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12 aprile 2017 3 12 /04 /aprile /2017 09:00

Con la nascita di Emma sono cambiate tante cose, e questo è ovvio.
Non solo le cose più ovvie sono cambiate, ma anche e soprattutto i miei hobby. 
Prima leggevo settanta libri l'anno, ora tredici sono un risultato ai limiti dello stupore ad esempio.
Ed anche il tempo per le serie TV si è ridotto ai minimi termini, anche perché la giornata ha solo 24 ore.

Ecco perché con la convalescenza post-intervento mi sono data a maratone di recupero di tutto ciò che negli ultimi tre anni mi sono persa. O quasi. 
Intanto ho iniziato con due belle produzioni della BBC, Victoria e Guerra e Pace, la prima che racconta la vita e la salita al trono della giovane Regina Vittoria, la seconda riadatta (e tagliuzza con garbo) per la tv l'immortale classico di Tolstoy.

Sull'ascesa al trono della giovane Vittoria, del suo amore per Albert e dei bellissimi che indossa c'è poco da dire. Inoltre Jenna Coleman è bellissima ed ha il potere di far diventare monarchico il più sovversivo dei liberali. 
Sulla trasposizione del capolavoro russo invece, ho diverse cosette da dire:
- l'opera di Lev Tolstoy resta moderna anche dopo 150 dalla pubblicazione, con una introspezione dell'amino dell'uomo moderno che non risente del passare dei decenni.
- Lily James è dappertutto, peggio di Dan Stevens, ma la adoro quasi fosse il gattino bagnato della Barilla nella pubblicità degli anni '80.
Andrej Bolkonskij ha rovinato l'immaginario di generazioni di donne, molto più che un Leonardo Di Caprio qualsiasi. Ah, anche il mio chiaramente. Ed il vostro?
- Ho deciso di rileggere "Guerra&Pace" per la seconda volta, casomai mi fosse sfuggito qualcosa. E forse anche Anna Karenina, giusto per non perdere il ritmo. Ecco, forse nel 2017 a tredici libri non ci arriverò. Forse.
- Amo gli scrittori russi. L'ho già detto? Ed amo anche le ricostruzioni storiche e le ambientazioni aristocratiche, tant'è che mi sto drogando con dosi abbondanti di Downton Abbey.

Ora scusate, ho appena scoperto che La Effe ripropone Orgoglio e Pregiudizio con Colin Firth in persona. 

Ci sentiamo alla fine della convalescenza, eh...


 

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26 ottobre 2016 3 26 /10 /ottobre /2016 08:00

Sono tornata a leggere e questo è bello. Non sono ancora tornata al ritmo forsennato pre-gnocca, ma mi accontento.

Nel mio girovagare tra letture impegnate, gialli divertenti, letteratura più o meno di livello, mi sono trovata davanti due libri di cui si parla molto per ragioni molto diverse tra di loro.

Il primo è l'ormai celeberrimo "Io prima di te". Me lo ero ritrovato tra le mani molte volte, ma la copertina zuccherosa (non quella del film, ma questa) mi aveva allontanato. Sì, io sono una che ancora fa caso alla copertina, ai colori, all'intenzione messa nel riassumere in un'occhiata trecento pagine o poco più. E a me 'sto libro sapeva di Harmony ammuffito. Poi è uscita la notizia che la Khaleesi ne avrebbe interpretato in un film il personaggio principale e di quanto fosse entusiasta all'idea di entrare in questo personaggio e mi son detta: perchè no? E buttiamo via 'sti quattro giorni di lettura, su. In fondo venivo da tre settimane di Houellebecq, uno sciacquacervello era una necessità primaria.
E ho sbagliato.
Ho sbagliato perché l'ho letto in tre giorni.
Tre giorni in cui la brillantezza della scrittura, la purezza della narrazione, la coerenza della trama non hanno contato nulla. Tre giorni in cui mi sono innamorata della protagonista, in cui ho sperato senza crederci, in cui ho sofferto ed alla fine pianto anche, come la peggiore delle beote che scrivono sui social "ke bel libro, mi a preso il <3". 
Cara Jojo, te lo devo dire: sei una stronza. 

