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20 gennaio 2012 5 20 /01 /gennaio /2012 16:45

art_stieg-and-eva_300.jpgIl nome di Eva Gabrielsson non dirà nulla ai più, ed è normale che sia così. Per quanto sia una giornalista e scrittrice, la sua fama lavorativa non è mai uscita dalla Svezia.

Sono sicura però che il nome di un altro svedese vi dirà qualcosa: Stieg Larsson.

Ah! Lui lo conoscete, eh? Certo, dopo l’IKEA la Trilogia di Millenium è la cosa più svedese che salta in mente, visto il suo successo planetario e la (nuova) recente trasposizione cinematografica che vedrà protagonista nei panni di Mikael Blomkvist il notevolissimo(issimo) Daniel Craig.

 

Bene, Eva Gabrielsson è la sua compagna storica.

 

La loro storia è ormai nota. Stieg Larsson muore di un infarto facendo le scale nel 2004.

Triste destino, lui perseguitato dai gruppi filonazisti per il suo lavoro, sempre attento e sotto protezione, muore facendo le scale.

Poco dopo esplode in tutto il mondo il caso letterario Millenium, che polverizza qualsiasi record di vendite. Peccato che il suo autore non possa godere di tanta gloria e completare una serie di libri che da dieci rimarranno per sempre tre.

Peccato anche che Eva, compagna di Larsson da 32 anni, veda portarsi via tutto dalla legge svedese: i due non erano sposati, ergo lei non è erede del suo compagno. E tutto, diritti d’autore compresi, passa in mano al padre ed al fratello dello scrittore. Anche se non si vedevano né parlavano da decenni. Questa è la legge.

Bello.

Molto bello.

E dire che siamo nella civilissima Svezia. 

Tutto il mondo è paese a quanto pare.

Ma Eva, che non è donnina facile, non si arrende. Spunta fuori un quarto libro, che nel frattempo  vale oro, e che non si sa se esista o meno. I parenti serpenti chiedono il sequestro del PC del povero Stieg e lei risponde picche. La guerra legale che ne è uscita dura tutt’ora e mi fa tremare i polsi, perché Eva non vuole soldi, ma maggior tutela per l’eredità artistica del suo compagno. Non vuole carrozzoni mediatici, feticci o tazze e mouse pad ispirati a Millenium. Come darle torto?

L’avidità umana non ha limiti, e questa vicenda lo dimostra.

 

Oggi, a otto anni dalla morte di Stieg Larsson, Eva torna con un libro che è più di una autobiografia,è la loro storia. Sono loro.  Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millenium Trilogy è il suo titolo, arriva in Italia dopo aver furoreggiato in altri 20 paesi, e per gli appassionati contiene anche alcuni retroscena sul famoso quarto libro e sulla sua trama. Libro che, mi spiace, non verrà mai pubblicato.

Il perché lo racconta Eva nella sua intervista a Io Donna in edicola domani.

 

Quel che posso dire io è che la loro storia mi mette sempre tristezza e su fronti diversi. Il fatto che Larsson non abbia mai potuto godere del suo successo è davvero triste, ingiusto e ingiusto ancora. Ma quello che è successo ad Eva è persino peggio. Ha perso l’amore della sua vita, ma non solo. E se questo accade nella Svezia dei diritti assicurati, cosa mai accadrebbe qui in Italia, regno sovrano del Papato e della sua morale contorta?

Cos’è che rende meritevoli più della compagna dei parenti con cui non si parla da decenni e con cui non si hanno (né vogliono rapporti)? Il legame di parentela? Il sangue? La stipula di un contratto come il matrimonio avrebbe ucciso qualsiasi pretesa parentale. Ma loro non si sono mai sposati, perciò per la legge 32 anni passati insieme non valgono nulla.

 

Questa storia mi ricorda quella di Alessandra Biancalani, compagna da 12 anni di una delle vittime della strage di Viareggio del 29 giugno 2009  che in qualità di convivente non è stata ammessa al risarcimento previsto per i parenti. Preso dall’ex moglie. Che non è che abbia detto no, eh.

