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21 settembre 2016 3 21 /09 /settembre /2016 18:30

Una settimana di scuola dell'infanzia. 
Inserimento.
Tutto bene.
Venerdì, febbre a 38.
Fine della storia.

Ecco, se io fossi in grado di fare dell'ironia come al solito, allora la storia sarebbe davvero finita tutta qui. Invece questa volta no.
Non so come mai, forse sarà la stanchezza, forse il troppo lavoro, forse i pensieri che continuano a rincorrersi dentro al mio cervello o solo un'estate che non e stata riposante come avrebbe dovuto essere per compensare le fatiche di un anno del cavolo.
Fattostà che al vedere il termometro di Emma salire oltre il 38 ed ancora più su ho avuto una crisi isterica. Sì, sono crollata come la più ignobile delle madri, come una di quelle che scrive sgrammaticati post su pagine equivoche come "I consigli delle mamme" o "Di mamma in mamma".
Non li conoscete? Ah, allora ancora amate l'umanità. 

È che mi sembra che la mia bimba non abbia mai pace, che la sfiga ci insegua col lanternino, peggio che nelle previsioni entusiaste di Paolo Fox. Che, lo sapete anche voi, porta jella. E prima il fuoco di San Antonio a Ferragosto (come? Non sapete la storia? Eh, magari un giorno...), poi un dente scheggiato il primo giorno di scuola dell'infanzia ed ora la prima tonsillite della stagione.
Sono stanca, provata, arrabbiata e preoccupata dalle cicatici che porta sul naso e che, forse, le resteranno addosso. Non pensavo di potermela prendere così per un fattore estetico, ed invece eccomi qui. Forse sono davvero sciocca e frivola come quelle mamme che scrivono col k messaggi deliranti sui fori ai lobi delle orecchie.

E mia figlia che mi continua a chiedere quando la porto al parco, se può uscire, perché non andiamo a fare la spesa o a giocare a casa di Viola o Vittoria. 

- Perchè hai la febbre, gnocca della mamma.
- Nooooo! Io bene!
- Sì, certo. Il termometro fa 39,7 e tu stai bene
- Medicina buooona! Posso ancora?
Mia figlia è drogata. 

Ho bisogno di alcol.
O di una vacanza.

Ora decido.
 

 

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19 settembre 2016 1 19 /09 /settembre /2016 08:00

Uno dei libri preferiti di Emma è da sempre "Piccolo uovo", libro oramai diventato un classico scritto da Francesca Pardi con le illustrazioni bellissime e di Altan.
Che poi, Altan vuol dire Pimpa ed in casa mia è venerato come un semidio.

Lo legge da sempre, glielo leggevano anche all'asilo nido ed è uno di quei libri che le dà in genere sicurezza. Ma Emma e in quella fase della vita in cui tutto diventa all'improvviso nuovo perché lo può vedere con strumenti ed occhi diversi.

E così ieri sera un libro che apparentemente non aveva nulla di nuovo si è trasformato in un focolaio di domande.

Il libro in questione, per chi non lo sapesse, parla di un uovo che non si vuole schiudere perché non sa in quale tipo di famiglia capiterà. Decide allora di fare un giro e di vedere quanti tipi di famiglie ci sono e se tutti sono felici. Incontra prima una famiglia tradizionale di coniglietti, un ippopotamo con solo la mamma, una famiglia in cui mamma e papà hanno colori diversi, un'altra famiglia in cui genitori e figli sono molto diversi. Incontra pure una famiglia di gatti con due mamme papà e una famiglia di pinguini con due papà e nessuna mamma.

Capirete quindi perché questo libro, delicato e improntato sul confronto, sia finito nella lista nera degli idioti finto-cattolici più di una volta.

Per la prima volta ieri sera Emma mi ha chiesto accigliata:"Perché due mamme? Mamma e papa!"
A questa domanda ho semplicemente risposto "Perché loro sono felici così, vedi come è contento quel gattino?"

Fatto sta che terminato il libro, al momento di sceglierne un altro ha voluto leggere sempre lo stesso, questa volta senza fare domande, come se volesse assimilare e capire bene quello che gli avevo detto.

Il libro termina con piccolo uovo che si schiude e con la domanda: come sarà la famiglia di piccolo uovo? Al che ho approfittato per chiedere ad Emma: "E la nostra famiglia come è fatta?"
"Emma, mamma..."
"Sì"
"...papa, Alice, e..."
"??"
"...mamma Alice!"
"..."
"..."
"Brava, buonanotte amore mio."

