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30 maggio 2007 3 30 /05 /maggio /2007 20:24
Com'è bello il Trasimeno in primavera ed in estate.
Al tramonto specialmente, tutto si tinge di rosa. L'atmosfera è raccolta, come se volesse abbracciarti e consolarti di tutti i mali.
L'aria profuma di ginestre e gelsomini.
Le rane gracidano tra le canne.
Le cicale attaccano la loro nenia.
Bellissimo.
Bucolico.
Chi non vorrebbe vivere qui?
E' il posto ideale.
Certo.
A parte il fatto che non abbiamo mezzi pubblici.
Che la posta mi arriva una volta alla settimana.
E che avere l'ADSL pare essere un'utopia.
Almeno, così sembra.

Perchè, nonostante le mie disavventure, io sono un Capricorno. E chi ha la (s)fortuna di nascere in questi stramaledetti trenta giorni a cavallo tra dicembre e gennaio, secondo chi crede nell'astrologia è terribilmente testardo.
Testone fino all'inverosimile. Tignoso, per dirla alla perugina.
Così, seguendo i consigli più disparati, ho contattato chiunque potesse darmi un minimo di prestazioni dignitose. Stiamo sempre parlando di internet, non fate i pruriginosi.
Ho bussato a tutte le porte, ma niente. Sembrava impossibile. Finché Luca, un fedele lettore del mio blog nonché mio concittadino, mi ha consigliato di andare a sentire alla Vodafone. la cosa non mi piaceve granché: l'idea di navigare usando il telefonino non mi sconfinferava.
Ma sono andata lo stesso, forte di essere un cliente Top Club. Già, perchè la Vodafone è veramente una compagnia classista: più spendi, più punti accumuli, più vantaggi hai.
Quindi, sa accumuli un mastodontico numero di punti in un breve periodo, hai vantaggi elitari per sempre: il call center gentilissimo, offerte speciali, omaggi, coccole ai piedi. Ah, no... questo no. Peccato però.
Comunque, io cliente Top Club ci sono diventata girando i punti dell'IP in quelli della Vodafone. Chiaro? No? Sembra complicato, ma non lo è se uno dei tuoi più cari amici d'infanzia è proprietario di una pompa di benzina.
Ma torniamo a noi.

Vado.
E l'offerta è questa: 100 ora al mese di navigazione senza limiti di traffico, fine settimana free, connect card compresa. Costo: € 30,00 al mese.
Certo, bisogna stipulare un abbonamento di 18 mesi.
Son lunghi.
Vabbè.
Mi butto.
Stipulo il contratto, forte del fatto che "Se il telefonino ti si connette alla linea UMTS, allora l'adsl funziona anche a casa tua".
Sto per firmare quando il ragazzo del negozio mi fa:"Ma che sistema operativo hai?"
Phoebe:"Xp... perchè?"
Commesso:"Non è che c'ha la versione Media Center?"
Phoebe:"Ma che ne so, c'ho Xp!"
Commesso:"Guardi che se ha Media Center non le funziona. C
i pensi bene, ma in fretta che mercoledì (ndr. Tra tre giorni) scade l'offerta e poi la connect card la deve pagare".

Cazzo.
Ops, volevo dire caspita.

Torno a casa trafelata, guardo sulla scatola.
E' Media Center.
Merda.
Ops, volevo dire accidenti.

Mi attacco al telefono e inizio a scocciare tutti quelli che possono anche solo lontanamente capire qualcosa di infomatica tra cui il mio guru.
Tra empiriche soluzioni e proposte di update che manco l'Enterprise, decido che l'unica è la vecchia maniera. Portare il mio notebook fisicamente lì e vedere che succede ad infilarci dentro 'sta caspita di connect card.
Arrivo, piazzo il mio pupo, ci infilo dentro la connect card.
Descritto così, sembra qualcosa di sconcio...
1,2,3... si parte!!!
Funziona, in barba al Media Center, i kb scorrono a fiumi sul mio pc.
Datemi una penna, datemela!!!
Arrivo a casa felice come una bambina di 6 anni a cui hanno regalato Barbie Fiori di Pesco.
Accendo.
Clicco.
E non funziona.
NO! NO! NO, NO, NO!!!
Ma com'è possibile?
Vivo forse nel Triangolo delle Bermuda?
No, non è giusto!!!

Chiamo il 190.
Sono cliente Top Club e mi rispondono in un battibaleno.

Tipa del 190:"Buonasera, sono XXXX, come posso aiutarla?"
Phoebe: "Guardi, non mi funziona la scheda internet"
Tipa: "Ma campo ce l'ha?"
Phoebe:"Sì, tre tacche"
Tipa:"E quindi?"
Phoebe (spazientita): "E quindi non funziona. Mi dice che c'è campo ma non riesce a scambiare dati"
Tipa: "Capisco..."
Phoebe:"..."
Tipa: "..."
Phoebe (isterica): "Ma allora?"
Tipa: "E allora niente, se non funziona, non funziona."
Phoebe:"Mi scusa, ma che ragionamento è? Io ho fatto un abbonamento da 18 mesi e ora non funziona??!"
Tipa: "E poi lo deve pagare! Non può rescindere il contratto!!"
Phoebe (sull'orlo di una crisi nervosa): "E certo, come no? Perchè siete belli!!"
Tipa: "Guardi, al massimo posso aprire una segnalazione, ma non so..."
Phoebe: "Apra apra"
Tipa: "Richiami giovedì"

Pregando ho aspettato giovedì.
E venerdì.
Infine il fine settimana.
Poi, un lunedì di maggio mentre fuori infuriava il temporale, per sfizio faccio un tentativo.
Funziona.
FUNZIONA!!
FUNZIONAAAA!!!


Improvviso una mazurka con la mia gatta (che vista la veneranda età rischia la sublussazione dell'anca) e inizio a saltare sul letto come una assatanata. Finalmente anche il Trasimeno è un posto civilizzato.

E vissero per sempre connessi e contenti...

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24 maggio 2007 4 24 /05 /maggio /2007 01:07
Leggere non è un passatempo come un altro.
Non è come fare la maglia, o piantare un roseto. Massimo rispetto per tutti gli hobby, per carità, anche per l’uncinetto.
Mia madre è una campionessa del punto catenella avvitato all’indietro e carpiato in avanti.
Il punto è che leggere non è solo un modo per far passare le noiose code dal dottore o alle poste. Non è connesso nemmeno alla voglia di conoscenza o alla necessità di imparare qualcosa. Semplicemente leggere è una passione.
Leggere è la voglia di entrare in un mondo nuovo, aprire le finestre ad una vita che non è la nostra e sederci dentro comodamente. Vivere emozioni, storie e luoghi lontani.
Affogare in sentimenti che non ci appartengono, scovare posti, vivere vite.
Scordarsi per un attimo di essere Phoebe e diventare qualcuno diverso.
Simile o opposto.
Comunque diverso.
Leggere è guardare dentro uno specchio deformante: non siamo del tutto noi, ma non siamo nemmeno un’altra persona.
Un pezzettino di noi rimane, storpiato dalla foga della narrazione. Eppure è lì, presente, in uno scambio senza fine tra cui legge e chi mette le parole sulla carta.

