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23 febbraio 2015 1 23 /02 /febbraio /2015 14:00

Tempo fa girava su FB un gioco particolare: ogni giorno, per un certo numero di giorni, si doveva indicare nel proprio status tre cose belle che, nonostante le rotture di balle quotidiane, erano accadute nella giornata.
Ora, già il fatto di dovere mi esclude categoricamente dalla questione. Io a scuola ero quella che se la maestra dava un libro da leggere obbligatoriamente per le vacanze manco lo compravo.
Magari ne leggevo altri sei, ma quello lì manco morta. Anarchy in the Trasimeno Land. Poi l'alto tasso di zucchero che anche no. Ma soprattutto non c'ho avuto voglia, non lo trovo divertente e, di base, io faccio quel che mi pare. 
Ecco.Troppo buonista. 
Vorrei invece elencare le cose che odio, tre cose che mi fanno valutare male l'essere umano medio e rivalutare i gatti. Non tre cose astratte e qualunquiste, tre a caso accadute oggi, per dire.
Un giorno a caso.

Uno.
Tu, omino pensionato col cappello che mi vedi andare verso il banco della Coop deserto, perché tiri la volata col carrello facendomi la piega ai capelli dalla velocità pur di arrivare prima di me alla colonnina coi numeri? Cos'hai di tanto urgente da fare a casa e soprattutto perché mi guardi in cagnesco come se un torto te l'avessi fatto io?
Spero davvero che la bresaola ti vada di traverso mentre guardi la Clerici alla Prova del cuoco. Guarda che non ho preso il acrrello, ma posso sempre tirarti in testa il cestino con dentro i limoni ed i pomodori, chiaro?

Due.
Gentilissima operatrice della TRE, io con la sua compagnia ci sto bene, davvero. Mi trovo bene, il costo è adeguato, mai un problema. Certo, cercate sempre un po' di fregarmi mettendomi in fattura qualche optional del cavolo, ma siccome io sono una ttenta è difficile che uno dei vostri giochetti la passi liscia. Mi trovo bene, dicevo, ma se non la smette di fracassarmi il fracassabile offrendomi telefoni che non mi servono, contratti che non ho richiesto ed invitandomi a compilare via telefono estenuanti e lunghissimi questionari di qualità, giuro che disdico tutto e torno al telegrafo.

Tre.
Si è rotta la macchinetta del caffè in ufficio. Rotta nel senso di rotta. Rotta proprio. Niente caffè. NIENTE CAFFE'. Non nelle prossime otto ore, almeno.
Maledetta macchinetta distributrice di caffé, affidabile come una promessa elettorale e cara come se dentro ci fossero due brasiliani che tostano e  macinano i chicchi a mano.
Rotta. Vi rendete conto? Ma se riesco ad aprirla col cacciavite e a sniffare la polvere va bene uguale secondo voi? Fa effetto? No perché affrontare le follie quotidiane della gente senza caffè è impossibile, incostituzionale e certamente incivile.
Specialmente col mio pessimo carattere, maremma caffeina. 

 

Ah, buon lunedì.

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18 febbraio 2015 3 18 /02 /febbraio /2015 16:28

Ultimamente per lavoro mi capita di analizzare un fiume di curriculum derivanti da annunci messi dall'azienda per cui lavoro in un noto portale di selezione del personale. 
Un lavoro interessante, non trovate? 
Sì, ma anche un lavoro che fa riflettere, perchè in fondo il curriculum vitae di una persona è il suo biglietto da visita preliminare che potrebbe portare ad un colloquio di lavoro (e quindi ad una opportunità) oppure finire direttamente nell'archivio (aka il cestino del riciclo della carta).

Quindi, cosa fare per non venire "archiviati" in malo modo? O meglio, cosa sarebbe meglio non fare
Alcuni piccoli suggerimenti:

Foto di presentazione.
Già la foto nei cv non mi piace, ma è un problema mio; in genere, alcune società la richiedono come obbligatoria quindi è anche giusto metterla.
Però ragazzi, le basi, le basi sono importanti… no foto al mare, no foto col bicchiere del mojito in mano, no foto vestiti stravaganti, no foto della patente a diciotto anni se siete classe 1956, no foto introspettive da film russo coi sottotitoli in rumeno. 
Foto normali, grazie.
Anche le foto in cui sembrate serial killer non vanno bene, eh.

