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22 giugno 2017 4 22 /06 /giugno /2017 08:00

Volevo scrivere qualcosa a favore della legge sullo ius soli
E' una proposta di legge a cui tengo molto, che ritengo sia davvero importante per una valanga di motivi, ma credo che ormai il mio pensiero sia talmente palesa da risultare noioso. E poi c'è chi ha saputo riassumere in poche semplici FAQ la faccenda molto meglio di come potrei fare io, che invece di restare calma mi infervoro e la prendo sul personale, applicando principi astratti alla vita vera.
Già, perché quei bambini lì, quei ragazzi che vivono nel limbo li conosco. Vanno a scuola con mia figlia, frequentano lo stesso parco giochi, prendono lo stesso autobus.

E allora mi son detta che questa poteva essere l'occasione per fare un altro genere di riflessione, diversa. Più astratta, tanto per cambiare.
La domanda che mi sono posta è: cosa vorreste essere in grado di insegnare ai vostri figli?
Sembra facile, no? Anche troppo, poniamo un tetto: le tre cose principali, ché le lasagne come le faceva nonna siano escluse.
Ok, ci provo.

Numero 1. Non avere paura.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia a non avere paura. Non dei ragni o degli scorpioni, ma del mondo. Vorrei insegnargli a non avere paura di chi è diverso da lei, ma nemmeno di chi le assomiglia troppo.
Ad andare in giro per strada sicura, senza sussultare se un'ombra si muove in fondo alla via, ma con la lucidità di sapere cosa fare se le cose si mettono male.
Vorrei insegnarle a non avere paura di vivere e nemmeno di volare.

Numero 2. Ad essere qui ed altrove.
Vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia ad essere fiera del luogo in cui vive, delle sue radici contadine, della torta al testo e del suo lago. Ma vorrei insegnarle ad amare i viaggi, ad essere felice di mangiare con appetito la tajine e il rocoto relleno, ma anche le cavallette fritte; a poter vivere ovunque come a casa propria.
Vorrei insegnarle ad amare casa ed il mondo allo stesso modo, anche se questo volesse dire andarsene lontano.

Numero 3. Non mollare mai.
La cosa più importante che vorrei riuscire ad insegnare a mia figlia però è questa: a non mollare mai. Non arrendersi quando gli altri dicono che sei matta, a continuare a credere nelle proprie idee anche se vuol dire esporsi, a ricercare sempre la giustizia anche quando non fa comodo, a non scegliere la strada più facile, a non perdere mai l'empatia con il prossimo che la circonda. Spero di riuscire a insegnarle a non mollare davanti ad una ingiustizia, a non chiudere gli occhi, a credere sempre di poter migliorare questo mondo che sì, fa schifo, ma anche un po' per colpa nostra.

Ecco, ho finito.
Ora è chiaro perché voglio questa legge sullo Ius Soli?

E voi cosa vorreste insegnare ai vostri figli? 
 

 

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28 aprile 2017 5 28 /04 /aprile /2017 18:10

Tonsillite.
Febbre.
Molta febbre.
Un treenne riottosa e un ponte senza medici.
Quattro giorni di febbre a 39 e di accozzamenti, quattro notti insonni (o quasi).

Io e la Gnocca, sdraiate vicine nel suo letto in attesa che la memicina faccia effetto.
"Mamma, lo sai perché sto male?"
Perché abbiamo sfiga? Per il karma? Per via del malocchio della vicina? "Amore, non c'è un perché, succede."
"No, mamma. Non lo sai? Io ho il sangue di Sant'Antonio!**"
Non ridere.
Non ridere.
Non rid... Ok, ok. Serietà. 
"Emma, no. Ormai stai bene. La ferita sul naso non c'è più. Stai tranquilla"
"No, mamma, ti sbagli! Metto sempre la crema!"
"Ma quella è solo per il sole, tesoro!"
"Me la mette la maestra, eh!"
"Certo"
"Mamma?"
"Dimmi"
"Anche tu hai avuto il sangue di Sant'Antonio al naso?"
"No, io ho fatto un'operazione"
"Eheheh"
"Che c'è?"
"Il tuo naso era grande. Era molto buffo!"
"Già"
"Ma ora stai bene"
"Sì, certo. Ma il naso mi fa ancora un po' male, devo starci att..."
"Mamma, però ora dormiamo che è tardi. Basta parlare"
"..."

Che dite, era preoccupata per me?