Il mio amore per la lettura, nonché la feticistica passione per il possesso dei libri, mi hanno spinto a rispondere alla catena lanciatami dal duo di di CoffeePlease.

Cinque incipit di libri importanti, che hanno significato qualcosa. Non i più belli, non i più importanti. Solo cinque libri che hanno significato qualcosa.
Eccoli a voi.

Il teorema della mucca nuova - Laura Zigman
Se un anno fa qualcuno mi avesse domandato perché secondo me gli uomini mollano le donne e non si fanno più vivi, avrei risposto: Mucca Nuova. Mucca Nuova sta per Teoria della Mucca Nuova, che a sua volta sta per Teoria della Mucca Vecchia e della Mucca Nuova che, in sintesi, illustra un’amara, triste verità. Gli uomini mollano le donne e non si fanno più vivi perché a loro interessano solo le Mucche Nuove. La teoria non è farina del mio sacco, anche se io le ho dato un nome nuovo e l’ho perfezionata in base alle mie esigenze.

Survivor – Chuck Palahniuk
Uno, due, tre. Prova.
Uno, due, tre. Prova. Prova.
Forse quest’affare funziona. Non lo so. Neanche so se riuscite a sentirmi. Ma se ci riuscite, ascoltate. E se state ascoltando, bé, allora quello che avete trovato è la storia di tutto ciò che è andato storto. Questo è il cosiddetto registratore di volo del Volo 2039. la scatola nera, come si dice, anche se è arancione. Dentro c’è un nastro metallico, cioè la registrazione incancellabile di quello che resta. Quello che avete trovato è la storia di ciò che è successo.

Il piccolo principe – Antoine De Saint-Exupéry
Un tempo lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato “Storie vissute della natura”, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. Eccovi la copia del disegno. C’era scritto: “I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono più a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della jungla.

Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
Era una gioia appiccare il fuoco. Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo tra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d’orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia.

Piattaforma – Michel Houellebecq
Mio padre è morto un anno fa. Io non credo alla teoria secondo cui si diventa veramente adulti solo alla morte dei genitori: veramente adulti non lo si diventa mai. Davanti alla sua bara ho avuto pensieri incresciosi. Si era goduto la vita, quel vecchio porco; se l’era spassata alla grande. “Ti sei riprodotto” gli dissi tra me e me con una certa foga, “hai ficcato il tuo grosso uccello nella fica di mia madre”. Diciamo pure che ero piuttosto teso: non capita tutti i giorni di avere un morto in famiglia. Il cadavere m’ero rifiutato di vederlo. Ho quarant’anni e di cadaveri ne ho già visti abbastanza; adesso preferisco evitare. Che poi è il motivo per cui non ho mai voluto animali domestici.

La mia selezione è sicuramente discutibile.
Manca molto di me, ma ce n’è anche abbastanza da far girare la testa.
Un gran calderone fatto di classici ed attualità, banalità e scelte azzardate.
Proprio come sono io.
Inoltre, come noterete cliccando sui link correlati, si tratta anche di libri dai prezzi abbordabilissimi. e al giorno d'oggi non è poco.

Passo la palla e la catena a tre lettori di un certo livello, anche se molto diversi da tra di loro: il creativo, dinamico e donnaiolo della Bassa (nonchè segretamente innamorato di me) Trip; il polemico, affabulatore e sfacciato Lucenellarete (anche se legge Dan Brown); l’affascinante Giuseppe, curioso ed alla ricerca di sé e degli altri.
Attenti a non interrompere la catena.
Chi la spezza non avrà certo sette anni di sfortuna, ma incapperà in un libro noiosissimo dopo l’altro fino alla fine del mondo e verranno torturati a suon di Susanna Tamaro e Federico Moccia.
Nei secoli dei secoli.
Amen.
E non tromberà per un anno, ovviamente.

Vedete un po’ voi…

 

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21 maggio 2007 1 21 /05 /maggio /2007 23:54
Leggo.
Con voracità.
Qualsiasi cosa.
Così, nonostante la mia scarsa propensione per manuali di auto-aiuto, saggi pret-à-porter e libercoli miracolosi, mi sono fatta convincere da una mia amica a bermi tutta d’un fiato un’interessante pubblicazione di Giulio Cesare Giacobbe: “Come diventare bella, ricca e stronza”.
In fondo, capirete, 124 pagine non è che siano un monte insormontabile.
Così mi sono buttata, complice una giornata passata a costruire scampoli di abbronzatura estiva.
Anche perché la seconda di copertina lo definisce pomposamente come una sorta di “Principe” di Machiavelli (mica pizza e fichi) ad uso e consumo delle donne, capace di rivelare cosa gli uomini davvero vogliono e come tenersi il partito dei propri sogni.
Addirittura?
Cavolo!
Come perderselo?

Apro una parentesi: questo libro me l’hanno prestato e costa € 12,00. Visti i prezzi dei libri, credo che cambierò presto vizio e inizierò a sniffare.
Leggere costa troppo.
Davvero.
E non ci sono promozioni o sconti che tengano.
Ce l’avete il numero di uno spacciatore?

Ma torniamo a noi. Il libro parte bene, benissimo.
Di divide in tre parti, correttamente divise in come diventare:
- bella
– ricca
– stronza.

La più corposa ed interessante è la prima parte, molto divertente e sarcastica. Da essa emerge a chiare lettere la professione reale dello scrittore: lo psicologo.
Essere belle?
Si può, tutte possiamo esserlo.
Che problema c’è?
Basta che cominciamo finalmente a credere in noi stesse, superando gli stereotipi e le fisime che noi stesse in quanto genere femminile ci siamo imposte ed abbiamo reso celebri ed inarrivabili attraverso le riviste patinate e la moda.
Mmmm… ma a imporre questi modelli sono state le donne o gli stilisti gay?
Ok, non importa, non tergiversiamo.
Taglia zero? Macché, all’uomo non importa.
Sedere station wagon? Sciocche, all’uomo piace proprio così!
Complessate dal seno piccolo?


Vabbè, non è che a tutto ci sia un rimedio, non siamo in un film americano degli anni cinquanta… accontentatevi, donne!
Alla fine, insomma, ogni donna è bella se si crede bella, se sa riscoprire e rivalutare la propria sensualità sepolta viva dal femminismo sciocco fatto di reggiseno bruciati in piazza e di tentativi di omologarsi all’esser maschio.
Una omologazione verso il basso, sia chiaro.

