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17 aprile 2015 5 17 /04 /aprile /2015 09:00

Per lavoro mi occupo di Diritto del Lavoro, spesso mi capita di dover prendere a martellate sui denti diversi dipendenti pubblici e relativi uffici, a volte incontro persone ammirevoli e piene di voglia di lavorare.
Ma mai, fino ad oggi, avevo avuto occasione di confrontarmi davvero con il muro di gomma dell'INPS. Vi ricordate la storia del Bonus Infanzia
Ottima e lodevole iniziativa dell'INPS che, in poche e semplici mosse prometteva la trasformazione dei mesi di congedo parentale non fruiti in mesi di asilo o baby sitting.
Unici requisiti richiesti:
- Non aver utilizzato il congedo parentale (o averlo utilizzato solo in parte)
- Che non siano trascorsi più di 11 mesi dalla fine della maternità obbligatoria.
Bello, vero?
Utile. E anche giusto. 
Agevoliamo le mamme che lavorano.
Viva la parità di genere.
L'Italia cambia verso.
Sì, cambia verso di pigliarti per il culo, e scusate il francesismo.
Quello che non ti dicono è che:
1) L'INPS ha tempo sessanta giorni per esaminare la tua pratica. Una pratica semplicissima che consiste solo nel mero controllo dei requisiti. Ci vorranno dieci minuti per farlo? Va bene, siamo pessimisti, diciamo mezz'ora. Eppure rispondono sempre e solo il sessantesimo giorno. Perché? Non vorrei pensare male, ma mi sa proprio di presa in giro.

2) Dopo sessanta giorni di attesa la mia domanda, presentata il 13 gennaio 2015 è stata rigettata. Perché? Mancanza di requisiti? No. E' che dal 1 gennaio 2015 è entrato in vigore il nuovo modello ISEE che però prima del 23 febbraio nessun CAF era in grado di fare perché non c'erano le modalità di presentazione. E quindi? Quindi, come al gioco dell'oca, torna al via (e non prendi il bonus).

3) Ed eccoci di nuovo al via, a lottare con la presentazione del nuovo ISEE che, lo voglio dire, se fosse stato scritto da un Machiavelli svegliato di cattivo umore e con la sindrome premestruale sarebbe stato più semplice. Dicolo solo due parole simboliche: GIACENZA MEDIA. Per tutto il resto vi rimando ad una guida dettagliata che, se disgraziatamente dovete presentarlo, potrà esservi molto utile. Io, da par mio, mi sento di dover fare un monumento al CAF CISL che con competenza e rapidità mi ha ridato un barlume di speranza nel genere umano.

4) Salta fuori un annoso problema, l'ennesimo. Da quest'anno alla presentazione dei documenti non vi rilasciano l'ISEE, ma la DSU, una dichiarazione che dovrà essere esaminata dagli enti competenti (INPS, Agenzia dell'Entrate, Dio) ed in cinque giorni convertita nell'utilissimo documento. CINQUE GIORNI. In Italia. Capite bene come, essendo io quasi arrivata a scadenza del requisito, sia in preda alle fantignole. Basta la DSU? Ci vuole l'ISEE? Sì, no, sì, no, dipende da Saturno.

5) Dopo un colloquio all'INPS prenotato tramite call center mi schiaffano in mano l'ISEE e la benedizione burocratica: "Faccia serena la domanda!". Mancano sei giorni alla scadenza. Amen.

Ora, io sono qui tra color che stan sospesi, attendendo che l'INPS elabori la mia domanda e non trovi un capello fuori posto o una virgola dove non dovrebbe esserci. Altre possibilità per ottenere quello che è mio di diritto non ne ho, ho lottato, ho rotto le palle a mezzo mondo, avvelenata il sangue e ora posso solo aspettare.

Due consigli posso darveli dall'alto della mia esperienza:

- NON ARRENDETEVI MAI, anche quando la burocrazia sembra vincere. Lo fanno apposta per fiaccare gli spiriti deboli e forgiare una nuova classe di cittadini temprati e pronti a tutto.

- il 21 aprile scade il termine degli undici mesi dalla fine della maternità obbligatoria. Fossi in voi io in quella giornata guarderei attentamente il telegiornale, che non si sa mai.

 

Vi terrò aggiornati, ma in ogni caso: buona burocrazia a tutti!!!!

