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15 giugno 2015 1 15 /06 /giugno /2015 14:00

Sabato sera una amica speciale festeggiava le sue 20+20 primavere e, volendo goderci l’evento, io e l’Amoremio abbiamo deciso di fare un tentativo estremo: lasciare la gnocca a dormire dai nonni. Ora, lo so che i miei genitori vivono a due chilometri da casa mia, che Emma è abituata a stare con loro, che c’è pure la ZiaMatta a dare man forte e che mi fido ciecamente.
Ma io ero in pieno stato ansioso, io che voglio fare la mamma moderna e poi sono la peggio del peggio.

“Che dici, rimandiamo?”
“No.

“Ma non è stata bene!!!”
“Per te non sarà mai il momento

Ecco, certe volte lo vorrei disossare, l’Amoremio, però se non ci fosse stato lui Emma dormirebbe ancora in mezzo a noi, mentre invece ronfa beatamente nel suo lettino tutta la notte in santa pace. Noi e lei.
Mamma coraggio, io.
E vabbè, proviamo.

Lascio la gnocca dai miei e devo subito fare una premessa: mia madre è una donna santa. Le ho elencato una serie di cose da fare con Emma così lnga e pedante (manco non la tenesse tutti i pomeriggi) che non m’ha mandato a Westeros perché m’ha messo al mondo lei.

Andiamo alla festa, tutti carini, vestiti bene e da fidanzatini, senza prole al seguito. E la nostre scelta si rivela subito ottima, visto che la festa inizia un po’ tardi e la gnocca cala le tende al massimo alle 21 e 30. Stiamo bene, ci rilassiamo, festeggiamo la mia amica.
Ma nella mia testa un pensiero gironzola, torna sempre là, irrequieto e inarrestabile: che farà Emma? Sarà tranquilla? Dormirà? Starà buona?
Faccio la splendida, converso e mangio e bevo, ma il pensiero torna sempre lì con insistenza: avrà preso la camomilla? Dormirà senza la mamma?
Resisto alla tentazione d chiamare e scrivere sms ogni cinque minuti., ma mi porto dietro il telefono come copertina di Linus. Non si sa mai, dovessero aver bisogno.

E invece tutto tace, la festa finisce, torniamo a casa.

Una casa innaturale. Volete mettere tornare a casa e poter fare rumore perché la gnocca non sta dormendo? Accendere le luci, lavarsi i denti con lo spazzolino elettrico e non con quello classico, parlarsi ad alta voce. Strano, molto strano. Ed infatti io e l’Amoremio ci guardiamo un po’ persi, come chi crede di rientrare a casa sua e invece si ritrova a Wayward Pines.
“Che faccio, mando un sms? Chiamo?”
“Sono le due, dormi”
“Mmmm…”

E così dormo, senza quasi rendermene conto. E mi sono svegliata con un sms di mia madre alle otto che recitava: “Tutto bene, Emma si è svegliata ora da ieri sera e sta facendo colazione”.

Ecco.
Io e le mie paure.
Io e il mio sottovalutare mia figlia.

Quest’esperienza mi ha fatto capire molte cose, prima fra tutte che sono una mammoletta col cuore di mou, altro che mamma moderna e menate varie. Io sono una mamma italiana da iconografia classica, altroché. Ma anche che:

  • La mia vita non potrà mai più essere la stessa e tornare indietro non è possibile. Dodici chili e novanta centimetri di nana hanno irrimediabilmente e fantasticamente cambiato la nostra vita in talmente tanti modi che noi stessi siamo cambiati dall’interno. E non solo per le occhiaie.
  • Tua figlia che ti vede, sorride e ti butta le braccia al collo dopo aver dormito fuori casa è un dono del cielo.
  • Andare fuori, vivere una vita sociale si può.

 

Siamo fortunati, lo so.

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4 giugno 2015 4 04 /06 /giugno /2015 09:00

Mattina qualunque, orario d'ufficio.
Suona il mio cellulare.
E' un numero sconosciuto, prefisso di Milano.
Chi sarà?
Vorrei non rispondere, ma la possibilità o anche solo la vaga idea che sia qualche vecchia amica che si ricorda di me (o un editore fulminato sulla via di Damasco da qualche mia operetta) mi impone la risposta.