 

Ed il Papa annuisce.

Perché le cose, giustamente, vanno fatte a modino rispettando diktat  imposti dall’alto. Zitti e muti, e poco importa il valore di un amore che dura per tutta la vita.  Se non hai il pezzo di carta nulla vale e la tua rilevanza è assimilabile a quella del postino.

 

Ora, io sarò anche di parte, ma vi sembra giusto?

 

 

A me, no…

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19 gennaio 2012 4 19 /01 /gennaio /2012 13:07

logo.jpgBabbo Natale, nella veste dell’Amoremio, mi ha regalato l’ebook reader tanto desiderato ed agognato.

Ma non uno qualunque, un bellissimo Sony PRS-T1 bianco come la neve.

Fa tante cose in più, tipo il Wi-fi (e tante altre che ancora non ho scoperto, mica posso leggere il libretto d istruzioni, vi pare?), e poi è proprio leggero, bello, invitante.  Senza considerare la meravigliosa opportunità di poter portare con sé nella borsa l’equivalente di uno scatolone di libri.

Un vero feticcio, insomma.

All’inizio ero scettica, è vero.
Molto più che scettica.

 Come si possono abbandonare i vecchi cari libri di carta?

Come si può far a meno del loro profumo, di sfogliare le pagine e di sentirle sotto le dita?

Come? Come?

 

Poi l’ho preso, l’ho provato, e devo dire che è stato molto meglio di come mi aspettassi. Se all’inizio lo volevo solo ed esclusivamente perché occorre arrendersi all’avanzare della tecnologia, ora mi piace proprio. Non da abbandonare totalmente il cartaceo, ma diciamo che lo trovo un ottimo integratore.

Ha lo schermo non illuminato come un PC, il mio fidanzato l’ha chiamato e-paper facendolo sembrare ancora più chic, ma ha bisogno di una fonte di luce per poter leggere. Proprio come con il libro di carta, insomma.

Ve lo devo dire?

Sono innamorata. E me lo porto sempre con me, coccolandolo e mostrandolo in giro.

Il mio tessssoro.

Anche perché, diciamocelo, in internet si trovano quasi tutti i libri belli e pronti per essere letti.

Gratis.

Sì, gratis.

Non vi dico dove, no, ma basta che cerchiate su Google “siti per scaricare ebook gratis italiano” ed il gioco è fatto. Per esempio io ora mi sto dedicando allegramente alle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, tutte inserite nel mio comodissimo e piccolissimo Sony.

Amorino mio.

 

Illegale? Sì, certo. Molto.

Ma far pagare un libro € 22,00 invece non lo è?

Secondo me sì, specie a me che leggo più di 80 libri all’anno (ndr. dati certificati dalla mia pagina di Anobii, se non ci credete controllate pure).

E specie considerando che:

-  Molte edizioni, dal costo paurosamente vicino ai € 20,00, fanno schifo. Si scollano le pagine, sono semplicemente cartonate e non rilegate, e curate da schifo. Vogliamo poi parlare delle traduzioni? Vogliamo? No, meglio di no.

-  All’autore va al massimo il 5% del prezzo di copertina. Questo vuol dire  se, mettiamo, Wilbur Smith prende il 5%, lo scrittore novellino prenderà, se va bene, il 3%. Ed il resto? Il resto se lo ciucciano distribuzione/editore e compagnia cantante. Pure il libraio? Sì, ma in percentuali così misere che avere una libreria è più antieconomico del Leftorium di Ned Flanders.

-   La matematica non è un’opinione: 80 x 20,00= € 1.600. Chiaramente non posso permettermelo, almeno finché non decide di iniziare la carriera di signorina da marciapiede. E alla mia età, francamente, sento di non aver mercato.

Non fate i perbenisti, non dite: “Eh, ma allora c’è la biblioteca!”

Quella del mio paese non solo è sguarnita e triste, ma apre in orario di ufficio. Comodo, eh?