Forse era meglio restare fermi ai Tre Porcellini... 

 

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6 settembre 2016 2 06 /09 /settembre /2016 08:00

Io ed Emma in macchina, in attesa che il papà rientri da una commissione e si possa ripartire.
Siamo nella città di P., ridente cittadina abbastanza destrorsa del basso centro Italia dove la quota di abitanti di colore è abbastanza alta.

"Mamma? Mamma? Mami?"
"Dimmi, amore"
"Quilli, quilli lì... neri!" mi dice la mia discendenza indicando vistosamente due ragazzi all'altro capo del marciapiede.
"Sì, Emma. Hanno la pelle nera. Come Ashley, ricordi?"
"Ashley mia amica"
"Certo, ci mancherebbe. Ma di che colore è la sua pelle?"
"Nera. Anche sua mamma pelle nera."
"Invece Vittoria..."
"Vittoria mia amica" si acciglia.
"Certo, ci mancherebbe altro. Però come sono i suoi capelli?"
"Gialli."
"Vittoria è bionda, tu castana. Ashley ha la pelle nera, tu chiara"
"..."

"Mamma?"
"Dimmi, Emma."
"Quilli neri!"
"Emma, come Ashley no? Stavamo dic..."
"No, quilli mica mii amici!"
"Magari un giorno lo saranno"
"Nooooooooo! Quilli trooopppo alti!"

E vabbè, fai come ti pare. 

 

 

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1 settembre 2016 4 01 /09 /settembre /2016 08:00

Ci sono, eh, sono viva e non mi è nemmeno successo niente di particolarmente grave.
Lo giuro.
E' solo che la mia testa si era riempita troppo, all'inverosimile oserei dire. Così piena di preoccupazioni, ansie, sciocchezze assortite ancora riuscire a scrivere ma nemmeno a pensare, figuriamoci  a scrivere.

Eppure scrivere mi è sempre stato di grande aiuto, un'esigenza primaria quasi come respirare. Ma questa volta no.
È stato come se tutti i miei pensieri si attorcigliassero insieme in un grande vortice, come se l'elenco di cose da fare fosse troppo lungo per essere sbrigato con tempistiche umane.

Forse era solo bisogno di silenzio, di una via di fuga, di smetttere di sentirsi pateticamente il centro del mondo e di disinnescare la mia violenta mania del controllo. Bisogno di staccare, di buttare via i neuroni, consumati da un lavoro che amo ma che tende a succhiarti l'anima se ci si butta troppo nelle storie degli altri.

O forse era solo un grande ed imprescindibile bisogno di ferie.

Ed eccole qua queste ferie, alla fine sono arrivate insieme al Ferragosto.
Peccato che nel mio seppur breve periodo di ferie sia accaduto tutto quello che poteva accadere ed anche molto di più.
 
Nell'ordine:

- Mi si è rotta la macchinetta del caffè. e voi direte: Vabbè. Ma chi ci vive senza caffè? L'Amoremio NO. 

- Mia figlia è stata punta tre volte in faccia da un tafano, insetto immondo che non sapevo potesse portare qualsiasi genere di infezione batterica. Ed infatti così è stato, è la gnocca si è gonfiata come un pupazzo, tra la disperazione il panico dei suoi genitori. Per fortuna il nostro santissimo pediatra, uomo da amare e idolatrare nonchè santo subito, ha capito immediatamente di che cosa si stesse parlando e le ha rifilato antibiotico e cortisone per bocca prima che l'infezione potesse passare il sangue. Ora che è tutto risolto mi viene quasi da ridere, però nel momento…. Certo è che per noi non sono esistiti nei mare, nel lago o piscina, vista la paura delle cicatrici. Tutto molto bello.

- Il bagno ha deciso che era il momento di entrare in sciopero e collassare. Si sono rotti insieme la doccia, il lavandino e la caldaia. Il water, invece, funziona. Almeno.

- Altro? Ora non saprei. Ma se frugo nella memoria, qualcosina lo scovo.

Un disastro quindi? No, non direi.