- Pronto?
- Sig.ra Phoebe?
- (Signora ci chiami tua sorella, chiaro?) Sì?
- Buongiorno, chiamiamo dalla Credititruffaldini spa, ci conosce?
- Come?
- Sì, siamo la Credititruffaldini Spa, ci conosce immagino.

Per un attimo mi sento come il cugggino di Elio che si sveglia la mattina in un fosso senza un rene. Che io abbia stipulato qualcosa a mia insaputa???

- Ehm...
- Guardi, siamo leader nella cessione del quinto, offriamo condizioni vantaggiose e soluzioni per tutte le esig...
- Guardi lei, io vi conosco fin troppo bene per lavoro.
- Ah sì?
- Sì, e vuole sapere che ne penso della sua azienda e di tutte le altre che fanno questo mestiere?
- ...
- Che siete strozzini. 
- Ehm...
- Date in prestito 100 euro e ne rivolete 1000 in 258 comode rate mensili. Strozzzinaggio legalizzato, altro che vantaggiose soluzioni. Vi approfittate della gente e rispettate pure la legge.
- ...
- Strozzini!
- Arrivederci, eh.
- Addio.

Io a queste società non farei fare nemmeno la pubblicità, peggio che alle sigarette. E invece ti telefonano, ti inseguono, ti fanno credere che sarà vantaggioso. E invece te la mettono dove non batte il sole. 

Ma basta. BASTA. BASTA!!!!!

 

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31 maggio 2015 7 31 /05 /maggio /2015 14:00

Sono passate cinque settimane e qualche giorno da quando Nevruz è sparito. Il vuoto che mi ha lasciato dentro non si può spiegare a chi non ha mai amato un animale, a chi non c'ha mai vissuto in simbiosi considerandolo una parte di sé e della sua famiglia.

Non so come spiegarlo, ma dal primo giorno della sua scomparsa io lo sapevo già: non sarebbe tornato. 
E giù tutti a dire: "Si sarà innamorato", "Vedrai che poi torna", "Come sei esagerata! Vedrai che torni a casa e lui sarà lì". 
Eh, no.
La mamma lo sa, lo sa sempre. Ed io lo sapevo che non ci sarebbe stato l'happy end.

Nevruz è sparito, andato, volato via. 
L'abbiamo cercato, chiamato, fatto volantinaggio.
Ma io abito in mezzo ad un bosco, dove le distanze non son fatte di strade, ma di viottoli tra gli alberi, di giardini chiusi, di pezzi di terra abbandonati e recintati. 

L'Amoremio l'ha incrociato per strada mentre portava all'asilo Emma, dall'altro lato della collina, ma è scappato. L'ha visto in salute, pulito e ben nutrito, come se si fosse trovato una casa migliore. Sarà stato lui? Voglio credere di sì.

E continuare a fare volantinaggio, a chiedere alla gente, a non arrendermi.

Tutte le sere torno a casa e sper di trovarlo sullo zerbino o sopra la casetta ripostiglio, in attesa del ritorno della mamma. Tutte le sere lui non c'è.
Me lo vedo sopra il letto, fuori dalla finestra, sopra il mucchio di panni da piegare che mi guarda e mi dice "E quindi?".

E non posso fare a meno di pensare che nell'ultimo periodo l'avevo troppo trascurato, non lo coccolavo più come prima. Le continue malattie di Emma, il lavoro, le mille cose da fare e lui miagolava perché voleva attenzione. E io lo mettevo fuori, lo lasciavo piangere finché non smetteva. Ed alla fine se ne è andato.

Me lo sono meritato, non posso far a meno di pensarlo.
Ma non posso nemmeno arrendermi, smettere di cercarlo. Un po' come Emma, che tutte le sere gli porta le crocchette e mi indica la ciotola interrogativa quasi a chiedermi "Dov'è?". E io vorrei dirle: "Amore di mamma, vedrai che torna" e vorrei crederci anch'io.

E invece non dico nulla.

Stamattina mentre stendevo i panni in terrazza è comparso tra le mie gambe un gattino bianco e rosso, ad occhio e croce di non più di tre mesi. Faceva il simpatico, voleva le coccole e possibilmente da mangiare. Ma io no, non me la sono sentita. Mi si è stretto il cuore in una morsa di dolore ancora più forte e no, non posso bello

Non voglio un altro gatto, voglio lui.
Voglio sapere dov'è.
Voglio sapere se gli è successo qualcosa.