 

 

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13 aprile 2015 1 13 /04 /aprile /2015 09:00

Non dormo bene ultimamente, per niente. E non solo a causa di Emma e dei suoi premolari che reclamano un posto al sole. Sono proprio io. Non riesco a raggiungere un sonno profondo, sto sempre nel dormiveglia  emi sembra di passare tutta la notte annaspando.
Forse è un periodo, forse è collegato al mio essere mamma o forse devo ricominciare a prendere la melatonina, vedremo.

Questo nell'ultimo periodo.
Ma stanotte invece ho dormito, eccome. Pesantemente. Il guaio è che ho pure sognato, ma non ho avuto il solo incubo a base di zombie con Daryl che solo un secondo prima che un orrido vagante mi morda viene a salvarmi con la balestra. No, molto peggio.
Ho sognato di essere finita nella clinica della Dottoressa Peluche per non so bene quale problema e lei iniziava a cantarmi "Diamo un'occhiata" contornata da tutti i suoi aiutanti. Solo che invece di quelli soliti del cartone, intorno aveva come infermieri Mofy, la Pimpa e Nonno Pig. Tutti mi girettavano intorno cantando per rassicurarmi, ma l'effetto era quello di un film dell'orrore, visto che Mofy continuava a toccarmi con quelle zampette d'ovatta e che Nonno Pig teneva la sua faccia a pisello decisamente troppo vicina alla mia. La Pimpa, invece, si faceva il bidet in un angolo come tutti i cani che si rispettano.
Dopo avermi visitata con uno stetoscopio giocattolo Dottie si è consultata con i suoi infermieri e la diagnosi è stata assassinite acuta.

Con orrore di Nonno Pig, Dottie ha annunciato che dalle analisi era chiaramente emerso un abuso di strutto contenuto nella torta di Pasqua consumata abbondantemente in questi giorni, nonché il fatto che avessi contribuito a sbranate Susy Pecora dopo averla fatta cuocere in forno.

Ho cercato di negare, ma non è stato possibile.
La cura sarebbe dovuta consistere nell'inserimento di un tubo in gola e conseguente aspirazione del contenuto dello stomaco mentre tutti cantavano allegramente "Tutti insieme si può far!", ma mi sono data tempestivamente alla fuga, inseguita dalla Signora Coniglio sul camion dei pompieri.
E poi?
Poi niente, mi sono svegliata perché è suonato l'allarme di casa dei miei genitori e il loro combinatore ha chiamato il cellulare dell'Amoremio. 
Ma forse è meglio così.
Ah, era un falso allarme, tra l'altro.

Ora, il problema è chiaro: questi cartoni animati sono dannosi? Era meglio l'Uomo Tigre (che lotta contro il male)? Queste musichine che ti rimangono nel fondo del cervello uccidono i neuroni alla lunga? 


Ma soprattutto, 'ste feste avrò esagerato?

 

 

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9 aprile 2015 4 09 /04 /aprile /2015 08:00

Succede che ho poco tempo per le attività materiali e che quindi mi ritrovi con il nuovo lettore ebook regalatomi per Natale dall'Amoremio vuoto. Lo so, sembra impossibile, ma avevo appena finito il libro di Marco Presta che zac... non c'era più nulla nel lettore. Sono drammi, soprattutto alle undici di sera e con una insonnia che non ne vuol sapere di andarsene. 
Oddio, vuoto vuoto non era il lettore. Un libro, finito lì chissà come, c'era: "Tutti i difetti che amo di te" di Anna Premoli. 
Ora, come ci sia finito non saprei, visti anche i miei trascorsi con l'autrice. Forse l'avevo scaricato per mia sorella, o forse è solo il mio karma, ma messa alle strette l'ho iniziato. E come ben sapete, la mia religione vuole che se iniziato un libro, qualunque libro, poi vada finito. 

Ecco, certe volte dovrei essere meno talebana. 

Il libro inizia liscio liscio inserendo i due protagonisti che, già si sa, si innamoreranno drammaticamente con un gran polverone che li porterà poi all'happy end.
Lei, Sara, avvocato rampante e di retti principi, ma in privato pudica e timida; lui, Ethan, sfaticato fancazzista tormentato da vattelapesca quali demoni, erede di una grossa fortuna di cui non sa che fare, manco fosse la versione maschile di Paris Hilton. 
A pagina 12 avevo già intuito la storia, ma in un lampo di ottimismo mi son detta che certamente non poteva essere così scontata. In fondo c'è un limite a tutto, persino al romanzetto rosa.
Che poi, il romanzetto rosa ha la sua dignità, specie se declinato in romanzetto rosa stracciamutande. Ma qui di sesso manco l'ombra, anzi: il pudore mormone della Meyer a confronto è un film di Rocco Siffredi, per capirsi. 
Insomma, vado avanti e il libro si incammina diritto nella direzione che immaginavo. Ma non può essere, mi dicevo, non può, via. Siamo seri, non può un libro seppur edito dalla Newton Compton essere così banale! Che arrivino gli zombie sul finale a sbranare i due piccioncini? Che Sara si scopra lesbica? Che una tempesta solare distrugga Manhattan? NO.

