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21 febbraio 2007 3 21 /02 /febbraio /2007 21:02

A Perugia è esplosa una nuova mania.

Più forte delle pashmine dei folignati, più dirompente dei capelli pieni di gel e sapientemente spettinati per tre ore davanti allo specchio. Più obbrobriosa degli hot pants di jeans e più dilagante delle scarpe a punta tonda modello Nonna Papera.


E’ la rotonda.

     

Implacabile, plagiando le povere menti degli amministratori comunali, sta invadendo tutta la provincia.


La rotonda, cari lettori, è tra noi.


Una provincia che enumera meno abitanti di un singolo quartiere di Roma. Una provincia pigra, sonnolenta  sprofondata nella sua borghese, costruita e finta vita quotidiana.

Una provincia pulsante, frenetica e viva come una tisana al finocchio.

Ce n’è davvero tutto questo bisogno?

Mefistofelici e misogini ingegneri si aggirano per le valli e le colline perugine progettando mostri di cemento anche laddove non solo non ce ne sarebbe oggettivo bisogno, ma manca anche lo spazio fisico.

Il tutto, ovviamente, per migliorare la viabilità.

Almeno questo è quello che dicono.

Quello che vogliono farci credere.

Invece è tutto un piano diabolico per assoggettare le menti dei cittadini al loro volere, ovvio.

Certo, certo.


Perché tutto questo dilagare delle rotonde ha un solo colpevole: una forza aliena che vuole controllare la Terra istupidendone gli abitanti.

Avete mai provato una rotonda? Io per arrivare al lavoro ne devo fare tre. Ora, gira e rigira, mi sento come quando da bambina mi sentivo stordita dopo un furioso girotondo all’asilo, quando si finiva tutti gambe all’aria.


Giro girotondo,

casca il mondo,

casca la Terra…

tutti giù per terra!!!


Ah, beh! Ed è proprio questo che vogliono gli alieni, non lo capite?

Tutte queste complicazioni, laddove non c’è necessità, non possono essere frutto di mente umana!


Per quanto possano essere distorte le menti degli ingegneri medi, e io credo lo siano parecchio, non credo possano arrivare a tanto!

Un noto amministratore locale, interrogato sul perché di un cambio di viabilità con conseguente creazione di numero 4 rotonde in una zona relativamente tranquilla e trasformatasi in un vespaio dopo il lungimirante intervento, rispose: ”Nelle città c’è traffico, bisogna abituarsi!”

Ho capito, ma noi a Perugia siamo in cinque, che traffico vuole che ci sia? E se non c’è, siccome fa figo, ce lo dobbiamo creare?

Ecco, questo non vi pare un discorso da posseduto dagli alieni?

Lo sapevo,  la mia teoria si confuta da sé.

 

Come se tutto ciò non bastasse, ci si mette anche il guidatore medio, soprattutto anziano, per il quale la rotonda è e resta un fitto mistero.

Ci sono due corsie al suo interno? Orbene, chissà perché, visto che ne basta una!

E costui si ostina ad usare solo l’esterna, bloccando il traffico e generando ritardi ed incidenti.

Perché, loro, le rotonde a scuola guida non le hanno studiate. E non è che ci sono i corsi di aggiornamento per posta. Non capiscono che nella corsia interna si gira e in quella esterna si entra ed esce dalla rotonda stessa.

Ed i signori col cappello, spesso, le rotonde le prendono pure contromano.

L’ho visto coi miei occhi, signori della corte: io c’ero.

E questo è un altro punto del piano diabolico degli alieni: dopo averci intontito a forza di girare, aspetteranno che gli incidenti ci sterminino.
O che le gente, a furia di litigare per precedenze e affini, commetta omicidi a ripetizione o muoia di infarto.

Ah, che geni!

Che menti superiori!

Ho paura di svegliarmi una mattina, prendere la macchina e trovare una rotonda anche nel mio paese di 500 anime, affacciato sul Trasimeno e stretto tra le colline.

Paese che, lo ricordo, ospita l’unico semaforo del comune.
Non è mica poco.

Ma, come sempre, le entità aliene hanno fatto i conti senza l’oste, sottovalutando la potenza della mente umana. Non ce la possono fare, perderanno anche questa volta, senza nemmeno bisogno che ci pensi Will Smith.

Basterà lui: il semaforo.


Ebbene sì.

Eppure bastava riflettere.


Le rotonde servono ad eliminare principalmente incroci pericolosi e semafori perditempo.

Ma il semaforo ha una sua utilità non solo cromatica.

Serve a rimpolpare le casse dell’amministrazione comunale, sempre più vuote e deserte dopo l’avventura Minimetrò.
Come? Scattando simpatiche foto a chi, sbagliando, passa col rosso.

Perugia risulta essere uno dei comuni a più alta concentrazione di incapaci alla guida, visto il numero sproporzionato di multe.
Oppure, una provincia di daltonici.

Sempre colpa degli alieni?

No, non credo.

Perugia, velo ricordo, oltre ad essere la patria del Bacio Perugina è anche la città degli avvocati e già c’è chi tira fuori la ridotta durata del giallo (ma si può passare col giallo oppure no? Ah, non fossero passati dieci anni dall’esame di scuola guida!!) e la malafede dell’amministrazione comunale il cui deficit clamorosamente in rosso finisce sulle pagine dei quotidiani un giorno sì e uno sì come le tagliatelle di Giovanni Rana.

Sarà vero?



