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13 febbraio 2013 3 13 /02 /febbraio /2013 18:11

writing-2.jpgL‘italiano è una lingua bellissima, complessa e molto strutturata. Una lingua fatta di tempi e modi, di mille sfaccettature e regole grammaticali. Una lingua difficile da studiare, ma molto apprezzata per la sua musicalità e completezza.

Una lingua storica, in cui si cantava la lirica e si esprimeva il bel mondo che fu.

Ma se l’italiano è una lingua davvero così bella, come mai proprio noi italiani sembriamo così ansiosi di bistrattarla e trasformarla in una accozzaglia di neologismi mutuati o partoriti dalla mente di qualche sadico?

Ma andiamo per ordine.

 

Inglesismi.

Dico io, l’Italia è il paese in cui nessuno conosce l’inglese, in cui un povero turista abbandonato che non sia dotato di ottimo navigatore è costretto dagli eventi a girare in tondo piangendo e sperando in un’anima pia che mastichi quattro parole in croce della lingua di Albione. Eppure, nonostante questo cimitero di ignoranza, tutti, ma proprio tutti vogliono avere il piacere di ficcarsi in bocca almeno un paio di paroline inglesi.

Spesso fuoriluogo.

Spesso corredate da parole in dialetto.

Spesso inutili, perché esiste una parola italiana più esaustiva.

Esempio n.1 (non grave)

“Ti sei segnato le cose da fare?”

Sì, ho fatto una checklist!”

Esempio n. 1 (grave)

Ti ho foruuardato un allegato, l’hai visto?” 

(No, sono svenuta nel frattempo, non ho potuto)

 

Neologismi

L’italiano ha una varietà sconfinata di parole, dote che ci è riconosciuta da più di un libnguista nonché dal peso notevole del dizionario. Ma  a molti tutto ciò non basta e si devono inventare termini nuovi, tutti loro e con un fascino tale da ritenere di doverli usare sempre, anche e specialmente fuori luogo.

In genere non si tratta di parole errate, solo brutte o estremamente sgradevoli, più o meno come le unghie che graffiano la lavagna.

Esempio n.1 (non grave, ma orrido)

“Hai un attimino?”

“NO.”

Esempio n.2 (terribile)

“Ti puoi agendare quest’appuntamento?”

“…”

“Te lo agendi si o no?”

Sììììì, agendami tuttaaa!”

 

La grammatica, please.

La grammatica è importante, e non solo a scuola. Se vi è morta la maestra in seconda elementare e non ve l’hanno mai sostituita, non prendetevela con me. Io ho avuto un professore di grammatica così fissato da segnare errore grave (penna rossa!) l'apposizione di un numero di puntini di sospensione diverso da quello corretto. Che è tre.

Importante: NON ESISTE SOLO IL MODO INDICATIVO.

E soprattutto non esiste solo l’indicativo presente, ma tutta una sfumatura di modi e tempi che si configurano come un mondo da scopire. Non ci credete?

Eppure è così.

E anche se il congiuntivo è sul letto di morte, ucciso soprattutto dai conduttori televisivi che ci inciampicano menco avessero la coda, vi posso assicurare che c’è ancora speranza!

 

 

Io all’italiano corretto ci tengo. Non che si debba sempre parlare in punta di forchetta, ma la confidenza tra le persone secondo me non deve per forza generare la morte per inedia della lingua italiana. A meno che davanti non abbia una forma di vita al di sotto dell’ameba non mi eprimo a monosillabi. Odio anche chi parla ai bambini piccoli come fossero deficienti, immaginate un po’.

Insomma, conoscere l’italiano e parlarlo  (non parliamo di scrivere che è meglio) correttamente è, secondo me, una forma di rispetto.

Capisco che parlare di rispetto in un mondo in cui questa parola non ha più nessun significato è complicato,, ma qualcosa si può fare.

Cosa? Fare come faccio io, ad esempio.

Mi si rivolgono in una maniera che ritengo non adeguata?