Noia, noia, noia.
Secondo me se cercate sul vocabolario, sotto NOIA appare proprio la sinossi di questo libro. Sara è bacchettona e fastidiosa, non sa suscitare un briciolo di empatia. Ethan in compenso è patetico, sexy ma patetico e questa non è MAI una combinazione vincente.
Per tutto il tempo mi sono chiesta: ma perchè lo faccio? Ho i minuti di svago contati, non potrei applicarmi meglio?
Una vocina dentro di me mi ripeteva: "Magari migliora e se lo abbandoni non lo saprai mai!" Maledetto senso del dovere, mi freghi sempre! E va bene, l'ho finito... volete sapere che ne penso? Senza fare spoiler (buahahahahhahah! Divertente questa!) alcune piccole osservazioni:

1) La storia non è banale, è molto più che banale. E' tremendamente banale, così scontato che sembra compilato da un programma automatico di scrittura. I personaggi sono così mal descritti nei loro stati d'animo che non solo non si riesce a provare empatia nei loro confronti, ma nemmeno odio. Tipo che lei si meriterebbe di essere scaraventata dalle scale, ma non ho voglia manco di immaginarlo. Noia noia noia.

2) Io non mi stancherò mai di dirlo, mai. Vuoi fare il pizzicagnolo? Impara ad affettare i salumi. Vuoi fare il ragioniere? Devi studiare la contabilità. Vuoi fare lo scrittore? Cazzo, devi sapere l'italiano! Esistono altri modi verbali oltre l'indicativo, ne sei a conoscenza? Se non tu, cara Anna, almeno il tuo editor ne è conscio? Solo perché si scrive letteratura rosa, non è che per forza si debba immaginare il proprio pubblico come un'orda di minus habens e anche se fosse pure le scimmie possono evolversi se aiutate, non è così?

3) La simpatica protagonista fa la sua dichiarazione d'amore al riccone biondastro utilizzando spezzoni melensi di film da donna. Ora, già questa divisione di genere mi fa orrore ("Harry ti presento Sally" è un film da donna secondo voi? Intendendo da donna come dispregiativo, intendo), se poi considerate che l'apice del romanticismo qui si ottiene citando Meet Joe Black credo di essere autorizzata senza meno a vomitare in un angolo.

4) Mi sono capitate alcune recensioni e molte lettrici trovano il libro divertente. Non passabile, proprio molto divertente. Ora, donne, uscite subito di casa e fatevi una vita. Ve lo ordino. In alternativa, leggete Sophie Kinsella ed imparate. 

Ora, a margine di tutto ciò una mia semplice considerazione su me stessa. La devo smettere di voler finire a tuttti i costi un libro ancorché immondamente noioso o semplicemente brutto. Non ho il tempo sufficiente a leggere tutto quel che mi capita a tiro, ma nemmeno tutto ciò che voglio. Mi devo accontentare dei ritagli, ma che almeno questi scampoli siano di mio gusto. 
Detto ciò, mi addentro a Westeros per l'ultimo capitolo della saga di Martin edito in Italia, La danza dei draghi, che in genere non delude mai.

Sarà vero? 

 

 

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26 marzo 2015 4 26 /03 /marzo /2015 17:00

Non è stato un inverno semplice, no.
Non voglio drammatizzare, c'è di peggio, per carità. Ci sono pargoli che stanno male sul serio, al di là dei virus di stagione che ci siamo beccati noi senza sosta e sono ben altra cosa.
Però, cazzo.
Da gennaio ad oggi Emma sarà stata bene dieci giorni, comincia a diventare stancante ed anche abbastanza ridicolo, oltre che frustrante per lei. 
Povera piccola, lei vorrebbe solo ridere e giocare, ma questi virus proprio non la lasciano in pace. Complice il primo anno di asilo e la innata sua capacità di scambiare il ciuccio con chiunuqe gli stia simpatico (ragazza generosa, se continua così non credo che il padre sarà molto contento), ci siamo presi un carnet di malattie stagionali di tutto rispetto, arrivando ad essere incoronate molestatrici numero uno del povero pediatra della Asl.
Bronchiti, tonsilliti, raffreddori, virus intestinali, influenza: l'album delle figurine delle malattie stagionali è ormai completo e questo fa di noi dei veterani assoluti.
O, almeno, questo credevamo.
E invece no, proprio no.