Secondo me bisognerebbe chiederlo ad E.T…

       

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14 febbraio 2007 3 14 /02 /febbraio /2007 00:00
Si parla tanto di incomunicabilità tra uomini e donne.
In questo millennio di contraddizioni in cui gli uomini hanno smesso di fare i maschi e le donne si sono dimenticate di come si comportano le femmine, come si sopravvive?

Come si può andare avanti?
La razza umana rischia forse di estinguersi?

Non so quale possa essere la soluzione, proprio non ci arrivo. Sono solo una povera trentunenne con manie da ragazzina che si arrabatta per vivere.

Tranne forse quella di continuare a provare e riprovare, senza arrendermi di fronte alle delusioni ed ai piccoli dolori che la chiusura di una storia sempre comporta.

Ed arrivata a trentuno anni, di storie da raccontare ne ho a volontà.
Potrei scriverci sopra un libro, e magari un giorno lo farò sul serio. Uomini del mio passato, tremate.
Magari non quanto Carrie, ma abbastanza per una che vive sulle ridenti sponde del Trasimeno e non sull’isola di Manhattan.

E dalla mia esperienza, ciò che irrita più di tutto la donna trentenne moderna, non è la bastardaggine maschile insita in ogni portatore di pene, bensì l’ipocrisia nonchè la mancanza di originalità e di sincerità del maschio medio.
Sì, avete letto bene, la mancanza di originalità.
A tutto si fa l’abitudine, anche alle corna. Ma non alle prese per i fondelli.
Tutti le stesse frasi.

Tutti le stesse modalità.
Perché?

Ma ai ragazzi quando entrano nella pubertà lo stato italiano fornisce un libricino tascabile comodo comodo, da studiare e portare sempre con loro? In palestra, a scuola, al supermercato, ovunque possa rimorchiare una fanciulla atta allo scopo?
Oppure sono modus operandi che si trasmettono oralmente dal maschio Alfa a tutti i suoi sottoposti in luoghi esclusivamente da uomo come gli spogliatoi delle palestre, le partite di calcetto e le sessioni fiume di Playstation?

“Tu sei una donna con la D maiuscola, meriti di più”
“Non è colpa tua, sono io…”
“E’ che questo non è proprio il momento giusto, capisci? Il lavoro mi stressa!”
“Tu sei fantastica, che te ne fai di uno come me?”
“Perdonami, ma voglio essere libero”
“Siamo troppo diversi.”
“Meglio lasciarsi ora che abbiamo solo bei ricordi.”
“Vedi, se continuiamo a frequentarci io mi innamoro di te. E non voglio, perché ho già sofferto troppo.”
“Ti adoro, ma non ti amo”
“Restiamo amici, vuoi?


E tutta una serie di varie amenità e luoghi comuni da far perdere la stima e la pazienza anche alla donna più santa del pianeta Terra. E che meriterebbero come risposta un bel "Vaffanculo!" sonante.
E come se ciò non fosse sufficiente a causare la gastrite, il maschio medio inizia a rifornirsi anche al mercato nero delle paranoie femminili, tirando fuori emblematiche perle. 

“Ma cosa sono io per te?”
“Cosa ti aspetti da me?”

Ora, non voglio credere alle menate che, messi alle strette, la maggior parte degli ignobili rappresentanti del sesso maschile che ho incontrato lungo il mio cammino hanno saputo produrre.
Preferisco credere si tratti solo di codarda reticenza, di paura nell’esternare un semplice concetto: “NON TI VOGLIO PIU’.”
Preferisco. E non si tratta solo di me.

Tutte le donne munite di un certo numero di neuroni superiore a cinque preferisce 1000 volte la verità cruda che una dolce fesserie che non fa altro che alimentare inesistenti sensi di colpa nonché speranze dolorose e senza senso.

Venerdì sera un mio conoscente mi ha illuminato con una perla di saggezza al feromone, lampante e chiara nella sua disarmante semplicità.


“Sono troppo sincero. Se dicessi più puttanate, di sicuro scoperei di più."

Mentire allora paga?
E' solo un dire alle donne quello che vogliono sentirsi dire?
NO.

Uomini, ficcatevelo bene in testa: le donne non sono bamboline sceme.
O, perlomeno, non tutte.
Non sono sceme, no.
Al massimo hanno il grave difetto di far finta essere credulone, di cercare affetto e testardamente inseguire l’uomo dei sogni, anche se ad una analisi più attenta si tratta solo di una mezza calzetta.

Oltre che di inseguire, anche solo a livello inconscio, la soddisfazione personale come parafrasi di un rapporto a due.
La vita vista come la vedevano le nostre nonne ci perseguita ed insegue coi suoi modelli alla naftalina anche se ci sentiamo molto moderne.

Fidanzato, matrimonio, famiglia, figli.
Pesanti eredità difficili da scardinare.

Perché se è vero che, superata una certa età, la donna moderna rimasta single un po’ per scelta un po’ per fato tende ad assimilare il comportamento del maschio predatore, è anche vero che spesso è tutta scena.
Anche le quattro protagoniste di Sex & The City alla fine si arrendono alla vita omologata.

In serate pizza-gelato solo donne, si instaurano tavole rotonde sul sesso esplorando pregi e difetti dell’amante di turno, analizzando i minimi dettagli e ridendo a crepapelle di defaillance e piccole manie.
Deridendo, schernendo.
Ed instillando nel maschio medio-dotato la fobia per queste riunioni gallinesche.