“Scusa, non ho capito. Puoi ripetere in italiano?” oppure “Se non parli italiano non capisco.”

Qualcuno ride, i più se la prendono e si correggono.

Prima o poi, stando all’Amoremio, mi prenderò un pugno in faccia.

 

Ma non mi arrendo…

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11 febbraio 2013 1 11 /02 /febbraio /2013 08:32

audrey-hepburn-bampw-book-reading-vintage-Favim.com-125346Quando ero piccola la lettura era il mio rifugio. Un posto solo mio, al riparo dagli eventi, dove l'imprevisto correva solo tra le righe e non poteva toccarmi se non sulle ali dell'empatia. Leggere era la mia piccola isola, un posto che nel mio cervello solo mio, dove nessuno poteva entrare e che potevo controllare a mio modo.

Leggendo Jane Eyre a nove anni mi faceva piangere la solitudine della protagonista e mi terrorizzavo all'idea della moglie pazza che vive in soffitta, salvo poi essere felice e saltellante quando il signor Rochester (zoppo e mezzo sbruciacchiato) sposa la protagonista.
Ingenua bambina, sì che fece un bell'affare.

Ma che leggi? E' per i compiti?”
No, è perché mi piace.”

Così venivo bollata come strana dai compagni di classe più popolari, tanto da venire relegata tra gli sfigati che passavano la ricreazione seduti sul muretto in fondo al cortile. Ma nemmeno questo ha posto un freno alla mia passione.

Ho popolato librerie, riempito scaffali, odiato bibliotecari e fatto amicizia con signore piccole piccole che odorano di borotalco e che conoscono la classificazione decimale Dewey a menadito. Ho avviato amici e fidanzati recalcitranti alla lettura, per poi fargli scoprire un mondo nuovo, diverso.

Perché leggere è una finestra sul mondo, è essere un giorno pirata e un giorno Obama restando comunque sempre se stessi. E' volare in alto, vivere mille avventure seduti sul divano di casa, costruire castelli in aria ed esercitare il cervello a sognare.

Certo, la scuola italiana che obbliga alla lettura de I promessi sposi alla velocità di due pagine la settimana, con tanto di esegesi del testo e compiti in classe, non aiuta eh.
Ma io ero anarchica anche in questo: se a scuola mi davano come compito di leggere un libro, io per presa di posizione non lo leggevo. MAI. E come finivano I promessi sposi l'ho scoperto grazie al Trio.
E questo ha sempre indispettito alquanto le mie insegnanti d'italiano, anche se poi alla fine capitolavano sempre.
Certo, non tutti possono avere avuto la fortuna di una maestra come la mia in quarta elementare. Aveva istituito un'ora di lettura due volte la settimana. Potevi portare un libro o prenderlo dalla biblioteca. Potevi anche non far nulla, ma dovevi star seduto composto e in silenzio.
Potevi leggere Topolino oppure Le avventure di Jim Bottone.
O quello che volevi tu.
Poi non c'erano compiti, riassunti, test.
Niente.
Era solo il puro piacere di leggere, di dire al tuo compagno “Leggilo, è bulo!” (nda. Bulo=molto bello in perugino)

Chi mi dice “Non mi piace leggere”, è solo un cucciolo che s'è perso per strada senza trovare chi lo aiutasse, una povera anima da indottrinare. Oppure una personaccia con cui, chiaramente, non ho nulla in comune.

Non mi piace leggere” è un pregiudizio, un non aver mai provato ad astrarre, ad immaginare e perché no, a sognare. Chi non ama leggere non saprà mai nemmeno sognare, lo penso davvero. Dovrà nutrirsi di sogni preconfezionati e predigeriti, creati apposta per lui da chi se ne intende.
Chi non ama leggere si perde un pezzetto di mondo, un momento per sé, un soffio di vita. Perde l'immaginario, la possibilità di costruirsi un mondo a misura propria, non capisce che leggere è vivere.

