma forse nemmeno ne ho voglia.
E allora eccomi qui, con la confezione di assorbenti in mano, quando accade l’imprevedibile. Lei mi guarda, mi riconosce, mi sorride e attacca bottone garrula. Mi informa sul pupo (che nel frattempo ha divelto un paio di espositori vicino alla cassa senza che i suoi genitori aprano bocca), sulle vacanze, sul tempo e se non arrivava il suo turno anche di politica e massimi sistemi.
Tranquilla e serena.
Forse perché anche per lei i miei reati sono caduti in prescrizione?
O magari è che sente di aver vinto?
Non lo so e non mi interessa, quel che mi ha sconvolto è stato l’atteggiamento della coppa.
Lui.
Non ha alzato mai gli occhi, troppo impegnato ad osservarsi le scarpe prima, ed a mettere la spesa sul nastro trasportatore poi.
Non solo non mi ha rivolto la parola, ma non mi ha nemmeno salutata.
Nemmeno con un cenno del capo o, che ne so, con gli occhi: niente.
Forse per lui la prescrizione non è intercorsa.
O magari, ho pensato poi, s’è reso conto che tutti i capelli che ha perso l’hanno abbandonato a causa di una maledizione che gli ho tirato io.
Per scherzo, ovviamente.
Forse.

Hanno pagato, se ne sono andati.
Lei mi ha salutato, il bimbo mi ha tirato un bacio su ordine della madre.
Lui non ha alzato lo sguardo, ha preso i sacchetti e s’è avviato all’uscita.

Inutile dire che ci sono rimasta male.
Insomma, per me lui è un bel ricordo, fa parte di una Phoebe che non esiste più, ma che mi fa nascere un sorriso in volto se mi torna in mente.
Una bella età, spensierata e dai sentimenti forti, contrastati e contrastanti.

Perché si sarà comportato così?
Ha fatto bene?
E’ giusto cancellare dalla propria vita una persona che ha fatto un pezzetto, magari piccolo, di strada con te?
E’ giusto davvero?
Ha senso portare rancore o dimostrare una così fredda e studiata indifferenza?
Oppure, lui è nel giusto ed è stato solo rispettoso della sua lei? Non so, ma lei non mi è sembrata bisognosa di protezione. E poi queste sono sciocchezze da cavaliere senza macchia che non esistono più.

Si smette mai di essere ex?
E’ una carica da cui si decade, oppure rimane appiccicato addosso come un bollino d’infamia? Si smette mai di essere ex per tornare ad essere, che ne so, conoscenti?
Mai, nemmeno se ci si è perdonati le reciproche colpe?
Mai mai?

Intanto, dopo aver pagato mi sono avviata pensierosa alla macchina e li ho visti caricare la spesa.
La macchina sportiva, ovvio, non esiste più.
Al suo posto una più familiare e comoda monovolume.

Forse, semplicemente, si cambia.

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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23 agosto 2007 4 23 /08 /agosto /2007 19:17
…c’è gente che prende il cono alla gelateria artigianale  e poi invece di leccarlo lo mangia col cucchiaino di plastica.  Ci gira tutto intorno, riempie il cucchiaino e poi se lo porta alla bocca.
Con compostezza e distacco da lord inglese in pensione, per carità.
Perché?
Perchè?
Non capisco… se c’è una cosa davvero bella, che regala soddisfazione e ti fa sentire libero, è leccare il gelato in una bella giornata di sole, specie in primavera quando andare a mangiare il gelato profuma di promessa estiva. Sentire la sua consistenza fredda e granellosa sotto la lingua.
Vuoi mettere una bella slinguazzata al gelato, alla ricerca urgente della parte sciolta che finisce per inzaccherare il tovagliolo con cui hai avvolto il cono e quindi la manica?
Perché usare un intermezzo di plastica?
Paura di allusioni sessuali nemmeno troppo implicite?
Ah, allora...

…capisco le esigenze corporali, capisco che con l’età aumentino. Ma non capisco come un numero esagerato in percentuale di uomini si fermino nelle piazzole di sosta, nelle corsie di emergenza o semplicemente agli angoli delle strade di campagna (dove io abito) per fare la pipì.
Completamente incuranti dello sfrecciare delle macchine alle loro spalle e dei bambini che li indicano attraverso i vetri deridendoli con risolini di scherno, si girano e via: pipì.
Perché?
Non possono aspettare di arrivare all’autogrill o ad un bagno pubblico?
Perché solo uomini?
Alle donne non scappa la pipi?
Oppure l’uomo si sente autorizzato a farla ovunque a causa del privilegio offertogli da Dio di poter urinare in piedi e senza calare giù le braghe dei pantaloni?
È forse un modo ancestrale per marcare il territorio?
L’uomo medio va quindi castrato come il gatto che la fa sulla gamba del divano?