Quando tutto lasciava presagire uno scivolare lento verso una primavera fatta di primule ed altalene, risate e ginocchia sbucciate, ecco qui che ci siamo di nuovo. L'espediente? L'ultimo, maletdetto richiamo del vaccino esavalente, che nel giro di dodici ore scarse ci ha fatto ripiombare nell'inverno. Non è che sto tempo del piffero aiuti, eh. 
Fatto il vaccino lunedì la febbre alta ha bussato ancora alla porta della nostra casetta sulle colline del lago, facendo svenire propositi e sogni di gloriose passeggiate.

E' colpa del vaccino.
Sono i denti.
E' l'ennesima influenza.
Sono stati i vaccini cattivi. Cattivi cattivi.
E' la gola.
E se fossero le orecchie?

I pareri sono variabili e discordanti, in realtà arrivati a questo punto non credo abbia più importanza a patto che passi il prima possibile. E se è vero che tutto è iniziato con quello stramaledetto richiamo, mi pare evidente che non possa essere solo quello.
Il pediatra, piegato dalla mia attività di stalkeraggio, mi ha prescritto per la pupa pure un antibiotico da usare qualora la febbre non voglia passare.

 

Noi, intanto, aspettiamo alla finestra.

 



 

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23 marzo 2015 1 23 /03 /marzo /2015 08:00

L’altro giorno discettavo davanti a cornetto e caffè con due mia amiche, esperte a livello mondiale, e con mia sorella di principi azzurri.
Esistono?
Non esistono?
Sono estinti o sono sempre stati frutto dell’immaginazione?
E' un fenomeno sopravvalutato?
Non ce n'è uno etero manco a pagarlo?
La calzamaglia sfina parti che non dovrebbe?

Ma soprattutto, è necessario che abbiano la sta cavolo di calzamaglia celeste? Un articolo di abbigliamento che, diciamolo, imbarazzerebbe anche Rocco Siffredi, signora mia.
Ad ogni modo, se è vero che nel tempo ne ho diffusamente parlato più e più volte, fino a sancirne la morte ufficiale con l’avvento di Matteo Salvini tra gli uomini desiderabili, è anche cosa nota che non se ne smette di parlare nemmeno tra le nuove generazioni.
Nuove e nuovissime generazioni, direi.

Oggi, nel 2015, epoca che dovrebbe definirsi moderna, al cinema fanno Cenerentola. Giusto per drogarci tutte, mamme, figlie, nonne e zie. 
Il Principe Azzurro con i suoi annessi e connessi tira più di Mr. Grey, o forse sono due facce della stessa medaglia. 
Psicologia femminile for dummies. 

La figlia treenne di una mia amica è ossessionata (non per volontà della madre, tutt’altro) da principi e principesse, tanto da implorare il genitore maschio di indossare la calzamaglia azzurra tanto agognata in occasione del Carnevale. Anche no. ANCHE NO. Però lei lo stesso s’è vestita da principessa, con lo scettro e tutto il resto e anche se per il momento il principe Azzurro è il suo papà, presto le cose cambieranno. In peggio.
O meglio, dipende.

All’affermazione serafica Il principe azzurro non esiste, le risposte al tavolo del bar sono state diverse:
Non esiste e non è mai esistito. 
Fanculo al Principe Azzurro. 
Io ci credo ancora.
Quest’ultima affermazione fatta dalla più sgamata delle mie amiche, quella che proprio non ti immagini che possa cedere alle lusinghe della favola e invece anche sì. Perché forse le lusinghe di un mito senza tempo colpiscono anche chi si crede cinica, o magari perché la speranza è l'ultima a morire.

Cosa rende così speciale questa figura che, tutto sommato, negli anni dovrebbe essersi usurata quel tanto che basta da rendere ridicola la sua palandrana celeste? In fondo di lui Cenerentola non sapeva nulla e se lo è beccato a scatola chiusa. E se gli puzzava il fiato di sigaretta? E se c'aveva sei dita ad un piede? O la erre moscia? E se gli passava montagne di panni da lavare e stirare e voleva pure le camicie con i polsini a modino?