 

Chi non ama leggere, francamente, non sa cosa si perde.

 

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9 febbraio 2013 6 09 /02 /febbraio /2013 15:58

diario-di-una-schiappa-mancarsi-limonov-le-no-L-rVa5Kv.jpegSono da sempre contraria a quei libri piccoli, scarni, poco più che racconti, che ti vanno via in un’ora o poco più salassandoti ben bene il portafoglio.

C’è stato un tempo, a dire il vero, in cui avendo pochi soldi in tasca e una velocità di lettura imbarazzante sceglievo i libri a peso, calcolando il rapporto prezzo/n. di pagine come indicatore di bontà letteraria. Oggi sono leggermente cambiata, non tanto per la disponibilità economica (sempre scarsa), ma grazie all’ebook reader e allo smercio in rete.
Così mi è capitato tra le mani questo libricino piccino picciò di non più di 90 pagine.
Sottile, sì.
Ma l’autore è quel Diego De Silva di cui avevo già avuto modo di parlare in un’altra occasione e che già in precedenza mi aveva colpito per una assonanza di pensieri strabiliante. Fossi in lui mi preoccuperei e andrei da uno bravo.

Ma veniamo al libricino in questione, che si rivela interessante fin da titolo: Mancarsi.
Mancarsi può corrispondere ad una nostalgia reciproca, e quindi presumibilmente all’essersi trovati e poi persi, ma anche al non cogliersi mai, nel gioco cinico, terribile e quotidiano a cui la vita ci sottopone senza che noi ce ne accorgiamo. Ma siccome si può sentire la mancanza anche di qualcosa che non si è mai avuto, tutte le supposizioni tornano al punto di partenza: impossibile non leggerlo.

La storia che racconta e che trovare riassunta qui, è quella di Irene e Nicola, una storia semplice: due persone, sole per diversi motivi, ruotano intorno allo stesso bistrot senza incontrarsi, ma cercandosi inconsciamente.
Ed in questa storia, semplice eppur d’effetto De Silva regala un’analisi sull’amore, su quello vissuto e su quello immaginario, su quello finito e sull'amore che poteva essere ma non è mai divenuto, in un carnevale di riflessioni ed associazioni mentali contagiose, intriganti ed esigenti.

Se gli devo trovare un difetto è proprio la lunghezza. All'improvviso, quando il romanzo dovrebbe prendere quota ed involarsi verso l'alto... finisce. Finisce e ci lascia così, un po' attoniti ed intontiti dalla somiglianza delle nostre vite con quelle di Nicola e Irene.

Ve lo consiglio come si consiglia una fetta di torta fatta in casa.

 

Assaggiatelo.

 

 

 

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26 gennaio 2013 6 26 /01 /gennaio /2013 16:47

 

rsz_book314-wildwood-book-colin-meloy-carson-ellis.jpgSono una grande consumatrice di fantasy ed in genere non vado molto per il sottile.
Ho letto un po' di tutto, da opere molto blasonate e strettamente fantasy come mastro Tolkien, alla Rowling e Terry Pratchett, proseguendo poi con Neil Gaiman e l'onorevole e prolisso Mr. Martin.
Ho letto anche Licia Troisi con un certo godimento, non vado per il sottile io.
E poi ci sono le nuove leve, ma per il momento sorvoliamo.

Son abbastanza di bocca buona quando si tratta di questo genere letterario, che coccola il bambino che vive in me e mi aiuta ad affrontare meglio le giornate di pioggia.
Capirete quindi che non potevo lasciarmi scappare Wildwood, opera prima di un giovane scrittore Meloy Colin, primo di quello che si preannuncia essere una saga e campione d'incassi.
Ne ero molto curiosa per diversi motivi, prima fra tutte l'idea romantica e un po' vintage delle illustrazioni, opera della moglie dello scrittore, Carson Ellis.
In seconda battuta, mi attirava l'idea di una nuova saga che andasse a prendere nel mio cuore il posto di Harry Potter. Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono belle, sì, ma diciamocelo: non sono affatto confortanti, ma anzi assomigliano ai telegiornali attuali in versione medievale e io necessito di svago.
Per migliorare il tutto, le recensioni che lo definivano un libro fantasy, dal sapore ecologista, per i bambini di tutte le età. Edito da Salani, per di più, una casa editrice di cui sono feticista.
E poi le vendite strabilianti: possono tutti questi lettori sbagliarsi?
A quanto pare sì.