**(La Gnocca ha avuto il fuoco di Sant'Antonio quest'estate, aka herpes zoster, probabilmente per i motivi razionali di cui sopra, e ne porta ancora i segni in faccia)

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27 aprile 2017 4 27 /04 /aprile /2017 14:00

La mattina vestirsi è sempre una lotta.
Non una lotta normale, una senza quartiere.
Sempre.
OGNI SINGOLO GIORNO.
E l'oggetto del contendere sono sempre le scarpe.

"Mamma, ma queste scarpe non le voglio proprio, No e noooooooooooo!!!"
"Ma come? Sono nuove, sono belle, sono rosa!!"
"Non le voglio!"
"Ma come mai???"
"NO!"
"Mettile e basta, ho detto."
"Non le voglio, voglio le GEOX!"
"Come?"
"Voglio le Geox come Nour, è la scarpa che sospira non lo sai?"
Non ridere.
Non ridere.
Non ridere.
Pensa ad una cosa triste, pensa ad una cosa trist... buahahahahhahahah! 
"Cosa fanno?"
"Sospira, mamma, non hai visto la TV?"
"Eccerto"
"..."
"Amore, le tue sono più belle, sono Primigi"
"Ma io voglio le Geox come Nour!"
"Va bene, ci penserò"

Speriamo che Nour non passi presto alle Manolo...
 

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10 aprile 2017 1 10 /04 /aprile /2017 11:00

In occasione della mia convalescenza, l'Amoremio ha deciso di farmi un grande regalo: Netflix.
Capite?
Serie Tv a nastro, senza un domani, una puntata via l'altra.
Come per tutte le droghe, la prima dose è gratis. Poi, tra un mese, decideremo se confermare l'abbonamento oppure no. Io, da par mio, non avrei molti dubbi, anche se il mio ritorno al lavoro porrà fine alla mia indigestione quotidiana di serie TV. Magari potrei eliminare il sonno notturno, che ne dite?

Con quale serie avrei mai potuto cominciare se non le nuove puntate di "Una mamma per amica"? In fondo, mancavo solo io. E quindi, complice il divano, la copertina e la gnocca all'asilo, in un giorno mi sono vista tutte e quattro le puntate (una per stagione dell'anno) della serie più logorroica ed amata (da me) di sempre.
Non vi racconterò la storia, sarebbe inutile, ma vi regalerò solo appunti sparsi:
1) La serie ha perso in brillantezza. Me lo aspettavo, non  poteva essere diversamente. Lorelai e Rory sono sempre loro, certo, ma allo stesso tempo la magia sembra essersi rotta. Più di loro, nonostante il lutto, brilla alta la stella di Emily, immarcescibile generale di se stessa.
2) Lauren Graham è invecchiata male. Ma malemale. Non parlo solo  di rughe o di qualche chiletto, sembra proprio che le caschi la faccia. Ma come mai, dico io. Non ce l'hanno il botulino a Stars Hollow?
3) Si cambia, si cresce, ci si evolve. Tutta la vita ho fatto il tifo per Logan, poi all'improvviso mi ritrovo a fare la ola per Jess. Milo Ventimiglia sì che è cresciuto bene, caspiterina. E poi è Jack in This is us, e io lo adoro.
4) Voglio il frigorifero di Lorelei, anzi tutta la cucina. La adoro, sembra un collage tra la più moderna cucina americana e quella di mia nonna. Adorabile.
5) Adoro Luke, da sempre. E lo adoro anche in queste quattro puntate.
6) Cara Amy Sherman Palladino, io t'ho sempre adorato però il finale no. Questo finale no, ragazza mia. Ti prego. NO. NONONO. Perché banalizzare? Perché riportare tutto ad un cerchio che si chiude?

Ad ogni modo, anche se queste puntate non mi hanno soddisfatto come rivedere le prime due stagioni in una notte, il mio giudizio anche solo per motivi affettivi non può che essere positivo. Anche perché, come dice la mia amica Angela, io sono Lorelei.

Nel bene o nel male.

 

 

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13 gennaio 2017 5 13 /01 /gennaio /2017 14:30

- Emma, ma ce l'hai il fidanzato alla scuola materna?"
- Ghmmhgmmhmm
- Tutto chiaro. Ma non ti piaceva Alberto? Non è il bambino che ti chiama Emmina
(E che causa per questo un capello bianco in più all'Amoremio).
- Sì, è bello. Ma è bichirino.
- Ah, ho capito.
- E poi vuole che io faccio sempre quello che vuole lui. E IO NO.
- Mi sembra giusto. E quindi?
- E quindi meglio Ettore, mamma.
- Perché?
- Perché è buono, gentile e fa tutto quello che dico.

Ecco.

Donne di tutto il mondo, prendete appunti

 

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26 ottobre 2016 3 26 /10 /ottobre /2016 08:00

Sono tornata a leggere e questo è bello. Non sono ancora tornata al ritmo forsennato pre-gnocca, ma mi accontento.