Non so se le tue siano capacità innate o sia solo culo, ma hai costruito un libro a cui il lettore resta appiccicato nemmeno fosse la ragnatela di Shelob. In cui il finale aleggia come una spada sospesa nel cielo già da metà libro ed il lettore lo sa che piangerà, già lo sa. E anche se questo libro ha il merito di trattare un tema tabù come l'eutanasia rendendolo accessibile anche ai militanti del family day, dall'altro è un libro costruito col chiaro intento di trasportare il lettore in una valle di lacrime.

Riuscendoci benissimo, tra l'altro.
Bastarda.

Insomma, lo sciacquacervello non aveva funzionato a dovere ed ero in cerca di qualcosa da leggere quando mi sono imbattuta nella pubblicità di un altro libro intirolato "Maestra". La quarta di copertina ne raccontava le meraviglie e l'impressionante numero di copie vendute, nonché la spiccata eroticità. Andiamo? vabbè, buttiamoci.
Le prima 100 pagine promettevano bene: piccanti, un pò surreali, tutto sommato divertenti. Poi, è iniziata la discesa. Avete visto un film di James Bond ultimamente? Uno di quelli in cui James si butta da un elicottero, prima che si sfracelli contro un palazzo, rotola sull'asfalto, si rialza e non gli si è nemmeno guastata la piega dei pantaloni, ma tutt'al più storto di 5 gradi il nodo della cravatta? Ecco, qui uguale. A questa tizia, di cui ho già rimosso il nome, succedono cose impensabili, commette crimini orrendi e niente, non se ne accorge nessuno perché è vestita Prada. O Gucci. O vattelapesca, ma non certo H&M. Alla fine ovviamente c'è l'happy end, lei la fa franca e diventa ricca, alla brutta faccia del resto del mondo. E dei lettori, che hanno iniziato a sbadigliare a pagina 130.

E quindi?

Quindi niente. Se "Io prima di te" mi aveva coinvolto troppo emotivamente senza ottenere il benefico effetto "pausa" che ogni sciacquacervello dovrebbe portare con sè, il libro della Hilton mi ha irritata. Basta davvero descrivere quattro avventure mirabolanti, tre gang bang acrobatici con avvitamento ed un pugno di vestiti alla moda per vendere milioni di copie? 

Comunque, alla fine, ho trovato un bel libro da leggere.
Un libro da compagnia, divertente e con dentro tante piccole verità dentro seminate come papaveri in un campo di grano.

L'ho trovato per caso, in mezzo al mucchio, e quando l'ho visto mi son ricordata di una amica che lo aveva consigliato un po' di tempo fa.
Un libro piccolo, originale, curioso ed umano. 

"La lettrice scomparsa" è un libro per cui ama i libri, per chi ne ha cura e ne è anche un po' ossessionato. un libro per chi deve ricominciare ad amare se stesso e le persone.

Forse basta cercare.
Forse è solo una regola matematica.

Forse, come diceva il mio professore delle medie, "Basta leggere".

E io sono tornata. Spero.


 

 

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27 settembre 2016 2 27 /09 /settembre /2016 08:00

Nel mio post su "Piccolo Uovo", uno dei libri attualmente preferiti di Emma insieme a Pippi Calzelunghe e al classico sempre attuale e vivo "La Scuola Materna", ne vantavo la delicatezza nel trattare il tema della diversità e l'importanza di trattare certi temi con i bambini per renderli migliori di noi da adulti.

Volevo cogliere l'occasione però per puntualizzare delle questioni "da adulto" che girano attorno a questo ed a altri libri per bambini rei di indrottinare i bambini all'omosessualità. Ripensandoci, questa cosa mi fa ridere anche mentre la scrivo, ma tant'è questa è la società in cui viviamo ed evidentemente che meritiamo.

ho fatto una ricerca e mi sono imbattuta in un personaggio che avevo già incontrato e sul quale mi ero già dilungata: Costanza Miriano
La signora (ah, lo è ora eh. Ma a far la cattolica oltranzista da convivente son bravi tutti) in merito ad un libro che ha vinto il Premio Andersen nel 2012 e che è una pèiccola perla di insegnamento della diversità afferma in un articolo illuminato che che "una famiglia monosessuale non è come una normale e che quindi non sono tutte uguali queste famiglie anche se apparentemente sono felici."
Quindi il fatto che i bambini recepiscano da un libro come questo che ogni famiglia è felice se c'è l'amore è un abominio, un voler mettere il bambino nella posizione di dover decidere da solo cosa è buono o no e, soprattutto, non siamo consci della violenza che genera.

