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2 dicembre 2015 3 02 /12 /dicembre /2015 17:00

Tutte le donne in stato di gravidanza millantano ad amici e parenti, nonché al partner sempre la stessa cosa: L'essere mamma? Non mi cambierà mai! Io sarò sempre la stessa!!!
Falso, falsissimo. Falso come la foto di Salvini che legge un libro.

Falsissimo. 

L'ingresso nella propria vita di quell'esserino urlante modificherà (per sempre) tutto ciò che è stato prima, arrendetevi all'evidenza.

Come?

1 - Dopo aver lavorato 8 ore ed essere stata fuori casa più di dieci, l'idea dell'aperitivo con le amiche non è poi così allettante come lo era prima e vi smuove la coscienza in maniera insopportabile, visto che la vostra prole certamente vi aspetta a casa con gli occhi umidi di pianto che manco Remì ai bei tempi (non è vero, e lo sapete).

2 - La crema idratante dopo la doccia. Cosa? Cosa? Ne riparliamo quando va alle medie, se siete fortunate. Pensate che non si possa vivere senza? Sbagliate! Io mi sento molto contenta quando riesco a lavarmi i denti due volte al giorno. Prima non uscivi mai struccata nemmeno sotto la minaccia di uno tsunami, dopo ti senti sempre come se avessi l'aspetto di una scappata di casa.

3 - I saldi di fine stagione prima volevano dire essenzialmente SCARPE, SCARPE EVERYWHERE; dopo GIUBBINI DI UNA TAGLIA PIU' GRANDE per il prossimo inverno, ché così risparmiamo. 

4 - Passando davanti all'ingresso del multisala e leggendo i titoli in programmazione ne conoscete 1 su 10. Se va bene, ma molto bene, conoscete sì e no la metà degli attori rappresentati sulle locandine. In ogni caso avete quella simpatica sensazione di estraniamento dal mondo circostante .

5 - Le bustine di Mofy piacciono più a voi che al pargolo: non negatelo! Stesso discorso per le casette di Masha e l'Orso e il galeone della Playmobil. 

6 - La volta che vostra figlia dorme tutta la notte senza svegliarsi mai, la mattina siete rintronate come se vi foste sniffate due actifed, tre antistaminici per l'allergia e una tachipirina in una botta sola.  Se le notte diventano due consecutive, la seconda mattina riuscite persino ad arrivare presentabili in ufficio. La terza non riuscite a dormire, avete gli occhi sbarrati come un lemure e girate per casa molestando il vostro compagno e la vostra prole.

7 - Non siete più in grado di non infilare ovunque in una discussione la vostra creatura. Pure se state parlando di fusione a freddo, del tempo per il fine settimana o di una gara di rutti: non ne riuscite a fare a meno. La piccola bestiolina è infatti in grado di infilarsi nel vostro cervello e di manometterlo completamente. Stete attente! Per esempio, ieri sera Emma...

8 - A corollario del punto 8, l'impossibilità matematica di non ammorbare parenti, colleghi, conoscenti o semplici vecchietti in fila alla posta con le foto ed i filmati della vostra meravigliosa cucciola intenta nelle più svariate attività: mangiare, cantare, ballare certamente, ma anche bere, ruttare e persino fare la cacca. Lo farete, sì proprio voi che spergiurate che no, non accadrà mai.  Non è bellissima?

9 - La colonna sonora della vostra giornata non è composta dalle ultime hit del momento proposte dalla radio e nemmeno dall'ultimo album di Max Gazzè. No, la vera hit dell'autunno è La canzone dell'igiene personale di Masha e l'Orso, altroché. 

10 - State sempre male. Sempre. Durante la gravidanza mai un pensiero, un doloretto, un fastidio e così avete creduto di essere fatte apposta per la maternità. Poi è nata lei, una bomba batteriologica in miniatura, così potente che se solo il califfato ne venisse a conoscenza smetterebbe di costruire armi di distruzione di massa. Basta lei: etciù.

Detto ciò, essere madri è meraviglioso, veder cresciere i propri figli la cosa più bella che c'è. Ma non è una passeggiata di salute.