In queste vacanze ho scoperto quanto sto bene con la mia famiglia, quanto Emma e l'Amoremio siano fantastici e quanto ami vederli ridere e giocare insieme.
Ho riscoperto il piacere di leggere un libro divertente, il piacere di ridere e di conoscere gente. Ho riscoperto il piacere di girare in pantaloni corti, anche se mi sento uno scaldabagno coi capelli e chissenefrega.
Non mi sono abbronzata, ma mi sono comunque riposata.
 

Ho riscoperto il piacere delle piccole cose, quella sottile gioia di guardare la gnocca a dormire, con il viso finalmente sgonfio e con le guance rotte tirate su in quella espressione serena ed indifesa che assume quando riposa.

Non so quanto durerà, ma mi sono ricaricata.

Comunque, se vorrete, eccomi qui.

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16 maggio 2016 1 16 /05 /maggio /2016 08:00

Pausa caffè con i colleghi.

Si parla di figli e dell'orrido vizio tutto Made in USA di edulcorare le favole eliminandone anche l'aspetto pedagogico.

Collega 1: "Prendete la Sirenetta, ad esempio. E' una storia tremenda, fatta di dolore, delusione e morte. Mica tutta canzoni ed happy end!"
Phoebe: "Già, finisce con la Sirenetta che si butta da una scogliera! Da piccola la leggevo sempre!"
Collega 2: "Ora capisco..."
Phoebe: "Come?"
Collega 2: "No, dicevo che hai ragione."
Collega 1: "Ma tipo... la strega del mare non le taglia le gambe?"
Phoebe: "Ma no! Le taglia la lingua!!"
Collega 1: "Mah, io mi ricordavo un coltelllo. Gambe, lingua, uguale... e volete mettere Cappuccetto Rosso?
Phoebe: "Già, coi genitori che invece di raccontare ai figli che il lupo mangia la nonnina la fanno chiudere nell'armadio da un animale che non ha nemmeno il pollice opponibile? Vi rendete conto?"
Collega 2: "Sì, che poi lo sanno tutti che Cappuccetto Rosso nell'interpretazione freudiana è una metafora del ciclo metruale. "
Phoebe: "..."
Collega 1: "..."
Collega 2: "Che c'è, non mi credete? Cercate su Google, no!"
Collega 1: "Tu stai male."
Phoebe: "E sei pure ingegnere... "
Collega 1: "Ma poi, come mai? Per il cappuccio?"
Collega 2: "La foresta, il lupo... insomma, non è chiaro?"
Collega 1: "NO:"
Phoebe: "E io che credevo fosse una metafora per insegnare ai bambini a non dare ascolto agli sconosciuti."
Collega 2: "E invece."
Phoebe: "E invece."
Collega 1: "E invece."
Phoebe: "Che schifo."

 

Ora attendo di capire il significato recondito della favola dei Sette Caprettini.

Con ansia.

 

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2 maggio 2016 1 02 /05 /maggio /2016 09:00

- Emma, vieni a metterti il pigiama.
- No, grazie.  
- Come sarebbe a dire "no, grazie"? - - No, grazie.

E se ne rimane lì, affaccendata ed impegnatissima nelle sue faccende da duenne o poco più, non filando minimamente di  pezza quella povera donna della propria madre che deve inseguirla e usare la forza bruta per effettuare il passaggio vestiti/pigiama e viceversa.

- Emma, vieni subito qui.
- No, grazie.  
- Emma, devi cambiare pannolino.
- No grazie.
- Ma come sarebbe a dire?
- NO, GRAZIE!!!!!!
E scappa via. 

- Emma, lo sciroppo per la tosse.
- No, grazie.
- E invece sì.
- No, grazie.
- Emma, apri la bocca.
- No, grazie!

Ora, va bene la fase del no, tanto decantata da pediatri ed educatori e tappa fondamentale per la crescita di ogni bambino.

Ma alla fase del NO, GRAZIE non ero preparata...

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28 aprile 2016 4 28 /04 /aprile /2016 08:30

Sto scrivendo poco, lo so.
Potrei dire che è il lavoro, Emma, la stanchezza, il buco nell'azoto, l'Amoremio sempre fuori per lavoro, la cogente pressione delle mille cose da fare, il recap di tutti i millemila documenti per ISEE e 730 ed il fatto che mi si è rotta la lavatrice.