…tutti odiano Lucignolo, Melita e lo stormo di tornisti, residui del GF e compagnia cantante. Nessuno guarda ‘ste cose, tutti le ritengono spazzatura. Nessuno compra i giornali di gossip, nemmeno d’estate, perché sono tutte schifezze vuote.
Ma questa immondizia continua a vendere lo stesso e se ne parla anche a tavola (mia sorella e sua suocera c’hanno imbastito tutto il pranzo di Ferragosto).
Mi viene da pensare che o a) questo genere di roba piace solo alle famiglie Auditel, che ricevono a casa la visita di Melita (per lui) e di Lago (per lei) allo scopo marchettaro di avere un giudizio positivo o b) tanta gente gioca al finto intellettuale e nasconde Eva 3000 dentro le pagine dell’Internazionale, per poi leggere avidamente l’ultimo gossip dell’estate.

…capisco le code in autostrada a causa di lavori, incidenti più o meno gravi, processioni o attraversamento animali. Davvero, capisco tutto. Ma i cd. rallentamenti in autostrada proprio non li capisco.
Ordunque, un povero malcapitato cammina a passo d’uomo per quaranta minuti con la macchina che si arroventa al sole e con l’aria condizionata che sbuffa, con una mano cerca freneticamente Isoradio per avere lumi divinatori e risolutori che il più delle volte non arrivano, mentre tenta invano di tener buona la moglie e/o fidanzata che lo apostrofa ad intervalli regolari con frasi del calibro di “
Te l’avevo detto di non prendere questa strada” oppure “Te l’avevo detto che le nostra non era una partenza intelligente!”.
Pensate non abbia diritto ad una motivazione valida per questo supplizio?
Pensate non gli spetti la possibilità di imprecare contro l’ANAS e lo stato tutto, nonché contro i lavori stradali pianificati a ravanello?
Credete che non gli sia dovuto atterrirsi e scuotere la testa davanti a lamiere contorte, spartitraffico divelti e poliziotti con la paletta che complicano ancor di più la circolazione stradale?
E invece NO.
Dopo andatura a passo d’uomo e/o fermo della vettura, dopo un’ora di fila fantozziana, tutto all’improvviso ripart
e. Senza un perché, il traffico ritorna ad essere fluido e scorrevole, le macchine a correre libere e serene come gazzelle nella savana. Per poi impantanarsi ancora
10 km
più avanti.
E ancora.
E ancora.
Senza alcun motivo logico.


Mah..

Sono perplessa dal mondo intorno a me.
Ci son cose (anche altre oltre a quelle elencate a dire il vero), che proprio non capisco.

E poi sono io quella illogica…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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20 agosto 2007 1 20 /08 /agosto /2007 23:50
Le vacanze sono finite.
Tre settimane scappate in un soffio.
Fuggite velocemente come farfalle bianche che si rincorrono in un prato.
Ti giri un attimo, ti distrai, e puff!
Non ci sono più.
Tre settimane sulla carta sembrano lunghe.

Che si fa in tre settimane?
Una si sta beatamente fuori dall’Italia spaparanzate al sole con la fida compagna di mille avventure, ma poi?
Poi che si fa?
Si torna nella città semideserta. E quindi?
Tante, ma proprio tantissime cose.

- Tanto per iniziare, io abito in un bellissimo posto, affacciata sul Lago Trasimeno. Cavolo, olandesi e crucchi assortiti percorrono mille milioni di chilometri per passare le vacanze qui. E io ci abito. Quindi godersi il panorama, prendere il sole, sedersi al bar in riva al lago sorseggiando Bacardi Breezer gelato direttamente dalla bottiglia, guardare bellissimi fuochi d’artificio stesi sul ciglio di un ponte, ingozzarsi alle sagre e camminare in ciabatte infradito e pantaloncini corti scordandomi che vuol dire truccarsi.

- Erano dieci anni che non ci andavo. C’ero stata con la Proloco del mio paese come premio per aver servito pesce fritto e risotto alla sagra del paese, insieme ad una masnada di compaesani con un range di età compreso tra i 6 ed i 75 anni. Un delirio. Ed eccomi qui ora, a Mirabilandia. Un giorno intero dedicato a tornare bambini. In fila ordinata per salire sui giochi più pericolosi, con nello stomaco un misto tra terrore e desiderio di provare tutto quello che non si conosce: le torri, il Katun, il Pakal.
E poi pranzare da Mc Donald e andare sulle montagne russe senza soluzione di continuità. E poi di nuovo sulle torri, con lo stomaco che arriva in gola.
E solo alla fine della giornata, comprare un ghiacciolo alla menta e stendersi sul prato, osservando come la gente si terrorizza da sola con giochi inventati dall’uomo stesso, riflettendo sulla necessità spiccata dell’uomo moderno di cacciare fuori la propria rabbia urlando come ossessi.
Liberatorio, comunque, lo è.
Abbastanza, perlomeno.

