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3 gennaio 2007 3 03 /01 /gennaio /2007 15:01

Ogni anno è un rituale a cui è impossibile sottrarsi.

Si può scappare, correre in capo al mondo, nascondersi in cima ad un eremo.

Ma il Capodanno non si riesce ad evitarlo.

E allora, se proprio non ci può andare a letto il 23 dicembre e svegliarsi l’8 gennaio fresca e riposata senza essere scambiati per esseri mostruosamente antisociali e cinicamente incapaci di gestire la vita così come dovrebbe essere, almeno si può decidere di rifiutare cenoni e trenini, coriandoli e orchestrine, spese folli e vestiti di gala.

Come?


Prendendo baracche e burattini e andando con tutta la compagnia, come tutti gli anni oramai da un po', a rintanarsi a Ponte di Legno, ridente località ai piedi del Tonale e diventata ingiustamente celebre per essere stata eletta patria del senatur Bossi, più che per le sue meraviglie naturalistiche, come invece avrebbe giustamente meritato.

Non per molto, solo qualche giorno, per staccare dall’ansia e dell’angoscia, per scappare dal tran tran delle feste e da un uomo che poteva renderti felice ed invece ti ha strappato via un altro pezzettino di anima. Che non è che la puoi riattaccar lì con l’Attak.

Andare ad inseguire una neve che quest’anno non c’è, con grande disappunto di albergatori e amministrazioni comunali, fino alle meraviglie del Corno D’Aola, fin su al ghiacciaio del Tonale e poi ancora oltre, approfittando dei nuovissimi impianti dell’Adamello Ski freschi di inaugurazione.


A mangiare polenta e magari cervo. No, non per me, grazie. La mamma di Bambi non ci riesco proprio a mangiarla, nemmeno con tutta la buona volontà. Perdonatemi.


A tornare a casa a piedi tra sentieri che sembrano dimenticati dagli uomini e resi scintillanti dal ghiaccio sotto il riflesso incoantato della luna.


A vedere il primo arcobaleno di luna (o moon halo) della tua vita e pensare che sia magari, oltre che bellissimo e magico, il segno di un imminente attacco alieno, tipo crop circle un tantino più incisivi. E per fortuna che c’è Internet.


A preparare tutti insieme un cenone il cui valore calorico potrebbe coprire agevolmente il fabbisogno di un paese del terzo mondo per una settimana, bevendo e brindando esorcizzando paure, speranze per il futuro e sogni difficili da realizzare.


E poi arriva.

Arriva la mezzanotte preceduta dal conto alla rovescia.

- 5.

- 4.

- 3.

- 2.

- 1.

BOOM!



Ed eccolo, l’anno nuovo.

E’ qui, pronto per essere vissuto.

Spumante, stelline scintillanti da agitare e fuochi d’artificio da far scoppiare, ché i maschi tornano tutti bambini all’improvviso se gli dai qualcosa da far saltare in aria.

Che bella la Valcamonica di notte, una notte serena come questa. Si vedono le montagne illuminate dalla luna, e sembrano un fondale irreale appiccicato lì per caso come la scenografia livida di una recita di bambini.

La Valcamonica la notte di Capodanno risuona degli scoppi dei fuochi ed è illuminata da mille colori. La sua pace è straziata da chili di polvere da sparo, da non so quanti colori tutti lanciati per aria da un arlecchino gigante in una assurda corsa allo alla festa più grossa.

Lo spettacolo è impressionante e, nonostante il freddo,  rimango in terrazza più a lungo degli altri.

Appaoggiata lì, al balcone. Sparano fuochi anche dai rigugi, lì in cima al Tonale.

 


Che ricorrenza triste, Capodanno.

E’ morto l’anno, viva l’anno.

Bisogna essere felici, festeggiare. L’anno vecchio se ne è andato, le sofferenze e le tristezze che ha portato saranno cancellate con un colpo si spugna. Perché l’anno nuovo sì che sarà eccezionale.

Perché lui è un bravo ragazzo, mica come quello lì appena passato, egoista e tetro.

Triste sì, perché con canti e balli si esorcizza la paura del domani.

Un domani tetro, magari solitario.

Oppure no. 

Vedremo.

 

Il tempo passa, gli amici se ne vanno, le cose cambiano.

Si cresce nostro malgrado. E lo scoccare dell’anno nuovo ce lo ricorda.

Implacabile.

Niente resta uguale, e non solo a Capodanno.

 

Ma non c’è soluzione, bisogna solo vivere.

 

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29 dicembre 2006 5 29 /12 /dicembre /2006 23:49
Basta.
E’ arrivato il momento.

Rottamiamo l’anno vecchio.
E con lui, tutto il male che ci ha portato gratis infiocchettato da vita quotidiana.

…addio alle cose fatte solo per far piacere ai miei.
…addio alle mie passioni ritagliate solo nei momenti liberi.