Il luogo della bellezza, ci ricorda Giacobbe, non è il corpo bensì la mente.
La vera bellezza è questione di autoimmagine: se crediamo di essere belle, automaticamente lo siamo. Ora, è sicuramente vero e provato che la sicurezza rende belli, valorizza e amplifica anche dove c’è poco da stare allegri. Però, sia chiaro, non fa miracoli.
Anzi, nel caso della chiattona, ti rende un’icona.

Una volta che vi sentite sicure di voi, è il momento di tirare fuori la libido che c’è in voi.
Basta fare le educande, se vi volete tenere non un uomo qualsiasi, ma quello dei vostri sogni, dovete darvi da fare e diventare delle regine del Kamasutra. Ritrovare la seduttività delle donne di una volta, coperte di crinoline eppure arrapanti.
Mignotte, ma con candore.
Facile, no?

Poi però il libro si perde in una serie di luoghi comuni così tremendamente comuni da risultare insopportabili persino a me.
L’uomo? L’uomo è una creatura sempliciotta, intrappolata nella routine lavoro/sesso/cibo. Tutto il resto è noia.
Il tradimento? Normale, normalissimo, nonché completamente avulso alla sfera dell’affettività. In fondo, fisicamente parlando, l’uomo produce miliardi di spermatozoi  a botta, mentre una donna al massimo una coppia di ovuli al mese.
Capite come sia logico per un uomo volare di fiore in fiore… non solo logico, naturale!!!
Gli uomini vogliono solo una creaturina scema che li accondiscenda e gli faccia credere di essere meravigliosamente belli ed intelligenti.
Insomma, una donna meno neuroni ha, meglio è.
Ma è davvero così?

Il libro è ovviamente scritto in chiave ironica, anche perché non è scritto da una zitella con le ruote, bensì da un uomo. C’è incomunicabilità tra i sessi, è vero.
Confusione di ruoli.
Gli uomini sono davvero tutti tori al pascolo alla ricerca sempre di nuove mucche da montare e pronti a scappare una volta finito il tutto?
C’è solo questo?

Tuttavia, l’ironia tanto sbandierata per tutte le 124 pagine non basta a compensare l’inconcludenza e la ripetizione vana dei concetti. Per non parlare della banalità con cui vengono trattate paranoie umane e canoniche differenze uomo/donna.
Certamente riduttivo.

Non posso dire che sia un’opera geniale, e certamente non è assimilabile al buon vecchio Niccolò, ma può essere certamente da spunto per una riflessione.
Siamo tutti ossessionati dalla ricerca dell’altra metà della mela. Bramiamo una persona “perfetta” per noi e desideriamo esserlo noi stessi.
Perfetti.
Come la Barbie, come i protagonisti di Beautiful.
Come Brad Pitt ed Angelina Jolie.
Siamo ossessionati.

Dimenticando la bellezza vera.
E se questo libro, riscoprendo e ribadendo l’invenzione dell’acqua calda, può far riscoprire anche solo ad una donna (o ad un uomo, perché il complessato del nuovo millennio è proprio il sesso forte) la fiducia in sé stessa e la consapevolezza di esser bella anche con quel rotolino lì… ben venga!
C’è da precisare che con me non ha funzionato.
Ma, cari lettori voi lo sapete, io sono patologica.

Forse per qualcuno do voi c’è ancora speranza…

 

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16 maggio 2007 3 16 /05 /maggio /2007 00:04
E' arrivata la primavera.
E' scoppiata all'improvviso.
Cielo azzurro, aria pulita.
Il gelsomino che fa le prove di fioritura là nell'angolo ovest del giardino.
La lanetta dei pioppi che vaga nell'aria.
La natura si tira a lucido, si sgranchisce le articolazioni e comincia ad allenarsi per la gran festa che presto arriverà: l'estate.

Tutto deve essere pronto per allora: i fiori devono avere le corolle perfette dei colori più sgargianti, le cicale devono aver imparato la giusta melodia e l'aria deve tirar fuori la brezza più adeguata.
Adoro questa stagione, così come adoro l'estate: i suoi colori, gli odori, ed anche il caldo.
Aprire la finestra in piena notte ed essere investiti all'improvviso dall'odore dei tigli e delle ginestre fiorite su per la collina. Un odore che si mischia col profumo del caldo che deve venire, che ti invade la camera e ti ricorda un amore lontano, mentre una rana gracida solitaria lontana, laggiù in riva al lago.
L'odore delle notti estive.
Ho sempre amato la bella stagione.
Anche nei momenti più bui e difficili, mi ci vuole un attimo a trovare una valida ragione per vivere e cercare di essere felice.

Ma allora, se è così, perché quest'anno sono meno galvanizzata che mai?
Sarà l'età.
Sarà che mi sento sola ed un po' abbandonata, appena uscita da "L'Incompreso" di Montgomery (libro che ha segnato per sempre generazioni e generazioni di bambini, considerato per me da bandire insieme alla favola di Peter Pan).
Anche leggermente usata, tradita, incapace di valutare le persone, di scegliere in chi credere e a chi confidare le pene che mi porto dentro.
Sciocca, per dirla tutta.
Posso io riporre fiducia sempre e costantemente nei soggetti sbagliati?
Nello stesso?
Ripetutamente?
E' da pazzi.
Oppure da visionari, persi all'eterna ricerca di qualcosa che non c'è (smetti di cercare, Phoebe, non c'è!), di uno spessore d'animo che ti sembra di intravedere, ma invece è solo fuffa.
E allora, con fatica, occorre archiviare quella persona nel faldone più sgangherato che hai e riporlo sullo scaffale del dimenticatoio, ultimo ripiano in alto a sinistra. Triste. Ma necessario. Per fortuna arriverà presto l'estate, preannunciata dalla grancassa della primavera pazzerella.

E mi basta sdraiarmi sul dondolo in terrazza, guardando le punte dei pini che si allungano verso il cielo tinto d'arancio dal tramonto, per stare meglio.
E sentirmi forte come quegli alberi del giardino, che hanno esattamente la mia età.

L'estate è la mia stagione, starò meglio, già lo so.

La amo in tutte le sue forme

Tranne una.
La fantomatica, temutissima e tanto odiata prova bikini.
Tocca a  tutte le donne e tutte, senza eccezioni, ne hanno timore. Anche le efebiche taglia zero tanto invidiate dalle altre donne del creato hanno un brivido al momento della prima "uscita" in costume.
A parte il pallore invernale, a cui si può ovviare con un paio di lampade ben assestate, il problema è sempre il solito: quel rotolino lì.
E anche quello là.
E quello a destra.
Ah, e poi la pancia.
Ovvio.
Questi sono problemi seri, serissimi.