Ma non sarebbe vero.
O meglio, sarebbe vero solo in parte.
Mi sento stanca, è vero, ma non è solo questo.
Di sicuro potrei affermare che e anche un po' in colpa tempo, di questa primavera che non vuole arrivare e di questo clima pazzo che mi impone il raffreddore continuo.

Ma anche in questo caso sarebbe soltanto una mezza verità, le avversità e la mancanza di tempo non mi hanno mai fermato dallo scrivere né mai tenuta lontano dalla possibilità gratuita di esprimere i miei pensieri. Forse è l'unica verità è che più si cresce più nella testa si affastellano mille pensieri che sono difficili da mettere nel giusto ordine..

Va tutto bene, per carità, i miei problemi sono sempre relativi e legati ad una stretta quotidianità. Niente di grave, va tutto bene. 
Ma tante piccole cose una sopra all'altra possono diventare una scala che porta direttamente su, in cima alla iperbole delle negatività e del groppo in gola che non permette òla serenità.

Potrei dire quindi che non ho voglia di scrivere, ma questa sarebbe una bugia.
In realtà non riesco a riannodare i fili dei miei pensieri, troppe cose frullano in una testa spesso vuota. Almeno così sembra.

Vorrei poter essere più serena, vorrei non avere sempre il raffreddore o la raucedine, vorrei non sembrare una scappata di casa ma una di quelle mamme super glamourche si vedono nella pubblicità dei pannolini.

Vorrei avere il tempo di fare marmellate e muffin, avere il tempo di organizzare giochi creativi ed intellettualmente rilevanti per Emma, ma anche spogliarelli per l'Amoremio.
Vorrei tante cose e vorrei anche cominciare a scrivere senza dover ricercare il tempo.

Vorrei ricominciare a prendere la vita con più ironia, cosa che mi manca più di tutte.

Vorrei solo tornare ad essere un po' più me.

 

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15 aprile 2016 5 15 /04 /aprile /2016 14:00

Io e mia figlia in macchina, una sera come un'altra, tornando da fare la spesa al supermercato.

"Emma, ma hai visto la mamma di Ashley? Ha un bimbo nella pancia!"
"Mpf"
"Anche la zia Mara ha bimbo nella pancia, hai visto quanto è grossa?"
"Mpf"
"Lì dentro c'è il fratellino di Francy, lo sai? Piccolo, piccolo!!"
"Mpf"

"Ma lo sai che anche tu stavi nella pancia della mamma?"
"..."
"Eri piccola piccola, ma proprio piccola  e..."

"Mamma?"
"Sì, amore mio. Dimmi tutto."
"Basta"
"..."
"..."
"Come?"

"Basta, mamma, basta."

Vabbè, era solo per fare conversazione..

 

 

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18 marzo 2016 5 18 /03 /marzo /2016 08:00

- Emma, usciamo?
- No.
- Andiamo al parco? Ai giochi?
- No.
- Dalla nonna?
- NO.
- Dalla zia?
- NO.
- Allora stiamo a casa.
- NO.
- Allora usciamo?
- No. No. No.
- Aehm.

- Mami, io nanna.
- Ah, vuoi andare a nanna?
- No, nanna no.
- Ecco.

- Emma, ecco la cena. 
- NO. (accompagnato da uno sguardo torvo che Mercoledì Addams sembrerebbe in confronto una reginetta di bellezza anni'50)
- Ma come no, è la frittata! Il tuo piatto preferito!
- NO. (allontanando il piatto). NO, NO, NO!
- Fai come vuoi.
Seguono cinque minuti di silenzio musone, in cui nella mente di mia figlia si combatte l'inferno e che fanno seguito ad un ritmico tintinnio di forchetta nel piatto. Tra tigna e pancia, ha vinto l'appetito. 
Strano.

Tutto questo succede anche a casa vostra con cadenza oraria?
Benissimo, sono lieta di informarvi, qualora non lo sappiate ancora, che siete atterrati nei famigerati terrible two. I terrible two altro non sono che quel periodo temporale (in genere di qualche mese, se vi va male un anno o più) in cui la vostra piccola e paffuta creaturina decide che è arrivato il fatidico momento dell'affermazione della propria volontà sopra tutte le altre. Soprattutto sopra la VOSTRA.

Così, eventi in teoria semplici come lavarsi, vestirsi o fare la pipì si trasformano in veri e propri conflitti mondiali, che culminano con pianti e scene madri, non sempre del pargolo. E' che alla lunga questa tiritera diventa snervante, lo capisco benissimo.