Voglio che torni a casa.

Sarò più brava, lo giuro. Ma tu roscino torna...

 


 

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29 maggio 2015 5 29 /05 /maggio /2015 14:00

Ci sono giorni in cui metto a letto Emma e la guardo dormire, beata e perfetta.
Le guance che coprono gli zigomi e sembrano scoppiare, le labbra socchiuse in un sonno che è pace.
Bellissima e perfetta, un angelo sceso in terra.
Ed è mia. Mia in un modo che esclude il possesso, con la naturalità del legame atavico che è la maternità.
Mia che non ho meriti particolari se non l'averla messa al mondo, che sento di non meritarmi un piccolo gioiello così splendente, che passa il tempo a ridere e ad osservare il mondo con occhioni stupiti e spalancati.

Io, che sono sempre stata imperfetta, che non mi sono mai sentita adeguata in nessun contesto e che da piccola mi immaginavo sempre da ruoli di comprimaria nelle favole della mia testa, ma mai all'altezza da essere la principessa del castello.

Io, che ho la lingua troppo lunga e il collegamento bocca/cervello troppo corto e che finisco sempre col litigare per questioni inutili.

Io che perdo i pezzi di me e della mia vita, che dimentico date ed anniversari, che trascuro amici e parenti e amori, confondo giorni e semino mesi sparsi intorno al mondo, appesi alle infinite traversie da cui mi sento trasportata.

Io che vivo camminando sul filo, ignorando i mostri che ho dentro e seppellendoli con la risata del sarcasmo.

Io che combino un sacco di guai, che non posso ancora credere di avere una responsabilità di dodici chili sulle spalle. 

Io che ho commesso peccati, che ho fatto cose di cui non mi vanto, che credo in Dio ma solo se mi guarda da lontano e non mi impone regole, come un padre troppo premuroso.

 

Io che perdo la bussola e la ritrovo solo quando mi corre incontro ridendo.

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27 maggio 2015 3 27 /05 /maggio /2015 11:00

Casa sul Lago.
Ore 06:45 di un giorno qualunque.

Yawn
Che botta!
Ohh!
Emma bevi il biberon, sehnnò non te lo faccio mangiare il biscotto.
C'hai una faccia strana, mica penserai ancora all'ultimo libro del Trono di Spade che hai finito?
Se solo potessi raccontarti la fine...
E via, racconta. 
Cof, cof!
No, non lo vuoi davvero.
Te lo giuro.
Non è vero, non vuoi sapere.
E non me lo dire allora
Mpf.
E' grave?
Eh...
Ti odio quando fai così, è come quando mi fai fermare l'episodio di GoT che stiamo vedendo per farmi l'elenco delle differenze col libro.
Eretici!
...
...

Marmellata di limoni?

Ma sì, dai.
...
...
Cof cof, che tosse che c'ho...
Ohhhh! Ohhhh! 
Ok, ecco il biscotto.
Hai sentito Emma? Papà sembra Lady Oscar con la tisi.
Ma che poi era maschio o femmina, mi sono perso.
Non dici sul serio.
Certo che dico sul serio.
NON PUOI NON SAPERE CHE LADY OSCAR E' FEMMINA. Nella culla c'ha messo un fioretto, Lady dal fiocco blu. Eddai, la sanno tutti la canzone!
Guarda che quando uscì il cartone animato io ero già grande, avrò avuto dodici anni e già guardavo Star Trek! Mica i cartoni animati!
Nerd!
Senti chi parla!

Ohhhhhh!
 

Caffè?

 

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25 maggio 2015 1 25 /05 /maggio /2015 08:00

POV

Oggi sono stata a pranzo in un centro commerciale, ho approfittato della pausa pranzo per fare spesa e tornare prestoa  casa la sera.

L'area ristorante era piena, la gente accalcata, tutti dietro ad un pezzetto di pizza al volo o al colesterolo di Mc Donald's.
L'unico tavolo libero era quello a cui era seduta un bella ragazza di colore con lunghe trecce nere. Leggeva mentre mangiava, bevendo la sua bibita dalla cannuccia con lentezza. 