…addio alle decisioni prese per paura.
…addio alle corse dietro chi non mi merita.
…addio alle ore passate fissando il display del telefono ogni dieci minuti, semmai non l’avessi sentito.
…addio alle paranoie.

…addio alla paura di non essere amata, di venir messa come fanalino di coda, di non venire accettata.
...addio all'angoscia, alla solitudine in mezzo alla folla, all'ansia di riuscire in qualcosa che non mi importa.
...addio ai finti amici ed ai finti amori.

BASTA.

Il 2007 sarà diverso, lo sento.
Per me e per voi, che avete la pazienza di leggermi, di seguire le mie disavventure, di ascoltare i miei peana e di saltare su è giù dalle emozioni della vita insieme a me.

Un augurio speciale a chi legge e non commenta, a chi passa distratto e si ferma incuriosito da questa strana creaturina, a chi torna. E vive emozioni che non sapevo di poter  regalare.

Vi voglio bene.

In alto i calici, io brindo a voi...

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28 dicembre 2006 4 28 /12 /dicembre /2006 16:33

Certe volte mi domando cosa nella mente dell’uomo (e per esteso, ovviamente, di una donna), generi un interesse in un’altra persona tale da avere la curiosità non solo di conoscerla, ma di farla  entrare in quello che è il tuo mondo e di sovvertirne l’ordine. Mondo che, per inciso, sembrava perfetto fino ai cinque minuti precedenti all’incontro e che all’improvviso è diventato arido e sterile. Pazzia?

Amore?

Desiderio di essere simili a qualcuno?

Necessità di affiliazione?

Forse tutte queste cose messe insieme.

Forse nessuna è davvero la risposta.

Forse, più semplicemente, tutti gli esseri umani hanno un bisogno inespresso di essere capiti e di omologarsi a quello che la gente si aspetta da loro.

E quindi?

 

Quindi, se non sei in coppia… ahimè, hai perso, sei incompleto, non sei un Phoebe + 1 e non puoi fare certe cose, non sei come gli altri, vivi di scatolette monoporzione e penzoli ai margini della società, che male ammette una donna trentenne, single e con in testa la ben chiara e apparente voglia di restarlo ancora, anche se l’orologio biologico dentro ticchetta e non ha ancora finito le pile.

Tant’è che, succede, i buoni propositi della donna dura e che si basta hanno la capacità di crollare in cinque minuti o in una sera, sciolti da un sorriso, da uno sguardo o da una battuta che non ti aspetti.

Ed nel tuo mondo costruito ad incastro come coi pezzi del meccano anni’80 scopri una piccola crepa.

on molto, giusto una piccola incrinatura grande come la capocchia di uno spillo.

E quindi? Ora che si fa?

Si apre a caso il Libro delle Risposte sperando che ci dia l’autorizzazione a chiuderci in casa al sicuro e buttare via la chiave?

L’amletico dubbio tra scappare e lasciarsi andare è difficile da sciogliere, specialmente quando già si sono tirati i remi in barca e si è pronti alla ritirata strategica lasciando indietro cadaveri e feriti non trasportabili. Chissenefrega.

Si vive bene con questa corazza addosso?

Si guarisce dalla paura?

E soprattutto, gli altri lo sentono il suo odore?

Si percepisce l’incapacità a parlare di sé, l’impossibilità di aprire una porta e di farsi largo tra quel mare di cianfrusaglie sparate a caso solo per riempire gli spazi vuoti di una conversazione?

Mannaggia a quella sera, maledetta quella mattina.

E se fossi stata a casa?

Sarebbe cambiato qualcosa? Ora sarei tranquillo/a a fare caciara con la compagnia. E invece no, non è così che è andata. E invece sei qui a guardare fuori dalla finestra, ed il cucuzzolo del paesello immerso nella nebbia ti causa un rimestolio inetriore ed una inquietudine che non hai provato nemmeno guardando un film dell’orrore con un occhio aperto e uno chiuso.

Il tuo mondo ha cambiato di nuovo l’inclinazione del suo asse in maniera impercettibile, e niente sarà ancora esattamente com’era prima di quel momento lì.

Sarai felice? Sarà sincero?

Ah, bèh… non sono Nostradamus e nemmeno il mago Casanova, non ho una risposta per tutti.

 

Non ce l’ho nemmeno per me…

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22 dicembre 2006 5 22 /12 /dicembre /2006 16:48

 

Have yourself a merry little Christmas,
Let your heart be light
From now on,
our troubles will be out of sight

Have yourself a merry little Christmas,
Make the Yule-tide gay,
From now on, 
our troubles will be miles away.

Here we are as in olden days,
Happy golden days of yore.
Faithful friends who are dear to us
Gather near to us once more.

Through the years 
We all will be together,
If the Fates allow
Hang a shining star upon the highest bough.
And have yourself A merry little Christmas now.

Tanti auguri per un sereno Natale da passare insieme alle persone amate...