Millantare conoscenze impossibili per rendersi interessanti (tanto chi va a controllare?). 
Dodici lingue o peggio inglese fluente (tu e io sappiamo bene che non è vero, isnt'it??), Master in Fuffologia Astratta all’Università paritaria dello Sri Lanka, Corso di Criminologia Applicata al web dell’Università di Fargo. E' vero che nessuno va a controllare, ma se dovete o volete mentire almeno fatelo con una certa discrezione.

Scrivere cose senza senso per di risultare figo.
"Sono un uomo polivalente e well done che ama lavorare da solo, ma anche in team ed è sempre alla ricerca delle marketing strategy più idonee per battere i competitor". Ecco, questa è una frase che non vuol dire una cippa, tranne per il fatto che la parola competitor mi fa rizzare tutti i peli delle braccia e quindi mi porta ad archiviare il cv come sopra indicato. 

Uccidere l’italiano 
Una parla per tutte: "Mi piace sfidarmi ogni giorno cercando trattative, opportunità di bussiness o il modo di aumentare la mia quota di portafogli". Ancora non ho ben capito cosa volesse dire, a parte che la sua maestra deve essere morta quando lui frequentava la seconda elementare e non è stata mai rimpiazzata.

Sapere più o meno a chi si manda il curriculum
Se ti chiamo per una selezione e cadi dalle nuvole, non è bello. Se non conosci il nome dell'azienda per cui lavorare non è bello. Se poi mi qualifico e tu mi rispondi "Io sono laureato, mica guido il camion" meriti di finirci tirato sotto, dal camion. 

Essere pertinenti
Se metto un annuncio in cui cerco un esperto di informatica, tu maestro di tennis dal 1996 che ti fai avanti a fare? Cioè, puoi anche farti avanti, eh, vedi tu,però poi non ti lamentare se non ti richiamo!  
Se cerco un commerciale, tu che fai la bodyguard che me lo mandi a fare il tuo curriculum in divisa mimetica? Mi minacci col Krav Maga?

Evitate di raccontare troppo dettagliatamente le vostre vicende personali.
Hobby ed interessi servono a contestualizzare una persona, è vero, ma basta un accenno. Se aiuti i randagi, se fai volontariato e sei una bella persona, mi fa piacere. Ma non mi allegare sette pagine di attestati e riconoscimenti, davvero. Io, che non sono una bella persona, te lo archivio il cv. 

Riassumendo: siate semplici, siate chiari, scrivete bene le vostre esperienze e quello che avete fatto negli anni senza essere ridondanti, siate sinceri, educati e sperate nel fattore C che è quello più importante.

Difficile?

 

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16 febbraio 2015 1 16 /02 /febbraio /2015 08:12

Come sapete bene, a me al supermercato capitano di tutti i colori. un po' anche perché mi piace osservare la gente, immaginare, dialogare col prossimo. Anche se a volte non se lo merita affatto.

Ieri sera ero alla Coop, non c'era (stranamente) molta fila alla cassa e mi è capitata pure la mia cassiera preferita. Voi ce  l'avete una cassiera preferita? Io sì, anche se non ne conosco nemmeno il nome. E' una signora di colore, corpulenta quel tanto che basta per immaginarla a cucinare cajun e con un accento francese deliziosamente cantilenante. Non ne ricordo nemmeno il nome, come non credi lei ricordi il mio, ma è simpatica e ci scambio volentieri quattro chiacchiere ogni volta che mi fa il conto.