Cara Costanza, 
tu sei confusa, credimi. Almeno per un paio di buone ragioni, almeno. 
La prima è che, come diceva un povero scrittore russo qualunque che forse ti è sfuggito "Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo". Sei certa che a fare le cose a modo tuo porti la felicità? Sei così sicura di essere sacrosantamente nel giusto o vuoi solo vendere? Sei certa che le famiglie tradizionali siano tutte felici e quelle monosessuali tutte infelici? Hai fatto una indagine statistica, te lo ha detto il tuo utero o ti è apparso in sogno Adinolfi e te lo ha comunicato come terzo segreto di Fatima?
La seconda è questa, e mi piacerebbe una risposta. In un mondo dove una ragazzina di 13 anni è violentata a turno da nove bravi ragazzi tra l'impotenza omertosa dei genitori, dove le amiche invece di aiutarti di filmano e poi mandano in giro l'abuso che hai subito e dove una donna è ancora puttana per definizione, la violenza sta in "Piccolo uovo"?  In un mondo che giustifica lo stupro ed il bullismo, il problema è non insegnare ad accettare da diversità?

Attendo commenti.

 

 

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19 settembre 2016 1 19 /09 /settembre /2016 08:00

Uno dei libri preferiti di Emma è da sempre "Piccolo uovo", libro oramai diventato un classico scritto da Francesca Pardi con le illustrazioni bellissime e di Altan.
Che poi, Altan vuol dire Pimpa ed in casa mia è venerato come un semidio.

Lo legge da sempre, glielo leggevano anche all'asilo nido ed è uno di quei libri che le dà in genere sicurezza. Ma Emma e in quella fase della vita in cui tutto diventa all'improvviso nuovo perché lo può vedere con strumenti ed occhi diversi.

E così ieri sera un libro che apparentemente non aveva nulla di nuovo si è trasformato in un focolaio di domande.

Il libro in questione, per chi non lo sapesse, parla di un uovo che non si vuole schiudere perché non sa in quale tipo di famiglia capiterà. Decide allora di fare un giro e di vedere quanti tipi di famiglie ci sono e se tutti sono felici. Incontra prima una famiglia tradizionale di coniglietti, un ippopotamo con solo la mamma, una famiglia in cui mamma e papà hanno colori diversi, un'altra famiglia in cui genitori e figli sono molto diversi. Incontra pure una famiglia di gatti con due mamme papà e una famiglia di pinguini con due papà e nessuna mamma.

Capirete quindi perché questo libro, delicato e improntato sul confronto, sia finito nella lista nera degli idioti finto-cattolici più di una volta.

Per la prima volta ieri sera Emma mi ha chiesto accigliata:"Perché due mamme? Mamma e papa!"
A questa domanda ho semplicemente risposto "Perché loro sono felici così, vedi come è contento quel gattino?"

Fatto sta che terminato il libro, al momento di sceglierne un altro ha voluto leggere sempre lo stesso, questa volta senza fare domande, come se volesse assimilare e capire bene quello che gli avevo detto.

Il libro termina con piccolo uovo che si schiude e con la domanda: come sarà la famiglia di piccolo uovo? Al che ho approfittato per chiedere ad Emma: "E la nostra famiglia come è fatta?"
"Emma, mamma..."
"Sì"
"...papa, Alice, e..."
"??"
"...mamma Alice!"
"..."
"..."
"Brava, buonanotte amore mio."

Forse era meglio restare fermi ai Tre Porcellini... 