Perché io, proprio io, che sono in grado di divorare qualunque porcheria fantasy mi sono arresa davanti ad un libro noioso e, sinceramente, anche adeguatamente sciocco, di cui trovate il riassunto qui.

Prima di tutto la protagonista, Prue. Alcuni l'hanno accostata a Coraline, ma evidentemente erano ubriachi. Prue è odiosa e fastidiosa come un protagonista di Masterchef Junior e interessante ancor di meno. Per tutto il libro speri sempre che un'aquila gigante se la porti via per nutrire i cuccioli.
E poi, gli animali parlanti della foresta. Ve lo immaginate voi il re degli uccelli? No, non è un libro porno. No, è un gufo. Gigante. Facile da immaginare, vero?
Facile come immagnare Antonio Banderas disquisire con una gallina. 

Insomma, il libro mi è sembrato un frullato di molti libri già letti. Un po' di Gaiman, un pizzico abbondante di Tolkien, e (perché no?) una spruzzatina di Road Dahl per renderlo più ironico.
Peccato che i copia ed incolla non vengano mai bene.
Leggerlo? Insomma, anche no.
Un bel prodotto, con una bella confezione, ma con poca sostanza.
Oppure sono io che sono invecchiata, o che ho perso di vista il fanciullino che vive in me. Può essere, eh.

Attendo altre opinioni...

 

 

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17 gennaio 2013 4 17 /01 /gennaio /2013 14:48

la-corsa-delle-onde.jpgEra da molto che non leggevo un libro "di carta", ma ilr egalo di Natale di una amica, un buono da spendere in libreria, mi ha fatto approfittare dell'occasione per leggere questo libro, introvabile per ora in ebook. Chi l’avrebbe mai detto qualche tempo fa che sarei diventata una fanatica del digitale?

Ero ansiosa di leggerlo, perché la Trilogia dei lupi di Mercy Falls, della stessa autrice, Maggie Stiefvater, resta tra i miei libri preferiti. La copertina, come potete vedere, è molto bella, la storia invece la trovate comodamente riassunta qui.

C’erano tutti i presupposti per una piacevole lettura, eppure.

Eppure, eppure nonostante la mia stima per la scrittrice, diversi appunti non posso evitare di farli:


1) La storia è particolare ed interessante, un misto tra realtà, fiaba e mito. Molto bella l'idea dei capall uisce, i cavalli d'acqua, creature così belle e letali da essere mitologiche. Notevole anche, come al solito, la connotazione dei personaggi. Eppure aleggia in tutto il libro un senso di incompiutezza della storia, una sorta di mancanza di credibilità. Paradossalmente, l'idea dei lupi mannari risultava più "vera", questa voltal'idea di destrutturare e cambiare le carte in tavola davanti ad un mito non dà gli stessi risultati. Del resto, non tutte le ciambelle possono riuscire col buco.


2) Perchè il finale deve essere così sfacciatamente buonista? Se è vero che già da metà libro era facile per il lettore di media intelligenza intuire l'happy end, perché non regalare alla Corsa dello Scorpione più pathos e dramma? Perché i buoni devono vincere (con banalità) su tutta la linea?


3) Ho trovato diverse pagine rotte, sembravano tagliate col seghetto. Lo so che non è colpa del libro singolo, ma della Rizzoli anche sì. Ora, se si paga un libro quel che sta bene, e pure di più a volte, mi pare sia lecito almeno pretendere che sia integro e correttamente leggibile. E siccome non è la prima volta che mi capita, non posso fare a meno di pensare che la mancanza di cura sia uno dei motivi per cui l’editoria non naviga in acque floride. Devo sottolineare quanto siano fastidiose per una feticista del libro come me queste cose? No? No.