- Ho letto. Ma tanto, tanto, tanto. Tanto che ho quasi perso il conto. In spiaggia, sul bordo della piscina, su una panchina. Tanto. Più del solito, almeno, e questo sta indicare già un numero che tende a più infinito.

- Mi sono lasciata convincere da una cara amica a sfilare con l’abito da sposa di mia madre. Lo so, lo so. Porta male.
Pazienza.
Ma io e la mia compagna d’avventure ci siamo lasciate convincere, spinte anche dalle nostre mamme che disperavano a) di vederci vestite mai da spose (ora possono almeno dirlo) in vita loro b) di togliere il loro abito da sposa dalla naftalina. Siamo arrivate lì e a parte uno sparuto gruppetto di nostre simili, c’erano una valanga di ragazzine simil-anoressiche emule di Kate Moss agguerrite e con la falcata da top model.
Terrore e voglia di uccidere chi mi ci aveva trascinato mi hanno invaso la mente.
Poi però è andata bene, le mamme si sono commosse, noi ci siamo divertite e non sono nemmeno inciampata.Di trovare uno straccio di sposo, però, manco l'idea.

- L’ultimo scampolo di ferie, poi, l’ho passato ospite della mia coppia di fidanzati preferita a Gabicce Mare, tra sole, relax, mangiate di pesce colossali e passeggiata per Viale Ceccarini. C’è stato anche il tempo per scoprire che a Riccione c’è un negozio strano che non credevo potesse essere aperto in Italia. Vedi te, magari c’è speranza…

- Ho incontrato vecchi amici che non vedevo da tanto, coccolandoli un po' e promettendo maggior frequenza. Si sa, la vita incasina e si finisce per sottovalutare le amicizie, dargli meno importanza, farsi prendere dal turbinio.

Ed ecco che le tre settimane sono volate via.
Agosto è volato via, e dalla finestra entra già un’arietta più fresca che spazza il lago.

L’estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va…


E si torna al lavoro, al tran tran, alle beghe in ufficio, alle file alla rotonda.
Allo smog, alle sere pigre, alla vita quotidiana.
Sognando le ferie, passate e future.
Mi dispiace anche di non esser riuscita a scrivere quanto e come avrei voluto, ma ho scoperto che avere mia madre che gironzola per casa domandandomi le cose più assurde (per poi non sentire la risposta) non aiuta l’ispirazione.


Confido nell'autunno...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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16 agosto 2007 4 16 /08 /agosto /2007 12:45
Premessa.
Maiorca non è la Grecia.
Non voglio sottolineare l’ovvio, ma è stato subito chiaro che i prezzi della Grecia non sono nemmeno paragonabili a quelli presenti sull’isola.
Il primo giorno abbiamo scoperto che una bottiglia d’acqua da mezzo litro ed un panino al tonno possono arrivare a costare anche undici euro se comprati al chioschetto della Playa d’Es Trenc o a Playa de Formentor.
Proprio come in Sardegna, insomma.
Capisco la bellissima cornice e le difficoltà tecniche degli esercenti, però nove euro per un panino al tonno mi sembrano un po’ troppi… che ne dite?

Un tour operator per amico.
Siamo volate a Palma con un comodissimo volo da Perugia, e in un’ora e mezza avevamo messo già i nostri piedini sulla maggiore delle Baleari. Ma questa comodità, come tutto nella vita, ha un costo (a parte la troppa presenza di conterranei in vacanza): un tour operator tutt’altro che solerte e preciso. Arriviamo all’aeroporto e ci informano che ci hanno cambiato l'albergo sostituendolo con uno migliore con cucina italiana (peccato che il cuoco fosse spesso ubriaco) e con migliore assistenza.
Già.
Infatti.
Il primo giorno, dopo innumerevoli peripezie, affittiamo una macchina e chiediamo speranzose informazioni agli assistenti presenti in albergo. Com'è logico.
Phoebe (con la cartina in mano): “Scusa, quali sono le spiagge da visitare?”
Assistente: “Quella davanti all’albergo è bellissima
Phoebe: “Cioè, esclusa quella?
Assistente: “
Per fortuna che siamo indipendenti e non ci lasciamo scoraggiare con facilità…