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19 dicembre 2006 2 19 /12 /dicembre /2006 11:04

In primo significativo esempio che mi viene in mente, è quello di Carolina Invernizio.

Avevo 11 anni e pescando nel libro di antologia il mio professore  tirò fuori La sepolta viva. Inutile dire che, data la morbosità della storia, non solo la mia claustrofobia è peggiorata, ma non ho dormito una settimana immaginando il rumore delle unghie della protagonista che grattano la bara…

Poi sono venuti gli Harmony, meravigliosi librettini economici che fanno molto estate (lo ammetto... alle medie ne ho divorati), rilegati in tutte le sfumature del rosa (a seconda della gradazione “erotica”) in cui lei, bella bellissima e magra (ma con due tette così), con fluenti chiome che manco Farah Fawcett dei giorni d’oro (ma nonostante ciò leggermente sfigatella), senza arte né parte e comunque senza una lira, incontra lui, principe azzurro bello bellissimo, ricco e burbero perché timido e/o indurito dalle disavventure della vita.
Dopo tregedie minime ed un equivoco alla Paolino Paperino, fanno sesso selvaggio ma non troppo. Segue altro equivoco assurdo, risolto il quale vissero felici e contenti in una villa unifamiliare di 1250 metri quadrati. Col recinto bianco. E un cane. Labrador.

Infine, nel nuovo millenno, è nata sulla scia del fashion di Sex & The City e della cicciotta e pasticciona Bridget Jones la c.d. chick lit, dichiaratamente mirata alle over 25, mediamente colte e mediamente romantiche. Senza speranza.

In questa deplorevole letteratura, che peraltro io consumo con una certa ciclicità (non di solo Houellebecq si può vivere, eh…), prevede sempre una eroina, abbastanza sfigata e/o ingenua, in genere vessata da un capo feroce come il pincher nano di mia cugina quando tenti di rubargli l’osso o da un fidanzato intelligente come un primate e fedele come il sopracitato pincher in calore. Ha in genere un amico gay o bisex.
Ed è anche abbastanza frustrata ed infelice.
Un po’ grigia, diciamo. All’improvviso, la svolta. Spesso un cambio di lavoro.
E l’incontro con un bonazzo che sembra non volerla, ma in realtà è timido. E innamoratissimo. Vabbè.

Trulla e baralla, tra disavventure e qualche risatina, la giovin donzella si realizza nel lavoro in modo stellare, il bonazzo si innamora perdutamente di lei e compie un qualche slancio immaginifico che fa sussultare e palpitare il cuore di tutte le lettrici (a cui il fidanzato ha regalato per Natale il Minipimer della Braun).

A questa ridda imbarazzante appertengono i libri della Red Dress Ink ed altre svariate collane fiorite ad hoc, che infestano le librerie peggio della gramigna e di Dan Brown.

Ma non tutto è da buttare. 

Tra tutte, il delizioso libro di Laura Zigman “Il teorema della mucca nuova”, assoluto capolavoro di ironia e psicologia femminile che andrebbe regalato a tutte le vostre amiche. Per farle sorridere e sperare, senza avere la voglia di scaraventare il libro giù dalla finestra del quarto piano in preda al nervoso.

Già, perché questi romanzetti spesso triti e ritriti fanno sorridere, è vero. Ma sono fino allo scontatissimo e zuccheroso happy end.

E mentre ti chiedi quando diavolo toccherà a te, quando verrà il tuo momento d’oro e se sia giusto e logico compiere azioni aberranti per arrivarci (visto che non ti pioverà in testa, così come accade alla protagonista), ti viene voglia di cospargere il tuo incauto acquisto letterario e di dargli fuoco.

Così, per far allegria.

Ma magari è solo una frustrazione mia. Se questi libri sono così venduti e pubblicati, un motivo ci sarà.

Piacciono, stranissimo ma vero.

Fanno sognare? Forse.

Di sicuro sono facili da leggere nell’anticamera del dentista, mentre aspetti tremolante il tuo turno per i soliti 20 (carissimi)  minuti di tortura.

 

Magari ne scrivo uno pure io…

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11 dicembre 2006 1 11 /12 /dicembre /2006 11:45

Battesimi.

Matrimoni.

Addii al nubilato.

Nascite.

Belle ricorrenze, specie se di persone a cui vuoi bene.

Ogni volta che faccio uno di questi regali tuttavia, anche se si tratta di una persona a cui sono profondamente legata, mi chiedo sempre più spesso: “Quando li riprenderò IO ‘sti soldi? Mai.”.

Lo so… è venale, materialista e molto politicamente scorretto, ma dannatamente vero.

Chi non l'ha mai pensato scagli la prima pietra addosso all'inventore di San Valentino.


Lo so che un regalo si fa col cuore e non per un tornaconto, che le persone invitano a festeggiare un bel momento della loro vita, blabla blabla.