Nel mio girovagare tra letture impegnate, gialli divertenti, letteratura più o meno di livello, mi sono trovata davanti due libri di cui si parla molto per ragioni molto diverse tra di loro.

Il primo è l'ormai celeberrimo "Io prima di te". Me lo ero ritrovato tra le mani molte volte, ma la copertina zuccherosa (non quella del film, ma questa) mi aveva allontanato. Sì, io sono una che ancora fa caso alla copertina, ai colori, all'intenzione messa nel riassumere in un'occhiata trecento pagine o poco più. E a me 'sto libro sapeva di Harmony ammuffito. Poi è uscita la notizia che la Khaleesi ne avrebbe interpretato in un film il personaggio principale e di quanto fosse entusiasta all'idea di entrare in questo personaggio e mi son detta: perchè no? E buttiamo via 'sti quattro giorni di lettura, su. In fondo venivo da tre settimane di Houellebecq, uno sciacquacervello era una necessità primaria.
E ho sbagliato.
Ho sbagliato perché l'ho letto in tre giorni.
Tre giorni in cui la brillantezza della scrittura, la purezza della narrazione, la coerenza della trama non hanno contato nulla. Tre giorni in cui mi sono innamorata della protagonista, in cui ho sperato senza crederci, in cui ho sofferto ed alla fine pianto anche, come la peggiore delle beote che scrivono sui social "ke bel libro, mi a preso il <3". 
Cara Jojo, te lo devo dire: sei una stronza. 

Non so se le tue siano capacità innate o sia solo culo, ma hai costruito un libro a cui il lettore resta appiccicato nemmeno fosse la ragnatela di Shelob. In cui il finale aleggia come una spada sospesa nel cielo già da metà libro ed il lettore lo sa che piangerà, già lo sa. E anche se questo libro ha il merito di trattare un tema tabù come l'eutanasia rendendolo accessibile anche ai militanti del family day, dall'altro è un libro costruito col chiaro intento di trasportare il lettore in una valle di lacrime.

Riuscendoci benissimo, tra l'altro.
Bastarda.

Insomma, lo sciacquacervello non aveva funzionato a dovere ed ero in cerca di qualcosa da leggere quando mi sono imbattuta nella pubblicità di un altro libro intirolato "Maestra". La quarta di copertina ne raccontava le meraviglie e l'impressionante numero di copie vendute, nonché la spiccata eroticità. Andiamo? vabbè, buttiamoci.
Le prima 100 pagine promettevano bene: piccanti, un pò surreali, tutto sommato divertenti. Poi, è iniziata la discesa. Avete visto un film di James Bond ultimamente? Uno di quelli in cui James si butta da un elicottero, prima che si sfracelli contro un palazzo, rotola sull'asfalto, si rialza e non gli si è nemmeno guastata la piega dei pantaloni, ma tutt'al più storto di 5 gradi il nodo della cravatta? Ecco, qui uguale. A questa tizia, di cui ho già rimosso il nome, succedono cose impensabili, commette crimini orrendi e niente, non se ne accorge nessuno perché è vestita Prada. O Gucci. O vattelapesca, ma non certo H&M. Alla fine ovviamente c'è l'happy end, lei la fa franca e diventa ricca, alla brutta faccia del resto del mondo. E dei lettori, che hanno iniziato a sbadigliare a pagina 130.

E quindi?

Quindi niente. Se "Io prima di te" mi aveva coinvolto troppo emotivamente senza ottenere il benefico effetto "pausa" che ogni sciacquacervello dovrebbe portare con sè, il libro della Hilton mi ha irritata. Basta davvero descrivere quattro avventure mirabolanti, tre gang bang acrobatici con avvitamento ed un pugno di vestiti alla moda per vendere milioni di copie? 

Comunque, alla fine, ho trovato un bel libro da leggere.
Un libro da compagnia, divertente e con dentro tante piccole verità dentro seminate come papaveri in un campo di grano.

L'ho trovato per caso, in mezzo al mucchio, e quando l'ho visto mi son ricordata di una amica che lo aveva consigliato un po' di tempo fa.
Un libro piccolo, originale, curioso ed umano. 

"La lettrice scomparsa" è un libro per cui ama i libri, per chi ne ha cura e ne è anche un po' ossessionato. un libro per chi deve ricominciare ad amare se stesso e le persone.

Forse basta cercare.
Forse è solo una regola matematica.

Forse, come diceva il mio professore delle medie, "Basta leggere".

E io sono tornata. Spero.