Grande conquista del femminismo, questa.
Gli anni settanta hanno sdoganato il sesso.
Non la femminilità o i diritti delle donne.
Il bruciare reggiseno ha portato ad una sovraesposizione da sesso.
Se ne parla, fa vendere, fa girare il mondo.
Tutti vogliono farlo, tutti ne parlano. E più ne parlano, meno ne fanno.

Ed è solo per questo che gli uomini mentono?
Per fare sesso?
Grandi promesse, infinite ricerche, poste altissime, solo per fare sesso?
Bèh, ragazzi, vi agitate troppo. Basterebbe molto meno.

E l’amore?
Esiste?
O è solo l’invenzione di cioccolatai abili nel marketing?


Ah, dimenticavo: buon San Valentino a voi che credete...

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11 febbraio 2007 7 11 /02 /febbraio /2007 21:31
Non è che abbia seguito molto il Grande Fratello quest’anno.
Non per snobismo o per insofferenza intellettuale, semplicemente per i casi del fato.

Il giovedì sera alla stessa ora Italia Uno propone le nuove puntate di CSI New York ed il fascino di Gary Sinise che arresta malviventi semplici e serial killer non è da sottovalutare. Inoltre, mi resta ancora una parvenza di vita sociale.

Quindi, tutto ciò che so del GF7 mi viene direttamente dal Daveblog, da Zoro, dai giornali spazzatura che mia sorella lascia al bagno e da Mai Dire Reality.

E l’altra sera la Gialappa’s mi ha fatto conoscere una donna degna di nota, un personaggio degno di questo epiteto nel grigiore delle cubiste tutte uguali.

La russa Diana Kleimenova.

Già il parentado la agevola: il padre è ignoto, ma la madre faceva la contorsionista in un circo. Vi pare una cosa normale? Inoltre, il suo sguardo da matta psicotica e la bocca troppo grande sempre cristallizzata in un sorriso di plastica, la rendono perfetta come icona del miglior libro di Palahniuk.

Che ti fa la folle?

Nella pseudo-cattolica Italia che fa finta di scandalizzarsi davanti ai PACS, la sera stessa dell’inizio della trasmissione si butta subito addosso al pompiere Alessandro (peccato non ci fosse la figura dell’idraulico nella casa, sennò sarebbe stata la trama ideale per un classico del porno) e ci fa sesso senza nessun problema.
Con l'amplesso ripreso in diretta TV.

Lei, tranquilla e candida, si accoppia davanti agli italiani guardoni che hanno comprato uan ricarica del digitale terreste solo per questo.

Visto, preso.
Olè.

Spiazzando gli stessi autori del programma, che ancora non avevano avuto il tempo materiale per montare una presunta love story che potesse aumentare gli ascolti non proprio esaltanti.
Disinibita, caciarona, folle.
Anche discretamente zoccola, siamo sinceri.
Più che discretamente.
Assai.
Proprio baldracca, via.

Ed il pubblico delle casalinghe votanti (e anche gli autori, siamo seri) l’ha punita e cacciata in esilio a Buona Domenica (ci vanno ancora gli sfrattati?) e trasmissioni affini, condannandola ad un futuro prossimo di ospitate in discoteca e alla sagra dello gnocco, nonchè ad un più remoto ingaggio da pornostar.

E non avrebbe mai attratto la mia attenzione, se non fosse stato per uno dei giornali di mia sorella, depositato nella zona della casa che più gli si confà: il bagno.
Ecco che su Eva Tremila mi ritrovo un ‘articolo su questa ragazzetta russa tutto incentrato  sulle sue tanto vantate ed abusate abitudini sessuali.

E leggiamo, via.
Tanto siamo qui.

Domanda: “Ha sconvolto tutti facendo sesso la prima sera con Alessandro”
Risposta: “L’ho visto, mi è piaciuto. Me lo sono preso. Se un uomo mi attira, faccio di tutto per averlo.

Olè!
Ma complimentoni per la sincerità, la sagacia ed il coraggio!

Vedo un paio di scarpe e le prendo. Perché no? Non sono manco tanto care!

Domanda: “Secondo lei, perché l’hanno votata?”
Risposta: “Perché la maggior parte delle donne che non sono libere sono ipocrite ed invidiose. Hanno paura del giudizio della gente e così sparlano di chi è libera”

APPLAUSI!
Qui mi tocca darle ragione. Aggiungendo che spesso  sono anche gli uomini che davanti ad una donna che si comporta più o meno come loro sono spiazzati, spaventati e fuggono manco fosse un marchio d'infamia.

Vale ancora il gioco delle parti come nell’Ottocento, solo che invece di lasciar cadere fazzoletti profumati si mandano sms. Che schifo.

Domanda: “Ha mai fatto sesso a pagamento?”
Risposta: “No, anche se è capitato che mi chiedessero sesso in cambio di favori. Ma ho rifiutato.”

Seeeeee! Vabbè, e che non t'andava bene la cifra???
Non ci credo mai.
Una che gira nuda per casa, strusciando con il didietro addosso a tutti i portatori di pene che incontra… Ma figurati.

Chissà come mai è arrivata in TV, ma figurati!

Domanda: “Quanti uomini ha avuto?”
Risposta: “Venti”

EH, ACCIDENTI!
Addirittura venti!
Capite, venti! VENTI!
20!

VENTI!



Un attimo… venti…
1, 2, 3…
4, 5…
6, 7, 8, 9…

Cioè, non è che venti siano poi tantissimi. E non che è stiamo qui a giudicare sui numeri, che volete che conti? Un numero è un numero. Solo un piccolo numero.
Anzi, venti sono proprio pochini, se ci si pensa per bene.
Quanti volete che siano venti.
Pochi.