Ma davanti ad un’orgia di inviti ed a una girandola di inviti e partecipazioni che comportano uno svenamento monetario che allontana sempre più inesorabilmente me stessa dal mio futuro e meravigliosamente utile PC portatile, mi domando: arriverà mai quel giorno?


Quindi, siccome non me la sento ancora di fare come Carrie e di istituire un giorno che sia la mia festa, ho avuto una brillante e luminosa idea che risolverà tutti i miei problemi.


Questo sito, dopo scintillanti operazioni umanitarie come Dillo a Phoebe ed il TG Phoebe, lancia un’altra importante e benemerita iniziativa natalizia: Fai un dono a Phoebe!!

Phoebe è la tua eroina, ti ci riconosci in tutto e la apprezzi assai come scrittrice e donna?

Fai un dono a Phoebe!!

Vorresti essere come Phoebe? Ne sei proprio sicura? Ti consigliamo un bravo psichiatra specializzato in problemi di percezione della realtà ed autostima, ma prima di andarci… Fai un dono a Phoebe!!

Trovi che Phoebe sia una gran gnocca? Da Salmoiraghi & Viganò possono fare parecchio per te, fornendoti il più bel paio di fondi di bottiglia che tu abbia mai visto con il quale sarai in grado di scrivere e staccare un bell’assegno a favore di Fai un dono a Phoebe!!



Badate bene, non un dono qualsiasi, ma qualcosa scelto tra la mia wishlist di Natale.


- un delizioso PC portatile (possibilmente questo, ma anche un modello qualunque del 1998 va benissimo, purchè ci siano tutti i tasti) che mi permetta di scrivere in camera mia, invece che nel freddo stanzino senza riscaldamento dove la mia meravigliosa famiglia ha relegato il fisso rendendo sterile il mio già rinsecchito e scarno talento. Credetemi quando vi dico che al lago fa freddo. E umido. Parecchio.


- un incantevole Ipod Nano da 4 Gb, possibilmente rosso (ebbene sì, sono feticista) con cui superare il lutto per la dipartita del mio incauto acquisto estivo su Ebay


- un laccetto, squillabrilla, cordino, fune, cappio… insomma un qualcosa qualsiasi (ma di un certo gusto) a cui attaccare la mia chiavetta USB ed evitare di perderla un giorno sì e l’altro sì, evento che mi strainisce gettandomi nel panico più nero e nell’isteria diffusa. Già, perché la suddetta piccola chiavetta, lunga 3 cm e capiente 512 Mb contiene tanta “robba” dal valore monetario pressoché nullo. Ma che io, ovviamente, non ho salvato da nessuna altra parte.


- L’ultimo cd degli U2 in versione extra lusso, con libro e dvd del concerto di San Siro del luglio 2005. Non potendo avere la registrazione di quello dell’Olimpico, mi basta rivedere Bono cantare la parte in italiano di Miss Sarajevo per far salire i lucciconi agli occhi.


- il Nokia 6111, possibilmente bianco e rosa. E possibilmente attaccato con Attak Supermegacolla alla mia mano, visto che il mio povero attuale cellulare non fa che cadermi nei modi e posti più impensati (anche dalla tromba delle scale della palestra, non so se mi spiego), resistendo stoicamente. Poverello.


- l’ultimo libro di Jonhatan Carroll, pubblicato dai Lain della Fazi. Anzi, già che ci siamo, voglio tutte le opere anche minori e non ancora tradotte del visionario scrittore americano. Autografate. Possibilmente. Col sangue.


- questo simpatico ninnolo in acciaio, cristallo e pvd giallo di Comete, collezione Bluebell, ideale per Fai un dono a Phoebe.

 


Mi pare ce ne sia per tutte le tasche e tutti i gusti.

Altro?

Bèh, ovvio.

 

Come tutte le vere trendy, la pace nel mondo.

 

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7 dicembre 2006 4 07 /12 /dicembre /2006 16:56

Crescere nella stessa casa, essere il prodotto della stessa educazione, degli stessi affetti, delle stesse innegabili manie genitoriali, dovrebbe comportare matematicamente una certa seppur minima ed infima somiglianza tra fratelli non solo fisica, ma anche di ideologie, impostazioni di vita, desideri, aspettative…

Insomma, la genetica è solo un’opinione o è una fottutissima scienza?


No, perché l’essere che vive con me e che parrebbe essere una consanguinea, è la mia nemesi.


Assolutamente incapace di adoperare la fantasia, curiosa come un indiano intagliato nel legno e con la vitalità interiore di un pupazzo di Didò.

 

Da piccole, io guardavo Quark ad occhi sgranati, immaginando la civiltà che aveva costruito le piramidi sulla piana di Giza, mia sorella smaniava per vedere la Carrà chiedere quanti fagioli ci fossero nel barattolo di vetro a telespettatori affamati di spicci e notorietà.