 

 

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14 ottobre 2016 5 14 /10 /ottobre /2016 08:00

E' un po' che non scrivo e questo non mi piace.
Non mi piace perchè, in genere, se non scrivo è solo perché sono sopraffatta, perché vivo a mille chilometri all'ora, perché non ho tempo nemmeno di andare  a comprare un paio di ciabatte per l'inverno, ché il freddo è arrivato prima quest'anno e su quelle vecchie mi ci aveva vomitato la gnocca in primavera.
Bleurgh.

Lavoro, casa (che chiede pietà o una veloce eutanasia), famiglia, casini assortiti, corri corri.

Ma trovare il tempo per me, per acconciarmi in maniera presentabile e non spaventare il postino, è un dovere irrinunciabile. Pure sociale, se vogliamo.
Non dico di arrivare ad avere il tempo di truccarmi tutte le mattine, non pretendo così tanto. 
Mi basta un piccolo spazio per scrivere.
Per me.

Lo spazio si sa, non lo regala nessuno, così come il tempo.

Così dovrò imparare a prendermelo.
Per vivere meglio.
Perchè me lo merito.


Ma soprattutto perché non posso permettermi un analista.

 

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11 maggio 2016 3 11 /05 /maggio /2016 08:00

Lavoro vicino ad un nuovo ed abbastanza grande centro commerciale, dotato di sushi e supermercato e per questo da me abbastanza frequentato in pausa pranzo.

Entrando nel supermercato per fare la spesa, oggi non ho potuto non notare un bambino, di poco più piccolo di Emma, seduto nel carrello e intento a piangere con la disperazione e la metodicità tipica di chi è disperato in un modo così grave da oltrepassare il punto di non ritorno. Tipo Emma quando le comunico che è finita la cioccolata, per dire.

Ok, non mi dà fastidio” penso tra me e me. I bambini si sa, fanno casino, ma non danno (quasi) mai davvero fastidio.

Solo che la sirena che è allocata nella bocca della creatura ha deciso di non spegnersi né dopo 5, né dopo 10 minuti. Nemmeno dopo 15. I genitori, entrambi presenti, tranquilli fanno la spesa come fossero alieni. O sordi. Forse sordi ci sono diventati, ora che ci penso. 
E nonostante il supermercato sia molto grande, rieccheggia delle urla disperate del bambino, inconsolabili ed altissime.

Passa il tempo e lui continua a piangere, livido in volto, senza che uno dei due genitori se ne avveda o prenda provvedimenti., 

Mentre inizio a credere di assere vittima di una candid camera anni '80, mi ritrovo ad avere una crisi d'ansia. Che farà Emma? Starà bene? Oddio, non ce la faccio più a sentirlo piangere... Ma come faranno i suoi genitori a rimanere così distaccati?

Persa nel mio mare d'ansia e tachicardia arrivo alla cassa, dove il solito ciarlare dei clienti è ridotto al silenzio. Sopra di esso, lui che piange disperato e acuto. 
"Oddio" esordisce un uomo in fila davanti a me "non mi ricordo manco quello che dovevo comprare... questo pianto dirotto mi sta uccidendo i nervi!"
"Pure io. Mi sto sentendo male. Ora vado lì e lo prendo in braccio io." propone una ragazza.
"E' che a quest'ora i bambini devono dormire, non andare in giro" redarguisce una anziana signora.
"Già, le esigenze dei piccoli prima di tutti!"
Tutti annuiscono, ma questa nostra mutua intesa col pargolo non arriva a confortarlo, visto che il pianto è sempre più forte. 

Pago e me ne vado mentre il pianto rieccheggia ancora tra gli alti soffitti del centro commerciale. Me ne vado chiedendomi dove finisca la necessità di imporre l'educazione e cominci il menefreghismo verso gli altri.

Intanto, grazie mille per la boccata d'ansia.

 

 

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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 08:30

Sto scrivendo poco, lo so.
Potrei dire che è il lavoro, Emma, la stanchezza, il buco nell'azoto, l'Amoremio sempre fuori per lavoro, la cogente pressione delle mille cose da fare, il recap di tutti i millemila documenti per ISEE e 730 ed il fatto che mi si è rotta la lavatrice.

Ma non sarebbe vero.
O meglio, sarebbe vero solo in parte.
Mi sento stanca, è vero, ma non è solo questo.
Di sicuro potrei affermare che e anche un po' in colpa tempo, di questa primavera che non vuole arrivare e di questo clima pazzo che mi impone il raffreddore continuo.