E poi io i libri, siano di carta o digitali, li tesaurizzo.

Mi piace sapere che sono miei.
Solo miei.
E stanno son me.

Con me.

Solo con me.

 

Per sempre…

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4 gennaio 2012 3 04 /01 /gennaio /2012 19:05

Il mio paese natale non ha molto da offrire, siamo sinceri. E’ un paesotto in provincia, anzi alla provincia della provincia estrema, schiaffato in mezzo ad una campagna collinare che declivia nel Trasimeno. Tre sono i miti con cui sin da bambina insegnati, istituzioni e ogni tipo di attività anche solo lontanamente culturale mi hanno triturato le meningi in ogni occasione:

-       La Congiura degli Orsini contro i Borgia (tonata molto di attualità con la serie tv trasmessa da Sky. Vi pare poco?? Grosso momento di gloria per un comune di 30000 anime!)

-       Le poesie della mitica Vittoria Aganoor Pompilj che tutti gli anni a scuola cercavano (vanamente) di insegnarci in occasione dell’anniversario della sua nascita.

-       Fra Giovanni Pian di Carpine.

 

Chi?

Come? Non lo conoscete!

Lo conoscete voi?

No?

NO????????

AH, ANATEMA!!!!!!!!!

E magari credete pure che il più importante viaggiatore italiano sia Marco Polo, vero?

E invece no. Prima di Marco Polo e della sua famiglia, un altro viaggiatore italiano partì alla volta di paesi sconosciuti e barbari, per portare la parola di Dio, ma soprattutto l’economia del Vecchio Mondo là dove nessun europeo era mai arrivato.

Frate minore e compagno di San Francesco d’Assisi, dopo aver viaggiato sue  giù per l’Europa in missione, nel 1243 fu spedito da Papa Innocenzo IV come legato presso l’Impero Mongolo con due bolle papali per il Gran Khan che in teoria avrebbero dovuto sancire un’alleanza contro i turchi.

Ma nella migliore tradizione cattolica, Innocenzo IV non era stato proprio accomodante coi mongoli. Nelle due missive non solo trattava Gengis Khan come una pezza da piedi, ma invitava i  mongoli a pentirsi dei loro peccati, a battezzarsi ed ad accogliere la vera religione. Insomma, per un pelo fra Giovanni non ci rimise le penne, ma di sicuro rimediò un bel paio di calcioni del clericale didietro.

Anche se dal punto di vista politico questo viaggio non fu un gran successo, si rivelò comunque prezioso in termini di conoscenza.

Il viaggio fu terribile e lunghissimo, pieno di avventure, incontri incredibili e magnificenze raccapriccianti per l’epoca, tutte riportate nel fedele (o quasi) resoconto del frate, la sua Historia Mongalorum, che racconta la sua esperienza di primo inviato in Oriente.

Ed è per questo, per la sua storia e la sua particolarità (ma anche perché c’abbiamo questo, via) che al mio paese tutto è basato sulla rievocazione storia di quell’evento e della vita del frate. A lui sono intitolate strade e piazze, feste e biblioteche. Senza considerare gemellaggi con la Mongolia, le rievocazioni storiche estive, le rappresentazioni teatrali durante la scuola dell’obbligo e le attività della Associazione culturale Italia-Mongolia.

Insomma, c’è di che divertirsi.

Ma anche no.

Insomma, lo so che non è bello, però alla fine è troppo.

Due anni fa hanno fatto addirittura una mostra di moda mongola, per dire. Bello, eh, ma occuparsi anche dei paesi che fra Giovanni ha attraversato per arrivare in Mongolia non renderebbe tutto più interessante? Per esempio il Kazakistan, eh? Che ne dite? Potrebbe offrire spunti?

Ok, meglio di no.

 

E voi? Il vostro paese ce l’ha un eroe poco conosciuto con cui vi hanno ammorbato l’infanzia?

Avete anche voi il vostro fra Giovanni?

 

 

Raccontatemelo!