L'arcano è facile da spiegare: il fascino del Principe Azzurro sta tutto nel ti prendo e ti porto via e ti risolvo tutti i problemi, lo affermo da sempre.
Sarebbe bello che, dopo una vita tra frequentanti ed esseri più o meno abietti, arrivi lui col suo sorriso da igiene dentale appena fatta che ci dice: "Abbèlla, salta su che ora ci penso io a te!" e cloppete cloppete verso il castello, vissero tutti felici e contenti.
No, non funziona così. 
Perchè minimo il Principe al Castello c'ha una madre odiosa ai livelli della suocera della Principessa Sissi e di certo c'ha una montagna di panni da stirare. Che poi io non stiro, sia chiaro, quindi sono fuori dai giochi.
Forse il Principe Azzurro non esiste, o forse semplicemente non è colui che ci toglie le castagne dal fuoco e ci blandisce con un sorriso smaltato di fresco e tante belle parole senza costrutto.

Il Principe Azzurro è quel povero disgraziato che ci ama anche struccate e coi capelli all'insù. 

Che ci sopporta quando scleriamo perché la nostra casa sembra colpita da uno tsunami e tutto il mondo sembra nero.
Che ci cazzia se stendiamo i panni senza scienza e poi piega le mutande al contrario e i calzini spaiati tra di loro.
Che ci fa ridere anche quando no.
Il Principe Azzurro non è quello che indossa la calzamaglia, ma colui che andrebbe a piedi a prenderti la luna anche se non gliel'hai mai chiesta.
Esiste, ma non in astratto. Come diceva mia nonna "Il tuo non te lo tocca nessuno" e io lo credo davvero. Ci vuole solo un po' di fortuna nell'incontrarlo e non pretendere che indossi per forza calzamaglia, corsetto e cappello con la piuma. 

O almeno, non ventiquattro ore al giorno. 

 

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19 marzo 2015 4 19 /03 /marzo /2015 07:48

In fila all'Inps per una pratica che mi sta uccidendo l'anima, non posso fare a meno di lasciarmi andare ad amare riflessioni sulla gente e sul mio paese in generale.
Sarà che è un posto maledetto, pieno di gente incazzata, di bambini che piangono, di odori sgradevoli e di burocrazia, sarà che fare la fila non piace mai, ma come potrete immaginare non si tratta di riflessioni allegre.
Ho dovuto pure pagare il parcheggio all'esterno, perché per venire a sbrigar rogne che sono generate dalla burocrazia devi pure prendere le ferie e pagarti il parcheggio.
Mica vorrai credere che per far valere un sacrosanto diritto ti srotolino il tappeto rosso sotto i piedi?

Il futuro è l'anziano.
La gente in fila da sempre il peggio di sè, ma tu anziano pensionato perché mi vuoi per forza passare avanti a prendere il numero,? Sì, è illogico che diano i biglietti a mano e non ci sia un totem , ma è così per tutti e noi qui in fila non è che stiamo facendo un rave party. E se continui ad insistere, caro anziano col capello, sappi mi troverò costretta ad informarti che mia nonna mi ha insegnato sì il rispetto per la vecchiaia, ma anche a sputare in un occhio a chi cerca di fregarmi.

Burocratese mon amour.
Siamo un paese fatto al 99% di burocrazia, arma numero uno per non farti capire una mazza di quello che fai, e all'1% di stronzaggine travestita da piaggeria. 
Ho visto gente compilare moduli, fare la fila, parlare con l'operatore, tornare in fila a riempire moduli e ricominciare da capo all'infinito. 
Per me sono ancora lì e ci resteranno fino alla pensione (se gliela danno)

Immigrati. Ma perchè?
Tanti bambini piccoli, stamattina. Di tutte le nazionalità. E sì, anche stranieri. E mi son messa a guardare queste mamme che vengono da lontano, ma sono uguali a me. Ragazze giovani, mamme che guardano i propri figli come io guardo Emma ed hanno per loro gli stessi sogni che ho io: la felicità, un futuro tranquillo, tutto il bene del mondo. Da lontano, vengono. Sono arrivate in Italia magari da poco, oppure ci sono nate non lo so. Ad ogni modo son arrivate qui e sono in fila pronte a litigare con l'uomo allo sportello proprio come me. 
Mi sono scoperta a pensare che queste mamme sono davvero disgraziate, cercavano il meglio per i propri figli e sono arrivate in Italia, magari da molto lontano. In Italia. No, dico, io manderei mia figlia a scuola d'inglese a tredici mesi pur di assicurarle una fuga da questo cazzo di paese, e tu sei arrivata qui. Ma chi te lo ha fatto fare? Ma perché proprio qui? hai battuto forte la testa? Ma ti rendi conto, sì?Mah.