Esplorando Mallorca.
L’isola è grande. Enorme. Non ce l’aspettavamo così. Una metropoli, quasi. Più grande di Perugia certamente. Sulla nostra Suzuki Wagon (macchina di cui ignoravo l’esistenza) abbiamo girato in lungo ed in largo Mallorca, esplorandone gli angoli più suggestivi.
Più di mille chilometri su e giù per le bellissime strade dell’isola, molto più scorrevoli e ben tenute di quelle della mia città, abbiamo scoperto bellissime spiagge che nulla hanno da invidiare a quelle caraibiche e posti bellissimi al limite dell’immaginario.
Certo, le vicissitudini, seppur piccole, non sono mancate. Abbiamo beccato una multa per divieto di sosta di ben € 70,00 (più ladri degli ausiliari del traffico tanto maledetti in Italia!!) e questo nell’affollatissimo agglomerato de Es Arenal ci può anche stare. Ma che dei bambini ci rubino il vetro dello specchietto retrovisore per usarlo come frisbee, no.
Non ci sto, eppure è successo.
Cacchio.
E c’è costato pure parecchio.

Spagna o Germania?
Mallorca è l’isola del tedesco medio. Ce ne sono a bizzeffe, di tutte le età. A Magaluff ci sono i ragazzini sempre ubriachi che fanno a botte con gli inglesi, a Cala Millor le famiglie gonfie di hot dog e crauti. Ma sono ovunque. E non è che sta cosa sia così fastidiosa da non essere tollerata. Certo, vedere flyer delle discoteche scritti SOLO in tedesco fa riflettere… come fa riflettere il fatto che molti baristi e pr si vantino di lavorare in locali “no inglesi no tedeschi”. Mi viene logico chiedermi come mai popolazioni così rispettose e integerrime in patria, diventino mine vaganti appena varcato il confine.

Vieni al Level stasera?
A differenza della Grecia (lo so, ho rotto le balle co'sta Grecia...), la sera se si cerca la vita notturna a Palma occorre andare in discoteca.
Al chiuso.
Niente localini all’aperto ammassati uno in fila all’altro aperti fino alle sette del mattino come nelle isole greche.
Discoteche.
Come in Italia, proprio.
Ora, io già sono scettica in Italia dove non pago per entrare, pensate l’entusiasmo che ha scatenato in me questa scoperta. Ma tant’è, siamo in ballo… e balliamo!!!
Certo, una cosa è andare al Tito’s, un’altra la discotechina spinta violentemente dal tour operator di cui sopra, il Level. Sponsorizzata così tanto dagli assistenti, da essere diventata il tormentone della vacanza, specie in bocca alla poco connessa assistente fiorentina.

Se c'è la compagnia, c'è tutto.
L’albergo era fatiscente, ma questo ce lo eravamo immaginate. Essendo a mezza pensione, abbiamo scoperto che avere come cuoco una persona italiana non vuol dire avere un cuoco italiano che cucina per te.
Per fortuna abbiamo anche assaggiato la cucina spagnola, fatta di paella, tapas ed ensaimada (che ho portato in dono ai miei voraci familiari insieme ad una bottiglia di liquore Herbes).
Però, come al solito, abbiamo incontrato persone favolose e divertenti, nonostante la pacifica invasione di abitanti dei quattro angoli dell’Umbria, tra cui il mio pupillo e la sua allegra brigata di ventenni o giù di lì.
Abbiamo giocato a calcio con le bottigliette d’acqua per i corridoi alle sette del mattino e bussato alle porte di chi ci stava antipatico scappando poi di corsa nell’ascensore. Abbiamo giocato sulla spiaggia, costruito castelli di sabbia ed amicizie future.
Si può volere di più?


Peccato che le vacanze siano quasi finite…

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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30 luglio 2007 1 30 /07 /luglio /2007 23:48
Tempo di partire,  di conoscere gente nuova, di visitare paesi lontani.

Tempo di staccare la spina.
Dal lavoro, dal cuore, dalla vita di tutti i giorni.

Tempo di vacanza.
Perchè, ogni tanto, ci vuole.

Ed allora, stasera si fa la valigia.
Ci si mette dentro lo stretto indispensabile, troppe scarpe, le lenti a contatto ed un pezzetto di cuore.
Che serve sempre.

Sognando il mare, la tintarella, l'avventura.
Sognando una vita diversa, magari di non tornare più.
Sognando di aprire un bar sulla spiaggia o di vivere vendendo noci di cocco,

Tempo di partire, di dare un bacio agli amici più cari e di fare una coccola alla gatta.
Si va.
E' ora.
La valigia è pronta, i biglietti anche.
Si va.
Con tante emozioni diverse nel cuore.
Si va.