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20 dicembre 2011 2 20 /12 /dicembre /2011 07:20

anna-karenina-movie-poster-1935-1020212016-copia-2.jpgL’ho cominciata il 28 agosto e finita ieri. Per me che leggo a ritmi vertiginosi, un record negativo assoluto.

Non per questo mi è piaciuta poco, anzi.

Solo che certi libri vanno letti coi loro tempi, che son diversi da quelli moderni. Vanno fatti decantare, occorre aspettare d’esser pronti, di aver capito tutto, di essere entrati in punta di piedi nell’alta aristocrazia russa della fine del 1800 e di vederli i personaggi della storia.

Vederli lisciare una gonna, acconciarsi i capelli o tormentarsi un favorito con sguardo noncurante.

Tolstoj ha il grande pregio di disegnare i suoi personaggi senza descriverne l’aspetto fisico, rendendoli magicamente vivi della loro luce interiore.

Senza pietà analizza l’aristocrazia borghese e liberale del suo tempo, viziata e nullafacente, indebitata e pigra, troppo impegnata a rimirarsi, a fare visite di cortesia e riceverle ed a andare a teatro (per sparlare degli altri) per lavorare o produrre qualsiasi cosa possa somigliare ad un lavoro.

 

La storia (e il finale) lo sanno tutti, così come l’incipit che credo sia, anche giustamente, il più noto della storia della letteratura mondiale.  Pertanto non vi tedierò con queste risapute e nozionistiche amenità, e  vi regalo alcune brevi riflessioni:

-          se è innegabilmente vero che questo libro contiene pagine vivide e bellissime e che Tolstoj rende omaggio a Calliope in ogni sua parola scritta, la terza parte, in cui Levin sproloquia per pagine e pagine e pagine sulle prospettive della politica agricola russa e se sia meglio l’antico feudalesimo oppure la moderna mezzadria (per non parlare del pollaio) sono state per me come un incudine poggiato sugli attributi che non ho. Ho seriamente pensato di mollare e non l’ho fatto solo per tigna. No, l’ho fatto anche perché m’ero convinta che Tolstoj l’avesse messo lì apposta ‘sto muro, per scoraggiare i meno convinti. Tiè, Lev, t’ho fregato!

 

-          Anna Karenina viene dipinta nelle varie trasposizioni cinematografiche come una gnocca supersonica, e anche io non posso far a meno di immaginarla con il viso ed il corpo di Greta Garbo, incastonata in un quadro di Tamara De Lempicka.  Eppure Anna era sì la perla dell’aristocrazia di Pietroburgo, ma secondo i canoni dell’epoca, non i nostri. Insomma, era un po’ tarchiatella, per dirlo con estrema gentilezza. Lo ribadisce anche Tolstoj, accostando in più di un’occasione l’aggettivo, oggi socialmente sconveniente, grasse alle braccia di Anna. Il resto era tabù, quindi non sapremo mai.  Però il sospetto ce l’ho.

 

-          Vronskij oggi in Umbria lo chiameremmo un pancottone. Privo di qualità morali, vive dell’apparenza che le cose danno. I suoi rapporti con Anna, con la figlia, ma anche con la madre o con chiunque lo circondi sono improntati all’apparenza, allo scorrere delle cose, a quel che ci si aspetta lui faccia. Anche quando Anna sta per morire per le complicazioni del parto, l’unica cosa che riesce a fare è piangere, prima, e tentare il suicidio, poi. Utile, eh.  Se fossi stata Anna u po’ me la sarei presa. Meglio Aleksei Aleksandrovič, che nonostante sia marito cornuto fuor d’ogni dubbio non perde la propria dignità (In quel momento, eh. Poi la perderà abbondantemente in seguito…).

 

-          Il mio personaggio preferito è Levin, col suo amore inconsolabile e puro verso Kitty. Potrebbe quasi diventare il mio uomo ideale se non decidesse, inopportunamente, di darsi alla religione proprio alla fine del libro. Come farà lo stesso Tolstoj verso gli ultimi anni della sua vita. Ma nessuno è perfetto, nemmeno lui.