Pochissimi.

Perchè, avete qualcosa da dire?

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8 febbraio 2007 4 08 /02 /febbraio /2007 00:45
Interno giorno.
Centro commerciale.
Salmoiraghi & Viganò.

La vostra eroina Phoebe è alla spasmodica ricerca di un paio di occhiali da sole molto fashion, che possano sostituire il paio comprati in Turchia al prezzo molto molto fashion di cinque euro e che con suo grande rammarico si sono rotti.
E il Super Attak non ha avuto una efficacia risolutiva.

Ma non divaghiamo.

La nostra eroina è tutta intenta nella scelta, vagheggiando tra un paio di Chanel troppo cari, un Cavalli troppo rosa ed un commesso decisamente invasivo quando squilla imperioso il suo cellulare.

Numero privato.
Risponde.

Phoebe :”Pronto?”
Misterioso sconosciuto:”Buonasera, parlo con la signorina Phoebe?”

Voce maschile. Sensuale. Importante ed autorevole. Una voce adatta a Daniel Craig mentre ti toglie i vestiti. Brrrr…

P: “Sìììììììììììì”
MS: “Buonasera, mi scusi il disturbo, io…”
P:”Nessunissimo, mi dica”
MS: ”Io chiamo dalla Mondadori e avrei una interessante proposta, che non potrà rifiutare. E che... cambierà la sua vita.”

A questo punto il cervello di Phoebe parte per la tangente ed inizia a vagare per mondi lontani. Mondi fatti di librerie traboccanti di volumi con su inciso il suo nome, autografi da rilasciare ad adoranti passanti, deliri di onnipotenza, di affermazione personale, di gioia, di giornate passate a scrivere, e…

MS: ”Signorina? C’è ancora?”
P: ”Oh. sì, sì, sono qui. Eccome!!!”
MS: ”…ecco, come le dicevo. Vorrei offrirle una grande opportunità. Per lei un favoloso abbonamento a Donna Moderna al vantaggioso costo di € 39 per 14 numeri. Una offerta che non può farsi scappare, vista la…”

Donna Moderna?
Donna Moderna?
Nemmeno Cosmopolitan… proprio Donna Moderna!
Non ci credo.
Fermate il mondo, voglio scendere!

P: ”NO, GRAZIE!”
MS: ”Ma, signorina. Rifletta bene sulla ev…”
P: “Tututututuuuuuu...”


Maledetta voce sexy...

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4 febbraio 2007 7 04 /02 /febbraio /2007 23:54
Ho conosciuto Mauro Coruzzi, in arte Platinette, ascoltandolo tutte le mattine su Radio Deejay.
Pungente, ironico, sempre giustamente provocatorio, con uno sguardo sempre molto personale e graffiante sull’attualità.

E, devo essere sincera, per me Platinette era colei/colui che allietava il mio tragitto da casa al lavoro in maniera vivace ed intelligente, indipendentemente dalla sua inclinazione sessuale o dal suo tipo di abbigliamento più o meno eccentrico. Molto più e poco meno, ma non importa.

Certo, quando ho cominciato a vederla fare l’oca starnazzante a Buona Domenica, un po’ ho vacillato… possibile fosse la stessa persona?  Possibile che colei che passava la domenica facendo i trenini con Costanzo vestita come il divano di broccato di mia zia Concetta fosse proprio colei che ritenevo un esempio di intelligenza?

Ritenevo in ogni caso che il cervello su cui poggiavano le sue cotonate parrucche fosse degno di nota ed importante nell’assoluta e totale astenia del panorama televisivo.

Ed i miei amici mi sbeffeggiavano. Come potevo io, proprio io, ammirare quel pagliaccio alla corte del sor Maurizio?

Mi suonava strano, ma nicchiavo. In fondo, per guadagnarsi il pane si fa di tutto, anche mettersi alla berlina nel contenitore trash di Canale 5.
Per la pagnotta, mi dicevo, questo ed altro.

Ora però, si esagera.
Sono stata zitta finora, ma adesso non ce la faccio più…

Platinette, la mia graffiante drag queen, liscia tutti i ragazzi di Amici come se fossero tutte meravigliose creature. Liscia pure la De Filippi, si emoziona con tutti, anche con quelli che sono delle scarpe allucinanti e non polemizza con nessuno al mondo.
Difende i ragazzi dagli attacchi (spesso giusti) dal pubblico assatanato e prezzolato. Difende pure l’indifendibile Tony. Chè se è ballerino lui, mia sorella danza alla Scala.

Come dite? Se guardo Amici?
Sì, vabbè.
Guardo Amici. E quindi? Che non si può?
E poi, non è questo il punto!

Buonista.
Buonista, sì!
Lecchina della De Filippi.
Serva.
Sembra una vecchia zia sull’orlo dell’arteriosclerosi.
O in crisi ormonale.

C’ha pure la parrucca fresca di piastra, come se l’avessero domata completamente. Pure i capelli.
Dov’è finita la tigre?
Cosa ne è stato dell’intelligente provocatrice che credevo di conoscere dal lontano 1999?
Dove è finita la castigatrice ironica che non ne faceva passare una nemmeno per sbaglio?

Pensavo che la menopausa incattivisse le donne, non vale forse anche per chi donna ci si sente anche se fisicamente non lo è?
Che abbia battuto forte la testa cadendo dai tacchi?
Oppure, trent’anni abbondanti di abuso di lacca per capelli hanno leso i suoi neuroni?
Che i CFC delle lacche anni’80 dispieghino ora i loro devastanti effetti sulla psiche umana?