Mi sono guardata intorno, e nessuno arrivato sul posto prima di me faceva cenno di volersi sedere. Oh, vabbè. Mi sono avvicinata, ho chiesto permesso e mi sono seduta. Lei mi ha sorriso coi denti dianchi ad illuminarle la faccia ed ha risposto semplicemente "Prego", con una voce sonora che sembrava tintinnare di mille campanellini.

Poi è tornata alla sua lettura sorridendo, ed io ho tirato fuoi il mio ebook reader. 
Leggeva in francese, cosa non avrei saputo dire.
Non si è seduto nessun'altro accanto a noi, nonostante i due posti liberi al mio fianco fossero gli unici del salone. Ho visto signore fonate mangiare un trancio di margherita in piedi, col vassoio in euilibrio sul carrello della spesa. Atletiche.

Dopo un po' si è alzata e se ne è andata, mostramdo agli astanti un paio di gambe da gazzella fasciati in improbabili leggins tribali. Mi ha salutata e se ne è andata, nel suo mondo.

Non siamo diventate amiche, non abbiamo parlato, non è una storia edificante questa, anche se un po' mi sono sentita di nuovo quella bambina di sei anni a cui la nonna paterna aveva detto che le persone di colore puzzavano. 
E' la vita di tutti i giorni.

Solo una cosa mi chiedo: quando mi sono seduta, la ragazza è stata contenta. Mi ha sorriso, è stata gentile e discreta. Quando accade a me, invece, sono sempre scocciata, scruto l'nvasore con ineluttabile inevitabilità. 

Che io sia una brutta persona?
 

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22 maggio 2015 5 22 /05 /maggio /2015 08:00

Ore 19:00
Guido nella strada più trafficata della mia città, coacervo di piccole fabbriche, negozi, centri commerciali piccoli e medi, mille attività in generale. La strada corre su due corsie a senso unico, il traffico scorre ma l'ora è quella che è.

Un delirio, insomma, acuito dal caldo estivo arrivato troppo presto e senza dare la possibilità alla gente di fare il cambio dell'armadio.
Si avanza lenti, ma abbastanza spediti, i finestrini abbassati e la poca voglia di farsi baciare dal sole.
La radio sputa fuori una possibile hit estiva, la voglia di tornare a casa e buttarsi sotto la doccia è talmente alta da essere insopportabile.

All'improvviso sento un clacson suonare all'impazzata.
Dallo specchietto un furgoncino di un noto corriere espresso guidato da un ceffo in canottiera cerca l'impossibile manovra del sorpasso acrobatico, suonando il clacson e lampeggiando.
"Levati puttana!" mi urla dal finestrino aperto "Togliti di mezzo, troia!"
Ora, anche avendo le ali montate sulla 206, più veloce non sarei potuta andare, ma non è questo il punto. 
Villano.
Cafone.
Il mio buon carattere si agitava sotto la pelle delle braccia. 
Ora mi metto a venti all'ora, ho pensato.
Ma il tipo scartava dietro di me,  gesticolava e sbraitava continuando a offendere la mia virtù. 

Mi son detta che forse non tutte le battaglie si possono vincere, che il mondo non può esser salvato tutto insieme, che se a 'sto tizio l'educazione non gliel'hanno insegnata i genitori nè la maestra delle elementari non posso farcela io.
"E allora passa, idiota!" gli ho urlato dal finestrino accostando e lasciandogli la via libera.
E' sfrecciato quattro metri avanti ricominciando il teatrino con l'automobilista successivo.

Magari aveva mille consegne da fare prima di sera, povero Cristo.
Magari c'aveva una spranga sul furgone ed ho fatto bene a lasciar perdere e a non voler finire nel TG nazionale. 
Magari il poveraccio è solo stressato perché non arriva a fine mese ed il gasolio costa.
Magari è il caldo.

Magari si è schiantato contro un palo della luce.