 

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13 settembre 2016 2 13 /09 /settembre /2016 16:40

Emma ha l'abitudine di prendere i libri che più le piacciono, girarli e se nella quarta di copertina c'è la foto degli altri volumi della collana si mette ad indicarmi quello che vorrebbe.

Maniaca sin da piccola, insomma.
E' da un po' che mi indicava un libro dal retro de "La giornata dei piccoli" (ed. Laurus, ora La Coccinella) e siccome parlava di scuola dell'infanzia mi è parso opportuno approfittarne ed ho fatto l'ordine su Amazon.
"Emma, lo sai? Mamma ti ha comprato il libro che volevi, domani andiamo a casa di nonna a Pescara per il we e poi, quando torniamo, il postino te lo porta".
"..."
"Hai capito? Sei contenta?"
"Sì"
Entusiasmo a fiotti, eh.

La mattina dopo, si è vestita, ha fatto colazione ed è uscita in giardino come tutti i giorni, poi si è girata verso l'Amoremio: "Papa, dai me le chiavi?"
"Sì, certo, che devi fare?"
"Io la posta, vedo se passato TINO"
"E che ti deve portare?"
"Libro bello"
Che non c'era. Amazon è veloce, ma mica così tanto.

Passa il fine settimana, indenne.
Lunedì mattina ovviamente la gnocca è tornata alla carica, ha agguantato le chiavi piena di aspettative e... e niente, la cassetta della posta era vuota ché Mr. Amazon mi consegna al centralino del mio luogo di lavoro. Sennò a casa chi ci trova? Nemmeno più il gatto, povero amore mio.

Così Emma se ne è andata dalla nonna mogia mogia, predicando contro un TINO poco serie e niente affatto simpatico.

"Dai, che se si ricorda glielo mettiamo nella cassetta delle lettere stasera!" ha sentenziato l'Amoremio.

Ricordare?
AH!
La gnocca la sera stessa era carica come una molla e invece di un Ciao mamma. al mio rientro mi ha aprostofata con un accigliato "TINO?"

Inutile raccontare le feste e la gioia riservata all'agognato libro al momento dell'apertura della cassetta delle lettere. La felicità e il balletto seguente resteranno nel mio cuore di mamma per sempre.
Appena preso in mano il libro e finito di strillare voleva ficcarsi subito a letto per poter leggere subito.

Il dramma si è palesato solo la mattina successiva in tutta la sua gravità.
"Mamma, oggi passa TINO?"
"No, amore. Mica passa sempre?"
"Ah no?"
"No"
"Guardiamo lo stesso."
Ora ogni mattina è un pellegrinaggio alla cassetta delle lettere, sperando in un libro. O anche in un depliant dei Testimoni di Geova, al limite.

Ho creato un mostro...

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1 giugno 2016 3 01 /06 /giugno /2016 08:00

Comprai questo libro almeno un anno fa in una bancarella, a due spicci. Il venditore mi disse che era un libro per bambini che fa parte di una collana molto famosa nella pedagogia che fu, io da tossica lo comprai e basta.
Emma per un anno non lo ha degnato nemmeno di uno sguardo superficiale. 

Poi, da circa un mese, è diventata la sua ossessione. 
Non solo tutte le sere impone ad uno a turno dei suoi genitori la lettura dell'amena giornata tipo di un bambino della sua età, con annessi e conessi.
Sveglia, vestirsi, far colazione, asilo, spesa con la mamma (o la nonna), rientro a casa, cena, nanna.
Una lettura davvero interessante, eh, quasi come un libro di Fabio Volo. 

Ad ogni modo, la particolarità di questo libro è che sembra scritto per Emma. La maestra disegnata nelle vignette assomiglia alla sua come una goccia d'acqua, e ci sono pure i suoi amichetti Asia, Ashley e Riccardo. Ci sono tutti, e tutti coinvolti nelle attività quotidiane tipiche dei duenni: capite l'entusiasmo?

Quello stesso entusiasmo che una mattina l'ha portata a dichiarare tronfia: "Asilo, io!!" brandendo il preziosissimo tomo.
"Emma, ma sei sicura? Poi lo devi far vedere anche agli altri bimbi e..."
"ASILO, IO!!!!"
"Ok, come no? Ci mancherebbe!"