L’avevo detto io che facevano male…

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29 gennaio 2007 1 29 /01 /gennaio /2007 12:28

In casa mia si sono avvicendate molte aspiranti badanti: polacche, russe, ucraine.

Mia nonna aveva bisogno di una presenza costante, noi di un aiuto materiale alla vita di tutti i giorni.

E così, completamente fuori dalla legge, io e la mia famiglia siamo venuti a conoscenza di un mondo che è difficile immaginare. Un mondo fatto di gente, per lo più di sesso femminile, costretta ad abbandonare casa, affetti e vita per tuffarsi in un paese ignoto, tra gente sconosciuta che parla un idioma sconosciuto, gente che non ti vuole, per cui non sei nulla, persone per le quali sei trasparente.

Spesso si tratta di gente colta, vittima della caduta del muro di Berlino, sconquassata dalla disgregazione dell’URSS. In casa mia si è avvicendato un ingegnere civile, una psicologa e una infermiera professionale.

Finché non è arrivata una timida professoressa di scuola media, bionda e con gli occhi verdi, incapace di spiccicare una sola parola di italiano.

E questo, visto che per mia nonna la cosa più importante era avere qualcuno con cui parlare, era un grosso problema.

Ma tant’è, eravamo tutti stanchi di cercare, ravanando tra i passaparola e le varie Caritas, nonché insoddisfatti delle precedenti badanti, che decidemmo di dare una chance a Ludmilla, della Luda.

Appena sbarcata dell’Ucraina, un figlio musicista da far laureare, un marito poliziotto (solo un anno dopo ci confessò di essere separata da quell’uomo che la picchiava ubriaco, come se essere una donna “libera” potesse non farle avere il posto o causare la gelosia di mia madre) il cui stipendio unito al suo non bastava a far quadrare il bilancio familiare, Luda imparò l’italiano in due settimane. Certo, l’italiano colorito di inflessioni colpiccionesi e di colorite metafore contadine tipiche di mia nonna.

Restò con noi due anni e mezzo, diventando figlia per mia nonna, sorella per mia madre ed importante punto di riferimento per il resto della mia famiglia. Dolce, ma non arrendevole, sempre con il sorriso sulle labbra e le lacrime agli occhi dopo una telefonata col figlio.

Ha vissuto la nostra vita, giorno dopo giorno, sotto il nostro stesso tetto.

Clandestina, lo so.

Illegalmente, lo ammetto.

E quindi? Noi ne avevamo bisogno, non avevamo altra scelta. E lei… bèh, forse nemmeno lei.

Ma giorno dopo giorno è diventata parte della nostra famiglia.

Dopo due anni e mezzo, l’improvvisa decisione di suo figlio di lasciare l’università per cui  lei tanto aveva messo in gioco le fece affrontare il viaggio di tre giorni in autobus fino in Ucraina e lasciare la nostra casa, lasciandoci una sostituta.

Per tornarci presto, certo. Almeno, questo era quello che pensavamo.

Perché tornare in Italia non fu affatto facile. C’era da corrompere il giusto funzionario per un visto. Tremila euro non sono pochi.

Perché il tempo è tiranno, e quello di mia nonna era finito.

 

L’ho sentita piangere alla notizia.

Ed era sincera.

Io lo so.

 

E’ passato un anno e mezzo da allora e ci sentiamo sempre.

Luda è tornata in Italia otto mesi fa ed ora lavora in una country house come cameriere tuttofare ed aiuto cuoca. Doveva fermarsi poco, ma i proprietari sono rimasti colpiti dalla sua perfetta conoscenza della cucina umbra (dove la trovate una ucraina che sa fare la torta al testo?) e dalle sue marmellate senza pectina (apprese dalla mia mamma yoga) hanno deciso di tenerla. Clandestina, ovvio.

Ha trovato anche l’amore, Luda, nella cucina della country house. Il cuoco non ha saputo resistere a lungo ai suoi occhi verdi ed alla sua dolcezza.

E suo figlio non ha più lasciato l’università.

 

Luda è venuta a pranzo a casa nostra e quando è entrata gli occhi verdi le si sono velati di lacrime.

Mi ha stretta forte e mi ha detto “Se solo avessi immaginato che tua nonna sarebbe morta, non sarei partita”.

E mi sono commossa sentendoci chiamare la sua famiglia italiana.

E’ stata una giornata di ricordi, agevolata dalla potentissima vodka ucraina di cui ci ha omaggiato. Di sorrisi, di commozione, di festa. Luda ha avuto un pensiero per tutti i parenti ed amici che giravano intorno a mia nonna, rendendo la nostra casa un porto di mare.

Anche la piccola Rudy, dopo lo sbandamento iniziale, l’ha riconosciuta e s’è fatta coccolare come ai vecchi tempi.

 

E’ stato bello ed emozionante.

Una di quelle cose che fa sentire vivi.

E mia nonna sabato era con noi, più viva che mai. Perché solo lei sapeva essere un polo gravitazionale così forte da attrarre chiunque passasse vicino. Dare amore e riceverne così tanto.

 

Senza limiti geografici.

 

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23 gennaio 2007 2 23 /01 /gennaio /2007 15:53

In certe cose sono maniaca del controllo.

Schizzata.

Nonostante il mio proverbiale disordine, ci sono alcune piccole cose che possono ledere il mio sistema nervoso come lo stridio delle unghie fresche di french su di una lavagna.