 

Finisco qui, con la considerazione che le declinazioni di nomi e cognomi russi farebbero impazzire chiunque sia sano di mente.

E invitandovi a riscoprire i classici che non avete letto in giovane età. Sono faticosi, alti come montagne e a volte leggermente fuori moda, ma regalano grandissime soddisfazioni.

Io, appena mi riprendo (e mi riprenderò divorando Le cronache del ghiaccio e del fuoco), mi tufferò su Moby Dick.

 

Ditemi in bocca al lupo. Anzi, alla balena…

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17 dicembre 2011 6 17 /12 /dicembre /2011 19:51

MidnightinParisvipiaciuto.jpgCome al solito, come solo io e l'Amoremio riusciamo a fare, sono andata al cinema a vedere un film senza sapere assolutamente né di cosa parlasse, né i protagonisti. Solo sul regista mi ero informata: un Woody Allen, si leggeva in giro, in stato di grazia.

 

Dopo Londra, Venezia e Barcellona, Woody Allen si ferma ancora una volta in Europa per un film che romantico e sognatore fin dalla locandina in cui la Notte Stellata di Van Gogh viene adoperata ad uso e consumo dei pensieri del suo protagonista, Gil (impersonato da un bravissimo e sorprendente Owen Wilson) mentre, mani in tasca, guarda la Senna e una città che si sveglia.

 Gil è uno sceneggiatore hollywoodiano con aspirazioni da scrittore, che si trova a Parigi con la sua futura sposa Inez (Rachel McAdams) e i genitori di lei.

Gil è affascinato da questa città, tanto che è stata la fonte di ispirazione per il suo romanzo ambientato ai tempi d'oro dei brillanti anni Venti. Vorrebbe addirittura trasferirvisi, ma la sua fidanzata ha un'idea molto diversa del mondo e dell'arte. Una sera a mezzanotte, perso per le strade parigine dopo una degustazione di vini e dopo aver abbandonato la compagnia, si troverà catapultato nella Parigi degli Anni Venti.

Gil farà in modo di prolungare il piacere di questi viaggi nel tempo, durante i quali incontrerà Hemingway, Cocteau, Buñuel, Scott Fitzgerald, Matisse, Picasso (e anche la bellissima Adriana interpretata dalla sensuale e molto francese Marion Cotillard)e tutto il circolo culturale del tempo, cercando di far sì che il "miracolo" si ripeta ogni notte. Suscitando così i dubbi del futuro suocero.

Ma non si può sfuggire a se stessi e alla propria vita.

E la magia presto svanirà perché ogni esistenza ha senso solo nel contesto a cui è destinata.

 

Questo, brevemente, il film. Brevemente, appunto, perché c’è molto altro.

C’è Parigi, ad esempio. Una Parigi bellissima, vista con gli occhi del turista americano che si stupisce di ogni angolo e cerca ovunque tracce di una storia passata (che gli USA non hanno? Eh, si. E’ così, eh.): la Villette, Montmartre, Père Lachaise, la torre Eiffel, i suoni e i colori. Tutto è magico e lo è nel vero senso della parola. In un attimo sei pronto a credere a qualsiasi cosa, anche la più incredibile. Ma non è una cartolina, è Parigi.

Viva e pulsante. Bella anche sotto la pioggia, forse pure di più.

C’è l’amore, mai banale. Sia che tu sia innamorato  della persona che pensi sia quella giusta, sia che tu abbia dei dubbi o tu sia ancora in cerca, dopo il film acquisti la consapevolezza che ci sarà sempre tempo per te di cambiare e trovare comunque la felicità.

Ci sono i grandi del passato, presi a modello. E che a loro volta prendono a modello il passato in un rincorrersi ciclico e umano assolutamente vero.

 

Si può chiedere di più a un film?