 

E poi?
Poi è arrivato il mio turno, ho trovato una persona gentile e forse (ma dico forse) ho pure risolto.

Ma mica finisce qui secondo me...

 

 

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16 marzo 2015 1 16 /03 /marzo /2015 08:00

Il Progetto Invitro è un progetto pilota per incentivare nei bambini sin da piccolissimi l’amore per i libri e la lettura. Un progetto bellissimo e importante, che per ora riguarda cinque province (Biella, Ravenna, Nuoro, Lecce e Siracusa) più la mia regione, l’Umbria.
Ecco, in genere qui le novità arrivano sempre per ultimo, invece stavolta no.
In che cosa consiste? In una serie di eventi per i più piccini certamente, ma anche nella divulgazione materiale di libri selezionati. Ad esempio ad ogni step di crescita il pediatra della Asl regala libri. A me è successo alla visita di controllo di un anno ed Emma, che è ossessionata dai libricini, glieli ha strappati di mano riservandogli un raro, per il pediatra, sorriso.
Ovviamente la diffusione continua in scuole e istituti per l’infanzia tramite progetti e forniture di materiali, e questo mi sembra bellissimo.  Naturalmente si tratta di libri selezionati attentamente e divisi per fasce di età, accattivanti e ben presentati.
Piccoli lettori di domani crescono.
Una vera fortuna poterne usufruire.

Bello, no?
Accade però che in sede di comitato di gestione del nido (Ricordate? Sono rappresentate dei genitori classe lattanti.  HIP HIP HURRA'!!) esce fuori che un genitore ha fatto una protesta formale che dura da un po’, ma che per fortuna non ha trovato terreno fertile, sull’inadeguatezza di un testo fornito proprio dal progetto e che è stato scodellato senza tante ulteriori spiegazioni all’asilo. In fondo, trattasi sempre di un libro per bambini fascia 0-3, mica di Hegel.
E di che libro si tratta, vi chiederete voi? 


L’infanzia di Cicciolina illustrata?
La guida allo scaccolamento del naso?
Scambisti di ciucci?

No, questo: Il libro della famiglie di Todd Parr.

Ad una prima visione sembra innocuo, però se lo guardate bene bene vi renderete conto della sua pericolosità sociale. Un libro infimo e strisciante, che afferma in maniera diretta e non controvertibile che tutte le famiglie, qualunque sia la loro composizione sono ugualmente piene d’amore.

Ma proprio tutte le famiglie.

Alcune famiglie sono grandi, alcune famiglie sono piccole, in alcune famiglie tutti hanno lo stesso colore, in altre hanno tutti colori diversi, ma si amano e abbracciano tutte. Alcune sono vicine, altre lontane, alcune hanno solo la mamma o solo il papà, altre due mamme o due papà. Ma si amano tutte.

Capite bene che questo è un messaggio assolutamente non idoneo a bambini piccoli ed innocenti, è un indottrinamento bello e buono.
Perdincibaccolina.

Tanto più che una educatrice si è sentita in dovere di dire (scatenando l’ira mia e delle mie colleghe che sono grandiose, voglio dirlo) che alla rimostranza del genitore aveva risposto di non conoscere il contenuto del libro, ma che ora che lo sa non lo condivide.

Che poi  è un libro per bambini, mica I peccati di Peyton Place. Che mai potrebbe esserci scritto? Anche se non aveva letto, non è che poteva esserci qualcosa di scabroso?
Ah, già. Siamo un paese cattolico.
Sì sì.
E per fortuna che dello stesso autore maledetto non è stato proprosto il più scabroso Il libro dell’amore, altrimenti chissà cosa sarebbe successo. 

Ironia a parte, mi rendo conto che non è facile essere genitore, ma più in genere non è facile proprio essere umani senzienti ed intelligenti. Aiutare i nostri figli a crescere è compito nostro ed è impossibile non cercare di plasmarli secondo le idee e concetti che riteniamo più opportuni per farli diventare grandi nel modo giusto.
Appunto.

Chissà cosa avrebbe pensato quel genitore se gli fosse stato imposto il tanto vituperato dai media gioco del rispetto triestino?
Ma soprattutto, chissà se questo genitore fa vedere ai propri figli i Teletubbies.