Per me sulla scolapiatti le stoviglie devono avere un ordine preciso. Partendo da sinistra e andando verso destra si devono trovare: pirofile per l’insalata, piatti fondi, piatti piani, piattini da dessert, pentolini, pentole e coperchi.

Sennò sclero.

E li riordino io.

Stesso dicasi per i pesi ed i bilancieri in fondo alla sala di aerobica della palestra, che devono stare i ordine dall’alto verso il basso: piccolo, medio e grande.

Che poi tutti non c’hanno posto, sennò.

A parte questo, vivo nel disordine ordinato più incasinato dle mondo, quindi non mi sento una novella Bree Van De Kamp. Anche se la sua vena di pazzia mi intriga…

 

Comunque, a parte queste quisquilie, la mia più grande fissazione è la grammatica.

ODIO gli errori di grammatica.

Tutti.

Per quanto refrattaria ad imparare le regole della grammatica a memoria (come tutte le regole, mi stanno un po’ strette), sin da bambina sono sempre stata dotata di un discreto orecchio, forse anche a causa della quantità industriale di libri che ho sempre divorato.

E niente mi irrita di più di un errore grossolano di grammatica.

Un fastidio fisico, che spesso mi porta ad esteriorizzare il mio disappunto per lo sfondone megagalattico dello sfortunato che ho davanti.

Non posso farci nulla.

Mi viene la pelle d’oca.

Soffio come una gatta.

E ho fatto ragioneria, eh!

 

Credo che il tutto derivi dal mio insegnante di italiano delle medie, tale Augusto De Meis. Professore abruzzese polveroso ed al limite della pensione, fissato che le regole di grammatica. Con tutte, anche le più stupide.

Segnava con la penna rossa (errore grave!) i puntini di sospensione nel caso non fossero tre. Né più, né meno. Si sa, tre è il numero perfetto. E la “e” di congiunzione andava accompagnata con la “d” qualora la parola successiva inizi con una vocale. Chiaro?

 

Prendiamo gli sms.

Un presunto corteggiatore che mi scriva un messaggio con un errore di grammatica (di grammatica, intendete bene, non un refuso. Se poi uno è vittima del T9 è perdonabile…), pure se è bello come Brad Pitt perde un milione di punti.

Sotterrato.

Mi scende la libido e l’interesse sotto zero.

Non potrei mai pensare di prenderlo seriamente in considerazione.

Certo, se è bello come Brad Pitt, posso prenderlo in considerazione per una relazione puramente sessuale.

Sono buona, in fondo.

Io.

Se invece uno spasimante mi scrive un messaggio usando l’orrida lettera “K” al posto del “ch”, bèh… no, non ce la faccio, manco fosse Brad Pitt. Nemmeno fosse Vincent Cassel.

Giusto se fosse Jonathan Rhys-Meyers potrei fare uno strappo alla regola.

 

E nelle canzoni?

Vogliamo davvero parlare della grammatica nelle canzoni?

Italiane, eh, non mi permetto di giudicare quelle inglesi perché la mia conoscenza non è (ancora) così approfondita.

Ci sono certi sfondoni che possono rovinare uma bellissima canzone in nome della “licenza poetica”.

Ora mi viene in mente solo l’ultima che ho sentito e che non riesco a schiodare dalla testa nemmeno prendendo a capocciate il muro…

 

“E nell' ansia che ti perdo ti scatterò una foto...”

 

ARGH!!!!

Terribile!

Terrificante!

Mi verrebbe voglia di picchiare Tiziano Ferro con la panchina su cui ha scritto "Imbranato".

 

E voi?

Avete anche voi la fissa della grammatica, come tutti gli pseudoscrittori o i lettori incalliti?

Oppure siete fan della K perché fa gggiovane e non volete sentirvi coperti di naftalina?

Ma soprattutto, quali irritanti sfondoni musicali ricordate con più tremebonda irritazione?

 

Fatevi avanti!

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19 gennaio 2007 5 19 /01 /gennaio /2007 16:39

Mettiamo i puntini sulle i, perché ogni tanto fa bene buttare fuori un po’ di acido.

Sennò con la mia gastrite chi ci parla?

VOI???

Ho pure l’ernia iatale.

E sono ipocondriaca.

E odio il Maalox.

 

Tanto per cominciare, non si può andare a letto alle due passate dopo aver trascorso le precedenti tre ora a discutere con quella che credevi fosse una persona razionale di cose che eri certa venissero dette solo tra Brooke e Ridge. E che per di più certi discorsi venissero scritti solo da dialoghisti sottopagati ed ubrachi.

E invece no.

Pensavo che non fosse possibile sentirsi dire “Ha paura di continuare a frequentarti, perché rischio di affezionarmi e non voglio soffrire più. Ora non ci riesco a mettermi in gioco di nuovo, chè ho sofferto troppo”.

Sì, certo.

Avrai sofferto solo te.

Sinceramente pensavo che queste cose le scrivessero solo nelle fintissime lettere di Cosmopolitan.

Che poi, poteva dire la verità.

Cioè che non ha più voglia di vedermi.

O vede un’altra.

Che poi è la stessa cosa.

 

Bleah.

 

Svegliarsi la mattina, scendere a fare colazione e trovare tuo padre che come tutte le mattine feriali della tua vita guarda Omnibus. E non è bello di prima mattina vedere la faccia da prete pedofilo di Buttiglione che predica la morale cattolica dei poveri bigotti rincitrulliti contro il diavolo sceso in terra sotto forma di proposta di legge sui PACS e le unioni civili in generale.