Altro da aggiungere?

 

 

 

 

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25 novembre 2015 3 25 /11 /novembre /2015 08:00

Sono sempre stata ansiosa, fin da piccola. 

Avevo cinque anni la prima volta che mi venne diagnosticato un simpatico dolore psicosomatico che non era spiegabile in nessun altro modo che questo: ansia. 
Andavo da mia madre e le chiedevo con aria indagatrice: "Ma tu sei felice? Sicura? Sicura, sicura, sicura?" 

Negli anni non sono migliorata, in fondo quando una ci nasce con la smania di fare, aiutare, gestire e soprattutto controllare tutto non si può far molto.
Ho imparato da me stessa che la mia ansia è come un volano e si alimenta della propria forza e frequenza. Se sono stanca, se mi sento sola o semplicemente triste, mi si accende il motore e parto, iniziando a curarmi di faccende che prima consideravo irrisorie o comunque secondarie. 
Tipo la mole impressionante di panni da lavare o stendere o piegare. Oppure le piante che non mi danno adeguata soddisfazione. E le tette? Le mie tette che cedono alla forza di gravità? Mia sorella che caspita combinerà? Ed i miei? I miei genitori avranno qualche pensiero che non mi dicono? E l'Amoremio? Perché fa quello sguardo strano? Mi nasconde qualcosa? 
Ma soprattutto, 'sta povera creatura della gnocca che si ritrova una madre come me... Sarò in grado?  

E allora corri, cerca di far tutto, con una mano stendi i panni, con l'altra giri le pagine di "La favola di mamma pipistrello" mentre rispondi con il controllo vocale ad un messaggio di una amica. Se poi c'è una crisi all'asilo della gnocca di cui sono rappresentante di classe nasce il caos, più o meno come quando riordino i giochi sparsi per casa e mi manca il pezzo giallo della torre dell'Ikea.
E l'Amoremio mi dice che faccio troppo, che voglio metter mano a tutto ed ha ragione.
Forse.
Ma posso farne a meno? O meglio, ci riesco?

Poi leggo un articolo sull'Internazionale che parla proprio di questo: fare meno. 
Fare meno.
Concedere a chi sta vicino di fare un passo verso di noi.
Fare meno: perdonarsi e accettare che il mondo vada a rotoli senza il nostro controllo. Ma anche no, forse. Che se non andasse a rotoli, sarebbe un bello smacco.

O una consolazione?

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12 novembre 2015 4 12 /11 /novembre /2015 11:00

Emma è sempre stata una bambina decisa e, diciamo tutta, tignosa al limite dell'esasperazione. Buona, buonissima, per carità. Sempre finché non viene contrariata.
Ricordo al gentile pubblico che la mia progenie a dieci mesi ha detto NO al latte materno e non ne ha avuto mai nostalgia, nemmeno per un minuto e nemmeno con la febbre alta.

Per questo quando quest'estate ho tentato, forse troppo precocemente, l'esperimento vasino, sapevo che le strade sarebbero potute essere solo due: indifferenza o ossessione totale.

Ed infatti così è stato, nel senso che la gnocca ha guardato il vasino, ha guardato me, ha guardato nuovamente il vasino e se ne è andata sdegnata. Io, lì? Mai.
Dopo due giorni di tentativi ci siamo arresi ed abbiamo accantonat il simpatico oggettino. 
Fino a due settimane fa.

Emma ritorna da una delle sue scorribande solitarie per le stanze di casa con il vasino in mano.
- Pitto?
- Quello è il vasino, amore mio.
- Pitto? Miemi?
- Si, certo che puoi sedertici, ma...
Lei, in un atto di autorità, comincia a spogliarsi. Ok, vuoi giocare? E giochiamo. Le tolgo il pannolino e si siede sopra al mitologico oggetto.
- Ibo?
- Un libro?
- Ci.
Passo alla gnocca uno dei suoi libri e lei si accomoda a leggere. Senza fretta. In tranquillità. Come l'Amoremio, insomma. 
Ah, il DNA.
Passano dieci minuti buoni, in cui lei enumera tutti gli animali della fattoria presenti nel libro. TRE VOLTE. Quando penso di essermi addormentata nell'attesa che si stufi, si alza in piedi gridando: "FATTOOOO!!!" e mettendo in mostra tutti i denti che ha.
Non è possibile.
E invece sì.