 

Tante coccoleeeeeeeeeeee!

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12 marzo 2015 4 12 /03 /marzo /2015 08:00

Si parla tanto di lavoro, soprattutto di quello che non c’è o non c’è più. Trovare lavoro non è mai stato difficile come in questo momento, mi rendo conto, ma credetemi: anche chi deve dare una prima scrematura ai curriculum inviati ha i suoi bei problemi.
Io, ad esempio.
Se è vero che chi è preposto a questo ruolo in genere impiega circa otto secondi a leggere un cv e a scartarlo (Sarà una leggenda? Sarà verità? Restiamo sul vago, manteniamo un alone di mistero) , è anche vero che i casi umani passano tutti da qui.

Dopo la prima puntata, ecco ancora altre cose da non fare assolutamente se volete essere richiamati per un colloquio

Studi non finiti
Non è un peccato non aver terminato un corso di studi, non è un disonore non aver terminato l’Università, ci mancherebbe. Ma non ce lo scrive, per cortesia. Ci fai una brutta figura, sembri una persona che molla davanti alle difficoltà e non dai una bella prima impressione. Non ci scrivere nulla, bello di zia, o al massimo scrivici che stai ancora studiando (se non ha 50 anni, ovvio).

Problem solving de’sta cippa
Va molto di moda, più o meno dall'avvento degli yuppies, scrivere nei curriculum parole senza senso in inglese. la preferita in assoluto dall'italiano medio è problem solving.
Ora, cosa mi dovrei aspettare da te, candidato molto molto esperto in problem solving? Che se mi si fulmina il neon dell'ufficio me lo sai cambiare? Che se mi si spezza un'unghia mi sai rifare il gel? Che salvi i gattini che non sanno scendere dagli alberi? Che se finisce il toner della fotocopiatrice ci pensi tu? Ecco, ora che lo dici, in effetti, a guardarti meglio sei uguale a Clarke Kent.

Meritocrazia
I telegiornali li guardiamo tutti, vero? E si parla moltissimo di meritocrazia, la cui mancanza sono perfettamente d'accordo essere uno dei problemi maggiori dell'Italia attuale. Ma tu, candidato mio, non puoi scrivere che credi nella meritocrazia e che fino ad ora sei stato vittima di abusi e angherie dai tuoi attuali e precedenti datori di lavoro. Non ti renbde figo, non ti rende simpatico, ma soprattutto dai l'impressione di uno che piange in un angolo quando il bullo a ricreazione gli ruba la merenda. 

Bridge&burraco
No, ma è bello che tu abbia hobby, interessante. Ma il fatto che tu sia campione indoor di burraco dal 2008 e che ora ti dedichi con passione al bridge come esperienza di vita non aumenta le tue possibilità di ottenere un colloquio.
Anzi.

Una foto parla di te.
Ho già detto che non sono fanatica delle foto nei curriculum, ma se la metti deve essere la foto giusta. Tu, signora cinquantenne che metti una foto in canottiera con le tette rifatte in bella mostra, che mi vuoi dire? E tu ragazzetta che mi mandi un selfie in cui sei chiaramente stesa sul letto e nuda, che mi vuoi dire? Ma soprattutto, tu che mi guardi con uno sguardo che Dexter sembra il placido postino di Fargo, mi stai minacciando?

Invocare Dio o peggio la speranza
Non mi piacciono i cv in cui il candidato si getta in panegirici sulle sue caratteristiche personali (attitudine a lavorare in team fa il paio con problem solving, IMO) e sulle attitudini che ritiene di avere. Ma pregare Dio che gli faccia ottenere un posto di lavoro è patetico, invocare la speranza di migliorare la sua vita, ridicolo.

Ma il più odioso di tutti è lui: il manager di successo. Per sua stessa definizione, sia chiaro.
Rampante persino nella fotografia (dove troneggia un voluminoso riporto), manda un curriculum per un ruolo inferiore, sciorinando tutte le retribuzioni lorde annue dal 1998 ad oggi, elencando premi ed incentivi ricevuti con cifre esatte manco fossi il fisco e millantando CUD da guiness dei primati. Ma soprattutto scrive il curriculum di tre colori diversi, evidenziando in giallo le parti che (lui) ritiene più interessanti.

 

Che faccio... archivio?????