E non ridacchiate voi, maschi smaniosi di vedere centimetri di pelle in più.
Anche voi dovreste preoccuparvi. Se è vero che l'uomo può esimersi più facilmente, esibendo in spiaggia la famosa camicetta hawaiana copri-panza mimetica per le maniglie dell'amore, prima o poi toccherà anche a voi infilarvi nel costume.
Non sarà uno slippino minimal, magari sarà un boxer fino alla caviglia, ma prima o poi vi toccherà. E allora pure voi piangerete.
E, occorre precisarlo, le più cattive sono proprio le donne.
Riescono a notare e malignare su quel mezzo centimetro in più che ha la tipa stesa due asciugamani più in là, hanno il radar per le rughe e le smagliature e sono implacabili con i loro simili, annotando scrupolosamente differenze (in negativo) con l'anno precedente. Molto dle terrore per la prova bikini risiede nel giudizio delle altre donne.
I maschi, si sa, sono facilmente ingannabili.
Bastano un paio di tette sopra la terza e anche se una ha una grattugia sulle chiappe nemmeno lo notano lontanamente, ipnotizzati da tal vessillo pseudo-materno.
Così esce fuori che, come al solito, noi donne ci facciamo del male da sole.

Ci inventiamo stereotipi inarrivabili, macinando chilometri di corsa, miliardi di addominali e trangugiando schifezze tremende. Tutto nella nostra testa.
A gli uomini importerà davvero?
Ma tant'è, siamo in ballo e dobbiamo ballare.
Siamo a maggio ed il clima è ancora incerto.
Siamo ancora in tempo per una dieta lampo. Sui giornali ce ne sono  bizzeffe.
Una dieta per noi.
Risolutiva.
Miracolosa.

La dieta del minestrone, della frutta, sbilanciata, della vodka, a blocchi, da zona (oramai iper-conosciuta ed entrata nei modi di dire), della sera.
Riviste, dietologi improvvisati e santoni di tutte le risme riescono a tirar fuori tabelle e ricette al limite dell'umano.
In genere sono tutte drammaticamente INUTILI.
Posticce, fasulle, dannose persino.
Tutte tranne una, quella che spero di riuscire a seguire presto io.
Brevettata da Kerry McCloskey, è già un must negli USA dove, si sa, la ciccia ed il junk food sono di casa. La dieta miracolosa è spiegata esaurientemente nel suo libro "The Ultimate Sex Diet": niente più esercizi in palestra, sudore grondante sul tappetino, sollevamento pesi. Il metodo migliore per dimagrire è... fare sesso. Considerando che fare mezz'ora di sesso fa bruciare 200 calorie, perché morire dalla fatica in palestra quando un corpo tonico e snello  lo si può avere con piacere e facilità? Perché pagare un personal trainer quando c’è il vostro patner?
Secondo la McCloskey, per un corpo da urlo basta fare sesso dalle tre alla cinque volte al giorno, raddoppiando la dose nei fine settimana. Il libro consiglia anche interessanti posizioni “bruciacalorie” come ad esempio la famosa Let’s crazy, in cui lei mette le ginocchia sulle spalle del patner, Ma anche i meno ardimentosi potranno arrivare pronti alla temuta prova bikini, anche se fanatici della posizione del missionario.
Basta applicarsi.
Innovativa, ma allo stesso tempo vecchia come il mondo.
Magari non farà nulla, non perderemo quel rotolino lì, ma perchè non provare?


Certamente, molto meglio del minestrone…

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9 maggio 2007 3 09 /05 /maggio /2007 23:02
- La mia favolosa 206 grigio Islanda è dal meccanico per il tagliando periodico ed io stamane ho preso la macchina di mia madre per andare al lavoro.
Appoggiato sul cruscotto c'ho trovato quello che un figlio affezionato non dovrebbe mai vedere né sapere della propria madre (specie se lei si professa yoga e molto trendy, alla ricerca della pace cosmica e semi-convinta della reincarnazione dello spirito).
No, non buoni acquisto per una scatola di preservativi, non lettere d'amore dell'amante tantrico, nè foto pornografiche. Nemmeno un cd di Gigi D'Alessio. Peggio.
Un pacco intero di volantini del Family Day, dono suo, del nostro beneamato e oramai famoso parroco.
Per punizione (ed a scopo didattico) mia madre è stata costretta a bruciarli uno ad uno in presenza mia, di mio padre e di mia sorella.
Tutti.
Evviva la famiglia.

- Il mio amore per La7 (ed anche una certa perversione mai confessata fino in fondo per i reality) l'altra sera mi ha portato a vedere "S.O.S. Tata".
I bambini in questione, che la Tata deve domare a suon di dolci parole e (secondo me) scappellotti segreti, sono piccoli orchetti usciti direttamente dalla fucina di Mordor, che (sempre secondo me) devono venir punzecchiati e sobillati dalla visione di 200 ore di wrestling consecutive, nonchè innervositi grazie all'assunzione di quantità industriali di caffeina in pillole per essere così tremendamente arroganti, capricciosi e fastidiosi.
La Tata arriva, osserva, corregge, ed in sette giorni sette, ecco il miracolo: la peste è trasformata in un angioletto coi boccoli e con grandi occhi lucenti di amore parentale, buona ed ubbidiente.
E felice di subire una autorità che prima non riconosceva.
Sempre.
Ma come è possibile?
Io non ci credo. E' parente di Mary Poppins?
Come fa a non perdere mai le staffe? Ci sono forse metri e metri di scene tagliate?
Ed i genitori, trattati da incompetenti dalla "professionista", come riescono ad accettare di buon grado di sentirsi dare dell'incapace?
E' forse il suo aspetto rotondo e rassicurante, leggermente stereotipato?
Ma soprattutto, come fa a riuscirci sempre?
Usa psicofarmaci su minori?

- Il sito non è un granché (se non sei dei “loro” non puoi nemmeno commentare… Fascisti!!), ma il ragazzo ci si farà le ossa per poi volare su piattaforma più adeguata. No, non è il mio pupillo e non ho nemmeno mire sessuali su di lui. Siori e siore, ecco a voi lui, il mio grillo parlante.
Se guardate bene ci trovate anche foto mie al recentissimo Festival del Fitness di Firenze, fresca e profumata come una signorina d'altri tempi pronta per uscire in passeggiata sotto il parasole traforato in pizzo.
Ma anche no.

- Io e la mia gatta mangiamo spesso le stesse cose. Cioè, capita spesso che lei mangi ciò che mangio io ma mai viceversa, come invece mostrato da un repellente spot televisivo in onda proprio in questi giorni. Vero è che contengono riso e tonno, ma l'assaggio deliziato e soddisfatto da parte della padrona mi pare un po' troppo enfatico.
Inoltre, perché questa pubblicità può essere mandata in onda. mentre quella di Rocco Siffredi che mangia patatine a bordo piscina vestito come Hugh Hefner no?
Fascisti!!
Tra l'altro le scatolette reclamizzate la mia Elsa non le vuole nemmeno vedere, le snobba e le schifa apertamente imbronciando il musetto da persiano e preferendogli quelle marchiate Coop da € 0,40. Non so se mi spiego.