Davanti a me in fila un uomo sopra la sessantina, alto e grande come una montagna e dotato di una vistosa sciarpa a scacchi. Fa freddo, si sa, però.  Fa il piacione, raccontando ad alta voce alla cassiera paziente (ed a tutto il mondo circostante) le sue avventure di sciupafemmine ai tropici.
"Perché sa, io sono un playboy! Mi sono sempre piaciute le donne! Specie quelle del sud come lei."
La cassiera ride e passa la spesa.
Io mi infastidisco.
"Che poi sa, io sono un latin lover, le donne mi cascano ai piedi. Come mi vedono, eh: BUM! E a quale uomo non piacciono le donne?"
"Eh no, "risponde lei sorridendo "dipende dai gusti, signore. Ci sono uomini a cui piacciono le donne o gli uomini, ma anche alle donne possono piacere le donne. Ognuno fa quel che vuole!"
Lui ride, la cassiera ride, io scrollo la testa sarcastica. 
Tocca a me e le dico che certa gente che parla tanto dei suoi successi con le donne, poi alla fine non è così dotato come vorrebbe far credere al resto del mondo, né nel senso di fascino né di altro.
"Ma tu non sai quante gente è sola al mondo, soffre la solitudine e non vede l'ora di arrivare qui a fare due chiacchiere e dare un senso alla giornata." Mi ha risposto serafica la cassiera, con quel suo bell'accento francese così musicale, passando la mia spesa in scioltezza sul nastro..

Ecco, se mi avessero accoltellata sarei stata meglio., non ci sarei rimasta così male. Io arrivo lì, bella sarcastica, e con nonchalance  un sorriso lei m'ha riportato alla realtà oggettiva. Che spesso non è bella, non è cool e non si riassume in uno stato di facebook. 
Sono una brutta persona.
La solitudine è una tunnel senza fine, un sentimento che prende alla gola ma che è facile da dimenticare quando non se ne soffre più per qualche tempo. Ricordate quando avevo paura di morire sola coi miei resti divorati dal gatto? Ecco.

E se è vero che uno la vita se la costruisce un po' come vuole, non mancano occasioni in cui il fato ti fa uno sgambetto ed è sempre bene ricordarsene. Ricordarsi com'è guardare dentro quel buco e vedere solo buio.

Ed essere allegri, come la cassiera della Coop che non si spanzientisce mai e sorride, mostrando i suoi bei denti bianchi e ridendo con la musicalità del suo accento in fondo alla gola. Provare a vedere cosa vedono gli altri, senza farci incattivire dalla vita.

 

Mica facile, vero?


 

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4 febbraio 2015 3 04 /02 /febbraio /2015 07:53

Mia figlia essendo intollerante al lattosio la mattina, da vera lady, prende il tè con i biscotti. La gnocca è una vera signora in miniatura, che ha imparato a tracannare da sola il biberon con il mignolino alzato.
Principino George, scappa che arriviamo
Ma il reperimento del tè per infanti, solubile e deteinato, nonché scofanato in comodi barattoli, non è stato semplice e ha generato diversi pellegrinaggi in quei negozi fighi per bambini che in genere evito come la peste.

In uno di questi ho fatto una scabrosa scoperta: l’acqua Amorosa della Humana.

Bottiglie di acqua,buonissima c’è da giurarlo, ma di cui all'inizio non mi è subito balenato in mente l'utilizzo. Sono una donna semplice, lo ammetto. Una che beve l'acqua del rubinetto e considera l'acqua in bottiglia un bisogno indotto della nostra società, per dire.
Ma, chiaramente, l'acqua Amorosa, già dal nome  riflette il bisogno genetico di noi mamme di dare il meglio ai nostri figli, senza star a riflettere su cosa sia davvero meglio. E su cosa vogliamo insegnargli davvero, cosa trasmettiamo senza nemmeno rendercene conto.

L'acqua Amorosa, evidentemente, serve alla preparazione del latte artificiale. E già qui si apre un mondo, specie in un paese come l'Italia in cui sembra che allattare sia quasi impossibile, o comunque molto hippy, specie passati i primi mesi. Lo dice l'Istat, non lo dico io

E se c'è chi invoca a gran voce l'OMS ed i dieci disapplicati passi concordati con l'Unicef, dall'altro lato le paure e le ansie di una neomamma sempre più vengono pesate al chilo, sul bancone del mercato del profitto facile.
In epoca di recessione, di taglio dei consumi, di crisi strutturale, quale altro settore tira di più?

E così, a pelle, quest'acqua Amorosa mi è rimasta indigesta. Ma, riflettendoci, non posso far a meno di notare quanto sia motivata questa mia insofferenza:

1) Il nome. IL NOME, Sant'Iddio. Già nel nome c'è tutto: Amorosa. Una coccola, insomma, una carezza, una cura maggiore delle altre. Amorosa. Chi non vorrebbe amorevolmente accudire tutto il giorno Parliamo di acqua, vorrei ricordare. Di acqua. H2O. Purissima, per carità. Delle Alpi Apuane, ci mancherebbe. Ma è acqua, e non si può pensare di far leva sul senso di colpa per indurne l'acquisto.