Da allora, ogni volta che può Emma usa il vasino. Si piazza comoda a leggere e va, liscio come l'olio e tronfia dei risultati che riesce a produrre, diciamo così.  
Io, da vera brutta madre, non le ho ancora tolto il pannolino in via definitiva. Prendo tempo, traccheggio, non ho fretta. Lei, invece, da vera decisionista, ne vorrebbe far a meno e passare oltre incamminandosi verso la materna e strepitando come un gatto arrabbiato ogni volta che le devo rimettere l'odioso plasticoso pannolino.

Ok, la prossima settimana tentiamo.
Anche se il pannolino era comodo.

Non ci vuoi ripensare, amore di mamma?

 

 


 


 


 


 

 

 

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5 novembre 2015 4 05 /11 /novembre /2015 08:00

Da ragazzina mi capitò per caso di imbattermi in un libercolo allora abbastanza di moda o comunque conosciuto, che per me tredicenne trattava comunque temi scottanti: "Lettera ad un bambino mai nato" di Oriana Fallaci.
Il libro, che trattava senza leggerezza il delicato tema di una maternità non cercata, non mi sconvolse né cambio nulla in me, ma mi diede la possibilità di conoscere una grande scrittrice.
Complice la biblioteca della scuola mi diedi alla lettura di tutto quello che aveva scritto nel corso degli anni e la sua presenza caratterizzò (in bene? In male?) la mia disgraziata adolescenza da secchiona.
Il mio sogno era diventare una giornalista come Oriana a vivere una grande storia d'amore come quella raccontata in "Un uomo".
Quale donna non lo vorrebbe?
Magari con un finale meno drammatico, ma alla fine si può sempre affermare di aver vissuto ed amato, no?

L'altro giorno, girando su Fb in cerca di ispirazione mattutina, mi imbatto nel commento di una poco più che ragazzina che afferma senza meno che "Belen è il mio mito, la donna perfetta!".
...
...
Ora, a me va bene tutto. Sono un apersona tollerante e aperta a (quasi) tutte le opinioni. Ma questo no. Ci sono dei limiti. Ci devono essere dei limiti a quello che la televisione commerciale può fare al cevello umano.
Belen Rodriguez.
Sicuramente molto gnocca, niente da dire. Ma è un merito o solo culo? E quando dico culo, lo intendo in molti sensi, credetemi. 
Non che tutti debbano avere miti letterari, ci mancherebbe. Mia sorella da piccola voleva essere la Carrà e la adorava in tutte le sue esternazioni. Come non considerare la Raffaella nazionale una vera icona? 
Ma Belen...
Belen!!!
Non sa ballare, non sa cantare, non sa parlare, non sa recitare.
La gnocchitudine è un punto a suo favore, ma tra venti anni ci facciamo il sapone? Che resterà di lei? Il broncio così secsi?

E' vero che nel tempo la Fallaci mi tradì nel profondo e che rileggere "Un uomo" a trentacinque anni mi ha fatto capire come gli ormoni in processione di una diciottenne possano smuovere le montagne, ma resta sempre una grande figura di riferimento.

A queste ragazzine cosa resterà?
La plastica?
La consapevolezza di non essere mai abbastanza fighe?
Un De Martino con cui fare foto hot?

Se Emma da grande avrà questi riferimenti, mi sentirò una madre fallita, che non è stata in grado di insegnare niente alla propria discendenza.

Esagero? Sono anziana?

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28 ottobre 2015 3 28 /10 /ottobre /2015 19:00

Sabato pomeriggio ero al parco con Emma e la figlia del mio compagno. Le bimbe giocavano tranquille da un gioco all'altro e io mi sono messa ad ammirare la varia umanità che navigava avanti ed indietro, ingannando un pomeriggio autunnale.