- Stasera tornando a casa in macchina ho beccato per radio “Strong Enough” di Cher e l’ho cantata e ballata a squarciagola dall’abitacolo della mia macchina tirando giù i finestrini. Mi sentivo molto donna, molto sicura, molto indipendent woman. AH! Sto molto meglio, l’umore è salito alle stelle ed anche l’autostima. Potere di Cher. Ma non avevo considerato che stavo passando in mezzo al paesello. Davanti al bar del paesello.
Gremito.
Che bello.


A presto per altre varie…

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4 maggio 2007 5 04 /05 /maggio /2007 21:21
Da piccola spesso mi chiedevo come mai la mia vita non avesse una colonna sonora come ce l'hanno i film.
Come mai i momenti di panico non fossero accompagnati da una musica dal ritmo incalzante, quelli teneri da una melodia mielosa, e così via. 
Lo trovavo molto triste, come se mancasse qualcosa alla vita vera rispetto a quella di celluloide.
Sono sempre stata una bambina originale, oramai dovreste ben saperlo.

Da grande ho scoperto che non è del tutto vero, anche la nostra vita ha la sua colonna sonora ben definita e che rimane stampigliata a caratteri rossi nella nostra anima.
Certo, in maniera molto più incoerente rispetto allo studio accurato che si fa per la soundtrack di un film.
Molto più a casaccio.
Accade quindi che canzoni apparentemente senza nulla in comune con l'attimo che si sta vivendo, si leghino ad esso in maniera indissolubile.

Così, non ricordo perché, una orrida canzone tormentone degli Eiffel 65 intitolata "Blue" mi fa sempre tornare in mente la prima volta che ho avuto la certa consapevolezza che il mio fidanzatino storico mi metteva le corna con una che pesava il doppio di me (non metaforicamente parlando) e che iniziava la mia singletudine infinita.
La mia vita da brava ragazzetta di paese si concluse così.

C'è poi "I still haven't found (what I'm looking for)" degli U2 che mi ricorda pigre ed afose serate passate a letto con colui che, ne ero convinta (sbagliando in maniera abissale), sarebbe stato l'uomo della mia vita. Me lo ricordo bene, quel momento.
Girava nell'aria la voce di Bono e lui mi chiese "Hai trovato quel che cercavi?" e io, romantica come solo io sono in grado di essere, risposi:"A dire il vero, non sono nemmeno ben certa di quel che sto cercando...". E col senno di poi doveva essere proprio la risposta sbagliata, visto com'è finita...

Tra i ricordi più imbarazzanti, mi tocca ammettere che parte della soundtrack della mia vita è composta anche da "Non me lo so spiegare" di Tiziano Ferro.
Lo so, lo so.
Non dite nulla.
Non aggiungete altra vergogna alla mia già strabordante.
A mia parziale discolpa posso affermare che è la canzone della mia disperazione più nera, legata a fiumi di lacrime e giornate di pioggia torrenziale, chiusa in macchina da sola a sbattere la testa contro il volante.
Ero in un momento di demenza aberrante, perdonatemi.
Ma ancora oggi, a distanza di più di tre anni, quando sento questa canzone (ora ripresa dalla sempre tempestiva Pausini e di nuovo battuta a tamburo da tutte le radio) mi torna in mente tutto il dolore e la tristezza di quel periodo.

Potere della musica.

Ironia della sorte, continuando in avanti nel tempo, alla morte di mia nonna associo per un curioso caso del destino "La camisa nera" di tal Juanes. ma perchè, direte voi?
Non me lo ricordo con certezza, ma credo che sia stata la prima canzone che è uscita fuori dallo stereo della mia auto dopo 3 giorni interi di silenzio e lacrime.
Un silenzio di cui non mi accorgevo nemmeno, tanto ero sotto shock.
E avrei voluto che ad accompagnare quel momento fossero state le note di Jeff Buckley che canta "Hallelujah" o la voce potente e mistica di Aretha Franklin che intona "Angel". Magari Ben Harper che canta straziante a cappella "Would I could go". E invece no. Ma si può? M'è toccato 'sto tizio infoiato e capellone, nonché leggermente tamarro, che canta "Tengo la camisa negra hoy mi amor esta de luto...". La sua unica hit europea, credo.
Spero.
La vita, spesso, è ingiusta.

Poi c'è stata anche "High and dry" dei Radiohead, bellissima canzone che mi ricorda un momento di scoramento ed abbandono delle mie facoltà mentali senza pari, che l'ascolto a palla della suddetta canzone nel lettore cd trasformava nel viaggio in un limbo abitato solo dalla mia malata fantasia.
Per fortuna si è trattato di un breve periodo, terminato il quale ho deciso che Tom Yorke ed i suoi Radiohead sono bravissimi, eccezionali e nelle mie corde. ma vanno presi a piccole dosi.

Come dimenticare inoltre "What else is There?" e tutte le altre canzoni dei Royskopp? Vi sembra musica romantica? Mah! Eppure io la associo automaticamente a lunghe ed "impegnative", nonché piacevoli assai, serate molto poco mondane.

Di associazioni inconsuete ed assolutamente originali tra canzoni ed eventi della mia vita, poi, ne posso trovare a bizzeffe.
Ad esempio "Noi non ci facciamo compagnia" di Biagio Antonacci la associo ad un assolato e frenetico Festival del Fitness a Rimini di tre anni fa, quando, dopo una giornata estenuante, ci siamo ritrovate io e tre amiche stanche almeno quanto me, sdraiate impunemente dentro un'aiuola fuori dal centro fieristico romagnolo a cantare a squarciagola "Noi non ci facciamo compagnia, bruci vita e fai volare il tempo io ti vengo dietro ma in affanno..." stese sull'erba ed impossibilitate a muovere un qualsiasi muscolo.
Ditemi voi che c'azzecca con un evento adrenalinico e caciarone come il festival... niente!
Ma immancabilmente se alla radio ripropongono questa canzone, ovunque siamo noi quattro becere iniziamo a cantare stonando.
E quando dico ovunque, intendo proprio OVUNQUE.
Dappertutto.
Compresi posti très chic
che servono aperitivi complicati.

Alla fine della fiera, dunque, la mia vita ha una colonna sonora.
Incasinata, ma ce l'ha.
Come ce l'ha la vita di ognuno di voi, immagino.
Dettata dal caso, dagli incontri, dalla pubblicità, dal destino.
Non sempre coincide con i propri gusti musicali, spesso ci troviamo a canticchiare senza senso anche canzoni che riteniamo orride e cantate da personaggi di cui non compreremmo mai un cd nemmeno sotto tortura.
Ma se si compie un'associazione di idee è finita. quella canzone non solo ti ammorberà la mente per un ragionevole (e breve) lasso di tempo, ma ogni volta che la radio la tirerà fuori dal cappello a cilindro dell'amarcord non potrai fare a meno di rivivere le stesse sensazioni.