E così era arrivata all'asilo, tutta felice di poter mostrare il suo piccolo tesoro, brandendolo come fosse un'arma d difesa potentissima. 

La sera stessa, leggendo a letto un altro libro, mi ha interrotto e fissato negli occhi seria
"Mamma..."
"Dimmi, amore."
"Io, libo asilo NO. NONO."
"Non ce lo vuoi portare più?"
"No, grazie".

Ah, ecco.

 

buzzoole code

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22 luglio 2015 3 22 /07 /luglio /2015 14:00

C’era una volta una pecorella un po’ distratta che, in una notte piena di stelle, perde il sentiero e si smarrisce nel bosco. Intorno, il buio fa paura, la pecorella è spaventata e si sente persa. Finché qualcosa si accende, rischiarando il cuore di improvviso sollievo: sono gli occhi belli e pieni sogni di un lupo bambino grazie al quale il tempo deserto della notte si fa caldo di compagnia.”

Questa è la tremenda sinossi di un libro bandito dalle scuole materne e dai nidi di Venezia (E, Miodddddio, mi auguro presto da quelle di tutta Italia, signora mia!) e che, secondo l’esimia esperienza del nuovo sindaco Brugnaro lede le menti di poveri bambini indifesi e li fa diventare certamente omosessuali.

E non è l'unico libro che è stato eliminato, grazie al cielo, signora mia!

Che ne dite dell'orrido Piccolo Uovo, che racconta di un uovo che sta per schiudersi, ma non sa ancora quale sarà la sua famiglia. Gira quindi il mondo per conoscere tutte le possibili realtà lasciandoci, alla fine del libro, con la curiosità di scoprire come sarà, al momento della nascita, la sua famiglia. Tra l'altro con le illustrazioni di Altan, che adoro.

Questi e altri 48 libri sono finiti nella lista di epurazione del sindaco di Venezia, che ha pensato bene di compiere questo come prioritario atto dovuto da primo cittadino. Non eliminare i passaggi delle grandi navi che devastano Venezia a benefici dei turisti villici. No, no.

Eliminiamo libri alla scuola per l’infanzia. Poi verranno le elementari, le medie e le superiori? A quando il rogo?

Cos’hanno di scandaloso questi libri? Parlano di omosessualità? Di sesso? Ci sono scene di nudo? Cosa? Cosa?

No, parlano di amicizia, accoglienza, ascolto. Stimolano la capacità di relazionarsi con gli altri e di comprendere gli adulti, la profondità dell’amicizia, la diversità, il coraggio, la capacità di reagire a un sopruso, il dialogo, la costruzione dell’identità, la presa in carico, la cura, l’attenzione, il rispetto.

Tutte cose che, a sentire il sindaco Brugnaro, devono essere insegnate a casa dai genitori e non alla scuola dell’infanzia. Che, evidentemente, per il sindaco è poco più di un parcheggio in cui mamme (snaturate) che non hanno smesso di lavorare appena procreato lasciano i figli. Le stesse madri (doppiamente snaturate) che vanno al lavoro otto ore al giorno e li vanno a riprendere la sera, evidentemente per il loro tornaconto personale, per far carriera. Ovviamente.

Ora, signor Brugnaro, io vivo in Umbria dove c’è il Progetto InVitro, dove la lettura (almeno sulla carta) è incoraggiata. Il che è sepre un bene, anche se lei sembra essere convinto del contrario, perché leggere anche all'asilo nido apre la mente e ci rende persone migliori.
Lei legge, caro sindaco? 
Tra l'altro. mia figlia ha educatrici eccezionali, di cui mi fido ciecamente e che nel tempo le hanno insegnato tante cose, non solo pratiche come mangiare da sola o riordinare i giochi (come vuole lei, eh), ma anche la condivisione, la comprensione dell’altro, la conoscenza del proprio corpo e dello spazio, lo stare in mezzo agli altri e la curiosità di conoscere.

Sì, ha solo 18 mesi la gnocca.

E a dire il vero io voglio che cresca in un mare di libri, giusti ed  inadeguati, belli e brutti, scritti bene e scritti male.
Ma con la capacità di scegliere lei per lei, e nessun altro.