2) Facciamo due conti: sei bottiglie di acqua Amorosa da un litro costano circa € 7,40. Questo vuol dire che al litro costa circa € 1,23. Ciò sta a significare che un metro cubo di acqua Amorosa costa più di € 1.200. Non so se vi rendete conto dell'enormità della cifra. Costa come la benzina, e sfido a farci andare la macchina.

3) L'ipocrisia generata dal nome del prodotto e dall'idea che questa sia la cura parentale più appropriata ancorché più costosa mi sembra veramente degna del peggior Scrooge. Peggio dell'idiozia della pubblicità Mellin, pensate un po' (tra l'altro, non vi sembra diversa in questi giorni?).  Qui ci vedo molto di più la leva del senso di colpa, anche se non ci sono pubblicità martellanti in giro.

L'induzione di un bisogno è il motore su cui viaggia l'economia, non lo metto in dubbio. La stragrande maggioranza delle cose che siamo portati ad acquistare tutti i giorni non sono una vera necessità primaria, ma ciò che la grande distribuzione e la pubblicità ci fa credere indispensabile, dei maipiùsenza che alla fine rendono più piacevole la vita. Come l'acqua in bottiglia, ad esempio, o il parmigiano già grattugiato in comode vaschette.

La mia indignazione nasce dal nome e dall'atteggiamento del prodotto, Amorosa appunto, come se un bene così effimero ed inutile rappresentasse all'improvviso tutto l'amore di cui è capace una madre.  
Ma soprattutto mi chiedo: ma chi la compra? 
Chi è così facilmente influenzabile?
Lo siamo tutti?
Come cambia il nostro metro di giudizio?

Ma soprattutto, ho davvero bisogno di tutte queste scarpe?

 

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26 gennaio 2015 1 26 /01 /gennaio /2015 08:05

Non faccio molto caso alla pubblicità, la ascolto sempre distrattamente e preferisco quella ironica o con giochi di parole, le musichette come in Carosello per farvi capire.
Ma da quando c'è Emma alle pubblicità dove ci sono bambini sono sensibile, capitemi. E se trovo deliziosa la pubblicità della Vodafone con lo zio che riesce a cambiare il nipotino neonato grazie ad un tutorial su youtube, trovo riprovevoli certi messaggi che passano attraverso prodotti specificatamente legati ai nuovi nati.

Prendiamo i pannolini, Pampers per la precisione. Che sono ottimi, non lo nego, i migliori secondo la mia esperienza. Ma perchè devi far dire ad una ragazzetta (che non è che rispetti proprio proprio il target della mamma media, aehm...)  che la sua preoccupazione è sapere quanto rimanga bagnato il sederino della sua progenie nell'intervallo tra la minzione e l'assorbimento. E certo, sono problemi. No il riscaldamento globale, no la crisi endemica che attanaglia il mondo, no le scie chimiche, no l'ebola. L'assorbimento della pipì è il vero problema!!!!  
Però questo posso prenderlo con ironia, magari facendo finta che vogliano impicitamente e simpaticamente sfottere le neomamme con ancora in circolo gli ormoni della gravidanza. Che ci sono e sono tante, altrimenti perché le neo-mamme finirebbero sempre a parlare di cacca

Le pubblicità che davvero mi danno fastidio sono quelle dei cosiddetti latte di proseguimento o crescita, prodotti nati negli ultimi anni per aiutare mamme ansiose e multinazionali in crisi ma che, come ha gentilmente affermato il mio pediatra, possono andar bene nei casi di bambini denutriti o molto sottopeso, ma non nella maggioranza dei bambini italiani.
Mi infastidiscono  e mi lasciano in bocca un brutto sapore, come di ignoranza. E non solo perché io ho allattato finché Emma ha voluto o perché ho avuto la fortuna di poter essere seguita da un Consultorio degno di questo nome.
Che poi per legge devono affermare che il latte materno è sempre il migliore, finché c'è e se c'è, tengono a sottolineare come se fosse un'impresa titanica (per alcune lo è, ma in genere viene abbastanza bene a tutte le donne, magnate tranquilli pubblicitari!), ma lo dicono in modo talmente veloce che nemmeno Eta Beta riuscirebbe a cogliere il senso delle parole.
Tra tutte la più scandalosa è quella nuova del Latte di crescita 3 Mellin. Perchè? Mi chiedete perchè? Va bene, analizziamolo, magari sorvolando sull'accento e sull'espressione da strafatta dell'attrice che, con mille mossettine, impersona una mamma:

1) Diventi mamma appena sai di aspettare. Cazzata. Grossa cazzata. Almeno per me, poi non so. Non diventi mamma nemmeno dopo aver partorito, ma ti ci trasformi giorno per giorno, già l'ho detto. 
2) Il primo bagnetto con la temperatura sbagliata. Comprare un termometro costava molto? Ma poi scusa... non dici che tua figlia ha 15 mesi? E finora il bagno non glielo avevi fatto mai? Non è che per caso invece ti rivolgi alle neomamme, quelle impacciate, coi bambini che urlano e strepitano, che magari non hanno ancora preso il ritmo dell'allattamento al seno e sono terrorizzate?
3) Ho trovato la tranquillità in un barattolo. Ragazza, credimi: a meno che dentro non ci sia del Prozac la vedo molto molto dura! Oppure della droga, visto che dentro al barattolo ci sta comunque una polverina bianca.

E poi queste mamme delle pubblicità sembrano tutte oche ebeti. La tranquillità in un barattolo. lo trovo agghiacciante, oltre che molto scorretto, specie perché va a colpire una donna in un momento molto complicato della propria vita, anchorché bellissimo. Tutte vorremmo poter trovare la propria tranquillità di madri in un barattolo, sarebbe comodo e facile, sarebbe magnifico. Ma non è così, non sono gli altri ad avere le soluzioni, né tantomeno le cose che possiamo acquistare.

Voglio sottolineare che non ho niente contro Mellin: uso molti loro prodotti, ma mi rendo conto che il business del latte di proseguimento ha numeri ben più elevati di quello della pastina.
Però ci sono dei limiti, e sono il rispetto della legge e degli acquirenti. Dell'intelligenza degli acquirenti, come minimo.

Non trovate?

 

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15 dicembre 2014 1 15 /12 /dicembre /2014 12:52

Domenica pomeriggio in casa d’amici, quasi tutti coi figli ma anche no.
Siamo a festeggiare la splendida nuova data, che da vera principessa non si cura di noi ma dorme abbarbicata alla nonna mentre il fratellino reclama a gran voce Peppa.
Peppa, che poi sarebbe Peppa Pig.
La maledetta.
Parte la sigla e mia figlia, saldamente seduta per terra a gambe larghe, già balla agitando le braccia.
Ipnosi collettiva dei bambini presenti.
I grandi, invece no.

 

Io Peppa Pig la odio.
Per fortuna mia figlia è ossessionata dalla Pimpa.
Io odio di più il fratellino  e il suo cxxxo di dinosauro.
Ma Nonno Pig e Nonna Pig di chi sono i genitori? Di Mamma Pig o di Papà Pig?
Per me sono i genitori di lei, sempre in mezzo alle scatole.
Per me sono frutto di una relazione incestuosa. Alla fine sono maiali, no?
Avete fatto caso che tutte le attività commerciali sono gestite dalla Signora Coniglio o dalla sorella? Il supermercato, il chiosco dei gelati, il trasporto pubblico, la bigliettaia al museo.
Pure l’elisoccorso.
Un racket.
Solo il Sig. Toro si oppone.
Perché ha le palle, è chiaro.
Anche Nonno Cane! Guida la barca!
Ho sempre pensato a Nonno Cane come ad una bestemmia.
E Susi Pecora allora?? Non ti fa ridere?
Dalla disperazione.
Io Peppa Pig la odio.
Ho voglia di un panino con la porchetta.
Posso dirlo? Ha la faccia a pisello.

Buhahahahahhahahahhahah!

Ride anche il bambino di due anni.
Panico.

E comunque, come siamo ridotti. Una volta parlavamo di cinema, di serie tv.
Di viaggi.
Di cultura.
Anche di gnocca, occasionalmente.
Già.
Già.
Cresceranno.
Sì, cresceranno.