 

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5 aprile 2011 2 05 /04 /aprile /2011 11:15
Agevolato dal successo clamoroso avuto in patria nonché dalla vittoria del premio Nadal, arriva in Italia questo romanzo, preceduto dal battage pubblicitario che solo il passaparola mediatico può dare.  Tutti ne parlano, tutti lo leggono.
Nascono addirittura gruppi di lettura on line.
E siccome sono curiosa come una scimmia, non ho potuto sottrarmi.
 
Spagna, Costa Blanca. 
Sandra è una ragazza che ancora non sa cosa vuole da sé e dagli altri ed è incinta di un uomo che non ama. Sola, a fine estate, decide di trovare rifugio nella casa che sua sorella affitta per le vacanze in Costa Blanca. Sola, pensa, deciderà cosa fare e se far sì che il padre del bambino che aspetta sappia oppure no. E' sola, si sente sola.
Fino al giorno in cui non incontra occhi comprensivi e gentili: si tratta di Fredrik e Karin Christensen, una coppia di amabili vecchietti che si prendono cura di lei come i nonni che non ha mai avuto e che arrivano ad ospitarla in casa loro. 
Ma non tutto ciò che luccica è oro. 
 
Poi c'è Julian, vecchietto pieno di acciacchi e ricordi (ma anche di rimorsi) scampato al campo di concentramento di Mathausen, che in viaggio da Buenos Aires sulle tracce di un vecchio amico che però non è giunto in tempo per salutare. La sua dipartita lo indirizzerà lungo una strada tortuosa. Da giorni segue i  movimenti degli anziani coniugi e dei loro amici passo dopo passo. Già, perché i vecchietti amabili sono ex nazisti e Julian gli dà la caccia. 
E Sandra? 
 
Questo in sintesi la storia, narrata a due voci da Julian e Sandra.
presupposti per un romanzo interessante sembrano esserci tutti, ma ahimè non è così. 
La narrazione è veloce e godibile, la scrittura scorre veloce e fa sfogliare veloce le pagine. 
Ma i personaggi non convincono. 
La storia non ha pathos, non stringe il cuore, non fa innamorare dei suoi personaggi. Sia Julian che Sandra sembrano piccoli stereotipi di un mondo fatto di figurine di carta, senza spessore. Non riescono a creare empatia nel lettore e Alberto, l’unico personaggio che crea curiosità e resta ammantato di fitto mistero (sì, vabbè), è appena abbozzato. 
I nazisti poi son personaggi da operetta, sincopati e incartapecoriti nella loro vecchiaia dorata e pacifica, ma senza futuro e prospettiva. Un po' come Julian che ha già rinunciato a tutto e che vede questo viaggio come il viaggio dell'elefante verso la morte. 
Peccato perché poteva essere diverso.
Ho avuto l'impressione di leggere un libro di un altro spagnolo celeberrmo, Carlos Ruiz Zafon.
Ma nel senso brutto del termine.
Mi spiego meglio. Ogni volta che leggo un libro di Zafon mi dico: “No, basta. Lo odio. Questo è l'ultimo!”
Poi, nonostante tutto, al prossimo romanzo... lo leggo. Anche se il precedente mi ha lasciato l'amaro in bocca. Anche se sono insoddisfatta. 
Anche se aveva tutti i difetti sopraelencati.
Perchè mantiene intatta una magia che non so spiegare, mi frega sempre anche contro la mia volontà di lettore.
Ecco, ora la Sanchez deve solo provare a pubblicare un latro libro per sapere.

 
Sarà così anche per lei?

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7 marzo 2005 1 07 /03 /marzo /2005 16:12
A Roma in Via Latini, 28 a S. Lorenzo 13 attrici e un attore reciteranno senza soluzione di continuità dalle 9 alle 23 e 30.
Un bell'impegno, lo ammetto.
Una maratona di teatro.

Questa iniziativa culturale ambiziosa ed originale organizzata dalla Associazione Culturale Marco Aurelio sarà un grandissimo contenitore, che spazierà dalla commedia antica di Aristofane ai contemporanei grazie anche ad una collaborazione tramite blog- internet di giovani scrittori o pseudi tali.
E con l'idea folle di ricomprendere anche qualcosa di
mio.