 

A parte questi piccoli appunti, si tratta sempre di un libro molto godibile e ben scritto, piacevole sia per gli amanti del fantasy, sia per coloro i quali amano le storie d’amore col lieto fine.

Da leggere, certamente.

 

Magari aspettando l’edizione economica.

 

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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 13:22

book-books-reading-vintage-Favim_com-140468.jpgDa una vita soffro ciclicamente di insonnia e quando mi prende devo farci i conti, trovando il modo per intrattenere il cervello senza buttarmi nei miasmi dei brutti pensieri che iniziano ad affiorarmi al cervello nell’atto di girare e rigirare nel letto.

E quale metodo migliore della lettura?

Tra l’altro mi concilia anche (leggermente, eh) il sonno.

Ed è così che ultimamente ho alzato il ritmo già elevato di lettura, scoprendo due piccole chicche che non posso esimermi dal consigliare.

 

Il primo è un libro abbastanza recente, uscito a marzo 2012 ad opera di un giovane scrittore riminese, Marco Missiroli: “Il senso dell’elefante”.

Da tanto un libro non mi colpiva così, centrando in pieno il cuore. E dire che non mi aspettavo niente, non avevo letto nessuna recensione, l’ho selezionato dal lettore ebook per la lunghezza: né troppo breve, né eccessivamente lungo. Buono per una notte insonne, insomma, e me lo sono finito davvero in due soli giorni, divorandolo e facendo mie le emozioni dei personaggi che compongono questo libro corale.

Non sto a raccontarvi la storia, la trovate comodamente recensita qui, ma vi dico solo che vale la pena.

E io non sono una che si accalora così facilmente per un libro, anzi sto sempre a fargli le pulci.

Eppure, stavolta è così.

 

Di diverso impatto emotivo il secondo, ma comunque meritevole e divertente. Sì, divertente e particolare. Si tratta del primo libro di una trilogia tutta francese, dell’autrice Katherine Pancol: “Gli occhi gialli dei coccodrilli”. Divertente, mai banale, con personaggi molto vivi ed attuali, senza stereotipi. E’ un giallo? No. E’ un romanzo romantico? Non proprio. E’ un dramma? A no!

E allora? E’ tutto mischiato, condido con la certezza dell’happy end.

Riconcilia con la vita e con gli altri, fa passare i brutti pensieri e lancia l’ottimismo alle stelle.

Ottimo, davvero ottimo contro l’insonnia.

Anche in questo caso non vi faccio spoiler né recensioni, vi lascio solo il mio apprezzamento.

Ma sto divorando il secondo, quindi merita.

 

E voi, avete consigli per me?

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29 settembre 2012 6 29 /09 /settembre /2012 16:19

 

Una-gita-fantastica-copertina.jpgMi chiama mia madre in preda al panico: “Tua cugina Federica compie gli anni, cosa le regaliamo??”

 Mamma, qualcosa troveremo...”

Ma ha 13 anni, è una teenager! E lo sai come sono i ragazzini oggi! Sono terribili”

Mamma, a parte che Federica non è terribile, lo sa che quando parli inglese mi fai paura? Forse dovresti smettere di vedere i programmi della De Filippi...”

...”

..”

 

Insomma, alla fine me la sono presa io questa gatta da pelare, ma solo perché avevo già la soluzione in tasca. E tutto grazie ai libri de L'isola dei ragazzi, casa editrice napoletana attiva da oltre dieci anni nel settore ragazzi, e che pone attenzione all’attualità con uno stile chiaro e diretto. Inoltre, attraverso le tante collane, affronta i grandi temi dell’ambiente, della salute, della legalità, dell’arte e della spiritualità, favorendo il dialogo dei ragazzi col difficile (non solo per loro) mondo degli adulti.