Senza roghi.

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13 maggio 2015 3 13 /05 /maggio /2015 14:00

Mia nonna Spina, nata in un paesino dimenticato tra le colline umbre alla fine degli anni venti, si vantava con le comari con cui andava a prendere il fresco l'estate sotto casa. Ancor di più si vantava del defunto marito che, pace all'anima sua, con sforzi e sacrifici da uomo fatto e rifinito era riuscito a prendere la licenza media alle scuole serali.

Mia nonna ne era orgogliosa, ma ancor più lo era di me, studentessa universitaria in lotta contro i professoroni per il titolo di  dottoressa. Lo era tanto che quando le altre comari raccontavano delle proprie nipoti affermando "La mia si sposa", "Mia nipote s'è fidanzata" o simili, rispondeva sempre "La mia si laurea", gelando le altre accolite intente a sventolarsi per alleggerire la calura estiva.

Mia nonna non aveva studiato, ma si vantava di saper leggere e fare di conto meglio di tanti altri, nonché di sapere a memoria tutti i nomi dei protagonisti delle ultime venti telenovelas appena uscite (sebbene coi nomi riadattati in dialetto perugino per l'occasione). Il suo era un bagaglio culturale che oggi potrebbe sembrarci da poco, ma che ai suoi tempi ed in u mondo che non c'è più non lo era affatto. E l'averlo costruito da sola era per lei fonte di grande orgoglio.
Ed è questa una delle mille cose chemi ha insegnato, l'essere orgogliosa di me e della mia voglia di sapere. 

Ed è per questo che la simpatica dichiarazione di qualche giorno fa dell'ottimo Salvini mi ha fatto saltare immediatamente il sangue al cervello.
Ovviamente le risposte possibili da dargi erano molteplici, e tutte alquanto simpatiche:
1) E invece valutare qualcuno dall'etnia è simpatico?
2) Certo, meglio il diploma che la laurea comprata del Trota
3) La volpe e l'uva.
Ovviamente ogni mio commento è stato accuratamente ripulito dal galoppino del simpatico Matteo, che h pensato bene di lasciare (come sempre) solo i commenti positivi ed illetterati 

In realtà vantarsi dell'ignoranza in genere non è mai una bella cosa, come non lo è vantarsi di un'arida laurea presa magari a zampatoni e che non fa di te un genio, mi pare lapalissiano.

Ma mentre posso capire meglio il vantarsi del più, il farsi bello del meno mi sconvolge. Non leggo libri, non vedo film, non ascolto musica. Ah, e non sono laureato. Ma sono intelliggggente, fidatevi. Certo, ovviamente. E la gente applaude, il popolino soprattutto. Quello fatto di gente che rischia l'analfabetismo di ritorno e che non riesce più a leggere nemmeno Chi dal parrucchiere. Quella che crede alle scie kimike su internet e che scrive in unitaliano talmente approssimativo che la tontale mancanza di punteggiatura risulta essere il problema minore. 
Quella gente che va alla messa, allo stadio, a passeggio col cane, alle poste accanto a me e che poi riversa il proprio livore anche contro una bambina di due anni morta in maniera atroce, ma rea di essere rom (se non siete dotati di Maalox a portata di mano non leggete i commenti, potreste veder riacutizzata la vostra gastrite come è successo a me).

Gente che pensa che la kultura sia anche un po' comunista, che leggere sia da sfigati e che al cinema ci si vada solo a vedere Zalone e che visitare un museo sia una noia micidiale. Anzi, una noglia. Gnete che crede che internet dica solo la verità, e si ingozza di bufale confezionate alla bell'e meglio, senza nemmeno lo stile sarcastico di lercio.it.
Gente che procrea, ahimé, mettendo al mondo una generazione ancora più illivorita e arrabbiata per la mancanza di quelli che non sono diritti quesiti, ma montagne da conquistare ogni giorno. Gente che vota e che alimenta sempre di più la mia sfiducia nel suffragio universale.