Ma torno presto, tranquilli...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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25 luglio 2007 3 25 /07 /luglio /2007 20:13
Correva l'anno 1983.
Mio padre, per il mio settimo compleanno, mio padre mi fece un regalo strepitoso.
Mi regalò uno di quei registratori da rapper anni'80 a due casse, di quelle che i RUN DMC si portavano sulle spalle.
All'epoca, la vera innovazione era l'audiocassetta, moderno supporto che andava ad intaccare decenni di assoluto predominio del vinile.
Altri tempi.
Oggi l'audiocassetta è morta è sepolta e pure mia madre ha piena coscenza di che cosa sia un MP3.
Bèh, più o meno...
Certo che all'epoca invece, l'audiocassetta era una svolta.
Più comoda, portatile, innovativa, easy. E l'aggeggio regalatomi da mio padre aveva ben due alloggi per le cassette, permettendo di fare delle copie di quelle già in possesso. Una vera figata tecnologica.
Chissà quando mio padre ha perso il gusto per la tecnologia, forse quando è stato scavalcato da una ondata di digitale non a lui comprensibile.
Mah, non so.

Ad ogni modo, all'epoca era un regalo fichissimo.
Erano gli anni di Bimbo Mixdelle canzoni registrate dalla radio trattenendo il respiro perchè non si sentisse il fruscio e pregando perchè lo speaker non entrasse troppo presto, di Micheal Jackson e di Flashdance.
Mi ricordo la gioia immensa per un regalo così. Per me che vivevo in simbiosi con il giradischi arancione portatile ascoltando "A mille ce n'è..." per ore, quello fu un momento di svolta.
E me ne stavo lì, sulla soglia del camino, a giocare esplorandone le fantastiche potenzialità. Fu così che presto imparai le meraviglie del tasto "REC", funzione che mancava nel povero primitivo giradischi arancione.
Registravo la mia voce che raccontava storie alle bambole, intervistavo il mio cane,
sproloquiavo insomma. Ma si sa, a sette anni non si ha padronanza di sè e delle proprie azioni. E se qualcosa attira la tua attenzione, si può anche abbandonare tutto per un gioco nuovo. Non serve molto, basta una palla che rimbalza, la luce che filtra dalla finestra e fa gli arcobaleni per terra, tua cugina che ti chiama per fare le bolle di sapone giù in giardino. E tornando, dopo un paio d'ore di giochi senza pensieri, accorgersi di aver lasciato giù premuto il tasto "REC". Mandare indietro per un pezzetto ed ascoltare cosa era rimasto impresso sul nastro. E scoprire cose che non avresti voluto sapere. Che non avresti

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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17 luglio 2007 2 17 /07 /luglio /2007 00:26
L’ho sempre disprezzata, arricciando il naso ogni volta che me ne passava sotto lo sguardo una.
Ha il sapore della BigBabol ciancicata” dicevo disgustata.
Eppure, complice il logorio della vita moderna, i troppi impegni, il poco sonno e la pubblicità nemmeno troppo occulta che gli faceva una cara amica, l’ho provata una sera, salendo le scalette dell’acquedotto per andare a Umbria Jazz.
Il primo sorso non mi ha entusiasmato, e nemmeno il secondo.
Ma, dicevano, vedrai come ti sveglia!!! In fondo, non so se sia vero, ma ha caffeina da vendere, magari un po’ mi avrebbe tirato su.
Il sonno non mi è passato e non mi sono sentita poi così con le ali.
Ma per una strana alchimia, più ne bevevo e più mi piaceva. Ma che ci mettono dentro? Una specie di droga? Non lo so e non mi interessa più-
Ed ora eccomi, nel giro di 10 giorni sono passata da acerrima nemica a fan sfegatata della Red Bull.
In particolare, adoro la sua versione sugar free, reclamizzata e citata anche da Rosario Dawson in Grindhouse e di cui io ignoravo l’esistenza e la commercializzazione in Italia.

Effetti collaterali apparenti, nessuno.
A parte la voglia di berla, chiaramente.
Nessun effetto, a parte una leggere tachicardia mattutina se esagero nelle dosi, ovvio.
Ma basta regolarsi. No?

E questo a discapito di tutte le mail che incriminano questa bevanda come perfida e malefica. Sul web se ne fa un gran parlare, questo è certo.
Sotto accusa sarebbe il famigerato GLUCURONOLACTONE, presente in dosi massicce nella bevanda, spacciato da allarmisti e scienziati part-time come agente chimico altamente dannoso, una specie di droga allucinogena brevettata dalla Difesa degli USA per aiutare i soldati in Vietnam a resistere allo stress da guerra. Ma per Wikipedia, questo pericoloso agente chimico nient’altro sarebbe che un semplice carboidrato complesso naturalmente presente nell'organismo umano e presente in natura in alcuni comunissimi alimenti, come il grano ed il vino rosso.