Nella quiete del parco hanno fatto irruzione una brigata di ragazzini, orientativamente non più di quattordicenni che, appollaiatisi in ordine sparso su di una panchina, hanno dato il via a diversi teatrini antropologicamente interessanti.

La femme fatale.
Le ragazzine del gruppo, alcune in evidente sovrappeso da sovradosaggio di merendine, vestite come un catalogo di moda per non-vedenti erano tutte truccate e dotate di meches. roba che se io a quell'età osavo il mascara finiva malissimo e queste si sparano il rossetto opaco arancione modello Barbie battona.
Stanno lì, una fa finta di giocare con una sigaretta ed all'avvicinarsi di un coetano l'apostrofa con un "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Alzo lo sguardo verso di lei perché credo (spero?) di aver capito male e lei lo ripete: "Stammi lontano che tu mi stupri!"
Vorrei tanto farle la filippica sia sul suo vituperio dei modi verbali sia sul più grave uso improprio di certi termini, ma qualcosa mi ferma.
Sono diventata forse vecchia?

Arrendevole?
Ho bisogno di ferie?

La coppia che non (si) molla.
Non troppo discosti dal gruppo, una coppietta ha deciso di controllarsi vcendevolmente le tonsille e di farlo con una dovizia impressionante.
Meno.
Basta meno.
E soprattutto, tenete a posto le mani a meno che non siate così fortuna da usufruire di ore di educazione sessuale a scuola. E non ridete se vi spiegano cose utili: ascoltate, cazzo.

Sono gggiovani, che ci volete fare?
Gestisco il trasbordo di Emma dall'altalena al girello e mi cade l'occhio sulla parte maschile della combriccola, tutti alquanto bisognosi che Masha canti loro la canzone dell'igiene personale. Sono in tre, tutti vestiti come Justin Bieber dopo un uragano: uno è il sedicente stupratore e si guarda intorno annoiato, il secondo sputa reiteratamente a terra con metodicità degna di nota mentre il terzo sta bruciando la panchina con un accendino.
Aspè, che sta facendo?
Brucia la panchina?

Affido Emma ad Alice che mi guarda come a dire Non mi far fare figuracce che magari un giorno ne sposo uno,  e mi fiondo.
"Scusa ragazzino, che fai?"
"Ehm..."
"Ehm una cippa, smettila subito! Questa panchina non è tua, ma di tutti!"
"Mi scusi SIGNORA"
SIGNORA.
Che suona come vecchia babbiona, vero? 
Sto studiando come incenerirlo adeguatamente, quando sento Emma che mi chiama ridendo come una matta perhcé la sorella le ha fatto scoprire l'emozione dello scivolo da grandi.
Mi distraggo, perdo l'attimo e niente, l'aridità e il veleno sono volati via.

Niente, sono vecchia.
Ho peso mordente.

"Tu" dico rivolta ad Alice mentre rincasiamo "se diventi così tra qualche anno ti spedisco in Svizzera in un collegio di suore di clausura. E pure se non sei mia figlia, chiaro?"
Lei ride e si schernisce.

Forse non tutto è perduto.

 

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1 ottobre 2015 4 01 /10 /ottobre /2015 08:00

Stamattina piegavo i panni asciutti cercando di battere il record pregresso ed avvicinandomi alla velocità della luce, il tutto prima di andare in ufficio e soprattutto prima che la gnocca riuscisse ad emergere dal suo sonno comatoso detto anche a quattro di spadi che la contraddistingue da sempre.

E mentre piegavo calzette e mutande muovendomi come in Matrix, l'ho vista. Eccola lì, l'infida creatura: una cimice. Ora, io non ho niente contro le cimici, sono aracnofobica questo sì, ma il resto del mondo entomologico non mi suscita nessun problema. tranne forse gli scorpioni. E le scolopendre. Vabbè, non divaghiamo. Non le odio, dicevo, tuttavia le cimici hanno la brutta abitudine di volare con un rumore molto fastidioso e di rilasciare un pessimo odore se spaventate o se finiscono sopra una fonte di calore: è una puzzona, diciamocelo.