 

Toh, comincia una nuova puntata!

 

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10 dicembre 2014 3 10 /12 /dicembre /2014 09:00

… tu mamma lo sai prima, anche se tutti ti dicono :”Ma no, è fresca!”, tu già lo sai che ha la febbre. E se non ce l’ha, sta arrivando, cacchio. Sono magiche, le mamme. O se la tirano.
… e le tocchi la testina incandescente, ti senti una leonessa pronta a fare a pezzi chiunque voglia farle del male.
… vuole te, anche se stai per rischiare la cistite (o di farti la pipì addosso).
… finché non senti che il suo respiro si fa regolare non dormi nemmeno se sei sfinita a morte.
… cominci a chiederti senza sosta cosa possa essere e ti viene automatico ripassare a mente tutte le 247 puntate di “Malattie misteriose” che hai visto durante il congedo a casa. Vaccaboia.
... poi scopri che sono i denti ed il tuo odio per i dentisti, non si sa come mai, si implementa.

… ti chiedi quando quella puttana della fatina dei denti si deciderà a fare un giro definitivo, invece di portargliene un mezzo millimetro alla volta.
… vorresti fare un altare in oro massiccio all’inventore del paracetamolo.
… e passi due ore a canticchiare “Cocco & Drilli” all’orecchio per calmarla, quando poi riesci ad appisolarti fai stranissimi sogni con coccodrilli che si accoppiano mantenendo ben saldo in testa uno un cilindro e l’altro un fiocco.
... e poi si sveglia fresca la mattina, ti senti come un bambino la mattina di Natale.


Fino al prossimo dente..

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9 dicembre 2014 2 09 /12 /dicembre /2014 09:00

Io ho diverse fissazioni.
Sì, sì. Proprio fissazioni. E non ho problema ad ammettere di averne, anzi trovo molto noiose quelle persone che non ne hanno affatto, che sono tutte belle precisine ed inattaccabili. Anzi, forse anche questa è una fissazione.

Certo deve trattarsi ovviamente di fissazioni innocenti.: stalkeraggio, voyeurismo e altre malattie non sono certo tra le mie preferite, ma se restano nell'ambito dell'innocuo e della propria casa va bene tutto.

Tra le mie fissazioni più divertenti c'è sicuramente quella di ammirare con piglio da casalingua disperata la spesa che le persone in coda al supermercato davanti a me mettono sul rullo della cassa. 

È nato tutto come un modo per ammazzare il tempo mentre ero in fila, poi con il passare degli anni è diventato un modo per immaginare e fantasticare. Non ne posso assolutamente fare a meno. Allungo il collo e controllo tutti gli oggetti che dal carrello della spesa vengono spostati sul rullo.
Prima o poi qualcuno mi picchierà, lo so.
Ma è troppo divertente immaginare cosa si nasconde dietro la spesa di uno sconosciuto, immaginare mondi inesplorati e vite sconosciute.
A volte è facile.

Il ragazzo che mette sul rullo dentifricio sbiancante e Pocket Coffee  mi fa pensare ad un primo appuntamento imminente, alla sua preparazione ed alla voglia di arrivare perfetti a quell'ora lì della giornata.
La signora che compra quantitativi enormi di prodotti light e di Nutella mi fa pensare ad una persona combattuta tra dieta e vita dissoluta. 

Quante di noi neo mamme avrebbero potuto evitare di scuotere la testa davanti alla signora magrissima che compra merendine in quantità industriale, immagino per una coppia di grassi bambini? Oppure sono per lei, in segreto, magari di notte?
La coppietta che compra pizza surgelata e preservativi non lascia certo spazio a molta immaginazione, ma ad ogni modo mi fa sorridere.

Dite la verità: è divertente, vero?
Poi ci sono i casi più diffcili.
Cosa avrei dovuto pensare della ragazza in fila davanti a dormire con otto confezioni di pollo a pezzi nel cestino? 

E del pensionato con quattro Red Bull e una confezione di noccioline salate?  Mistero. 