Chi ha ragione?
Per ora, siccome mi piace, continuo a berla.
Con moderazione.
Farà più male dell’alcol?

Così come ho rivalutato la Red Bull, ho buttato giù dalla torre più alta altri preconcetti tanto che, tra l'incredulità generale, ho messo da parte la mia spocchia e mi sono buttata nella lettura del tanto celebrato Harry Potter e della sua saga.
Per scommessa, per curiosità.
Se piace un po' trasversalmente un perchè dovrà pur esserci.
Credo.

Ed il primo libro l’ho letto in due giorni nonostante non avessi nessuna aspettativa.
Ora sto divorando il secondo, ed il progetto è quello di esser pronta a leggere il settimo ed ultimo capitolo della saga pronto in stampa come regalo di Natale 2007.
Ci riuscirò?

Sembrano piccole cose, e lo sono chiaramente.
Ma forse sono sintomo di un piccolo cambiamento nel mio animo inquieto.
Sì, proprio io che ho sempre visto le cose o bianche o nere, senza la benché minima possibilità di sfumare la vita.
Ma in realtà comincio a pensare che cambiare idea, ricredersi sia una delle cose più belle che possano accadere.
Solo gli stolti rimangono fermi nelle proprie posizioni e non si evolvono.
Forse, a trentuno anni suonati, sto imparando l’arte di vivere e di essere diplomatici.

Ora, detto ciò, non pensiate che cambi idea su Federico Moccia…

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7 luglio 2007 6 07 /07 /luglio /2007 22:38
Ci cresciamo fin da piccole, noi donne, con questa malsana idea.
Tutte le favole che la mamma premurosa ci leggeva erano impostate tutte allo stesso modo: lei in pericolo e/o infelice e vessata, lui risolutore che arriva sguainando la spada (fine metafora?) a risolverle la vita in un battibaleno, mentre il cielo si sciolglie in un happy end garantitto Disney.
E vissero insieme felici e contenti.

Ora, a parte il leggero anacronismo di tutta la questione, mi sento di sottolineare l'ovvio: perchè? Perchè ?
Perchè fissarsi nell'utopica ricerca e non accontentarsi di un uomo senza calzamaglia?
Ammesso e non concesso che geneticamente e anche culturalmente l'esistenza del principe azzurro sia possibile, cosa fa pensare ad ogni singola pulzella che il calzamagliato soggetto desideri e finisca per impalmare solo e soltanto lei?
Inoltre, siamo sicure che il principe azzurro una volta sceso da cavallo non voglia
le pantofole calde e gli stivali sporchi di fango lucidati come argenteria tardo-ottocentesca? Anche dando per postulata la sua esistenza, non è possibile matematicamente che esista un numero così esagerato di principi azzurri che possa arriviare a coprire le richieste. Secondo le statistiche ed i censimenti, non ci sono nemmeno uomini normali in numero sufficiente figuratevi principi azzurri.

Da qui si dipana uno sconcertante scenario.
Se da un lato centinaia (se non migliaia o milioni) di donne deluse reclamano la loro favola con tanto di happy end certificato ISO 9000, dall'altra si apre un mercato potenzialmente immenso. Fior fiore di ingegneri genetici bio-molecolari e via discorrendo (che volete da me, che ne posso sapere? Io ho fatto giurisprudenza!?) potrebbero creare il prototipo ideale in gradi di soddisfare qualunque donna grazie ai potenti mezzi della scienza moderna e l'uso eretico di celllule staminali.
Se fosse possibile, quali sarebbero le caratteristiche del Sig. Principe Azzurro?

- alto
- clone di Brad Pitt

- gentile ed educato

- innamorato

- servizievole (lava, stira, porta il caffè a letto)

- passionale ed "altruista"

- intelligente

Ora, se tutto questo vi sembra poco...
C'è da fare miliardi di euro con gran facilità. Un vero business.

Mi rendo tuttavia perfettamente conto che il mio progetto non è realizzabile.
Il problema non è la fattibilità, nè una eventuale immoralità dell'opera.
Sono sicura che il fine umanitario arrivi ampiamente a coprire la pseudo-morale cattolica.
Quel che mi preoccupa è la vastità dei modelli, ché ogni donna ha le proprie particolarità e diverse necessità. Io, ad esempio, al modello Brad preferisco il modello Vincent.
Ma non è l'unica peculiarità: c'è chi lo vuole alto, chi basso, chi coi capelli lunghi, chi rasato. Chi se l'immagina palestrato, chi lo preferisce smilzo. C'è chi ha la fissa per gli occhiali, chi per il sedere, chi per le mani. E via andando, catalogando migliaia di varianti non incasellabili in poche tipologie facilmente etichettabili in prodotti finiti.
Perché, ricordiamo al gentile pubblico, il Principe Azzurro deve essere perfetto.
Altrimenti non vale.