Io questi che sbandierano così il loro essere cattolici in questioni pubbliche che poco hanno a che vedere con convinzioni che dovrebbero rimane private, li appenderei per gli alluci a testa in giù e farei divorare i loro occhi dai corvi.

In un paese come il nostro in cui le chiese si sono svuotate e sempre meno gente si sente e definisce cattolica, proprio una come me che in chiesa ci va deve mettersi a fare l’ambasciatrice del demonio?

Come può il potere temporale della Chiesa Cattolica avere ancora tutta questa influenza politica? Perché politici di ogni schieramento, senza esclusione alcuna, devono chinarsi per forza a leccare l’anello del pescatore?

E’ così difficile capire il perché uno stato debba essere laico?

 

Bleah.

 

Andare al lavoro alle otto.

E trovarsi davanti per tutto il tragitto da casa all’agognata quattro corsie, un camion carico di maiali pronti per lo scannatoio. Ora, a parte l’impressione delle povere bestie stipate e destinate alla morte, a parte l’olezzo tipico… perché devi andare a 2 km/h che mi fai fare tardi?

E perché proprio alle otto di mattina?

 

Bleah.

 

Fare il giro dei negozi in pausa pranzo.

E non trovare un cappottino della mia misura nemmeno corrompendo la commessa della Sisley.

Ma tanto sono in fase ommioddiocheschifochefaccio, quindi avessi anche  adisposizione la collezione intera di tutti gli stilisti del mondo, farei schifo lo stesso.

Ma tanto fuori oggi è primavera, gli alberi fioriscono e nel cielo cinguettano i pettirossi.

E se si decide ad arrivare l’inverno, moriranno tutti.

Tutta colpa del riscaldamento terreste, c’ha ragiona Al Gore.

Ma pare che, a parte Di Caprio e qualche altra starlette di Hollywood rincretinita dalla coca, non siano poi molti quelli  che hanno voglia di ascoltarlo davvero e di agire.

Che se il pianeta si riscalda, almeno possiamo mettere le magliette con la panza di fuori tutto l’anno.

 

Bleah.

 

Per fortuna, in mezzo a tanto cinismo ed acidità, una luce nel buio.

Una speranza.

Un faro.

Stasera vivrò le nuove avventure dell'uomo della mia vita...

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12 gennaio 2007 5 12 /01 /gennaio /2007 12:24

Non ho sempre letto roba strana.

Ho cominciato con i classici per ragazzi, quelli che tutti abbiamo o dovremmo avere come base dell’immaginifico.

Ho corso nella brughiera con Catherine, volato con Atreiu sulle spalle di Fucur alla ricerca del mitico Auryn, ho combattuto feroci pirati al fianco di Jim, ho guidato il Nautilus schivando piovre giganti lunghe 40 metri ed ho tinto i capelli di Anna di verde.

Ma li volevo fare neri, eh.

E’ stato un incidente.

Lo giuro.

 

Crescendo, mi sono nutrita dei classici che trovavo in giro e dei romanzacci che arrivavano in edicola al paesello, schiava dell’assenza di una libreria anche schifosa nel raggio di 30 km o comunque a portata di motorino (che non avevo, in ogni caso, quindi…).

Quindi mi sono letta un po’ di tutto, da Stendhal a Tilly Trotter, da Kafka agli Harmony di seconda mano sulle bancarelle al mare, passando attraverso le solite noiose letture scolastiche imposte con la grazie dell’ippopotamo della Esso (a proposito, ‘sta pubblicità proprio non si può vedere…), infine approdando ad Oriana Fallaci con il fervore dei diciottenni che di mondo ne han visto poco, ma vorrebbero vederlo tutto e tutto insieme.

 

L’università è stata caratterizzata non solo da noiose ed inutili nozioni sul diritto privato romano e dull’urbanistica e da bagordi inimmaginabili alle scuole superiori, ma anche da frenetiche letture notturne e full immersion nella bibliografia completa di Wilbur Smith, Ken Follet e Clive Cussler, in compagnia di Barbara ed Alessia. Immaginando l’Africa, mondi lontani ed esotici, avventure e amori conditi da erotismo spicciolo e grandi sentimenti. Tutto abbastanza banale, ma “I pilastri della terra”, “Un luogo chiamato libertà”, “La spiaggia infuocata” o “Sahara” sono e resteranno sempre capisaldi dell’intrattenimento godibile ed intelligente, mica come Dan Brown.

Sono libri capaci di creare mondi paralleli, di trasportarti nel Medioevo tra i calcinacci di una cattedrale in costruzione o in cammino verso non si sa dove con una coppia di boscimani.

Libri capaci di crearti aspettative sentimentali difficili da realizzare, con batticuori, slanci, avventure e situazioni che difficilmente possono realizzarsi nella vita normale.

Ma tant’è, ingogliate nell’inutile studio di materie noiose e pompose, io e le mia amiche trovavamo il nostro sfogo così, trovando un raggio di sole nella noia della routine perugina.

Non che l’università non mi piacesse.

Ci tornerei domani.

Mi divertivo troppo.

A parte le materie di studio e professori figli di buonissima donna.

Ovvio.

 

Oggi posso orgogliosamente affermare che la mia casa è invasa da libri dei generi più disparati e che mi sono fatta presso le libreria della mia città la fama di una che legge strano. Non so se questo sia un complimento, ma sono quasi certa che fatto dalle commesse ignoranti della Demetra non lo sia affatto.