Questo spettacolo promette di mettere in scena il mondo delle donne con i suoi pregi e le sue contraddizioni a contrasto con il potere freddo e penetrante che si impone con la forza per paura di perdere il controllo delle cose, senza capire che i due termini – maschile/femminile, positivo/negativo, yin/yang… - sono complementari e necessari per uno sviluppo sano e sostenibile.

Almeno credo sia così.
Forse.

Ed il tutto condito con la giusta dose di ironia, of course.
O almeno spero.
E comunque, un modo diverso di passare la giornata della Festa della Donna senza ingrassare in una cena a buffett da € 25 condita con spogliarelli di uomini gonfi di steroidie lucidi d'olio.
Che a me fanno impressione, anche se non quella che vorrebbero suscitare.

Io non potrò esserci, chè col cambio di lavoro non ho ferie e la mia Guru è in ritiro spirituale pre-esame (ed io già ho incrociato pure le dita dei piedi per lei) e quindi in ogni caso chiederle ospitalità sarebbe una invasione di campo da parte mia.
E poi voglio aspettare primavera per tornare a Roma.

Per fortuna, si prevede una continuità del progetto proponendo ogni venerdi e sabato alle ore 21.00 le repliche dello spettacolo con l’alternarsi delle attrici e l’introduzione di sempre nuovi testi e forse riuscirò ad andarci anch'io.

Se siete interessati, info le trovate al n. 06/4451417

Fatemi sapere...

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1 ottobre 2004 5 01 /10 /ottobre /2004 18:03
Eccoci.
Ci siamo.

Finalmente, dopo lunga attesa, martedì è uscito.

E da ieri sera è nelle mie mani.
Lo possedevo già in una lussuosa edizione proveniente in lingua originale da Boston (sì, odiatemi pure, ahhahahahhaha!!), ma così mi sarà più facile la comprensione delle parole del maestro.

Non ci contavo, ho fatto un tentativo a casaccio.
Ma inspiegabilmente lui si è materializzato presso la libreria più sfornita del mondo, quella in cui le nuove uscite arrivano con un ritardo di mesi: da Demetra.
Un vero mistero...

Ma forse è il destino che ci voleva uniti...

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16 settembre 2004 4 16 /09 /settembre /2004 16:36
Stamattina ero di umore NERO. Ma nero come la pece.
I perchè ed i per come non sono importanti, anche perchè poi se inizio a parlarne finisco diretta diretta a prendere un altro Poverino e già uno è sufficiente.
E, oltretutto, poi mi peggiora pure la gastrite.
Quindi, elegantemente, soprassediamo.

Per farmi passare l'ansia, la tachicardia e il nervoso che stava facendo riprodurre i succhi gastrici nel mio stomaco ad una velocità doppia del normale, una sola cosa potevo fare: chiudermi in libreria.

Con la scusa di una commissione sono uscita e mi sono presa la mia mezz'ora di alienazione dal mondo.

Perchè per me la libreria (se è fatta come dico io e fornita come piace a me) è entrare in un universo parallelo, dove domina l'odore della pagine nuove ed il fruscio croccante delle edizioni mai aperte prima.
E' scoperta di nuovi autori, curiosità da spulciare tra gli scaffali, atmosfera magica da respirare.
E' un mondo sereno e morbido che mi accoglie tra le braccia e mi coccola.
E' casa mia.

E lentamente, molto lentamente, la voglia omicida che mi era entrata dentro si è allontanata dalla mia mente, rintanandosi in un angolino.

Un respiro, due respiri.

Va un po' meglio, adesso.

Ovviamente, perchè la cura sia efficace, va cementata con l'acquisto mediante carta di credito paterna di almeno un paio di libri.