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2 marzo 2015 1 02 /03 /marzo /2015 14:00

Non è stato tanto freddo quest'inverno, è vero.
Non ci ha fatto tremare, non ci ha esasperato con neve e brina, non è stato cattivo.
Ma è stato lungo.
Immensamente lungo.
E piovoso. 
Maremma pluviometro.
Forse perché Emma da ottobre s'è presa all'asilo tutti i germi che sono stati classificati dal 1900 ad oggi? Forse.
Ma sono stanca, infreddolita, gonfia e pure con la ritenzione idrica.
Sono stufa della sinusite, del raffreddore e delle orecchie tappate. 
BASTA.
Voglio il sole, quello tiepido che fa nascere le gemme, spuntare le primule e sgranchire le ossa.
Il sole di primavera, quello che ti fa venire voglia di mangiare l'insalata a pranzo, di correre in palestra e di dormire dopo pranzo.
Sono stufa di uscire con cappello, sciarpa e guanti. Ho voglia di un giacchettino leggero, di prendere Emma per mano ed andare a provare la sua nuova andatura in riva al Lago senza paura di un vento gelido a folate. Portarla sull'altalena e vedere la sua faccia impaurita trasformarsi in un sorriso sdentato.
Voglio sedermi su una panchina e guardare il sole che luccica sulla superfice del Lago.
Voglio vedere la luce in fondo al tunnel dell'inverno.

Voglio la primavera.



 

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25 febbraio 2015 3 25 /02 /febbraio /2015 18:00

L'ho già detto che essere madri non è automatico.
Nasce tua figlia e tu non sai nulla, in special modo se è il primo o se non hai avuto contatti diretti e duraturi con un poppante. Non sai nulla, ma non dal punto di vista pratico: quello si impara.
Si impara a cambiare un pannolino, ad allattare, a prenderlo in braccio. Si impara persino a fargli fare il ruttino.

Quello a cui non si è pronti è il lato psicologico di tutta la faccenda. Piange? L'ho cambiata, ha mangiato... Eorachecazzofaccio? E poi: come sarà il mondo per mia figlia? Farò bene? Farò male? Moriremo tutti? In che guaio mi sono ficcata?
E lui sta lì che ti guarda serafico, più simile a BabyBua Cacca&pipì che ad un bambino. Mangia, dorme, caca: stop. La paura la puoi dominare, la vita tutto sommato ti sembra facile.
Almeno per me è stato così, Emma da lattante era una bellissima bambola di porcellana con un sorriso sdentato che sembrava dire: "Ah mà, tranquilla! Peace&Love!"

Poi un giorno ti rendi conto che tua figlia non è più una bambola, ma che tutte le migliaia di milioni di sinapsi che nei mesi sono andate crescendo e formandosi nella sua testolina hanno fatto BOOM! e l'hanno resa un animaletto senziente (o quasi). 
Funziona così, vero? In genere davanti ad un documentario scientifico impostomi con la violenza dall'Amoremio dormo ed assimilo per osmosi. Forse.

C'è un giorno in cui scopri che tua figlia ti capisce. Non parla, ma ti capisce. 
Ti guarda con i suoi occhioni nocciola e te ne rendi conto: ti capisce. 
Non è più una bambola, ma un essere vivente dotato della sua (piccola) autonomia che trotterella libero per casa con l'andatura precaria e buffa che l'indossare un pannolone comporta.
Un giorno le chiedi: "Mi
 porti il mattoncino arancione?" e lei te lo porta. il giorno dopo la vedi infilare anelli nel supporto della piramide ed è meraviglia. da un lato ti senti la mamma di Einstein, dall'altra è panico: cresce. Non solo, cresce e capisce, comprende. Presto parlerà ed esprimerà le sue opinioni, e se ha ripreso alla mamma ciò non porterà a nulla di buono.

Non dovrei essere sorpresa di ogni piccolo passo, di ogni manifestazione di intelligenza anche minima. Cresce, è naturale, ma mi sembra tutto estremamente meraviglioso ed eccezionale, la limite del miracolo.
Eccola lì, una personcina in miniatura di tredici mesi che inizia ad esprimere gusti ed inclinazioni: odia il prosciutto cotto e ama i libricini da sfogliare, specie quelli da aaccarezzare. Ama i pupazzetti di gomma e schifa i giochi troppo rumorosi. Non vuole essere troppo toccata, la signorina, e le smancerie non sono il suo forte.

Fa impressione pensare che l'ho fatta io.
Sì, un po' anche suo padre, ma insomma diciamocelo: il lavoro grosso l'ho fatto io.
Cacchio.

Mica sapevo di essere così brava! 

 

 

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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