Ora, adoro la Carrà, ma a mia sorella lei piaceva solo giacché bionda e non le interessava né come ballerina né come intrattenitrice televisiva. Con mio disgusto e terrore, la sua passione per il capello ossigenato l’ha portata ad idolatrare un’altra biondo-crinita: la cavallina Maria De Filippi.

La adora in tutte le sue diverse forme: Amici (trash quanto basta per divertirmi 10 minuti all’anno), Uomini e Donne (nausea, disgusto e gola che si chiude), nonché C’è posta per te (basta, non ce la faccio… vomito…).

Inoltre, qualsiasi genere di fiction italiana che riguardi dottori, poliziotti, pompieri, carabinieri ed affini diviene un appuntamento fisso, da celebrare con patatine e fidanzato pelato (che nel frattempo s’è tolto le scarpe).

Il mio sopracciglio alzato al passaggio in salotto è d’obbligo, vengo quindi apostrofata come snob e antipatica, perché giustamente guardo cose di un certo spessore.

Ma cosa potrei mai fare contro chi guarda felice Buona Domenica? Chiamare Grissom?

 

Mia sorella non legge.

Leggere è tempo perso.

Inutile.

Legge solo riviste molto culturali da parrucchiera.

Novella 2000, Diva e Donna, Dipiù. Utilissime, direi, in momenti difficili.

Al bagno, ad esempio.

 

Al cinema ci va due volte l’anno al massimo. E di queste, una è assolutamente ed inderogabilmente regalata al filmone di Natale. Immancabilmente. Come perdere una dose così massiccia di fine humour e di contenuti?

Non che io vada matta per Truffault, ma piuttosto che Boldi e/o De Sica, preferisco “Giù per il tubo”. Ma tutta la vita, proprio… possibilmente in dvx.

Almeno un po’ rido.

 

Dal lato sentimentale, mia sorella è fidanzata da 10 anni con lo stesso noioso, pigro, borioso ed arrogante (nonché pelato e con la panza in fuorigioco) ragazzo del paesello il cui unico interesse e passatempo è acchitare da gara la sua Punto GTI come se fosse una Ferrari.

Io… bèh… no comment.

E, come afferma lei tronfia, io sono e sarò sempre sola.

Amen.

 

Il suo viaggio ideale l’ha già fatto: una settimana a Marsa Alam in un villaggio all-inclusive, servita e riverita tra animatori finto-festanti e palme che, per quanto posso saperne io, magari erano di plastica riciclata.

Io sogno tre settimane in Thailandia o un mese negli USA on the road. Oppure Istanbul, la meravigliosa., e la Turchia tutta con le sue inestimabili bellezze architettoniche e di paesaggi.

Lei non capisce cosa ci sia di bello (sono parole sue) nell’andare visitare mura.

 

Io capisco le differenze, non posso aprirle il cervello né fare a meno di volerle bene. In fondo, abbiamo il DNA in sostanza identico e nessuna delle due può essere frutto di un corno materno (io ho l’orrendo naso di mio padre, lei le orecchie). Sono consapevole che non posso cambiarla e che lei, dall’alto del suo essere perfettamente normale ed omologata, mi disprezza come se fossi un brufolo sul suo bel nasino all’insù.

 

Tuttavia, quello che oggi mi ha spaventato di più è stata la sua affermazione: “Nella vita il cervello non serve. Tanto devi fare quelle poche cose di tutti i giorni, te ne basta poco così. Quello che conta è l’aspetto

Terrore.

Panico.

Alle mie rimostranze mi è stato risposto che: “Almeno lei così è serena e non è come me

Ah.

Ecco.

Ok.

Perfetto.

Benissimo.

 

Beata lei.

 

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4 dicembre 2006 1 04 /12 /dicembre /2006 16:22

La nostra storia è ambientata in un ridente paesino sulle sponde verdi e morbide del lago Trasimeno, così amene e baciate dalla bellezza, quanto dimentiche della tecnologia e del progresso che avanza a spron battuto.

Lì vive la nostra eroina.


Qui, tra colline baciate dal sole e placidi flutti, manca infatti ancora la possibilità di avere una connessione ADSL.

Come può fare la nostra eroina a trarsi d’impaccio?

Proprio non sa che fare, è triste e disperata.

Quando che, dalle tenebre più nere, si erge la mano tesa di mamma Telecom, pronta a indicare la via giusta e la soluzione più sicura: l’ADSL satellitare!!!!

Che fortuna, che fortuna!!!


La nostra eroina, per di più, è già dotata di parabola funzionante, quindi il tutto è una sciocchezza!

Oh, gaudio! Oh, meraviglia!!! Tutti i guai della nostra eroina sono finiti, non passerà più ore pregando che le si apra una pagina web!

Ma l’ombra nera della sfortuna aleggiava sopra il paesello di pescatori lacustri.

Tralasciamo le disavventure di Messer Tecnico L’Istallatore e tutte le liti e le incomprensioni di quest’ultimo con la nostra eroina, perché il torpiloquio nelle favole non credo sia ammesso.