 

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20 maggio 2015 3 20 /05 /maggio /2015 08:00

Maggio e giugno sono, nel nostro paese, sinonimo di comunioni, cresime e matrimoni. Eventi che, se da un lato sembrano tappe obbligate, da un altro scatenano l'intolleranza dei parenti che si trovano a far la spola tra un ristorante e l'altro, scartando bomboniere rivestite di tulle.
A parte le mia insofferenza sull'argomento (perché tu parente di terzo grado che ho visto l'ultima volta quando non arrivavo al tavolo della cucina mi inviti?), non ho potuto fare a meno di notare la notizia rimbalzata dai giornali sull'argomento: "Maestre fanno il regalo solo ai bimbi che fanno la comunione ed i genitori le denunciano". 
Di primo acchitto la notizia fa molto ridere.
Tre maestre, nell'orario di scuola ordinario e non di religione, regalano un quadretto con un calice ai bimbi che andranno a fare la comunione. Gli altri ci rimangono male, lo dicono a mamma e papà e questi le denunciano all'Associazione Consumatori prima, alla stampa poi.
Pare che gli esonerati dal dono ci siano rimasti molto male, ma sono certa che pure chi l'ha ricevuto magari si aspettava di meglio, eh.

Diciamola tutta: queste maestre hanno sbagliato. E' vero che è usanza diffusa questa del regalino per la comunione, ma potevano darlo fuori da scuola, o nell'ora di religione. Ognuno fa quel che vuole, ci mancherebbe, ma un po' di tatto in più non sarebbe guastato, anche perché così più che un pensiero il loro atto risulta una sorta di giudizio morale. E non va bene.

Dall'altro lato questi genitori sono eccezionali: invece di consolare i propri figli spiegandogli che spesso la gente non è equa o comunque corretta come dovrebbe essere, denunciano le maestre.
Colpevoli, eh, perché per me la scuola dovrebbe essere più che laica, il crocifisso sostituito dalla bella faccia di Mattarella  e l'ora di religione cattolica andrebbe abolita e sostituita con molta più educazione civica, ma questa storia ha un sapore sbagliato.

Non posso non ricordare con affetto la mia maestra di terza elementare che per la comunione mi regalò "L'isola del tesoro" di Stevenson. Un libro a testa, perché nella piccola scuola elementare del mio paesino tutti i bambini della classe facevano la comunione insieme, così come facevano il tema di italiano. Un altro mondo, un luogo della memoria.

Le maestre hanno commesso un errore, sono d'accordo, ma non mi piace chi utilizza i propri figli per combattere battaglie di principio che andrebbero discusse in ben altre sedi. Hanno sbagliato, potevano essere più delicate.
Ma magari, non lo so, son maestre un po' avanti con gli anni che hanno seguito una tradizione non pensando che il mondo nel frattempo è cambiato. 
Potevano fare meglio, essere più delicate, ascoltare le esigenze di tutti. Magari fare un regalo in occasione delle altre festività religiose dei bambini esonerati

Oppure farsi i fatti propri e non impicciarsi delle questioni private altrui, che in fondo la religione non è di stato.
Essere più delicate non avrebbe guastato, insomma.

Ma in questo mondo, chissà perché la delicatezza sembra costare troppo. 
 

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18 maggio 2015 1 18 /05 /maggio /2015 08:00

Emma ha detto la sua prima parola.
Ed era ora, visto che a brevissimo compirà sedici mesi.
Ha detto mamma? No.
Papà? No.
Nonno? Nonna? Nemmeno.
Zia? No.
Cacca? Tobia? Proprio no.

Tra le tante parole, più o meno romantiche, che Emma poteva scegliere per farci sentire per la prima volta la sua voce, mia figlia ha scelto un elegante EMMIO!! declinato in tutte le varianti di genere e di volume. 

Ecco, vorrei analizzare quest'evento con voi. In genere la prima parola di un neonato è, nell'iconografia classica, mamma. 
Mia figlia no, mia figlia sente già impellente il desiderio di esprimere la propria volontà, guidata anche dalla sua esperienza socializzante all'asilo che, con tutta probabilità, l'ha portata per forza di cose ad esprimere il suo io.

EEMMIA!
Va esclamando con piglio guerriero per tutta casa, reclamando la proprietà dell'importantissimo oggetto indispensabile di turno, sia il bicchiere dell'acqua, la maracas o persino la televisione poco conta. Vale anche per la mamma, per dire.