Sono andata in bagno a prendere un pezzetto di carta per farle provare il brivido imprevisto dello sciacquone, ma all'improvviso mi son detta che no, non la volevo uccidere. Ho aperto la finestra e l'ho buttata in terrazza.
Ora, notoriamente le cimici non sono famose per la brillante inteligenza o per il ruolo determinante che svolgono all'interno della catena alimentare, ed un perché c'è. 
L'ho lanciata dalla finestra e lei invece di volare è piombata di culo sul terrazzo, rimanendo ad annaspare a pancia in su dimenando le zampette. Ho chiuso il finestrone e stavo per andarmene, ma qualcosa nella frenesia con cui muoveva le zampette mi ha trattenuto e sono rimasta ad osservarla dibattersi. E dire che sarebbe bastato poco per rimettersi in piedi: concentrarsi su un unico movimento, ad esempio, cercare un appiglio ed in ogni caso non farsi prendere dal panico. Niente, non riusciva a rimettersi in piedi e io lì, a guardare la sua febbrile agonia.
Alla fine ho aperto la finestra e usando la stessa carta di prima l'ho rigirata e messa dritta sulle zampette.
"Vai, vola via prima che ci ripensi!" 
Ma lei è rimasta lì, a fregarsi le antenne che ha sulla testa.
Mi è sembrata stupita, incredula.
Se non sapessi che è impossibile, direi mi stesse guardando in faccia.

Poi Emma ha interrotto la magia chiamando mamma con la potenza della sirena di un sommergibile e me ne sono andata; chissà se quell'insettaccio se ne è volato via dopo un po' o è rimasto lì, alla mercè dei passeri.

Questa edificante storia mi ha portato a due chiare considerazioni.
La prima è che io a volte spesso sono proprio come quella cimice a pancia all'aria: mi dibatto frenetica tra mille accadimenti ed impicci e penso che mai riuscirò a venirne fuori con un minimo di sanità mentale. Quando poi qualcuno mi aiuta senza chiedere e senza domande rimango di stucco, incredula. Incapace di dire grazie o accettare con un briciolo di entusiasmo, ma stampandomi in faccia l'espressione della mucca al pascolo che vede passare un treno.

La seconda è che non dormire per la tosse della tua prole fa male.

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30 luglio 2015 4 30 /07 /luglio /2015 09:00

Sin da bambina sono sempre stata considerata complicata. Non mi piaceva giocare con gli altri bambini (a meno che non potessi dirigere tutto io), inventavo storie per me e le mie bambole giocando da sola per pomeriggi interi, mi piaceva costruire il mondo come volevo che fosse, eliminando tutto quello che non andava.

Facevo finta che fosse sempre tutto perfetto, senza urla, litigate o problemi da risolvere. Senza malattie a portarsi via la mente di mio nonno. No, non era vero. Il mondo era bello, io lo sapevo, e me lo sarei costruita come volevo.

Gli anni sono passati, la bambina timida e solitaria si è trasformata in una donna che troppo spesso cerca di affermare la sua personalità, anche con mezzi poco canonici.

Ma certi giorni, no.
Certi giorni è troppo faticoso.
E' troppo e basta.
Certi giorni mi sembra di esser caduta in un buco nero fatto di terra argillosa. E mi arrampico, mi graffio, ma non riesco ad uscirne nemmeno applicandomi al massimo e mi sale l'ansia, mentre le pareti mi si sbriciolano intorno.

Certi giorni mi sento all'angolo, inchiodata con i piedi al pavimento. 

C'è stato un giorno, lo ricordo bene, un giorno in cui mi son detta: "La mia vita è perfetta, non posso desiderare di più". E poi niente, l'attimo è passato e io sono rimasta qui a guardare il mondo che corre velocissimo. 

Domani magari sarà un giorno migliore. Sì, certo, lo cantava Cremonini, ma non so se nemmeno lui c'ha mai creduto veramente. Magari sì.