Passiamo quindi ai giorni felici di navigazione internet della nostra eroina nel suo splendido maniero in riva al lago. Giorni felici inframezzati da lunghe, lunghissime e tetre pause in cui l’aggeggio parabolico e misterioso si rifiutava di collaborare. Bastava infatti una avversa meteorologia, una nuvola di troppo, un fulmine malandrino e tutto andava, perdonate l’espressione colorita, a puttane.

Dopo aver tentato qualsiasi tipo di magia, incantesimo e rito conosciuto, la principessa del castello decise di ricorrere all’unico strumento magico che poteva aiutarla: il 187.

Come tutti gli strumenti magici, lo specchio prlante della matrigna di Biancaneve insegna, questi apparecchi sono spesso capricciosi ed alteri. Ma alla nostra eroina non era rimasta altra scelta.


Digitò le tre cifre magiche e restò in attesa.

Voce registrata: Risponde il servizio clienti residenziali di Telecom Italia. digitare 1 per problemi amministrativi, 2 per risoluzione di problemi bla bla bla
Eroina Phoebe: Vabbè, vabbè…2. Olè!!!”
VR: Digitare 1 per problemi relativi alla linea telefonica, 2 per problemi inerenti ADSL, 3 bla bla…
E.P.: Umpf… Mmm… 2!
VR: La sua chiamata è stata presa in carico e verrà servita tra 4 minuti. Restate in attesa
Seguono 10 minuti di musichetta Telecom mooolto swing e cool.
Operatore: Buonasera sono P., come posso esserle utile?
E.P.:Non mi funziona l’ADSL satellitare
Op.:Cosa?????”
E.P.:L’ADSL SAT… non funziona…
Op. abbastanza schifato:No, guardi. Qui non ne sappiamo niente. Riattacchi e faccia 2 e poi 1
E.P.:Ma non me lo può passare lei??
Op.:Tut tut tut tut…
Ripetiamo che nelle favole il turpiloquio non è ammesso. In ragione di ciò, andiamo avanti di cinque minuti.

La nostra impavida eroina ritenta.
Voce registrata del demonio: Risponde il servizio clienti residenziali di Telecom Italia. digitare 1 per problemi amministrativi, 2 per risoluzione di problemi bla bla bla
Eroina Phoebe: Vabbè, vabbè…2 e poi 1. Evvai!!!”
VR: La sua chiamata è stata presa in carico e verrà servita tra 4 minuti. Restate in attesa
Seguono 10 minuti di irritante ed insopportabile musichetta Telecom.
Operatore:Buonasera sono M., come posso esserle utile?
E.P.:Non mi funziona l’ADSL satellitare
Op.:Cosa?????
E.P.:Sentite… possibile che nessuno sappia nulla?????
Op.:Resti in linea.”
Cinque altri inutili minuti di attesa.
Op.:Guardi provi a chiamare qui 800 664466

Vabbè… proviamo…
Telecom Italia, il numero da lei selezionato è inesistente
Dieci minuti di pubblicità a volume altissimo per coprire il torpiloquio assortito ed il tiro a segno con tutti i Santi del paradiso.

Voce registrata troia:
Risponde il servizio clienti residenziali di Telecom Italia. digitare 1 per problemi amministrativi, 2 per risoluzione di problemi bla bla bla
Eroina Phoebe: Vabbè, vabbè, vabbè… 2 e poi 1. Muovi le chiappe!”
VR: La sua chiamata è stata presa in carico e verrà servita tra 4 minuti. Restate in attesa
Seguono 15 minuti di irritante, vomitevole, insensata, cacofonica ed insopportabile musichetta Telecom.
Operatore:Buonasera sono C., come posso esserle utile?
E.P.:Non mi funziona l’ADSL satellitare
Op.:Cosa?????"
E.P.:Sentite… mi avete veramente rotto le scatole ed il sistema nervoso. Possibile che non vi facciano un corso prima di assumervi?????
Op.Stia calma e chiami al numero 800 446644
La nostra eroina, arruffata ed esausta, digita il numero.
Servizio Clienti ADSL SAT. Questo numero è attivo dall 10 alle 20, dal lunedì al venerdì. Tut tut tut tut!!
 