Nell'ordine ho ingerito le seguenti pillole:

1) "Eureka Street" di Robert McLiam Wilson, caldamente raccomandatomi dal mio visagista. Se non mi piace lo fustigo nella pubblica piazza mentre lo costringo a leggere Cosmopolitan.
2) "Walhalla" di Clive Cussler. Una volta le avventure di Dirk Pitt mi piacevano così tanto e mi alleggerivano la mente... chissà se è ancora così o mi deluderà come Wilbur Smith? Comunque, stregata dall'edizione economica l'ho preso.
3)"Leggere Lolita a Teheran" di Azar Nafisi. Dalla terza di copertina sembra una bella storia sul coraggio di una donna e sul suo amore per la letteratura. Vedremo.

Ho comprato anche altra robaccia prettamente didattica, ma è meglio non parlarne. Scaramanzia.

Sono uscita dalla libreria il cielo gronda pioggia
Con il sole.
Gocce grandi come una moneta da due euro.
E devo andare a litigare in Camera di Commercio...

Già sento il malumore che riaffiora in me.

Forse dovrei rientrare. E restarci...

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26 agosto 2004 4 26 /08 /agosto /2004 16:11
Agosto.
Tempo d'estate.
E con il caldo, si possono fare letture impegnate?
Ma certamente no!
Anche il cervello ha bisogno di un po' di vacanze (ma non troppa) e di staccare la spina dai problemi dell'inverno.

E cosa si legge in agosto?
Voi non so, io mi son letta questi.

1) Complice l'edizione da soli ‚Ǩ 4,60, non potevo farmi sfuggire "Sai tenere un segreto?" di Sophie Kinsella. No, non è l'ennesima avventura di Becky e delle sue carte di credito (ma una nuova avventura è prevista a settembre, con il titolo pregnante e nuovo di "I love shopping con mia sorella". Che fantasia... Aspetterò l'edizione economica), ma è comunque divertente e allegro. Ottimo da portare sulla spiaggia e leggere tra un'occhieggiata di bicipite e l'altra. Carino.

2) "Il fantasma di Zapata" di Pablo Ignacio II Taibo. Me lo avevano venduto come il Montalbano messicano. Bah... non è che mi sia piaciuto un granchè. Anzi... proprio per niente, l'ho trovato noioso e lento, privo di una storia vera e a metà tra il noir, la commedia e chissà cos'altro. Giudizio negativo.

3) Non leggo mai racconti. Non mi piacciono, mi irritano: appena mi affezionoad un personaggio, appena intravedo qualcosa... ZAC! Finito! Ho fatto una eccezione solo per "Ragazze che dovresti conoscere" solo perchè uno dei racconti è della mia scrittrice preferita. Alcuni racconti non mi sono piaciuti, altri sono troppo metafisici, altri... bah! Insomma, pensavo di trovarci uno spaccato della vita delle donne over trenta, invece l'unica che mantiene le promesse è proprio Giulia. Il suo racconto mi ha fatto morire, l'ho perfino fatto leggere a mia madre e consigliato a destra e manca. Il resto, ahimè, secondo me è poca cosa.

4) Tanto per continuare sulla leggerezza spinta, non mi sono fatta mancare nemmeno"Bionde a pezzi" di Candace Bushnell, creatrice di uno dei telefilm mito della mia generazione. Il libro è stato gentile omaggio di Giacomo che, a quanto pare, era convinto che il titolo del libro mi rispecchiasse. La quarta di copertina strillava "La Jane Austen del nuovo millennio!!!" Sì, vabbè... come no? La povera Jane sta cercando il modo di uscire dalla tomba per andare a strozzare l'editore fantasioso...
In realtà, il libro è molto noioso, non regala le risate che promette, è eccessivo. Dipinge donne che non possono e soprattutto non devono esistere. Insomma, no, non m'è piaciuto.

5) L'ultimo (ma quanto leggo, oh!) ma non cronologicamente è stato il bellissimo "Demasiado corazon" di Pino Cacucci. Bellissimo, struggente affresco di un Messico dolorante e sfruttato, dove la vita di uno yankee vale più di quella ci cento messicani. Un Messico mai domo, ma allo stesso tempo stanco ed immutabile come i visi da maya dei suoi abitanti. Eccezionale. Da leggere.

Ho letto troppo per essere estate?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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