Magari è vero.

Magari domani smetto di vedere tutto nero.

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17 luglio 2015 5 17 /07 /luglio /2015 09:00

Partiamo da un presupposto: sono stordita dalla nascita e con la vecchiaia non è che si migliori, dicono. Non aiuta nemmeno lo stress portato da una gnocca di 13 kg, seppur buonissima. 
E l'imprevisto è dietro l'angolo.

UN MESE PRIMA.
L'Amoremio alle porte del fine settimana becca un virus intestinale. Ora, come potranno testimoniare tutte le donne del mondoche sono diventate madri, avere un bambino malato è brutto, ma se si ammala il proprio compagno è nettamente peggio.
Dopo una notte in bianco, sabato mattina ci svegliamo tutti e tre con facce livide, anche se Emma ha dormito tutta la notte. Colazione, (poca) conversazione, pianificazione della giornata... e all'improvviso la gnocca si trasforma in Linda Blair ne "L'esorcista". 
Panico.
L'inconfondibile odore che emette poco dopo, poi, rivela una sconfortante verità: il virus intestinale è arrivato.
Posso morire in un angolo?

Cominciano sei ore di inferno in cui:
- l'Amoremio con 38 di febbre fa la spola tra il divano e il bagno, bianco come un cencio e con in faccia l'espressione del condannato al braccio della morte.
- Emma evacua con alternanza perfetta dall'alto e dal basso, piangendo (povera stella mia) ogni volta che le passa un crampo alla pancia.
- Io cerco invano di accudire i malati e, contemporaneamente molesto il pediatra via sms maledicendo le gionate festive.

Poi, una luce in fondo al tunnel: mia madre mi ricorda che il nostro medico di base risponde anche il sabato e che, nei tempi antichi, era anche pediatra. La chiamo e mi faccio prescrivere le medicine (per l'Amoremio)  e mille rassicurazioni sul fatto che passerà tutto presto (per la gnocca).

Approfittando di un momento di calma, scappo e vado in farmacia con una lista che nemmeno l'ipocondriaco più stressato. Prendo tutto, controllo, faccio passare la tesserina del codice fiscale, allungo il bancomat al farmacista... e niente, il vuoto.
Il PIN del mio bancomat, dopo dieci anni, è sparito dal mio cervello. Sparito, volatilizzato, perso nei vuoti tra le sinapsi del mio cervello. Bye bye, ciao ciao, auf wiedersehen. Ricordo solo vagamente il movimento della mano sui tasti, ma niente di più.
PIN ERRATO.
Al secondo tentativo il farmacista, che mi coosce bene, mi invita a fermarmi, rilassarmi e riprovare domani. O lunedì.
Pago con la carta di credito e esco dimessa.
Come è possibile? Come si può scordare un numero dopo dieci anni?
Ah, ma tornerà. Tranquilla. Ti tornerà in mente!
Certo, certamente, certino.
Sì, sì.

Per dirlo alla maniera di Oxford: col cazzo!!!  
Sono passati giorni senza vedere la luce, senza che mi tornasse in mente quel maledetto numero. Niente. Svenito. Cancellato. Andato. PERSO.
No, non l'avevo segnato.
No, il foglietto con cui me lo mandarono dieci anni fa non ce l'ho più.
No, non serve concentrarmi.
NO, NO, NO.

 

Ad oggi sono qui, una donna senza bancomat che fissa la cassetta delle lettere sperando che il postino le porti le agognate novità e e che la banca si sbrighi a riemettere la nuova tesserina.

Giuro che il nuovo PIN me lo tatuerò sul polso, anche solo per non sentirmi dire dall'Amoremio (ah, nel frattempo LORO sono guariti) quanto sono svanita e poco pratica.

 

E a voi, è mai capitato?