A questo punto, coprire la suadente voce della nostra eroina non è più possibile.
Credetemi sulla parola...
Voce registrata puttanissima e zoccola: Risponde il servizio clienti residenziali di Telecom Italia. digitare 1 per problemi amministrativi, 2 per risoluzione di problemi bla bla bla
Eroina Phoebe incazzata come un diavolo della Birmania: 1… 1… Tiè, crepa. Vaffanculo! V –A-F-F-A-N-CULO!”
VR: La sua chiamata è stata presa in carico e verrà servita tra 4 minuti. Restate in attesa
Seguono 20 minuti di irritante, vomitevole, insensata, cacofonica ed insopportabile musichetta Telecom, che Dio fulmini e prenda con sé tutti quelli che hanno partorito questo stramaledetto call center del cazzo.
Operatore cornuto:Buonasera sono F., come posso esserle utile?
E.P.: Voglio disdire la’ADSL SAT
 
E così termina la storia.
La nostra eroina, martoriata ed insoddisfatta, ripiega sull’ISDN in attesa di tempi migliori, di altri operatori che la liberino dal giogo della Telecom, o di baldi e speranzosi giovani che creino campi wi-fi, e facendo riti voodoo a carico dei call center, vera piaga del ventunesimo secolo.
Fastweb, Tiscali, Tele2… possibile che nessuno sia interessato alla nicchia di mercato del Trasimeno?????
 
E vissero tutti felici e contenti. Bolletta permettendo… 

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28 novembre 2006 2 28 /11 /novembre /2006 18:55

Se c’è un periodo della vita che, chi più chi meno, tutti abbiamo detestato alla follia, questo è sicuramente quello delle scuole medie inferiori. Anni d’inferno. Garantito al limone.

Sarà che, per luogo comune, quella è (era?) un’età in cui non si è né carne né pesce. Troppo piccoli per essere adolescenti, troppo grandi per essere considerati ancora bambini.

Ma è ancora davvero così?

I fatti di cronaca recenti, sembrano confermare l’incubo e dissolvere come un vampiro al sole la purezza e l’innocenza dei dodicenni. Che, secondo me, sono e saranno sempre gli esseri più perfidi del reame.

Non lo dico a vanvera, ma con una certa coscienza di causa, visto che mi sono pagata l’università facendo ripetizioni a bambini delle scuole medie troppo pigri e viziati per attivare il mononeurone e fare i compiti da soli o socialmente disturbati.

Credetemi, sono dei piccoli mostri.

Anzi, nemmeno tanto piccoli, vista stazza ed altezza superiore alla mia.

La mia esperienza mi ha fatto maturare una drammmatica decisione. Io non avrò figli, ma se mai dovessi averne si può stipulare un qualche tipo di accordo per cui allo scoccare dell’undicesimo anno di età ti vengono a ritirare il pupo e te lo riportano a 18.

Non si può fare?

Peccato.

Allora niente.

 

Se ne parla tanto di scuola media, oggi. La cronaca ce la porta alla ribalta, magari demonizzandola e spaventando poveri neo genitori.

Ma, in fondo, nulla è cambiato.

 

Io alle scuole medie ero una creaturina assai originale.

Vivevo nel mio piccolo mondo che si trovava tutto nella mia testa.

Non mi interessavano ancora i ragazzi, non sapevo nulla di moda, diete, trucco e fino alla terza non mi sono mai comprata il mitico Cioè. Alle feste (se e quando venivo invitata) nessuno mi invitata a ballare un lento o tentava di infilrmi la lingua in bocca.

Né, tantomeno, avevo un filarino.

Figuriamoci poi se avevo le tette.

Insomma, ero e mi sentivo ancora molto bambina, specialmente nei primi due anni, magari anche in virtù dell’ormai famoso anno in meno rispetto ai miei compagni di classe, e per questo emarginata e/o sbeffeggiata.

Per il superamento degli esami di quinta elementare, la mia illuminata ed adorata maestra aveva regalato a tutti i suoi studenti una copia de “La storia infinita” di Michael Ende (ben prima che il cinema ne facesse scempio, sia chiaro).  L’incontro con il mondo di Fantàsia, il libro nel libro, il labirinto creato dal “questa è un’altra storia e dovrà essere raccontata un’altra volta” mi avevano così tanto convinta di essere uno spirito affine a Bastiano, lo sfigatissimo e alquanto bruttino protagonista, da impedirmi una vera socializzazione alla pari con i miei compagni.

Cosa peraltro agevolata dalla mia spiccata tendenza verso il sogno ad occhi aperti e l’imbambolamento, atteggiamneto che verrà prontamente spazzato via fin dal primo giorno di “riformatorio” alll’istituto tecnico. Ma questa è un’altra storia e l’abbiamo raccontata già una volta precedente.

Mi feci quindi paladina inopportuna degli sfigati della classe, visto che non mi sentivo all’altezza di far parte dellla comitiva di quelli parecchio trendy e, orrore orrore, pure un filo paninari e griffati Best Company. 

Miei amici erano la ragazzina di colore, il compagno di classe con le mollettine tra i capelli di cui si intuiva già smaccatamente l’omosessualità e la passione congenita (poi divenuta negli anni palese) per Ciccio Bello ed il travestitismo, la bambina talmente timida da passare per ritardata. Immaginate il panico che posso aver generato nella mente di mia madre.