Ora, ad esempio, mi frulla di continuo in testa "Closer", la nuova canzone dei Travis. Mi immagino momenti della mia vita come
in un riassuntone stile “
uscita-dalla-casa-del-Grande-Fratello” con sottofondo di questa canzone. Si può essere più scemi? Mi immagino scene al rallentatore, particolari, romanticherie.
Insomma, mi immagino in un filmato di tre minuti montato da un tizio drogato della Endemol.
Sono pazza?
Plagiata?
Io nemme
no lo guardo il Grande Fratello!!!!!

Magari è solo che la musica, volente o nolente, fa parte della vita di tutti i giorni. Esce dalle radio, dalla televisione, la si canticchia in giro.
Ti ritrovi un motivetto tra le labbra e non sai come. Si lega ad un ricordo e non ti lascia più.
E voi?
Siete immuni dal morbo della colonna sonora?
Potete e volete farne a meno?
Avete scheletri nell’armadi ben peggiori del mio Tiziano Ferro?
Fuori la verità, vi aspetto!


A tempo di musica, ovviamente!

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2 maggio 2007 3 02 /05 /maggio /2007 00:11
Che io sia innamorata del posto in cui vivo è risaputo.
Qualsiasi stagione sia, mi piace passeggiare la domenica pomeriggio lungo le rive del Trasimeno, sfidando la nebbia d’inverno e le zanzare d’estate.
Niente mi riappacifica di più col mondo e mi ricarica le pile del cervello di una appassionante immersione tra viottoli e ciottoli del mio paesello.
Io, il mio cane, la macchina fotografica.
Non molto glamour, ma rilassante.
Almeno, questo era quello che credevo.

All’improvviso stamattina scopro però che l’amore che nutro per la mia terra non è giustificato solo e semplicemente dall’attaccamento alla natia patria.
No, signori e signore del pubblico.
Affatto.

L’Umbria è il posto più bello d’Italia.
Esattamente.
E non lo dico io, né un giornale di free press qualunque marchettaro quanto basta.
Né, tantomeno, qualche turista svitato mio affittuario, che viene a passare le vacanze chez Phoebe.

Lo dice niente meno che l’autorevole New York Times in un articoli sui consigli di viaggio di Michelle Higgins.

Macché Chiantishire, ma quali verdi colline senesi!
Il vero trend è l’Umbria!
La verde Umbria, signori miei!
Terra sconosciuta, medievale, di santi e di natura, di spiritualità e di buon cibo.
Terra del Sagrantino e degli etruschi, del Perugino e del tartufo.
Venite e provate per credere!!!

Perché, si chiede il NYT, andare a spendere cifre esorbitanti affittando appartamenti in ville coloniche decadenti nell’ormai inflazionata ed iper-pubblicizzata Toscana, quando si può far un tuffo nella verde ed economica Umbria?
Cos’ha in meno Perugia di Siena?
Spello di Cortona?
O Orvieto di Arezzo?

Niente, a parte un battage pubblicitario ed una iconizzazione della Toscana di cui molta colpa ha l’orrendo ed insultante, per tutti gli italiani con un briciolo di orgoglio, libro “Under the Tuscan sun” che tanti anglofili con dollaro sonante in tasca attira nelle terre aretine.
Non che la Toscana non sia bella, ci mancherebbe.
Ci sono incantevoli luoghi e piccoli paradisi.
Proprio come in Umbria.

Molti scrittori, registi ed attori hanno già capito la tendenza e acquistato bellissime case tra le verdi valli umbre, primo tra tutti Terry Gilliam (che, a quanto pare, dovrebbe abitare in qualche posto non identificato proprio sopra casa mia, ma nessuno conosce l’esatta ubicazione del villone. Dicono.) e molti film e fiction sono girate proprio qui.
Qualcosa si muove, quindi.
Urrà, urrà!

Speriamo che tutta questa pubblicità porti turisti e benessere, insieme ad una nuova e maggior coscienza cittadina verso le meraviglie naturali, storiche ed architettoniche in cui tutti i giorni viviamo senza accorgercene più di tanto.
Ed esempio, cittadini di Perugia, pensate mai prendendo le scale mobili da Piazza Partigiani a quant’è bella la Rocca Paolina?
A quanto sia affascinante il lago quando luccica sotto il sole primaverile?
A quanta immensa scelta ci sia di borghi da visitare nelle domenica troppo fredde per buttarsi a prendere il sole su un verde prato?
Se non capiamo e valorizziamo noi abitanti le bellezze del posto in cui viviamo, chi lo farà?
Mi capita spesso di sentire gente che non apprezza il posto in cui vive, che denigra il lago (reo di avere le zanzare... ma è un lago, è normale!) e le sue coste, che non sa vedere la bellezza.
Ma se non amiamo e celebriamo noi il posto dove viviamo, come fanno i toscani c'è da darne merito e lode, chi lo farà per noi?
Il passaparola dei turisti?
La fortuna?
I nostri politici?

Meglio affidarsi al New York Times, và la...

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26 aprile 2007 4 26 /04 /aprile /2007 23:41
Avevo sentito parlare così tanto bene di questo film da riuscire a convincere un povero malcapitato ad accompagnarmi a vederlo in un piccolo teatro adattato a cinema in pieno centro.
Già perché, nonostante l’Oscar come miglior film straniero ed una critica da leccarsi i baffi, “Le vite degli altri” nella mia città è stato snobbato dai grandi cinema ed ha trovato asilo al cinema Zenith.
Credo ci sia un cinema Zenith in tutte le città.
Piccolo, teatrale, politicamente schierato, appassionato. 
E scomodo.
Molto, molto scomodo.
Specie se si è abituati alle coccole consumistiche ed alle comodità del multisala della Warner. Ma dell’opera prima di Florian Henckel von Donnemarsmarck ne avevo sentito parlare così tanto da fare questo piccolo sacrificio.

Berlino, 1985.
Il muro di Berlino è solido e ben alto, messo lì a dividere le due Germanie, invalicabile.
Glasnot e Perestroika non sono ancora termini entrati nei libri di storia e Gerd Wiesler è un vecchio e rispettato agente della Stasi, considerato un maestro degli interrogatori, rigido e spietato portabandiera del regime. Proprio a lui il suo superiore affida un delicato compito: indagare e sorvegliare la vita privata di Georg Dreyman, commediografo di successo, e della sua compagna Crista Maria Sieland, attrice di successo, concupita dal viscido e schifoso Ministro della Difesa.
E proprio per questo Gerd si trova ad indagare sulla vita della coppia, alla ricerca di qualcosa che possa compromettere il commediografo. Piazza cimici e microfoni nell’appartamento, iniziando ad ascoltare le vite degli altri e condividendo ogni loro passo, ogni loro parola, ogni singola emozione.
E proprio l’intreccio che si creerà tra la sua vita e quella degli altri lo cambierà, l’avvicinerà all’essere umano, stravolgendo la sua esistenza e quella degli altri.
Vivere una vita che non è la sua, sentire da vicino l’amore, la passione, il suono di Beethoven, le parole di Brecht.
Che effetto può fare ad una mente indottrinata lo scoprire le passioni? Assaporare, anche se solo da lontano, la vita.
Vederla, accarezzarla quasi, ma non toccarla davvero
.