Ma il caso più strano l'ho beccato ieri alla Coop: una signora sulla sessantina dall’accento tedesco, alta come un marine, occhiali da sole calcati in faccia e capelli biondo platino cortissimi. E’ davanti a me e mette sul rullo la seguente spesa:
- Una bottiglia di Vodka Absolut
- 3 buste di zuppa biologica alle lenticchie di Colfiorito
- 8 (e dico o-t-t-o) confezioni da quattro di birra Dreher
- una busta di rucola
- tofu

Ora, se voi riuscite ad immaginarvi qualcosa di diverso di una folle alcolista vegana con un kalashnikov in macchina, siete i benvenuti. Mi ha scoperto a fissare la sua spesa con curiosità e mi ha guardato male, certamente ha qualcosa da nascondere.
 

Oppure è un’aliena col metabolismo ad alcol…

 


 

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5 dicembre 2014 5 05 /12 /dicembre /2014 08:30

Ieri sera.

Dopo cena, poco prima di andare a dormire, Emma decide di trasformarsi in un idrante di vomito. Riesce a colpire in un sol botto divano, tavolino e pavimento del salotto, nonché l’orgoglio felino del gatto.
Sola in casa per una serie di motivi, non mi faccio più impressionare e in pochi minuti pulisco, smacchio, faccio la camomilla alla posseduta che gioca nel box e che nel frattempo si è rianimata e sembra vispa come un grillo. Solo per l’orgoglio del gatto non trovo medicina e lo spedisco fuori a fare un giro: magari le sue amichette lo consolano. Non credo, ma lo spero.
Gongolando su come sono diventata brava, faccio bere la camomilla alla gnocca e la infilo a letto.
Al rientro dell'Amoremio non perdo occasione di bullarmi di me stessa: che mamma moderna sono?


Stamattina.

Emma sta bene, ma sono titubante: asilo sì o asilo no?
Con l’Amoremio decidiamo di mandarla lo stesso: non ha febbre, è pimpante e sembra tutto come al solito.
Ma l’istinto materno deviato che mi sussurra malefico all’orecchio mi dice: “Non ce la mandare!!!! E se poi sta male??”. Decido di ignorarla, di fare la madre moderna davanti all’Amoremio e di portarla all’asilo. A differenza del solito la porto io perché devo andare a fare un prelievo di sangue alla ASL e l’asilo è poco lontano.
Arrivo all'asilo e mi trovo una comunicazione per il regalo di Natale firmato "I rappresentanti.
"Bella roba" dico
all'educatrice "considerando che io sono una rappresentante e non so nulla!!". Sono ironica, è chiaro. Ho troppo da fare per fregarmene davvero di certe cose e questo non è decisamente il periodo adatto per le lotte superflue. Ma la maestra è mortificata, si genuflette in mille scuse.  

Al momento della consegna, Emma si scatena: piange, mi si attacca ai capelli, si dimena. 
Vado a fare il prelievo col magone, non prima di aver specificato all’educatrice di chiamarmi per qualsiasi cosa.
Alla ASL del paesello, dove in genere non c’è mai nessuno, c'è il delirio: che culo.
Dopo un'attesa che sembra infinita, e durante la quale telefono a mia madre e all'Amoremio giusto per stemperare il magone, arriva il mio turno.
Mi siedo, una gentile infermiera prepara la siringa, mi buca e... driiiinnnnnnn!!!!! Il cellulare attacca a suonare. Mia madre non può essere, mia sorella è al lavoro, le mie amiche no... oddio, è l'asilo di Emma. Sono sicura. è l'asilo. Oddio, ha vomitato. Si è sentita male. Oddio, devo rispondere... "Mi scusi, dovrei rispondere... si può sbrigare?" dico all'infermiera che sta facendo il prelievo. 
"Guardi che più veloce di così!"
"Mi suona il telefono e forse è l'asilo di mia figlia... ieri sera ha vomitato..."
Per un attimo mi sento Quelo, poi lo sguardo dell'infermiera mi riporta alla realtà: "Signora, non è che se si agita il sangue esce più svelto..."
Mi sfila l'ago, mi faccio buttare addosso un cerotto e scappo nell'atrio a telefonare. Visto che vivo in un posto dimenticato dal Dio della tecnologia, c'è poco campo.
"Pronto? Sono la mamma di Emma, mi avete cercato. Sta bene, ha vomitato, è viva?"
"Un attimo, che chiedo... chi ha chiamato la mamma di Emma? Ah, ecco. Buongiorno signora, la chiamo..."
"Sta bene? La vengo a prendere sub..."
"No, signora, Emma sta bene. La chiamo per quella comunicazione dei rappresentanti di classe."
​Il mondo s
otto forma di milioni di parolacce mi ha attraversato la mente: "COOOME????????!"
"Sì, ci dispiace che non sia stata avvertita, blablablablablablabla e ancora blablabla."
No, io dico, mi fai venire un colpo così e poi chiacchieri pure senza sosta al telefono?? Tipo che avrò perso cinque chili e rischiato lo strappo di una vena nel mentre del prelievo, maremma telefonica.
"Mi sente? Signora?"
"Guardi, non fa niente. Non sono gelosa, davvero."
"No, ma blablablabla blabla bla e poi ancora blabla!"
Ci manca poco che mi viene un colpo, come minimo mi si sballano tutti i risultati del prelievo. C'avrò i globuli bianchi genuflessi, cacchio.