Capirete la mia sorpresa ed il mio stupito sgranamento di occhi, quando mi capitò sotto mano la lista delle più gnocche della 3C in cui io comparivo gloriosamente come medaglia di bronzo al terzo posto subito dopo la ragazzina bionda e con gli occhi azzurri (oggettivamente figa) e la Kathy Holmes de’ noialtri, tutta occhioni e mossettine, che faceva i pompini a mezza scuola.

Shock totale.

Pensavo veramente di penzolare intorno alle quindicesima posizione su 18.

Capperi.

Che non avessi capito nulla delle scuole medie?

Comunque sia, oramai era tardi: le scuole superiori bussavano forte alla porta.

 

Con grande goduria, posso affermare che tutte quelle che si ritenevano molto fighe all’epoca hanno sfornato almeno un paio di marmocchi, hanno sposato uno del paesello e si sono sfasciate in maniera inimmaginabille. Diciamolo, dimostrano almeno 10 anni più di me, single rampante.

E i maschi? O sono diventati operai edili imbaleniti o nella migliore delle ipotesi hanno quattro capelli di numero in testa.

Almeno il mio amico travestito è una drag queen da paura.

Tiè.

 

Magra consolazione?

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20 novembre 2006 1 20 /11 /novembre /2006 12:14

Sull’onda del successo di de “Il giadino delle vergini suicide” (tratto dall’opera prima di Jeffrey Eugenides) e di “Lost in Traslation”, Sofia Coppola ci trasporta in un battito di ciglia adeguatamente truccate nella sfavillante corte di Versailles di fine settecento per farci conoscere, vivere e amare come la più odiata regina di Francia: Maria Antonietta.


La regista e la pubblicità mi avevano promesso un’opera rock, una sorta di Moulin Rouge ambientato dentro la bellissima scenografia di Versailles e affogata da disperazione e crinoline.

Ci avevano promesso l’attullizzazione di un personaggio nato già moderno, una Lady D di tre secoli fa.

Avevano promesso l’affresco della vita di una regina-bambina che non riesce a crescere, che non sa nulla del mondo fuori le mura della reggia, che alla ragion di stato ed al dovere sacrifica la sua vita ed il suo cuore, rifugiandosi in un mondo di scarpe, pizzo, minuetti e gioco d’azzardo e sublimando in sé gli orrori di una corte imbalsamata ed ammuffita nell’etichetta pomposa ed instupidita dal troppo lusso e dall’ingordigia.

Tutte, o quasi, le promesse vengono disattese.


Meravigliosi costumi, che ti vien voglia di imbragarti in un bustino e di incipriarti i capelli.

Colonna sonora da urlo, niente da dire.

Fotografia meravigliosa e scenografia mozzafiato, per carità.

Ma la storia, sebbene risaputa, latita.

La prima mezz’ora scorre fluida ed ingannatrice, lasciando presagire grandi cose.

Poi il film si aliena da sé stesso diventando monocorde, a tratti noioso e futile.

Superficiale, in una parola.



Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della ragazzina sbattuta dentro il carrozzone di Versailles senza una preparazione adeguata; ma il film percorre all’incirca venti anni di storia (ed è forse questo il suo limite più grande) e la sua interpretazione diventa presto sopra le righe, incapace di emozionare.  Troppo presa dall’avere parrucche sempre più alte, vestiti sempre più belli ed affogata da centinaia di scarpe (Ah, ci fossero state le Manolo all’epoca!!!), diventa una caricatura senza spessore.

Ma non è colpa sua.

I personaggi intorno alla regina vengono appena tratteggiati e non si riesce ad amarli. Anche la sua storia con il bel Fersen non appassiona, non intriga. E’ solo noia, senza nessun sex appeal. Il film scivola senza aggiungere nulla ai libri di scuola. Nulla di rilevante, almeno.

Sicuramente divertente, invece, l’interpretazione di Luigi XVI ad opera di Jason Schwartzman, la cui inettitudine trascende i limiti umanamente immaginabili, diventando una tenera caricatura di un monarca incapace.

Insomma, doveva essere la storia di una ragazza, di una di noi. E invece non emoziona, non riesce ad uscire fuori da una didascalica biografia con accenni intimisti.

Durante il film ho avuto più volte la sensazione che stesse per partire la voce fuori campo di Claudio Capone, intento alla spiegazione dei risvolti politico/economici del periodo storico in esame, ed è un peccato che questo non sia avvenuto.



Da salvare assolutamente, a parte gli aspetti tecnici sopra citati e davvero ineccepibili, la bellissima scena del ballo in maschera a Parigi, bellissimo videoclip dai colori meravigliosi in cui il minuetto è sostituito dal rock.

Molto intensa anche la scena finale, in cui Maria Antonietta saluta l’ultima alba che inonda di luce Versailles dalla carrozza che la porterà alla Bastiglia, sua ultima dimora.

 

Solo una domanda mi ha attanagliato tutto il film. C’erano tutti: Fersen, la Du Barry (una graffiante Asia Argento, qui nel suo ruolo naturale), la contessa De Polignac…



E Lady Oscar??????

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