Quindi, nonostante l'esorbitante richiesta ed il mercato ancora inesplorato, per mancanza di fattibilità mi tocca ripiegare sul mio stipendino da impiegata.
Porca puttana. 

Tralasciando la pur sostanziosa parte economica, mi sorgono spontanee diverse riflessioni.
La prima è che noi donne a parole cerchiamo e bramiamo il Principe Azzurro.
Proprio lui, con le iniziali maiuscole e magari pure dorate.
Poi però, finiamo sempre con
l'innamorarci di una persona totalmente diversa, sia dal punto di vista fisico che caratteriale.
A dire il vero, finiamo nel 90% dei casi per innamorarci proprio di un discreto stronzo.
Del classico d
iscreto stronzo.
Cialtrone, menefreghista e che non ci tratta come vorremmo.
Anzi, come DOVREMMO essere trattate.
Ma è risaputo, l'amore è cieco, certe cose non si scelgono, non ci sono più le mezze stagioni, signora mia.
Luoghi comuni o no, succede. L'irrazionalità prende il sopravvento e ci ritroviamo inanmorate perse di uomini cui, in astratto, non permettereste nemmeno di mettervi la benzina alla macchina.
Chimica, feromoni, sfiga, predestinazione, masochismo.
Chiamatelo un po' come vi pare, ma è vero.

Come è vero che, per correre dietro a quello che è il Principe Azzurro noi donne siamo disposte a qualsiasi cosa: sottoporci a diete massacranti, strizzarci in mise improbabili, interessarci di sport abominevoli e perfino arrivare a leggere Coelho.
Oppure, come Catalina, protagonista del libro (nonché della telenovela più seguita del Centro-America) siamo disposte a sacrifici anche maggiori per farci accettare da colui che pensiamo possa trasformare la nostra vita in un castello di zucchero.
La verità è che nessuno arriverà a risolverci la vita, donne.
Non accade mai.
Non credo che sia finita così nemmeno per Cenerentola, a cui il Principe ha messo le corna con le orride ma assai zoccole sorellastre.
E nemmeno per la Bella Addormentata, costretta a filare tutto il giorno per mantenere un castello abbandonato pieno di spifferi mentre il Principe Azzurro se ne andava in giro ad ammazzare draghi.
Quindi?
Quindi, donne, tiratevi su le maniche.
Il Principe Azzurro bisogna conquistarselo a piccoli passi, perché è dentro di noi, non fuo
ri.


L'amore poi, è un'altra cosa  ancora...

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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1 luglio 2007 7 01 /07 /luglio /2007 21:59
Driiiin, driiin!!!

Telefonata di metà pomeriggio della amorevole figlia alla madre.
Perchè io SONO una filglia molto amorevole e anche legermente apprensiva, specie con la mia poco pratica madre.
Ma torniamo al telefono che suona...

Driiiin, driiin!!!

Mamma di Phoebe: "Pronto?"
Phoebe: "Oh, mà? Tutto bene? Che fai?"
Mamma di Phoebe: "No, niente. Ho appena finito di fare yoga, ero un po' squilibrata. Dovevo meditare."
Phoebe: "..."
Mamma di Phoebe: "Dimmi, volevi qualcosa?"
Phoebe: "No, ecco. Ti volevo avvertire che non sono a cena stasera, vado con M. e C. a cena"
Mamma: "Mmm. Bene."
Phoebe: "Bene."
Mamma: "..."
Phoebe: "Che c'è mamma? Tutto ok? Sei strana..."
Mamma: "No, è che... è arrivata una pianta per te"
Phoebe: "In che senso una pianta?"
Mamma: "Una pianta, quanti sensi vuoi che abbia la parola pianta! Te l'ha portata il fioraio"
Phoebe: "Ma per me? Ma sei sicura?"
Mamma: "Sì, sì. C'è sopra il tuo nome..."
Phoebe:"Ah."
Mamma di Phoebe: "Nel biglietto c'è scritto... mmmm... aspetta... Spero che tu possa coltivare questo piccolo dono... e qualcos'altro. Non capisco..."