"Ok, grazie e arrivederci."


Dicevamo: mamma moderna a chi?

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3 dicembre 2014 3 03 /12 /dicembre /2014 12:00

Ore 6:30: suona la sveglia in casa Phoebe.

Incorruttibile, l’Amoremio seppur malato mi scuote e mi spinge ad alzarmi senza prorogare di cinque maledetti minuti l’orribile aggeggio.
La gnocca dorme beata a bocca aperta, figlia di sua madre, dopo essersi svegliata un numero imprecisato di volte nell’arco della nottata in preda al mal di denti.

Mi accingo al primo caffè della giornata, seppur mascherato nel latte di soia.
Presa la necessaria benzina, mi accingo a compiere le seguenti operazioni in sequenza.

Svegliare la gnocca e contestualmente cercare di rimettere a letto il malato febbricitante.
Preparare il pranzo da portare via e il biberon con a latte di soia e biscotti ad Emma senza invertire le due cose.
Dare il biberon alla gnocca prima che inizi a strillare così forte da attirare i cani di tutto il vicinato e che venga modificato l’asse di rotazione terrestre.
Vestire la gnocca e preparare i vestiti aggiuntivi per l’asilo, che mia figlia mangia creativo.
Far partire la lavastoviglie,
Nutrire il gatto che minaccia di divorarmi le caviglie.
Stendere una lavatrice di panni che mi guarda implorante da due giorni.
Buttarmi addosso cose a caso.
Lavarmi la faccia.
Pettinarmi.
Rimpiangere il tempo in cui mi truccavo con calma.
Rimettere a letto l’Amoremio che deambulando stile zombie continua a ripetere: “Voglio aiutaaaaartiiii” e dargli una tachipirina volante.
Mettere il giubbino alla gnocca, a me stessa e volare fuori di casa con tutto il necessario.
Rientrare alla disperata ricerca del ciuccio.
Legare la gnocca al seggiolino, darle in mano la giraffa e partire pregando ci sia ancora benzina.
La benzina c’è, ma è poca. ARGH.
Lasciare la sopracitata gnocca all’asilo, senza essere placcata dalle maestre per qualcosa che riguarda il consiglio di classe.
Missione fallita.
Lasciare la gnocca in lacrime alla maestra senza farsi venire il magone.
Rientrare all’asilo di corsa perché non si è lasciato né il sacchetto coi vestiti, né i 5 euro alle cuoche per il regalo di Natale.
Partire.
Trovare un traffico che in confronto Roma è percorribile.
Fermarsi a fare benzina.
Trovare ancora più casino a causa di un camion che deve fare manovra, mal'animadelimortaccisua.
Nel traffico chiamare il medico di base per fare il certificato all’Amoremio e prescrivere la tarapia che lo salverà dall’influenza.
Di seguito chiamare il pediatra per il mal di denti della gnocca, pregando che non ci sia il sostituto.
Dettare al cellulare la lista della spesa come promemoria.
Arrivare in ufficio.

Ore 8:30: secondo caffè della giornata.

 

Che accadrà prima del terzo?

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Tutto quello che c'è nella mia testa...vita, amore, arte, libri, immaginazione, musica. Il tutto naturalmente immerso nella confusione più totale. Poco? Qualche volta, pure troppo!!!

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