 

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3 luglio 2015 5 03 /07 /luglio /2015 09:00

Avete mai la sensazione che la vita vi scorra via dalle dita come la sabbia? Che le giornate corrano veloci, ma anche inesorabili, col passo svelto di chi non ha nulla da perdere?
Sembra impossibile, ma Emma sta per compiere diciotto mesi, e tra poco sarà passato un anno dal mio rientro al lavoro. 
Il tempo corre, veloce. Troppo veloce. 
Lavatrici, panni da stendere, biberon da preparare, pannolini da buttare, cartellini da timbrare, pratiche da svolgere, beghe assortite che fanno a gara tra di loro per quale sia più carica di rogna.

E le giornate passano, è già luglio e nemmeno me ne sono accorta.
Per dire.

E poi ieri sera, a cena con le amiche a festeggiare una di loro ed il suo compleanno abbiamo iniziato a ricordare il passato. Così, per scherzo, sull'onda di Ma ti ricordi quella volta che? Non dico che sia il passato remoto, non mi sento ancora così vecchia, ma diciamo che comunque si tratta di un passato dotato di ragnatele belle spesse.
Casini, guai e telenovelas come ne possono combinare solo un gruppetto di ragazze single e un po' annoiate da una provincia che offre poco a chi non è omologo.
Ma ti ricordi quella volta che...?
E tu? Quando poi..!!!
Ma no, l'avevo rimosso!!!!!

E quello lì? te lo ricordi? quello col micropisello?
Ma noooooo!!!!

E giù risate.

E mi sono ricordata di una Phoebe che non c'è più, che aveva problemi differenti e magari anche idee sulla vita e sul futuro diverse. Una Phoebe che non esce più così tanto allo scoperto, casinara e più caciarona di oggi. Di certo libera, un po' selvatica, ironica e senza peli sulla lingua. 
No, non più felice, solo diversa.
Non la rimpiango, non la bramo, ma sono sempre io. 
E tornando in macchina, ieri sera, riflettevo su due punti fondamentali. Il primo è che la vecchia Phoebe devo impararla a considerare di più, devo ritrovare il modo di vivere più leggera, senza la maniacale necessità della precisione che, diciamolo, non mi si confà proprio. 
La seconda è invece una riflessione sul futuro, amara per mia figlia: analozzando con l'occhio di oggi tutti i guai che ho combinato, mia figlia non ha chance di fregarmi. Ne sono certa. Poveraccia. 
Sì sì. Non ha possibilità.

Oppure sarà vero che tale madre... tale figlia?

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22 giugno 2015 1 22 /06 /giugno /2015 08:00

DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Un MySky più grande?
- Ehm... no. 
- Peccato.
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision a soli 10 euro in più al mese!
- No, grazie guardi, ma...
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?
- Sì, ma io in casa ho solo una televisione.
- Non ho capito.
- Ho solo una tv.
- ...

- ...
- Ah.
- Eh.


Passano due mesi.
DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Mi dica.
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision a soli 5 euro in più al mese!
- No, guardi, l'ho detto anche al suo coll...
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?

- Sì, ma come vi avevo già detto io in casa ho solo una televisione.
- Ma veramente? E come mai?
- Perchè sì.
- Ah.
- Eh.
- Un MySky più grande, invece?
- No.

 

Passano altri due mesi.
DRIIINNN!!!!

- Pronto?
- Pronto, buongiorno Signora. Chiamo da Sky per proporle un'imperdibile offerta!
- Ma vedi un po' tu chi si risente!
- In ragione del fatto che è nostro cliente da anni, le offriamo la possibilità di usufruire del servizio multivision gratis!
- Addirittura!
- Potrà vedere tutti i nostri programmi su un'altra televisione di casa, non è favoloso?
- Bellissimo!!!! Grazie!
- Allora attivo?
- No, perché come ampiamente già detto, noi in casa abbiamo una sola televisione.
- Ah sì?
- Sì, una sola.
- Ma per scelta?
- ...
- ...
- Facciamo così, mi chiami quando avete intenzione di regalarmi un MySky più grande.
- Ah.
- Eh.

 

Ma siamo alieni noi o tonti loro?
E soprattutto, siamo l'unica famiglia con un solo televisiore in casa?

 

Attendo statistiche.

 


 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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