Un film toccante, vivo, con attori bravissimi ed una sceneggiatura che, nonostante l’ovvia lentezza dovuta all’argomento, strega lo spettatore.
Non posso fare  ameno di pensare che se il protagonista fosse stato, che ne so, Kevin Spacey (a cui peraltro il protagonista Ulrich Muhe assomiglia parecchio) il film sarebbe stato oggetto di un battage pubblicitario senza pari.

Un film che fa riflettere.
Ci lamentiamo, urliamo, strepitiamo.
Ma noi, qui, ora, oggi, adesso, siamo liberi.
Non liberi al 100%, certo, ma abbastanza liberi da poter esprimere le nostre idee senza lo spettro della tortura.
Siamo liberi di leggere quello che vogliamo, di camminare senza essere seguiti, di vivere la nostra vita. Certo, ci sono le intercettazioni telefoniche, i satelliti, Fabrizio Corona, il grande fratello che ti guarda con occhio vigile e controlla i tuoi conti, le tue chiacchiere, i siti che visiti.
Ma, tutto sommato, siamo liberi.
C’è la mancanza di libertà imposta dalle regole sociali, dalle tradizioni, i paletti messi su da noi stessi, certo.
Nessuno è libero davvero, ma noi, se vogliamo, possiamo esserlo.
Proprio come sceglie di fare Gerd, pagando in prima persona.
Proprio come fanno i protagonisti del film.

Vivendo la nostra vita.

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20 aprile 2007 5 20 /04 /aprile /2007 20:51
La vita delle trentenni single è molto dura, a prescindere. Ma lo è di più specialmente se vivi in una piccola realtà della provincia italiana e non sull'isola di Manhattan. O in una metropoli.
Per dire.

Roma andrebbe benissimo lo stesso.

Ma se vivi in provincia, dove l'80% delle tue compagne di classe progetta già il secondo figlio ed ha spesso smessoda poco di contarsi le corna in testa, la lotta è davvero dura.
Una jungla.

Prima di tutto, vieni compatita.
Questo può avvenire più o meno velatamente, in special modo da parenti o affini, ma accade sempre ed abbozzare con stile, accennando un sorrisino e  recli
nando il capo invece di strozzare l'impunita vecchiaccia (sempre di questo genere di soggetti si tratta) che osa ricordarti la tua zitellaggine, è un'arte a cui si arriva con il tempo.

Io, per esempio, all'inizio dichiaravo a tutti coloro che mi chiedevano il perché non avessi un ragazzo di essere lesbica, causando stupore, paura e qualche piccola perplessità sul significato della parola
stessa. No, ho dovuto spiegare, non è una malattia. Vivo in provincia, cercate di capire.
Mia madre, alquanto indispettita, non solo non ha trovato la cosa divertente, ma ha minacciato di fare la ceretta integrale alla mia gatta se solo non l'av
essi piantata immediatamente.
Capirete bene che mi sono dovuta adeguare al sorrisino di circostanza per amore della mia creatura, mica per altro.

Ma questa non è la parte peggiore.

La VERA problematica è quella dell'interfaccia con il maschio della specie: il tremendo UOMO TRENTENNE.

Appena superata la soglia del 3 l'uomo, invece di evolversi nella versione matura della sua specie, involve in una scheggia impazzita, non comprensibile alla donna che abbia un benché minimo grado di lucidità. Ad un occhio inesperto, non c'è uno schema, una cartina di tornasole che aiuti a capire. ma posso definirmi abbastanza esperta della realtà che mi circonda per poter aiutare chi si trova a navigare a vista. In realtà, l'uomo trentenne è catalogabile in diverse categorie.

Peter Pan

E' la forma più classica e diffusa del maschio trentenne. Nel momento stesso in cui avviene l'attraversamento della soglia del 3 inizia a manifestare (se non era già avvenuto prima, esistono anche forme precoci) il fortissimo desiderio di dimostrarsi gggiovane, manco fosse Federico Moccia. Impossibilitato ad accettare il tempo che scorre e l'ineluttabile necessità di prendere su di sé parte delle responsabilità che la vita comporta, il trentenne - Peter Pan traccheggia.
Playstation, capello fuori luogo, battutine da seconda liceo e testa tra le nuvola.
Ah, dimenticavo: anche totale e invereconda incapacità di impegnarsi nella vita sentimentale ed aspirazione a compagne fresche di maturità.
Di esame di maturità.
Vive come se fac
esse ancora l'Università, barcamenandosi tra un aperitivo ed una serata in discoteca come unica ragione di vita, in una continua sfilata di serate senza senso. Sarà per questo che ogni volta che vedo Peter Pan mi irrito? Mi viene una voglia irresistibile di prendere Campanellino ed infilargliela a forza in gola, polvere di fata compresa. Io non so perché ai bambini la Disney continui a riproporre questo cartone animato che già ha rovinato svariate generazioni. Basta, per il bene della specie... BASTA!

Il fashion addicted

Impossibile non riconoscerlo, visto che senza la sua polo o il pulloverino a firma Ralph Lauren non va nemmeno a comprare il giornale.
Ammesso che sappia leggere.
Curato, curatissimo, senza però eccedere mai in una eccentricità fuori luogo. Ha sempre l'aspetto di essere fresco di doccia. Non credo nemmeno che sudi.
Preciso e vuoto come un contenitore a chiusura ermetica viene da te, ti saluta, ti chiede come stai. Fa una battuta fuori luogo che lo fa ridere sommessamente, quindi si ravvia i capelli e davanti al tuo silenzio ti stampa un bacio sulla guancia e se ne va. Impeccabile come il principe William, elegante e se
mplice come un JFK d'annata. In genere queste creature sono all'occhio femminile discretamente belle, che nella maggioranza dei casi nascondono una sorpresa al loro interno: sono tutti portatori di micropiselli. Non è una verità genetica, ma semplicemente empirica, dovuta sia all'esperienza mia che a quella delle mie amiche.
Potremmo sbagliare.
Però.

 Il single di ritorno

Se si può provare attrazione per il fashion addicted e simpatia per il Peter Pan, la categoria che è certamente più pericolosa ed odiata tra i maschi trentenni è quella del single di ritorno. E' reduce da una relazione millenaria iniziata tra i Lego dell'asilo, finita sempre in maniera traumatica con l'abbandono o, peggio, con le corna di lei. Magari da un matrimonio. Il soggetto è avvelenato con le donne, millanta machismo e voglia di isolazionismo, ma non riesce lo stesso a tenere abbottonata la patta dei pantaloni.  Non solo, si lancia in aberranti digressioni sull'amore perduto e sulla sua impossibilità di aprire di nuovo il suo cuore ad un qualsiasi sentimento. E la donna che ha la sfortuna di capitare tra le se spire non solo è ammorbata dalla sua negatività, ma vive nel terrore del paragone con “lei” e, tipicamente, viene travolta da un ritorno di fiamma. Deprimente. Ed inutile.