Phoebe: "Mah... non so proprio chi possa avermela mandata... davvero, eh! Non vedo l'ora di arrivare a casa per vederla..."
Mamma: "Eh!"
Phoebe: "Sono proprio curiosa di saper... Ehi! Un momento, ferma tutto. Hai letto il biglietto??? MAMMA!!!!!"
Mamma (colta in fallo): "Ehm, chi... io? Ehm... Bèh, dovevo! E se era una bomba??"
Phoebe: "..."
Mamma (sempre più concitata): "E poi il biglietto non era chiuso"
Phoebe (scettica e col sopracciglio alzato): "Vorresti forse dire che il biglietto era pinzato sul cellophane o sulla carta?"
Mamma: "No, era dentro una bustina"
Phoebe: "Allora vedi che l'hai aperta???"
Mamma: "Ma che vuol dire? Non era chiusa, c'era solo il lembo infilato dentro! Se non volevano venisse aperta da chiunque dovevano incollarlo!"
Phoebe: "ma spiegami... lo dovevano chiudere con la fiamma ossidrica????"
Mamma (consapevole che la miglior difesa è l'attacco): "Vedi? Con te non ci si parla... Che deve fare una povera, vecchia e stanca madre?? Non sei equilibrata. Non capisco perché non vieni al corso di yoga anche tu."
Phoebe: "..."
Mamma (in tirata zen): "Se solo tu conoscessi di più il tuo karma, scopriresti che prendertela per queste picc..."
Phoebe (ora arrabbiata davvero): "Mamma, piantala co'ste menate yoga. Te l'ho detto mille volte: non voglio che mi apri le lettere, la corrispondenza,i bigliettini e simili. Non voglio che tu mi apra nemmeno la pubblicità dell'Ipercoop, chiaro??? Se voglio te la faccio leggere io, cazzo!"
Mamma (che oramai ha assunto la posizione dell'albero): "Non capisco perchè tu te la prenda così. In fondo non c'era scritto nulla. Ed era aperto. E soprattutto non dire parolacce per favore."
Phoebe:"Mamma, sei pregata di considerare il fatto che ho la veneranda età di 31 anni! Non ti puoi comportare sempre come quando alle medie inferiori leggevi di nascosto il diario di mia sorella! E cazzo lo dico quando mi pare, ok??"
Mamma (nella posizione del loto): "Guarda che io facevo bene a spiare tua sorella, lo fanno tutte le mamma che credi? Dovevo sapere."
Phoebe: "Ma che vuol dire se lo fanno tutti, mamma!!! A parte che non è vero, e poi che vogliamo fare? Siccome tutti picchiano i bambini, li picchi pure tu?"
Mamma (all'improvviso isterica): "Io non vi ho mai picchiato!!"
Phoebe: "Ma che vuol dire, era un esempio!!! Va bene, basta, mi arrendo..."
Mamma: "Insomma, mi chiedi scusa?"
Phoebe (esausta e sconsolata): "No, mamma, mi arrendo e basta. E' inutile..."
Mamma: "Sei la solita esagerata. Con questa storia del rispetto la fai troppo lunga. Che sarà mai se sono andata a leggere un bigliettino. Che poi, non era nemmeno niente di ché. Fosse stata una lettera d'amore, allora sì che sarebbe stata una cosa interessante. Ma così, nemmeno la sodd..."
Phoebe: "TUTUTUTUTUTUTU..."

I genitori non si possono educare, c'ha ragione chi giustamente me l'ha fatto notare di recente.
Un povero figlio trentenne può illudersi che sia possibile e nel breve periodo bearsi in questa chimera, ma alla conta dei fatti non si può.
Proprio no.
Bisogna tenerseli così come sono finché si resiste, non c'è scelta alcuna.
E pregare Iddio che, nel caso eventuale e disgraziato che si procrei, non ci si involva in creature similari. C'è chi dice che non si smette mai di essere figli, e non è permesso nemmeno evolversi in Figli 2.0 (ovvero la versione con indipendenza riconosciuta).
Appena si entra nel raggio traente di azione parentale si è spacciati: fine della privacy, fine della propria intimità e fine del tanto blaterato ed osannato rispetto. Si torna immancabilmente ad essere la bambina con le trecce ed un dente ogni quarto d'ora che non si sa allacciare le scarpe da sola perché fa il nodo al contrario.
Non serve nemmeno andarsene di casa.
E' perfettamente inutile.
Ti aspettano al varco, reclamando il loro posto d'onore nella tua vita e ficcando il naso anche dove non si può. I genitori ti trovano sempre, meglio dell'FBI.
Scappare non si può, non c'è via di fuga.
I genitori ti trovano anche se provi a scappare in Costarica.

Perlomeno i miei...

 

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Published by phoebe1976 - in vita vissuta
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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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