Vorrei scappare, emigrare da questo paese che ha perso l'amore di sé e l'empatia verso il prossimo, vorrei scappare lasciandomi alle spalle un paese devastato dall'odio e dal particolarismo, dalla logica di paese che vuole l'erba del vicino sempre più verde della propria.

 

Ma mia nonna Spina che direbbe? 
 

 

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9 aprile 2015 4 09 /04 /aprile /2015 08:00

Succede che ho poco tempo per le attività materiali e che quindi mi ritrovi con il nuovo lettore ebook regalatomi per Natale dall'Amoremio vuoto. Lo so, sembra impossibile, ma avevo appena finito il libro di Marco Presta che zac... non c'era più nulla nel lettore. Sono drammi, soprattutto alle undici di sera e con una insonnia che non ne vuol sapere di andarsene. 
Oddio, vuoto vuoto non era il lettore. Un libro, finito lì chissà come, c'era: "Tutti i difetti che amo di te" di Anna Premoli. 
Ora, come ci sia finito non saprei, visti anche i miei trascorsi con l'autrice. Forse l'avevo scaricato per mia sorella, o forse è solo il mio karma, ma messa alle strette l'ho iniziato. E come ben sapete, la mia religione vuole che se iniziato un libro, qualunque libro, poi vada finito. 

Ecco, certe volte dovrei essere meno talebana. 

Il libro inizia liscio liscio inserendo i due protagonisti che, già si sa, si innamoreranno drammaticamente con un gran polverone che li porterà poi all'happy end.
Lei, Sara, avvocato rampante e di retti principi, ma in privato pudica e timida; lui, Ethan, sfaticato fancazzista tormentato da vattelapesca quali demoni, erede di una grossa fortuna di cui non sa che fare, manco fosse la versione maschile di Paris Hilton. 
A pagina 12 avevo già intuito la storia, ma in un lampo di ottimismo mi son detta che certamente non poteva essere così scontata. In fondo c'è un limite a tutto, persino al romanzetto rosa.
Che poi, il romanzetto rosa ha la sua dignità, specie se declinato in romanzetto rosa stracciamutande. Ma qui di sesso manco l'ombra, anzi: il pudore mormone della Meyer a confronto è un film di Rocco Siffredi, per capirsi. 
Insomma, vado avanti e il libro si incammina diritto nella direzione che immaginavo. Ma non può essere, mi dicevo, non può, via. Siamo seri, non può un libro seppur edito dalla Newton Compton essere così banale! Che arrivino gli zombie sul finale a sbranare i due piccioncini? Che Sara si scopra lesbica? Che una tempesta solare distrugga Manhattan? NO.

Noia, noia, noia.
Secondo me se cercate sul vocabolario, sotto NOIA appare proprio la sinossi di questo libro. Sara è bacchettona e fastidiosa, non sa suscitare un briciolo di empatia. Ethan in compenso è patetico, sexy ma patetico e questa non è MAI una combinazione vincente.
Per tutto il tempo mi sono chiesta: ma perchè lo faccio? Ho i minuti di svago contati, non potrei applicarmi meglio?
Una vocina dentro di me mi ripeteva: "Magari migliora e se lo abbandoni non lo saprai mai!" Maledetto senso del dovere, mi freghi sempre! E va bene, l'ho finito... volete sapere che ne penso? Senza fare spoiler (buahahahahhahah! Divertente questa!) alcune piccole osservazioni:

1) La storia non è banale, è molto più che banale. E' tremendamente banale, così scontato che sembra compilato da un programma automatico di scrittura. I personaggi sono così mal descritti nei loro stati d'animo che non solo non si riesce a provare empatia nei loro confronti, ma nemmeno odio. Tipo che lei si meriterebbe di essere scaraventata dalle scale, ma non ho voglia manco di immaginarlo. Noia noia noia.

2) Io non mi stancherò mai di dirlo, mai. Vuoi fare il pizzicagnolo? Impara ad affettare i salumi. Vuoi fare il ragioniere? Devi studiare la contabilità. Vuoi fare lo scrittore? Cazzo, devi sapere l'italiano! Esistono altri modi verbali oltre l'indicativo, ne sei a conoscenza? Se non tu, cara Anna, almeno il tuo editor ne è conscio? Solo perché si scrive letteratura rosa, non è che per forza si debba immaginare il proprio pubblico come un'orda di minus habens e anche se fosse pure le scimmie possono evolversi se aiutate, non è così?