Il drogato da lavoro

Lavoro, lavoro, lavoro.
Di altro non sa parlare.
A cena, mentre passeggiate, mentre siete in macchina.
Sareste pronte a giurare che pure mentre fate sesso stia ancora pensando a quella pratica lì. Non esiste nessun altro interesse, problema o argomento di conversazione oltre al suo fantastico ed importantissimo lavoro.
A  cui tutto è dovuto: ritardi, sole
allucinanti, fine settimana passati ad aspettare che finisca “quel lavoretto lì, che non può aspettare lunedì”. Chiaramente, la frustrazione di venire sempre seconda rispetto al lavoro è irritante, senza considerare che il vostro guerriero quando emerge dal suo ingombrante lavoro è stanco e finito, con le pile esaurite. E invece di portarvi a ballare o di una notte di ginnastica da camera selvaggia… sviene russando sul divano.
Ah, dimenticavo: 8 volte su 10, fa l’avvocato. Non so se mi spiego.

Il cubo di Rubik

Infine egli.
La categoria più complicata, ingarbugliata e stracciacuore tra tutte quelle dei trentenni. Lui, il complicato. Non sai mai cosa vuole, se ti vorrà vedere ancora  e soprattutto cosa diavolo pensa di te. Problematico, complesso, sempre preso dai suoi pensieri, può causare reiterati batticuore nonostante la stronzaggine conclamata. Ma voi siete certe di essere in grado di risolvere il mistero, di far tornare le pareti del cubo dello stesso colore e di essere la sua anima gemella. Vi immaginate stesa sotto l’ombra di un susino con la testa sulle sue ginocchia, mentre lui vi legge poesie di Brecht nella quiete del pomeriggio. Perciò insistete, pervicaci e testarde. Inutilmente. Perché questo è il classico soggetto meno complesso di quel che sembra, che si trastullerà con voi fino all’entrata in scena del suo cubo di Rubik. Bionda. E più giovane
.

Ora, vi chiederete.
Ma trentenni maschi normali?
Non ce ne sono?
Oh, certo che ce ne sono.
A bizzeffe.
Sono in mezzo a noi, ci sorridono, vivono felici.
E sono già stati accalappiati, siori e siore.

Perché, nel bene o nel male, se si arriva a trentuno anni suonati single un perché ci sarà pure.

Meditate, gente. Meditate.

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15 aprile 2007 7 15 /04 /aprile /2007 16:01
Ieri doveva essere un giorno felice in casa mia.
La mia cagnolina, una specie di simil-Jack Russell senza pedigree ma con due grandi occhini nocciola che valgono molto di più, finiva il tempo di gestazione ed avrebbe messo al mondo il suo primo cucciolo.
Ecografie e patimenti, nonché le ultime quattro notti passate insonni da tutta la famiglia, ci avevano convinti che il momento era giunto. Quattro notti insonni perché la piccola Rudy era vittima dell’ansia da parto e noi, i suoi amorevoli padroni, ce la dovevamo spupazzare a turno.
I miei amici erano tutti in trepidante attesa, tutti pronti al festeggiamento. Cominciavano già ad arrivare i primi regalini.
L’ansia generale era così alta che anche il fidanzatino della mia cagnolina, un bastardino nero molto simile nel fisico ad una salsiccia, ma dal temperamento focoso e maschio, aveva iniziato a gravitare intorno al mio giardino in fremente attesa.
I maschi, forse, non sono tutti uguali.
Ma, nervosismo a parte, le contrazioni tardavano ad arrivare.

Poi, all’improvviso, la natura ha fatto il suo corso.
In fretta.
Io e mia sorella ci siamo trovare improvvisate ostetriche, certe che ciò che accade da millenni, il meraviglioso mistero della vita, fosse una felice passeggiata in un campo di fiori senza ortiche.
Ci siamo rese conto subito che c’era qualcosa che non andava.
Rudy non aveva dolori forti, quelli caratteristici del parto, e mi guardava con i suoi grandi occhini dolci interrogativi.
Poi, dal nulla, una testolina.
Piccola, nera, inerme.
E morta.
Immobile, con la lingua di fuori.
Piccolo fagottino nero.
Non potrò mai scordarlo.
E’ venuta al mondo così, la cucciola.
Morta.
Tra le lacrime mie e di mia sorella, con lo stupore della madre che non capiva.
Tutta nera, con un ciuffetto di peli bianchi in testa e sul petto. Ed i calzini.
E’ così strano sentirsi triste per la morte di un piccolo cucciolo di cane in un mondo in cui bambini appena nati vengono soffocati e buttati nella spazzatura. In un mondo che non ha rispetto per nulla, in cui la gente muore nell’indifferenza.
Eppure è così.
Abbiamo fatto tutto il possibile, ma non è bastato.

Ora la mia cagnolina, che per fortuna sta bene, è di là intenta a ciucciare un cucciolo di Labrador di peluche vinto tanti anni fa coi punti della Scottex. Non mangia, non dorme.
Se ne sta lì, a leccare un pupazzo con gli occhi tristi, mentre la gatta la guarda stizzosa ed il suo fidanzatino uggiola sotto la mia finestra disperato.
Chi dice che gli animali non hanno sentimenti?
Siete così convinti che non abbiano un’anima, un cuore che si spezza, un sentire come il nostro?
Se ne siete convinti, venite a spiegarlo per favore alla creatura che abbaia  piange sotto la mia finestra. Magari se ne torna ad inseguire lucertole e la pianta di lamentarsi.
Magari.

Sono piccole tragedie, piccoli dolori che non possono essere capiti da tutti.
E non c’entra la bontà e la sensibilità, né l’amore per gli animali.
Una piccola vita non ce l’ha fatta ad aprire i suoi occhioni scuri al mondo, un momento felice è diventato un ricordo orribile.
Una specie di monito, come a ricordarci che non siamo immortali, non siamo eterni.
Su questa terra ci è concesso solo un certo numero di anni, mesi, settimane, giorni, ore, secondi. Sta poi a noi decidere come e se vivere. vivere davvero, inseguendo sogni e amore. O rintanarsi nel tran tran, svegliandosi cinquantenni col terrore negli occhi.

Ed allora? Allora mi piace pensare che abbia ragione Claudia, che la cucciola sia salita in cielo per far compagnia  alla mia nonnina, che tanto voleva bene alla piccola Rudy, ed a tutti i nostri cari che non ci sono più.
E che da lì buttino un occhio su questo pazzo mondo, sulla mia famiglia, su di me e su tutti i miei innumerevoli casini senza soluzione apparente. Sulla mia vita frenetica, sulla disperazione e sulla gioia. Che da lassù, tutti insieme, magari mangiando popcorn come davanti alla tv commentino le nostre disavventure e provino a darci una mano.

Proteggendoci…

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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