Ma anche in questo caso sarebbe soltanto una mezza verità, le avversità e la mancanza di tempo non mi hanno mai fermato dallo scrivere né mai tenuta lontano dalla possibilità gratuita di esprimere i miei pensieri. Forse è l'unica verità è che più si cresce più nella testa si affastellano mille pensieri che sono difficili da mettere nel giusto ordine..

Va tutto bene, per carità, i miei problemi sono sempre relativi e legati ad una stretta quotidianità. Niente di grave, va tutto bene. 
Ma tante piccole cose una sopra all'altra possono diventare una scala che porta direttamente su, in cima alla iperbole delle negatività e del groppo in gola che non permette òla serenità.

Potrei dire quindi che non ho voglia di scrivere, ma questa sarebbe una bugia.
In realtà non riesco a riannodare i fili dei miei pensieri, troppe cose frullano in una testa spesso vuota. Almeno così sembra.

Vorrei poter essere più serena, vorrei non avere sempre il raffreddore o la raucedine, vorrei non sembrare una scappata di casa ma una di quelle mamme super glamourche si vedono nella pubblicità dei pannolini.

Vorrei avere il tempo di fare marmellate e muffin, avere il tempo di organizzare giochi creativi ed intellettualmente rilevanti per Emma, ma anche spogliarelli per l'Amoremio.
Vorrei tante cose e vorrei anche cominciare a scrivere senza dover ricercare il tempo.

Vorrei ricominciare a prendere la vita con più ironia, cosa che mi manca più di tutte.

Vorrei solo tornare ad essere un po' più me.

 

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16 marzo 2016 3 16 /03 /marzo /2016 08:00

Da ieri impazzano sui social commenti e sfottò in merito alla gravidanza di Giorgia Meloni e di come questo secondo molti uomini del suo stesso schieramento la renderebbe non idonea al lavoro di sindaco in generale, tanto meno di Roma.
Certo, fra tutte le donne portabandiera del femminismo forse l'ultima che mi sarebbe potuta venire in mente è proprio lei. La Meloni, simpatica come un calcio nei denti, affetta dalla patologia degli occhi alla porca puttana e portabandiera del fascismo, del conservatorismo a tutti costi e dell'odio sociale for dummies non è che sia proprio la più adatta a generare empatia neanche nella più pia delle creature.
Figuratevi in me.
Che infatti ho commentato giustamente a modo mio l'accaduto, chiosando su come la gravidenza non possa far dimenticare la stronzaggine di certa gente.

Però tutta la questione mi ha fatto riflettere. Non tanto sulla retorica questione della atavica prevaricazione maschile, sulle mancate opportunità di carriera di una donna, sugli stipendi non equivalenti, blabla blabla. Nemmeno sulla discriminazione da maternità che in genere si subisce in questo paese e che sembra essere solo routine.
Riflettevo sulla difficoltà generiche che una donna, nel momento in cui decide di essere madre, affronta. Non da sola sia chiaro, ma anche con il più amorevole dei compagni al proprio fianco una donna/mamma/lavoratrice/compagna deve gestire una mole di lavoro ed informazioni che nemmeno la Dea Kalì.

Trovare tempo per i propri interessi, poi, è quasi utopia.
Basti dire che scrivere per me è diventato un lusso da notte inoltrata o, peggio, da tazza del bagno. E che dire della lettura? Da settanta libri all'anno a poco più di dieci in un attimo, rientrata nella banale mediocrità del lettore medio italiano in un sol gemito di neonato. 

E' bellissima la maternità, una continua scoperta ed emozione; ma chi dice che è naturale e senza conflitti interiori spesso non sa di cosa parla. I conflitti nell'animo di una madre non mancano mai e sono talmente molteplici da sfuggire anche alle manie di controllo più serrate ed ostiche (tipo la mia, ad esempio).
E poi c'è la solitudine. Sì, la sensazione di scalare montagne che non finiscono mai a mani nude, senza mai vedere la cima della montagna. Quelle cosa vischiosa che ti si appiccica al cuore quando torni a casa dal lavoro e tua figlia di due anni ti dice: "No tu, zia!" facendoti gli occhiacci, e ti senti una brutta madre perché stai fuori casa dodici ore e devi essere anche quella che detta le regole. 
La solitudine della stanchezza dopo tre notti senza sonno, delle canzoncine dei cartoni animate che mi rimbombano in testa, la malinconia del non avere più il tempo di guardarsi allo specchio, chè l'orologio corre veloce la mattina.  La paura di guardarcisi dentro u giorno e trovarsi vecchia.

Insomma sì, sono allegra oggi.

Per tirarmi su vado a fare il troll sulla pagina di Adinolfi, così all'improvviso mi ricordo di quanto sono figa.

Venite anche voi?

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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Il tarlo della lettura





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