Dicono che il segreto sia l'ironia.
Dicono anche che uno dovrebbe esserne felice, visto che è un momento di formazione psicologica molto importante per il bambino.
Dicono che l'importante sia cedere sulle cose futili ed essere fermi su quelle che non possono essere derogate in nessun caso. Ad esempio mai senza seggiolino in auto, nemmeno se le urla della vostra progenie rischia di incrinare il parabrezza, ma se in casa vuol girare con le galosce son problemi suoi. In fondo il figlio di una mia amica girava con una maschera da sub del padre calata sul viso. Per dire.

Dicono anche che poi passa. 
Dicono che poi ci si possa ragionare.
Dicono.

Che faccio, ci credo?


 

 


 

 

 

 

 


 

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11 marzo 2016 5 11 /03 /marzo /2016 15:00

Si è fatto nell'ultimo periodo un gran parlare in merito alla legislazione sulle unioni civili, il famigerato ddl Cirinnà. Se ne è fatto un così gran parlare che all'improvviso tutti sembravano essere esperti in materia di diritto di famiglia, manco ci avessero fatto sopra un dottorato. 
Ovviamente senza aver letto cosa fosse in realtà previsto dal decreto legislativo da approvare e senza avere né studi specifici nè competenze: è l'Italia, bellezza.
Perché leggere il testo di legge da approvare quando si può leggere tutto riassunto su siti di alto livello internazionale come il Giomale o Informare per resistere?

Così hanno cominciato a correre le voci più indiscriminate, illazioni talmente spinte a suonare anche al più creduloni degli italiani. In fondo siamo e restiamo un paese cattolico fatto di persone che non vanno in Chiesa se non la sera di Natale per far vedere il cappotto di cachemire appena acquistato, non è che ci si possa aspettare più di tanto.

Proprio come quando si cerca di far capire (inutilmente) la doverosa laicità dello Stato, quando di parla di sesso pubblicamente l'italiano medio sclera. Poco importa se nei momenti di relax s'ammazza di youporn sul telefonino e se vanno in cerca di ragazze straniere sui social: a chiacchiere ti diranno sempre che la famiglia tradizionale è l'unica che esiste, che il giender purtroppo impera e che, signora mia, non se ne può più. 

Sul gender, teoria assurda senza nessun fondamento psicologico se non quello della fobia, ho già parlato sin troppo diffusamente (ve lo siete perso? Lo trovate qui e qui, ad esempio), quindi non vi tedierò oltre.

In merito a tutto il deliro sulla Cirinnà, sul femminismo ad intermittenza. sull'utero in affitto, l'utero è mio e lo gestisco io ma anche no, adozioni, stepchild, Nichi Vendola e compagnia cantata, una mia opinione ce l'ho e anche chiara.
Ma a voi che vi siete strenuamente opposti che ve ne fregava? Perché prendersi tanto puntino per non far riconoscere i diritti degli altri senza che i vostri vengano minimamente intaccati? Perché tanto odio? Io, visto che son tre notti che non dormo e c'ho tempo, mi sono fatta un paio di ipotesi:

1) La guerra tra poveri. Adottare in Italia è facile come fischiare "Con te partirò"  fino alla fine mantenendo la tonalità e la sofferenza, mi rendo conto, è davvero tanta. "E questi mi vogliono passare avanti, così?" E' facile pensarlo, ma non è giusto. L'adozione da parte di una famiglia etro, da una omosessuale o anche da parte di un single dovrebbe essere agevolata dallo Stato e non resa una corsa ad ostacoli, spesso insormontabili per di più.

2) L'insoddisfatto cronico. Non ti piace la tua vita? Ti senti costretto in un ruolo che non ti piace? Ti annoi, ma non sai come uscirne? Odi tutti quelli che si sentono liberi di essere felici? Ah, ecco. Serve aggiungere altro?

3) L'ignorantone. Tutto è sempre stato così e ci deve rimanere. L'ha detto il prete qundi mi fido.

Ora, delle tre categorie il terzo è sicuramente il peggiore, anche perché non è afatto facile spiegare ad una testa di legno che legiferare in merito ad un argomento non vuole dire dargli un giudizio morale, né sottoporlo alla approvazione della massa. 

Mi verrebbe da arrendermi e tacere.

Ma anche no.

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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