3) La simpatica protagonista fa la sua dichiarazione d'amore al riccone biondastro utilizzando spezzoni melensi di film da donna. Ora, già questa divisione di genere mi fa orrore ("Harry ti presento Sally" è un film da donna secondo voi? Intendendo da donna come dispregiativo, intendo), se poi considerate che l'apice del romanticismo qui si ottiene citando Meet Joe Black credo di essere autorizzata senza meno a vomitare in un angolo.

4) Mi sono capitate alcune recensioni e molte lettrici trovano il libro divertente. Non passabile, proprio molto divertente. Ora, donne, uscite subito di casa e fatevi una vita. Ve lo ordino. In alternativa, leggete Sophie Kinsella ed imparate. 

Ora, a margine di tutto ciò una mia semplice considerazione su me stessa. La devo smettere di voler finire a tuttti i costi un libro ancorché immondamente noioso o semplicemente brutto. Non ho il tempo sufficiente a leggere tutto quel che mi capita a tiro, ma nemmeno tutto ciò che voglio. Mi devo accontentare dei ritagli, ma che almeno questi scampoli siano di mio gusto. 
Detto ciò, mi addentro a Westeros per l'ultimo capitolo della saga di Martin edito in Italia, La danza dei draghi, che in genere non delude mai.

Sarà vero? 

 

 

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2 aprile 2015 4 02 /04 /aprile /2015 10:00

In genere ho un problema con i famosi che scrivono anche libri: non li leggo. Sarà che mi sale subito l'effetto Fabio Volo, sarà che mi immaino di ritrovarmi con in mano un libro di Barbara D'Urso o dell'ultimo calciatore che ha scoperto la verità in fondo ai fondi di caffè e si è dato al cattolicesimo spinto abbandonando il velinesimo, ma io no.

L'unica rilevante ecccezione che mi viene in mente l'ho fatta di recente per Marco Presta. Sarà perchè ho sempre trovato la sua ironia favolosamente sagace, delicata e tagliente allo stesso tempo, sarà perché spara certi titoli che di fantasia ne richiedono diversa, fattostà che mi sono lasciata convincere ed ho letto la sua ultima fatica, "L'allegria degli angoli".
A volerlo vedere così, da lontano, è un libro sulla crisi e sulla disoccupazione, sui geometri che non trovano uno straccio di lavoro e sulle storture dell'Italia.
E non è che non sia giusto così, il libro parla davvero di un geometra che si ritrova disoccupato in una Italia dove non si costruisce più o lo si fa senza le regole giuste, ma non è solo questo.
Lorenzo è un trentenne che si ritrova senza lavoro e senza amore, ma scopre di saper fare la statua vivente. Ecco, magari per il resto non è un granché, vive con la madre, ha amici scombinati, frequenta ancora il suo anziano professore delle medie in cerca di consigli esistenziali che non lo portano a nulla: ma come Faraone ballerino è imbattibile, il migliore di tutti.

La verità è che Lorenzo è il ritratto di una generazione che non riesce a fare quello che hanno fatto i genitori, e cioè cercare di costruire qualcosa che credevano gli sarebbe spettato di diritto. E invece no, invece le cose stanno andando diversamente e non è indolenza tipica dell'italico bamboccione: è la vita.

E per Lorenzo, inchiodato al cuore dagi occhi della signora Michelina che lo vedono ancora come il figlio promettente, non c'è peggior dolore che il sapere di non rendere fiera la madre. 
Molto italico, no?

Non è un libro sulla crisi, è un libro sul maschio italiano. 
Che alla fine però, c'è da dirlo, ce la fa a cambiare se stesso. 
Forse.
O forse sono io che c'ho letto l'ottimismo, non lo so.
So solo che il libro si legge con la semplicità con cui si beve un bicchiere d'acqua fresca.

Provatelo.

 


 

 


 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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