In più, proprio in questi giorni è uscito “La gita fantastica”, secondo capitolo della serie “Naturalmente Viola” della scrittrice e blogger Claudia Traversa che lacasa editrice L’isola dei ragazzi dedica alle teenagers.

La protagonista è Viola Desideri , una tredicenne amante degli alberi (adora disegnarli) che vive questa passione con i colori accesi propri della sua età e che vive tutto, amori, amicizie, scuola e famiglia, con la tempesta di sentimenti tipica dell'adolescenza. C'ha anche una pagina Facebook, come tutte le ragazzine.

Dalla fine del primo libro, “La festa di Halloween” ritroviamo i personaggi già tanto amati dai lettori alle prese con la quotidianità, fino a quando il bel Thomas annuncia a Viola la sua partenza per un soggiorno studio di tre mesi a Madrid. Questa notizia destabilizza a tal punto la ragazza che, durante una gita scolastica in una riserva naturale, conosce Luk, una guida del parco, un ambientalista più fanatico che coscienzioso, e si lascia coinvolgere in un’avventura pericolosa.

Che dite, glieli regalo tutte e due??

 

Certo, non si tratta di grandi classici, ma in un mondo come il nostro che fa di tutto per portare i ragazzini lontano dalle meraviglie della lettura, si tratta di un buon viatico.

Riconoscendosi in Viola, Federica potrà perdersi nel suo mondo, tanto vicino al suo , e iniziare ad appassionarsi alla lettura.

Inoltre, in accordo con l'animo ambientalista di Viola e di tutto il libro (e anche il mio) la casa editrice L’isola dei ragazzi ha deciso che tutte le copie di “Naturalmente Viola” sono e saranno stampate su carta ecologica con procedimento FSC.

 

Perché un libro, anzi due? Perché non mi voglio arrendere.

Non voglio pensare che sia una causa persa, non voglio regalarle un videogioco o una trousse con cui pavoneggiarsi in classe. Anche se così mi vorrebbe più bene, eh.

Ma magari mi ringrazierà più avanti!

 

Speriamo...

 


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6 settembre 2012 4 06 /09 /settembre /2012 17:34

sadomaso_4619.jpgQuest’estate contrassegnata dal Pulcino Pio e dalla sua voce fastidiosa, dalla calura fuori ordinanza e dalle ripercussioni di una crisi che siccome si trova bene in Italia s’è fermata per un po’, è quasi finita.

L’estate sta finendo e un anno se ne va, cantavano i Righeira in pigiama con le spalline quadratiche e dimenando i piedi.

 

E in quest’estate caratterizzata da poche amenità e da molto malumore, che cosa rimarrà?

Ma ovviamente lui, il libro più venduto nella storia della letteratura!! Chi?

Come chi? Ma dove vivete, su Marte???

No, non Jane Austen.

Nemmeno Kafka, o Tolstoj.

Nemmeno Herman Melville e la sua balena bianca, no.

Neanche la Kinsella, pensate un po’.

No.

Lui, il romanzo erotico per casalinghe disperate, l’harmony con il frustino e la mascherina sadomaso, il pruriginoso tormentone dell'estate, lui: Cinquanta sfumature di grigio.

Un libro che, vorrei ricordarlo, l’autrice ha confessato di aver scritto ispirata da Twilight.
No, capite? Da TWILIGHT.
E i Maya poi non devono aver ragione???

 

Comunque, alla fine, sì: l’ho letto pure io.

Sì. In ebook, ma l’ho letto.

E ci ho messo solo tre giorni.

Mi rifiuto di raccontarvi la storia, andate su Wikipedia e fatevi una vostra cultura pop personale, evolvetevi caspita!

Di seguito l’analisi.