Certo, venero con una certa veemenza Palahniuk e Houllebecq, amo i racconti di Foster Wallace e non disdegno Philip Dick ed Isabelle Allende. Inoltre chiedo con una certa insistenza libri della Minimum Fax, non facile da repperire qui nella provincia, colpevole di avermi fatto scoprire piccoli grandi talenti come Aimee Bender e Valeria Parrella.

Ah, sì. Adoro anche i Lain della Fazi (anche se a volte scivolano nella puttanata come con Melissa P. io li amo alla follia lo stesso per avermi fatto conoscere Jonathan Carroll) e le Strade Blu della Mondadori (per cui vale un discorso simile, ma senza Melissa P.).

E sono feticista di queste case editrici.

Tanto da cercare spasmodicamente librerie ordinate non per autore, ma proprio per casa editrice, disposizione che in genere fa venire il mal di testa al 40% dei commessi ed al 99% dei clienti.

Tranne a me, chiaro.

Io mi ci trovo una meraviglia.

 

Oltre a quanto sopracitato, non disdegno come detto la letteratura d’evasione stile chick-lit per sciacquare il cervello dopo letture che possono impressionare le menti più deboli.

E poi, come tutti, mi fisso su degli argomenti precisi. Ora, ad esempio, sono in fissa con la letteratura mediorientale, sull’onda emotiva de “Il cacciatore di aquiloni”. E quindi mi sono letta l’interessantissimo “Lipstick Jihad” e ho comprato “La danzatrice bambina” carica di aspettativa. Vedremo.

Prima avevo avuto il periodo indiano, con tutta una serie di scrittori dai nomi impronunciabili e dal sapore di curry.

 

In genere, mi piacciono gli scrittori che sanno creare un mondo tutto loro, di trasportarti via nel bene o nel male e di affascinarti quel tanto che basta da farti dimenticare i tuoi problemi, anche solo per un momento.

Certo, per creare la magia bisogna aver talento e saper scrivere, e certo questo non è da tutti. 

Lo saprò mai fare io, un giorno?

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9 gennaio 2007 2 09 /01 /gennaio /2007 17:41

Da bambina, il personaggio delle favole in cui più mi ritrovavo non era né Cenerentola, né Biancaneve. Non mi sentivo la Bella Addormentata punta dal fuso, né Cappuccetto Rosso che porta il pranzo alla nonna inconsapevole del lupo cattivo che l'attende nel bosco.

Il mio personaggio preferito era ed è Alice.

Alice è sbadata, curiosa e pigra.

Insomma, è esattamente come me.

Sognatrice distratta e discontinua, ricca di una immaginazione che trascende i confini del sogno e della realtà, capace di addormentarsi in un prato e ritrovarsi incastrata in un sogno surreale.

Ma dorme davvero, poi?

Da bambina potevo passare ore a cantare davanti ad una versione (molto trendy e tecnologica per l’epoca) di lettore VHS tutte le canzoni della versione Disney, con mia sorella (ancora priva dell’orrido fidanzato) seduta accanto a me.

Dite la verità, ora capite molte cose in più di me.

Vero?

 

Mia madre si chiedeva sempre, e credo lo faccia tutt’ora, cos’è che spinga Alice ad inseguire il Bianconiglio ed a incaponirsi così tanto per sapere dove vada a ficcarsi e perché mai sia in ritardo, nonostante lui la tratti con malcelata indifferenza.

Vedi? E’ scema!” mi ripeteva.

E io omettevo di dirle che il Bianconiglio lo avrei seguito volentieri anch’io giù per la sua tana senza fondo, se solo fosse passato per i colli del Trasimeno scuotendo il suo grosso orologio a cipolla mezzo incriccato.

Di Alice mi ha sempre attratto il colore sfavillante, l’immaginifica immaginazione che che anima tutto trasfigurandolo in essere umano ed in una girandola di personaggi al limite massimo del non-sense. Il Cappellaio Matto, la Regina di Cuori, la Lepre Marzolina, il ghigno dello Stregatto, il Brucaliffo, solo per citarne alcuni.

Immaginazione, non-sense e testa perennemente tra le nuvole.

Proprio come me.

 

Ingenua, Alice, da non rendersi conto che lo Stregatto la prende in giro con indovinelli senza senso e che la Regina di Cuori non è proprio una personcina del tutto normale, specie perché maltratta i fenicotteri rosa ed il pavido marito.

Guarda il mondo ad occhi sbarrati, Alice, vedendo oltre le cose.

Canta insieme ai fiori, insegue i palmipedoni.

Immaginando quello che non c’è, specialmente proprio dove non c’è.

 

E io sono davvero così, incapace di vedere il male e di immaginare la cattiveria delle persone.

Come novella Alice, non riesco mai a riconoscere il nero e guardo il mondo e la gente ad occhi sbarrati.

Se da un lato tutto ciò è molto bello, perché permette di conoscere persone meravigliose e di avvicinarsi senza filtri alle cose belle della vita, dall’altro stramaledico tutti i giorni il mio carattere ingenuo, che riesce a vedere del bene in tutti.

Ingenua, sì. Incapace di ragionare con malizia.

Schiaffeggiata dalla vita se poi vengo a sapere che qualcuno "trama" all'ombra della mia esistenza. 

Sempre stupita della cattiveria, quando si manifesta.

Scema, direte voi.

Bèh, lo dico anch’io.

Ma sempre dopo aver battuto bene bene il naso contro la porta chiusa della tana del Bianconiglio.

E mi dico sempre: “Cambierò!”, ma poi non lo faccio mai.

 

Ma dovrei?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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