EEMMIOOO!
Si altera se poi non viene presa sul serio la sua dichiarazione autoritaria di proprietà privata, allungando il braccino cicciotto verso l'anelato desiderio, sfociando anche nell'isteria e nel pianto.

Un concetto di proprietà da far impallidire Berlusconi.

E mentre tutto il resto viene indicato con un generico "OH", che ricomprende tutto lo scibile umano, dal cane alla tavoletta del cesso, passando per le candele dell'ikea e il tramonto, stamattina guardando suo padre che le preparava il biberon per la colazione ha aggrottato le sopracciglia e in un impeto di buona volontà ha sillabato:"PAP... PAP...PAP..."

E poi?
Poi niente, s'è ricordata del biberon.
Che è suo, ovviamente.
EMMIO!!!!

Cominciamo bene...

 

 

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27 aprile 2015 1 27 /04 /aprile /2015 18:00

Sto scrivendo poco, lo so. A mia discolpa potrei invocare la mancanza di tempo, il sonno, la primavera e perfino il fatto che Emma appena mi vede avvicinarsi al portatile scatena la terza guerra mondiale pretendendo di battere lei le dita sulla tastiera. Giustamente, tale madre tale figlia.
Dicono.

No, non è questo.
O meglio, non è solo questo.
La verità è cheè un periodo non facile, complicato da gestire e davvero intenso dal punto di vista emotivo.

Il fatto che io mi preoccupi per le persone che mi stanno accanto e per la la loro felicità è risaputo, che questo potesse toccare picchi che la mia gastrite non aveva conosciuto ancora un po' di meno.

Perchè gli altri, seppure declinati nell'accezione delle persone a cui vogliamo più bene, sono e restano esseri liberi, con un proprio discernimento e con la prorpia vita, nonchè l'umana propensione all'errore ed ad imbroccare sempre e comunque la strada sbagliata. O giusta, dipende dai punti di vista,
E così la parte apprensiva di me non può far altro che star a guardare senza nemmeno mangiarsi le unghie dal nervoso, ché non mi è mai venuto naturale e poi c'ho il gel. 

E' un periodo strano, e non solo per questo. 
Il mondo mi si ribella, perdo punti di riferimento a mazzi e niente è più come lo conoscevo. Volete degli esempi concreti? Il mio corpo, ad esempio, sta assumendo l'inquietante forma di una busta di fave. Per dirla con allegria ed ottimismo, eh. Che la gravidanza scombussoli è normale, che lo faccia dopo 15 mesi pure? 
E ancora, gli amici che credevo veri mollano il colpo, emigrano, scappano altrove abbandonandomi sulla nave delle brutte persone in balia della tempesta. Ecco, comincio a credere che c'abbiano ragione.
Pure il mio gatto è sparito da venerdì, povera bestia. Aspetto il suo ritorno con l'ansia di quelle mamme che attendono i figli al rientro dalla discoteca, ma ogni sera la speranza si affievolisce.

Ce ne avrei pure altre, ma mi fermo qui, che poi trascendo.
E poi v'avrò già tediato abbastanza.

Scrivo poco, dicevo, proprio perché non mi va di autocommiserarmi, di scrivere povera me e mostrare a tutti un cilicio 2.0. Ma, tutto sommato, non mi va nemmeno di non scrivere. Scrivere è sempre stato uno sfogo, un mettere in ordine i troppi pensieri, un modo per trovare le soluzioni agli ingorghi del cervello.

Ma questa volta non funziona.
Forse è colpa mia, devo essere stata montata male al momento della consegna. Oppure  è solo sfiga, Saturno contro, congiunzioni astrali sfavorevoli o ciclo metruale complicato, non lo so.
Fattostà che pure il gatto è scappato, e io mi sento un po' così.
Abbandonata.

Ma poi torno a casa, e come nella migliore delle pubblicità mia figlia sbuca da dietro la porta con la sua corsa aleatoria, stampandosi in faccia un sorriso a tuttiidentichec'hopiùuno.

E lo sapete che c'è a questo punto?

Ho mille pensieri? Chissenefrega.
Sono una brutta persona? Chissenefrega.
A volte mi manca l'aria? Chissenefrega.

La mia cura è lei, e nei suoi occhi c'è il domani.

 


 

 

 


 

 

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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