 

Perché non mi è piaciuto

I personaggi sono tagliati con l’accetta ed hanno lo spessore dei protagonisti dei fotoromanzi che a nove anni leggevo sul giornale di Barbie. Lui bello, ricco da schifo e tormentato, con gusti particolari. Lei bella e ingenua, candida e vergine come un giglio. Vabbè.

- Il libro sottende per tutta la sua durata un sottile giudizio negativo sulle pratiche sessuali “particolari”, come se il vero amore potesse esprimersi solo alla missionaria-io-sotto-tu-sopra-che-palle (op.cit.)

Anastasia, aka Ana, è l’eroina di un romanzo più odiosa che abbia mai incontrato. Tipo che la comprerei per picchiarla io al posto di Mr Grey. Ed infatti alla fine del libro quando lui la picchia, le sta pure bene. Non solo è palesemente anoressica e con i neuroni che giocano a bocce nel cervellino vuoto, ma è anche e sicuramente stitica. E anche vergine.   

La traduzione è fatta così male che mia sorella pensava di aver sbagliato il segno tra una riga e l’altra. Io, semplicemente, schiumavo davanti alla morte del congiuntivo e del condizionale, augurando morte certa e dolorosa ai fautori del tutto-al-presente-che-siamo-gggiovani. Anatema perenne!

Questi trombano così tanto da derubricare il genere del romanzo da erotico a fantascienza.

E’ lungo. Parecchio. E alcune parti sono mostruosamente inutili.

 

Perché mi è piaciuto.

E’ perverso.

-  La scena del primo rapporto orale di Ana è una delle pagine più divertenti della letteratura comica di sempre.

 

Come potete ben notare, le critiche superano di molto gli aspetti positivi.

E non è una sorpresa.

Ed infatti sto leggendo il secondo.

 

 

Evidentemente c’è un po’ di Christian Grey in me.

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19 aprile 2012 4 19 /04 /aprile /2012 19:43

 

 

Io il fantasy lo amo sin da piccola in tutte le sue più sfumate accezioni.

Dalle storie di folletti ai troll appostati sotto i ponti in attesa di tributo, alle fate con le ali luccicose passando per i draghi da cavalcare al galoppo per i cieli.

Tuttavia, un po’ per mancanza di conoscenza, un po’ perché intorno a me (erano gli anni’80) di librerie non ce ne erano, il massimo con cui s’è potuta scatenare la mia fantasia è stata “La storia infinita” di Micheal Ende, donmo della mia maestra di quarta elementare..

Che non è poco, specie considerando che si tratta dell’edizione a duie colori.

Crescendo, e anche quando grande c’ero diventata da un pezzo, il fantasy non mi ha più lasciato.

 

Da “Il Signore degli anelli” alla Saga di Shannara, passando per i libri di Licia Troisi, Neil Gaiman , Philip Pullman e le sue “Queste oscure materie”, con alterne vicende e fortune (a voi il giudizio) non mi sono fatta mancare nulla.

Nemmeno J.K. Rowling ed il suo maghetto occhialuto.

 

Finchè sono approdata a “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di George R.R. Martin: ed è stato amore a prima pagina.

E dire che l’avevo snobbato per molto tempo nonostante le critiche entusiaste dei miei amici (sì, ho amici più nerd di me). Ed anche quando è uscita la prima serie su Sky ho storto il naso, non volevo quasi vederla perché secondo me è una scemata.

Poi mi sono fatta convincere.

E per fortuna.

 

Perché il telefilm è bellissimo, ma più bello di tutto è l’opera omnia di Martin.

Che non è ancora finita, nonostante l’importante numero di volumi.

Tralasciando la sterile polemica con la Mondadori, rea di aver spezzettato i libri di Martin per renderli più appetibili ai lettori (o per guadagnare di più… vergogna!!), siamo oramai a quota 5 nei paesi anglofoni e 10 in Italia (ma per raggiungere gli USA mancano ancora due libri).

Voluminoso.

Parecchio.

Ma, credetemi, ne vale la pena.

 

Non si tratta di un’opera fantasy in senso stretto, ma di quello che negli anni’40 si sarebbe chiamato kolossal. Dentro c’è tutto: politica, amore, guerra, lotta per il potere, sesso, violenza. Ma anche grandi ideali, riflessioni sulla natura umana, morte.

E draghi. Sappiatelo, ci sono i draghi.

E sappiate anche che Martin non ha paura di far morire i suoi personaggi, siano eroi o malandrini, protagonisti principali o di comparse.

Non affezionatevi a nessuno.

Mai.

 

Se proprio non volete attaccare i suoi libri (che io leggo nell’edizione raccolta URANIA, come una vera nerd che si rispetti), dall’11 maggio su Sky Cinema 1 inizia la nuova stagione (libri 3 e 4) che come la prima si preannuncia devotamente fedele al suo creatore e con un immaginifico mondo tutto da visitare.

 

Io, sappiatelo, sono in fissa.

 

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24 febbraio 2012 5 24 /02 /febbraio /2012 13:50

reading-is-cool.jpgCara Mondadori,

 

mi permetto di scriverti nonostante la tua attuale proprietà non sia esattevolmente di mio gradimento perché ho un gran rispetto per la tua storia e di quello che hai fatto per l’Italia. Ti scrivo perché con l’introduzione degli Oscar Mondadori nel 1965 hai cambiato per sempre la possibilità di accesso alla cultura, e l’hai introdotti con Addio alle armi, mica con un Moccia qualunque.

Tutti i martedì mia mamma andava in edicola e con 350 lire si portava a casa non solo un libro, ma un sogno, un grande classico, un universo nuovo e di questo ti sono grata.

Ti scrivo come se tu fossi una entità astratta, anche se forse dovrei  scrivere a qualche Manager d’alto bordo o Direttore Generale o CEO come si usa dire ora, perché stai da talmente tanto tempo in casa mia da sembrarmi una forma di vita indipendente.

Vengo al dunque, cara Mondadori. In libreria, cercando un regalino per il non-compleanno di mia sorella ho notato che hai creato una nuova collana, i cd. NUMERIPRIMI.

Queste edizioni, a detta della commessa, vengono dopo il cartonato per libri che hanno avuto un discreto successo di pubblico. Non solo, ma precludono nella maggioranza dei casa la nascita del tascabile, che così ha la sua morte civile.  

 

Cosa non mi piace? Prima di tutto, il prezzo. Mi sembra che € 13,00 sia un costo davveo eccessivo per un libro non cartonato, tenendo conto che € 13,00 corrisponde più o meno alle vecchie ventiseimilalire. Io capisco far pagare così un libro di Morelli, chi lo compra si meriterebbe di pagare pure di più, ma in generale mi sembra eccessivo.

E poi, cara Mondadori, van bene € 13,00 a libro, ma la rilegatura a caldo fatta in quel modo lì? E la carta? Lo vogliamo dire com’è questa carta? No, perché se fosse carta riciclata e eco-chic, io potrei anche starci, ma non lo è. E’ solo brutta, di pessima qualità, rigida e pesante. Lo so che per la maggioranza delle persone le pagine dei libri sono solo pagine dei libri, ma ci sono anche i malati come me, sai?

E poi questio libri c’è bisogno di scriverli in Arial 48? Solo per fare più pagine (e giustificare il prezzo)? Ora, capisco non far diventare ciechi i lettori, però una via di mezzo.

Non trovi?

 

Lo so che non sei solo tu, cara Mondadori, che fai questi prezzi, ma rivesti sempre una bella fetta del mercato dell'editoria senza contare collegate e affini, e allora qualcosina potresti farla.

Ecco.

Potresti fare la differenza.

Anche in nome della tua storia.

Ma, immagino, ci siano impossibili regole di marketing e supercazzola che te lo impediscono.

Vero?

Perchè fare tascabili dei libri più venduti se si possono guadagnare più quattrini?

 

E poi mi chiedono perché sono passata agli ebook…

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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